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“UNa storia romaNa”

Film-iNtervista a eNrica sermoNeta moscati


Una TesTimone RacconTa la Razzia del GheTTo
16 ottobre 1943-16 ottobre 2008
Per non dimenticare

N°3
“Una Storia romana”
Film-interviSta a enrica Sermoneta moScati

16 ottobre 1943-16 ottobre 2008


Per non dimenticare
Quaderni
“una storia romana”

indice

una storia romana per coltivare la memoria ......................................pag. 5


Intervento di Nicola Zingaretti

alle origini di questo lavoro..................................................................pag. 9


Intervento di Pupa Garribba

16 ottobre 1943-16 ottobre 2008. Per non dimenticare .................pag. 11


Intervento di Umberto Gentiloni

scheda biografica di enrica sermoneta moscati .............................pag. 17

i Quaderni della Provincia di roma - n°3


“una storia romana”

“Una storia romana” per coltivare la memoria


Intervento di Nicola Zingaretti

enrica sermoneta moscati era solo una bambina quando il 16 otto-


bre del 1943 una parte della sua famiglia, i suoi amici e, i suoi vicini di
casa furono catturati nel ghetto di roma per essere deportati nel campo
di concentramento di auschwitz-Birkenau. da quel momento enrica,
sua madre e i suoi fratelli vivranno un lungo pellegrinaggio, tra roma e
il viterbese, braccati dalla polizia fascista e dalle ss tedesche. enrica riu-
scirà a sopravvivere, insieme a una delle sue sorelle; ma la guerra e le
persecuzioni nazi-fasciste le porteranno via un pezzo della sua infanzia
e quasi tutti i suoi affetti più cari di bambina, privandola per sempre di
quella spensieratezza e di quella gioia di vivere di cui tutti abbiamo di-
ritto nei nostri anni di gioventù.
la storia di enrica è la storia di tutti noi. Perché tutti noi dobbiamo
sentire la responsabilità di quel che accadde in italia e in europa in quei
terribili anni di guerra: la persecuzione e lo sterminio degli ebrei in ita-
lia rappresentano uno spartiacque imprescindibile per chi crede nella li-
bertà, nella solidarietà e nella democrazia come strumento di convivenza
civile e rispetto tra i popoli.
a quel momento devono guardare tutti coloro che hanno avuto la
fortuna e la possibilità di crescere in un Paese aperto e democratico, per
ricordare quei terribili momenti e le migliaia di vittime innocenti, e per
rafforzare con quel ricordo la convinzione che la dignità degli individui
non può essere in alcun modo a disposizione di nessun regime o sistema
politico. È anche su questa convinzione e sul riconoscimento di quegli
orrori che è nata la costituzione repubblicana del 1948.
in questo senso, la memoria non è solo uno strumento prezioso. È la
base su cui costruire una società migliore in cui a essere emarginati siano

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“una storia romana”

gli episodi di intolleranza e xenofobia, e in cui il rispetto per la dignità


di tutti sia la base per una condivisione di valori e prospettive.
Praticare la memoria, renderla viva e presente nel nostro agire quoti-
diano è un impegno che richiede un’attenzione e una fatica costanti. ma
è un impegno che se ben realizzato può davvero dare i suoi frutti mi-
gliori. Parlare di memoria non è diverso dal parlare di solidarietà di un
territorio, della sua capacità di includere e di non emarginare, della pos-
sibilità che tutti si sentano partecipi di una crescita collettiva. la me-
moria di ciò che è stato, oltre a rappresentare il giusto omaggio alle
vittime, è anche lo strumento con cui rafforzare l’identità di una comu-
nità e con essa la sua capacità di migliorarsi e di aprirsi all’esterno.
Per fare questo non ci sono scorciatoie. la memoria deve essere col-
tivata, costantemente e assiduamente. Per fare sì che i nostri giovani co-
noscano innanzitutto la storia. sappiano quel che è accaduto. Perché la
conoscenza di ciò che è avvenuto in quei tragici anni tra il 1922 e il 1945
in italia sia sempre più vasta e approfondita e scevra da qualunque forma
di strumentalizzazione dettata dalla moda o dall’ideologia del momento.
Per questo oggi, oltre sessanta anni dopo quel 16 ottobre, la Provincia
di roma ha proposto alle scuole e ai cittadini del suo territorio il rac-
conto di enrica sermoneta moscati. una storia “piccola”, secondo al-
cuni. secondo noi invece una storia enorme, in cui i destini di una donna
- anzi di una bambina - si incrociano con quelli dei grandi avvenimenti
della realtà del suo tempo; una di quelle vicende in cui la storia si fa vis-
suto quotidiano ed esplode con tutte le sue contraddizioni e drammati-
cità, aiutandoci a comprendere il senso profondo di quegli avvenimenti.
e uno dei momenti più belli è stato leggere negli occhi dei tantissimi
studenti che hanno partecipato alla prima proiezione dell’intervista di
enrica sermoneta moscati, la voglia di capire e di sapere di più; non
solo di commuoversi, come è naturale che sia, ma anche di interrogarsi
su ciò che è stato, per cercare di capire e quindi, per non ripetere, non
dimenticare.

