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Il calcolo innitesimale nei licei non scientici

Marco Bramanti
Dipartimento di Matematica. Politecnico di Milano
25 marzo 2013
Sommario
Questo scritto la traccia preparata per le lezioni del corso di for-
mazione tenuto nel febbraio-marzo 2013 presso il Dipartimento di Matem-
atica del Politecnico di Milano, ad uso dei partecipanti.
Indice
1 Introduzione 2
1.1 Motivazioni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 3
1.1.1 Lanalisi matematica come linguaggio della sica . . . . . 3
1.1.2 Lanalisi matematica come strumento al servizio di tutta
la matematica . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 4
1.1.3 Lanalisi matematica e i procedimenti inniti . . . . . . . 5
1.1.4 Lanalisi come teoria matematica . . . . . . . . . . . . . . 5
1.2 Qualche conseguenza didattica . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 6
1.2.1 Il ruolo di teoria ed esercizio . . . . . . . . . . . . . . . . 6
1.2.2 Perch insegniamo certe cose . . . . . . . . . . . . . . . . 8
1.2.3 Motivazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 9
2 Limiti 10
2.1 Premesse di metodo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 10
2.2 Limiti di successioni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 12
2.2.1 La denizione di successione . . . . . . . . . . . . . . . . . 12
2.2.2 La denizione di limite di successione . . . . . . . . . . . 13
2.2.3 Come prosegue la teoria dei limiti di successioni . . . . . 18
2.2.4 Dai limiti di successioni ai limiti di funzioni . . . . . . . . 20
2.2.5 Un esempio di utilizzo delle successioni come algoritmo di
approssimazione: la stima di di Archimede . . . . . . . 21
2.3 Limiti di funzioni e continuit . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 24
2.3.1 La denizione di limite di funzione . . . . . . . . . . . . . 24
2.3.2 I teoremi sui limiti di funzioni . . . . . . . . . . . . . . . . 30
2.3.3 Limiti notevoli . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 32
2.3.4 Funzioni continue su un intervallo . . . . . . . . . . . . . 36
1
3 Il calcolo dierenziale 37
3.1 Il concetto di derivata . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 38
3.1.1 Problemi da cui nasce il calcolo dierenziale . . . . . . . . 38
3.1.2 Denizione di derivata . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 39
3.1.3 Calcolo delle derivate e propriet delle funzioni derivabili 41
3.2 I teoremi fondamentali del calcolo dierenziale . . . . . . . . . . 51
3.2.1 Massimi e minimi. Teorema di Fermat . . . . . . . . . . . 51
3.2.2 Il teorema di Lagrange e le sue conseguenze . . . . . . . . 53
3.3 Applicazioni geometriche e siche del calcolo dierenziale . . . . 55
3.3.1 Problemi geometrici di massimo e minimo . . . . . . . . . 55
3.3.2 Esempi di problemi di massimo e minimo di tipo non
geometrico . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 66
3.3.3 Il calcolo di rette tangenti . . . . . . . . . . . . . . . . . . 68
3.3.4 Modelli dierenziali . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 74
4 Il calcolo integrale 82
4.1 Il concetto di integrale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 82
4.1.1 Problemi da cui nasce il calcolo integrale . . . . . . . . . . 82
4.1.2 La denizione di integrale . . . . . . . . . . . . . . . . . . 83
4.1.3 Il calcolo degli integrali . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 88
4.2 Applicazioni del calcolo integrale . . . . . . . . . . . . . . . . . . 91
4.2.1 Applicazioni geometriche: calcolo di aree e volumi . . . . 91
4.2.2 Applicazioni siche: lavoro, energia potenziale, spazio per-
corso . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 95
4.2.3 Applicazioni del calcolo integrale alla probabilit: vari-
abili casuali continue . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 97
1 Introduzione
Le nuove indicazioni nazionali del M.I.U.R. prevedono linsegnamento di ele-
menti di Calcolo Innitesimale (o analisi matematica) nellultimo anno di
tutti i licei. Per gli insegnanti di matematica dei Licei Classici, Linguistici,
delle Scienze Umane, Artistici, Musicali Coreutici, si tratta di una novit, che
con lentrata a regime della riforma cambier una prassi consolidata di insegna-
mento. Anche se i nuovi contenuti fanno parte del bagaglio culturale standard
degli insegnanti, si tratta di un cambiamento signicativo della prassi didattica,
che non mancher di suscitare interrogativi e disagi. Insegnare una disciplina
matematica considerata particolarmente impegnativa avendo a disposizione un
monte ore limitato e in scuole in cui ci si aspetta che gli studenti non siano, in
media, particolarmente portati e/o interessati per la matematica, evidentemente
una sda dal punto di vista didattico. Uno dei rischi che vedo che questo in-
segnamento venga arontato avendo in mente come termine di paragone quanto
a contenuti e obiettivi linsegnamento tradizionale della quinta liceo scienti-
co. Impostato cos questo insegnamento a mio avviso non pu funzionare. Il
2
percorso per un verso va certamente snellito e semplicato, ma nel far questo oc-
corre avere chiari degli obiettivi da raggiungere. Cerchiamo quindi anzitutto di
chiederci quali possono essere questi obiettivi, partendo dalle motivazioni per cui
pu valer la pena introdurre questo insegnamento nei licei non scientici. Dalle
motivazioni e dagli obiettivi cercheremo di ricavare dei percorsi proponibili.
Questi appunti sono scritti per gli insegnanti. Contengono una discussione
dei problemi didattici e la traccia di un possibile percorso, senza ripetere nat-
uralmente tutto quanto si pu trovare nei libri di testo. Ad esempio, le di-
mostrazioni dei teoremi sono state quasi sempre omesse, anche quando se ne
suggerisce lo svolgimento. (Il docente non avr dicolt a trovare questo ma-
teriale sui testi standard). In compenso, ho voluto includere lo svolgimento
dettagliato di numerosi esempi che ritengo rappresentativi dello spirito didatti-
co che qui si propone di seguire, per fornire allinsegnante del materiale a cui
concretamente attingere.
1.1 Motivazioni
La motivazione per insegnare un po di analisi matematica nellultimo anno dei
licei non scientici pu essere quella di preparare meglio gli studenti alluniver-
sit? Personalmente ritengo di no. Oltre al fatto che nelle facolt scientiche
lanalisi matematica non un prerequisito, ma fa parte degli insegnamenti del
primanno, sarebbe un po sproporzionato imporre a tutti gli studenti di sob-
barcarsi questo studio al ne di preparare meglio quei pochi che dai licei non
scientici andranno in una facolt scientica. In generale, credo che gli inseg-
nanti non si debbano sentire troppo ricattati dal preparare per luniversit. La
scuola prepara bene alluniversit se una buona scuola, non se tappa i buchi
dei prerequisiti universitari.
Credo invece che lintroduzione del calcolo innitesimale nei licei sia unop-
portunit per allargare la formazione culturale degli studenti. Lo storico della
matematica Morris Kline ha scritto che
Linvenzione del calcolo innitesimale, accanto alla geometria
euclidea, la pi grande creazione in tutta la matematica.
Cerchiamo di dire sinteticamente perch.
1.1.1 Lanalisi matematica come linguaggio della sica
Anzitutto il calcolo innitesimale ha permesso il nascere della scienza moderna,
newtoniana; la lingua matematica che parla la sica da Newton in poi. Impara-
re un po di analisi quindi imparare un linguaggio necessario a comprendere
la scienza moderna; alfabetizzazione scientica. Allargare la base della popo-
lazione che in grado di capire il linguaggio con cui scritto un qualunque testo
scientico moderno che non sia puramente descrittivo ma almeno un po quan-
titativo quindi unoperazione culturale assolutamente meritevole dei nostri
sforzi.
3
La nascita dellanalisi matematica coincide con il denitivo stringersi del
legame tra matematica e sica, quindi tra matematica e scienza moderna. Certo
che bisogna anzitutto capire che cos, sapere che cos e trasmettere questa
idea. Perci importante conoscere anche qualche aspetto storico del nascere e
dello svilupparsi del calcolo innitesimale.
Quindi, per concretizzare, una prima idea che voglio dare : vale la pena
insegnare lanalisi nei licei sottolineando i signicati sici dei suoi concetti cen-
trali (la derivata e lintegrale), illustrando la potenza concettuale che mette a
disposizione della sica, e della scienza in generale: i modelli dierenziali, di cui
parleremo. Se linsegnante di matematica insegna anche sica, va benissimo;
ma anche se non fosse cos, questo non devessere di ostacolo, anzi: bene che
lo studente sia scandalizzato dal fatto che durante la lezione di matematica
linsegnante fa spesso esempi e osservazioni siche, e questo succede anche se
non linsegnante di sica.
1.1.2 Lanalisi matematica come strumento al servizio di tutta la
matematica
Ma la nascita del calcolo innitesimale centrale nella storia della matemat-
ica non solo per il suo rapporto con la sica, ma anche per lo sviluppo della
matematica di per s. Tutta la matematica ha beneciato della nascita del
calcolo innitesimale. Nel concreto della matematica scolastica, si potranno il-
lustrare soprattutto le ricadute dellanalisi in geometria e, in minor misura, in
probabilit.
a. Il problema del calcolo di aree e volumi di gure a contorni curvilinei un
aspetto dicile della geometria sintetica, che a scuola si sora appena. Vedere
(ad es.) come il volume o la supercie della sfera si possano calcolare come
semplici applicazioni del calcolo dierenziale e integrale molto signicativo (e
non barare!).
b. Il concetto di retta tangente a una curva pu essere arontato in ampia
generalit grazie al calcolo innitesimale.
c. Numerosi problemi geometrici di massimo o minimo si possono formulare
e risolvere grazie al calcolo innitesimale, in modo agevole, tecnicamente non
complicato.
In concreto, quindi, una seconda idea : vale la pena insegnare lanalisi nei
licei sottolineando i signicati geometrici dei suoi concetti centrali (la derivata e
lintegrale); utilizzando questi strumenti per dimostrare in modo rigoroso e rela-
tivamente facile risultati geometrici ben noti ma mai dimostrati a scuola perch
dicili (sottolineatura della teoria matematica come costruzione consequenziale:
dimostriamo le cose che poi usiamo); e utilizzandoli anche per ottenere risul-
tati nuovi (sottolineatura del calcolo innitesimale come strumento di indagine
e scoperta). Ad esempio, vedremo come passare dallarea del cerchio allarea
dellellisse.
A dispetto quindi della prima impressione di disciplina dicile, il calcolo in-
nitesimale, una volta che se ne siano digeriti i concetti di base (che appunto
il livello che si cerca di raggiungere a scuola) pu rendere pi semplice (o pos-
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sibile) la risoluzione di problemi che per via elementare risultano di dicolt
proibitiva.
1.1.3 Lanalisi matematica e i procedimenti inniti
Con la nascita del calcolo innitesimale sono entrati a far parte della matem-
atica, in modo pervasivo, i procedimenti inniti. Lo studio dellanalisi (e, nel-
lo specico dei programmi scolastici, il concetto di limite) permette di capire
come la matematica tratti, addomestichi, il concetto di innito (matematico).
Tutta la storia della matematica, dalla scandalosa scoperta 2500 anni fa delle
grandezze incommensurabili in poi, si pu vedere come una continua ricerca e
progresso nel tentativo di domare linnito. E questo di per s un nodo
concettuale fondamentale nella storia del pensiero. Un ragazzo sveglio che sia
appassionato di poesia e che si iscriver alla facolt di lettere pu essere avvinto,
appassionato da questa idea, non meno di quanto uno che si iscriver a matem-
atica o a ingegneria pu essere aascinato da una poesia di Leopardi o da un
passo della Divina Commedia. E unidea interessante di per s, che vale la pena
di essere saputa, cos come una bella poesia vale la pena che sia letta e meditata,
non anzitutto perch ci servir a qualcosa.
Il concetto di limite uno dei concetti con cui la matematica d diritto
di cittadinanza ai procedimenti inniti, strappandoli dalla vaghezza e dal-
la contraddittoriet, rendendoli rigorosi, praticabili. Questo solo un aspetto
particolare dellanalisi, in un certo senso, ma un aspetto estremamente signi-
cativo. Linsegnamento dellanalisi d modo di arontare di petto questo
discorso, sicuramente delicato, dicile, ma appassionante e per cui vale la pena
di fare (e far fare) anche un po di fatica.
1.1.4 Lanalisi come teoria matematica
Linsegnamento dellanalisi ha anche unaltra caratteristica che la distingue di
fatto (anche se non in linea di principio) rispetto a molta altra matematica
scolastica: lanalisi una teoria matematica, fatta di denizioni, teoremi, di-
mostrazioni, nuove denizioni, e cos via. Certo, esiste (ed rilevante) anche
un aspetto pratico, di esercizi, che possono essere anche impegnativi. Ma co-
munque, con lanalisi, la matematica torna ad aermare la sua natura propria,
quella di essere un sapere ipotetico deduttivo, organizzato in una teoria conse-
quenziale in cui da premesse e denizioni di deducono conseguenze necessarie,
mediante dimostrazione. Perch dico torna? Perch questo aspetto ipoteti-
co deduttivo, nel panorama dellinsegnamento della matematica nelle scuole,
ben rappresentato dalla geometria euclidea (se ancora la si insegnasse con con-
vinzione!), ma poi rischia di sbiadire: nellalgebra, nella trigonometria, nella
geometria analitica, lo studente ben di rado posto di fronte alla matematica
come teoria: si vedono formule, regole, esercizi, magari problemi, ma ben poca
teoria matematica. Eppure questo aspetto ipotetico-deduttivo, dimostrativo,
il cuore della matematica. La dimostrazione matematica riesce con un numero
nito di parole a convincerci della validit di una certa implicazione logica nei
5
suoi inniti casi concreti. La dimostrazione ci mostra perch vera unimpli-
cazione che sappiamo o pensiamo che sia vera; illumina di signicato i nessi
tra le propriet, andando oltre la loro constatazione. Ancora, la dimostrazione
matematica uno dei rari esercizi di pensiero umano sosticato che riesca ad
ottenere lassenso, il consenso universale, attraverso il tempo e lo spazio. Sulla
losoa di Cartesio si pu litigare, sui suoi teoremi no. E noi vogliamo buttare
via questo tesoro prezioso del pensiero umano, lasciando che i ragazzi portino
via, della matematica, solo lidea che un insieme di regole e formule per fare es-
ercizi e risolvere problemi? E sarebbe anche triste se lo studente cogliesse questo
aspetto solo nella geometria euclidea (se la incontra), e poi non lo cogliesse pi.
Vogliamo lasciare che lo studente esca da scuola con lidea che la matematica ha
smesso di essere unimpresa razionale degna di ammirazione dal tempo dei gre-
ci? Vogliamo proprio che pensi che dopo Euclide, da 2300 anni, la matematica
solo formule e regole?
Dunque: linsegnamento dellanalisi rimette a tema con decisione il fatto che
la matematica anzitutto teoria. Questo scandaloso: generazioni di studenti
non hanno mai aperto i loro libri di matematica se non per leggere il testo e
i risultati degli esercizi. Con lanalisi non pu essere cos: si volta pagina, si
cambia marcia.
1.2 Qualche conseguenza didattica
1.2.1 Il ruolo di teoria ed esercizio
Da questo discorso iniziale sulle motivazioni si pu trarre qualche prima indi-
cazione schematica che traduco nella seguente proposta.
1. I due concetti chiave che si vogliono introdurre sono quelli di derivata e
integrale; del calcolo dierenziale e integrale si vogliono mostrare applicazioni
signicative. Per il calcolo dierenziale: i problemi di massimo e minimo; la
retta tangente; i modelli dierenziali; per il calcolo integrale: il calcolo di aree e
volumi, qualche altra applicazione sica ed eventualmente in probabilit. Come
vedremo con gli esempi che descriver in dettaglio nel seguito, applicazioni sig-
nicative possono essere fatte rimanendo su un piano tecnico piuttosto semplice.
In particolare per il calcolo integrale, come vedremo, la conoscenza delle prim-
itive delle funzioni elementari e poco di pi sar suciente per i nostri scopi.
Per il calcolo dierenziale, lo studio di funzione non sar lobiettivo primario,
e potr limitarsi a funzioni molto semplici, perch altri sono i punti di arrivo
signicativi. Non sto proponendo quindi un alleggerimento tecnico ne a se
stesso, ma conseguenza ragionata degli obiettivi. Ad esempio, mi auguro che
il tempo risparmiato scegliendo di non insegnare i tradizionali metodi di inte-
grazione (casistica per le funzioni razionali, metodi di sostituzione, ecc.) possa
essere utilmente impiegato nel mostrare il calcolo di aree e volumi semplici ma
signicativi o determinando la soluzione di un semplice modello dierenziale.
2. Il concetto di limite il fondamento concettuale dellanalisi: va introdot-
to e studiato in vista dellintroduzione dei concetti di derivata e integrale, oltre
ovviamente che per il concetto di asintoto di una funzione. Labilit di calcolare
6
limiti ranati non invece funzionale a questo tipo di percorso. Tener presente
questo dovrebbe fare risparmiare tempo prezioso. Come esemplicher nel se-
guito, il calcolo delle derivate delle funzioni elementari costituisce unimportante
motivazione ed esemplicazione della teoria dei limiti.
3. Se il fatto di ssare certi obiettivi e perseguirli, snellendo tutto ci che non
funzionale a questi, pu semplicare laspetto tecnico (di calcolo) dellanalisi
e ridurre i tempi necessari per lo sviluppo di certi argomenti, voglio chiarire che
invece ritengo laspetto teorico-concettuale assolutamente fondamentale e non
arbitrariamente comprimibile. I concetti di limite, derivata, integrale devono
essere presentati con convinzione nel loro aspetto formale oltre che intuitivo.
Ad esempio, per quanto riguarda il limite (come riprenderemo in dettaglio) ci
che istruttivo comprendere proprio il modo in cui si d la denizione formale,
non la semplice idea intuitiva.
Il fatto che ci basti saper calcolare limiti, derivate o primitive di funzioni
piuttosto semplici non toglie che i risultati che valgono per quelle funzioni el-
ementari vadano il pi possibile dimostrati. Teoria non solo dimostrare il
teorema di Lagrange; anche dimostrare che la derivata di sinr cos r. I risul-
tati teorici che riguardano le funzioni elementari (limiti notevoli e derivate) sono
generalmente ritenuti pi semplici dallo studente rispetto ai teoremi astratti, ed
importante non lasciarne cadere la dimostrazione riducendo tutto a tabelle e
ricette. Nellinsegnamento e nella verica, la dimostrazione di questi semplici
fatti teorici deve essere altrettanto frequente e naturale rispetto al tradizionale
esercizio. Dei teoremi veri e propri si dimostrer qualcosa, ci che si potr o
che il tempo consentir (senza rinunciarci a priori). Si pu semplicare il discor-
so dimostrativo in vari modi: dimostrare un caso particolare di utilizzo frequente
anzich dimostrare il caso generale; dimostrare un fatto utilizzandone un altro
che non si dimostra, il tutto in modo da diminuire il pi possibile la distanza
tra ci che si dimostra e ci che si utilizza eettivamente: esemplicheremo nel
seguito parlando dei contenuti. Il lo rosso denizione-teorema-dimostrazione
deve mantenere una certa continuit, se si vuole trasmettere lidea di teoria
matematica.
Limportante non barare. Mai dire allo studente che si dimostrata una
cosa se non lo si veramente fatto. Mai spacciare per denizione o per as-
sioma quello che un teorema. Mai nascondere un punto delicato di una
dimostrazione per non doverci entrare. Occorre riconoscere ad ogni aermazione
il suo status: teorema, denizione, ecc.
Si tratta di superare, da parte dei docenti, il pregiudizio per cui la teoria
dicile, la pratica facile! Al contrario, nel calcolo dei limiti o nello stu-
dio di funzioni la pratica pu diventare molto dicile per lo studente (e dare
grande delusioni al docente) se non non si circoscrive in modo attento la casisti-
ca delle situazioni considerate. Un aronto pragmatico in Analisi si tramuta in
un tecnicismo frustrante. Invece, un discorso teorico presentato nel giusto (lim-
itato) livello di generalit, ben motivato, ben esemplicato, con dimostrazioni
di complessit contenuta, pu risultare interessante e non orire a uno studente
volonteroso pi dicolt rispetto ad una batteria di esercizi tradizionali sui limi-
ti o gli integrali. Perch rinunciarvi a priori? Credo che nei licei non scientici la
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matematica possa essere insegnata come una materia pi teorica che pragmatica
(si potrebbe dire anche pi da orale che da scritto, se non ci fosse lequivoco
del ridurre tutto a chiacchiere: in matematica non si parla mai a lungo senza
scrivere qualcosa in simboli).
Tutto questo ha una ricaduta anche nelle modalit di verica. Mi spiego con
qualche esempio concreto anzich fare un discorso generale.
a. Lesercizio tradizionale calcolare la derivata di ) (r) =
3r
2
5r+2
r+4
pu
essere aancato da quello teorico calcolare in base alla denizione (cio come
limite del rapporto incrementale) la derivata di ) (r) =
1
r
2
.
b. Certi problemi di massimo o minimo sucientemente di routine rispetto
a quelli visti in aula possono essere assegnati per esercizio; ma qualche altro,
che il docente ritiene signicativo ma un po dicile per essere assegnato come
esercizio, pu essere svolto in aula e assegnato da studiare come la dimostrazione
di un teorema.
c. Lo stesso discorso vale per il calcolo di aree o volumi. Certi esempi di
routine possono essere assegnati come esercizi, altri svolti in aula e assegnati
come teoremi signicativi da studiare, come la dimostrazione della formula per
il volume della sfera o del cono (che in realt sono abbastanza facili, ma ne va
sottolineata limportanza).
1.2.2 Perch insegniamo certe cose
Nel preparare le lezioni e il corso complessivo sullanalisi dellultimo anno, per
quanto esistano libri di testo e indicazioni ministeriali (peraltro molto poco
dettagliate -e questo pu essere un bene-) ci sono molte scelte da fare. Cosa fare,
cosa non fare, in quale ordine, con quale approfondimento, ecc. Naturalmente
non c una sola risposta giusta a queste domande, ma ogni insegnante ha il
dovere di dare la propria risposta personale. Questo signica in particolare che
dobbiamo sempre sapere perch insegniamo certe cose. Mi piace citare questo
brano:
Oggetto di insegnamento per noi non sono le materie, ma gli
aspetti reali che le materie si propongono di trattare. Questa
una sda fondamentale per i docenti, in quanto diventa il criterio
di verit della materia stessa. Noi non siamo ruote di trasmissione
di un sapere elaborato altrove che ormai stato depurato del suo
rapporto con la realt, ma mediatori del rapporto con il sapere che
impartiamo personalmente, direttamente, in funzione di un incontro
con la realt.
1
In matematica la tentazione del trasmettere un sapere elaborato altrove
fortissima. Si rischia di obbedire acriticamente al libro di testo e alla tradizione
dinsegnamento. Nel far questo inevitabilmente si inseriscono comunque tagli e
riduzioni che a volte stravolgono lo spirito con cui certi discorsi erano fatti dagli
autori dei testi; altre volte si mantengono in ossequio alla tradizione argomenti
1
Eddo Rigotti, Conoscenza e signicato. Mondadori Universit, 2009, p.19.
8
o denizioni che in realt non si utilizzeranno mai veramente. Dobbiamo sempre
sapere perch insegniamo un concetto. Pu essere funzionale al seguito del
discorso matematico, pu essere utile in funzione di altre materie scientiche,
pu essere signicativo di per s, pu essere pi duna di queste cose insieme,
ma deve essere almeno una di queste cose! Prima di dare una nuova denizione
dovremmo rietterci come prima di introdurre una nuova tassa. Non possiamo
farlo solo perch c scritto sul libro o solo perch si sempre fatto.
Un discorso simile vale per gli esercizi. Di ogni tipo di esercizio che facciamo
svolgere agli studenti ci dobbiamo chiedere: cosa voglio che imparino o che im-
parino a fare, grazie a questo esercizio? Limpostazione scolastica tradizionale
assume come una sorta di assioma che ogni nuova nozione introdotta deve avere
i suoi esercizi. Se da una parte in questidea ci pu essere una buona intenzione
di partenza (rendere concreto e ben compreso ogni nuovo concetto), daltro can-
to accanirsi a trovare o fabbricare a tutti i costi esercizi su ogni singolo concetto
introdotto rischia di generare esercizi di dubbia utilit, e di perdere di vista una
ragionevole proporzione tra importanza di un argomento nelleconomia del cor-
so e tempo complessivamente dedicato ad esso. Nellinsegnamento del calcolo
innitesimale, certi tipi di esercizi sono un vero e proprio obiettivo primario (si
vedranno nel seguito esempi dettagliati nei paragra sulle applicazioni del calco-
lo dierenziale e del calcolo integrale: ad es. calcolo di aree e volumi, risoluzione
di problemi di massimo e minimo...); altri possono essere una preparazione tec-
nica in vista dei primi (ad es. calcolo di derivate o di primitive) e in questo caso
la loro tipologia e il loro livello di dicolt deve essere commisurata a quanto si
utilizzer nei primi; altri ancora possono servire a riettere su una denizione
o un concetto (ad es. calcolo della derivata di una funzione elementare come
limite del rapporto incrementale, per riettere sia sul concetto di limite che
sulla denizione di derivata). Per il resto, ci sono molti modi in cui esercitare,
mettere alla prova e valutare la comprensione dei concetti: dallinterrogazione
con domande teoriche alle domande scritte, aperte o chiuse, su denizioni o
enunciati di teoremi, a esercizi che consistono di semplici variazioni sul tema di
formule di calcolo di limiti o derivate dimostrate in classe, e chi pi ne ha pi ne
metta. Ma non cerchiamo di trasformare i nostri studenti in vericatori della
denizione di limite, classicatori dei punti di discontinuit di una funzione,
vericatori delle ipotesi del teorema di Rolle,e via di questo passo, come se
lunico modo di ottenere studio fosse fare esercizio su tutto. Certamente se le
nostre veriche consistono solo di esercizi lo studente non vedr facilmente una
buona ragione per studiare la matematica: continuer a fare esercizi e basta.
Ma non dicile dare segnali di tipo diverso su che cosa ci aspettiamo per dare
la sucienza...
1.2.3 Motivazione
Inne una parola sulla motivazione che diamo agli studenti per seguirci. Una
volta che abbiamo congegnato il corso in un modo che ci sembra convincente,
con obiettivi chiari e interessanti perseguiti attraverso certe tappe ben organiz-
zate, non ancora abbastanza che tutto ci sia chiaro nella nostra testa. Credo
9
che di fronte a studenti di 18-19 anni sia necessario coinvolgerli nelle nostre
motivazioni. I problemi da cui nasce il calcolo dierenziale e integrale vanno
presentati, possibilmente con un minimo di prospettiva storica; cos per il con-
cetto di limite. I matematici hanno spesso una certa allergia ai discorsi fumosi,
ma qualche introduzione generale va fatta, per dare le motivazioni di breve ma
anche di lungo periodo nellaronto di una parte di programma. Un espediente
utile per rendere pi evidenti i nessi tra le cose (quindi le motivazioni) quello
di avvicinare nel tempo argomenti diversi del programma. Ad esempio: non
necessario aver esaurito del tutto largomento limiti per iniziare a parlare di
derivate (e cos si capisce bene a cosa servono i limiti); non necessario aver
esaurito del tutto largomento calcolo dierenziale per mostrarne qualche ap-
plicazione signicativa, e lo stesso vale per il calcolo integrale. Cerchiamo di
ridurre al minimo la suddivisione in compartimenti stagni.
2 Limiti
2.1 Premesse di metodo
Il concetto di limite il fondamento concettuale del calcolo innitesimale. Con-
cetto fondamentale quindi, nel senso letterale del termine, il che non signica
per che il limite sia il concetto pi importante del corso, o quello centrale, o
a cui va dedicato il pi ampio spazio. Nelleconomia complessiva del calcolo
innitesimale, il concetto di limite pi un mezzo che un ne, la sua utilit
mediata. E un concetto ausiliario, rispetto ai veri padroni di casa del calcolo
innitesimale che sono la derivata e lintegrale. Una volta introdotto, il limite
risulta per avere anche unutilit immediata (come quando viene usato per
determinare gli asintoti diuna funzione).
A parziale contrappeso dellaermazione precedente occorre anche notare,
comunque, che il concetto di limite di per s molto interessante, perch mostra
come la matematica nei tempi moderni (dal 19

