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Antologia degli scritti

di Nadar

Storia dellarte Einaudi

Edizione di riferimento:

in Nadar, testi di Nadar, Jean Prinet e Antoinette Dilasser e Lamberto Vitali, Einaudi, Torino 1973

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Indice

Parigi sotterranea Nelle Catacombe e nelle Fogne Charles-Pierre Baudelaire George Sand Il pittore della vita moderna

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Parigi sotterranea Nelle Catacombe e nelle Fogne (Primi tentativi di fotografia a luce artificiale)

Quattro volte allanno, signora, allo scoccare del mezzogiorno, pu capitarle di assistere a un appuntamento molto strano..., preso sovente molti mesi in anticipo, fra quattro o cinquecento persone che non si conoscono. Si vedono una a una o per due, per tre, per quattro, convergere allora stabilita dai boulevards un tempo fuori porta e da rue dEnfer oggi Denfert-Rochereau verso una sorta di Tempietto con le colonne doriche, dove vigilava il dazio dellantica barriera. Costoro, appartengano alluno o allaltro sesso, portano tutti in mano un pacchetto come segno di riconoscimento. Molti brandiscono, non senza contenuta fierezza, una lanterna che uno o due hanno perfino attaccato allocchiello, come una decorazione. Gli uni ostentano un portamento grave e perfino raccolto; gli altri brillano di una gaiezza un po troppo estroversa per non sembrare voluta. Tutti hanno la particolare fisionomia, misteriosa e un po presuntuosa, di personaggi ai quali sia stata affidata una missione segreta e non senza importanza. Del resto non ci capita tutte le mattine loccasione di essere solenni. Dalla porta del Tempietto, scompaiono luno dopo laltro, sotto terra. Gli eletti vanno a visitare le Catacombe. Le diverse amministrazioni pubbliche alle quali hanno sollecitato, con un vocabolario assai rispettoso, un favore che

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appartiene di diritto a tutti e non si rifiuta a nessuno, approfittano delloccasione delle regolamentari quattro visite annuali per sbarazzarsi a infornate di questi sollecitatori senza ambizioni. Lei non conosce le Catacombe, signora. Mi permetta di farle da guida. Prenda il mio braccio e... seguiamo gli altri!

Nel cortile dattesa un po trasandato nel quale ci troviamo ora, la compagnia gi numerosa circonda il pozzo e soprattutto quella specie di piccola postierla di pietra dalla quale scenderemo fra breve. Abbiamo intorno a noi i diversi esemplari del tipo Curioso: il curioso insaziabile e il curioso indifferente, persino disdegnoso, il serio, il beffardo, leloquente e il taciturno. Ecco, specie rara, il Parigino al quale Parigi familiare, che conosce sulla punta delle dita il suo Museo dartiglieria e per il quale la fabbrica dei Gobelins non ha segreti, accanto al vero Parigino autoctono che da unocchiata alla sua Parigi solo quando gli capita un visitatore della provincia. Ecco ancora come complemento il pubblico speciale che si abbona al Pre La Chaize illustr, lo stesso che una volta comperava Les Ruines di Volney e Les Nuits dYoung, nei tempi eroici in cui leggevamo di tutto, persino Young e Volney. Ecco infine linevitabile torma degli Inglesi escursionisti. gente necessariamente un po mista che fa presto a familiarizzarsi col vicino; nulla pi della vicinanza del pericolo accorcia le distanze e spinge alla fraternit. Ognuno si prepara, accendendo la propria lanterna. Le risate che scoppiano qua e l, piuttosto forzate, e qualche viso attonito testimoniano, a gloria del corso di letteratura di Nol e Chapsal, che non tutti hanno ancora dimenticato lo sventurato mortale smarritosi nelle catacombe e per colmo di pena messo in versi dallaba-

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te Delille. Questaltro ardimentoso che i compagni attorniano ha portato prudentemente, quasi dovesse svernare, due libbre di candele, un pane di quattro libbre e una provvista di cioccolata; un attimo di riflessione e, se appena ritenesse di averne il tempo, correrebbe a raddoppiare le munizioni. Ma non giurerei che il burlone che a voce pi alta degli altri si fa beffe del nostro prudente pellegrino non nasconda, se si frugasse bene in fondo alle sue tasche, qualche gomitolo di spago, in ricordo di Teseo, luomo del labirinto. Il classico eterno. Eppure lei non dubita, signora, lei altrettanto coraggiosa quanto un uomo dico coraggiosa , che in queste visite regolamentari possa esserci lombra dun pericolo. In fila indiana, i nostri escursionisti, contati allingresso per essere ricontati alluscita, debbono soltanto sfilare in perfetta sicurezza seguendo il limitato itinerario che loro riservato nellossario, sotto la sorveglianza dei guardiani che vigilano a ogni falsa uscita. Tutta diversa, naturalmente, potrebbe essere senza tali precauzioni la conclusione dellimpresa per questo immenso groviglio di cave romane dal quale la nostra Lutezia usc fra il iii e lviii secolo e che si ripiegano in mille meandri sui due lati della Senna, da Vaugirard a Charenton, da Passy a Mnilmontant.

Ma la postierla si aperta. Tutti si inabissano lentamente per la stretta e ripida scala a chiocciola. Le piace sapere che questo ingresso, il pi frequentato, uno dei sessanta che annoverano le Catacombe di Parigi e che la scala ha novanta gradini? Immagino che queste statistiche non la interessino pi di quanto interessano me. Non so daltronde, per cominciare, chi potrebbe incaricarsi di enumerare esattamente i sei o sette milioni di

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scheletri lasciatici qui da pi di dieci secoli, miniera inesplorata di fosfato di calcio e di nitrato di potassio. Eccoci finalmente in fondo allinterminabile e sdrucciolevole scala. Seguendo i primi della nostra fila indiana, seguiti dagli altri, avanziamo faticosamente in una stretta galleria dalle pareti sgocciolanti e la cui volta opprimente fa curvare i pi alti. La monotona processione si prolunga e, a renderla pi sgradevole in queste viscosit, lodore fumoso della fila di candele ne forse rimasta qualcuna indietro? si condensa e si rapprende nel lungo corridoio privo daria. Ma lo spazio si allarga intorno a noi. Ci appare una porta: sopra liscrizione: memoriae majorum ai due lati: has ultra metas requiescunt, beatam spem expectantes. Ci siamo. Entriamo nellossario.

Fra i pilastri di pietra sommariamente squadrati, venuti a proposito per preservare la parte meridionale di Parigi dagli smottamenti che troppo spesso vi accadevano, sono disposte in ordine perfetto si direbbe limmenso cantiere di un meticoloso mercante di legname tutte le ossa raccolte, in particolare dopo il 1785, nei cimiteri soppressi, nelle antiche chiese e negli scavi che, sotto il secondo Impero, hanno sconvolto da cima a fondo gran parte del suolo parigino. Dai Cesari e dalle invasioni normanne fino agli ultimi borghesi e contadini estratti nel 1861 dal cimitero di Vaugirard, tutti coloro che sono vissuti e si sono spenti a Parigi dormono qui, vili moltitudini e grandi uomini acclamati, santi canonizzati e criminali giustiziati in place de Grve. Nella

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confusione ugualitaria della morte, un re merovingio osserva leterno silenzio accanto ai massacrati del settembre 92. Valois, Borboni, Orleans, Stuart finiscono di marcire alla ventura, perduti fra gli storpi della Corte dei Miracoli e i duemila della religione mandati a morte nella notte di San Bartolomeo. Ma lannientamento dellessere umano non ancora completo, il livellamento delleternit esige altro ancora: quegli scheletri alla rinfusa sono essi stessi disgregati, sparpagliati in modo che mai pi si ritroveranno per presentarsi insieme al Giudizio dellultimo giorno. Per opera di speciali manovali addetti tutto lanno a questo servizio, costole, vertebre, sterni, carpi, tarsi, metacarpi e metatarsi, falangi, ecc., tutte le ossa pi piccole sono compresse, pigiate in masse pi o meno cubiche sotto le cripte a mo di imbottiture come si dice qui e sorrette sul davanti da teste scelte fra le meglio conservate: quello che noi chiamiamo le facciate. Larte degli sterratori combina le filze di crani con femori disposti in croce in composizioni simmetriche e variate, e i nostri decoratori funebri ci si mettono dimpegno, in modo da rendere laspetto interessante, quasi gradevole, dice, evidentemente affascinato, il buon Dulaure, che Paul Fassy, nel suo studio interessantissimo sulle Catacombe, ha qualche motivo di definire parziale. Ad esempio, i crani che compongono la facciata davanti alla quale noi passiamo provengono da rue de la Ville-Levesque, dove furono gettati tutti insieme parte dei giustiziati del 1793. Fra di loro, non c dubbio, si trova Philippe-Egalit, duca di Orleans. Qual ?... Fu solo il caso a scegliere, per scolpirlo qui, quel versetto del primo libro di san Luca, fatale come una sentenza: deposuit potentes de sede et exaltavit humiles?

