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Complementi di Geometria V-VI

Alessandro Tancredi
Prefazione
I programmi che i corsi di Geometria V e Geometria VI sono chiamati a svolgere nellattuale
assetto della laurea magistrale comprendono molteplici argomenti non reperibili tutti in un
unico testo. La consultazione dei testi consigliati certamente il miglior modo per acquisire
una conoscenza profonda e duratura della materia. Queste brevi note possono essere comun-
que utili come strumento di sintesi e per uniformare le notazioni; per la loro forma concisa e
il contenuto incompleto non sono concepite per uno studio autonomo, ma solo come supporto
alle lezioni del corso.
Alessandro Tancredi
Perugia, maggio 2013
Indice
0.1 Complementi di topologia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 2
0.2 R-dierenziabilit e C-dierenziabilit . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 5
0.3 Funzioni analitiche . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 16
0.4 Fibrati vettoriali . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 27
0.5 Variet riemanniane . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 38
0.6 Grasmanniane . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 45
0.7 Approssimazioni di variet . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 51
0.8 Insiemi algebrici ani . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 61
0.9 Insiemi algebrici reali ani . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 71
0.10 Modelli algebrici di variet dierenziabili . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 79
0.11 Modelli algebrici di componenti connesse di insiemi algebrici . . . . . . . . . . 86
1
0.1 Complementi di topologia
Proposizione 0.1.1. Siano X uno spazio topologico e S un suo sottoinsieme; le seguenti
condizioni sono equivalenti.
i) S aperto in S;
ii) S aperto in un chiuso di X;
iii) S chiuso in un aperto di X;
iv) per ogni x S esiste un intorno aperto U
x
di x tale che S U
x
chiuso in U
x
.
Dim. i) ii) Ovvio.
ii) iii) Risulta S = F A, ove F chiuso e A aperto.
iii) iv) Essendo S = F A per ogni x S esiste un intorno aperto U
x
di x in X tale
che U
x
A. Si ha U
x
S = U
x
F A = U
x
F che chiuso in U
x
.
iv) i) La chiusura di U
x
S in U
x
U
x
S stesso per cui U
x
S = U
x
SU
x
= U
x
S.
Posto A =
xS
U
x
si ha S = A S = A S e quindi la conclusione.
Denizione 0.1.2. Un sottoinsieme S di uno spazio topologico X che soddisfa alle condi-
zioni equivalenti della proposizione precedente si dice localmente chiuso.
Osservazione 0.1.3. Se S un sottoinsieme localmente chiuso di X, allora linsieme =
(XS) S il pi grande aperto di X in cui S chiuso. Invero, se S chiuso in un aperto A
risulta S = SA e quindi = (XS) (SA) = ((XS) S) ((XS) A) = (XS) A
per cui aperto e A .
Denizione 0.1.4. Unapplicazione continua iniettiva f : X Y tra spazi topologici si
dice uninclusione continua o anche unimmersione topologica regolare se induce un omeo-
morsmo tra X e f(X), ove su f(X) si considera la topologia di sottospazio di Y .
Linclusione continua si dice aperta (chiusa) se f unapplicazione aperta (chiusa).
Uninclusione continua f : X Y aperta (chiusa) se e solo se f(X) aperto (chiuso)
in Y .
Ogni omeomorsmo evidentemente uninclusione continua aperta e chiusa.
Linclusione di un sottospazio S nellambiente X banalmente uninclusione continua
che risulta aperta (chiusa) se e solo se S aperto (chiuso) in X.
La composizione di inclusioni continue uninclusione continua. Inoltre, se f : X Y
e g : Y Z sono applicazioni tali che g iniettiva continua e gf uninclusione continua,
allora anche f uninclusione continua.
Se si suppone che g sia uninclusione continua, allora f continua se e solo se gf
continua.
Se X compatto e Y T
2
ogni applicazione iniettiva continua f : X Y uninclusione
continua.
Unapplicazione continua ed iniettiva non necessariamente uninclusione continua come
pu vedersi banalmente considerando lidentit di un insieme sul quale si considerano due
dierenti topologie, una strettamente pi ne dellaltra.
Un esempio pi interessante dal punto di vista geometrico dato dallapplicazione :
R R
2
denita da (t) = (t, t
3
)(1+t
4
)
1
. Si vede che (R) il sottoinsieme S = (x, y)
R
2
[(x
2
+y
2
)
2
= xy e che lapplicazione indotta una biiezione continua R S. Tuttavia
non si ha uninclusione continua perch limmagine di ogni intorno aperto di 0 in R non
un intorno aperto di (0) = (0, 0) in S.
Ovviamente la restrizione di a un qualunque sottoinsieme compatto di R uninclusione
continua.
Teorema 0.1.5. Un sottoinsieme di R
n
omeomorfo a R
n
aperto.
2
Dim. un risultato profondo, noto come teorema di Brouwer o teorema di invarianza
del dominio (cfr. [12]); talvolta con tali nomi si indicano anche i suoi numerosi corollari.
Corollario 0.1.6. Sia A un aperto non vuoto di R
n
; ogni applicazione continua ed iniettiva
f : A R
n
uninclusione continua aperta.
Dim. suciente far vedere che per ogni aperto U di A limmagine f(U) un aperto
di R
n
. Non restrittivo supporre che U sia un disco aperto tale che la sua chiusura U sia
contenuta in A. Allora lapplicazione indotta f[
U
uninclusione continua e quindi lo anche
la f[
U
. Poich U omeomorfo a R
n
anche f(U) risulta omeomorfo a R
n
e quindi per 0.1.5
f(U) un aperto di R
n
.
Corollario 0.1.7. Sia A un aperto non vuoto di R
n
e f : A R
m
uninclusione continua.
Allora n m e risulta n = m se e solo se f aperta.
In particolare A omeomorfo a un aperto di R
m
se e solo se n = m.
Dim. Si supponga n m; identicando R
m
con (x
1
, . . . , x
n
) R
n
[x
m+1
= =
x
n
= 0 si avrebbe uninclusione continua f : A R
n
e per 0.1.6 f(A) sarebbe aperto
in R
n
, il che impossibile a meno che non sia n = m poich f(A) risulta contenuto in
(x
1
, . . . , x
n
) R
n
[x
m+1
= = x
n
= 0.
Daltra parte se f aperta non pu neppure essere n < m come si vede in modo analogo
considerando linclusione continua f
1
: f(A) R
n
.
Denizione 0.1.8. Una variet topologica o spazio localmente euclideo uno spazio topolo-
gico X tale che per ogni suo punto x esiste un intorno aperto U di x e uninclusione continua
aperta : U R
n
.
Lomeomorsmo : U (U) si dice una carta locale di dominio U.
Una famiglia di carte locali i cui domini ricoprano X si dice un atlante della variet.
Evidentemente una variet topologica possiede localmente le propriet topologiche degli
spazi euclidei reali, mentre da queste non discendono in generale analoghe propriet topolo-
giche globali.
Usualmente nella denizione di variet topologica sono richiesti anche lassioma di sepa-
razione T
2
e il secondo assioma di numerabilit, o condizioni equivalenti (cfr. [9], [13], [20]),
che non discendono dalla sola condizione che lo spazio sia localmente euclideo.
Nel caso in cui una variet topologica sia connessa univocamente determinata la dimen-
sione degli spazi euclidei cui essa localmente omeomorfa, come mostra il teorema che segue;
tale intero si dice la dimensione della variet. Se la variet non connessa le sue componenti
connesse sono aperte in quanto lo spazio topologico localmente connesso e quindi sono delle
variet topologiche connesse; si continua a parlare di dimensione della variet quando queste
hanno tutte la stessa dimensione.
Teorema 0.1.9. Sia X una variet topologica connessa; esiste un unico intero n N tale
che ogni punto di X ha un intorno aperto omeomorfo a un aperto di R
n
.
Dim. Sia A(s) linsieme dei punti di X che hanno un intorno aperto omeomorfo a un
aperto di R
s
. Poich X una variet topologica esiste un n N tale che A(n) ,= .
Evidentemente A(n) aperto e quindi per provare lasserto basta far vedere che A(n)
anche chiuso. Sia per assurdo a A(n) A(n); poich a , A(n) esistono un intorno aperto
U di a e un omeomorsmo : U U

, ove U

un aperto di R
m
, con m ,= n. Daltra
parte deve essere U A(n) ,= per cui esistono un aperto non vuoto V di X contenuto in
U A(n) e un omeomorsmo : V V

, ove V

un aperto di R
n
. Allora
1
realizza
un omeomorsmo tra aperti, non vuoti, di R
n
e R
m
con n ,= m, il che per 0.1.7 assurdo.
3
Esempi 0.1.10. Dalla denizione di variet segue subito che per provare che uno spazio
topologico X una variet topologica suciente trovare un atlante mentre pi delicata
pu risultare la dimostrazione che un dato spazio topologico non una variet topologica.
Si osservi anche che se X una variet topologica di dimensione n, allora ogni punto di X
ha un intorno aperto omeomorfo a R
n
.
i) Banalmente ogni sottospazio aperto di una variet topologica una variet topologica
della stessa dimensione, cos come lo ogni spazio topologico localmente omeomorfo a una
variet topologica.
ii) Circonferenza, sfera e pi in generale coniche e quadriche non degeneri.
Si osservi che liperbole una variet non connessa di dimensione 1 e liperboloide ellittico
una variet non connessa di dimensione 2.
iii) Spazio proiettivo reale (cfr. [9], [20]).
iv) Un disco chiuso D di R
n
non una variet topologica. Invero se lo fosse dovrebbe
esistere per ogni punto a del bordo di D un intorno di a aperto in D omeomorfo a un aperto
di R
n
; per 0.1.6 tale intorno sarebbe aperto in R
n
, il che assurdo.
v) Il sottospazio X = (x, y) R
2
[xy = 0 non una variet topologica. Invero se lo
fosse dovrebbe esistere un omeomorsmo : U J, ove U un intorno aperto del punto
(0, 0) di X e J un intervallo aperto di R. Ne risulterebbe lassurdo di un omeomorsmo
U (0, 0)

= J (0, 0).
In modo analogo si vede che coniche e quadriche degeneri (connesse) non sono variet
topologiche, cos come il sottospazio S di R
2
immagine dellapplicazione considerato pre-
cedentemente.
Teorema 0.1.11. Ogni variet topologica connessa connessa per cammini.
Dim. Sia M una variet topologica e sia la relazione di equivalenza denita per ogni
coppia di punti p, q di M da p q se e solo se esiste unapplicazione continua : [0, 1] M
tale che (0) = p e (1) = q.
Sia p un punto di M e sia Q(p) la classe di equivalenza che contiene il punto p. Se q
un punto di Q(p) esistono un intorno aperto U di q in M e uninclusione continua aperta
: U R
m
tale che (U) sia un disco aperto di centro (q). Ne segue che ogni punto
di U equivalente a q e quindi a p per cui U Q(p) che di conseguenza aperto. Daltra
parte Q(p) anche chiuso perch il complementare dellunione di tutte le altre classi di
equivalenza diverse da Q(p) e si pu cos concludere che Q(p) = M.
Denizione 0.1.12. Unapplicazione continua f : X Y tra due spazi T
2
si dice propria
se limmagine inversa f
1
(K) di ogni compatto K di Y compatta.
Ovviamente se X compatto ogni applicazione continua f : X Y propria.
Sia f : X Y unapplicazione propria: facile vedere che per ogni chiuso S di X e
per ogni aperto B di Y sono proprie le applicazioni f[
S
e f[
f
1
(B)
; ne segue che per ogni
sottoinsieme localmente chiuso T di Y lapplicazione f[
f
1
(T)
propria.
Si pu inoltre vedere che date due applicazioni continue f : X Y e f : Y Z se
f e g sono proprie anche la loro composizione propria; inoltre se gf propria allora f
propria.
Lemma 0.1.13. Sia f : X Y unapplicazione chiusa. Per ogni sottoinsieme L di Y e
per ogni intorno aperto U di f
1
(L) in X esiste un intorno aperto V di L in Y tale che
f
1
(L) f
1
(V ) U.
Dim. Sia V = Y f(XU)): V aperto, contiene L ed inoltre f
1
(V ) contenuto in U.
Proposizione 0.1.14. Sia f : X Y unapplicazione continua tra spazi T
2
localmente
compatti; f propria se e solo se chiusa e le sue bre sono compatte.
4
Dim. Si suppoga f propria e sia C un chiuso di X. Sia y f(C) e sia K un intorno
compatto di y: ovviamente y K f(C). Daltra parte K f(C) = f(f
1
(K) C)
compatto e quindi y f(C).
Viceversa sia K un compatto di Y . Sia (C
i
)
iI
una famiglia di chiusi di f
1
(K) tale che
ogni sua sottofamiglia nita ha intersezione non vuota; basta far vedere che
i
C
i
,= . Poich
K compatto deve essere
i
f(C
i
) ,= per cui esiste un punto b f(C
i
) per ogni i I. Per
la compattezza della bra f
1
(b) ne segue che
i
(C
i
f
1
(b)) ,= e quindi
i
C
i
,= .
Corollario 0.1.15. Le bre di unapplicazione propria tra spazi T
2
localmente compatti
hanno un sistema fondamentale di intorni compatti.
Dim. Segue subito da 0.1.13 e 0.1.14.
Osservazione 0.1.16. Unapplicazione continua pu avere immagine chiusa e bre compatte
senza essere unapplicazione propria. Si consideri invero lapplicazione f : R R denita
da x x(x
2
+ 1)
1
: f(R) = [1/2, 1/2], f
1
(t) costituito al pi da due punti per ogni
t R, ma f
1
([0, 1/2]) non compatto.
Corollario 0.1.17. Unapplicazione continua iniettiva tra spazi T
2
localmente compatti
propria se e solo se uninclusione continua.
0.2 R-dierenziabilit e C-dierenziabilit
Se x R
n
(risp. z C
n
) si denoter con [x[ ([z[) la norma del massimo modulo sup
j
[x
j
[
(sup
j
[z
j
[).
Denizione 0.2.1. Siano un aperto di R
n
, f : R
p
unapplicazione e c un punto di
. Si dice che f dierenziabile in c se esiste unapplicazione R-lineare L
c
: R
n
R
p
tale
che
lim
xc
f(x) f(c) L
c
(x c)
[x c[
= 0 (1)
La dierenziabilit in c implica evidentemente la continuit in c. Si dice che f dierenziabile
su se lo in ogni punto di .
Osservazione 0.2.2. i) Lapplicazione lineare L
c
, se esiste, unica; tale applicazione viene
detta il dierenziale di f in c ed denotata con d
c
f o con D(f)(c), o anche con f

(c). Se n =
p = 1, la L
c
viene canonicamente identicata con un nunero reale, denotato usualmente con
f

(c), ottenendosi cos lusuale denizione di derivata come limite del rapporto incrementale.
ii) f dierenziabile in c se e solo se lo sono tutte le sue componenti f
1
, . . . , f
p
ed allora
risulta d
c
f = (d
c
f
1
, . . . , d
c
f
p
).
iii) Se f costante banalmente d
c
f = 0 per ogni c .
iv) Se f la restrizione di unapplicazione lineare L : R
n
R
p
risulta d
c
f = L per ogni
c ; in particolare d
c
x
i
= x
i
per ogni i = 1, . . . n.
v) Se p = 1 e f dierenziabile in c, per ogni vettore non nullo v R
n
d
c
f(v) la
derivata direzionale di f nella direzione del vettore v; in particolare se e
1
, . . . , e
n
la base
canonica di R
n
allora d
c
(e
j
) la derivata parziale
f
x
j
(c) di f in c rispetto alla variabile x
j
.
vi) Se p = 1 e f dierenziabile in c, poich ogni vettore v pu essere scritto univocamente
nella forma

n
j=1
v
j
e
j
si ha
d
c
f(v) =
n

j=1
v
j
d
c
f(e
j
) =
n

j=1
d
c
x
j
(v)d
c
f(e
j
) =
n

j=1
f
x
j
(c)d
c
x
j
(v),
5
per ogni vettore v, di R
n
e quindi la classica formula del dierenziale
d
c
f =
n

j=1
f
x
j
(c)d
c
x
j
(2)
Se p > 1, d
c
f(v) il vettore di R
p
che ha come componenti i numeri reali d
c
f
j
(v). Ne segue
che la matrice di d
c
f rispetto alle basi canoniche di R
n
e R
p
la matrice jacobiana
(f
1
, . . . , f
p
)
(x
1
, . . . , x
n
)
(c) =
_
f
h
x
j
(c)
_
h=1,...,p
j=1,...,n
(3)
Se g unapplicazione denita su un intorno aperto di f(c) a valori R
q
e dierenziabile
in f(c) lapplicazione composta gf risulta dierenziabile in c; si ha d
c
(gf) = d
f(c)
g d
c
f e le
matrici jacobiane si moltiplicano righe per colonne (cfr. e.g. [9]).
vii) Come noto lesistenza delle derivate parziali per una funzione f : R non
assicura lesistenza del dierenziale o la validit della (2); vero tuttavia che se le derivate
parziali esistono e sono continue in un intorno di c allora il dierenziale di f esiste in c e
sussiste quindi la (2).
viii) Siano un aperto di R
n
e f : R unapplicazione dierenziabile su . Se per
ogni x lapplicazione df : x d
x
f di in Hom
R
(R
n
, R)

= R
n
continua si dice che
lapplicazione f di classe (
1
; questo equivalente a chiedere che esistano e siano continue
le derivate parziali di f.
Per induzione si denisce la dierenziabilit di classe (
k
, che, come ben noto, equivale
allesistenza e alle continuit delle derivate parziali no allordine k.
Per le derivate successive comodo utilizzare la notazione dei multiindici: le derivate
parziali di ordine k di una funzione dierenziabile sono usualmente denotate da

f =

||
f
x
1
1
x
n
n
=
_

x
1
_

1

_

x
n
_

n
f
dove N
n
, [[ =
1
+ +
n
= k.
Se f e g sono funzioni dierenziabili di classe (
k
, per ogni N
n
tale che [[ k risulta

(f +g) =

(f) +

(g) e

(fg) =

N
n
||||
_

(f)

(g).
Unapplicazione si dice di classe (

se di classe (
k
per ogni k N.
Per ogni k = 0, . . . , si indica con (
k
() la R-algebra delle funzioni dierenziabili di
classe (
k
su , ove con (
0
si denotano le funzioni continue. Si pu osservare che (
k
() un
anello non noetheriano e la sua dimensione come R-spazio vettoriale strettamente superiore
al numerabile. Lalgebra (

() si indica spesso con c() e lalgebra (


0
() con (().
Su (
k
() pu denirsi una topologia, la topologia (
k
(cfr. e.g. [13]), per la quale risulta
uno spazio vettoriale topologico con una metrica completa (spazio di Frchet). Per k = 0 si
ottiene la topologia della convergenza uniforme sui compatti; per k > 0 la convergenza in tale
topologia implica la convergenza uniforme sui compatti delle funzioni e delle loro derivate.
Osservazione 0.2.3. Se f una funzione di classe (
k
, k 1, in un intorno di un punto a di
R
n
, allora esistono (cfr. e.g. [20]) un intorno convesso U di a e funzioni h
1
, . . . , h
n
(
k1
(U)
tali che per ogni x U si ha f(x) = f(a) +

n
i=1
h
i
(x)(x
i
a
i
), ove h
i
(a) =
f
xi
(a), che si
dice anche la formula di Taylor di grado 0. Se k 2, ripetendo il ragionamento, si possono
trovare funzioni h
ij
(
k2
(U), i, j = 1, . . . , n, tali che f(x) = f(a) +

n
i=1
c
i
(x
i
a
i
) +

n
i,j=1
h
ij
(x)(x
i
a
i
)(x
j
a
j
), ove c
i
=
f
xi
(a) (formula di Taylor di grado 1).
6
Lemma 0.2.4. Sia c
a
lalgebra dei germi delle funzioni dierenziabili (

in un punto a di
R
n
e sia m
a
lideale f c
a
[f(a) = 0. Lanello c
a
un anello locale ed il suo unico ideale
massimale m
a
, che generato dai germi in a delle funzioni x
1
a
1
, . . . , x
n
a
n
.
Dim. Lapplicazione f f(a) un omomorsmo surgettivo di c
a
in R per cui m
a

un ideale massimale: lunico ideale massimale dellanello perche un elemento f di c
a

invertibile se e solo se f(a) ,= 0.
In un intorno convesso U di a esistono funzioni h
1
, . . . , h
n
c(U) tali che per ogni x U
si ha f(x) = f(a) +

n
i=1
h
i
(x)(x
i
a
i
). Ne segue m
a
(x
1
a
1
, . . . , x
n
a
n
), da cui la
conclusione, essendo ovvia linclusione inversa.
Osservazione 0.2.5. Denotando con (r) il generico elemento della potenza r-esima m
r
a
dellideale m
a
la formula di Taylor di grado zero (cfr. 0.2.3) pu essere scritta nella forma:
f = f(a) +(1), ove (1) =

n
i=1
h
i
(x)(x
i
a
i
). Iterando si ottiene la formula di Taylor di
grado r
f(x) =

||r
c

(x a)

