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Il mercato del pesce a Trieste

Dai primi documenti del 1300 al XIX secolo


Gi nel 1318 esisteva una prescrizione che imponeva lo sbarco di tutto il pescato del Golfo di Trieste nella pescheria cittadina: in caso contrario, il trasgressore veniva punito con unammenda di venti soldi piccoli. Disposizioni analoghe sono rinvenibili anche negli Statuti successivi. Quella del pescare era infatti unarte ufficializzata e con obbligo di tributo: dellimportanza di Trieste come citt di smercio per i prodotti ittici si pu trovar traccia invece a partire dal XVI secolo. In particolare nella Raccolta delle Leggi, Ordinanze e Regolamenti speciali per Trieste (Statuto 1550), capitolo Annona, rubrica 27 Delli pescatori, il Procuratore Kandler ammoniva: Li cittadini, ovvero abitatori della Citt, o Territorio di Trieste se faranno larte della pescagione, pescando dove si voglia, siano tenuti portar i pesci, che prenderanno a vender nella Citt, e non altrove trar, che non si provasse la quasi impossibilit daverli potuto portar freschi, o per le fortune del mare, o per aver pescato molto lungi dalla Citt, Li Forestieri, che in questo Territorio piglieranno pesci non ardischino altrove che nella Citt venderli. Listituto del mercato ittico, cio la Pescheria, operava come mezzo per tutelare gli interessi dei consumatori, sia per quanto riguarda la freschezza dei prodot15

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Fine 800, Trieste. Nel centro giuliano simponeva lo sbarco del pescato nella pescheria gi nel XIV secolo (Edizioni Luglio - Trieste)

ti, sia per le possibili speculazioni sui prezzi: Nessuno faccia mercanzia de pesci freschi, cio non compri pesci freschi per rivenderli freschi, e crudi nella Citt, o nel Territorio, n tampoco il Pescatore ardischi vender pesci freschi, se non in quel d, ovvero nel susseguente, che sono presi. E, ancora: Proibimo ancora che nessuno venda pesci fuor che a minuto senza averli prima in pescaria tenuti per il spazio di tre ore ad effetto di venderli, che allora possa venderli come potr, sotto pena a chi in qualsivoglia de predetti capi contraverr, di lire cinque, ed ognuno possa accusare con un testimonio, e guadagni la met della pena. Un editto del 1670 prometteva, a chi non si atteneva a queste disposizioni, la perdita del corredo da pesca ed un mese di prigione. Ovviamente i pescatori non mancavano di fare di testa propria e quelli di Santa Croce, in particolare, affidavano alle loro donne il pericoloso compito della vendita porta a porta, eludendo i caselli doganali. In questo modo, infatti, non essendo colti in flagrante essi non erano tenuti a rispondere dellinfrazione. Queste disposizioni vennero mantenute sino all800, finch il 20 luglio 1806 venne pubblicata una direttiva ancora pi decisa, la Tariffa per la vendita al minuto del pesce fresco, con la quale si proibiva fermamente la vendita clandestina del medesimo, fuori dal luogo destinato per il pubblico Mercato, sotto la penale di 6 fiorini.
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NellAustria - Ungheria e nellAdriatico alla fine dell800


Nel decennio 1869-79 la sola Norvegia con popolazione di appena 1.800.000 abitanti vantava, in pesce, una rendita annuale media di 29.000.000 di fiorini. La produzione della Francia, tra il 1869 ed il 1877, si aggirava intorno ad una media annuale di circa 38.000.000 di fiorini, mentre Inghilterra e Stati Uniti dAmerica, secondo stime non ufficiali, arrivavano rispettivamente a 120 e 100 milioni. NellImpero austro-ungarico la rendita delle attivit di pesca raggiungeva, invece, appena i 2 milioni di fiorini annui, cifra piuttosto esigua rispetto a ci che, secondo gli studiosi contemporanei, si poteva ricavare dal ricco Adriatico ed in proporzione allestensione delle coste in dotazione. Il litorale austro-ungarico aveva infatti una lunghezza in linea retta di 331 miglia marine, con uno sviluppo di costa di ben 2841 miglia, dovute alla quantit di isole e alle numerose insenature che si spingevano profondamente entroterra. Per questo motivo le nostre coste venivano paragonate ai fiordi norvegesi.

