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IJOlMIvI

1.
I.

B. Supino
-

Sandro Boiticelli

(3. ediz.)
(2. ediz.)

2. 3.

A. Alberti
L. DI S.

Car/o Darwin (3. ediz.)


(Esaurito)

OivsTo - Gaspara Stampa


-

4.
5.

6.
7.

Esiodo ( 2. ediz. ). (Esaurito) P. Arcari - Federico Amiel. A. Loria - Malthus (3. ediz.) A. D'/iNGELi- Giuseppe Verdi (2. ediz.) (Esaurito)

G. Setti

8.

9.

10. 11. 12. 13. 14.


15. 16.

17. 18. 19.

20. 21.
22.

23. 24. 25. 26. U. 27. O. 28. P. 29. A.


30. 31.

Labanca - Ges afi Nazareth (3. ediz.) (Esaurito) A. Momigliano - Carlo Porta. (Esaurito) A. Favaro - Galileo Galilei (2. ediz.) (Esaurito) E. Troii.0 - Bernardino Telesio. (Esaurito) A. RiBERA - Guido Cavalcanti. (Esaurito) A. Buona VENTURA - Niccol Paganini. (Esaurito) F. Momigliano - Leone Tolstoi. (Esaurito) A. Albertazzi - Torquato Tasso. (Esaurito) Pizzi - Firdusi. I. S. Spaventa F. - Carlo Dickens. C. Barbagallo - Giuliano l' Apostata. R. Barbiera - / fratelli Bandiera. A. Zerboguo - Cesare Lombroso. A. Favaro - Archimede. A. Galletti - Gerolamo Savonarola. (Esaurito) G. Segrtant - Alessandro Poerio. A. Messeri - Enzo Re. A. Agresti - Abramo Lincoln
B.

G. G.

32. 33. 34. 35. 36. 37. 38. 39. 40. 41. 42. 43. 44. 45. 46. 47. 48. 49. 50. 51. 52. 53.

G. G.

M. G. MuoNi - C. Baudelaire. C. Marchesi - Marziale. G. Radiciotti - G. Rossini T. Mantovani - C.Gluck. istru. M. Chini - F. E. B. Massa - G. C. >16<a. R. MuRRi - Camillo di Cavour

Balzani - Sisto V. Bertoni - Da/z/e (2. ediz.) Barbra - O. B. Bodoni. A. MicHiEi.i - Enrico Stanley. Gigli - Sigismondo Castromediano Rabizzani - Lorenzo Sterne. Tarozzi - G. G. Rousseau. Nascimbeni - Riccardo Wagner. (Esaurito) BoNTEMPELLi - Suu Bernardino

A. Mieli A. Loria

Lavoisier.

Carlo Marx. E. BuoNAiuTi - S. Agostino.


F. LosiNi
/.

Turghienief.

AlmagiX - C. Colombo. E. Troilo - G. Bruno. P. Orsi - Bismark. E. Buonaiuti - S. Girolamo. O. Costa - Diocleziano.
R.

Belloni Filippi - Tagore. G. Loria - Newton. G. MuoNi - Gustavo Flaubert.


F.


CLASSICI DEL RIDERE
Ahbonamento
diretto a 10 volumi L. 50.

Sono pubblicati:
1.

2.

3.
4. 5. 6.

O. Boccacci, // Decamerone (Giornata I). Petronio Arbitro, // Satyricon (4." ediz.) S. De Maistre, / viaggi in casa A. Firenzuola, Novelle (II ristampa) A. F. Doni, Scritti varii
C.

...

L, 6.

8,50
6,

6,
7,50
6,

7.
8. 9.

Eroda, / mimi (II ristampa) Porta, Antologia O. SwiFT, / Viaggi di Gulliver

6,

(Esaurito)
L. 7,50 (Esaurito)
ecc.
.

10.

11.
12.
13.

14. 15.
16.

Arte iti convitare G. Rajberti, O. Boccacci, // Decamerone (II) Luciano, / Dialoghi delle cortigiane Cyrano // pedante gabbato ecc G. Boccacci, // Decamerone (III) C. TlLLiER, Afio zio Beniamino

.'

L. 6,

6,
6,

7,50

Margherita

17.
18.
19.

Navarra, L' Heptamron Mandragola etc. (2.* ediz.) O. Wilde, Il fantasma di Canterville (U rista.mpa.) G. Boccacci, // Decamerone (IV)
di
.

10,

N. Machiavelli,

6,
6,

6,

20.

21.
22.

23.

24. 25.

26. 27. 28.


29. 30.

31.

8,50 C. Tillier, Bellapianta e Cornelio > 6, Decamerone // (V) G. Boccacci, C. De Coster, La leggenda di Ulenspiegel (I) (Esaurito) Voltaire, La Pulcella d'Orlans trad. dal Monti L. 7,50 6, F. Berni, Le Rime e la Catrina D. Batacchi, La Rete di Vulcano (1) 6,50 C. De Coster, La leggenda d' Ulenspiegel (II) 7,50 6, G. Boccacci, // Decamerone (VI) 6, G. Boccacci, // Decamerone (VII) 6, // Decamerone (Vili) G. Boccacci, 6, G. Boccacci, // Decamerone (IX) 6, G. Boccacci, // Decamerone (X) 7,50 D. Batacchi, La Rete di Vulcano (II)
.

32. F.
33. A.

De Quevedo, La

vita del Pitocco


>

6,
7,50

Tassoni, La Secchia Rapita

34. 35.
36. 37. 38.

Salom Alechem, Marienbad


M. Balossardi, // Giobbe V. Marziale, Gli Epigrammi O. Balzac, Le sollazzevoli Historic W. Buch, 5. Antonio da Padova

6,
6,50

5,00
7,50

>

4,50

Profili sono graziosi volumetti elzeviriani impressi su carta filogranata e adorni di fregi e di illustrazioni.
opera di autori di singolare competenza: non aridi riastutti

Sono

sunti eruditi,

ma

vivaci,

sintetiche e

suggestive rievocazioni di figure attraenti e significative scelte senza


li-

miti di tempo o di spazio.


I profili

soddisfano

il

pili

nobil-

mente possibile alla esigenza caratteristica del nostro tempo, di voler molto apprendere col minimo sforzo,

dice

una sobria ed avveduta appenbibliografica danno una guida fresca ed utiin

ma

lissima

a chi, con maggior^ calma,

voglia

appro-

fondire la conoscenza di una data figura. Questa collezione alla quale dedichiamo sempre

un pane spirituale veramente indispensabile per tutte le persone amiche della coltura ed V ornamento pi ambito, pi ricco e meno dispendioso per tutte le biblioteche e per
le

nostre cure pi affettuose,

(*

tutte le case.

A. F.

FORMIGGINI.

GIULIO BERTONI

DANTE
(Seconda edizione, corretta
e rifusa

pubblicata nel VI centenario dalla morte del Poeta)

A. F.

FORMIGOINI
IN

EDITORE

ROMA

1921.

Propriet Letteraria
/ diritti di traduzione

sono riservati per

tutti i paesi.

Nella filigrana di ogni foglio deve essere visibile

r impresa editoriale.

G. Ferraguti e C. Tipografi

Modena, Via

Servi,

5.

(E=3CTF!^B!SS:'-WrTe.7"3r^

MACINIAMO che
racolo
:

si

compia questo mi-

che tutto un saldo sistema

filosofico

prodotto di un intenso e

laborioso travaglio interiore di molte


e molte generazioni

di

dopo essere
pensatore,
si

stato costruito, meditato e assimilato

da un'alta mente

trasformi nel costui spirito in poesia,

fondendosi al fuoco d'un sentimento potente, che tutto investa il sistema


e

faccia del pensatore

un

artista.

imaginiamo anche che


distruttore
e

in questo fuoco animatore sian gettati

a decomporsi infiniti

altri

elementi: dottrine poli-

tiche, teorie morali, pensamenti giuridici, tradizioni, leggende ed, altro ancora, tutto il patrimonio storico di una et e di una societ, quale un uomo di grande intelletto e cultura pu sentire e conservare presente a se medesimo. E imaginiamo, infine, che migliaia d' impressioni soggettive e

10

Giulio Bertoni

migliaia

di

sensazioni e percezioni di dolore, di

tormento o di gioia, provate nel corso d'una vita nobilmente sofferta e degnamente combattuta, si fondano anch' esse nell' incandescente crogiuolo,
entro
il

quale

si

consuma persino

lo

sforzo del

pensiero e della volont, Imaginiamo, dico, tutto


questo, e

avremo

un' idea di ci che fu la visione,

in Dante, della

Divina Commedia. La quale Commedia realmente l'espressione

artistica

espressione altrettanto ricca e possente, quanto estesa e complessa sia della speculazione
sia

cristiana, sia della

concezione giuridica medievale, di innumerevoli altri elementi storici posseduti

da Dante in forma intuitiva, cio in forma fantastica. Durante il concepimento del poema divino
e l'elaborazione interiore di
artistico.

questo grande parto

Dante

non

pi pensatore,
il

ma

poeta

dov distruggere insieme


e
il

mondo
e

delle sue in

idee
realt

mondo
e

esterno,
in

per ricrearli
perfetta
chi

una

spirituale

un'unit
artista
il

indissolubile,

poich non vero


creare, chi
lo

non distrugge per


fra
in s,
at-

non dissolve
e
la

dualismo apparente
concretezza, ricca di

spirito

natura e chi non compone,


e
di

una visione d'unit

tivit e di interiorit.

Che cosa
principali

distrusse
e

del suo spirito

operosa che cosa cre? Quali furono


nella fucina
i

Dante

elementi,

dalla

cui

fusione

sorse

la

Dante.

11

Commedia? Quale
Anzi
tutto, egli
la

fu la materia

che prese forma


rivisse

nel costituirsi e nel divenire

poema?
e

scompose
sua

ricompose e

artisticamente

religione.

la

rivisse

col

gaudio supremo
nel

del poeta

consapevole, che vede

suo spirito definitivamente ricostrutto e condotto a unit un intero universo, a conquistare il


quale, grado a grado, l'intelletto aveva lungamente
faticato.

Quante siano

state le lotte interiori sostee intensit,


in

nute da Dante e di quanta grandezza sarebbe impossibile dire, senza cadere


d'illusioni e di errori. In

una

rete

mezzo
e

a quali incertezze

per virt
la

di

quali

stimoli

meditazioni,
la

egli

abbia raggiunta l'estrema


e del

vittoria,

tranquillit

pace Questa storia intima e profonda ci sfugge e sempre ci sfuggir. Ma una cosa intravvediamo da tutte insieme le sue opere: che le sue lotte interiori ebbero sempre carattere filosofico e non si svolsero mai intorno alla fede, che egli mantenne ognora, al di sopra di esse, inconcussa. E un'altra cosa, non meno importante, sappiamo, una cosa, che l'intero poema ci grida ed afferma: che in Dante, poco o molto prima del concepimento definitivo del poema, dogmi della fede s'erano profondamente compenetrati e s'erano fusi con le
i

pensiero, non sapremo altres mai.

sue idee scientifiche: e


nel suo cervello, in

la religione s'era

sistemata,

un solido edificio filosofico. E possiam dire che soltanto quando quest'armonia


fu

raggiunta nella sua pienezza, quando cio


vinta,

la
il

battaglia fu

pot

la

filosofia farsi arte e

sistema allora trasformarsi in fantasma o visione.

12

Giulio Bertoni

Con

soli

frammenti
il

di filosofia,

Dante aveva potuto


cio,
in

scrivere

Convivio,

un'opera,

cui

egli

aveva cercato ancora se stesso, ma, nell'affannoso


travaglio del pensiero e nello sforzo per superare
le crisi e
i

dubbi

filosofici,

non avrebbe mai poarmonico, cos orga-

tuto scrivere un

poema

cos

nico, cos conseguente in ogni sua parte,

come

la

Divina Commedia.

sistema filosofico, nel quale Dante aveva ficon riposare tranquillo, era, s, una costruzione del suo pensiero, ma non era gran fatto dissimile da quello dei maggiori scolastici, alle cui dottrine il Poeta s'era venuto sempre pi accostando. La
11

nito

filosofia scolastica e pii


di S.

specialmente

la Scolastica

Tommaso, rispondeva non


alle

solo, nel

suo com-

plesso,

esigenze spirituali di Dante,

ma

era

anche un grandioso e potente sistema, da cui l'universalit dei credenti nel Dio della Chiesa attingeva forza e conforto e in cui trovava le prove della verit amata e temuta. Dante aveva discusse
e meditate

queste prove,

e,

convintosi della loro


e

giustezza,

per virt di

raziocinio
reali,

per

la

luce
11

della fede, le riteneva

incrollabili, eterne.

sistema, trasformandosi nel suo complesso in fan-

tasma, era

fondo quello medesimo di S. Tommaso. Lo si pu riassumere cos. Col pensiero o coir intelletto l'uomo pu elevarsi sino alla sfera
in

dell'essere o

del

soprasensibile, che

sta

dietro e
oltre-

sopra

il

mondo

dei fenomeni,

ma non pu

Dante.

