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In data 26 maggio 2012, dopo le prime notizie delle quali ero venuto a conoscenza sulle questione Biogas a Buonconvento,

mi misi alla tastiera del mio computer e scrissi una lettera all'Amm.ne Comunale; lettera che ha avuto anche un certo successo essendo stata pubblicata in gran parte, ad opera di Tommaso Montanari (collega dell'ateneo napoletano e penna attentissima ai temi della tutela del patrimonio) nel Corriere della sera. Perch decisi gi al tempo di prendere posizione? Semplice; per la mia preoccupazione sul futuro del territorio comunale; soprattutto delle sue straordinarie forme paesaggistiche, storiche, antropiche e culturali in esso sedimentatesi, costituendo di fatto non solo la pi importante eredit della popolazione ma anche una reale risorsa da tutelare con intransigenza, facendola diventare produttiva nell'ottica dell'economia dei beni culturali e

paesaggistici. Precisavo di scrivere in qualit di cittadino che vuole esprimere il suo pensiero, nelle facolt concessemi dall'articolo 21 della Costituzione italiana (Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione), nonch dall'articolo 11 della Carta dei Diritti

Fondamentali dell'Unione Europea (Ogni individuo ha diritto alla libert di espressione. Tale diritto include la libert di opinione e la

libert di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorit pubbliche e senza limiti di frontiera). Intervenivo, ed intervengo anche oggi, iInoltre, perch il mio mestiere, cio l'Archeologo, mi ha dato modo di conoscere bene la realt paesaggistico-territoriale ed archeologica del territorio di Buonconvento; avendo curato la redazione della carta archeologica del comprensorio comunale; essendo impegnato insieme al Comune (pur con alterne vicende) ed al gruppo Amici di Buonconvento, nell'impresa archeologica sul contesto di Santa Cristina, con prospettive ambiziose di valorizzazione ed apertura al pubblico di questo magnifico sito. caratterizzato da una storia insediativa importante iniziata nel II secolo a.C., e protrattasi sino al IX -X secolo d.C. Il mio legame con il comprensorio comunale e soprattutto con il suo formidabile paesaggio (una delle cartoline della Toscana nel mondo), realt sulla quale lavoro con spirito di servizio, conoscenza e valorizzazione, mi ha quindi causato stupore quando ho appreso del progetto per la realizzazione di impianti per la produzione di biogas. Impianti che interesseranno alcune aree ma che a ricaduta vedranno i loro effetti allargarsi al cuore del territorio. Un territorio ricchissimo di archeologia e di contesti monumentali, dal potenziale

ancora molto alto, con un'area archeologica, quella di Santa Cristina, immersa nella strada del Brunello, che intendiamo continuare a indagare (nonostante le enormi difficolt dei tempi odierni) e trasformare in un parco archeologico che rappresenter una delle tappe fondamentali di un itinerario culturale sull'intero comprensorio comunale. Non entrer, in assoluto ed in linea generale, nel merito

dell'opportunit o meno di realizzare tali tipi di impianti, dei possibili benefici e problemi che possono creare; non mi compete e, pur avendo le mie opinioni, non ho certo la professionalit per poter disquisire in tale direzione; esistono altre sedi specifiche di dibattito e confronto, nonch associazioni ed enti delegati, per trattare tali aspetti. Ma il problema che io vedo di ben altra natura ed investe l'aspetto ed il ruolo che il paesaggio detiene come bene culturale. E Buonconvento, zona di grandissimo pregio, ha da questo punto di vista, non solo un patrimonio di altissimo livello, non valorizzato, ma anche una responsabilit molto pesante. Ricordatevi che, sempre e incessamente, a qualunque costo, il paesaggio deve essere posto al centro degli interessi collettivi, tutelandolo per quelle che sono la sua natura, il suo valore e la sua eredit storica che non devono essere assolutamente stravolti. Anzi