Fine 800, Trieste. Nel 1876 lungo il litorale austro-ungarico circolavano 2.500 imbarcazioni (Edizioni Luglio - Trieste)

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Fine 800, Rovigno. A Trieste il pesce poteva essere portato anche a mano o con dei carri (Edizioni Luglio - Trieste)

Nel 1876 lintera pesca italiana si avvaleva di circa 17.000 battelli e di 50.000 operatori del settore, per circa 250.000 quintali di prodotto annuo. La met di queste voci erano relative alla sponda italiana dellAdriatico, quella che arrivava fino al confine austriaco di Porto Buso, nella Laguna di Marano e di Grado. La sponda orientale, fino al confine albanese, apparteneva allImpero austro ungarico e produceva circa 90.000 quintali annui di pesce, grazie allimpegno di 10.000 pescatori stanziati su 2.500 imbarcazioni con un tonnellaggio di circa 5.550 TSL. Il settore era in espansione. Si registrava, infatti, in quel periodo una crescente richiesta di prodotti ittici da parte di tutte le piazze dellImpero e la pesca era per molti lunico mezzo di sostentamento. Nei primi 10 anni del 900 risultavano infatti operative oltre 5.800 barche da pesca registrate con circa 24.000 pescatori ed un tonnellaggio complessivo di 10.570 TSL. LAdriatico austriaco era suddiviso in otto Circondari marittimi: Trieste (comprendente le localit di Grado, Monfalcone, Duino, Sistiana, Nabresina, S. Croce, Prosecco e Contovello, Barcola, Trieste, Servola, Zaule, Muggia, S. Bartolomeo, Capodistria, Pirano e Isola), Rovigno (con Umago, Cittanova, Valditorre, Parenzo, Zambrattia, S. Giovanni, S. Lorenzo, Daila, Cervera, Fontane, Orsera e Rovigno), Pola (con Pola, Fasana, Medolino, Veruda, Volosca, Carnizza, Rabaz e Ika), Lussinpiccolo (con San Pietro dei Nembi, Lussinpiccolo, Lussingrande, Sansego,
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Caisole, Ponte, Canidole, Cherso, Castelmuschio, Besca, Veglia, Malinsca), Zara (con Arbe, Pago, Castelvenier, Premuda, Isto, Melada, Bergulje, Puntebianche, Soline, Nona, Bozava, Bribigno, Stretto, Sauro, Rava, Luka, Zman, Zlarin, Tkon, Vergada, Sebenico, Obbrovazzo, Novaglia, Selve, Ulbo e Zara), Spalato (con Spalato, Milna, Comisa, Gradac, Lissa, Tra, Lesina, Gelsa, Fortopus, Pucisce, Cittavecchia, Almissa, S. Pietro Brazza, Olivetto, Bol, Zirona, Macarsca e Podgora), Ragusa (con Ragusa, Curzola, Gravosa, Vallegrande, Slano, Meleda, Malfi, Berna, Ragusavecchia, Giuppana, Trappano, Stagno) e Megline (con Megline, Cattaro, Budua). I circondari di Trieste, Rovigno, Pola e Lussino facevano parte, a loro volta, del Circondario marittimo di Gorizia, Trieste e dellIstria, mentre Zara, Spalato, Ragusa e Megline del Circondario marittimo della Dalmazia. La citt di Fiume era considerata, invece, ungherese. Il valore della produzione media annua in fiorini, tra il 1877 e il 1882, era la seguente:
Circondario Valore della produzione media annua (in fiorini) Circondario Valore della produzione media annua (in fiorini)

