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PITTURA LINGUA MORTA O TERRORISMO CULTURALE?

Sempre pi spesso, negli ultimi anni, agli alti e altissimi livelli (musei cult, grandi rassegne internazionali come Manifesta, documenta, Biennali principali ecc.), vediamo il GENERE PITTURA emarginato o ghettizzato. A parlare di pittura con i pi importanti curatori (Obrist, Okwui Enwezor, Bonami, Gioni, Biesenbach, Bourriaud,Hoffmann ecc.), si corre il rischio di apparire anacronistici. Eppure, tra le pieghe del mercato alto o basso, la pittura ancora persiste e in alcuni casi impazza, batte i suoi propri record per stabilirne sempre di nuovi. Che si tratti solo di collezionismo grossolano e poco colto, oppure anche i grandi collezionisti di tendenza si circondano di pittura? La pittura vive e feconda solo tra collezionisti bauscia e artisti di livello medio basso? Non dimentichiamo, infatti, la frase attribuita a Duchamp che spesso ritorna: Stupido come un pittore. Forse veramente possiamo parlare di PITTURA COME LINGUA MORTA? Si tratta di terrorismo culturale da parte di alcuni curatori snob oppure di una obsolescenza storica di una disciplina che ormai mostra le rughe? Flash Art ha interpellato alcuni critici, curatori e artisti. Marco Senaldi Critico darte e curatore Painting Machine Non vorrei sembrare il solito bastian contrario, ma io penso che la pittura non sia affatto una lingua morta. Lo penso perch mi vado convincendo che la pittura, invece che gi morta, per la verit non ancora nata. Caspita, sento gi ribattere qualcuno: ma cosa ci vieni a raccontare? Dopo (almeno) venti secoli dalla sua nascita, e dopo cinque di predominio incontrastato, dire che la pittura non mai nata uneresia o un paradosso! Eppure, proprio cos. Proviamo a considerare lidea di don Benedetto Croce che un secolo fa diceva che lopera darte, quando ben formata, sta tutta nella testa dellartista che la pensa poi, il fatto che prenda in mano il pennello per stendere i colori, del tutto secondario. Sembra un pensiero balzano, ma ha un significato profondo: Croce voleva dire che la pittura non una forma darte a s stante, ma solo il metodo migliore che per secoli luomo ha inventato per esprimere quel che nella mente si era gi rappresentato alla perfezione ecco perch non si smette mai di dipingere, perch ogni dipinto reale resta sempre impercettibilmente inferiore alla rappresentazione mentale da cui nasce. Arturo Prez-Reverte, lautore de Il club Dumas e de La tavola fiamminga (non a caso dedicato a un quadro) ha dichiarato una volta che, per scrivere un romanzo ci mette due anni, il primo per definire intreccio e personaggi della storia, il secondo per scriverla ma ha aggiunto che proprio questo atto di scrivere per lui solo una seccatura e si augurava che qualcuno inventasse una macchina per mettere su carta direttamente i suoi pensieri Le cose non vanno allo stesso modo per la pittura? Il grande pittore non uno che ama il profumo di trementina (quello semmai un artigiano), ma uno che dipinge per disperazione, sperando che inventino anche per lui una macchina della pittura che traduca automaticamente su tela quello che lui ha gi in testa. A dirla tutta, i famosimedia che avrebbero surclassato la pittura, cio la fotografia, il cinema, la televisione, il video non r appresentano essi stessi un tentativo non tanto didistruggere la pittura, quanto di perfezionarla, di ridurre lo scarto tra idea mentale e realt visuale? Luso di prodotti industriali come il colore in tubetto, ai tempi degli impressionisti, e, oggi, limpiego di software grafici come Paintbrush (che poi vuol dir pennello), oppure luso da parte di uno come Damien Hirst di motori rotanti per realizzare i suoi fantastici dipinti casuali tutti questi non sono altrettanti tentativi di andare verso la realizzazione di una simile macchina della pittura? E quandanche nessuno riuscisse mai a fabbricare per davvero questa painting machine, pazienza: mi tengo volentieri tutti gli ostinati tentativi di dipingere ci che solo gli occhi della mente possono davvero vedere, tutta la sterminata serie di meravigliosi fallimenti che ci accompagna da sempre, dal salto preistorico di un bufalo, alle sopracciglia evanescenti della Gioconda, al guizzo di una candela che sta per spegnersi di Gerhard Richter Gian Marco Montesano Artista Caro Giancarlo, Senza nemmeno la felicit di poter star fuori dalle beghe economiche di una societ di venditori che preparano compratori (attenzione, qui rientri in ballo anche tu come preparatore, allenatore di compratori virtuali e non), senza amore e felicit meglio tornare a Lourdes, certo non per cercare lumano (che poi sarebbe larte) ma la Madonna, per chiedere la grazia di tornare stupido s, ma giovanissimo, anzi

bambino. Ecco, vedi, te lavevo detto che la questione della pittura era brutta, pericolosa e avrebbe evocato tutti gli spettri che si aggirano nella psicologia degli umani liberi, saggi, indifferenti al mercato e al successo economico, quegli umani che dipingono per bisogno naturale, con semplicit istintiva per soli fi ni artistici, spettri che covano lodio dei giusti contro una societ che stritola i valori eterni dellarte. Adesso, caro apprendista stregone, ne vedrai legioni di questi spettri, verranno di notte a tirarti per i piedi, impedendoti anche di sognare montagne di Dollari, belle donne e tutti quei sogni che, solitamente, addolciscono il sonno di coloro che sono privi di saggezza e di libert. Ti ci vorr lesorcista perch la stupidit in quanto tale non esiste, non un Virus isolabile, una componente umana. Una folla sconfi nata di saggi, liberi, pittori, umani e ricercatori dellumano ti aspetta al varco. Credo proprio che sia urgente andare a Lourdes. Prego per te.

WILHELM SASNAL, Senza Titolo (dettaglio), 2007. Olio su tela, 70 x 55 cm. Courtesy Foksal Gallery Foundation, Varsavia.

Gianni Romano Critico darte Come dice Jerry Saltz: dai tempi di Nixon che nessuno crede pi alla storia della morte della pittura, eppure molti puntano ancora su questo cavallo perdente. Quindi viene naturale pensare che la pittura abbia incorporato in s questo problema di identificazione: sappiamo che esiste, che nutre grandi numeri di praticanti, ma puntualmente scompare dalle grandi mostre. Non si tratta di un problema di identit, la pittura non va in analisi perch chi la pratica sa che deve re-inventarla (anche perpetuando dei clich), ma di identificazione da parte di addetti ai lavori che troppo spesso lavorano con uno zoom laddove ci vorrebbe un grandangolo. Il fatto che la pittura diventata una faccenda complessa che si nutre degli stessi paradossi o luoghi comuni che le vengono affibbiati. Ad esempio , richiederebbe un pubblico colto che sia capace di capire queste sottigliezze nella nostra quotidianit; invece non facciamo altro che incontrare collezionisti, a volte anche artisti, che credono che la pittura sia pi semplice da capire: questo un pubblico che in fondo ignora la pittura, si limita a guardare le figure, come se si trattasse di pubblicit. Giacinto Di Pietrantonio Direttore della GAMEC di Bergamo Premesso che a me piacciono tutte le forme d'arte. A mio avviso la pittura l'unica o una delle poche forme d'arte che non potranno mai morire. Il motivo molto semplice, perch un tipo d'arte che non ti puoi immaginare, ma devi vederla realizzata. Faccio un esempio per spiegarmi meglio. Poniamo che Cucchi, Richter, Spalletti, Kiefer dicano di star dipingendo un ritratto, un paesaggio, ecc., finch non vediamo l'opera finita non sapremo mai se riuscita o meno, al contrario di un'installazione o di un ready made, dei quali si pu dire in anticipo, almeno al 50%, se funziona o meno. Naturalmente questo non un giudizio di valore su una tecnica o un'altra, in quanto ci sono quadri e ready made belli e interessanti, e altrettanti brutti e inutili. Alessandro Rabottini Curatore della GAMEC di Bergamo Il discorso sulla morte della pittura o per lo meno sul suo cattivo stato di salute ha successo allinterno del sistema dellarte almeno quanto il discorso, altrettanto ciclico, sulla morte di tutta larte contemporanea diffuso al di fuori dello stesso sistema. Personalmente non vedo nellestrema

popolarit di mercato che ha la pittura, un necessario segno della sua bont e della sua qualit, anzi spesso e pensiamo a questo proposito al caso eclatante della cosiddetta Scuola di Lipsia le due cose si contraddicono. Ma credo che lerrore, quando si parla di pittura, sia di parlarne ancora secondo il vocabolario dellAvanguardia, che vuole lapproccio ai media in termini di specificit, mentre questo contraddetto dalla pratica stessa degli artisti, che non ragionano pi in questi termini e che non usano pi la pittura ma nemmeno il video o la fotografia n la scultura in una prospettiva specifica. Finora ho avuto la fortuna di curare mostre di artisti come Johannes Kahrs, Victor Man, Pietro Roccasalva e Ian Tweedy che, in modi diversi, fanno un discorso sulla pittura estremamente libero. Non un caso se, infatti, nelle conversazioni che ho avuto con loro non ho mai sentito parlare di stile, n tantomeno della pittura come un linguaggio, e questo sintomatico di uno scarto tra la pratica artistica e quella critica e/o curatoriale, a vantaggio della prima. Pier Luigi Tazzi Critico darte e curatore Io amo profondamente la pittura, da quella rupestre di Lascaux e Altamira a quella di Marlene Dumas, di Luc Tuymans e di Peter Doig, per non dire di quella recentissima praticata da certi artisti isan, da Nim Kruasaeng al giovanissimo Jirayu Rengjaras. Era allora agli inizi di tutto,sar fino alla fine, di tutto. Ma la pittura una faccenda oscura, parafrasando Boetti. Ce n' tanta, troppa, assolutamente detestabile, mediocre e, quel che peggio, pretestuosamente terapeutica. Il grande mercato ci "zazza", il "second hand market" ci specula con enormi profitti, il nuovo pubblico dell'arte vi si consola. Ma io amo profondamente, e da sempre, la pittura.

PETER DOIG, Orange Sunshine (dettaglio), 1996. Olio su tela, 200 x 275 cm. Courtesy Victoria Miro, Londra.

