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PIANO STRUTTURALE

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Relazione Generale
Gaetano Di Benedetto

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Responsabile del Procedimento

Gaetano Di Benedetto
Progettisti

Oberdan Armanni, Marcello Cocchi, Maurizio Talocchini


Coordinamento operativo

Marcello Cocchi
Organizzazione dei dati e Supporto tecnico coordinamento operativo:

Giovanni Matarrese

RELAZIONE GENERALE

Sommario 0. Itinerario del Piano 1. Legislazione e pianificazione regionale 2. Valutazione integrata 3. Coordinamento a scala territoriale 4. Obbiettivi del Piano Strutturale 5. Struttura del Piano 6. Quadro conoscitivo 7. Parte Statutaria 7.1. Statuto del territorio 7.2. Sistemi e sub-sistemi territoriali 7.3. Invarianti strutturali del territorio 8. Parte Strategica 8.1. Disciplina di attuazione 8.2. Sistemi e sub-sistemi funzionali 8.3 Unit Territoriali Organiche Elementari 8.4 Mobilit pagina 3 4 6 7 8 23 24 34 35 36 38 41 43 49 51 59

Allegati: A. Protocollo dintesa sottoscritto il 3 novembre 2006 dal presidente della Giunta Regionale, dai presidenti delle Province di Firenze, Prato e Pistoia, dai sindaci dei Comuni di Firenze, Prato e Pistoia e dal presidente del Circondario Empolese Valdelsa B. Protocollo dintesa sottoscritto il 6 febbraio 2007 dalla Regione Toscana, dalle Province di Firenze e Prato, dai Comuni di Firenze e Prato C. Protocollo dintesa sottoscritto il 27 febbraio 2007 dalla Regione Toscana, dalla Provincia di Firenze, dai Comuni di Bagno a Ripoli, Calenzano, Campi Bisenzio, Fiesole, Firenze, Impruneta, Lastra a Signa, Pontassieve, Scandicci, Sesto Fiorentino, Signa

0. Itinerario del Piano La straordinaria esperienza di consultazione pubblica costituita dal Forum per il Piano strutturale (febbraio-ottobre 2005) e le innovazioni legislative intervenute tra 2005 e 2006 (nuova legge regionale per il governo del territorio ed entrata in vigore della Direttiva comunitaria sulla Valutazione ambientale strategica per i piani urbanistici) hanno imposto una revisione complessiva del progetto di Piano Strutturale adottato dal Consiglio comunale il 20 aprile 2004 (deliberazione n. 39/59). Il Piano inoltre era stato oggetto di un periodo di deposito a libera visione del pubblico intenzionalmente dilatato dai rituali 30 a 210 giorni (dal luglio 2004 al 31 gennaio 2005), ed ha raccolto 171 osservazioni nei termini e 23 osservazioni fuori termine. Dallesame delle osservazioni sono scaturiti ulteriori argomenti di arricchimento e correzione del progetto di Piano. Si pertanto intrapresa unimpegnativa integrazione del Quadro conoscitivo, attraverso lattivazione di nuove sezioni di indagine e rappresentazione, o con limplementazione e laggiornamento (che per alcune parti giunto fino alla riscrittura) delle sezioni gi presenti nel Piano adottato. Si poi rivisitata e ricomposta secondo i dettami della legislazione regionale sopravvenuta la parte propositiva (il Piano vero e proprio), con la consapevolezza di avviarsi per un sentiero in larga misura sperimentale, ma insieme di costituire uno straordinario banco di prova per lapplicazione di principi e metodologie innovative, che il Comune di Firenze aveva contribuito con convinzione a far affermare nella nuova legislazione regionale. Quanto alla legislazione nazionale, si ritenuta lentrata in vigore (luglio 2006) della Direttiva 2001/42/CE del 27 giugno 2001, che fa obbligo di dotare i piani di Valutazione ambientale strategica, come una grande opportunit per il Piano di Firenze di sperimentare, tra i primi in Italia e in anticipo rispetto alla vigenza dei dettami in materia della legge regionale 1/2005, una nuova stagione: quella dei piani valutati, ovvero sottoposti ad una pubblica verifica di validit ambientale, certificati sotto il profilo della sostenibilit. Da ultimo, lo stato avanzato di formazione del Piano di Indirizzo Territoriale da parte della Regione Toscana (adozione con deliberazione consiliare n. 45 del 4 aprile 2007) ha fornito un nuovo scenario strategico al quale ancorare le prospezioni di sviluppo del territorio fiorentino.

1. Legislazione e pianificazione regionale Lentrata in vigore della legge regionale 1/2005 introduce alcuni spunti molto significativi. Mentre la legge 5/1995 era ancora una legge fondamentalmente urbanistica, finalizzata alle attivit gestionali del territorio, la legge 1/2005 con pienezza la legge del governo complessivo del territorio, come definito dal Titolo V della Costituzione. Al suo interno infatti il piano strutturale, ed anche il regolamento urbanistico, non sono gli elementi alla cui formazione finalizzata la norma, ma sono parti di un processo pi ampio di strategie e di programmazioni che toccano tutte le sfere della gestione territoriale, anche quelle a-spaziali. In proposito si deve segnalare che nella legge 1/2005 sparita la dizione piano regolatore; non solo, il piano strutturale stato ascritto coerentemente alla sfera della pianificazione territoriale, costituisce cio la parte della pianificazione territoriale della Toscana relativa al comune di Firenze. Questo sposta notevolmente il senso tecnico-amministrativo delloggetto, che ha a questo punto una funzione chiara di indirizzo e di riferimento per tutte le altre attivit di governo, proprio in quanto strumento di pianificazione territoriale. Una seconda questione rilevante che con la legge 1/2005 si affermata in Toscana una concezione dialettica anzich gerarchica (o, come si diceva un tempo, a cascata) della pianificazione territoriale. La pianificazione del territorio nella regione si fa ormai attraverso la dialettica tra contributi e spunti che vengono dai Comuni, dalle Province e dalla Regione in un processo di reciproca e dialettica integrazione. Con la procedura dellaccordo di pianificazione la Regione fa proprie le istanze della pianificazione territoriale della Provincia o del Comune, cos come la Provincia modifica il proprio Piano territoriale di coordinamento in relazione alle integrazioni provenienti dai Piani strutturali dei Comuni. Lo stesso regolamento urbanistico una cosa diversa, pi circoscritta, rispetto al vecchio piano regolatore. Il regolamento urbanistico un nuovo atto di pianificazione articolato in due parti: una che disciplina gli aspetti del territorio che si mantengono allincirca uguali a se stessi; laltra che disciplina lapplicazione della strategia di trasformazione. Questa seconda parte, che comprende tanto le nuove opere pubbliche quanto i pi rilevanti interventi privati, ha validit per cinque anni, decorsi i quali deve essere sostituita, per le parti non realizzate, da un nuovo atto di pianificazione. Risulta quindi pi evidente, rispetto al precedente ordinamento, che il piano strutturale il piano dei piani, cio il piano a cui devono fare riferimento tutti gli altri piani e programmi. Esso diventa quindi lo strumento principe del governo del territorio. Coerentemente la legge 1/2005 chiarisce che il piano strutturale si compone: a) di una parte statutaria, alla quale demandato il riconoscimento delle risorse territoriali essenziali, lindividuazione degli equilibri che caratterizzano positivamente il territorio e che pertanto devono essere preservati, e la disciplina della invarianti strutturali del territorio, ossia le caratteristiche di assetto (ambientale, insediativo, paesaggistico o relazionale) che non possono essere compromesse da nessun livello di sviluppo e pertanto sono capisaldi strategici della conformazione territoriale; b) di una parte strategica, alla quale affidato di delineare gli elementi fondamentali e per cos dire irrinunciabili dello sviluppo che si vuole imprimere al territorio per renderlo sempre pi ospitale nei confronti della popolazione, cos che la qualit della vita delle generazioni future sia progressivamente migliore della presente.

In relazione a questi presupposti normativi, il progetto di Piano rispetto a quello adottato il 20 aprile 2004 stato disarticolato in una parte statutaria e in una parte strategica. La normativa, coerentemente, anchessa costituita da due parti: lo statuto del territorio e la normativa di attuazione. Lo schema di nuovo Piano di indirizzo territoriale elaborato dalla Regione, oggi nella fase finale di approvazione, rappresenta il caposaldo di una nuova strategia dassetto regionale, in cui il Piano strutturale di Firenze trova finalmente degli orizzonti di riferimento per le strategie di respiro sovraurbano. Superando la logica di mera difesa degli equilibri insediativi raggiunti, il nuovo Piano regionale si propone come un improcrastinabile patto fra tutti gli Enti territoriali della regione, per contrastare quelle che appaiono come tendenze involutive e rilanciare con forza lo sviluppo toscano nel quadro competitivo europeo e globale. Per questo il Piano abbandona la visione particellare della realt regionale (la Toscana delle Toscane) per riaffermare con forza la fondamentale unitariet della struttura territoriale, economica e sociale toscana, base indispensabile per massimizzare il valore aggiunto degli sforzi necessari a ricostruire nuove dinamiche evolutive. Avere una visione unitaria della regione vuol dire assumere come sostanzialmente organici, pur nelle loro articolazioni e diversit, i due universi territoriali che la compongono: luniverso urbano e luniverso rurale. dalla capacit di questi due universi di fare massa, attraverso la sinergia, la cooperazione e la solidariet, che dipende ogni possibilit per la Toscana di affrontare da condizioni non svantaggiate le prossime prove di resistenza globale. Ed infatti il Piano di indirizzo territoriale individua un sistema di metaobiettivi unitari per la regione toscana nella sua interezza, anche se rivolti il primo prevalentemente alla realt urbana (Integrare e qualificare la citt policentrica), il terzo prevalentemente alluniverso rurale (Conservare il valore del patrimonio territoriale), ed il secondo alla difesa di quegli straordinari patrimoni insediativo-funzionali che sono le grandi unit produttive dellet industriale, localizzate alcune in citt, altre in campagna (Sviluppare e consolidare la presenza industriale).

2. Valutazione integrata La legge regionale 1/2005 introduce un ulteriore elemento di novit, recependo la direttiva dellUnione Europea (Direttiva 2001/42/CE del 27 giugno 2001) sulla valutazione ambientale strategica, cio sulla necessit che anche i piani e non solo i progetti abbiano una loro valutazione ambientale. In realt lobbligo di dotare i piani di V.A.S. scattato il 26 luglio 2006, ma la legge regionale 1/2005 ne ha anticipato la portata rendendo obbligatoria per gli strumenti di pianificazione territoriale della Toscana (quindi anche per i piani strutturali) la Valutazione integrata, ossia estesa agli effetti territoriali, ambientali, sociali ed economici e sulla salute umana del piano proposto. La Regione ha emanato il regolamento previsto dallart. 11, quinto comma, della legge 1/2005. Dotare oggi il Piano strutturale di Firenze della valutazione integrata vuol dire sperimentare per la prima volta sul capoluogo regionale una delle norme pi avanzate. In questo senso la Regione ha mostrato uno specifico interesse alla sperimentazione condotta con il presente strumento di pianificazione. La Valutazione integrata stata affidata ad un collegio di esperti, costituito dal professor Vincenzo Bentivegna, per gli aspetti economici, sociali e di impatto sulla salute umana, dal professor Fabio Trezzini, per gli aspetti ambientali, e dallurbanista Silvia Viviani, per gli aspetti territoriali. Il processo di Valutazione ha interferito con il processo di definizione del progetto di Piano, nel senso che ha determinato una serie di correzioni del tiro, soprattutto in tema di obiettivi, di azioni, e pi in generale di scelte. Le corrispondenti modificazioni sono riscontrabili nella presente Relazione generale, nello Statuto, nelle Norme di attuazione, nelle tavole della Parte Statutaria e della Parte Strategica.

3. Coordinamento a scala territoriale Affrontare qualunque programma, anzi qualunque analisi che si riferisca alla citt di Firenze, prescindendo dal contesto metropolitano di cui essa parte inscindibile, appare oggi unassurdit. Il sistema conurbativo che un tempo (lepoca dei tentativi di piano intercomunale) si palesava come investito da un indifferenziato processo di crescita quantitativa, oggi un unico insediamento, fortemente strutturato, specializzato, gerarchizzato e integrato, esteso da Pontassieve a Montemurlo, da Fiesole allImpruneta, con pi di ottocentomila residenti e la concentrazione pi rilevante di attivit economiche, di cultura, di attrattivit in Toscana. Ma, nella pi ampia visione del sistema toscano, Firenze appartiene ad una rete continua di poli urbani (la citt della Toscana) che si salda attraverso la vitalit delle relazioni insediative, economiche, culturali e del tempo libero, prima ancora che mediante lefficacia dei collegamenti, da Arezzo al mare, dal Mugello a Grosseto, costituendo uno dei vertici qualitativi dellarmatura urbana nazionale. Il problema del coordinamento territoriale quindi il primo che si pone a chi voglia formulare ipotesi di piano per Firenze, anche perch i pi recenti sviluppi della rete e lavanzata strutturazione dellarea metropolitana fiorentina hanno evidenziato meglio la dimensione territoriale delle contraddizioni e degli squilibri. Al fine di impostare in maniera corretta anche la parte strategica del Piano strutturale sono state assunte, in accordo con la Regione e con la Provincia di Firenze, due distinte iniziative di confronto e di convergenza interistituzionale. La prima, della quale ha assunto liniziativa il Comune e che la Provincia ha fortemente sostenuto, si estende ai Comuni della cintura fiorentina ed volta a verificare i contenuti della rispettiva pianificazione strutturale (ai diversi stadi cui essa giunta: alcuni Comuni sono dotati di un piano strutturale di prima generazione, altri di un piano appena approvato) in relazione ai contenuti del progetto di Piano di Firenze, con lobbiettivo di concordare i principali obbiettivi e di coordinare le linee portanti della programmazione darea. La seconda, della quale ha assunto liniziativa la Regione, si estende alle Province di Firenze e Prato e al Comune di Prato, che ha intrapreso la revisione del proprio piano strutturale, ed ha lobbiettivo di individuare punti di strategia condivisi per la gestione dei principali problemi che si pongono a entrambi i poli dellarea metropolitana, ma anche delle maggiori opportunit che la condizione attuale offre per un riequilibrio complessivo degli insediamenti. Al termine di questo percorso, il presente progetto di Piano sar stato oggetto di un accordo di pianificazione che sancir, assumendoli nel Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale, i risultati delle convergenze registrate tra gli Enti, e render impegnativi per tutta larea alcuni indirizzi strategici condivisi.