13

passarla. Per giungere al regno del

sopranaturale

o del mistero, che

sta

sopra e fuori dell'ordine


per
appropriarsi
(p.
es.,

del soprasensibile, gli necessaria la fede. Esistono,

insomma,
basta

delle

verit,

le

quali

la intelligenza

umana
che
la

l'esistenza di

Dio) l'Uno

delle

e la

trascendono (p. es. Trinit). La nostra conoscenza muove


verit

dalle cose sensibili, arriva al soprasensibile, ci dice

che Dio
e

esiste,

ma non
il

mit. Tuttavia

poich non

si

ce lo svela nella sua intidell'uomo sopranaturale; pu aspirare a un fine senza cofine


le

noscerlo. Dio ha rivelate


quali

verit sopranaturali, le

non sono in disaccordo con la ragione; anzi questa conduce ad esse, cio alla teologia (Virgilio e Stazio conducono a Beatrice). Gli studi profani sono dunque preparazione alla scienza di Dio, donde viene ch'essi siano da Dante richiesti ed
esaltati.

Soltanto, la considerazione
la

della

ragione

o filosofia non quella teologica:


sidera
le

filosofia con-

cose nel loro essere

(il

fuoco, ad esempio,

nella sua natura di fuoco), la teologia le considera


in ordine a Dio grandezza divina).
(il
11

fuoco come
teologo
per
tal

specchio della
Dio,
il

muove da

fi-

losofo dalla natura, e

modo

il

primo non

viene ad essere in contradizione col secondo, pur

essendo opposto

il

loro

metodo o procedimento.
fi-

La

filosofia

dimostra che Dio esiste con prove


la

siche e metafisiche (cinque sono quelle di S.

Tomil

maso:

il

moto,
il

natura della causa efficiente,


i

possibile e

necessario,

gradi di perfezione,

il

governo delle cose), prove, che Dante accetta sieme all'autorit della Bibbia:

in-

14

Giulio Bertoni

tal

creder non ho

io

pur prove

Fisice e metafisice;

ma

dlm

Anche

la verit

che quinci piove


Profeti, per Salmi,

Per Mois, per Per l'Evangelio...

Nessun credente avrebbe potuto parlare con maggior chiarezza; nessun cattolico avrebbe potuto dire pi di quello che Dante ha detto:
Avete

il

Vecchio e Nuovo Testamento


salvamento.

il

pastor della Chiesa che vi guida:


vi basti a vostro

Questo

Ogni ente

stato creato

di tutte le cose, e

da Dio, causa prima Dio coopera nelle azioni delle


al

loro creature e nell'ordinamento

loro fine, nella

cui attuazione consiste la Provvidenza.

L'anima

dunque anch'essa creatura

di Dio, ed essendo forma sostanziale del corpo umano, costituisce il fondamento d'ogni nostra attivit, costituisce anzi il vero uomo, sul cui operare naturale che sorga

per Dante,
i

comunque
l'

si

spieghino o
delle

si

discutano
dei

particolari,

edificio

pene

premi.

Onde vedremo

tutta la visione

orientarsi

secondo

un'idea morale universale, emanazione della legge di Dio {lex aeterna), nella quale l'uomo si con-

forma con la propria ragione e volont (libero arbitrio), con i principi interni degli abiti virtuosi, con i! principio estrinseco delle norme del nostro operare provenienti dall'idea eterna del governo

Dante.

15

del

mondo

con

la

grazia,

che

il

movente

di

questo operare.

Tale era, tracciata a

somme

linee, la filosofia

e insieme la religione di Dante. Nella filosofia dei

maggiori maestri della Scolastica


quella dell' Aquinate,

e
la

sopra tutto in
ragione e
rivi-

dominava

veva

il

pensiero aristotelico illuminato dalla fede

dogma; e non perci maraviglia che un credente, come Dante, piena la mente del
e integrato dal

pensiero degli antichi, riconoscesse in queste dot-

un argomentare diritto e stringente, sostenuto da una profonda coltura, e si sentisse sempre pi disposto ad accoglierle, in quanto rischiaravano e rafforzavano le sue meditazioni o consolidavano
trine
le

sue riflessioni.
I

Dante giacevano, in fondo, non soltanto nelle opere dei filosofi, ma nel pensiero di tutti. Era, si pu dire, universalmente riconosciuto dalle dottrine del tempo che la morale, che il Poeta chiama regina delle
concetti principali accolti da

scienze
zione.

era la bellezza e

il

fine
la

della

speculasi

E noi vedremo che


i

tutta

Commedia
costituisce

eleva sopra una base etica, che ne

un

pregio essenziale. Tutti


staccata
dalla
filosofia,
il

pensatori pi
la

coscienti

sostenevano, anche quando concepivano


trovare nella prima
col Cristianesimo
il

teologia

che quest'ultima doveva

suo compimento. Ammessi peccato d' origine e la Redenalla

zione

sopranaturale,

quale

l'uomo

deve

la

16

Giulio Bertoni

virt di salvarsi,

segue che
abbia

la

ragione debba es-

sere avvalorata dalla fede e


e
la

filosofia,
Il

infine,

l'amore dalla grazia il suo coronamento


stati

nella teologia.

mondo

ultraterreno era cos, anche

per Dante,

la
si

figurazione degli

per cui deve


stato

passare chi
di

salva sorretto dalla religione:

peccato (inferno), stato di pentimento (purga-

torio), stato di grazia (paradiso).

Ma

questa figuera

razione

nello

spirito

dantesco

non

rimasta

quale appare da quei miserevoli viaggi oltramon-

Poeta certo conobbe almeno in parte e che furono scritti nei gravi silenzi dei monasteri, per opera di ignoti monaci, ai quali forse troppo rendiamo onore, chiamandoli, come facciamo, precursori di Dante . E tanto meno questa concezione cristiana si era avvolta, in lui, delle nebbie del dubbio e della scepsi. Per contro, era divenuta
dani, che
il

realt fantastica, netta

chiara distinta realt, tutto

un universo interiore, popolato delle ombre della Commedia, comico tragico eroico divino ad un un'anima divenuta tutta un fantasma tempo

della cui costruzione salda e indistruttibile

abbiamo

gi discorso
innanzi.

dei

cui elementi discorreremo pi

questa altezza, a questo miracolo. Dante non era giunto che per gradi, cio per accresci-

menti

spirituali,

che ritrarremo

in breve.

Ricordiamo, anzi
poeta s'era cullata
in

tutto,

che

la

giovinezza del

un vago misticismo, illuminato da una luce d'amore, non senza alcune deli-

Dante.

17

cate ispirazioni francescane attinte ai suoi educatori


nel

Convento
di

di

Santa Croce. In questa soave


le

di-

sposizione di spirito e?li era vissuto astratto in

un

regno
che

sogni con

imagini della sua mente,

gli apparivano come le sole cose della vita non prive d'un intimo reale senso e valore. E aveva trovato conforto nella poesia: non gi nella poesia chiamata siciliana, in cui perdurava riflessa l'antica concezione di un amore falso, convenzionale, detto cavalleresco, modellato nelle sue manifestazioni letterarie sugli usi e le costumanze feudali, s bene in una nuova poesia pi umana e vera, pi rispondente al temperamento del giovine sognatore, una poesia fiorita dapprima nell'atmosfera clta di Bologna e diffusasi presto dovunque erano cuori atti a comprenderla. Di questa poesia la Vita Nuova era il codice supremo. Tutte le vaghe aspirazioni dell'anima del giovane Dante e tutti suoi turbamenti e tutte le sue estasi aveano preso forma nell'imaginazione d'una donna angelicata fonte di virt e di bene che egli aveva chiamata Beatrice, servendosi, alla maniera dei >/ poeti di Provenza, a lui cari, d'un senhal , uno trovatori adopravano a di quei sopranomi che nascondere altrui, dietro un opaco velo, una figura terrena. E se davvero una figura terrena era diventata a poco ,a poco, per un mirabile processo d'idealizzazione, la donna angelicata di Dante, non v'ha dubbio ch'essa si era sublimata sino a farsi un divino fantasma, che il Poeta si era compiaciuto
i

-'

di

ricondurre sulla terra dai


sensi,
atti

cieli

della mente, at-

tribuendogli
Profili

favella,

ad imagine di
2.

Dante.

18

Giulio Bertoni

cosa mortale.
tica e

Ed

era stata finzione altamente poedi

nuova, questa,
la

far vivere

e sospirare e

morire

donna

della

sua beatitudine, tanto lonle


ali

tana dal vero e tanto diversa dall'esempio mortale,

donde essa aveva spiegate


Dante aveva raccontata

come

farfalla

iridescente da informe crisalide. Nella Vita


la storia

Nuova

poetica della sua

giovinezza fatta d'aniore e di fede. L'aveva raccontata in versi sospirosi, commentati da brani di

prosa paradisiaca,

in

cui

l'esposizione delle rime

era interrotta, a volte, da squarci d'una bellezza incomparabile sugli effetti del comparire di madonna e del suo salutare. Le tracce della verit s'erano andate perdendo setto la trama fiorita del romanzo, di modo che nessuno potr mai discri-

minare, nella Vita Nuova, la storia dalla finzione, quando quest'ultima avvolge tutta o quasi tutta
l'opera entro una sottile
ci che Dante, a
egli,

per
di

rete d'oro. Se storico un certo punto, ci narra aver esempio, composto un serventese, non

giunto sino a noi,

in

lode delle sessanta pi belle


e

donne

Firenze
della

se

alcuni

episodi
del

hanno
in

l'aspetto

verit

il

ritrarsi

Poeta

luogo appartato, o anche lungo un ruscello, in preda al suo celestiale amore e, sopra tutto, il suo trovarsi con Beatrice a una festa di nozze e il suo vacillare e mancare, sino ad appoggiarsi a una resta sempre che parete affrescata di una sala su tutti questi racconti aveva distese le sue diafane
ali

una poesia
e

cos divina

toso

sospeso.

Dante

da tenere ognuno dubiaveva poi imaginata la

morte

di Beatrice, in

circostanze irreali, per avere

Dante.

19

stesso dall'albero della vita la sua

Aveva staccato egli donna e l'aveva consegnata al regno delle ombre eterne, fatta ormai cosa tutta di cielo e degna di maggior canto e di pi fino amore. Era stata Beatrice per Dante
nuova
fonte
d' ispirazione.

colei

che tanto pi

si

ricorda e

si

ama quanto
di belt

pi la morte l'allontana; era stata

norma

morale, guida pei sentieri della perfezione; splen-

dore era stata di luce celeste. E se il Quinicelli aveva affermato che la donna del suo cuore aveva la virt sovrumana di volgere a pensieri buoni la mente di tutti coloro che l'ammiravano, Dante

aveva

scritto

con maggior forza,

di Beatrice:

E qual soffrisse di

starla a vedere,
si

Diverra nobil cosa o

morria.