Cristiana Perrella Curatrice del Contemporary Arts Programme della British School di Roma Gli artisti non si chiedono se la pittura sia viva o morta. Ad essere finita la definizione dell'arte per linguaggi, l'opposizione della pittura ad altri media. La pittura una possibilit, una delle tante, praticabile accanto alle altre e non necessariamente in alternativa: si dipinge e parallelamente si fanno installazioni, video, performance, senza vedere in questo alcuna contraddizione. Basti pensare a Pietro Roccasalva, Roberto Cuoghi, Chris Evans, Erik van Lieshout, Spartacus Chetwind, Assume Vivid Astro Focus per fare i primi esempi che mi vengono in mente tutti artisti emergenti sulla scena internazionale, che elaborano il loro discorso lavorando con le tecniche pi diverse. L'arte oggi mi sembra pi che mai contraria alla chiusura, a una lettura preferenziale, unificante. La stessa pittura sfugge alle definizioni, deflagrata, si fatta spazio praticabile Katarina Grosse ne un esempio. rappresentazione ma anche auto-riflessione, concetto, manualit, tecnologia. Ci non toglie che si possa scegliere di lavorare nell'ortodossia del mezzo e con esiti straordinari, vedi Sasnal. Una condizione di incertezza, di imprevedibilit, rende la pittura invece molto contemporanea. Elio Grazioli Critico darte e curatore No, non credo che la pittura sia diventata una lingua morta, cos come non mi pare che sia "ghettizzata", neppure dai campioni della critica d'arte di cui fate i nomi. Il recente articolo di Francesco Bonami, sulla vostra rivista dedicato a Rudolf Stingel per esempio, non mi sembrato per niente male e lascia intendere, almeno a me, che da artisti di tale intelligenza e sensibilit ci

possiamo aspettare ancora altro. Daltro canto, l'artista vivente pi "caro" al mondo, lo sapete meglio di me, ancora un pittore, Peter Doig, che ha attualmente una personale al Muse d'art moderne de la Ville de Paris. Il problema per esiste e fate bene a rilanciarlo. Il fatto che la pittura, ma ormai anche la fotografia, il video e quant'altro, sono diventati media "sfruttati" a fondo e dunque io dico: finalmente sono tornati difficili. difficile dipingere oggi, come, lo ripeto, difficile fare arte in generale. Dico solo un paio di cose in pi specifiche sulla pittura. La prima che forse nelle accademie che la pittura o stata negli ultimi tempi "ghettizzata", perch i nostri colleghi non sanno che dirne e farne. La seconda che dalla pittura pu forse venire addirittura un rinnovamento auspicabile dell'arte in generale che sintetizzerei proprio con le parole di Doig che rispondono in unintervista alla domanda sul perch ha scelto la pittura: "Senza dubbio perch mi sembrava una nicchia, come se si trattasse di un'attivit un po' a parte. Era quasi come diventare poeta". Sono solo esempi, ma sono dei richiami ad affrontare le questioni invece che aggirarle in nome del proprio imbarazzo. In fondo, ribadisco, avrei comunque potuto rispondere la stessa precisa cosa sulla fotografia, il video, la performance lingue morte, semplicemente citando altri invece di Doig. Altri chi? Altri artisti. Il problema sta piuttosto qui. Maria Rosa Sossai Critica darte e curatrice Gi da tempo la pittura non riesce a intercettare lattenzione e la considerazione del gotha dellarte contemporanea internazionale, di osservanza strettamente concettuale; ma forse lo stesso si potrebbe dire per qualsiasi opera che faccia appello, come nucleo creativo, a nient altro che alla sua appartenenza a un genere artistico. Le ragioni sono da ricercarsi in un progressivo declassamento linguistico - critico dei generi, che non ha nulla a che fare con la loro floridezza economica nel mercato, a conferma della distanza esistente tra il gusto di un pubblico generico e quello degli addetti ai lavori. In questo senso, il linguaggio si conferma lindicatore per eccellenza delle tendenze: se in passato infatti il termine pittura era sinonimo di arte, oggi descrive letteralmente la tecnica pittorica e lo stesso dicasi per la parola pittore. Ci che viene riconosciuto prioritario il pensiero artistico, di volta in volta tradotto in collage, dipinti, scultura, film, installazioni, ecc, spesso assemblati tutti insieme, come ci insegnano molti artisti. La sfida oggi richiesta, afferma lantropologo delle scienze Bruno Latour, non solo di gestire e produrre (nel nostro caso unopera), ma di pensare il proprio tempo, ovvero di proporre dei concetti che cerchino di catturare lesperienza attuale di una molteplicit di attori. Alberto Mugnaini Critico darte e curatore Se dovesse esprimere il senso di un destino, la formula ut pictura poesissembrerebbe sancire una doppia crisi. Come la poesia, perdendo ogni dimensione editoriale, scaduta da ricerca letteraria a sfogo di massa via internet, cos la pittura starebbe seguendo una simile sorte: praticata da una moltitudine ed esiliata dai centri di potere. Bisogna per distinguere la sua inadeguatezza alle esigenze di spettacolarizzazione, di risonanza mediatica e di costruzione dellevento, da un effettivo impoverimento delle sue potenzialit sintattiche. Non mi sembra che oggi, come linguaggio, la pittura, pur con un po pi di storia alle spalle, appaia maggiormente logorata del video, ad esempio. E lecito parlare di obsolescenza, di stanchezza, di ripetitivit, ma queste sono qualit negative che investono tutto il sistema delle arti e non solo la pittura. Il problema che essa affonda in un passato la cui storia considerata disciplina antiquariale, e postula una memoria e una cultura simbolica che mal si confanno a unattualit incancrenita nel rispecchiamento di se stessa. Personalit come David Hockney e Gerhard Richter hanno contribuito ad aprire nuove strade, che pochissimi, per, sono in grado di percorrere ed ampliare. Forse il peggior nemico della pittura proprio questo esercito spennellante e presuntuoso che ha ucciso perfino il fascino della cattiva pittura.

PIETRO ROCCASALVA, Senza Titolo (dettaglio), 2006. Olio su carta su forex, 34 x 25 cm.

Guido Molinari Critico darte e curatore La Modern Tate questa primavera offriva unacuta mostra sul Dada, con al centro la figura di Marcel Duchamp. Nelle prime sale si poteva notare come proprio lartist a, che voleva andare oltre lemozione retinica, fosse stato anche un eccellente pittore. Oggi non esistono pi le condizioni storiche per una simile divaricazione in difesa dei mezzi freddi (ready made, fotografia, performance ecc.). Gli estremi si sono ricomposti in un bilanciamento differente e variabile. sicuramente vero che, mentre nelle fiere darte la pittura impazza, in alcune grandi mostre di caratura europea la pittura viene quasi del tutto ignorata. Si tratta di riflessi prodotti da questo momento storico. Innanzitutto, un dato di fatto che stiamo vivendo un trionfo di massa della creativit fredda: cellulari che permettono di video registrare e fotografare, spazi personali virtuali quali i blog e siti come MySpace o YouTube sono una dimostrazione lampante. La creativit popolare contemporanea si nutre di registrazioni, di manipolazioni di dati e di confronti serrati con la realt. Probabilmente alcuni curatori avvertono questo clima e scelgono delle linee espositive che vogliono raccontare il mondo attraverso un sentire pi ampio e comune. A volte per, facendo questo, non pongono in primo piano la solidit qualitativa del singolo artista. Dunque il reportage emozionale, colto in una visione dinsieme lascia a volte in secondo piano lo sguar do ravvicinato sulla specificit del singolo. Alcuni problemi per permangono anche nellambito della pittura. Molti credono con ragione che oggi dipingere implichi uno sforzo creativo maggiore rispetto alla scelta di operare con installazioni, ready made o quantaltro. Per chi sceglie di lavorare con colori e pennello il confronto con la storia e con le tecniche sedimentate uno sforzo che deve essere considerato. Eppure alle fiere darte vediamo tantissimi dipinti di artisti che sembrano usare la pittura come uno strumento senza memoria. Forse proprio la leggerezza di questo approccio crea a volte risultati straordinari e intriganti ma tante altre volte uninflazione di soluzioni che scadono nellusa e getta. Complessivamente possiamo dire per che la situazione mutata. Tra le tante presenze in campo operano anche alcuni artisti di grande rilievo che sanno muoversi con ogni mezzo espressivo, come alcuni eccellenti pittori che, quando dipingono, dimostrano un impegno fermo e preciso verso gli strumenti che utilizzano.

Marco Scotini Critico darte e curatore Non si tratta di prolungare il ritornello della morte dellarte aggiungendo un altro necrologio al nutrito registro dei decessi modernisti. Dopo la fiera dadaista, dopo il dirottamento situazionista, dopo il sepolcro allo spazio di Klein e tanto iconoclasma modernista, sarebbe arrivato ora e con grande ritardo il turno della pittura, da tempo anticipato dalla scomparsa del quadro? Non si tratta neppure di conservarne la specie in vetrine allinterno di un apposito dipartimento museale chiamato Pigmenti su superficie, come ha fatto il mio amico Jens Hoffmann, esponendo quadri recenti come manufatti etnografici per occhi postmodernisti. Da un lato, la nostra idea del tempo radicalmente mutata e la definizione del contemporaneo non passa pi per il binomio traguardi/anacronismi; dallaltro, la scena dellarte, come quella coeva del lavoro, appare come un cumulo di modi di produzione (dove sta anche la pittura) in cui siamo tanto poco interessati al medium quanto un imprenditore di oggi lo per le materie prime e i processi di produzione. Nellepoca del lavoro immateriale siamo tutti immersi in un tempo in presa diretta o performativo, in cui la comunicazione e il rapporto sociale diventano produttivi per s stessi. Per questo la