6 Quaderni
“una storia romana”

raccontare questa storia vuole essere un ulteriore tassello di un per-


corso che deve essere certamente ampio, articolato e condiviso. Per que-
ste ragioni la Provincia di roma vuole avviare una serie di progetti e di
percorsi che, tramite il coinvolgimento delle scuole e a vario modo di
tutti i cittadini del territorio, possa tenere vivo il filo conduttore che lega
il nostro presente di uomini e donne nati liberi in un Paese democratico
con il passato di uomini e donne che a vario modo hanno contribuito
alla nostra libertà di oggi.
È anche questo il compito delle istituzioni. Praticare la memoria per
non dimenticare; guardare alla storia non tanto per trovare le risposte ai
problemi del presente, ma per farci le domande giuste e a partire da que-
ste assumere pienamente coscienza della necessità di lavorare affinché
gli orrori del passato non si ripetano. Perché governare un territorio non
significa solo cercare di amministrare bene, ma anche cercare di resti-
tuire il senso di un percorso collettivo, di un cammino comune, che ci
lega tutti.
e questo soprattutto per un’area come quella di roma, nella quale il
ricordo e il vissuto degli avvenimenti di cui si parla in questo video sono
parte fondante del tessuto collettivo e sociale della popolazione. la me-
moria di quei fatti la ritroviamo ad esempio nel nostro paesaggio, per-
correndo ogni giorni i luoghi e le strade che ci riportano alla memoria
di quei giorni e di quegli episodi che tanto segnarono la storia della no-
stra città e della nostra provincia.
Per queste ragioni, la storia di enrica è la storia di tutti noi. e per que-
ste ragioni è importante renderle il giusto omaggio e ringraziamento per
aver scelto di raccontarci la sua vicenda. nella speranza e nella convin-
zione che oggi enrica si senta meno sola e che noi tutti siamo diventati
più consapevoli della necessità di costruire un futuro dove il rispetto e
la dignità di ciascuno siano un punto di partenza irrinunciabile.

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“una storia romana”

alle origini di questo lavoro

le circostanze che hanno dato vita a questo film-intervista sono stret-


tamente legate al fecondo clima di collaborazione che ha animato un
piccolo gruppo, che crede nel valore civile della conoscenza della storia
e della trasmissione della memoria. tutto ha inizio con l’incontro a
roma, a fine giugno 2008, tra due persone che non si conoscevano: lo
storico milanese marco cavallarin, impegnato nella stesura di un libro
sui partigiani ebrei, e la ricercatrice dell’associazione nazionale ex de-
portati e studiosa romana Pupa Garribba, invitata a raccontare la storia
di quattro cugini che avevano scelto di combattere il nazifascismo. tra
i due si instaura un rapporto di fiducia reciproca e inizia uno scambio
di informazioni utili ad allargare il proprio campo d’azione nell’ambito
della ricerca storica e dalla raccolta di memorie.
rientrato a milano lo storico informa Pupa Garribba di aver ascol-
tato casualmente, durante un incontro con il fratello del partigiano ro-
mano marco moscati, alcune battute della moglie enrica sermoneta che
gli avevano fatto intuire una storia importante mai raccontata. cavalla-
rin suggerisce di intervistare la signora e favorisce il contatto tra per-
sone che non si erano mai incontrate prima; la signora enrica, dopo
aver parlato con Pupa Garribba, accetta di essere intervistata nella prima
settimana di luglio. Per una fortunata coincidenza, immediatamente
dopo umberto Gentiloni presidente dell’istituto romano per la storia
d’italia dal fascismo alla resistenza, chiede a Pupa Garribba se ha qual-
che idea per ricordare la razzia degli ebrei romani del 16 ottobre 1943.
“l’intervista ad una testimone che non ha mai parlato”, è la risposta.
nicola Zingaretti accetta il progetto a scatola chiusa e mette a dispo-
sizione la troupe cinematografica e la sala di montaggio. l’intervista ha
luogo l’8 luglio 2008 a casa della signora enrica, alla presenza del ma-

