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DESCRIZIONE
jyELV OPERA A FRESCO
eseguita nel 1790.

NEL TEMPIO

DI

S.

MARIA PRESSO
I^

S.

CELSO

MILANO
LITTORE

I>AL

ANDREA APPIANI,

-^

MILANO
Presso PiROTTA e

MDCCCIIIi

Maspero Stampatori- Librai

in Sauta Margarita.

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Research

Library,

The Getty Research

Institute

http://www.archive.org/details/descrizionedelloOOappi

g(

III

)o

piagniico

Tempio
delle

di

Santa Maria presso

S.

Gelsa di

questa Citta pareva che non avesse una Cupola corrispon-

dente
difetto

al resto

sue esimie bellezze


stessa
,

e ci

non per

di

forma nella Cupola

o di proporzione

colle altre parti del

nati accessori

Tempio buona parte

ma

per la qualit degli or-

de' quali essendo stati fatti

molto dopo
Chiesa
,

mancavano

tempi di Bramante, che fu l'Architetto della di quella eleganza che risplende in


,

tulte le altre parti del sontuoso Edificio,

Divisarono per-

ci molto saggiamente g' illustri Fabbricieri di toglier di e chiamati abili stuccatori mezzo una tale dissonanza
,

operar fecero nuovi lavori

d'

ornato
,

quali poi messi a


,

oro insieme agli antichi rosoni

e corniciature

resero la

Cupola pi che bastantemente ricca, e maestosa. Ma la pompa maggiore del nuovo abbellimento dovea consistere
che sostituire si vollero ne' penpoco nobili busti e aggiungere ai due gran campi laterali sotto la Cupola, i quali mancavano da prima di qualunque genere d'ornato. A quest'opera di
nelle pitture a fresco a
certi
,

nacchi

singolare

impegno

fu

chiamato
,

il

valente nostro concit-

tadino Andrea Appiani


la

si

pu veramente credere che

circostanza fortunata di trovarsi la Patria provveduta

in ggi di

un tanto
stessi
s

Ottimi Reggitori del Santuario

segnalare se
cretare certo

non desse l'ultima spinta agli i quali ben sentivano di innanzi a Dio e agli uomini col deartista
,

una

lodevole impresa.
l'

Comunque
il
,

si

fosse, fa

gran ventura per


cos

Appiani

trovare cotanto favoii

revole
trovarsi

occasione di distinguersi
in

e lo fu dell' opera

buone mani.

Potr ora vantare

questo
la

Tem.pio

la miglior

opera del miglior Pittore, che

Lom-

bardia

sortisse in questo secolo,

come va

fastoso delle o-

pere migliori di un Annibale Fontana , di un Campi, di uo

o( IV )o
Crespi
pennelli

un Gaudenzio e di tant' altri de* pi celebri Lombardi de' secoli precedenti Spiccasi la Cupola di S. Celso da sopra quattro Pila6tri
,

3i
,

e scalpelli

equidistanti, dall'uno all'altro de' quali passano al di sopra

della cornice de' Pilastri quattro archi.


,

Due

di questi

arcM

sono chiusi dalla parete nel mezzo delia quale avvi un rotondo finestrone aggiunto dopo Bramante ad oggetto,
si

crede, d'illuminare la Cupola, ed il sottoposto Altare Maggiore. Ne' quattro pennacchi formati dalle spalle di questi quattro archi, e ne' quattio campi laterali ai suecennati due finestronl fu stabilito che si avessero a con-

durre le nuove opere di Pittura. Vedasi partitamente quali


soggetti scegliesse
l'

Appiani per ognuno

de'

campi

come

li
i

disponesse.

Tutti

succennati campi, ne' quali


,

si

doveva dipingere,

erano di figura triangolare e quindi non adattati ad una storia ampia, e generale; che per ne' quattro pennacchi
dispose r artista
di fianco
rioli di
a'
i

quattro Evangelisti
i

e ne' quattro spazj

fincstroni
,

quattro Dottori.

Euona copia d'An,

diversa et

se

cos permesso di dire


,

furono

chiamati a popolare quel luogo elevato

e di loro ragio,

ne

ed insieme a
la

far corteggio agli otto Santi

ed

arric-

chire non solo

composizione

ma merc
,

la parte

che

vi prendevano, l'azione rispettiva di


t'

ognuno

di essi.