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accertato che sono tutti l nei loro frammenti mescolati: santa Genoveffa e Mirabeau, Marat con Nicolas Flamel e la sua sposa, san Vincenzo di Paola e il cardinale Dubois, Margherita di Borgogna con il Prevosto Marcel, Perrault, larchitetto narratore, il maresciallo dAncre, Voiture, Cassini, Benserade, san Mederico, Gauthier Garguille, Malherbe, Gassendi, Philippe de Champaigne, Lulli, Rabelais, Commines, ecc. Fredegonda, forse intrecciata a mademoiselle de la Vallire e a mademoiselle de Scuderi dal disordine di qualche burlone, riposa fra Pichegru e labate Santeuil. la sfilata dei grandi nomi di Francia come dei piccoli. Non c una delle nostre vecchie famiglie che non possa rivendicare l qualcuno dei suoi, Conde e Conti, Soyecourt e Vendome, Larochefoucault, Crqui, Rohan, Montmorency, Villars, Blacas, Brancas, Noailles, Du Lau, La Trmolle, Nicola, Luxembourg, Mol, ecc. che giacciono qua e l, e ogni traccia ne implacabilmente cancellata dallinnumerevole ingombro dei pi umili, degli anonimi, i Durand, Legrand, Petit, Lematre, Berger, Lenoir o Leblanc. Quel frammento che il suo piede, signora, ha appena urtato, quel rottame senza nome, uno dei suoi nonni, una nonna forse. E ha amato, ed stato amato... Quale vanit umana, quale orgoglio potrebbe reggere davanti a questa ineluttabile promiscuit finale delle nostre polveri, quando, ieri, la mascella di un cardinale Richelieu circolava fra i rigattieri inseguita in ogni sua mossa dai cronisti mentre, documenti alla mano, mi affermava uno degli eruditi pi seri, la Cappella Espiatoria, pellegrinaggio venerato degli ultimi fedeli, non conterebbe alcuna vestigia delle reliquie di Luigi XVI, ma invece le ossa detestate di un Robespierre? Quali brevetti di nobilt, quali titoli, quali cartulari, quali sigilli? Cercala, la tua gloriosa matricola, in quei cumuli di cumuli infiniti, povero sciocco!

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stato deciso, da qualche anno in qua, di distinguere le ossa a seconda della provenienza. Iscrizioni lapidarie indicano che un mucchio proviene da Picpus, un altro dal convento dei Cordiglieri o dal Mercato degli Innocenti. Le iscrizioni si alternano con versetti latini della Bibbia e con frasi francesi, per lo pi maldestramente tratti da una selezione tenace fra i nostri poeti minores, Lemierre, Ducis, il gi citato Delille e altri Campistrion. Una piccola polla dacqua limpida e sempre allo stesso livello nella sua vasca di pietra serve dasilo a cinque o sei pesciolini portati dal capriccio dun operaio del luogo, che ve li presenta con certo orgoglio. Suppongo che, con le tenebre quasi perpetue, quei pesci siano prossimi a diventare ciechi, come le specie dalla capacit visiva atrofizzata che si trovano nei laghi sotterranei e gli insetti cavernicoli. Sotto la sorgente:
SICUT UNDA DIES NOSTRI FLUXERUNT.

Ecco, per certo, uno di quei pensieri profondi ai quali Bourdaloue e neppure Prudhomme troverebbero modo di dire no. Pi oltre, ma fuori dallossario, c un pozzo molto largo e profondo, nel quale si tentati irresistibilmente di penetrare scendendo dai larghi gradini. Ma, attenti! Lacqua talmente limpida che non la si percepisce se non al tatto, e io maccorgo che il bagno ai piedi gelido: ne ho fatto lesperienza. A fianco, due esempi di scultura architettonica, tagliata nel tufo:
QUARTIER DE CAZERNE

(sic) PORT SAINT PHILIPPE 1777,

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dicono le iscrizioni dellartista. Questi lavori di pazienza che non faranno sfigurare il colonnato del Louvre, sono dovuti agli ozi di un veterano di nome Decure che, a quanto sembra, aveva scelto quel luogo come suo ritiro e che la tradizione locale fa morire l, vittima della sua imprudenza, sotto una frana. Ecco ancora, per non dimenticare nulla, una pesante tavola anchessa tagliata in pietra massiccia, sulla quale la stessa tradizione vuole che Carlo X abbia fatto uno spuntino. Su alcuni cippi le epigrafi testimoniano che in questaltro luogo sono riunite le vittime del combat au chateau des thuileries (sic) le 10 aoust 1792 poi, qui, quelle dei combats de la place de grve, de lhtel de ville, de lhtel de brienne et de la rue meslay, les 28 et 29 aoust 1788 e, pi oltre, quelle del combat a la manufacture de reveillon, le 28 aoust 1789. Unaltra epigrafe colpisce ancor pi nella sua concisione lapidaria: d.m. ii et iii septmbre. mdccxcii Una pietra tombale, la sola che troviamo qui raccolta fra tante altre migliaia di maggior interesse, si erge ancora per informarci in prosa e in versi che copr il corpo di Franoise Gellain, sposata Legros, la quale favor levasione di Latude.

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Ecco il sarcofago detto Tombeau de Gilbert, dal quale Gilbert manca. Ma non dovrebbe essere molto lontano. Ed ecco laltare provvisorio dove, ritengo, almeno una volta allanno, una messa regolamentare deve essere celebrata per tanti defunti, cattolici, ugonotti, ebrei o perfino maomettani, sempre aspettando la cappella speciale che non cessava di richiedere il ci-devant libellista Timon de Cormenin, gi funesto ai profittatori dellantica lista civile. Qui la via sbarrata. Un enorme cumulo di ossa, un ammasso la cui cima sembra sfondare la volta, viene dal pozzo di rue de la Tombe-Issoire (o pi semplicemente Tombissoire?) In questi pozzi sono via via scaricati [1867] tutti i resti umani esumati nei cimiteri soppressi e nei lavori di sterro compiuti per aprire nuove strade, giacch neppure la morte pu garantirci dallespropriazione. Gli uomini dellossario li ammucchiano nei due tombarelli e, quando questi siano colmi, li spingono davanti a s verso le volte ancora vuote in attesa della loro imbottitura. Accanto al cumulo, una piccola bara nuova di zecca. Un foglio, inchiodatovi di recente, scritto a mano, ci informa che i resti in essa contenuti sono stati scelti e destinati a essere sepolti altrove. La decomposizione prodotta dalla tomba non ha lasciato molto da conservare: proprio un feretro da bambino. Ma come! fra tanti esseri, un tempo cos cari, soltanto uno evocato! La nostra piet familiare anchessa, dunque, si estingue? Davanti allabbandono definitivo e universale, non cera modo per gli ordinatori di questa necropoli in cui tutto si perde, persino il ricordo dei padri nella memoria dei figli, di sostituire uno dei distici dei loro Chenedoll delezione col grido straziante che esce come un singhiozzo dal petto del salmista:

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O voi che foste miei amici, abbiate piet di me! E ancora ossa e ancora epigrafi, sempre scelte nel repertorio dei minores e dei minimi accademici... Non ne ha abbastanza, signora? Il pittoresco qui si esaurisce presto, gli aspetti non sono variati, e continueremmo a girare su noi stessi senza vedere di pi. Questa parola misteriosa Catacombe eccita di per s una curiosit, che risalendo a tempi lontani, ha avuto tutto il tempo di maturare. Non tutti hanno la disponibilit, loccasione o lidea di scendere qui: furono quindi ragioni sufficienti per venirci. Ma, come me, lei ha gi constatato che basta compiere qualche passo in questi sotterranei e la curiosit presto soddisfatta. uno di quei luoghi dove tutti vogliono essere andati e dove nessuno torner. Risaliamo dunque questa scala che alla nostra impazienza sembra ancora pi interminabile che alla discesa: ed ecco laria soave dellesterno, ecco la luce, il sole, la Vita, che respingono dietro di noi come un sogno penoso, peggio ancora, fastidioso, il ricordo di questa escursione funebre. .......................................

Noi, ora, ridiscendiamo per lavorare. Chiederemo al nostro obiettivo di fare a meno della luce diurna per rendere quello che con noi vede: tenteremo il primo esperimento sotterraneo di fotografia a luce artificiale, che ha gi cos ben sostituito la luce solare nel nostro laboratorio di ritratti. Ma, qui giunti, necessaria qualche spiegazione.

La maggior parte delle operazioni che oggi eseguiamo correntemente, con assoluta facilit, sembrarono,

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alla vigilia del primo esperimento, qualcosa dimpossibile, persino una sfida al buon senso. Come nei miei tentativi di fotografia aerostatica, allora cos vivacemente combattuta e negata dai pi competenti, cos trovai pi di un contraddittore quando cercai di supplire alla luce diurna con lilluminazione artificiale, tuttavia suggerita in tutti quei casi in cui la luce del sole manca o insufficiente. Concepita lidea, mi misi allopera. La prima fonte di luce che ci si offri per le nostre operazioni fu lelettricit e in talune circostanze il magnesio Ma a quel tempo (1858) lelettricit era ancora ben lontana dalle facili applicazioni pratiche verso le quali si sarebbe presto avviata a passi da gigante. Non avevamo i preziosi accumulatori portatili, n i generatori ausiliari di Gaulard, n tutte le altre agevolazioni attuali, ed eravamo costretti a tutte le ingombranti scomodit della pila Bunsen. Non cera scelta. Feci dunque installare da un elettricista esperto, in una parte coperta della mia terrazza in boulevard des Capucines, cinquanta elementi medi che, come speravo, si rivelarono sufficienti a fornirmi la luce richiesta. Sorvolo sugli inconvenienti e le difficolt dellinstallazione e delle manipolazioni, tutti di poco conto a paragone degli ostacoli che dovevo incontrare pi tardi nel portarli fuori. La mia prima applicazione della luce artificiale apparteneva di diritto al ritratto, innanzi che mi avventurassi nelle imprese progettate allesterno.

Cominciai naturalmente lesperimento in anima vili, sulla mia umile persona e sui miei aiutanti di laboratorio. Per quanto mediocri e perfino orribili fossero le prime lastre, la voce del tentativo si era diffusa nel nostro microcosmo fotografico nel quale ognuno teneva

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locchio puntato sul vicino e subito fui invitato a dare un saggio alla Presse scientifique, circolo e giornale che allora aveva sede in rue Richelieu, accanto alla fontana di Pradier, lo scultore piacevole ma sconclusionato di cui Preault diceva: Ogni mattina parte per Atene e ogni sera torna in place Breda. Trasportato immediatamente in rue Richelieu tutto il mio ingombrante armamentario, ottenni diversi negativi fra gli altri il gruppo del presidente e dei suoi due assessori al loro scrittoio negativi dai quali, seduta stante, tirai le positive con la mia luce elettrica.