Cos,

il

ricordo di quest'angelica creatura aveva

oscurato ogni altro pensiero di donna nel Poeta,

che nella potente imaginazione gioiva e soffriva di rievocarla, vergognandosi se talora la sua mente,
sviantesi dietro le vanit

mondane, fosse

intesa ad

parvenze di belt terrena. Finalmente, a por termine ad alcune riprovevoli esitazioni e a un breve e affannoso periodo di smarrimento e di perdizione per una donna amata di passione violenta e sensuale e designata col duro e strano senhal ^ di pietra >, Dante s'era proposto di non dire pi di quella sino a che benedetta non potesse degnamente trattare di lei. E con questo divisamento aveva anche conchiuso l'immortale libro della Vita Nuova, divisamento, che
alcune

20

Giulio Bertoni

era promessa

di

grandi cose e forse allusione

al

prendendo forma nei penetrali del suo spirito. Gonfia d'un' onda di romanticismo, la giovine anima del Poeta s^era effusa in un sovrumano esaltamento della bellezza e nel pensiero della morte, in un periodo molto importante della storia, quando, dopo la scomparsa del biondo e infelice Corradino di Svevia e il trionfo dell'ingeneroso Carlo d'Angi, si preparavano in Italia avvenimenti destinati a cambiare corso a molte nobili e grandi vite e quando a Firenze si risolveva una lotta politica di mezzo secolo e un'altra sorgeva di carattere sociale con l'assunzione all'esercizio della cosa pubblica d'una borghesia discorde, nemica degli aristocratici e dei fuorusciti Ghibellini. Il predominio guelfo non aveva ricondotta la pace nella citt sempre agitata da fremiti

poema che

gi veniva

d'odio e di passione. E quest'odio e questa passione avevano trovata una grande vittima: Dante.

E ricordiamo anche
chi

(cosa importantissima per


al

voglia avvicinarsi, consapevole,


in

poema

di-

vino) che frattanto


\

turando idee politiche,


anch' essa
ricercarsi

Dante s'erano venute mala Qui prima origine pu


I

nella

ricevuta dai Francescani.

educazione quali, come gi prima


giovanile
a

Pietro Damiani, intendevano


procit e
\

promuovere
fra

reci-

rispetto

fra

potere politico e religioso,

provocando una separazione pacifica


Stato,
fra
11
il

Chieda e
della

mondo

dello

spirito

quello

Poeta, con una meditazione laboriosa del medio evo circa l'orframmentarie sulle idee dinamento della societ, era arrivato a convincersi
natura.

Dante.

21

che all'uomo, corruttibile quanto al corpo e incorruttibile quanto all'anima, fossero necessarie le

due potest dell'imperatore romano


pontefice: guida e lume, la

e del
alla

romano

prima,

perfezione

temporale, a cui

si

perviene con l'esercizio delle


incitamento e sprone,
eterna, a cui
a
la

facolt intellettuali;

se-

conda,
s'era

alla

felicit

mena
le

la

fede.

convinto

che,

frenare

discordie

dei

mortali e ad impersonare la legge, fosse indispensabile un unico monarca o imperatore, dal quale discendesse ai reggitori e principi minori la forza del diritto, come dall'intelletto speculativo partono
le

norme
la

all'

intelletto
tal

pratico.

Iddio

aveva voluto un
per
salute

monarca

sulla

medesimo terra, quando

uomini non soltanto s'era incarnato, ma, gi prima, aveva fondato l'impero romano, dopo averlo preparato con la venuta di Enea. Nel concetto di Dante, la dignit dell'impero procedeva da Dio e nell'imperatore doveva specchiarsi la grandezza del popolo romano e in Roma, e in nessun' altra citt, doveva risiedere la maest imperiale. L'impero era, per Dante, una istituzione romana e un sacro diritto italiano. L'imperatore non doveva essere, come per i ghibellini, necessariamente germanico; doveva essere indipendente dal Pontefice, perch l'impero era stato fondato da Dio prima della Chiesa, ma ne era subordinato in questo, che la perfezione temporale, a cui intende il monarca, essendo preparazione a quella spirituale, a cui intende il Pontefice, come un mezzo a conseguire la felicit eterna. Dante affermava che il papato aveva tradegli

22

Giulio Bertoni

Ugnato ed era uscito dalla via segnatagli da Dio, per essersi mescolato colle ambizioni secolari e per avere steso lo scettro laddove la sua autorit non avrebbe dovuto giungere che come il riflesso d'un raggio divino. 11 mondo era stato posto, cos, in guerra, e questa guerra non avrebbe avuto termine, se non quando le due divine istituzioni
avessero cessato
!

dall' invadersi

vicenda.

Allora

soltanto, la morale, la

politica e la religione,

che

'

sono inseparabili per il sommo Poeta, sarebbero divenute per l'uomo fonte di pace e di felicit. Questo concetto costituisce il fondo dell' argomentare di Marco Lombardo nel Purgatorio (XVI, 82-114). Per bene intendere, in tutta la loro vigoria, queste idee, bisogna trasportarsi col pensiero a cavaliere dei secoli XIII-XIV, allorch l'impero considerato ancora quale il maggior retaggio

di gloria lasciato dalla

perdeva

la

sua unit, e

idealmente connesso a
e imperatore erano
in

nuova il grande edificio, non pi Roma, si sgretolava. Papa


antica
Italia alla

continuo contrasto, per

ra-

gione della loro preminenza, a sostenere la quale

erano
i

sorti

da una parte

Decretalisti e dall'altra

Giuristi. Questi

rossa,
nit

ultimi, gi a tempo del Barbaavevano dichiarato essere assoluta la sovradell'imperatore. Poscia, Bartolo da Sassofer-

rato
chi

era

giunto
la

persino ad

incriminare
i

d'eresia

non

riconosceva.

Invece,
tratti

Decretalisti, fon-

dandosi su argomenti cos detta donazione


che
il

dalla

Bibbia e dalla

di

Costantino, sostenevano

Pontefice era

sommo

sovrano, assoluto do-

minatore, sole immortale. Era poi sorta una scuola

Dante.

23

di

giuristi,
il

idealmente
la

raggruppata intorno a
a
sostituire
di

Fialla

lippo

Bello,

quale mirava

potenza dell'impero quella del reame


Filippo
il

Francia.

Bello, rappresentante del guelfismo franscritti

cese

quale conosciamo dagli

di

Giovanni

e pi da Parigi e di Enghelberto di Admont guelfo, per cos dire, del Papa, in quanto negava

addirittura

l'esistenza

dell'impero,

era

avversato

da Dante non meno di Bonifacio Vili. Per questo, Poeta, che aveva espresse le sue idee politiche il

De Monarchia, quand'esse parevano realizzarsi con Enrico Vii di Lussemburgo, volle che Filippo apparisse nella visione finale del Purgatorio (XXXll, 152) sotto specie di un gigante, che tresca con puttana sciolta cio con la Curia di Roma. una Dante aveva anche elaborato, sebbene non in suoi pensamenti filosofici nel forma definitiva, Convivio. Nel quale libro, in mezzo a sottili elunel
,

cubrazioni sulla natura dei dieci


motori,
gli

cieli

dei loro

angeli, e in

mezzo ad

ardite e tutt' altro

he convincenti disquisizioni sopra supposte relazioni


e
la

fra

la

Luna
fra

Dialettica,

Grammatica, fra Mercurio Venere e la Rettorica, fra il


la
si

Sole e

l'Aritmetica, ecc.,

sente lo sforzo

con-

tinuo di instaurare una perfetta armonia nelle cose


e di risalire, al di sopra di tutto, a un essere che ordina e muove l'universo, Dio, il quale ha creato innumerevoli gli angeli, perch sono le creature a
lui

pi care e

ha fatto l'anima immortale. Dante


<-

aveva giudicato fra tutte stoltissima l'opinione che nega questa immortalit, confermata sia dal consenso comune, pari a uno stigma impresso da

24

Giulio Bertoni

Dio negli intelletti umani, sia dalla speranza generale in una vita migliore e dalle parole stesse della Bibbia. L'Etica Nicomachea e il commento di Tommaso d'Aquino erano stati largamente utilizzati in questo Convivio, nel quale, pur pagando un lauto tributo alle erronee concezioni metafisiche del suo tempo. Dante aveva saputo aprirsi da solo un varco a grandi idee, come quella sulla nobilt, che, secondo il concetto informatore ormai della poesia dei nuovi cantori dello stil nuovo , si identificava con la gentilezza del cuore e non gi, come pensava Federico II (e come ammettevano r ani poeti della cos detta scuola siciliana) con tica ricchezza con bei costumi . In altre parole. Dante era pervenuto, meglio forse d' alcun altro ai suoi tempi e prima di lui, a sviluppare in tutto il suo valore un'idea adombrata gi in qualche
passo di Raterio e rimasta a lungo incompresa:
che, cio, la vera nobilt risiede nella virt ed
realizzabile
in

ogni individuo, perch non pre-

rogativa del sangue,

ma emanazione

della bont.

nobile chi ha animo gentile,

tanto gloriarsi di ricchi natali.

non chi pu solEcco la dottrina di


in

Dante, che era,

in
il

fondo, quella del Guinicelli e

del Cavalcanti. Se

sommo
s'era

Poeta

questo libro

etiaveva errato quando mologizzare, se aveva divagato stranamente nella

abbandonato ad
pianeti
e
le

ricerca delle

relazioni

fra

arti

del

Trivio e del Quadrivio, certo ch'egli aveva, per


contro, toccato pi volte altezze maestose: sia di-

fendendo con franchezza il volgare, dell'amore, sia parlando del primato

sia di

discutendo

Roma. Era

Dante.

25

la

prima volta che un laico aveva osato strappare


scuole la filosofia e offrirla agli affamati di

alle

scienza, in lingua italiana.

E questo

laico avevj^

per di pi, animata l'arida filosofia scolastica con il calore del suo intelletto e del suo cuore. Non

aveva sdegnato, codesto nuovo filosofo -poeta, di attaccare, scrutandoli davvicino ed esaminandoli a fondo, problemi razionalistici sull'eternit della materia, ammessa da Sigeri di Brabante e dai puri averroisti;e nella fede aveva acquetato i suoi tormenti e le sue curiosit insodisfatte. Che Dante credeva, come abbiamo veduto, nella Provvidenza
i

divina e riteneva essere


fede
S.

la

sapienza
stesso,

aiuto

della

si

industriava,

esso

come faceva

Tommaso,

di integrare coi

simo
guiva

le teorie

aristoteliche, e

non era
il

possibile,

dogmi del Cristianedove l'integrazione abbandonava Aristotele e seche,


col

dogma.
suo ricco
intuito,

Non affermeremo

Dante avesse intraveduto che nel problema della lingua risiede tutta intera l'arte di un poeta, poich la lingua d'un artista in concreto lo spirito
stesso di quest'artista.

Ma

che egli abbia sentito,

sia pure indistintamente o inconsciamente, questa

verit,

che

il

che egli, cio, abbia avuta l'impressione linguaggio di un poeta non veste ma

corpo del pensiero, a noi par dimostrato dalla fermezza e tenacia, con le quali difese e studi il volgare, sino a indagarlo con lente da scienziato per proclamarne con maggiore consapevolezza la preminenza di fronte al latino. Difendendo il volgare, cio la lingua nella

quale

suoi

fantasmi

26

Giulio Bertoni

venivano via via incarnandosi, Dante difendeva la sua poesia, il suo mondo interiore, la sua ricchezza pi vera. E, forse, non soltanto dall'avidit di conoscere e di rendersi conto di quante pi cose potesse, ma anche da una ragione non meno profonda, dall' istintivo bisogno di salvaguardare intatte le sue visioni poetiche, quali s'eran venute
suo spirito senza avvolgerle nei solenni drappeggiamenti dell'idioma letterario latino, era nato in lui il proposito del trattato De Valgari Eloqiientia. Con questo trattato, il Poeta
nel

formando

aveva voluto principalmente, secondo noi, darsi ragione della sua lingua, cio del suo modo di fantasticare e di pensare. La sua lngua era gi
quella che nella
l'Italia;

Commedia
sentiva

stava per imporsi

al-

ma

egli

che essa non

ripeteva

nessuna delle variet e sottovariet dialettali schierate ai due versanti dell' Apennino. Onde l'andava cercando dappertutto e non la trovava in nessuna citt o regione. Non la trovava, appunto perch non la cercava in s stesso, dov'era realmente,

ma
Ma,

se la raffigurava in astratto. E, cos, in astratto,

essa diveniva un ideale irraggiungibile della mente.


in effetto,
,

questa lingua, che egli chiamava


identificava

illustre

si

con
si

suoi

medesimi

fantasmi, che in essa e per essa

esteriorizzavano.

le

disquisizioni sottili sui suoi quattordici gruppi

dialettali e sulla

prevalenza o

meno

del bolognese

o del fiorentino e sulla inferiorit di altre parlate, e le discussioni ingegnose sulla ^ canzone o
sui tre
stili

(tragico,

comico, elegiaco), e

tutti gli

sforzi, infine, del

pensiero perdentesi dietro astra-

Dante.

2?

zioni

finzioni

venivano
del

distrrtti,

come per
fortuna

in-

canto,

neir atto

poetare,

per

della

nostra letteratura.