Que;

ultima vista fu adottata dal Pittore quasi per sistema

onde veggonsl per

lo pi penetrati gli Angioli circostanti

dallo stesso affetto, che

anima

determina l'azione della

figura principale. Questi Angioli rivestiti

d'umana forma
lustri, altri

sono

altri

bambini,

altri fanciulli

d'uno o due

giovinetti di tre, e

di quattro;

ma

questi ultimi, sebbene

in abiti, e fattezze
delle arie femminili
,

maschili, partecipano per alquanto


e tutta
,

ne accoppiano

in se la gra-

zia

la

gentilezza

sono quasi esseri di vaghissima

specie a noi sconosciuta,


i

come usavano
si

gli antichi di fare

Genj

Bellissime,

e variate clamidi ricoprono alcuni di

ssi, altri in

pi ampie tonache

mostrano ravvolti, onde

o(
cln

)o
potrebbe di prima giunta
,

non ponesse mente


starsi
gli

alle

ali

prenderne varj per Vergini del celebre Coro


solite

o Virtudi

coi Santi

Campioni
i

della Cattolica Dottrina.

Tanto
vedono

Evangelisti quanto
e distinto

Dottori sono rappresen,

tati nel loro vero

carattere
,

e ben variate

si

le attitudini

dei Protagonisti

quantuique

tutti e

otto dovessero

per la natura de' campi, per l'azione, e

per una certa

tal

quale ben lodevole simetrla essere rap,

presentati a sedere

come usarono
alla
si
,

il

Coreggio

ed

altri

de' pi grandi maestri.


Il

aiore

primo degli Evangelisti e ben S. Giovanni


,

dritta

dell' Aitar
l'

Mag,

vede in esso

ingenuo

r amoroso , che carit


diffondeva
tutto
scritte

il
,

candido Giovanni
carit
,

che

altro

non respirava
il
,

che attinta

alla divina sorgente si

come

le divine
;
1'

propriet su tutto

creato

abbracciava

elevazione delle verit


gli

che lasci

questo amato Discepolo di G. C.


,

fecero,

come

noto

assegnare tra

gli

animali di Ezechlelio l'Aquila per

omblema
Vedesl
11

il

Santo a sedere colla sinistra


di
in

mano

tenendosi
^

libro orizzontalmente adagiato sulle ginocciiia

e coli'
al

altra
li

armata

stilo

aria sospesa

volgendo
tutti
,

Cielo
altri

occhi e la testa qual chi per iscrivere aspetta che

abbia pronunciato.
arit Io stanno

Alcuni Angioletti

compresi

di

guardando affettuosamente
,

ed uno avvene
alla
la

sulla sua dritta e a lui pi vicino

che appoggiatosi
1'

nube

col petto

e le braccia mostra veracemente


fiso fiso

com.

piacenza che prova nel guardare


stesso affetto scorgesi in un'altra

Apostolo

Lo

angelica testina che fa

gruppo col descritto Angloletto. Dall'opposta banda esce iuor dalla nube un altro Angloletto il quale nel guardare pare che sia tratto egli pure l'Apostolo assorto in Dio
,
,

mani in atto di orazione come per forza deli' esempio far vediamo bene spesso a teneri bambinelli. Due Angioli di grandezza maggiore
inavvedutamente a piegare
le

veggowi pi

iotto

ili

-Ito

di sosteueie ia nuvola

su cui

o( VI )o
cmpec;gia la figura principale.
la spalla

L'uno

essi

volgendo

dritta

all'

osservatore spnge le braccia sotto la

curvo nelle spalle

nube, e guarda un suo compagno clic seduto, e alquanto si appoggia alla nube a guisa di cariatiil

de, e stende aneli' esso


Il

braccio destro sotto la mcflesima.

sinistro per sollevato gentilmente sul

capo non
la

fa alcu-

na forza,

d una certa leggiadria a tutta


fatica. DifFatti

reggasi l'uffizio
di stento, o

persona onde della medesima senza alcuna apparenza


si scor::re

che sono Anrrioli.

che portano, ed Angioli, che portano nuvole. Questo costume conservato in tutte le altre attitudini degli Angioli degli altri campi, i quali colla spontaneit e grazia
dei moti mostrano sempre la elevazione della k)ro natura

scevra dalle

umane

imperfezioni. Accanto a Giovanni sta

l'aquila simbolica, ed e

lento,

mezzo

ravvolto nell'ampio

un bell'aquilotto giovane e conmanto dell'Evangelista,


s

cui va riguardando.

