Sei sulla pagina 1di 22

Il Sonno dell'Emozione

Il manga distopico e la guerra dei mostri


Ho intenzione di confrontare due realt letterarie che apparentemente hanno poco in comune, e che sono state e sono tuttora ignorate o declassate dalla critica alta come sottogeneri di scarso interesse, ma che hanno in realt rappresentato una chiara espressione delle paure e delle repressioni contratte dal tipo di societ in cui sono nate. Si possono chiamare generi di crisi, poich si sviluppano quando, periodicamente, l'Uomo assiste al tracollo dei propri ideali: sto parlando del romanzo gotico e di un particolare filone del manga (fumetto) giapponese, che per comodit definirei distopico, per motivi che po spiegher, soffermandomi su un esempio particolare, quello che oggi viene considerato uno dei migliori manga mai creati, ovvero il recentissimo thriller psicologico Death Note. Nei periodi in cui una societ, un'ideologia o un sogno collettivo giunge al termine, l'Uomo ricomincia a farsi domande e ogni campo artistico, compreso quello letterario, conosce una notevole fioritura. Basti pensare alle guerre civili della Roma repubblicana, o al declino del Medioevo. Ho preso per in considerazione una delle pi recenti fasi di cambiamento, poich l'ho trovata molto simile a quella che sta avvenendo in questi decenni: il periodo che va dalla fine del '700 all'inizio dell'800. Tutto il '700 stato caratterizzato dallo sviluppo e dalla fioritura del pensiero illuminista, che esplodendo nel fenomeno della Rivoluzione Francese, si esaurir rapidamente aprendo le porte all'epoca romantica pi inquieta. Curioso paradosso che mostra la contraddittoriet della natura umana, la Rivoluzione si servita dei principi illuministi quali la Ragione o la Giustizia trasformandoli in ideali con cui guidare le masse, quindi evolvendoli da concetti verificabili con la ragionevolezza a ideali appassionati con cui infiammare le folle, le vere fautrici della Rivoluzione: anche se la mente era stata la borghesia, essa ha dovuto poi adattare i propri principi e i propri metodi per governare folle di gente senza cui l'azione pratica (e quindi di

fatto la Rivoluzione stessa) non avrebbe mai avuto inizio. Ed proprio il popolo, in quanto non-oligarchia letteraria o intellettuale, senza quasi ad accorgersene, ad esprimere per primo questo sgomento di fronte al cambiamento. Simile situazione sembra in atto in questo periodo della societ occidentale e occidentalizzata, guidata da ormai un secolo e mezzo da un insieme di principi e da un'ideologia socioeconomica che pone le proprie radici nel Positivismo del secondo '800, col suo ottimismo nel futuro e la fiducia nel progresso. Ora, con gli stessi mezzi che finora hanno alimentato questa prospettiva, la societ sta gradualmente mostrando i segni della decadenza. Ma se il problema riguarda la societ occidentale, perch prendere in analisi la situazione giapponese piuttosto che un qualsiasi filone cyberpunk sviluppatosi in America negli anni '80? Il Giappone uno dei paesi pi strani e particolari del mondo, a causa di una sorta di schizofrenia interna che lo caratterizza da ormai 200 anni. Ha subito un processo di occidentalizzazione estremamente rapido, poich subito ha assimilato la politica e l'economia filo-occidentale, l'industrializzazione, la musica, il costume e anche un po' il linguaggio dell'Occidente, fondendoli pi o meno con la tradizione locale. E adesso, per una serie di motivi, con la stessa rapidit il Giappone moderno sta giungendo al collasso. Ma non voglio analizzare a fondo i problemi della societ giapponese, per quanto sia una questione interessante ci sono interi testi dedicati a questo argomento. Voglio solo dire, per usare una metafora, che sarebbe intelligente osservare il Giappone come il nostro teatro kabuki. Analizzare i sintomi della sua catastrofe, estremamente sovraccarichi e quasi grotteschi, oltre che rapidi e rapidamente gravi, per dedurre quali potrebbero essere i nostri sintomi, magari fra 50 anni. In Giappone i giovani sono i primi a patire il disorientamento esistenziale e la crisi di valori tipiche di una societ in declino. Ed proprio da quelle sacche di spaesamento che nasce il tipo di narrazione che sto a trattare. Qui, come nel 1790, chi per primo agisce e subisce la realt, il primo a comprenderla. Poco ci accorgiamo di quanto, in realt, la cultura occidentale orientalizzata stia influenzando l'occidente di ritorno. La sua musica, la sua letteratura, la sua moda, i suoi topos sociali stanno

arrivando in maniera sempre pi capillare da ormai una ventina d'anni, e il mezzo principale attraverso cui ci giungono proprio questo peculiare filone di storytelling, cio il manga (con le sue minoritarie varianti non giapponesi, come i manwa coreani). Lo , quasi a sua insaputa. Uno dei sintomi pi evidenti della crisi giapponese la nascita dell'estetica del kawaii come opposizione per lo pi giovanile, quasi passiva e inconsapevole, alla tradizione giapponese che vuole l'individuo completamente votato alla collettivit, e pronto anche a sacrificarsi per il suo bene. Kawaii significa letteralmente carino, i giovani giapponesi si rifiutano di aderire ad una marcescente societ adulta costruendosi una perenne infanzia artificiale e patologica, si rifugiano nella ricerca di una bellezza accattivante, leggera ed effimera per sopperire alla totale mancanza di contenuti. Si rifugiano nel vuoto per sfuggire al vuoto. Il manga si evolve in questo contesto. Le storie narrate si limitano all'interno di dinamiche e varianti codificate e definite, lo stesso tratto grafico ben riconoscibile e ripete clich determinati che pochi si azzardano a stravolgere o anche modificare. Tutto questo deciso in base a ricerche di mercato, per capire e assorbire tutto ci che piace di pi. Poich il fine vendere, l'obiettivo affascinare, non spiegare, e spesso nemmeno essere originali, perch si rischia di deludere le aspettative di un pubblico abituato alla ricezione di stereotipi. L'unico margine di libert consiste nella personalizzazione degli stilemi codificati. Ed qui, a volte, che la massa del pubblico riconosce ed eleva una serie tra centinaia. I manga di solito vengono suddivisi in base al pubblico cui si rivolgono: ad esempio gli shonen sono indirizzati ai ragazzi e gli shojo alle ragazze; esistono manga per bambini, ragazzini, adolescenti e adulti. Nonostante le vere e proprie distinzioni di genere stabilite per ambientazione o temi ricorrenti siano molto incerte, possibile distinguere una serie di nuovi topos narrativi che hanno attinenza col genere noir, fantascientifico e soprattutto cyberpunk; essi si ripresentano di frequente in molte storie dei generi pi disparati, e solo in alcune serie sono talmente numerosi e sviluppati da poter legittimare una nuova