4. Obiettivi del Piano Strutturale Premesso che lambito culturale e programmatico quello che si identifica con la sostenibilit dello sviluppo, e cio con il progressivo imporsi di un modello di crescita sociale, economica e culturale che non eroda il patrimonio delle risorse territoriali e ambientali, ma anzi lo consegni integro alle future generazioni, il Piano strutturale del Comune di Firenze nasce e si forma intorno ad un gruppo di obiettivi specifici e condivisi. La dimensione strategica oggi riconosciuta al Piano strutturale dalla legge regionale 1/2005 consente di sviluppare in tutta la sua estensione il diagramma delle aspettative che da vari livelli si appuntano su Firenze e a cui il Comune chiamato a dare risposta con questo strumento, se veramente si accetta che esso sia il piano dei piani. Firenze ha il privilegio e lonere di essere, non solo per i suoi abitanti, n per i soli toscani, ma per tutti gli europei e per gran parte dei cittadini del mondo, un luogo di riferimento irrinunciabile, la viva testimonianza di una storia civile e culturale ininterrotta da venti secoli, il paradosso nel quale la conservazione di uno dei pi ricchi patrimoni darte e di storia dellumanit si unisce senza contrasti con la quotidianit e le contraddizioni della vita contemporanea, il miracolo per il quale una vertiginosa concentrazione di musei, archivi, biblioteche, raccolte e collezioni non ha finora determinato una citt-museo. Mantenere questo privilegio, che alla base del mito moderno di Firenze (forse il nome di citt pi conosciuto nel mondo), richiede il coraggio di porsi obbiettivi adeguati per ciascuno dei livelli con i quali la citt stabilisce relazioni vitali. Occorre premettere che nella formulazione di ciascun obiettivo implicito sempre il medesimo, tacito presupposto: far assopire lanima oscura di Firenze, quella aggrappata alla rendita, alle professioni sfaccendate, allinerzia e alla rinuncia preconcetta, al provincialismo, la cui caricatura Monicelli ha spietatamente tratteggiato nella saga di Amici miei. Viceversa, si d per presupposto laffioramento dellaltra anima della citt, quella luminosa, che, per limitarsi alla storia contemporanea, ha prodotto in significativa successione il riformismo leopoldino (il quale ha saputo indicare allEuropa la via per labolizione della tortura capitale), e il clima propizio al radicamento delle comunit anglo-tedesche-americane (da Shelley al Davidsohn e a Berenson, per finire con lord Acton), e ancora il risorgimentalismo romantico del circolo Vieusseux (che ha offerto una patria agli esuli di mezza Europa), latmosfera per la stagione della pittura macchiaiola e lambiente amico per le avanguardie letterarie e artistiche (che ha permesso qui la pubblicazione de Lacerba e di Solaria), e poi il pacifismo dei popoli propugnato da Giorgio La Pira, i fermenti pedagogico-sociali di don Lorenzo Milani, il cattolicesimo errabondo, dialogante e cercante (con la sua voce in architettura, Michelucci), fino alla sinistra insoddisfatta della seconda repubblica. In altre parole, quellanima di citt che non si adatta alle regole ma che capace, anticipando i tempi delle nazioni e delle istituzioni, di spostarle in avanti, le regole della convivenza civile, culturale, religiosa, artistica. Unanima che tante volte Firenze stata capace di esprimere.

4.1 Il livello internazionale: Firenze nel rapporto col mondo. In tutti i periodi di crisi e trasformazione degli equilibri economico-culturali tra le nazioni e le aree geografiche del pianeta, le citt tornano ad essere al centro di tutte le

convergenze e le opportunit, come luoghi di sperimentazione del nuovo e di elaborazione degli assetti futuri. Questo fenomeno particolarmente evidente nella fase attuale, in cui alla profonda evoluzione del sistema mondiale di rapporti internazionali corrisponde una straordinaria rivalutazione dellimportanza delle citt, considerate quasi come soggetti autonomi di politiche relazionali e a volte immaginate come elementi risolutori delle situazioni di crisi. Un preciso segno dellattenzione generale alle maggiori aree urbane del mondo costituito dalla dimensione davvero imponente degli investimenti che vengono riversati da parte degli stati e da parte privata sullobiettivo di ammodernare, potenziare, arricchire le citt per renderle ancora pi attrattive nei confronti delle risorse, dei cervelli, dello sviluppo, dellinnovazione. In questo scenario Firenze si colloca in una posizione doppiamente privilegiata. Infatti da una parte possiede gi quello che molte citt del mondo devono ancora conquistarsi, un nome universalmente conosciuto, un brand name capace di evocazione, che attrae in tutte le lingue limmaginario individuale e collettivo per ancorarlo a sensazioni di bellezza, di eleganza, di gusto. Dallaltra parte ha un retaggio di missioni molto definite, che le risparmia laffanno di tentare la sorte di un nuovo ruolo nella competizione globale. La sua storia le ha consegnato in effetti alcune sfere di attrattivit incontestata, che da sole sono sufficienti a garantire la difesa ad oltranza di una posizione di pieno spicco nella competizione globale. La missione di pi antica e consolidata tradizione quella di depositaria di uno dei maggiori patrimoni darte e di cultura del mondo occidentale. La specificit di Firenze in questambito di aver sempre alimentato in tutte le circostanze la coesistenza di uneredit cos ingombrante con la vivacit dellapproccio alla vita contemporanea, cos da scongiurare fino ad oggi fenomeni di imbalsamazione della citt nella prevalente funzione museale. Di pi, Firenze ha saputo estrarre dal suo sterminato giacimento di memorie fossili le ragioni per nuove vivacit che le sono divenute peculiari, nei settori della creativit, della ricerca critico-filologica, del restauro e della formazione. Altra missione che comincia ad avere una solida tradizione quella di luogo per lincontro dei popoli. Avviata con le iniziative di pacificazione del sindaco La Pira, la fortuna di Firenze come Ginevra delle popolazioni che cerca, su percorsi autonomi rispetto a quelli degli Stati, le basi per sviluppare la pacifica convivenza fra parti diverse del mondo, si confermata anche recentemente, ad esempio col Social Forum del 2002. In una fase di grandi migrazioni e di impreveduti contatti tra le genti, la citt si offre come un luogo naturalmente vocato al dialogo e alla composizione dei contrasti. Una terza missione, di origine pi recente, quella di polo della ricerca e dellinnovazione con riferimento a tre specifiche sfere disciplinari: le elaborazioni nei settori del gusto e della tendenza, in particolare nel comparto dellabbigliamento; la fisica, la chimica e la meccanica; la produzione agricola di qualit, in particolare nel comparto vinicolo e oleario. In tutte e tre queste sfere di attivit Firenze ha saputo sviluppare percorsi di eccellenza, che le hanno conferito nuove ragioni di attrattivit internazionale. In questo quadro, gli obiettivi strategici del Piano, trasversali rispetto alle missioni indicate, sono: 4.1.1 il potenziamento di Firenze come centro internazionale della cultura e della formazione; 4.1.2 lo sviluppo di Firenze come citt del dialogo e dellaccoglienza.

Entrambi gli obiettivi comportano la medesima linea di strategia dominante: alimentare la coesione a tutti i livelli, economico, sociale, territoriale (Firenze nel mondo si identifica con lintera Toscana); far crescere la solidariet fra i soggetti, fra gli Enti, fra le culture; privilegiare i progetti identitari deccellenza, cio quelli che associano lappartenenza indiscussa allorigine fiorentina e toscana con la comprensibilit, lutilit o lapprezzamento universali (qualcosa di simile a ci che per il mondo dello spettacolo larte di Roberto Benigni). Sviluppare questa linea di strategia comporta lacquisizione di un sapere difficile per Firenze, la capacit di lavorare in rete: anzitutto con la citt e con luniverso rurale della Toscana, e poi con gli altri centri di formazione e cultura, con le altre citt daccoglienza del mondo. Perch nella competizione di domani solo le reti possono determinare continuit e sicurezza.

4.2 Il livello nazionale: Firenze nel rapporto con lItalia e lEuropa Il rapporto di Firenze con lassetto geo-economico italiano ed europeo, tuttora ancorato ad una certa condizione subalterna rispetto alle aree tradizionalmente forti, destinato a modificarsi significativamente con lattuazione dei grandi progetti infrastrutturali che stanno rivoluzionando larmatura dei collegamenti a scala continentale. Da una parte la crescente importanza dei collegamenti aerei anche per gli spostamenti regionali, dallaltra lavanzata realizzazione dei corridoi ferroviari transeuropei, vanno a collocare Firenze in una posizione privilegiata sullo scenario continentale. Lo sviluppo simmetrico del sistema aeroportuale toscano ha permesso alla citt di non essere svantaggiata in conseguenza delle recenti trasformazioni strutturali del trasporto aereo, che anzi hanno fatto segnare allintera Toscana significativi incrementi di traffico. Daltra parte, la collocazione di Firenze in una posizione chiave della linea ferroviaria ad alta velocit, che corrisponde tanto al corridoio Berlino-Palermo, quanto alla dorsale nazionale Milano-Napoli, assegna alla citt una condizione di vantaggio assoluto nel nuovo sistema di relazioni continentali e nazionali. Nella futura scacchiera dei collegamenti veloci su ferro la citt si trover in posizione intermedia rispetto ai tempi di percorrenza tra le estremit di entrambi i tracciati, sar cio il luogo raggiungibile in minor tempo dalla maggior parte dei punti della rete. Questo vantaggio potr anche far correre a Firenze il rischio di adagiarsi su una ennesima condizione di rendita, ma le offrir certamente uneccezionale opportunit: di portare con s la Toscana al centro dEuropa e farla diventare una delle aree forti a livello continentale. Al livello dei rapporti nazionali ed europei Firenze ha tradizionalmente, fin dai tempi di Cosimo I, la missione di costituire la porta della Toscana. Oggi questo compito si presenta in termini nuovi, non pi come chiave per unaurea e selettiva forma di marginalit regionale, ma al contrario come soglia per uninedita (per la Toscana) funzione di regione centrale. Nel quadro strategico del Piano di indirizzo territoriale, infatti, Firenze il luogo in cui si connettono la direttrice ferroviaria europea ad alta velocit ed alta capacit di cui abbiamo gi fatto cenno, e la dorsale regionale ad alta capacit Livorno-Prato-Firenze, destinata a veicolare sul continente i collegamenti mediterranei delle cosiddette

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autostrade del mare, grazie alla nuova darsena livornese e ai potenziamenti interportuali di Guasticce e di Gonfienti. Il nodo ferroviario fiorentino inoltre la testa della linea per Pistoia-Lucca-Viareggio, connessa con la direttrice tirrenicapontremolese. Costituisce quindi lo snodo fondamentale per aprire alla Toscana la via dellEuropa e viceversa. Qualcosa di analogo assicura la futura configurazione dei collegamenti stradali, con il compimento del corridoio autostradale tirrenico e dellattraversamento Fano-Grosseto (strada di comunicazione europea E78), e la realizzazione della saldatura Signa-Prato mediante la bretella di prossima costruzione. Linsieme di questi programmi assicura concretezza alla cosiddetta Piattaforma transnazionale Tosco-Emiliano-Romagnola e alla Piattaforma nazionale Tosco-UmbroMarchigiana, delle quali Firenze viene a costituire un fulcro. In questo quadro gli obiettivi strategici del Piano strutturale sono: 4.2.1 lo sviluppo di Firenze come porta della Toscana verso lEuropa; 4.2.2 il potenziamento di Firenze come citt-regione, cio come luogo esponenziale dei diversi distretti economici, sia urbani che rurali, della Toscana. La strategia dominante quella di sviluppare una capacit di identificazione del capoluogo con le diverse realt subregionali in cui articolata tradizionalmente larmatura produttiva ed economica della Toscana, in modo da estrarre il massimo valore aggiunto dalla nuova collocazione estremamente vantaggiosa conquistata da Firenze nello scacchiere dei collegamenti continentali. Lidentificazione attesa si estende non solo agli aspetti organizzativi, o promozionali, o di marketing territoriale, ma soprattutto al sostegno dello sviluppo e alla formazione del personale, fondati sulla messa a disposizione dellindiscussa capacit attrattiva della citt e del suo nome, e delle straordinarie risorse presenti nei settori della ricerca, della didattica, dellinnovazione.

4.3 Il livello regionale: Firenze nel rapporto con la Toscana Il Piano di indirizzo territoriale pone le premesse per un inedito scenario di interrelazioni tra la citt e la sua regione di riferimento. Come la Toscana costituita dai due universi indissolubilmente intrecciati della ruralit e dellurbanesimo, entrambi leggibili come grandi mondi compiuti, cos Firenze oggi esattamente il tuttuno inscindibile di una met di territorio comunale ancora oggi vittoriosamente rurale, e di unaltra met ormai stabilizzata come citt, anzi squadernata intorno a quella Firenze murata, che il mondo ammira come uno dei vertici della perfezione urbana. Perci si pu affermare che nessun altro luogo della Toscana la pu rappresentare cos sinteticamente, ma anche cos perfettamente, come Firenze. Ma perch questo enunciato non rimanga una mera metafora occorrono anni, forse decenni, di coerente applicazione di una nuova strategia che finora non mai stata da tutti condivisa. Si devono superare divergenze, incomprensioni, arroccamenti che hanno dominato per troppo tempo. Il traguardo per tanto attraente che non lascia spazi per lindecisione o il ripensamento: una ritrovata identificazione del capoluogo con la sua regione la garanzia di una nuova fase di sviluppo, una crescita durevole perch fondata sulla coesione tra le comunit, sulla solidariet territoriale e sul reciproco sostegno tra le

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economie locali, un rilancio vigoroso perch basato sulla sostenibilit, sul rispetto delle risorse fondamentali del territorio e dellambiente toscani. In questo quadro lobiettivo del Piano strutturale pertanto: 4.3.1 la maturazione di Firenze come cerniera delluniverso rurale e delluniverso urbano della Toscana. La strategia dominante quella di sviluppare ladesione di Firenze al modello di governance che il Piano di indirizzo territoriale si propone di introdurre nei rapporti tra gli Enti che costituiscono la ricca realt istituzionale della regione. In questa direzione la citt ha gi maturato importanti esperienze tecniche (il Piano Strategico 2000-2004, le iniziative per lo sviluppo delle-government), ma non c dubbio che ancora da introdurre una prassi di procedimento politico fondata sullascolto e la condivisione, sullincentivo e la perequazione territoriale, per giungere a decisioni prese nellinteresse dellintero sistema Toscana. Lo scenario di traguardo tuttavia irrinunciabile. Unarmatura urbana unitaria anche se multipolare, integrata in un contesto paesaggistico deccellenza, si porrebbe non solo come uno dei sistemi insediativi pi qualificati dEuropa, ma anche come uno dei luoghi pi propizi al mondo per la residenza stabile e per il soggiorno periodico. Ne risulterebbe enfatizzata quella tendenza che gi la Toscana mostra, ad offrirsi come destinazione preferita per gli operatori in trasferta delle attivit pi avanzate, siano essi stagisti, ricercatori o funzionari di organismi internazionali o di imprese multinazionali. In questo senso le scelte infrastrutturali operate dalla citt nellultimo decennio, con il privilegio assoluto assegnato ai collegamenti su ferro, anzi con la completa riorganizzazione della mobilit urbana e interurbana intorno allasse portante del servizio ferroviario, si pone perfettamente in sintonia con lopzione regionale di affidare alla ferrovia un nuovo, avanzato processo di riunificazione regionale (come viene rappresentato nello schema di Piano di indirizzo territoriale).

4.4 Il livello metropolitano: Firenze nel rapporto con larea metropolitana Designata tra le citt metropolitane fin dal 1991, larea fiorentina non ha ancora superato la fase pre-istitutiva di un livello di coordinamento tra i Comuni e le Province che ne fanno parte, almeno per la gestione di alcune competenze che richiedono con perentoriet di evitare la ridondanza, di perseguire la coerenza e di economizzare gli impatti. La missione ineludibile che grava su tutti gli Enti che fanno parte di questa realt, nellinteresse delle comunit amministrate, di assicurare un governo efficace dei fenomeni fondamentali per la vita nellarea. Ma una missione assolutamente impraticabile nei limiti amministrativi di ciascun Ente. Sono state, vero, attivate forme di gestione integrata su alcuni temi pi tecnici, meno incisivi in fatto di pianificazione, come lapprovvigionamento e la distribuzione dellacqua, o lo smaltimento e la depurazione dei reflui; oppure la realizzazione degli interventi di edilizia residenziale pubblica. Significativa anche la realizzazione coordinata tra i Comuni di Firenze e Scandicci della linea 1 della tramvia. Ma si tratta di razionalizzazioni dei processi realizzativi o gestionali piuttosto che di avanzamenti verso strategie condivise.