Meritano d'esser osservate


pennacchi
le

in questo,

che negli

altri

nuvole leggieri, a luogo a luogo diafane, e sempre vere, e vaporose per modo che ogn' altro corpo,
fuorch emblemi o Angioli, o Santi di celeste natura mal si reggerebbe sulle medcsline. Soprattutto poi ha conservato
cali,
il

Pittore in queste nubi quella variet di tinte loin esse

che

producono

raggi

colorati, e
,

riflessi

de' vicini corpi

onde una accidentale

e leggiere

iride le

tinge nelle estremit che contribuisce a renderle pi naturali


,

e ridenti

Nel pennacchio paralello a questo campeggia l'Evangelista S. Matteo, bella, ben mossa, e rara figui'a, ricca
di pieghe raffaeiesche
.

noto che questo Apostolo

tratt'

singolarmente della generazione di Cristo, come

figlio dell'

uomo,
gesl
il

e per gli fu dato

l'uomo per simbolo;

ma

Appiani

dietro l'esempio

comune cambi l'Uomo

in Angiolo. Scoril

nostro Evangelista a sedere avendosi anch' egli

fiuo libro

davanti sostenuto colle mani in alto da un Anor";ente

gioletto

mezzo

dalle nubi.

Il

Santo rivolge la

o( VII )o
tsta fcon atto nawralisslnio all'
(li

Angiolo principale, che


gli rileva

al

lui fianco

riverentemente ingiuocchiato
iell'
,

T al-

tissimo mistero

sta figura d'Angiolo

umanit del Verl)0. bellissima queed parlante. Egli alza verticalmen-i


il

te la
verli

mano
bene

diritta, e

dito indice qual chi dicesse: avIl

a cosa di
la

gran momento.
,

suo starsi sulle gi

nocchia mostra

venerazione

di cui

compreso
.

egli

stesso per la santit del mistero

che annuncia

S.

Matteo

ron una fisonomia franca, e risoluta -\ ben visibile idea della prontezza, con cui questo Gabelliere pass dallo stato d pubblicano a farsi discepolo di Gesi Cristo.
testa poi oltre di ci Impastata per

La sua
pi car-

modo che

il

noso dipinto a olio non potrebbe avere pi corpo. Sotto di lui trovasi un bel gruppo di due Angeli, il maggiore de'
(ttiali

figurato in atto pi d'accostarsi

alla
.stro

nube che

di sostenerla,

con un degli omeri quantunque col braccio sini-

sollevato sul capo accenni di abbracciarla.

Questo va-

c;hissimo Angiolo di stile

correggiesco, ne la di lui va-

iihezza di carni, d mossa, e di contorno altri che l'occhio

pu adeguatamente

rilevare.

Un

piccolo

ma

dilicato epr

sodio nobilita l'altra parte di nube paralella a questa. Ivi

n Angioletto

di

et tenerissima

scappato fuori
,

della

nube. Le sue forme un po' ridondanti, e ali corte i cai-uni appena sbucciati, e rossicci mostrano che il J)amblnello nato di fresco non potrebbe reggere a pi lungo
volo
;

di fatti

mano

sul

collo

amorosamente lo sta secondando con una un altro Angioletto d' et pi provetta


,

di cui la

parte

non necessaria

all'

azione resta coperta

dalla nube.

Piena d' enfasi e di fuoco la pittura che trovasi nel pennacchio opposto a quello dell'Evangelista S. Giovanni, Pi cose ebbe In e rappresenta l' Evangelista S. Marco
, ,
.

vista

II

Pittore in questo soggetto

e a tutte compitamente

corrispose nella esecuzione. Questo divino Scrittore, che

singolarmente parl della rega dignit di G. C.


p,resentat in atto i rivolgersi meravigliando

rap-

al

Cielo

o( vili )o
a.
.