sec.) abbia saputo domare


i procedimenti inniti, strappare linnitesimo e linnito dal limbo delle idee
vaghe e in fondo contraddittorie in cui lavevano lasciato i Greci, ma anche i
rinascimentali e i primi moderni no a ben oltre il 700, e ricondurlo alle idee
gi note attorno ai numeri, pur di dare un ruolo fondamentale per ai concetti
di grandezza variabile, funzione, variabile logica.
Le conseguenze didattiche di queste premesse, se si immagina il percorso in
un liceo non scientico, in una scuola quindi in cui il contesto suggerisca di non
spingere verso percorsi tecnicamente troppo impegnativi, sono:
Dare rilievo inizialmente proprio alla denizione di limite, la comprensione
del concetto, che non va connato nel solo piano intuitivo, ma arontato
anche nel suo aspetto formale, senza il quale non si comprende come questo
concetto abbia i pregi detti sopra e superi le contraddizioni.
La comprensione iniziale del concetto di limite avviene vedendo la denizione
in azione, il che accade quando questa denizione entra in qualche di-
10
mostrazione. Qualche dimostrazione quindi serve a capire di pi, non ad
appesantire.
Lintroduzione del concetto di derivata costituir la prima forte moti-
vazione per cui valsa la pena introdurre i limiti; da questo punto di
vista largomento limiti non va aperto, sviluppato lungamente e poi chiu-
so per passare ad altro; sarebbe meglio aprirlo, rimanerci sopra per un
tempo limitato, ma continuare a rietterci nel seguito mentre si aronta
lo studio del calcolo dierenziale (in che senso esattamente lo illustreremo
pi avanti parlando di calcolo dierenziale).
Allo studente non si deve chiedere di saper risolvere limiti complicati.
Questa raccomandazione generica si precisa dicendo: i limiti che lo stu-
dente deve saper calcolare sono: quelli che servono per calcolare le derivate
delle funzioni elementari; quelli che servono per studiare le funzioni che
eettivamente allo studente si chieder di saper studiare e disegnare; non
quindi, il limite ne a se stesso. Ci potr essere una fase dellinsegna-
mento in cui daremo da fare batterie di esercizi sui limiti, ma anche
in tal caso il tipo e il livello dellesercizio devono soddisfare secondo me i
requisiti precedenti. Se si chiede di calcolare un limite di una funzione che
non pretenderemmo mai che lo studente sia in grado di studiare integral-
mente e tracciare, probabilmente anche quel limite troppo complicato o
comunque cade fuori dagli obiettivi che ci siamo posti.
La preparazione remota allo studio dellanalisi e in particolare allintro-
duzione del concetto di limite, da sviluppare nellarco dei 4 anni precedenti
e riprendere allinizio dellultimo anno comprende:
la familiarit con le funzioni reali di variabile reale, nei loro vari aspetti
(logici, analitici, graci);
la familiarit con luso di quanticatori e variabili;
luso dei valori assoluti, il signicato geometrico del modulo della dierenza
come distanza sulla retta e le relative disuguaglianze; il signicato e luso di
catene di uguaglianze e disuguaglianze con valori assoluti (valore assoluto
del prodotto e del quoziente; valore assoluto della somma e disuguaglianza
triangolare...).
Il concetto di limite si pu introdurre per successioni e per funzioni. Di per s
lo studio del calcolo innitesimale a scuola tutto rivolto verso le applicazioni
al continuo, quindi alle funzioni piuttosto che alle successioni. Il concetto di
limite di successione si vedr in azione nella denizione di integrale denito
e in pochi altri esempi. Tuttavia le indicazioni nazionali ad oggi richiedono
espressamente che il concetto di limite di successione sia introdotto. Conviene
allora fare di necessit virt ed introdursi al concetto di limite partendo proprio
dal limite di successione, pi semplice da digerire del limite di funzione, per avere
maggiore gradualit, e sviluppare le riessioni sulla denizione di limite e magari
11
anche qualche dimostrazione di teorema nel contesto dei limiti di successioni.
Si passer poi ai limiti di funzioni, e sar in quel contesto che ci si occuper
maggiormente degli aspetti operativi, di calcolo eettivo dei limiti, avendo invece
utilizzato i limiti di successioni principalmente per introdurre i concetti di base.
Naturalmente possibile il percorso inverso (pi tradizionale): sviluppare
prima lintero capitolo dei limiti di funzioni e poi trattare brevemente i limiti
di successioni come caso particolare. Questo riduce per largomento limiti di
successioni ad una tassa da pagare alle indicazioni nazionali, qualcosa che si
insegna per dovere con scarsa utilit didattica: un argomento in pi da fare che
ci fa perdere tempo. Nella prima ipotesi si spera invece che il tempo impiegato
su questo abbia unutilit didattica di aronto graduale e comprensione di un
concetto impegnativo.
2.2 Limiti di successioni
2.2.1 La denizione di successione
Si d anzitutto la denizione di successione come funzione da N a R. Si fanno
esempi (:
2
, log :, 2
n
...) e si mostra il graco (punteggiato) di questo tipo di
funzione. Come ogni funzione, la legge che denisce una successione si pu
vedere come sequenza di istruzioni. La successione
a
n
=
1
1 +:
2
denita dalla sequenza di istruzioni: prendi lintero :, elevalo al quadrato,
somma 1 e prendi il reciproco. Gli ingressi di tale sequenza di istruzioni sono
inniti (i numeri naturali), ma le uscite possono non esserlo, come negli esempi
(1)
n
, sin(:,4). A dierenza di una funzione di variabile reale, gli ingressi si
possono elencare in ordine. Questo consente di presentare una successione oltre
che come legge anche come un elenco di valori, o di termini :
1, 2, 2
2
, 2
3
, ..., 2
n
, ...
Anche se gli ingressi 1, 2, 3, ... sono ordinati, le uscite possono non esserlo,
come nellesempio
a
n
=
sin:
:
.
Questo porta a introdurre la denizione di successione monotona, come sono
ad esempio :
2
, log :, 2
n
ma anche 2
n
,
1
1+n
2
, ... (Imparare a rendersi conto di-
rettamente che, ad esempio,
1
1+n
2
monotona decrescente, ragionando sulle
composizioni successive: al crescere di : cresce anche :
2
, cresce anche 1 +:
2
, e
quindi decresce 1,
_
1 +:
2
_
).
Ci interessa ora capire cosa fa a
n
al crescere di :. Questo porter a introdurre
il concetto di limite. Data una successione, per farmi delle idee su cosa fa
al crescere di : posso ricorrere anzitutto a unesplorazione numerica, oppure
12
graca. Conviene usare qui esempi semplici ma meno banali dei precedenti. Ad
esempio, data
a
n
=
2: 3
4: + 1
,
non ovvio a colpo docchio (a chi non sa niente di limiti) cosa faccia la suc-
cessione al crescere di :, ma un graco o una tabulazione numerica sono subito
illuminanti: al crescere di : il valore di a
n
si assesta sul valore 0, 5.
Vogliamo dare una denizione precisa che esprima questo fatto. Questo sug-
gerisce di aprire una parentesi logica. Occorre capire che il simbolo a
n
contiene
una variabile, :, per cui ad esempio dire a
n
maggiore di 5 non una propo-
sizione di senso compiuto: devo sempre quanticare la variabile, cio dire per
quale : succede una certa cosa. Per illustrare questo punto, cruciale, si possono
fare domande vero/falso, tipo:
E vero che:
\: :
2
100
: : :
2
100
oppure domande ha senso compiuto / non ne ha (e, se ha senso compiuto,
vero o falso):
:
2
2
1
n
3
< 0, 23
\:
1
n
3
< 0, 23
: :
1
n
3
< 0, 23
\- 0,
1
n
2
< -
\- 0, : :
1
n
2
< -
e cos via. Occorre allenarsi (riallenarsi, non dovrebbero essere cose nuove)
a percepire immediatamente quando in una frase contenente variabili manca
qualcosa (uno o pi quanticatori) anch la frase si possa dire vera o falsa
una volta per tutte.
In questottica utile dare la denizione di successione limitata (1 : [a
n
[ _
1\:), successione illimitata (\1: : [a
n
[ 1), e fare esempi su questo. Alla
luce di quanto si dir in seguito, utile usare come esempi anche successioni n
convergenti n divergenti, come
sin:, (1)
n
, (1)
n
:.
2.2.2 La denizione di limite di successione
Torniamo allesempio di
a
n
=
2: 3
4: + 1
.
Abbiamo visto con esplorazione graca e numerica che a
n
sempre pi vicino
a 1,2 al crescere di :. Esprimeremo questo fatto dicendo che
2: 3
4: + 1

1
2
per : +
13
(che si legge...), ma cosa vuol dire? Riettiamo su come si pu esprimere
rigorosamente questa idea.
1. Lesplorazione numerica e graca mostrano che per nessun : (per quanto
grande) sar
2n3
4n+1
=
1
2
. Talvolta qualche studente vuole fare il sapientone e
propone che per : innito
2n3
4n+1
uguale a
1
2
. Il problema che il simbolo
: denota un qualsiasi numero naturale, e non conosciamo nessun numero nat-
urale di nome innito. Cerchiamo di sconggere sul nascere lidea statica di
numeri innitamente grandi o numeri innitamente piccoli: questa vecchia
idea estranea al concetto di limite e va superata tanto nel linguaggio quanto
nellintuizione. Quello che accade per che la dierenza
2n3
4n+1

1
2
sempre pi
piccola. Meglio: la dierenza diventa piccola quanto vogliamo, pur di scegliere
: grande quanto occorre. Questa lidea dinamica, non statica, che sta dietro il
concetto di limite. Questo pu essere illustrato dinamicamente ad esempio con
unanimazione come quelle di Mathematica Demonstrations:
14
Nella prima gura pretendiamo che a
n
dierisca da 1,2 per meno di 1,10
(guardare il signicato di questa aermazione con i puntini contenuti nella
striscia orizzontale), e troviamo che questo vero per : pi grande di una certa
soglia (nella gura 11, si noti comunque che questi graci non rappresentano
la successione scritta prima, quindi il loro signicato puramente qualitativo).
Nella seconda gura pretendiamo che a
n
dierisca da 1,2 per meno di 1,20 e
troviamo che questo vero per : pi grande di unaltra soglia, maggiore che nel
primo caso (23). Cosa concludiamo?
2. Se vogliamo che [a
n
1,2[ sia minore di un numero che abbiamo scelto
molto piccolo (quanto vogliamo), non possiamo pretendere che questo sia vero
simultaneamente per tutti gli :. Sar vero in generale soltanto per : abbastanza
grande. Quanto grande? Tanto quanto occorre! Questo dipender dal numero
piccolo che abbiamo scelto. Si arriva quindi allidea che la denizione di limite
richiede di esprimere una concatenazione di scelte: prima si ssa un numero,
piccolo quanto vogliamo, che esprimer la vicinanza di a
n
al limite | (in questo
esempio | = 1,2); poi si dovr scegliere un valore di soglia :
0
tale che per
tutti gli : _ :
0
sia vera questa disuguaglianza. E si arriva cos alla denizione
formale:
3. Data una successione a
n
e un numero reale |, si dice che
a
n
| per : +
o equivalentemente che
lim
n+o
a
n
= |
se:
\- 0 :
0
: : _ :
0
=[a
n
|[ < -.
Una successione per cui esiste un numero | con questa propriet si dice succes-
sione convergente, ed | si dice limite della successione.
Nel nostro esempio:
2: 3
4: + 1

1
2
per : +
se:
\- 0 :
0
: : _ :
0
=

2: 3
4: + 1

1
2

< -.
Per vericare che questa condizione vericata, osserviamo la seguente catena
di passaggi:

2: 3
4: + 1

1
2

(4: 6) (4: + 1)
2 (4: + 1)

7
2 (4: + 1)

=
7
2 (4: + 1)
.
Fin qui i passaggi sono puramente algebrici e valgono per ogni : = 1, 2, 3, ....
Ora, ssato un numero - 0 osserviamo che:
7
2 (4: + 1)
< - purch 8: + 2
7
-
, ossia :
7
8-

1
4
.
15
Per capire come concludere, facciamo un esempio numerico. Se scegliamo - =
0.1, avremo che

2: 3
4: + 1

1
2

< - purch :
7
8 0.1

1
4
= 8.5.
Quindi possiamo ad esempio scegliere :
0
= 9. Siamo certi che \: _ :
0
, cio
\: _ 9, sar :
7
80.1

1
4
e quindi

2n3
4n+1

1
2

< -. Tornando al caso generale


(cio di - 0 qualsiasi), possiamo scegliere come :
0
il pi piccolo intero
7
8:

1
4
.
Altro esempio numerico: se - = 0.01, per avere :
7
80.01

1
4
= 87.25 basta
scegliere : _ :
0
con :
0
= 88.
La logica dovrebbe essere chiara: prima si sceglie, come si vuole, - 0; in
dipendenza da questo - si cerca poi un :
0
tale che per ogni : _ :
0
si abbia
[a
n
|[ < -. Se questo accade possiamo concludere che
lim
n+o
a
n
= |.
Osservazione 1 (Il linguaggio del limite) Notiamo che, nella denizione di
limite, il limite | un numero, ssato, la successione a
n
una quantit variabile.
La successione come un corridore che si muove, il limite il suo traguardo,
che sta fermo (perci si dice che il limite di a
n
uguale a |, oppure si dice che
a
n
tende a | per : tendente a +, ma non che il limite tende a | e nemmeno
che a
n
uguale a | per : tendente a +).
Osservazione 2 (Importanza della denizione formale di limite) Lultima
parola sulla denizione di limite non laspetto graco-intuitivo, che pu lascia-
re ancora unidea di concetto fumoso, non rigoroso, con le sue iterazioni innite:
dopo i vari esempi graci occorre arrivare al punto e fare lesempio analitico con
cui si mostra che, ad esempio, ssato -, basta scegliere :
7
8:
, che una dis-
uguaglianza pi semplice di tanti graci colorati interattivi. La concatenazione
di disuguaglianze
Fissato comunque - 0, se :
7
8-

1
4
allora

2: 3
4: + 1

1
2

< -
mostra veramente come con poche parole e simboli siamo riusciti ad esprimere
un procedimento innito. Bisogna arrivare n qui, senza paura e senza sconti.
Osservazione 3 (Limiti e disequazioni) Torniamo ai passaggi che abbiamo
fatto per ricavare :
0
:
7
2 (4: + 1)
< - purch 8: + 2
7
-
, ossia :
7
8-

1
4
.
Abbiamo in eetti risolto una disequazione in :. Occorre capire che in realt
questo non strettamente necessario. Risolvere la disequazione in : signica
infatti determinare tutti e soli gli : per cui vale la disuguaglianza
7
2(4n+1)
< -.
16
A noi basta qualcosa di meno, per. Ci basta trovare un :
0
tale che per ogni
: _ :
0
sia vero
7
2(4n+1)
< - (senza la pretesa che questo non possa essere
vero anche per altri :). Ad esempio, potremmo, invece che risolvere subito la
disequazione, considerare la seguente catena di disuguaglianze, valide per ogni
: = 1, 2, 3, ...
7
2 (4: + 1)
<
7
2 (4:)
=
7
8:
.
Daltro canto
7
8:
< - purch :
7
8-
e allora basta scegliere :
0
minimo intero
7
8:
per concludere come prima. Si
noti che la disequazione sulla seconda riga pi semplice da risolvere di quella
di partenza. Quando vale
7
8n
< - per, a maggior ragione vale
7
2(4n+1)
< -,
poich
7
2(4n+1)
<
7
8n
. Questo uso combinato di catene di disuguaglianze vere per
ogni : e risoluzione di disequazioni (facili) ci che rende pi facile dimostrare
un limite (e talvolta lunica via per farlo). Si consideri il prossimo esempio:
Esempio 4
lim
n+o
cos :
:
= 0
(lo si capisce facilmente con unesplorazione graca o numerica). Per dimostrar-
lo, consideriamo questo ragionamento:

cos :
:

_
1
:
\: (perch [cos :[ _ 1 \:), daltro canto
1
:
< - per :
1
-
, e quindi

cos :
:

< - per :
1
-
.
Scegliendo :
0
=minimo intero 1,- la denizione di limite soddisfatta. Si
osservi che risolvere esplicitamente la disequazione

cos :
:

<
1
1000
,
invece (cio trovare tutti gli : per cui vera), sarebbe complicatissimo. Nel
costruire disuguaglianze c un aspetto creativo.
Osservazione 5 (Gli esercizi sulla denizione di limite) Personalmente
farei pochi esempi di denizione di limite, come i due precedenti. Questi esempi
devono servire a capire la denizione, non sono un tipo di esercizio: i limiti
non si calcolano con la denizione ma utilizzando i teoremi sullalgebra dei limiti
ecc. Come criterio generale, credo che didatticamente non sia una buona cosa
fare tante volte in modo complicato una cosa che poche lezioni dopo si potr fare
in modo semplice. Dopo i primissimi due-tre esempi sulla denizione di limite,
17
lo studente far esercizio sulla denizione di limite nelle situazioni in cui questa
lunica via per raggiungere un certo obiettivo, come ad esempio:
-il calcolo dei limiti delle funzioni elementari alla frontiera del loro insieme
di denizione;
-il calcolo delle derivate delle funzioni elementari come limite di rapporto
incrementale.
2.2.3 Come prosegue la teoria dei limiti di successioni
Il Teorema di unicit del limite. Va detto quasi subito, non lo dimostrerei.
(La dimostrazione sembra facile ma ha un aspetto didatticamente pericoloso:
largomento nale della dimostrazione :
per ogni - 0 esiste tale che per : [|
1
|
2
[ < -, quindi per ogni
- 0 [|
1
|
2
[ < -, quindi |
1
= |
2
. E delicato, perch in controtendenza
rispetto a quando si prover ad esempio il teorema sul limite della somma: l
non si conclude che a
n
+/
n
= a+/!!! Dierenza tra quantit costante e quantit
variabile).
La denizione di limite innito e successione divergente. Farei solo ,
senza considerare anche senza segno. (Comunque, occorre ssare una con-
venzione ed essere coerenti).
Esempi. :
2
, c
n
, log :, :
3
...
E utile a questo punto ricapitolare i limiti delle successioni notevoli: :
o
(al
variare di c reale qualsiasi); a
n
(al variare di a 0 qualsiasi); log
o
: (al variare
di a 0, a ,= 1, qualsiasi), dimostrando i limiti aermati. Questi sono casi
signicativi di esercizi sulla denizione di limite (cfr. osservazione precedente):
contribuiscono a dare unidea della teoria come una struttura solida, un percorso
in cui si dimostrano i vari passi. Perch fare esempi qualsiasi sulla denizione
di limite e poi non dimostrare questi risultati generali? Ad esempio
lim
n+o
:
o
= + se c 0.
Sia 1 0; :
o
1 per : 1
1/o
.
lim
n+o
:
o
= 0 se c 0.
Sia - 0; 0 <
1
:
o
< - per :
o

1
-
, :
1
-
1/o
.
Successioni che non ammettono limite.
Es. (1)
n
, sin:, tan: (perch sempre denita?), (1)
n
:...
Teorema sullalgebra dei limiti niti. Si potrebbe dimostrare il teorema sul
limite della somma di successioni convergenti. Nella sua semplicit istruttiva,
se scritta con precisione. C un fatto logico che si utilizza e che va enfatizzato:
se una certa disuguaglianza vera per ogni : _ :
1
e unaltra disuguaglianza
vera per ogni : _ :
2
, allora per ogni : _ max (:
1
, :
2
) saranno vere simul-
taneamente entrambe le disuguaglianze. Nel parlare si usa spesso la locuzione
18
per : abbastanza grande, che nasconde i vari :
1
, :
2
, ..., ma almeno una volta
sarebbe bene riettere su questo aspetto.
Primi calcoli di limiti. Usando questi primi fatti si possono gi calcolare i
primi limiti di quozienti di polinomi, con raccoglimento delle parti principali,
come:
lim
n+o
3: + 2
5:
2
+: 1
; lim
n+o
4:
2
2
3:
2
+: 1
; ecc.
e la cosa istruttiva che il procedimento a cui ho accennato permette di ricavare
il limite, non solo di dimostrarlo a posteriori dopo che lo si indovinato. Ma
cosa rende possibile questo? Due ingredienti (in questi semplici casi):
1. il teorema sullalgebra dei limiti per successioni convergenti;
2. la conoscenza del limite delle potenze :
o
per c 7 0.
E utile fare osservare queste cose, rendere cio lo studente consapevole del
fatto che se sa fare un esercizio grazie a un pezzetto di teoria che ha sviluppato,
e non grazie ad una misteriosa arte del fare esercizi, indipendente dalla teoria
stessa.
Resta escluso ni qui il caso in cui il numeratore ha grado maggiore: un
limite come
lim
n+o
3:
3
+ 2
5:
2
+: 1
a rigore con quanto detto n qui non si pu giusticare. Questo motiva il:
Teorema sullalgebra dei limiti con limiti anche inniti. Enuncerei i vari casi
e ne dimostrerei uno facile, ad esempio:
se a
n
a R e /
n
, allora
a
n
/
n
0.
Notare che invece un caso come
se a
n
R e /
n
/ 0, allora
a
n
/
n

pi delicato da dimostrare, perch coinvolge la nozione di successione discosta
da zero (quella a denominatore). Naturalmente anche questo ci sar utile, sto
solo dicendo che dimostrarlo delicato.
Il teorema del confronto. Nella sua versione per limiti di funzioni impor-
tante: viene usato ad esempio per dimostrare i limiti notevoli delle funzioni
sinr, cos r. Lo dimostrerei per le successioni: unaltra utile applicazione della
denizione di limite, con la costruzione di disuguaglianze. Importante anche
sottolineare una conseguenza usata spesso:
se a
n
0 e /
n
limitata, allora a
n
/
n
0.
Ad esempio, da questo seguono subito esempi come:
cos :
:
0,
sin:
:
0.
19
Teorema di permanenza del segno. Ha due forme. La prima riguarda il
passaggio al limite nelle disuguaglianze:
se a
n
_ 0\: ed esiste lim
no
a
n
, allora lim
no
a
n
_ 0.
La seconda serve a risalire al segno della successione dal segno del limite:
se esiste lim
no
a
n
0 allora :
0
: a
n
0\: _ :
0
.
Esempi di esercizi standard fattibili con queste poche cose
lim
n+o
5:
2
3: + 1
2:
3
+ 2: 1
= lim
n+o
5:
2
_
1
3
5n
+
1
5n
2
_
2:
3
_
1 +
1
n
2

1
2n
3
_ =
= lim
n+o
_
5
2:
_

_
1
3
5n
+
1
5n
2
_
_
1 +
1
n
2

1
2n
3
_ = 0
1
1
= 0.
lim
n+o
5:
2
sin: +
_
:
2: 3
_
: 1
= lim
n+o
5:
2
_
1
sin n
5n
2
+
1
5n
3=2
_
2:
_
1
3
2
_
n

1
2n
_ =
= lim
n+o
_
5:
2
_
_
1
sin n
5n
2
+
1
5n
3=2
_
_
1
3
2
_
n

1
2n
_ = +
1
1
= +,
(lultima scrittura il teorema sullalgebra dei limiti inniti) dove, a sua volta,
il limite
lim
n+o
sin:
5:
2
= 0
stato deciso col teorema del confronto:

sin:
5:
2

_
1
5:
2
0.
2.2.4 Dai limiti di successioni ai limiti di funzioni
1. Come gi detto, i limiti di successioni sono introdotti principalmente per
capire il concetto di limite e preparare al limite di funzione; fatti questi primi
passi teorici si pu iniziare la teoria dei limiti di funzioni. Sar in quel contesto
che lo studente vedr tecniche di calcolo meno elementari (come i limiti notevoli).
Questo signica che i limiti di successioni che lo studente imparer a calcolare
in questa prima fase sono molto semplici; daltro canto occorre tener presente
che lesercizio non solo quello tradizionale (verica di una denizione o calcolo
di un limite); esercizio, per lo studente, anche andare alla lavagna e ripetere
una denizione, una dimostrazione, o la verica del limite di una successione
elementare (potenza, esponenziale...) curando linguaggio, simbolismo, uso delle
variabili, dei quanticatori: lo studente deve capire che questo ci che a
tema.
20
2. Dove esattamente terminare il discorso sulle successioni e iniziare con
le funzioni? Dipende secondo me da che cosa si dimostra. La mia propos-
ta di massima (ricapitolando quanto gi detto) dimostrare, nellambito delle
successioni:
-il teorema sul limite della somma di successioni convergenti;
-un teorema sulle operazioni coi limiti di successioni anche divergenti, ad
esempio la formula
conut:tn|t
JIut:tn|t
0;
-il teorema del confronto;
-i due teoremi di permanenza del segno.
Lunica motivazione per parlare di questi due ultimi teoremi (confronto e
permanenza del segno) nellambito delle successioni , se si dimostrano, il fatto
che nel contesto delle successioni la dimostrazione sempre pi semplice. Se
non si intende dimostrare questi teoremi, tanto vale non citarli neppure per
le successioni, e citarli quando se ne parler nel contesto delle funzioni. Il
senso complessivo della proposta che sto facendo sui limiti dimostrare qualcosa
nellambito delle successioni, e poi nellambito delle funzioni non dimostrare pi
queste propriet di base, e dimostrare invece (a suo tempo) i limiti notevoli che,
quelli s, sono pi naturali nel contesto delle funzioni.
2.2.5 Un esempio di utilizzo delle successioni come algoritmo di
approssimazione: la stima di di Archimede
Questo paragrafo contiene semplicemente un esempio, totalmente opzionale e
che pu essere eventualmente collocato in vari momenti, in quanto non utilizza
esplicitamente il concetto di limite. Vogliamo mostrare come il numero si
possa approssimare numericamente con un procedimento iterativo basato sul
calcolo del perimetro del poligono inscritto o circoscritto alla circonferenza e
avente 3 2
n
lati, come fece Archimede.
Consideriamo una circonferenza di raggio r. Per : _ 3, consideriamo i
poligoni regolari di : lati inscritto e circoscritto. Indichiamo con |
n
, j
n
, 1
n
, 1
n
il lato e il perimetro, rispettivamente, del poligono inscritto e circoscritto, rispet-
tivamente; sia C la lunghezza della circonferenza.
21
Si ha:
C
2r
= indipendente da r = (Euclide)
j
n
< C < 1
n
e quindi
1
n
2r
< <
1
n
2r
(Archimede).
Ci che fece Archimede ne La misura della circonferenza calcolare esatta-
mente j
n
e 1
n
per : = 96, e dedurne una stima su .
Eseguiamo questo calcolo anche noi, usando le nostre notazioni e la nostra
trigonometria.
Detto c
n
langolo al centro sotteso a un lato del poligono regolare di : lati
inscritto o circoscritto, cio c
n
= 2,:, ragionando su uno degli : triangoli
isosceli uguali che compongono il poligono inscritto o circoscritto si vede che:
|
n
2
= r sin
c
n
2
, cio |
n
= 2r sin