11

progressivo accrescersi e ampliarsi dello


il

spi-

rito,

raffermarsi della volont, l'irrobustirsi della


tutta
la

fede
vita,

vicenda

dolorosa dei casi della

condussero Dante, per gradi, a costruire, e ad ordinare, entro il suo sistema filosofico -religioso, altri organismi saldi d'idee, che il Poeta
j

distrusse in

se

stesso

riedific

in

un'unit, in

forma

di

visione

artistica,

entro cui

divenuti

fantasmi

rifulsero,
i

raggiando un lume abba-

gliante di poesia,
di tutta la

concetti capitali e informatori


la

sua vita:

donna

angelicata. Beatrice,

guida

alle vie

celesti;

l'Impero, salute dell'uomo


salute

dell'uomo immortale. Tutto intero lo spirito di Dante, insomma, si trasform in un solido e cOvUcreto universo poetico. Nello sforzo artistico, che sald in unit indissolubile tutti gli elementi della sua personalit, Dante trionf di se medesimo e si trov poeta
corruttibile, e la Chiesa,

incoronato dei segni della vittoria sul piedistallo


delle sue dottrine e dei suoi sentimenti.

Come procederemo
Commedia, dopo
i

ora nel nostro esame della


sforzati
di ricostruire lo

esserci

svolgimento spirituale dantesco e di fissarne alla meglio gradi salienti attraverso le principali opere, durante e dopo la cui composizione si

28

Giulio Bertoni

venne formando definitivamente


rispecchia interamente
il

il

capolavoro, che

Poeta?

Come potremo
e

ricavare dal

poema
nella

la

visione d'insieme di questo


molteplicit
nella

svolgimento,
unit?

sua

sua

Come

riusciremo
le

pi importanti,

ad afferrare gli aspetti conquiste pi preziose dello


che dalle altre

spirito di Dante, aspetti e conquiste

opere non

sono rivelati? Se comprendere identificarsi, chi potrebbe, senza presunzione, aspirare a comprendere tutta la Commedia cos formidabile e complessa e in taluni punti, meno belli, cos oscura? Ognuno comprende di un fatto spirituale quel tanto che pu risolvere nel suo spirito; onde l'intelligenza del poema, per la grandissima maggioranza dei lettori, non pu essere che parziale; e se fosse anche totale, resterebbe sempre che noi, pi vecchi in fatto di civilt e di progresso di Dante, vedremmo con altri occhi dai suoi, giudicheremmo con altra mente dalla sua. L'identificazione, cio la vera e completa Interpretazione, in realt non pu essere che una gioia
ci

momentanea, gi
l'istante

in

via
si

di

trasformazione

nel-

stesso

in

cui

attua.

E questa

trasfor-

mazione ci che ha due

porta quasi naturalmente a una critica,


foci: l'una

empirica e

l'altra superiore,

universale. La prima critica soggettiva, personale,

dipendente dalla nostra preparazione culturale, dal nostro gusto o dai nostri sentimenti, da tutto quelr insieme che costituisce il nostro io empirico;
la

seconda deve valere per


in

tutti tutti

in

essa

tutti

debbono convenire,
scersi.
Il

essa

debbono

ricono-

nostro gusto deve risolversi nel gusto di

Dante.

29

tutti.

Vediamo

se ci riesce di avvicinarci

un poco

seconda forma di critica. Dante celebr, nella Commedia, il suo supremo amore, nel quale si assommava tutta la ricchezza del suo spirito. E questo supremo amore era l'idea morale,, ma non una morale egoistica o suoi effetti lo stesso) altruistica, ma (che per una morale universale, che, prescindendo dagli individui singoli, abbracci tutti gli uomini nelle loro relazioni, assoggettando e sacrificando il bene particolare o personale al bene comune o genea questa
i

rale.

Se questa idea morale, che trascende


investisse
la

le

per-

sone,

davvero
dell'

tutta

la

visione
il

in

ogni

sua parte,
solo
il

Commedia sarebbe
umanit
e

breviario,
il

non
noti

poema,

intera,

breviario

perfetto della rettitudine e della dignit.

Ma

si

che Dante un
nella pratica e

uomo
i

che,

come uomo,
di teorie.

vive

non vive soltanto


egli
in

Dante
odi.

sempre
polati
citt

sulla scena e
di

suoi regni
vita

sono talora po-

ombre che
sono

am

intere

bollate

col

marchio

infocato

d'una infamia senza nome: Pistoja, tana di Vanni Pucci ladro, Lucca piena di baratteria, con Bonturo Dati, maestro d'ogni frode, Pisa da essere sommersa nell'acque dell' Arno, Firenze agitata dall'invidia. E yi sono pontefici vili o prepotenti,
grandi prelati simoniaci, signori imbelli. Ora, possiam noi proprio giurare che nessuno sia stato
la condanna sia da ragioni che, al di sopra dell'individuo, coinvolgano gli interessi dell'universalit? E possiam noi proprio affermare che tutti gli spi-

dal Poeta condannato, senza che


stata suggerita

,,

'

30

Giulio Bertoni

riti

beati siano, senza eccezione, unicamente quelli

che non soltanto s o soltanto altrui beneficarono, ma se stessi e gli altri, cio l'umanit intera?

Che ad
media
tabile;

esaltare

l'idea
i

suprema
fatto

della

morale

universale, trascendente
sia consacrata,

singoli uomini, la

Com-

un

che pare indubi-

ma

che questo nobilissimo fine sia stato

appieno raggiunto, nessuno potr sostenere senza esitazione e senza restrizioni. Dante scrisse il suo poema con il cuore riboccante di amarezza e sanjguinante di dolore, e la sua poesia, essendo liberazione dei suoi tormenti interiori, non pot non rispecchiare, in un certo grado, gli stati d'animo nei quali egli viveva per la malvagit degli uomini e per l'avversa fortuna. Di questa fortuna mortale, il Poeta, da uomo del suo tempo, non aveva il concetto, che trionf con la rinascenza e coi tempi nuovi. Non poteva credere che la sorte umana stia tutta nelle mani dell'uomo e non proceda in parte dagli astri o da Dio; e questo concepimento dei casi della vita gli nocque, quando si tratt di realizzare nella Commedia le idealit morali che splendevano, come fiamma sul doppiero, in cima dei suoi pensieri. 11 suo stesso sforzo per considerare il suo esilio come un avvenimento, che
i

trascenda
della

la

sua personalit, non


e
tutti

gli riesce.

Nesdi
,

suno vorr fargliene colpa,


intenzione
del

terranno conto

Poeta,

intenzione

piena

nobilt,

che rester sempre agli uomini, quale

un indistruttibile ammaestramento. Al raggiungimento solenne del suo ideale morale Dante pervenne forse, nel segreto del suo spirito, dopo

Dante.

31

aver scritta

la

Commedia, che

fu per lui liberazione

e purificazione,

poema necessariamente port impresse alcune stigmate del suo amore e del suo
il

ma

odio, pur mostrando

apertamente i segni nobilissimi della sua alta e degna concezione morale. La quale concezione rifulge, dunque, in tutta la sua magnificenza, con le accennate restrizioni,
il maestoso edificio, che ha per fondamento l'uomo vero, l'anima, con il suo amore razionale, semente per Dante d'ogni virti e d'ogni vizio, a seconda che si rivolge ai beni celesti, ovvero al male. E qui avremmo materia a lunghe disquisi-

entro

zioni, se pi

che

alla bellezza della

poesia dantesca
e


da

bellezza universale

come

valore

come

fatto

volgessimo l'attenzione agli elementi


si

filosofici

e scientifici di cui materiata e a quelli sui quali

questa poesia riposa e


dire,

con

la

Molto ci sarebbe fiducia d'essere da tutti approvati,


eleva.

sulla triplice disposizione di questo

erra (le tre disposizioni


e sulla

che

il

amore quando ciel non vuole )

corrispondente triplice disposizione


ci

Ma

tutto ci

al bene. porterebbe sopra un campo ben

irto di spine,

conducendoci

discorrere,

pii

che

della meditata e organica struttura del

graduatoria delle

poema, della pene, che sembra appunto fondata


peccaminose: incontinenza, rispettivamente simbo!

sulle tre disposizioni

violenza, malvagit

/)

leggiate dalla lonza, dal leone e dalla lupa

e sulla

distribuzione dei gaudj celesti, che dipendono dalie


tre

opposte tendenze

al

bene, simboleggiate a lor


(fra cui Beatrice)
bi-

volta dalle tre

donne benedette
a

che inviarono Virgilio

Dante pericolante. E

32

Giulio Bertoni

sognerebbe,
nella

allora,

osservare
la dottrina

che

questa teoria
si

aristotelica delle tre disposizioni

d'amore

disposa
pic-

Commedia con

cristiana dei sette

peccati, e costituisce, cos disposata,

una non

cola parte dell'ossatura del poema.

Donde

viene
al-

che

dannati nell'Inferno
tre
i

si

possano, secondo
gli

cuni, dividere in

sezioni:
golosi,
i

incontinenti
gli avari,

(come

lussuriosi,

prodighi e

ecc. sino al sesto cerchio),

violenti,
cio
si
i

e infine,

nella terza sezione,

malvagi,

frodolenti
di-

traditori, e

che nel Purgatorio


di

abbia una
le

sposizione analoga delle passioni o abiti dei peccati, in

quanto siano
l'ira

incontinenza
il

passioni

della lussuria, della gola e dell'avarizia, sia effetto

suo contrario l'accidia), il prossimo gli insiano infine superbi, e che, infine, nel Paradiso siano vidiosi e premiate le opposte tendenze al bene: la misura (virt contraria alla incontinenza) nella Luna, la
di

violenza
i

(e

malvagi

contro

sommissione umile

alla fede (contraria alla


la

violenza) nel Sole e in Marte,

giustizia (op-

posta alla malvagit di Aristotele detta altrimenti

da Cicerone
terpretazione

injustitia ) in
,

Saturno. Questa indiscutibile,


altra,

non v'ha dubbio,


meglio d'ogni

ma

forse quella che,

potrebbe

aspirare ad ottenere un giorno un consenso universale,

come

la sola

poema. Ma, per


presentata che

ora,

che stringa in unit tutto il essa non potrebbe essere


dichiarazione provvisoria,

come una

bench fondata sopra una conoscenza vasta della filosofia e degli abiti mentali del medio evo. E cadrebbe anche opportuno soggiungere in ordine

Dante.

33

alla

coltura

filosofica
il

di

nella

terza cantica,
la

Dante che, sopra tutto Poeta s'inspir a tutta inl'altra dottrine


S.

sieme
e
e

scienza teologica medievale, accogliendo

fondendo l'una con

agostiniane
ai

tomistiche e ricorrendo a

Bonaventura e

suoi gradi della contemplazione ( illuminationum

suspensiones
zione,

per alcuni momenti della


nell' assottigliarsi

perfe-

che

si

palesa

(mentre Dante ascende nel


e acuirsi della
,

regno dei Beati)


sua
vista.

Tutta l'opera imbevuta della scienza


del

scolastica e giuridica
naturale

medio evo,

dalla quale

,'

cui
e la

il

che procedano le acute disquisizioni, in Poeta si compiace di mostrare la sua finezza


le-

sua vigoria d'argomentatore. Lo vediamo

varsi,

con S. Tommaso, contro la dottrina averroistica, che ammetteva nell'uomo la presenza di due anime, e affermare che un'unica anima risiede in noi. Lo sentiamo spiegare, per bocca di Stazio,

come
la

colla stessa volont dei dannati

si

identifichi

necessit di sottostare alla

pena

(la quale essi

desiderano

orme

di S.

come loro purgazione), seguendo le Tommaso, che vede in ci la giustizia


principio di coscienza
nei

divina farsi

peccatori.
la

Da

S.

Tommaso procede
applicata

altres l'idea

che
la

colpa

sia gi sofferenza a se stessa,

mentre

legge del
e

contrapasso,

ai

dannati,

usanze giuridiche del tempo.


S.

Da

Tommaso

deriva

la

teoria

da da della generazione
desunta
Aristotele

degli uomini.

E scolastica l'esposizione del modo come l'anima si libera dagli impacci della carne e piomba nel luogo di pena. E non occorre ripetere sopra tutto, dopo le cose dette, che scolastica.
Profili

Dante.

3.