pi grande pittura recente quella che si misura con larchivio del tempo e della fotografia. Anche se vero che i bianco/nero di Vija Celmins, i salti temporali di Neo Rauch, le opere datate di Luc Tuymans, fino alle immagini de-saturate di Janis Avotins, potrebbero apparire come lelaborazione di un lutto. Che per non sono. Andrea Lissoni Critico darte e curatore Non parlerei di una lingua morta, specie considerando almeno tre questioni per me centrali. La prima: allinterno della recente generazione di artisti legati alle varie forme di writing sono emersi autori che dimostrano uno straordinario talento e una capacit di invenzione di nuove relazioni fi gura/sfondo, corpo/paesaggio, fi gurazione/astrazione. Non so se defi nirei Blu, Ericailcane, Canedicoda pittori, ma indubbio che rimettano in gioco radicalmente questioni legate alla tradizione della pittura attraverso la strada delle sottoculture. La seconda: lanimazione (meglio il suo ritorno o la sua glamourizzazione) ha consentito a ottimi pittori di rievidenziare la propria ricerca; la cosa vale nei due sensi: dallanimazione/illustrazione verso larte e dalla pittura tradizionale verso lanimazione (i casi sono molti, da Alessandri Pessoli a Stefano Riccialla giovane Marta Roberti; e a livello internazionale, da Shrigley a Sasnal). La terza: indubbio che mettersi a esplorare aree territoriali nei coni dombra geografi ci dellinformazione del sistema dellarte (per essere generici, Balcani, Caucaso, centro Asia soprattutto, America Latina fronte Pacifi co) signifi chi confrontarsi con una storia della pittura spesso di grandissima qualit che ha il pregio di rimettere in gioco produzioni moderniste (anni Cinquanta e Sessanta) pronte a entrare prepotentemente in impreparati mercati locali alla cerca di identit, o anche internazionali, alla ricerca di segni e gusti che riorientino il presente. Gigiotto Del Vecchio Critico darte e curatore Non credo si possa parlare di crisi o di scarsa considerazione della pittura. Piuttosto, lapittura sta tentando di difendersi dai tanti pittori che cercano di denigrarla attraverso il loro atteggiamento conservatore e stantio. Oggi si parla molto di pittoricit dellopera, di un clima che parte dalla pittura per andare in direzioni pi articolate del quadro e basta. Una pittura che sperimenta e si appropria di altri linguaggi: questo quanto esiste oggi e interessa a molti curatori internazionali. Lukas Duwenhgger, Michael Borremans, Wilhelm Sasnal, Lutz Brown, David Korty, Victor Man, Richard Hawkins, Nader Arhiman, Pietro Roccasalva: sono alcuni dei tantissimi postpittori in circolazione.

Paola No Critica darte e curatrice A mio parere il problema in questione che effettivamente c e si percepisce chiaramente si pu riassumere nel fatto che la pittura in questi ultimi anni ha dimostrato una mancanza di sperimentazione. Per tutto il Novecento (ma anche prima) la pittura non stata solo pittura pittura: stata il Cubismo di Picasso, il Suprematismo di Malevich, il Neoplasticismo di Mondrian, il Dadaismo e poi lAction Painting, il Neoespressionismo, il Minimalismo, per arrivare a decenni pi recenti con la Bad Painting degli anni Novanta. La pittura come genere ha sempre avuto il privilegio di essere territorio franco su cui avviare qualsiasi tipo di sperimentazione-innovazione. Territorio franco lo stato (e forse lo tuttora) anche per il mercato e per i collezionisti: uno spazio negozial e, di denaro, di beni, di storia, di archivio. La risposta alla tua domanda, per restare in termini linguistici, potrebbe essere: la pittura oggi come oggi passata da lingua (non morta) a dialetto: quindi, contemporaneamente, snob se viene parlato in casa Agnelli, volgare se viene parlato al mercato del pesce, nobilitato se affidato alla penna di un poeta La morte della pittura in quanto lingua presupporrebbe lassenza di locutori nativi che invece sono numerosi. Aggiungerei il fatto che quellarte contemporanea che sperimentazione per gli addetti ai lavori, soprattutto critici e curatori, per il pubblico generalista che va alle biennali e fiere contemporanee lingua muta: non si capisce, non dice niente, non vuol dire niente. Dieci anni fa Chris Ofili ha fatto scalpore quando ha utilizzato sulle sue tele lo sterco di elefante. Era una forma di sperimentazione pittorica. Dieci anni dopo al

cinema davanti al film Hunger di Steve Mc Queen si assiste a una forma di sperimentazione analoga, pur mancando tele e pennelli: Bobby Sand dipinge le pareti della prigione Maze in cui rinchiuso con un fregio di merda. Marcello Smarrelli Critico darte e curatore La stanza di Michal Borremans alla 4 Biennale di Berlino (2006), la collettiva The Painting of Modern Life (2007) allHayward Gallery di Londra, Men with Music (2007), la personale di Johannes Kahrs alla GAMeC di Bergamo, i piccoli quadretti di Francis Alys. Sono tra le prime cose che mi vengono in mente se penso alla pittura attuale e non come sinonimi di decadenza, ma al contrario come esempi di vitalit e di grande valore estetico nel variegato e qualitativamente altalenante panorama dellarte contemporanea. Del resto, impostare la valutazione della qualit estetica di unopera darte sul tipo di media usato per realizzarla sempre limitante. Sappiamo che gli artisti rispettando una tradizione storica consolidata nel tempo e ancora attuale, sono tra i pi attenti sperimentatori di nuovi materiali e tecniche, coraggiosi pionieri che si avventurano sui terreni inesplorati delle nuove tecnologie, alla ricerca di metodi sempre pi efficaci per comunicare le proprie idee. Gi da tempo assistiamo a un progressivo riavvicinamento dellarte alla scienza, tendenza che a Parigi stata stigmatizzata con lapertura di Le laboratoire, spazio privilegiato di incontro, lavoro e sperimentazione tra artisti e scienziati. Sono le idee che continuano a costituire la questione centrale quando si tratta di valutare esteticamente unopera darte, qualsiasi sia la materia di cui essa composta. La categoria a cui lopera appartiene, arti visive, cinema, musica ecc. pu ancora costituire un criterio di valutazione, anche se negli ultimi anni i confini sono andati sempre pi sfumandosi fino a scomparire. Unopera darte visiva, sia essa pittorica, sonora, performativa, installativa, composta da immagini in movimento ecc. pu rispettare delle regole o sovvertirle, ma deve muoversi sempre nellalveo della storia dellarte che la giustifica e la rende comprensibile. O gni autore, qualsiasi sia il genere a cui esso appartiene, ha delle precise responsabilit nei confronti dei suoi spettatori. Ma questo potrebbe essere largomento di una prossima discussione. Ivan Quaroni Critico darte e curatore La pittura. Un oggetto fuori uso? Ci sono cose che non invecchiano mai e altre che raggiungono rapidamente un livello di obsolescenza che le condanna alloblio. La pittura, come medium, appartiene alla prima categoria. Tramontano gli stili e le modalit operative, cambiano i supporti, i materiali, le fonti dispirazione, ma persistono le urgenze espressive che solo un mezzo potenzialmente illimitato come la pittura pu soddisfare. Oggi pi che lecito chiedersi come possa la pittura reggere il confronto con la sovrabbondanza iconografica prodotta dalla televisione, dal cinema, dalleditoria, dalla pubblicit, da Internet e dai videogame, come possa competere con lefficacia immediata delle immagini generate dallindustria dellintrattenimento, senza apparire, infine, frusta e obsoleta, come un oggetto fuori uso. In verit, la pittura ha due sole possibilit di sopravvivere: o impara a dialogare con questi linguaggi, assumendo modalit che non le sono proprie, oppure si definisce in opposizione agli altri media, cercando di elaborare codici e linguaggi autonomi. Appartengono alla prima categoria artisti affermati come Takashi Murakami e Yoshitomo Nara, che hanno saputo connettere larte tradizionale con lo stile dei manga, degli anime e dei videogame. Fautori di una pittura influenzata dalla cultura del surf, dello skate e del writing sono, invece, gli artisti di Beautiful Losers, la fortunata rassegna a cui hanno preso parte, tra gli altri, pittori come Barry McGee (qualcuno ricorder la splendida mostra alla Fondazione Prada), Ryan McGinness e Chris Johanson. Una pittura contaminata, ibrida, spuria fino al punto da confluire nellillustrazione , infine, quella del Pop Surrealism, un movimento partito dalla California nella seconda met degli anni Ottanta e oggi seguito da un gran numero di gallerie in tutto il mondo, oltre che da Juxtapoz, una delle riviste darte pi vendute negli Stati Uniti. Al contrario, ricerche pittoriche scarsamente influenzate da altri linguaggi, ma anzi impegnate in una sorta di originale recupero di atmosfere folk, dal sapore vagamente retr, sono quelle di Marcel Dzama, Jules De Balincourt, Jockum Nordstrm e Amy Cutler (alla quale Flash Art dedic una splendida copertina), pittori che raccontano con uno stile fiabesco, allo stesso tempo crudo e ironico, storie di straordinaria follia, con cenni di satira sociale e politica. Allalveo di una pittura autonoma, che guarda, anche con notevole ironia alla propria storia come a uninesauribile fonte dispirazione, appartengono artisti come John Currin, Kara Walker, Kehinde Wiley, Glenn
a

Brown e il pi recente Neo Rauch. Altri, come Franz Ackermann, tentano di conferire a questa pratica antica un nuovo statuto, estendendone il dominio operativo fino a invadere lo spazio tridimensionale con quella che viene giustamente chiamata una pittura espansa. Tutti questi artisti, tanto quelli disposti a ibridare la pittura con altri linguaggi, quanto quelli impegnati a rivendicarne lautonomia, dimostrano con la loro presenza nei musei e nelle rassegne internazionali che la pittura un po come quei giocattoli rotti che la fantasia dei bambini riesce incredibilmente a destinare a nuove, imprevedibili funzioni.

LUC TUYMANS, Animation (dettaglio), 2002. Olio su lino, 174 x 250 cm. Courtesy David Zwirner, New York.