:
, e j
n
= 2:r sin

:
1
n
2
= r tan
c
n
2
, cio 1
n
= 2r tan

:
, e 1
n
= 2:r tan

:
perci
1
n
2r
< <
1
n
2r
diventa
:sin

:
< < :tan

:
.
Si tratta di calcolare :sin
t
n
, :tan
t
n
per qualche : grande, naturalmente senza
usare gi il valore di . Non possiamo scegliere quindi valori qualsiasi di :, dob-
biamo ricondurci ad angoli notevoli di cui la geometria elementare e le formule
trigonometriche consentano di calcolare il valore esatto di seno e tangente. Il
punto di partenza :
: = 6 che d
6 sin

6
< < 6 tan

6
3 < < 2
_
3 = 3.46...
Applicheremo ora ripetutemente le formule di bisezione (tutti i nostri angoli
saranno acuti):
sin
c
2
=
_
1 cos c
2
cos
c
2
=
_
1 + cos c
2
tan
c
2
=
_
1 cos c
1 + cos c
22
Allora
: = 12 che d
12 sin

12
< < 12 tan

12
.
Ma:
sin

12
=
_
1
_
3
2
2
=
_
2
_
3
2
cos

12
=
_
2 +
_
3
2
(servir al passo successivo)
tan

12
=

_
1
_
3
2
1
_
3
2
=
_
2
_
3
2 +
_
3
6
_
2
_
3 < < 12
_
2
_
3
2 +
_
3
3.105... < < 3.2154...
Procedendo:
: = 24 che d
24 sin

24
< < 24 tan

24
.
Ma:
sin

24
=
_
1
_
2+
_
3
2
2
=
_
2
_
2 +
_
3
2
tan

24
=

_
1
_
2+
_
3
2
1 +
_
2+
_
3
2
=

_
2
_
2 +
_
3
2 +
_
2 +
_
3
12
_
2
_
2 +
_
3 < < 24

_
2
_
2 +
_
3
2 +
_
2 +
_
3
3.132... < < 3.1597...
Procedendo:
: = 48 che d
48 sin

48
< < 48 tan

48
.
23
Ma:
sin

48
=

_
1
q
2+
_
2+
_
3
2
2
=
_
2
_
2 +
_
2 +
_
3
2
tan

48
=

_
1
q
2+
_
2+
_
3
2
1 +
q
2+
_
2+
_
3
2
=

_
2
_
2 +
_
2 +
_
3
2 +
_
2 +
_
2 +
_
3
24
_
2
_
2 +
_
2 +
_
3 < < 48

_
2
_
2 +
_
2 +
_
3
2 +
_
2 +
_
2 +
_
3
3.139... < < 3.1461...
Procedendo:
: = 96 che d
96 sin

96
< < 96 tan

96
.
Ma:
sin

96
=

_1
r
2+
q
2+
_
2+
_
3
2
2
=
_
2
_
2 +
_
2 +
_
2 +
_
3
2
tan

96
=

_
1
r
2+
q
2+
_
2+
_
3
2
1 +
r
2+
q
2+
_
2+
_
3
2
=

_
2
_
2 +
_
2 +
_
2 +
_
3
2 +
_
2 +
_
2 +
_
2 +
_
3
48

_
2
_
2 +
_
2 +
_
2 +
_
3 < < 96

_
2
_
2 +
_
2 +
_
2 +
_
3
2 +
_
2 +
_
2 +
_
2 +
_
3
3.141... < < 3.1428...
e quindi le prime cifre decimali esatte di sono 3.14, il risultato di Archimede.
2.3 Limiti di funzioni e continuit
2.3.1 La denizione di limite di funzione
Anzitutto nel dare la denizione di limite di una funzione considererei solo
funzioni denite su un intervallo salvo al pi il punto a cui tende la variabile,
quindi non introdurrei il concetto di punto di accumulazione. A questo riguardo,
24
utile che lo studente abbia il concetto di intervallo, cio un unico termine
che raccoglie sotto di s la varia casistica
(a, /) , [a, /] , (a, /], [a, /),
(, /), (, /], (a, +), [a, +), (, +) .
Ricordiamo la denizione: si dice che un insieme 1 R un intervallo se
\r
1
< r
2
< r
3
, (r
1
1, r
3
1 =r
2
1) .
Questo termine viene utile per dare sintesi agli enunciati, soprattutto per i limiti
al nito.
Si tratta di dare la epsilon-delta denizione di limite nei 4 casi (limite
nito / innito, al nito / allinnito) nellordine didatticamente pi graduale,
che secondo me il seguente.
1. Limite nito allinnito, asintoto orizzontale. Questo caso ha due
elementi facilitanti: il ruolo ben diverso delle due variabili (che aiuta a non
confonderle), il fatto che non sia necessario precisare che la variabile indipen-
dente non pu raggiungere r
0
. La denizione si pu introdurre ragionando su
un esempio come
lim
r+o
3r + 1
r 5
= 3
per analogia a quanto visto con le successioni. Questo un vantaggio dellaver
fatto prima i limiti di successioni: se al posto di r ci fosse : a cosa tenderebbe la
successione? Tutti capiscono che il limite 3, e cos si pu partire per ragionare.
Come formuleremo in questo caso la denizione di limite? Per analogia con le
successioni, ma tenendo anche conto che ) denita per r reale e non solo sugli
interi, si capisce che la denizione naturale la seguente:
Denizione 6 Sia ) : (a, +) R e sia | R. Si dice che
lim
r+o
) (r) = | o anche che ) (r) | per r +
se
\- 01 0 : \r 1 si ha [) (r) |[ < -.
In tal caso diremo anche la retta j = | un asintoto orizzontale per ), per
r +.
Notare che se ) denita su un intervallo [a, +) o (, +) , in partico-
lare denita anche su un intervallo (a, +), quindi stiamo chiedendo la cosa
meno restrittiva, compatibilmente col fatto di chiedere che ) sia denita in un
intervallo.
Si illustra gracamente il concetto di asintoto orizzontale sullesempio visto
e si verica la denizione di limite nellesempio precedente: ssato - 0,

3r + 1
r 5
3

16
r 5

=
25
(poich stiamo ragionando per r +, lecito supporre r 5)
2
=
16
r 5
< - per r 5
16
-
, r 5 +
16
-
ed ecco trovato 1 = 5 +
16
:
, in funzione di -. E anche pi facile che con le
successioni perch non c bisogno che 1 sia intero.
Si d la denizione analoga di limite per r (\- 01 0 : \r < 1
si ha [) (r) |[ < -). Esempio:
lim
ro
c
r
= 0,
con graco e verica del limite:
Fissato - 0, 0 < c
r
< - per r < log -.
(Ragionare sul segno del logaritmo...).
Altri esempi di limite nito allinnito possono essere quozienti di due poli-
nomi di ugual grado, a cominciare dalliperbole equilatera (ar +/) , (cr +d).
E utile fare presto un esempio del tipo
lim
r+o
sinr
r
= 0,
per spiegare subito che lasintoto orizzontale pu essere attraversato. Fissato
- 0,

sinr
r

_
1
r
< - per r
1
-
(sto calcolando il limite per r + quindi r 0, non c bisogno di scrivere
[r[).
Quando non accade il fenomeno dellultimo esempio (inniti attraversamenti
dellasintoto), si pu dare uninformazione in pi mediante il concetto di limite
per eccesso e per difetto. Ad esempio,
lim
ro
c
r
= 0
+
.
Chiarire che la scrittura 0
+
un simbolo che signica che abbiamo uninfor-
mazione aggiuntiva sul modo in cui la funzione tende a zero, e non che il limite
un misterioso numero poco maggiore di zero. Se scrivessimo semplicemente 0
anzich 0
+
non sarebbe sbagliato, staremmo dando uninformazione in meno.
Osservazione 7 (La verica del limite) Vale la stessa osservazione fatta sui
limiti di successioni: utile fare uno-due esempi di verica del limite dalla
2
Abituare lo studente a questo tipo di osservazioni: quando si discute una disequazione
nella verica di un limite, ricordarsi a cosa tende la x aiuta a non considerare inutilmente casi
che in eetti non ci interessano, ad esempio ci aiuta a non discutere un valore assoluto.
26
denizione, con funzioni semplici, che danno disequazioni semplici da risol-
vere, e non far diventare la verica del limite dalla denizione un tipo di eser-
cizio. La denizione si applica una tantum per calcolare i limiti alla frontiera
delle funzioni elementari. Imparati questi, i limiti di funzioni composte si cal-
colano applicando i teoremi e i limiti di funzioni elementari, non applicando la
denizione.
2. Limite innito allinnito. E laltro caso che assomiglia a quanto
gi visto per le successioni. Si d la denizione formale (non la riporto qui),
arrivandoci ragionando su un esempio semplice, come
lim
r+o
3
_
r = +.
Fissato 1 0,
3
_
r 1 per r 1
3
.
La denizione si esemplica poi con i limiti allinnito delle funzioni potenza,
esponenziale e logaritmo:
lim
r+o
log
o
r = + (per a 1)
Fissato 1 0, log
o
r 1 per r a
1
. (Perch essendo a 1 la funzione a
r

crescente).
lim
r+o
log
o
r = (per 0 < a < 1)
Fissato 1 0, log
o
r < 1 per r a
1
. (Perch essendo 0 < a < 1 la
funzione a
r
decrescente).
E necessario in questi esempi sulla denizione di limite fare la carrellata
sui limiti alla frontiera dellinsieme di denizione delle funzioni elementari. E
istruttivo alternare esempi con funzioni concrete come
3
_
r (pi facili, quindi
aiutano a capire la denizione) e famiglie di funzioni, come log
o
r per a 1,
per cui la denizione costringe a ragionare sulle disequazioni e sulla denizione
da un punto di vista tecnico.
In questo contesto si pu parlare di asintoto obliquo, dandone anzitutto la
denizione (retta j = :r + per cui si ha che ) (r) (:r +) 0 per
r + o ), che va tenuta distinta dai criteri per determinarlo, e fare i
primi esempi semplici, con funzioni razionali come
2r
2
+1
r5
, che a questo punto
pu essere studiata anche complessivamente.
Dare lidea che le funzioni possono tendere a innito con velocit diverse:
anche senza denizioni formali, facile convincere lo studente che una funzione
che cresce molto pi velocemente di r (come r
2
o c
r
) o molto pi lentamente
(come
_
r o log r) avr una certa concavit (concetto che possiamo lasciare
intuitivo a questo livello del discorso) e quindi in particolare certamente non
avr asintoto obliquo. Attenzione al fatto che crescita pi veloce o pi lenta va
intesa sempre in valore assoluto: il segno algebrico della funzione non centra in
questi confronti.
27
3. Limite innito al nito e asintoto verticale. Qui c una nuo-
va dicolt: la richiesta r ,= r
0
. Si pu arrivare alla denizione ragionando
sullesempio
lim
r0
1
r
2
= +.
La denizione formale suona cos:
Denizione 8 Sia 1 un intervallo [qualsiasi! Limitato, illimitato, aperto, chiu-
so...], sia r
0
un punto dellintervallo o eventualmente un suo estremo [notare
che NON uso il parolone punto di accumulazione, inutile in questo contesto],
e sia ) denita in 1 tranne al pi in r
0
. Si dice che
lim
rr0
) (r) = +
se
\1 0c 0 : [r r
0
[ < c, r ,= r
0
=) (r) 1.
In tal caso la retta r = r
0
si dice asintoto verticale per ).
Nellesempio
lim
r0
1
r
2
= +,
ssato 1 0,
1
r
2
1 per [r[ <
1
_
1
, r ,= 0, perci abbiamo trovato - =
1
_
1
.
Osservazione 9 (Perch r ,= r
0
) In questo esempio evidente il motivo del-
la richiesta r ,= r
0
: vogliamo permettere che, come in questo caso, la ) possa
non essere denita in r
0
. Ma attenzione: la cosa pi delicata capire che,
quandanche ) fosse denita in r
0
, la denizione di limite richiederebbe di
ignorare tale valore. Ad esempio, se denissimo:
) (r) =
_
1
r
2
per r ,= 0
1 per r = 0
sarebbe ancora vero che lim
r0
) (r) = +. E il concetto stesso di limite che
viene introdotto per capire a cosa si avvicina ) (r) quando r si avvicina a r
0
e
non, invece, quanto fa ) in r
0
.
Naturalmente ora bisogner dare la denizione di limite . Inoltre per
fare esempi signicativi utile introdurre presto il concetto di limite destro e
sinistro. La denizione motivata dal semplice esempio:
lim
r0
+
1
r
= +
Fissato 1 0,
1
r
1 per 0 < r <
1
1
.
Confrontare col concetto di limite per eccesso: non un concetto simmetrico
rispetto a quello: in quel caso (limite per eccesso o per difetto) si dava uninfor-
mazione in pi, in questo caso (limite destro, sinistro) uninformazione in meno:
28
se il limite destro + non detto che il limite sia +, come gi avviene
per lim
r0
1
r
. Inoltre, anche qui occorre chiarire che 0
+
solo un simbolo che
denota il modo in cui r 0, non un misterioso numero diverso da zero.
Fare poi gli esempi importanti:
lim
r0
+
log
o
r = se a 1
lim
r0
+
log
o
r = + se 0 < a < 1.
Fare gli esempi degli asintoti della funzione tanr.
4. Limite nito al nito. E una situazione innaturale, che non si
capisce nch non si studiano i limiti notevoli (e la denizione di derivata), e
prelude alla denizione di funzione continua.
Esempio 10
lim
r0
cos r = 1.
Lo dicono tutti, ma perch cos? Viene naturale dirlo perch cos 0 = 1, invece
si tratta di ragionare cos:
ssato - 0, [cos r 1[ = 1 cos r _ [sinr[ _ [r[ < - se [-[ < 1. Notare
le due disuguaglianze trigonometriche, importanti, che si capiscono geometri-
camente ragionando sulla circonferenza trigonometrica (ipotenusa meno cateto
minore dellaltro cateto; seno di un angolo minore dellarco).
Naturalmente rimane allo studente il dubbio che abbiamo perso tempo e si
sarebbe potuto dire subito che il limite era ) (0). Perci occorre fare un esempio
del tipo:
Esempio 11
) (r) =
_
1 r = 0
0 r ,= 0
lim
r0
) (r) = ?
Qui le opinioni si dividono. Applicando la denizione si vede che la risposta
esatta 0, che non il valore della funzione nel punto.
Naturalmente il secondo esempio un caso patologico mentre il primo
esprime la normalit. Questaermazione si pu precisare introducendo il
concetto di continuit:
5. Denizione di funzione continua. Diciamo che ) continua in r
0
se
lim
rr0
) (r) = ) (r
0
) .
Ad esempio, i limiti calcolati prima dicono che cos r continua in r = 0 mentre
la ) dellesempio successivo discontinua in r = 0.
29
Per una funzione denita in un intervallo (a, /) chiaro cosa signica che
continua in un punto r
0
di quellintervallo. Il problema nasce quando si dice
...altrimenti diremo che ) discontinua in r
0
, perch non chiaro che cosa
esattamente cada sotto quellaltrimenti. Ad esempio, la funzione 1,r diciamo
che discontinua in r = 0 perch non esiste n il limite n il valore, quindi
non possono essere uguali tra loro, oppure diciamo che non ha senso dire che
discontinua in 0 perch l non nemmeno denita?
Su questo punto ci sono convenzioni diverse, e non voglio raccomandarne una
in particolare. Raccomando solo di essere espliciti nel fare le proprie convenzioni
e poi seguirle coerentemente.
Il buon senso e lottimismo dicono che le funzioni elementari sono continue.
E importante far capire che questo non scontato, andrebbe dimostrato, anche
se poi non lo si far. Va, per, almeno enfatizzato, ad esempio enunciando un
Teorema 12 Le funzioni elementari potenze (a esponente qualsiasi), esponen-
ziali e logaritmi (a base qualsiasi), trigonometriche elementari e loro inverse,
sono continue, ciascuna nel proprio insieme di denizione.
Aspettiamo a dire, ad esempio, che un polinomio continuo: lasciamo
che questo fatto sia presentato pi avanti come una conseguenza del teorema
precedente e dei teoremi che si enunceranno poi sulle operazioni con funzioni
continue.
2.3.2 I teoremi sui limiti di funzioni
Dopo aver dato le denizioni base di limite, asintoti, continuit e averle esem-
plicate in particolare sulle funzioni elementari (a questo punto lo studente ha
a disposizione un linguaggio chiaro e preciso con cui esprimere le propriet im-
portanti delle funzioni elementari e dei loro graci), per poter procedere oltre,
sia nel calcolo di limiti sia verso il passo successivo del calcolo innitesimale,
cio il concetto di derivata, c un certo bagaglio di teoremi che va sviluppato.
Gli enunciati da dire non sono pochi; in compenso, in buona parte riprendono
cose gi viste nel caso delle successioni, hanno quindi un contenuto che suona
prevedibile, e se si fatto un po di lavoro dimostrativo sulle successioni, mi
sembra accettabile che ora non si dimostrino pi queste cose per le funzioni.
Presentiamo la scaletta di questo insieme di teoremi, alternata ai relativi es-
empi. La cosa importante far apprezzare, di ciascuno di essi, che cosa serve,
cosa aggiunge alla nostra comprensione, e soprattutto come il tutto si compon-
ga in un percorso consequenziale. Ecco una sintetica scaletta dei teoremi da
segnalare, con qualche osservazione e segnalazione di esempi tipo utilizzabili.
1. Teorema di unicit del limite ( quasi un complemento necessario della
denizione).
2. Teorema sullalgebra dei limiti per limiti niti.
3. Teorema sullalgebra dei limiti per limiti inniti.
Esempio 13 (Limiti e graci, con gli strumenti di base) A questo pun-
to si possono calcolare limiti di quozienti di polinomi in tutti i casi, come per
30
le successioni, e determinare gli asintoti di funzioni razionali. Ma si pu anche
fare qualcosa di diverso, come fare ragionare sui limiti di funzioni composte a
partire dai limiti noti di funzioni elementari, come negli esempi seguenti
lim
r0
c
1/r
2
; lim
r+o
c
1/r
2
; lim
r0
+
sinr
log r
lim
r+o
1
log (1 + 5
r
)
; lim
ro
1
log (1 + 5
r
)
; lim
r0
+
arctan(1,r)
Questi esercizi sono signicativi perch fanno ragionare sulla composizione
di una funzione dentro laltra, e illustrano lidea che la variabile pu tendere a
cose diverse. E bene non creare il pregiudizio che r tende sempre a... o che
la funzione tende sempre a..., ma stimolare lo studente a chiedersi ogni volta a
cosa tendono le variabili. Questa buona abitudine si pu educare ad esempio con
esercizi che chiedono di calcolare due limiti della stessa funzione per r tendente
a valori diversi, come in qualcuno degli esempi qui sopra.
Come si scrivono gli svolgimenti di questi esercizi? Se c di mezzo il limite
della funzione composta, e non vogliamo fare il cambio di variabile nel limite,
si pu fare cos:
lim
r0
c
1/r
2
.
Per r 0,
1
r
2
+,
1
r
2
, c
1/r
2
0
+
.
Cos il il ragionamento chiaro; meglio cos che scrivere
lim
r0
c
1/r
2
= c
o
= 0
+
(orribile).
Oppure:
lim
r(2)

r
3
c
r
(r + 2)
= lim
r(2)

8c
2
(r + 2)
= (,
ma si pu anche scrivere:
Per r 2, r
3
c
r
8c
2
;
per r (2)

, (r + 2) 0

,
1
(r + 2)
,
r
3
c
r
(r + 2)
(.
Delle funzioni razionali, o altre non molto pi complicate, pi che insis-
tere sul solo aspetto analitico (esercizio di calcolo del limite) importante far
tracciare al pi presto un graco qualitativo. Per cominciare, cose come
2r + 1
r 3
,
2r + 3
r
2
4
,
r
3
+ 1
r
2
4
,
r
3
+ 4
r + 1
,
r
2
+ 3r + 1
r 5
,
r
3
+ 3r + 1
r 5
.
Con insieme di denizione, limiti alla frontiera ed asintoti (anche obliqui) un
primo graco qualitativo si pu tracciare. Basta non insegnare che lo studio
degli zeri e del segno di ) un passo obbligato (chi lha detto?) e lo studio di
31
funzione si sdrammatizza. Anche i prossimi sono esempi di funzioni di cui con
quanto visto n qui lo studente pu gi tracciare un graco qualitativo:
2r + 1 +
1
r
2
; 3r + 1 log r; 2
r
+ 3r.
4. Teorema del confronto. Questo serve sia per calcolare eettivamente
limiti che per lo sviluppo della teoria. Gli esempi che si possono fare sono simili
a quelli gi visti per le successioni:
Esempio 14
lim
r+o
sinr
log r
; lim
r+o
(r + sinr) ;
5. Teorema di permanenza del segno, nelle due forme come per le successioni.
Questo serve per lo sviluppo della teoria, in vari teoremi importanti di calcolo
dierenziale.
Teoremi sulle funzioni continue:
6. Teorema sullalgebra delle funzioni continue (cio continuit della somma,
del prodotto, ecc. di funzioni continue). E utile che lo studente capisca che
questo fatto conseguenze immediata del teorema sulle operazioni coi limiti
niti e la denizione di funzione continua.
7. Teorema sulla continuit della funzione composta.
Da questi ultimi teoremi (6-7), insieme al teorema sulla continuit delle
funzioni elementari, segue la continuit di tutte le funzioni che scriviamo soli-
tamente, nella maggior parte dei punti. Ora bene far ragionare sulla potenza
congiunta di queste aermazioni, ad esempio:
c
1+r
2
sinr
2 + log
2
r
continua per r 0 (in base ai teoremi sulla composizione di funzioni continue,
e alla continuit delle funzioni elementari), pertanto il suo limite per r 1
(ad esempio) si calcola per sostituzione del valore. E solo dopo aver almeno
enunciato questi teoremi che si capisce la distinzione tra un limite banale che
si calcola semplicemente sostituendo il valore, e un limite vero e proprio, che d
una forma di indeterminazione.
2.3.3 Limiti notevoli
Ribadendo ancora che lobiettivo del discorso non abilitare a calcolare limiti
complicati, ma arrivare al concetto di derivata, ci possiamo avvicinare gradual-
mente al problema dei limiti notevoli con esempi ancora algebrici ma in cui il
teorema sullalgebra dei limiti non basta pi:
Esempio 15 1. Si calcoli
lim
ro
_
r
2
r 2

r
3
r
2
4
_
.
32
Avendo familiarit coi limiti di quozienti di polinomi si capisce che entrambi
i quozienti si comportano come r e tendono a , perci si ha una forma di
indeterminazione +, e occorre fare denominatore comune; si trover un
quoziente di polinomi, che sicuramente sappiamo risolvere. Difatti:
r
2
r 2

r
3
r
2
4
=
r
4
4r
2
r
4
+ 2r
3
(r 2) (r
2
4)
=
2r
3
4r
2
r
3
2r
2
4r + 8
=
=
2r
3
_
1
2
r
_
r
3
_
1
2
r

4
r
2
+
8
r
3
_ =
2
_
1
2
r
_
_
1
2
r

4
r
2
+
8
r
3
_
2 1
1
= 2.
2. Per la stessa funzione osserviamo come si calcolerebbe questo limite:
lim
r2

_
r
2
r 2

r
3
r
2
4
_
che pure a prima vista d un +. Si ha:
_
r
2
r 2

r
3
r
2
4
_
=
2r
3
4r
2
(r 2) (r
2
4)
=
2r
2
(r 2)
(r 2)
2
(r + 2)
=
2r
2
(r 2) (r + 2)
;
2r
2
(r + 2)

8
4
= 2;
2r
2
(r 2) (r + 2)
.
3. Si calcoli
lim
r1
(1
_
r)
2
1 r
2
=
_
0
0
_
.
Si ha:
(1
_
r)
2
1 r
2
=
(1
_
r)
2
(1 +
_
r)
2
(1 r
2
) (1 +
_
r)
2
=
=
(1 r)
2
(1 r) (1 +r) (1 +
_
r)
2
=
(1 r)
(1 +r) (1 +
_
r)
2

0
2 2
2
= 0.
4. Si calcoli
lim
r1
1 r
3
r
3
+r
2
2
.
1 r
3
r
3
+r
2
2
=
(1 r)
_
1 +r +r
2
_
(r 1) (r
2
+ 2r + 2)
=
_
1 +r +r
2
_
(r
2
+ 2r + 2)
(per r ,= 1).
Perci
lim
r1
1 r
3
r
3
+r
2
2
= lim
r1