5ove e scesa

voce

che proclam
Sotto al

il

figlio ell'

uomo
divine

pel vero Re d Giuda. parole alza


al

rimbombo

delle

la mano destra paralellamente l' Evangelista suo capo atteggiandosi insieme qual chi colpito venga da improvviso apparire di corpo luminoso, arreti and cio

alquanto, e fissando l'occhio al cielo. L'altra sua mano abbandonata sul libro appoggiato alla testa del simbolico

Lione mostra

il

rapimento

in

cui

trovasi

immersa

la

mente

del Santo. Alcuni Angiolotti spalancando le braccia,


le

aprendo

labbra
,

si

spingono innanzi animosamente


essi colpiti dal

sulla di lui sinistra

pare che anch'

gran-

de annunzio
goglio

s'affrettino a

promulgarlo. Meraviglia, ed ordel pi spiccato di questi

travedes

nella

testa

fanciulli, che
4:antato

potrebbe rammentare agli eruditi quel dedi

Genio Ateniese
,

Parrasio, nel cui volto tante


.

cose leggevansl

e
,

opposte In un punto

Sotto

ali'

Evanboc-

gelista stupefatto

e agli Angioli

conclamanti apre

la

ca

il

fatidico Lione,

ed anch'

egli

proclama

in suo costudell'

me

il

celeste
,

Re
nell'

di

Giuda. In quel volto sollevato


,

Evangelista

andare della canuta

e copiosa sua bar-

La scorgesi la bella, ma forse non cercata imitazione del Mos di Michel' Angelo, alla cui arditezza richiama lo stile
della parte superiore di questa figura. Sotto
di lei viene

singolarmente arricchita la composizione da un Angiolo


di bellissima forma,
e dipinto

con leggerezza grande,

il

quale posto in maggiore distanza dall'Evangelista che non

sono

gli altri suoi colleghi pare che nulla si occupi di quanto succede al di sopra di lui, e solo attenda a leggiadramente sostenere la nube, da cui escono teste, ed

omeri qua
tista

e l

d'altri

Serafini.

Non

a tacersi

che l'ar-

ebbe egualmente mira di accennare ne' moti che si vedono In questa medaglia gli effetti subitanei e prodi,

giosi

della predicazione
11

de' quali indicar volle grandegli

mente commosso
pi vicini, e

suo Evan2;elista, e
corrispose anche
,

Angioli a lui

l'effetto

in ci al suo pensiere.
il

Ognun vede

nel S. Luca

che occupa

quarto de' penr

aaccli

caratteri

dell'

o( IX )o uomo studioso
il

e seriamente ap-

veramente immerso In profondi pensieri , e par che stia rimeditando quanto ha gi scritto. Egli si presa a due mani la sua tavola , e ritta se la tiene su le ginocchia con un ca-

plicato,

avente vicino

Bue. L' Evangelista

rattere

di

forza

che aggiunto

al

curvarsi che fa colle


l'

spalle

e col volto verso la

medesima mostra

intensione

e l'Impegno della sua applicazione. In quel volto spirante

indefesso

amore

allo studio, e in quell'azione volle additare

l'Appiani la coltura nelle lettere, e nelle scienze dell'


gelista,
i

Evan-

Medico
G. C.
,

di professione

e che pi degli altri ricerc


stile

fatti di

e scrisse in

uno

puro ed elaborato

Per quanto amore nodrlsse per


solita tavolozza e

la sua arte
al

non
quale

si

lasci

vincere qui l'Appiani al segno di dare


i

Santo Scrittore la
al
si

pennelli

anacronismo

lasci

andare lo stesso Raffaele In tempi, in cui questa opinione


aveva pur qualche credito, siccome non assegn vanni
str
il

al S.

Gio-

Calice colla Serpe

e in questi

due casi

egli

mos'av-

lodevolmente quanto preglasse la verit sopra ogn'al-

tre riguardo. Pare

che

le fattezze del

Giove Serapide
fvla
si
,

vicinino molto a quelle della testa del S. Luca,

questa
detrae

imitazione cos felice


alla originalit sua

spontanea che nulla


,

apparente

ne alla espressione
.

che

Pittore intendea di dare a questa fisonomia

Non

si

direbbe qui che gli Angioli che fan corona

all'

Evangelista partecipassero cos direttamente, quanto quelli


degli altri pennacchi
stullano tra di loro
,

all'

azione principale

Eglino

si

tra-

e disposti in varj
,

gruppi abbelliscono

colla leggiadria delle loro forme

e de' loro

moti tutto

il

dipinto

nel quale contrastano a meraviglia colla nobile

gravit della figura principale

Qui terminano
simi,

gli Evangelisti

ma

prima

di passare ai

Dottori convien rilevare alcune qualit generali de' mede-

che molto importano

alla giusta estimazione del lavoro.