+(r + 1)
nella quale risulta !c

f(a).
La parte polinomiale della formula di Taylor
j
r
a
f =

||r
1
!

f(a)(x a)

si dice anche il getto di grado r di f in a. Lapplicazione f j


r
a
f denisce un morsmo
surgettivo di R-algebre di c
a
in R[X
1
, . . . , X
n
] il cui nucleo lideale m
r+1
a
. Si osservi che
(r + 1) = o([x a[
r
) per x a.
Laddendo non polinomiale della formula di Taylor pu essere specicato in vari modi,
come nel classico risultato che segue (cfr. e.g. [13]).
Teorema 0.2.6. Siano un aperto di R
n
, a un punto di e f c(). Se x un punto
di tale che il segmento [x, a] contenuto in , per ogni r N si ha
f(x) = j
r
a
f +

||=r+1
1
!

f()(x a)

(4)
ove un punto del segmento [x, a].
Denizione 0.2.7. Un elemento di m
r
a
si dice r-piatto e una funzione il cui germe r-piatto
si dice r-piatta in a. Una funzione (un germe) si dice piatta se r-piatto per ogni r N.
Per ogni germe f c
a
si denisce la serie formale di Taylor (cfr. [15])
T
a
(f) =

N
n
1
!

f(a)X

.
Lapplicazione f T
a
(f) denisce un morsmo di R-algebre di c
a
in R[[X
1
, . . . , X
n
]] il
cui nucleo lideale dei germi piatti
r
m
r
a
. Si pu provare (cfr. [13]) che lapplicazione
surgettiva.
Esempi 0.2.8. Un classico esempio di funzione piatta in un punto fornito dalla funzione
f : R R denita da f(x) = exp (1/x
2
) per x ,= 0 e f(0) = 0. Si prova che la derivata n-
esima di f data da f
(n)
(0) = 0 e, per x ,= 0, da f
(n)
(x) = P
n
(x) exp (1/x
2
)/x
3n
, ove P
n
(x)
il polinomio denito induttivamente da P
1
(t) = 2 e P
n+1
(x) = P
n
(x)(2 3nx
2
) +x
2
P

n
(t),
per ogni n N.
7
Teorema 0.2.9. Sia X un chiuso di un sottoinsieme aperto di R
n
. Esiste una funzione
non negativa f c() tale che X = x [f(x) = 0.
Dim. Se D un disco aperto della metrica euclidea di R
n
esiste una funzione f c(R
n
)
tale che supp(f) = D e f(x) > 0 per ogni x D (cfr. [20]). Per ogni n N sia
n
R
+
tale che
p
|

f |
D
<
1
2
p
per ogni N
p
tale che [[ n. Potendosi assumere che la serie

p
converga a un reale positivo , salvo a moltiplicare f per , si pu supporre che per
ogni ssato p N si abbia |

f |
D
<
1
2
p
per ogni N
n
tale che [[ p.
Poich X un aperto di R
n
pu essere ricoperto con una famiglia numerabile di dischi
aperti euclidei D
p
tali che D
p
D
p
X per ogni p N; inoltre per ogni p N esiste una
funzione f
p
c() tale che supp(f
p
) = D
p
, f
p
(x) > 0 per ogni x D
p
e |

f
p
|
Dp
<
1
2
p
,
per ogni N
n
tale che [[ p.
Per le condizioni imposte alle f
p
la serie

p
f
p
uniformemente convergente sui compatti
di a una funzione f di classe (

che soddisfa alle condizioni richieste.


Denizione 0.2.10. Siano un aperto di R
n
e f : :R
p
unapplicazione dierenziabile
di classe (
k
, k 1; la f si dice un dieomorsmo di classe (
k
se esiste un aperto

di R
m
e unapplicazione dierenziabile g :

R
n
di classe (
k
tale che gf = id

e fg = id

.
La f si dice un dieomorsmo locale in un punto a di di classe (
k
se esistono un intorno
aperto U di a in , un intorno aperto V di f(a) in R
m
e unapplicazione dierenziabile
g : V U di classe (
k
tali che f(U) V e
g f[
U
= id
U
e f[
U
g = id
V
.
La f si dice un dieomorsmo locale se un dieomorsmo locale in ogni punto.
Teorema 0.2.11. Sia un aperto di R
n
e sia f : R
n
unapplicazione dierenziabile
di classe (
k
, k 1; f un dieomorsmo locale di classe (
k
in un punto a se e solo se
il dierenziale d
a
f di f in a ha rango n.
Dim. Se f un dieomorsmo locale in a esistono un intorno aperto U di a in ,
un intorno aperto V di f(a) in R
n
e unapplicazione dierenziabile g : V U tali che
f(U) V e
g f[
U
= id
U
e f[
U
g = id
V
.
Utilizzando la regola di derivazione delle funzione composte, si vede che d
u
(f) un
isomorsmo per ogni u U, il cui inverso d
f(u)
(g).
Il viceversa il classico teorema delle funzioni inverse per il quale si pu consultare un
qualunque testo di analisi (cfr. e.g. [13]).
Teorema 0.2.12. Siano A R
n
e B R
p
aperti, : A B R
p
unapplicazione
dierenziabile, di classe (
k
, k 1, (u, v) (u, v), (a, b) A B un punto tale che
(a, b) = (0, . . . , 0) e si supponga che il rango della matrice
(
1
, . . . ,
p
)
(v
1
, . . . , v
p
)
(a, b)
sia p.
Esistono intorni aperti U di a in A e V di b in B e unapplicazione dierenziabile di
classe (
k
: U V tali che (u, v) = (0, . . . , 0) se e solo se v = (u) per ogni u U,
v V .
8
Dim. il classico teorema delle funzioni implicite per il quale possono trovarsi molte
dimostrazioni nei testi di analisi.
Una dimostrazione pu anche ottenersi rapidamente a partire dal Teorema 0.2.11 nel
modo che segue.
Sia f : AB R
n+p
denita da f(u, v) = (u, (u, v)). facile vedere che il rango di f in
(a, b) n+p e quindi per 0.2.11 esistono un intorno aperto U

V di (a, b) in AB, un intorno


aperto W di f(a, b) = (a, 0, . . . , 0) in R
n+p
e unapplicazione dierenziabile g : W U

V
che inverte f. Ne segue che, se : AB A e : AB B sono le proiezioni canoniche,
si ha g(u, v) = u in quanto fg(u, v) = (u, v), per ogni (u, v) W. Esiste un intorno aperto U
di a in U

tale che (u, 0, . . . , 0) W per ogni u U. Sia quindi lapplicazione dierenziabile


U V denita dalla composizione gi, ove i : U W linclusione u (u, 0, . . . , 0):
risulta g(u, 0, . . . , 0) = (u, (u)). Se (u, v) U V si ha evidentemente gf(u, v) = (u, v)
per cui, se (u, v) = (0, . . . , 0), deve essere v = (u) per la denizione di . Daltra parte,
per ogni u U, si ha (u, (u, (u)) = f(u, (u)) = f(g(u, 0, . . . , 0), g(u, 0, . . . , 0)) =
fg(u, 0, . . . , 0) = (u, 0, . . . , 0) per cui (u, (u)) = (0, . . . , 0).
Osservazione 0.2.13. I teoremi 0.2.11 e 0.2.12 sono in realt equivalenti. Invero 0.2.11 pu
dedursi da 0.2.12 considerando lapplicazione dierenziabile : R
n
R
n
denita da
(u, v) = f(v) u. Per lipotesi sul rango di f in a si pu applicare il Teorema 0.2.12 alla
nel punto (b, a), ove b = f(a). Esistono dunque un intorno aperto U di b in R
n
, un intorno
aperto V di a in e unapplicazione dierenziabile : U V tale che (u, v) = (0, . . . , 0)
se e solo se v = (u), per u U, v V . Si ha quindi f(u) = u per cui f[
U
surgettiva e
iniettiva; inoltre la matrice
(1,...,n)
(v1,...,vn)
(b) ha rango n. Ripetendo lo stesso ragionamento su
, in luogo di f, si prova che surgettiva in un intorno di b e si pu cos concludere che ,
e di conseguenza f, un dieomorsmo locale.
In geometria dierenziale risulta molto utile una conseguenza dei due teoremi precedenti,
che va sotto il nome di teorema del rango o della linearizzazione locale di unapplicazione
dierenziabile. Si osservi che la sua dimostrazione utilizza solo il Teorema 0.2.11 e conside-
razioni elementari di algebra lineare; pertanto facilmente adattabile a tutte quelle classi di
funzioni, oltre le dierenziabili, per le quali sussiste lanalogo del Teorema 0.2.11.
Teorema 0.2.14. Siano un aperto di R
n
e f : R
p
unapplicazione dierenziabile di
classe (
k
, k 1, tale che in un intorno di un punto a il rango della matrice jacobiana
di f sia costantemente r, r min(n, p).
Esistono un intorno aperto U di a in , un intorno aperto V di f(a) in R
p
tali che
f(U) V , un cubo aperto P di centro lorigine O di R
n
, un cubo aperto Q di centro
lorigine O di R
p
, dieomorsmi di classe (
k
: P U, con (O) = a, e : V Q,
con (f(a)) = O, tali che per lapplicazione composta = f risulta
: (u
1
, . . . , u
n
) (u
1
, . . . , u
r
, 0, . . . , 0) .
Dim. Salvo a sostituire, in un intorno di a, f con lapplicazione

f : u f(u+a) f(a)
si pu supporre a = O e f(a) = O. Si pu inoltre supporre che esista un intorno aperto U
di a tale che per ogni u U un minore non nullo della matrice jacobiana J
u
(f) sia
A
u
=
_
_
_
f1
u1
(u)
f
1
ur
(u)

fr
u1
(u)
fr
ur
(u)
_
_
_
Sia g : R
n
lapplicazione denita da g(u) = (f
1
(u), . . . , f
r
(u), u
r+1
, . . . , u
n
); per la
sua matrice jacobiana in u U si ha
9
J
u
(g) =
_
_
A
u

0 id
_
_
che ha evidentemente rango n. Per 0.2.11, salvo a restringere U, si pu supporre che
g[
U
sia un dieomorsmo. Essendo g(a) = g(O) = O si pu supporre che g(U) sia un
cubo P di centro O e sia = (g[
U
)
1
: P U. Banalmente per ogni u U si ha
g((u)) = u e quindi f
j
((u)) = u
j
per ogni j = 1, . . . , r. Risulta quindi f((u)) =
(u
1
, . . . , u
r
, f
r+1
(u), . . . , f
p
(u)), ove le f
l
sono dierenziabili su P, per l = r + 1, . . . , p. Per
ogni u P si ha J
u
(f) = J
(u)
(f)J
u
() e quindi il rango della matrice jacobiana di f su
P r. Ma la matrice jacobiana J
u
(f) la matrice p n
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
1 0 0 0

0 1 0 0

fr+1
u
r+1
(u)
fr+1
u
n
(u)


fp
ur+1
(u)
fp
un
(u)
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
per cui deve necessariamente essere
f
r+h
u
r+h
= 0 su P per h = 1, . . . , p r, cio le funzioni
f
r+1
, . . . , f
p
non dipendono da u
r+1
, . . . , u
n
.
Sia P = P
r
P
nr
R
r
R
nr
, ove P
r
e P
nr
sono cubi di R
r
e R
nr
rispettivamente
centrati nelle origini, e sia h : P
r
R
pr
P
r
R
pr
denita da
h(v
1
, . . . , v
p
) = (v
1
, . . . , v
r
, v
r+1
f
r+1
(v
1
, . . . , v
r
), . . . , v
p
f
p
(v
1
, . . . , v
r
)) .
Banalmente h un dieomorsmo perch ha rango massimo p ed iniettiva (cfr. 0.2.11).
Per ogni u P si ha hf((u)) = h(u
1
, . . . , u
r
, f
r+1
(u), . . . , f
p
(u)) = (u
1
, . . . , u
r
, 0, . . . , 0).
Salvo a rimpiccolire P, esiste quindi un cubo Qdi R
p
di centro lorigine O tale che hf((P))
Q P
r
R
pr
. Posto V = h
1
(Q) e = h[
V
si ha la conclusione.
Osservazione 0.2.15. Per trattare la dierenziabilit, dal punto di vista reale, di funzioni
a valori complessi, denite su aperti dello spazio ane complesso C
n
, questo sar identicato
con R
2n
attraverso la biiezione (z
1
, . . . , z
n
) (x
1
, . . . , x
n
, y
1
, . . . , y
n
), ove z
j
= x
j
+ iy
j
,
x
j
= z
j
, y
j
= z
j
, per ogni j = 1, . . . , n.
Un polidisco di C
n
di centro c e raggi r
1
, . . . , r
n
linsieme P
r
(c) = z C
n
[ [z
j
c
j
[ <
r
j
, j = 1, . . . n =

n
j=1
D
rj
(c
j
), ove D
rj
(c
j
) il disco euclideo di C

= R
2
di centro
c
j
e raggio r
j
. Si dice frontiera distinta del polidisco, e si denota con
0
P
r
(c), il prodotto

n
j=1
D
rj
(c
j
) delle frontiere dei dischi. Se r
1
= = r
n
un polidisco un disco metrico nella
metrica indotta dalla norma del massimo modulo. Tale metrica evidentemente equivalente
alla metrica euclidea di R
2n
.
Formalmente si pu considerare C
n
come una variet dierenziabile di dimensione 2n
che ha un atlante costituito da ununica carta. In questo modo, se un aperto di C
n
,
una funzione f : C, f(z
1
, . . . , z
n
) = u(z
1
, . . . , z
n
) + iv(z
1
, . . . , z
n
), si considera a
valori in R
2
e dipendente dalle variabili reali soggiacenti x
1
, . . . , x
n
, y
1
, . . . , y
n
. La f quindi
dierenziabile in senso reale, o R-dierenziabile, se e solo se sono dierenziabili le funzioni
u(x
1
, . . . , x
n
, y
1
, . . . , y
n
) e v(x
1
, . . . , x
n
, y
1
, . . . , y
n
). La suddetta identicazione permette di
scrivere per ogni c , d
c
f = d
c
u +id
c
v e quindi anche
10
f
x
j
(c) =
u
x
j
(c) +i
v
x
j
(c) e
f
y
j
(c) =
u
y
j
(c) +i
v
y
j
(c)
per ogni j = 1, . . . , n.
Si pone poi
f
z
j
(c) =
1
2
_
f
x
j
(c) i
f
y
j
(c)
_
,
f
z
j
(c) =
1
2
_
f
x
j
(c) +i
f
y
j
_
(c) , (5)
e dalla formula del dierenziale segue
d
c
f =
n

j=1
f
x
j
(c)d
c
x
j
+
n

j=1
f
y
j
(c)d
c
y
j
=
n

j=1
f
z
j
(c)d
c
z
j
+
n

j=1
f
z
j
(c)d
c
z
j
(6)
essendo d
c
z
j
= d
c
x
j
+id
c
y
j
e d
c
z
j
= d
c
x
j
id
c
y
j
, per j = 1, . . . , n.
Si vede quindi che il dierenziale reale d
c
f : R
2n
R
2
somma dellapplicazione
C-lineare
c
f e dellapplicazione C-antilineare
c
f denite da

c
f =
n

j=1
f
z
j
(c)d
c
z
j
,
c
f =
n

j=1
f
z
j
(c)d
c
z
j
. (7)
Si osservi che
c
f e
c
f sono le uniche applicazioni C-lineari e C-antilineari, rispettivamente,
la cui somma lapplicazione R-lineare d
c
f.
Con f, f si indicano ovviamente le applicazioni c
c
f, c
c
f e con
f
zj
,
f
zj
le
applicazioni c
f
zj
(c), c
f
zj
(c), j = 1, . . . , n.
Osservazione 0.2.16. Gli operatori dierenziali 5 non sono vere e proprie derivate parziali,
ma ne hanno le propriet formali; sono infatti C-lineari rispetto alla somma e soddisfano la
regola di Leibniz rispetto al prodotto.
facile vedere che si hanno le relazioni:
f
z
j
=
f
z
j
,
f
z
j
=
f
z
j
(8)
e di conseguenza f = f e f = f.
Sussiste poi la regola della derivazione delle funzioni composte: invero se f : C
p
derivabile in senso reale e g una funzione a valori in C, derivabile in senso reale su un
intorno aperto di f() in C
p
, per la funzione composta h = gf sussistono le
h
z
j
=
p

l=1
g

l
f
l
z
j
+
g

l
f
l
z
j
,
h
z
j
=
p

l=1
g

l
f
l
z
j
+
g

j
f
l
z
j
, (9)
Se f dierenziabile di classe (

possono denirsi per induzione gli operatori dierenziali


misti di ogni ordine

+
f
z

=

+
f
z
1
1
z
n
n
z
1
1
z
n
n
per ogni , N
n
.
11
Denizione 0.2.17. Siano un aperto di C
n
, f : C
p
unapplicazione e c un punto
di . Si dice che f C-dierenziabile in c se esiste unapplicazione C-lineare L
c
: C
n
C
n
tale che
lim
zc
f(z) f(c) L
c
(z c)
[z c[
= 0 (10)
Si dice che f C-dierenziabile su se lo in ogni punto di .
Le considerazioni dellosservazione 0.2.2 possono essere estese senza dicolt al caso
della C-dierenziabilit. Poich ogni applicazione C-lineare evidentemente anche R-lineare,
unapplicazione che sia C dierenziabile in un punto c anche R-dierenziabile in c. Per
lunicit dellapplicazione L
c
lapplicazione f risulta C-dierenziabile in c se e solo se R-
dierenziabile e il suo dierenziale reale d
c
f C-lineare. Da 7 segue che f C-dierenziabile
in c se e solo se f R-dierenziabile in c e d
c
f =
c
f, o equivalentemente,
c
f = 0.
Per p = 1 la condizione
c
f = 0 equivalente alle
f
z
j
(c) =
1
2
_
f
x
j
(c) +i
f
y
j
(c)
_
= 0 (11)
a loro volta equivalenti alle
u
x
j
(c) =
v
y
j
(c) e
u
y
j
(c) =
v
x
j
(c) (12)
per cui se f soddisfa alle (11) si ha
f
z
j
(c) =
f
x
j
(c) = i
f
y
j
(c), (13)
per ogni j = 1, . . . , n.
Le relazioni (11) e (12) prendono il nome di condizioni di Cauchy-Riemann.
Analogamente al caso reale si vede che, se f C-derivabile in c, per ogni vettore non
nullo v C
n
il vettore d
c
f(v) la derivata direzionale di f in c nella direzione del vettore
v; in particolare, tenendo conto delle (13), si ha

c
f(e
j
) = d
c
f(e
j
) =
u
x
j
(c) +i
v
x
j
(c) =
f
x
j
(c) =
f
z
j
(c),
ove e
j
, j = 1, . . . , n la base complessa canonica di C
n
.
Se p > 1, e f C-derivabile in c, il vettore d
c
f(v) di C
p
ha come componenti i numeri
complessi d
c
f
j
(v). Ne segue che la matrice di
c
f rispetto alle basi canoniche di C
n
e C
p

la matrice jacobiana complessa


(f
1
, . . . , f
p
)
(z
1
, . . . , z
n
)
(c) =
_
f
h
z
j
(c)
_
h=1,...,p
j=1,...,n
(14)
Se n = p = 1, la
c
f si identica, analogamente al caso reale, con il numero complesso
f