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“una storia romana”

rito angelo e di umberto Gentiloni che seguirà tutte le fasi della lavo-
razione del film. le esitazioni iniziali della signora enrica, che per set-
tant’anni non ha mai raccontato pubblicamente una storia molto
dolorosa, lasciano presto il passo ad un racconto di straordinaria inten-
sità ed immediatezza. il montaggio successivo risulta laborioso perché
il materiale raccolto non segue un ordine cronologico; diviene anche ne-
cessario tagliare ripetizioni collegate a episodi particolarmente dram-
matici. straordinario è il risultato finale ottenuto da lorenzo serpilli e
luca singer della europanews, due giovani che si alternano nel paziente
lavoro di montaggio, che prevede anche l’inserimento di vari disegni
schizzati dal pittore aldo Gay durante la razzia del Ghetto e l’occupa-
zione nazista.
al generoso contributo della famiglia Gay si aggiunge la disponibilità
di due amici musicisti che offrono la loro musica per il completamento
del film-intervista: i titoli di testa hanno come sottofondo roma ad ago-
sto, composta ed eseguita da Gabriele coen, mentre i titoli di coda sono
accompagnati dal canto Anì maamin, eseguito dal coro Ha-Kol e dal so-
lista marco di Porto. intitolato una storia romana, il film-intervista è
stato presentato il 16 ottobre a roma, a cura della Provincia di roma.
la mattina una proiezione per gli studenti nell’aula magna dell’istituto
superiore antincendi, grazie al prezioso interessamento dell’assessore
alla cultura carla di veroli dell’Xi municipio; nel pomeriggio al cinema
Farnese, affollato di pubblico che, insieme al presidente della comunità
ebraica riccardo Pacifici e a enrica sermoneta moscati, ha voluto ri-
cordare una pagina nera della storia di roma.

Pupa Garribba
Aned

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“una storia romana”

16 ottobre 1943-16 ottobre 2008. Per non dimenticare

rivolgere lo sguardo al passato con diverse motivazioni: ricordare,


comprendere, mettere a fuoco immagini sfocate, restituire senso a un
tempo apparentemente lontano, ma che ancora ci appartiene, segnato da
tragici eventi e grandi opportunità. ricordare per capire, per non di-
menticare, per farci le domande giuste su perché e come, ad esempio,
una delle più grandi tragedie della storia dell’umanità, la shoah, possa es-
sere accaduta nel cuore della “civiltà” occidentale. Per impedire che si
possa ripetere. tenere viva la memoria non significa soltanto la pur do-
verosa celebrazione delle vittime o l’indagine costante della ricostru-
zione storica; significa anche ricercare gli strumenti per rendere la nostra
comunità più aperta, più solidale, pronta a comprendere e valorizzare le
ragioni degli altri.
È questo il messaggio profondo e il significato più vivo che vogliamo
dare ai progetti per la storia e la memoria avviati dalla Provincia di roma
in questi mesi, e che proseguiranno nel corso del 2009. Progetti e atti-
vità che si snodano in un percorso attraverso un filo rosso che li tiene
insieme. dalla commemorazione del 16 ottobre 1943, cui è dedicato
questo Quaderno, alle iniziative per la Giornata della memoria 2009, in
occasione dei sessantaquattro anni dalla liberazione del campo di ster-
minio di auschwitz-Birkenau, il 27 gennaio 1945, e con essa, simboli-
camente, la fine delle persecuzioni nazi-fasciste in europa. e ancora, i
progetti di formazione nelle scuole, il premio “4 giugno liberazione di
roma”, il viaggio della memoria degli studenti della provincia verso il
campo di auschwitz nella prossima primavera, e molte altre iniziative
cercando di coinvolgere scuole, centri anziani, comuni, luoghi della me-
moria sparsi su tutto il nostro territorio.
la memoria delle persecuzioni antisemite negli anni della seconda