,

Grandioso

in tutti si lo stile

piazzose

e naturali

e (l'ottiaia scelta ne sono le pieghe, e In qyantc all'esat-

o(

)o

tezza (lei disegno non v' parte su cui cadendo l'occiiro non si trovi egualmente appagato sia nell'interno, che nell'
esterno de' contorni
.

Questo pregio

e tanto pi

commen-

devole, dacch le figure sono gigantesche, e ahe non meno di braccia milanesi otto e mezzo Per quanio spetta
.

alla prospettiva, e allo scorciare

tenuto

il

sommo

dell'arte col far


s'

sembra aver l'Artista otsi che l'occhio senza una

determinata attenzione noli

mezzo

alla quantit di quei

che

avveda di scorcio alcuno in vi sono La difficolt su.

perata fu qui maggiore d'ogni credere, perche

campi

de'
,

pennacchi seguono

la

curva ascendente della cupola

quindi ogni parte della superficie de' corpi rappresentami

vestendo un giro divrso

sotto

un angolo diverso
e
1'

si

pre-

senta ogni cosa all'occhio del sottoposto osservatore. Tutto


vinse
il

genio felice del Pittore


i

occhio ne fa fede

Siccome
ristretti, e

campi triangolari

de'

pennacchi erano molto


la solidit

dipingendoli a cielo sarebbe mancata

apparente della cupola, stim bene l'Appiani di uscire dai medesimi col suo dipinto, e dietro l'esempio de' primi Maestri trasse

fuori le nuvole dai

pennacchi

e
le

si

dilat

al-

quanto sulla cornice degli archi; cosicch

sue non sem-

brano figure imprigionate entro le vele; ma celesti personaggi colass discesi dal cielo ad abitare ancor essi la Casa di Dio. Alle due estremit superiori di ciascun pennacchio
coric
il

Pittore

terali al

pennacchio

due Angioli sulla cornice degli archi lacon che venne a ristringere lodevol,

mente
stone

la soverchia

lunghezza de' campi. Questi Angioli no


l'estremo capo di
lati

istanno oziosi,
d' alloro
,

ma reggono
altri di

un verde

fe-

che sorte dai due

della serraglia de-

gli archi.

Due

questi festoni pi lunghi dei primi


laterali, e

escono pure dalla serraglia degli archi


di S. Chiesa, ed

scendono
i

poi nelle medaglie inferiori, in cui sono dipinti


Ivi

Dottori

pure viene raccolto ognuno

di essi fe-

stoni dal suo Angiolo volante;


d' et

ma

di

figura pi svelta, e
I

maggiore degli Angioletti che sostengono

festoni
nif"-

superiori. Questa doppia cascata di festoni lega

una

o( XI )o
dglia coir altra, ed accresce le bellezze arcKiielloniche
della cupola
,

merc ancora

la simctrica
i

disposizione dei

dodici sovraccennati Angioli, de' quali

quattro pi grandi

volano davvero, e sono sopra ogni credere bellissimi. Passando ora agli altri alquanto pi vasti campi, in cui
vejjgonsi
i

4 Dottori di

S.

Chiesa
gli

questi

non sono gi

portati sulle

nuvole come
in

Evangelisti;
,

ma

seggono a
,

pian terreno

una specie

di vestibolo

o gradinata

sono qua e l circondati dagli angelici cori


il

primo

di essi vicino al S.
.

Giovanni

il

nostro Sante
il

Arcivescovo Ambrogio

Egli in atto di l^enedire

suo

popolo solennemente, ed ha il Rituale innanzi. Gli Angioli che lo circondano fanno l'ufRcio di Ministri del Sacro Rito.

Un

d'essi tutto ricoperto porta

Mitra, dietro lui sorgono gli omeri, e

che tiene
altro
stito di

il

modestamente a due maiii la il capo di un altro baston pastorale. Ambidue questi con qualche
alle spalle del

Angiolo stanno

Santo Arcivescovo rivesi'

splendido piviale in oro. Nel davanti pure alla

nistra giace in fondo alla gradinata

un Angiolo Accolito , dell'incensiere, che fuma ai piedi del Sante. custode ossia Quest'Angiolo giace molto bene, ed ha una veste di seta
non pu
essere ne pi naturale, ne pi vistosa. In ge-

in color verde cangiante, che per le pieghe, e pel colorito

nerale l'Artista ha fatto molto uso di stoffe a colori can;ianti In tutta

quest'opera, ed ha mostrata la grande sua

abilit in trattarle.