(c) :=
f
z
(c) = lim
zc
f(z) f(c)
z c
.
Denizione 0.2.18. Siano un aperto di C
n
; una funzione f : C si dice olomorfa
se C-dierenziabile in ogni punto di .
Si osservi che la C-dierenziabilit in un punto non assicura la stessa propriet in un
intorno del punto come mostra la funzione f : C C denta da f : (x, y) x
3
y
2
+ix
2
y
3
.
12
Si indicher con O
C
n() linsieme delle funzioni olomorfe su un aperto di C
n
. facile
vericare che O
C
n() una C-algebra.
Unapplicazione f : C
p
si dice olomorfa se le sue componenti sono olomorfe. Da
(9) segue che la composizione h = gf di due funzioni olomorfe olomorfa e si ha
a
h =

f(a)
g =
a
f per ogni punto a . Se p = n la f si dice un biolomorsmo locale in un
punto c se ammette uninversa olomorfa in un intorno di c; si dice un biolomorsmo se
un biolomorsmo locale in ogni punto di . Si dice inne un biolomorsmo se ha uninversa
olomorfa su .
Lemma 0.2.19. Siano un aperto di C
n
e f : C
n
unapplicazione olomorfa. Se
z
l
= x
l
+iy
l
, f
j
= u
j
+iv
j
, per j, l = 1, . . . , n

det
(f
1
, . . . , f
n
)
(z
1
, . . . , z
n
)

2
= det
(u
1
, . . . , u
n
, v
1
, . . . , v
n
)
(x
1
, . . . , x
n
, y
1
, . . . , y
n
)
Dim. Si pu scrivere in modo compatto
(u
1
, . . . , u
n
, v
1
, . . . , v
n
)
(x
1
, . . . , x
n
, y
1
, . . . , y
n
)
:=
_
_
_
uj
x
l
uj
y
l
vj
x
l
v
j
y
l
_
_
_ :=
_
A B
C D
_
,
j, l = 1, . . . , n, ove per le (12) risulta A = D e B = C. Essendo
(f
1
, . . . , f
n
)
(z
1
, . . . , z
n
)
= A+iC
se ne trae
det
_
A C
C A
_
= det
_
A+iC C +iA
C A
_
= det
_
A+iC 0
C AiC
_
da cui segue subito la tesi.
Lemma 0.2.20. Sia un aperto connesso di C
n
e f O
C
n(); f costante se soddisfatta
una delle condizioni seguenti:
i) f() R;
ii) [f[ costante;
iii) la parte reale di f costante;
iv) la parte immaginaria di f costante.
Dim. i) Le derivate parziali di f rispetto alle variabili reali sono reali e quindi per (11)
devono essere nulle.
ii) Se [f(z)[ = c per ogni z , ove c un reale non nullo, si ha anche f(z)f(z) = c
2
per ogni z . Ne segue che
f
z
l
si annulla su per ogni l = 1, . . . , n. Essendo f olomorfa
si conclude come in i) che devono essere nulle le derivate parziali di f rispetto alle variabili
reali.
iii), iv) Se f(z) + f(z) = c, o f(z) f(z) = ic, ove c R, per ogni z , di nuovo si
arriva alla conclusione che le derivate parziali di f rispetto alle variabili reali devono essere
nulle.
Nel seguito viene presupposta la conoscenza dei primi due paragra del capitolo I di [15],
del quale si seguono le notazioni.
13
Sia k il campo dei reali R o il campo dei complessi C e sia un aperto di k
n
. Ricordiamo
(cfr. [15]) che una funzione f : k si dice analitica se per ogni punto c esiste una
serie convergente S
c
kX
1
, . . . , X
n
tale che f(x) = S
c
(x c) per ogni x in un intorno U
c
di c in ; tale serie univocamente determinata da
S
c
=

N
n
1
!

f
x

(c)X

(15)
(cfr. [15], I.2.8), cio la serie S
c
la serie di taylor T
c
(f) di f nel punto c. Le funzioni
analitiche ammettono derivate parziali di qualunque ordine (cfr. [15], I. 2.8) e queste sono
a loro volta analitiche; inoltre ogni serie di potenze convergente individua una funzione
analitica sul suo dominio di convergenza (cfr. [15], I.2.3).
Indicheremo con /
k
n() linsieme delle funzioni analitiche su e con /
k
n
,c
linsieme dei
germi in c di funzioni analitiche; dai risultati di [15] segue subito che /
k
n() e /
k
n
,c
sono k-algebre. Inoltre per ogni f /
k
n() risulta 1/h /
k
n( h
1
(0)).
Unapplicazione f : k
p
si dice analitica se lo sono le sue componenti; da [15], I.2.6
segue che la composizione di applicazioni analitiche analitica.
Se k = R si parla di funzioni analitiche reali e se k = C si parla di funzioni analitiche
complesse. Se un aperto di C
n
unapplicazione f : C
p
si dice analitica reale se lo
come applicazione nelle soggiacenti variabili reali.
Se f /
C
n() e z, z si ha f(z) = f(z) perch il coniugio di C
n
un automorsmo
e una isometria.
Sussiste il fondamentale principio del prolungamento analitico
Teorema 0.2.21. Siano un aperto connesso di k
n
e f /
k
n(). Le seguenti condizioni
sono equivalenti:
i) f 0;
ii) esiste un aperto non vuoto

tale che f[

0;
iii) esiste c tale che per ogni N
n
;

f
x

(c) = 0.
Dim. i) ii) e ii) iii) sono ovvie.
iii) i) Sia
Z =
_
x

f
x

(x) = 0, N
n
_
:
evidentemente Z un chiuso non vuoto di . Se b Z esiste un intorno U di b in tale che
f(x) = T
b
(f)(x b) per ogni x U (cfr. (15)) per cui f[
U
= 0 e di conseguenza U Z; si
conclude che Z aperto in , da cui la tesi.
Osservazione 0.2.22. Il Teorema 0.2.21 non sussiste per le funzioni (

, come pu vedersi
considerando una qualunque funzione (

piatta in c (cfr. 0.2.8).


Corollario 0.2.23. i) Se un aperto connesso di k
n
lalgebra /
k
n() integra.
ii) Per ogni punto c k
n
lalgebra dei germi /
k
n
,c
isomorfa allalgebra delle serie
convergenti kX
1
, . . . , X
n
.
Dim. Il punto i) ovvio e lisomorsmo del punto ii) dato dallapplicazione f T
c
(f)
che a ogni germe di funzione analitica in c associa la serie di Taylor in c di una funzione che
rappresenta il germe.
14
Corollario 0.2.24. Siano un aperto connesso di k
n
e f /
k
n() tale che f , 0.
Linsieme degli zeri Z(f) = x [f(x) = 0 un sottoinsieme chiuso di privo di punti
interni, discreto per n = 1.
Dim. Che Z non possa avere punti interni segue subito da 0.2.21.
Sia n = 1 e sia c Z; risulta f(x) =

n0
a
n
(x c)
n
, per ogni x in un intorno U di
c. Poich f(c) = 0 e f , 0 esiste un pi piccolo intero m tale che a
n
= 0 per ogni n < m
e a
m
,= 0. Risulta f(x) = (x c)
m

nm
a
n
(x c)
nm
per ogni x U; ora la funzione
g(x) :=

nm
a
n
(xc)
nm
analitica (cfr. [15]) e quindi continua per cui, essendo g(c) ,= 0,
deve essere non nulla in un intorno di c.
Denizione 0.2.25. Con le notazioni del corollario precedente lintero m 1 si dice la
molteplicit dello zero c di f. Evidentemente uno zero c di f ha molteplicit m se e solo se
d
n
f
dx
n
(c) = 0 per n < m e
d
m
f
dx
m
(c) ,= 0.
Lemma 0.2.26. Le funzioni analitiche complesse sono analitiche reali nelle variabili reali
soggiacenti.
Dim. Basta provare che se f = u+iv allora le funzioni u e v sono analitiche reali. Poich
si tratta di una questione locale si pu supporre che sia f(z) =

in un intorno di 0. Se
S(Z) =

CZ
1
, . . . , Z
n
si pu eettuare la sostituzione Z = X + iY ottenendo
la serie formale S(X, Y ) C[[X
1
, . . . , X
n
, Y
1
, . . . , Y
n
]] che convergente per (x, y) R
2n
sucientemente vicino a 0 avendosi S(x, y) =

(x)y

i
||
, ove
P

(x) =
_

_
x

(cfr. [15], I.2.3). Separando le parti reali e immaginarie si ottiene S(x, y) = U(x, y)+iV (x, y),
ove U, V RX, Y e si conclude che u(x, y) = U(x, y) e v(x, y) = V (x, y), per (x, y) in un
intorno di 0 in R
2n
.
Corollario 0.2.27. Siano un aperto di C
n
, f /
C
n(); la funzione g := f[
R
n
analitica reale, a valori complessi, e per ogni multiindice N
n
si ha

f
z

(c) =

g
x

(c)
per ogni c R
n
.
Dim. La questione di natura locale e, con le notazioni di 0.2.26, si vede subito che la
serie S(X, 0) =

P
0
(X) =

denisce la funzione analitica reale g.


Teorema 0.2.28. Le funzioni analitiche complesse sono olomorfe e (

rispetto alle soggia-


centi variabili reali.
Dim. Per 0.2.26 le funzioni analitiche complesse sono (

nelle variabili reali soggiacenti;


poich sussistono le condizioni di derivabilit sotto il segno di serie (cfr. [15], I.2.8) si ha
subito la conclusione.
Lemma 0.2.29. Siano un aperto di R
n
, f /
R
n(); esistono un aperto

di C
n
e una
funzione

f /
C
n() tali che

R
n
= e per ogni multiindice N
n
ed ogni c risulta


f
z

(c) =

f
x

(c)
15
Dim. Per ogni a sia S
a
RX
1
, . . . , X
n
tale che f(x) = S
a
(x a) per ogni
x P(a) = x R
n
[ [x a[ < r
a
, con r
a
R
+
. Sia

f
a
la funzione analitica complessa
su

P(a) = z C
n
[ [z a[ < r
a
denita da

f
a
(z) = S
a
(z a). Se

P(a)

P(b) ,= esiste
c

P(a)

P(b) R
n
tale che


f
a
z

(c) =
f
a
x

(c) =


f
b
z

(c)
per ogni N
n
, e quindi per 0.2.21, essendo

P(a)

P(b) connesso, risulta

f
a
[

P(a)

P(b)
=

f
b
[

P(a)

P(b)
, qualunque siano a, b . Sia

=
a

P(a) e si denisca

f :

C ponendo

f(z) =

f
a
(z) se z

P(a); ovviamente

f analitica complessa e dalla costruzione segue che
soddisfa alle condizioni richieste.
Esempi 0.2.30. La serie formale

n0
X
n
/n! ha C come dominio di convergenza e quindi
denisce una funzione analitica complessa, denotata con exp, su C. Risulta expz = expz
per ogni z C poich la serie a coecienti reali. La funzione exp olomorfa (cfr. 0.2.28)
e in ogni punto z e si ha exp

z = exp z. Per ogni z, C risulta


exp (z +) =

n0
(z +)
n
n!
=

n0
1
n!
n

m=0
_
n
m
_
z
nm

n
=

n0
z
n
n!

n0

n
n!
= exp z exp
Essendo exp 0 = 1 si ha subito exp (z) = (exp z)
1
per cui expz ,= 0 per ogni z C; ne
segue che exp un omomormo del gruppo additivo C nel gruppo moltiplicativo C

= C0.
Essendo exp 1 = e, la formula precedente si usa scrivere nella forma e
z+
= e
z
e

; se z = x+iy
si ottiene e
z
= e
x
e
iy
, ove e
x
= 1+x/2+x
2
/2! +x
3
/3! +x
4
/4! la serie esponenziale reale
e e
iy
= 1 + iy y
2
/2! iy
3
/3! + y
4
/4! + . Separando nella seconda serie le parti reali e
immaginarie si ottiene e
iy
= cos y +i siny, che prende il nome di formula di Eulero. Poich
[e
z
[
2
= e
z
e
z
= e
z+z
risulta [e
iy
[ = 1 e quindi lapplicazione y e
iy
un omomorsmo del
gruppo additivo dei reali nel sottogruppo moltiplicativo z C

[ [z[ = 1, che pu essere


identicato con la circonferenza unitaria S
1
.
Per una propriet non banale delle funzioni trigonometriche reali per ogni z S
1
esiste
un unico R/2Z tale che e
i
= z; tale numero si dice largomento di z. Se ne deduce che
lapplicazione y e
iy
un epimorsmo di R su S
1
di nucleo 2Z e exp un epimorsmo
C C

di nucleo 2iZ. Ne segue che ogni numero complesso z C

pu essere scritto
univocamente nella forma z = [z[e
i
= [z[(cos +i sin), ove un numero reale denito a
meno di multipli interi di 2. facile vedere, utilizzando il successivo 0.3.17, che exp un
biolomorsmo locale mentre non ovviamente un biolomorsmo.
Si osservi che la funzione y e
iy
realizza un dieomorsmo tra lintervallo (0, 2) e
S
1
(1, 0).
0.3 Funzioni analitiche
Nel seguito si presenter la necessit di integrare, in situazioni molto elementari, s-forme
dierenziabili a coecienti complessi su sottovariet dierenziabili compatte s-dimensionali
di spazi R
n
.
Se f una funzione a valori complessi denita su un aperto di R
n
, S un sottoinsieme
di e f e f sono integrabili su S secondo Riemann si porr
_
S
f =
_
S
f +i
_
S
f .
16
Se una s-forma dierenziabile di classe (
k
, k 1, su e una sottovariet die-
renziabile compatta di R
n
lintegrale di si riconduce, attraverso luso di parametrizzazioni
(cfr. eg. [9]), al calcolo di integrali di funzioni a valori complessi su compatti di R
s
.
Osservazione 0.3.1. Continuano a sussitere le propriet elementari degli integrali:
i) Se f, g : C sono funzioni integrabili su S e , C si ha
_
S
f +g =
_
S
+
_
S
g ;
ii) Vale la disuguaglianza

_
S
f

_
S
[f[ .
La prima osservazione banale. Per la seconda si noti che esiste c C, di modulo unitario,
tale che c
_
S
f R; ne segue c
_
S
f =
_
(cf) e si ha

_
S
f

c
_
S
f

_
S
(cf)

_
S
[(cf)[
_
S
[cf[ =
_
S
[f[ .
Esempi 0.3.2. Sia D
r
() il disco di C di centro e raggio r e sia la 1-forma su C
denita da (z) = (z )
1
dz. Si vuole calcolare lintegrale di sul bordo di D
r
() che
la circonferenza = z C[[z [ = r. Per il calcolo si pu prendere la parametrizzazione
: (0, 2) denita da +re
i
ottenendo
_

=
_
(0,2)

() =
_
2
0
id = 2i .
Teorema 0.3.3. Siano D un disco di C, c un punto di D, un aperto contenente D e f
una funzione olomorfa su c tale che f[
D
sia continua. Allora risulta
_
D
fdz = 0 .
Dim. Si tratta di un classico risultato, noto come il Teorema di Cauchy-Goursat, la cui
dimostrazione piuttosto tecnica e la si pu reperire in un qualunque testo di teoria delle
funzioni di una variabile complessa (cfr. e.g. [4]).
Corollario 0.3.4. Se f olomorfa per ogni disco D tale che D risulta
i) (Teorema di Cauchy)
_
D
fdz = 0 .
ii) (Formula di Cauchy)
1
2i
_
D
f(z)
z
dz =
_
f() se D
0 se C D
Dim. i) immediata conseguenza di 0.3.3.
ii) Se C D la funzione
f(z)
z
olomorfa su un aperto contenente D e la conclusione
si ha ancora da 0.3.3.
Se D si consideri la funzione g denita da
g(z) =
_
f(z)f(
z
) se z ,=
f

(z) se z = .
17
La g soddisfa le ipotesi di 0.3.3 e risulta quindi
0 =
_
D
gdz =
_
D
f(z) f()
z
dz =
_
D
f(z)
z
dz
_
D
f()
z
dz =
_
D
f(z)
z
dz 2if() .
Corollario 0.3.5. Sia f olomorfa:
i) f una funzione di classe (

dal punto di vista reale;


ii) per ogni s N, per ogni disco D tale che D e per ogni D si ha
1
s!

s
f

s
() =
1
2i
_
D
f(z)
(z )
s+1
dz (16)
e

s
f

s
olomorfa su .
Dim. Segue da 0.3.4 per derivazione sotto il segno di integrale.
Teorema 0.3.6. Siano un aperto di C
n
e f : C una funzione olomorfa. Per ogni
polidisco P = P
r
(a) tale che sia P e per ogni P risulta
f() =
_
1
2i
_
n
_
0P
f(z)
(z
1

1
) (z
n

n
)
dz
1
dz
n
(17)
Dim. Si indichi con
j
= z C[ [z a
j
[ = r
j
la frontiera del disco D
rj
(a
j
) di C,
j = 1, . . . , n; per 0.3.4 e per il Teorema di Fubini si ha
f(
1
, . . . ,
n
) =
1
2i
_
n
f(
1
, . . . ,
n1
, z
n
)
z
n

n
dz
n
=
1
2i
_
n
1
z
n

n
_
1
2i
_
n1
f(
1
, . . . ,
n2
, z
n1
z
n
)
z
n1

n1
dz
n1
_
dz
n
= =
_
1
2i
_
n
_

0
P
f(z)
(z
1

1
) (z
n

n
)
dz
1
dz
n
.
Corollario 0.3.7. Siano un aperto di C
n
e f : C una funzione olomorfa:
i) f una funzione di classe (

dal punto di vista reale;


ii) se P un polidisco tale che P sia contenuto in , per ogni P e per ogni N
n
risulta:
1
!

() =
_
1
2i
_
n
_

0
P
f(z)
(z
1

1
)
1+1
(z
n

n
)
n+1
dz
1
dz
n
(18)
e

() olomorfa su .
Dim. Segue da (17) per derivazione sotto il segno di integrale.
Teorema 0.3.8. (Weierstrass) Siano un aperto di C
n
e f
p
O
C
n() una successione
convegente uniformemente sui compatti di a una funzione f. Allora f risulta olomorfa e,
per ogni N
n
, la successione

fp
z

converge uniformente sui compatti di a


f
z

.
Dim. La funzione f risulta ovviamente continua. Le restanti asserzioni sono di natura
locale e possono essere provate su un polidisco P tale che P .
18
Per (17) si ha
f() = lim
p
f
p
()
=
_
1
2i
_
n
lim
p
_
0P
f
p
(z)
(z
1

1
) (z
n

n
)
dz
1
dz
n
=
_
1
2i
_
n
_
0P
lim
p
f
p
(z)
(z
1

1
) (z
n

n
)
dz
1
dz
n
=
_
1
2i
_
n
_
0P
f(z)
(z
1

1
) (z
n

n
)
dz
1
dz
n
per ogni P e quindi dallultima espressione segue, derivando sotto il segno di integrale,
che f olomorfa su P.
Daltra parte da 0.3.7 segue che per ogni P si ha
1
!