Le prime lastre risultavano dure, con effetti contrastati, i neri opachi, stagliati senza particolari in ciascun viso, le pupille o spente per eccesso di luce o violente e puntute, come due chiodi. Per completare lopera, occorreva una seconda fonte di luce ammorbidita, che frugasse le parti in ombra. Provai i lampi al magnesio; ma non avevamo ancora le lampade cos opportunamente inventate in seguito e luso del magnesio, senza parlare del fumo, presentava molti inconvenienti. Tentai di smorzare la luce ponendo un vetro smerigliato fra lobiettivo e il modello, ma ci non poteva darmi grandi risultati; poi, pi praticamente, disposi dei riflettori fatti con stoffa bianca, e infine un doppio gioco di grandi specchi che rinviavano a intermittenza il fascio luminoso sulle parti in ombra. Riuscii cos a riportare il mio tempo di posa alla media diurna e alla fine potei ottenere delle lastre a eguale rapidit e di valore del tutto equivalente a quello delle lastre ottenute ogni giorno nel mio laboratorio. Non mi soffermerei su questi tentativi e sul susseguirsi di brancolamenti suggeriti dal pi elementare senso pratico se non avessimo visto, appena pochi anni

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fa, due fotografi, dei quali uno ben noto, disputarsi con violenza davanti ai tribunali la priorit di procedimenti applicati e divulgati molti anni prima della loro tenzone.

La permanenza, ogni giorno al tramonto, di quella luce allora poco in uso fermava la folla sul boulevard: attirati come falene dal chiarore molti curiosi, amici o indifferenti, non sapevano trattenersi dal salire la scala per rendersi conto di quello che vi succedeva. Quei visitatori di ogni classe, alcuni noti o persino celebri, erano accolti nel migliore dei modi: essi ci fornivano gratuitamente una riserva di modelli disposti al nuovo esperimento. Fu cos che in quelle serate fotografai fra gli altri Niepce de Saint-Victor G. de La Landelle, Gustave Dor, Albric Second, Henri Delaage, Branicki, i finanzieri E. Pereire, Mirs, Halphen, ecc., e infine il mio dirimpettaio e amico, il professor Trousseau.

La possibilit di fotografare a luce artificiale era ormai acquisita: ora si trattava di passare allauspicata applicazione. Il mondo sotterraneo offriva un campo infinito di operazioni non meno interessante della superficie terrestre. Ci preparavamo a penetrare, a rivelare gli arcani delle caverne pi profonde, pi segrete. Ma senza andare subito tanto lontano e per cominciare dal principio, una prima occasione si presentava sotto i nostri stessi piedi: le Catacombe di Parigi, senza avere nei loro ricordi la solennit di insegnamenti delle Catacombe romane, hanno le loro confidenze da farci e, soprattutto, toccava a noi riconoscere lammirevole

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lavoro umano compiuto nella rete delle nostre Fogne parigine. Finora, percorrendo le Catacombe, ci siamo limitati a indicare assai sommariamente la nostra procedura operativa le cui vere difficolt appariranno soprattutto nellemuntorio metropolitano. Per procedere con ordine, compiamo dapprima una perlustrazione e cerchiamo di fare il rilievo dei luoghi.

Al chiarore delle lanterne e, di quando in quando, alla luce vaga che cade dagli spioncini appositamente liberati dalla maschera esterna per le visite degli escursionisti, distinguiamo una galleria senza fine, cemento e pietra molare rossa. Si direbbe che lumidit arrugginisca la pietra. Un marciapiede stretto fiancheggia a destra e a sinistra un canale pi profondo che largo: questa colata di un liquido impuro, dallepidermide spessa, orlata da ogni lato da una bordura di rotaie su cui circolano i piccoli vagoni destinati al servizio e al trasporto dei visitatori. Sotto la direzione dellimpiegato al quale tocca fare gli onori di casa, quattro uomini addetti ai convogli con alti stivali regolamentari, due da una parte, due dallaltra, faranno per noi funzione di locomotiva, la mano gi tesa sulle sbarre dappoggio del vagoncino. Si noti lirreprensibile gentilezza di questi operai rassegnati, sotto di noi, ai lavori pi umili: la loro educazione darebbe talvolta dei punti ai funzionari, piccoli e grandi, delle nostre amministrazioni pubbliche.

Abbiamo appena preso posto sul vagoncino che un lungo squillo di tromba risuona sotto le volte a mo di segnale di partenza, per essere ripetuto a lunghi intervalli davanti a noi, via via che procediamo, da altri suo-

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natori ai loro posti. I nostri quattro uomini ci hanno gi spinti in avanti: eccoci partiti sulle nostre rotaie con tutta la velocit di quelle otto gambe, con un brontolio di tuono che tuttavia non ci impedisce di udire n il rombo sordo delle vetture che circolano sopra le nostre teste, n il fracasso delle lastre che ricadono dietro di noi luna dopo laltra sugli spioncini appena superati. Lungo tutta la linea che dobbiamo percorrere, sopra come sotto, vigila su di noi la consegna.

ormai tempo di accorgerci che fu saggio premunirci di un abbigliamento supplementare. Latmosfera umida che attraversiamo di gran carriera si presto fatta gelida: potrebbe diventare micidiale. Andiamo tanto in fretta che abbiamo appena il tempo di distinguere, nelle scritte smaltate del Municipio, lettere bianche su fondo azzurro, i nomi ripetuti delle strade pubbliche sotto le quali stiamo scivolando. Un enorme tubo di ghisa di un metro di diametro, sostenuto da solide mensole e per di pi agganciato a ramponi solidamente sigillati ci tiene ininterrotta compagnia per tutta la lunghezza del muro. la conduttura principale delle Acque della Citt. Basterebbe una semplice fessura, fortunatamente impossibile e, per lo squarcio istantaneo prodotto dalla pressione, noi saremmo senza scampo inghiottiti. Di quando in quando una cascata immonda precipita alla nostra sinistra o alla nostra destra da un canale predisposto: un gruppo di fognaioli al lavoro, al nostro arrivo, si allinea contro il muro e, muto, ci guarda passare. A destra e a sinistra lasciamo alle nostre spalle gran numero di gallerie trasversali, arterie e arteriole di quella vasta rete di circolazione di cui tutti i vasi messi insieme non misurano meno di sessanta leghe.

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Qui attraversiamo una spessa nuvola di nebbia che offusca il riflettore posto sul davanti del nostro vagone e la lanterna di cui munito il primo uomo della nostra squadra: questo significa che sopra le nostre teste un bagno pubblico o un lavatoio liquida le operazioni della mattina. Pi lontano un odore ci assale, che potrebbe essere piacevole se non fosse cos violento: passiamo sotto il laboratorio di un profumiere. Questo odore, un ricordo di gelsomino rovinato dal pasciul (uno degli pseudonimi dellorribile muschio artificiale di cui il tedesco estrae il fetore dal carbon fossile), sar il solo che ci sar stato dato di accertare in tutto il nostro percorso lungo lo scaricatoio degli infiniti putridumi di una grande capitale, grazie alla ventilazione perfetta e al sistema di paratoie mobili, vagoni o battelli, che mantengono in quelle cloache unevoluzione permanente: il circulus del fango. Eppure non bisogna troppo fidarsi; il veleno, anche se latente, non per questo meno veleno. Il microbo ha qui i suoi stati, regna e governa.

Ma lontano, molto lontano davanti a noi, appare un punto luminoso che avanza con il fracasso dun tifone: di l risuona il segnale delle trombe. Un altro convoglio viene verso di noi e non c doppio binario. Se ci fosse collisione, un deragliamento in mezzo a quelle ignominie sarebbe orribile! Per fortuna, al nostro contro-appello, il nemico rallenta la marcia. Ci siamo arrivati, per le disposizioni prese, proprio su un angolo di deviazione: il nostro vagone piega a destra su di una piattaforma girevole, e noi riprendiamo a gran velocit il nostro itinerario. Neppure un topo: voglio dire soltanto che non ne vedemmo affatto. Sono propenso a credere che la sollecitudine amministrativa li inviti a nascondersi, in occa-

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sione di queste visite pubbliche, per non turbare la suscettibilit delle persone nervose.

A qualche crocicchio la nostra strada si allarga inaspettatamente, in ampie cupole. Poich questi anfiteatri, piuttosto smisurati, non mi sembrano davvero destinati a conferenze o concerti, non mi pare temerario ammettere lipotesi di alcune previsioni strategiche. Certo, ognuno di questi Colossei clandestini offrirebbe, in talune eventualit, punti molto vantaggiosi per concentrazioni di forze, alla stessa guisa che il complesso della rete sotterranea apre una miniera belle pronta con le sue mille gallerie sotto ogni punto della capitale... Questo piano concepito dallImpero, il colpo di fulmine che distrusse lImpero non gli lasci il tempo di realizzarlo; si capisce meno come mai i capi della Comune senza via di scampo, disperati, decisi a tutto, non abbiano utilizzato un s formidabile mezzo di distruzione via via che entravano le truppe, come molti prevedevano, fiduciosi [Lettera di Nadar (da Parigi) a Louis Blanc (a Versailles), maggio 1871]. Ma non tutti i nostri destini si sono compiuti...