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Al fine di costituire una base di intesa su alcuni presupposti indispensabili della strategia di questo Piano il Comune di Firenze ha colto con grande interesse le iniziative della Regione Toscana e della Provincia di Firenze, di promuovere rispettivamente un protocollo dintesa interprovinciale Firenze-Prato ed un protocollo darea fra gli undici Comuni dellarea fiorentina. Con il primo strumento, sottoscritto dai Presidenti della Regione, della Provincia di Firenze e della Provincia di Prato, e dai Sindaci di Firenze e Prato, viene sancito linteresse comune ad affrontare in forma coordinata le politiche ambientali, lo sviluppo della mobilit, delluniversit e della residenza universitaria, delle funzioni produttive, delle funzioni espositive e congressuali, ed a conformare ai criteri di coordinamento indicati i rispettivi strumenti di pianificazione territoriale. Con il secondo strumento, sottoscritto dal Presidente della Provincia di Firenze e dai Sindaci di Bagno a Ripoli, Calenzano, Campi Bisenzio, Fiesole, Firenze, Impruneta, Lastra a Signa, Pontassieve, Scandicci, Sesto Fiorentino e Signa, viene riconosciuta una medesima strategia di fondo per lo sviluppo delle iniziative inerenti la tutela ambientale e il sistema dei parchi, la mobilit, la localizzazione dei grandi attrattori, e viene istituito un coordinamento metropolitano tra gli assessori allurbanistica della Provincia e dei Comuni sottoscrittori, che dia concreta attuazione alla strategia delineata. Infine sono stati sottoscritti protocolli dintesa bilaterali fra il Comune di Firenze e i Comuni di Bagno a Ripoli, di Scandicci, di Fiesole e di Impruneta, per la risoluzione concordata di alcune questioni di pianificazione delle aree frontaliere. In questo quadro lobiettivo del Piano strutturale : 4.4.1 la formazione, nellarco di un decennio, del Piano strutturale unitario per larea metropolitana fiorentina. La strategia dominante quella di tener fede ai protocolli sottoscritti e svilupparne tutte le potenzialit, in particolare attraverso lattivazione di procedure integrate per il rilevamento, la classificazione e linterpretazione delle informazioni territoriali, per la formulazione dei programmi di gestione e di investimento, per la realizzazione delle infrastrutture di rete. Lintroduzione di pratiche mirate per il monitoraggio delle trasformazioni a scala metropolitana appare in questo senso unottima base per la costruzione di quella prassi di lavoro comune tra le strutture tecniche e le Amministrazioni degli Enti, che pu precedere la formalizzazione di pi impegnative intese. Tuttavia gi dallimpostazione del Piano presente che il coordinamento delle azioni di governo del territorio a livello di area vasta pu essere favorito. Le previsioni del Piano devono essere commisurate in unottica di coerenze metropolitane, allo scopo di precostituire le condizioni per una prassi permanente di verifica delle scelte alla scala comprensoriale, lunica che consenta di massimizzare gli effetti e minimizzare gli impatti. Tendere a questo obbiettivo vuol dire, insomma, anche fare il Piano strutturale in un certo modo. La possibilit della riunificazione dei Piani non sar certo scritta nelle carte del Piano, ci vorranno anni e anni di politiche accorte e sensibili. Ma se il Piano non viene pensato fin dallinizio in questottica, si possono creare solo ostacoli al coordinamento del territorio. Il Piano strutturale ha avuto la fortuna di costruirsi in un rapporto molto positivo, costruttivo, con la Regione, con la Provincia, e con i Comuni dellarea. Si pu ritenere

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quindi che le premesse per conseguire lobbiettivo a livello del Piano ci siano. Il dimensionamento proposto per la residenza e i settori produttivi e gli accordi su questi temi con Prato e i Comuni dellarea sono un risultato significativo di questa impostazione metodologica.

4.5 Il livello urbano Al livello della dimensione comunale gli obiettivi del Piano sono elementari. Non siamo di fronte alle circostanze che si sono date in alcuni episodi passati, con obiettivi molto discussi, molto contrastati: da una parte portati avanti, magari anche con eccessiva foga, e dallaltra messi in discussione e talvolta bloccati. Il Piano strutturale il prodotto di un percorso che si svolto in termini chiari. Abbiamo un Piano regolatore recente, in vigore soltanto dal 1998. Quel Piano stato il risultato di un lunghissimo travaglio durato quasi 25 anni. Lungo questo travaglio le fondamentali questioni relative allevoluzione della citt sono state, anche se in maniera anche molto sofferta, dipanate. Dentro il Piano Vittorini, del 93-98, hanno trovato in qualche modo quiete tutta una serie di questioni che erano state negli ultimi quindici anni al centro delle polemiche, degli scontri, delle discussioni sia disciplinari che politiche, dentro e fuori la citt. Nellaffrontare il nuovo Piano non ci si trovati in una condizione di urgenza legata al cambiamento degli obiettivi, ma si posto semplicemente il bisogno di rivederli allinterno di unaltra cultura. Si individua pertanto un primo obbiettivo del Piano, che in realt riassume tutti gli altri. 4.5.1 La struttura fisica della citt si riallinea con la struttura sociale della comunit per migliorare la qualit del vivere urbano Costituisce il primo obiettivo di livello urbano il riallineamento della struttura fisica della citt con la struttura economico-sociale della comunit che labita o la frequenta. Molti decenni di stasi e molti errori hanno determinato un forte distacco tra assetto del territorio e bisogni, possibilit, propensioni della societ fiorentina, la quale viceversa ha subito un intenso processo evolutivo. Si manifesta soprattutto il bisogno di ripercorrere con un minimo di distacco e di serenit le fasi successive di questo iato che si venuto a determinare tra i cittadini e la struttura, la forma della citt. Non solamente i residenti, quelli anagraficamente iscritti nel comune di Firenze, ma anche quella cerchia molto pi larga di persone che con Firenze hanno un rapporto che per alcuni pu essere di frequenza quotidiana, per altri di frequenza pi diradata e per altri di una sola volta nella vita. Firenze ha come caratteristica proprio quella di riferirsi a mondi diversi e di riferirvisi in maniera e misura diversa. Una visione distaccata di questa circostanza pu solo far risaltare un progressivo allontanamento della realt fisica della citt (fatta di strutture e di infrastrutture) rispetto alle aspettative che i vari fruitori hanno espresso o esprimono nei suoi confronti. Abbiamo una citt che non risponde pi con unadeguata qualit della vita ai desideri dei suoi abitanti stabili, residenti; che non corrisponde pi nemmeno ai desideri di quelli che ci vengono per lavorare e che ogni giorno mediamente sono quasi altrettanto numerosi dei residenti. Non soddisfa appieno nemmeno le esigenze di chi ci viene in forma periodica, e da ultimo nemmeno le esigenze del turista. Non esiste una qualunque

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di queste categorie di persone che trovi oggi a Firenze una risposta ampia e soddisfacente ai suoi bisogni. Se cerchiamo di indagare in cosa consiste questa distanza rispetto alle aspettative, vediamo che ci sono delle ragioni che potremmo definire macrostrutturali e delle ragioni che potremmo definire microstrutturali. Le ragioni macrostrutturali attengono ancora alla mancata soluzione di alcuni nodi strutturali e infrastrutturali di fondo. Ci si pu riferire ad esempio allattuale impossibilit di usare i viali come un luogo di vita civile, un luogo per lincontro tra le persone, cio quello per cui erano stati concepiti; cosa che, paradossalmente, oggi possibile in una citt molto pi grande, Parigi, la quale allora forn il modello per i viali di Firenze. I boulevards oggi sono un luogo di vita, il luogo dei teatri, dei ritrovi, dei cinema, dei negozi: non sarebbe pi concepibile usarli come noi ancora usiamo i viali di Firenze, da tangenziale urbana. A Firenze mancata finora la soluzione di alcune grandi questioni infrastrutturali, cio di organizzazione del sistema di relazioni della citt, in primo luogo del sistema della mobilit. Ma abbiamo anche alcuni nodi strutturali tuttora irrisolti, come la collocazione delle grandi funzioni. Persiste un problema di riallocazione delle maggiori attivit, nonostante che fosse presente gi nel 1962, durante la stesura del Piano Detti, e sia stato presente al momento della formazione del Piano regolatore attuale. Finalmente, in realt, il processo di riordino delle grandi allocazioni urbane ha cominciato a muoversi. Ma rimane una questione fondamentale: se non si riesce ad affrontarlo in unottica metropolitana del riposizionamento funzionale sar pressoch impossibile raggiungere il minimo obbiettivo che il Piano si propone. solo alla scala metropolitana, infatti, che va affrontato e risolto il nodo delle infrastrutture. Rimane ancora da dire a livello macrostrutturale che la citt per lungo tempo ha procrastinato la realizzazione di alcune grandi attrezzature, a cominciare dai parchi. Si adagiata per un secolo abbondante sullesistenza delle Cascine e ha pensato di poter fare a meno del Campo di Marte, che era laltra grande area verde nella parte est della citt, in nome di ragioni che possono essere anche pi che legittime: la crescita delle attivit sportive, delle attivit fisiche, limplementazione della formazione sportiva dei giovani, ecc. Va dato atto, per completezza, che nella parte attuata con pi fedelt al Piano del 62, (quella che va dallIsolotto alle Torri-Cintoia) un nuovo parco stato realizzato: piccolo ma molto bello. Poi pi niente fino ad oggi, quando nellambito del comparto dellarea ex Fiat di Novoli si sta di fatto realizzando il primo parco in destra dArno dai tempi del granduca. Ma, se si guarda con spirito di obiettivit, non esiste un rapporto proporzionale tra queste dimensioni e quelle della citt che nel frattempo cresciuta. Colmare queste carenze a livello macrostrutturale uno degli obbiettivi specifici che abbiamo davanti. Sempre a questo livello abbiamo inoltre una condizione rovescia, non di carenza ma di abbondanza: labbondanza dei cosiddetti vuoti urbani, ci che resta nella citt del trapasso da uneconomia fondamentalmente basata sul settore manifatturiero, della trasformazione delle merci, ad uneconomia prevalentemente basata sui servizi, sullamministrazione, sulla formazione e sulla cultura. Questo passaggio ha prodotto lo svuotamento e labbandono di un immenso patrimonio immobiliare, in alcuni casi costituito da unit di grandi dimensioni, che ospitavano le attivit produttive.

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Se il problema di questabbondanza non viene affrontato rischia di tradursi in una catena quasi infinita di conseguenze negative per la citt. Rischia cio di estendere a livello di tutto il corpo urbano quella condizione di inadeguatezza (se non di malessere) che una delle ragioni dello iato tra le aspettative e la forma fisica della citt. Passando ai problemi microstrutturali, possiamo rilevare anzitutto che la gran parte del patrimonio edilizio residenziale di questa citt stato realizzato in un preciso momento storico. Rispetto ad una Firenze che nellarco di quasi duemila anni era cresciuta diacronicamente, attraverso un processo di successivo, continuo adeguamento, senza una tipologia immobiliare dominante, ma secondo una gamma quasi infinita di tipologie (che offriva perci al mercato una possibilit di impiego tagliata sul bisogno di chi aveva necessit di insediarsi), lenorme patrimonio edilizio costruito sincronicamente, quasi in fretta, tra la fine degli anni 50 e la prima met degli anni 70, pressoch monotipo, perch corrisponde allalloggio che in quel periodo era pi facile da vendere, quello per la famiglia media, una famiglia abbastanza numerosa e con determinate caratteristiche. Noi abbiamo oggi una parte dominante del patrimonio edilizio tagliata per famiglie che non ci sono pi. Per le famiglie attuali questi alloggi sono normalmente troppo grandi, troppo costosi sia da acquistare che da mantenere, e inoltre sono agli antipodi del gusto contemporaneo. Come se non bastasse, a tipi di alloggio molto banali corrispondono tipi edilizi molto rigidi, complicati, perch costituiti su grandi dimensioni, con grandi stock di appartamenti montati in modo rigido. La ristrutturazione di questo patrimonio edilizio unoperazione tuttaltro che semplice, anche dal punto di vista imprenditoriale. In sintesi abbiamo un problema molto grande da affrontare: quello delladeguamento microstrutturale del patrimonio urbanistico della citt ai bisogni di una societ diversa. Le ragioni per le quali circa 100 mila persone non abitano pi nel comune di Firenze, non si risolvono solo in questa, ma questa certamente una delle ragioni. Il fatto di non ritrovare, soprattutto per i giovani, soprattutto per le famiglie di nuova formazione, una soluzione corrispondente ai propri bisogni, alle proprie possibilit e anche ai propri desideri, una ragione in pi per allontanarsi, sommata alle ragioni macrostrutturali citate prima che sono molto pi forti. Un ambiente inquinato, nevrotico, in cui la vita incontra molte difficolt, produce disaffezione e quindi pone le premesse per un progressivo allontanamento degli insediati. Ma se consideriamo gli utenti saltuari della citt, cio i lavoratori pendolari o i visitatori periodici o i turisti, troviamo che c unaltra lunga serie di questioni che queste categorie pongono alla struttura della citt. Ladeguamento della citt non un problema che riguarda solo coloro che vi hanno la residenza, ma interessa, in maniera orizzontale, praticamente tutte le fasce presenti a Firenze. Lobbiettivo che ci dobbiamo porre (quello che sta alla base di tutti i Piani regolatori) di fare la citt pi bella e pi giusta. Questo obbiettivo nel caso di Firenze diventa una necessit ormai improrogabile per lallargarsi di una forbice insostenibile tra le aspettative e la struttura della citt. inevitabile peraltro che questa situazione determini alla lunga una condizione di impoverimento, andata avanti con un processo pressoch ininterrotto dallinizio degli anni 80 ad oggi come fuga delle attivit, fuga delle presenze produttive, fuga dei cervelli. La fuga dei cittadini rappresenta solo lelemento pi eclatante, con oltre un quinto della popolazione residente gi sparito.

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Il fine ultimo, allinterno del quale tutti gli obbiettivi devono trovare una specificazione, perci questo: riadeguare il rapporto tra la struttura e la natura di Firenze, cio tra la struttura della citt e la realt sociale, culturale, umana che la usa. Si tratta di delineare un programma di trasformazione volto a ridurre questa distanza, conferendo allinsediamento urbano complessivo un maggior livello di qualit, col massimo recupero delle risorse ambientali. La trasformazione risulter da un insieme di modificazioni macro-strutturali (programmi di infrastrutturazione, decentramento delle funzioni strategiche, creazione di parchi, ecc.) e da una prassi di modificazioni microstrutturali (ladeguamento capillare di gran parte del patrimonio edilizio che risulta ormai inadatta ai bisogni sociali e che viene rifiutata). Fa parte di questo programma assicurare una casa ad ogni famiglia residente, anche alle famiglie che non sono in condizione economica idonea ad affrontare le ordinarie offerte del mercato. Si tratter quindi di attivare, nelle forme pi idonee, una pianificazione di settore per la residenza sociale, che ponga le condizioni urbanistiche ed economiche per garantire a tutti questo fondamentale diritto.

