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CHRISTIAN SINICCO

Ed eccoci in compagnia di Christian Sinicco! Infaticabile sostenitore del fare poetico contemporaneo, riunisce attorno al Trieste International Slam un numero elevato di personaggi nazionali ed internazionali accumunati dalla stessa energia e passione alla causa. Christian, ci spieghi meglio come nata e si sviluppata questa attivit? Nel 1999 abbiamo dato i natali a Gli Ammutinati (ammutinati.wordpress.com), supportati dal critico Cristina Benussi. Nella capitale economica delle Assicurazioni Generali, il nome del nostro gruppo non era cos rassicurante, soprattutto per i tromboni della poesia e cultura cittadina, quelli che leggono poco, che dicono di saper molto, che si riuniscono per leggere in modo pessimo poesie noiosissime di trito e ritrito intimismo. Alle prime letture del gruppo al Caff San Marco cerano di media un centinaio di persone: noi distribuivamo le poesie, quelle che avremmo letto, e il reading era una performance dallinizio alla fine. Il poeta pi interessante, per come la vivo io, Matteo Danieli, quasi sconosciuto: con Furio Pillan e il gruppo rock Baby Gelido stato al festival AbsolutePoetry a Monfalcone e a PoesiaPresente a Monza. Danieli ha vinto Gli Internazionali di Trieste come Lello Voce ha rinominato lo slam triestino e oramai da anni, con me e Giuseppe Nava, li organizza. Un altro poeta di interesse Luigi Nacci, la cui poesia corre il rischio di adagiarsi su pratiche accumulatorie, anche se proprio grazie a questo di facile impatto ed stato in grado di vincere numerosi slam. Il criterio di vittorie in Italia mi pare soprattutto la leggibili 80

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t unita al ritmo, se pensiamo a Petrosino e Sandron; di facile consumo anche una narrativit che rischia di sfociare nel cabaret. interessante notare che i migliori performer hanno difficolt a vincere gli slam: sono due ambiti diversi. Da alcuni anni lavoriamo per fornire allascoltatore dello slam triestino percorsi differenti del fare poesia, a partire dai tre poeti stranieri: ad esempio, questanno, abbiamo presentato il campione ceco di Poetry Slam Jan Jilek, la cui poesia mimetizza la societ con una forte carica ironica, lolandese Erik Lindner e lo sloveno Jure Vuga, poeti lirici, il cui lavoro sulloralit notevole. Per rispondere seriamente a chi si compiace di una giuria tecnica, modello cetona, abbiamo adottato un metodo di votazione volto ad estremizzare le scelte della giuria popolare nelle due manche iniziali, con sei giurati cambiati tra prima e seconda manche, i cui voti (1 = non mi piace, 2 = mi piace, 5 = mi piace molto) si andavano semplicemente a sommare; nella manche iniziale abbiamo estratto lordine di partenza dei poeti, mentre nella seconda partiva per primo il poeta pi votato nella prima, e via via gli altri secondo punteggio. Abbiamo adottato questa formula per equilibrare il problema dellestrazione della prima manche, poich sappiamo che la giuria d voti bassi ai primi poeti in lettura, che sia tecnica o popolare. Terminate le due manche iniziali, le semifinali: tra i poeti con pi punti tra le due manche, tra il 1 e il 4 e tra il 2 e il 3, ma con votazione a semplice alzata di mano del pubblico al termine delle letture; in finale, lo stesso metodo di votazione delle semifinali. Se andiamo a vedere i punteggi delle due manche tranne Sandron che si era impadronito del pubblico quasi tutti i poeti hanno avuto una buona manche e se la sono giocata, dico la semifinale... vuol dire che, con i dovuti accorgimenti, le preferenze di una giuria, non preferiscono una formativit specifica, semplicemente rispondono alle migliori interpretazioni, anche perch in un contesto come quello di Trieste, con due selezioni aperte, le wild card che provengono dagli altri slam convenzionati, P.O.P.S., Friul
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Poetry Slam e, da questanno, probabilmente il supervincitore dei Murazzi, il livello di poesia dei partecipanti non pu che essere alto. Limportante non far giocare le giurie con i decimali, ma dare loro la possibilit di scegliere veramente. Di conseguenza le gare modello cetona, come abbiamo definito le competizioni affidate al giudizio di esperti, ci fanno sorridere: non sono aperte, non hanno pi orecchio di una giuria popolare e di un pubblico che interagisce allinterno di un format consolidato. Grazie a slam e performance, la poesia italiana oggi migliore i critici che vorrebbero separare le esperienze tra scrittura e possibilit interpretative, sono fuori dalla storia e consegneranno ai lettori o agli ascoltatori le composizioni di poeti mediocri; rimarr insoluto il rapporto con il pubblico. Il Trieste International Poetry Slam, oltre ad essere lo slam internazionale pi antico sopravvissuto in Italia, il nostro osservatorio sulle giovani generazioni; stato inserito allinterno di Trieste Poesia (www.triestepoesia.org), che ci permette di ottenere contatti con i poeti stranieri pi facilmente. Le ultime due edizioni dello slam sono state vinte da poeti giovani e gi importanti, come Alfonso Maria Petrosino e Giacomo Sandron; i vincitori che non ho menzionato: la napoletana Maria Valente, il rumeno Viorel Boldis, il friulano Maurizio Benedetti e il sottoscritto. La cosa bella di Trieste che se vinci, fai parte del comitato organizzatore, ma non puoi pi competere Rilke nelle Elegie ha scritto una volta soltanto! Laltra persona che ha scritto su Gli Ammutinati Giampiero Neri: in una lettera che conservo gelosamente ci ha definiti la Scuola di Trieste. Nonostante la scontrosa grazia, qui si fa un duro lavoro di lettura, che non fa di certo piacere a quelli che curano parziali antologie e fanno di mestiere i critici. In archivio abbiamo la maggior parte dei libri, delle antologie e dei progetti di ricerca sulla poesia dei nati negli anni 70 e 80, tra cui anche incastRIMEtrici; per le esperienze che alcuni di noi hanno avuto nei blog o con le riviste, abbiamo visionato la mag 82