()
=
_
1
2i
_
n
_
0P
f(z)
(z
1

1
)
1+1
(z
n

n
)
n+1
dz
1
dz
n
=
_
1
2i
_
n
_
0P
lim
p
f
p
(z)
(z
1

1
)
1+1
(z
n

n
)
n+1
dz
1
dz
n
=
_
1
2i
_
n
lim
p
_
0P
f(z)
(z
1

1
)
1+1
(z
n

n
)
n+1
dz
1
dz
n
= lim
p
1
!

f
p

()
con convergenza uniforme sui compatti di P.
Teorema 0.3.9. Siano un aperto di C
n
; una funzione f : C olomorfa se e solo
se analitica complessa.
Dim. Se f analitica complesa per 0.2.28 olomorfa. Viceversa si supponga che f sia
olomorfa; sia a e si consideri un polidisco P = P
r
(a) tale che P . Da (17) segue che
per ogni P si ha
f() =
_
1
2i
_
n
_
0P
f(z)
(z
1

1
) (z
n

n
)
dz
1
dz
n
.
Daltra parte risulta
1
(z
1

1
) (z
n

n
)
=
1
(z
1
a
1
)
_
1
1a1
z1a1
_
(z
n
a
n
)
_
1
nan
znan
_ =
1
(z
1
a
n
) (z
n
a
n
)

1N
_

1
a
1
z
1
a
1
_
1

nN
_

n
a
n
z
n
a
n
_
n
=

N
n
(
1
a
1
)
1
(z
1
a
1
)
1+1

(
n
a
n
)
n
(z
n
a
n
)
n+1
19
e la serie uniformemente convergente sui compatti di
0
P P. Si pu allora integrare
termine a termine ottenendo f() =

N
n c

( a)

per ogni P, ove


c

=
_
1
2i
_
n
_
0P
f(z)
(z
1
a
1
)

1
+1
(z
n
a
n
)

n
+1
dz
1
dz
n
,
e la serie di potenze uniformente convergente sui compatti di P per cui si pu concludere
che la f analitica.
Si osservi che per 0.3.7 c

=
1
!

(a) e quindi i c

non dipendono dai raggi del po-


lidisco; in particolare ogni funzione olomorfa su C
n
ha uno sviluppo in serie convergente
uniformemente sui compatti di C
n
.
Teorema 0.3.10. (Della media) Siano un aperto di C
n
, f O
C
n() e P
r
(a) un polidisco
tale che P
r
(a) . Si ha
1
!

f
z

(a) =
1
(2)
n
r
1
1
r
n
n
_
[0,2]
n
f(a
1
+r
1
e
i
1
, , a
n
+r
n
e
i
n
)
e
i(11++nn)
d
1
d
n
. (19)
Dim. Basta porre z
j
= a
j
+r
j
e
ij
nella 18 per ogni j = 1, . . . , n.
Corollario 0.3.11.
f(a) =
1
(P)
_
P
f (20)
ove (P) denota il volume di P in R
2n
.
Dim. Se
j
sono reali positivi, con
j
r
j
, j = 1, . . . , n, per 19 si ha
f(a) =
1
(2)
n
_
[0,2]
n
f(a
1
+
1
e
i1
, , a
n
+
n
e
in
)d
1
d
n
. (21)
Daltra parte si ha
(P) =
n
r
2
1
r
2
n
= 2
n

n
_
r1
0

_
rn
0

1

n
d
1
d
n
e, tenendo conto di 21, (P)f(a) risulta uguale a
_
[0,2]
n
_
r1
0

_
rn
0
f(a
1
+
1
e
i1
, , a
n
+
n
e
in
)
1

n
d
1
d
n
d
1
d
n
=
_
P
f .
Teorema 0.3.12. (Principio del massimo locale) Siano un aperto di C
n
, a e f O()
tale che la funzione [f[ abbia un massimo locale in a. Allora f costante in un intorno di
a.
Dim. Sia P un polidisco di centro a tale che P e che per ogni z P risulti
[f(z)[ [f(a)[. Per 20 risulta
(P) [f(a)[
_
P
[f[
e quindi
_
P
([f[ [f(a)[) 0
Poich [f[ [f(a)[ 0 su P ne segue [f(z)[ = [f(a)[ per ogni z P e quindi per 0.2.20 si ha
la conclusione.
20
Teorema 0.3.13. (Principio del massimo) Sia K un compatto di C
n
; per ogni funzione f
olomorfa su

K e continua su K risulta |f|


K
= |f|
K
.
Dim. Sia a K tale che [f(a)[ = |f|
K
; se a K non c nulla da provare. Si supponga
quindi che sia a

K e sia D = z

K [ [f(z)[ = [f(a)[; evidentemente D un chiuso non


vuoto ed anche aperto per 0.3.12. Sia V la componente connessa di D che contiene a: si
ha V K e per continuit [f(z)[ = [f(a)[ per ogni z V . Poich V ,= esiste b V tale
che [f(b)[ = [f(a)[. Se b K il teorema provato; se si suppone che sia b

K allora b in
D per cui esiste un intorno aperto connesso U di b in D tale che U V ,= e ne seguirebbe
lassurdo che U V connesso.
Teorema 0.3.14. (Disuguaglianze di Cauchy) Siano un aperto di C
n
, P = P
r
(a) un
polidisco tale che P e f O
C
n(). Per ogni N
n
si ha
1
!

f
z

(a)

1
r
1
1
r
n
n
|f|
0P
(22)
Dim. Per (19) si ha
1
!

f
z

(a)

1
(2)
n
r
1
1
. . . r
n
n
_
[0,2]
n
[f(a
1
+r
1
e
i1
, , a
n
+r
n
e
in
)[d
1
d
n
da cui segue
1
!

f
z

(a)

1
r
1
1
r
n
n
|f|
0P
.
Corollario 0.3.15. Siano un aperto di C
n
, K un compatto di , = inf[z w[ [ w
K, z e f O
C
n(). Per ogni r R
+
, r < , esiste m R
+
tale che
1
!
_
_
_
_

f
z

_
_
_
_
K

m
r
||
(23)
per ogni N
n
.
Dim. Sia K
r
= z C
n
[ inf
wK
[z w[ r; evidentemente K
r
un compatto di che
contiene K. Per ogni z K la chiusura del polidisco P = P
r
(z) contenuta in e da (22)
segue che per ogni z K si ha
1
!

f
z

(z)

1
r
||
|f|
0P

1
r
||
|f|
Kr
.
Per la compattezza di K la conclusione segue con m = |f|
Kr
.
Teorema 0.3.16. Siano un aperto di R
n
e f c(); f analitica se e solo se per ogni
compatto K contenuto in esiste c R
+
tale che [

f(x)[ c
||
! per ogni x K ed ogni
N
n
tale che [[ > 0.
Dim. Se f analitica per 0.2.29 si estende a una funzione analitica complessa per la
quale sussistono le disuguaglianze (23): ponendo c = m
1/||
r
1
si ha subito [

f(x)[ c
||
!
per ogni x K ed ogni N
n
tale che [[ > 0.
21
Viceversa sia a un punto di e sia K un intorno compatto e convesso di a in ; se x
un punto di K e un punto del segmento [x, a] si ha

||=r
1
!

f()(x a)

r
n
c
r
[x a[
r
e quindi, se [x a[ < c
2
, potendosi assumere c > 1, dalla formula di Taylor (cfr. (4)) segue
che la serie

(a)(x a)

converge a f(x).
Teorema 0.3.17. Siano un aperto di C
n
e f : C
n
unapplicazione olomorfa; f
un biolomorsmo locale locale in un punto c di se e solo se
c
F un isomorsmo.
Dim. La necessit ovvia. Per la sucienza, essendo
c
f = d
c
f (cfr. 7), per il classico
teorema delle funzioni inverse nel caso (

(cfr. e.g. [13]) esistono intorni aperti U di c e V


di f(c) in R
2n
e unapplicazione dierenziabile g : V U tali che f(U) V , gf = id
U
e
fg = id
V
. In particolare si ha f
l
(g
1
(), . . . , g
n
()) =
l
per ogni V , per ogni l = 1, . . . , n.
Ne segue che
0 =

l

h
=
n

j=1
f
l
z
j
(g())
g
l

h
()
per ogni l, h = 1, . . . , n. Poich si pu supporre che, salvo a restringere U, il rango della
matrice
f
l
zj
sia n in ogni punto g(), ne segue che
g
l

h
= 0 per ogni V e quindi g
l

olomorfa su V per ogni l = 1, . . . , n.
Teorema 0.3.18. Siano un aperto di R
n
e f : R
n
unapplicazione analitica reale;
f un dieomorsmo analitico locale in un punto c di se e solo se d
c
f un isomorsmo.
Dim. La necessit ovvia. Per la sucienza sia

f :

C
n
unapplicazione analitica
complessa che estende f (cfr. 0.2.29); dalla costruzione segue che si pu assumere che sia

f(z) =

f(z) per ogni z

. Poich
c

f un isomorsmo per 0.3.17 esistono intorni aperti

U
di c e

V di

f(c) = f(c) e unapplicazione analitica complessa g :

V

U tali che f(

U)

V ,
g

f = id

U
e

f g = id

V
; si pu inoltre supporre, salvo a restringerlo, che

U sia invariante per
coniugio. Siano U =

U R
n
, V =

V R
n
e g = g[
V
; ovviamente risulta f(U) V . Daltra
parte per ogni y V si ha

f(g(y)) = y e quindi anche

f(g(y)) = y; ne segue g(y) = g(y),
cio g(V ) R
n
e quindi si pu concludere che gf = id
U
e fg = id
V
.
Osservazione 0.3.19. Da 0.3.17 e da 0.3.18 si possono dedurre i teoremi delle funzioni im-
plicite e del rango nel caso delle funzioni analitiche. Le dimostrazioni si ottengono ripetendo
passo passo quelle fatte nel caso della dierenziabilit reale (
k
in 0.2.12 e 0.2.14; nel caso
complesso si sostituisce la R-dierenziabilit con la C-dierenziabilit e la R-linearit con la
C-linearit.
Per la validit dei suddetti risultati anche nel caso analitico possibile dare la nozione di
variet analitica, reale e complessa (cfr. e.g. [13]), cos come denire i concetti di funzione
analitica su una variet e di sottovariet analitica procedendo in modo formalmente analogo
a quello dierenziabile (cfr. [20]).
Denizione 0.3.20. Sia k il campo R o il campo C. Un sottoinsieme S di k
n
si dice un
sottoinsieme analitico se per ogni a S esistono un intorno aperto U di a in k
n
e un numero
nito di funzioni analitiche f
1
, . . . , f
p
/
k
n(U) tali che S U = Z
U
(f
1
, . . . , f
p
) ove
Z
U
(f
1
, . . . , f
p
) = x U[f
1
(x) = = f
p
(x) = 0.
22
Un sottoinsieme analitico risulta evidentemente localmente chiuso in k
n
e quindi chiuso
in un aperto di k
n
(cfr. 0.1.1).
Se D un aperto di k
n
e S un sottoinsieme analitico di k
n
chiuso in D, allora si dice che
S un sottoinsieme analitico chiuso di D; si osservi che non si esclude che possa essere S =
o S = D. Se S ,= D si dice che S un sottoinsieme analitico proprio di D. Evidentemente
ogni aperto di un sottoinsieme analitico un sottoinsieme analitico.
Per n = 1 un sottoinsieme analitico proprio un insieme discreto (cfr. 0.2.24).
Anche se S un sottoinsieme analitico chiuso proprio di D non in generale vero che S
sia il luogo di zeri di funzioni analitiche denite su U.
Per k = R si parla di sottoinsiemi analitici reali e per k = C di sottoinsiemi analitici
complessi.
Sia a un punto di un sottoinsieme analitico S di k
n
; si dice che a un punto regolare
di dimensione s se esiste un intorno aperto U di a in k
n
tale che U S una sottovariet
analitica di dimensione s. Come nel caso dierenziale questo equivale a supporre che esista
un intorno aperto U di a in k
n
e una rappresentazione locale Z
U
(f
1
, . . . , f
ns
) di S tale che
lo jacobiano J
a
(f
1
, . . . , f
ns
) nel punto a dellapplicazione (f
1
, . . . , f
ns
) : U k
ns
abbia
rango n s.
Denizione 0.3.21. Se V un aperto di un sottoinsieme analitico una funzione f : V k
si dice analitica se localmente restrizione di funzioni analitiche denite su aperti di k
n
.
Linsieme delle funzioni analitiche sullaperto V una k algebra che si indica con /
S
(V ).
Per ogni punto a di S siano /
S,a
lalgebra dei germi delle funzioni analitiche su S nel punto
a e
S,a
lideale di /
k
n
,a
dei germi delle funzioni analitiche nulli su S: si ha evidentemente
/
S,a
= /
k
n
,a
/
S,a
. Se a un punto regolare di S di dimensione s e Z
U
(f
1
, . . . , f
ns
) na
rappresentazione locale di S come sopra lideale
S,a
generato dai germi f
1a
, . . . , f
ns,a
.
La determinazione dei generatori di
S,a
nel caso di un punto qualunque un problema
decisamente pi complicato (cfr. e.g. [15]).
Se T un sottoinsieme analitico di k
p
una applicazione analitica da S a T unapplicazione
f : S k
p
le cui componenti sono analitiche e f(S) T.
Lemma 0.3.22. Se S un sottoinsieme analitico chiuso e proprio di un aperto connesso D
di k
n
allora D S un aperto denso.
Dim. Si supponga che linterno A di S sia non vuoto; per la connessione di D basta far
vedere che A chiuso in D. La chiusura A di A in D contenuta in S e quindi per ogni
a A esistono un intorno aperto connesso U di a in D, tale che U A ,= , e funzioni
f
1
, . . . , f
p
/
k
n(U) tali che S U = x U[f
1
(x) = = f
p
(x) = 0. Essendo f
j
[
AU
= 0
per ogni j = 1, . . . , p, si conclude che U S e quindi a A.
Teorema 0.3.23. (Liouville) Ogni funzione limitata e olomorfa su C
n
costante.
Dim. Esiste m R
+
tale che [f(z)[ < m per ogni z C
n
per cui si ha
1
!

f
z

(0)

m
r
||
per ogni r R
+
. Deve quindi essere

f
z

(0) = 0 per ogni ,= 0 e da 0.2.21 segue la


conclusione.
Proposizione 0.3.24. Sia f O
C
n(C
n
) tale che esistano m R
+
, p N per cui [f(z)[
m[z[
p
per ogni z C
n
; allora f un polinomio di grado al pi p.
Dim. Per 0.3.7 f(z) =

ove c

=
1
!

f
z

(0). Da (22) segue che per ogni r R


+
si
ha [c

[ mr
p||
per cui deve essere c

= 0 per ogni N
n
tale che [[ > p.
23
Teorema 0.3.25. Ogni polinomio F C[X] non costante ha una radice in C.
Dim. Si supponga per assurdo che sia F(z) ,= 0 per ogni z C. Allora la funzione 1/F
olomorfa e limitata su C avendosi lim
|z|
[F(z)[ = . Da 0.3.23 ne seguirebbe che F
costante.
Teorema 0.3.26. (Dellapplicazione aperta) Sia un aperto connesso di C
n
; ogni funzione
f O
C
n() non costante aperta.
Dim. Basta provare che f() un intorno di f(a) per ogni a giacch pu essere
rimpiazzato da un intorno connesso V di a e ovviamente f[
V
non costante per 0.2.21.
Si supponga inizialmente n = 1. Sostituendo f con f f(a) si pu assumere che sia
f(a) = 0. Poich f non costante esiste un disco D
r
(a) tale che D
r
(a) e f(z) ,= 0 per
ogni z D
r
(a) a. Se f() = C non c nulla da dimostrare per cui si pu supporre che
esista w , f(). Sia = inf[f(z)[ R [ [z a[ = r > 0 e si consideri la funzione olomorfa
su denita da g(z) = (f(z) w)
1
; per 0.3.13
1
[w[
= [g(a)[ sup
|za|=r
[g(z)[ =
1
inf
|za|=r
[f(z) w[
.
Sia [w[ < : si ha [f(z)w[ [f(z)[ [w[ > [w[, per [za[ = r, e quindi
1
|w|

1
|w|
, cio
[w[ /2. Si conclude che deve essere comunque [w[ /2. Allora f() w C[ [w[ <
/2 per cui f() un intorno di 0 = f(a).
Si supponga ora n > 1. Sia a e sia P
r
(a) un polidisco. Poich f non costante
esiste b P
r
(a) tale che f(a) ,= f(b) (cfr. 0.2.21). Sia L = t C [ a + t(b a) P
r
(a) e
sia g : L C denita da g(t) = f(a + t(b a)): risulta g(0) = f(a) ,= f(b) = g(1) per cui
g non costante su L. Dal caso n = 1 si deduce che g(L) un intorno aperto di g(0) = f(a)
e si ha la conclusione essendo g(L) f().
Teorema 0.3.27. (Riemann) Siano un aperto connesso di C
n
e S un suo sottoinsieme
analitico chiuso proprio. Ogni funzione f olomorfa su S e localmente limitata su S si
estende univocamente a una funzione olomorfa su .
Dim. Per 0.3.22 suciente provare che per ogni c S esiste un intorno U di c tale che
f[
U\S
si estende a U
Si comincia a provare il Teorema per n = 1 e ci si pu limitare al caso in cui S si riduce
a un sol punto. Sia h(z) = (z c)
2
f(z) per z ,= c e h(c) = 0; evidentemente h olomorfa su
c; daltra parte
h