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“una storia romana”

guerra mondiale rappresenta uno dei momenti chiave del nostro pro-
getto. ricordare la shoah, per roma, per tutti e non solo per la comu-
nità ebraica, significa innanzitutto ricordare quella mattina del 16 ottobre
1943. un giorno terribile che segna l’ingresso delle politiche di depor-
tazione e sterminio nel cuore della nostra città, nel vissuto di migliaia di
persone, nella storia tragica di centinaia di famiglie da allora divise, spez-
zate, costrette a subire il peso di una discriminazione inimmaginabile.
la storia dell’antisemitismo ha, come è noto, radici antiche. le per-
secuzioni, con differente intensità, hanno caratterizzato diversi secoli,
per manifestarsi con particolare virulenza tra la fine dell’ottocento e i
primi anni del XX secolo. tra la Prima e la seconda guerra mondiale,
l’antisemitismo si è mescolato con altre ragioni legate alla crisi che ha at-
traversato vari paesi europei; da allora le politiche di persecuzione delle
comunità ebraiche ebbero una straordinaria e drammatica accelerazione,
con un crescendo di intensità e durezza senza pari nella storia.
in italia, le leggi razziali del 1938 volute dal fascismo rappresentarono
uno dei momenti più significativi di un’ideologia totalitaria che si an-
dava diffondendo nei regimi dittatoriali alleati o satelliti della Germa-
nia. di lì a poco, lo scoppio della seconda guerra mondiale e la decisione
di avviare la “soluzione finale” sulla cosiddetta “questione ebraica” da
parte del nazismo rappresentano un’ulteriore, decisivo, salto di qualità.
con l’occupazione di roma da parte delle truppe tedesche, dopo gli av-
venimenti del settembre 1943, gli ebrei romani, già duramente provati
dalle persecuzioni del regime di mussolini (dal 1938), andarono incon-
tro al tragico destino che avrebbe decimato e ferito la comunità ebraica
più antica della diaspora.
la “soluzione finale” per gli ebrei romani ha inizio il 25 settembre
1943 con l'ordine da Berlino di trasferire in Germania per essere liqui-
dati tutti gli ebrei romani «senza distinzione di nazionalità, età, sesso e
condizioni», attraverso «un’azione di sorpresa». il dispaccio firmato da
Himmler era indirizzato al tenente colonnello Herbert Kappler, co-

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“una storia romana”

mandante delle ss a roma. il 16 ottobre 1943, alle 5 e 30 del mattino,


cominciò la retata degli ebrei romani da parte delle forze di occupazione
nazista. Preparata con cura nelle settimane precedenti, parteciparono
all’operazione 365 uomini sotto la guida del crudele “specialista” the-
dor dannecker. il ghetto fu circondato e le vie di accesso bloccate: via
del tempio, via del Progresso (oggi piazza delle cinque scole), piazza
costaguti, piazza mattei, via del Portico d’ottavia e il teatro marcello.
così descrive Giacomo debenedetti quelle drammatiche ore:
«i tedeschi bussarono; poi, non avendo ricevuto risposta sfondarono
le porte. dietro le quali, impietriti come se posassero per il più spaven-
tosamente surreale dei gruppi di famiglia, stavano in esterefatta attesa gli
abitatori, con gli occhi da ipnotizzati e il cuore fermo in gola. l’allarme
era stato dato da forse un’ora: ma nella concitazione di consultarsi, di
fuggire, di salvare un po’ di roba, nella ridda di decisioni impotenti e
contraddittorie, quasi nessuno aveva trovato il tempo di vestirsi». (Gia-
como debenedetti, 16 ottobre 1943).
in venti minuti, senza alcuna preavviso, senza alcuna consapevolezza
di ciò che sarebbe loro accaduto, decine di famiglie furono costrette a
raccogliere lo stretto necessario per quello che si preannunciava come
un lungo viaggio verso l’ignoto. alcuni, i più avveduti cercarono di na-
scondersi o fuggire, altri, totalmente impreparati agli eventi, pure tra le
lacrime e il terrore si piegarono agli ordini delle ss.
scrive aldo Gay nelle pagine del suo diario:
«uomini, donne, bambini (anche lattanti), vecchi, infermi, moribondi,
furono tolte con la più feroce brutalità all’affetto dei loro cari, caricati
su camion e portati via verso un destino ignoto e terribile nei campi di
concentramento di Germania e Polonia. Quanto saranno ancora vivi di
essi? Quanti ritorneranno? ed in quali condizioni? È questa la più
grande tragedia che ha colpito un popolo chi ha potuto salvarsi non
potrà certo dimenticare l’orrore di quel drammatico 16 ottobre 1943».
(aldo Gay, diario dei nove mesi, bilancio di una tragedia).