4.5.2 Abbassare la febbre della mobilit Il secondo obiettivo linversione della tendenza al parossismo della mobilit. Una visione della mobilit come ragione di vita certamente il prodotto delle carenze macrostrutturali dette prima, ma anche un problema di cultura, di pluridecennali politiche della mobilit. Una delle ragioni che oggi autorizzano a considerare plausibile questo obiettivo il processo di adeguamento delle infrastrutture per la mobilit collettiva, che finalmente si messo in movimento, anche se richiede un presidio continuo, sia sul fronte della tramvia, sia sul fronte della ferrovia, sia sul fronte del trasporto pubblico locale. Certo si pu affermare, senza eccesso di ottimismo, che rispetto a 10 anni fa la condizione molto pi favorevole. Se su questo fronte le possibilit di successo si misurano in termini di investimenti, e non solo in termini di politiche, non si pu sottovalutare che le risorse mobilitate per Firenze, tra le opere legate allAlta Velocit e le opere per la tramvia, sono davvero imponenti. stato assunto a base del programma di trasformazione urbana il trasporto collettivo. Se diciamo che la spina dorsale delle localizzazioni strategiche della citt deve essere la rete del trasporto collettivo, non facciamo un ragionamento a rimorchio del trasporto, ma viceversa riconosciamo che le scelte a suo tempo fatte per il trasporto sono coerenti con una strategia di ricollocazione delle grandi funzioni, che stata sempre confermata negli ultimi 50 anni. Il Piano strutturale fondamentalmente dice che non si determina una nuova collocazione di funzione strategica se non dentro un certo raggio dalle fermate del trasporto collettivo; cio che non si devono pi creare allocazioni attrattrici di una mobilit che non sia servita in partenza, gi nei programmi, dalla rete del trasporto collettivo. Solo questo consentir di avere successo con una politica della mobilit privata idonea a garantire determinati livelli di tutela dallinquinamento e dalla nevrosi. Firenze in questa fase di trasformazione del sistema del trasporto collettivo ha la fortuna di aver avuto disgrazia con la ferrovia. Il tracciato ferroviario che, devoluto al servizio nazionale e internazionale, stato fino ad oggi una tortura per la citt, collocato com nel corpo urbano quale elemento di separazione, di chiusura, di fastidio, pu diventare

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invece una rete ideale del trasporto urbano o metropolitano, perch ribalta la sua condizione e diventa la migliore garanzia di un servizio capillare per la maggior parte del territorio abitato. Lavere imperniato sulla rete ferroviaria la geometria di quella tranviaria, derivata e interconnessa, ha consentito di coprire le parti della citt che ne sarebbero state ancora prive. Il trasporto collettivo avr quindi un raggio di servizio veloce e sicuro, in grado di costituire unalternativa credibile allattuale congestione. Questo governo della mobilit diventer poi un elemento di valorizzazione di molte parti della citt. Alla fine tutta la citt potr diventare Centro storico. Dobbiamo accelerare questo processo, condurre sempre pi ampie parti della citt allo status di insediamenti qualificati, che abbiano dignit formale e sostanziale tali da poter competere con la citt storica. Questo processo non disgiunto da un governo della mobilit volto alla formazione di aree riservate al movimento pedonale e ciclabile, che investir tutta la citt, in quanto cosa preziosa, elemento raro che fornisce cose desiderate. Sar cos concretamente possibile parlare di una citt sana, in cui non solo si respiri meglio, ma anche il ritmo delle azioni riprenda la sua naturale, cardiaca lentezza; di una citt a piedi, che ci faccia riacquistare la misura plurimillenaria del passo, unit parametrica della nostra capacit di raggiungere, di apprezzare, di sostenere personalmente la leggerezza e la pesantezza della vita associata; di una citt dei bambini, da cui il pericolo della cieca velocit sia allontanato e in cui sia di nuovo possibile giocare per strada; di una citt in bicicletta, nella quale anche le medie distanze possano essere disgiunte dalla nevrosi e anzi contribuire alla ricreazione, essere addirittura occasione di svago. Saranno dunque privilegiate le opzioni allocative che non siano di per s generatrici di spostamenti. In questo senso sar rifuggita la concentrazione dei luoghi di lavoro in aree specializzate; viceversa sar ricercata la massima diffusione delle attivit in adiacenza ai luoghi di residenza, cos come laderenza dei servizi agli insediamenti serviti. Naturalmente queste opzioni si sostengono solo se accompagnate da un vasto processo di ristrutturazione del trasporto collettivo, come quello che ha preso le mosse negli ultimi anni, e che deve essere portato a compimento ad ogni costo. Tuttavia ormai necessario imprimere unaccelerazione a processi di limitazione drastica degli accessi privati alla rete urbana. Il Piano si pone come traguardo la formazione di numerose ed ampie zone a traffico limitato, in cui la pedonalit sia dominante, per la densit e la qualit delle funzioni insediate; chiaro che ampi settori della citt vengono cos sottratti alla mobilit su mezzo individuale. Il Piano prevede anche una coerente rete della mobilit elementare, che si realizza sottraendo spazi alla viabilit ordinaria. Linsieme di queste azioni si sviluppa in coerenza con la strategia di attenuazione dellinquinamento atmosferico e sonoro, in direzione di un innalzamento della qualit della vita in citt, e presuppone larresto dellaccessibilit privata molto lontano dalle aree centrali. In questo senso il Piano auspica la realizzazione di nuovi parcheggi scambiatori in posizioni molto pi esterne rispetto agli attuali, e in diretta connessione con le fermate ferroviarie, inevitabilmente nel territorio dei Comuni contermini. Viceversa scoraggia la formazione di ulteriori parcheggi di corrispondenza nelle aree centrali.

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4.5.3 Il rilancio delle funzioni trainanti Il terzo obiettivo il rilancio, attraverso il decentramento, delle funzioni strategiche. La cagione principale delle tensioni che storicamente hanno caratterizzato il sistema metropolitano fiorentino costituita dalleccesso di concentrazione delle funzioni di maggiore rango e attrattivit, che da ultimo hanno cominciato a soffrire di una sorta di asfissia da congestione. Firenze ha ancora enormi potenzialit, alcune espresse altre meno espresse, che sono in parte potenzialit di immagine e in parte potenzialit di azione. Le potenzialit di immagine sono lenorme capacit di parlare allimmaginario collettivo del mondo; quindi la capacit di esprimersi in positivo rispetto ai desideri, ai sogni, alle fantasie, alle ambizioni della popolazione di ogni parte del mondo. Questo si concretizza, e in alcuni casi si gi ampliamente concretizzato, nella ricerca di Firenze come uno dei luoghi di eccellenza mondiale nel settore della formazione, nel quale una gran parte della popolazione mondiale ambirebbe per s o per i propri figli almeno un soggiorno, uno stage con esiti formativi, di apprendimento per la vita. Questa potenzialit si sposa con un grosso parco attitudinale sviluppato dentro la citt, con tutta una tradizione di scuole, non solo universitarie, per rispondere a questa domanda, per rendere praticabile questa opportunit. una delle possibilit alle quali presumibilmente dovremo attrezzarci per dare una risposta. Un'altra lenorme vitalit dellartigianato fiorentino, che ha una grande capacit di essere ancora presente, da livelli molto alti a modelli molto banali, sul mercato sia nazionale che internazionale. Offrire spazi a questo settore una delle scelte qualificanti del Piano. Abbiamo in proposito una gamma abbastanza ampia di opzioni nel Piano strategico (che esattamente lo spazio in cui questo approfondimento sui destini funzionali della citt deve essere fatto). Al Piano strutturale compete occuparsi di un problema in particolare. La struttura della citt ha ai suoi vertici una serie di grandi istituzioni culturali, amministrative, funzionali di vario genere, pubbliche e private. Queste istituzioni, nessuna esclusa, in mancanza di un programma complessivo di riallocazione nella citt, nel corso degli ultimi 30 anni si sono frammentate al loro interno pur di mantenere ciascuna la propria sede di rappresentanza nel posto tradizionalmente assegnatole (in alcuni casi da Ricasoli al tempo del trasferimento della capitale a Firenze). Essendo molto cresciute per dimensioni, articolazione, competenze, poteri, personale, ecc. si sono sdoppiate e poi moltiplicate in una serie di filiali, sedi separate, distaccamenti, appendici, determinando ciascuna una propria rete di allocazioni allinterno della citt. Questa circostanza a lungo andare diventata un ostacolo allo sviluppo delle funzioni stesse, un freno alla loro possibilit di crescita e di modernizzazione. La strategia di riallocazione delle funzioni quindi anche un potenziale strumento il loro complessivo rilancio. Per esempio, la giustizia allinterno di un Palazzo di giustizia organico, funzionale, nuovo, integrato, non funzioner nello stesso modo in cui ha funzionato fino ad oggi, suddivisa in tante sedi, con difficolt nella trasmissione degli incartamenti da una parte allaltra della citt, problemi nella consultazione degli archivi, e quantaltro. Inoltre il trasferimento della giustizia porr altre istituzioni, che avranno la possibilit di sistemarsi negli spazi liberati, nella condizione di funzionare meglio. Lo stesso sta per succedere per le Facolt delle Scienze sociali che si sono appena trasferite a Novoli, con una grande biblioteca comune e una serie di servizi e di spazi

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funzionanti in maniera collegata. Alle Facolt che rimarranno nel Centro storico sar lasciata la possibilit di allargarsi e sistemarsi meglio negli spazi liberati, rilanciando cos un loro miglior funzionamento. La prospettiva che si apre con lallocazione di alcune grandi funzioni consente quindi anche la rivitalizzazione delle altre, con una ricaduta importante sulla vita futura della citt. Tanto maggiore sar il beneficio, quanto pi il processo potr estendersi alle altre grandi istituzioni cittadine, allArchivio di Stato, alla Biblioteca Nazionale, alle grandi Accademie, alla Galleria degli Uffizi, e via via fino al Comune, alla Regione, alla Provincia. Poich evidente che nuovi livelli di sviluppo delle comunit insediate si potranno fondare soltanto sulla ripresa e la riqualificazione delle funzioni strategiche, queste devono trovare una collocazione meno problematica nello scacchiere territoriale; una posizione che ne favorisca leventuale crescita, ne ottimizzi le possibilit relazionali, ne massimizzi laccessibilit. La ridistribuzione delle funzioni strategiche nel tessuto metropolitano produce anche come effetto secondario la riqualificazione dei tessuti medesimi, e si coniuga pertanto col quarto obbiettivo. 4.5.4 Laffermazione di uno standard diffuso della qualit urbana Il quarto obiettivo la diffusione di un livello urbano nellorganizzazione degli insediamenti, anche come strumento per proteggere dalla congestione le parti di pi antica urbanizzazione. Quasi tutte le addizioni urbane recenti hanno risposto esclusivamente a unesigenza di crescita quantitativa della citt, strutturandosi secondo modelli suburbani. Per questo lunica parte del territorio che sia ancora oggi ricercata come luogo centrale , salvo rare eccezioni, la citt storica. Per ottenere un allentamento progressivo delle pressione sul centro, ma anche per migliorare definitivamente la condizione degli insediamenti, deve essere avviato un programma di promozione urbana delle periferie, che non consiste soltanto in una rigenerazione funzionale (per la quale vedi il terzo obbiettivo), o in limitati interventi di lifting degli spazi pubblici, ma essenzialmente un rivoluzione nei modi con i quali si combinano gli elementi del puzzle insediativo. Si tratta in fondo della possibilit di propagare un miglior livello urbano della vita nella citt. A Firenze si avverte, pi che in altri contesti, un salto quasi vertiginoso tra il livello di organizzazione urbana della citt antica e il resto del contesto urbano. La citt antica si riconosce immediatamente perch dalla sua scena non si pu levar quasi niente n, a meno di grande difficolt, aggiungere niente. Viceversa, la citt contemporanea si riconosce come quella nella quale tutte le sostituzioni sono possibili, quasi tutte le aggiunte sembrano legittime, e delle eventuali sottrazioni non si accorgerebbe nessuno. Uno dei compiti della pianificazione in genere, ma del Piano strutturale in particolare, cercare di attenuare questo enorme distacco tra un livello anche troppo sofisticato, che ha fatto di Firenze la capitale un po intellettualistica della forma urbana (alla quale, soprattutto dal mondo anglosassone, si guardato come a un prototipo di astrazione, di perfezione morfologica) e una periferia nella quale totalmente assente la ricerca di qualsiasi integrazione fra le parti che compongono la scena urbana, nella quale sono dissonanti tra loro non solo gli edifici, ma anche le recinzioni, le pavimentazioni stradali, le alberature, i marciapiedi. A questo si deve in qualche modo porre rimedio, se si vuole andare verso una progressiva riqualificazione dellintera citt. Naturalmente

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questo sar il compito di molte generazioni, non certo di un Piano; ma indispensabile dare un avvio, mostrare una strada e ricercare le regole per proseguire.

4.5.5 Lo sviluppo dei parchi Il quinto obiettivo lo sviluppo di un sistema di parchi e di spazi verdi come nuovi importanti elementi della struttura e del paesaggio urbano. Da questi elementi dovr risultare definito in modo non pi precario il rapporto tra la citt e il fiume nelle aste a monte e a valle della Firenze murata, e il rapporto tra la citt e le colline nei versanti non sistemati dal Poggi. Tuttavia si segnala che anche il parco della Passeggiata dei Colli disegnato dal Poggi ancora in attesa di un riconoscimento come parte morfologicamente e funzionalmente definita del territorio, oggetto di una specifica normativa di tutela. Inoltre dovr trovare una stabilizzazione diffusa lequilibrio tra spazi aperti e spazi edificati allinterno della citt moderna e contemporanea, come oggi si verifica solo nei quartieri progettati (lIsolotto, Sorgane, Le Torri Cintoia). Infine, essenziale che la rete dei parchi venga resa continua mediante un sistema di percorsi elementari (pedonali e ciclabili), e possa cos diventare una vera attrezzatura verde della citt, correlata e coerente con il sistema dei parchi metropolitani e con la rete ciclabile di area vasta.

4.5.6 Il contrasto alla rendita Il sesto obiettivo la conquista di una posizione meno subalterna nei confronti del dominio economico-culturale finora esercitato dalla rendita in tutti i processi di trasformazione sociale e territoriale. Il Piano strutturale contiene i presupposti perch tutti i Piani di settore possano conformarsi ad una logica di impedimento alla formazione di nuove rendite e al rafforzamento delle posizioni di rendita gi esistenti. Ma sul fronte della pianificazione urbanistica che si combatte la campagna decisiva. Naturalmente solo il Regolamento urbanistico, cui compete la conformazione del titolo edificatorio sugli immobili, potr realmente sviluppare un azione di contrasto alla rendita fondiaria urbana. Ma ci potrebbe avere un ben modesto significato se il Piano strutturale non presupponesse gi tale azione. Il presente Piano prevede che nei regolamenti urbanistici gli interventi di trasformazione non siano automaticamente riconosciuti (come se derivassero naturalmente dalla condizione degli immobili), ma viceversa vengano assegnati sulla base di procedure concorsuali.

Tutti gli obiettivi devono essere sviluppati allinterno di unabitudine di partecipazione, intesa come riappropriazione da parte dei cittadini del processo di trasformazione della citt. Perch non si rimanga alle vuote intenzioni essenziale che il Piano strutturale sia costruito e si applichi secondo una metodologia precisa, che ponga al centro i bisogni (e i sogni) delle persone, piuttosto che gli equilibri finanziari. Nel contempo, le soluzioni individuate dovranno essere non meri espedienti amministrativi, come i vincoli a tempo determinato, ma concreti strumenti di implemento del capitale fisso sociale.

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A questo riguardo la prassi della partecipazione materia della normativa di attuazione del Piano. La strategia di piano si concretizza in un complesso organico e non contraddittorio di azioni, esplicitamente individuate in normativa, che, obiettivo per obiettivo, garantiscono il raggiungimento di risultati coerenti e sostenibili. Si deve sottolineare che la logica del piano di far conto, con realismo, su una dimensione piuttosto ristretta di modificazioni possibili (come dimostra la stima del margine incrementale previsto, cfr. capitolo 8.3); il motore lo sforzo rigoroso di far convergere senza dispersioni ogni mutazione, fisica o funzionale, della citt verso il perseguimento degli obiettivi considerati strategici.

4.6 Quale idea di citt Linsieme di questi obbiettivi si configura come il raggiungimento di una condizione di idoneit urbana, in armonia con uno degli assi del Piano di indirizzo territoriale in corso di formazione, per il potenziamento delle attivit legate alla conoscenza e alla formazione, intese quali propulsori dello sviluppo produttivo e sociale dellintero sistema regione, e delle funzioni orientate allaccoglienza dei discenti, dei docenti e di ogni altro migrante. Sulla conoscenza vale la pena di precisare che gi oggi il sapere si sviluppa a Firenze in un ventaglio insospettabile di direzioni, dalla filologia classica e medievale alla fisica teorica, dalle scienze sociali alla chimica organica, dal restauro alla meccanica, dalla musica allottica; e che alla formazione generale (per cos dire istituzionale) si affianca gi una notevolissima presenza di formazione specifica nelle discipline pi disparate, dalla pratica sindacale alla cucina tematica, dallo sport alle lingue regionali, dalla danza alla tutela del paesaggio, e che tutto ci avviene per iniziativa non solo pubblica. Tutte queste attivit legate al sapere, il loro rafforzamento nel segno della sperimentazione e delleccellenza, una loro sempre pi stretta relazione con il mondo della produzione e dei servizi, rappresentano lopzione preferenziale per il futuro della citt. Tuttavia lidoneit urbana non deve essere rigidamente mirata ad un profilo univoco di citt e di convivenza urbana. Alla base del ragionamento di piano c la consapevolezza che in questa fase storica il futuro della citt, della sua relazione con il territorio e con il resto del mondo, ampiamente indefinito e passibile di sviluppi diversi. Per questo gli obbiettivi di piano sono considerati come la conquista di una posizione adatta per selezionare e cogliere prospettive anche diverse per la riconversione del sistema citt, che nella complessiva evoluzione del quadro nazionale ed europeo si potranno offrire, seppur in coerenza con i limiti definiti nello statuto del territorio. Assumere un atteggiamento progettuale che si mostri rigido in termini prestazionali (sulla sostenibilit delle soluzioni, ad esempio, o sulla capacit di ogni proposta di rispettare i codici di inserimento che un contesto eccezionale come Firenze impone) e invece sia flessibile sugli specifici contenuti delle proposte, consentir di non rigettare per difformit altre opzioni per il ruolo di Firenze che si potranno offrire come integrative, nello scenario convulso in cui si muove in questi anni il sistema economicosociale europeo ed occidentale.