(c) = lim
zc
h(z) h(c)
z c
= lim
zc
(z c)f(z) = 0
perch f limitata in un intorno di c. Per 0.3.9 si ha h(z) =

n0
a
n
(z c)
n
in un intorno
di c; poich h(c) = h

(c) = 0 ne segue che a


0
= a
1
= 0 e quindi risulta h(z) = (z c)
2
g(z),
ove g(z) =

n2
a
n
(z c)
n2
una funzione olomorfa in un intorno U di c; evidentemente
la funzione g estende la f[
U\{c}
.
Si assuma quindi ora n > 1. Si pu supporre che esista una funzione h olomorfa e non
identicamente nulla su un intorno aperto connesso V di c tale che h[
V S
= 0, per cui V S
contenuto nel sottoinsieme analitico proprio Z = z V [h(z) = 0.
Poich h non pu essere identicamente nulla su tutte le rette complesse per c, salvo a
cambiare le coordinate in C
n
, si pu assumere c = 0 e che h(0, . . . , 0, z
n
) non sia identicamente
nulla in un intorno di 0 in C: quindi esiste r
n
R
+
tale che h(0, . . . , 0, z
n
) ,= 0 per 0 <
24
[z
n
[ r
n
. Per la continuit di h esistono r
1
, . . . , r
n1
tali che h(z
1
, . . . , z
n
) ,= 0 per [z
j
[ r
j
,
j = 1, . . . , n 1, e 0 < [z
n
[ r
n
; si pu inoltre assumere che il polidisco chiuso P
r
(0), ove
r = (r
1
, . . . , r
n
), sia contenuto in .
Per ogni (n 1)-pla (
1
, . . . ,
n1
) ssata, tale che [
l
[ r
l
per ogni l = 1, . . . , n 1, dal
caso n = 1 segue che la funzione f(
1
, . . . ,
n1
, z) si estende a un aperto contenente il disco
z C[ [z[ r
n
e quindi si ha, per (
1
, . . . ,
n
) P
r
(0),
f(
1
, . . . ,
n
) =
1
2i
_
|z|=rn
f(
1
, . . . ,
n1
, z)
z
n
dz . (24)
Daltra parte, come si vede derivando sotto il segno di integrale, il secondo membro di
(24) denisce una funzione

f(
1
, . . . ,
n
) olomorfa su P
r
(0) e si ha quindi la conclusione con
U = P
r
(0) giacch risulta f[
U\S
=

f[
U\S
.
Corollario 0.3.28. S connesso.
Dim. Siano A, B aperti non vuoti di S tali che S = A B e A B = . Sia
f : S C denita da f[
A
= 0 e f[
B
= 1. Per 0.3.27 f si estenderebbe a una funzione
olomorfa su il che evidentemente assurdo per 0.2.21.
Teorema 0.3.29. Siano un aperto connesso di C
n
, con n > 1, e a ; ogni f
O
C
n( a) si estende univocamente a .
Dim. Si pu supporre a = 0; basta provare che esiste un intorno aperto U di 0 tale che
f[
U\{0}
si estende a U. Sia P
r
(0) un polidisco tale che P
r
(0) e si consideri la funzione

f(
1
, . . . ,
n
) =
1
2i
_
|z|=r
f(
1
, . . . ,
n1
, z)
z
n
dz (25)
Derivando sotto il segno di integrale si vede subito che

f olomorfa su P
r
(0). Daltra
parte se P
r
(0), con
l
,= 0 l = 1, . . . , n 1 e [
n
[ < r, f(
1
, . . . ,
n
) uguale al secondo
membro della (25) e si ha la conclusione con U = P
r
(0).
Corollario 0.3.30. Sia un aperto di C
n
, con n > 1; una funzione f O
C
n() non ha
zeri isolati.
Dim. Se a fosse uno zero isolato di f esisterebbe un intorno aperto U di a tale che
1/f sarebbe olomorfa su U a: per il Teorema 0.3.29 si estenderebbe a U il che assurdo.
Teorema 0.3.31. (Hartogs) Siano un aperto connesso di C
n
, con n > 1, e K un suo
sottoinsieme compatto tale che K sia connesso. Ogni funzione olomorfa f su K si
estende univocamente a una funzione olomorfa su .
Dim. Cfr. e.g. [11].
Corollario 0.3.32. Siano un aperto connesso di C
n
, con n > 1, h O
C
n() e S = z
[h(z) = 0; se S ,= allora non compatto.
Dim. Se S fosse compatto dal Teorema 0.3.31 seguirebbe che la funzione 1/h si estende-
rebbe a il che evidentemente assurdo.
Osservazione 0.3.33. I teoremi di estensione 0.3.29 e 0.3.31 non sussistono per le funzioni
analitiche reali.
La funzione x |x|
2
fornisce immediatamente un controesempio a 0.3.31, mentre le
funzioni piatte di 0.2.8 lo forniscono anche a 0.3.27.
25
Daltra parte non dicile trovare funzioni analitiche f, g su un aperto di R
n
, con g
non identicamente nulla, tali che la funzione f/g, analitica su g
1
(0), si estenda a una
funzione continua h su che non analitica. Ad esempio, se r un numero naturale, la
funzione
h(x
1
, x
2
) =
_
(x
4
1
+x
4
2
)
r+1
x
2
1
+x
2
2
se (x
1
, x
2
) ,= (0, 0)
0 se (x
1
, x
2
) = (0, 0)
dierenziabile di classe (
r
ma non analitica.
interessante osservare che se la funzione h dierenziabile di classe (

allora ne-
cessariamente analitica. Per provarlo, trattandosi di una questione di natura locale, si pu
supporre che sia connesso: suciente far vedere che il germe di h in ogni punto c tale
che g(c) = 0 analitico e non restrittivo assumere c = 0. Si denoti con / lanello delle
serie convergenti RX
1
, . . . , X
n
e con T lanello delle serie formali R[[X
1
, . . . , X
n
]]; sia a
lideale di / generato dal germe g
0
, m lideale massimale di / e siano a = aT, m = mT gli
ideali estesi.
Dalluguaglianza dei germi h
0
g
0
= f
0
segue in un intorno di 0, per ogni r N, j
r
0
(h)g = f
e quindi f
0
a
0
. Banalmente f
0
= j
r
0
(h)g
0
+ (T
0
(h) j
r
0
(h))g
0
e quindi (T
0
(h) j
r
0
(h))g
0

m
r
0
= m
r
0
/
0
, per ogni r N. Allora f
0
nellideale
r
(a+m
r
), che, per il Teorema di Krull
(cfr. e.g. [15]), lideale a. Ne segue che il germe g
0
divide il germe f
0
nellanello / per cui
esiste una funzione analitica

h su un intorno U di 0 tale che

h(x) = h(x) su U g
1
(0); per
0.3.22 si pu concludere che h analitica in un intorno di 0.
Proposizione 0.3.34. Siano un aperto di C e D un disco tale che D . Sia f una
funzione olomorfa su che non si annulli su D e che abbia s zeri c
1
, . . . , c
s
in D di
molteplicit rispettive n
1
, . . . , n
s
. Allora risulta
1
2i
_
D
f

(z)
f(z)
dz =
s

j=1
n
j
Dim Si consideri la funzione h su c
1
, . . . , c
s
denita da h(z) = f(z)(zc
1
)
n1
(z
c
s
)
ns
; per ogni j = 1, . . . , s si pu scrivere
h(z) =
f(z)
(z c
j
)
nj

l=j
1
(z c
l
)
n
l
;
in c
j
il primo fattore olomorfo per 0.3.27 mentre il secondo fattore lo banalmente. Si
conclude che la funzione h olomorfa su e non nulla su D. Essendo h(z)

s
j=1
(z c
j
)
nj
=
f(z) si ha
f

(z)
f(z)
=
h

(z)

s
j=1
(z c
j
)
n
j
+h(z)

s
j=1
n
j
(z c
j
)
n
j
1

l=j
(z c
l
)
n
l
h(z)

s
j=1
(z c
j
)
nj
.
Poich h

/h olomorfa in un intorno di D si ottiene la conclusione


_
D
f

(z)
f(z)
dz =
s

j=1
_
D
n
j
dz
z c
j
= 2i
s

j=1
n
j
.
Teorema 0.3.35. (Rouch) Siano un aperto di C, D un disco tale che D e f, g
O
C
() tali che per ogni z D si abbia
[f(z) g(z)[ < [f(z)[ +[g(z)[ .
Allora f e g hanno lo stesso numero di zeri, contati con la molteplicit, in D.
26
Dim Dalla condizione segue subito che n f n g possono annullarsi su D. Inoltre, se
z D, f(z)/g(z) non pu essere un numero reale negativo; invero se esistesse < 0 tale
che f(z)/g(z) = si avrebbe

f(z)
g(z)
1

= [ 1[ = + 1 =

f(z)
g(z)

+ 1
e quindi [f(z) g(z)[ = [f(z)[ +[g(z)[, in contrasto con lipotesi.
Allora, per ogni t [0, 1] la funzione h
t
: z tf(z) +(1 t)g(z) olomorfa su e non
si annulla su D. Per 0.3.34 lintegrale
I
t
=
1
2i
_
D
h

t
(z)
h
t
(z)
dz
un numero intero e quindi, poich la funzione t h
t
continua, si ha I
0
= I
1
, da cui la
conclusione ancora per 0.3.34.
Osservazione 0.3.36. Dal teorema precedente pu dedursi una dimostrazione pi precisa
del Teorema fondamentale dellalgebra 0.3.25. Invero sia F = a
n
X
n
+a
n1
X
n1
+ +a
0
un polinomio di grado n > 0, ove si pu supporre a
n
= 1, e si considerino le funzioni olomorfe
su C denite da f(z) = F(z) e g(z) = z
n
. Esiste r R
+
tale che [f(z) g(z)[ < [g(z)[ per
ogni z C tale che [z[ r. Ne segue in particolare [f(z) g(z)[ < [f(z)[ + [g(z)[ per ogni
z D
r
(0). Per 0.3.35 F ha n zeri, contati con la loro molteplicit nel disco D
r
(0).
Teorema 0.3.37. Siano un aperto di C
n
, n > 1, e c un punto di ; sia h O
C
n() tale
che h(c) = 0 e tale che la funzione h(c
1
, . . . , c
n1
, ) abbia in c
n
uno zero isolato di
molteplicit s. Esiste R
+
tale che se z C
n1
soddisfa la disuguaglianza [z
j
c
j
[ < ,
per ogni j = 1, . . . , n 1, allora la funzione h(z
1
, . . . , z
n1
, ) ha s zeri, contati con le
rispettive molteplicit in un intorno di c
n
.
Dim Si pu assumere c = (0, . . . , 0). Esiste r R
+
tale che h(0, . . . , 0, ) ha 0 come unico
zero nel disco D
r
(0). Sia = inf
Dr(0)
[h(0, . . . , 0, )[; poich la funzione (z
1
, . . . , z
n1
)
h(z
1
, . . . , z
n1
, ) continua, per ogni D
r
(0) esiste () tale che se [z
j
[ < (), per ogni
j = 1, . . . , n 1, si ha [h(z
1
, . . . , z
n1
, ) h(0, . . . , 0, )[ < . Per la compattezza di D
r
(0)
esiste R
+
tale che se [z
j
[ < , per ogni j = 1, . . . , n 1, si ha [h(z
1
, . . . , z
n1
, )
h(0, . . . , 0, )[ < [h(0, . . . , 0, )[. Da 0.3.35 segue che h(z
1
, . . . , z
n1
, ) ha s zeri in D
r
(0),
contati con le rispettive molteplicit.
Corollario 0.3.38. Sia F = a
n
X
n
+a
n1
X
n1
+ +a
0
un polinomio di grado n che abbia
s radici, contate con le loro molteplicit, su un disco D e non abbia radici su D. Esiste
R
+
tale che ogni polinomio g = b
n
X
n
+b
n1
X
n1
+ +b
0
tale che [a
j
b
j
[ < , per
ogni j = 1, . . . , n + 1, ha s radici, contate con le loro molteplicit, nel disco D.
0.4 Fibrati vettoriali
Denizione 0.4.1. Un brato vettoriale topologico di rango r su un campo topologico k
una terna (E, , M), ove E e M sono spazi topologici e : E M unapplicazione
continua surgettiva per cui sono soddisfatte le condizioni che seguono.
i) Per ogni x M la bra
1
(x) un k spazio vettoriale di dimensione r.
ii) Per ogni punto x M esistono un intorno aperto U di x e un omeomorsmo :

1
(U) U k
r
tale che commutativo il diagramma
27

1
(U) U k
r

U
p
ove p la proiezione canonica sul primo fattore e, per ogni y U, lapplicazione indotta

y
:= [

1
(y)
:
1
(y) k
r
un isomorsmo di k-spazi vettoriali; ne segue che se
e
1
(y) allora (e) = (y,
y
(e)).
Lo spazio E si dice lo spazio totale del brato e lo spazio M lo spazio base del brato;
per ogni x M si dice bra in x del brato, e si indica con E
x
, linsieme
1
(x). Spesso per
indicare un brato vettoriale ci si riferisce al solo spazio totale E.
Se k = R si parla di brati vettoriali reali e se k = C di brati vettoriali complessi;
ovviamente ogni brato complesso di rango r anche un brato reale di rango 2r.
Se M una variet topologica e k il campo R (C) anche E una variet topologica,
ove dimE = dimM +r nel caso reale e dimE = dimM + 2r nel caso complesso.
Quando M ed E sono variet dierenziabili si dice che (E, , M) un brato vettoriale
dierenziabile se unapplicazione dierenziabile e gli omeomorsmi sono dieomorsmi.
Nel seguito si assumer tacitamente che il campo k sia R o C tutte le volte che ci si
riferir a brati dierenziabili. Ovviamente tutti i brati dierenziabili sono anche brati
topologici. Parlando genericamente di brati vettoriali ci si riferir indierentemente al caso
topologico o a quello dierenziabile.
Una coppia (U, ) come in ii) si dice una banalizzazione locale del brato, o anche una
carta vettoriale. Evidentemente se (U, ) una carta vettoriale e V un aperto di U anche
(V, [
V
) una carta vettoriale del brato. Una famiglia di carte vettoriali (U

tale
che M =

si dice un atlante vettoriale topologico (dierenziabile) del brato.


Osservazione 0.4.2. Qualora E e M possiedono strutture pi ricche, analitiche o algebriche,
possono darsi, con le ovvie modiche, le rispettive nozioni di brati analitici o algebrici. Nel
seguito si tratteranno solo i brati dierenziabili, ma il passaggio al caso analitico o algebrico,
generalmente formale, "mutatis mutandis".
Esempi 0.4.3. i) Per ogni spazio topologico M il prodotto M k
r
un brato che prende
il nome di brato prodotto; Mk
r
ovviamente un brato dierenziabile se M una variet
dierenziabile e k R o C .
ii) Se (E, , M) un brato topologico (dierenziabile) e A un sottospazio aperto di M
anche (
1
(A), [
A
, A) un brato topologico (dierenziabile) che si dice il brato restrizione
di E ad A e si indica anche con E[
A
.
Denizione 0.4.4. Un omomorsmo di due brati topologici (dierenziabili) (E, , M)
(F, , M) unapplicazione continua (dierenziabile) f : E F tale che f = e tale che
la mappa indotta tra le bre f
x
:= f[
E
x
: E
x
F
x
k-lineare per ogni x M.
Si vede subito che i brati vettoriali topologici (dierenziabili) costituiscono una categoria
i cui morsmi sono gli omomorsmi; un isomorsmo in questa categoria un omomorsmo
f che sia anche un omeomorsmo (dieomorsmo).
Si osservi che le banalizzazioni locali :
1
(U) U k
r
sono isomorsmi del brato
restrizione E[
U
sul brato prodotto U k
r
.
Un brato vettoriale (E, , M) che sia isomorfo al brato prodotto Mk
r
si dice banale.
Osservazione 0.4.5. i) Siano (E, , M) e (F, , M) due brati vettoriali di ranghi r ed s
rispettivamente e f : E F unapplicazione tale che f = e che induca unapplicazione
28
k-lineare f
x
: E
x
F
x
per ogni x M. Per ogni a M esistono carte vettoriali (U, )
di E e (U, ) di F, ove U un intorno aperto di a, tali che la mappa

f
U
:= f[

1
(U)

1
:
Uk
r
Uk
s
ha lespressione (x, u) (x, l(x)(u)), ove l(x) : k
r
k
s
lapplicazione
k-lineare
x
f
x

1
x
. La mappa

f
U
si dice usualmente una rappresentazione locale della f nelle
carte vettoriali (U, ), (U, ).
facile vedere che f unapplicazione continua (dierenziabile), e di conseguenza un
omomorsmo di brati, se e solo se esistono rappresentazioni locali

f
U
per le quali la mappa
x l(x) unapplicazioni continua (dierenziabile) di U in k
rs
.
ii) Analogamente si vede che se (E, , M) un brato vettoriale topologico (dierenzia-
bile) di rango r e (U

un suo atlante topologico (dierenziabile) gli omomorsmi

: U

k
r
U

k
r
hanno la forma (x, u) (x, g

(x)(u)), ove g

(x) =

1
x
; si ottengono quindi applicazioni continue (dierenziabili) g

: U

GL(r, k),
che vengono dette le funzioni di transizione, o anche il cociclo, del brato rispetto al dato
atlante. Si vede subito che risulta g

= g

su U

per ogni , , ; in
particolare si ha g

= id e g
1

= g

.
iii) Sia f : (E, , M) (F, , M) un omomorsmo di brati vettoriali di rango r e s,
rispettivamente. Siano (U

e (U

atlanti vettoriali di E e F rispettivante di


cocicli g

, h

e si denotino con

f

le rappresentazioni locali

f[
U

. Da i) segue che

f

ha la forma (x, u) (x, l

(x)u) ove x l(x) unapplicazione continua (dierenziabile)


di U

in k
rs
. Si vede subito che per ogni x U

risulta
l

(x) = h

(x)l

(x)g
1

(x) . (26)
Viceversa, data una famiglia di funzioni continue (dierenziabili) l

: U

k
rs
che soddi-
sfano la (26) anche facile vedere che resta denito un omomorsmo f : E F che ha le

come rappresentazioni locali nelle carte (U

) e (U

), per ogni .
Denizione 0.4.6. Siano (E, , M) e (F, , N) brati topologici (dierenziabili) di rango r
e s rispettivamente. Un morsmo (E, , M) (F, , N) una coppia (f, q) di applicazioni
continue (dierenziabili) f : E F e q : M N tali che f = q e lapplicazione
indotta tra le bre f[
E
x
: E
x
F
q(x)
unapplicazione k-lineare. Se gli spazi base dei due
brati M e N sono uguali un morsmo di brati un omomorsmo di brati, come denito
in precedenza.
Con questa denizione di morsmo si ottiene evidentemente una categoria; un isomor-
smo (f, q) di questa categoria si dice anche una equivalenza di brati ed caratterizzato dal
fatto che f e q sono omeomorsmi (dieomorsmi).
Osservazione 0.4.7. In modo analogo a 0.4.5 si pu dare una rappresentazione locale dei
morsmi di brati aventi dierenti spazi base. Invero, per ogni punto a M si possono
trovare una carta vettoriale (U, ) di E, con a U e una carta vettoriale (V, ) di F con
q(a) V tali che q(U) V in modo tale che sia commutativo il seguente diagramma
U k
r


U V

1
(U)
1
(V )

q
f

V k
s
ove le frecce oblique rappresentano le proiezioni canoniche sui primi fattori.
29
La mappa

f = f[

1
(U)

1
ha quindi la forma (x, u) (q(x), l(x)(u)), ove l(x) :
k
r
k
s
lineare. Se q dierenziabile la f dierenziabile se e solo se lo lapplicazione
U k
rs
denita da x l(x). possibile dare una caratterizzazione delle applicazioni
lineari l in modo simile a quanto fatto in 0.4.5, iii).
Teorema 0.4.8. Sia f : (E, , M) (F, , M) un omomorsmo di brati vettoriali di
rango r ed s rispettivamente e sia a M un punto per cui esista un suo intorno aperto W
tale che il rango di f
x
: E
x
F
x
p per ogni x W. Esistono allora carte (U, ) di E
e (U, ) di F, ove U un intorno aperto di a, tali che la rappresentazione locale indotta

f
U
: U k
r
U k
s
ha la forma (x, u
1
, . . . , u
r
) (x, u
1
, . . . , u
p
, 0, . . . , 0).
Dim. Si pu supporre che esistano un intorno aperto U di a e carte vettoriali (U, )
di E e (U, ) di F con una rappresentazione locale

f
U
tale che per ogni x U la matrice
(l
ij
(x)), a s righe e r colonne, dellapplicazione lineare l(x) =
x
f
x

1
x
abbia il minore
A(x) := l
ij
(x)[i, j = 1, . . . , p invertibile.
Sia (x) : k
r
k
r
lisomorsmo individuato dalla matrice
_
A(x)
1
0
0 id
_
e si consideri quindi lapplicazione lineare L(x) : k
r
k
s
denita da L(x) = l(x)(x): si ha
L(x)(u
1
, . . . , u
r
) = (u
1
, . . . , u
p
, L
p+1
(u
1
, . . . , u
r
), . . . , L
s
(u
1
, . . . , u
r
)). Poich L(x) ha rango
p le sue componenti L
p+1
(x), . . . , L
s
(x) non possono dipendere da u
p+1
, . . . , u
r
.
Si consideri quindi lapplicazione lineare (x) : k
s
k
s
denita da (x)(v
1
, . . . , v
s
) =
(v
1
, . . . , v
p
, v
p+1
L
p+1
(v
1
, . . . v
p
), . . . , v
s
L
s
(v
1
, . . . , v
p
)): si vede subito che (x) un
isomorsmo per ogni x U e risulta (x)l(x)(x)(u
1
, . . . , u
r
) = (u
1
, . . . , u
p
, 0, . . . , 0). Inne,
salvo a sostituire le mappe lineari
x
e
x
rispettivamente con le (x)
1

x
e (x)
x
, si ha
la conclusione.
Corollario 0.4.9. Un omomorsmo di brati vettoriali f : (E, , M) (E, , M) un
isomorsmo se e solo se le sue bre f
x
: E
x
F
x
sono isomorsmi.
Dim. La condizione evidentemente necessaria. Viceversa sia g : F E lapplicazione
denita da g
x
= f
1
x
per ogni x M: basta provare che g continua (dierenziabile). Se

f
U
una rappresentazione locale di f del tipo (x, u) (x, l(x)(u)) la g ha una rappresen-
tazione locale (x, v) (x, l(x)
1
(v)). Poich il rango massimo e x l(x) continua
(dierenziabile) per 0.4.8 si pu assumere l(x) = id e si ha la conclusione.
Teorema 0.4.10. Sia M uno spazio topologico (variet topologica, dierenziabile) e siano
dati:
un insieme E e unapplicazione surgettiva : E M tale che per ogni punto x di M
linsieme E
x
:=
1
(x) sia un k-spazio vettoriale di dimensione r;
un ricoprimento aperto (U

di M e per ogni una biiezione

:
1
(U

)
U

k
r
che rende commutativo un diagramma come in 0.4.1 e che induce un isomorsmo
di k-spazi vettoriali
x
: E
x
k
r
;
unapplicazione continua (dierenziabile) g

: U

GL(r, k), per ogni , ,


tale che g

(x) =
x

1
x
per ogni x U

.
Allora E ha una unica struttura di spazio topologico (variet topologica, dierenziabile)
per cui (E, , M) un brato vettoriale topologico (dierenziabile) di rango r e le (U

)
sono banalizzazioni locali che hanno le g

come cociclo.
Dim. Le strutture topologiche e dierenziabili che vengono denite su E risultano uni-
vocamente determinate dal fatto che i

sono omeomorsmi (dieomorsmi). Invero se



E
30
rappresenta lo stesso insieme E con unaltra struttura topologica (dierenziabile) che sod-
disfa la tesi del teorema lapplicazione identica di E in se stesso sarebbe localmente uguale
a
1

e quindi risulterebbe un omeomorsmo (dieomorsmo). Si vede anche che un ri-


coprimento di M che sia un ranamento aperto del dato ricoprimento (U

porta alla
denizione delle stesse strutture topologiche e dierenziabili su E.
Si denisce una topologia su E prendendo come aperti tutti i suoi sottoinsiemi A tali che
per ogni punto e A esista un intorno aperto W

e
di

(e) in U

k
r
, per un , tale che

(W

e
) A. facile vedere che lunione di siatti insiemi ancora un insieme dello stesso
tipo. Per lintersezione basta prendere due aperti A e B e considerare un punto e A B;
si pu supporre che esistano intorno aperti W

e
di

(e) e W

e
di

(e) in U

k
r
rispettivamente tali che
1

(W

e
) A e
1

(W

e
) B. Allora

(W

e
) W

e
un
aperto di U

k
r
che contiene

(e) =

(e)); dunque
1

(W

e
) W

e
) =

(W

e
)
1

(W

e
) un intorno aperto di e contenuto in A B per cui si conclude che
A B un aperto. Si ottiene cos una topologia su E per la quale continua e i

sono
omeomorsmi.
facile vedere che la topologia denita T
2
se lo la topologia di M e di k.
Se M una variet topologica anche E lo e risulta soddisfare al secondo assioma di
numerabilit giacch si pu sempre prendere un ranamento numerabile di (U

.
Se M una variet dierenziabile attraverso i

si denisce una struttura dierenziabile


su E per la quale dierenziabile e i

sono dieomorsmi. Si osservi che le carte


vettoriali (U

) non forniscono in generale un atlante dierenziabile di E come variet


dierenziabile, a meno che non si supponga che le (U

siano carte dierenziabili di M.