34

Giulio Bertoni

propugnata gi fermamente e ampiamente da Alberto Magno, la dottrina, a cui Dante si attiene, quando dichiara che fonte delle nostre conoscenze
ultraterrene la Rivelazione, ordinata dalla Prov-

videnza.

Da

quest' ultima

emana

la

Redenzione,

che effetto della misericordia di Dio e dell'eterna giustizia. Messi su questa via, gli accordi da rivelare fra

Dante

e S.

Tommaso non
tutti

finirebbero pi,

poich il Poeta ha accolti fondamentali della filosofia per


lui,

quanti

principi

dell'

Aquinate. Anche

materia, forma e

composto (atto) uscirono

simultaneamente dalla potenza creatrice:


Forma

e materia congiunte e perfette

Uscir ad atto che non avea fallo

Come

d'arco tricorde tre saette.

Ed anche per Dante, come per

S.

Tommaso,

la

materia prima (principio comune), che non pu


per se sola essere conosciuta, riceve
costituirsi nell'essere di
la forma per qualche specie; anche per specie delle sostanze corporee corri-

Dante,

alle

spondono altrettante forme e non concepibile una sostanza corporea che non appartenga a nessuna specie di corpi; anche per Dante, ci che determina la materia prima la forma, e da ogni forma segue una corrispondente tendenza al fine, a cui intese Iddio comunicando la stessa forma;

onde
delle

dalla

variet delle
e

forme viene
tutte
il

la

variet

inclinazioni

da
se

queste

inclinazioni

nasce l'ordine di tutto


restar

mondo. Ci sarebbe da
considerasse davvicino

maravigliati,

Dante.

35

con quale propriet


ha dichiarati
Scolastica;
tutti

di

vocaboli filosofici

Dante

questi

principii essenziali della

iudugiassimo in simile ricerca e allontaneremmo troppo dalla vera solenne poesia della Commedia che pi si manifesta laddove meno il raziocinio impera e laddove l' arguto sillogizzare cede il posto alla
se
in simili confronti, ci

ma

commozione o al lirismo dell'artista. E da questa divina poesia ci si allontanerebbe


anche
se,

oltrech su

questioni

dottrinali partico-

lari e complesse o astruse, troppo ci soffermassimo sensi reconditi o le allegorie, a cui ad analizzare il Poeta attese di certo con tutto il suo acume, persuaso di accrescere dignit alla sua opera, ini

suo tempo. Ma il poema dantesco rimane sempre il pi maestoso e splendente tempio delle Muse, anche se si ignori o si dimentichi, nel leggere, che Beatrice, oltre ad es-

dulgendo

all'estetica del

sere

la

Sapienza divina, illuminatrice della filosofia

e della ragione

umana, rappresenta le varie forme in cui questa Sapienza pu manifestarsi e che, perci, Beatrice simbolo della teologia, quando scende nell'Inferno a Virgilio e guida Dante pei
cieli

simbolo della Chiesa ideale, quale Cristo istitu, quando nella gran scena finale del Purgatorio si stacca dalla Chiesa militante e peccaminosa trasformantesi in mostro per effetto dei suoi mali reggitori. Per gustare il poema, bfsogna saper rivivere molta storia; ma non certamente necessario conoscere tutte le disquisizioni sapienti (e preziose per altri rispetti) che si son venute moltiplicando su Virgilio, su Stazio, sn
ed
,

invece,

36

Giulio Bertoni

Matelda,

ecc.

Ci che importa

davvero

sapere,

per l'intelligenza generale del poema, che Virgilio la ragione, che Stazio l'anello di con-

giunzione fra

la

scienza

umana

e la scienza divina,

cio fra Virgilio e

Beatrice,

che Dante l'uomo,


odi,

che dai traviamenti,


dagli errori del

dagli
sale,

dalle

passioni e

mondo
sino

guidato dalla filosofia


perfezione

temporale la cui concezione sta veramente a centro della visione) e, guidato dal simbolo della teologia, s'incammina verso la felidalla

ragione

alla

(cio

al

paradiso terrestre,

cit eterna. Virgilio e Stazio

cio

alla

vita

attiva,
S.

conducono a Matelda, come Beatrice conduce al


il

contemplativo
alla fonte

Bernardo, che avvicina


vita

Poeta
del

che sazia ogni brama. La

contem-

plativa (, questo,

un principio fondamentale
lo

Cristianesimo) salvazione della nostra presente.


Il

vero credente vive con


di
l

spirito

nel

mondo
in

dell'ai

ci

ragione del suo salvarsi


in lui,
i

eterno.

Dante
per

accetta,
l'

principio e
terreni

mena

come naturale uomo attraverso


dal
vizio

questo

regni ultra-

salvarlo

dal

peccato.
il

11

concetto della salvazione davvero

principio

animatore
definito, se

del

poema,
la

il

quale
la

volessimo usare
scala
si

potrebbe essere terminologia mela

dievale,

come

di

Dio,

scala

per cui

dall'errore molteplice

sale all'Unit.

Ma

sarebbe,
In realt,
lo spii

anche questa, una definizione


il

astratta.

principio informatore
stesso

della

Commedia
limiti

rilo

che trionfa dei suoi


quasi

naturali,

quali

divengono
La
carne

ombre,
nello

parvenze,
spirito

larve,
Il

N vanit.

muore

infinito.

Dante.

37

regno di questo il Paradiso. Quest'allegoria fondamentale, che scatu-

regno
risce

di quella

l'Inferno,

il

,'

dall'essenza dell'opera, essa stessa poesia

un involucro o un manto che si possa togliere a capriccio dal poema, col quale intimamente connaturata e quasi nata ad un parto. Qui (e non gi nei passi scolastici e tomistici o in altri brani pregni di simbolismo) il senso allegorico e il senso letterale si compenetrano l'uno'
e

non

>

con

l'altro, fusi,

per cos dire, dal calore dell'imadella

ginazione
sue
canti
cui
linee
in

neir atto

creazione

artistica.

E
i

questa allegoria generale riesce chiara a


principali,

tutti nelle

mentre oscuri
fusione non

rimangono
avvenuta e
si

cui

siffatta

in

predominano l'elemento
Questi
canti

filosofico o l'elemento
belli

simbolico.

men

giustificano

appunto con l'estetica dantesca, che era naturalmente condizionata dallo spirito o dalla storia dei tempi. Non bisogna dimenticare ^che dietro Dante sta il pensiero del medio evo e sta il pensiero antico adattatosi in forme nuove all'et nuova e che, anzi, Dante appunto questo stesso pensiero vibrante del ritmo d'una personalit eccelsa. E chi rifletta che l'allegoria, il simbolismo e la cabala eran molta parte della vita intellettuale dei tempi del Poeta, non trover pretesto a deprecare che questi non ne abbia fatto a meno. Tuttavia,

/
'

laddove l'allegoria non divent fantasma e rimase

come una

veste esteriore

della

visione, sar per-

messo a noi
l'arte, si sia,

di dolerci che Dante, a scapito delda uonto del medio evo, assoggettato con troppa docilit a questo tirannico giogo, che

38

Giulio Bertoni

infine

una dura costrizione

del libero e

ingenuo
la

imaginare. Nella sua libert e ingenuit,


di

poesia

Dante pulsa potente, per nostra fortuna, in numerosissime sonanti terzine, che al pari della sua lingua forte e concisa, sono tutt'uno col suo spirito vigoroso e preciso. La Commedia tutto Dante, come il linguaggio tutto l'uomo; donde viene che nel poema non potevano mancare, oltre
ai

filosofici,

altri

atteggiamenti
di

spirituali.

Che

Dante
fiche,

era

pieno

cognizioni
e

cosmogoniche,
oltrech
filoso-

astronomiche, fisiche
e metteva una un segreto orgoglio

storiche,

sottile

compiacenza e quasi
questa sua

nel

sottolineare

meravigliosa erudizione. Egli, che sapeva ricorrere

con piena maestria, centinaja di volte, alla Vulgata, a Virgilio, ad Ovidio e molto spesso a Cicerone, a Lucano, a Stazio, a Boezio, egli volle che il suo poema fosse sostanziato di sapienza, oltre che
d'amore. Volle, il divino Poeta, che le alte finalit dell'opera poggiassero anche sulla base granitica
della scienza.

Ma

il

sommo

valore del sacro

poema

e la ragion vera del suo durare eterno, risiedono pur sempre non nella straordinaria e quasi mira-

colosa conoscenza che Dante

morali e naturali,
dell'arte.

ma

nella

ebbe delle scienze grandezza insuperata

Per essa, sopra tutto per essa, noi cor-

sensazioni alla Commedia, come a riamo una inesauribile coppa divina. E sentiamo che, mentre non tutti possono convenire nell'interpreavidi di

tazione

dei simboli
filosofici

nella valutazione degli ele-

menti

scientifici,
tutti

che

innegabilmente
si

abbondano

nel

poema,

invece

troveranno

Dante.

39

d'accordo nel riconoscere


stici del

gli

altissimi pregi arti-

Poeta.
*
*

Ecco ora
concreta

il

grande prodigio
e
si

artistico: la filosofia
si

e la religione di Dante, divenute tutt'uno,


rej.lt

fanno

muovono, vivono, parlano dalle

ombre, dagli sterpi, dalle luci dei cieli o assumono sembianze d'uomini, di Centauri, di diavoli, di
mostri e
si

configurano nei gironi


Purgatorio,
nei
cieli

dell'

Inferno, nei

cerchi del

del

Paradiso. Si

fanno, queste, filosofia e questa religione, tempesta


e ruina e fiammelle di fuoco e ghiaccio e vento e

roccia
le

e
i

riviera

luminosa. E
i

le

ombre,

gli sterpi,

luci,

demoni,
il

di fuoco,

mostri, la tempesta, la pioggia la ghiaccio, la roccia, sono " lingua

lingua di Dante
te e rivivi

cio spirito, che tu riassorbi in

nella misura e con l'intensit, che ti sono concesse, trasformando te stesso, nella tua interiorit, in tutte queste cose. Francesca e Paolo
ti

parlano del loro amore?


sei tu, forse,

Bordello

Farinata

della

patria? Ulisse della sua sete di sapere?

che parli di amore e di patria? commozione non viene da questa medesimezza? Paolo, o sei tu, che sei preso dall'amore della bella persona di Francesca? Ulisse, o sei

non

la

tua

tu,

l'audace, che varca

segni

d'Ercole? Chi ab-

braccia
in

le ginocchia di Virgilio? Chi ha l'inferno gran dispitto ? Tu, che leggi e comprendi,

tu fai tutte

queste grandi cose. Dunque, se comsei

prendi davvero,

tu

stesso

poeta.

Ma non

sei

40

Giulio Bertoni

Dante.
tu,

Tu

devi a Dante

il

tuo divenire poeta, perch


il

che

sai ricreare e rivivere

fantasma, non sa-

resti

mai stato capace

di crearlo,

con quello sforzo

potente, o meglio, con quella gioia suprema, che


in te

momentaneamente

si

riattua perch
cos, essa

uno

spi-

rito felice r

ha gi attuata. E,

divenuta

una parte di te, e puoi sempre conoscerla e goderne quando tu voglia. Questa la via, per la
quale l'arte
ci

amplifica e

ci

accresce,

e,

come

dice-

vano gli antichi, ci fa simili agli Dei. Dante ha la facolt, essenziale in ogni grande artista, di plasmarsi a seconda degli argomenti che
tocca.

tu

ti

trasformi,

inconsciamente, con
la

lui.

La sua

e la tua fantasia diventano

scena stessa,

che egli ritrae, con una immediatezza e una vivacit, per le quali nessun poeta gli pu reggere a paro. C' veramente, in molti versi della prima cantica, il " fummo ,, tristo e l'oppressione orrenda delle eterne sedi dei dannati, mentre nel Paradiso
luce celeste e tutta il verso ride e splende d'una quanta la cantica si espande come un grande fiume luminoso, senza sponde, nell'infinito. Di descrizioni

gagliarde, brevi e rappresentative in


il

modo sommo
,

poema

ribocca. Le

fogliette verdi

pur mo' nate

l'aura di Maggio, che

muovesi ed olezza
Tutta impregnata dall'erbe e dai fiori

(Purg. XXIV, 146-7)

ruscelletti del

Casentino

Dante.

41

Li ruscelletti che dei verdi colli

Del Casentin discendon giuso

in

Arno

Facendo

lor canali freddi e molli

(//.