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gior parte dei libri dei dialettali, nati dagli anni 50 ad oggi. Laggiornamento continuo, sulla base di ci che riceviamo e ricerchiamo, dunque unaltra delle nostre attivit. La mediocrit con cui vengono affrontate le antologizzazioni imbarazzante, e la colpa delle precedenti generazioni, ma anche di frammenti della nostra, che pu vantare critici che contano i poeti sulle dita e i cui vuoti sono visibili anche sui giornali nazionali, uniti a meravigliosi leccapiedi, voltagabbana di rara bellezza e gruppi sperimentali, che per giustificare la loro scrittura sono passati dalladorazione per la poesia fredda al neo-oggettivismo. La nostra generazione, come scrive Tiziano Fratus, deve risolvere un unico problema: il patto con il pubblico, con i lettori e gli ascoltatori della poesia. Mi sembra che lora di gustare semifreddi, anche per i critici, sia ampiamente passata. Allargando la prospettiva al di fuori di questo contesto specifico che ci hai appena descritto, come vedi le sorti del Poetry Slam in Italia? Personalmente sto assistendo ad un discreto proliferare di iniziative legate a tale pratica, anche se da pi parti vi un costante richiamo alla effettiva qualit poetica che ne affiora. Qual la tua opinione in proposito? Lo Slam serve a rinsaldare il rapporto con il pubblico, che il destinatario delliniziativa. Tutti i poeti dovrebbero provarci, osservando quali effetti produce lesecuzione. Il gioco utile, lo sanno anche le giovani lontre nei fiumi, come spiegano gli etologi. I migliori giocatori, nello Slam, hanno una discreta possibilit di fare grande poesia. I libricini della collana giovane di Mondadori non hanno la stessa probabilit di fare poesia, n di interessare il pubblico. Metti a confronto i libri autoprodotti dai poeti che vincono gli Slam e quelli delle major: al 90% la poesia pi convincente sta dalla parte degli slammer.
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Tuttavia non possiamo dimenticare che la poesia un aspetto della realt, pi grande di qualsiasi gioco. Di conseguenza, il mio consiglio di leggere tutto il possibile, incontrare altre persone che scrivono, discutere, e alla fine confrontarsi con il pubblico seguendo le motivazioni emerse in questi dibattiti. Con Max Ponte, che cura il Murazzi Poetry Slam, stiamo cercando di convenzionare pi Slam possibili per dare vita a una federazione, e questo avr un effetto sulla qualit, per via dellesperienza sulle formule, e le kermesse pi avviate ospiteranno i vincenti di quelle che entrano a far parte del circuito. Un dato interessante che pare emergere con vigore almeno qui in Lombardia la sempre pi frequente partecipazione ai Poetry Slam da parte di rapper. Sei daccordo nel ritenere il rap il genere testuale-musicale che pi di altri meglio si adatta alle esigenze performative del Poetry Slam? In fin dei conti, il rapper / limprovvisatore di strada ha gi nelle sue corde il fatto di potersi esibire declamando a cappella.. e quindi pu facilmente rispettare una delle regole basilari del Poetry Slam che proprio lassenza di strumenti musicali durante il contest. Questo soltanto uno spunto, tu cosa ne pensi? Il rap leggibile e ritmico, una delle possibili forme della poesia contemporanea e ha una buona probabilit di convincere pubblico e giuria popolare in uno Slam. Anche una scrittura pi teatrale della poesia ha le stesse possibilit: se Franco Loi recitasse Teater, vincerebbe molti Slam. Non sono daccordo nel ritenere il rap il genere che meglio si adatta al Poetry Slam, una forzatura: il rap, come altre formativit, ha la possibilit di comprendere, non solo attraversare, il concetto di poesia, ma osserva, quando scrivo mi domando, la poesia sta accadendo, potr accadere? La questione non il rap o il sonetto, la questione per il poeta la poesia.