denominazione di genere. Li chiamer, per sintesi, manga distopici. Per distopa (o antiutopa, pseudo-utopa o utopa negativa) si intende una societ indesiderabile sotto tutti i punti di vista. Il termine stato coniato come opposto di utopa ed soprattutto utilizzato in riferimento alla rappresentazione di una societ fittizia (spesso ambientata in un futuro prossimo) nella quale le tendenze sociali sono portate ad estremi apocalittici. [Wikipedia] Serial Experiment Lain, Es, sono i primi titoli che mi vengono in mente. Ma per la grande intelligenza della trama e della regia, oltre che la profondit delle analisi che ne possono scaturire, prender in esempio come paradigma una produzione piuttosto recente che ha spopolato tra il pubblico (dato che la critica si ostina a voler ignorare il genere manga): Death Note, Il Quaderno della Morte. Brevemente la trama: gli Shiningami (gli dei della morte secondo il credo giapponese) hanno un quaderno su cui tengono il conto di chi muore, provocando il decesso delle persone di cui scrivono il nome sul quaderno. La storia inizia quando un dio della Morte chiamato Ryuk perde il proprio quaderno, gli cade sulla terra, e a trovarlo Light, un brillante studente del liceo, che secondo le regole potr disporre del quaderno come crede. Scoperti i poteri dell'oggetto egli, stufo una vita che lui trova noiosa, e spinto dal desiderio di sopperire alle mancanze della giustizia istituzionalizzata, concepisce l'intento di creare una societ libera dal Male attraverso l'eliminazione sistematica di ogni delinquente, e in generale di chiunque commetta il male. Costantemente seguito dal dio Ryuk, che non interferisce mai nelle sue azioni e guarda la trama svolgersi come uno spettatore distaccato, Light inizier a mettere in atto il suo piano, dopodich la polizia si metter sulle sue tracce assoldando un formidabile detective che per motivi di sicurezza decide di mantenere l'anonimato e chiamarsi

semplicemente L. Dopo un'estenuante lotta psicologica fatta di astuzie e logica stringente,, Light riesce infine a sconfiggere e uccidere il suo avversario, seguito per a ruota da ben due successori della stessa pasta, Mello e Near. Quest'ultimo riuscir a incalzare Light, facendogli commettere l'errore che lo porter alla morte. Il protagonista assoluto del romanzo gotico il tipo caratteriale del cosiddetto villain, derivato dagli antagonisti del teatro elisabettiano, e che trova il suo massimo esempio nel Lucifero miltoniano. Questo tipo di personaggio si poi evoluto ed estremizzato durante l'epoca gotico-romantica fino a raggiungere una natura, appunto, luciferina. Di solito appartiene alla nobilt o all'alto clero, comunque ad una classe sociale alta e privilegiata per natura, sempre per natura dotato di qualit personali eccezionali, un aspetto avvenente o una particolare intelligenza. Solitamente stimato dai propri simili, ma soprattutto venerato dai sottoposti (basti pensare ad Ambrosio ne Il Monaco di Lewis). Insomma, il villain ha tutto quello che si potrebbe desiderare, ma le sue qualit sono tanto eccezionali da connotarsi sorprendentemente di un'aura maligna, il suo fascino mortifero e il suo genio diabolico. In pi spesso il villain nasconde la propria grande superbia dietro una patina di falsa modestia. Questo senza dubbio il ritratto demonizzato dell'aristocrazia, plasmato da quella borghesia che, dopo aver distrutto l'Ancen Rgime con la rivoluzione francese, o spaventando i nobili con quegli stessi fantasmi, dominer incontrastata la societ ottocentesca, difendendosi dagli ultimi spauracchi di un'aristocrazia ingiusta, crudele e parassitaria dipingendola come l'incarnazione del Male stesso (non a caso in questo periodo nasce la figura del vampiro cos come noi la conosciamo, ad opera del misconosciuto Jean Polidori, medico personale di Lord Byron).Il villain di solito il protagonista del romanzo gotico, e ne viene seguita la graduale degenerazione verso il baratro dell'ignominia; ci significa che l'uomo del '700 tardo si interroga con nuova persistenza sulla natura e sulle cause del Male, dopo che il pensiero illuminista ha esaurito tutte le proprie carte.