XXX, 64-65)
cose stesse.

hanno

il

profumo

e la freschezza delle

Non

si

boli e,

potrebbe citare un poeta pi parco di vocain pari tempo, pi espressivo di Dante. La

divina foresta spessa e viva

del

paradiso

ter-

con le sue fronde tremolanti all'aura dolce, gorgheggi degli uccelli, con le picciole onde del suo rio che piegan l'erbe della riva, e, sopra tutto, con quella donna innamorata, che avanza scegliendo fior da fiore
restre
i

con

Ond'era pinta

tutta la

sua via

volge all'invito del Poeta tra e vermigli con una movenza leggera,
e
si
i

fioretti gialli

come

se balin

lasse,

anche

la

descrizione

dell'aurora

un

momento

indimenticabile della visione

Io vidi gi nel cominciar del giorno

La parte E l'altro

orientai tutta rosata


ciel di bei

sereno adorno

la faccia del sol


S,

nascere ombrata

che per temperanza dei vapori


la

L'occhio

sostenea lunga fiata

(Pars.

XXX, 22-27).

sono scene cos vive e cos evidenti, da riprodursi in noi con una commozione intensa e indimenti-

42

Giulio Bertoni

cabile.

un vero e proprio appassionato della natura; non vede come S. Francesco

Dante non
nelle

riflettersi

cose

propri esaltamenti,
i

ma

sa

ricreare in lui alcuni aspetti naturali, fra

pii belli,

e sa renderli, in tutta la loro efficacia, rivolgendosi

ora alla mente, ora

al

cuore ed ora

ai

sensi e

non

isdegnando, per maggiore vivezza, di ricorrere ai

meno
affetto

intellettuali di essi,
di

come
suo

al

gusto e

al tatto.

Ci che Dante mette


vivace,

nella

natura

un

una

commozione contenuta, una


toni
e

nitidezza impareggiabile di

di colori, tutte

cose che colpiscono


sentazioni

il

lettore pi di certe rappreil

romantiche, nelle quali


riesce

paesaggio

si

annega entro un'onda fluttuante


diffusa. L'impressione

di sentimentalit

spesso pi pronta e
esita a riferirsi a

gagliarda, perch Dante


e a fatti che

non

cose
di

sono caduti e cadono


del
lettore e
si

di

frequente
quella

sotto l'osservazione

compiace

valersi di imagini semplici,

ma

efficaci,

come

della carta che annerisce sotto l'azione del fuoco, o quella del " vetro bogliente o dell' inferma ,

che d volta nel letto, imagini, che ognuno ha stampate indelebilmente nella memoria. La vivacit e l'evidenza sono fra le principali caratteristiche
dell'arte dantesca.

La quale

sempre

cos profon-

damente

sincera, che le parole stesse pi che essere

realmente agitate dai sentimenti del Poeta, si identificano con questi sentimenti medesimi, sia ch'egli
descriva,
di

ragion d'esempio, l'orgoglio bestiale


sia

Capaneo,

e squisita
ciullo al

imagine,

che ritragga, invece, con umile il correre di un pauroso fan-

grembo materno.

Dante.

43

Quando il Poeta si accinse a scrivere poema, quando insomma la sua interiore visione si esteriorizz e balz, come un nuovo mondo, dallo spiil

rito

commosso,

le

effusioni sentimentali della sua

giovinezza
della

quelle effusioni, che sono tanta parte

grazia e della soavit della

Vita

Nuova

avevano fatto posto a un sano e poderoso accordo fra la ragione e il sentimento. Da questo accordo derivarono alla sua arte una compostezza, una dignit e una forza d'espressione, quali nessun poeta seppe raggiungere pi mai. Pensiamo alla
scena di Paolo e Francesca,
la

in

cui

Amore

canta

canzone dolente in mezzo alla infernale bufera, che rapisce gli eterni amanti con la loro tempesta di passione e di morte nel petto, o a quella di Pier delle Vigne o del Conte Ugolino o, sopra tutto, all'impressionante episodio degli eretici nelle arche piene di vampe, di grida e di lagravi coperchi cadendo menti, che un giorno soffocheranno dopo il giudizio universale. Codesto indimenticabile cimitero di fuoco e di pianto si estende, nella sua grandissima desolazione, per entro la citt del peccato e del dolore, cerchiata da una malefica palude, con le mura e le torri disegnate fra cupi bagliori e livide esalazioni. Quale
sua
i

sfondo alla figura di Farinata! Non meno impressionante e terribile, sebbene tanto diverso, di quello che inquadra Francesca, Pier delle Vigne e il Conte Ugolino. E quale contrasto, accanto a
orribile

44

Giulio Bertoni

Farinata, produce l'imagine del Cavalcanti, padre

Guido, pensoso del gentile figlio poeta e tutto pieno di sconforto a lato al magnanimo michelangiolesco personaggio, che arse nel mondo, come nell'inferno, di amore per la patria, alla quale non sofferse fosse mai recata offesa. Tutte queste scene ci svelano uno dei molti segreti della forza rappresentativa di Dante. Nel
di

contrasto, quasi
delle luci

diremmo

nell'arte

delle

ombre

o del chiaroscuro. Dante trova effetti cancellano. Di qui nasce, sovente, tale una grandiosit da non temere confronto. Sorgono
che non
nella
si

memoria

le

figurazioni dei Centauri, la visione

della Citt di Dite, quella di Lucifero, e sopratutto

viene alla niente

il

suberbo Capaneo, che


la

bestial-

mente giace sotto

pioggia delle fiamme vive,

mostrandosi nel suo orgoglioso disprezzo per gli eterni tormenti un colosso non meno vigoroso, per quanto meno simpatico, di Farinata. Sovrumana potenza di rappresentazione, che assume (altro precipuo carattere della poesia dantesca) gli atteggiamenti pii vari e molteplici! Dante proteiforme. Se in Malebolge freme la Romagna, che non fu mai senza guerra nel cuor dei suoi tiranni; nell'episodio di Guido da Montefeltro, invece, palpita l'umiliazione del peccatore, che si confessa infido e frodolento; se qua troviamo
imagininazioni terrificanti,
del Bornio, che
del suo
si

come

quella di Bertran

avanza facendo spaventosamente

capo a se stesso lucerna, o quella di Bocca degli Abati, che latra con gli occhi in gi raccolti i, mentre il Poeta lo afferra per la cuticagna

Dante.

45

e gli

strappa aspramente
del

pi

ciocche di capelli,

quella

Conte

Ugolino,

che

s'avventa

sul

teschio del
forti
>,

traditore

con
la

denti

come d'un can


di

c'incontriamo in deliziose pitture: Ca-

sella

musico, che intona

canzone

Dante:

Amor

che nella mente mi ragiona

con

tale

dolcezza da estasiare

le

menti e

trarle

fuori di s;

Manfredi biondo e

di aspetto gentile;

Pia dei Tolomei

nostalgicamente desiosa d'essere

ricordata nel mondo, Nino Visconti bello del corpo e magnanimo >, come io disse un antico. Accanto alle atroci e lugubri scene dell'Inferno si schierano, nella nostra memoria, gli abbaglianti episodi del Paradiso. E quella medesima penna che non ha esitato a descrivere, con un verismo potente e quasi brutale, gli indecorosi comporta-

menti
che

dei

diavoli, sapr

ritrarre

nelle

alte

sfere

allagate di luce spettacoli di splendore e di amore,


si

direbbero evocati per

la

gioia eterna degli

uomini. E sapr darci visioni maestose, che stanno impresse nella mente di ognuno: la grande scena
del paradiso terrestre, profetica e
storica insieme,
la

modellata sull'Apocalisse e su Ezechiele;


Beati, di
lizia

mira-

colosa discesa dall'alto, in mezzo a una gloria di

Ges

e Maria; la

santa, ecc. ecc.

Donde

candida rosa della miviene questa musica

di parole

che risuona nel fulgore diffuso dell'aere,

come

un'inobliabile melodia celeste?

San Tom-

maso, che tesse l'elogio di San Francesco; San Bonaventura, che esalta con accenti divini San Do-

46

Giulio Bertoni

menico; San Bernardo che innalza alla Vergine la solenne preghiera finale del poema.

* *

Tutta questa variet e molteplicit di atteggiamenti


e
artistici

risponde ad una grande ricchezza


di

abbondanza
e

sentimento, che nel sentimento,


sua
intensit

invero,

nella

consiste

l'arte.

La

Commedia tutta una fiamma d'amore. Anche quando Dante duro e violento coi malvagi, anche quando dinanzi ai tormenti, che sono castighi meritati, lo vediamo iroso e sdegnato fiera rappresentazione della rivolta dell'onest contro
tura morale
la brut-

che

il

amore spira ognora nel suo petto, vero amore non sempre feniineo e man-

sueto,

che abbatte e spezza e passa senza esitazione. Impeti di furore assalgono


talvolta tempesta,
il

ma

Poeta dinanzi

ai

traditori, impeti
gli

di

generosit

e di

magnanimit

gonfiano

il

cuore dinanzi
o,

agli infelici.

Quando amore
fa

trionfa, l'arte scioglie

l'imaginazione dalle pastoie dell'allegoria,

per

meglio dire,

imaginazione,
della apoteosi

come avviene
di

che l'allegoria divenga essa stessa nella grande scena


Beatrice.

La

vista

di colei,

che

aveva riempita
e allora
si

di luce

Poeta, risveglia nel

amorosa la giovinezza del cuore di Dante l'antica fiamma,


il

direbbe che

simbolo scompaia. Beail

trice, allora,

non

tanto, per

lettore, l'allegoria

della Chiesa

ideale,

quanto

la

donna

della

Vita

Nuova

trasfigurata,

idealizzata,

ma

dominatrice

Dante.

47

ancora del Poeta e ancor capace di suscitargli nel!' anima la tempesta delle passioni d'amore. E il dramma allora si umanizza e la scena si svolge

movimento, pervasa di non contenuta commozione. Questa commozione, non il simbolo, poesia. Per questa sua effusione d' amore, Dante viene talora ad identificarsi con alcuni dei
rapida, ricca
di

suoi personaggi,
la

loro

come se egli riuscisse a risolvere commozione nella sua commozione, il loro

animo

non esaltata forse la fierezza del Poeta? Chi non sente nella tenerezza di Bordello per IVtantova tutto l'affetto di Dante
nel suo. In Farinata

per

la

sua Firenze?
di

Amore

patria

spira

da tutto l'episodio

di

Bordello e da quello di Farinata e dalla fiera apotrofe all'Italia;

amore

e affetto

famigliare esalano

da certe terzine una fragranza soave, che penetra in fondo all'anima e vi risveglia un turbamento profondo, una delicata commozione. Quanta piet
ci

assale, infatti, dinanzi a Forese,


la

che ripensa nel

cuore

sua Nella
La vedovella mia che tanto amai

a Biionconte,

che non oblia

la

sua Giovanna, e

Manfredi, che vuol essere ricordato a Costanza.


affetti

sono in Dante, soffusi di malinconia. Quasi diresti che l'esule infelice, che non ha gustato mai le gioie dolci e tranquille del riposo nella sua casa, pianga un pianto non espresso in lagrime, ogni qual volta gli accade di toccare la corda di questi affetti intimi e delicati. Oh, la
Oli

domestici,

48

Giulio Bertoni

malinconia

infinita

di

Pia
a

dei cui

Tolomei, che non

ricordare e si ha nessuno al mondo rivolge a Dante come a un nuovo fratello, sospirosa com' nella sua solitudine e bisognevole d'amore:
farsi

Ricordati di me, che son la Pia

Questa altissima poesia, generata dal sentimento, nutrita d'un dolore raddolcito da una speranza o da una illusione, da un'imagine cara o da un tenero ricordo. Comparate certe descrizioni dantesche del giorno o della notte, fatte con le regole dell'astronomia del tempo, con la malinconica celeberrima descrizione dell' Ave Maria, quando naviganti lontani rievocano " lo d e' han detto ai dolci amici addio ! La malinconia, sorella del
i

dolore, figlia dell'amore,

compagna

dell'esilio

di

Dante, canta
nel

il

Purgatorio, dove

suo canto pi accorato e profondo stanno esiliate le anime e


sorretta dalla speranza.

dove l'aspettazione

Amore
giate
e

fiducia nelle proprie idealit, vaghegnell'intimit

accarezzate

del

pi

intenso

raccoglimento,

giunta, nel quale


fitta la
i

emanano dall'episodio di Bonagognuno vede impersonata e scon-

vecchia dottrina poetica, contro cui si levanuovi rimatori del dolce stile, raggruppati rono intorno a Dante, dietro la scorta del loro gentile
corifeo,

Guido

Guinicelli.