Intanto, proseguiamo sempre e la volta, il cui gelido sudore cade a gocce via via pi frequenti, si schiaccia sempre pi su di noi e le pareti strette si fanno ancora pi strette. Di tanto in tanto, avvertiti dal grido dei nostri conducenti, dobbiamo chinare la testa, soprattutto sotto le grosse putrelle trasversali il cui ferro vischioso e corroso piange lagrime di ruggine. Gli alti stivali dei nostri uomini battono rumorosamente nel liquido schifoso, sui marciapiedi sommersi. La strada scende, scende ancora; linondazione sale; essi affondano fin sopra il ginocchio, fra poco lacqua arriver alla cintu-

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ra, corrono sempre, e tutto intorno a noi gronda, forma pozzanghere, stilla, gocciola, trasuda. Il luogo divenuto decisamente sinistro; per i pesanti miasmi che fluttuano, le nostre lampade impallidite sembrano venir meno, essere l l per spegnersi. Al malessere succede il brivido, al brivido subito langoscia: siamo a uno dei crocicchi pi lugubri dellipogeo, nelle vecchie fogne, la dove nessuno che non fosse stato del mestiere, appena sessantanni fa, mai avrebbe osato penetrare. Intorno a noi non sono altro che condotti, canali di scolo, pali, sifoni, tubi di scarico, un groviglio informe di sentine e di budelli da sfidare limmaginazione di un Piranesi: Cest le noir rendez-vous de limmense nant... Ci sono livelli diversi, piani diversi nella melma fluida. Il cunicolo ha il suo orgoglio e le sue precedenze. Il poco di spazio strozzato che resta fra pietra e acqua si ostruisce ancora di cose innominabili, conturbanti, e contende il posto allacquerugiola. Catene enormi, tutte corrose, tirano su una parte pi alta dellarco, e sembrano farsi pi pesanti per affrettare il crollo; quelle pulegge saldate dallossidazione non furono forse collocate da un seviziatore misterioso per qualche tortura terribile? Fra gli storti pilastri, il muro infiltrato, lebbroso e quelle mostruose ferraglie, il nostro vagone stregato non pu pi avanzare di un passo: avr la possibilit di retrocedere?... il Baratro. E sempre, sotto, sopra, davanti, dietro, dappertutto, lacqua, quellacqua marcia, infame, con tutte le sue voci: muggiti, singhiozzi, inzaccheramenti, sputi, borborigmi...

Finalmente retrocediamo; lorrore scomparso e, liberi da questi spaventi, procediamo per una serie

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nuova di strade, ora diritte ora curve. Sulla svolta di una tangente, ci fermano. Scendiamo dal nostro carrello e, fatti pochi passi, ci troviamo sotto larco di una volta principale, sul bordo di un ampio canale. il fiume ultimo che raccoglie tutti questi affluenti, la sintesi suprema di tutta la nostra vita parigina, il Grande Collettore. Una tozza piccola barca di forma quadrata ci accoglie, e unultima squadra che dovr limitarsi a camminare, data la pesantezza del convoglio ci traina pesantemente sul sordido flusso. Tracciamo in quello spessore un largo solco mentre, sotto la nostra spinta, lazione del nostro furgone mobile porta avanti al traghetto la melma del fondo dirigendola verso la Senna ammorbata.

Nella storia delle fogne, scritta con la penna geniale del poeta e del filosofo, dopo una descrizione che ha saputo rendere pi commovente di un dramma, Victor Hugo racconta che in Cina non c contadino che, tornando dallaver venduto i suoi ortaggi in citt, non riporti il pesante carico di un doppio secchio pieno di quei preziosi fermenti. Il libro tanto interessante e documentato di Simon, che abit in Cina per lunghi anni, ricorda questo fatto consueto confermatomi dallautore stesso. Noi, invece, mandiamo in Per le nostre navi perch ci riportino con grandi spese quello che qui gettiamo via sdegnosamente, frettolosi di sbarazzarcene, mentre Barral, nella sua Trilogie agricole, valuta a quaranta milioni di ettolitri di grano ci che la nostra agricoltura perde annualmente in concimi naturali. Tutti i nostri economisti agrari, tutti i competenti, i Boussingault, i Liebig, i Grandeau, non smettono di protestare ogni giorno contro una cos incomprensibile follia. Ma ci si guarda bene dallascoltarli, ancor meno dal sentirli, e la nostra

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insondabile stupidit umana si ostina a perdere, nella sola Parigi, centinaia di milioni allanno per avvelenare i nostri pesci... stato detto e ridetto che in ogni ordine di cose noi continueremo a camminare a testa in gi, anche se non il modo pi comodo.

Ma, per concludere, torniamo alla nostra impresa sotto terra.

Dai brancolamenti dei nostri primi tentativi in laboratorio, un esperto avr subito intuito quali difficolt ci aspettassero in ambienti del tutto impreparati a riceverci. Il primo dei nostri impedimenti era lingombrante bagaglio delle pile distribuite successivamente su uno o due carrelli. Tutti gli espedienti tentati, sfruttati, finirono per fallire di fronte alla strettezza di alcune di quelle vie sotterranee, in taluni luoghi strozzate come tane di talpe... Fu necessario decidersi a lasciare quella parte del nostro materiale allesterno, sulla strada pubblica, da dove avrebbe comunicato con noi attraverso qualcuno dei piccoli crateri municipali, pozzi di Catacombe o pozzetti di Fogne. Lo avremmo trasportato dalluno allaltro di quegli orifizi a seconda delle nostre operazioni sotterranee.

La sorveglianza di un personale attento non riusciva sempre a proteggere in modo adeguato larmamentario dalla curiosit, dallindiscrezione dei passanti che facevano ressa. La folla dappertutto scomoda, importuna, e se la fama dei perdigiorno parigini non usurpata, non

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perch qui siano pi infantili che altrove li abbiamo trovati per lo meno altrettanto sciocchi in tutte le citt e borgate di tutti i paesi senza eccezione ma perch Parigi fornisce loro un pubblico pi fitto. La lontananza del generatore di luce non facilitava la nostra azione. Ogni momento incespicavamo nelle lentezze delle sistemazioni o delle modifiche, negli intervalli forzati della manipolazione o in qualche accidente imprevedibile. Molte volte, dalle nostre tane dove il tempo era gi tanto lungo si diventa vecchi qui! diceva un aiutante fummo costretti a inviare per strade poco rapide un messaggero per informarci di qualche improvviso arresto che ci costringeva a ricominciare penosamente unoperazione gi poco facile, proprio nel momento in cui toccava la fine. In taluni punti, la distanza fra le bocche di comunicazione ci imponeva uno sviluppo esagerato dei fili conduttori e, senza parlare di tutti gli altri inconvenienti e difficolt, ad ogni spostamento dovevamo tentare empiricamente i tempi di posa. Ora, avvenne che per qualche lastra furono necessari fino a diciotto minuti. Si tenga presente che ci servivamo ancora del collodio meno rapido delle lastre Lumire. Avevo ritenuto opportuno animare con un personaggio alcune di queste immagini, non tanto per amore del pittoresco quanto per indicare la scala delle proporzioni, precauzione troppo spesso trascurata dagli esploratori e la cui dimenticanza talvolta ci sconcerta. Per una posa di diciotto minuti, mi sarebbe stato difficile ottenere da un essere umano limmobilit assoluta, inorganica. Cercai di girare lostacolo con dei manichini che vestii da manovali e collocai alla belle meglio nella messa in scena; questo particolare non complic il nostro compito. Ma non saprei dire quante volte il nostro lavoro fu interrotto, bloccato, da una causa o dallaltra. Ora gli

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acidi indeboliti non erano sufficientemente rinnovati e noi dovevamo restare con larma al piede in quegli ambienti poco gradevoli, sospendendo ogni operazione. Due volte, dovetti cambiare il manipolatore che garantiva la fornitura della luce. Dobbiamo anche raccontare la nostra delusione, la nostra collera, quando dopo diversi tentativi su un punto difficile, nel momento in cui, prese tutte le precauzioni, eliminati o aggirati tutti gli ostacoli, loperazione decisiva stava per giungere alla fine, allimprovviso, proprio agli ultimi secondi di posa, una nuvola che si alzava dal canale veniva a velare la nostra lastra. Quali imprecazioni partivano allora contro la bella signora o il bravo signore sopra di noi che, senza sospettare la nostra presenza, sceglieva proprio quel momento per cambiare lacqua della vasca da bagno!

Dobbiamo calcolare che quel tristo mestiere, per fogne e catacombe, non dur per noi meno di tre mesi consecutivi. Al mio peggior nemico, se mai ne ho uno, non augurerei un trimestre di simile villeggiatura. Avevo dato pi di quanto potessi sopportare e avevo toccato il fondo della mia pazienza. Mi fermai, con un rimpianto tuttavia, giacch lopera non era ancora cos completa come lavevo ideata. Ma, a parte la tensione nervosa, ero richiamato nel mio laboratorio da altre necessit molto pi urgenti dopo unassenza cos prolungata. Insomma, riportai cento lastre, per la maggior parte buone, alcune cos perfette come se fossero state impressionate sub Jove, sub sole. Mi erano costate care, ad ogni modo, ma non rimpiangevo nulla. Mi affrettai a offrire le prime cento prove alle collezioni della Citt di Parigi, tramite leminente ingegnere delle nostre costruzioni sotterranee, il signor Belgrand: il nostro lavoro testimoniava la sua gloria. Qual-

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che mese pi tardi, mi fece lonore di chiedermi una seconda collezione e io ebbi di nuovo il piacere di fargliene omaggio.
Da Quand jtais photographe, Paris 1900.

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Charles-Pierre Baudelaire

Rifuggo dalle orazioni funebri come dalle finte lagrime, sapendo che vi sono certe tombe su cui dovrebbe passare laratro, come vi sono certe statue, in questo secolo di statue, il cui collo invoca la corda. Ma ai nostri morti che dimentichiamo tanto in fretta, ai morti come ai vivi, se dobbiamo loro soltanto la verit, paghiamo almeno il nostro debito. Non lecito n possibile tacere di fronte a taluni attacchi contro luomo che non pu pi rispondere: ecco perch io reco qui la mia testimonianza a colui del quale tanto si parla e che fu cos poco conosciuto.