su essa che si deve investire in conoscenza e valorizzazione per creare nuovi sviluppi economici sostenibili. E' evidente che oggi, in Italia, la cultura dominante, la politica che viene svolta dalle pi alte sfere governative, hanno ormai scisso del tutto la storia dalla geografia e non percepiscono pi i paesaggi come luoghi autentici, nei quali la storia si stratificata; ma sono oggetto, invece, di iniziative urbanistiche ed economiche incaute e spesso inutilmente violente, mirate sempre al consumo non rinnovabile di ampie superfici di territorio, talvolta al profitto, quasi sempre alla pura rendita. Questo rende sempre pi necessario pensare soprattutto il recupero e la tutela delle proprie specificit; ma non tramite un attendistico immobilismo lasciando che il territorio si tuteli da solo, bens attraverso azioni tese ad arrestare il processo di aggressione e di mercantilizzazione dei paesaggi contemporanei e il loro svilimento a meri contenitori di rendita. Il mantenimento del proprio paesaggio e delle realt in esso stratificate, costituisce da un lato il grado di civilt di un paese, dall'altro, lo ribadisco, il volano per corretti sviluppi economici e per articolare nuove o rinnovate politiche turistiche e servizi

progettando reti di visita e soggiorno che attraggano famiglie e turisti a soggiornare sul territorio.

Lunica via da perseguire quindi e senza alcun dubbio o remora quella della qualit; la qualit di ci che facciamo, pronti di conseguenza ad assumere un ruolo e un peso rinnovato, se ci potr avvenire, quando il paesaggio (il grande malato d'Italia, come ben indicato da Salvatore Settis nel recentissimo dicembre 2010 Paesaggio Costituzione Cemento. La battaglia per l'ambiente contro il degrado civile) torner, non solo a parole, al centro degli interessi con il recupero della sua memoria storica: i danni al paesaggio (intendo alla sua storia e quindi alle forme diacroniche del suo modificarsi, delluso e della sua frequentazione antropica) ci colpiscono tutti, come individui e come collettivit. La qualit del paesaggio e dell'ambiente, la sua origine storica e la sua eredit storico-monumentale non sono quindi un lusso ma una necessit ed il miglior investimento in prospettiva. Questa finalit dovrebbe, imprescindibilmente, essere considerata ineludibile e vitale da parte di tutti i governi e dalle amministrazioni pubbliche. Le forme storiche del paesaggio, con le quali conviviamo,

necessitano infatti di conoscenza diffusa per poi essere preservate, valorizzate e intelligentemente rese produttive per la collettivit, costituendo la nostra pi grande eredit che non deve essere assolutamente dilapidata come invece avviene: o nell'immobilismo

oppure

nella

ricerca

di

apparentemente

facili

avventure

economiche che obbligatoriamente lasceranno un segno. Cos facendo si porta un contributo di qualit alla costruzione di serie e responsabili politiche territoriali, delle quali oggi si sente un'enorme necessit, visto e constatato da oltre quarant'anni lo stato di deturpamento delle nostre campagne, una cementificazione mai davvero controllata, l'erosione di molte aree boschive e colture tradizionali, i vari ecomostri che la punteggiano e lo stato spesso deprecabile del patrimonio culturale, archeologico, monumentale e storico in esse contenuto. Di fronte all'implosione di un modello di vita urbano sempre pi alienante e alienato dalla finalit del buon vivere civile, nel quale si riducono progressivamente gli abitanti dei centri storici a favore di periferie sempre pi allargate, deturpate sin dalla loro nascita e al tempo stesso deturpatrici, la ricerca della qualit nel territorio dovrebbe essere intesa come vitale. Invece si va nella direzione opposta e non si intravedono cambiamenti di tendenze, nonostante le levate di scudi sempre pi pressanti di personalit eccellenti e di primo piano della cultura mondiale. Il paesaggio deve essere rispettato; quindi rispettate le istanze del patrimonio e della sua conservazione e valorizzazione. Il patrimonio