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La questione non pu risolversi in ci che si adatta. Scrivere o improvvisare parole non ha immediatamente il significato di far accadere qualcosa in unaltra persona, qualcosa di forte. I come fare non sono facili da raggiungere, e nemmeno il risultato finale, indipendentemente dalla forma scelta: Luzi ha sdoganato la canzone di Fabrizio De Andr, la nostra generazione ha sdoganato il rap, ma questo il risultato delle implicazioni di cui discuteva Bigongiari quando si interrogava sulle metamorfosi della poesia e della metamorfosi del concetto di poesia. La critica in ritardo di trenta-quaranta anni sui poeti. Non ha alcun senso operare entro i recinti di una critica non evoluta. Altro argomento che mi sta molto a cuore lattenzione verso il dialetto. Nei miei 11 anni di ricerca ho ripetutamente cercato di far capire ai lettori come per molti rapper lattitudine verso la parlata vernacolare sia un connotato fondamentale. Con tale scelta, essi ribadiscono un codice linguistico che testimoni la loro autenticit e il loro attaccamento alle origini, oltre che un pi idoneo adattamento del proprio repertorio alle ferree esigenze metriche della musica Hip Hop. Ebbene, mi pare che anche nellattuale panorama poetico italiano ci sia ancora chi si esprime in dialetto. Cosa puoi dirci a riguardo? Con la rivista Argo (www.argonline.it) abbiamo generato un archivio poderoso, visibile dalle schede autore pubblicate, trattando la maggior parte dei poeti che scrivono in lingue diverse dallitaliano, nati dagli anni 50 in poi. Il tutto sta sfociando nella pubblicazione de LItalia a pezzi. Lantologia sar bipartita, regione per regione. Una parte riguarda le scritture quantitativamente e qualitativamente pi mature, unaltra dedicata a poeti emergenti e giovani poeti. Abbiamo cercato di generare un percorso di riflessione sulle produzioni di poeti che potremmo definire maturi,