Zara Spalato Trieste Rovigno

716.247 482.342 304.189 132.393

Pola Ragusa Lussinpiccolo Megline

115.562 103.635 70.254 27.944

In termini assoluti il litorale pi produttivo era quello di Zara, mentre quello di Trieste si situava al terzo posto. Se il valore della produzione viene, per, rapportato al miglio di sviluppo costiero del circondario, si ottengono i seguenti risultati:
Circondario Valore della produzione (in fiorini) Sviluppo costiero (in miglia geografiche) Prod./Miglio

Trieste Rovigno Spalato Pola Zara Ragusa Meline Lussinpiccolo

304.189 132.393 482.342 115.562 716.247 103.635 27.944 70.254


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19 20 126 33 246 95 30 82

16.224 6.704 3.820 3.528 2.904 1.092 940 856

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A cavallo tra Otto e Novecento


Nei primi anni dinizio secolo si assistette ad un aumento del carico commerciale del mercato di Trieste, sia in termini di quantitativi trattati sia del valore della produzione, che si poneva al secondo posto, in unipotetica classifica, con pi di 1.600.000 corone, preceduta da Spalato con pi di 1.640.000 corone e seguita da Ragusa e Zara con pi di 1.200.000 corone. Le quantit trattate sul mercato di Trieste passarono dai 1.600.000 chilogrammi di inizio secolo ai 2.500.000 Kg negli anni antecedenti la prima guerra mondiale, con picchi fino a 2.767.400 Kg del 1908. A questi quantitativi contribuiva solo in modo marginale la pesca locale con uno scarso 5%, mentre il rimanente proveniva per un 30% dal litorale istriano, per un altro 30% dalla pesca degli abitanti della vicina Chioggia, per un 10% dal litorale goriziano, per un 9% dal litorale dalmato, in pari misura da quello croato-ungherese e, infine, per un residuale 7% dallestero. La pesca nelle immediate vicinanze di Trieste , confermava il de Marchesetti nel 1882, non che di poca entit essendo i pesci disturbati dal continuo andirivieni di piroscafi e altri navigli. La maggior parte, quindi, del pesce del mercato di Trieste affluisce da altri distretti, che ne ha sovrabbondanza. Limportanza del mercato di Trieste veniva riconosciuta anche per lelevata variet di specie qui venduta: ben 91 tipi di pesci, 18 di molluschi e 11 di crostacei. Se prendiamo, ad esempio, lannata 1906, in ordine di importanza si trovavano le sardelle (351.000 Kg), le sepe (128.000 Kg), el sardon (120.000 Kg), i tonni (108.000 Kg), i guatti (101.000 Kg) e via via le altre specie. Molto richiesto era anche il guato giallo (54.000 Kg), apprezzato dalla classe media. Le statistiche relative ai mussoli e alle ostriche non potevano, invece, essere attendibili in quanto solo una minima parte di questi passavano attraverso i canali ufficiali del mercato ittico. Il resto era oggetto di un grande tollerato smercio, nei numerosi punti vendita liberi sparsi per la citt. A fine secolo, il consumo di ostriche era diminuito a causa della convinzione da parte della gente che il mollusco in questione fosse portatore di malattie infettive. Queste, tuttavia, arrivavano, durante lautunno e linverno di contrabbando e venivano smerciate, purtroppo senza la necessaria sorveglianza, nei piccoli restaurants e nelle osterie. Nonostante il mercato di Trieste palesasse una certa vivacit lofferta di pesce fresco era non solo di molto inferiore al fabbisogno di tutte le principali citt dellImpero, ma anche di quello del mercato locale. In effetti, nei primi anni del secolo scorso i consumi di prodotti ittici aumentarono sensibilmente in tutta
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1912 circa, Trieste. Pescheria Vecchia: alcune donne vendono dei mussoli. Frequenti erano, fino agli anni '50, nelle vie della citt, gli spacci ove si smerciavano questi molluschi gi cotti (Archivio Fotografico, Civici Musei di Storia e Arte - Trieste)

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Fine 800, Trieste. Alla fine del XIX secolo la pesca a Trieste era di poca entit a causa del continuo andirivieni di piroscafi e altri navigli (Edizioni Luglio - Trieste)