deve assumere, una volta per tutte, quel ruolo di primo piano che gli compete nelleconomia del paese e nel caso specifico di Buonconvento; qui la storia dell'uomo vi ha lasciato una formidabile eredit da far fruttare. In questa direzione peraltro, rispetto all'atto fondante del sistema dei beni culturali, cio la legge 1089 del 1939, si passati progressivamente a un diverso equilibrio in cui la valorizzazione si colloca allo stesso livello unitamente alla gestione, sottolineandone gli aspetti di servizio pubblico. Il crescente ruolo della valorizzazione si esprime cos, sia a livello di normativa costituzionale sia di Codice dei beni culturali, nell'individuazione dei soggetti titolari di questa funzione, che non esclude lo Stato ma evidenzia il necessario protagonismo delle Regioni e degli enti locali, includendo, con vari ruoli, i soggetti privati. In questo quadro, acquista particolare rilevanza la valorizzazione territoriale che si caratterizza per levidenziazione dei contesti storici e geografici, se non paesaggistici, sui quali si sedimentata la storia antropica in forme complesse e sui quali costruire itinerari culturali o comunque progetti tematici. Tutti sappiamo bene di vivere in una nazione nella quale si fa molta fatica a creare delle cose di qualit (che non siano solo effimero) pur avendo materia da plasmare in abbondanza; purtroppo, come

sottolineava Blaise Pascal, in genere si pi attratti dalla mediocrit perch pi difficile capire la qualit. Questo avviene ma lungi da me, comunque, facili populismi; si tratta purtroppo di un indubbio scenario sotto gli occhi di tutti. Non mi addentrer ora nei complessi meandri delle cause e delle lamentele; neppure esporr la mia personale opinione sui molti vizi di fondo che hanno portato negli anni una nazione sull'orlo del precipizio non solo economico, con danni causati in generale ai beni culturali, al paesaggio e in ultima istanza all'istruzione e alla conoscenza. Ma voglio ricordare come l'ignavia voluta e le scelte politiche fatte si sono poste ormai in netta contraddizione con l'articolo 9 della Costituzione Italiana: La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Un articolo, bene ricordarlo, straordinario nella semplicit della sua portata, ormai disatteso se non screditato a pura barzelletta. Cultura e Conoscenza devono invece trovare una volta per tutte quel primato della centralit che li spetta loro e che la Costituzione Italiana attribuisce; sono i pilastri per la rinascita del nostro paese e per la formazione di cittadini liberi e responsabili. I beni culturali costituiscono infatti una risorsa indiscussa ma

vengono mortificati, se non ignorati nei fatti, mandando allo sfacelo il patrimonio; salvo poi indignarsi pubblicamente e con facilit imbarazzante di fronte agli eventi con maggior carattere mediatico (vedi i crolli pompeiani) e promettendo soluzioni che trovano serie difficolt di attuazione e dilazioni nel tempo inaccettabili. E nulla avviene oltretutto in favore del patrimonio diffuso, come la risorsa archeologica sul territorio (a torto definito minore e sottovalutato) che caratterizza la filigrana dell'Italia nella sua interezza. Tanto l, immobile e incorrotto, immerso nel paesaggio o in nuclei urbani ben conservati, si pensa; collocato in una dimensione irreale se non onirica: quel bel paese, in realt ormai scomparso, oggi molto degradato e impoverito della sua eredit storica per incuria e mancata programmazione. Eppure progettare sulla conoscenza dei beni culturali, rendendoli fonte di sostentamento nazionale e allargata all'intera collettivit, darebbe lavoro e rendita a moltissimi giovani e a ricaduta grandi giovamenti all'economia nazionale. Tanto pi che, aldil delle grida d'allarme di specialisti del settore o di poche menti avvedute, l'opinione diffusa vuole che il nostro patrimonio sia immenso e inesauribile: eppure Antonio Gramsci ci aveva ben messo in guardia, ricordandoci che l'illusione la gramigna pi tenace della coscienza collettiva.

Solo appropriandoci del patrimonio culturale, nonch facendolo nostro, abbiamo la possibilit di aspirare a essere una sana nazione; con la speranza di contribuire ad auto sostenersi nel rispetto e nella valorizzazione dell'eredit storica. Il patrimonio deve essere messo al centro della programmazione, senza mortificanti risparmi bens investendo; senza negoziazioni. Questa non politica del bene comune, il non rispetto delle forme storiche del paesaggio, che anche nelle carte archeologiche trovano la loro materializzazione (e per Buonconvento esiste), ci hanno consegnato un'Italia martoriata da frane e alluvioni; migliaia e migliaia di persone vivono disagi quotidiani o in condizioni difficilissime e precarie grazie alle magnifiche trasformazioni che il territorio ha subito. Si cementifica in ogni dove, anche in spazi a rischio e spesso non rispettando la risorsa archeologica; non si cercano soluzioni alternative e ragionevoli privilegiando chi reinveste sul gi esistente o recupera l'antico invece di far costruire nuovi alloggi e nuove strutture sino alle folli e improponibili new town nate dalla mente astorica di un costrutture di successo; non si tutela la risorsa culturale e storica delle sue forme ma le si stravolgono cinicamente con facilit. Come scriveva Antonio Cederna nel 1973 (avevo 13 anni, ora ne ho