E
si

sentimenti dell'amitiene

cizia e l'affetto dell'arte

disposano nella scena


ci

del

musico Casella. Quale acuta tenerezza


pensa
al

dinanzi alla figura evanescente di questo cantore!


Si

trasporto, che

Dante ebbe per

l'arte

Dante.

49

del

suono

e del canto e pi grave

si

sente premere

in noi lo

sconforto onde

fummo

subitamente com-

presi alla vista dell'ombra

amica nelle sedi della

purgazione. L'amore, infine, per l'armonia degli


uomini, per questa forma irraggiungibile di perfezione, risuona,

come un epico peana, in tutto il poema. Dante ha popolato il suo Inferno degli spiriti di coloro che la giustizia e la pace e la mutua simpatia degli uomini distrussero con le loro prave azioni e nel Purgatorio ha confinate le anime che non abbastanza s'adoprarono per l'elevazione dell'uomo verso il santo e puro amore del Bene, verso r armonia universale, che trionfa nel Paradiso. Dunque, il sentimento, trasformandosi in posafflato
lirico,

ha conferito virti di poesia persino alla distribuzione delle pene e dei gaudi eterni. Guai se non fosse stato cos Guai se Dante, nel punire i malvagi e nel premiare i buoni, non si fosse lasciato trasportare da questo afflato sentimentale, per cui la legge giuridica perde la sua astrattezza fredda e dottrinale e si gonfia di umanit! La Commedia sarebbe divenuta una rigida figura geometrica suddivisa in tanti scompartimenti, uno per ogni diversa forma di sanzione; mentre vediamo questa figura muoversi, come una creatura vivente, agitata da un'anima o da una scintilla interiore, che le data dall'essere essa stessa, questa figura, poesia. Laddove il sentimento non spira, la Commedia morta. Laddove c'imbattiamo col puro filosofo, col puro scienziato, col puro matematico, laddove insomma non abbiamo liricit, non riconosciamo pi il poeta. Ammiriamo, se si
sente
!

Profili

Dante.

4.

50

Giulio Bertoni

vuole, chi ha saputo abilmente mettere in versi un

chiudere entro una o pi terzine un astruso concetto astronomico; ammiriamo,


difficile sillogismo e

dico, senza pi

della vita di Dante.

commoverci, senza pi vivere nulla Ma, per nostra fortuna, quasi

dappertutto

il

sentimento

l'amore

si

trabocca

e ci investe, e

per esso, allora, tutto

fa poesia:

filosofia, teologia,

astronomia, astrologia, allegoria


la

e quante altre cose hanno concorso a formare persona morale di Dante.

Cos nella Commedia Dante ha manifestata in

forma poetica

tutta

la

sua

complessa personalit

personalit inesauribile
nella Vita

della

quale abbiam
nel
ele-

trovati

Nuova, nel De Monarchia,


Viilgari Eloquentia alcuni

Convivio, e nel

De

menti

o, quasi,
i

opere minori,
e distinta
in

frammenti. Altri rintracceremo nelle quali varranno a rendere pi chiara


la

noi

figura del

sommo

Poeta. Lo
la

sviluppo del pensiero dantesco cos organico,

sua persona morale si venuta formando con un procedimento cos dinamico, che in ogni parte dei suoi scritti troveremo, facilmente, lui. Dante, con

suo lucido pensiero, con la sua ferma coscienza, con la sua fierezza gentile e con alcuni di quegli grandi poeti, enigmi, che grandi pensatori, grandi geni si piacciono di chiudere nelle loro
il
i
i

opere,

come

segreti impenetrabili, che

neppure dopo
si

assidue ricerche e

dopo lunga

fatica

possono

Dante.

51

scoprire e mettere in valore. Shakespeare e Goethe

hanno anch'essi
triamo
in in

di questi

enigmi. Molti ne incon-

Dante, piccoli e grandi (celeberrimo

quello del Veltro), cos nelle opere maggiori,


quelle minori;

come

ma

prescindere da essi un dotalora


in

vere in

questa rapida monografia.


ci

mezzo alla scena delle idee intime del Poeta, in mezzo ai suoi convincimenti e alle sue aspirazioni, e sono qua
Le Epistole
portano animate da un
alito

possente

di

speranza

e l scon-

fortate, accorate,

ma ognora

irradiate dal

pensamenti
per
le

e di

concezioni superiori.
vi si fa
<

lume di Sempre una

nobile fierezza, con una

acuta punta di disdegno

meschine transazioni,

manifesta con

note di

pronta sincerit. AH'


dato notizia di

aveva che i banditi potessero rientrare, pagando una certa somma di denaro, Dante risponde in quel suo latino scolastico, che par succhiato dai
che
gli

amico fiorentino , una provvisione fatta

a Firenze:

trattati di filosofia e di rettorica

o dai dettami delle


rafforzato

da una Suinmae o Artes questo l'invito vigoria nuova d'espressione: glorioso col quale Dante Alighieri richiamato
dictandi,

ma

in patria
l'esilio?

dopo aver sofferto per quindici anni questo il premio della sua innocenza
II

manifesta?

premio

del

sudore

del

lavoro
la

continuato negli studi?... No: non questa


via del ritorno in patria;

ma

se altra trovate che

non deroghi
'

alla

fama

e all'onor di

Dante, quella

prender a rapidi passi. Che se per una tale via non si entra, mai non entrer in Firenze ^. Il caso ha voluto che le poche Epistole rimasteci del

52

Giulio Bertoni

Poeta appartengano tutte al secondo periodo della sua vita, quando in diversi porti, foci e liti egli dov mostrare contro a sua voglia la piaga
della fortuna
scritti
.

Non
e

cos
in

dei

suoi

versi

minori,
disparati

in occasioni

momenti molto

della vita.

di essi si salvato dallo

colp

la

abbastanza ragguardevole spaventoso naufragio, che poesia delle nostre origini, ed giunto
traghettato da pi
manoscritti.
I

Un numero

sino a noi

quali

per acque malfide hanno accolto troppo genero-

samente molti

altri

resti,

Dante. Abbiamo, anzitutto,


nella

che non appartengono a di lui parecchi compo-

nimenti amorosi giovanili, che non trovarono pos'to


Vita Nuova.

Non

c' sempre, in essi, quella


si

ha nelle rime di questo paradisiaco libriccino, e che si eleva dalle strofe come bianca nuvoletta sfioccantesi nell'azzurro infispiritualit vaporosa,

che

nito;

ma

v' talora l'eco di


la

drammi

occulti del-

l'anima,

quale

Innamorata se ne va piangendo Fuora di questa vita La sconsolata, che ki caccia Amore,

II

ovvero se ne sta ristretta > in mezzo al cuore e quivi si lamenta e piange. V', nel gruppo delle una sensualit, che ci trarime della pietra sporta in un altro periodo della vita del Poeta, quando rison il suo cuore di accenti disusati con

palpiti nuovi.

Anche
sente,

nella

Commedia
queste

si

hanno
petrose

al-

cune allusioni a un periodo che non


e di

fu tutto

d'amore
,

studio. Si

in

rime

Dante.

53

l'imitazione

di

astrusi

trovatori provenzali,

come

Arnaldo Daniello
a provare che
la

e Pietro

d'Alvergna,

vi

ricorrono

imagini dure e locuzioni talora contorte, che stanno

non
e
il

vi alta e

vera poesia, quando


si

passione non nobile e pura. Le rime


difficili

fanno

aspre e
nati,

poeta erompe in desideri sfre-

come

in questi

famosi versi:

S'io avessi

le

bionde treccie prese


son per ine scudiscio e sferza,

che

fatte

pigliandole anzi terza,

con esse passerei vespro e le squille e non sarei pietoso n cortese, anzi farei com'orso quando scherza.

Fu un periodo breve e affannoso di smarrimento e di perdizione, fu una giovanile e passeggiera follia, durante la quale Dante scambi, probabilmente, la sua tenzone con Forese Donati, e Guido Cavalcanti scrisse un celebre sonetto di rimprovero
per
l'amico, che

mente >>. una interessante riduzione poetica,


di trecento

pareva pensar molto vilVuoisi che allora il Poeta abbia composta


gli

in

una collana
de la Rose.

trentadue sonetti, del

Roman
di

Non

si

tratta di

una vera

e propria traduzione,

ma

piuttosto di

una interpretazione,
dalla

una trasformadel

zione soggettiva, di un riassunto. L'autore, riassu-

mendo,

trascelse

grande
episodi

tela

romanzo

francese, che

pu

esser
gli

detto a ragione l'epopea


pii

medievale dell'amore,

gai e curiosi,

quasi direi pi sollazzevoli.

tutto rianim e
alito

molto

abbrevi ed abbell con un

fresco e vivace

d'ispirazione e con sottile e leggiadro gusto. C',

54

Giulio Bertoni

un profumo di poesia, c' una limpidit e una grazia e un fare elegante disinvolto e franco non indegni della musa giovanile di Dante, il quale potrebbe aver composta quest'operetta sinin questi
versi,

golare per diletto di qualche allegra e scapigliata


brigata.

Del suo breve periodo d'invilimento o di pervertimento trionf quell'anima grande e ne usc,
anzi, piii fiera e

sdegnosa del male

e della vilt,

quale

si

manifesta, nella sua pienezza matura, nel

poema. Che il periodo, che Dante pass a contatto con la bassezza umana, non fu certo senza importanza per

suo carattere e per la sua arte. Il giovane sognatore impar a conoscere molte miserie e molte vilt e ne ebbe il cuore ferito e
il

amareggiato; onde si rafforz in lui il senso morale, che fu il maggior bene e l'orgoglio della sua vita. Per chi furono scritte le rime della pietra ? Per una donna del Casentino? O per un'altra, per Gentucca, che Dante ricorda nella divina Commedia, come a rammarico del suo passato. La critica le trascina da un luogo all'altro, da una donna all'altra, e non s' ancora fissata e, forse, non potr fissarsi
mai. V', infine, nel
liriche,
ziati

Canzoniere, una

sezione di

che hanno rapporti evidenti coi casi disgradel Poeta. V' il sospiro del cuore per Firenze
il

lontana, v'
altro

pianto dell'esule affaticato, v' molto


di

ancora

generoso,

di
vi

bello,

di
la

forte

e di

grande. Vi canta l'amore,


vi

lagrima

passione,

splende, infine, la scienza, che, divenendo talora


si

fantasma o poesia,
d'oro.

cinge

il

capo d'un' aureola

bante.

55

Sono piene di quella dolce malinconia dantesca, che gi conosciamo, le Egloghe, scritte quando ormai il cuore era gonfio d'amarezza e di dolore, nell'ultimo queto rifugio della corte ravennate. La Commedia era ormai quasi ultimata e il volgare,
nelle
parti

gi composte e note, vi facea le sue

pi nobili prove.
in

Ma

a Giovanni del Virgilio, maestro

Bologna, pi piaceva la grave e polita lingua dei classici, che lo sdegnato volgare. Dal costui
incitamento procede l'idea delle Egloghe, in cui
manifesta l'imitazione virgiliana e in cui
il

si

vede
e

latino scolastico di Dante, gi noto a noi per le


svestirsi

Epistole,

delle

sue

asprezze e

rudit

tentare di avvicinarsi alquanto al modello antico


e illustre. Questi versi latini, nati accosto ai magnifici

non avranno certamente la dantesca di ispirazione e di abbondanza consueta sentimento, ma sono anch'essi un'opera egregia; quasi un'anfora, lavorata con motivi pastorali da un artefice che in altra cura cerc riposo alla grande fatica della sua vita, ragione della sua gloria.
versi del Paradiso,

Diventa oltremodo suggestivo e caro all'animo questo innocente ludo poetico, quando si pensi
che esso cresciuto, come un tenero virgulto, ai piedi del meraviglioso albero della Divina Commedia.

Con una profonda commozione,


Egloghe un passo, che Dante tempo prima della sua morte.
che
gli

si

legge nelle

non molto A maestro Giovanni


scrisse

aveva parlato del lauro trionfale dei poeti, Dante mostr di avere sempre la patria nel cuore, dettando questi versi:

Giulio Bertoni

Meglio non sar forse comporre al trionfo i capelli e, s'io mai torni, in riva de l'Arno nativo velarli sotto il conserto ramo, l dove fiorir, canuti?