_
1 +r +r
2
_
(r
2
+ 2r + 2)
=
3
5
.
Si possono anche anticipare limiti che sono derivate di funzioni elementari
camuate: cos si fa un esercizio sicuramente utile, che raorza quanto si dir
dopo:
33
Esempio 16 Si calcolino i seguenti limiti:
lim
r0
(1 +r)
3
1
r
; lim
r0
_
1
(1 +r)
2
1
_
1
r
; lim
r0
_
1 +r 1
r
; lim
r0
_
1
_
1 +r
1
_
1
r
.
I due limiti che coinvolgono la radice quadrata richiedono che si mostri il
solito espediente di usare un prodotto notevole per togliere la radice che d
indeterminazione, ad esempio
_
1 +r 1 =
(1 +r) 1
_
1 +r + 1
.
Veniamo ai limiti notevoli propriamente detti.
Teorema 17 Si ha:
lim
r0
sinr
r
= 1; lim
r0
1 cos r
r
2
=
1
2
.
Dimostrerei sicuramente il primo limite, col solito argomento trigonomet-
rico. Attenzione a scrivere la disuguaglianza iniziale utilizzando un confronto
tra aree e non direttamente tra lunghezze: il fatto che sia r < tanr infatti
non geometricamente ovvio. Il secondo poi si deduce dal primo, ad esempio
moltiplicando e dividendo per (1 + cos r).
Per quanto riguarda il numero c, si pu usare la seguente sequenza logica.
1. Si enunciano senza dimostrazione i seguenti fatti
Teorema 18 Esiste nito
lim
n+o
_
1 +
1
:
_
n
.
Tale limite viene detto c, un numero irrazionale e vale circa 2, 7.
Teorema 19 Vale il seguente:
lim
ro
_
1 +
1
r
_
r
= c.
(Dove ora il valore del limite della funzione lo stesso umero denito dopo il
primo teorema).
2. Dal teorema precedente si fanno ora le seguenti deduzioni successive:
(1 +r)
1/r
c per r 0; e pi in generale si ha:
(1 +) (r))
1/}(r)
c per r r
0
se ) (r) 0 per r r
0
.
Dalla prima relazione si ricava:
log (1 +r)
1/r
log c = 1 per r 0,
34
e quindi
lim
r0
log (1 +r)
r
= 1
mentre dalla seconda si ricava che pi in generale
log (1 +) (r))
) (r)
1 per r r
0
se ) (r) 0 per r r
0
.
Applicando lultima relazione a ) (r) = c
r
1 si ottiene
r
c
r
1
1 per r 0 e quindi anche
lim
r0
c
r
1
r
= 1.
Osservazione 20 (Utilizzo dei limiti notevoli) E chiaro che con questi nuovi
ingredienti si possono fare tante cose, in termini di calcolo di limiti e studi di
funzioni ma... non il caso, in vista di quanto di pi utile c ancora da dire su
derivate e integrali. Mi limiterei a mostrare come applicazioni dei limiti notevoli
precedenti qualche estensione del tipo:
lim
r0
a
r
1
r
= log a
(scrivere a
r
= c
r log o
),
lim
r0
log
o
(1 +r)
r
=
1
log a
(scrivere log
o
(1 +r) =
log(1+r)
log o
), e qualche semplice variante allinnito, come
lim
r+o
rsin
1
r
= 1.
Alla luce dellosservazione precedente, si pu anche prendere in consider-
azione di rimandare (anche se non di molto) largomento limiti notevoli a
subito dopo la denizione di derivata e i primi esempi, facendo notare come
abbiamo bisogno di conoscere certi limiti notevoli per poter calcolare le derivate
delle funzioni elementari.
Un accenno anche alla gerarchia degli inniti. E naturale prima o poi
imbattersi nel limite di un quoziente o prodotto tra potenze, esponenziali e
logaritmi. In qualche momento pu essere utile citare il:
Teorema 21 (Gerarchia degli inniti) Valgono i seguenti:
lim
r+o
a
r
r
o
= + per ogni a 1
lim
r+o
r
o
log
o
r
= + per ogni , 0
(e quelli che si ottengono da questi passando ai reciproci).
35
2.3.4 Funzioni continue su un intervallo
Un argomento profondo dellanalisi, cui a scuola si pu dare solo un cenno
veloce, quello delle propriet delle funzioni continue su un intervallo, le cosid-
dette propriet globali. Si tratta di pochi teoremi molto importanti, la cui
dimostrazione fuori dalla portata del liceo, ma che importante capire bene
come enunciato:
il teorema di Weierstrass sui massimi e minimi di una funzione continua
su un intervallo [a, /] (che si user nella dimostrazione del teorema di Lagrange,
pietra miliare del calcolo dierenziale e integrale);
il teorema degli zeri e dei valori intermedi (si usa spesso implicitamente
nei confronti graci per risolvere equazioni).
Si tratta di teoremi di esistenza dellAnalisi Matematica, che si basano
sulle propriet ni dellinsieme dei numeri reali; sono stati compresi ben dopo
il nascere del nocciolo del calcolo innitesimale. Costituiscono la motivazione
profonda del perch in analisi studiamo funzioni di variabile reale e non di
variabile razionale.
Nellarco dei precedenti anni di scuola, possibile che sia stato fatto qualche
discorso sui numeri razionali e irrazionali, linsucienza dei numeri razionali
per misurare le lunghezze (incommensurabilit di lato e diagonale del quadra-
to) e quindi la necessit di introdurre gli irrazionali. Occorre far notare che,
se si sono introdotti i numeri irrazionali, non solo per avere a disposizione
qualche numero in pi (radici quadrate, logaritmi...), ma perch linsieme dei
numeri (reali) abbia certe buone propriet, ossia perch in certe condizioni si
possa garantire che esiste un numero che risolve un certo problema (teoremi di
esistenza). Questo discorso esce dal vago e si fa concreto con i due teoremi sopra
citati.
Ad esempio, dopo aver citato il teorema di Weierstrass, abbastanza usuale
fare osservare mediante contresempi la necessit delle varie ipotesi: se la funzione
) discontinua, oppure se continua ma lintervallo non chiuso o non
limitato, ) pu non avere massimo o minimo. E interessante anche osservare
quanto segue. Se il nostro ambiente di lavoro fosse linsieme dei numeri razionali,
il teorema non varrebbe:
Esempio 22 Sia
) (r) =
_
r
2
2
_
2
,
continua su tutto R. Poich ) (r) _ 0 e )
_

_
2
_
= 0, sappiamo che ) ha
punti di minimo assoluti in
_
2. Supponiamo ora di conoscere solo i numeri
razionali, e di vedere questa funzione come denita solo sullinsieme dei razionali
(ha senso, perch se r razionale anche
_
r
2
2
_
2
razionale). Studiamola
sullintervallo dei soli razionali compresi in [0, 3]. Chi , in questo intervallo, il
punto di minimo assoluto di ) (che per Weierstrass deve esistere)? E r =
_
2.
Ma se non conosciamo i numeri razionali, la funzione su questo intervallo non
ha minimo. Conclusione: il teorema di Weierstrass falso se il nostro spazio
ambiente linsieme dei razionali e non dei reali.
36
Analogo discorso vale per il teorema degli zeri:
Esempio 23 Sia
) (r) = r
2
2,
continua su tutto R, e studiamola solo su [0, 3]. Poich ) (0) = 2 < 0 e
) (3) = 7 0, per il teorema degli zeri deve annullarsi in un punto dellinter-
vallo. Difatti si annulla in r =
_
2. Supponiamo ora di vedere questa funzione
come denita solo sullinsieme dei razionali (ha senso, perch se r razionale
anche
_
r
2
2
_
razionale). In questo caso la funzione non si annulla mai nel-
lintervallo [0, 3] , e il graco passa da sopra a sotto lasse r senza mai tagliarlo!
Conclusione: il teorema degli zeri falso se il nostro spazio ambiente linsieme
dei razionali e non dei reali.
Osservazione 24 (ll ruolo dei contresempi) Il ruolo didattico di esempi e
contresempi importante. Questi possono essere non solo usati dal docente
ex cathedra, ma possono diventare esercizi. E un esercizio anche trovare un
esempio di funzione che fa questo e non fa questaltro. Fa capire allo studente
che un teorema non vero perch lha detto il prof, ma parla di qualcosa di
reale che ha vita e leggi proprie, che possiamo indagare e scoprire. Mostra
laspetto di ricerca empirica nello sviluppo di una teoria matematica, che la
fa sentire meno astratta e pi vicina allo studente.
3 Il calcolo dierenziale
Dalle indicazioni nazionali per il 5

anno dei licei non scientici. Matematica,


Relazioni e funzioni :
Lo studente acquisir i principali concetti del calcolo innites-
imale in particolare la continuit, la derivabilit e lintegrabilit
anche in relazione con le problematiche in cui sono nati (velocit
istantanea in meccanica, tangente di una curva, calcolo di aree e
volumi). Non sar richiesto un particolare addestramento alle tec-
niche del calcolo, che si limiter alla capacit di derivare le funzioni
gi studiate, semplici prodotti, quozienti e composizioni di funzioni,
le funzioni razionali e alla capacit di integrare funzioni polinomiali
intere e altre funzioni elementari, nonch a determinare aree e volu-
mi in casi semplici. Lobiettivo principale sar soprattutto quello di
comprendere il ruolo del calcolo innitesimale in quanto strumento
concettuale fondamentale nella descrizione e nella modellizzazione
di fenomeni sici o di altra natura. In particolare, si tratter di ap-
profondire lidea generale di ottimizzazione e le sue applicazioni in
numerosi ambiti.
37
3.1 Il concetto di derivata
3.1.1 Problemi da cui nasce il calcolo dierenziale
Si possono anzitutto descrivere i problemi da cui nasce il concetto di derivata.
Ricordiamo che nellevoluzione storica il concetto di limite venuto dopo, ma
il calcolo dierenziale partito da qui, derivate e integrali. Quindi raccontare
i problemi e le motivazioni per lo studio del calcolo dierenziale signica vera-
mente prendere il discorso dallinizio, mostrare alcune delle motivazioni per cui
si fa tutto il percorso dellanalisi. I problemi sono principalmente tre:
1. Il problema geometrico di denire e determinare la retta tangente a una
curva in un punto.
2. Il problema di denire la velocit istantanea di variazione di una qualsiasi
grandezza (sica o daltro tipo).
3. Risolvere problemi di massimo e minimo.
Questi tre problemi rappresentano anche le nostre motivazioni. Non si tratta
perci di fare un cappello introduttivo superuo, ma di spiegare veramente in
che direzione si vuole andare.
1. Il problema della tangente. Riprendere anzitutto le denizioni di tangente
incontrate a scuola: tangente alla circonferenza come retta perpendicolare al
raggio o come retta che taglia la circonferenza in un punto solo; tangente a una
conica come retta che ha un solo punto di intersezione con la curva. Discutere
la necessit di generalizzare la denizione (v. es. cubica, curve con innite oscil-
lazioni...). Come la prima denizione ricordata di tangente a una circonferenza
non si applica a una parabola, cos la denizione di tangente data per le coniche
non si adatta a curve pi complicate. Quale pu essere una denizione di retta
tangente?
2. Il primo concetto di velocit che si introduce quello di velocit media,
come rapporto spazio / tempo. Gi questo concetto storicamente ha tardato a
farsi largo, perch si trattava di introdurre un rapporto tra grandezze non omo-
genee. Ad ogni modo, nello studio della sica i primi fenomeni che si studiano
sono: la caduta di un grave, un corpo che rotola o scivola su un piano inclinato,
il moto di un pendolo. In tutti questi casi il moto non uniforme, perci il
concetto di velocit media inadeguato. Occorre un concetto di velocit is-
tantanea, che intuitivamente una velocit media calcolata su un intervallo di
tempo il pi breve possibile.
3. Gi nel 600 Fermat aveva osservato che una curva, nei punti in cui
raggiunge le sue quote massima o minima, ha tangente orizzontale. La deter-
minazione della tangente quindi utile anche nella ricerca dei punti in cui una
funzione massima o minima. Problemi come: qual il cilindro di volume
massimo che si pu inscrivere in una sfera? Qual langolo di alzo per cui
un cannone raggiunge la gittata massima, ssata la velocit iniziale del proiet-
tile? Qual il poligono di 6 lati di perimetro minimo, tra quelli di area ssata?
sono problemi di massimo o minimo che, opportunamente formalizzati analitica-
mente, si riducono a cercare il punto o i punti in cui una certa funzione assume
il suo valore massimo o minimo. Una motivazione in pi per cercare un metodo
38
di calcolo della retta tangente, che non ha necessariamente a che fare con lo
studio delle curve.
3.1.2 Denizione di derivata
Si tratta ora di dare la denizione di derivata di una funzione mostrando come
questa risponde ai problemi 1 e 2.
Si considera anzitutto una funzione ) : (a, /) R. (Inutile essere pi gen-
erali di cos) e un punto r
0
(a, /). La retta tangente al graco della curva
in (r
0
, ) (r
0
)) determinata, oltre che dal passaggio per il punto, dal suo co-
eciente angolare. Si tratta quindi di capire cos il coeciente angolare della
retta tangente. Lo si denir (dopo un opportuno discorsetto geometrico con
gure varie) come limite dei coecienti angolari delle rette secanti che passano
per (r
0
, ) (r
0
)) e per (r
0
+/, ) (r
0
+/)). Il coeciente angolare della secante
uguale a
:
|
=
) (r
0
+/) ) (r
0
)
(r
0
+/) r
0
=
) (r
0
+/) ) (r
0
)
/
.
Si possono mostrare graci come quelli di Mathematica Demonstrations
oppure Geogebra:
39
Perci:
Denizione 25 Se esiste nito
lim
|0
) (r
0
+/) ) (r
0
)
/
,
questo limite si dice derivata (prima) di ) in r
0
e si indica con )
t
(r
0
); si chi-
amer retta tangente al graco di ) nel punto r
0
la retta passante per (r
0
, ) (r
0
))
e avente coeciente angolare : = )
t
(r
0
). Quindi la retta tangente ha equazione:
j = ) (r
0
) +)
t
(r
0
) (r r
0
) .
Quindi: la derivata di una funzione il limite del suo rapporto incrementale;
e anche: la derivata di una funzione in un punto il coeciente angolare della
retta tangente al graco della funzione in quel punto.
Occorre far digerire il fatto che stata data la denizione di retta tangente.
In altre parole, non abbiamo dimostrato che la retta tangente (che gi si sa cos)
ha questa equazione, perch non vero che gi si sa cos la retta tangente, in
generale. Certamente occorrer controllare che nei casi gi noti (circonferenza,
coniche) la vecchia e la nuova denizione non si contraddicano. Questo si far
a suo tempo.
Pu essere utile introdurre anche la notazione di Leibniz,
J}
Jr
(r
0
). Bisogna
fare subito qualche esempio facile ma signicativo, come:
Esempio 26 Calcoliamo la derivata di ) (r) = r
2
.
lim
|0
(r
0
+/)
2
r
2
0
/
= lim
|0
r
2
0
+ 2r
0
/ +/
2
r
2
0
/
= lim
|0
2r
0
/ +/
2
/
= lim
|0
(2r
0
+/) = 2r
0
.
Abbiamo calcolato in realt )
t
(r) = 2r, cio una formula valida in ogni
punto r. In particolare, si osserva che se ) derivabile in tutto un intervallo, la
sua derivata una nuova funzione denita su tutto lintervallo.
Questo motiva la denizione di derivata seconda, come derivata della deriva-
ta.
Altro esempio (banale, ma va fatto). Se ) (r) = :r + , )
t
(r) = :. Ovvio
se penso che se ) una retta, la sua retta tangente lei stessa, quindi la derivata
(coeciente angolare della tangente) :, funzione costante.
Esempio 27 Se ) (r) = r
2
, )
t
(r) = 2r e )
tt
(r) = 2. (cos abbiamo gi un
esempio di derivata seconda).
Prima di proseguire con gli altri esempi, bene vedere laltra interpretazione
della derivata:
40
La derivata come velocit istantanea. Se un punto materiale si muove lungo
una retta con legge oraria : = r(t) , la sua velocit media nellintervallo di
tempo [t
0
, t
0
+/]

ntJIo
=
r(t
0
+/) r(t
0
)
/
ed quindi naturale denire la velocit istantanea come
(t
0
) = lim
|0
r(t
0
+/) r(t
0
)
/
= r
t
(t
0
) .
Occorre far notare la generalit di questidea. Se r(t) una qualunque
grandezza sica variabile nel tempo (come una temperatura, il volume di un
oggetto che si dilata, il numero di batteri in una coltura...) allora r
t
(t
0
) la
velocit istantanea di variazione di quella grandezza al tempo t
0
o anche, come
spesso si dice, il tasso istantaneo di variazione della grandezza.
Se dunque r(t) derivabile in tutto (a, /) , r
t
(t) la funzione velocit is-
tantanea (t) di variazione di r(t) e r
tt
(t) =
t
(t) la velocit istantanea di
variazione della velocit, cio laccelerazione di r(t) (il termine accelerazione in
realt si usa solo quando r(t) davvero uno spazio percorso).
Signicati sici di derivata: velocit, accelerazione, velocit e accelerazione
angolare, intensit di corrente, densit lineare di massa...
In particolare la seconda legge della dinamica, 1 = :a diventa (per il pun-
to materiale mobile su una retta), :r
tt
(t) = 1, cio, in generale, :r
tt
=
1 (t, r, r
t
), che unequazione dierenziale del secondordine. Dai tempi di
Newton la sica formula le sue leggi con equazioni dierenziali. Questo uno
dei punti qualicanti per cui ha senso parlare di analisi ai licei, ci torneremo
sopra.
3.1.3 Calcolo delle derivate e propriet delle funzioni derivabili
Ci sono ora tante cose da dire su come si calcolano le derivate: derivate delle
funzioni elementari, regole di calcolo delle derivate, e quindi calcolo eettivo
di derivate di funzioni pi complesse. Si possono presentare questi fatti in
unalternanza di concreto (derivata di funzioni elementari) / astratto (algebra
delle derivate), e mano a mano che c materiale a disposizione si possono fare
esempi signicativi. Lesposizione non sar forse ordinatissima, ma dovrebbe
risultare pi digeribile e motivata. Questi fatti (regole di calcolo) non vanno
visti secondo me come una tabella o casistica di risultati, da studiare e applicare,
come se la cosa interessante fosse solo ci che viene dopo (calcolare derivate su
derivate?). Al contrario, sono interessanti di per s e mostrano lutilit della
teoria dei limiti.
Tante cose possono essere ottenute in modi diversi e alternativi. Mostrer
percorsi in parte anche ridondanti, per mostrare alternative.
Derivata della costante zero. Ovvio, ma va detto e mostrato.
41
Derivata della potenza. Mostriamo che (r
n
)
t
= :r
n1
. (Per : = 2, 3, 4, ...).
(r
n
)
t
= lim
|0
(r +/)
n
r
n
/
.
Ragioniamo cos. Anzitutto raccolgo:
(r +/)
n
r
n
/
=
r
n
/
__
1 +
/
r
_
n
1
_
(questo passaggio non indispensabile, ma rende pi trasparente il calcolo suc-
cessivo. Richiede r ,= 0, il caso r = 0 cos va trattato poi). Ora usando il
prodotto notevole
a
n
1 = (a 1)
_
a
n1
+a
n2
+... +a + 1
_
con a =
_
1 +
|
r
_
si ha:
(r +/)
n
r
n
/
=
r
n
/
_
/
r
_
_
_
1 +
/
r
_
n1
+
_
1 +
/
r
_
n2
+... +
_
1 +
/
r
_
+ 1
_
= r
n1
_
_
1 +
/
r
_
n1
+
_
1 +
/
r
_
n2
+... +
_
1 +
/
r
_
+ 1
_
dove gli addendi nella quadra sono :. Per / 0 ogni addendo nella quadra
tende a 1, perci la quadra tende a : e
lim
|0
(r +/)
n
r
n
/
= :r
n1
.
Notare che prima di fare tendere / a zero abbiamo eseguito la semplicazione
algebrica per /. Questo ha risolto la forma di indeterminazione. Abbiamo
lasciato da parte il caso r = 0, che per immediato perch se ) (r) = r
n
con
: = 2, 3, ... si ha:
)
t
(0) = lim
|0
/
n
/
= lim
|0
/
n1
= 0
(stiamo supponedo : _ 2, la derivata di r la conosciamo gi), perci la formula
(r
n
)
t
= :r
n1
vale anche in 0.
Linearit della derivata. Se ), q sono derivabili, si ha:
() +q)
t
(r) = )
t
(r) +q
t
(r)
(c)) (r) = c) (r) se c costante.
La dimostrazione, direttamente dalla denizione di derivata, facile e la
farei senzaltro.
Esempio 28 Ora sappiamo derivare un polinomio qualsiasi, ad esempio...
42
Esempio 29 In un moto uniformemente accelerato,
: (t) =
1
2
qt
2
,
allora
(t) = :
t
(t) = qt; a (t) =
t
(t) = q.
Derivata di alcune potenze a esponente non intero. Si possono
calcolare come esercizio:
_
1
r
_
t
;
_
1
r
2
_
t
;
__
r
_
t
;
_
1
_
r
_
t
in attesa di enunciare un risultato complessivo che racchiuda le derivate di
esponente qualsiasi (razionale). Ad esempio,
_
1
r
2
_
t
= lim
|0
_
1
(r+|)
2

1
r
2
_
/
= lim
|0
r
2

_
r
2
+ 2r/ +/
2
_
/r
2
(r +/)
2
=
= lim
|0
2r/ /
2
/r
2
(r +/)
2
= lim
|0
2r /
r
2
(r +/)
2
=
2r
r
2
r
2
=
2
r
3
.
Derivata e cambiamento di scala. E utile la seguente formula, caso
particolare molto usato della pi generale regola di derivazione della funzione
composta. Questa per facile da dimostrare subito, e si usa spesso:
[) (ar +/)]
t
= a)
t
(ar +/) .
Infatti:
[) (ar +/)]
t
= lim
|0
) (a (r +/) +/) ) (ar +/)
/
=
= lim
|0
) (ar +/ +a/) ) (ar +/)
/
= lim
|0
) (ar +/ +a/) ) (ar +/)
a/
a
= a)
t
(ar +/) .
Esempio 30 Per quanto appena visto:
_
1
(3r 5)
2
_
t
= 3
_
2
(3r 5)
3
_
=
6
(3r 5)
3
.
Derivata delle funzioni trigonometriche ed esponenziali. Le formule
(sinr)
t
= cos r
cos r
t
= sinr
(c
r
)
t
= c
r
43
si dimostrano utilizzando i limiti notevoli di queste tre funzioni. Ad esempio
lim
|0
sin(r +/) sinr
/
= lim
|0
sinrcos / + cos rsinhsinr
/
=
= lim
|0
sinr
_
cos / 1
/
_
+ lim
|0
cos r
_
sinh
/
_
= sinr 0 + cos r 1 = cos r
dove nel calcolo dei due limiti si sono utilizzati due limiti notevoli:
lim
|0
sinh
/
= 1
lim
|0
cos / 1
/
= lim
|0
cos / 1
/
2
/ =
1
2
0 = 0.
E utile combinare queste regole con quelle per la derivata del cambiamento
di scala, ottenendo ad esempio:
) (t) = c
o|
)
t
(t) = ac
o|
= a) (t) .
Le funzioni esponenziali c
o|
sono quindi quelle con la propriet che la loro
velocit istantanea di crescita proporzionale alla funzione stessa:
)
t
(t) = a) (t) ,
unequazione dierenziale che compare in molti modelli di crescita e decadimen-
to, motivo dellimportanza della funzione esponenziale.
Far notare che
a
|
= c
| log o
quindi
_
a
|
_
t
= a
|
log a.
Riguardo alle funzioni trigonometriche:
) (t) = cos (.t)
)
t
(t) = . sin(.t)
)
tt
(t) = .
2
cos (.t) = .
2
) (t)
e analoghe formule per ) (t) = 1sin(.t). Queste funzioni trigonometriche
hanno quindi la propriet che la loro derivata seconda proporzionale, ma di
segno opposto, alla funzione stessa. Soddisfano cio la relazione:
)
tt
(t) = .
2
) (t)
che unequazione dierenziale molto importante in sica nello studio dei fenomeni
oscillatori (onde, vibrazioni, moto pendolare ecc.). Limportanza per lanalisi
delle funzioni trigonometriche si deve a questo fatto.
44
Derivata del logaritmo. La formula
(log r)
t
=
1
r
per ogni r 0
si dimostra a partire dal limite notevole legato alla funzione log r. Oppure si
potr dimostrare pi avanti applicando la derivazione della funzione inversa e
la derivata dellesponenziale.
lim
|0
log (r +/) log r
/
= lim
|0
log
_
r+|
r
_
/
= lim
|0
log
_
1 +
|
r
_
|
r

1
r
=
1
r
dove il limite notevole del logaritmo stato applicato usando come variabile che
tende a zero /,r, dove r qui ssato e / 0.
E bene far notare subito, in vista delle applicazioni successive al calcolo
delle primitive, che anche:
(log [r[)
t
=
1
r
per ogni r ,= 0
in quanto se r < 0 si ha log [r[ = log (r) e quindi per la derivata del cambio
di scala,
(log [r[)
t
= (log (r))
t
=
1
r
=
1
r
.
Dovendo derivare il logaritmo in una base diversa da c, ci si pu ricondurre
al caso precedente cos:
(log
o
r)
t
=
_
log r
log a
_
t
= linearit della derivata
1
log a
(log r)
t
=
1
rlog a
.
Osservazione 31 (Derivate di funzioni elementari e limiti notevoli) Come
gi detto parlando dei limiti, il calcolo delle derivate delle funzioni elementari
, in un corso di analisi che vuole tenere un livello semplice, la principale moti-
vazione per lo studio dei limiti notevoli. Si pu quindi anche ipotizzare che dopo
i teoremi e gli esericizi di base sui limiti (senza limiti notevoli) si inizi subito a
parlare di derivate
Derivabilit e linearizzazione. Una semplice ma potente applicazione
del concetto di retta tangente la seguente propriet. Se ) derivabile in r
0
la
sua retta tangente approssima localmente il graco di ) nel senso che:
) (r
0
+/) ) (r
0
) +)
t
(r
0
) / per / piccolo. (1)
(Illustrarla gracamente). Questa aermazione signica che lerrore che si com-
mette approssimando il primo membro con il secondo trascurabile rispetto ad
/; nei calcoli con / 0 questa propriet pu essere molto utile.
Si dimostra cos. Poich per denizione di derivata
) (r
0
+/) ) (r
0
)
/
)
t
(r
0
) per / 0, quindi
. (/) =
) (r
0
+/) ) (r
0
)
/
)
t
(r
0
) 0 per / 0,
45
si ha
) (r
0
+/) = ) (r
0
) +)
t
(r
0
) / +/. (/) , (2)
con . (/) 0 per / 0. Questo signica che nella (1) la dierenza tra il primo
e secondo membro uguale ad /. (/) cio tende a zero pi rapidamente di /
per / 0.
Derivabilit e continuit. Una prima semplice conseguenza di questo
fatto :
Teorema 32 Se ) derivabile in r
0
allora continua in r
0
.
Si vede subito facende tendere / a zero nella (2)
Altre applicazioni importanti della linearizzazione saranno la dimostrazione
delle formule di derivazione del prodotto e della funzione composta; nelle di-
mostrazioni che presenteremo, per, accontentandoci della scrittura ingenua (1)
anzich quella rigorosa (2), otterremo dimostrazioni non rigorose, che comunque
ritengo utili per mostrare da dove vengono quelle formule.
A proposito della relazione tra derivabilit e continuit, conviene mostrare
subito lesempio ) (r) = [r[ di funzione continua ma non derivabile. Anche
_
r
o meglio ancora
3
_
r (che denita in un intorno di 0) sono continue ma non
derivabili in 0. Discutere la dierenza graca tra questi tre esempi e il loro
corrispettivo analitico. Quello dei punti di non derivabilit non un tema che
per andr approfondito, in un approccio che vuole essere elementare.
Derivata del prodotto. Se ), q sono derivabili in r
0
allora lo anche )q,
e
()q)
t
(r
0
) = )
t
(r
0
) q (r
0
) +) (r
0
) q
t
(r
0
) .
Una dimostrazione diretta (non del tutto rigorosa) si pu fare mediante la
linearizzazione
[Nota: la solita dimostrazione che si trova sui libri richiede di sommare e
sottrarre un termine: passaggio semplice ma che allo studente sembra piuttosto
articioso. La prossima dimostrazione ha invece il pregio di consistere in un
calcolo diretto, senza artici].
) (r
0
+/) q (r
0
+/) ) (r
0
) q (r
0
) linearizzando
[) (r
0
) +/)
t
(r
0
)] [q (r
0
) +/q
t
(r
0
)] ) (r
0
) q (r
0
)
notare che ora tutte le funzioni ), q, )
t
, q
t
sono calcolate nel punto r
0
: da qui in
poi possiamo non scrivere pi la variabile
()q) (r
0
+/) ()q) (r
0
)
/