Osservazione 0.4.11. Sullinsieme E di 0.4.10 diverse famiglie

e g

possono denire
strutture diverse e isomorfe di brati. Sia (h

)
,
unaltra famiglia di funzioni continue
(dierenziabili) U

GL(r, k) che soddisno la propriet di cociclo. Si dice che h

equivalente a g

se esistono funzioni continue (dierenziabili)

: U

GL(r, k) tali
che h

(x) =

(x)g

(x)
1

(x) per ogni x U

, , .
Dati quindi i cocicli equivalenti h

e g

siano

:
1
(U

) U

k
r
le applica-
zioni denite da

(e) = ((e),
(e)
(e)), ove
x
=

(x)
x
per ogni x U

, .
Evidentemente risulta
x

1
x
= h

(x) per ogni x U

, , per cui le funzioni

e h

deniscono sullinsieme E una struttura di brato vettoriale (cfr. 0.4.10). Poi-


ch le

soddisfano evidentemente alla condizione

(x) = h

(x)

(x)g
1

(x), per ogni


x U

, , (cfr. (26)) deniscono un isomorsmo delle due strutture di brato


vettoriale sullinsieme E.
Denizione 0.4.12. Sia (E, , M) un brato topologico (dierenziabile) e U un aperto di
M. Una sezione (continua, dierenziabile) su U del brato unapplicazione (continua,
dierenziabile) s : U E tale che s = id
U
.
Linsieme delle sezioni del brato sullaperto U vengono generalmente denotate con
(U, E), salvo a precisare se si intende riferirsi alle sezioni continue o dierenzaibili quando
possano sorgere equivoci.
Si oservi che una sezione continua (dierenziabile) risulta uninclusione continua (die-
renziabile). Limmagine della sezione nulla di un brato viene usualmente identicata con
lo spazio base.
Se (U

un atlante vettoriale del brato di cociclo g

e s (U, E) per ogni


esistono funzioni s

: U U

k
r
tali che

s(x) = (x, s

(x)) per ogni x U U

per cui la sezione s continua (dierenziabile) se e solo se lo sono le funzioni s

.
Si vede subito che per ogni , ed ogni x U U

risulta s

(x) = g

(x)s

(x).
Viceversa una famiglia di funzioni (continue, dierenziabili) s

: U U

k
r
tali che
31
s

(x) = g

(x)s

(x) per ogni , ed ogni x U U

denisce univocamente una


sezione (continua, dierenziabile) s (U, E) tale

s(x) = (x, s

(x)) per ogni x U U

.
Le funzioni s

si dicono anche le rappresentazioni locali della sezione s.


Se il brato banale tutte le sue sezioni si identicano a funzioni.
Lemma 0.4.13. Sia (E, , M) un brato topologico (dierenziabile) e U un aperto di M.
Linsieme delle sezioni continue (dierenziabili) su U ha una struttura di k-spazio vettoriale
ed anche di (
M
(U)-modulo (c
M
(U)-modulo).
Dim. Date due sezioni (continue, dierenziabili) su U e una funzione (continua, dieren-
ziabile) f : U k le applicazioni x s(x) + t(x) e x f(x)s(x) sono evidentemente
delle sezioni del brato su U; la continuit e la dierenziabilit seguono subito dalle loro
rappresentazioni locali.
Denizione 0.4.14. Sia (E, , M) un brato topologico (dierenziabile) di rango r e U un
aperto di M. Una famiglia di sezioni continue (dierenziabili) s
1
, . . . , s
r
di E su U si dice
un riferimento (dierenziabile) su U se per ogni x U i vettori s
1
(x), . . . , s
r
(x) sono un
sistema di generatori della bra E
x
per ogni x U. Un riferimento su tutto M si dice anche
un riferimento globale.
Lemma 0.4.15. Sia (E, , M) un brato topologico (dierenziabile). Ogni carta vettoriale
(U, ) individua biunivocamente un riferimento (dierenziabile) su U. In particolare, se
(U

un atlante vettoriale di E di cociclo g

e s

1
, . . . s

r
il riferimento indivi-
duato dala carta (U

), per ogni x U

la matrice del cambiamento di base tra


s

1
(x), . . . s

r
(x) e s

1
(x), . . . , s

r
(x) la matrice di g

(x) rispetto alla base canonica di k


r
.
Dim. Per ogni carta vettoriale (U

) sia s

i
la sezione su U

denita da s

i
(x) =

(x, e
i
) =
1
x
(e
i
), ove e
i
un vettore della base canonica di k
r
, i = 1, . . . , r. Evidente-
mente i vettori s

1
(x), . . . , s

r
(x) sono una base di E
x
per ogni x U

e quindi s

1
, . . . , s

r

un riferimento continuo (dierenziabile). Sia x U

e s

1
, . . . , s

r
il riferimento indotto
dalla carta (U

) e sia a
ij
(x) la matrice a coecienti in k che induce il cambiamento di
base: s

j
(x) =

r
i=1
a
ij
(x)s

i
(x). Da s

j
(x) =
1
x
(e
j
) segue g

(x)(e
j
) =

r
i=1
a
ij
(x)e
i
e
quindi a
ij
(x) la matrice di g

(x).
Si osservi che per ogni e E
x
il vettore
x
(e) di k
r
il vettore le cui componenti sono
le componenti di e nella base s

1
(x), . . . , s

r
(x).
Viceversa sia s
1
, . . . , s
r
(U, E) un riferimento continuo (dierenziabile) e sia : U
k
r

1
(U) la mappa (x, u
1
, . . . , u
r
)

r
i=1
s
i
(x)u
i
; un omomorsmo continuo
(dierenziabile) (cfr. 0.4.13) di brati le cui bre sono evidentemente iniettive e quindi
isomorsmi di spazi vettoriali. Per 0.4.9 un isomorsmo di brati e quindi (U,
1
)
una carta vettoriale. Essendo (x, e
i
) = s
i
per ogni i = 1, . . . , r evidentemente s
1
, . . . , s
r

il riferimento indotto dalla carta vettoriale (U,
1
).
Corollario 0.4.16. Un brato topologico (dierenziabile) banale se e solo se ammette un
riferimento (dierenziabile) globale.
Corollario 0.4.17. Siano (E, , M) un brato topologico (dierenziabile) e s
1
, . . . , s
r
un
riferimento continuo (dierenziabile) su un aperto U. Ogni sezione continua (dierenzia-
bile) t su U si scrive univocamente come s =

r
i=1
f
i
s
i
, ove le f
i
sono funzioni continue
(dierenziabili) di U in k.
Dim. Se (U, ) la carta vettoriale indotta dal riferimento come in 0.4.15 per ogni x si
ha t(x) = (x, f
1
(x), . . . , f
r
(x)) per cui t una sezione continua (dierenziabile) se e solo se
lo sono le funzioni f
1
, . . . , f
r
.
32
Osservazione 0.4.18. Sia (E, , M) un brato dierenziabile e sia Z un sottoinsieme di
M. Si possono denire le sezioni dierenziabili di E su Z come sezioni s : Z E che siano
localmente restrizioni di funzioni dierenziabili. Utilizzando una partizione dierenziabile
dellunit di M si pu provare che la s si estende a una sezione dierenziabile di E su un
intorno aperto di Z in M.
Similmente pu vedersi che ogni germe di sezione dierenziabile in un punto di M
indotto da una sezione globale di E.
Proposizione 0.4.19. Sia (E, , M) un brato vettoriale di rango r. Per ogni punto x M
siano E

x
lo spazio duale di E
x
, E

=
xM
E

x
e : E

M lapplicazione denita da
() = x se e solo se E

x
. Allora (E

, , M) un brato vettoriale di rango r.


Dim. Sia (U

un atlante vettoriale di E di cociclo g

e per ogni si consi-


derino i riferimenti indotti s

1
, . . . , s

r
come in 0.4.15. Per ogni x U

sia
1

(x), . . . ,
r

(x)
la base duale di s

1
(x), . . . , s

r
(x): per ogni x U

, j = 1, . . . , r si ha
j

(x) =

r
i=1
a
ij
(x)
i

(x), ove a
ij
(x) la matrice trasposta dellinversa della matrice di g

(x). Al-
lora, denotando con < , > la dualit canonica E
x
E

x
k, per ogni lapplicazione

:
1
(U

) U

k
r
denita da

((x)) = (x, <s

1
(x), (x)>, . . . , <s

r
(x), (x)>)
per ogni (x) E
x
una biiezione. Daltra parte per ogni , , x U

risulta

(x, u) = (x, h

(x)(u)), ove h

linverso del trasposto del cociclo g

per cui
da 0.4.10 segue che (E

, , M) un brato vettoriale che ha h

come cociclo rispetto al


ricoprimento (U

e le

sono le banalizzazioni indotte dal riferimento


1

, . . . ,
r

(cfr.
0.4.15).
Denizione 0.4.20. Il brato (E

, , M) si dice il brato duale del brato E.


Denizione 0.4.21. Sia (E, , M) un brato topologico (dierenziabile) di rango r. Un
sottobrato di rango p di E un sottoinsieme F di E tale che per ogni punto a M esiste una
carta vettoriale (U, ), con a U, tale che (
1
(U) F) = (x, u
1
, . . . , u
r
) U k
r
[u
p+1
=
= u
r
= 0. Allora per ogni x M linsieme F
x
:= E
x
F un sottospazio vettoriale di
E
x
di dimensione p, [
F
: F M unapplicazione continua (dierenziabile) surgettiva e
si ottiene un atlante vettoriale
1
(U) F continuo (dierenziabile) a partire dalle carte che
intervengono nella denizione. Linclusione canonica di F in E un omomorsmo di brati.
Lemma 0.4.22. Siano (E, , M) un brato topologico (dierenziabile) di rango r e F un
sottoinsieme di E tale che per ogni x M linsieme F
x
:= E
x
F un sottospazio vettoriale
di dimensione p. Allora (F, [
F
, M) un sottobrato di rango p se e solo se per ogni a M
esistono un intorno aperto U di a e un riferimento continuo (dierenziabile) s
1
, . . . , s
r
su U
tale che s
1
(x), . . . , s
p
(x) una base di F
x
per ogni x U.
Dim. Siano s
1
, . . . , s
r
(U, E) sezioni tali che s
1
(x), . . . , s
r
(x) sono una base di E
x
e
s
1
(x), . . . , s
p
(x) una base di F
x
per ogni x U. Sia : U k
r

1
(U) lapplicazione
(x, u
1
, . . . , u
r
)

r
i=1
u
i
s
i
(x); identicando k
p
con (u
1
, . . . , u
r
) k
r
[u
p+1
= = u
r
=
0 si ha (U k
p
) = ([
F
)
1
(U). Poich
1
una carta vettoriale di E (cfr. 0.4.15)
(F, [
F
, M) risulta un sottobrato vettoriale di(E, , M).
Il viceversa segue da 0.4.15.
Proposizione 0.4.23. Sia f : (E, , M) (F, , M) un omomorsmo di brati vettoriali
di ranghi rispettivi r ed s le cui bre abbiano rango costante p e siano K =
xM
Kerf
x
e
I =
xM
Imf
x
. Allora (K, [
K
, M) un sottobrato di E di rango s p e (I, [
I
, M) un
sottobrato di F di rango p.
33
Dim. Da 0.4.8 segue che per ogni punto a M esistono un intorno aperto U di a in
M e carte vettoriali (U, ) di E e (U, ) di F tali che la rappresentazione locale indotta

f
U
: U k
r
U k
s
ha la forma (x, u
1
, . . . , u
r
) (x, u
1
, . . . , u
p
, 0, . . . , 0). Si ha
allora (
1
(U) K) = (x, u
1
, . . . , u
r
) U k
r
[u
1
= = u
p
= 0 e (
1
(U) I) =
(x, v
1
, . . . , v
s
) U k
s
[v
p+1
= = v
s
= 0 per cui la conclusione segue immediatamente
dalla denizione di sottobrato.
Denizione 0.4.24. Il brato (K, [
K
, M) si dice nucleo e il brato (I, [
I
, M) si dice
immagine dellomomorsmo f : (E, , M) (F, , M).
Proposizione 0.4.25. Siano (E, , M) un brato di rango r e (F, , M) un suo sottobrato
di rango p. Sia E/F =
xM
E
x
/F
x
e sia : E/F M lapplicazione denita da x se
e solo se E
x
/F
x
. Allora (E/F, , M) un brato di rango rp e la mappa f : E E/F
che ha per bre le proiezioni canoniche E
x
E
x
/F
x
un omomorsmo di brati.
Dim. Dalla denizione di sottobrato (cfr. 0.4.21) segue che esiste un atlante vettoriale
(U

di E di cociclo g

tale che

(
1
(U

) F) = (x, u
1
, . . . , u
r
) U k
r
[u
p+1
=
= u
r
= 0 per ogni . Sia q = r p e si identichi k
p
a (u
1
, . . . , u
r
) k
r
[u
p+1
=
= u
r
= 0 e k
q
a k
r
/k
p
. Per ogni x U

gli isomorsmi
x
: E
x
k
r
inducono
isomorsmi

x
: E
x
/F
x
k
q
e si vede che la matrice, rispetto alla base canonica di k
q
,
degli isomorsmi g

(x) :=

1
x
il minore g
ij

[i, j = p +1 = = r che in GL(q, k)


perch g

(x)(k
q
) = k
q
per ogni x U

. Per 0.4.10 (E/F, , M) un brato di rango


q e (U

un atlante vettoriale di cociclo g

. Che la mappa f sia un omomorsmo


di brati si vede prendendo le sue rappresentazioni locali nelle carte (U

) e (U

).
Denizione 0.4.26. Il brato (E/F, , M) si dice il brato quoziente di E rispetto al sot-
tobrato F.
Proposizione 0.4.27. Siano (E
i
,
i
, M) due brati vettoriali di rango r
i
, i = 1, 2. Siano
E
1

E
2
=
xM
E
1x

E
2x
e : E M la proiezione canonica (e
1
, e
2
) x se e solo se
(e
1
, e
2
) E
1x

E
2x
. Allora (E
1

E
2
, , M) un brato vettoriale di rango r = r
1
+r
2
, di
cui E
1
ed E
2
sono sottobrati ed esistono morsmi di brati (E
1

E
2
, , M) (E
i
,
i
, M)
le cui bre sono le proiezioni canoniche della somma diretta delle bre per i = 1, 2.
Dim. Siano (U

,
i

atlanti vettoriali di E
i
, di cociclo g
i

, i = 1, 2 e sia :

1
(U

) U

k
r
lapplicazione (e
1
, e
2
) (x, (
1
x
(e
1
),
2
x
(e
2
))). Non dicile pro-
vare che sono soddisfatte le condizioni di 0.4.10 per cui (E

F, , M) un brato vettoriale
e (U

un suo atlante vettoriale di cociclo


h

=
_
g
1

0
0 g
2

_
,
e che si hanno, come nel caso degli spazi vettoriali, omomorsmi canonici di E
1

E
2
su E
1
ed E
2
rispettivamente e che questi si identicano a sottobrati di E
1

E
2
.
Denizione 0.4.28. Il brato (E
1

E
2
, , M) si dice la somma diretta dei brati E
1
ed
E
2
.
Si osservi che (E
1

E
2
)/E
i
isomorfo a E
j
per ogni i ,= j, i, j = 1, 2.
Denizione 0.4.29. Sia q : M N unapplicazione continua di spazi topologici (unappli-
cazione dierenziabile di variet dierenziabili) e sia (F, , N) un brato topologico (die-
renziabile) di rango s.
34
Sia q

F = (x, ) M F[q(x) = () = (x, ) M F[ F


q(x)
, con la topologia
indotta da M F e sia : q

F M lapplicazione continua indotta dalla proiezione


canonica su M. Per ogni x M la bra (q

F)
x
:=
1
(x) = (x, ) x F[ E
q(x)

ha una ovvia struttura di k-spazio vettoriale di dimensione s e la proiezione canonica di


M F su F induce unapplicazione continua q : q

F F denita da (x, ) che un


isomorsmo sulle bre.
Sia (V

un atlante vettoriale di F di cociclo h

: V

: GL(r, k). Sia U

=
q
1
(V

) e sia

:
1
(U

) U

k
r
lapplicazione denita da (x, ) (q(x),
q(x)
());
su U

risulta

(x, u) = (x, g

(x)(u)), ove q
)
(x) =
q(x)

1
q(x)
GL(r, k). Da
0.4.10 segue che (F, , M) un brato vettoriale topologico (dierenziabile) di rango s che
prende il nome di brato immagine inversa e (U

un atlante vettoriale di q

F di
cociclo g

.
Il brato restrizione considerato in 0.4.3 evidentemente un caso particolare di immagine
inversa. Se M un sottospazio (sottovariet) di N e q linclusione canonica di M in N il
brato q

F si dice ancora il brato restrizione di F a M e si indica con F[


M
.
Poich la q ha come rappresentazione locale nelle carte vettoriali utilizzate la mappa

q[

1
(U)

: (x, u)

q(x,
1
x
(u)) = (q(x), u) si vede subito che q un morsmo di
brati vettoriali topologici (dierenziabili).
Si osservi che se t
1
, . . . , t
r
un riferimento di F su un aperto V allora le sezioni di q

F
su q
1
(V ) denite da s
j
(x) = t
j
(q(x)), j = 1, . . . , s costituiscono un riferimento di q

F su
q
1
(V ).
Osservazione 0.4.30. Sia (f, q) : (E, , M) (F, , N) un morsmo di brati. Esiste un
omomorsmo di brati h : (E, , M) (q

F, , M) tale che f = qh ove h un omomorsmo


di brati, che hanno lo stesso spazio base, denito da h(e) = ((e), q
(e)
(e)), e q un morsmo
di brati le cui bre sono isomorsmi. Si ha quindi il diagramma commutativo
E


M N
q

F F



q
q
h
.
Denizione 0.4.31. Sia (E, , M) un brato vettoriale topologico reale di rango r. Si dice
una orientazione di E una famiglia = (
x
)
xM
, ove
x
una orientazione di E
x
per cui
esiste un atlante vettoriale (U

di cociclo g

tale che per ogni x U

e per ogni
lisomorsmo
x
: E
x
R
r
manda lorientazione
x
nellorientazione canonica

r
di R
r
. Dalla condizione segue subito che per ogni , ed ogni x U

si ha
g

(x) GL
+
(r, R).
Il brato E si dice orientabile se esiste una sua orientazione . Il brato con una ssata
orientazione si dice un brato orientato e latlante (U

si dice un atlante orientato.