Domenico Quaranta Critico darte e curatore Qualche tempo fa, un amico se ne usc con una strana frase: scopo dell'arte dare vita a una bella immagine. Strana perch pronunciata da un artista iconoclasta, plagiarista, polemico nei confronti del tradizionale concetto di autore, che non ha mai preso in mano un pennello avendo a che fare, per lo pi, con bit e protocolli di rete. Per tutti questi motivi, questa frase chiedeva di essere compresa al di l del suo presunto significato retrogrado. Mi ci sono soffermato a lungo, sedotto dall'idea di intendere il termine immagine nel suo senso pi ampio di idea, concetto, contenuto. Ma no: l'amico parlava proprio diimmagine. La temporalit del video, la spazialit dell'installazione, la natura relazionale della performance si perdono nell'immagine stampata sulla pagina di una rivista; eppure questi lavori vengono, il pi delle volte, giudicati sulla base di quest'ultima. Mi sono innamorato di One Million Kingdoms molto prima di vederlo, grazie all'immagine di AnnLee perduta nel suo paesaggio di parole. Video, installazione e performance sono alcuni dei tanti destini della pittura. Ma questo banale, e non risponde alla domanda. Tutti sappiano che la pittura deve competere con altri mezzi visuali; il problema : sopravvive o no ad essi? La mia risposta: sopravvissuta e sopravvive, a patto che sappia fare i conti con ci che la mette in crisi. sopravvissuta a Duchamp: chi oserebbe dire stupido come un pittore di fronte a Richter? sopravvissuta alla fotografia, al New Dada, al video, a Photoshop, a Internet, alla condizione post-mediale descritta da Krauss e alla dittatura di curatori che sembrano amarla ben poco. A questi ultimi due fattori di crisi sopravvissuta appropriandosi di altri media (penso a Viola, alle immagini di Gursky e a quelle di Beecroft), affiancando a tela e pennello altre tecnologie, ma anche (rimanendo fedele a tela e pennelli) uscendo dai confini del quadro, aprendosi allo spazio e diventando installazione. Guardiamo ai grandi eventi internazionali con questi occhi e vi troveremo un sacco di pittura. Certo: non vi troveremo pittori stupidi, retinici o intossicati di trementina; non troveremo, in ultima analisi, pittori, ma artisti che usano la pittura. La pittura non morta: il formalismo morto, o meglio una certa versione di esso. E uno dei video pi belli esposti in Biennale si chiamava Painting. Eugenio Viola Critico darte e curatore A mio avviso la pittura non affatto lingua morta, gode anzi di ottima salute. Una serie di dati incontrovertibili confermano questa tendenza: il mercato dellarte, i grandi eventi fieristici e le biennali attestano uninversione di tendenza avvenuta gi da alcuni anni a questa parte. Diverse mostre tematiche hanno riportato in auge, su un piano internazionale, il dibattito critico sulla pittura. Superato il gap della rappresentazione del reale e lo scardinamento dei propri codici linguistici, il medium pittorico risponde ormai a parametri puramente estetici, utilizza una pratica auto-riflessiva.

Non a caso la pittura attinge a piene mani alle strategie estetiche della contemporaneit: spaesamento, ribaltamento ironico, citazione meta-stilistica, collegamento intertestuale, elementi che tornano nellopera di numerosi artisti che elaborano criticamente il rapporto con la tradizione e allo stesso tempo affinano gli strumenti per ridefinire il presente di questo medium. Daltronde con lavanzamento delle tecnologie e le male del virtuale la pratica pittorica si impos ta come luogo dello sconfinamento, dellibridazione tra pittura, fotografia e video, rinnovando il proprio statuto e aprendosi a una serie di nuove potenzialit. In questo senso la pittura diventa un ipertesto, suggerisce contesti interpretativi molteplici. Lartista rielabora consapevolmente e in maniera spregiudicata i codici allinterno dei quali opera, mette in atto, in ultima analisi, loperazione pi provocatoria: rinnovare ambiti e territori di un medium ingiustamente considerato, per troppo tempo, antiquato e conseguentemente non adatto a raccontare le lacerazioni e le inquietudini della nostra epoca. Note: 1 Si ricordino almeno Pittura: da Rauschenberg a Murakami 1964/2003 , a cura di F. Bonami, Museo Correr, La Biennale di Venezia, 2003; Expanded Painting, a cura di H.Kontova - G.Politi, Karlin Hall, II Biennale di Praga, 2005 2 Tra le pi significative degli ultimi anni: The Triumph of Painting. (Part I- II- III) Saatchi Gallery, Londra, 2005; Infinite Painting, a cura di F. Bonami - S. Cosulich, Villa Manin, Udine, 2006; Painting Codes. I codici della Pittura, a cura di A. Bruciati - A. Galasso, Galleria Comunale darte contemporanea di Monfalcone, 2006; Painting Pictures: Painting and Media in the Digital Age, a cura di A.Ltgens, G.van Tuyl, KunstmuseumWolfsburg, 2003; Urgent Painting, a cura di L.BossH.U.Olbrist, J.Garimorth, Muse dArt Moderne de la Ville de Paris, 2002 Fabiola Naldi Critica darte e curatrice Siamo alle solite. Ogni volta che ci si trova a un importante crocevia (in questo caso azzarderei epocale) stilistico e estetico, si ripensa alla vecchia pittura e la si considera in affanno, allo stremo o addirittura definitivamente defunta. In realt, mai come ora, proprio tutti quei mezzi dichiarati antichi ritornano prepotentemente, donando alla stessa pittura una giovinezza ritrovata. Mi riferisco al rientro in campo dellincisione, della xilografia, dellacquaforte o addirittura dellaffresco e del murales. Basterebbe dire che quando la piattaforma tecnologica si rende cos tanto disponibile da rendere quasi ovvio lutilizzo da parte di molti operatori culturali, altri si rifugiano nella ricerca al contrario, andando a vedere come le vecchie tecniche si possono comportare investite della curiosit di un occhio avulso dai loro stessi meccanismi. Il fascino del nuovo si tinge per ci di un vecchio rivisitato, dimostrando che la differenza la fa sempre e solo colui che la usa. Stesso discorso pu valere per la pittura. Non credo affatto che sia morta o lo stia per fare; credo invece che siano i pittori a passarsela male. E con questo intendo dire che, se proprio dobbiamo trovare un colpevole, allora proprio da cercare tra coloro che la usano e ne abusano. Pensare che la pittura possa cessare di esistere pare assomigliare a quel vecchio discorso che si fa circa la morte del libro. Esistono entrambi ancora, magari affiancati da mezzi pi veloci, pi sofisticati, ma ancora entrambi persistono. Il fatto che la realt vissuta ci dimostra come i sistemi sempre pi si affianchino e si avvolgano luno nellaltro, adoperandosi per coesistere insieme. Quando si smetter di confrontare la pittura con gli altri mezzi espressivi, diciamo cos digitali, allora, e solo allora, Lei sar libera di prendere la propria strada.

Alfredo Sigolo Critico darte e curatore Banalmente non credo nella morte della pittura almeno perch, in un modo o nellaltro, sopravvissuta in passato a nemici ben pi ostici dei curatori del nostro tempo come linvenzione della fotografia, del cinema, alla rivoluzione digitale e a internet. Credo che anzi, proprio per questo, abbia sviluppato gli anticorpi per ritagliarsi sempre un suo spazio nella ricerca nellambito delle arti visive. Magari ci sono periodi, come il nostro, in cui si insinua mantenendo una sorta di basso profilo. Ma la filosofia ci ha insegnato che proprio le posizioni deboli fanno le differenze. Desueta e anacronistica, la pittura un medium che mostra unevidente inadeguatezza al cospetto dei nuovi media eppure, paradossalmente, proprio questi suoi limiti, questa sua perenne posizione di ritardo e di fuori gioco, la pongono in una posizione di vantaggio per evitare i punti di criticit della comunicazione contemporanea come lomologazione, la ridondanza, lenfasi e la superficial it. Poste queste premesse alquanto scontato affermare che c buona e cattiva pittura. Sul fronte del linguaggio

sposterei il vero problema: tra un mercato (specie quello delle aste) che tende ad essere tendenzialmente reazionario e una critica che si trova a fare i conti con le logiche del sistema globale (tempestivit, spettacolarizzazione, ricambio) a pagare rischia di essere la pittura di ricerca e concettuale, spesso meno eclatante di uninstallazione ambientale o di una videoinstallazione ma anche di pi complessa lettura rispetto ad una persistente quantit di pittura commerciale, che indulge nel virtuosismo o si riverbera negli stilemi e contenuti rassicuranti del suo passato (questi s anacronistici). Aggiungerei anche che questo scenario, gi definito da almeno un paio di decenni, ha spinto giocoforza molti artisti che puntano sulla ricerca a scegliere strade alternative alla pittura, riducendo ulteriormente il bacino cui attingere. Per fortuna a bilanciare questo processo stanno anche casi di ritorno alla pittura di artisti nella loro fase pi matura. Altra questione potrebbe essere quella di intendersi sulla parola pittura. Non si capisce perch alla scultura sia stato concesso di affrancarsi dallatto di scolpire i materiali, mentre pratiche che pure hanno avuto in questi anni estrema fortuna come il disegno, il collage, il ricamo, le tecniche grafiche e persino alcune forme di espressione ambientale non possano essere comprese nellambito di una riflessione pittorica della realt. In unepoca in cui condivisa lopinione che le tecniche non sono pi caratterizzanti nella ricerca di un artista, il quale spesso opera scelte trasversali rispetto ad esse, relegare la pittura allo spazio definito da una cornice e alla pratica esercitata con il pennello mi sembra molto riduttivo. In conclusione, credo che intorno alla pittura ci sia molto pregiudizio. E che ci non sia del tutto avulso da una certa idiosincrasia maturata nei confronti della storia cui la pittura viene inevitabilmente associata. A quattordici anni di distanza mi sentirei pertanto di condividere molte delle riflessioni fatte dal critico statunitense Jerry Saltz in un suo noto articolo apparso su Art in America nel 94 dal titolo A year in the life: tropic of painting.In particolare, a proposito di pregiudizi, sottoscriverei una sua affermazione critica nei confronti del profeta dei media Marshall McLuhan: anyone who thinks painting is dead makes the big mistake of thinking that the medium is the message. The medium is not the message: the medium is the medium and the message is the message. Davide Ferri Critico darte e curatore Il delicato problema dellobsolescenza non riguarda solo il medium pittura. Forse lapparente mancanza di progettualit da parte dei pittori o questioni come linevitabile autoreferenzialit della pittura, rendono il problema semplicemente pi ambiguo. La pittura trae forza facendo dolorosamente i conti con i propri limiti (di tradizione, di supporto, di convenzioni, etc.) e gi da diversi decenni gioca con la sua morte. Pare un paradosso ma proprio per questo indiscutibilmente viva. La morte non la fine. invece difficile fare una valutazione a proposito della centralit della pittura nelle grandi mostre e rassegne internazionali. Allultima Documenta, ad esempio, la piccola sala con i lavori di Richter e Lee Lozano, pur apparentemente marginale, mi sembrava una delle pi riuscite. Inoltre nelle gallerie e soprattutto nei musei stranieri mi pare si presti ancora una certa attenzione alla pittura, spesso con molta sensibilit da parte dei curatori (lunica volta che mi capitato di vedere un lavoro di Tuymans accanto a un dipinto di Morandi stato in un museo tedesco). Il problema della ghettizzazione della pittura, semmai, mi sembra particolarmente grave in Italia. Non so spiegarne fino in fondo le ragioni e qualsiasi discorso sulle lacune del sistema italiano corre il rischio di apparire retorico; ma pur vero che nel nostro paese, tra la fine degli anni Novanta ad oggi, hanno avuto visibilit pittori nostrani che hanno confuso la figurazione con lillustrazione, o che hanno maldestramente travisato la lezione di Richter. Le migliori giovani gallerie invece rivendicano con orgoglio il loro distacco dalla pittura (anche internazionale), con il risultato che artisti come Katy Moran, Rezi Van Lankveld, Michael Bauer, Mari Sunna, Christopher Orr, Kaye Donachie, etc. sono pressoch sconosciuti. Ho limpressione che negli ultimi dieci anni nel nostro paese siano state fatte due sole grandi mostre sulla pittura veramente attendibili (il Premio Michetti del 2000 ed Infinite Painting), mentre i musei italiani continuano ad ignorare figure come Tal R, Daniel Richter, John Currin, Michael Raedecker e via dicendo (la lista sarebbe troppo penosamente lunga). Andrea Bruciati Direttore della Galleria Comunale dArte Contemporanea di Monfalcone (GO) Ritengo che la ricerca debba essere intesa quale forma dinamica, modalit operativa che la tradizione assume quando tenta di salvaguardare la qualit pi alta dell'arte del passato, resistendo ad ogni spinta dissolutiva. In questo senso la sperimentazione, che riguarda anche il codice pittorico, opera in costante sintonia con la tradizione da cui proviene, caratterizzandosi in forma dialettica secondo un percorso ricco di aspettative e sorprese. Un cammino coerente pi che un processo sincopato, al contrario cos caro a chi non conosce ed ama la storia dell'arte che, si sviluppa fluidamente con modalit prensili, pronto ad assimilare i rivolgimenti linguistici innovativi, evolvendo