La prima volta che lincontrai, nel 1843 o nel 1844, veniva verso di noi per il quai dAnjou, non lontano dallhtel Pimodan, dove allora abitava. Sia labito che il portamento mi sembrarono stravaganti. Pantaloni neri ben tesi sugli stivali di vernice, un camiciotto azzurro, rigido nelle sue pieghe nuove, come unica acconciatura, i lunghi capelli neri naturalmente ricciuti, la biancheria di tela splendente e rigorosamente non inamidata, qualche pelo sotto il naso e sul mento, e un paio di guanti rosa freschissimi... Cos vestito e a capo scoperto, Baudelaire percorreva il suo quartiere e la citt con passo irregolare, nervoso e cauto nello stesso tempo, come quello del gatto, e sce-

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glieva dove mettere il piede come se dovesse stare attento a non schiacciare un uovo. Anche in quei tempi in cui berretti, panciotti rossi e abbondanti jabots non avevano ancora detto lultima parola al Quartiere Latino, quando dopo i san-simoniani e i bousingots le eccentricit individuali dellabbigliamento non facevano pi voltare nessuno, neppure un passante avrebbe rinunciato a fermarsi di botto e a segnare con un punto interrogativo la scia di Baudelaire. La stranezza di quel giovane sguardo due punti neri sotto due archi rialzati sarebbe bastata a turbare il pacifico borghese. Ventanni dopo ci si fermava egualmente davanti alla seconda persona di Baudelaire, sia che, a Parigi o a Bruxelles, trottasse leggero come un tempo, sia che simpuntasse meditabondo, sul bordo di qualche marciapiede. Vedendo quella testa sempre singolare uscire come da un cornetto dal collo della palandrana invariabilmente rialzato, il naso vigorosamente lobato fra quei due occhi che non si dimenticavano pi, le labbra serrate e amare, i capelli inargentati innanzi tempo, ora troppo corti, ora troppo lunghi, peraltro scrupolosamente rasato come un prete, il passante si diceva come una volta, ancora imbarazzato e sordamente malcontento: Quel tipo non uno come tutti gli altri e non mio fratello. Chi ? Lopera di Baudelaire, come la sua figura, turbava il passante. E questo il passante non lo perdona. E per passante bisogna intendere tutti o quasi dagli sciocchi ai cattivi, dai malvagi ai babbei, tutti coloro che gravitano intorno agli attivi, e strillano, urlano o mormorano. Chi potr dire i meschini segreti di alcuni odi? Costui, per esempio, quanto ha dovuto umiliare

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una certa vanit implacabile, meno felicemente servita? Chi si lava malamente le mani perdoner mai a quelle mani guantate, e, senza andare pi lontano della sua stessa opera, quellingegno, cos aspro ed acre da lacerare la bocca, non ha forse provocato delle vesciche ai mangiatori di pappette? Ma in primo luogo, per tutti coloro che di solito non si rendono conto che il primo segreto delle nostre grandi fortune nei loro generi diversi, ripeto delle nostre maggiori fortune, il pi sovente nel perfetto istinto delle probabilit volgari o vili, nel sentimento innato del livello della stupidit e della bassezza umane, Baudelaire rimarr uno straniero, e lo straniero, per i barbari, era il nemico. Luomo dice pressa poco Goethe che in Francia osi pensare o agire diversamente dagli altri, un uomo di grande coraggio. Dopo colui che scriveva il suo libro come una lettera ai pochi amici ignoti che aveva nel mondo, insieme con Stendhal che diceva Scrivo tuttal pi per cinquanta persone in Europa, Baudelaire, sempre affannato nel suo fiero cammino alla ricerca del divino imprevisto, Baudelaire, avesse anche prodigato cento volte di pi il suo talento pur cos sensazionale, non sarebbe mai stato quello che si suol dire uno scrittore popolare. Bisognava sentirlo parlare di Branger! Non credeva affatto a quello spirito di tutti che stato inventato per consolare coloro che non hanno lo spirito di nessuno e, se qualche ingenuo fosse andato a domandargli, in modo convenzionale, perch i nostri capolavori drammatici siano sempre capiti meglio dal pubblico degli spettacoli gratuiti annuali, si sarebbe affrettato a rispondere, nella lingua del grande Arago: Forse perch questo non vero. Ma perch non lascoltiamo subito, non ce lo dir meglio egli stesso? Apro quel libriccino, Salon de 1846,

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che dovrebbe essere il breviario di tutti i pittori che sanno leggere. Si parla di Horace Vernet:
Odio dice quellarte improvvisata al rullo del tamburo, ecc. come odio lesercito, la forza armata e tutto ci che porta armi rumorose in un luogo pacifico. So che questuomo un Francese, che un Francese in Francia una cosa sacrosanta, e persino allestero, da quanto ci vien detto; ma proprio per questo che lodio. Nel significato pi comunemente adottato, Francese significa vaudevilliste e vaudevilliste un uomo al quale Michelangelo d le vertigini e al quale Delacroix suscita unirritazione bestiale, come il tuono a certi animali. Tutto ci che abisso, in alto come in basso, lo fa fuggire prudentemente; il sublime gli fa sempre leffetto di una sommossa, e affronta persino il suo Molire tremando e solo perch lhanno convinto che un autore gaio.

Pittori di battaglie e ammiratori del genere, soldati, vaudevillistes e guardie nazionali: ecco i Francesi in blocco, altrettanti amici ormai conquistati, e il tutto in venti righe. Ah! Baudelaire imprudente, che non fosti mai decorato, Francis Wey avrebbe pur dovuto insegnarti che non cos che si fanno le buone famiglie!

Ma che cosa ci si poteva aspettare da un fanatico di tal fatta? Incurante della tradizione di cui non sapeva che farsi, ribelle nato a tutto quanto convenuto e adottato, cresciuto nellorrore del facile e del volgare, deciso a scansare i filistei come la peste e a tenersi alla larga da qualsiasi promiscuit, procedette naturalmente sempre nella propria forza e nella sua unica libert. Romantico forsennato, non si era lasciato irreggimentare neppure nellinesperienza della giovinezza, nella grande ora

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della lotta romantica. In una parola, e in questo stava la forza e il fascino di quelloriginale, aveva limmenso, ineluttabile disprezzo delle maggioranze. E questo disprezzo delle maggioranze lo spingeva fino al disdegno delle stesse minoranze, di quelle piccolissime maggioranze, tanto poco era democratico da non essere neppure aristocratico. Come lanimale Re, voleva cacciare da solo. Di qui quellatteggiamento stizzoso ma non astioso: di qui, non ne dubito, quelle simpatie inalberate a suon di fanfara per tutto ci che particolarmente antipatico alle folle; di qui quelle collere ostentate contro tutto quanto piace alle folle. Non si sarebbe astenuto dal glorificare De Maistre nei suoi lati peggiori, e si vantava di salutare Sanchez. Si irrigidiva contro lemozione nellarte, mezzo sempre facile e alla portata di tutti, proscriveva in massa i sensibili del secolo diciottesimo e accettava persino Diderot con beneficio dinventario. Quel cuore onesto e buono, quellanimo generoso avrebbe protestato contro se stesso. Il suo tentativo nei confronti dellAccademia che affront con quella stridente imperturbabilit, con quella gelida seriet che metteva nelle pi buffonesche strampalerie, quel tentativo non fu che unulteriore sfida allopinione ragionevole e probabile, e quella provocazione la fece in piena coscienza, nella completa, sincera e ingenua convinzione della miseria di quella gente e del vantaggio che loro recava.

Avrei voluto da lui ancora di pi di quanto ci dava... Cos si potr sempre e per lungo tempo chiedere frumento alla vigna. Ma il suo obiettivo era unico e esclusivo oltre che costante: era lArte! Assai meglio di Nerone ha potuto dire Qualis artifex pereo! Baudelaire fu instancabile, tormentato dallopprimente, snervante sofferenza di una perpetua gestazione. Lontano, lontano il

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pi possibile dagli altri, sempre ansioso di ricerca, assorto nel supremo e brutale egoismo della sua fatica, non sognando che lopera: di qui le sue distrazioni offensive per i nati con la camicia che sanno pensare a tutto, persino a piacere. Spirito sempre inquieto del Meglio, ma assoluto: non sarebbe stato Baudelaire se non avesse continuamente dogmatizzato; e di primo acchito passava per contegnoso e pedante. Ai pi miti, ha lasciato talora dei rancori.

Questuomo apparentemente cos freddo, da gentleman nato qual era; cos scettico per tante cose, spingeva fino allammirazione fervida, al gioioso entusiasmo il suo rispetto per la cosa ben fatta. Aveva ci che pi raro e quindi pi pregevole al mondo la coscienza del lavoro, cio la religione del dovere. Una vita male impegnata, giacch era partito col piede sbagliato, e sappiamo quanto costi, una produzione necessariamente avara, non lo fecero mai scadere n gli fecero dimenticare un solo istante quanto doveva alla sua opera e a se stesso. Spingeva lo scrupolo sino alla mania. La vita di Baudelaire, come quella di Grard de Nerval, resteranno per i letterati due esempi di dignit professionale, due begli esempi che non serviranno a nulla.

Debbo aggiungere che, nel campo degli interessi reciproci, nelle questioni di denaro, per dire questa grossa parola di cui la nostra miseria ha fatto il punto capitale, aveva una delicatezza, una discrezione infinita, squisita?...

Le sue amicizie come le sue ammirazioni furono illustri, scelte fra i pi rari, Delacroix, Hugo, Wagner, Sainte-Beuve, Gautier... lonoravano e lo amavano.

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Veuillot lha accompagnato fino allultima soglia. Non parlo daltri, pi modesti, che custodiscono pietosamente il suo ricordo. Aveva soprattutto quel coraggio poco comune che fa s che un galantuomo si opponga alla balordaggine e alla vile ferocia di una folla per coprire e adottare luomo inseguito. Ha difeso Wagner e sostenuto Manet, firmando ieri lordine del giorno di domani. Nello stesso tempo, la sua conoscenza, per meglio dire la sua perfetta divinazione della lingua e dei costumi anglosassoni, oltre a un fascino tutto personale, lo inserivano di diritto in quella compagnia, per noi francesi tanto lontana, di belli spiriti che si chiamavano Robert Southeyn, Charles Lamb, Coleridge, Thackeray, Dickens, ecc., nobile bohme doltremare, la sua famiglia morganatica che comincia con Edgard Poe e finisce con De Quincey. Apparteneva loro, lui che ci ha raccontato con s toccante eloquenza la morte della piccola Ann, il bimbo sperduto di Oxford Street, la matrigna.