Adesso, il protagonista del manga Death Note si chiama, paradossalmente, Light (luce in inglese), ed un membro dell'alta middle class di Tokyo. Intelligentissimo e popolare, molto bravo a scuola e negli sport, attraente per le ragazze. Eppure fin dall'inizio della vicenda si nota che la sua psicologia manca di un elemento fondamentale; e si palesa cos la prima grande differenza tra il villain gotico e il villain distopico. Il primo di solito viene portato a smascherare la propria indole sinistra a causa dell'attrazione per una giovane figura femminile, secondo gli stilemi del genere innocente, immatura e timorosa del mondo. Invece, la prospettiva nei confronti della donna, e pi in generale dell'amore, cambia del tutto in Death Note. Nel corso della storia appare il personaggio di Misa, una ragazza bella e popolare, nonch in possesso di un Death Note, la quale si mette alla ricerca di Light, seguita dal proprio dio della morte (Rem), per uno scopo che Light non avrebbe mai concepito: Misa si innamorata di lui, dopo che egli ha inconsapevolmente ucciso, nel numero dei delinquenti da lui giustiziati, gli assassini dei genitori di lei. Misa uno dei pochi personaggi non dotati di un'intelligenza straordinaria, forse perch secondo clich sociali noti, alla donna riservato il mondo emotivo; tuttavia una ragazza spigliata e per niente innocente, poich col proprio death note uccide senza rimorsi svariate persone, e vende senza rimorsi gran parte della propria vita al suo dio della morte in cambio di particolari poteri. Ma la cosa pi sorprendente che il protagonista si dimostra totalmente insensibile, come aveva fatto in precedenza con altre ragazze, ai sentimenti di Misa, alla sua avvenenza, o anche alla fiducia che ripone in lui. Fingendo per con gelo manipolativo di ricambiarla, Light trover il modo per sfruttare questi sentimenti a proprio favore. Il villain non pi fonte di un morbo malvagio che infetta chi lo frequenta, quanto un vortice che risucchia a s l'attenzione e i sentimenti degli altri senza poter n volere dare niente in cambio. Sembra in effetti una sorta di vampiro. E peculiare, pare che non ci sia spazio nella mente dei personaggi per un cuore e per una testa insieme, e che sia la totale mancanza di cuore a portare con s una forma di

follia fredda e inguaribile. Come il villain gotico, Light nello svolgimento della vicenda pu solo sprofondare sempre pi nel proprio male e nella propria follia, ma per motivi diametralmente opposti. Sembra tuttavia, cos dicendo, che l'amore o qualsiasi altro sentimento compaiano nella storia, anche se raramente, come dovrebbero essere, cio come una boccata d'aria. In realt non propriamente cos. L'amore o l'amicizia che nasce sempre disperato, sempre non ricambiato, oppure si desta tra le persone sbagliate al momento sbagliato, e porta ad un epilogo tragico senza dare mai un momento di gioia. In questo la somiglianza col gotico piuttosto evidente, ma mentre in quest'ultimo la tragedia avviene per eccesso di sentimento, in Death Note avviene per la sua totale carenza. A proposito della noia di Light, semplicistico darle poco valore e uno sguardo pi acuto la ricollega automaticamente a quella noia esistenziale che ha caratterizzato la filosofia degli ultimi 150 anni. A proposito scrive Leopardi, uno dei primi a riflettervi: La noia in qualche modo il pi sublime dei sentimenti umani. [...] Il non poter essere soddisfatto da alcuna cosa terrena , n, per dir cos dalla terra intera, considerare l'ampiezza inestimabile dello spazio, il numero e la mole meravigliosa dei mondi, e trovare che tutto poco e piccino alla capacit dell'animo proprio; immaginarsi il numero dei mondi infinito, e l'universo infinito, e sentire che l'animo ed il desiderio nostro sarebbe ancora pi grande che s fatto universo; e sempre accusare le cose d'insufficienza e di nullit, e patire mancamento e voto, e per noia, pare a me il maggior segno di grandezza e nobilt, che si veggia nella natura umana. perci la noia poco nota agli uomini di nessun momento e pochissimo o nulla agli altri animali [LXVIII Zibaldone] Ma non si tratta pi di una noia che vuol essere placata, e

trovare quindi soddisfazione in qualcosa di trascendente, anche se indefinito. Quindi la noia degli esistenzialisti, la noia del nichilismo giovanile, che denuncia e costituisce di per s una generale mancanza di senso, di cui tratta Galimberti nel recente L'Ospite Inquietante: Quando l'attesa disabitata dalla speranza nei giovani subentra la noia, dove il futuro perde slancio e il presente si dilata in uno spessore opaco dove il tempo oggettivo, quello dell'orologio, cadenza il suo ritmo sul tempo vissuto che si arenato, infossato, arrestato. Nella noia, infatti, ogni attesa risucchiata, ogni speranza estinta, non ci sono pi n progetti n storia, ma tutto affoga nel gorgo di un presente in cui ogni orizzonte di senso si inaridisce e si spegne.Se un giorno come tutti, tutti i giorni sono come uno solo, nell'uniformit perfetta di una vita che assapora quel vuoto d'esperienza che accade quando si sono vanificate tutte le attese, le speranze, tutte le illusioni.

Intrecciato a questo tema, c' quello forse fondamentale per Death Note: fin dove pu spingersi il desiderio di giustizia? Pu un uomo decidere di prenderla nelle proprie mani qualora quella istituzionalizzata sia carente? Giustizia e genere umano, quale rapporto li collega? L'investigatore che si occupa di opporsi a Light uno dei personaggi pi interessanti della serie, forse pi dello stesso protagonista, sicuramente pi sfaccettato. C
L (L Lawliet)

onosciuto come L (Elle, El in inglese) per quasi tutta la durata della storia, anch'esso dotato di una spaventosa intelligenza, ma a suo contrario ha ben poco che la societ possa ammirare. Ovviamente in un prodotto commerciale come il manga non troveremo mai, se non altro in ruoli cos centrali, persone del tutto brutte e sgradevoli: prima di tutto perch si rientra ancora nell'ottica del kawaii, poi perch pi nello specifico la categoria

