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www.siculianacinquestelle.blogspot.com LA RIFONDAZIONE DELLO STATO 1. Piuttosto che di riforme istituzionali, in Italia dovremmo preoccuparci della rifondazione dello Stato.

Rifondare lo Stato, su basi pi certe e solide, dovrebbe essere lo scopo della riforma costituzionale a cui un comitato di saggi lavorer nei prossimi mesi, secondo lassai discutibile legge costituzionale 813/2013. Dovrebbe essere drammaticamente evidente, adesso, che il bicameralismo perfetto e linstabilit cronica dei nostri governi non rappresentano pi il problema pi grosso della nostra suprema organizzazione politica (cio, lo Stato). Il problema pi grosso ormai costituito dalla tenuta dello Stato italiano. A qualcuno laffermazione potrebbe apparire esagerata, nondimeno da far notare che gli Stati non esistono per creazione divina e che alcuni di loro, tra cui quello italiano, si sono costituiti appena 15 o 20 decadi fa solo dopo aspri combattimenti ed immani fatiche diplomatiche. Altri, invece, hanno smesso di esistere per sempre (Cecoslovacchia, Jugoslavia, Unione Sovietica. Per non parlare di imperi secolari che sembrano eterni, come limpero Asburgico). Nemmeno, io ritengo, possiamo entusiasmarci per la prospettiva del crollo dello Stato e lavvento dellanarchia. Come nascono, cos gli Stati possono anche morire . solo una questione di diritto internazionale Il rischio che lItalia scivoli nel caos anarchico, in seguito alla bancarotta (quello che oggi prende il nome di default), molto pi reale di quanto non sembri. Interessante, inoltre, sarebbe approfondire la considerazione che se, per salvare lo Stato, la nostra classe dirigente adottasse misure alla greca, ossia contro la popolazione, questultima non avrebbe pi alcun interesse a far parte dello Stato. Lo Stato moderno, infatti, dovrebbe essere uno strumento volto alla sicurezza e al benessere di una popolazione, non gi un fine in s di una cerchia ristretta di persone ed interessi ed uno strumento di oppressione. Alla luce di tutto ci, la riforma della Costituzione necessaria ed utile solo a condizione di non limitarsi solo a cambiare la forma di governo, ma se consente di riaffermare la sovranit, lunit, la solidit e la continuit dello Stato, la responsabilit e la rappresentativit della classe dirigente, la legalit, la libert e la giustizia. In altri termini, la riforma della Costituzione deve riaffermare che debbono essere i nostri rappresentanti a fare le leggi che pi ci servono e ci aggradano e che tra gli apparati dello Stato non si debbono insinuare soggetti stranieri e non istituzionali per deviare il regolare svolgimento delle funzioni pubbliche.

2. Il mio pi grande timore che la riforma costituzionale che verr varata (verr varata per davvero?) sar un povero restyling che lascer sostanzialmente inalterato il sistema di potere centrale. A parere di chi scrive, lunico modo per rifondare lo Stato quello di definire un assetto che costringa gli apparati a seguire tutti la medesima direzione . Molti dissentiranno dalla mia opinione, ma urge concentrare il potere della direzione politica e del controllo sulle amministrazioni centrali nelle mani di un solo ed unico soggetto. Nei sistemi occidentali, tale soggetto il Presidente della Repubblica ovvero il Primo Ministro. Tra le due figure, per, vi una notevole differenza, poich mentre il primo praticamente inamovibile per tutta la durata del mandato (che risulta, di conseguenza certo), il secondo riveste un mandato di durata incerta perch legata ad possibile voto di sfiducia del parlamento. Qualunque soluzione sar cercata e adottata, dovr essere adottata coerentemente fino in fondo, pensando alla necessit di rimettere il governo italiano in condizione di tenere sotto controllo tutti gli apparati dello Stato e di riaffermare lindipendenza dellItalia anche in senso alle organizzazioni sovrannazionali di cui fa parte. Quando, nel 1959, diede alla Francia la sua quinta costituzione repubblicana (quella attualmente vigente), il generale De Gaulle non cambi solo la forma di governo di quel paese. La costituzione della Quinta Repubblica ribalt completamente le categorie degli uomini politici, dei loro partiti nonch degli stessi costituzionalisti. La Francia attuale assolutamente diversa da quella della Terza o della Quarta Repubblica. Chi non conosce la recente storia francese ignora che, dopo la seconda guerra mondiale, la Francia fu un paese ingovernabile (governi che duravano in media sei mesi!), con una moneta molto svalutata, un ruolo internazionale assai ridimensionato, un sistema politico dominato dalle organizzazioni partitiche, unamministrazione pubblica inefficiente, conti pubblici penosi, instabilit economico-sociale (sfociata nel poujadismo). Nel suo ultimo periodo, la Quarta Repubblica fu costantemente sotto la minaccia del colpo di stato militare! Com che oggi la Francia non lItalia? La risposta tutta nella costituzione della Quinta Repubblica, una costituzione ideata e scritta con lo scopo di metter fine al caos nello Stato e nella politica. Perch temo che le modifiche alla nostra Costituzione non produrranno effetti analoghi a quelli apportati dalla Carta del 59 in Francia? Perch il nostro parlamento giammai (spero di essere presto contraddetto) approver il riassetto dello Stato, dei suoi organi e delle loro funzioni , poich parte di esso non vuole consegnare a Berlusconi un ampio potere. La preoccupazione sensata; nondimeno, non si pu non dare al nostro paese un governo che governi solo perch non vogliamo consegnarlo ad una persona specifica . Non possiamo non rimettere in piedi lo Stato, solo perch non vogliamo che una tale persona ne prenda il potere. Alla fin dei conti, se non si

vuole che Berlusconi assuma pi il potere, basta porre un limite det allassunzione di cariche istituzionali o stabilire delle adeguate norme sul conflitto dinteresse ovvero sulle ineleggibilit. Non si pu permettere a Berlusconi, in un modo o nellaltro, di affondare lo Stato!