Di lui si detto tutto, e i pi benevoli fra coloro che non lo conoscevano affatto hanno persino parlato di Murger a suo proposito: acido nitrico e latticello. Persino nella sua morte, altri e fra i migliori, hanno visto una debolezza e hanno affermato che egli si era convertito. Nulla di tutto questo. Tre mesi prima della morte, gli domandai se davvero poteva credere. Eravamo tutti e due in piedi, appoggiati al davanzale della sua finestra che dominava ampi orizzonti al di l di place de lEtoile: lo vedo ancora mentre, per tutta risposta, mi mostra il cielo imporporato al momento del calar del sole e sento il suo grido estasiato... Certamente egli credeva. Ma, al di l della fine del cristiano rassicurato, il suo spirito superiore aveva sempre saputo vedere nella morte il legittimo e benefico pagamento della vita, e lavreb-

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be ancor meglio guardata in faccia in quanto aveva avuto tutto il tempo di vederla arrivare. Non gli far loffesa di lodarlo per questo. Contro coloro che, fin dal primo giorno di questi due anni crudeli cercavano talvolta di dargli la bugiarda speranza di una guarigione impossibile, si irritava come di una piet offensiva, di un incoraggiamento che lo feriva. Anche se non avesse avuto la rassegnazione del cristiano e il disprezzo dello stoico, avrebbe fatto posto e accoglienza alla Morte, come allospite atteso di ogni uomo bennato.

Diciamo, infine, che per la sua follia cos universalmente proclamata vale lo stesso discorso che per il suo preteso cedimento davanti alla morte. Neppure un attimo fino agli ultimi istanti quello spirito straordinariamente lucido fu onnubilato. Contro questultima accusa faccio appello alla dolorosa indignazione di tutti coloro che lamavano e mai labbandonarono. Agli estranei, la sua veemenza di gesti e di interiezioni poteva dare unidea sbagliata, mentre egli era ricco di pensieri che la parola non poteva pi esprimere; ma gli amici invece sapevano ben seguire in un movimento, in uno sguardo, in un grido, le evoluzioni di unintelligenza cos sottile, cos personale, e sino alla fine cos cosciente e padrona di s! Il poveretto, infatti, era stato colpito da afasia; per un tiro infernale, o per un castigo misterioso, doveva essergli riservato questo male strano che colpisce il cervello pi sicuro con linesplicabile oblio delle parole. Certo pi di ogni altro egli dovette soffrire nel non riconoscere pi il significato delle parole, egli chera stato cos esigente e minuzioso nello sceglierle con cura fra le pi preziose! Che supplizi raffinati per quellesasperato cesellatore al quale fu sottratto il suo sottile strumento!

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La piet non corre per le strade, ci diceva ieri Urbach. Sembra sia vero, giacch un supplizio tanto atroce e lungo non ha disarmato, davanti a questafflitto, odi indicibili.

In quanto a coloro che, sulla testimonianza dei si dice, continuerebbero a vedere nellautore condannato di Fleurs du mal soltanto un cervello eccentrico, morboso e pericoloso, chiedo alla loro lealt se colui che ha scritto questi versi pu essere stigmatizzato come un depravato e un perverso.
La servante au grand cur dont vous tiez jalouse, (Dort-elle son sommeil sous son humble pelouse?...) Nous aurions dj d lui porter quelques fleurs Les morts les pauvres morts ont de grandes douleurs, Et quand octobre souffle, mondeur des vieux arbres, Son vent mlancolique lentour de leurs marbres, Certes, ils doivent trouver les vivants bien ingrats A dormir, comme ils font, chaudement dans leurs draps, Tandis que, dvors de noires songeries, Sans compagnon de lit, sans bonnes causeries, Vieux squelettes gels, travaills par le ver, Ils sentent sgoutter les neiges de lhiver Et lternit fuir, sans quamis ni famille Remplacent les lambeaux qui pendent leur grill... Lorsque la bise chante et siffle, si le soir, Calme, dans le fauteuil elle venait sasseoir Si, par une nuit bleue et froide de dcembre, Je la trouvais tapie en un coin de ma chambre, Grave et venant du fond de son lit ternel, Que pourrais-je rpondre cette me pieuse, Voyant tomber des pleurs de sa paupire creuse...

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Ora, una parola di conclusione. Colui che visse sempre tormentato, arso dalla febbre, insoddisfatto e ribelle, questo isterico, questo arrabbiato, questo licantropo non ha mai fatto male a nessuno e non si neppure degnato di odiare.
Le Figaro, 10 settembre 1867.

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George Sand
Alla memoria del nostro amico Armand Barbs A te, coraggioso e dolce fratello che dormirai sotto la fredda terra dellesilio fin quando la nostra Parigi che tu adoravi non avr avuto il merito di richiamarti per offrirti le esequie degne di un grande cittadino, a te che veneravi e amavi la nostra gloriosa amica come ella ti am e ti vener, offro queste righe di eterno saluto... N ...

... Non perch abbiamo appena ricevuto unaltra ferita ferite tutte inguaribili! in questa dolorosa, interminabile serie di lutti pubblici alla quale non riusciamo a porre fine da alcuni anni che diventano sempre pi lunghi non perch la tomba si chiude su un genio virile e potente che noi veniamo qui, in questo luogo, a scoprirci con emozione e rispetto. perch questa donna, buona fra tutte, eternamente arsa dalla sacra sete di Giustizia, am e soffr, come soffre chiunque ama; e perch ella am soprattutto i deboli e i diseredati, perch sostenne gli oppressi, perch esalt gli umili.

A questanima giusto rendere testimonianza e tale testimonianza diventa un dovere quando colei, che non pi, mantiene, vivi e in piedi davanti alla sua memoria, quelli che furono, quelli che restano i suoi nemici pi implacabili, giacch pretendono di parlare in nome di un Dio di misericordia e di perdono. Questi cattolici offendono, naturalmente, questa cristiana. Non minacciano

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gi di venire, nottetempo, a frugare la sua tomba? Vigiliamo e diamoci il cambio intorno ad essa. ....................................... Fenomeno strano! Questo genio potente e fecondo che ci lascia tanti capolavori, sembrava, nella sua semplicit e modestia, non avere coscienza di se stesso. Una vegetazione cos fitta ci cresciuta spontaneamente e senza sforzo, in virt di non so quale miracoloso dono di natura. Dalla grande e cara predestinata sbocciava la meraviglia, come larbusto d il fiore e come la bocca della prediletta delle fate bastava che si aprisse perch ne uscissero perle, rubini e crisoprazi. Una donna semplice e buona, regolata nelle abitudini metodiche della propria vita come lorologio di una massaia, modesta, timida, imbarazzata, che amava dirci: Sono una stupida! , e questa donna che ci ha dato tante meraviglie. Lintero giorno era da lei dedicato alla famiglia, allamicizia, alle cure della casa, alle umili occupazioni della massaia, lavori duncinetto, ricami, marmellate per i giorni di festa. Durante queste ore, della Grande Fatica, dellopera che mai sar distrutta, non una parola, non un ricordo, e forse non una meditazione. Scesa la notte, coricati e debitamente addormentati figli e nipoti nellora della Magia, come una sonnambula quella creatura eccezionalmente lucida andava a sedersi sotto il paralume, semplicemente rileggeva lultima pagina abbandonata alle prime luci dellalba precedente, e, fino alla prossima alba, come il baco da seta continua il suo filo, ella riprendeva la sua trama e lasciava scorrere linchiostro, mirabile animale in effetti, animale da capolavori.

Mai si vide in nessuno, fino a tal punto, lassenza del senso critico. Tutto quello che altri facevano era ben

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fatto, tutto quello che ella vedeva era bello. Non era capace di disapprovare. Non esito ad attribuire questa deficienza fin troppo caritatevole alla sua infinita bont. E cos profonda era in lei la mancanza di senso critico chella stessa finiva per avvantaggiarsene. Una volta fatto, rimaneva fedele al suo lavoro, assolutamente incapace di correzioni o di modifiche: si provi a chiedere al baco da seta di riannodare il suo filo! Un pomeriggio, lavevo pregata di leggerci alcune pagine che vedevo sulla tavola, pronte per il tipografo. Locchio mi era caduto proprio su una delle pi belle cose chella avesse scritto: una malinconica passeggiata nei giardini del Lussemburgo, ai tempi delle demolizioni di Parigi. Nulla di pi commovente di quel monologo, effuso nel momento di un grande dolore, e la tristezza diventava straziante alla fine, quando verso SaintSulpice cominciavano a rintoccare le campane della sera. Una parola, una sola, caduta chi sa da dove nel bel mezzo dellopera, stonava, strideva orribilmente. Richiamai la sua attenzione su quella parola; ella rilesse, medit un istante: Hai ragione, mi disse, spingendo lontano il foglietto. Deve correggere soltanto quella parola. La cambi subito. Non sono capace. Preferisco riscrivere unaltra pagina. Impossibile convincerla; e difatti trovai, stampata, una pagina tutta diversa, ancora pi eloquente della prima.