dell'efebo ambiguo ha una lunga tradizione in Giappone; e infine perch processi sociali occidentali in atto secoli, come la parit tra i sessi, esportati in giappone hanno alimentato il gusto per l'androgina, l'efebo in quanto figura che vende stata a tutti gli effetti inglobata dalla japanimation (animazione giapponese) e quasi assunta a suo simbolo. Ma con L non ci troviamo davanti a un qualsiasi bishonen (bel ragazzo lett.), tipo dalle caratteristiche pi estetiche che psicologiche (a cui, pi o meno, appartiene buona parte dei personaggi del manga). Molti fan di L hanno ipotizzato che sia affetto dalla sindrome di Asperger (associabile ad una branca dell'autismo): invece che stare seduto normalmente, si rannicchia sulle sedie (nella posizione fetale caratteristica dei bambini non ancora nati, ma anche delle vittime sarcrificali preistoriche una volta seppellite); non porta scarpe n calze, ha lo sguardo costantemente fisso e gli occhi spalancati con evidenti occhiaie sotto le orbite. Trova tanto sgradevole il contatto fisico da maneggiare ogni cosa con la minima superficie di contatto; consuma costantemente caramelle, t zuccherato fino al disgusto, e dolciumi di ogni tipo. Vive fuori del tempo e dello spazio, fuori dal mondo nel vero senso della parola. Eppure questo ventiquattrenne disadattato, associabile pi che all'eroe di turno, a uno dei tanti otaku e hikikomori, gli alienati della societ giapponese, un genio, ed il migliore investigatore del mondo. E' una figura ben distante da quella del giovane coraggioso che interviene a salvare la fanciulla dal villain (figura che non sempre peraltro nel gotico esiste, e quindi non sempre garantisce un pacificante happy ending): anche L, pur se non ai livelli del proprio avversario, sembra insensibile a qualsiasi forma e possibilit di amore. L'unica cosa che sembra accomunare L e Light la loro genialit sfociante nellao squilibrio, ma mentre il protagonista ha una natura superumana, oltre che monocorde e stabile quasi fosse davvero il Dio che pretende di diventare, senza alcuna intenzione o possibilit di cambiamento, L mostra gradualmente una personalit pi complessa, fatta di continui contrasti: un personaggio ambiguo in quanto presenta una intelligenza

spiazzante e una precisione matematica, ma il suo aspetto ed i suoi atteggiamenti sono a met fra l'animalesco e l'infantile, rendendolo spesso quasi ridicolo (gli stessi creatori hanno detto che egli nato per essere preso in giro), oltre che imprevedibile. E' estremamente astuto ed difficile definirlo del tutto buono (molti fan hanno supposto che la sua iniziale difesa della giustizia sfoci poi parzialmente in sfida personale), compie piccoli furti in funzione alle indagini, mente anche ai suoi pi stretti collaboratori, rifiutando una cooperazione vera e propria; in questo senso diffidente e disonesto, ma quella sua nascosta inquietudine sembra giustificare le sue cautele, fino a suscitare apprensione nei suoi confronti. Seguendo sentieri emotivi sotterranei, L suscita essenzialmente una duplice paura: quella verso di lui, e quella per lui. Nessuno sa mai realmente cosa stia pensando, e il suo fascino risiede proprio nell'enigma sgraziato che rappresenta, e che forse tenta invano di celare: l'impossibilit di convivenza equilibrata fra genialit e capacit emotiva porta alla costituzione di una creatura deforme e quindi per questo destinata prima o poi ad incepparsi e a fallire. Disturbante e in un certo senso sadomasochistica la situazione in cui i due coprotagonisti incappano: Light si finge amico di L per poterlo studiare pi da vicino. Ha cos inizio uno strano rapporto di convivenza in cui ognuno sospetta dell'altro, in realt molto pi di quanto essi si confidino, eppure recitano, o forse realmente sviluppano, un calore emotivo che fa contrarre all'inverosimile le fibre cardiache del lettore. Cosa accada nella testa dei due, non cos facile stabilirlo: Light sa fingere qualsiasi affetto in maniera perfettamente verosimile, ma la sua psicologia emotiva, essendo quasi assente, segue percorsi piuttosto semplici in base a spinte prevedibili. Sembra spesso che le emozioni da lui recitate tanto bene siano sul punto di divenire sincere ma, sempre che sia vero, come se la sua aridit patologica gli rendesse impossibile quel salto di qualit. La voce emotiva di L invece rimane fuori da ogni portata, quasi sempre muta; al lettore, agli altri personaggi, forse egli stesso ne inconsapevole. Ma ci sono eventi in cui la mente umana sembra reagire sempre con modalit imprevedibili: di sicuro fondamentale quello della propria morte. Ed proprio prima di

questa inattesa imminenza, che L stupisce di nuovo, liberando a tratti il suo spirito, quasi come inconsapevole anticipazione. Qualche giorno prima della propria morte stranamente malinconico, mentre rimane sul tetto dell'edificio dove svolge le indagini, incurante della pioggia greve. Quando Light lo chiama indietro, afferma di non poter pi sopportare il rumore delle campane, che a detta sua suonano da una giornata intera. In realt delle campane non c' traccia, e dietro a questa vera e propria allucinazione acustica si nasconde un ricordo d'infanzia e un'ammonizione dell'inconscio. Le campane, uguali a quelle che suonavano nell'orfanotrofio inglese dove egli cresciuto ( la Wammy House) sono un presagio di morte che L probabilmente recepisce fino a un certo punto. Un episodio singolare nei suoi processi mentali, ma che dimostra la presenza di un inconscio vivo, anche se non esplorato, e plasmato dal vissuto personale. L muore il giorno dopo, proprio quando sta per svelare a tutti la chiave per risolvere il caso, mentre Light, che ha trovato il modo per non essere il diretto esecutore, e quindi avere un alibi, presente, e prende in braccio L con una teatralit eccezionale, quando questo cade morente dalla propria sedia. L'ultima cosa che L vede, senza poter reagire, l'occhiata diabolica di Light, che silenziosamente gli si palesa come colpevole, e gli ride in faccia la propria vittoria. Se nella versione animata lo sgomento di L si spegne e muore senza una parola, il manga lascia spazio al suo ultimo pensiero: Light Yagami, allora non mi ero sbagliato, per.... Su quel per ovviamente si scatenato il putiferio. Alcuni, in modo molto pragmatico, hanno assicurato che si tratta di un'ammissione di inferiorit, per cui nemmeno all'ultimo L riesce a capire perfettamente la tecnica usata da Light per sconfiggerlo. Ma intenerisce la presenza, tra le tante, di un'altra ipotesi quasi romantica: quel per sarebbe una confessione di rinuncia volontaria. Ovvero, L avrebbe voluto confessare che non aveva pi intenzione di smascherare Light, o addirittura che alla sua colpevolezza non voleva credere. Che l'affetto autentico, compresso e soffocato per tutta la durata di una vita, sia stato liberato in una sola ultima parola? I personaggi di anime e manga, soprattutto quelli appartenenti alle serie di maggior successo, sono di solito soggetti ad uno

