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Intervento a Florens Firenze, 10 Novembre 2012 Ministro Corrado Passera Grazie di avermi invitato a questo bellevento di cui potete

tete essere oggettivamente orgogliosi. Florens, anche in questa seconda edizione, dimostra di essere loccasione pi importante nella quale vengono trattati i temi della cultura e del rapporto tra cultura e societ. Probabilmente solo Firenze e pochissime altre citt al mondo potevano porsi un obiettivo cos elevato. Permettetemi una considerazione generale e magari non allaltezza dei temi di cui parleremo. Oggi la mia occupazione consiste nel cercare soluzioni ai problemi: questo il mio mestiere e cerco di svolgerlo con il massimo impegno perch vedo che molte questioni si risolvono. Purtroppo nel nostro Paese esistono casi in cui pare che le cose vadano nel verso opposto perch da troppo tempo molti ostacoli paiono insormontabili: oggi per la dimostrazione pi forte e pi motivante per continuare ad andare avanti per affrontare tematiche irrisolte da decenni. Sono reduce da tre tappe in diversi laboriosi pezzi di Italia che, seppur completamente diversi tra loro, dimostrano tutta la ricchezza del nostro Paese: ho visitato la fiera delle macchine utensili, il mondo della green economy (Rimini) e lagricoltura nelle sue forme pi moderne. Questi sono solo esempi. Non dobbiamo farci prendere dalla giusta e ovvia

preoccupazione per quello che non funziona perch il nostro Paese ha una serie di imprese che continua a funzionare, dimostrando una vitalit clamorosa anche in un momento di assoluta difficolt: vi ricordo che in questo momento di grandissima concorrenza internazionale in tutti i settori, le esportazioni italiane ammontano a 450 mld. Questa la dimostrazione di un Paese che c e che si sta riprendendo, dopo aver evitato di scivolare malamente, ma oggi lItalia deve ricostruirsi per diventare pi forte. Il modo giusto per parlare di cultura, anche secondo quanto detto da Morbidelli, farlo adottando unottica di ampio livello considerando certamente i beni culturali e ambientali, ma includendo in queste accezioni anche molte altre espressioni dellagire umano e della societ. Adottare questa impostazione determinante perch ci permette di considerare la cultura lelemento che costituisce lidentit - insieme di memoria e di progetto- carattere saliente che distingue una comunit da tutte le altre. La cultura un elemento unificante perch, pur rispettando le singole peculiarit, riesce a creare coesione e senso di appartenenza, fornendo gli strumenti che rendono le persone pi consapevoli permettere a tutti una piena partecipazione alla vita sociale. Ecco perch la cultura diviene strumento di

democrazia. E poi cultura come sviluppo, cultura come motore, cultura come elemento di crescita sostenibile. Avete fatto bene ad individuare questo meta settore, perch non esiste il settore della cultura, ma un insieme di settori che presi tutti insieme sono probabilmente laggregato pi importante delleconomia italiana. In questo meta- settore c una fortissima componente di ricerca, c una fortissima componente di tecnologia, c ovviamente una fortissima componente di arti, di mestieri in continua evoluzione, di infrastrutture, di collegamenti, comunicazioni ed espressioni - come ad esempio il design- oltre al turismo, o meglio ai diversi turismi, in particolare quelli legati direttamente allarte e alle citt darte, ai beni culturali e ai beni ambientali. Tutti questi elementi costituiscono il blocco pi forte e forse anche lelemento pi distintivo della forza italiana e del suo potenziale perch costituiscono quel bene enorme di cui poi tutti gli altri settori economici, e non solo, beneficiano ossia il marchio Italia, il brand Italia, lItalian way of life, il Made in Italy, che in maniera integrata, implicita e non sempre descrivibile, costituiscono la forza del nostro Paese in tutto il mondo. Questo ci porta a riprendere la giusta osservazione di Gentile: la globalizzazione un rischio o unopportunit? Per lItalia una grande opportunit perch nella globalizzazione