Un riferimento s
1
, . . . , s
r
di E su un aperto U di M tale che per ogni x U la base
(s
1
(x), . . . , s
r
(x)) induca lorientazione
x
si dice un riferimento orientato.
Se (f, q) : (E, , M) (F, , N) un morsmo di brati F orientabile se e solo se lo
q

(E); in particolare se (f, q) un isomorsmo F orientabile se e solo se lo E.


Se M una variet dierenziabile e T(M) il brato tangente allora M una variet
dierenziabile orientabile (cfr. [20]) se e solo se T(M) un brato orientabile.
Si osservi che per ogni variet dierenziabile M il suo brato tangente T(M) una variet
dierenziabile orientabile per cui un brato dierenziabile pu non essere orientabile come
35
brato anche se il suo spazio totale una variet dierenziabile orientabile. Daltra parte se
M una variet dierenziabile non orientabile il brato banale M R orientabile come
brato, ma non lo come variet dierenziabile.
Lemma 0.4.32. Siano E e F due brati vettoriali topologici reali. Se E e F sono orientabili
allora orientabile anche il brato somma diretta E

F. Se E

F e E (F) sono orientabili


allora anche F (E) orientabile.
Per ogni brato E il brato E

E orientabile.
Dim. Si supponga inizialmente che E e F siano R-spazi vettoriali. Due basi orientate di
E e F rispettivamente individuano su E

F una orientazione che dipende solo dalla classe


dalle basi scelte nelle rispettive classi di equivalenza. In modo analogo si vede che due basi
orientate di E

F ed E (F) individuano una orientazione di F (E) in modo indipendente


dalla scelta delle basi.
Nel caso dei brati si procede similmente utilizzando riferimenti orientati.
Lemma 0.4.33. Sia (E, , M) un brato vettoriale topologico reale di rango 1, ove M una
variet topologica. Il brato orientabile se e solo se banale.
Dim. Se il brato banale evidentemente orientabile.
Se il brato orientabile esiste un atlante vettoriale (U

tale che
x

1
x
=
g

(x) GL
+
(1, R) = R
+
per cui ben denito linsieme E
+
x
= e E
x
[
x
(e) > 0,
. Per ogni sia s

: U

E il riferimento indotto dalla banalizzazione

:
s

(x) =
1
x
(1) E
+
x
per ogni x U

.
Sia (

una partizione continua dellunit subordinata al ricoprimento (U

e sia
s =

. Si vede subito che s(x) ,= 0 per ogni x M per cui un riferimento globale
di E che risulta quindi banale.
Esempi 0.4.34. i) Sia f : M N unapplicazione dierenziabile tra variet dierenziabili.
Allora T(f) : T(M) T(N) un morsmo di brati dierenziabili. Se f uninclusione
dierenziabile anche T(f) risulta uninclusione dierenziabile e per 0.4.23 T(M) si identica
a un sottobrato di f

T(N).
Se M una sottovariet dierenziabile di N e f linclusione canonica il brato f

T(N)
si denota anche con T(N)[
M
o con T
M
(N) e il brato quoziente T
M
(N)/T(M) si dice il
brato normale algebrico di M in N. Se N = R
n
, T
M
(N)

= M R
n
e T(M)

= (x, u)
M R
n
[u T
x
(M).
ii) Siano L = (x, u) P
n
(k) k
n+1
[u x, : L P
n
(k) la mappa indotta dalla
proiezione canonica e (U

)
=0,...,n
latlante canonico di P
n
(k). Linsieme L anche uguale
a (x, x) P
n
(k) k
n+1
[ k, ma non ovviamente determinato univocamente dal
punto x P
n
(k). Tuttavia, per ogni (x, u) U

k
n+1
, esiste un unico

k tale che

_
x
0
x

, . . . ,
x
1
x

, 1,
x
+1
x

, . . . ,
x
n
x

_
= u
e si pu quindi denire una biezione

:
1
(U

) U

k ponendo

(x, u) =

, per
ogni = 0, . . . n. Ne segue che su U

k si ha

(x, ) = (x, x

/x

) e quindi da
0.4.10 segue che (L, , P
n
(k)) ha una struttura di brato vettoriale di rango 1, sottobrato
del brato prodotto P
n
(k) k
n+1
, denita dallatlante vettoriale (U

)
=0,...,n
di cociclo
g

= x

/x

. Tale brato prende il nome di brato tautologico o universale sullo spazio


proiettivo e si indica anche con U
1,n
.
Per k = R il brato U
1,n
non orientabile poich se lo fosse dovrebbe essere banale (cfr.
0.4.33), ma questo implicherebbe lesistenza di funzioni continue mai nulle f

: U

R
36
tali che f

= f

per ogni , = 0, . . . , n, il che non possibile in quanto g

cambia di
segno su U

.
iii) Sia = (x, y) R
2
[x
2
+ y
2
= 1 la circonferenza unitaria e sia : R
lapplicazione t (cos 2t, sin 2t); evidentemente un dieomorsmo locale e per ogni
a R lapplicazione [
[a,a+1]
una identicazione topologica. Siano poi N := (0, 1) =
(1/4), S := (0, 1) = (1/4), V
0
= ((1/4, 3/4)) = S e V
1
= ([1/4, 3/4]
1/4) = ((1/4, 5/4)) = N; V
0
e V
1
sono intorni aperti di N e S rispettivamente in
e ((V
0
,
0
), (V
1
,
1
)), ove
0
e
1
sono inverse locali di , costituisce un atlante dierenziabile
di , ove V
0
V
1
= N, S.
Si denotino con I lintervallo chiuso [1/4, 3/4], con lapplicazione [
I
e si denisca su
I R la relazione di equivalenza (a, b) (c, d) se e solo se a = 1/4, c = 3/4, b = d. Sia
M lo spazio topologico quoziente I R/ e sia p : I R M la proiezione canonica.
Resta individuata unapplicazione surgettiva : M che rende commutativo il seguente
diagramma


I
I R M
p
1

p
,
ove p
1
la proiezione sul primo fattore.
Siano

V
0
= (1/4, 3/4)R e

V
1
= ([1/4, 3/4]1/4)R; risulta p(

) =
1
(V

), =
0, 1. Lapplicazione
0
:

V
0
V
0
R denita da (t, ) ((t), ) induce evidentemente
un omeomorsmo
0
:
1
(V
0
) V
0
R denito da
0
(p(t, )) =
0
(t, ). Si consideri poi
lapplicazione
1
:

V
1
V
1
R denita da

1
(t, ) =
_
((t), ) se t [1/4, 1/4)
((t), ) se t (1/4, 3/4]
che passa al quoziente individuando unapplicazione continua biiettiva
1
:
1
(V
1
)
V
1
R tale che
1
p =
1
. Lapplicazione
1
aperta in quanto per ogni aperto A
1
(V
1
)
laperto p
1
(A) un aperto saturo di

V
1
ed essendo
1
(p
1
A) =
1
(A) si conclude che
1
(A)
aperto e quindi
1
un omeomorsmo.
Laperto V
0
V
1
= N, S non un insieme connesso essendo unione disgiunta degli
aperti ((1/4, 1/4)) = (x, y) [x > 0 e ((1/4, 3/4)) = (x, y) [x < 0; su tale
insieme si ha

1
0
((x, y), ) =
_
((x, y), ) se x > 0
((x, y), ) se x < 0 .
Da 0.4.10 segue che (M, , ) un brato vettoriale reale di rango 1 per cui (V
0
,
0
), (V
1
,
1
)
un atlante vettoriale di cociclo g

, ove g

(x, y) uguale a 1 se x > 0 e a 1 se x < 0.


Il brato si dice il nastro di Mbius nome con il quale si denota anche la variet dieren-
ziabile 2-dimensionale M. Come in ii) pu osservarsi subito che il brato non orientabile
in quanto non ha riferimenti globali continui poich g
10
cambia di segno su V
0
V
1
.
Dallatlante vettoriale (V
0
,
0
), (V
1
,
1
) si pu costruire facilmente un atlante di M come
variet dierenziabile (V

), ove

((x, y), ) = (

(x, y),

((x, y), ), per ogni = 0, 1.


Essendo V
0
e V
1
connessi si vede subito che la variet dierenziabile M non orientabile
(cfr. [20]).
37
iv) Linversa della proiezione stereograca R N t (2t, t
2
1)(1 + t
2
)
1
induce unapplicazione dierenziabile P
1
(R) denita da
(t
0
: t
1
)
_
2t
0
t
2
0
+t
2
1
,
t
2
0
t
2
1
t
2
0
+t
2
1
_
che un dieomorsmo la cui inversa la q : (x, y) (1 y : x). Con le notazioni di ii) e
iii) risulta q(V

) = U

, per = 0, 1, q(N) = (0 : 1), q(S) = (1 : 0).


Il brato q

(L), immagine inversa del brato tautologico su P


1
(R), individuato dal
cociclo g

: V
0
V
1
R denito da g

(x, y) = g

((1 y : x)) = x(1 y)


1
; poich
V
0
V
1
ha due componenti connesse si vede subito che il cociclo g

equivalente al cociclo
h

del nastro di Mbius di iii) per cui da 0.4.11 segue che i brati M e q

L sono equivalenti
e quindi che i brati (M, , ) e (L, , P
1
(R)) sono isomor.
0.5 Variet riemanniane
Denizione 0.5.1. Sia (E, , M) un brato vettoriale dierenziabile: una metrica rie-
manniana sul brato una sezione dierenziabile simmetrica e denita positiva del brato

2
E

, i.e. unapplicazione dierenziabile g : M

2
E

tale che g(p) : E


p
E
p
R
un prodotto scalare su E
p
, per ogni p M.
Una metrica riemanniana g si indicher anche con < , >, i.e g(p) =< , >
p
: E
p
E
p
R,
utilizzando lusuale notazione del prodotto scalare, talvolta omettendo lindicazione del punto
p quando non ci siano possibilit di equivoci. Si indicher con | |
p
la norma indotta dal
prodotto scalare sulla bra E
p
.
Due sezioni s, t (M, E) si dicono ortogonali in un punto p se risulta < s(p), t(p) >= 0;
le sezioni si dicono ortogonali se lo sono in ogni punto; le sezioni si dicono ortonormali se
hanno anche norma unitaria in ogni punto.
Osservazione 0.5.2. i) Sia e

= (e

1
, . . . , e

r
) un riferimento su un aperto U

di M; allora
le funzioni g

ij
: U

R, denite da p g(p)(e

i
(p), e

j
(p)) sono funzioni dierenziabili
e per ogni coppia di sezioni s, t (U

, E) si ha g(s, t) =

i,j
g

ij
s
i
t
j
, ove s =

i
s
i
e

i
e
t =

j
t
j
e

j
.
Si osservi che la matrice g
ij
invertibile e il suo determinante positivo in ogni punto.
ii) Se

= (
1

, . . . ,
r

) il riferimento duale di e

= (e

1
, . . . , e

r
), i. e.
i

(p)(e

j
(p)) =

ij
, per ogni p U

, allora si ha g[
U
=

ij
g

ij

.
Lemma 0.5.3. Lassegnazione di un prodotto scalare g(p) : E
p
E
p
R, per ogni punto
p della variet dierenziabile M, denisce una metrica riemanniana se e solo se per ogni
aperto U di M e per ogni coppia di sezioni s, t (U, E) la funzione p g(p)(s(p), t(p))
dierenziabile.
Dim. Per una metrica riemanniana la condizione evidentemente soddisfatta; il viceversa
fornisce appunto la condizione di dierenziabilit della sezione p g(p) del brato

2
E

.
Lemma 0.5.4. Ogni brato vettoriale (E, , M) ammette una metrica riemanniana.
Dim. Siano (U

un ricoprimento banalizzante di M,

:
1
(U

) U

R
r
le
corrispondenti banalizzazioni e, per ogni x U

,
,x
: E
x
R
r
gli isomorsmi indotti.
Sia (

una partizione dierenziabile dellunit subordinata al ricoprimento (U

.
Per ogni x U

e u, v E
x
si ponga < u, v >

x
=
,x
(u)
,x
(v), ove nel secondo membro
ci si riferisce al prodotto scalare di R
r
. Per ogni coppia di sezioni s, t su un aperto U di M
si denisce < s, t >
x
=

(x) < s(x), t(x) >

x
.
38
Lemma 0.5.5. Sia (E, , M) un brato vettoriale dierenziabile di rango r con una me-
trica riemanniana < , >. Per ogni aperto banalizzante U del brato esiste un riferimento
h
1
, . . . , h
r
(U, E) ortonormale.
Dim. Per ipotesi esiste un riferimento s
1
, . . . , s
r
(U, E). Si generalizza il classico
procedimento di ortonormalizzazione di Gram-Schmidt: si pone
s

1
= s
1
s

2
= s
2

< s
2
, s

1
>
< s

1
, s

1
>
s

1
s

3
= s
3

< s
3
, s

2
>
< s

2
, s

2
>
s

2

< s
3
, s

1
>
< s

1
, s

1
>
s

1
=
s

r
= s
r

< s
r
, s

r1
>
< s

r1
, s

r1
>
s

r1

< s
r
, s

r
>
< s

1
, s

1
>
s

1
.
Le sezioni s

1
, . . . , s

r
sono evidentemente ortogonali in ogni punto di U e costituiscono un
riferimento su U. Ponendo h
j
= s

j
/|s

j
| si ha la conclusione.
Denizione 0.5.6. Siano (E, , M) un brato vettoriale dierenziabile di rango r con una
metrica riemanniana < , > e (F, , M) un suo sottobrato di rango s. Per ogni x M sia
F

x
= u E
x
[ < u, v >= 0, v F
x
il complemento ortogonale di F
x
in E
x
; siano poi
F

=
xM
F

x
e : F

M lapplicazione u x se e solo se u F

x
Per ogni punto
a M esistono un intorno aperto U di a e un riferimento h
1
, . . . , h
r
(U, E) tale che
h
1
(x), . . . , h
s
(x) una base di F
x
per ogni x U (cfr. 0.4.22). Salvo ad applicare 0.5.5 si
pu supporre che il riferimento sia ortonormale per cui da 0.4.22 segue che (F

, , M) un
sottobrato di rango r s di E che si dice il brato ortogonale di F in E. Si osservi che si
ha la decomposizione canonica di E in somma diretta E = F

.
Lemma 0.5.7. Sia (E, , M) un brato vettoriale dierenziabile di rango r dotato di una
metrica riemanniana e si identichi M alla sezione nulla di E. Per ogni punto p M gli
insiemi B

(V ) = v E[(v) V, |v|
(v)
< , ove V un intorno aperto di p in M e
R
+
, costituiscono un sistema fondamentale di intorni aperti di p in E.
Dim. Gli insiemi B

(V ) = v E[(v) V, |v|
(v)
< sono evidentemente gli insiemi
v
1
(V )[g((v))(v, v) <
2
; per vedere che sono aperti basta farlo localmente e quindi
si pu supporre che V sia contenuto in un aperto coordinato U tale che E[
U
sia banale.
Se e
1
, . . . , e
r
un riferimento di E[
U
, sia :
1
(U) U R
r
il morsmo banalizzante
v (x, v
1
, . . . , v
r
), ove x = (v) e v =

r
i=1
v
i
e
i
(x). Poich (B

(V )) = (x, v
1
, . . . , v
r
)
V R
r
[

ij
g
ij
(x)v
i
v
j
<
2
evidentemente un aperto si conclude che i B

(V ) sono aperti.
Sia ora W un intorno di p in E. Con le stesse notazioni si pu supporre che V sia un
intorno aperto relativamente compatto di p in M e che esista R
+
tali che V D

(0)
(W)), ove D

(0) = u R
r
[|u|

< , avendo indicato con | |

la norma euclidea di R
r
.
Ora la funzione continua U R
r
R denita da (x, v
1
, . . . , v
r
) (

ij
g
ij
(x)v
i
v
j
)
1/2
ha un minimo R
+
sul compatto V D
1
(0). Allora qualunque sia (x, v
1
, . . . , v
r
)
V D
1
(0) si ha (

ij
g
ij
(x)v
i
v
j
)
1/2
e quindi banalmente anche (

ij
g
ij
(x)v
i
v
j
)
1/2

|(v
1
, . . . , v
r
)|

quando |(v
1
, . . . , v
r
)|

= 1; poich la disuguaglianza omogenea in v


1
, . . . , v
r
si ha (

ij
g
ij
(x)v
i
v
j
)
1/2
|(v
1
, . . . , v
r
)|

per ogni (x, v


1
, . . . , v
r
) V R
r
. Se < allora
deve essere |v|

< e quindi (B

(V )) V D

(0). Si pu cos concludere che B

(V )
contenuto in W.
39
Teorema 0.5.8. Sia (E, , M) un brato vettoriale dierenziabile di rango r dotato di una
metrica riemanniana e si identichi M alla sezione nulla di E. Per ogni intorno aperto
di M in E esiste una funzione dierenziabile : M R
+
tale che M v E[ |v|
(v)
<
((v)) .
Dim. Per ogni p M esiste un intorno aperto V relativamente compatto di p in M e
un reale r R
+
tale che B
r
(V ) . Si ricopre quindi M con una famiglia di aperti rela-
tivamente compatti e, salvo a passare a un ranamento, si trovano un ricoprimento aperto
localmente nito numerabile (U
n
)
nN
di M, costituito da aperti relativamente compatti, e
una famiglia r
n
R
+
tali che B
rn
(U
n
) per ogni n N e ovviamente M
n
B
rn
(U
n
).
Se si trova una funzione dierenziabile : M R
+
tale che per ogni x U
n
si abbia
(x) r
n
, allora per ogni vettore v E tale che |v|
(v)
< ((v)) esiste n N tale che
(v) U
n
e di conseguenza |v|
(v)
< ((v)) < r
n
per cui v B
rn
(U
n
). Ne segue allora
che M v E[ |v|
(v)
< ((v)) .
La costruzione della funzione una classica applicazione della partizione dierenziabile
dellunit.
Si ponga K
0
= , K
1
= U
1
; esiste un pi piccolo indice n
1
tale che K
1
U
1
U
n1
e si ponga quindi K
2
= U
1
U
n1
. Per induzione si trova una famiglia di compatti
(K

)
N
tali che K

K
+1
e M =

. Poich il ricoprimento localmente nito per


ogni 1 esiste

R
+
tale che

< inf
n
r
n
[U
n
K

,= .
Si ponga quindi A

K
+2
K

, 1, e A
0
= ; risulta M =

e per ogni 1
si ha A

,= se e solo se ,= 1, , + 1.
Sia inne

una partizione dierenziabile dellunit subordinata al ricoprimento (A

) di
M e sia : M R la funzione dierenziabile x

(x). Per ogni x M esiste


un indice tale che x K
+1

e di conseguenza x A

A
+1
e x , A

per ogni
,= , +1; risulta quindi (x) =

(x) +
+1

+1
(x)

