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ESPANSIONE Storia della glottodidattica del XX secolo

M.C. Luise

BERGONZINI C., 1987, Harold Palmer precursore della glottodidattica moderna, in Scuola e Lingue Moderne, 1-2/25 HAROLD PALMER PRECURSORE DELLA GLOTTODIDATTICA MODERNA di Chiara Bergonzini Il precursore della didattica generale Harold Palmer, nato a Londra il 6 marzo 1877 e morto a Felbridge nel 1946, fu scientificamente attivo durante un lunghissimo periodo che va dal 1906 al 1944. Di un centinaio di titoli riportati dalle bibliografie ufficiali, includendo in questa cifra sia i manuali scolastici che i contributi a riviste specializzate nonch le opere pubblicate soltanto in Giappone, non esiste a tutt'oggi nemmeno una pubblicazione e tantomeno una traduzione italiana. Ci non ha impedito che Palmer fosse conosciuto dagli addetti ai lavori anche nel nostro paese, ma sia fattori di ordine puramente cronologico, e qui mi riferisco al periodo storico e glottodidattico in cui Palmer visse e oper, che fattori di ordine pi strettamente culturale, e mi riferisco ad una tendenza alla ricerca e alla documentazione storica assai spiccata in chi`, in Italia, si occupa di glottodidattica, ci hanno spinto ad una valutazione, che a lungo andare pu risultare estremamente riduttiva, se non dannosa, dell'opera di Palmer. La letteratura specializzata italiana tenderebbe ad etichettarlo come uno dei capisaldi storici della metodologia diretta, isolandolo cos definitivamente dalle altre figure portanti della glottodidattica contemporanea e in particolare dalla scuola nozionale-funzionale-comunicativa. In effetti una rilettura critica delle opere teoriche di Palmer ci conduce subito a notare la mancanza, almeno da un punto di vista pedagogico generale, di una chiara concezione dell'insegnamento-apprendimento delle lingue straniere come introduzione degli allievi all'interno di un'altra area culturale per giungere infine ad una maggiore consapevolezza della propria identit linguistico-culturale, come invece risulta dal testo dei pi recenti programmi ministeriali. Se perci, ad un primo esame critico appare subito evidente come Palmer concepisse l'insegnamento -apprendimento delle lingue straniere in senso principalmente meccanicistico, come, cio, formazione di automatismi linguistici mediante un iperapprendimento delle strutture tipiche della L2, risulta d'altra parte altrettanto evidente e doveroso riconoscere che Palmer, contrariamente a quanto ipotizzato da tanti suoi predecessori e, a volte, successori, consider il discente e i suoi bisogni linguistici, e non la L2 oggetto di studio, quale fulcro della propria attivit didattica. La glottodidattica degli anni ottanta ci consente in effetti un recupero a pieno titolo della concezione psicolinguistica di Palmer: oggi larga mento diffusa, soprattutto a livello europeo, una tendenza che vuole evitare di operare scelte troppo categoriche in campo glottodidattico, a tutto favore di una revisione criticamente costruttiva delle teorie del passato, rivalutandone, al di l di qualsiasi pregiudizio concettuale, gli aspetti pi attuali di ognuna, al fine di elaborare strategie glottodidattiche sempre pi complete ed articolate. Entrando nel vivo della didattica palmeriana, appare evidente che i principi di selezione del vocabolario e gli studi sulla didattica del ritmo e dell'intonazione ne rappresentano i due punti di maggiore attualit. E' infatti a partire gi dal 1917, anno di pubblicazione di The scientific study and teaching of languages, che Palmer inizia ad occuparsi attivamente dei problemi connessi alla didattica del vocabolario, e lo fa con uno stile sorprendentemente attuale; egli infatti propone che, in qualsiasi corso di inglese L2, l'insegnante selezioni il repertorio lessicale a cui esporre i propri allievi in base ai cinque principi di frequenza, potere di combinazione ergonica (ossia morfologico-sintattica), concretezza, proporzione, ed infine utilit generale. E' evidente che questi principi coincidono pi o meno esplicitamente con i principi di selezione del vocabolario adottati dalla pi recente scuola 1 http://www.itals.it