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“una storia romana”

incredulità, paura, stupore, si mescolarono negli animi e nelle emo-


zioni degli arrestati di quelle ore. lo si legge anche nella testimonianza
di sabatino Finzi, arrestato il 16 ottobre e deportato due giorni dopo ad
auschwitz:
«io potevo scappare. non l’ho fatto…avevo paura di rappresaglie per
mia madre e mio padre. io potevo scappare benissimo perché siamo
passati per Ponte sisto, e lì c’era un avvallamento, dove il camion si era
quasi fermato. io, che stavo dietro, potevo saltare dal camion. là c’erano
tutti vicoli. ma quando uno sta col padre e la madre…poi non crede-
vamo di andare a morire, pensavamo che ci portassero a lavorare.»
Gay, al contrario di Finzi, riuscì insieme a pochi altri abitanti del ghetto
a salvarsi dalla retata. il rastrellamento non interessò soltanto il ghetto.
centinaia di persone di religione o cultura ebraica residenti in altre zone
della città furono arrestate nelle stesse ore. in tutto, 1265 persone furono
trasferite al collegio militare di via della lungara. di queste, poco più
di 250 furono rilasciate nelle ore successive. le altre, 1015 persone tra
uomini, donne e bambini (tra questi addirittura un bambino nato dopo
l’arresto della madre) dopo avere trascorso due lunghi giorni di attesa,
ignari del loro destino e in condizioni igieniche impossibili, furono tra-
sferite la mattina del 18 ottobre alla stazione tiburtina, da dove parti-
rono per il campo di concentramento di auschwitz.
Ha scritto elsa morante, riprendendo le memorie di settimia spizzi-
chino, deportata e sopravvissuta ad auschwitz:
«in fondo alla rampa, su un binario morto rettilineo stazionava un
treno che pareva a ida di lunghezza sterminata. il vocìo veniva di là den-
tro. erano forse una ventina di carri bestiame. non avevano nessuna fi-
nestra se non una minuscola apertura a grata in alto. a qualcuna di quelle
grate si sporgevano due mani aggrappate o un paio di occhi fissi». (elsa
morante, la storia.)
nell’ottobre del 1943 si stima che vivessero a roma circa 13.000 ebrei.
molti di questi riuscirono a salvarsi grazie al proprio spirito di iniziativa,

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“una storia romana”

all’accoglienza fornita dagli istituti religiosi, al tessuto di solidarietà dif-


fuse dei romani che li aiutarono a nascondersi e che offrirono loro cibo
e rifugio in quelle drammatiche ore, nel corso dell’inverno più lungo
della capitale. alcuni (poco più di 700) furono arrestati e deportati nei
mesi successivi al 16 ottobre in conseguenza di delazioni di italiani che
hanno continuato a sostenere il nazifascismo spesso per denaro o pic-
coli interessi; 76 persone di religione ebraica furono uccise alle Fosse
ardeatine; altri riuscirono a sopravvivere ai rastrellamenti che conti-
nuarono nelle settimane e nei mesi successivi.
È il caso di enrica sermoneta moscati. riuscita a scampare fortuno-
samente ai rastrellamenti del 16 ottobre, enrica, sua madre e i suoi fra-
telli vissero un lungo pellegrinaggio, tra roma e il viterbese, braccati
dalla polizia fascista e dalle ss tedesche. enrica riuscirà a sopravvivere,
insieme a una delle sue sorelle a quegli ultimi due anni di guerra; ma il
conflitto e le persecuzioni nazi-fasciste le porteranno via un pezzo della
sua infanzia e quasi tutti i suoi affetti più cari. la tragica forza della sto-
ria di enrica sermoneta, rimasta in silenzio per oltre sessant’anni, è di-
ventata parte del percorso di ricostruzione della memoria della Provincia
di roma. il suo racconto ha coinvolto, commosso e, soprattutto, fatto
interrogare centinaia di giovani e meno giovani della nostra provincia
quando il 16 ottobre 2008 è stato proposto agli studenti in occasione
dell’anteprima del documentario. da quel giorno in molte città d’italia
ci è stato chiesto di proiettare una storia romana come contributo alla
conoscenza e alla memoria.
nel complesso, oltre duemila ebrei romani furono deportati nei campi
di concentramento e di sterminio nazista dopo il 1943. dei circa 1015
ebrei catturati il 16 ottobre sopravvissero solo in 16, di cui una sola
donna (settimia spizzichino). nessuno degli oltre 200 bambini è so-
pravvissuto. Per chi si è salvato, oltre al dolore per le perdite subite, alla
scomparsa delle persone care e alle conseguenze delle persecuzioni e
delle privazioni subite nei campi di concentramento, si apriva la strada