/[)
t
q +)q
t
] +/
2
)
t
q
t
/
(r
0
)
= ()
t
q +)q
t
) (r
0
) +/()
t
q
t
) (r
0
)
()
t
q +)q
t
) (r
0
) per / 0.
e poich per / 0 la relazione diventa esatta, si ha la tesi.
46
Esempio 33 Usando la derivazione del prodotto si pu dare una dimostrazione
alternativa (di tipo iterativo) della derivazione delle potenze a esponente intero:
_
r
2
_
t
= (r r)
t
= 1 r +r 1 = 2r
_
r
3
_
t
=
_
r r
2
_
t
= 1 r
2
+ 2r r = 3r
2
_
r
4
_
t
=
_
r r
3
_
t
= 1 r
3
+ 3r
2
r = 4r
3
...
o anche una dimostrazione alternativa della derivata della radice quadrata:
r =
_
r
_
r perci
1 = (r)
t
=
__
r
_
r
_
t
= per la derivazione del prodotto
=
__
r
_
t

_
r +
_
r
__
r
_
t
= 2
_
r
__
r
_
t
e dal fatto che 1 = 2
_
r (
_
r)
t
ricaviamo
__
r
_
t
=
1
2
_
r
.
A parte questi fatti gi noti (ma sempre interessante vederli da pi punti di
vista) ci sono ovviamente i vari esempi standard, come calcolare la derivata di
rc
r
, rsinr, rcos r, c
r
sinr, ecc.
Derivata del reciproco e del quoziente.
_
1
)
_
t
=
)
t
)
2
_
)
q
_
t
=
)
t
q )q
t
q
2
.
La seconda si dimostra dalla prima e dal prodotto: basta scrivere
_
)
q
_
t
=
_
)
1
q
_
t
= )
t

1
q
+)
_
1
q
_
t
= ...
La prima si pu dimostrare direttamente, nel solito modo che si trova scritto
sui libri oppure per linearizzazione, scrivendo:
_
1
) (r
0
+/)

1
) (r
0
)
_
1
/

_
1
) (r
0
) +)
t
(r
0
) /

1
) (r
0
)
_
1
/
ora le funzioni ), )
t
sono tutte calcolate in r
0
, possiamo non scrivere la variabile
=
) [) +)
t
/]
/) [) +)
t
/]
(r
0
) =
)
t
/
/) [) +)
t
/]
(r
0
)
=
)
t
) [) +)
t
/]
(r
0
)
)
t
)
2
(r
0
) per / 0.
47
Esempio 34 Si pu calcolare ora la derivata di tanr, cot r, quozienti di poli-
nomi, ad esempio la derivata delliperbole equilatera
or+b
cr+J
, e si pu calcolare in
generale la derivata delle potenze a esponente negativo:
_
1
r
n
_
t
=
(r
n
)
t
(r
n
)
2
=
:r
n1
r
2n
=
:
r
n+1
.
Derivata della funzione composta.
[) (q (r))]
t
= )
t
(q (r)) q
t
(r) .
Si pu dimostrare per linearizzazione (dimostrazione non rigorosa, ma fa capire
da dove nascono i due fattori):
) (q (r
0
+/)) ) (q (r
0
)) linearizzando q
) (q (r
0
) +/q
t
(r
0
)) ) (q (r
0
))
chiamando: q (r
0
) = j
0
; /q
t
(r
0
) = /
= ) (j
0
+/) ) (j
0
) linearizzando )
/)
t
(j
0
)
= /q
t
(r
0
) )
t
(q (r
0
))
ossia:
) (q (r
0
+/)) ) (q (r
0
))
/
q
t
(r
0
) )
t
(q (r
0
)) ,
perci
lim
|0
) (q (r
0
+/)) ) (q (r
0
))
/
= q
t
(r
0
) )
t
(q (r
0
)) .
Esempio 35 Qualche esempio che ci servir di sicuro:
_
_
1
2
r
2
_
t
=
2r
2
_
1
2
r
2
=
r
_
1
2
r
2
;
_
c
r
2
_
t
= 2rc
r
2
;
_
(sinr)
2
_
t
= 2 sinrcos r;
_
(cos r)
2
_
t
= 2 cos rsinr
oltre al fatto che ritroviamo (ovviamente) il caso particolare del cambio di scala:
[) (ar +/)]
t
= a)
t
(ar +/) .
Derivata della funzione inversa. Spiegando bene di cosa si sta parlando
(funzione inversa ,= funzione reciproca!),
_
)
1
_
t
(r) =
1
)
t
()
1
(r))
48
se ) derivabile in )
1
(r) con derivata non nulla.
Si pu darne una dimostrazione semplice, parziale. Se supponiamo gi di
sapere che
_
)
1
_
t
(r) esiste, la sua formula eettiva devessere questa, perch
per denizione di funzione inversa:
r = )
_
)
1
(r)
_
e quindi derivando ambo i membri e applicando a secondo membro la derivazione
della funzione composta si ha:
1 = )
t
_
)
1
(r)
_

_
)
1
_
t
(r)
da cui
_
)
1
_
t
(r) =
1
)
t
()
1
(r))
.
Esempio 36 Calcoliamo la derivata della radice ennesima:
j =
n
_
r; r = j
n
;
j
t
=
1
(j
n
)
t
=
1
:j
n1
=
1
:r
n1
n
=
1
:r
1
1
n
, ossia:
_
n
_
r
_
t
=
n
_
r
:r
ad esempio
__
r
_
t
=
_
r
2r
=
1
2
_
r
che conosciamo gi, ma anche
_
3
_
r
_
t
=
3
_
r
3r
.
Esempio 37 Calcoliamo la derivata di una potenza a esponente razionale (pos-
itivo) qualunque:
_
r
n
m
_
t
=
_
m
_
r
n
_
t
= derivazione di funzione composta
=
m
_
r
n
:r
n
(r
n
)
t
=
m
_
r
n
:r
n
:r
n1
=
:
:
r
n
m
1
.
Una formula analoga si pu poi dimostrare anche se lesponente razionale
negativo, ottenendo la formula valida per la derivata di qualsiasi potenza:
(r
o
)
t
= cr
o1
per ogni c ,= 0, r 0.
Labbiamo dimostrata per c razionale. (Non ci serve parlare di esponenti ir-
razionali, si pu comunque segnalare che la formula vale per ogni esponente
reale). La restrizione r 0 anzitutto per essere sicuri che la funzione esista.
Le potenze ad esponente positivo sono denite anche in 0 e sono derivabili se
c _ 1, con derivata nulla se c 1. (Come si verica dalla denizione).
49
Si osservi il percorso che abbiamo seguito sulla formula di derivazione delle
potenze. Solitamente si scrive subito la formula onnicomprensiva, salvo poi
(a scuola) dimostrarla solo per esponente uguale a 2 o intero positivo. Mi
sembra istruttivo mostrare la formula come un punto di arrivo sintetico, e pri-
ma far esercitare lo studente nei vari casi eettivamente diversi che contiene,
conquistandoli poco a poco.
Esempio 38 Calcoliamo la derivata delle funzioni trigonometriche inverse:
j = arctanr; r = tanj
j
t
=
1
(tanj)
t
=
1
1 + (tanj)
2
=
1
1 +r
2
, da cui
(arctanr)
t
=
1
1 +r
2
j = arcsinr; r = sinj
j
t
=
1
(sinj)
t
=
1
cos j
=
1
_
1 sin
2
j
=
1
_
1 r
2
, da cui
(arcsinr)
t
=
1
_
1 r
2
per 1 < r < 1.
Nel penultimo passaggio si sfruttato il fatto che la funzione arcsinr assume
valori nellintervallo
_

t
2
,
t
2

, in cui il coseno positivo, il che giustica laver


scelto cos j =
_
1 sin
2
j e non cos j =
_
1 sin
2
j.
Esempio 39 Ritroviamo la derivata delle funzioni logaritmiche:
j = log
o
r; r = a

;
j
t
=
1
(a

)
t
=
1
a

log a
=
1
rlog a
, dunque
(log
o
r)
t
=
1
rlog a
,
cosa che avevamo gi ottenuto col limite notevole del logaritmo.
Esercizio 40 A questo punto lo studente conosce labc del calcolo delle derivate.
Esempi che ritengo tipici di funzioni di cui calcolare la derivata per esercizio:
2r
3
+ 5r
1
r
+ 3
_
r;
r
2
+ 3r
r 1
;
_
3 +r;
_
5 +r
2
;
r
_
r + 1
;
rc
2r
;
_
r
2
+ 3
_
c
r
; (sinr)
3
cos r; rsinr; rlog r; (log r)
2
; ...
Non andrei molto pi in l di questo livello. E decisamente pi importante
dedicare spazio alle applicazioni del calcolo dierenziale, che si vedranno. Piut-
tosto, istruttivo far derivare funzioni semplici ma contenenti parametri, che
ci sono sempre nelle applicazioni geometriche o siche. Intendo dire: derivare
rispetto alla variabile (che si chiama r o t quando un tempo):
sin(.t) ;
_
1
2
r
2
; ar
2
+/r +c; c
o|
cos (.t) , ecc.
50
3.2 I teoremi fondamentali del calcolo dierenziale
3.2.1 Massimi e minimi. Teorema di Fermat
Ci interessa ora presentare i teoremi fondamentali che serviranno per utilizzare
la derivata nei problemi di massimo e minimo (quindi nello studio di funzione)
e nella ricerca delle primitive.
Consideriamo una funzione denita in un intervallo 1 qualsiasi. Dopo aver
dato (o ricordato) la denizione di punto di massimo (o minimo), relativo (o
locale) o assoluto (o globale), avendo distinto il concetto di massimo della fun-
zione, ' = ) (r
1
) da quello di punto di massimo r
1
(attenzione a usare una
terminologia precisa, senza confondere ci che avviene sullasse r e sullasse j),
e aver illustrato gracamente le denizioni, si introduce il
Teorema 41 (di Fermat) Se ) : (a, /) R ha un punto di massimo o mini-
mo relativo in r
0
(a, /) e ) derivabile in r
0
, allora )
t
(r
0
) = 0.
La dimostrazione, semplice, e che farei senzaltro, utilizza la denizione di
punto di massimo o minimo relativo, la denizione di derivata, il teorema di
permanenza del segno.
E utile far riettere con esempi e contresempi su ci che il teorema dice e
soprattutto su ci che non dice:
Esempio 42 1. La funzione ) (r) = [r[ in (1, 1) ha un punto di minimo
relativo in r = 0, ma non )
t
(0) = 0. Il teorema richiede infatti lesistenza di
)
t
(r
0
), e in questo caso )
t
(0) non esiste.
2. La funzione ) (r) = r
3
in (1, 1) ha derivata prima che si annulla in
r = 0, ma r = 0 non un punto n di massimo n di minimo. Il teorema dice
che se il punto di estremo allora la derivata si annulla, non viceversa.
3. La funzione ) (r) = r in [0, 1] ha punto di minimo in r = 0 e punto
di massimo in r = 1 ma in questi punti la derivata, pur esistendo, non
zero. Difatti il teorema richiede che i punti di massimo o minimo siano interni
allintervallo, non agli estremi.
Negli esempi che studieremo, la funzione solitamente sar derivabile in tutti
i punti; noi troveremo i punti in cui )
t
(r) = 0 e poi dovremo capire se sono
eettivamente punti di massimo, minimo, o nessuna delle due cose. Talvolta
(non sempre) questo ovvio. Due motivi per cui questo pu capitare, che
utile capire prima di proseguire, sono i seguenti:
1. Il teorema di Weierstrass garantisce che una funzione continua su [a, /]
ha massimo e minimo. Se una funzione continua e derivabile su [a, /] e in
quellintervallo troviamo uno o pochi punti con derivata nulla, i punti di massimo
e di minimo assoluti devono essere tra questi e gli estremi a, /. Dal confronto dei
valori troviamo almeno i punti di massimo o minimo assoluti. (Eventualmente
potremo restare indecisi sulla natura di altri punti stazionari).
Esempio 43 Cerchiamo massimi e minimi di:
) (r) = r
_
1 r
2
,
51
che denita e continua in [1, 1], e derivabile tranne agli estremi. Si ha:
)
t
(r) =
_
1 r
2

r
2
_
1 r
2
=
1 2r
2
_
1 r
2
= 0 per r =
1
_
2
.
Ora ragioniamo cos. La funzione deve avere punto di massimo e minimo as-
soluti in [1, 1], per il teorema di Weierstrass. Agli estremi vale 0. Eventuali
punti di massimo o minimo interni devono essere tra i due punti r =
1
_
2
.
Daltro canto
)
_

1
_
2
_
=
1
_
2
_
1
1
2
=
1
2
.
Perci possiamo concludere che la funzione ha il suo massimo
1
2
in r =
1
_
2
e il
suo minimo
1
2
in r =
1
_
2
. Si noti che ci sono bastati i teoremi di Weierstrass
e Fermat.
Esempio 44 Studiamo
) (r) = rc
r
.
E facile tracciare il suo graco qualitativo e capire che deve avere un punto di
massimo assoluto in un punto r
0
0. Non facile per indovinare quale sia.
Calcoliamo:
)
t
(r) = c
r
(1 r) = 0 per r = 1
e abbiamo subito la risposta. Il punto di massimo r = 1, il massimo ' =
1,c.
2. In certi problemi di massimo o minimo dal signicato sico o geometrico,
talvolta chiaro che una funzione, ad esempio, non ha minimo ma ha massimo
(o viceversa), e se troviamo un unico punto stazionario devessere quello.
Esempio 45 Determinare raggio e altezza del cilindro di volume massimo in-
scritto in una sfera di raggio 1. Si tratta di un tipico problema di massimo o
minimo, di cui ci occuperemo pi avanti. Per ora basta capire che, una volta
espresso il volume del cilindro che si cerca in funzione di un unico parametro,
ci viene chiesto di determinare il punto in cui questa funzione massima. Geo-
metricamente abbastanza ovvio che essendo il cilindro contenuto nella sfera,
il suo volume superiormente limitato mentre evidentemente il minimo vol-
ume del cilindro zero, se prendiamo un cilindro di altezza e raggio nulli. Per
quanto dal punto di vista del rigore largomento detto non permetta di conclud-
ere l esistenza del massimo, se la funzione da massimizzare ha un unico punto
stazionario, ragionevole concludere che quello sia il punto di massimo.
Osservazione 46 (Utilit del teorema di Fermat) Il problema (matemati-
camente serio) di studiare la natura dei punti stazionari (in quanto il teorema
di Fermat da solo non ci permette di classicarli) non deve far perdere di vista il
fatto che, nella sua semplicit, il teorema di Fermat uno strumento potentissi-
mo perch ci permette, nei problemi abbastanza semplici, di mettere le mani su
52
un unico candidato estremante o pochi candidati, tra cui poi non dicile indi-
viduare se c ci che ci interessa. E uno strumento di ricerca che permette di
dare velocemente una risposta quantitativa. Nellimpostazione tradizionale del-
linsegnamento dellanalisi a scuola, orientata allo studio di funzione, il punto
di arrivo del calcolo dierenziale lo studio del crescere e decrescere. Rel-
ativamente ai problemi di massimo e minimo per, spesso Fermat pi che
suciente, almeno in pratica se non da un punto di vista rigoroso.
3.2.2 Il teorema di Lagrange e le sue conseguenze
Proseguendo nel calcolo dierenziale, il teorema centrale quello di Lagrange.
Tradizionalmente lo si vede come conseguenza del teorema di Rolle. Poich
il teorema di Rolle serve praticamente solo a dimostrare quello di Lagrange,
personalmente preferisco enunciare direttamente questultimo, e dimostrarlo con
una dimostrazione che comprenda al suo interno anche largomento del teorema
di Rolle.
Teorema 47 (di Lagrange) Sia ) : [a, /] R, derivabile in (a, /) e continua
anche negli estremi. Allora esiste c (a, /) tale che
) (/) ) (a) = )
t
(c) (/ a) .
Dopo aver illustrato il signicato graco del teorema, lo si dimostrer (in un
modo o nellaltro).
Vediamo le conseguenze.
Teorema 48 (Test di monotonia) Sia ) : (a, /) R derivabile in (a, /).
Allora:
) crescente in (a, /) ==)
t
(r) _ 0 in (a, /)
) decrescente in (a, /) ==)
t
(r) _ 0 in (a, /) .
La dimostrazione istruttiva. Per mostrare ad esempio la prima riga, occorre
mostrare due implicazioni.
1. ) crescente in (a, /) = )
t
(r) _ 0 in (a, /). Questa la parte facile,
che utilizza la denizione di funzione crescente, la denizione di derivata, e il
teorema di permanenza del segno.
2. )
t
(r) _ 0 in (a, /) =) crescente in (a, /). Questa la parte non banale:
da unipotesi sulla derivata, che di per s cattura le propriet locali di ), si vuole
risalire ad una propriet globale. In questa parte entra il teorema di Lagrange.
(Non la riporto).
Notiamo che la parte del teorema che utilizza Lagrange quella operativa-
mente utile: dal segno della derivata vogliamo risalire al crescere e decrescere
di ).
Esempio 49 Studiamo la cubica
) (r) = r
3
3r + 1.
53
I limiti allinnito sono chiari, ) (0) = 1; non cerchiamo le intersezioni con
lasse r (equazione di terzo grado), invece calcoliamo
)
t
(r) = 3r
2
3 = 3
_
r
2
1
_
_ 0 per r _ 1, r _ 1
da cui concludiamo per il test di monotonia che r = 1 punto di minimo
relativo, ) (1) = 1, e r = 1 punto di massimo relativo, ) (1) = 3. Queste
informazioni permettono anche di aermare che la curva taglia tre volte lasse
r, in punti c < 1, , (0, 1) , 1.
Conviene mostrare ora anche unaltra conseguenza, semplice ma importante,
di Lagrange o del test di monotonia:
Teorema 50 (Caratterizzazione delle funzioni a derivata nulla) Sia ) :
(a, /) R. Allora
) costante in (a, /) ==)
t
(r) = 0 in (a, /) .
Anche qui il teorema contiene due implicazioni. La prima ovvia e gi
saputa () costante in (a, /) =)
t
(r) = 0 in (a, /)). La seconda non ovvia, e
occorre far riettere su questo fatto: )
t
(r) = 0 in (a, /) =) costante in (a, /).
Segue applicando il teorema di Lagrange o il test di monotonia, nella sua parte
che segue da Lagrange. Questo teorema ha la seguente importante conseguenza:
Teorema 51 (Insieme delle primitive di una funzione) Sia ) : (a, /)
R. Se esiste una funzione G : (a, /) R derivabile in (a, /) e tale che G
t
(r) =
) (r) \r (a, /), allora [G si dice primitiva di ) in (a, /) e] le funzioni con
questa propriet sono tutte e sole quelle del tipo G(r) +c con c costante.
Esempio 52 Sia ) (r) = r
2
. Cerchiamo G(r) tale che G
t
(r) = r
2
in R. Viene
in mente subito G(r) =
r
3
3
. Ci sono altre funzioni cos? S, ma sono soltanto
quelle del tipo
G(r) =
r
3
3
+c
con c costante reale.
Esercizio 53 Si possono ora fare degli studi di funzione in cui si completano
le informazioni di limiti e asintoti con lindicazione quantitativa dei punti di
massimo e minimo. Qualche esempio tipico:
r
3
+r
2
r + 1;
r + 1
r
2
+ 1
;
r
2
3r
r + 2
; (r + 1)
_
r + 2
r
2
log r; r
2
c
r
; (r + 5) c
r
;
c
r
+ 2
c
r
3
;
c
r
+ 2
c
r
+ 3
; ...
54
3.3 Applicazioni geometriche e siche del calcolo dieren-
ziale
3.3.1 Problemi geometrici di massimo e minimo
Nota: per pigrizia tipograca in questa sezione non ho messo gure. E chiaro
invece che ogni problema va illustrato con la gura opportuna.
Esercizio 54 Tra i rettangoli di perimetro assegnato, quello di area massima
il quadrato.
Sia 2j il perimetro, a, / i lati. a+/ = j perci possiamo porre a = r, / = jr
e larea
(r) = r(j r) ,
che ha massimo evidentemente per r = j,2, quindi un quadrato.
Esercizio 55 Trovare il rettangolo di area massima che sta dentro un triangolo
rettangolo di cateti a, /. E un quadrato? La sua area maggiore o minore della
met dellarea del triangolo rettangolo?
Triangolo di vertici (a, 0) , (0, /), ipotenusa la retta j = /
b
o
r. Il rettangolo
ha due lati sugli assi, base r, altezza j = /
b
o
r, area
(r) = r
_
/
/
a
r
_
=
/
a
r
2
+r/,
parabola di massimo nel vertice r =
b
2
b
a
=
o
2
. Il rettangolo quindi ha base a,2 e
altezza /,2, in generale non un quadrato. Larea massima a/,4, esattamente
met dellarea del triangolo in cui contenuto.
Esercizio 56 Trovare il rettangolo di area massima che sta dentro un cerchio
di raggio 1. E un quadrato? La sua area maggiore o minore della met
dellarea del cerchio?
Consideriamo la circonferenza r
2
+ j
2
= 1
2
e siano a, / i semilati del
rettangolo. Per Pitagora si ha
a
2
+/
2
= 1
2
quindi possiamo porre
a = r;
/ =
_
1
2
r
2
e larea del rettangolo
(r) = 2a2/ = 4r
_
1
2
r
2
.
55
Calcoliamo

t
(r) = 4
_
_
1
2
r
2
+
r(2r)
2
_
1
2
r
2
_
= 4
_
_
1
2
r
2

r
2
_
1
2
r
2
_
=
4
_
1
2
r
2
_
1
2
2r
2
_
_ 0 per
r
2
_
1
2
2
, r _
1
_
2
(ricordare che r 0).
Quindi (r) massima per a =
1
_
2
, / =
_
1
2

1
2
2
=
1
_
2
, perci in corrispon-
denza del quadrato. Larea massima

max
=
_
2
1
_
2
_
2
= 21
2
.
Per confronto, larea del cerchio
ct:
= 1
2
, e il rapporto tra le aree

max

ct:
=
2

= 0.63...
1
2
.
Il quadrato inscritto ha area maggiore della met dellarea del cerchio.
Esercizio 57 Cosa cambia nellesercizio precedente se al posto del cerchio si
prende il semicerchio o il quarto di cerchio?
Per le simmetrie, la gura massimizzante la porzione di quadrato contenuta
rispettivamente nel semicerchio (quindi un rettangolo di proporzioni 21) o nel
quarto di cerchio (quindi ancora un quadrato). Anche il rapporto tra area del
rettangolo e area della gura circoscritta non cambia.
Esercizio 58 (Il problema del fabbricante di lattine) Tra tutti i cilindri
di volume assegnato, determinare quello di supercie totale minima. Esprimere
il risultato dicendo quanto vale per il cilindro massimizzante il rapporto raggio
/ altezza. (Si pu pensare a questo problema cos: ssata la capacit che deve
avere una lattina, ad es. 33cl, determinare le sue proporzioni in modo da usare
meno alluminio possibile per fabbricarla).
Siano r, / raggio e altezza del cilindro. Si ha:
Volume = r
2
/ = \ assegnato,
quindi
/ =
\
r
2
.
La supercie totale
o = 2r
2
+ 2r/ = 2r
2
+ 2r
\
r
2
,
56
perci dobbiamo massimizzare per r 0 la funzione
o (r) = 2
_
r
2
+
\
r
_
.
Calcoliamo
o
t
(r) = 2
_
2r
\
r
2
_
_ 0 per
r
3
_
\
2
,
e il volume massimo per
r =
3
_
\
2
e / =
\
r
2
= ...
Calcoliamo il rapporto
r
/
=
r
3
\
=

\

\
2
=
1
2
,
quindi il cilindro massimizzante ha / = 2r. (Altezza pari al diametro di base).
Esercizio 59 Determinare il cilindro di volume massimo inscritto in una sfera
di raggio 1. Calcolare il rapporto tra altezza e raggio del cilindro massimizzante.
Il volume del cilindro massimo maggiore o minore di met del volume della
sfera?
Siano r, / raggio e altezza del cilindro. Una sezione verticale delle gure
mostra allora un rettangolo di lati /, 2r inscritto in una circonferenza di raggio
1, e per Pitagora vale:
r
2
+
_
/
2
_
2
= 1
2
,
da cui
r =
_
1
2

/
2
4
e il volume del cilindro
\ = r
2
/ =
_
1
2

/
2
4
_
/.
Dobbiamo massimizzare quindi
\ (/) =
_
/1
2

/
3
4
_
per 0 < / < 21
Calcoliamo
\
t
(/) =
_
1
2

3
4
/
2
_
_ 0 per
/
2
_
4
3
1
2
, / _
2
_
3
1.
57
Il volume massimo per
/ =
2
_
3
1,
r =
_
1
2

/
2
4
=
_
1
2

1
2
3
=
_
2
3
1,
/
r
=
_
2.
Il volume massimizzante
\
max
=
_
1
2

1
2
3
_
2
_
3
1 =
4
3
_
3
1
3
mentre
\
s}t:o
=
4
3
1
3
e
\
max
\
s}t:o
=
1
_
3
= 0, 577...
1
2
.
Il volume del cilindro (poco) pi di met del volume della sfera circoscritta.
Esercizio 60 Determinare il cilindro di volume massimo che sta dentro un cono
di altezza H e raggio 1. Calcolare il rapporto tra altezza e raggio del cilindro
massimizzante. Il volume del cilindro massimo maggiore o minore di met del
volume del cono?
Siano r, / raggio e altezza del cilindro. Una sezione verticale delle gure
mostra allora un rettangolo di lati /, 2r inscritto in un triangolo isoscele di base
21 e altezza H. Se i vertici sono (1, 0) , (0, H) , il lato obliquo di destra la
retta j = H
1
1
r e si ha
/ = H
H
1
r.
Il volume del cilindro
\ = r
2
/ = r
2
_
H
H
1
r
_
.
Dobbiamo massimizzare quindi
\ (r) = H
_
r
2

r
3
1
_
per 0 < r < 1.
Calcoliamo
\
t
(r) = H
_
2r
3r
2
1
_
_ 0 per
2
3r
1
_ 0, r _
2
3
1.
58
Il volume massimo per
r =
2
3
1,
/ = H
H
1
2
3
1 =
1
3
H,
/
r
=
H
21
.
Il volume massimizzante
\
max
= Hr
2
_
1
r
1
_
= H
4
9
1
2
_
1
2
3
_
=
4
27
H1
2
mentre
\
cono
=
1
3
H1
2
e
\
max
\
cono
=
4
9
<
1
2
.
Il volume del cilindro (poco) meno di met del volume del cono circoscritto.
Esercizio 61 Determinare il cono di volume massimo inscritto in una sfera
di raggio 1. Calcolare il rapporto tra altezza e raggio del cono massimizzante.
Il volume del cono massimo maggiore o minore di un terzo del volume della
sfera?
Siano r, / raggio e altezza del cono. Una sezione verticale delle gure mostra
allora un triangolo isoscele inscritto in una circonferenza di raggio 1. Indicando
con j la distanza tra la base del cono e il centro della sfera, laltezza del cono
/ = j +1
e per Pitagora vale:
r
2
+j
2
= 1
2
,
da cui ponendo r = r si ha
/ = 1 +
_
1
2
r
2
e il volume del cono
\ =
1
3
r
2
/ =
1
3
r
2
_
1 +
_
1
2
r
2
_
.
Dobbiamo massimizzare quindi
\ (r) =
1
3