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5. Struttura del Piano Per il raggiungimento degli obbiettivi generali indicati dalla Legge regionale 1/2005, dalla pianificazione territoriale vigente e dal processo di confronto a livello di area metropolitana, nonch degli obbiettivi propri su illustrati, il Piano Strutturale costituito dal Quadro conoscitivo e dal Progetto di Piano, il quale a sua volta si organizza intorno alluso mirato degli strumenti che la legge stessa indica, parte statutaria e parte strategica. Per la Parte statutaria compongono il piano: - lo Statuto del territorio; - i Sistemi territoriali; - le Invarianti strutturali. Per la Parte strategica compongono il piano: - la Normativa di attuazione; - i Sistemi funzionali; - i Capisaldi strategici; - le Unit Territoriali Organiche Elementari.

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6. Quadro conoscitivo Il Quadro conoscitivo costituito dalla sintesi ragionata e corredata da adeguate rappresentazioni, di dieci diverse elaborazioni propedeutiche al Piano che coprono, con riferimento allo specifico caso di Firenze, i settori di indagine indicati dalla normativa regionale vigente. La prima elaborazione riguarda la struttura della popolazione, il suo trend modificativo e lindividuazione dei principali fabbisogni insediativi. Questa indagine si avvale anche di recenti ricerche condotte dal Dipartimento di Statistica dellUniversit di Firenze in coordinamento con lUfficio di Statistica del Comune, sia sullevoluzione della struttura demografica dellarea fiorentina, sia sulle attese di abitazione da parte delle diverse componenti della popolazione urbana. La seconda riguarda il sistema della mobilit. costituito dalla sintesi ragionata, e corredata da adeguate rappresentazioni, dei programmi in corso o approvati per la razionalizzazione o la riforma della mobilit fiorentina. La terza elaborazione si riferisce al sistema degli insediamenti e definisce i criteri attraverso i quali la pianificazione operativa dovr procedere per la classificazione delleccezionale patrimonio insediativo di Firenze e la sua ottimale conservazione. Lindividuazione dei criteri non pu prescindere dalle raccolte di dati e dalle chiavi di lettura desumibili dalle ricerche condotte a supporto della Variante generale al Piano Detti negli anni 80 90 dagli esperti Prof. Gianfranco Caniggia, Prof. Gianluigi Maffei, Prof. Carlo Clemente e altri. Queste ricerche si basano sui presupposti della scuola muratoriana che, aldil dello studio delle singole architetture, ricostruiscono levoluzione della struttura urbana attraverso lanalisi e il riconoscimento delle tipologie e dei tessuti edilizi, e della scuola prestazionalista, che ha indagato il senso generale delle aggregazioni costituenti la periferia fiorentina. La qualificazione degli insediamenti nel caso di Firenze, tuttavia, pu essere colta a pieno solo se si tiene conto anche del palinsesto di intenzionalit progettuali alla scala del frammento urbano, sedimentate nel corso dei secoli sul corpo della citt e non sui singoli edifici, n sui singoli tessuti. Tale campo di analisi non stato finora sufficientemente esplorato, e comunque non ha riscontro nelle normative di tutela operantii. Si introduce pertanto la categoria della formazione urbana, intesa come il precipitato delle intenzionalit architettoniche alla scala urbana, alle quali pu essere attribuita una responsabilit decisiva nella determinazione della realt odierna di una citt come Firenze. Si possono riconoscere tipi diversi di formazioni urbane, in funzione della loro disposizione planimetrica, ovvero lineari, planari o reticolari, o in funzione del numero di edifici che le compongono, o della loro particolare collocazione nella struttura della citt. Il riconoscimento e lindividuazione delle formazioni urbane appaiono necessari ai fini di una strategia di tutela: una sommatoria di corretti ma non coordinati interventi edilizi su edifici tutelati singolarmente, ma non in quanto componenti una formazione, pu portare ad una perdita significativa della morfologia di parti della citt o addirittura ad uno sconvolgimento della stessa.

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La quarta elaborazione riguarda lambiente, del quale sono individuate e descritte le caratteristiche fondamentali, sia in termini di risorse da riconoscere e tutelare, sia in termini di criticit da risolvere, con riferimento a: geologia, idrologia; biogeografia; ambiti naturali e seminaturali ; flora; fauna; paesaggio. Lelaborazione del quadro conoscitivo relativo agli aspetti naturalistici ed alle funzionalit ecologiche ha permesso di valutare il territorio comunale in base al suo inquadramento nel pi ampio contesto ambientale, alla presenza e distribuzione di habitat naturali e seminaturali, di specie di flora e fauna di interesse comunitario, nazionale e locale. Questa analisi, squisitamente naturalistica, ha portato, anche sulla scorta di studi, ricerche e proposte avanzate da altri autori ed in sedi diverse, ad identificare sul territorio gli elementi utili, se opportunamente gestiti, a realizzare due importanti elementi di strutturazione territoriale tra loro strettamente collegati: la rete ecologica e la green belt. Lidentificazione e pianificazione di una rete ecologica e, strettamente collegata alla prima, di una fascia verde o, come definita nella letteratura anglosassone, di una green belt, hanno lo scopo di ospitare il tessuto urbano in una accogliente e protettiva struttura naturale e paesaggistica che mantenga e rafforzi nel tempo i propri caratteri e le proprie potenzialit di identificazione della popolazione residente nello specifico contesto ambientale, paesaggistico e culturale. Zonizzazione e categorie proposte Aree naturali di elevato valore la cui conservazione prioritaria ( Categoria A): lembi della piana con presenza di specchi dacqua nel territorio urbano ad ovest; alcuni parchi urbani; aree collinari Si tratta di zone caratterizzate da un maggiore livello di naturalit e da una minore pressione antropica. Tali aree costituiscono i nuclei di maggior pregio della green belt fiorentina e assolvono alla funzione di serbatoio principale di biodiversit, capace di assolvere alla funzione ecologica di fonte di irradiazione di specie animali e vegetali nonch di raccordo con le aree circostanti il territorio comunale, in unottica di costituzione di una rete ecologica di livello provinciale. Per esse deve essere previsto un livello di tutela adeguato, con poche ma sostanziali delimitazioni allo sviluppo urbanistico. Lindirizzo di uso principale quello della conservazione e valorizzazione del patrimonio naturale, anche in relazione al mantenimento delle attivit tradizionali di utilizzo del territorio aperto che ne ha determinato lassetto attuale. Queste aree hanno una rilevante funzione sociale, ricreativa, didattica ed economica, soprattutto se coordinata con le strategie di sviluppo del settore agricolo, orientate alla affermazione della qualit dei prodotti ed allo sviluppo di nuove tipologie produttive come il biologico e lagriturismo. Strumenti di tutela: - esistenti: Aree Naturali Protette dInteresse Locale (ANPIL) istituite o in corso distituzione - proposti : Siti dImportanza Comunitaria (SIC) Stagni della Piana Fiorentina e Monte Morello; Ambiti di reperimento dei Parchi Aree seminaturali la cui conservazione, recupero e gestione attiva sono prioritari (Categoria B): aree seminaturali ed aree coltivate limitrofe a quelle appartenenti alla categoria A Sono zone che per la loro collocazione fungono da cuscinetto. Comprendono infatti, oltre che territori agricoli inframmezzati ad aree boscate, una superficie importante di

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urbanizzato discontinuo, la cui presenza contribuisce a determinare il caratteristico assetto paesaggistico delle aree circostanti lurbanizzato continuo della citt. Per esse deve essere previsto la salvaguardia idrogeologica e la produzione agricola compatibile con il mantenimento della diversit biologica , la conservazione ed il recupero di tecniche tradizionali di coltivazione e produzione. Tali aree sono gi ricomprese nel vigente Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP) e corrispondono a quello che ivi viene definito Territorio Aperto. Presentano una connotazione paesaggistica oltre che di naturalit. Aree importanti per la creazione di corridoi ecologici o che devono essere soggette ad azioni di recupero ambientale (Categoria C): elementi territoriali puntiformi e lineari anzich areali. Si tratta di elementi territoriali a carattere puntuale o lineare identificati per la loro importanza in termini di fasce o nodi di collegamento ecologico e funzionale tra aree di diverso grado di naturalit e importanza naturalistica. La loro considerazione in sede pianificatoria e la previsione di norme di gestione finalizzate alla loro valorizzazione ad allaumento della loro potenzialit connettiva un elemento critico nella definizione della rete ecologica del territorio fiorentino. Tali elementi di connessione devono quasi ovunque essere soggetti ad opere di recupero e miglioramento della qualit, non solo in termini naturalistici ma anche per consentirne una migliore fruizione da parte della popolazione, essendo essi fortemente compenetrati nellambito urbanizzato. Lindirizzo duso prevalente quello del mantenimento dei caratteri di naturalit esistenti e del recupero della qualit ambientale e naturalistica laddove questa stata ridotta. In molti casi (canali, scale di rimonta, varchi ecologici) una efficace ristrutturazione che rispetti lindirizzo richiede una progettazione di dettaglio che tenga conto sia del quadro generale che delle reali possibilit di miglioramento. In altri, come per le fasce di connessione ecologica, si tratta di inserire nella gestione ordinaria e nella pianificazione di dettaglio gli indirizzi individuati e le indicazioni riportate, rendendo prassi diffusa di cura del territorio la considerazione di quegli elementi strutturali del territorio che contribuiscono in misura rilevante al miglioramento della qualit ambientale. Verde urbano(Categoria D): aree pubbliche e private che costituiscono ambienti surrogati importanti per numerose specie, soprattutto forestali, che sopportano la presenza antropica nelle aree destinate alla frequentazione di persone oppure che non necessitano di ampi spazi omogenei, potendo sfruttare le piccole aree verdi in quanto non sono disturbate dal tessuto urbano circostante. Per verde urbano si intendono le aree che, trovandosi a diretto contatto, incluse o geograficamente collegate con il tessuto urbanizzato continuo sono, o possono essere, considerate come aree primarie di contatto tra la popolazione e spazi verdi, pertanto sottoposte ad una particolare pressione e possibile erosione della risorsa dovuta allintensit e alla qualit della presenza umana, presente principalmente a scopi ricreativi. Rientrano in questa categoria sia i parchi urbani, i giardini e i parchi delle ville storiche (esclusi quelli ricadenti nella aree di categoria A o B) ma anche aree agricole urbane o adiacenti allurbanizzato continuo che rappresentano aree fragili, intesa questa fragilit come possibilit di mutazione di destinazione duso del suolo dovuta alla pressione espansiva dellurbanizzato. Lindirizzo di utilizzo primario del verde urbano la fruizione da parte della cittadinanza a scopo ricreativo, educativo ed estetico. Nel caso di parchi storici e di

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quelli delle ville il mantenimento dei caratteri storici, culturali, ambientali e naturalistici caratteristici dei singoli siti prioritario. Il mantenimento dei valori naturalistici presenti, sia di naturalit spontanea ed autoctona che degli elementi, quali alberature e vegetazione coltivata a scopo estetico e scientifico e alloctona sono favoriti nellottica di una polifunzionalit di tali aree, oltre che in termini di fruizione anche per la conservazione della biodiversit e il suo incremento a scopo di conservazione e, in particolare di educazione e sensibilizzazione ambientale. Aree di scarso valore naturalistico(Categoria E) Corrisponde allurbanizzato continuo stato incluso completamente il territorio definito come urbanizzato continuo. E pertanto escluso il territorio considerato come urbanizzato discontinuo nonch gli insediamenti sparsi, che ricadono nelle categorie precedenti. Deve essere sottolineato come la classificazione dellurbanizzato continuo come di scarso valore naturalistico non rende pienamente conto della naturalit comunque presenti e dellesistenza di elementi di valore, quali ad esempio, colonie di chirotteri, presenze floristiche di interesse sugli edifici e le mura storiche o la presenza di specie faunistiche di rilievo che frequentano gli edifici come sostituzione di strutture rocciose naturali. Inoltre, rientrano nellurbanizzato continuo, cos come cartografato, le alberature stradali, aiuole e verde di arredo, elementi ampiamente diffusi nel territorio urbanizzato che determinano da una parte un sostanziale miglioramento della qualit abitativa della popolazione e, dallaltra sono le strutture ambientali che permettono la presenza di numerose specie animali selvatiche e vegetali spontanee che devono essere valorizzate e favorite in quanto parte di un ecosistema urbano vivibile. Lindirizzo prevalente quello di fruizione urbana, abitativa e non. Dal punto di vista della tutela dei beni naturalistici presenti, lindirizzo quello del mantenimento della diversit biologica e della sua valorizzazione ai fini della sensibilizzazione ed educazione ambientale della popolazione. La conservazione delle strutture edilizie, in particolare di quelle storiche e ad architettura tradizionale, deve tenere conto della presenza di una naturalit diffusa e di specie che si adattano a vivere nellambiente urbano. Una diversa sezione della quarta elaborazione concerne gli aspetti agroforestali e il sistema del verde urbano. Il sistema ambientale, che riguarda il paesaggio aperto e il paesaggio urbano, comprendendo lassetto agro-forestale, le cave dismesse, i fiumi, gli specchi dacqua naturali, i parchi e tutte le opere del verde costruito, individuato cartograficamente da quattro distinti gruppi di indagini sulla flora e sulla fauna, sullagricoltura, la forestazione ed il verde urbano, sulle cave e sulla rete idrografica. Esso comprende lindividuazione delle aree a prevalente o esclusiva funzione agricola e delle aree agricole di interesse primario; lanalisi delle componenti strutturali del settore agricolo; lindividuazione degli indici per il riconoscimento delle aree a prevalente o esclusiva funzione agricola. Le indagini mettono in evidenza una sovrapposizione di vaste aree del territorio, aventi caratteri e funzioni ambientali molteplici, ad esempio quando si riconoscono contemporaneamente alla collina limportanza produttiva agricola e quella di conservazione e potenziamento della biodiversit o quando il loro valore paesaggistico direttamente dipendente dalla possibilit del perdurare delle attivit agricole. Parimenti anche le norme statutarie devono compendiare e mediare i diversi tipi di esigenze ambientali che insistono su uno stesso territorio.