Pi in su, e

alla dritta del

Santo Ar-

c'vescovo un altro Angiolo in


l'aureo piviale, acci la

ombra

sostiene per di sotto

mano che benedice


altri

possa pi ageAngioli dietro

volmente sollevarsi, e gestire. Vi sono


di questo,

che
il

in bell'atto schierati stanno

amorosamente
piena d

guardando

Santo Arcivescovo. La di

lui testa

paterna dolcezza, e da

uomo
I

quale egli era


lo

sommamente
qualunque
ebbe

ingenuo, ed affettuoso.

nostri per

pi lo dipingono

atto minaccioso col flagello tra le dita;

ma

siasi

r autenticit della visione

in

cui tale egli apparve


si

contro gli Ariani combattenti, a miglior consiglio

o( XII )o

V Appiani

rappresentarlo qui nel solilo suo carattere che mostr invita, anzi che in quello che accidentalmente vest
il

nella detta apparizione, se

po' discosto, vedesi

nonch a pie del Santo, ma un un Angioletto, il quale sedendo sulla gradinata, alza con lieto viso, e Luon garbo 1' estremit di
alcune funicelle
ivi
,

e queste

appartengono
ci

al

flagello

ma

dimenticato non serve esso che di trastullo all'Angiolo,


tutt'al pi

provvidamente
di

dinota che all'uopo

1'

.-.mo-

roso Pastore potrebbe impugnarlo.

Maggiore
na medaglia,

prima

vista si scorge la
Ivi
II

pompa

nella vici-

se

ben a ragione.
,

capo

di tutte le di-

gnit della Chiesa

il

Pontefice

Sommo

siede maestosa-

mente

rivestito

de' pi

doviziosi abiti pontificali.


,

La sua
Il

sedia messa ad intaglj

ed ha forma di trono
.

supe-

daneo sgabello pur esso intagliato D' oro come quell d' Ambrogio e il piviale di S. Gregorio ; ma questo d
pi trapuntato a ricami di varj colori; insomma persino
libri,
i

che tra

le

mani veggonsi

di

qualche figura mostrano


Santo Papa rapito e

l'estremo del sacro lusso qui raccolto in ossequio, e splen-

dore della maggiore delle dignit.

Il

assorto in estatica contemplazione sta ascoltando le voci


della divina colomba, che librata sulle candide

penne

gli

favella all'orecchio. Attenta, bella, e gioviale la di lui

fisonomia. Posa egli una

mano

su di un codice coperto di

velluto, e tiene orizzontalmente sollevata l'altra, solito gesto


di chi viene via via

comprendendo

ci

che ascolta

come si bene adopr Gruppo d'Archimede.


gno che
porta
il

Raffaele nel pi alto de' giovani del Gli Angeli cheti, ed attenti dan se,

ivi si

ascoltano voci alte

e divine
si

Uno

di

essi

gemmato
il

triregno, gli altri

stanno dlvotamente
codice innanzi

osservando chi

Santo,

e chi la

Colomba, eccetto due,


il

uno

de' quali posto in ginocchio sostiene

al Pontefice,

e spiegando una grande, e quasi bruna ala la pittorica forza di tutto


,

rileva di

molto

questo dipinto,

fhe nelle

altre parti lucentissimo

e vago di tinte. L'al-

tro di questi Angioli sta a sedere sulla gradinata.

Quanto

o(

xni )o

[t le belle bellissima ^ la di lui positura! Egli stende una gamba sul grado stesso, nel quale si adagiato: coli' altra

tocca terra

appoggia
to d'oro,

il

con grazioso giro volgendosi sulla sinistra suo braccio, e la persona ad un libro guernie
tiensi ritto e sollevato sotto
il

che

braccio.