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Europa a causa del rincaro delle carni. C da considerare per che, se i dati statistici sono corretti, risulterebbe che a Trieste si consumavano in media solo 25 gr. a persona di pesce al giorno (cio circa 9 Kg/anno p.c.), su una popolazione in rapida crescita che solo dal 1906 al 1910 pass da di 196.000 anime a 215.000, contro un fabbisogno stimato allepoca di 250 gr./persona al giorno e alla media attuale italiana di 63 gr./persona (circa 23 Kg/anno p.c.). Da Vienna la domanda di pesce fresco aumentava di continuo e in parallelo, cresceva anche la concorrenza dei mercati dei mari del Nord. La quantit richiesta giornalmente era insostenibile dal solo mercato giuliano; anche il prezzo non poteva per altro allinearsi a quello oltre modo meschino proposto dai concorrenti. La carenza di pesce era dovuta essenzialmente a due motivi. Da una parte allarretratezza dellorganizzazione della pesca nellImpero, caratterizzata dalla mancanza di leggi precise e da unattivit ridotta a semplice pesca di costiera. In effetti, tranne il caso di qualche pescatore dalmato che si spingeva sino in Africa e dei pescatori chioggiotti che si appoggiavano alle portolate, nessuno osava avventurarsi in alto mare. I metodi di pesca erano irrazionali e non ci si preoccupava di tutelare la giovane prole. Infatti, catturare un pesce di dimensioni ragguardevoli si rivelava essere sempre pi frequentemente un autentico colpo di fortuna. Il mare Adriatico, infatti, si distingueva, pi che per la quantit, piuttosto per la variet del pescato: a questa povert contribuiva senza dubbio la continua e assidua pesca di certe specie, esercitata a danno di altre. Ma allepoca, come qualcuno sembra pensare ancor oggi, il mare era considerato una fonte inesauribile; come accadeva in Dalmazia inoltre ognuno poteva trarne risorsa senza controlli. Va considerato che cera anche una carenza diffusa di infrastrutture di trasporto che rendevano problematico qualsiasi invio di derrate alimentari fresche e deperibili gi per le spedizioni dal circondario di Trieste al centro della citt. Veniva costantemente lamentata infatti una situazione di notevole sottosviluppo dellorganizzazione del commercio del pesce. Ad essa lImpero non riusciva a dar soluzione: mancavano, infatti, comunicazioni facili e rapide sia terrestri sia marittime ed un coordinamento fra le diverse realt imprenditoriali del settore. In quanto maggiormente remunerativo, il mercato triestino attirava tuttavia le importazioni di pesce fresco da tutto lAlto Adriatico: il prezzo che vi si poteva spuntare era infatti praticamente il doppio di quello ottenibile a Lussino e a Spalato, e del 10% superiore rispetto a quello del mercato di Ragusa, comunque limitato.