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La successiva suddivisione in sub-sistemi fondata innanzi tutto sulluniformit e sulla continuit orografica che identifica assetti territoriali diversi, peraltro gi indicati nei quadri conoscitivi e nelle linee di progetto indicate negli appositi studi. In essi lagricoltura distinta in quella di collina (suddivisa in Collina Nord e Collina Sud) e quella di pianura (Piana di Ripoli e Oltregreve). In particolare per lOltregreve si puntualizza limportanza dellagricoltura come settore economico di interesse primario, a differenza delle zone collinari nelle quali prevale la funzione agricola di conservazione e gestione del paesaggio di grande pregio, tipico dellappoderamento. La superficie a bosco, dai dati di uno studio statistico analitico che copre gli ultimi quattro decenni, rispetto a quella totale, ha inizialmente unincidenza percentuale crescente e si stabilizza poi (1990 -2000) attorno ai 1.135 - 1.127 ettari rispettivamente. Lanalisi e linterpretazione di tale tendenza sono importanti per la definizione progettuale del Piano strutturale: da un lato si verificata una parziale riconversione dei terreni agricoli verso le formazioni forestali, dallaltro lato si verificata una costante diminuzione in valore assoluto del totale delle superfici agro-forestali, a scapito delle superfici agricole, con un crollo globale di 1.571 ettari dal1990 al 2000. Tale riduzione pu essere ragionevolmente correlata anche allespansione urbana. Si tratta quindi di una tendenza a cui lattuale Piano strutturale pone un controllo, mediante apposite norme di tutela ambientale. Il verde urbano, di uso pubblico e privato, assume valenza ambientale fondamentale per la rilevante estensione (906,75 ettari), nonch per la capillare diffusione negli ambienti aperti collinari, di pianura, in quelli urbani e per la vasta rete di viali alberati che collegano e affiancano in ogni direzione la rete viaria. Infine le ANPIL Aree naturali protette di interesse locale - ed i SIC Siti di interesse comunitario - completano il panorama generale dellambiente e caratterizzano incisivamente parti geograficamente definite del territorio comunale. Lo statuto del Piano strutturale tiene conto del ruolo fondamentale dellagricoltura, dei boschi, dei parchi, e del verde costruito per: - la difesa e conservazione dei suoli e delle risorse idriche di falda e di superficie; - per la conservazione di vaste superfici del territorio caratterizzate da ridotte emissioni inquinanti nellaria; - per la funzione di attutimento e dispersione degli inquinanti provenienti da fonti di emissione ad elevata concentrazione. Anche lo studio ambientale a tale proposito evidenzia limportanza della difesa delle aree fragili in prossimit dei centri abitati. La quinta elaborazione costituita dalla collazione dei vincoli sovraordinati che coprono il territorio fiorentino. La sesta riguarda il quadro aggiornato della pianificazione territoriale di ambito regionale e provinciale e della pianificazione strutturale dellarea fiorentina. La settima relativa allo stato di attuazione del PRG approvato nel 1998, ed stata estesa a tutte le zone omogenee e aggiornata al 28 febbraio 2006. Essa ha come obiettivo primario quello di individuare la capacit edificatoria che il P.R.G. si porta ancora come bagaglio da realizzare, nonch la quota di attrezzature pubbliche previste non ancora realizzate (verifica soddisfacimento degli standard). Lindagine per ottenere i dati suddetti stata svolta in tre fasi.

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Nella prima fase sono state considerate tutte le zone omogenee del P.R.G., attraverso una lettura di sovrapposizione fra i perimetri delle singole zone omogenee rilevati nel 1998 - data di approvazione del P.R.G.- e quelli rilevati nel febbraio 2006 - data di approvazione dellultima variante di assestamento e di correzione di alcuni errori materiali presenti nel P.R.G. I dati risultanti da questa prima verifica consistono in sintesi nella rilevazione di un modesto aumento delle dimensioni delle zone omogenee A B C - G a discapito delle zone D e F. Innanzitutto occorre segnalare che il bilancio negativo delle zone F determinato essenzialmente dalla riclassificazione delle aree cimiteriali che con la variante specifica sono passate da zona F a zone G. Per quanto riguarda le zone E queste sono diminuite sensibilmente nel corso degli otto anni di vigenza del P.R.G. La motivazione va ricercata nel fatto che grandi superfici di zona E sono state modificate, a seguito di varianti urbanistiche, in zone destinate a sedi viarie e autostradali (vedi nuovo svincolo di Firenze Scandicci sullautostrada A1), aree di corredo stradale e comunque aree pubbliche prive di simboli di funzione, e pertanto non conteggiate nellanalisi perch non assimilabili ad alcuno standard di cui al D.M. 1444/68. Nella seconda fase stata presa in esame ogni singola zona omogenea di P.R.G.. Per le zone A, B, C e D stata calcolata la capacit edificatoria residua attraverso la differenza fra quella consentita dallo strumento urbanistico vigente e quella realizzata e/o attivata entro la fine del febbraio 2006. La ricerca stata effettuata mediante verifica dei Piani Attuativi approvati e delle concessioni edilizie rilasciate (laddove dalle N.T.A. era consentito lintervento edilizio diretto). Per quanto riguarda la verifica sulla realizzazione delle opere pubbliche nelle zone F e G di nuova formazione, si proceduto a verificare il grado di attivazione sia con specifici sopralluoghi, sia con la collaborazione degli altri uffici comunali (Nuove Infrastrutture, Servizi Tecnici, Verde, Mobilit, Pubblica istruzione, Uffici circoscrizionali, ecc.). La terza fase dellindagine riguarda gli standards: sulla base dei dati emersi dalle indagini effettuate nelle fasi 1 e 2 stato possibile verificare il grado di realizzazione delle attrezzature pubbliche che costituiscono standard ai sensi del D.M. 1444/68. Tale ricerca ha lo scopo di individuare la quantit e la tipologia degli standard realizzati nonch le superfici residue ancora da realizzare. Le quantit residue sia di capacit edificatoria che di standard non realizzati sono riportate e fatte proprie nel progetto del Piano Strutturale. Lottava elaborazione concerne il sistema della cultura. Lelemento che caratterizza il sistema della cultura a Firenze la diffusione. Potremmo estendere questaffermazione, che certamente valida per il territorio comunale, allarea metropolitana fiorentina, che sotto questo aspetto non contraddice il capoluogo ma se mai presenta le medesime forme soltanto in maniera pi diradata. Ci che vale rilevare che a Firenze la diffusione ugualmente caratteristica sia per la cultura come patrimonio sia per la cultura come attivit. Infatti il sistema dei beni culturali fiorentini si presenta come un insieme ben disseminato nella citt e nel territorio circostante, con una densit pressoch costante che ha pochi paragoni nel mondo. Si potrebbe anzi dire che la fama universale di Firenze come luogo dellarte e della cultura rispecchia fondamentalmente questa

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straordinaria pervasione di ogni angolo del paesaggio e della citt da parte delle testimonianze del passato. probabilmente questa lorigine del mito fiorentino nel mondo anglosassone, come metafora di un paese dellanima, altrettanto reale quanto ideale, perch la sublime qualit dei manufatti storico-artistici non contraddetta dalla loro straordinaria quantit e distribuzione nel tessuto urbano e nel paesaggio. Diffusione dei beni culturali come scenario, dunque, come condizione dessere di un territorio, che suscita la curiosit, lapprendimento, laspettativa di formazione in ogni sua parte, lungo ogni percorso, durante ogni sosta. Che pone problemi di insuperabile difficolt per portarne a compimento la sola esplorazione, nonch per assicurarne la conservazione, la valorizzazione, la continuit senza decadimento. Ma che proprio per questo non lascia alternative: la sfida non pu che essere raccolta, anche nella consapevolezza della sproporzione tra limpegno richiesto e le forze attivabili. Sfida tanto pi ardua per il carattere riservato, quasi schivo del patrimonio culturale fiorentino, che, come la natura eraclitea, kryptesthai philei, ama nascondersi. E lo fa con un doppio artificio: attraverso la schermatura fisica degli alti muri di cinta, dei portoni costantemente sbarrati, delle finestre pesantemente oscurate, che impediscono di vedere giardini opulenti, cortili monumentali, volte e soffitti istoriati; ma anche attraverso la sobriet ostinata delle facciate, che cela ai disattenti il sofisticato gioco dei ritmi tra forature e campi intonacati, dei rimandi e delle asimmetrie studiate, e allude sempre alla modestia e al mimetismo vernacolare, quando invece sta per rivelarsi il fasto tutto intellettuale della perfetta proporzione. Per tacere della straordinaria ricchezza della suppellettile di rilievo storico-artistico, tuttora custodita allinterno di insospettabili sacelli suburbani o presso dimore private dallapparenza quasi anonima. Diffusione e dissimulazione del patrimonio culturale, diffusione e semiclandestinit delle attivit culturali. Firenze ha un gran numero di istituzioni che incarnano ufficialmente la produzione di cultura, ma la sua vera ricchezza ancora oggi il tessuto invisibile delle iniziative sperimentali, della ricerca eretica ed osteggiata, delle proposte non finanziate, dellarte contro tendenza, degli insegnamenti non riconosciuti, delleditoria minore. Da ciascuna di queste risorgive pu scaturire, come sempre successo in passato, il comparto deccellenza, lAcerba di domani, in grado di far ripartire un nuovo viaggio nelle regioni sconosciute del sapere, partendo non per caso da Firenze. Una citt attenta alle differenze, senza paura di fronte alle contraddizioni, gelosa della sua complessit, custode delle sue stratificazioni, pu rimanere anche in futuro matrice di evoluzioni per il pensiero e per la sensibilit contemporanei. La nona dedicata alla struttura economica della citt nel contesto dellarea metropolitana. La struttura economica di Firenze tuttora (i dati cui si fa riferimento sono quelli del 2004, fonte IRPET) caratterizzata sostanzialmente da due fattori, che ne definiscono insieme la maturit e la fragilit: la stretta integrazione con la struttura economica della provincia; la dominanza delle funzioni ad alta qualificazione e a rendimento differito. Definire il sistema economico fiorentino vuol dire prendere in considerazione i fondamentali della provincia di Firenze, giacch non possibile (e non avrebbe senso) scindere gli elementi relativi al solo comune cittadino da tutti gli altri: ne risulterebbe una rappresentazione distorta della realt. Infatti se Firenze si presenta come polo

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propulsore ed esponente delleconomia toscana, lo fa in quanto consolidato delle attivit aventi sede nella provincia di Firenze e non nel solo comune. Certamente nellambito della provincia Firenze ccomune ospita da solo il 40,94 per cento delle imprese (45.540 su 111.229). Ma veramente significativa nel comune solo la presenza di quelle appartenenti a specifici settori: il commercio allingrosso e al dettaglio (15.557 su 33.112, 46,98%), gli altri servizi (2.176 su 4.585, 47,46%), lintermediazione monetaria e finanziaria (1.532 su 2.987, 51,29%), la ricettivit (3.033 su 5.494, 55,20%), le attivit immobiliari, linformatica, la ricerca (8.333 su 14.869, 56,04%), la sanit (227 su 395, 57,46%) e soprattutto listruzione con 374 unit locali su 530, 70,56%. Il rimanente delle attivit di maggior rilievo collocato prevalentemente nella provincia: le imprese di trasporto (2.583 su 4.520, 57,15%) e di costruzione e impianti (10.340 su 15.340, 67,41%), le manifatture (14.256 su 20.171, 70,68%), le aziende agricole e assimilate (6.938 su 7.657, 90,61%). Questo conferma il carattere saliente, e peraltro immediatamente percepibile, di Firenze come citt dei produttori di servizi allinterno di una provincia che stata definita citt dei produttori tout court. Peraltro la straordinaria offerta di servizi che connota Firenze ha formato oggetto di una specifica indagine nel Quadro conoscitivo del Piano strutturale, quella sulla qualit urbana. Ora, la struttura economica della provincia di Firenze parte integrante della struttura economica della regione, come stanno a dimostrare lomogeneit dellarticolazione in settori produttivi, i livelli similari di valore aggiunto maturato nelle diverse province toscane, i livelli similari delloccupazione. Per quanto riguarda larticolazione in settori produttivi, la provincia di Firenze ha il 6,96% delle unit locali attive nel settore primario, il 31,97% nelle attivit produttive, il 61,07% nel commercio, nei trasporti, nei servizi, nella pubblica amministrazione; nella regione il riparto paragonabile. Per quanto riguarda il valore aggiunto, tutte le province della Toscana hanno maturato nel 2004 un valore superiore a quello medio nazionale, con leccezione di Massa e Carrara che si tenuta al di sotto del 6,52%. Rileva osservare come in questo quadro la cosiddetta translocalit delleconomia fiorentina, presuntivamente libera da uno stretto legame col territorio e legata con la rete delle transazioni internazionali, appare fortemente ridimensionata. Lo stesso turismo, ad esempio, mitizzato come il forziere della ricchezza cittadina, pu vantare a Firenze appena il 7,97% degli addetti ad imprese locali. La maturit della struttura economica fiorentina (comune di Firenze) dimostrata dalla classica suddivisione del numero degli addetti nei vari settori, che (al netto degli impiegati nella pubblica amministrazione) vede assegnare al primario soltanto il 3,87%, al secondario il 24,95% e al terziario ben il 71,18% degli occupati. Elemento caratteristico della struttura economica fiorentina infatti la capacit di polarizzazione nelle attivit pi elevate, in particolare direzione, amministrazione, consulenza, ricerca, formazione, cura. Tuttavia lelemento che emerge con maggior forza la presenza di una specializzazione economica particolare, caratterizzata da un numero relativamente basso di addetti, dal rendimento diretto addirittura scarso, ma dallamplissimo coinvolgimento di soggetti destinati ad essere attivi in futuro. la specializzazione della formazione fiorentina, che nel periodo recente ha conosciuto uno sviluppo sorprendente. Essa rappresentata innanzitutto dallUniversit statale che, nata nel vicinissimo 1928, giunta nel 2004 a

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contare 63.470 iscritti e ad espandere la propria presenza nel territorio provinciale e interprovinciale (Empoli, Calenzano, Prato, Pistoia). In secondo luogo dalle altre Universit, italiane e straniere, che hanno aperto a Firenze una sede distaccata, e che oggi sono ben 23. In terzo luogo dallIstituto Universitario Europeo, che pone Firenze al centro del sistema formativo dellUnione Europea. A queste presenze si aggiunge una vera nebulosa di iniziative private nel settore della formazione complementare, attive nelle materie pi diverse, dalla pratica sindacale alle tecniche di marketing, alle lingue nazionali, alla cucina, al ballo, alle arti marziali. Lelevato livello di integrazione certamente un fattore di solidit, oltre che di equilibrio territoriale. Potrebbe diventare tuttavia un fattore di fragilit nel momento in cui il sistema economico della Toscana cominciasse a perdere di vivacit e mordente. Si sa che nella congiuntura negativa seguita al 2001 leconomia toscana ha mostrato innegabili segni di affaticamento. Un secondo fattore di fragilit la preponderante rilevanza che nel sistema economico fiorentino ha la componente della rendita. La straordinaria disponibilit di un patrimonio ambientale, immobiliare e artistico di indiscussa qualit, frutto di unaccumulazione ininterrotta da quasi un millennio, accettabilmente conservato e costantemente promosso nellapprezzamento internazionale, costituisce una tentazione di sfruttamento senza rischi e senza investimenti cui difficilmente una societ sazia sa resistere. La sicurezza della rendita tende cos a tradursi in un rinvio continuo, allinfinito, del momento in cui affrontare lonere e il rischio dellinnovazione e dello stesso adeguamento infrastrutturale; questa inerzia alla lunga pu minare le condizioni stesse che oggi assicurano la formazione di quella rendita. La decima elaborazione riguarda il sistema della qualit urbana. A questo proposito, stato perfezionato il programma di classificazione dei servizi presenti sul territorio (gi presente nella prima adozione), allo scopo di definire un criterio di misura della qualit urbana che superi quello fondato sugli standards urbanistici come da Decreto Ministeriale 1444/1968. A queste ricerche vanno aggiunti i progetti europei River Links e Historical River Centers, i cui studi hanno sviluppato il tema del fiume Arno come asse portante del territorio fiorentino e come possibile base per un processo di ribaltamento delle centralit quali sono abitualmente percepite, ricollocando le gerarchie territoriali che ne conseguono. Costituisce inoltre bagaglio cognitivo di accompagnamento al Piano lesperienza condotta nellUTOE 3 Pistoiese con il progetto europeo LUDA (Large Urban Distressed Areas), che ha contribuito a far affiorare, con una pratica di partecipazione, i bisogni e le potenzialit di un arco di territorio particolarmente vessato dalla recente trasformazione urbana. Sono ancora parte referenziale del quadro conoscitivo: - la ricerca sulle aree dismesse del territorio comunale di Firenze, condotta nel 2000 ed aggiornata nel 2006 da un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Urbanistica dellUniversit di Firenze coordinati dal professor Raimondo Innocenti; - la ricerca sullarchitettura del Novecento a Firenze, condotta nel 2002 dal professor Francesco Gurrieri, dal professor Giuseppe Centauro e dallarchitetto Maurizio De Vita, della Facolt di Architettura di Firenze;

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- la ricerca comparativa sulle trasformazioni indotte dalla localizzazione delle grandi stazioni ferroviarie, condotta nel 2002 da un gruppo di ricercatori della Facolt di Architettura di Firenze coordinati dal professor Loris Macci.