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BERGONZINI C., 1987, Harold Palmer precursore della glottodidattica moderna, in Scuola e Lingue Moderne, 1-2/25 nozionale-funzionale-comunicativa, ed in particolare con quanto affermato da Wilkins in Linguistica ed insegnamento delle lingue, opera considerata fondamentale per la definizione di approccio nozionale-funzionale alla didattica di una L2. 2. Il precursore della didattica per scopi speciali Enunciando i principio della frequenza, Palmer sottolinea come l'insegnante che seleziona le unit da includere nel repertorio lessicale a cui esporre i propri allievi, non dovr tenere conto soltanto degli indici di frequenza registrati da tali unit nell'ambito della L2 intesa come macrolingua, ma anche degli indici registrati all'interno dei testi -rappresentativi della variet o registro linguistico a cui gli allievi sono interessati. Partendo perci dal presupposto che l'attenzione alle aree semantiche tipiche del registro linguistico privilegiato dagli studenti una delle caratteristiche salienti della glottodidattica pi recente, sar facile tracciare una linea di congiunzione ideale tra la didattica delle microlingue di specialit e i principi di didattica del vocabolario in Palmer. Se in The scientific study and teaching of languages pubblicato, come gi detto in precedenza, soltanto nel 1917, Palmer aveva enunciato insieme ai principi di selezione del vocabolario anche i presupposti teorici per la programmazione di un corso il cui obiettivo finale fosse l'apprendimento di una microlingua di specialit, soltanto con This language learning business, opera pubblicata nel 1932 in collaborazione con Sir Vere Redman, che Palmer affronta concretamente il problema. L'opera, che trae origine dal lungo soggiorno giapponese di Palmer (1923-1936), suddivisa in tre parti: nella prima gli autori hanno classificato le diverse concezioni esistenti sulla lingua quale entit glottodidattica, nella seconda parte Palmer e Redman elencano i principali obiettivi e bisogni linguistici riscontrati nei loro studenti, mentre nella terza ed ultima parte i dati riscontrati nelle due sezioni precedenti sono rivisti in un'ottica essenzialmente critica. Sar bene ricordare che, in piena ottemperanza al proprio spirito pratico, gli autori hanno creato tutta una serie di dialoghi e lettere immaginari allo scopo di esemplificare e concretizzare ogni singola sezione teorica dell'opera. La terza lettera immaginaria intitolata Da parte di uno studente che richiede un vocabolario specialistico rappresenta la dimostrazione pratica di quanto detto prima: Palmer ha precorso, nell'ambito dell'insegnamento del vocabolario, la moderna metodologia delle lingue di specialit. Infatti lo studente in questione chiede di essere messo in grado di leggere e comprendere alcune riviste specializzate e alcuni manuali di economia di cui esiste soltanto una versione italiana. Per quanto riguarda le proprie credenziali linguistiche, lo studente suddetto afferma di avere una buona conoscenza sia del francese che del latino e di conoscere a fondo qualsiasi argomento di economia, il che lo porta a dedurre che egli potr raggiungere agevolmente il proprio scopo sotto la guida di un insegnante che, saltando qualsiasi nozione preliminare di fonetica, morfologia e sintassi, gli fornisca, mano a mano che egli avanza nella lettura dei testi suddetti, una buona traduzione in L1 dei passi che presentano forme e vocaboli strettamente specialistici. A commento di questa lettera Palmer e Redman affermano che, pur comprendendo le esigenze di quest'ultimo studente, non ne apprezzano affatto il metodo auspicato. Infatti essi ribadiscono ancora una volta che un ordine di progressione organizzato non solo provoca un aumento della percentuale di materiale linguistico appreso, ma anche un aumento generale delle facolt linguistiche di apprendimento. Perci, anche nel caso di studenti interessati alle microlingue di specialit, Palmer e Redman suggeriscono uno stage preliminare basato sul programma standard gi a suo tempo elaborato durante la stesura di The scientific study and teaching of languages, prima di abbordare qualsiasi tipo di programma specialistico. Purtroppo i suggerimenti di Palmer e di Redman si fermano qui, ma non c' da stupirsi perch le liste di frequenza riguardanti la terminologia tecnico-scientifica rappresentano 2 http://www.itals.it

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BERGONZINI C., 1987, Harold Palmer precursore della glottodidattica moderna, in Scuola e Lingue Moderne, 1-2/25 una realt linguistica tipica dei giorni nostri. Senza timore di essere considerati troppo pessimisti, occorrer probabilmente ammettere che Palmer considerava il lessico specialistico come una semplice appendice al vocabolario di base della L2. In epoca ben pi recente, ed esattamente nel 1982, Freddi ha invece tracciato un interessante profilo delle principali caratteristiche lessicali delle microlingue di specialit. Caratteristica fondamentale di tali microlingue sarebbe infatti il passaggio dalla parola al termine, in quanto nel momento in cui le microlingue si appropriano di unit lessicali tipiche della macrolingua, tendono a privare queste ultime di qualsiasi connotazione. Infatti il compito fondamentale di ogni termine microlinguistico quello di designare un oggetto o un concetto ben precisi, eliminando qualsiasi riferimento socio-culturale oppure emotivo. Occorre per ammettere che nonostante la mancata coincidenza a livello teorico, nella pratica didattica, Freddi concorda in pieno con quanto affermato a suo tempo da Palmer: impensabile - ha infatti scritto Freddi - un qualsiasi insegnamento di microlingua senza un'adeguata autonomia nella lingua comune (1). Note (1) G. FREDDI, Didattica delle lingue moderne, Minerva Italica, Bergamo, 1979, p. 183. BIBLIOGRAFIA H. H. G. D. PALMER, The scientific study and teaching of languages, London, OUP, 1968. PALMER, This language learning business, London, OUP, 1969. FREDDI, Didattica delle lingue moderne, Bergamo, Minerva Italica, 1982, A. WILKINS, Linguistica e insegnamento delle lingue, Bologna, Zanichelli, 1978.

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