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Ferrovie
Il pesce arrivava a Trieste da 46 differenti localit interne ed estere. Solo cinque di queste erano dalmate, nonostante la rilevanza del locale bacino e le potenzialit della pesca di quella costa. Lapprovvigionamento del Mercato ittico di pesce fresco e di altri prodotti marini commestibili avveniva in diversi modi e non dipendeva soltanto dalla maggior o minor lontananza del sito di produzione, quanto piuttosto dai mezzi di comunicazione sui quali il sito poteva contare. La Ferrovia Meridionale e la rete di collegamenti con i Piroscafi a Vapore erano i principali mezzi con cui le derrate giungevano a Trieste. Da qui, poi, le grosse partite di pesce fresco partivano verso lImpero. La costruzione della Ferrovia Meridionale fu avviata nel 1842, dopo insistenti richieste dei banchieri e dei commercianti triestini che premevano per un collegamento veloce con la Capitale e con le restanti citt del nord. Le oggettive difficolt riscontrate nel gestire i crescenti traffici fra limportante porto e la Capitale condussero perci larciduca Giovanni, zio dellImperatore Francesco Giuseppe, ad avviare la realizzazione della tratta Vienna Graz Lubiana Postumia Sesana Trieste. La direzione dei lavori della tortuosa e complessa opera fu affidata allingegnere veneziano Carlo Ghega, che si era formato in America, studiando le ferrovie statunitensi. Dopo sette anni fu completato il tratto Vienna Lubiana, quello pi lungo, e ce ne vollero ben altri otto per coprire la distanza necessaria per collegare Trieste, consistente in soli 65 Km in linea daria. Lultimo tratto di ferrovia aveva una lunghezza complessiva di 144 Km e fu caratterizzato dalla costruzione di opere eccezionali per l'epoca, come il terrapieno realizzato per superare la palude di Lubiana (lungo 2 Km e alto fino a 16 metri) ed i viadotti di Borovnica (596 e 38 m.), quello di Barcola (319 e 20 m.) e quello di Aurisina (646 e 19 m., tra i pi lunghi dEuropa). Questa parte di ferrovia fu inaugurata il 27 luglio 1857, alla presenza dellImperatore, giunto con il treno imperiale trainato dalla locomotiva Miramar: il tragitto era di 577 Km e servivano in media 17 ore per percorrerlo. Un direttissimo, con sole 16 soste, impiegava 11 ore; il treno che rispettava tutte le 88 soste ci metteva 21 ore. Nel 1860 venne poi completata la linea Aurisina Udine e, quattro anni pi tardi il tratto Aurisina-Venezia, che comportava un dimezzamento dei tempi medi di percorrenza, rispetto alle possibilit precedenti.
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Fine 800, Dalmazia. Qualche pescatore raggiungeva la piazza triestina con la propria imbarcazione. Per le lunghe distanze si utilizzavano, invece, la ferrovia o i piroscafi (Edizioni Luglio - Trieste)