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7. Parte Statutaria La parte statutaria del Piano corrisponde allesigenza di riconoscere il complesso delle risorse essenziali del territorio comunale, nel contesto pi ampio di cui esso parte, e il sistema di equilibri che ne regola la coesistenza, al fine di individuare e fissare i dispositivi che possano garantirne il mantenimento e possibilmente il rafforzamento. La parte statutaria concretamente costituita dallo Statuto del territorio, dai Sistemi territoriali e dalle Invarianti Strutturali. Preme segnalare che non tutte le risorse essenziali del territorio di Firenze si trovano in una condizione ottimale, e che pertanto lo Statuto non si pone meri traguardi di conservazione degli equilibri esistenti, ma in alcuni casi costituisce il quadro per unazione di lento, progressivo recupero di standards quali-quantitativi perduti.

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7.1. Statuto del Territorio Rappresenta la disciplina di tutela dei caratteri precipui dellambiente e dellinsediamento fiorentino. costituito da 33 articoli e quattro allegati. Si compone delle norme a difesa dei sistemi dellambiente e dellinsediamento e delle norme a difesa delle invarianti strutturali. Le invarianti strutturali sono quelle previste dagli articoli 3, 10, 11 e 12 delle Norme di attuazione del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale e quelle previste dal presene Piano. Queste ultime derivano da un tentativo di individuazione sintetica dei caratteri originali del territorio fiorentino, cio di quegli elementi assolutamente irrinunciabili che fanno di questa porzione del mondo una sintesi straordinaria di natura e cultura, cara allimmaginario collettivo di tutti i popoli come uno degli archetipi di citt ambientata. I contenuti sono esplicitati dal testo normativo e dalle tavole relative ai Sistemi e alle Invarianti strutturali. Larticolo 32 introduce una norma di tutela del Centro storico di Firenze in quanto Sito UNESCO. Le salvaguardie, riportate per facilit di reperimento nellart. 53 delle Norme di attuazione (vedi oltre), comprendono la tutela delle invarianti strutturali e specificamente la norma che introduce in tutto il territorio comunale il limite daltezza per gli edifici privati a 20 metri.

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7.2 Sistemi e sub-sistemi territoriali Lindividuazione dei sistemi e dei sub-sistemi ambientali, insediativi, infrastrutturali, di servizio e funzionali uno dei contenuti che la legge regionale 1/2005 stabilisce per il Piano strutturale. I sistemi, gi individuati allatto di avvio delle elaborazioni, sono cinque: - il sistema ambientale; - il sistema insediativo; - il sistema della mobilit; - il sistema della formazione e della cultura; - il sistema della qualit urbana. Con riferimento alla legge preciseremo che il sistema ambientale e il sistema insediativo appartengono alla parte statutaria, mentre il sistema della mobilit, il sistema della cultura e il sistema della qualit della vita appartengono alla parte strategica del Piano. Riteniamo che tale ricomposizione del quadro dei sistemi indicato dalla legge corrisponda meglio alla specificit fiorentina, ed aiuti ad inquadrare efficacemente la problematica dominanza, anche strategica, che hanno sulla scena metropolitana le tensioni legate agli spostamenti e quelle indotte dalla presenza di alcune istituzioni culturali di livello mondiale. I sistemi riconosciuti come fondativi per la realt di Firenze, a loro volta articolati in sub-sistemi, sono i seguenti. Sistemi territoriali I sistemi territoriali sono realt che vengono cartograficamente individuate e definite e alle quali sono affiancate delle normative di tutela, di sviluppo, di integrazione, di completamento, che a seconda del caso, risultano fondamentali per assicurare al sistema o sub-sistema o ambito di cui si parla la dovuta tutela, integrit, capacit di crescita, ecc.. 7.2.1. Sistema dellambiente, del paesaggio aperto e del paesaggio urbano Il sistema dellambiente, del paesaggio aperto e del paesaggio urbano comprende le articolazioni fondamentali in cui risulta organizzato il territorio per mantenere o riconquistare, pur attraverso una bimillenaria, intensissima antropizzazione, una dominanza delle componenti naturali, ovvero quelle in cui si concretizzato un ambiente fortemente dominato dalle componenti artificiali. Il sistema dellambiente articolato nei seguenti sub-sistemi: 1.a Sub-sistema della collina 1.b Sub-sistema della piana 1.c Sub-sistema del fiume 1.d Sub-sistema dei parchi territoriali 1.e Sub-sistema del verde urbano A loro volta i sub-sistemi sono articolati in ambiti e precisamente: - il sub-sistema della collina costituito dai seguenti Ambito del bosco-foresta Ambito dellappoderamento Ambito del verde urbano di antica formazione Ambito dei parchi e giardini extraurbani

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Ambito ambientale antropico - il sub-sistema della piana costituito dai seguenti: Ambito dellazienda rurale primaria Ambito dellappoderamento Ambito dei parchi e giardini extraurbani Ambito ambientale antropico - il sub-sistema del fiume costituito dai seguenti: Ambito dei fiumi Ambito del sistema ripario - il sub-sistema del verde urbano costituito dai seguenti: Ambito del verde urbano di antica formazione Ambito dei parchi di nuova formazione Ambito dei parchi e giardini di quartiere Ambito del verde urbano elementare. La cartografia e lapparato normativo chiariscono il contenuto dellindividuazione operata e della disciplina proposta, in correlazione col quadro conoscitivo. 7.2.2. Sistema degli insediamenti Il sistema degli insediamenti comprende le articolazioni fondamentali in cui risulta organizzato il territorio per favorire la permanenza e lattivit dei gruppi umani che, attraverso una bimillenaria, intensissima opera di trasformazione, hanno modellato il loro spazio vitale. Linsediamento fiorentino, nelle sue diverse articolazioni e stratificazioni, costituisce uno dei casi pi conosciuti e studiati al mondo di insediamento urbano, comprendendo in questa locuzione anche la cosiddetta citt in villa o citt delle colline. Il Piano strutturale considera il sistema degli insediamenti come una realt ancora vitale, e quindi suscettibile di trasformazione e addirittura di qualche marginalissima implementazione, a patto di non disperdere nulla di quel patrimonio dellumanit costituito dallinsediamento storico urbano e peri-urbano nel suo complesso. Il sistema degli insediamenti pertanto articolato nei seguenti sub-sistemi e ambiti: 2.a Sub-sistema dellinsediamento urbano 2.a.1 Ambito dellinsediamento denso con assetti storici dominanti 2.a.2 Ambito dellinsediamento denso con assetti recenti dominanti 2.b Sub-sistema dellinsediamento rurale 2.b.1 Ambito dellinsediamento rado con assetti storici dominanti 2.b.2 Ambito dellinsediamento rado con assetti recenti dominanti

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7. 3. Invarianti strutturali del territorio Compito prioritario degli strumenti di pianificazione territoriale, e quindi del Piano strutturale, secondo la legge regionale 1/2005 linquadramento di invarianti strutturali del territorio da sottoporre a tutela, al fine di garantire lo sviluppo sostenibile. Lindividuazione delle invarianti avviene attraverso la definizione dei criteri e della disciplina da seguire per la definizione degli assetti territoriali, nonch attraverso le specificazioni della disciplina degli assetti paesistici e ambientali ai sensi dellart. 1/bis della legge 8 agosto 1985 n. 431, e fa parte integrante degli indirizzi e parametri da rispettare nella predisposizione degli atti di governo del territorio. Cos dunque uninvariante strutturale del territorio? Alla luce delle esperienze fin qui sviluppate, si pu dire che essa un particolare modo di essere del territorio che si ritiene garantisca irrinunciabili equilibri ambientali e insediativi, e pertanto non possa essere negoziato nel processo di trasformazione del territorio stesso, anche perch costituisce in molti casi la base irrinunciabile di unappartenenza culturale ed emotiva. Le prime quattro invarianti strutturali del territorio comunale di Firenze sono gi individuate dal Piano Territoriale di Coordinamento della Provincia di Firenze: 1. le aree sensibili gi vulnerate da fenomeni di esondazione soggette a rischio idraulico; 2. gli ambiti di reperimento per listituzione di parchi, riserve e aree naturali protette di interesse locale; 3. le aree fragili da sottoporre a programma di paesaggio; 4. le aree di protezione paesistica e/o storico-ambientale. Le invarianti strutturali che a livello comunale sono state individuate per il territorio di Firenze corrispondono a odierni equilibri (modi dessere) del territorio che si intendono perpetuare e sono le seguenti: 1 Discontinuit tra la pianura come luogo dellinsediamento e la collina come luogo del paesaggio aperto Si pone un discrimine, per cos dire, territorialmente definito su una linea che stabilisce il mantenimento della difformit. Oltre la pianura si individua una fascia nella quale linsediamento deve assumere delle strutturazioni che traducano in una morfologia propria il trapasso tra queste due identit. Questo sar il luogo in cui tendenzialmente dovranno andare a collocarsi quei sistemi insediativi aperti tipo i parchi e gli impianti sportivi non costruiti che ancora rimangono da introdurre nel sistema urbano dove lo standard non saturato. Oltre a questo modo di procedere, in questa fascia, si dovranno dare delle caratteristiche del costruito che dovranno tenere conto di questa particolare collocazione e del fatto che non siamo nella stessa condizione n dellextraurbano fuori n della parte pi densa della citt costruita. 2 Inalterabilit del paesaggio storico collinare Al di sopra della linea dellinvariante precedente, la discontinuit ulteriormente qualificata dal fatto che il paesaggio storico collinare viene tutelato nel suo assetto complessivo, come ci pervenuto. Il paesaggio non fatto solo di alcune emergenge da mantenere, ma di un tutto coerente ed armonico. un complesso di cose tra cui la trama stradale, il modo di porsi degli edifici nel territorio, il modo di essere degli edifici, il modo con il quale esistono e sono correlati tra loro i manufatti del territorio: i

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terrazzamenti, i muri di confine, i muri lungo le strade, i cancelli, i pilastri a fianco ai cancelli, le alberate, le piantate, ecc.. La norma tutela come inalterabile il celebrato equilibrio morfologico della collina fiorentina. 3 Inalterabilit dellinsediamento storico urbano stato perimetrato secondo un confine diverso da quello presente nel piano regolatore vigente quello che si pu chiamare linsediamento storico, il quale molto pi esteso del Centro storico tradizionalmente concepito, ma meno esteso della zona A come laveva individuata il piano Vittorini. Fa parte dellinsediamento storico il parco delle Cascine, parco storico a pieno titolo, appartenente alla citt storica. Viceversa, ad esempio, esclusa da questa perimetrazione una met abbondante del quartiere di S. Jacopino, perch esso talmente adulterato nella trama edilizia (anche se la maglia stradale rimasta la stessa) che ci sembrato del tutto improprio considerarlo come inalterabile, laddove esso certamente migliorabile. La norma tutela come inalterabile nel suo complesso questo insieme cos coerente di struttura e di forma, di architetture e di manufatti, di spazi aperti e di luoghi impenetrabili, al cui interno si trova la parte di Firenze dichiarata patrimonio dellumanit. 4 Indeformabilit dellimpianto urbano recente consolidato Linvariante fa riferimento agli impianti urbani recenti consolidati, cio quelli in cui gli assetti complessivi non si possono definire storici o sono andati irreparabilmente perduti. Un esempio assai noto di questultima categoria rappresentato da via Masaccio, che non costituisce pi, purtroppo, un insediamento pregevolmente conservato, tale da poter essere considerata un insediamento storico. Essa stata invece talmente adulterata che se ne sono salvati solo limpianto stradale e la lottizzazione, ma non linsediamento, alterato pesantemente nelle densit, nelle altezze, nei tipi edilizi e nella morfologia. Con questo tipo di invariante si intende conservare limpianto di una porzione di territorio urbano: si quindi introdotto il precetto dellindeformabilit perch si ritiene che limpianto sia la qualit da difendere. La normativa prevedr al contrario che lassetto edilizio possa modificarsi, in alcuni casi addirittura debba modificarsi; per limpianto una condizione che non deve pi essere rimessa in discussione. Fanno parte di questa casistica le parti del territorio che il piano vigente classificava impropriamente come zone A e gran parte di quelle che aveva classificato come zone B. Appartengono a questa classificazione tutte quelle parti del territorio di formazione anche recente che, anche se non progettate unitariamente, hanno acquistato un loro assestamento, ad esempio, non solo i quartieri di Sorgane e dellIsolotto, ma anche le Torri Cintoia, Gavinana, il quartiere delle Nazioni lungo via di Villamagna; cio quelle parti della citt in cui linsediamento ha trovato un equilibrio complessivamente positivo, anche sotto il profilo morfologico. 5 Primato del fiume come riferimento urbano e ambientale Questa uninvariante definita come spazio fisico, perimetrato, ma allinterno della quale i comportamenti incominciano ad essere molto complessi; perci la normativa sar particolarmente articolata per dire quali siano i comportamenti da tenere in questo ambito. In alcune parti questi sono comportamenti di pura difesa, in altre sono

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comportamenti di promozione, in altre ancora di sviluppo, di integrazione, di trasformazione. Uno degli aspetti che si intende affermare che debbano moltiplicarsi gli attraversamenti della mobilit elementare sul fiume. Le passerelle pedonali e ciclabili ad esempio sono troppo poche rispetto allimportanza della connessione urbana tra le due parti. In molti tratti sono da reinventare i rapporti visivi della citt col fiume, mancano veri e propri cannocchiali visivi. In troppi punti il fiume c ma non si vede, e quindi ci manca quotidianamente il ricordo della sua presenza. 6 Pluralit delle fisionomie insediative nelle diverse parti della citt Una delle ricchezze di Firenze che le sue parti hanno fisionomie insediative diverse. Un fiorentino, se venisse condotto bendato in una qualunque parte della citt e gli fosse tolta la benda dagli occhi, saprebbe a colpo se si trova al Galluzzo o a Settignano, o a Novoli o in Piazza Dalmazia. Perch linsediamento ha raggiunto nelle varie parti della citt una variet di morfologia, che una ricchezza da mantenere. Perci le modificazioni e i nuovi inserimenti non dovranno in nessun caso tendere allomologazione della scena urbana, ma al contrario rafforzarne la specificit. 7 Multifunzionalit degli insediamenti in un quadro di tutele e di compatibilit Una caratteristica ormai assestata di Firenze che le conseguenze dello zoning, anche l dove si erano pi fortemente manifestate, si sono stemperate. Quasi tutte le parti della citt tendono ad essere multifunzionali, come multifunzionale la citt di lungo periodo. Anche questa multifunzionalit una ricchezza, a patto che non arrivi a distribuire tutte le attivit in tutte le parti del territorio. Lesperienza di gestione degli ultimi anni ha insegnato che sono vicini sgraditi non solo i depositi di scorie; a volte anche una discoteca, a volte anche un bar troppo frequentato un elemento di disturbo, in determinate parti della citt. Quindi bisogna individuare un quadro allinterno del quale la multifunzionalit sia un valore da difendere. 8 Complementarit tra gli insediamenti a livello di area vasta Questa caratteristica gi unacquisizione, e deve essere difesa e sviluppata in futuro. Non esiste al momento lautosufficienza in nessuna parte dellarea fiorentina. Non avrebbe senso in ogni caso, ma va difeso il principio che ogni parte dellinsediamento metropolitano sia complementare alle altre parti dellinsediamento stesso, cui fornisce servizi e funzioni specifiche.