Ho parlato del suo ordine estremo nella vita pratica. Nulla di pi saggio, corretto e metodico di questa esistenza tutta regolare che, da lontano, appare ai filistei sbalorditi e diffidenti sotto laspetto delleccitazione e

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del disordine orgiastico. Siamo ben lontani dagli abbigliamenti maschili e da tutte le altre leggende borghesi, idiote o velenose. Quando aveva voluto lasciare, ben sistemati a casa loro a Nohant, il figlio diletto Maurice e la nuora a lei tanto cara, Lina Calamatta, si era trasferita nel piccolo villaggio di Palaiseau vicino a Parigi. Ma un po persa fra costruzioni e sistemazioni, con la sua avversione profonda per tutte le difficolt materiali, ripieg su Parigi, decisa a riparare subito la breccia aperta nel suo modesto patrimonio. Ed eccola, gi vecchia correva, mi pare, il 1864 insieme alla sua fantesca del Berry, ricominciare la vita isolata, consumando ogni sera il suo pasto da scapolo dal buono e fedele Magny. La ritrovai in rue des Feuillantines, in un appartamento da studente, allammezzato, dove pagava 6oo franchi allanno. Larredamento in un brutto reps algerino era pi che modesto e, come principale ornamento del piccolissimo salotto, un tappezziere avventizio aveva applicato ai muri qualcuna di quelle spaventose mensole con decorazioni arabe di un gusto atroce, tinteggiate di azzurro, di rosso e di giallo, rivestite di dorature false, sostenenti due o tre terracotte Cabile quanto pi possibile pesanti e brutte. Un piccolo uovo di struzzo, che non avevo, neppure la scusante dessere pi grosso di un uovo di tacchina, pendeva, come pezzo principale, con malgiustificata pretesa, a guisa di lampadario. Avevo il cuore un po stretto. Mai avevo visto la signora Sand cos gaia: Come potr vivere in mezzo a questi orrori? le dissi. I quattro muri nudi sarebbero forse preferibili. Non deve restare qui. Se ho capito bene, mi rispose, tu vorresti farmi prendere una casa a credito? Questo mai. Renditi conto che io qui sono felice, libera, lavoro e non devo niente

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a nessuno. Non sai che in vita mia non ho mai dovuto un centesimo ad anima viva e che non potrei vivere un secondo col pensiero di un debito? Lavoro nella pi completa libert di spirito nella mia povert attuale, che anche un po volontaria; non ti preoccupare. Ma se avessi lombra di un debito, la mia mano si rifiuterebbe di scrivere e inaridirebbe. Spingeva fino alladorazione la sua tenerezza per i bambini piccoli, e soprattutto sapeva parlare la loro lingua. I forti cercano i deboli, i giganti amano farsi piccoli, abbiamo visto questa particolare predilezione in Hugo come in Barbs. Virt assai rara, come suocera aveva per la nuora le tenerezze infinite e affettuose di una madre e, per una grazia particolare e reciprocamente meritata, la nuora fu per lei una seconda figlia.

Ma le due nipotine innanzi tutto; per molti anni rimarranno fra le leggende del Berry i fasti e le prodigalit del teatro di marionette di Nohant, altrettanto complesso e macchinoso quanto la nostra nuova Opera: un mezzo di divago e di educazione morale per le bambine, al quale concorrevano con eguale emulazione, come autori, scenografi e macchinisti, la giovane madre, il padre felice e la sublime nonna, assecondati dai fornitori di tutto il paese. Quante volte le carrozze lanciate a tutta velocit corsero lontano, allultima ora, per cercare sotto la guida di un messaggero indaffarato il particolare di un costume, un accessorio dimenticato!

George Sand non soltanto per i suoi aveva questa carica damore: fin troppo ampio e profondo era nel suo cuore quellinesauribile tesoro daffetto e di bont che,

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quanto pi se ne elargisce, tanto pi sembra se ne rimanga ricchi. Queste virt familiari daltronde, troppo spesso esclusive e un po facili, in verit, dato che il fariseo stesso le pratica, potrebbero, talvolta a ragione, essere prese per egoismo, a ben guardare. Il Tedesco, funesto a tutti, vi si consacra pi di ogni altro e il lupo non loro estraneo. Questanima infinitamente radiosa non avrebbe potuto resistere allirresistibile bisogno di dare ancor di pi, e su tutti, i pi grandi come i pi umili, i pi illustri come i pi oscuri, riversava a fiotti quella fonte di inesauribile effusione. Le pi elette amicizie di questo secolo le fecero corteo, fianco a fianco, nella pi evangelica eguaglianza, con i compagni pi modesti. E chi potr mai dire quello che prodig la sua infaticabile carit in quel paese dove la chiamavano la Bonne Dame de Nohant?

Come se temesse di non avere mai davanti a s il tempo per amare abbastanza, si affrettava, accoglieva tutti, prodigava senza calcolo n misura la borsa e i consigli e, dono pi prezioso, il suo tempo. Non era capace di vedere che da questa accessibilit eccessiva, quasi morbosa, sarebbe potuto sopravvenire, come in tutte le esagerazioni, labuso. Intorno a lei, naturalmente, perfino attraverso il cordone sanitario degli affetti dei familiari e di pochi intimi devoti, vecchi e consacrati, facevano ressa non gi i falsi sedicenti amici (quale mostro, avendola una volta avvicinata, avrebbe potuto non adorarla?), ma, in certe ore, le invadenti vanit gonfiate. Anche su di loro colsi un riflesso di quella luce. Amici veri che lamavano per lei e non per s , temendo di aumentare, sia pure di ununit, lo sciame che le ronzava intorno e di trattenere a vantaggio di uno

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solo una particella di quel tempo chella doveva a tutti e a tutti apparteneva, si tenevano in disparte, rassegnandosi ad amarla soltanto da lontano...

Alcuni esseri ci sono talmente superiori che ci sembra debbano per sempre librarsi al di sopra delle leggi generali, alla stessa guisa che talune esistenze ci sono cos fraternamente care, cos indispensabili, essenziali, che se per caso ci affiora il pensiero che potrebbero da un momento allaltro venire a mancarci, respingiamo con spavento, con orrore questo pensiero, come unidea empia, abominevole. Eppure colpi cos violenti e profondi sono talmente nellordine delle cose che sembriamo quasi non soffrirne nel momento in cui ci colpiscono. Come per una folgorazione, lanima e il corpo sono rimasti dritti, sbalorditi, stupefatti. Un edificio di ceneri che rimane in piedi fino al momento in cui un dito, una festuca lo faranno crollare...

Il dolore acre ed eterno, il rimpianto amaro, i ricordi senza fine, la scossa del singulto verranno sempre alla loro ora...
Les Droits de lHomme, 13 giugno 1876.

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Il pittore della vita moderna

Della generazione che sta rapidamente completando la sua corsa verso la morte, coloro che sanno vedere non hanno mai dimenticato che a intervalli quasi climaterici la Parigi della nostra giovinezza si trovava, talvolta allimprovviso, dalla sera alla mattina, inondata, sommersa da un profluvio di disegni bizzarri, direi perfino straordinari, e inesorabilmente anonimi. Quasi sbocciata nella notte, questa germinazione appesa aveva invaso dallalba lintera citt fino alle pi modeste vetrine degli ultimi mercanti di immagini. Ma il quartier generale, la sorgente madre era al passaggio Vro-Dodat, presso un certo signor Picot, che doveva saperla lunga. Unacutezza di osservazione personale e sorprendente di realismo, come fu detto in seguito firmava al posto dellautore ignoto ciascuno di quegli schizzi, riversati a miriadi da una superba indifferenza con la matita, con il carboncino, con linchiostro, con tutto, talvolta con strane lumeggiature di acquarello o di guazzo, su qualunque tipo di carta, carta per candele e perfino carta da imballaggio. I soggetti non variavano; ragazze, soldati, cavalieri, carrozze carrozze, cavalieri, soldati, ragazze insomma quasi tutto quello che compone la nostra vita moderna. Naturalmente, erano soprattutto schizzi di ragazze; il cuore poteva non entrarci per nulla, ma centrava la vendita: ragazze di ogni ordine e sottordine, dai palchi

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del Theatre Italien e dal viale di Porte Maillot (il Lago non era ancora stato inventato) ai tuguri malfamati di rue Maubue, di rue de la Calandre e di quella duplice fogna a cielo aperto che era la rue de la Vieille-Lanterne, dove una notte di neve il nostro caro e dolce Grard de Nerval simpicc con il famoso laccio della duchessa di Longueville... ragazze di ogni paese vagabonde davanti allEterno per luniverso intero, dalle interminabilit di Oxford Street o di Broadway alle Acque calde di Istanbul e al sobborgo di Scutari, dal Rydeck di Anversa alla Porta Capuana di Napoli, per tornare sempre, alla fine, ai nostri boulevards della Scuola militare. La fattura di quegli schizzi, sapiente e infantile ad un tempo, imperativamente richiamava e inchiodava il passante. La goffaggine dello scolaro vi si affiancava allinsolente imperturbabilit del calligrafo: ingenuit di ragazza virtuosa e scaltrezze di prosseneta. Ma da tutta questa materia, buona, cattiva, folle, assurda, che profondit dimpressione! quale risultante di esattezza! quale fascino! Si acquistavano quegli schizzi per niente: un franco i grandi, 75, 50 centesimi gli altri, quanti se ne voleva. Per una dozzina ci si metteva daccordo, dai 13 in su si andava quasi a peso. A che prezzo li otteneva dunque il mercante?

Qualche anno dopo, Eugne Delacroix, nel suo studio di rue Notre-Dame-de-Lorette, tormentato, ossessionato dal ricordo di una di quelle piccole immagini che aveva visto da me, mi diceva: Nadar, vuoi scegliere in questa cartella due miei disegni in cambio di quella con la testa rotta?

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Via via, nel giro di pochi giorni, uno dopo laltro, tutti quegli schizzi scomparivano; rapida come lultimo filo dacqua bevuto dalla sabbia, lultima immagine si dileguava. Poi, dopo qualche mese, talvolta qualche settimana, allimprovviso un rinnovato diluvio di quegli straordinari disegni, sempre diversi, sempre uguali... e ancora una volta, finita la piena, il torrente si inaridiva...

Chi fa questo? Chi mai pu fare questo? ci domandavamo, e poich non era possibile trovare, la fantasia cominciava a creare le leggende. Alla fine, si scopr chi era il misterioso e inesauribile produttore, un perfetto gentleman, che viveva da singleman, straniero nel nome e nello stile sebbene eccellente francese e che, sempre in viaggio, a Parigi aveva soltanto un pied--terre. Al momento, il suo piccolo e modesto appartamento era in un pianterreno di rue dAumale, vicinissimo a quellaltro pianterreno dove il conte di Villedeuil aveva appena fondato il giornale Paris, lundi, mardi... insieme con i suoi cugini de Goncourt. Ma ancora un mistero: quel veterano di tutti gli antri della perdizione cosmopolita aveva il verginale pudore del suo myself, quellartista che si dava tanto da fare per nascondersi quanto gli altri per mettersi in vista, non riconosceva a nessuno il diritto di nominare colui che non firmava. Si proibiva dessere artista come un gentiluomo daltri tempi si sarebbe proibito di fare commercio. Al punto tale che colui che fu sempre e per primo presente in tutti gli ambienti nel corso di unesistenza che ha pi che raddoppiato la media delle nostre vite umane, questo illustre ignoto, questo glorioso anonimo avr, da uomo raffinato, percorso la vita sotto la

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maschera e il mantello dei nobili veneziani del Settecento. Soltanto allesplicita condizione che il suo nome non sarebbe stato pronunciato, egli permise al pi fervido e rispettoso dei suoi ammiratori, Baudelaire, di dedicargli un lungo e forte saggio: Il Pittore della vita moderna.