O, immortale Poeta! Questo sogno estremo


levi forse le sue sofferenze
di
;

al-

e se fu a lui ragione

qualche conforto nei suoi ultimi anni, giova pensare ch'egli lo abbia portato con s sino nella tomba.
* *
*

Con Dante disparve


nit, al

il

pi alto poeta dell'uma-

quale nessun altro pu essere avvicinato, salvo forse, per alcuni rispetti, Goethe, che a distanza di tanto tempo, riprese a cantare allegoricamente la purificazione e sublimazione dell'uomo.

punto d'intraprendere il gran viaggio, l'uomo malato di sensualit, il quale riesce a salvarsi dal vizio e dal male, perch la virt e il bene lo guadagnano per gradi, mentre
sul
il

Anche Fausto, come Dante

demonio perde ogni potere su

di lui.

Anche per

Goethe, come per Dante, il senso abbandonato a se medesimo corruzione, furia, follia. Anche
per Goethe, per l'uomo:
. . .

il

mistero dell'ai di

impenetrabile

ben

folle chi la vista


vi figge.

D'una spanna

Ma

l'allegoria in Goethe, lontano dal

medio evo
pi nebu-

cio dall'et

dei

simboli,

assai

Danie.

5?

Dante. Fausto sale di sfera in isfera per il cielo, attratto da Margherita, che implora grazia per l'antico amante. Se non che il cielo di Goethe non naturalmente quello di Dante, come
Iosa che in
jl

suo simbolismo non cos compenetrato con l'argomento come quello di Dante. Il cielo del Faust d'invenzione tutta gotheana; un cielo, che a ragione fu definito senza Dio, ovvero tutto

Dio
il

trionfo
il

Fra Dante e Goethe sta la Rinascenza, cio della civilt nuova, dopo la gran lotta

contro
sta la

medio evo

contro

la

falsa

scienza.

coscienza.

Riforma, e sta la Anche Margherita non pu essere nep-

conquista della libert di

pure lontanamente paragonata a Beatrice, a malgrado della loro comune ascensione per le vie infinite del cielo. Beatrice, essendo rappresentazione della scienza divina, luce dell'intelletto, oltre che
sospiro d'amore; mentre Margherita appare a noi nella veste di una vaga fanciulla, che incappa per

ignoranza nei lacci del male e con ingenuo abbandono cede all'impulso del cuore. La salva la purit stessa della sua passione. L'ufficio, che ha Beatrice nella Commedia, senza paragone pi alto di quello di Margherita nel Faust. La prima guida

che uno strumento necessario alla salvazione del protagonista. Il lettore sente per Margherita una grande dolorosa piet, ma dinanzi a Beatrice vinto da
cosciente

verso Dio;

la

seconda non

un senso di profonda ammirazione. Compiange Margherita e contempla Beatrice. Fra queste due creature immortali, un ravvicinamento non dunque
possibile nell'ordine morale.

58

Giulio Bftoni

Dante si stacca poi da Goethe e dagli altri maggiori poeti per l'immediatezza e compiutezza delle sue rappresentazioni. Dante gi ne sappiamo qualcosa colorisce suoi quadri a larghi e forti tratti con precisione e sobriet,
artista,

Come

senza insistere nei particolari, lasciando l'impressione estetica quasi fissata


di

nella

poche,

ma

indistruttibili,
e,

pennellate.

parole

esatte

come

dire,

mente per virt Adopera scultorie, ma con

parsimonia decorosa; cosicch i particolari risaltano decisi e determinati e non si accavallano numerosi l'uno sull'altro. Per contro, essi spiccano chiarissimi, evidentissimi, come avviene per cercare un confronto, in certi passi inobliabili di Shakespeare
in cui la visione

possente e nella sua unit indisin


le
i

solubile e completa.

Dante
l'arte gli

si

mostra persuaso,
lui

pi punti,

che

l'imaginazione soverchi in

sue forze e che


suoi caldi fan-

venga meno

ritrarre

tasmi.

si

duole dell'insufficenza del suo linguaggio,


spesso dolorosamente

insufficenza, che gli appare

evidente, cos nell' interpretare

tutto ci

che dice

Amore
iVla

come

nel descrivere

regni ultramondani.

la

verit

che egli sempre insoddisfatto,

incontentabile, e

vorrebbe ancor pi prodigiosamente netta la sua visione, cio pi prodigiosamente gagliarda e forte la sua lingua. Che lingua e visione fatto tutt'uno e l'aspirazione dantesca a

un linguaggio pi alto e pi degno si risolve, a ben guardare, nell' aspirazione nobilissima a un pi alto e degno iniaginare, adeguato alla solensuoi nit dell'argomento. Ma, ci non ostante,
i

Dante.

59

fantasmi poetici sono cos distinti e possenti, che

pu sempre, per lo meno, essere comparato un maraviglioso abbozzatore, die tragga da un masso informe, con pochi robusti colpi di magico
egli

scalpello, le sue figure.

Dante non
la

ha, poi, scrittore al


in

mondo

che possa

essergli avvicinato

questo: che egli inizi, con


nazionale, la vera e
e

sua opera,

la

letteratura

propria letteratura italiana,

risvegli

un ideale

poetico che prima non esisteva e che pass,

come

un retaggio indistruttibile, ai posteri. Con la Vita Nuova e con la Commedia, infatti, ha principio la letteratura italiana, la quale nacque tardi non soltanto per effetto dell'efficacia
tasse fra noi
il

latino,

ma

che vuoisi esercisopra tutto per la man-

canza di un alto ideale letterario, mancanza determinata dalla storia, come storico fu l'apparire di Dante, che colm l'immane lacuna. Le necessit pratiche, le cure spese nel riordinamento dello stato
e della societ

avevano

tolto

allo spirito la possi-

bilit di raccogliersi nella fantasia e di

creare opere
il

d'arte. L'Italia era andata

stremando

ricco patri-

monio morale ereditato da Roma e per molto e molto tempo non aveva potuto intendere al suo rinnovamento spirituale. Ma col sec. XIII, il grande secolo della nuova civilt italiana, nuove fonti di coltura
s'erano schiuse, grazie sopra tutto allo Studio di

Bologna

e alle

sue propaggini: e Arezzo aveva

isti-

tuita un'universit e a

Siena era stato chiamato Fra'

Quidotto, mentre Pistoja s'era fregiata della scuola


di

Francesco da Colle. In Firenze era nato Brunetto Latini sommo maestro di rettorica (scriveva Gio-

60

Giulio Bertoni

vanni Villani) tanto in bene sapere dire, quanto in bene dittare . Insomma, gli studi s' erano
arti

ringagliarditi, le

fecondo,

il

sapere a

aveano ricevuto un impulso poco a poco s'era rinnovato,


fiotto
di

in virt di

un vigoroso

aristotelismo che

era passato nelle scuole a rinfrancare l'ormai vecchio

organismo delle discipline morali. Alberto Magno avea preparato il terreno alla nuova scolastica di Tommaso d'Aquino, quella scolastica, che Dante avea infine abbracciata. Ed ecco sorgere la scuola poetica del dolce stil nuovo; ecco sorgere il nostro primo e maggiore poeta nazionale. Dante medesimo, in quella Toscana, che molto propriamente stata chiamata la nuova e maggiore Provenza dell'Italia, in quella Firenze, che meglio esprimeva ormai tutto ci che il popolo italiano aveva di
civilt e di nobilt, di

elevatezza e di fervore.
le

Dante strappa, nel Convivio,


del volgare, e nel

vesti

latine

al

pensiero medievale, che cinge dell'abito leggiadro

De

Alonarchia espone, con

luci-

dit di trattatista e

con impeto di vate, il maestoso suo sogno dell'Impero, fonte di felicit e di pace universale. Ed eccolo, nella Commedia, Dante, divenuto ormai un altissimo Poeta, che vola sopra
altri

gli

come

aquila e

assomma

in

s le

aspirazioni

di tutti e vale,

da

solo, pi di tutti gli

uomini del

suo tempo.
4:

Ognuno

di noi, fra gli elementi costitutivi della


le

sua personalit, sa di portare nello spirito

im-

Dante.

61

pressioni ricevute dalla lettura di Dante. La

Com-

media

divenuta,

si

pu

dire,

una

delle fasi della

storia dello spirito

suo eterno svolgimento; e Dante sempre presente a noi, anche se noi ce ne siamo allontanati. Che sulla sua opera quali nel sono venuti sorgendo infiniti problemi,
nel
i

umano

nostro pensiero hanno conferito


diverse,

seconda dei gradi del nostro sviluppo, fisionomie sempre


al

poema,

pulso vigoroso, che


al

ma non hanno potuto distruggere l'imsommo Poeta ha impresso


il

bile

progresso dell'umanit, e il beneficio inestimache ha apportato alla nostra mente e al nostro

Commedia, una delle linfe pi sane del nostro organismo morale. E noi sentiamo che non saremmo, ora, quello che siamo, se nel nostro spirito o nella nostra storia non fosse risonata e non risonasse ancora la voce di questo
cuore.
stata

ed

la

forte assertore del diritto e della bont, di questo

solenne banditore della vittoria del Bene sul Male,


di

questo grande infelice assetato di giustizia, di

questo poeta dell'idea morale: Dante Alighieri.

Dante.

63

NOTA BIBLIOGRAFICA

Opere
V'allardi:

di carattere generale:

F.

X. Kraus, Dante, Berlin,

1S97; N. ZiNGAREi-i.i, Dante, Milano (voi. 4 della collezione del

Storia

letteraria

d'Italia);

H.

Hai;vette,

Dante,

Paris,

1912 (2.* edizione);

K. Vossler,

La Divina Commedia,
:

voi. 1-3 (trad. ital. di T. Gnoli), Bari (collez. Laterza: Bibl. di dello cultura moderna, n.o 34, 1-3). L' t Enciclopedia dantesca

Scartazzini rende

sempre

utili

servigi.

Per
critica),

la

Vita

Nuova: M. Baref, La Vita Nuova (edizione


i

1907. Vedasi anche l'edizione del Beck nella Romanische Bibliothek di Strasburgo. Tra migliori commenti vanno quelli del D'Ancona, del Casini, del Melodia. Sul De Monarchia : D'Anxona, // De Monarchia, in Lecbihl. a p. 247). tura Dantis > [Le opere minori", Firenze, 1906

Milano,

Ediz.

crit.

del

De

Vulgari a cura di P. Rajna, Milano, 1907.


ital.

D'Ovidio,

in

Arch. glott.

>, II, 70.

Nuova
talot,

ediz. del

De

Vulg. e del

De Mon.

a cura di L. Ber-

Gebennae, L. S. Olschki, 1920. Per la Divina Commedia, ricorder l'ultima ottima ediz. con commento: Scartazzini -Vandei. li. La Div. Comm., Milano, 1920 'S.'^ ediz.. Notevoli i commenti del Casini e del Torraca. Critica
del

Poema:

oltre le
lett.

magnifiche pagine del


italiana
>,

De

Sanctis nel 1." voi.

della

Storia d.

D' Ovidio, Studii sulla D.


1906;

C,

1901

Nuovi studi danteschi,


Livorno, 1898, Sotto
il

.Villano,

Pascoli, Minerva oscura,


/ si-

velame, Messina, 190O; F. Flami.m,

gnificati reconditi della

Comm.

e il

suo fine supremo, Livorno,

1903. Notevoli gli studi del


di cui
si

Moore, del Toynbee e del Fraccaroli pu avere l'elenco ricorrendo agli indici del Giom.
il

tor. d. lett. italiana , sotto

nome

di ciascun autore). B. Cko<:e,

La poesia

di Dante, 1921.

64

Giulio Bertoni

Dante.

Sulle Epistolae, F.

Novati,

in

<i

Lect. Dantis

cit.,

1906, p.

285; sul canzoniere,

Firenze, 1915.

M. Barbi, Studi sul canzoniere di Dante, Sul Fiore (riduzione poetica del Rom. d. l. Rose),
Bull. d. Soc. dantesca ^,
I,

D'Ovidio,

in

Dante
Dantis

e la Francia,

25; sulle egloghe, Albini, in

X, 273; A. Farinelli, Lectura

cit., p.

259.

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