_
r
2
1 +r
2
_
1
2
r
2
_
per 0 < r < 1
59
Calcoliamo
\
t
(r) =
1
3

_
2r1 + 2r
_
1
2
r
2

r
3
_
1
2
r
2
_
=
1
3
r
_
21 + 2
_
1
2
r
2

r
2
_
1
2
r
2
_
=
1
3
r
_
21 +
2
_
1
2
r
2
_
r
2
_
1
2
r
2
_
=
r
3
_
1
2
r
2
_
21
_
1
2
r
2
+ 21
2
3r
2
_
_ 0 per
21
_
1
2
r
2
+ 21
2
3r
2
_ 0
21
_
1
2
r
2
_ 3r
2
21
2
.
Occorre risolvere la disequazione irrazionale. Per 3r
2
_ 21
2
sempre vera, per
3r
2
21
2
equivalente a
41
2
_
1
2
r
2
_
_ 9r
4
+ 41
4
12r
2
1
2
9r
4
8r
2
1
2
_ 0
9r
2
_ 81
2
quindi \ (r) cresce no a r
2
=
8
9
1
2
, che d il punto di massimo
r = r =
2
_
2
3
1
/ = 1 +
_
1
2

8
9
1
2
=
4
3
1
/
r
=
_
2
Il volume massimizzante
\
max
=
1
3

8
9
1
2
_
1 +
_
1
2

8
9
1
2
_
=
1
3

8
9
1
2
4
3
1 =
8
27

4
3
1
3
mentre
\
s}t:o
=
4
3
1
3
e
\
max
\
s}t:o
=
8
27
<
1
3
.
Il volume del cono (poco) meno di un terzo del volume della sfera circoscritta.
Esercizio 62 Tra tutti i cilindri inscritti in una sfera di raggio 1, determinare
quello di supercie laterale massima. (Il problema fu risolto da Fermat). Cal-
colare il rapporto /,r per il cilindro massimizzante. La supercie laterale del
cilindro maggiore o minore della met della supercie della sfera?
60
Siano r, / raggio e altezza del cilindro. Una sezione verticale delle gure
mostra allora un rettangolo di lati /, 2r inscritto in una circonferenza di raggio
1, e per Pitagora vale:
r
2
+
_
/
2
_
2
= 1
2
,
da cui
r =
_
1
2

/
2
4
e la supercie laterale del cilindro
o = 2r/ = 2
_
1
2

/
2
4
/.
Dobbiamo massimizzare quindi
o (/) = 2
_
1
2

/
2
4
/ per 0 < / < 21
Calcoliamo
\
t
(/) = 2
_
_
_
1
2

/
2
4
+
2
|
4
/
2
_
1
2

|
2
4
_
_
=

_
1
2

|
2
4
_
21
2
/
2
_
_ 0 per
/
2
_ 21
2
, / _
_
21.
La supercie massima per
/ =
_
21,
r =
_
1
2

/
2
4
=
1
_
2
,
/
r
= 2.
La supercie massimizzante
o
max
= 2
1
_
2
_
21 = 21
2
mentre
o
s}t:o
= 41
2
,
ossia la supercie laterale del cilindro esattamente met di quella della sfera
circoscritta.
61
Esercizio 63 Determinare il parallelepipedo a base quadrata di volume massi-
mo inscritto in una sfera di raggio 1. E un cubo? Il volume del parallelepipedo
massimo maggiore o minore di met del volume della sfera? (Il problema fu
risolto da Keplero).
Siano a, a, / i semispigoli del parallelepipedo inscritto. Per il teorema di
Pitagora nello spazio si ha
a
2
+a
2
+/
2
= 1
2
quindi ponendo
/ = r
si ha
a =
_
1
2
r
2
2
e il volume del parallelepipedo
\ = (2a)
2
2/ =
_
1
2
r
2
_
4r, da massimizzare per 0 < r < 1.
Calcoliamo
\
t
(r) = 4
_
1
2
3r
2
_
_ 0 per
r
2
_
1
2
3
, r _
1
_
3
quindi il volume massimo per / = r =
1
_
3
, a =
_
1
2

R
2
3
2
=
1
_
3
, perci il
parallelepipedo massimo un cubo, di volume
\
max
=
_
2
1
_
3
_
3
=
8
3
_
3
1
3
,
e
\
max
\
s}t:o
=
8
3
_
3
1
3
4
3
1
3
=
2

_
3
= 0, 37...
Il volume del cubo poco pi di un terzo del volume della sfera, ma meno della
met.
Esercizio 64 Tra tutti i cilindri di diagonale ssata, trovare quello di volume
massimo. Esprimere il risultato dicendo quanto vale il rapporto /,r per il cilin-
dro massimizzante. [Diagonale del cilindro la diagonale del rettangolo che si
ottiene con una sezione verticale del cilindro passante per il centro].
Per Pitagora si ha:
/
2
+ (2r)
2
= d
2
62
dove d la diagonale ssata. Perci poniamo
r = r
/ =
_
d
2
4r
2
Il volume del cilindro
\ = r
2
/ = r
2
_
d
2
4r
2
e dobbiamo massimizzare
\ (r) = r
2
_
d
2
4r
2
per 0 < r <
d
2
.
Calcoliamo
\
t
(r) =
_
2r
_
d
2
4r
2
+
r
2
(8r)
2
_
d
2
4r
2
_
= 2r
_
_
d
2
4r
2

2r
2
_
d
2
4r
2
_
=
2r
_
d
2
4r
2
_
d
2
6r
2
_
_ 0 per
d
2
_ 6r
2
r _
d
_
6
.
Il volume massimo per
r = r =
d
_
6
, / =
_
d
2
4
d
2
6
=
d
_
3
,
/
r
=
_
6
_
3
=
_
2.
Si pu a questo punto aprire una parentesi sul concetto di diagonale di un
cilindro, mostrando quanto segue:
Esercizio 65 Dimostrare che la diagonale di un cilindro il segmento pi lungo
in esso contenuto.
Per inserire un segmento di massima lunghezza in un cilindro usando bene
lo spazio a disposizione, chiaro che i due estremi del segmento dovranno essere
sulla supercie del cilindro stesso, e dovranno essere sulle due basi opposte.
Scegliamo un riferimento in cui uno dei due punti 1
1
(1, 0, 0) , e sia laltro
1
2
(r, j, H), con r
2
+j
2
= 1
2
. La lunghezza del segmento al quadrato (teorema
di Pitagora nello spazio):
(1
1
1
2
)
2
= (r +1)
2
+j
2
+H
2
= (r +1)
2
+1
2
r
2
+H
2
= 21r +1
2
+H
2
,
con r [1, 1] , ed ovviamente massima per r = 1. Quindi 1
2
(1, 0, H), e
il segmento 1
1
1
2
proprio quello che abbiamo chiamato diagonale del cilindro.
Qui non nemmeno servito il calcolo dierenziale, visto che si massimizzava
una funzione lineare su un intervallo chiuso e limitato.
63
Esercizio 66 Tra tutti i cilindri di diagonale ssata, trovare quello di supercie
totale massima. Esprimere il risultato dicendo quanto vale il rapporto /,r per
il cilindro massimizzante.
Per Pitagora si ha:
/
2
+ (2r)
2
= d
2
dove d la diagonale ssata. Perci poniamo
r = r
/ =
_
d
2
4r
2
La supercie totale del cilindro
o = 2r
2
+ 2r/ = 2
_
r
2
+r
_
d
2
4r
2
_
e dobbiamo massimizzare
o (r) = 2
_
r
2
+r
_
d
2
4r
2
_
per 0 < r <
d
2
.
Calcoliamo
o
t
(r) = 2
_
2r +
_
d
2
4r
2
+
r(8r)
2
_
d
2
4r
2
_
= 2
_
2r +
_
d
2
4r
2

4r
2
_
d
2
4r
2
_
= 2
_
2r +
d
2
8r
2
_
d
2
4r
2
_
_ 0 per
2r
_
d
2
4r
2
_ 8r
2
d
2
Se r
2
_
J
2
8
sempre vera, se
J
2
8
< r
2
_
J
2
4
si ha
4r
2
_
d
2
4r
2
_
_ 64r
4
+d
4
16r
2
d
2
80r
4
20r
2
d
2
+d
4
_ 0
r
2
=
10d
2

_
20d
4
80
=
5
_
5
40
d
2
5
_
5
40
d
2
_ r
2
_
5 +
_
5
40
d
2
crescente no a r
2
=
5+
_
5
40
d
2
, quindi la supercie massima per
r = r =
1
2
_
5 +
_
5
10
d
/ =
_
d
2

5 +
_
5
10
d
2
=
_
5
_
5
10
d
r
/
=
1
2
_
5 +
_
5
5
_
5
=
1
4
_
_
5 + 1
_
.
64
Esercizio 67 Tra tutti i coni di supercie totale ssata, determinare quello di
volume massimo. Esprimere il risultato mediante il rapporto /,r tra altezza e
raggio del cono.
La supercie totale :
o = r
2
+
1
2
2ra
dove a lapotema, a =
_
r
2
+/
2
, quindi
o = r
2
+r
_
r
2
+/
2
ed o ssato. Possiamo ricavare
/
2
=
_
o r
2
r
_
2
r
2
e quindi calcolare il volume
\ =
1
3
r
2
/ =
1
3
r
2
_
_
o r
2
r
_
2
r
2
.
Occorre quindi massimizzare
\ (r) =
1
3
r
2
_
_
o r
2
r
_
2
r
2
=
1
3
r
2
_
o
2

2
r
2

2o

=
1
3

_
o

r
2
_
o
r
2
2 per 2r
2
< o.
Calcoliamo
\
t
(r) =
1
3

_
o

_
_
2r
_
o
r
2
2 +
r
2
_

2S
t:
3
_
2
_
S
t:
2
2
_
_
=
1
3

_
o

_
_
2r
_
o
r
2
2
o
r
_
S
t:
2
2
_
_
=
1
3

_
S
t
r
_
S
t:
2
2
_
2r
2
_
o
r
2
2
_
o
_
=
1
3

_
S
t
r
_
S
t:
2
2
_
o 4r
2
_
_ 0 per
o 4r
2
_ 0
r _
_
o
4
65
perci il volume massimo per
r =
_
o
4
/ =

_
_
o
S
4
_
2

2
S
4t

o
4
=
_
2o

/
r
= 2
_
2.
3.3.2 Esempi di problemi di massimo e minimo di tipo non geomet-
rico
Pu essere istruttivo mostrare come il calcolo dierenziale permetta di risolvere
problemi di massimo o minimo anche nel discreto, non solo nel continuo.
Esempio 68 Ci chiediamo per quale : la successione a
n
= :
4
c
n
assume il
suo valore massimo. La domanda giusticata dal fatto che questa successione
positiva e tende a zero per la gerarchia degli inniti, ma a
0
= 0, perci deve
avere un elemento massimo. Naturalmente si pu facilmente indovinare chi
sia questo termine tabulando i primi valori
: 0 1 2 3 4 5 6 7 8
a
n
0 0.368 2.165 4.033 4.689 4.211 3.212 1.374 0.810
ma noi vorremmo poter dimostrare il risultato congetturato. Consideriamo:
) (r) = r
4
c
r
per r [0, +),
e cerchiamone (in quellintervallo) il punto di massimo assoluto.
)
t
(r) = c
r
_
4r
3
r
4
_
= r
3
c
r
(4 r) _ 0 per r _ 4,
quindi ) ha il suo massimo per r = 4, ossia ) (r) _ ) (4) per ogni r _ 0, e
quindi a maggior ragione per ogni r = : _ 0. Perci a
n
= ) (:) ha il suo
massimo per : = 4.
Esempio 69 Dimostrare che per ogni / = 1, 2, 3, ..., la successione a
n
= :
|
c
n
ha massimo per : = /. (Si osservi che la successione dipende dallindice :,
mentre / un parametro ssato). Il procedimento identico a quello visto.
Si noti che se si fosse arontato direttamente il problema per la successione
a
n
= :
103
c
n
(ad esempio), non sarebbe stato facile capire per tabulazione che
il valore massimo era assunto per : = 103. Il calcolo dierenziale ci fa scoprire
il risultato, non ce lo fa solo dimostrare.
Esempio 70 Determinare per quale : la successione a
n
= :
4
2
n
assume il suo
valore massimo. (La ragione per ci aspettiamo che ci sia un valore massimo
66
la stessa del primo esempio). Il procedimento simile ma c un fatto tecnico
che rende il problema signicativamente diverso. Se poniamo
) (r) = r
4
2
r
per r [0, +)
e calcoliamo
)
t
(r) = 2
r
_
4r
3
r
4
log 2
_
= r
4
2
r
(4 rlog 2) _ 0 per r _
4
log 2
5.77
vediamo che la funzione di variabile reale assume il suo massimo in un punto
non intero. Poich ) cresce prima di 5.77, la successione a
n
crescente per
: = 1, 2, ..., 5; analogamente, decrescente per : = 6, 7, 8, ... La conclusione
che il valore massimo di a
n
assunto per : = 5 o per : = 6: solo il calcolo
numerico dei due valori ci pu dire quale dei due sia il massimo:
a
5
= 19.5313; a
6
= 20.25
perci il valore massimo a
6
.
Esempio 71 Dimostrare che esiste una costante c 0 per cui si ha:
(a +/)
4
_ c
_
a
4
+/
4
_
per ogni a, / 0
e determinare la minima costante c per cui questo vero.
Si tratta qui di dimostrare una disuguaglianza valida per ogni a, / 0.
Riscriviamo la tesi raccogliendo /
4
ad ambo i membri e semplicando (/ 0):
_
a
/
+ 1
_
4
_ c
_
_
a
/
_
4
+ 1
_
per ogni a, / 0
che sar dimostrata se proveremo che
(r + 1)
4
_ c
_
r
4
+ 1
_
per ogni r 0.
Ci siamo cos ricondotti ad un problema in una sola variabile. Denendo
) (r) =
(r + 1)
4
(r
4
+ 1)
si vede che il problema equivalente a trovare il minimo numero c per cui si ha
) (r) _ c per ogni r 0,
ossia determinare il massimo della funzione ) (r) per r 0. Cos trasformato,
il problema ora standard:
)
t
(r) =
4 (r + 1)
3
_
r
4
+ 1
_
4r
3
(r + 1)
4
(r
4
+ 1)
2
=
4 (r + 1)
3
(r
4
+ 1)
2

_
r
4
+ 1 r
3
(r + 1)
_
=
4 (r + 1)
3
(r
4
+ 1)
2

_
1 r
3
_
_ 0 per r _ 1.
67
Quindi il massimo di ), ossia la costante c, :
c = ) (1) =
2
4
2
= 8.
Esempio 72 Determinare la minima costante c per cui si abbia
(a +/)
5
_ c
_
a
5
+/
5
_
per ogni a, / 0
(oppure si pu fare direttamente con esponente / intero positivo qualsiasi).
Esempio 73 Esiste un c 0 per cui si abbia
(a +/)
5
_ c
_
a
4
+/
4
_
per ogni a, / 0 ?
E per cui si abbia
(a +/)
4
_ c
_
a
5
+/
5
_
per ogni a, / 0 ?
Giusticare le risposte fornendo dimostrazione o contresempio.
[In entrambi i casi c non esiste. Nella prima: porre a = / e far tendere a a
+; per la seconda: porre a = / e far tendere a a zero].
3.3.3 Il calcolo di rette tangenti
Esempio 74 Verichiamo che la denizione di tangente data mediante la deriva-
ta, nel caso della circonferenza coerente con la denizione tradizionale: tan-
gente a una circonferenza in un punto la retta passante per quel punto e ivi
perpendicolare al raggio.
Consideriamo la semicirconferenza j =
_
1
2
r
2
e scriviamo lequazione
della sua retta tangente nel punto
(r
0
, j
0
) =
_
r
0
,
_
1
2
r
2
0
_
.
Calcoliamo
j
t
=
r
_
1
2
r
2
,
perci la retta tangente ha equazione:
j =
_
1
2
r
2
0
+
_
r
0
_
1
2
r
2
0
_
(r r
0
) .
Facendo denominatore comune e semplicando si ha:
j =
1
2
r
2
0
r
0
r +r
2
0
_
1
2
r
2
0
=
1
2
r
0
r
_
1
2
r
2
0
.
68
Costruiamo ora la perpendicolare a questa retta nel punto
_
r
0
,
_
1
2
r
2
0
_
.
Avr coeciente angolare : =
_
1
2
r
2
0
r0
, perci sar
j =
_
1
2
r
2
0
+
_
_
1
2
r
2
0
r
0
_
(r r
0
)
che semplicando diventa
j =
_
_
1
2
r
2
0
r
0
_
r
ossia passa per lorigine, centro della circonferenza. Abbiamo quindi vericato
che la tangente alla circonferenza come denita dallanalisi coincide con la retta
perpendicolare al raggio nel punto di tangenza.
Esempio 75 Dimostriamo la propriet polare di ellissi e iperboli:
Teorema 76 La retta tangente allellisse (o iperbole) di equazione
r
2
a
2

j
2
/
2
= 1,
nel punto (r
0
, j
0
) appartenente alla curva, la retta
rr
0
a
2

jj
0
/
2
= 1.
Osservazione 77 Si tratta di un risultato classico, che si pu ottenere coi
metodi di geometria analitica, che porta ad una formula facile da memorizzare,
per il calcolo della retta tangente in un punto. Noi la dimostreremo usando il
calcolo dierenziale. Questa dimostrazione pi semplice (come calcoli) di quel-
la geometrico analitica. Una formula analoga vale per la parabola, ma meno
interessante perch il calcolo diretto della tangente alla parabola usando caso per
caso il calcolo dierenziale molto semplice; in altre parole, non c il vantaggio
di avere una formula nale di facile memorizzazione.
Dimostrazione. Dimostriamolo per lellisse (per liperbole cambia solo un
segno). Esplicitiamo in forma di funzione una semiellisse (laltra semiellisse
porta un segno diverso davanti alla radice quadrata).
j = /
_
1
r
2
a
2
La retta tangente in (r
0
, j
0
)
j j
0
= j
t
(r
0
) (r r
0
) .
69
Calcoliamo la derivata
j
t
(r) =
/
2
_
1
r
2
o
2
_

2r
a
2
_
=
/r
a
2
_
1
r
2
o
2
.
Ora, poich
j (r
0
) = /
_
1
r
2
0
a
2
j
t
(r
0
) =
/r
0
a
2
_
1
r
2
0
o
2
=
/
2
r
0
a
2
/
_
1
r
2
0
o
2
=
/
2
r
0
a
2
j
0
e lequazione della tangente risulta:
j j
0
=
/
2
r
0
a
2
j
0
(r r
0
)
j
0
/
2
(j j
0
) =
r
0
a
2
(r r
0
)
jj
0
/
2
+
r
0
r
a
2
=
r
2
0
a
2
+
j
2
0
/
2
.
Daltro canto il punto (r
0
, j
0
) sta sullellisse, perci
r
2
0
o
2
+

2
0
b
2
= 1 e lequazione
diventa
rr
0
a
2
+
jj
0
/
2
= 1,
come volevasi dimostrare.
Esempio 78 La formula per la tangente a ellissi e iperboli consente di vericare
che la tangente denita mediante la derivata coincide con la tangente come
denita dalla geometria analitica (retta che interseca la conica solo nel punto di
tangenza).
E suciente intersecare retta e curva (ragioniamo per lellisse, per liperbole
cambiano due segni):
_
r
2
o
2
+

2
b
2
= 1
rr0
o
2
+
0
b
2
= 1
_

2
b
2
= 1
r
2
o
2
0
b
2
= 1
rr0
o
2
quadrando

2

2
0
b
4
=
_
1
rr0
o
2
_
2
e dividendo membro a membro la prima equazione per il quadrato della seconda
/
2
j
2
0
=
1
r
2
o
2
_
1
rr0
o
2
_
2
1
2rr
0
a
2
+
r
2
r
2
0
a
4
=
j
2
0
/
2
_
1
r
2
a
2
_
r
2
a
2
_
r
2
0
a
2
+
j
2
0
/
2
_

2rr
0
a
2
+
_
1
j
2
0
/
2
_
= 0
70
Sappiamo che il punto (r
0
, j
0
) sta sullellisse quindi
_
r
2
0
a
2
+
j
2
0
/
2
_
= 1 e
_
1
j
2
0
/
2
_
=
r
2
0
a
2
che sostituite nellequazione di secondo grado in r danno:
r
2
a
2

2rr
0
a
2
+
r
2
0
a
2
= 0
_
r r
0
a
_
2
= 0
che eettivamente ha due radici coincidenti in r = r
0
: non ci sono altri punti
di intersezione.
Esempio 79 Dimostriamo la propriet della parabola su cui si basa lo specchio
parabaolico, lantenna parabolica, ecc.
Teorema 80 Linee parallele allasse della parabola si riettono tutte nel fuoco
della parabola.
Dimostrazione. Consideriamo la gura:
Langolo di incidenza c uguale allangolo riesso (ho misurato gli angoli
rispetto alla tangente anzich rispetto alla normale, lo stesso), ed anche
uguale allangolo opposto al vertice dellangolo di incidenza. Perci se la retta
tangente alla parabola forma un angolo
_
t
2
c
_
rispetto allorizzontale, allora
il raggio riesso forma un angolo
_
t
2
2c
_
rispetto allorizzontale.
Il punto di ascissa r
0
della parabola j = ar
2

_
r
0
, ar
2
0
_
. La sua retta
tangente ha coeciente angolare
2ar
0
= tan
_

2
c
_
71
quindi
c =

2
arctan(2ar
0
) .
Il raggio riesso la retta passante per
_
r
0
, ar
2
0
_
e avente coeciente angolare
tan
_

2
2c
_
= tan
_

2
+ 2 arctan(2ar
0
)
_
= tan
_
2 arctan(2ar
0
)

2
_
=
1
tan(2 arctan(2r
2
0
))
(poich tan
_
,
t
2
_
=
1
tan o
). Ora usiamo:
tan(2,) =
2 sin, cos ,
cos
2
, sin
2
,
1
tan(2,)
=
cos
2
, sin
2
,
2 sin, cos ,
=
1
2
_
1
tan,
tan,
_
perci, per , = arctan (2ar
0
)

1
tan(2 arctan(2r
2
0
))
=
1
2
_
1
2ar
0
2ar
0
_
e il raggio riesso la retta:
j = ar
2
0
+
1
2
_
2ar
0

1
2ar
0
_
(r r
0
) .
Calcoliamo il punto in cui taglia lasse delle j. Per r = 0 si ha:
j = ar
2
0
+
1
2
_
2ar
0

1
2ar
0
_
(r
0
)
= ar
2
0
ar
2
0
+
1
4a
=
1
4a
.
Ossia: per qualsiasi punto r
0
di incidenza del raggio, il raggio riesso passa
per il punto
_
0,
1
4o
_
. Questo il fuoco della parabola. (La cosa importante in
pratica non che sia il punto che si chiama fuoco, ma che esista un punto con
questa propriet).
Esempio 81 La tangente al folium di Cartesio. Cartesio nel 1638 in una let-
tera sd Fermat a determinare la retta tangente alla curva, detta folium, di
72
equazione
r
3
+j
3
3rj = 0.
Noi aronteremo un problema pi limitato: determinare i punti a tangente
orizzontale di questa curva. Ci che rende il problema interessante e non banale
che dallequazione della curva non sappiamo esplicitare la j in funzione di r.
Anche se non sappiamo ricavare j in funzione di r nellequazione del Folium,
indichiamo con j (r) tale funzione (o meglio il ramo di tale funzione vicino al
punto che si sta studiando). Sar cio:
r
3
+j (r)
3
3rj (r) = 0
e derivando rispetto a r lidentit si trova
3r
2
+ 3j
2
j
t
3j 3rj
t
= 0
(questa tecnica si chiama derivazione implicita) da cui
_
r
2
j
_
+
_
j
2
r
_
j
t
= 0
il che mostra che j
t
= 0 se e solo se j = r
2
. Questo signica che i punti a
tangente orizzontale del folium sono quelli che si trovano anche sulla parabola
j = r
2
.
Cerchiamo quindi le intersezioni della parabola col folium:
_
r
3
+j
3
3rj = 0
j = r
2
r
3
+r
6
3r
3
= 0
r
3
_
r
3
2
_
= 0
r = 0, r =
3
_
2
I punti di intersezione sono:
(0, 0) ,
_
3
_
2,
3
_
4
_
e questi saranno gli unici punti del folium a tangente orizzontale.
73
3.3.4 Modelli dierenziali
Lo scopo dei prossimi esempi mostrare limportanza e la potenza dello stru-
mento del calcolo dierenziale nella modellizzazione, formalizzazione, risoluzione
di problemi sici. Questo aspetto uno dei punti qualicanti contenuti nelle
indicazioni nazionali. Gli esempi scelti non sono qualsiasi, sono esempi sici
semplici ma importanti.
Si possono utilizzare a vari livelli pi o meno impegnativi.
Livello 1. Calcolare derivate di funzioni contenenti parametri, dotate di un
certo signicato sico (che viene spiegato), e ragionare sul signicato di quanto
si ottenuto.
Esempio 82 Nel moto armonico un punto materiale si muove secondo la legge
oraria:
: (t) = sin(.t) ,
dove lampiezza delloscillazione e . la pulsazione; il periodo T = 2,.,
la frequenza i = .,2. (Spiegare il signicato dei termini ampiezza, periodo
e frequenza in un moto armonico). Calcoliamo la velocit:
(t) = :
t
(t) = . cos (.t) = . sin
_
.t

2
_
.
Quindi ha unoscillazione simile a : ma con unampiezza maggiore / minore
(a seconda che . 1, < 1), e ha un ritardo di fase. In particolare, la velocit
massima in valore assoluto per cos (.t) = 1, quindi quando : (t) = 0; viceversa
la distanza dalla posizione di riposo massima quando sin(.t) = 1, quindi
quando (t) = 0.
Esempio 83 Nelle oscillazioni smorzate un punto materiale si muove secondo
una legge oraria:
: (t) = c
o|
sin(.t)
con a, , . 0. Calcoliamo ancora la velocit:
(t) = :
t
(t) = c
o|
[a sin(.t) +. cos (.t)] =
=
_

2
+.
2
c
o|
_

a
_

2
+.
2
sin(.t) +
.
_

2
+.
2
cos (.t)
_
=
=
_

2
+.
2
c
o|
sin(.t ,)
dove
, = arctan
.
a
.
Sia : (t) che (t) tendono a zero (moto smorzato). Si osserva che, ancora, cam-
bia lampiezza iniziale (
_