In breve, oggi che le consegne sono tolte, egli si chiamava Constantin Guys e veniva da una vecchia e buona famiglia meridionale. Un caso laveva fatto nascere a Flessinga. Aveva cominciato con la campagna di Grecia insieme con Lord Byron, poi durante la Restaurazione si era arruolato nella cavalleria e, dopo un servizio molto attivo, aveva lasciato lesercito come sottufficiale dei dragoni. Rimase sempre un cavaliere di primordine, con la passione per i cavalli. La sua insaziabile curiosit obiettiva laveva spinto dappertutto, dallInghilterra allItalia, dalla Spagna ai paesi dOriente. A Londra, dove si ferm ancora pi a lungo che a Napoli e a Costantinopoli, la sua grande predilezione era per le usanze inglesi non fu estraneo, riteniamo, alla creazione dellIllustrated London News e perfino del Punch. Viaggi lunghi anni per lIllustrated come corrispondente, collaborandovi con disegni e appunti. Assistette alle battaglie di Inkermann, di Balaklava, a tutti gli scontri degli eserciti alleati, sempre negli avamposti, con glaciale indifferenza al pericolo, sia per indole che per dandysmo.

Guys aveva superato la sessantina quando sembr volersi stabilire definitivamente a Parigi. Parigi, insomma, riassumeva il mondo per questo nomade mai sazio n stanco, questo io insaziabile del non-io, eterno investigatore, sposo delle folle.

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Abitava una modestissima camera in una soffitta di rue de Provence; viveva l di una piccola pensione che gli passava regolarmente un ricco cugino, Barthlemy, vecchio delegato montagnardo del 1848. Ma i vicini e i bottegai della strada non videro molto spesso il rude vecchio dalle larghe spalle, i grandi baffi bianchi, il profilo da Palicaro. comprensibile: non si alzava mai se non quando il sole si corica, per rientrare rigorosamente soltanto nelle ore in cui tutti gli altri dormono, spossato ma non sazio e solo perch la grande Citt esausta dalla stanchezza e invocante grazia non aveva pi nulla da mostrargli. Ora, dice Colui che dobbiamo sempre citare, colui che seppe meglio vedere ed esprimere Guys, ora, mentre gli altri dormono, costui chino sulla sua tavola, e dardeggia sul suo foglio di carta lo stesso sguardo che poco fa fissava sulle cose, si serve della matita, della penna, del pennello, fa sprizzare lacqua dal bicchiere al soffitto, asciuga la penna con la camicia, frettoloso, violento, attivo quasi temendo che le immagini gli sfuggano, litiga anche se solo e sollecita se stesso. E le cose rinascono sulla carta, singolari e pi belle e pi dolci, da unanima entusiasta come quella dellautore. Ma Baudelaire non doveva essere il solo innamorato di questopera agitata, passionale, di cui non pot fare a meno di portarsi dietro una grande cartella fin nel suo esilio volontario presso il nostro caro Belga, Flicien Rops: opera non dogmatica quanto documentaria, che da sola riassume la nostra epoca, come insieme i Fragonard, i Saint-Aubin, i Moreau, i Debucourt, i Sergent hanno riassunto la loro: cugina degli Eugne Lami, incomparabilmente superiore ai De Dreux e che nulla ha a vedere con la pittura pedicolare di un Meissonier. Vi fu tutta unaristocrazia di nobili ricercatori a caccia di questa modernit che il transitorio, il fuggevole, il contingente, la met dellArte di cui laltra met le-

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terno e limmutevole tutta la minoranza raffinata, perfettamente al di fuori e al di sopra della Borsa dei quadri e che non acquista firme. Evocate il sacro battaglione di quei dilettanti che ebbero lamorosa curiosit, la rabbiosa concupiscenza di quegli incomputabili fogli volanti appena coperti, dispersi a tutti i venti dopo i Baudelaire e i Delacroix, i Thophile Gautier, i Saint-Victor, Prault, Clestin Nanteuil, Asselineau, Rops, de Goncourt, Manet, Burty, e anche Champfleury per non omettere nessuno, sebbene molti ne tralasci e dei migliori; giuria dei Grandi Elettori dellArte, perdutamente invaghiti dellopera inafferrabile delluomo senza nome, del geniale sconosciuto, di cui tutta la gloria, nata segreta, morr segreta come visse, e il cui appellativo, rimasto geroglifico, non figurer mai ma che importa! nel catalogo di nessuna pinacoteca.

Con quale riservatezza, quale discrezione, quale dignit il vecchio Guys sopport, senza mai dire parola, la lunga povert via dolorosa degli anni estremi, lui che non aveva mai fatto alcun calcolo, e che aveva vissuto tutte le vicissitudini della sua esistenza con siderale spensieratezza. Quanti appetiti segreti, quanti desideri inespressi dovette respingere colui la cui mano era stata sempre aperta... ultimo asceta... Trov tuttavia una luce in tutti quei giorni bui ed grata dolcezza ricordarlo. In una sera di abbandono pi che raro, si era aperto a uno di noi, certo troppo povero perch Guys si aspettasse da quella parte lattuazione del suo sogno. Dunque lo soffocava un desiderio, un antico desiderio accarezzato per tutta la vita, una sete sempre pi aspra via via che la morte si avvicinava, e alla fine intollerabile: malizia delle cose, contraddizione della sorte,

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lui che tante volte aveva percorso in tutti i sensi Oriente e Occidente, non aveva mai potuto vedere Flessinga, Flessinga dovera nato, quella Flessinga che lo chiamava ben altrimenti imperativa e per lui necessaria che, per laltro povero vecchio, Carcassonne e lui moriva, stava per morire, senza aver visto Flessinga... Due giorni dopo, Guys aveva fra le mani il suo viatico per Flessinga e in quel momento, cosa inaudita, si videro due grosse lagrime di gioia scorrere sul marmo di quelle vecchie guance. Almeno gli fu concessa quella bella settimana!

Ultime tristezze. Sette anni fa Guys aveva i suoi ottanta anni compiuti, sempre meravigliosamente vigoroso nonostante ludito e la vista indeboliti, sempre trottante, curioso, fiutante, e sempre irreprensibilmente regolare nella sua irregolarit quando un colpo terribile lo blocc. Un marted grasso in cui aveva pranzato come tutti i marted in casa dellultimo amico che gli anni gli avevano lasciato, non volle che lo accompagnassero fino alla sua porta come di consueto, non potendo decidersi a rincasare cos presto in un simile giorno di festa, volendo in una simile sera vedere ancora. Le strade, piene di folla, sfavillavano, accecavano: mentre attraversava rue du Havre una carrozza gett a terra Guys fracassandogli la gamba in due punti. Lo trasportarono allospizio Dubois, lospedale che ce ne ha presi gi tanti... Quando arriv, il dottor Se scosse la testa: una duplice frattura, con complicazioni, a ottantanni! Il medico non conosceva Guys; la gamba si rinsald. Fu cosa lunga, ma quelleterno peripatetico avrebbe potuto ancora camminare, se subito avessimo avuto fiducia se soprattutto linfermo avesse avuto le attenzioni di

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una parentela affettuosa, quella tenerezza sempre presente, la tenerezza che vigila, che spia, che cova e che sprona. Ma Guys non aveva nessuno. Il vecchio cugino Barthlemy era morto, e i suoi eredi, lontani da Parigi, si limitavano a passargli con perfetta correttezza la pensione del vecchio cugino, come fa di dovere qualunque famiglia con chi la sua gloria. Dei tre amici che gli restavano, il marchese dEtampes era morto per primo, M. Coulmann aveva seguito il marchese e il terzo fu costretto allimprovviso ad allontanarsi da Parigi per qualche dovere che non poteva essere diviso con altri. Per lo meno venivano da lui due vedove con pietosa regolarit, poich, come si dice, ci sar sempre una donna a qualunque capezzale. Ma sette anni sono lunghi. Impegni nuovi sopravvengono e simpongono, soppiantando le prime incombenze. Non c rosario tanto benedetto che non si sgrani. Venne il giorno in cui le ultime due visitatrici non comparvero pi... Fin dallinizio, la vedova del fondatore dellIllustrated London News, Mrs Ingraham, non avendo dimenticato i servizi resi allopera di suo marito, aveva messo a disposizione dellinfermo lospitalit illimitata di uno dei suoi cottages. Il povero Guys dovette pi di una volta rimpiangere che il desiderio di morire in Francia gli avesse fatto declinare lofferta. Anche unaltra proposta pi modesta cara a Guys fu respinta... Conseguenza di questi due rifiuti spaventoso pensarlo fu che per sette anni in tempi assai recenti un uomo buono, socievole per eccellenza, di mente superiore e danimo nobile e severo un essere vivo fu condannato a rimanere fino allultimo respiro immobile e solo solo per sempre! inchiodato in un letto dospedale come in una bara anticipata, respinto dalla

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comunione intellettuale, sottratto a ogni commercio, escluso da ogni rapporto umano salvo che con la sua infermiera, sempre in attesa di ci che non veniva mai fino allultimo secondo di tutti i giorni, di tutte le notti, di tutti i minuti di questi sette atroci anni! La promiscuit familiare delle corsie comuni avrebbe reso meno dura lagonia fin troppo lunga di quel morto vivente.

Finalmente! da quella prigione dove lo portarono sette anni fa con i piedi davanti, con i piedi davanti lo porteranno fuori questa mattina.

Con tristezza indicibile, cerco se vi sia ancora qualcuno anche uno solo che si ricordi e voglia seguire, per lultima volta, il Pittore della vita moderna!...
Le Figaro, 15 marzo 1892.

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