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dando la possibilit al lettore e allo studioso di osservare lorizzontalit della nostra ricerca. Ci che emerso da un questionario che abbiamo distribuito la scarsa importanza che le regioni dedicano alla cultura popolare, a cui i poeti rispondono con opere di assoluta grandezza che riflettono la condizione delluomo nella nostra societ, da Federico Tavan a Biagio Guerrera, per fare nomi di generazioni distanti tra loro. Lautenticit e lattaccamento alle origini non sono sempre un valore nella formazione di unopera: la riflessione sulla lingua lo , cos come la riflessione filosofica e sociologica, o le possibilit formative che si d un poeta. La lingua subisce variazioni di continuo, di conseguenza di quali origini stiamo parlando? Quali origini se la cultura, quella contadina, come poteva osservarla ancora Pasolini, stata distrutta dalla massificazione? Pi che attaccamento alle origini, direi attaccamento alla propria condizione, ma le condizioni in cui una persona vive sarebbero solo un punto di partenza in unopera letteraria. Lautenticit si dovrebbe dare maggiormente nel campo delle relazioni umane, ma non desidero occuparmi di moralit, piuttosto trovo che la poesia che riflette su questioni etiche sia di grande importanza, e sia un tentativo che corre grandi rischi. Luso di una lingua diversa dallitaliano, di un dialetto, non un problema, ma una possibilit ulteriore. La massificazione ha provocato un impoverimento culturale generale, a cui gli uomini hanno la necessit di rispondere: la cultura non solo il risultato dellistruzione, ha pi a che fare con laria che si respira. Invece di curare il nostro giardino, lo abbiamo cementificato. Non a caso il Gruppo 93 ripartiva con il dialetto per la sua sperimentazione, per rivivificare il rapporto con la realt, se pensiamo al verso di Mariano Baino, jute pe llaria, sottencoppa, asciute dasfardo ca capa (andate per aria, sottosopra, uscite dallasfalto con la testa). Iniziamo a tirare le prime conclusioni. La poesia orale in Italia (dai Poetry Slam alle Sfide in Ottava Rima, dai contrasti letterari ai reading poetici) gode ancora
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di genuina energia o destinata ad esaurirsi nel breve periodo? I fatti, riguardo il Poetry Slam, ci dicono che ha la sua importanza, consolidata e che il movimento ha prodotto poeti di qualit. Alcuni poeti della mia generazione hanno compreso limportanza dello slam per rinsaldare il rapporto con il pubblico; i poeti della generazione successiva faranno lo stesso e nasceranno altre organizzazioni. In questa fase abbiamo la possibilit di fornire esperienza ed esempi, con grande seriet e passione. Riguardo le performance che ho avuto la fortuna di osservare, esse necessitano di uno sforzo di produzione maggiore, e i poeti pi importanti in tal senso sono Rosaria Lo Russo, Mariangela Gualtieri e Dome Bulfaro: hanno qualit espressive, di studio sulla voce e sul corpo, difficilmente raggiungibili ci non toglie che anche le semplici letture di Pagliarani fossero delle performance. Sono dellidea che la performance sia proprio il fare poesia. Il movimento si sta ampliando, il sentiero un po tortuoso, ma nulla che non si possa scalare; lavorare la poesia nellesecuzione uno dei modi pi importanti per osservarne il comportamento, per scoprire delle modifiche, per nutrirsi e fare esperienza della voce, del corpo e della scena di queste parole, che non sono solo palco, perch si guardano nella societ, si percepiscono come mondo, si cambiano interpretando le epoche. Infine, quanto secondo te le nuove tecnologie possono apportare cambiamenti nel modo di intendere la poesia nel XXI secolo? Ad oggi, per esempio, si parla sempre pi frequentemente di video-poesia, si possono apprezzare le performance di vari artisti su canali altri e nuovi come Youtube, Facebook etc. etc. Ne risente in positivo solo la pi ampia visibilit che unopera pu ottenere in un rapido lasso di tempo o ne risente anche la composizione stessa? Le nuove tecnologie sono meravigliose. Il tutto incide sulla poesia, come accaduto per linvenzione della stampa:
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incide positivamente sulla reperibilit dellinformazione, sulla scelta del supporto su cui operare, sulle possibilit formative durante la formazione dellopera, ma ha anche effetti consci o inconsci sul modo di scrivere, come le tecniche di accumulazione che mettono in discussione il ruolo della logica con leffetto di impoverire la sintassi, perch si pensa che la ricombinazione o laccumulazione di lacerti basti a generare poesia dalleffetto straniante, o che la mimesi dei processi informativi testimoni la realt e questo sia loggetto della poesia. Disponiamo di strumenti in pi solo per chi sa fare le addizioni? Chiudiamo come si deve! Anche tu hai partecipato a diversi Poetry Slam. Ci lasci con un testo che solitamente ti piaceva proporre durante quelle gare o che comunque ben rappresenta il tuo stile? Grazie, e a presto sempre sullo stesso palco. Sugli stili e sul palco, abbiamo discusso. Ti ringrazio di aver pensato a me e ti lascio con una poesia in dialetto triestino, sulla condizione dei lavoratori dellarsenale di Monfalcone, scritta per il primo poetry slam internazionale di Absolute Poetry. Dopo aver riflettuto su alcune testimonianze (soprattutto quella di Marilisa Trevisan, che in dialetto bisiaco ha scritto una raccolta sulla morte del padre a causa dellamianto), sono andato allarsenale, ho parlato con chi lavora sulle navi, per lo pi immigrati del Bangladesh, ma anche persone del Sud, o veneti che lavorano per ditte di pitturazione industriale. E forse lamore per la delicata parlata di Biagio Marin, anche se il triestino ha un abito pi duro. (Gennaio 2013)