per rilancio e sfida.

Patrizia Ferri Critica darte e curatrice Prima di tutto quale pittura? Ovvero ci sono i pittori e gli artisti che usano la pittura. I primi fautori di un neo anacronismo ammiccante, accademico ed estetizzante anche se in veste bad painting che soddisfa il gusto di un collezionismo e di un mercato medio-basso, che costituisce una sottocultura delle immagini generica che gioca agli anni Ottanta, collocata anche allinterno di mostre istituz ionali che vogliono essere rappresentative dellarte italiana delle ultime generazioni, cosa che farebbe dire pi che stupido, furbo come un pittore. Tra gli artisti che usano la pittura, superate le diatribe tra iconico e aniconico, c chi rivendica la propria appartenenza nel linguaggio tout court armato di spirito filosofico e di silenziosa riservatezza anche quando veicola contenuti sociali e politici, chi riflettendo consapevolmente sulla crisi cronica della pittura paradossalmente funzionale alla sua tenace persistenza, la utilizza come trincea del dissenso e lingua extratemporale chiusa allinterno di una cornice metafisica e poetica, chi in termini introspettivi ne fa strumento di sondaggio dei meccanismi della realt in termini di differenza o di aperta competizione con i linguaggi della comunicazione mediale. Tra le ultime generazioni sono pochi coloro i quali si rifugiano nel quadro, la maggior parte preferisce far confluire la pittura ibridandola con altri mezzi espressivi o usandola disinvoltamente come uno dei vari linguaggi allinterno del proprio iter creativo, oltre il luogo comune che vede nella tecnologia o nellinstallazione i baluardi della novit up to days. Si pu usare la tecnologia tradizionalmente come un pennello, il video come un quadro e la pittura allinterno di un approccio multidisciplinare o come riflessione pi o meno ironica sulla sua praticabilit intrinseca, limportante recuperare la fase processuale dellopera che, sulla base delle premesse degli anni Sessanta e Settanta, rende possibile riparlare di sperimentazione come un vaccino rispetto ai dictat del sistema. Olga Gambari Critica darte e curatrice Pittura, lingua tra le lingue La questione sullattualit concettuale ed estetica della pittura nellarte contemporanea non ha ragion dessere. un atteggiamento capzioso che riguarda stereotipi e tendenze del sistema, cio altro dalla vera identit dellarte contemporanea, che si connota proprio nellessere uno spazio aperto, senza pregiudizi, regole, generi, linguaggi. Larte ha un DNA spurio, in cui entra tutto, rimescolandosi in metamorfosi molteplici. Il problema, invece, che lanagrafe degli artisti contemporanei sia in continua esplosione demografica. Pochi talenti e tanta mediocrit. Nella pittura, per, a differenza degli altri ambiti artistici, non si pu bluffare. La pittura una dimensione magica e fertile, antica quanto luomo, ma quando animata da banalit dozzinale diventa immediatamente materia morta. Inoltre, il fatto che un quadro di dim ensioni standard rappresenti loggetto tipico richiesto dal collezionista medio da un punto di vista culturale ed economico ha fatto s che ci sia stato un proliferare di modesti esecutori per modesti galleristi. Questa situazione, per, non autorizza nessuno a negare alla pittura il pieno diritto di esistenza e di parola nella contemporaneit. Semmai richiede con urgenza di essere molto esigenti e critici, rivolgendo lo stesso rigore verso video, performance, fotografie e installazioni. Progetti spesso leggeri come il nulla, ma capaci di creare, sia per la loro cripticit sia perch appartenenti alle tendenze di moda, una vera soggezione negli addetti ai lavori come nel pubblico. Laura Garbarino Consulente darte contemporanea per Phillips de Pury & Company International Pi che anacronistica la pittura, trovo che sia anacronistico parlare di pittura come una specialit dellarte. Larte contemporanea utilizza qualsiasi media perch pura espressione di idee. vero che la pittura stata a lungo in declino, soffocata dalla fotografia, dal video, dallinstallazione, ma sono sempre questioni di moda e gusto che poi cambiano e riprendono. Nella stessa maniera con cui ha perso, ora ha recuperato moltissimo, a livello di interesse e critica pi lentamente, mentre a livello di mercato ha richiamato subito lattenzione del mondo intero. Per alcuni media, come il video o linstallazione necessario un collezionismo coraggioso oltre che colto, ma sono fermamente

convinta che ci voglia ancora pi cultura per riconoscere la buona pittura. Il tutto gi stato fatto non un limite ma un punto di partenza da tener presente, per questo sono convinta che non sia facile riconoscere immediatamente unopera pittorica di qualit. Adoro Duchamp e considero il su o pensiero linizio dellArte Contemporanea, ed normale che la pittura allora rappresentasse larte accademica contro la quale scagliarsi; ad oggi spoglierei la pittura da quellaurea intoccabile di cui ha goduto per secoli, e considerandola alla stregua degli altri media credo sia uno dei mezzi pi complessi ma pi affascinanti dellarte. La differenza la fa sempre e solo il contenuto. Marco Tagliafierro Critico darte e curatore Credo che la pittura non sia affatto morta. Oggi questo medium attrae quegli artisti che non temono la natura fisica del segno. La pittura ha in s la dimensione del rischio che per sempre la discosta da qualsiasi ricerca estetica programmabile. Concetti ben noti a pittori come Peter Doig che, appunto, hanno sdoganato il termine pittore, liberandolo dal confino entro il quale lo avevano relegato le remore di certi percorsi concettuali. Corresponsabili di questa cattivit sono stati forse i loro colleghi di medium che considerano la pittura un insieme di pennellate decodificate, catalogabili in un preciso ordine tassonomico, pronte per essere richiamate in causa, sempre uguali a se stesse, al momento del bisogno. Il sistema immaginifico dei giovani pittori pare, a mio avviso, andare nella direzione di una ritrovata soggettivit artistica, comunque ben lontana da un uso del simbolico stereotipato, troppo evidente, che si rifaccia a tutti gli a-priori, simbolici o poetici che siano. Concludendo, la pittura odierna, sempre secondo la mia personale opinione maturata considerando le dichiarazioni degli stessi autori, si manifesta come necessit da parte di chi la pratica e non come scelta tra differenti volont artistiche. Chiara Canali Critica darte e curatrice In Italia sta nascendo una nuova generazione di pittori pi libera dal punto di vista tecnico ed espressivo rispetto alla precedente denominata Nuova Figurazione, che privilegia una serie di nuovi mezzi e tecniche, in un mix di elementi e stili di stampo differente, sempre e comunque codificabili allinterno della dimensione pittura. Questa estrema autonomia e indipendenza del codice pittorico attuale, si evidenzia nello sconfinare dei linguaggi che si compenetrano gli uni negli altri come se fossero le scatole cinesi. Oggi la pittura si relaziona e contamina da un lato con la street art e lurban art metropolitana, dallaltro con la scultura e la materializzazione video -sonora. A testimoniare laffermazione di questi nuovi fermenti in pittura, sono proliferati una serie di premi internazionali riservati a una generazione di pittori emergenti, dal BP Portrait Award indetto dalla National Portrait Gallery alla competizione on-line Showdown della Saatchi Gallery, ai concorsi italiani veri e propri, dalPremio Celeste, che tutti gli anni presenta una sezione pittura che supera di ben tre volte, per numero di iscritti, quelle di fotografia, video e installazione, al Premio Italian Factory per la giovane pittura italiana che, giunto alla sua terza edizione, si configura come unincubatrice di ci che sta maturando sulla pi ampia scena artistica, al di fuori dei circuiti e delle mode sclerotizzate dal sistema, proprio perch aperto a qualsiasi formula e ricerca purch si utilizzi la pittura in tutte le sue possibili declinazioni. Perch, come sostiene Sabine Folie, la pittura non stata indebolita dalla scoperta di nuovi media e tecniche espressive, bens, al contrario, potenziata e consolidata nella sua grammatica pi intima. Valentina Bernabei Critica darte Non credo sia il caso di parlare di lingua morta, mai, per nessun genere artistico: ci sono stagioni, cicli storici in cui una tecnica pu essere pi o meno considerata per diversi motivi. quasi impossibile esautorare la pittura: essendo pi che storicizzata viene riabilitata giorno dopo giorno nei musei, nelle scuole e nelle case. Questo dovuto alla resistenza di vecchi modelli di pensiero secondo i quali la pittura coincide con il livello pi alto dellarte, soggiogata com al peso ingombrante di millenni di eccellenza raggiunta proprio con questa tecnica, a discapito di unapertura a tutto ci che concettuale, fisico, performativo, installativo e sonoro. Ritengo che spesso la tela e i suoi derivati (e larte figurativa in generale) non si rivelano i mezzi adatti a esprimere la contemporaneit per come essa : veloce, frammentata, liquida e globalizzata. Nonostante questo, forse non ne vedremo mai la fine, come nel paradosso di Zenone, come in Achille e la tartaruga, lultimo film della trilogia dellartista di T.Kitano in cui proprio un pittor e a non voler far pace con il fallimento delle sue tele e col suo essere forzatamente artista.