vincono le identit forti e quindi dobbiamo tirare fuori pienamente la nostra, essendone orgogliosi. Nella globalizzazione vincono i Paesi che fanno dumping sociale, cio rinunciando alle conquiste sociali, o quelli che posseggono delle unicit, ossia qualit e caratteristiche che altri non possono o non sanno copiare. Questi sono i costituenti per rafforzare la competitivit che fa crescere un Paese in modo sostenibile. evidente che da tutti questi punti di vista, soprattutto da quello dei beni culturali ed ambientali nellaccezione pi ampia, noi abbiamo un vantaggio naturale, e per certi versi immeritato, poich questo patrimonio ci stato trasmesso dalle generazioni precedenti. Guai a considerare questo vantaggio una specie di rendita di posizione: la nostra cultura certamente un punto di forza, ma non costituisce una rendita assicurata; infatti, sempre pi paesi si stanno dando da fare con molta efficacia nel campo della creativit e della cultura, investendo moltissimo in questi aspetti della vita e della societ. Noi daltra parte abbiamo sprecato tante occasioni e tante opportunit e in certi casi stiamo addirittura danneggiando questo capitale immenso che abbiamo. Quanto accaduto a Pompei negli anni scorsi, costituisce un esempio molto negativo a livello mondiale della nostra capacit di tutelare il nostro patrimonio culturale italiano. Dobbiamo

attribuire alla cultura la massima importanza, dandole un ruolo chiave nella definizione delle politiche da parte dellazione di governo. Non perdiamo di vista il fatto che in questi mesi abbiamo dovuta impiegare tante energie per ripristinare la credibilit del nostro Paese, e ci siamo dedicati nel pochissimo tempo a disposizione ad affrontare una serie di emergenze, cercando di distribuire gli inevitabili sacrifici. Il presupposto per fare qualsiasi politica di lungo termine quello di essere liberi e noi abbiamo lavorato per difendere lindipendenza del nostro Paese, evitando di essere commissariati. Alla fine dellanno scorso stava per succedere questo, ma abbiamo ritrovato credibilit internazionale e abbiamo e riportato il nostro Paese in tutti i tavoli in cui si cercavano soluzioni e si prendevano decisioni. Se lEuropa uscita dallangolo del debito pubblico e si ripresa sicuramente anche merito del nostro Paese e in particolare del nostro Presidente Mario Monti. Torniamo ad alcuni dei temi gi affrontati perch vorrei esprimere tutta la mia approvazione per alcune delle idee emerse oggi. palese che esiste un problema di risorse nel campo dei beni culturali ed chiaro anche che questa una delle aree prioritarie a cui devono destinare risorse, appena possibile. Tuttavia in questo ambito non soltanto questione di risorse, ma anche di scelte di metodo

che riguardano aspetti generali ma importantissimi per preservare e gestire questo prestigioso patrimonio da tutelare e valorizzare. Oggi manca questa visione integrata di tutela e di valorizzazione perch lavere suddiviso le due competenze stato un errore clamoroso: non ci pu essere tutela senza valorizzazione e viceversa. I due aspetti sono strettamente interconnessi, due facce della stessa medaglia ed impossibile scinderli: dobbiamo lavorare per reintegrarli, rimetterli insieme, semmai suddividendo i livelli o i beni di cui i vari livelli devono occuparsi. La ripartizione necessaria di un altro tipo: le regole, i controlli devono essere centralizzati, chiaramente affidati al pubblico, mentre le diverse attivit, che hanno una fortissima componente tecnica, possono essere affidate ad altri meccanismi. Consideriamo poi il Ministero della Cultura: deve svolgere una missione pi ampia di quella prevista fino ad oggi , anche attraverso limpiego di maggiori risorse sia da un punto di vista qualitativo che quantitativo, prevedendo, come in tutta la burocrazia italiana, un grande snellimento, una grande pulizia, un chiarimento nel processo decisionale, una grande semplificazione, un cambiamento di attitudine nei confronti degli operatori privati. Mi piacerebbe applicare in questo caso la tesi: Ministero pi forte con strumentazione pi forte. E ripeto: tra le