2
+.
2
anzich , in questo caso quindi maggiore
per ogni .) e c un ritardo di fase, che ora in generale di un angolo non notev-
ole. I punti di massima velocit (massimo relativo, con quote sempre pi basse)
si hanno per sin(.t ,) = 1.
74
Altri esempi di questo tipo si possono estrarre dagli esempi che mostreremo
in seguito, quindi non ci fermiamo oltre su questo aspetto base. Segnaliamo,
come gi detto, limportanza di abituare gli studenti a ragionare sul signicato
dei parametri, e operare su funzioni contenenti parametri.
Livello 2. Si presenta un modello dierenziale, cio unequazione dieren-
ziale che modellizza un fenomeno sico, spiegando perch. Si dice qual la sua
soluzione (senza ricavarla), e si chiede di vericare che cos. Si possono fare
varie osservazioni sul signicato sico della soluzione trovata.
Esempio 84 (Modello di Malthus in dinamica delle popolazioni) Sia (t)
il numero di individui di una certa specie animale che vive in un certo ambi-
ente, isolato, senza altre speci in competizione, senza carenza di cibo. Ragio-
nando sul tasso di natalit e mortalit si arriva a stabilire che deve soddisfare
lequazione dierenziale

t
= /
con / costante reale, positiva o negativa a seconda che il tasso di natalit sia
maggiore o minore del tasso di mortalit. Inoltre, supponiamo di conoscere il
numero di individui presenti allistante t = 0, (0) =
0
.
Si chiede di vericare che la funzione
(t) =
0
c
||
risolve sia l equazione dierenziale
t
= / sia la condizione iniziale (0) =

0
.
In altre parole: a questo livello non occorre risolvere lequazione, solo far
osservare che quella proposta eettivamente soluzione. Baster calcolare

t
(t) = /
0
c
||
e sostituire (t) e
t
(t) nellequazione dierenziale, vericando che si ottiene
unidentit in t:

t
(t) = /
0
c
||
= / (t) .
Inoltre
(0) =
0
c
|0
=
0
,
come richiesto. Sotto questo modello, quindi, la popolazione ha una crescita
esponenziale (se / 0) oppure si estingue a ritmo esponenziale (se / 0); nel
caso banale / = 0 resta costante a
0
.
Livello 3. Si presenta un modello dierenziale, cio unequazione dieren-
ziale che modellizza un fenomeno sico, spiegando perch. Si ricava la soluzione,
riconducendosi (nei semplici casi in cui questo possibile!) al calcolo di una
primitiva. Ottenuta la soluzione, si possono fare varie osservazioni sul signicato
sico della soluzione trovata.
75
Esempio 85 (Risoluzione dellequazione nel Modello di Malthus) Torniamo
allequazione dierenziale

t
(t) = / (t) ,
che possibile risolvere esplicitamente. Infatti, riscriviamola nella forma

t
(t)
(t)
= /
e osserviamo che il primo membro non altro che

t
(t)
(t)
= (log (t))
t
.
(In generale si dovrebbe scrivere (log [ (t)[)
t
, ma il numero di individui di una
specie non pu essere negativo). Quindi lequazione equivalente a: trovare
(t) per cui
(log (t))
t
= /.
Per trovare tutte le soluzioni dobbiamo scrivere tutte le primitive di /, perci
log (t) = /t +c
con c costante reale qualsiasi. Ora:
(t) = c
||+c
= c
c
c
||
.
Inne imponiamo la condizione iniziale (0) =
0
:
(0) = c
c
=
0
,
perci
(t) =
0
c
||
,
e abbiamo risolto lequazione.
Osservazione 86 Lesercizio appena fatto (risoluzione dellequazione di Malthus)
non va visto come un ne ma come un mezzo. Non aatto necessario che lo
studente sappia risolvere unequazione dierenziale. Certamente per mostrare
almeno un semplice esempio in cui si riesce a farlo ha leetto di completare il
quadro concettuale per lo studente: dal fenomeno sico al modello dierenziale,
quindi mediante il procedimento risolutivo si determina la funzione soluzione
del problema, e si interpreta il suo signicato sico. Il signicato del calcolo
dierenziale per le scienze dovrebbe allora risultare evidente. I prossimi esempi
possono essere utilizzati ai vari livelli: il procedimento risolutivo proposto solo
talvolta (e comunque pu essere omesso, a favore della semplice verica del fatto
che la soluzione ottenuta eettivamente soluzione); di qualche esempio ci si
pu limitare a discutere il signicato sico della funzione e della sua derivata,
senza vericare che risolve lequazione dierenziale, o senza neppure citarla.
76
Esempio 87 (Il pendolo) Consideriamo un punto materiale di massa : appe-
so a un lo sottile di lunghezza |. Indicato con 0(t) langolo formato al tempo
t dal lo con la verticale, la forza agente sul corpo il suo peso, diretto in ver-
ticale verso il basso. Scomponendo il vettore peso nelle componenti radiale e
tangenziale rispetto al moto del punto, si ha che la componente tangenziale ha
modulo :q sin0. Poich la forza agisce verso il basso, quindi tende a diminuire
langolo 0, la forza tangenziale 1 = :q sin0.
Lo spazio percorso : (t) = |0(t) , perci la velocit (t) = |0
t
(t) e
laccelerazione a (t) = |0
tt
(t). Quindi lequazione di Newton 1 = :a diventa:
:|0
tt
= :q sin0
0
tt
=
q
|
sin0.
Questa equazione dicile da risolvere esattamente, ma se il punto fa piccole
oscillazioni vicine al punto di equilibrio possiamo usare lapprossimazione
sin0 0
(linearizzazione) e ottenere lequazione dierenziale, pi semplice:
0
tt
=
q
|
0. (3)
Ora, si verica che lequazione risolta dalle funzioni trigonometriche:
0(t) = sin
__
q
|
t
_
, 0(t) = cos
__
q
|
t
_
, (4)
e quindi pi in generale da
0(t) = c
1
sin
__
q
|
t
_
+c
2
cos
__
q
|
t
_
, (5)
77
con c
1
, c
2
costanti qualsiasi. Un primo esercizio consiste appunto nel vericare
che le funzioni (4) risolvono lequazione (3). Un secondo esercizio : prendendo
per buono il fatto che la formula (5) assegni, al variare delle costanti c
1
, c
2
, tutte
le soluzioni dellequazione (3), determinare la soluzione che descrive il moto che
allistante t = 0 ha velocit nulla e posizione 0(0) = 0
0
. Imponedo:
0(0) = c
1
sin(0) +c
2
cos (0) = c
2
= 0
0
0
t
(t) = c
1
_
q
|
cos
__
q
|
t
_
c
2
_
q
|
sin
__
q
|
t
_
;
0
t
(0) = c
1
_
q
|
cos (0) c
2
_
q
|
sin(0) = c
1
_
q
|
= 0
si trova c
1
= 0, c
2
= 0
0
, e quindi
0(t) = 0
0
cos
__
q
|
t
_
.
Esempio 88 (Legge di Hooke) Mostrare che alla stessa equazione (esatta e
non approssimata) porta la legge di Hooke della molla:
:r
tt
= /r
dove r(t) lallungamento della molla dalla posizione di riposo allistante t e
/ la costante di elasticit. Si ottiene quindi
r
tt
(t) =
/
:
r(t)
e, applicando direttamente le conclusioni della discussione precedente,
r(t) = c
1
sin
_
_
/
:
t
_
+c
2
cos
_
_
/
:
t
_
o anche, per un corpo che allistante t = 0 ha velocit nulla e posizione r
0
,
r(t) = r
0
cos
_
_
/
:
t
_
.
Il confronto tra questo esempio e il precedente particolarmente istruttivo
perch mostra un tratto caratteristico dellapplicazione della matematica alla
sica: se due fenomeni sici sono descritti dallo stesso modello matematico,
per quanto diverso sia la sica coinvolta, la matematica sar la stessa, e ci che
si imparato in un contesto si potr utilizzare nellaltro.
Esempio 89 (La caduta di un grave nellaria) Studiamo la caduta di un
corpo soggetto allattrito dellaria. Sia j (t) lo spazio percorso in verticale, verso
il basso, quindi j
t
(t) e j
tt
(t) sono velocit e accelerazione verso il basso. Se
78
il corpo ha massa : su esso agisce una forza peso verso il basso :q. Inoltre
lattrito frener il moto, con una forza che si oppone al moto e che, in un modello
semplice, si pu supporre proporzionale alla velocit: 1
o||:I|o
= / = /j
t
.
Lequazione di Newton allora si scrive:
:j
tt
= :q /j
t
, cio, ponendo j
t
= , j
tt
=
t

t
= q
/
:
.
Possiamo inoltre supporre che il corpo cada da fermo, cio che sia (0) = 0.
Un primo esercizio consiste allora nel vericare che la seguente funzione
risolve lequazione e la condizione iniziale:
(t) =
:q
/
_
1 c

k
m
|
_
,
che si pu commentare in vario modo: la velocit non cresce indenitamente
ma si assesta rapidamente su una velocit limite, che proporzionale al peso.
Invece linearizzando la funzione esponenziale per t 0, si ottiene che per tempi
brevi (t) qt come nel vuoto.
Un esercizio pi ranato consiste nel risolvere eettivamente lequazione.
Non cos dicile se semplichiamo un po le notazioni. Riscriviamo

t
= q
/
:
=
/
:
_
q:
/

_

t
= c(, )
avendo posto c =
|
n
e , =
n
|
. Lequazione diventa allora

t
,
= c
e il primo membro si pu vedere come una derivata, cos:

t
,
= (log [, [)
t
quindi
log [, [ = ct +c
con c costante qualsiasi. Ora:
[, [ = c
c
c
o|
(t) = , c
c
c
o|
.
Il numero c
c
una costante qualsiasi positiva o negativa, indichiamola con c
1
ottenendo
(t) = , +c
1
c
o|
.
79
Imponiamo ora la condizione iniziale:
(0) = , +c
1
= 0, quindi c
1
= , e
(t) = ,
_
1 c
o|
_
o, ricordandosi chi sono c e ,,
(t) =
:q
/
_
1 c

k
m
|
_
.
Unaltra osservazione interessante. Torniamo indietro alla descrizione del
problema sico e alla scrittura dellequazione dierenziale. Un ragionamen-
to sico convince facilmente del fatto che ci possiamo aspettare che (t) ten-
da ad una velocit limite nita. Se prendiamo per buono questo fatto (senza
avere ancora a disposizione la soluzione dellequazione dierenziale!), potremmo
prevedere a priori il valore della velocit limite? Osserviamo lequazione:

t
= q
/
:
.
Se per t + si ha che (t)
lim
, ci aspettiamo che sia anche
t
(t) 0
(la velocit diventa costante e laccelerazione tende a zero). Se nellequazione
dierenziale allora passiamo al limite per t + e sostituiamo
t
= 0 e
=
lim
otteniamo
0 = q
/
:

lim
che d subito (senza risolvere lequazione dierenziale!)

lim
=
:q
/
.
Questo dovrebbe far riettere ulteriormente sulla potenza del modello dif-
ferenziale. Ad esempio, in un modello pi realistico si suppone che la forza
di attrito sia proporzionale al quadrato della velocit, cio valga lequazione
dierenziale:

t
= q
/
:

2
.
Dal punto di vista sico, se la forza dattrito ancora maggiore (per veloc-
it grandi) il moto sar frenato ancor di pi, e a maggior ragione ci aspet-
tiamo lassestamento su una velocit limite. Sappiamo prevederne il valore?
Ragionando come prima,
0 = q
/
:

2
lim
e

lim
=
_
:q
/
il che ancor pi interessante in quanto questa equazione dierenziale pi
laboriosa della precedente da risolvere.
80
Esempio 90 (Rareddamento di un corpo) Sia T (t) la temperatura di un
corpo che posto in un ambiente a temperatura costante T
ts|
. Supponendo
lambiente grande rispetto al corpo, la temperatura del corpo tender a uni-
formarsi a quella dellambiente senza che questa cambi apprezzabilmente. La
velocit con cui cambia la temperatura del corpo proporzionale alla dierenza
di temperatura tra il corpo e lambiente, ossia vale una legge
T
t
= / (T
est
T)
dove / 0 (se il corpo pi caldo dellambiente, T
est
T < 0 e la temperatura
del corpo diminuisce; viceversa se pi freddo). Si trova quindi:
T
t
T T
est
= /
d
dt
(log [T T
est
[) = /
log [T T
est
[ = /t +c
T T
est
= c
1
c
||
con c
1
= c
c
;
la condizione iniziale T (0) = T
0
d
T
0
T
est
= c
1
quindi
T (t) = T
est
+ (T
0
T
est
) c
||
.
E interessante tracciare il graco di T (t) distinguendo i casi T
0
7 T
est
.
Esempio 91 (Dinamica delle popolazioni, modello di Verhulst) Un mod-
ello di dinamica delle popolazioni meno ingenuo di quello di Malthus il seguente.
Supponiamo ancora di avere ununica specie presente in un ambiente isolato,
ma supponiamo che gli individui di quella popolazione non sopportino troppo il
sovraollamento, per cui il tasso di crescita va calando quando il numero di indi-
vidui si avvicina ad una soglia critica detta capacit dellambiente. Lequazione
:

t
= -
_
1

/
_
dove / 0 la capacit dellambiente e - 7 0 la dierenza tra tasso di natalit
e di mortalit. La soluzione, corrispondente alla condizione iniziale (0) =
0
,
la seguente:
(t) =
/
0
c
:|
/
0
+
0
c
:|
=
/
0

0
+ (/
0
) c
:|
.
Si possono fare vari esercizi: vericare che quella data la soluzione, studi-
are la funzione e tracciarne il graco. Si possono assegnare valori numerici ai
parametri, per capirci qualcosa, ma va tenuto presente che ci sono due situazioni
qualitativamente diverse che vanno capite: quando
0
/ oppure
0
< /. Si
pu quindi commentare dal punto di vista del signicato sico landamento del
graco al variare dei parametri. La funzione (t) si dice curva logistica.
81
Esempio 92 (Oscillatore armonico smorzato) Lequazione di un moto ar-
monico smorzato (ad esempio piccole oscillazioni di un pendolo o di una molla,
con una forza dattrito proporzionale alla velocit) :
:r
tt
= /r /r
t
che si pu riscrivere nella forma
r
tt
+ 2cr
t
+.
2
r = 0
(il 2 davanti a c solo per comodit). Per c < . (cosiddetto piccolo smorza-
mento) ha soluzioni del tipo
r(t) = c
o|
_
c
1
cos
_
_
.
2
c
2
t
_
+c
2
sin
_
_
.
2
c
2
t
__
.
Si pu vericare che queste funzioni risolvono lequazione, studiare casi parti-
colari numerici, e visualizzare le oscillazioni smorzate.
4 Il calcolo integrale
Dalle indicazioni nazionali per il 5

anno dei licei non scientici. Matematica,


Relazioni e funzioni.
Lo studente acquisir i principali concetti del calcolo innites-
imale in particolare la continuit, la derivabilit e lintegrabilit
anche in relazione con le problematiche in cui sono nati (veloc-
it istantanea in meccanica, tangente di una curva, calcolo di aree
e volumi). Non sar richiesto un particolare addestramento alle
tecniche del calcolo, che si limiter (...) alla capacit di integrare
funzioni polinomiali intere e altre funzioni elementari, nonch a de-
terminare aree e volumi in casi semplici. Lobiettivo principale sar
soprattutto quello di comprendere il ruolo del calcolo innitesimale
in quanto strumento concettuale fondamentale nella descrizione e
nella modellizzazione di fenomeni sici o di altra natura.
4.1 Il concetto di integrale
4.1.1 Problemi da cui nasce il calcolo integrale
Come per il calcolo dierenziale, occorre introdurre il calcolo integrale mediante
i problemi da cui nato.
1. Il problema di denire (e non solo di calcolare!) larea di una regione
a contorni curvilinei, o il volume di un solido a contorni curvilinei. Come per
il concetto di tangente, importante che lo studente capisca che il concetto di
area di una gura a contorni curvilinei non ovvio, ma va anzitutto denito in
qualche modo. Le idee elementari legate al concetto di misura di unarea (con-
teggio del rapporto tra regione da misurare e quadratino unit di misura; idea di
82
equiscomponibilit; idea di additivit dellarea) sono sucienti per denire cosa
sia larea di un poligono, e per stabilire le formule di calcolo relative, ma gi non
bastano per il cerchio, per il quale tipicamente si segue qualche procedimento
innito di approssimazione. Si vuole quindi denire un procedimento generale
per dar senso al concetto di area sottesa a una curva. Si capisce poi che un
procedimento analogo pu servire a denire il volume di un solido, almeno in
casi semplici come quello dei solidi di rotazione.
2. Il problema di calcolare lo spazio percorso da un punto mobile con ve-
locit istantanea variabile. E uno dei primi problemi di cinematica, che nel
caso pi semplice del moto uniformemente accelerato (velocit = at +
0
)
risolto gi dai medievali (Oreseme) e poi da Galileo facendo riferimento allarea
del triangolo o trapezio sotto la retta che rappresenta la velocit. Il punto
sviscerare il ragionamento che sta sotto questa identicazione dello spazio per-
corso con larea sotto la curva della velocit, per capirne leettiva generalit e
portata. Si incontreranno, infatti, diverse altre situazioni in sica in cui questo
stesso tipo di ragionamento mostra come una certa grandezza vada calcolata
come integrale di unaltra.
E importante utilizzare entrambe le motivazioni, e non appiattire la seconda
alla prima: che lo spazio percorso da un punto materiale mobile con velocit
variabile uguagli larea sotto la curva della velocit non ovvio. Sar un punto
darrivo, come vedremo, ma non un punto di partenza.
4.1.2 La denizione di integrale
Si introduce quindi la denizione di integrale. La sequenza logica la seguente.
Si cerca anzitutto un procedimento che permetta di denire larea sotto
il graco di una funzione, tanto per cominciare una funzione ) : [a, /] R
continua e positiva, in modo che intuitivamente sia chiaro cosa sia larea sotto
il graco. Si arriva per questa via alla denizione di integrale (denito) come
limite di somme.
La denizione la seguente. Presa ) : [a, /] R, ssato un intero : =
2, 3, ..., suddividiamo lintervallo [a, /] in : intervallini di uguale ampiezza, [r
0
, r
1
],
[r
1
, r
2
], ..., [r
n1
, r
n
], con r
0
= a, r
n
= /, r
|
= a + /
_
bo
n
_
. Per ciascuno di
questi intervallini scegliamo ora un punto r
+
|
[r
|1
, r
|
] e calcoliamo ) (r
+
|
).
Il numero ) (r
+
|
) (r
|
r
|1
) larea di un rettangolino che interseca il graco
della funzione, e il numero
:
n
=
n

|=1
) (r
+
|
) (r
|
r
|1
)
larea di un plurirettangolo che approssima larea sotto il graco di ), tanto
meglio quanto maggiore :. (:
n
detta somma integrale o somma di Cauchy-
Riemann di ) in [a, /]).
Si possono mostrare graci, ad esempio simulazioni di Mathematica Demon-
83
stration, come:
Si dimostra ora (o meglio: si dice agli studenti che possibile dimostrare)
che:
Teorema 93 Per ogni funzione ) : [a, /] R continua esiste nito : =
lim
no
:
n
, e tale limite non dipende da come sono stati scelti i punti r
+
|
nellintervallo [r
|1
, r
|
].
Tale limite : prende il nome di integrale denito di ) in [a, /], e si indica col
simbolo
_
b
o
) (r) dr.
Osservazione 94 (sul simbolo) Il simbolo scelto per ricordare la denizione:
una esse allungata per somma, e la scrittura ) (r) dr a ricordare i prodotti tra
84
un valore di ) e la lunghezza di un intervallino. Notare che il simbolo
_
b
o
) (r) dr
appunto un simbolo, cio ha un signicato complessivo, in particolare il dr
non ha un signicato indipendente; per, cos come il simbolo di Leibniz per la
derivata, ricorda la denizione del concetto, come gi osservato. La variabile r,
o variabile dintegrazione, una variabile muta, in altre parole
_
b
o
) (r) dr =
_
b
o
) (t) dt.
Lintegrale quindi denito come un opportuno limite di somme. E un
numero (non una funzione). E sempre ben denito se la funzione ) continua
(questo non ovvio, un teorema impegnativo da dimostrare, anche se facile
da credersi). Se oltre che continua la ) positiva, questo numero rappresenta
(per denizione) larea sotto il graco di ). Se la ) cambia di segno, la stessa
denizione ha il signicato geometrico di area con segno.
Cos come denire la tangente come la retta che ha per coeciente angolare
la derivata della funzione pone il problema di vericare che nei casi elemen-
tari (circonferenza, coniche) il nuovo concetto di tangente coincide col vecchio,
analogamente per lintegrale utile rendersi conto che nei casi elementari di
gure di cui conosciamo gi larea, lintegrale restituisce eettivamente larea
gi nota. Quali sono i casi elementari? Se ) (r) = :r +, larea sotto il graco
larea di un trapezio. E facile rendersi conto che la denizione di integrale
che abbiamo dato in questo caso restituisce larea elementare:
85
(basta scegliere ad ogni passo come punto r
+
|
il punto medio dellintervallino
corrispondente, e si vede che :
n
risulta esattamente uguale allarea del trapezio,
per ogni :. Perci anche lim:
n
sar uguale allarea del trapezio).
In particolare bene fare osservare subito che
_
b
o
cdr = c (/ a) .
Per una poligonale pi generale, ci si riconduce a questo caso utilizzando laddi-
tivit dellintegrale rispetto allintervallo dintegrazione, unaltra propriet del-
lintegrale non facile da dimostrare ma facile da credersi, che conviene segnalare
come teorema:
_
b
o
) (r) dr =
_
c
o
) (r) dr +
_
b
c
) (r) dr per ogni c (a, /) .
Inne, laltra area che lo studente conosce dalla geometria elementare quella
del cerchio. Occorrerebbe quindi controllare che risulti eettivamente
_
1
1
_
1
2
r
2
dr =

2
1
2
(area del semicerchio). Questo si potr fare pi avanti, eventualmente.
Osservazione 95 (Denizione di integrale e suo calcolo approssimato)
Pu essere istruttivo far osservare che, prima ancora di conoscere metodi per il
calcolo esatto di un integrale, la denizione fornisce un metodo, facile da usare
col computer anche se proibitivo da usarsi nel calcolo a mano, per calcolare un
valore numerico approssimato di un integrale: basta calcolare una sua somma
integrale :
n
per un certo : grande, stabilendo un criterio di scelta dei punti
r
+
|
. Vediamo un
86
Esempio 96 Calcoliamo un valore numerico approssimato di
_
1
0
rsinrdr.
Poniamo, per : generico (solo per il momento), r
|
= r
+
|
= /,:, e scriviamo:
:
n
=
n

|=1
1
:
)
_
/
:
_
=
n

|=1
1
:
_
/
:
_
sin
_
/
:
_
=
1
:
2
n

|=1
/ sin
_
/
:
_
.
Ad esempio, per : = 100
:
100
=
1
100
2
n

|=1
/ sin
_
/
100
_
0.305...
che una stima approssimata dellintegrale.
Si pu ranare questo argomento tenendo conto del fatto che la funzione
integranda crescente su [0, 1]. Allora il graco mostra che questa :
n
(fat-
ta scegliendo come punto r
+
|
lestremo destro dellintervallo) una stima per
eccesso dellintegrale; se scegliessimo lestremo sinistro, cio r
+
|
= (/ 1) ,:
avremmo una stima per difetto. In altre parole,
1
100
2
n

|=1
(/ 1) sin
_
/ 1
100
_
<
_
1
0
rsinrdr <
1
100
2
n

|=1
/ sin
_
/
100
_
ossia
0.2969... <
_
1
0
rsinrdr < 0.305...
Un calcolo del genere si pu implementare facilmente con Excel, ad esempio.
Ora conviene tornare allaltra motivazione che stata data per introdurre
lintegrale, il calcolo dello spazio percorso da un punto mobile con velocit varia.
Consideriamo quindi una situazione di questo tipo, con = (t) per t [0, T],
e chiediamoci quanto valga lo spazio percorso nellintervallo di tempo [0, T].
Si pu ragionare cos. Suddividiamo ancora [0, T] in : intervallini di uguale
ampiezza, [t
0
, t
1
], [t
1
, t
2
],... [t
n1
, t
n
], con t
0
= 0, t
n
= T, t
|
= /
T
n
. Per ciascuno
di questi intervallini scegliamo ora un punto t
+
|
[t
|1
, t
|
] e calcoliamo (t
+
|
).
Il numero (t
+
|
) (t
|
t
|1
) larea del rettangolino che interseca il graco della
funzione, ma anche il prodotto della durata dellintervallino di tempo per la
velocit che il punto ha avuto in un certo istante di quellintervallino, quindi
questo numero sar uno spazio percorso, che approssima lo spazio eettivamente
percorso dal punto in quellintervallino, tanto meglio quanto meno variata la
velocit nellintervallino, quindi in generale tanto meglio quanto pi grande :
e quindi breve lintervallino. Il numero
:
n
=
n

|=1
(t
+
|
) (t
|
t
|1
)
87
approssima quindi lo spazio percorso nellintero intervallo [0, T], tanto meglio
quanto pi grande :, e al limite coincide con tale spazio. Avremo quindi
spazio percorso in [0, T] = : = lim
no
:
n
=
_
T
0
(t) dt.
Lo spazio percorso quindi uguale allintegrale della velocit, perch uguale
a questo limite di somme, e quindi a posteriori anche uguale allarea sotto
la curva della velocit. Ma interessante osservare che non abbiamo stabilito
che lo spazio uguale allintegrale perch uguale allarea sotto la curva della
velocit, ma viceversa che uguale allarea sotto la curva della velocit perch
uguale allintegrale, cio a un certo limite di somme.
Si osservi il signicato sico che ha in questo caso lintegrale se cambia
segno. In tal caso rappresenta lo spostamento netto (posizione naleposizione
iniziale), che in generale inferiore allo spazio percorso. Per calcolare lo spazio
totale percorso dovremmo calcolare
_
T
0
[ (t)[ dt.
E utile illustrare anche altri signicati sici dellintegrale, a cui si arriva
ancora ragionando sullintegrale come limite di somme e non sullintegrale come
area. Ad esempio: il lavoro di una forza dipendente dalla posizione lintegrale
della forza rispetto allo spazio percorso; la massa di un lo (o sbarra, cio di
un oggetto unidimensionale) non omogeneo lintegrale della densit lineare
rispetto allo spazio, ecc.
4.1.3 Il calcolo degli integrali
Naturalmente ora si pone il problema di come calcolare eettivamente linte-
grale. In un discorso che vuole essere elementare (e soprattutto contenuto nei
tempi) si potrebbe saltare a pi pari le altre propriet elementari dellintegrale
(a parte quelle gi dette) e venire subito al dunque:
Teorema 97 (fondamentale del calcolo integrale) Sia ) : [a, /] R una
funzione continua, e supponiamo che G sia una sua primitiva in [a, /]. Allora
_
b
o
) (r) dr = G(/) G(a) .
Notare che nella presentazione del calcolo dierenziale abbiamo gi:
1) detto cosa vuol dire primitiva;
2) detto che se G una primitiva di ), le primitive di ) sono tutte e sole
quelle del tipo G(r) +c con c costante.
Quindi lenunciato perfettamente comprensibile a questo livello. La do-
manda chi ci dice che ) abbia primitiva in questo contesto puramente acca-
demica: nel seguito calcoleremo solo integrali di funzioni molto semplici di cui
saremo in grado di calcolare esplicitamente la primitiva.
Si noti che nellapproccio tradizionale del calcolo integrale, questo risultato
viene stabilito utilizzando la funzione integrale, un concetto in pi da introdurre,
88
e viene dimostrato utilizzando il teorema della media, un teorema in pi da
dimostrare. Si osservi per confronto la prossima dimostrazione diretta:
Dimostrazione. Suddividiamo lintervallo [a, /] in : intervallini uguali [r
0
, r
1
],
[r
1
, r
2
], ..., [r
n1
, r
n
], come nella denizione di integrale, e scriviamo
G(/) G(a) = G(r
n
) G(r
0
)
= [G(r
n
) G(r
n1
)] + [G(r
n1
) G(r
n2
)] +... + [G(r
1
) G(r
0
)]
=
n

|=1
[G(r
|
) G(r
|1
)] .
Ora applichiamo il teorema di Lagrange alla funzione G(r) su ciascuno degli
intervallini [r
|1
, r
|
] (la G primitiva di ) in [a, /] quindi ivi derivabile).
Esister perci, per ciascun intervallino, un punto
r
+
|
[r
|1
, r
|
]
tale che
G(r
|
) G(r
|1
) = G
t
(r
+
|
) (r
|
r
|1
)
che, ricordandoci che G primitiva di ), si riscrive
G(r
|
) G(r
|1
) = ) (r
+
|
) (r
|
r
|1
)
e quindi d:
G(/) G(a) =
n

|=1
) (r
+
|
) (r
|
r
|1
) .
Lultima sommatoria scritta, chiamiamola :
n
, una somma integrale di ) su
[a, /]. Abbiamo quindi provato che per ogni : esiste una particolare somma
integrale :
n
di ) in [a, /] (cio una particolare scelta dei punti r
+
|
[r
|1
, r
|
])
per cui si ha G(/) G(a) = :
n
, ossia una particolare successione di somme
integrali di ) che in realt costante e uguale a G(/) G(a). Daltro canto
la successione :
n
tende allintegrale di ) (per il teorema di integrabilit delle
funzioni continue, che abbiamo citato), perci
G(/) G(a) = :
n
\: implica che:
G(/) G(a) = lim
no
:
n
=
_
b
o
) (r) dr
e il teorema dimostrato.
Conviene introdurre i simboli
[G(r)]
b
o
per indicare G(/) G(a)
e il simbolo di integrale indenito
_
) (r) dr
89
per indicare linsieme delle primitive di ), se gi non lo si introdotto in
precedenza.
A questo punto si presenta la tabella delle primitive elementari, ricavandole
per ragionamento a ritroso sulla tabella delle derivate elementari:
_
cdr,
_
r
n/n
dr;
_
dr
r
;
_
a
r
dr;
_
sinrdr;
_
cos rdr;
_
dr
1 +r
2
;
_
dr
_
1 r
2
.
Due regole elementari di integrazione che segnalerei subito sono:
1. Ovviamente la linearit (che la linearit della primitiva, non dellop-
eratore di integrale denito, propriet che pure vera, ma diversa, e di cui
possiamo anche fare a meno).
2. Il seguente caso particolare dellintegrazione per sostituzione, che si user
spesso:
se
_
) (r) dr = G(r) +c, allora
_
) (ar +/) dr =
1
a
G(ar +/) +c,
che si verica osservando che
_
1
a
G(ar +/) +c
_
t
=
1
a
aG
t
(ar +/) = G
t
(ar +/) = ) (ar +/) .
Esempio 98 Lo studente quindi in grado di calcolare primitive di funzioni
come:
_
_
2r
2
3r + 5
_
r
_
dr;
_
_
2r 1dr;
_
2 sin
_
5r +