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“una storia romana”

di un difficile ritorno alla vita. la paura di non essere creduti o di essere


scambiati per pazzi spinse molti a tacere, quando non a vergognarsi di
essere sopravvissuti alla tragedia. sono sentimenti che appaiono chiara-
mente, ad esempio nelle pagine di Primo levi, nella sua straordinaria
testimonianza sulla condizione umana dentro e fuori i campi di con-
centramento; ma sono anche i sentimenti che spinsero, un uomo come
shlomo venezia a non parlare per molto tempo della propria esperienza
nel sonderkommando di Birkenau.
ricordare il 16 ottobre e la shoah in italia serve anche a questo. a
fare sentire meno soli i sopravvissuti. a ricordare i loro e i nostri cari,
conosciuti o sconosciuti, scomparsi in quelle drammatiche fasi della no-
stra storia contemporanea, laddove forse più che mai la “grande” sto-
ria si mescola e si fonde con il vissuto quotidiano di milioni di persone.
ricordare serve a rendere ai morti e ai sopravvissuti l’omaggio che la so-
cietà gli deve. soprattutto per chi è venuto dopo. Per comprendere il
passato, per impedire che ciò che è stato possa ripetersi.

Prof. umberto Gentiloni


Delegato per la storia e la memoria
del Presidente Provincia di Roma

Sul 16 ottobre 1943. Bibliografia minima


F. coen, 16 ottobre 1943. La grande razzia degli ebrei di Roma, Giuntina, 2007.
G. de Benedetti, 16 ottobre 1943, einaudi, 2005.
a. riccardi, L’inverno più lungo. 1943-44: Pio XII, gli ebrei e i nazisti a Roma, la-
terza, 2008.
16 ottobre 1943. Gli occhi di Aldo Gay, a cura di m. Pezzetti e u. Gentiloni,
Gangemi, 2007.
Roma, 16 ottobre 1943. Anatomia di una deportazione, di s. Haia antonucci, s.
Gremoli, K. lelo, c. Procaccia, G. rigano, G. spizzichino, archivio storico
della comunità ebraica di roma, Guerini e associati, 2006.

16 Quaderni
“una storia romana”

Scheda biografica di enrica Sermoneta moscati

enrica nasce a roma il 5 agosto 1932, quinta di sette figli. il padre Be-
nedetto fa il robivecchi, la madre costanza della rocca va a servizio
presso famiglie benestanti. la famiglia vive nel Ghetto in condizioni di
estrema indigenza.
settembre 1938: enrica e i fratelli sono espulsi da scuola a seguito
dell’entrata in vigore delle leggi razziali.
28 settembre 1943. la famiglia sermoneta partecipa alla consegna di
50 chili d’oro alle ss di Herbert Kapler da parte della comunità ebraica
romana, in cambio della promessa nazista di salvaguardare i capifami-
glia ebrei dall’arresto e dalla deportazione.
15 ottobre 1943. in serata la madre costanza con i figli va da una pa-
rente che abita nel Ghetto, per festeggiare la nascita di due gemelli, de-
cidendo di fermarsi per la notte; il padre Benedetto resta a casa.
16 ottobre 1943. nelle prime ore della giornata le ss circondano il
Ghetto: i sermoneta assistono alla retata dalla finestra. la madre, prima
di rifugiarsi dal fratello a trastevere in piazza ippolito nievo, manda
enrica, che aveva allora dieci anni, e la sorella maggiore a cercare il
padre, già catturato. le ss arrivano anche a piazza nievo: la famiglia del
parente si nasconde al piano superiore da una vicina, enrica e i figli sono
nascosti dalla portiera in una fontana, sotto mucchi di panni da lavare.
17 ottobre 1943. la famiglia sermoneta si rifugia a vignanello, paese
in provincia di viterbo, aiutati da un amico del fratello maggiore; sono
ospitati da una parente dell’amico che vive in una casa fatiscente. in se-
guito, dichiarandosi sinistrati, madre e figli si sistemano in una scuola ab-
bandonata insieme ad altri ebrei in fuga. i sermoneta si arrangiano a
procurarsi il cibo, ma la fame non si calma mai.
i tedeschi arrivano anche a vignanello e i sermoneta decidono di rien-
trare a roma, illudendosi che tutto sia finito. ora sono i fascisti a brac-

i Quaderni della Provincia di roma - n°3 17


“una storia romana”

carli, per intascare la taglia posta su ogni ebreo individuato e denunciato.