Quedel
l'

sta figura vestita di

un manto ad oltremare
l'

si

direbbe ope-

ra de* CaraccI e per

aria del volto


lui

e per la facilit
si

suo partito
l'altro

Rimpetto a

due Angioletti

vanno

un

animando
le

co' gesti al silenzio.

ben osservabile in

amendue
gere

medaglie di questo iato

la maestra nel dipn-

broccati d'oro. L'oro vero, di cui profusamente fu

ricoperta la Cupola al tutto intorno

non

riesce a sbattere

l'oro

fittizio,

che trasse

l'Artista dalle

opache della sua

tavolozza

OsservansI
di queste S.

le

medaglie della parte opposta. La prima


S.
,

dicontro a
.

Gregorio rappresenta
,

il

Dottore
cir-

Girolamo E l' abito conda Il Santo Eremita mostra


alle

di cui vestito di

e quanto qui

prima giunta l'addio dato

pompe mondane,

e la seria applicazione allo studio.

Ogni cosa

qui silenzio, austerit, semplicit. Corte d'ale figure, ri*

nacoreta. La gradinata stessa su cui posano

coperta negli

altri

medaglioni di tapeti

appare qui nuda,


Basliiano sle,

e lascia rozzamente vedere le connessioni di pietra, e pietra. (*)


Il

Santo in arnese d'antico


,

Monaco

de innanzi ad un libro

e tra
,

mezzo

agli Angioli

che fan.

no r

uffizio di

ainmanuensi

ajutandolo al lavoro

La sua

grave, e maestosa faccia rivolta al Cielo sembra alquanto


corucclata. Girolamo ud senz'altro
terribile
il

lontano suono della

tromba, che

lo scosse dallo studio.

Non

altro sa-

prebbe indicare quel suo turbamento. Non cos gli Angioli, che in arie dolci, ed affettuose lo stanno servendo. I pi
(*) Qy^esta sradinata
tori

fu immaginata dal

Pittore ajjlne

di portare pi in alto le figure delle quattro storie de'


,

Dot'

onde non ne fosse impedita


.

la vista dall' affettatura

della cornice sottoposta

o(
vicini aspettano
i

XIV

)o

suoi cenni, e meditano frattanto sul


ii

mesuoi

desimo testo che


gio; un

Santo ha d'innanzi.
,

Un

altro a

piedi sfoglia avidamente un libro


alti'O
il

e vi cerca un passap;,

pi sotto lo ha gi trovato

aspetta che

pago ed ozioso , e Santo gliene chieda conto. Vaghissima veste

di schietto color giunchiglia riclngc questa amabile figura

Non molto lungi che calpesta un ccmbalino e d non oscuro indizio delle tentazioni superate dai Santo allorche posa suU' ultime linee del quadro
vede un Angioletto
,
.

si

cli le

orme

delle
.

Romane

danzatrici gli apparivano nelle


il

grotte di Betlera
Liote
,

Sulla dritta di Girolamo giace

fido

cui vezzeggia la

chioma un Angioletto
; il
1'

Neil' in-

dietro poi altri Angioli favellano tra di loro

che fatto non

avriano

pi vicini per non disturbare


il

applicazione del

Santo Dottore. Perfino

colorito di questa medaglia

ha una
.

certa moderatezza di tuono che corrisponde al soggetto

L'acutissimo Dottore
sti dipinti.

S.
il

Agostino occupa l'ultimo di quepi gran ragionatore tra


i

Egli che fu

Santi

Padri

il

in atto

di

maggior Filosofo tra Teologi vedesl appunto ragionare con un Angiolo tra i molti che gli
;

fanno corona
gioli stanno

e siccome

suoi ragionamenti erano fondati


i

sui principj della divina tradizione, cos anche

suoi

An-

svolgendo,

e trattando

volumi della Cattolica


.

con cui ragiona ; ma da un gesto dell'Angiolo Len scorgesi che qui si discorre di Trinit ed Agostino in un tema tale posto a crocchio con un Angiolo diventa
Dottrina
,

scolare

Eccolo

diffaltl

con ambe

le

braccia spalancale

in atto di chi umile e sincero palesa la propria insufficlen?.a


,

ed avido mostrasi
,

di schiarimento

Un
,

altro

Angelo
di

vicino a quello

che ragiona con Agostino


mostra
il

vestito
,

candida veste
altro

gli

libro degli

Evangclj

ed un
altro

a sedere sulla gradinata legge attentamente


.

un

libro

Nel focoso suo volto dimostra Agostino


,

il

fervido

genio affrlcano
zione di lutto

nel ciglio la penetrazione

e profondit
,

dell'ingegno suo singolare, e nella gravit


II

modera-

portamento

la

Santit dell' episcopato,


^

o(
Oli

XV

)o
che
lo

cui era inslgnlio

Il

piviale

copre e saggiamente

men ricco
dell'

di quello del Pontefice S.