risorse che dovremo recuperare nella nuova fase di crescita certamente questo un campo prioritario. Una cosa parlare in modo teorico, altro applicare quanto si dice attraverso strumenti adeguati, dando piena dignit ad entit che oggi ancora non ce lhanno. Pongo un quesito: nel mondo ci sarebbero alcuni dei grandi musei o dei grandi siti culturali se questi non fossero altro che uffici di direzione dei Ministeri? Ovviamente no. Questa la ragione per la quale necessario dare dignit organizzativa e status adeguato a entit di grandissimo prestigio che abbiamo in tutta Italia e che potremmo gestire come organizzazioni autonome, controllate, tutelate, cos da poter attirare capitale privato e contemporaneamente interagire pi facilmente tra amministrazioni locali, organizzazioni profit e no- profit che rappresentano i bacini allinterno dei quali questi musei o questi siti sono collocati. Esistono valide esperienze in questo senso: pensiamo a Torino, citt antesignana in termini di fondazioni e di creazioni di societ di scopo. Non voglio limitarmi a proporre una specifica modalit, per dobbiamo convincerci che se vogliamo che i nostri principali musei possono essere allaltezza degli altri grandissimi musei del mondo, dobbiamo dargli maggiore dignit, autonomia organizzativa, nonch la possibilit e la responsabilit di disporre di proprie risorse, rispondendo dei propri

risultati con ottiche di lungo termine. Realizzare tutto questo possibile, dipende soltanto da noi. Nel primo Decreto crescita abbiamo messo le basi per fare la fondazione della grande Brera a Milano: questo solo un altro esempio. Definire insieme le modalit tecniche per dare dignit e quindi far nascere e poi crescere, in termini di presenze e di attivit alcune nostre grandi realt, una responsabilit che tutti dobbiamo condividere. Cos facendo possiamo mettere in moto pi facilmente anche tutto quel lavoro che sta intorno ai beni culturali. Non il singolo bene culturale o il museo in s che pu portare da solo sviluppo economico e occupazione, ma tutto il sistema in cui immerso: le varie forme di turismo, le infrastrutture, linterazione con la capacit produttiva artigianale e artistica. Per poter interagire con questi bacini, con questi luoghi, con questi sistemi urbani e non, pu sicuramente essere un aiuto dare dignit organizzativa a questi poli rendendoli pi forti . Questo ci porta al tema delle risorse private, e in particolare a quanto il terzo settore, il non profit, pu fare anche nel campo culturale e ambientale. Dobbiamo applicare il concetto generale di sussidiariet anche a questi aspetti poich lItalia ricchissima di capacit autoorganizzativa che pu essere impiegata anche per valorizzare i beni che sono in tutto il nostro

Paese, favorendo il mecenatismo culturale. chiaro che siamo lontani da dove dovremmo essere: in Inghilterra le donazioni sono ogni anno 500 mln , in Francia 400, e noi siamo a 60. Questi dati ci dimostrano che in Italia abbiamo un problema non legato alla scarsa disponibilit del settore privato a contribuire alla valorizzazione e al finanziamento del patrimonio artistico , ma legato al fatto che nel nostro Paese gli strumenti a disposizione non sono adeguati e spesso ancora troppo modesti rispetto a quello che accade in altri paesi. Naturalmente questo tema si allaccia in modo puntuale alluso della fiscalit nel nostro Paese : possiamo introdurre un fisco pi intelligente che permetta sia di restaurare le dimore storiche, ma anche di investire nelle arti pi moderne. Pensiamo alla misura del tax helper nel settore del cinema: questo strumento ha permesso la realizzazione di produzioni che non sarebbe state sostenibili e che altrimenti non sarebbero mai state fatte. Sono molte le possibilit di applicare fisco per la crescita nel campo beni culturali. Il tema delle risorse private porta ad affrontare anche quello delle risorse pubbliche. Da parte del Governo, limpegno a convogliare risorse maggiori per la cultura massimo, appena sar possibile. Tra le priorit c lattivit di protezione e conservazione dei beni, piuttosto che i meccanismi per allargare la fruibilit

