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La creazione del consenso Come si plasma lopinione pubblica

Posted By Alberto Medici On 18 luglio 2013 @ 23:03 In AGRICOLTURA,Controllo Mentale,OGM | 10 Comments

Immagino che a molti di voi, se non a tutti, sia capitato di essere preso per matto quando si parla di argomenti che, per noi che navighiamo e cerchiamo le nostre notizie da fonti alternative, sembrano assolutamente normali. Cos abbiamo imparato ad evitare certi argomenti, tanto si sa che non si arriva da nessuna parte. Ma la delusione grandissima, anche perch questa chiusura totale non ha nulla a che vedere con lignoranza (o forse s? ): molte volte le persone pi chiuse sono esperti nel loro settore, laureati, professionisti affermati. Ricordo con tenerezza lamica Maria M., grazie alla quale ho scoperto per la prima volta la truffa dellAIDS leggendo un suo pezzo su FdF, una sera che si fermata a casa mia mi raccontava della totale incomunicabilit col marito (ingegnere, come lei), quando si affrontavano tematiche complottiste, e anche con la loro cerchia di amici abituali, tutti laureati: totale chiusura anche sui temi pi semplici e razionalizzabili, come ad esempio la creazione del denaro. Come si viene a creare questa chiusura totale? In parte possiamo considerare la pigrizia, la non volont di mettere in discussione le proprie certezze, in parte vale anche il fenomeno del bias di conferma [1], per cui, quando ci informiamo, tendiamo, inconsciamente, a selezionare le notizie che ci confermano nelle nostre convinzioni, e a scartare quelle che comporterebbero una rivisitazione del nostro sistema di pensiero (qualcuno lo ha definito il frame, cio la cornice, il perimetro entro il quale stanno le cose che accettiamo, e che tiene rigorosamente fuori tutto ci che ci pu disturbare). Peccato, perch in qualche corso mi hanno insegnato (e sottoscrivo) che la crescita un allargare larea del comfort, facendovi entrare cose che prima stavano nellarea del disagio; se i confini restano immutati, si pu vivere anche per tanti anni senza crescere neanche di un millimetro. Anchio, come tutti, non faccio eccezione a queste regole. E cos, se devo scaricarmi un documentario per il prossimo viaggio a Milano (in macchina mi sono fatto dozzine di documentari sui pi disparati argomenti) cerco sempre qualcosa che mi rafforzi e mi confermi nelle mie idee. Ogni tanto, vuoi per sbaglio, vuoi per provare a vedere cosa dice la concorrenza guardo anche qualcosa che rappresenta una posizione diversa dalla mia, anche se di solito non riesco ad arrivare alla fine. Stavolta per mi sono impegnato, ho cercato di mettere da parte i pregiudizi, e mi sono guardato (e riguardato, non lo so cos bene linglese da capire tutto la prima volta) un documentario della BBC sugli OGM. Anche perch la BBC di solito fa bei documentari, e anche abbastanza imparziali. Allora (vedi sopra, inizio di questo post): un ragazzo palestrato, un misto fra Matt Demon a DiCaprio, presentato come agricoltore tradizionale (secondo me un attore, ma non ne faccio per questo una critica agli autori del documentario) decide di scoprire cos questa storia degli OGM, e capire perch ci sia chi ne parla bene e chi ne parla male. E cos incomincia un viaggio fra Inghilterra, Argentina, Stati Uniti, SudAfrica, Uganda, Europa. E con spirito aperto, senza pregiudizi, chiede , indaga, si fa unidea e trasmette unidea al pubblico che guarda. Delicata anche la conclusione: E se? E se fossero gli OGM a salvare il mondo dalla fame? come dire: prima di essere contrari, pensiamoci bene: non vorremo mica avere sulla coscienza tutti gli africano che muoiono per fame? Immagino che chi veda questo documentario senza conoscere altro (proprio tutte quelle persone che di solito ci trattano da pazzi complottisti e con le quali non riusciamo ad intavolare un dialogo) possa essere facilmente convinto di questa serie di idee: luomo ha sempre modificato la natura e le piante a suo uso e consumo; la manipolazione genetica non pertanto niente di nuovo rispetto allattivt delluomo in migliaia di anni; grazie alle scoperte degli OGM si possono ottenere raccolti migliori, pi abbondanti, pi resistenti ai parassiti, e che richiedono pertanto minor uso di pesticidi; gli OGM potrebbero essere la risposta ai problemi di produzione alimentare per le popolazioni del terzo mondo.

Ora chiaro che se uno sente solo questa campana sar molto difficile affrontare un dibattito aperto e serio. Noi che invece qualche altra campana la sentiamo, possiamo osservare una serie di superficialit e

incongruenze macroscopiche, fra le quali riporto le prime che mi vengono in mente.