Francesco Ventrella Critico darte e curatore Potrei essere un po estremo e dire che se c tanta arte interessante, purtroppo nello specifico della pittura ce n solo di bella o brutta. Questo perch la categoria dellinteressante diventa per la pittura una categoria estetica (per ci che mi guarda, nel senso rancieriano del termine). Nonostante nelle mie ricerche mi sia soprattutto occupato di performance, video e pratiche partecipative, ho sempre messo da parte quellarte interessante, preferendogli la categoria dellestetico. In questo senso, la pittura non una lingua morta,affatto! Spesso sono proprio i discorsi sulla sua obsolescenza che lamortificano. La questione non sta nella morte della pittura, ma nella vita delle Belle Arti come luogo in cui insegnare, fare e discutere la pittura. A mio parere, il discorso andrebbe spostato verso limmaginazione pittorica che appartiene a tutti quei g iovani artisti e artiste che oggi, come tanti critici, lavorano sulla forma archivio, la narrativit e la performativit dei diversi medium, declinati anche attraverso la pittura, il disegno, il collage Se penso ad alcuni giovani artisti italiani, sono solo la minoranza quelli che non disegnano o dipingono, parallelamente alle loro pratiche video, performance, installazione. Alcuni lo fanno un po per campare (Perilli chiamava panini i quadri di piccolo formato che gli servivano a pagar la spesa), altri, proprio attraverso limmaginazione pittorica, stanno introducendo in Italia la cultura del DIY su diversi formati (penso alle riviste NERO e Brown). Chi se ne frega della ricerca, per, molto spesso approda alla cosmetica, come dice Nancy, ovvero n pi n meno che un accessorio del mondo delle immagini e della pubblicit: questa pittura indubbiamente cool, ma nel mio studio io la sostituirei volentieri con il poster di una mostra degli anni Sessanta! Chi paragona la pittura italiana e straniera si accorge che la bella pittura qui non morta per niente. I lavori di Gioacchino Pontrelli, ad esempio, interrogando il rapporto tra pattern decorativo e spazio circostante, costruiscono sulla tela un diagramma di interpretazione che, specialmente nelle tele di grande formato, funziona come una macchina teatrale che mette la pittura in performance; oppure Federico Pietrella, che partendo dalla ricerca sul tempo della pittura, mi sembra approdato ad una concezione fotografica di esposizione della tela alla luce. Entrambi non fanno affatto cosmetica e sarebbero perfetti in una mostra collettiva assieme a Peter Doig, Tim Eitel, Andrea Salvino, Carla Klein, Rob Pruitt, Alessandro Pessoli, Matthias Weischer e Carola Bonfili curata da David Hockey. Ma quale museo la organizzerebbe? Alessandra Poggianti Critica darte e curatrice Se mi si chiede unopinione personale, come curatrice, devo dire che il mio innamoramento alla pittura si ferma agli anni 60. Oggi mi sembra poco interessante affrontare la questione dell'arte contemporanea a partire dai suoi "mezzi". In questo senso s, parlare di pittura anacronistico perch tutto diventa autoreferenziale e un mero problema di rappresentazione. Se invece devo esprimere unopinione generale, credo che la pittura continui a vivere questa doppia vita tra misticismo e mercato che non le permette di superare la sua ambiguit.

Simona Barucco Critica darte e curatrice Una lingua si considera morta, quando smette dessere strumento di com unicazione universalmente riconosciuto. Se il latino oggi lingua morta lo si deve alla colossale opera di smantellamento culturale avvenuta nei secoli e al continuo imporlo, oggi, ai nostri studenti, sotto forma di regole sintattiche, morfologiche ed eccezioni grammaticali. Non credo che ci possa mai avvenire per la pittura perch resta, in ogni caso, il pi tradizionale dei mezzi visivi e il pi compreso globalmente, capace di superare ogni barriera culturale e geografica. La pittura si muove con ampia flessibilit da sempre. Ciclicamente continuiamo ad interrogarci sul suo futuro, sulla sua capacit dessere un linguaggio moderno e attuale e puntualmente assistiamo al suo ritorno, spesso in grande stile, perch la pittura vive della forza del gesto, della diretta connessione tra artista e materia. Ma a cosa serve oggi la pittura? forse a fornire una visione alternativa della nostra coscienza. Ad indagare in profondit le maglie della nostra psiche. A re-inventare il nostro mondo e la sua interpretazione. A farci osservare ogni cosa sotto una luce diversa. A farci apparire la realt non univoca ma plurima, variegata, inafferrabile. La pittura lingua morta perch non abbiamo pi voglia di guardarci dentro e di esplorare con coraggio ci che c fuori. La pittura lingua morta perch sopraffatta dalla velocit degli altri media che usano limmagine. A cosa serve la pittura se non siamo in grado di soffermarci, di riflettere? Alla pittura serve tempo per essere digerita, compresa, accolta, stratificata nella nostra mente. Vivere la pittura impegnativo. Superficialmente, a prima vista, pu apparire pi decodificabile, pi semplice, ma non cos. Entrano continuamente in gioco altri elementi: suggestioni, ricordi, emozioni. Il gesto che inevitabilmente la struttura, ci obbliga a compiacerla, accarezzandola con lo

sguardo nelle sue pieghe pi intime. Elisabetta Rota Critica darte e curatrice Non sono particolarmente legata alla pittura, che non prediligo certamente tra i possibili modi per fare arte, eppure non mi sento di giudicarla morta o desueta tout court, credo invece che, dopo il postmoderno, ogni mezzo espressivo possa essere validamente utilizzato ma che sia necessario fare chiarezza su progettualit e intenti. Innanzitutto il termine pittura , di per s, un contenitore abbastanza neutro, definendo solo una procedure tecnica: in realt si pu usare il medium pittorico, anche molto tradizionale, per veicolare contenuti eminentemente concettuali o per esprimere visivamente alcuni aspetti di un modo di vita molto pi globale e multimediale, quale ad esempio la street art che non vive certo solo di espressioni grafiche ma coinvolge video, musica e comportamenti urbani in una dinamica aperta e complessa a cui la definizione di neo-pop sta sicuramente molto stretta. Fatte queste dovute premesse, per indiscutibile che la stragrande maggioranza della produzione pittorica in circolazione sia di pessima qualit e di assoluta irrilevanza artistica, sia che si tratti delle trite ripetizioni di ricerche astratte, ormai svuotate e manieristiche, che popolano il mercato parallelo di migliaia di gallerie non solo di provincia, sia che si tratti di quel neofigurativo, di moda ormai neppure pi tanto recente, che affolla le fiere di opere furbette pronte ad essere acquistate proprio dal bauscia di turno (senza riferimento geografico, pu essere di qualunque regione o nazione) che sotto sotto appenderebbe volentieri in salotto loleografia della Madonna di Pompei o il paginone centrale di Playboy ma che, per fregiarsi di una cultura degna del suo status sociale, investe sulla tela del pittore di grido e pubblicizzato, un trend che ha comunque permesso di arrotondare lo stipendio a tanti docenti e allievi di Accademie in possesso di un minimo di nozioni di figura. Per la mia formazione di stampo filosofico ho sempre pensato che la vera arte, anche quella del passato vincolata alla committenza, debba avere in ogni caso un nucleo di concettualit, in senso lato ed esteso naturalmente, debba in pratica esprimere e stimolare una riflessione sui rapporti tra lartista e lesserci e lesistere, sia in ambito fisico ed economico/storico, sia in ambito psicologico e/o metafisico/ontologico: tutto il resto rimane per me relegato nellambito del meramente descrittivo e decorativo e lo giudico arte inutilee,vista alla luce di questottica, la maggior parte della pittura contemporanea desolatamente inutile, quando non semplicemente brutta. Il discorso non comunque univoco, ma coinvolge tutti i possibili mezzi despressione: anche nellarte neotecnologica, ad esempio, talora ci troviamo di fronte ad installazioni molto vistose, estetizzanti e scenografiche ma totalmente prive di contenuti e, anche in questi casi, linutilit il loro unico scopo. In sintesi credo che oggi sia estremamente difficile fare arte valida con il medium pittorico, ma difficile non sinonimo di impossibile. Massimiliano Scuderi Critico darte e curatore Non credo che la pittura nel mondo sia effettivamente in crisi. Personalmente la trovo noiosa quando diventa troppo narrativa o troppo decorativa. probabile che ci sia un sincero disinteresse da parte della critica dovuto da un lato al problema della spettacolarizzazione di alcune mostre - per cui la pittura sembra meno impattante - dallaltro per linteresse verso il sociale, in cui semplicemente la pittura ha poco da dire in questo momento rispetto ad altre espressioni. anche vero che ci, ad esempio in Italia, ha comportato il proliferare di mostre di artigiani, curate da critici che si sono autoproclamati salvatori della pittura e che hanno creato un mercato medio - basso e provinciale. I nostri Sasnal credo abbiano bisogno di pi spazio, di una lettura specifica e di un contesto critico nuovo. La fortuna della pittura sta nel fatto di rimanere allinterno della superficie della tela e di avere sempre un altro quadro a cui riferirsi. Mi sembra invece che, in alcuni casi, gli artisti e i galleristi abbiano utilizzato la pittura a supporto dellinstallazione per uscire dallimpass e della difficile vendibilit di alcuni lavori. Ovviamente da questa considerazione sono da escludere gli autori per i quali questo approccio necessario e il risultato convincente. La questione, in definitiva, riconducibile esclusivamente alla qualit delle opere e degli artisti e alla responsabilit di questi ultimi di difendere il proprio lavoro, ricollocandosi al centro dellarte. Semmai la pittura fosse un mezzo obsoleto, lasciamola morire come lultimo dei panda, tanto larte vivr per sempre. Riccarda Mandrini Critica darte e curatrice Il lavoro di numerosi artisti parte oggi da una riflessione molto critica della realt a 360 gradi. La pittura con tutta la sua ritualit e una gestualit cos lenta non permette all'artista di cogliere una

situazione che con tutta probabilit a breve sar diversa. Oggi non scriviamo pi con gli stessi mezzi con cui scrivevamo alcuni decenni fa (ad es. nessuno immagina di scrivere pi lettere a mano); le comunicazioni sono state e continuano ad essere oggetto di nuove rivoluzioni, intese come cambiamento; difficile immaginare che l'arte restasse fortemente legata ad un mezzo cos tradizionale. Una ottima gallerista mi faceva anche notare come alla pittura non si perdoni il richiamo formale con la fotografia, anche questo assolutamente vero. Pur tuttavia, il panorama dell'arte ci offre alcune ottime eccezioni. Victor Man, artista rumeno, Meschac Gaba, che lo scorso anno, in una sua personale a Johannesburg ha presentato una collezione di opere pittoriche di grande valore, si intitolavano Les couleurs de Cotonou, ispirate ai colori delle case di Cotonou, la citt dove nato in Benin. Non credo che la pittura sia di per s morta. Il pittore indubbiamente s. Gli artisti invece e per fortuna no. Anna Marzona Critica darte e curatrice