di questi bene, lItalia e il mondo intero hanno sempre reagito con entusiasmo quando sono stati messi a disposizione della collettivit i beni culturali. chiaro che in questo campo molto verr da quel sistema di tutela/valorizzazione attraverso lutilizzo di una nuova strumentazione organizzativa che in parte pu venire dalluso utile e intelligente delle nuove tecnologie, comprese quelle legate alla digitalizzazione. Circa luso delle risorse pubbliche certamente dobbiamo impegnarci, come classe dirigente allargata, a non disperderle perch lItalia il Paese dei 100 aeroporti, delle 100 universit, delle 100 manifestazioni e questo approccio ci impedisce di realizzare cose di portata nazionale ed internazionale. Soprattutto per i beni culturali dobbiamo cercare di concentrare le risorse, secondo un ordine di priorit, utilizzando criteri razionali al fine di raggiungere i maggiori risultati possibili di breve e medio periodo. Ma uno dei settori in cui il rendimento dei soldi pubblici per la cultura massimo, sicuramente quello della scuola e della formazione, perch l si formano i mattoncini della conoscenza per i cittadini che possono apprendere strumenti nuovi ed innovativi rispetto a quelli che servivano in passato. La scuola che vogliamo creare nel nostro Paese il luogo in cui al centro ci sono la creativit, larte, linterdisciplinariet e la contaminazione tra culture

diverse nonch nuove e pi ampie tecniche di apprendimento diffuse Se vogliamo prima di tutto avere cittadini pi consapevoli, in grado di saper utilizzare con maggiore senso critico, i formidabili strumenti a disposizione, necessario effettuare investimenti anche in questo settore. Pensiamo alla conoscenza disponibile sulla rete internet dove disponibile tutto e il contrario di tutto: per utilizzare questi nuovi fenomenali strumenti e tecnologie necessaria una preparazione molto diversa, rispetto a prima quando si seguiva quasi solamente linterpretazione degli eventi e dei fenomeni. chiaro poi che adesso esiste un maggiore fabbisogno formativo perch la formazione dura tutta la vita dato che la conoscenza ha unobsolescenza velocissima: sono finiti i tempi in cui si apprendeva nei primi 20 anni e poi si applicava quanto studiato e conociuto per tutto per il resto della vita. Non esistono mestieri, professioni o tecniche che oggi possano essere imparate una volta per tutte: necessaria unintegrazione forte tra formazione e mondo dellindustria e del lavoro perch in continua evoluzione. Grande ruolo oggi pu essere svolto dalla formazione tecnica estremamente importante per lo sviluppo di arti, mestieri e tecnologie che si evolvono a grande velocit e richiedono continui aggiornamenti. La scuola e la formazione sono gli strumenti

indispensabili per creare cittadini consapevoli, armati di spirito critico e disponibili al nuovo. La nostra scuola in grado di insegnare lapertura mentale e premiare chi ragiona utilizzando il pensiero divergente in grado di portare novit? Non sempre o per lo meno non ancora abbastanza. Lo spirito del rischio e laccettazione dellerrore sono il meccanismo basilare che fa nascere le novit: chi ha il terrore o la paura di sbagliare, certamente non tenta nuove strade e rimane ancorato ai vecchi stereotipi che sono lantitesi della ricerca, dellinnovazione, della creativit. Si tratta di una grande sfida, perch fare nascere nuove imprese una delle aree che offre maggiori possibilit di crescita per il nostro Paese. Noi abbiamo una grande risorsa naturale che lo spirito imprenditoriale, ma lItalia stata storicamente poco amica delle nuove imprese: pesantezza burocratica, costi iniziali, contratti di lavoro tagliati sui fabbisogni della aziende medio-grandi, diritto fallimentare che uccide chi non ce la fa, pur sapendo che fisiologico che una parte di aziende che nascono poi non regge al mercato . Per tutte queste ragioni allora abbiamo introdotto politiche che aiutano a ricominciare, senza punire chi, senza colpa, tenta qualcosa e alla fine magari deve prendere atto che forse non era una buona idea. Abbiamo lavorato molto in questa direzione e ora