S.

Gregorio, e

meno ancora
sic-

Arcivescovo

Ambrogio

che anzi a rimarcarsi

come con lodevole accortezza furono


due medaglie
e
rivolte a

conservati per queste


soggetti pi semplici

tramontana

meno

ricchi, e si collocarono invece nella


i

opposta parete

dicontro al pien meriggio

pi abbaglianti, e sfarzosi.

RIFLESSI SULLO STILE DELL'ARTISTA.


Ottantasei sono
le figure,

chetrovansi in queste otto me-

daglie, e in tutte franco e risoluto

ne

il

tocco, purgato
le

il

contorno, scelte le pieghe, e ben naturali


le attitudini,

mosse, e vere

espressive; le grandi poi per quantq sembrano poco pi che naturali. Non si possono esprimere con parole le bellezze del colorito. Basti quindi il dire, che vago ed armonioso, ben rilevato id color locale d'ogni cosa, che ben accorti ne sono I passaggi, e ben presi i contrapposti, ne' quali pregi supera Ic^ presente ogni altra opera dell'Appiani, che ora pi che mai ha mostrato d'essere Lombardo. Circa il maneggio del pemiello s pu dire che agognando egli all' imitazione del gran Leonardo condusse il suo lavoro a quel modo onde nel mentre che ben finito si scorge da vicino, grandeggia poi sommamente da lontano La lucidezza ed ar^ monia di quest'opera deesi in gran parte all'essere trattata

non che

gigantesche

le siano,

a tutto rigore di buon fresco, e sbandite da essa


relle sul gesso,

le

acque-

sfregamenti colle matite a secco; dal


i

che ne viene poi, che


per
effetto dell'
gialli

colori
si

non incorporati cascano, o


i

atmosfera

corrompono, e imbruniscono
ai

singolarmente; generi di sventure ignoti

Frescanti

de' secoli precedenti. In sabile di

mezzo per

alla celerit indispen-

un

tal lavoro
olio.

1'

opera cos impastata, che sem-

bra dipinta ad

Le

figure tondeggiano a meraviglia

mertinte

la giusta applicazione della prospettiva aerea e lineare,


il

ed

buon uso

fatto del chiaro scuro, e

delle

mezze

o(
copiosa.

XVI
s

)o da una luce molto


stile

In dipinti clie tutti veggonsi rischiarati

Degna

di

rimarco

polla nobilt dello

per-

ci che spetta al disegno, ed alla sceltezza delle forme, che

sono veramente antiche.


dall'

Ma non
si

si

scorge gi che

il

Pittor

antico le togliesse a servilmente ricopiare.

della sua

mano

tale

che ben
,

La libert comprende non aver egli


;

cercato

l'

antico nell'antico

ossia nelle Statue

ma

nella
,

natura, che

non invecchia mai, che

sempre

la stessa

fu

la sola

maestra degli antichi. Correndo con giudizio die-

tro la stessa, trovorvi le forme stesse che vi avevan trovate


gli antichi.

antico, fa

come

Chi dimenticando la natura cerca il bello colui, che potendo vedere una bella

nell*

pit-

tura nel suo originale, volesse farsi ad esaminarla su d'una

copia per quanto felice.


istudlasse
1'

Non

che

il

nostro Pittore
il

non
stile,

antico;

ma
non
il

il

fece solo per erudire

suo

guardajido sempre la natura per formarlo. Cos usarono quegli

uomini sommi,
si

meraviglia se camminando per la

stessa via si trovasse poi giunto alla stessa meta. di questo

Una prova

che

pi dotto antiquario non cos facildi teste,

mente

fuori

d'un pajo

che

si

sono indicate tro-

varne potrebbe in quest' opera numerosa qualch' una che


risvegliasse l'idea di pezzi d'antichit sufficientemente co-

nosciuti. Per lo contrario nulla troverebbe, che posto ac-

canto all'antico, degno non

gli

sembrasse di Greca data,


la di

ed analogo a quello stile. Ben a ragione dunque comune ha gi collocata quest' opera tra le insigni
sta Citt di

voce
que-

Milano, che sul conto di essa pu andarne doppiamente superba.