strano fenomeno: essendo creati per suscitare fascino, di solito sono tratteggiati con pochi colpi che possano soddisfare pi gente possibile, ed il risultato una figura solitamente interessante ma priva di completezza e spessore psicologico. Ma ha quel tic, quel problema personale, quel difetto o quel ruolo narrativo che porta ad affezionare il lettore, e ad innescare quel meccanismo di immedesimazione che trova il suo sbocco pi rappresentativo in un fenomeno letterario di nicchia e totalmente naif: la fanfiction. Brevi storie, a volte poesie, o semplici successioni di flashback alla Joyce, sono testi brevi, spesso a puntate, in cui i fan riprendono i personaggi e le situazioni di una serie che li ha appassionati e li arrangiano, li ricombinano e a volte li reinventano da zero, costruendo cos ai propri beniamini un vissuto particolareggiato, una psicologia complessa e matura, e una rete di relazioni interpersonali che l'autore originario del manga (ma anche del film, telefilm o del fumetto in generale) non aveva assolutamente in mente. Cos i tipi, una volta plagiati, diventano personaggi persona, spesso sfaccettati, struggenti e complessi, degni di un romanzo, affermando quasi la superiorit del lettore/rielaboratore rispetto a quella del vero autore. Questo processo avviene anche in Death Note, non escluso L: lui, come tutti gli altri, ci che in base a quello che il pubblico ha visto e ha costruito in lui. E quindi pu esistere un L difettoso perch mentalmente inferiore, un L che decide volontariamente di sacrificarsi prevedendo l'utilit della propria morte in funzione del compito che gli stato assegnato e che passer ad altri, ma anche un L tragico e solo, che si vede dare la morte da chi egli credeva il proprio unico amico. Curioso che il vero nome di L, cio Lawliet, secondo la pronuncia ufficiale suoni come low light, luce bassa. Forse non era la via giusta, forse non era semplicemente abbastanza. Comunque, prima che avvengano i suoi funerali (anno 2004) e che Light rida ed esulti sulla sua tomba, due ragazzini della Wammy's House, scelti precedentemente da L come successori, sono gi stati richiamati a sostituirlo. Dopo che L viene sconfitto, molti fan hanno pensato che la serie sia calata di livello, e alcuni hanno addirittura perso la voglia di seguirla. E' indubbio che, essendo un lavoro commerciale, la diluizione della storia sia stata decisa forse a tavolino, ma

anche vero che i successori di L, per quanto personaggi meno approfonditi e probabilmente meno singolari, non sono privi di significato. Ponendo L come prototipo di un'umanit difettosa ma ancora dotata di un criterio ragionevole, e consapevole della natura e i limiti della vera giustizia come voce della collettivit, cosa viene dopo di lui, cosa viene dopo l'Uomo? Si apre qui un bivio, come se la personalit di L si scindesse in due, e la prima possibilit quella che definirei il nuovo barbaro. M
Mello (Michael Keehl)

ello un ragazzino di 14 anni quando viene informato del compito che gli spetter. Biondo, con una sorta di capigliatura da crociato, una tavoletta di cioccolato in una mano e una pistola nell'altra, al contrario del suo predecessore ha un atteggiamento spigliato e oltremodo irascibile, spesso nevrotico, attanagliato dalla frustrazione di essere sempre stato il numero due rispetto al suo collega/rivale Near (di cui parler dopo). Mello non pensa nemmeno al prevarr la giustizia! dichiarato da L: vuole solo essere il numero uno, per una volta nella vita, per una volta battere Near, e la cattura di questo dio assassino gli sembra l'unico modo per riuscirci. Non esita quindi a battere strade che L non avrebbe mai nemmeno considerato, cio l'infiltrazione e l'alleanza con la yakuza (la mafia giapponese), il sequestro di persona, il ricatto, l'omicidio, dimostrandosi uno dei pochi personaggi che ha l'onest di compiere i misfatti con le proprie mani. Appena accennati attorno alla sua figura compaiono due temi che gli sono peculiari e non ritornano in alcun altro personaggio: l'amicizia e la fede in Dio. Che suscitino compassione o biasimo, rabbia e odio oppure amore, le figure che muovono la trama di Death Note sono sostanzialmente sole: possono avere una famiglia, ma non le danno amore; possono avere dei colleghi, ma non saranno per loro mai nulla di pi; possono anche amare qualcuno, ma

non vengono ricambiati. Mello l'unico ad avere un amico: si chiama Matt, accanito fumatore e giocatore di videogames, accompagna e supporta sempre Mello nella sua missione fino a morirne, per coprire la fuga del suo capo/amico durante un inseguimento della polizia. Come personaggio Matt ha una parte relativamente marginale, eppure la sua presenza ha appassionato tanto il pubblico da spingerlo a trasformare i due in una coppia fondamentale. A questo proposito, ho trovato in internet una piccola immagine, una delle tante che si ottengono modificando illustrazioni precedenti con un programma di grafica. Accanto al primo piano di Matt con una sigaretta in bocca scritto, citando da una canzone dei Jam: in 24 hours they'll be laying flowers on my life, it's over tonight (entro 24 ore getteranno fiori sulla mia vita, stanotte sar finita). Sorprendente come in questo genere di atmosfere del tutto prive di speranze, i personaggi siano recepiti e quindi vivano, quasi totalmente in funzione della propria morte. Il senso della tragedia nei giovani (ovvero i maggiori acquirenti di questi prodotti) estremamente acuto. A Mello spesso associato lo scenario di una chiesa, occidentale, dall'aspetto romanico/gotico (chiesa che poi brucia col suo cadavere dentro), ed egli nella versione cartacea originale porta di frequente un rosario al collo con una grossa croce rossa. Sebbene vi siano frequenti rimandi alla religione cristiana in tutta la serie, Mello sembra l'unico personaggio che abbia una certa consapevolezza di questo contatto col divino, senza volersi opporre al Dio vigente, come fa invece Light. Quando Mello costretto ad andare da Near per prendere l'unica foto che esiste di s, in modo da lasciare sconosciuto il proprio volto a chi frequenta quel luogo, Mello decide di fornire informazioni sul caso al proprio avversario, ed anche se nessuno lo avrebbe costretto egli semplicemente non se la sente di andarsene via senza aggiungere una parola. Le sue pupille, per tutta la durata della storia contratte dall'ansia o dall'ira, sono dilatate all'inverosimile, per un attimo similari alle orbite nere di Near o dello stesso L. In quel momento l'ambientazione si dissolve dietro lo splendore astratto di una vetrata colorata, inondata di luce, davanti alla quale Mello e Near restano soli a dialogare, e da cui la visione del divino appare tanto splendente quanto drammaticamente