Con questo collegamento Trieste si imponeva come punto di interesse principale per lo smercio dei prodotti in generale e, fra questi, dei prodotti ittici pescati nellAdriatico e nel Mediterraneo pi vicino.

e Piroscafi
I pescatori del sottocircondario di Trieste solevano portare al mercato il prodotto della loro pesca con le proprie barche. Quando per la partita era troppo esigua preferivano mandarla per terra con carrette o a mano. I pescatori del litorale goriziano si servivano o della Ferrovia meridionale o dei piccoli Piroscafi che congiungevano Trieste con Grado e Monfalcone. In Istria, per queste necessit, si faceva uso dei Piroscafi di varie societ di
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Fine 800, Trieste. Se i piroscafi al loro arrivo nel porto triestino non trovavano la riva libera, veniva messa loro a disposizione una barca piccola per lo sbarco immediato del pesce (Edizioni Luglio - Trieste)

navigazione a vapore che costeggiavano i suoi lidi. A Lussinpiccolo esisteva unimpresa che, mediante barche a motore, raccoglievano il pesce pescato nei luoghi privi di comunicazioni regolari per poi imbarcarlo su vapori diretti a Trieste; in Dalmazia, pescatori e negozianti si servivano per lo pi dei vapori delle diverse linee facevano scalo nei numerosi porti di quella provincia. Per iniziativa di un triestino si era formata a Zara una societ che per mezzo di una barca a motore (portolata) raccoglieva il pesce pescato nelle acque vicine e lo portava in citt, da dove, poi, veniva poi spedito a Trieste. Questimpresa riscontr un notevole successo, tant vero che limprenditore pass in breve tempo ad utilizzare ben tre imbarcazioni celeri per questo servizio. I pescatori del Quarnero e del Circondario marittimo di Fiume si servivano invece della Ferrovia Meridionale. Per spedizioni ragguardevoli di tonno venivano noleggiati appositi piroscafi che portavano direttamente a destinazione le quantit raccolte. Poich le acque del Quarnero erano ricche di pesce come sardelle, sardoni, papaline, sgombri, soprattutto destate, si faceva anche uso di appositi carri a
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quattro ruote e con due cavalli, i quali, in circa 12 ore di viaggio, arrivavano a Trieste. I pescatori chioggiotti, assidui frequentatori dellAdriatico orientale, quasi tutti organizzati in squadre, mandavano il pesce con le loro portolate e qui lo vendevano grazie ai cosiddetti paroni de terra, a distinzione dei paroni de barca che erano dediti esclusivamente alla pesca. Lattivit commerciale con carichi di pesce dei Piroscafi del Lloyd Austriaco, percorrenti linee regolari, si limitava invece al trasporto di quelle quantit che venivano imbarcate negli scali di Corf, P . Said, Lesina, Sebenico, Lussinpiccolo, Zara e Venezia. Le localit che inviavano a Trieste maggior quantit di pesce fresco erano Zara e Lussinpiccolo e, a distanza, Lesina, Lissa e Sebenico; dallestero arrivavano di frequente delle anguille in botti destinate alla fabbrica di conserve Klink & Lauer di Barcola, mentre da nord per la via di Brema, arrivava il salmone. I vantaggi materiali che offrivano i Piroscafi della Societ del Lloyd nel trasporto di pesce fresco stavano nel fatto che, essendo adibiti al trasporto di viaggiatori, essi erano muniti di tende che cos proteggevano il pesce dai raggi solari. Ai Comandanti veniva inoltre raccomandata la massima cura tanto nellimbarco che nello sbarco dei prodotti e se, allarrivo a Trieste, non si trovavano rive libere, veniva messa loro a disposizione unimbarcazione piccola per lo sbarco sollecito della merce. Durante il viaggio, se era necessario, a pagamento i caricatori di pesce venivano riforniti di ghiaccio: due Piroscafi il B. Gautsch e il P. Hohenlohe erano anche dotati di camere refrigeranti. Le Societ Anonime di Navigazione a Vapore Dalmatia, Ragusa e IstriaTrieste svolgevano servizio postale per i centri di Zara, Sebenico, Spalato, Pola, Lagosta e Lussinpiccolo. Il vantaggio di utilizzare queste linee stava nel fatto che arrivavano a Trieste gi allalba del giorno successivo dellimbarco. I locali destinati alle merci erano inoltre situati in coperta, lontani dal calore delle caldaie, per garantire cos la freschezza del pescato. La Societ per Azioni Ungaro Croata di Navigazione marittima a Vapore garantiva il collegamento con Fiume; quella di navigazione Monfalconese svolgeva invece il servizio giornaliero di passeggeri e merci toccando i porti di Trieste, Sistiana e Monfalcone. La Nuova Societ cittadina di Navigazione a Vapore in Capodistria trasportava in media sulla piazza di Trieste dai 60 ai 70 Kg di pesce fresco al giorno, approfittando delle corse dirette giornaliere delle 07:30 e delle 13:00, della durata di 45 minuti. Se nei mesi estivi si verificavano delle pescate pi che abbondanti di sardelle superiore al fabbisogno della fabbrica di conserve di Capodistria, i battelli della Societ trasportavano il pesce a Trieste, in diverse riprese, sino a 20 quintali alla
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volta. Anche i chioggiotti usufruivano di questo servizio, nel caso in cui fossero stati costretti dal maltempo a rifugiarsi nel porto capodistriano. Esisteva, infine, la linea settimanale Trieste-Trebisonda, curata dalla Societ di Navigazione a Vapore Panellenica: attiva soprattutto nei mesi invernali portava il pesce nella citt giuliana in circa 48 ore, dopo un percorso di ben 480 miglia marine.