Non penso che non si scelga la pittura o non si parli di pittura perch ormai lingua morta e obsoleta, piuttosto penso che il problema stia nella qualit dell'arte d'oggi, dove il proliferare di opere e artisti oramai giunto a una situazione di non controllo. Pochi sono i filtri, soprattutto a livello pi basso, e allora o si utilizza la pittura come "ripiego" o si preferisce snobbarla per mezzi pi propri per il nostro tempo, pi facili da gestire. La pittura riflessione, mentre tutto oggi richiede istantaneit, non c' pi tempo. Antonella Micaletti Critica darte e curatrice Se ancora ci interroghiamo intorno al dilemma se la pittura sia oppure no una lingua morta, a ormai ventanni di distanza da quando la grande ventata di recupero delle tecniche tradizionali dellarte e la rielaborazione di nuove forme di narrazione hanno rilegittimato una forma artistica in realt mai scomparsa, evidente che la ragione sta nel fatto che il fenomeno del ritorno della pittura ha investito molto pi i suoi risvolti economici che non quelli concettuali. Sembra ipotizzabile pertanto che esso sia stato motivato in questi anni pi da una nuova chance per il mercato che da una consapevole riflessione sulla natura vitale che caratterizza la pittura e sul suo valore fisico e sensibile (leggi dei sensi). Voglio dire che il fascino della pittura - troppo spesso identificato soprattutto in Italia con nuove soluzioni figurative quasi di natura sociologica, tanto sono state legate alle pi diffuse forme di comunicazione sta principalmente nella sua materia prima, che pigmento, colore, superficie pittorica. Ma su questo piano la critica ha ceduto il passo al timore che la pittura potesse rappresentare il recupero di una ricerca che aveva gi manifestato in passato tante delle sue possibilit espressive, e non invece uno sguardo nuovo ed attuale, facilitato dalla scelta quasi omologata dei giovani artisti. In realt credo che ancora molto la pittura possa dire alle nostre facolt sensoriali e alla nostra necessit di conoscenza nei termini pi strettamente legati al suo linguaggio, un alfabeto basilare ma fondamentale, che parla una lingua che unisce concretezza a trascendenza, narrazione a pensiero. Mauro Cossu Artista e critico darte Quando 12.000,16.000 o 36.000 anni fa, senza entrare nel merito alla continua revisione delle datazioni, sconosciuti artisti impressero le impronte delle proprie mani sulla superficie delle grotte che li ospitavano, e ancora scene di caccia e altri significativi momenti del proprio stare al mondo, nacque la pittura. Che la stessa sia comunque giunta fino ai giorni nostri in quanto forma espressiva un dato di fatto. Senza cedere a un atteggiamento didattico - maieutico e andando oltre le sistematizzazioni attuali, non si vede la ragione per ritenerla una lingua morta. plausibile pensare che essendo vissuta tanto, vivr ancora. A mio avviso ci ritroviamo a discutere di una forma espressiva tra le tante, sempre pi numerose, con la conseguente perdita di quelle posizioni di netto vantaggio, sotto il profilo numerico, rispetto ad altre. I limiti tra le varie discipline sono talmente permeabili da indurre a una semplice riflessione: gli spazi creativi si agitano principalmente in questa linea di confine sempre pi labile. Nel coinvolgimento simultaneo dei cinque sensi, gli stimoli maggiori. Il punto non tuttavia lutilizzo di strumenti pi o meno collaudati ma avere qualcosa (di interessante) da dire.

Antonella Marino Critica darte e curatrice Ebbene s, lo confesso, faccio parte del drappello degli scettici (una minoranza, dopotutto), degli abiuratori e dei fedifraghi nei confronti di un pratica che pure ha alimentato i miei studi, il mio interesse per larte, la scelta stessa di questa professione. Non per ideologia, per partito preso o peggio ancora per indottrinamento modaiolo. N per altrettanto sospette preferenze verso un'altra tecnica, qualunque essa sia. Ci mancherebbe. Ciascun linguaggio, vecchio o nuovo, pu essere di volta in volta o insieme ad altri funzionale a comunicare una ricerca. Ma proprio questo il punto. Se vero (e io ne sono convinta) che le esperienze artistiche pi interessarti passano oggi attraverso la necessit di esercitare uno sguardo critico sulla realt, di confrontarsi con la sua complessit e le sue contraddizioni, di sintonizzarsi con le sue tematiche pi urgenti allinterno delle quali introdurre punti di vista e approcci altri, il dubbio che sia proprio la pittura la pratica pi vantaggiosa a farsi carico di una contemporaneit tecnologica e complessa. Chi oggi decide di dipingere, non pu farlo a caso. La sua non pu che essere una scelta intellettuale, in grado di fare i conti con le incrostazioni del passato anche recente, la dimensione ipertrofica del territorio delle immagini, le tentazioni virtuosistiche e il surplus intimistico e decorativo che tende a insinuarsi anche nel pi rigoroso approccio postconcettuale. Mission impossibile, dunque? Non ci giurerei, anche se, almeno in questo momento, gli stimoli pi interessanti per me provengono da altre direzioni. Veronica Liotti Critica darte e curatrice Da circa un anno curo una rubrica di arte per una rivista medica. La richiesta della redazione stata da subito quella di pubblicare giovani artisti italiani attivi in ambito pittorico. Il mio entusiasmo si presto scontrato con la realt dei fatti, sempre pi difficile trovare giovani pittori e non credo che il problema sia ascrivibile al solo ambito italiano che facciano un lavoro di qualit portando avanti una ricerca rigorosa. Sebbene per i non addetti ai lavori la pittura possa apparire come un medium semplice e rassicurante a differenza dellarte digitale, delle installazioni ambientali e degli happening forse per una certa consuetudine e familiarit con lestetica del dipinto ormai nemmeno lastrattismo spaventa pi il volgo oppure perch lopera pittorica ha una dimensione fisica ponderabile e possedibile tuttavia, la pittura non affatto semplice per chi larte la fa. Il problema, a me sembra, risiede nella difficolt di essere originali e innovatori in un ambito di cos lunga tradizione. Recentemente ho avuto modo di scoprire e apprezzare la ricerca di un giovane bresciano, Stefano Capuzzi, che sfrutta le imperfezioni del medium pittorico per umanizzare e scaldare lalgida perfezione del disegno digitale. Le grandi tele quadrate, risultato di un complesso iter a pi fasi, strati e medium, sono vivaci foreste di forme e colori dove quasi impossibile distinguere tra tecnologia e tradizione pittorica. Anche Eva e Franco Mattes (aka 0100101110101101.org) si sono rivolti al calore della tela per mitigare laspetto metallico delle stampe digitali della serie 13 Most Beautiful Avatars (2006-2007) e per avvicinarle allestetica della ritrattistica classica. Che sia allora questo il destino della pittura? Venire in aiuto della grafica computerizzata riconciliandola con la nostra sensibilit di esseri umani imperfetti? Elisabetta Tolosano Critica darte e curatrice La pittura nel passato aveva la funzione di riprodurre immagini, testimoniare eventi o visualizzare concetti e allegorie. La pittura andava ben oltre le finalit decorative. Per la religione cristiana la figurazione ha sempre avuto un valore didattico didascalico, insegnava per immagini episodi del Vecchio e del Nuovo Testamento, rendeva visibili i concetti di bene e male e indicava la giusta via al buon cristiano. Le famiglie reali, per secoli, hanno utilizzato i ritratti dei loro figli per combinare matrimoni strategici. Re e imperatori chiamavano a corte valenti pittori per immortalare eventi e battaglie vittoriose. La produzione pittorica era indispensabile per la comunicazione sociale, politica, diplomatica e religiosa dalle antiche civilt fino alla met del XIX secolo. In questi ultimi secoli il nostro modo di vivere e di comunicare cambiato molto pi rapidamente di quanto non sia successo nei millenni precedenti. Le arti figurative non potevano rimanere immutate. Con ci non si deve decretare la morte della pittura e delle tecniche tradizionali, ma ovvio che fruizione e finalit di queste siano cambiate rispetto al passato. Non dico che la buona pittura, astratta o figurativa che sia, non possa rappresentare la contemporaneit. Un dipinto, poi, pu avere unottima funzione darredo, facilmente commerciabile e pu essere un bene rifugio. Ma la pittura, quella a olio in particolare, una tecnica lenta, richiede tempi e spazi di una civilt artigianale e non industriale o telematica. Quando la pittura non banale, passatista o replica del passato un lusso, una pausa di