frammentata e priva di un disegno logico. Ma Mello, per quanto privo di quelle remore morali che avevano frenato L pi volte, involontariamente limitato, ancor pi del suo predecessore, da quella dimensione emotiva che in lui trova la pi sviluppata espressione. Mello il rinnegamento totale dell'uomo inteso nella sua natura civile, che lo si intenda come organizzato in societ, o anche solo dotato di buon senso. La metropoli la giungla, e Mello la sua bestia, sbrigliato da tutto fuorch da s stesso, ed proprio il suo acume cos ingenuamente utilitaristico, la malvagit cos sana nel suo non tentare giustificazioni etiche o ideologiche, a portarlo alla morte. Il messaggio questo, ed duplice: morto l'Uomo, non si pu tornare indietro, perch in confronto agli animali di cui avevamo paura prima, i nuovi mostri non valgono molto. E quindi cosa occorre opporre a loro? Degli altri mostri. Near ha 12 anni quando viene investito del suo compito, e 19 a fine storia, e pu essere chiamato un vero e proprio deus ex machina. La sua mente del tutto ghiacciata dalla logica in grado di risolvere il caso come fosse uno dei suoi puzzles, dice Mello. La soluzione definitiva, una sorta di bomba atomica investigativa, e il suo stesso aspetto potrebbero suggerire la derivazione dis-umana di questa figura: un bambino dai capelli e dai vestiti bianchi, che manovra la polizia e tutte le forze in campo grazie ai suoi pochi collaboratori, senza quasi mai uscire da una stanza senza luce, dove progetta i suoi piani servendosi dei propri giocattoli, da cui non si separa quasi mai. Del tutto privo di quelle imperfezioni che fanno fallire gli uomini, egli riesce a non perdere mai il suo sangue freddo, fino a farlo perdere a Light. Se da un lato Near (in realt chiamato Nate River, Nate come diminutivo di Natural, quindi fiume naturale) sembra una sorta di piccola divinit mandata per risolvere definitivamente la questione (molti fan hanno notato che i suoi processi logici sono tanto geniali da rasentare l'illuminazione), dall'altra egli pare esistere totalmente in funzione del proprio compito. Non ha caratteristiche esterne a quelle che gli possono essere utili per risolvere il caso; pu quindi forse essere considerato una sorta di non-personaggio, in quanto, di persona vera e propria, ha poco: come se il suo biancore stesse ad indicare il suo vuoto spirituale,

Near attua un processo di mimesi verso L, che guarda con stima e con senso di inadeguatezza (anche se gli d del perdente per essersi fatto battere da Light) adottando i suoi stessi comportamenti e atteggiamenti per sopperire alla propria mancanza di personalit autonoma, mancanza necessaria per renderlo infallibile. In questo senso si potrebbe dire che il nuovo mostro, per quanto funzionale al proprio compito, guardi con rimpianto al vecchio uomo. Piccolo dio, strumento nelle mani della propria funzione, cosa ha egli in fondo di tanto diverso da Light? Cosa possiede, per definirsi garante di un ideale di giustizia che probabilmente non riesce nemmeno a concepire? L a differenza proprio questa: Light ha un'idea propria, autonoma, ma crudele e impraticabile e quindi il suo progetto sbagliato. L difendeva la giustizia delle istituzioni senza averne un'idea etica, Mello aveva a cuore solo il proprio male, ignorando quello collettivo. Ma Near tabula rasa, bianco, appunto. Un compito gli viene affidato, e lui senza mettere in campo proprie opinioni, cerca di risolverlo come uno dei tanti giochi con cui trascorre le ore, tirando a s le fila del lavoro compiuto da L, proseguendo la sua strada con la freddezza e precisione di cui L non era stato capace, o che forse non gli erano state sufficienti poich il suo sacrificio era necessario. E cos, mostro contro mostro, la situazione infine paritaria e Near mette Light alle strette. Ma Light, per suo autonomo sbaglio, ad essere sconfitto: inseguito dalla polizia, si appella a Ryuk, il dio della morte, chiedendogli di scrivere sul quaderno i nomi degli agenti, scordandosi che Ryuk, per quanto finora non sia intervenuto, non automaticamente dalla sua parte: quindi egli scrive il nome Light Yagami sul Death Note, invece che quello dei poliziotti. La parola migliore per descrivere la morte di Light patetica. Corre dovunque come un animale senza alcuna possibilit di difendersi, accorgendosi della propria debolezza senza il Death