Alla conquista dellImpero e del mercato estero


I prodotti ittici convenuti a Trieste venivano poi spediti a Vienna, Graz e Budapest. Si arrivava a smerciare, poi, in Germania, in Francia ed in Italia, soprattutto a Venezia, Chioggia e Genova. Con Vienna esisteva un rapporto particolare poich, sin dal 1889, era stato istituito un collegamento ferroviario il treno N. 1 - che trasportava la merce durante la notte garantendo agli acquirenti austriaci pesce fresco e sanissimo recapitato a domicilio del destinatario, entro le ore 11 della mattina seguente. Le spedizioni venivano accettate a Trieste fino alle ore 18 e giungevano nella capitale alle 09.30 del mattino successivo. Un po di pi ci mettevano le derrate provenienti dalla Dalmazia: ad esempio, le spedizioni di ostriche da Drace via mare e poi via ferrovia da Trieste avvenivano in 4 o 5 giorni, sicch venivano effettuate soltanto da dicembre a febbraio. Successivamente, quando le comunicazioni tra Fiume e Jagnina, rispettivamente Drace furono pi frequenti, le ostriche dalmate potevano arrivare a Vienna in 3 giorni. Questo modo rapido e comodo di spedire i prodotti scelti dal mare Adriatico si conquist in breve tempo il favore dei viennesi e conseguentemente, il consumo dello stesso, che gi nel 1891 raggiunse un quantitativo di 24.815 Kg, aument nel 1899 fino a 48.532 Kg, per attestarsi a circa 45.000 Kg nei primi anni del 900. Oltre al treno N. 1 per Vienna, esisteva, poi, tutta una rete di collegamenti ferroviari a grande velocit e a piccola velocit per le maggiori destinazioni: da Trieste a Vienna (589 Km) con il treno N. 4 a grande velocit la consegna avveniva in tre giorni al costo di 16 centesimi per chilogrammo e a piccola velocit, invece, in sei giorni. Da Trieste a Monfalcone (32 Km) pare simpiegasse da 2 giorni a 3 giorni a seconda se linvio era a grande o a piccola velocit; per raggiungere Pola (138 Km), Rovigno (128 Km) o Fiume (131 Km) si impiegava da 2 a 4 giorni. Fu progettata anche una spedizione frontale con la ferrovia della Bosnia/Erzegovina, via Brod, che avrebbe potuto concludersi in 48 ore, ma il collo di bottiglia era rappresentato dai numerosi uffici postali locali. Il treno era un mezzo di spedizione molto usato basti pensare che, ad esempio, nel 1909 Trieste ricevette trasporti di pesce fresco per 125.831 Kg.
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1912 circa, Trieste. Interni della Pescheria Vecchia. La Pescheria Vecchia era sita in via della Stazione, oggi Corso Cavour (Archivio Fotografico, Civici Musei di Storia e Arte - Trieste)

Venditori, speditori e pescherie


Lo smercio di pesce avveniva a Trieste tanto allingrosso che al dettaglio. Allinizio del 900 operavano sulla piazza due grossisti, Giacomo Cumar e Davanzo-Naccari, che si occupavano dellacquisto, della vendita e della spedizione di pesce fresco, di pelli di pesce e di ossa di seppia. Cerano, poi, tutta una serie di grossisti di prima e seconda mano, nonch di venditrici di baccal molle, di molluschi e di crostacei che svolgevano il loro commercio nei mercati pubblici, in via della Stazione ed in piazza dei Giuliani. Fino al 1912 era in funzione la vecchia Pescheria che era situata in via della Stazione, lattuale Corso Cavour. Demolita la pescheria precedente, il mercato del pesce pass, poi, alla nuova Pescheria, costruita a fianco del Molo Giuseppino su progetto delling. Raffaele Benussi che effettu per prepararsi numerosi studi di siti simili costruiti in Germania e nei Paesi Bassi. La superficie disponibile per il trattamento dei pesci freschi era aumentata cos dagli 860 metri quadri del precedente edificio, ai 3200. In pi la nuova costru29

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Primi del 900, Trieste. Interni della Pescheria Nuova. Progettata da Raffaele Benussi, la struttura presentava un impianto frigorifero a celle ed un originale sistema di pulizia (Edizioni Luglio - Trieste)

zione, sotto la base, posta a circa 2 metri e mezzo daltezza, cera un semi-sotterraneo che aveva lo scopo di ospitare un impianto frigorifero a celle per la conservazione del pesce. Il salone era, inoltre, fornito di unestesa rete di condutture di acqua dolce e marina: questultima veniva risucchiata con delle pompe da un serbatoio posto in quella che oggi la torre dellAcquario, e serviva, diffusa da molti sbocchi, a risciacquare il locale dalla sporcizia.
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