Il documentario molto povero di numeri e cifre; molto viene riportato come impressione personale del protagonista (come quando sorvola in aereo le coltivazioni OGM dellArgentina e dice wow! Quante sono!); Viene detto che la quantit di pesticidi per un raccolto OGM pu scendere anche ad 1 decimo di quelli necessari per un raccolto biologico; ma non viene accennato al depauperamento di sostanze nutritive che questi raccolti subiscono, tanto che animali alimentati con prodotti OGM hanno sviluppato moltissime forme di malattie e perdita della fertilit; Viene fatto un esempio di manipolazione genetica sui generis: quello che si ottiene con un batterio agrario, che non ha niente a che vedere con le tecniche di inserimento forzato, e a caso, del materiale genetico proveniente da specie diverse (lo scopo chiaro: far vedere come questi scienziati non facciano alcunch di strano, o di imprevedibile, semplicemente mettono il nucleo di un seme a contatto col batterio, cosa che potrebbe succedere benissimo anche in natura, a differenza delle vere manipolazioni genetiche che qui non vegono illustrate); viene dato per scontato che il problema della fame nel terzo mondo sia un problema di sottoproduzione alimentare: quando anche dati ufficiale dellONU confermano che la terra produce gi oggi il 50% in pi (s, proprio cos: una volta e mezzo) del fabbisogno mondiale (e ogni anno derrate alimentari vengono eliminate per mantenere i prezzi alti); il problema della fame un problema di distribuzione e disuguaglianza (e debito ed espropriazione delle risorse naturali africane, dico io, come si vede anche in questo documentario [2]); non viene accennato minimamente ai problemi della salute, in particolare negli USA, che hanno cominciato ad aumentare in concomitamza dellintroduzione dei cibi GMO; in particolare, intolleranze alimentari, malattie auto-immuni e autismo, che ha molto a che vedere con la capacit dellintestino e della flora intestinale di smaltire gli elementi velenosi che introduciamo, come ben evidenziato dalla dr.ssa Natasha McBride-Campbell); non viene accennato ai problemi degli agricoltori indiani, indotti dalla Monsanto a comprare i semi GMO del cotone con la tossina BT, per comprare i quali, una volta indebitati, a fronte di raccolti di gran lunga inferiori agli anni precedenti si trovarono sul lastrico, con un episodio che rimarr come unonta tremenda nella storia dellumanit, altro che camere a gas: il sucidio per disperazione e per debiti di 250.000 contadini indiani; non viene accennato ai problemi rilevati al seguito dellintroduzione dellormone della crescita bovina (r-GBH),

spiegato in questo documentario; [3]

non viene detto come la soya GM sia resistente al Roundup, il potente pesticida della Monsanto: grazie allintroduzione di una sostanza, il Glyfosato, che un chelante [4], cio trattiene i metalli pesanti, e si trova sempre pi nellintestino delle popolazioni, come quelle USA, nel quale gli OGM sono presenti da una decina danni;

non dice per quale motivo la Monsanto e le sue sorelle (Bayer, DuPont, ecc.) si siano battute cos strenuamente per impedire letichettatura dei cibi, [5] fondando la lor battaglia sulla stupida affermazione che il consumatore ne verrebbe confuso. Ma come? La Food and Drug Administration, lorganismo che dovrebbe proteggere il consu,atore, vieta di etichettare i cibi che contengono OGM?

ad un certo punto dice addirittura: non esiste uno standard per la valutazione della sicurezza di questi ritrovati, come dire: noi li sottoporremmo pure a verifica scientifica, ma non stato definito un protocollo che peccato! Ecco perch in Europa siamo indietro: non abbiamo ancora definito uno standard! Ma come, caro Jimmy, stai in UK e non ti ricordi del Dr.Pustzai [6]? Quello che, incaricato di valutare scientificamente gli effetti collaterali dei cibi GMO, fu licenziato in tronco dopo 35 anni di onorato servizio quando appariva chiaro che stava scoprendo effetti collaterali pesantissimi, a seguito di un paio di telefonate da Downing Street, da quel burattino degli USA che risponde al nome di Tony Blair cos brillantemente sputtanato da Roman Polanski

nel suo The Ghost writer? [7]


Una delle argomentazioni pi forti quella che, di fatto, gli OGM sono gi presenti nella nostra dieta, volenti o nolenti: e quindi meglio che ce ne facciamo una ragione; e questa dovrebbe costituire una motivazione efficace. S, andate a vedere lo stato di salute dei cittadini USA: limpennata di malattie auto-immuni, intolleranze alimentari, ecc., e poi ditemi se quello un modello da prendere ad esempio.

Insomma, un minimo di informazione e un minimo di occho critico permette di smascherare,

anche senza

chiamarsi Altieri,

[8]

questi maldestri tentativi di propaganda sociale.

Ma ai nostri amici/colleghi /parenti che guardano ancora la Rai e Mediaset, a loro, chi glielo dir? Coraggio ragazzi, rimbocchiamoci le maniche e facciamo il nostro dovere. Con pazienza, tanta pazienza, magari un po di maieutica (Socrate: far uscire la verit dallinterlocure, perch nessuno cos convinto di qualcosa come chi quel qualcosa lha scoperto da solo); ma non possiamo tirarci indietro. Lanciamo sempre il sasso nello stagno. Qualcuno si volter, e ci chieder: perch dici questo?