6
_
dr;
_
(3r + 5)
4
dr;
_
dr
5r 1
, ecc.
e questo, come vedremo nelle applicazioni, sar sostanzialmente suciente.
Osservazione 99 In un approccio elementare del calcolo integrale, e in tempi
limitati, non assolutamente il caso, secondo me, che il calcolo delle primitive
diventi un capitolo del corso, con sviluppo di vari metodi, casistiche, ecc. Le
primitive che servir calcolare sono semplicemente quelle che abbiamo appena
citato, sucienti per applicazioni gi interessanti, come vedremo. Eventuali
altri metodi di integrazione, ad esempio lintegrazione per parti, potrebbero es-
sere introdotti pi avanti, motivandoli su qualche esempio signicativo in cui
servono, ma non al semplice scopo di moltiplicare la casistica degli esercizi di
calcolo delle primitive.
E poi sempre possibile assegnare un esercizio del tipo: vericare che la tal
funzione una primitiva della tal altra funzione (semplicemente calcolando la
derivata).
Esempio 100 a. Si verichi che
_
_
1
2
r
2
dr =
1
2
_
r
_
1
2
r
2
+1
2
arctan
_
r
_
1
2
r
2
__
+c
90
b. Se ne deduca che
_
1
1
_
1
2
r
2
dr =

2
1
2
,
ossia: lintegrale della funzione che rappresenta una semicirconferenza coin-
cide con larea della semicirconferenza in senso elementare. (Come osservato
in precedenza, questa verica utile per convincere che lintegrale un gener-
alizzazione del concetto elementare di area, coerente con quanto la geometria
elementare insegna).
4.2 Applicazioni del calcolo integrale
Nota bene: anche in questo paragrafo non ho quasi introdotto gure, per
pura pigrizia. Naturalmente invece le gure alla lavagna vanno fatte per ciascun
problema.
4.2.1 Applicazioni geometriche: calcolo di aree e volumi
Unosservazione iniziale: vietato calcolare larea di triangoli, trapezi e cerchi
usando gli integrali: la geometria elementare non va dimenticata. Per possiamo
usare il calcolo integrale per dimostrare risultati di geometria di altre gure
piane curvilinee, o risultati di geometria solida, anche elementari, ma che non
facile dimostrare, e probabilmente non si sono dimostrati eettivamente nelle
classi precedenti. E se anche si fossero dimostrati, comunque istruttivo vedere
come uno strumento pi ranato semplica i problemi.
Teorema 101 Sia ) : [a, /] R continua e _ 0. Allora il volume del solido di
rotazione del graco di ) attorno allasse r dato da
\ =
_
b
o
[) (r)]
2
dr
(intuitivo da credere, visto che il solido unione di fette circolari, quindi ap-
prossimativamente unione di fette cilindriche; occorre conoscere perci la for-
mula per il volume del cilindro).
91
Vediamo alcune applicazioni signicative.
Esempio 102 (Volume del cono) Il cono di raggio 1 e altezza / generato
dalla rotazione attorno allasse r
j =
1
/
r per r [0, /] .
Quindi:
\ =
_
|
0
_
1
/
r
_
2
dr =
1
2
/
2

/
3
3
=
1
3
1
2
/.
Esempio 103 (Volume della sfera) La sfera di raggio 1 generata dalla
rotazione attorno allasse r della semicirconferenza:
j =
_
1
2
r
2
per r [1, 1]
Quindi
\ =
_
1
1
_
_
1
2
r
2
_
2
dr =
_
1
1
_
1
2
r
2
_
dr =
_
r1
2

r
3
3
_
1
1
=
= 2
_
1
3

1
3
3
_
=
4
3
1
3
.
Esempio 104 (Area della supercie sferica) Questo un risultato di tipo
diverso da quelli che principalmente vedremo, ma interessante perch si pu
ottenere dal precedente per derivazione.
Consideriamo una sfera di centro ssato e raggio 1 variabile. Il suo vol-
ume \ (1) =
4
3
1
3
. Ragioniamo ora sul signicato geometrico del rapporto
incrementale della funzione \ (1):
\ (1 +/) \ (1)
/
.
92
Il numeratore si pu vedere come il volume della corona sferica compresa tra
due sfere concentriche di raggi 1, 1 + /. Per / piccolo, questo volume sar
approssimato dal prodotto dellarea della supercie sferica di raggio 1 per lo
spessore della corona sferica /. Perci il rapporto incrementale scritto sopra
approssima, per / piccolo, larea o (1) della supercie sferica di raggio 1. Per
/ 0 avremo una relazione esatta, perci
o (1) = \
t
(1) =
_
4
3
1
3
_
t
= 41
2
.
Esempio 105 (Volume della piramide di base qualunque) Sia
0
larea
di base di una piramide, rappresentiamo la piramide con vertice nellorigine e
altezza /. Larea della sezione a quota t soddisfa la proporzione (geometria
elementare, propriet delle similitudini!)
(t) :
0
= t
2
: /
2
,
cio
(t) =

0
/
2
t
2
e quindi
\ =
_
|
0
(t) dt =
_
|
0

0
/
2
t
2
dt =
1
3

0
/.
Esempio 106 (Area dellellisse) Cominciamo a osservare che larea del cer-
chio si pu ottenere per integrazione calcolando il doppio dellarea sotto la
semicirconferenza, ossia:
Area cerchio = 1
2
= 2
_
1
1
_
1
2
r
2
dr.
Se ora considero lellisse
r
2
a
2
+
j
2
/
2
= 1,
esplicitando la semiellisse superiore in funzione di r avremo, analogamente,
Area ellisse = 2
_
o
o
/
_
1
r
2
a
2
dr =
/
a
2
_
o
o
_
a
2
r
2
dr =
(cfr. integrale per il cerchio) =
/
a
a
2
= a/.
Ci siamo cio ricondotti allintegrale che d larea del cerchio, integrale che non
calcoliamo esplicitamente perch conosciamo gi il valore dellarea del cerchio.
Esempio 107 (Volume dellellissoide di rotazione) (che Archimede chia-
ma sferoide). Facendo ruotare attorno allasse r lellisse
j = /
_
1
r
2
a
2
per r [a, a]
93
troviamo lellissoide che ha 2 semiassi uguali a / e uno uguale ad a (quindi il
risultato non simmetrico in a, /). Il suo volume :
\ =
_
o
o
_
/
_
1
r
2
a
2
_
2
dr = 2/
2
_
o
0
_
1
r
2
a
2
_
dr =
= 2/
2
_
r
r
3
3a
2
_
o
0
= 2/
2

2
3
a =
4
3
a/
2
.
E facile a questo punto congetturare che il volume di un generico ellissoide di
semiassi a, /, c sia
4
3
a/c, come in eetti si potrebbe dimostrare (usando per un
formalismo di pi variabili che a scuola non si studia).
Osservazione 108 Osservare quante cose interessanti abbiamo gi fatto us-
ando solo la primitiva di r e r
2
. . . E importante, daltro canto, usare calcoli
dimensionati, cio introdurre i parametri raggio, altezza, ecc., non fare tutto coi
numeri puri perch pi semplice. Inoltre, quando possibile e signicativo,
esprimere il risultato nale come formula di geometria sintetica. Si consideri
in proposito il prossimo esempio:
Esempio 109 (La quadratura della parabola di Archimede) Archimede
dimostra che larea del segmento di parabola 4,3 dellarea del triangolo inscrit-
to. Dimostriamo questo risultato col calcolo integrale. Introduciamo perci una
parabola dimensionata: se laltezza / e la semibase a, la parabola :
j = /
_
1
r
2
a
2
_
per r [a, a] .
Allora larea del segmento di parabola
=
_
o
o
/
_
1
r
2
a
2
_
dr = 2/
_
o
0
_
1
r
2
a
2
_
dr = 2/
_
r
r
3
3a
2
_
o
0
= 2/
_
2
3
a
_
=
4
3
a/,
cio area del segmento di parabola =
4
3
area triangolo inscritto, che il risultato
di Archimede.
Esempio 110 (Volume della scodella parabolica) La scodella il paraboloide
di rotazione, che si ottiene ruotando una parabola attorno al suo asse. Scriviamo
anzitutto la parabola dimensionata
j = /
r
2
1
2
per r [1, 1] ,
poi (essendo lasse di rotazione lasse j), scambiamo i ruoli
r = 1
_
j
/
per j [0, /] ,
94
quindi
\ =
_
|
0

_
1
_
j
/
_
2
dj =
1
2
/
_
|
0
jdj =
1
2
1
2
/,
cio la met del volume del cilindro circoscritto, un altro teorema di Archimede.
(Ragionare intuitivamente: perch solo la met? Se fossimo nel piano sarebbe
pi della met, ma in 3 dimensioni...).
Esempio 111 (La tromba di Torricelli) Consideriamo il solido illimita-
to generato dalla rotazione attorno allasse r delliperbole equilatera j = 1
2
,r
per r _ 0 (i parametri , 1 sono introdotti per motivi dimensionali). Pu
una gura illimitata avere un volume nito?
Arontiamo il problema calcolando per cominciare il volume di una porzione
limitata di questo solido ottenuto per r [, /]. Si ha:
\
|
=
_
|
.
_
1
2
r
_
2
dr = 1
4
_

1
r
_
|
.
= 1
4
_

1
/
+
1

_
.
Quando ora facciamo tendere / a + vediamo che si ottiene un risultato nito:
\
|

1
4

,
che quindi il volume (nito) di questo solido illimitato. Abbiamo cos in-
trodotto, attraverso un esempio, il concetto di integrale generalizzato. Si ha, per
denizione:
_
+o
.
) (r) dr = lim
|+o
_
|
.
) (r) dr
se questo limite esiste nito.
Unosservazione nale: con gli integrali di funzioni di una variabile si possono
calcolare anche lunghezze di curve e aree di superci dei solidi di rotazione, ma
questo porta quasi sempre a calcoli dicili (ricerca di primitive di funzioni
irrazionali), perci io non lo farei.
4.2.2 Applicazioni siche: lavoro, energia potenziale, spazio percor-
so
Esempio 112 (Lavoro del campo gravitazionale ed energia potenziale)
La forza gravitazionale (legge di Newton):
1 = /
':
r
2
dove r la distanza tra il corpo di massa ' (che chiamiamo sole) e il corpo
di massa : (che chiamiamo terra). Il lavoro fatto per allontanare la terra
dalla distanza 1 allinnito
1 =
_
+o
1
1 (r) dr =
_
+o
1
/
':
r
2
dr = /':
_

1
r
_
o
1
=
/:'
1
,
95
e questo lavoro lenergia potenziale del campo gravitazionale del sole per un
corpo di massa : posto a distanza 1.
Esempio 113 (Energia potenziale di una molla) Calcoliamo il lavoro fat-
to per allungare una molla di una lunghezza 1. Poich la forza di richiamo della
molla :
1 = /r
(col segno + la forza da esercitare per allungare la molla, col segno la
forza che la molla oppone allallungamento),
1 =
_
1
0
/rdr =
1
2
/1
2
,
che lenergia potenziale di una molla allungata di 1.
Esempio 114 (Spazio percorso nella caduta libera nel vuoto) Se j (t)
laltezza al tempo t di un corpo in caduta, nel vuoto si ha:
j
tt
= q;
e quindi con due integrazioni
j (t) =
1
2
qt
2
+
0
t +j
0
.
(anche se uno studente che arrivato n qui, questo lo sa gi).
Esempio 115 (Spazio percorso nella caduta libera nellaria) Abbiamo cal-
colato in precedenza la velocit (t) di caduta libera di un corpo soggetto al-
lattrito dellaria, proporzionale alla velocit. Se la velocit iniziale nulla si
ha:
(t) =
:q
/
_
1 c

h
m
|
_
.
Calcoliamo lo spazio percorso in funzione del tempo:
: (T) =
_
T
0
(t) dt =
_
T
0
:q
/
_
1 c

h
m
|
_
dt =
=
:q
/
_
T +
_
:
/
c

h
m
|
_
T
0
_
=
:q
/
_
T +
:
/
_
1 c

h
m
T
__
.
La formula complicata, ma poich lesponenziale va a zero rapidamente, dopo
un tempo T suciente a poter dire che c

h
m
T
0 avremo
: (T)
:q
/
_
T +
:
/
_
,
formula molto pi semplice che pu anche essere invertita (quanto tempo ci
mette un sasso per cadere di : metri?)
T
/:
:q

:
/
.
96
4.2.3 Applicazioni del calcolo integrale alla probabilit: variabili
casuali continue
Dalle indicazioni nazionali per i licei non scientici. Dati e previsioni:
Saranno studiate le caratteristiche di alcune distribuzioni di
probabilit (in particolare, la distribuzione binomiale e qualche es-
empio di distribuzione continua).
Osservazione 116 (Variabili casuali continue e integrali) E chiaro che
concettualmente lo studio delle variabili aleatorie continue richiede il calcolo in-
tegrale. In pratica, dal punto di vista didattico, poco verosimile riuscire a
sviluppare in calcolo integrale dellultimo anno in tempo per poter successiva-
mente iniziare lo studio delle variabili aleatorie continue. E pi verosimile che
quel poco che verr detto sulle variabili aleatorie continue sia spiegato senza far
uso di integrali, ovviamente dando per buoni molti fatti senza dimostrazione.
Una volta fatti gli integrali, per, tra le applicazioni che si possono mostrare,
sia per illustrare lutililit e versatilit del calcolo integrale nella matematica e
nelle scienze, sia per raorzare la comprensione di alcuni concetti di calcolo
delle probabilit, ci sono appunto alcuni fatti che riguardano le variabili aleato-
rie continue. Questo paragrafo scritto in questottica. Va notato che queste
applicazioni del calcolo delle probabilit richiedono talvolta anche luso della fun-
zione integrale, del concetto di integrale generalizzato (concetti che si potranno
illustrare anche solo brevemente sullesempio specico in cui sono utilizzati), e
dellintegrazione per parti.
Le distribuzioni continue che si possono studiare a scuola sono (in ordine
crescente di dicolt, ma anche di importanza): la distribuzione uniforme su un
intervallo, la distribuzione esponenziale, la distribuzione Gaussiana. Di ciascuna
di queste tre, mostreremo prima schematicamente che cosa si pu dire senza far
uso di integrali, poi che cosa si pu aggiungere, come applicazione del calcolo
integrale.
1. Distribuzione uniforme su un intervallo [a, /].
A. Senza integrali.
Se A segue una distribuzione uniforme su [a, /] ,
1 (A (c, d)) =
lunghezza intervallo (a, /) (c, d)
/ a
. (6)
E intuitivo che il valore atteso sia il punto medio dellintervallo:
1A =
a +/
2
. (7)
B. Con integrali.
Se A segue una distribuzione uniforme su [a, /] , la sua densit la funzione:
)

(t) =
_
1
bo
per r [a, /]
0 altrimenti.
97
mediante la quale si pu:
a. Ritrovare il fatto (6);
b. Dimostrare (7) calcolando:
1A =
_
R
r)

(r) dr =
1
/ a
_
b
o
rdr =
1
/ a
1
2
_
/
2
a
2
_
=
a +/
2
.
c. Ricavare la varianza di A, calcolando:
Var (A) = 1
_
A
2
_
(1A)
2
, dove
1
_
A
2
_
=
1
/ a
_
b
o
r
2
dr =
/
3
a
3
3 (/ a)
=
1
3
_
/
2
+a/ +a
2
_
Var (A) = 1
_
A
2
_
(1A)
2
=
1
3
_
/
2
+a/ +a
2
_

_
a +/
2
_
2
=
=
4
_
/
2
+a/ +a
2
_
3
_
a
2
+/
2
+ 2a/
_
12
=
a
2
+/
2
2a/
12
=
(a /)
2
12
,
risultato ragionevole perch dipende dalla lunghezza ma non dalla posizione
dellintervallo, diversamente dal valore atteso.
2. Legge esponenziale (istante del primo arrivo in un processo di Poisson
di arrivi casuali di intensit i)
A. Senza integrali.
La legge nasce come
1 (A < t) =
_
1 c
i|
per t 0
0 per t < 0
relazione suciente a calcolare la probabilit di eventi legati a questa legge.
Le relazioni
1A =
1
i
VarA =
1
i
2
non possono essere dimostrate senza integrali. (La prima comunque piuttosto
intuitiva in base al signicato del parametro i).
B. Con integrali. Occorre osservare che la funzione di ripartizione della
legge esponenziale 1

(r) = 1 (A < r) si pu rappresentare mediante la densit


continua cos:
1

(r) =
_
r
0
)

(t) dt,
ossia come funzione integrale, concetto che quindi va introdotto (nel caso del-
lesponenziale la densit nulla per t < 0, quindi si pu usare la funzione
integrale
_
r
0
)

(t) dt anzich
_
r
o
)

(t) dt, una dicolt in meno). Occorre


98
anche discutere il secondo teorema fondamentale del calcolo integrale, ossia il
fatto che
d
dr
_
r
0
)

(t) dt = )

(r)
per ) continua. Perci la densit della legge esponenziale si pu ottenere da
)

(r) =
d
dr
1

(r) =
d
dr
_
1 c
ir
_
= ic
i|
per t 0, = 0 per t < 0.
Mediante la densit si pu ora calcolare il valore atteso del primo arrivo (qui
ci vuole lintegrazione per parti in un integrale generalizzato):
1A =
_
+o
0
itc
i|
dt =
_
tc
i|

+o
0
+
_
+o
0
c
i|
dt = 0 +
_

c
i|
i
_
+o
0
=
1
i
.
...e si pu calcolare la varianza, ancora con unintegrazione per parti:
1
_
A
2
_
=
_
+o
0
it
2
c
i|
dt =
_
t
2
c
i|

+o
0
+
_
+o
0
2tc
i|
dt =
=
2
i
(integrale precedente) =
2
i

1
i
.
Quindi
Var (A) =
2
i
2

1
i
2
=
1
i
2
.
3. Variabili normali.
A. Senza integrali.
E chiaro che in qualche modo bisogna usare almeno lidea di integrale come
area sotto una curva, per trattare la legge normale.
Si potr dire che una variabile aleatoria 7 segue la legge normale standard,
detta (0, 1), se
1 (7 < t) = (t)
dove la funzione (t), che si trova tabulata in apposite tavole (o si calcola
con Excel come funzione cumulativa della normale standard) rappresenta larea
complessiva sotto la curva
,(t) =
c
|
2
/2
_
2
,
di cui si mostra il graco e si dice che si pu dimostrare avere area totale uguale
a 1. Si dimostra che 17 = 0 (intuitivo per la simmetria della curva a campana)
e Var7 = 1
_
7
2
_
= 1.
Si pu poi dire: si dice che la variabile aleatoria A segue una legge normale
di media j e varianza o
2
, e si scrive A ~
_
j, o
2
_
, se A = o7+j dove 7 segue
una legge normale standard. E immediato allora vericare, per le propriet di
valore atteso e varianza, che eettivamente
1A = 1 (o7 +j) = o17 +j = o 0 +j = j
VarA = Var (o7 +j) = o
2
Var7 = o
2
1 = o
2
,
99
il che giustica il nome di media e varianza dato ai parametri j e o
2
. Inoltre:
1 (A < t) = 1 (o7 +j < t) = 1
_
7 <
t j
o
_
=
_
t j
o
_
.
Quindi il calcolo di probabilit legati a leggi normali
_
j, o
2
_
si riconduce
in pratica alluso delle tavole della , mediante il procedimento di standardiz-
zazione:
A ~
_
j, o
2
_
==
A j
o
~ (0, 1) .
Formalmente, quindi, si pu fare a meno di integrali.
Ad esempio, se A ~
_
175, 4
2
_
, risulta
1 (160 < A < 170) = 1
_
160 175
4
<
A 175
4
<
170 175
4
_
= 1
_

15
4
< 7 <
5
4
_
=
_

5
4
_

15
4
_
=
_
1
_
5
4
__

_
1
_
15
4
__
=
_
15
4
_

_
5
4
_
= 0.10565 0.000088 0.1.
Naturalmente per dare lidea del motivo per cui la normale adatta a model-
lizzare certe variabili aleatorie utile mostrare anche i graci delle densit delle
leggi
_
j, o
2
_
, che non possono essere giusticati senza integrali: la densit di
una legge
_
j, o
2
_
:
)

(t) =
1
_
2o
c

(t)
2
2
2
(8)
dove j R e o 0. Si tratta della famosa curva a campana, dal caratteristico
graco centrato attorno al valore r = j e che risulta tanto pi appuntito e
concentrato quanto pi piccolo o, tanto pi smussato e lentamente decres-
cente quanto pi grande o (nel graco seguente, le curve sono Gaussiane per
100
j = 5 e o =
1
2
, 1, 2, rispettivamente).
B. Con integrali.
Si pu anzitutto ricavare lespressione analitica delle densit normali a par-
tire dalla normale standard. Dalle relazioni
1 (A < t) =
_
t j
o
_
valida per A ~
_
j, o
2
_
si ricava, derivando (e utilizzando il fatto che la
derivata della funzione integrale lintegranda):
)

(t) =
t
_
t j
o
_

1
o
=
1
o
,
_
t j
o
_
=
1
o
c
(|)
2
/2
_
2
.
In secondo luogo, si pu dimostrare che la normale standard ha eettiva-
mente media 0 e varianza 1, a partire dal fatto (preso per buono) che la den-
sit normale standard abbia integrale 1, ossia del fatto (di dimostrazione non
elementare) che
_
+o
o
c
|
2
/2
dt =
_
2.
Da questo fatto segue subito
_
+o
o
1
_
2
c
|
2
/2
dt = 1. (9)
Calcoliamo valore atteso e varianza della normale standard. Si ha:
17 =
_
+o
o
t
1
_
2
c

t
2
2
dt = 0
101
perch funzione dispari su intervallo simmetrico. Con integrazione per parti
calcoliamo poi:
1
_
7
2
_
=
_
+o
o
n
2
1
_
2
c

u
2
2
dn =
_

1
_
2
c

u
2
2
n
_
+o
o
+
_
+o
o
1
_
2
c

u
2
2
dn
= 0 + 1 = 1,
in quanto il primo un integrale generalizzato convergente, e vale zero, mentre
il secondo integrale scritto vale 1 per (9). Quindi:
Var (7) = 1
_
7
2
_
(17)
2
= 1 0
2
= 1.
Bibliograa
Un libro di testo scolastico per la quinta liceo scientico:
M. Andreini, M. Bramanti, R. Manara, F. Prestipino: Pensare e fare matem-
atica, vol.5, ETAS. Febbraio 2013.
Un testo sulla storia del calcolo innitesimale:
E. Giusti: Piccola storia del calcolo innitesimale dallantichit al novecen-
to. Il giardino di Archimede. Pisa - Roma. Istituti Editoriali e Poligraci
Internazionali. 2007.
Un testo di introduzione al metodo di studio della matematica:
M. Bramanti, G. Travaglini: Matematica. Questione di metodo. Ed. Zanichel-
li, Bologna, 2009
Testi universitari di analisi matematica di base:
M. Bramanti, C.D. Pagani, S. Salsa: Analisi matematica 1. Ed. Zanichelli,
Bologna, 2008
M. Bramanti: Esercitazioni di Analisi 1. Ed. Esculapio, Bologna, 2011
Testi universitari di calcolo delle probabilit di base:
M. Bramanti: Calcolo delle Probabilit e Statistica. Teoria ed esercizi. Ed.
Esculapio, Bologna, 1997
D. Bertacchi, M. Bramanti, G. Guerra: Esercizi di Calcolo delle Probabilit
e Statistica. Ed. Esculapio, Bologna, 2003
Marco Bramanti
Dipartimento di Matematica
Politecnico di Milano
Via Bonardi 9. 20133 Milano
marco.bramanti@polimi.it
http://www1.mate.polimi.it/~bramanti/
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