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LA NAVE

sul canal la ga lassada: bianca, piturada col mar dei tuoi oci. no i ricorda chi la ga tirada su, la iera a tochi. i operai missia fumo per darghe vento e le riodele ciapa a sberle, la fa scampar! Nino, dove te ieri? riva de zo sto pulisin e se spaca i muscoli de vernise, le braghe smaride imboton sul sol. le grandi gru xe ferme, no strassina pi ossi de fero l sgabel per aria no gira pi, forsi nissun comanda la nave partida no se sa dove A remengon! A remengon, te lo ga sent? sentai in bus ndemo a lavorar de note, l paron paga anca i sciopai: zighemo ai auti i mati ne ciamar per nome al nostro turno. i verzi l canziel e se entra, papuzando in te la scafa. netemo tuto: le more cascade coi veci in tei sacheti, picie piere che strapaza i pie e l ziel de neon. i pupoli vien fora se te respiri sto cancher. meio se le orece stropa l rumor dei spiratori. meio farse soto co la sabia su la ruzine, sofegarse co la vose che par una vela. la staza del squero svodo l baso in tel blu de catrame; fiorissi come la galassia la scia che buliga Ucio, se bati fiaca qua contemo allindrio i minuti che vanza prima che sia finida, prima che stagni anca i budei cantemo una litania nbriaga de fame
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cantemo e in un balen se ridi, se dimentichemo de chi semo ndando via, sul canal la lassemo bianca, piturada col mar dei tuoi oci.

TRADUZIONE lhanno lasciata sul canale:/ bianca, dipinta col mare dei tuoi occhi./ non ricordano chi lha costruita, se era a pezzi./ gli operai miscelano il fumo per darle il largo e le ruote/ prendono a sberle, la fanno scappare!/ Nino, doveri? del sud il pulcino e si spacca/ i muscoli con la vernice, i pantaloni frugati/ abbottonati sul sole./ Le grandi gru sono ferme, non trascinano pi ossi di ferro,/ lo sgabello per aria non gira pi, forse nessuno comanda/ la nave partita non si sa dove.../ Affanculo! Affanculo, lhai sentito?/ seduti sul bus si va a lavorare di notte,/ il padrone paga anche noi scemi:/ gridiamo alle auto i pazzi ci chiameranno per nome al nostro turno./ si apre il cancello e si entra, ci si trascina nello scafo./ puliamo tutto: le more cadute nei sacchetti dei vecchi,/ piccole pietre che strapazzano i piedi e il cielo fatto col neon./ i casini nascono se respiri il cancro./ meglio se le orecchie chiudono al rumore degli aspiratori. / meglio scrostare la ruggine con la sabbia,/ soffocarsi con la voce come una vela./ le misure di un cantiere vuoto/ il bacio nel blu di catrame; / fiorisce come la galassia la scia che bolle, ribolle.../ Ucio, qui si batte la fiacca contiamo allindietro/ i minuti che avanzano prima che sia finita,/ prima che la pancia sia piena/ cantiamo una litania ubriaca di fame./ Cantiamo e in un baleno ridiamo,/ dimentichiamo chi siamo/ andando via, sul canale la lasciamo bianca, dipinta col mare dei tuoi occhi.

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