riflessione estetica nel mondo frenetico delle immagini. La pittura non la sublimazione dei linguaggi dei nostri tempi, perch per rappresentare il reale o limmaginario usiamo altre tecniche, non migliori ma pi rapide, pi attuali. Prima della nascita della fotografia, il disegno e la pittura erano necessari, indispensabili come la mnemotecnica lo era prima dellinvenzione della stampa, della ste nografia e della registrazione. Nonostante queste riflessioni, auspico che la pittura sopravviva alle pi accreditate scelte curatoriali, continui ad essere insegnata nelle scuole darte e praticata da artisti consapevoli come non deve perdersi lesercizio di tradurre le lingue classiche. Jenny Dogliani Critica darte e curatrice Mi sono chiesta pi volte se la pittura non sia un mezzo inadeguato a rappresentare la realt contemporanea in tutte le sue dinamiche sfaccettature e certo non sempre dimpatto, come lo sono invece installazioni visive o sonore. Ma ricordo, per esempio, di essermi seduta con lo sguardo disarmato di fronte ad alcuni quadri di Kiefer: nessun altro tipo di opera avrebbe mai potuto farmi penetrare nella pelle il ricordo dellolocausto come i semi di girasole secchi e privi di vita, imprigionati negli spessi cretti di colore applicati sulla tela a formare lande cupe e desolate. Il fatto , io credo, che la pittura necessita di tempi e modi di fruizione pi lenti e contemplativi, diversi insomma rispetto a quelli a cui il mercato dellarte contemporanea ci ha abituati. Forse la pittura disarmante e forse per questo le pi difficile farsi strada in un mercato trendy che spesso punta su mirabilia ed effetti speciali ma che poi, paradossalmente, stabilisce i suoi record su dipinti di impressionisti e moderni o sulla pi giovane pittura cinese. Io non credo che la pittura sia una lingua morta e se posso con un pizzico di ironia ribaltare la frase di Duchamp, forse siamo noi troppo stupidi per la pittura ma questo solo il tempo potr dirlo, del resto come scrisse Thophile Gautier: Tutto passa, solo larte robusta eterna!. Luca Panaro Critico darte e curatore Ho sempre creduto che lutilizzo contemporaneo della pittura fosse ormai in declino, eclissato dalla propria obsolescenza. Mi sono spesso stupito del largo consenso che hanno continuato a godere in questi anni alcuni artisti, nonostante levidente ed involontario anacronismo di certe opere. Questo per non significa che la pittura sia morta, ritengo solamente che sia svanito linteresse per un certo modo di utilizzarla. Credo che gli artisti debbano impegnarsi maggiormente per farla uscire da questa imbarazzante condizione di fuori moda, valorizzandone le peculiarit ed instaurando un nuovo rapporto con la societ circostante. Basterebbe guardare alla scultura e alla capacit di questo medium di re-inventarsi nel tempo, instaurando relazioni con lambiente museale ma soprattutto con quello urbano, divenendo cos installazione oppure public art. I mezzi non muoiono, si rinnovano (o almeno dovrebbero), resistono al tempo mutando assieme a ci che li circonda, senza mai negare le caratteristiche che li contraddistingue. Jacqueline Ceresoli Critica darte e curatrice La pittura unenciclopedia dellimmaginazione, non out e mai lo sar finch sar vista, diffusa e divulgata come linguaggio innovativo. Il colore, la forma, il segno sperimentano infinite varabili e nuovi codici, ibridandosi con altre tecniche contemporanee. In Europa, in Cina e in America Latina la pittura figurativa, nonostante lattuale moda del multimediale, vivacissima. La pittura nel nuovo millennio affascina anche i giovani artisti e non soltanto il mercato dellarte, non pi etichettata superata come avvenne negli anni Settanta. Una tela, con i sui colori e forme intorno a un immagine pi o meno definita, appaga il desiderio del nuovo perenne che tormenta i talenti di tutti i tempi, anche se non sensazionalistica come altri linguaggi visivi. Il problema non se la pittura sopravvive o meno nella modernit liquida delle acrobazie tecnologiche, ma il suo contenuto, lenergia del colore, del segno, del gesto che la determinano. Non la pittura in via di estinzi one ma i modi di declinarla. La domanda : perch la comunicazione non la iconizza come una forma darte di tendenza e una ricerca in bilico tra tradizione e innovazione? La pittura stata il linguaggio delle avanguardie e delle neoavanguardie, puntando non sulla mimesi ma sulla traslazione della realt, cos stato per Picasso, Pollock, De Kooning, Vedova, Klein, Bacon, De Dominicis, Schifano, Kiefer, Clemente, De Maria, Barcel, Baselitz, anche la Bad painting americana costantemente alla ricerca di perturbazioni visive. Un segnale inequivocabile di ripresa della pittura nel mercato dellarte dal

2000, stata la vendita da Christies di Der Hongress - professor Zander - (1965), olio su tela di Richter per 4.500.000 dollari, seguita nel 2006, da quella di Mao (1972) trasformato in una icona pop da Warhol, battuta allasta per 15.500.000 dollari. Nel 2008, Triptych (1974-77) di Bacon stato battuto a Londra per 23.500.000 sterline. Questi e altri dati confermano che la pittura viva e vegeta ed considerata come un investimento sicuro, oltre le mode; insomma un mattone dellarte e il resto letteratura per i molti che non se la possono permettere. Roberta Ridolfi Critica darte e curatrice Nell'epoca attuale la pittura rappresenta, forse inconsciamente, un linguaggio che rimanda al passato. Che ci piaccia o no, dobbiamo riconoscere che la contemporaneit un tempo strano accelerato che ci ha resi voraci consumatori di novit. Viviamo in citt che pullulano di messaggi che inneggiano al futuro, attraverso ritrovati tecnologici, e quantaltro la modernit ci mette a disposizione. Le immagini che ci bombardano le pupille non lasciano spazio alla contemplazione intima e personale della bellezza, anzi questo stato di cose ha creato una sorta di assuefazione che poco o nulla ha a che fare con tutto ci che rappresenta la tradizione. E' proprio questo il punto, la gente mostra poco interesse verso la pittura perch rappresenta la saturazione dell'interesse, prodotta dalla storia dell'arte, mentre si sente attratta dall'alternativa, dalla fotografia digitale, dall'installazione e da tutti gli altri linguaggi che compongono il contemporaneo. Il fatto del collezionare poi un'altra faccenda: penso infatti, anche per esperienza personale, che chi colleziona arte si indirizzi verso la pittura per avere una certa sicurezza, sia d'investimento, sia per piacere personale nel mettersi oggetti in casa che diano un certo benessere emotivo. Insomma non credo che la pittura sia ormai divenuta lettera morta, penso piuttosto che le persone diano ora pi retta alla novit, un po' per seguire la moda, un po' per dar voce alla propria impulsivit che altro non che un aspetto del nostro tempo. Luigi Meneghelli Critico darte e curatore Si pu parlare di sparizione della pittura dalle grandi rassegne internazionali solo se la si intende confinata nella propria storia, nella memoria dei propri procedimenti tradizionali. Da pi di un secolo invece essa ha smesso di barricarsi in unasettica dimensione virtuale (il quadro), per protendersi in ogni direzione e farsi territorio che si relaziona con le altri arti, con le altre forme di espressione visiva. La sparizione allora si configura come trasformazione, come ri-definizione degli statuti stessi del dipingere. Non pi lavoro manuale opposto alla tecnologia, ma pratica che influenzata e influenza altri media (foto, pubblicit, video, televisione). Rimane emblematica laffermazione di Richter: Non voglio copiare delle fotografie, voglio farle. Il che come affermare la volont di spingere la pittura a mostrare quel congedo dalla realt che in fondo anche ogni documento oggettivo. chiaro che essa non pi un dato autoreferenziale che si appoggia e si legittima attraverso la sua tecnica. Testimone delle immagini artificiali, essa, larchetipo di ogni immagine, forse si messa a sondare questo splendore epidermico che diventato il mondo: in altre parole si messa ad usare il suo linguaggio, per farci capire che ci che vediamo non necessariamente ci che . Solo che in questa maniera la pittura si fa anche riflessione, pensiero, domanda (e non solo sui modi della rappresentazione, ma anche sui modi di essere della cosa rappresentata). Non una lingua morta, una lingua mimetizzata, che si re-inventa senza interruzione, per non vedersi sfuggire il presente. Si misura oltre se stessa, oltre ci che assodato in essa, per occupare spazi imprevisti, per aprire verso discorsi da molto tempo trascurati. Non anacronistica, ancestrale; non inattuale, perennemente originaria. Probabilmente per questo non la si vede spesso o, pi semplicemente, non sappiamo pi vederla.

Alberto Zanchetta Critico darte e curatore I critici e le istituzioni la page si contendono lepitaffio dei pittori, magari attribuendo loro una frase di Rousseau: Poco sensibile alle lodi lo fui sempre alla vergogna. In realt hanno ragione i veri pittori perch tra tutte le arti visive la pittura la pi strettamente connessa alla questione deontologica: un dipinto dovrebbe essere sempre un atto morale, e proprio per questo niente o nessuno potr intaccarne lintegrit. Si vorrebbe tacciare la pittura come anacronistica, renderla inattua[bi]le, ma questo un falso storico (non dellartista bens del critico). In molti hanno inteso la morte dellarte come sedicente morte della pittura, il fatto che la morte non deve essere imposta n

revocata, bens accettata, cos come si accetterebbe il sacrificio nei rituali religiosi. Per molti millenni la pittura si dimostrata immortale, mentre adesso il suo destino di morire e resuscitare in modo sistematico ovvero scomparire e riaffiorare, come accadde negli anni 70 e 80 perch la/il fine ultimo il conseguimento della massima esperienza possibile, e soltanto la morte pu rendere piena e completa unesistenza. In ogni ciclo vitale (ivi compreso quello della pittura) necessario che ci sia un punto di partenza (Lascaux) e uno darrivo (il Novecento); dopo di allora sar possibile ricominciare a vivere (Terzo Millennio). Personalmente sono favorevole a qualsiasi morte metaforica in quanto presuppone una rinascita, che ben altra cosa da un revival, e quindi anche una catarsi. Credo infatti che la pittura del XX secolo fosse in errore quando era motivata da un sentimento di sopravvivenza, il tentativo di prolungare la propria esistenza rischiava di non avere pi senso, mentre il senso di tutta una vita ci reso noto quando si in procinto di morire. Con lepoca moderna e con il postmoderno, la pittura si spinta a [pi di] una morte plateale per testimoniare il raggiungimento del suo apogeo: unespressione massima che destinata a perpetuarsi anche in futuro, non tanto perch antica ma perch naturale. Nonostante ora si trovi lontano dalle luci dell a ribalta, c da aspettarsi che presto la pittura non solo risorger ma addirittura insorger contro il diktat dei musei contemporanei, rivendicando il posto che le appartiene di diritto. Simona Cresci Critica darte e curatrice

Lassenza di pittori nelle pi importanti manifestazioni di arte contemporanea a mio avviso vincolata dalla dittatura dei curatori, condizionati a loro volta dallandamento delle tendenze artistiche, che variano a seconda delle esigenze di mercato. Un circolo vizioso nel quale ammetto, forse con un minimo di provocazione e senza compiacersi con falsi e spesso ipocriti intellettualismi, che ne possiamo entrare a far parte, se veniamo selezionati per alcuni importanti circuiti, soliti a dettare landamento dellarte contemporanea. Ma a questa realt che, appunto, esiste, rifletto se veramente bisogna considerare o no la pittura morta: si nota indubbiamente la sua assenza, ma ponendomi linterrogativo sul concetto stesso di dipingere, penso che oggi possiamo anche permetterci di sorvolare sulla scelta del mezzo espressivo, se si prende in considerazione che il fine dellopera non lo strumento con il quale viene realizzata, bens la riuscita di comunicare un determinato messaggio.