Note. Ridotto ad un colabrodo dalla polizia (precisamente dal pi impulsivo e ingenuo dei suoi agenti) muore da solo, sulle scalinate di un palazzo in rovina, mentre vede la propria vita scorrergli davanti, e gli appare, a fissarlo dall'alto, il fantasma di L. A questo punto non solo chiaro il completo fallimento del suo impraticabile quanto crudele progetto utopistico, ma soprattutto Light ritorna con avvilimento a scoprirsi per quello che davvero : solamente un uomo. Non c' nessun dio a chiamarlo a s, e secondo le regole del Death Note la sua anima non potr andare n al paradiso n all'inferno, muore escluso da qualsiasi forma di riscatto o punizione, la radiazione definitiva. Eppure si tratta, come d'altronde nel romanzo gotico, di un finale che si spegne in un'atmosfera cupa senza esalare alcuna aria di sollievo e scioglimento della tensione, in quanto sempre come nel romanzo gotico, tutti perdono e nessuno sembra vincere, nemmeno la forza che ha schiacciato il villain. Ma mentre nel Monaco di Lewis questo dato dalla sensazione che il Male, una volta lasciato esplodere, non scomparir mai pi dal mondo, come una sorta di vaso di Pandora, e rappresenta tuttavia una sorta di liberazione, in Death Note il sogno folle, eppure idealista, del protagonista non viene sostituito da alcun ordine pi sano e risanatore. In sostituzione al Male non viene il Bene, ma il vuoto pi totale. Tutto ci che al mondo concesso, una completa tabula rasa. Possiamo, alla luce di questo finale, giudicare Light diversamente? C i che troviamo alla conclusione di questa storia una cappa meccanica di morale e di meccanismi esistenziali inafferrabili da cui nessuno pu uscire, e chi tenta ne risulta schiacciato. E allora quella legge implacabile che mette a posto ogni follia umana potrebbe farci paura. E allora Light con la sua gelida follia potrebbe davvero sembrarci un eroe tragico. Ci che lui tenta (in maniera disperata, a propria insaputa), creare nuove

regole, regole decise da lui uomo, che tenta di sostituirsi a Dio. Un tentativo, seppur maldestro e ingiusto, di regalare all'Umanit l'indipendenza dal destino, anche se poi questo intento degenera progressivamente in megalomania, dato che egli, identificando la propria azione con quella della Giustizia divina, esenta come un Leviatano la propria persona da qualsiasi giudizio etico. Light diventa quindi un po' Portatore di Luce, un po' Lucifero, che non risplende e non irradia pi regalit nobile come quello di Milton, ma si spoglia di ogni afflato epico, si distingue per la sottigliezza delle trame in cui riesce infidamente ad inserirsi, per la costanza imperterrita con cui si ostina idealisticamente nella sua personale idea di Bene, e per la sconfitta a cui sembra cos naturalmente destinato, anche se riesce a convincere il lettore che questo non accadr mai, e che davvero lui riuscir ad imporre agli uomini la sua crudele utopia. Light ottiene fin dalle prime puntate una non troppo velata approvazione da parte dell'opinione pubblica giapponese, si fa persino degli adepti, pi estremisti di lui, che lo chiamano Dio come invasati (il magistrato Teru Mikami). Tra i messaggi dei fan lasciati qua e l nei forum a tema, ho letto spesso frasi come ci vorrebbe davvero qualcuno che li ammazzasse tutti o Light ha cercato di portare la giustizia nel mondo. Tutto ci sintomo di un disagio troppo profondo per non essere preso in considerazione. Desiderare cos tanto la realizzazione di un principio benefico da finire per calpestare la volont della massa umana che si cerca di salvare, l'estrema conseguenza di questo malessere. Vi davvero sete di giustizia nel mondo, come d'altronde ve n' sempre stata. Questi personaggi si ammazzano tra di loro nel tentativo di raggiungere lo stesso obiettivo, declinato in modi tutti diversi e spesso opposti: l'estirpamento del Male dal mondo. Ma chi ancora ricorda di essere un uomo subisce un fratricidio emotivo; chi non nega di essere un animale brucia nel rogo della propria pira/chiesa; chi insegue un ideale e vuole ergersi a giudice, viene ucciso dallo stesso meccanismo che egli stesso ha innescato, scoprendosi privo del potere che egli credeva di impugnare, e che invece non gli appartiene. Spadroneggia invece un gigantesco No. Il vuoto.

Ma qual' il limite di questa prospettiva? Qual l'ingranaggio che viene ignorato, per legittimare questo spaesamento nauseante? Una concezione umana del tutto antropocentrica, senza alcuna visione dell'insieme, toglie ogni base solida e comprensibile alle regole che ordinano il mondo, regole che in Death Note sembrano davvero calate dall'alto, frutto di una volont tanto implacabile quanto incomprensibile. Sembra quasi, davvero, una storia da Alto Medioevo. B asti pensare che la vita e l'identit stessa della persona risiedano nel nome, quindi dal ruolo con cui collocato nella societ, senza considerare che un uomo si pu dire tale in quanto individuo nel mondo, nel Mondo tutto, non solo in quello umano. Quindi significa che abbiamo davvero perso le radici. In tutto questo gli Shiningami, gli dei della morte, bench agiscano poco e spesso come intervalli comici, in una trama che senn produrrebbe una tensione irrespirabile, sono anch'essi personaggi significativi. Ryuk, in particolare, spesso commenta i misfatti e la mentalit perversa di Light, o in generale dei personaggi, con frasi come questi umani sono proprio uno spasso. Una indifferenza divertita caratterizza costantemente questo personaggio che guarda l'Uomo dall'alto. Particolare forse stupido ma a mio parere indicativo, l'unico a mangiare alimenti sani (mele, ndr), quasi che la sua mostruosit esteriore corrispondesse ad una salute interna, mentale e spirituale, costituendo un'eccezione rispetto a tutti quei personaggi che mostrano segni di squilibrio e inquietudine interiore attraverso le loro dipendenze, anche alimentari, che non sono necessarie , ma anzi deleterie per il corpo (dolciumi, cioccolata, sigarette). Il suo sguardo distaccato e, al contrario, l'estrema umanit e tenerezza di Rem, il dio della morte che si sacrifica per salvare la vita di Misa, comunicano un'armonia e una semplicit di fondo di cui gli uomini non hanno nemmeno l'ombra. Paradossalmente i pi umani, sono i mostri/ dei, che si divertono a osservare gli affanni di creature da loro

