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Il CIS della Calabria ha organizzato LOrestea di Eschilo Nella suggestiva cornice serale del Chiostro della Chiesa reggina

di San Giorgio al Corso, venerd 19 luglio 2013 il CIS (Centro Internazionale Scrittori della Calabria) ha organizzato, nellambito della sezione Teatro antico e cinema, una serata dedicata allunica trilogia del teatro greco pervenutaci per intero, l Orestea di Eschilo. Dopo aver definito lintera trilogia come il luogo in cui Eschilo nel 458 ha sottoposto al pubblico ateniese una meditazione sulla sconfitta anche di chi vince in una guerra, con un analisi vibrante la prof. Paola Radici Colace, ordinario di Filologia Classica presso l'Universit di Messina e Responsabile della Sezione Teatro del CIS, ha richiamato un aspetto della trilogia, e dellAgamennone in particolare, che per la prima volta nellambito occidentale ha messo a fuoco il diverso spirito con cui chi rimasto a casa attende il ritorno delleroe: la guardia felice di annunziare, dopo dieci anni di turni di sorveglianza, che i fuochi di segnalazione, accesi da cima a cima dei monti, dallAsia fino ad Argo, annunciavano la caduta di Troia; gli anziani del coro in bilico tra lesaltazione della vittoria e il suo costo umano; Clitennestra, in un doppio gioco metateatrale, nella parte della moglie rimasta fedele custode della casa durante l assenza del marito. Ma sotto la pellicola di festa e di gioia, emergono il rammarico per i morti, il sacrificio di Ifigenia per propiziare i venti favorevoli alla partenza per limpresa, le navi di Menelao disperse, linfedelt di Clitennestra, il disfacimento e linvecchiamento della coppia reale: nei dieci anni di guerra, la donna si abbrutita in una gestione maschile della casa e nellinfedelt, e luomo si degradato nelle fatiche del lungo assedio e nelle orge dei soldati. I loro volti dimostrano che la guerra crudele per tutti, anche per chi vi sopravvive, e che corrompe tutto, con un degrado irreversibile del tempo perduto, dei sentimenti, delle vite comunque distrutte. Tutti questi richiami costruiscono la rete che prepara lo spettatore alla catastrofe delleroe: nel giorno del ritorno tra il suo popolo e quindi della massima gloria, in un contrasto che ribalta tutto il significato della sua vita, Agamennone incontrer una morte non gloriosa, nella vasca da bagno, per mano della moglie e del suo amante Egisto. Gli altri due drammi, presentano morti dovute dal copione di stragi e di sangue che avvolge la casa degli Atridi sin dal fiero pastodi Tieste: Oreste uccider la madre su ordine del dio Apollo per vendicare il padre (Coefore), ma sar a sua volta perseguitato dalle Erinni, divinit infernali ed uterine della religione matriarcale, che ne richiedono la morte (Eumenidi). Soltanto una dea nata senza madre, dalla testa del padre, una vergine guerriera declinata con tratti maschili, determiner positivamente la sorte di Oreste, gettando la sua spada sul piatto della bilancia della giustizia e facendolo pendere a favore dellassoluzione. La distruz ione si allargata fino a distruggere tutta la famiglia dei vincitori, lasciando una sola creatura ai margini di questa follia, Elettra, costretta comunque ad una vita da vinta e ad un lutto senza fine, riassunto da ONeill nel titolo Il lutto si addice ad Elettra. Le emozioni forti suscitate dalla relazione sono continuate nel corso della proiezione del video curato per loccasione dal prof. Nicola Petrolino, esperto e critico di cinema, responsabile della sezione Cinema del Cis della Calabria. Facendo una scelta oculata sul materiale filmico esistente, il prof. Petrolino ha proposto ledizione televisiva diretta da Mario Ferrero (andata in onda il 9-16-23 Settembre 1966), con un cast di attori di primissimo piano, di cui facevano parte Sarah Ferrati, Giulio Bosetti, Ave Ninchi. Con una felice convergenza, i brani scelti sono andati a dare corpo e immagine alle parole, mettendo in evidenza la peculiarit del mezzo televisivo di giocare con lespressivit dei volti e con i primi piani, che il teatro, con le sue distanze dallo spettatore, rende impossibile. Questi volti nel teatro greco, in cui attori maschi recitavano anche in parti femminili, erano completamente coperti da maschere, con la stessa espressione tragicamente uguale dallinizio alla fine del dramma: un teatro in cui questa fissit espressiva era compensata dal fatto che lo spettatore conosceva gi i fatti e la sfida dellautore consisteva in una nuova, abile riscrittura della saga. I due relatori hanno movimentato anche un ricco e vivace dibattito, segno dellinteresse del tema proposto dal CIS e dalla sua presidente, dott. Loreley Rosita Borruto. di proporre

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