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Democrazia islamica.

di Carlo Rossi

http://chiarodiluna-karl.blogspot.it/2013/07/democrazia-islamica.html

L' insigne islamista Bernard Lewis ha chiuso il suo La crisi dell' Islam con queste parole di misurata speranza: "Lo studio della storia islamica e della vasta e ricca letteratura politica islamica conforta la convinzione che sia realmente possibile far nascere istituzioni democratiche, non necessariamente nel senso che noi occidentali diamo a questo abusato termine, ma in un senso che derivi dalla loro storia e dalla loro cultura e che garantisca a modo loro un sistema di governo condizionato dalla legge, da forme di consultazione e dalla trasparenza, in una societ civile e umana. Basta quello che c' , nella cultura tradizionale dell' Islam da una parte e nell' esperienza moderna dei popoli musulmani dall' altra, per avere una base da cui procedere verso la libert, nel vero senso della parola" (B. LEWIS, La crisi dell' Islam, 2004, p.148). Ma quale influenza ha questo Islam capace di condurre a una societ civile e umana? Oggi il tentativo di dare uno sbocco democratico all' Islam politico pare non riuscito o, quantomeno, segnato da difficolt gravissime. I governi occidentali, compreso quello statunitense, sembrano incapaci di fronteggiare una situazione sempre pi pericolosa. Roberto Toscano su la Stampa del 14 luglio 2013 ne ha dato conto con efficace sintesi: "Obama ha preso atto di un fatto ovvio ma che in precedenza gli americani avevano preferito rimuovere: che laddove le popolazioni accolgono maggioritariamente il messaggio islamista la democrazia pu solo essere islamica. Islamica moderata, auspicabilmente. Unipotesi che lesperienza della Turchia sembrava confortare, con la sua combinazione di pluripartitismo, forte sviluppo economico, buoni rapporti con gli Stati Uniti. Questa interpretazione risulta oggi in crisi profonda, e a Washington regnano non solo lo sconcerto, ma anche unevidente confusione". " Quello che certo che nessuno a Washington pu pensare che, nonostante lo scontento e la delusione per la cattiva prova di un anno di governo islamista, lislam politico egiziano sia finito, e tanto meno che si possa immaginare che le sparute e divise schiere dei laici filo-occidentali possano aspirare di costituire una forza politica capace di fornire una terza alternativa fra militari da una parte e islamisti dallaltra. Per Obama, quindi, pessime notizie da Piazza Tahrir, ma anche da Piazza Taksim, dato che un altro tassello dellopzione islamista moderata, quello turco, mostra anchesso tutti i suoi limiti, nonostante la ben maggiore solidit dello stato turco e del governo Erdogan. Anche in Turchia, come in Egitto, gli islamisti moderati si sono rivelati tuttaltro che moderati nella loro concezione e gestione del potere, caratterizzate da pesanti elementi di autoritarismo". Vittorio Emanuele Parsi su il Sole 24 Ore del 10 luglio 2013 critica l' approccio interpretativo prevalente: " incredibile come si sia progressivamente affermato in Occidente un pregiudizio di matrice culturalista, che ha voluto vedere nelle forme di "islamismo moderato" una strada alternativa per l'instaurazione della democrazia nelle societ a maggioranza musulmana. Ma questa presunta "scorciatoia" non altro che un cul de sac, perch ovunque arrivino al potere i fondamentalisti religiosi prima o poi tentano di realizzare la propria agenda, di imporre i propri valori ritenuti ovviamente "assoluti" e "non negoziabili"".

"Quella parte della popolazione egiziana scesa in piazza per sfiduciare Morsi ci ricorda la necessit che la fede continui ad essere una scelta individuale, non un fattore di divisione politica. Riafferma qualcosa la cui importanza tendiamo a scordare persino in Occidente: cio la supremazia del concetto repubblicano di cittadinanza su quello comunitario di fedele. Non lo fa per aggredendo frontalmente la premessa, ovvero la necessaria separazione e autonomia tra ambito religioso e politico". Nei paesi islamici la transizione a istituzioni fondatamente riconducibili allo stato di diritto e alla libera democrazia oggi certamente ostacolata anche dalla crisi economica internazionale. Quando rispondere adeguatamente alle richieste di pane e lavoro comunque difficile, risulta pi arduo anche il concreto passaggio a istituzioni libere e democratiche, non schiacciate dalla piazza, che realizzino la subordinazione alla legge della pubblica amministrazione. Ma, diversamente da quanto sembra pensare il professor Parsi, le difficolt decisive sono costituite dalla troppo debole distinzione tra ambito politico e religioso ma soprattutto dalla troppo forte propensione a far prevalere l' istanza della verit su quella della libert che caratterizzano la componente tradizionalmente egemone dell' Islam. Le religioni non sono tutte uguali. Gli stessi fondamentalismi non sono uguali tra loro. La libert occidentale si affermata in Inghilterra, dove il monarca anche capo della Chiesa anglicana. Solide democrazie come Olanda, Svizzera e gli stessi Stati Uniti d' America si sono sviluppate in ambiti socio-culturali contraddistinti dalla forza del fondamentalismo cristiano. Non certo inutile citare anche i grandi precursori del pensiero liberale: Tocqueville (La Democrazia in America, Libro Terzo, Parte Prima, Capitolo Quinto): "....nel Corano non solo dottrine religiose, ma anche massime politiche, leggi civili e criminali e teorie scientifiche. Il Vangelo, invece, parla solo dei rapporti generali degli uomini con Dio e fra loro. Al di fuori di questo non insegna nulla e non obbliga a credere nulla. Questo soltanto, fra mille altre ragioni, basta a mostrare che la prima di quelle due religioni non pu dominare a lungo in tempi di civilt e di democrazia, mentre la seconda destinata a regnare anche in quei secoli come in tutti gli altri". Montesquieu (Lo Spirito delle leggi, Secondo Volume, Parte Quinta, Libro Ventiquattresimo, Capitoli Quarto e terzo): "Per quanto riguarda il carattere della religione cristiana e quello della religione musulmana, si deve senz' altro abbracciare l' una e respingere l' altra: perch per noi molto pi evidente che una religione debba addolcire i costumi degli uomini, di quanto non sia evidente che una religione la vera. E' una sciagura per la natura umana che la religione sia data da un conquistatore. La religione maomettana, la quale non parla che di spada, influisce ancora sugli uomini con quello spirito distruttore che l' ha fondata". "La religione cristiana lontana dal dispotismo puro: infatti, essendo la mitezza tanto raccomandata nel Vangelo, essa si oppone alla collera dispotica con cui il principe si farebbe giustizia e metterebbe in pratica le sue crudelt". "...dobbiamo al cristianesimo, nel governo un certo diritto politico, e nella guerra un certo diritto delle genti, di cui l' umanit non potrebbe mai essere abbastanza riconoscente." Le religioni insomma non producono le stesse conseguenze, anche sulle istituzioni.