considerate insignificanti, o al contrario si fanno prendere tanto dal proprio affetto per le persone fino a morire. E questi sono gli unici rappresentanti dell'ordine divino in versione naturale, in quanto la presenza di piante o animali nell'ambientazione molto scarsa se non assente. Come gi detto, si tratta di un mondo estremamente antropocentrico, ma Ryuk a far girare la ruota della fortuna e decretare che il momento di Light giunto al termine: sempre l'ordine naturale che trascende l'uomo, ad avere l'ultima parola sulle sue faccende, e a stroncare definitivamente chi si propone di scardinare la legge cosmica. Q
Soichiro Yagami, padre di Light e capo della polizia

uindi, il divino si ripresenta sotto vari aspetti: il dio natura che nella sua semplicit non ha niente a che vedere l'uomo, il dio padrone che lo punisce con severit imperscrutabile, e il dio padre che viene dall'infanzia, e ispira con luci e suoni chi ancora in grado di percepirlo, spesso in verit chi soccombe per primo. E a rifletterci, la Wammy House in cui L, Mello e Near hanno trascorso l'infanzia ci appare in flashback con le immagini di una chiesa piena di luce colorata, in cui i vagiti dei bambini si confondono con i rintocchi delle campane e e gli scricchiolii di un gigantesco ingranaggio. Insomma questi tre personaggi vengono davvero dalla pancia di Dio. E se Dio ha previsto la necessit di un anti-Light, vuol dire che accetta e legittima l'imperfezione nell'ordine delle cose, e proprio il desiderio di intransigenza di Light lo rende una cellula impazzita all'interno del sistema. Quindi, che mondo , quello di Death note? Con una Natura quasi assente e una realt industriale che si pu supporre, ma di cui sembra non esserci traccia, il mondo, che non sa pi avere una visione totale di s stesso, sembra tutto metropoli, dimentico del passato e ignorante di ogni possibile evoluzione, dove le tecnologie non sono fantascientifiche ma si attengono a quelle esistenti, premendo con forza su un presente ancora in corso (la storia finisce cronologicamente nel 2012). La fantasia presente in maniera poco spudorata, quasi mimetizzata da elemento realistico, e diventa, invece che emozionante fuga dalla realt,

mezzo per trattare metaforicamente situazioni e temi che sono fuori dalle possibilit rappresentative del realismo: la realt diventa in questo modo allucinata, sfocata o grottesca, ma per niente epica o idillica. I personaggi risentono di un forte squilibrio sotto tutti i punti di vista, condividendo le caratteristiche di una buona fetta della narrazione manga in generale. Gli adulti sono relegati a ruoli secondari, spesso hanno una psicologia pi semplice e anche pi buona rispetto a quella delle nuove generazioni, protagoniste assolute di queste serie. Che siano ragazzini di 12 anni o quasi-adulti di 24, sono schizofrenici superuomini in miniatura, senza una prospettiva di crescita, che vivono in un mondo a parte, molto spesso fatto di puro pensiero, impegnati in faccende che sovrasterebbero i loro genitori e qualsiasi persona che abbia pi di 30 anni; crescendo in questo modo prima del tempo sotto il peso di sforzi eccessivi, oppure nascendo in qualche maniera predestinati a certe sofferenze, tutti condividono l'inquietudine della propria insoddisfazione e frustrazione derivante da una sostanziale deformit del loro spirito, che spesso traspare anche dal corpo, e che determina la loro scomodit o marginalit nella societ costituita. La loro sessualit anch'essa deformata e quasi sempre n il sesso n l'et che dimostra il loro fisico corrispondono a quella della loro mente, fisico che tutto sommato non riveste pi alcuna funzione riproduttiva e pu quindi essere deformato o cambiare identit a piacere. Il corpo in s svalutato, tanto che spesso non ce n' nemmeno bisogno per uccidere, e che i suoi bisogni vengono quasi sempre ignorati, dato che i personaggi sembrano non aver mai vero bisogno di mangiare o dormire, cos come di tutte quelle attivit che permettono la soddisfazione dei bisogni primari, prima fra tutte il lavoro. E' messo in scena il dramma delle classi agiate: dopo quasi un secolo di continua soddisfazione dei bisogni necessari alla sopravvivenza, come se gli stimoli vitali, inutilizzati, si siano spenti. Che siano cinici, spaesati, o semplicemente disillusi, spesso i personaggi muoiono, da eroi o da mentecatti, dopo aver compiuto atti pi grandi di loro, ma sempre di pi al lirismo della tragedia si sostituisce una desolazione piatta.

E infine, chi il pubblico di Death Note, o di una qualsiasi serie simile? Che si sia trattato di indagini di mercato ben riuscite o di un terno al lotto vincente, certo che questa storia ha soddisfatto le esigenze di un pubblico enorme e ben preciso. Quindi ragazzi, innanzitutto. Ragazzi che vedono in questi personaggi e in questa realt un'immagine speculare del loro mondo, marcescente e pieno di sofferenza. Ma a loro modo, e a loro insaputa, essi dimostrano una speranza e un desiderio quasi animalesco di vivere, a cui sono spesso sorde le stesse storie da loro amate: il coinvolgimento che gli adolescenti e i giovani investono su queste trame asetticamente desolate, le anima di nuova vita. I ragazzi sentono, forse senza una chiara consapevolezza, di essere loro i veri protagonisti di queste storie, trovano forza dal sentirsi riconosciuti in una realt fittizia sempre pi vicina a quella che loro percepiscono, senza quei tentativi di addolcimento o consolazione genitoriali che loro rifuggono, molto lucidamente anche se a livello quasi istintivo, considerandoli un'ennesima presa in giro. Sentono che loro esistenza e la loro persona, trasposte metaforicamente in una trama di cui vedono lo svolgimento compiuto, ha un significato e una dignit, nonostante l'insensatezza che caratterizza la loro vita e il mondo in cui vivono. Francesca Sidoti. 26/01/09