la vita è molto precaria, si saltano i pasti.
21 febbraio 1944. la madre costanza e i suoi cinque figli camminano
nel Ghetto quando sono fermati da tre fascisti, che chiedono i docu-
menti al fratello maggiore; questi viene immediatamente arrestato. altri
tre fascisti poco dopo fermano la madre, arrestata anch’essa con gli altri
quattro figli (sfuggono alla cattura i due che erano rimasti a giocare da
amichetti). enrica si salva fuggendo dentro un negozio di abbigliamento,
dove viene nascosta per qualche ora da una generosa commerciante die-
tro ad un appendiabiti da uomo. la sera rientra a casa, dove ritrova la so-
rella e il fratello sfuggiti alla cattura. nel periodo successivo i tre tirano
avanti con qualche lavoretto che il fratello riesce a procurarsi.
la madre e i figli arrestati, che sono stati rinchiusi nel campo di tran-
sito di Fossoli, riescono a dare loro notizie prima di essere tradotti ad
auschwitz (enrica conserva una cartolina spedita dalla madre da Fos-
soli).
i tre ragazzini superstiti vanno a vivere da una vecchia ebrea, che na-
sconde in casa i suoi figli e alcuni generi. il 22 marzo 1944 suonano due
fascisti che vogliono arrestare il fratello di enrica; la bambina, urlando,
si butta loro addosso supplicandoli di non portarglielo via (gli altri uo-
mini sono nascosti nell’ultima stanza). i fascisti, impietositi, se ne vanno,
raccomandando ad enrica di non aprire più la porta a nessuno.
23 marzo 1943. i giovani nascosti nella casa della vecchia ebrea, sen-
tendo sparare per la strada, si spaventano, salgono sul tetto e si calano
dalla grondaia. vengono scoperti, catturati e portati a regina coeli; il
giorno dopo saranno uccisi nell’eccidio delle Fosse ardeatine (nel-
l’elenco ci sono anche emanuele e marco moscati, fratelli del futuro
marito di enrica).
aprile 1945. Finita la guerra, si riprende a vivere con difficoltà atten-
dendo il ritorno dei familiari catturati. il primo ex deportato comincia
a raccontare l’orrore dei campi.

18 Quaderni
“una storia romana”

le sorelle sermoneta, senza madre e familiari, si sposano giovanis-


sime. enrica studia all’avviamento professionale che lascia, a 17 anni,
quando è in attesa del primo figlio da angelo moscati. alleva da sola il
piccolo cesare, perché il marito è sotto le armi. non ha latte e il bam-
bino, che piange in continuazione, rischia di morire di fame. dopo la na-
scita di un secondo figlio, una bambina, la giovane coppia emigra in
canada; ma rientrerà delusa a roma due anni dopo.
Per dieci anni la coppia lavora nella portineria del tempio ebraico di
via Balbo, ma le condizioni economiche rimangono precarie, anche per-
ché nel frattempo è nato un terzo figlio. la situazione economica mi-
gliora quando angelo ottiene la licenza di “ricordaro”, venditore di
ricordini e souvenir. i moscati cambiano varie abitazioni, fino all’attuale,
in via oderisi da Gubbio.
oggi la coppia vive decorosamente con alcune pensioni di guerra, ot-
tenute in seguito alle persecuzioni subite da enrica e dai suoi familiari.
sono nonni e bisnonni. enrica soffre di depressione, di attacchi di pa-
nico, ed è ossessionata dai racconti sui lager. Prova solo un piccolo sol-
lievo nel raccontare finalmente la sua storia, perché “quello che è stato,
è stato” e dei suoi cari non è tornato nessuno. È molto grata alla sua
bella e grande famiglia, che la circonda di immenso affetto.

i Quaderni della Provincia di roma - n°3 19