un pacchetto di norme che potrebbe far crescere considerevolmente la possibilit di creare nuove aziende allesame del Parlamento. Per queste nuove aziende innovative abbiamo azzerato gli oneri di avvio di impresa, abbiamo ridotto tantissimo il costo amministrativo, la pesantezza burocratica, abbiamo creato un contratto di lavoro che prevede per i primi anni di attivit la possibilit di avere la massima flessibilit perch sappiamo che impossibile poter pianificare tutto quando si parte con una nuova iniziativa. Inoltre, abbiamo introdotto la possibilit di coinvolgere fiscalmente in maniera intelligente i collaboratori nel capitale dellazienda, abbiamo dato un forte incentivo a chi mette soldi in queste iniziative che hanno un pi elevato livello di rischio rispetto ad altre tipologie di aziende. Finalmente lItalia sta diventando un Paese pi amico delle startup, delle nuove imprese innovative. Ci tenevo a dirvi tutto questo perch tutti questi concetti sono strettamente collegati: cultura, innovazione, creativit. C una grande ruolo da giocare per la scuola, c un grande ruolo per limpresa. E non dimentichiamo che in questa direzione un grande ruolo pu essere svolto anche dai media, e in particolare dalla televisione offerta dal servizio pubblico: per quanto ci riguarda il prossimo contratto con la RAI dovr avere una forte attenzione a tutti questi aspetti, perch la TV pu

fare molto per diffondere e per mettere a fattor comune competenze e attitudini. C un ruolo importante anche per le citt e Firenze oggi lo dimostra mettendosi a disposizione del grande pubblico, aprendosi, dando risalto a tutte le diverse forme di arte pi o meno conosciuta, dando spazio all arte del passato come allarte contemporanea: occorre fare tuttavia un ulteriore sforzo dando spazio a chi tenta, a chi comincia, ai giovani. Molte citt hanno creato luoghi senza regole, dove gli artisti possono usufruire di luoghi in cui possono facilmente esprimersi .Vogliamo evitare la fuga di tutti i cervelli, anche di quelli artistici perch poi le societ crescono, vivono, diventano pi forti e superano crisi molto spesso anche grazie allarte e al pensiero innovativo. Ecco il modo in cui le citt possono svolgere un ruolo importante. Come vedete anche da questo punto di vista il lavoro che possiamo fare tutti insieme nei prossimi anni tanto ed entusiasmante. Molte delle cose che vi ho detto oggi non hanno potuto trovare spazio in questo periodo di emergenza che abbiamo vissuto e affrontato solo grazie alla grande collaborazione di Governo, Parlamento, parti sociali e gran parte dellopinione pubblica. Molte di queste cose non potevano trovare spazio in un lasso di tempo cos ridotto che abbiamo avuto a disposizione, ma dovranno continuare a essere in cima alla lista delle

priorit nella fase di ulteriore costruzione nei prossimi anni. Lo stimolo e lattitudine devono essere quelli del lavorare insieme con spirito di servizio, mettendo insieme tutte le diverse componenti. Il fatto che Florens abbia coinvolto tutti i rappresentanti dei diversi settori un grande merito perch, per sviluppare il meta-settore della cultura ci vogliono tutti i pezzi: leconomia, laccademia, i media, la scuola. Florens veramente un bellesempio. Firenze ha innalzato su la bandiera di un modello di sviluppo che pu essere un grande opportunit per tutta Italia. LItalia in questi anni ha avuto la grande saggezza di non trascurare nessun settore: siamo riusciti a mantenere vitali la manifattura, lagricoltura, abbiamo un bel settore dei servizi, ma la crescita sostenibile legata in modo stretto alla cultura: questo il messaggio fondamentale sollevato e ribadito oggi a Firenze. State certi che, per quel che posso, far di tutto perch questo programma sia portato avanti: questa lunica strada che render lItalia pi forte.