52 ma sembra un pensiero pubblicato oggi....) il problema di fondo e il pi trascurato della politica italiana: la difesa dellambiente, la sicurezza del suolo, la pianificazione urbanistica. I disastri arrivano ormai a ritmo accelerato: e tutti dovremmo aver capito che ben poco essi hanno di naturale poich la loro causa prima sta nellincuria, nellignavia, nel disprezzo che i governi da decenni dimostrano per la stessa sopravvivenza fisica del fu giardino dEuropa e per lincolumit dei suoi abitanti. () Fino a che la difesa della natura e del suolo non diventer la base della pianificazione del territorio, fino a che questo non sar considerato patrimonio comune (anzich res nullius, come stato finora), continueremo a contare le morti e le distruzioni. Ma intanto questa Italia, sempre pronta a invocare la propria povert per non fare le cose indispensabili, ha stanziato la settimana scorsa altri

cinquecento miliardi di lire per costruire nuove autostrade. Come ho gi detto credo che proprio la cultura debba essere un volano di crescita del nostro paese e che contribuisca anche a frenare la disgregazione del paesaggio, che ne intriso. Una societ priva di dimensione culturale diffusa infatti zoppa, non libera, scarsamente critica se non ottusa; autolesionista nel privarsi di risorse che costituiscono non solo il patrimonio bens uno strumento di crescita da diffondere e sul quale investire.

Credo infatti nella missione di coltivare e far crescere educazione, coscienze e rispetto per il patrimonio, rendendolo fonte di sostentamento nazionale e quindi anche per molti operatori e nuovi laureati. Solo imparando e appropriandoci del patrimonio culturale, nonch facendolo nostro, abbiamo la possibilit di arginare

l'abbrutimento culturale in cui viviamo; con la speranza di contribuire ad autosostenersi nel rispetto e nella valorizzazione dell'eredit storica. In altre parole: cibo per la mente ma anche per il corpo, nella ricostruzione e diffusione cognitiva del passato in dialogo con il presente e in esso vivo. Lo scenario nazionale ormai devastante. In fase di crisi, il "buon governo" dovrebbe investire in settori strategici come ricerca, cultura, patrimonio. Invece, i governi recenti hanno tagliato le risorse indiscriminatamente. Con gravi conseguenze per tutti, di fronte a un taglio di fondi pari al 30% in 10 anni, sebbene la cultura non si dovrebbe fare risparmiando. Ripeto che, invece, investire sul sistema dei saperi, della creativit e dei beni culturali come campo dazione significherebbe avere un progetto, creare reddito stabile per il paese e nuova occupazione; inoltre rendere la nostra comunit pi libera e pi coesa, invece che diversificata, complessa e portatrice delle tipiche e violente contraddizioni delle societ urbane odierne. In questo caso vera la scellerata frase

tremontiana che con la cultura non si mangia, ma lo per cecit. Questo territorio, meraviglioso, che Buonconvento deve

impegnarsi nel sostenere e superare la crisi economica terrificate che investe l'intero paese; ma non rincorrendo le sirene di facili guadagni..... di facile nella vita sapete meglio di me che non c' alcunch. Bens impegnandosi nello spirito di operare per il bene del patrimonio pubblico; l'unica strada per non pentirsi gi nel breve periodo delle opportunit perse, per garantire alla propria comunit il mantenimento e soprattutto la trasmissione del suo patrimonio preservandone l'aspetto, il suo contenuto, la sua bellezza e specificit, il mantenimento della tradizione agraria e rurale che con le sue forme vi ha regalato uno dei posti pi belli per vivere. Questa la mia opinione, per quanto pu valere. Sestano, 4 aprile 2013 Marco Valenti Professore di Archeologia Cristiana e Medievale - Universit degli Studi di Siena