. Se x U
n
, per la scelta dei

, si ha (x)

< r
n
.
Denizione 0.5.9. Una metrica riemanniana su una variet dierenziabile M una metrica
riemanniana sul suo brato tangente T(M). Per variet riemanniana si intender sempre
una variet dierenziabile con una ssata metrica riemanniana.
Se (U

, x

1
, . . . , x

m
) un aperto coordinato di M, allora i

x

1
, . . . ,

x

m
costituiscono un
riferimento di T(U

) e i dx

1
, . . . , dx

m
costituiscono il riferimento duale di T

(U

). Ne segue
g

ij
=<

x

i
,

x

j
> e quindi g[
U
=

ij
g

ij
dx

i
dx

j
.
Introducendo il simmetrizzato di dx
i
dx
j
dx
i
dx
j
=
1
2
(dx
i
dx
j
+dx
j
dx
i
)
si pu semplicare la notazione: infatti per la simmetria dei g
ij
si ha g =

i,j
g
i,j
dx
i
dx
j
.
Se M = R
m
, in coordinate canoniche la metrica euclidea data da g =

i
dx
i
dx
i
=

i
dx
i
dx
i
, essendo ora g
ij
=
ij
.
Denizione 0.5.10. Sia M una sottovariet dierenziabile di una variet riemanniana N.
Il brato ortogonale di T(M) in T(N)[
M
si dice il brato ortogonale di M in N o anche
il brato normale rispetto alla metrica e si indica con T(M)

. Si ha la decomposizione
in somma diretta T(N)[
M
= T(M)

T(M)

e di conseguenza il brato normale algebrico


T(N)[
M
/T(M) isomorfo al brato ortogonale T(M)

.
Se N = R
n
si ha T(N) = R
n
R
n
e T(N)[
M
= M R
n
per cui T(M)

= (x, u)
M R
n
[u T
x
(M)

.
40
Teorema 0.5.11. Sia N una variet riemanniana orientabile e M una sua sottovariet di
codimensione 1; M orientabile se e solo se il suo brato ortogonale T(M)

banale.
Dim. Si ha T(N)[
M
= T(M)

T(M)

e T(N)[
M
orientabile. Se M orientabile
il suo brato tangente T(M) orientabile e quindi T(M)

orientabile per 0.4.32 per cui


deve essere banale (cfr. 0.4.33). Viceversa se T(M)

banale evidentemente un brato


orientabile e quindi risulta orientabile T(M), ancora per 0.4.32, cio orientabile M.
Esempi 0.5.12. Per ogni sottovariet dierenziabile M di uno spazio euclideo R
n
la metrica
euclidea di R
n
induce un prodotto scalare in T
p
(M) per ogni p M che denisce una metrica
riemanniana su M.
Da 0.5.11 segue subito che una sottovariet M di R
n
che sia luogo di zeri di una sub-
mersione f : R
m
R orientabile giacch il gradiente di f fornisce un campo di vettori
normali mai nulli su M.
Sia M una supercie dierenziabile in R
3
e sia x : D x(D) M una parame-
trizzazione (u, v) x(u, v) = (x(u, v), y(u, v), z(u, v)), ove D un aperto di R
2
. I campi
vettoriali x
u
=
x
u

x
+
y
u

y
+
z
u

z
e x
v
=
x
v

x
+
y
v

y
+
z
v

z
sono un riferimento di T(M)
su U. Per i coecienti della metrica riemanniana indotta su M rispetto a tale riferimento si
ottengono i classici g
11
= E = x
u
x
u
, g
12
= g
21
= F = x
u
x
v
e g
22
= E = x
v
x
v
.
Denizione 0.5.13. Un dieomorsmo di variet riemanfniane f : M N si dice una
isometria se per ogni punto p M la mappa tangente T
p
(f) : T
p
(M) T
f(p)
(N)
una isometria di spazi vettoriali, cio se per ogni coppia di vettori u, v T
p
(M) risulta
< u, v >
p
=< T
p
(f)(u), T
p
(f)(v) >
f(p)
.
Osservazione 0.5.14. Sia : [a, b] M una curva dierenziabile sulla variet rieman-
niana M. La lunghezza della curva tra a e b, detta anche lunghezza darco, denita come
l
b
a
() =
_
b
a
< (t), (t) >
1/2
dt =
_
b
a
| (t)|dt .
Se (u) = (u) una riparametrizzazione di , ove t = (u) un dieomorsmo,
: [c, d] [a, b], con
dt
du
> 0, si ha
d
du
=
d
dt
dt
du
e quindi
_
d
c
< , >
1/2
du =
_
b
a
_
< , >
_
dt
du
_
2
_
1/2
du
dt
dt =
_
b
a
< , >
1/2
dt ,
da cui segue subito che la lunghezza della curva invariante per riparametrizzazioni
Come nel caso delle curve dello spazio euclideo anche le curve regolari su una variet
riemanniana possono essere riparametrizzate rispetto alla lunghezza darco. Invero, se
una curva regolare, la funzione
s = (t) =
_
t
a
| ()|d
una funzione strettamente crescente [a, b] [0, l
b
a
()] e la riparametrizzazione
1
:
[0, l
b
a
()] M secondo la lunghezza darco ha velocit unitaria.
Il concetto di lunghezza di un arco di curva pu essere facilmento esteso alle curve dif-
ferenziabili a tratti; se queste sono anche regolari a tratti possono essere riparametrizzate a
tratti secondo la lunghezza darco.
41
Teorema 0.5.15. Un dieomorsmo di variet riemanniane f : M N una isometria
se e solo se per ogni curva dierenziabile a tratti : [a, b] M le lunghezze l
b
a
() e l
b
a
(f)
sono uguali.
Dim. Se f una isometria si ha
_
b
a
| (t)|dt =
_
b
a
|T
(t)
(f)( (t))|dt =
_
b
a
|(f)

(t)|dt
da cui segue subito la conclusione.
Viceversa si supponga che la lunghezza delle curve sia conservata e siano p M e
u T
p
(M), u ,= 0. Sia : [, ] M una curva dierenziabile tale che (0) = p e
(0) = u; sia l(t) =
_
t

| ()|d. In virt dellipotesi si ha


|u| = | (0)| =
dl
dt
(0) = |(f)

(0)| = |T
p
(f)(u)| .
Ne segue facilmente che per ogni u, v T
p
(M) si ha < u, v >
p
=< T
p
(f)(u), T
p
(f)(v) >
f(p)
.
Denizione 0.5.16. sia M una variet riemanniana connessa. Poich per ogni coppia di
punti p, q M esiste una curva dierenziabile a tratti : [a, b] M tale che (a) = p e
(b) = q ben denito il numero reale (p, q) = inf

(l()), ove lestremo inferiore preso su


tutte le curve dierenziabili a tratti che congiungono p con q.
Chiaramente (p, p) = 0 e (p, q) = (q, p). Daltra parte se p, q, z sono punti di M,
una curva che congiunge p e q e una curva che congiunge q e z, allora la curva composta
congiunge p e z e si ha (p, z) l() + l(). Prendendo gli estremi inferiori se ne
deduce (p, z) (p, q) +(q, z) e quindi che una pseudometrica su M; in realt sussiste
un risultato pi profondo, come mostra il teorema seguente.
Teorema 0.5.17. La pseudometrica una metrica che induce la data topologia della
variet riemanniana M.
Dim. Sia (T(M), , M) il brato tangente di M e si denoti con | |
x
la norma indotta
dalla metrica riemanniana su T
x
(M) per ogni x M e con l
b
a
() la lunghezza di una curva
dierenziabile a tratti : [a, b] M. Se (U, ) una carta di M si pu denire una
metrica riemanniana su U attraverso : se x U, per ogni , T
x
(M) sia < , >

x
=
T
x
()() T
x
()(), ove al secondo membro gura il prodotto scalare euclideo. Si denoter
con | |

x
la norma indotta, con

l
b
a
() la lunghezza di una curva : [a, b] U e con

la
corrispondente pseudometrica.
Per ogni compatto K U sia B(K) = T(M)[() K, | |

x
= 1. Poich B(K)
un compatto di T(M) e la funzione | |
()
continua esistono , R
+
tali
che | |
()
per ogni B
(
K). Vogliamo provare che per ogni x U e per ogni
T
x
(M) si ha
| |

x
| |
x
| |

x
. (27)
La cosa banale se = 0 per cui si pu assumere ,= 0 e porre | |

x
= R
+
. Poich

1
B

(K) e | |
x
= |
1
| si ha | |
x
= | |

x
e | |
x
= | |

x
.
Per provare che una metrica resta da provare che per ogni coppia di punti p, q M
tali che p ,= q risulta (p, q) > 0. Sia (U, ) una carta di M tale che p U e q , U e
V

(p) =
1
(D

((p)), ove D

((p)) un disco aperto euclideo tale che D

((p)) (U).
Per losservazione iniziale esistono , R
+
tali che sussiste (27) per ogni x V

(p) ed
ogni T
x
(M). Sia : [a, b] U una curva dierenziabile a tratti tale che (a) = p e
(b) = q e sia c = inft [a, b] [ (t) , V

(p): per continuit (c) (V

(p)). Ne segue
42
l
b
a
() l
c
a
()

l
c
a
()

(p, (c)) = e prendendo lestremo inferiore rispetto alle curve


si ha (p, q) > 0.
Il ragionamento suddetto prova anche che per ogni q , V

(p) si ha (p, q) per cui


il disco x M[(p, x) < della metrica contenuto in V

(p), da cui si deduce che gli


aperti coordinati della variet sono aperti nella topologia indotta da .
Resta da provare che un sottoinsieme W di M aperto per la topologia indotta da
aperto nella topologia di M. Se p W si ssi una carta (U, ) di M tale che V

(p) (U)
come sopra; siano poi , R
+
tali che sussista (27) per ogni x V

(p) ed ogni T
x
(M).
Si pu scegliere in modo tale che il disco chiuso D

(p) = x M[(p, x) della


metrica sia contenuto in W. Sia q V

(p) e sia : [a, b] V

(p) tale che (a) = p e


(b) = q. Per (27) si ha (p, q) l
b
a
()

l
b
a
() . Ne segue che V

(p) contenuto in
D

(p) e quindi si conclude che W un aperto della topologia di M.


Osservazione 0.5.18. Sia M una variet riemanniana; per ogni punto p M il prodotto
scalare < , >
p
induce un isomorsmo canonico T
p
(M) T

p
(M) denito da l

,
ove l

() =< , >
p
. Attraverso tale isomorsmo si pu denire un prodotto scalare su
T

(M) ponendo < l

, l

>
p
=< , >
p
e si ottiene cos una metrica riemanniana sul brato
cotangente T

(M). Sia (U, x


1
, . . . , x
m
) un aperto coordinato di M e sia (e
1
, . . . , e
m
) un
riferimento ortonormale su U ottenuto a partire dal riferimento (/x
1
, . . . , /x
m
) come
in 0.5.5; risulta ovviamente

xj
=

i
b
ij
e
i
ove le b
ij
sono funzioni dierenziabili su U Sia

i
(U, T

(M)), i = 1, . . . , m, il riferimento duale di e


1
, . . . , e
m
, i.e.
i
= l
ei
, per ogni
i = 1, . . . , m: evidentemente
i
, . . . ,
m
deniscono in ogni punto di U una base ortonormale
di T

p
(M). Su U risulta
l
=

j
c
jl
dx
j
ove c
jl
=
l
(/x
j
) =
l
(

i
b
ij
e
i
) = b
lj
che sono
funzioni dierenziabili su U per cui
i
, . . . ,
m
un riferimento su U del brato cotangente
T

(M).
Sia (V, y
1
, . . . , y
m
) un altro aperto coordinato e si costruisca analogamente il riferimento
ortonormale associato (f
1
, . . . , f
m
) e il rifermento duale
1
, . . . ,
m
. Su U V si ha
j
=

i
a
ij

i
, ove a
ij
c
M
(U V ): risulta
1

m
= det (a
ij
)
1

m
. Per
ogni punto p U V si ha det (a
ij
(p)) = 1 poich a
ij
(p) una matrice ortogonale.
Allora, se M orientabile, scegliendo un opportuno atlante si pu fare in modo che sia

1

m
=
1

m
su UV e di conseguenza esiste una m-forma, non nulla in alcun
punto di M, tale che per ogni aperto coordinato (U, x
1
, . . . , x
m
) risulta [
U
=
1

m
.
La forma si dice lelemento di volume della variet riemanniana M e lintegrale
_
M
si
dice il volume della variet riemanniana M (cfr. [9]).
Lesistenza di un elemento di volume su una variet riemannianna M permette di
denire lintegrale di una funzione dierenziabile h su M come lintegrale della forma h.
Per determinare lespressione dellelemento di volume nelle coordinate scelte si osservi
che se (U, x
1
, . . . , x
m
) un aperto coordinato di M allora, con le notazioni usate, risulta
g
ij
=<

x
i
,

x
j
>=<

h
b
hi
e
h
,

k
b
kj
e
k
>=

h
b
hi
b
hj
da cui segue subito det (b
ij
)
2
= det g, per cui det (b
ij
) =

det g. Essendo ovviamente


[
U
=
1

m
= dx
1
dx
m
, ove c
M
(U), si vede subito che risulta
= (/x
1
, . . . , /x
m
) = det (b
ij
)(e
1
, . . . , e
m
) = det (b
ij
) =

det g. Si conclude quindi


che su ogni aperto coordinato, compatibile con lorientazione scelta, si ha [
U
=

det g dx
1

dx
m
.
Nellesempio della supercie in R
3
(cfr. 0.5.12) si ha x

() = (g
11
g
22
g
2
12
)
1
2
du dv =
43
(EGF
2
)
1
2
du dv. Pertanto per lintegrale di una funzione h integrabile su x(D) si ha
_
x(D)
h =
_
x(D)
h =
_
D
h(u, v)(EGF
2
)
1
2
du dv .
Osservazione 0.5.19. Sia f : M

M un dieomorsmo di variet riemanniane, rispet-
tivamente con metriche g e g. Sia (U, ) una carta di M, con = (x
1
, . . . , x
m
) e (V, ), con
= (y
1
, . . . , y
m
), la carta di

M tale che V = f(U) e = f
1
; per ogni punto p U risulta
subito

y
i
(f(p)) = T
(q)
(
1
)(

u
i
((p)) = T
p
(f)T
p
(
1
)(

u
i
((p)) = T
p
(f)(

x
i
)(p) .
Se : [a, b] M una curva dierenziabile tale che ([a, b]) U e la curva
dierenziabile = f si ha
l
b
a
() =
_
b
a
(g((t))( (t), (t)))
1
2
dt =
_
b
a
_
_

i,j

i
(t)
j
(t)g
ij
((t))
_
_
1
2
dt ,
ove
i
= x
i
, e analogamente
l
b
a
() =
_
b
a
( g((t))( (t), (t)))
1
2
dt =
_
b
a
_
_

i,j

i
(t)
j
(t) g
ij
((t))
_
_
1
2
dt ,
ove
i
= y
i
. Risultando
i
=
i
se ne deduce che f : U V una isometria se e solo se
g(p) = g(f(p)) per ogni p U.
Esempi 0.5.20. i) Sia : R
2
S
2
(0, 0, 1) lapplicazione inversa della proiezione
stereograca: (u, v) = (2u, 2v, u
2
+ v
2
1)/(u
2
+ v
2
+ 1) Considerando sulla sfera S
2
la
metrica riemanniana indotta dalla metrica euclidea di R
3
si pu denire su R
2
una metrica
per la quale una isometria: da 0.5.19 segue che perch sia una isometria occorre
che siano conservati i coecienti della prima forma fondamentale. Considerando come
parametrizzazione di S
2
i coecienti della prima forma sono E = G = 4/(u
2
+v
2
+1)
2
e F =
0. Si denisce quindi una metrica riemanniana su R
2
ponendo g = 4(du
2
+dv
2
)/(u
2
+v
2
+1)
2
;
tale metrica si dice la metrica stereograca di R
2
. Si osservi che per ogni vettore tangente
= a/u(p) +b/v(p) nel punto p = (u, v) risulta ||
2
= 4
a
2
+b
2
(u
2
+v
2
+1)
2
.
Con tale metrica ovviamente la lunghezza delle curve in R
2
diversa dalla loro lunghezza
rispetto alla metrica euclidea di R
2
. Si consideri ad esempio limmagine di una semiretta per
lorigine (0, 0) di equazione (t) = mt, ove m = (m
1
, m
2
) un versore. Si ha
l() =
_

0
< (t), (t) >
1/2
dt = 2
_

0
dt
1 +t
2
= [2 arctan]

0
= .
Sia ora la circonferenza t (r cos t, r sint); si ha
l() =
_
2
0
<

(t),

(t) >
1/2
dt =
_
2
0
2r
1 +r
2
dt =
4
1 +r
2
.
Si osservi che per r si ha l() 0, mentre per r = 1 risulta l() = 2, che la
lunghezza dellequatore.
44
ii) Sia H = (x, y) R
2
[y > 0

= z C[z > 0; si considerano su H coordinate
reali x, y e di conseguenza i campi di vettori /x e /y sono un riferimento per il brato
tangente T(H).
Si consideri su H la metrica riemanniana g tale che g
11
= g
22
= 1/y
2
e g
12
= g
21
= 0,
cio g = (dx
2
+ dy
2
)/y
2
. Si osservi che se = a/x(p) + b/y(p) un vettore tangente
nel punto p = (x, y) risulta ||
2
=
a
2
+b
2
y
2
.
Sia A una matrice di SL(R
2
)
A =
_


_
,
ove det A = = 1. Ponendo z = x + iy e z = x iy, si consideri lapplicazione
T
A
: H R
2
denita da
T
A
(z) =
z +
z +
=
(z +)(z +)
[z +[
2
e, separando le parti reali e immaginarie, si ottiene T
A
(z) = u +iv, ove
u =
(x
2
+y
2
) +x( +) +
[z +[
2
, v =

[z +[
2
y =
y
[z +[
2
> 0
da cui segue T
A
(H) H. Daltra parte T
1
A
(w) = (w )/(w + ) per cui si conclude
che T
A
(H) = H e che T
A
un dieomorsmo di H. Vogliamo provare che T
A
anche
una isometria di H e per fare questo conveniente utilizzare le coordinate z e z; si ha
dx =
1
2
(dz + dz), dy =
i
2
(dz dz) e quindi dx
2
+ dy
2
= dzdz, y
2
=
1
4
(z z)
2
, da cui
g = (dx
2
+dy
2
)/y
2
= (4dzdz)/(z z)
2
.
Allora, se T
A
(z) = w si ottiene
dw = d
z +
z +
=
(z +)dz (z +)dz
(z +)
2
=

(z +)
2
dz =
dz
(z +)
2
=
e quindi dw = dz/(z +)
2
. Daltra parte
(w w) =
z +
z +

z +
z +
=
z z
[z +[
2
per cui
dwdw
(w w)
2
=
dzdz
(z z)
2
e si pu concludere che T
A
una isometria.
Si osservi che T
A
trasforma le semirette (u, v) H[u = 0 nelle curve (x
2
+ y
2
) +
x( + ) + = 0, che sono circonferenze con centro sullasse delle x di H, per cui T
A
conserva la lunghezza darco di semirette e circonferenze che si corrispondono.
0.6 Grasmanniane
In tutto il paragrafo si indicher con k il campo dei numeri reali R o il campo dei numeri
complessi C.
Denizione 0.6.1. Si denoti con M
r,n
(k) lo spazio delle matrici a r righe e n colonne, con
r n, a coecenti in k che viene identicato con k
rn
. Sia M
r
r,n
(k) il sottoinsieme di M
r,n
(k)
45
Bibliograa
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