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8. Parte Strategica La legge 1/2005 indirizza la questione della strategia territoriale nei giusti binari, cio attribuendo al piano strutturale il compito di fornire una strategia complessiva di organizzazione della citt, ossia dove si costruiscono le case, dove si fanno strade ecc, ma anche come si organizza la citt dal punto di vista economico e sociale; la legge definisce anche lo spazio per avere un dialogo pi diretto e coerente con il piano strategico. Questo non determina un assorbimento da parte del piano strutturale della funzione di pianificazione strategica cos come le esperienze fin qui condotte da molte citt, tra cui Firenze, hanno contribuito a definirla. Il piano strutturale ha il compito di definire gli indirizzi della strategia territoriale, allo stesso livello al quale si pone nel definire la griglia delle tutele statutarie. Ma come queste ultime saranno esplicitate per la loro concreta applicazione attraverso il regolamento urbanistico e gli altri atti di pianificazione esecutiva, cos gli indirizzi strategici del piano strutturale dovranno avere sviluppo attraverso altri atti di governo del territorio, che si potranno concretizzare in assi progettuali, intese, programmi. Il processo di trasformazione, incoraggiato ovunque nella citt, assume in alcuni casi una rilevanza strategica per il riequilibrio dellintero sistema urbano. Nelle monografie delle U.T.O.E. interessate (6, 12, 17, 20, 21, 23), tali casi di trasformazione sono evidenziati. I casi si sviluppano quasi sempre intorno a complessi immobiliari dismessi o in corso di dismissione, in genere di grande rilevanza dimensionale o localizzativa o architettonica, che pertanto necessitano di una particolare attenzione pianificatoria e gestionale. I casi residui corrispondono invece a comprensori inedificati necessari per la realizzazione di alcune grandi attrezzature: i parchi fluviali dellArgingrosso e della Nave, il nuovo deposito Est del trasporto pubblico urbano e metropolitano presso il viadotto Marco Polo. Nel novero dei processi di trasformazione che il Regolamento Urbanistico potr attivare rispettando le finalit e i limiti posti dal Piano strutturale, gli interventi strategici di trasformazione hanno una particolare rilevanza per il raggiungimento degli obiettivi generali del Piano e per lequilibrio dellarea metropolitana. Il Regolamento Urbanistico stabilir le condizioni alle quali subordinato il giudizio che porter alla realizzazione di questi interventi, valutando caso per caso, in funzione del grado di definizione degli obiettivi e degli effetti attesi. Varranno comunque alcune prescrizioni orientative generali. Ad esempio, la progettazione urbanistica dovr essere unitaria e lesecuzione dovr essere programmata. Le funzioni si inseriranno in armonia con il contesto dellU.T.O.E. anche sotto il profilo dimensionale, assicurando un uso sociale allargato dei servizi e delle attrezzature che si realizzeranno. La qualit estetica e funzionale degli interventi dovr essere elevata e potr essere assicurata tramite il giudizio di personalit autorevoli e terze rispetto al Comune e agli operatori, che fungeranno da garanti. Dovr essere assicurato anche un elevato livello di qualit ambientale, in termini di risparmio energetico, di impiego di materiali riciclabili, di attenzione alla salute, di uso di tecnologie soffici. La progettazione dovr essere sostenuta da studi di fattibilit economica e finanziaria degli investimenti, che tengano conto anche degli effetti sulla programmazione delle

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risorse finanziarie comunali e pubbliche in genere. Saranno valutati anche gli effetti sui sistemi ambientali, insediativi, economici e sociali di afferenza, nonch sulla mobilit.

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8.1. Disciplina di attuazione Si compone di un insieme di misure volte a dare la miglior attuazione del Piano strutturale e in parte a correggere il tiro rispetto ai problemi che la gestione del Piano regolatore tradizionale ha messo in evidenza. Di fondamentale importanza prefigurare particolari futuri modi di essere del territorio che saranno considerati irrinunciabili, a meno di alterazioni gravi del senso stesso della presente pianificazione, e pertanto varranno come capisaldi strategici fino a che non venga formato un nuovo Piano strutturale. I capisaldi strategici che il Piano strutturale individua sono: 1 Assetto plurimodale del nodo ferroviario Un assetto che molto faticosamente si venuto a costituire attraverso una serie di accordi, e che comprende la linea ad Alta velocit la quale si intreccia con il servizio ferroviario metropolitano che si innesta a sua volta nel sistema della tramvia e della rete di trasporto urbano su gomma. Lassetto plurimodale del nodo ferroviario, come scaturito dagli accordi sottoscritti in sede di Conferenza di Servizi del 3 marzo 1999 per i progetti dellAlta Velocit e rappresentato nella cartografia di piano, assume il carattere di caposaldo strategico in quanto delinea un sistema funzionale integrato di trasporto su ferro in cui un insieme di nuovi interventi, quali il passante sotterraneo e la nuova stazione AV di Firenze, a servizio dei collegamenti di lunga percorrenza, consente di attivare una rete dedicata per il Servizio Ferroviario Metropolitano e il Servizio Ferroviario Regionale, con il potenziamento della rete ferroviaria attuale e le nuove fermate urbane. 2 Assetto plurifunzionale del nodo autostradale Con gli accordi posti a base della cosiddetta terza corsia il nodo autostradale fiorentino ha assunto una sua plurifunzionalit. Non pi un nodo di attraversamento veloce del territorio con alcune uscite poste ad una certa cadenzatura, ma una cosa pi complessa. Lelemento pi evidente il parcheggio terminale di Scandicci che si connette con la tramvia dallinterno del recinto autostradale; ma c anche tutta una serie di opere complementari che si inseriscono tra lautostrada e il territorio. Questo assetto un traguardo che si deve difendere come equilibrio programmatico acquisito. La soluzione del nodo autostradale della A1 e delle opere complementari e connesse di cui agli Accordi sottoscritti in sede di Conferenza di Servizi del 17 giugno 1999 e rappresentata nella cartografia di piano, viene assunta dunque come caposaldo strategico. Essa prevede, oltre alla realizzazione della terza corsia della A1 con la rifunzionalizzazione dei caselli autostradali e la realizzazione di parcheggi scambiatori, una serie di opere di viabilit importanti per la citt, tra cui la ristrutturazione funzionale e ladeguamento dello svincolo di Peretola, il raccordo tra il casello di Firenze Certosa e il Galluzzo, il completamento della viabilit di scorrimento a est di Firenze dal ponte di Varlungo a Coverciano, e la nuova viabilit di collegamento degli abitati di MantignanoUgnano con il Viadotto dellIndiano.

3 Rete della tramvia linsieme dei progetti gi approvati per le tre linee tranviarie, dei quali gi stata avviata la realizzazione. Si assume come caposaldo strategico il sistema delle linee

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tramviarie nellarea Fiorentina rappresentato nella cartografia di piano e costituito da tre linee primarie che collegano le direttrici Scandicci Santa Maria Novella, Peretola Guarlone e diramazione per Bagno a Ripoli, Santa Maria Novella Careggi, le quali si intersecano nel centro di Firenze e hanno una futura diramazione verso Sesto Fiorentino. La rete delle tramvie, il Servizio Ferroviario Metropolitano e Regionale e i parcheggi dinterscambio modale previsti dal piano, costituiscono il sistema integrato della mobilit collettiva su ferro.

4 Circonvallazione nord Il collegamento tra lest e lovest della citt secondo un itinerario esterno alla medesima, tramite un collettore delle provenienze da nord. Quello settentrionale in tutta evidenza il sistema pi fragile di ingresso e di uscita dalla citt, lunico che non abbia avuto in epoca recente alcun intervento di adeguamento e di ammodernamento; vero che fisicamente, con soluzioni di tipo tradizionale, sarebbe stato impossibile intervenire, a meno di non sconquassare parti di paesaggio storico o intere zone del tessuto cittadino. Il collegamento dovr corrispondere a forme di tutela dei territori e dei quartieri coinvolti. Il Piano strutturale reca le prime verifiche nel quadro degli studi su quello che potrebbe diventare la mobilit allinterno della citt. Se non fosse possibile attuare questo caposaldo strategico, una serie di obbiettivi legati alla riqualificazione urbana sarebbero impossibili da portare avanti. Si assume come caposaldo strategico la circonvallazione stradale a nord della citt, tra Varlungo e Castello, secondo il corridoio indicativo rappresentato nella cartografia di piano, quale completamento del semianello costituito dalla circonvallazione ovest e dallautostrada A1 potenziata dalla terza corsia a sud, in unottica di integrazione metropolitana e di miglioramento delle condizioni di traffico e ambientali della citt interna. La realizzazione di tale circonvallazione, destinata ad assorbire gran parte del traffico di attraversamento est-ovest, consentir di ridurre il carico sui Viali del Poggi, riportandoli ad un uso essenzialmente urbano, e determinando un elemento fondamentale per la qualificazione delle aree contermini agli stessi.

5 Assetto dellinterconnessione stradale Firenze-Scandicci Anche questo un assetto convenuto per mezzo del recente Accordo darea, diventato parte integrante della pianificazione del Comune di Scandicci. Era lunico punto del sistema infrastrutturale rimasto vacante, dove erano state ventilate soluzioni al limite del possibile sia a livello tecnico che politico, per il completamento del viadotto dellIndiano. Costituisce caposaldo strategico la soluzione stradale del settore sud-ovest della citt, tra Firenze e Scandicci, come riportata nella cartografia di piano, che prevede il potenziamento della direttrice di via Baccio da Montelupo - Centro Direzionale in localit Casellina, il miglioramento dei collegamenti tra lo svincolo sul lotto 0 della Strada di grande comunicazione Firenze-Pisa-Livorno e la localit Ponte a Greve Viale Nenni - S. Lorenzo a Greve e San Giusto - Torregalli con la rifunzionalizzazione della rotatoria tra via di Scandicci e via delle Bagnese e il miglioramento dei tracciati stradali di collegamento dei borghi rurali tra Mantignano, Ugnano, Badia a Settimo e San Colombano, di cui allIntesa Preliminare relativa allAccordo di Pianificazione del 27

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ottobre 2003 tra Regione Toscana, Provincia di Firenze, Comune di Firenze e Comune di Scandicci. 6 Rete gerarchizzata della sosta, orientata allo sviluppo della mobilit elementare Questo un caposaldo strategico non necessariamente definito dal punto di vista fisico: ma non rinunciabile il criterio che lo ispira, e che deve necessariamente restare fermo. Una gerarchizzazione della rete della sosta ci deve essere e deve essere finalizzata il pi possibile alla facilitazione della mobilit elementare. Si assume come caposaldo strategico la rete orientata della sosta, cos come prevista nella cartografia del piano, costituita da: 1) una serie di parcheggi scambiatori in relazione al semianello della A1, connessi al sistema della tramvia e/o Servizio Ferroviario Metropolitano e/o bus, lungo le direttrici principali di accesso alla citt; 2) un sistema di parcheggi di corrispondenza riferiti alle fermate del trasporto pubblico su ferro che consentano linterscambio con modalit alternative al mezzo privato; 3) una serie di parcheggi di servizio in corrispondenza dei nuovi poli di attrazione della citt. Si dovr studiare allinterno delle singole U.T.O.E. la possibilit di pedonalizzare alcune aree allo scopo di riqualificarne luso, attraverso il recupero dellidentit urbana, in analogia con lesperienza che da anni si fatta nel centro della Citt Storica.

7 Collocazione dei grandi attrattori in funzione della mobilit collettiva su ferro una specie di regola per la quale i cosiddetti grandi attrattori che si ricollocano sul territorio non possono porsi, rispetto alle fermate del sistema di trasporto collettivo su ferro, ad una distanza maggiore di quella prefissata. La realizzazione di una rete di trasporto su ferro costituisce uno degli elementi forti del progetto urbanistico della citt del futuro; al fine di incentivare luso di tale rete limitando al contempo la mobilit veicolare individuale, i grandi attrattori (ossia le principali funzioni pubbliche e private che sono in grado di polarizzare le maggiori frequenze) eventualmente previsti allinterno delle U.T.O.E., non potranno essere collocati ad una distanza maggiore di 300 metri dalle fermate della rete di trasporto collettivo su ferro.

Per quanto riguarda gli altri aspetti della normativa di attuazione, preme evidenziare alcuni punti. Alcune indicazioni hanno valore di indirizzo per la concretizzazione degli obiettivi a grande scala (vedi par. 4.1, 4.2, 4.3), e pertanto esercitano la loro efficacia non tanto sulla pianificazione urbanistica quanto sui piani di settore e sulle azioni di governance che conseguiranno allentrata in vigore del Piano. Tra le pi significative, limpegno alla formazione di un piano quadro (master plan) delle strutture e delle infrastrutture per la formazione universitaria e post-universitaria nellarea fiorentina, che metta in rete larcipelago delle istituzioni e delle attivit presenti e ne regoli il potenziamento e lo sviluppo (obiettivo 4.1.1). Per quanto riguarda gli indirizzi per la pianificazione urbanistica, si propone di estendere allintera citt storica una lettura del sistema edificato che consenta la codifica

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delle trasformazioni avvenute, e fornisca un strumento conoscitivo e operativo capace di leggere le differenze morfologiche, tipologiche e funzionali dei diversi edifici e delle diverse parti della citt e, conseguentemente, consenta la definizione di norme di protezione edilizia coerenti e differenziate, e individui i casi in cui consentito il recupero degli edifici e la loro trasformazione per le nuove esigenze abitative, privilegiando criteri morfologici e non astrattamente tipologici come guida per le trasformazioni edilizie ed urbane. Gli strumenti urbanistici che attueranno il Piano strutturale si porranno lobiettivo di estendere il sub-sistema del verde urbano e dei parchi territoriali fino a destinare e utilizzare come verde una quota del 10% della superficie del territorio comunale. Questo obiettivo pu essere conseguito, tra laltro, anche attraverso la realizzazione degli interventi previsti come strategici (segnatamente i parchi dellArgingrosso e de La Nave). Inoltre gli strumenti urbanistici che attueranno il Piano strutturale tenderanno a superare lo schematismo delle normative vigenti in materia di standards e ad assicurare la qualit degli insediamenti attraverso un sistema integrato di attrezzature e servizi, garantiti anche secondo criteri di sussidiariet tra pubblico e privato. Lattuazione del Piano strutturale privileger le scelte di insediamento volte a favorire laccoglienza e la compresenza di una pluralit di culture. A tal fine promossa la realizzazione di insediamenti integrati e la creazione di luoghi di identificazione per le diverse culture presenti nel territorio, ed anche le scelte di ricettivit che consentono a tutte le categorie sociali di accedere al patrimonio culturale e ambientale fiorentino. A tal fine sar promossa la realizzazione di strutture alberghiere e extralberghiere di qualit differenziata e la creazione di strutture dedicate al turismo giovanile. Gli strumenti urbanistici che attueranno il Piano strutturale, al fine di garantire linserimento della residenza sociale ed economica nel processo di trasformazione urbana, individueranno per gli interventi di nuovo impianto o di recupero attraverso la ristrutturazione urbanistica, che superino la soglia dei duemila metri quadrati di superficie utile lorda, lobbligo che una quota delle destinazioni residenziali non inferiore al 20% in termini di S.u.l., sia destinato allaffitto permanente o ad altra forma di edilizia convenzionata, sulla base di accordi con lAmministrazione comunale. Nellattuazione del Piano strutturale sar privilegiato il metodo della perequazione urbanistica. In particolare sar posto a carico degli interventi di trasformazione urbana la cessione di non meno del cinquanta per cento della superficie fondiaria da impiegare per il reperimento delle aree per ladeguamento degli standards, anche attraverso la previsione di comparti dintervento che comprendano aree distinte, non necessariamente adiacenti, ed aventi natura diversa, dalluna allaltra delle quali sia possibile trasferire la capacit edificatoria, al fine di garantire un riequilibrio insediativo e funzionale allinterno delle U.T.O.E. e soprattutto la realizzazione delle attrezzature l dove esse sono effettivamente utili. Inoltre, per sviluppare unazione di contrasto alla rendita, data facolt al Comune di selezionare tra pi proposte dintervento, mediante una procedura di pubblica evidenza,

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gli interventi di trasformazione del territorio che costituiscono previsione del regolamento urbanistico. Ci si posti poi lobbiettivo di portare a compimento la struttura e la forma urbana in tutti quei casi in cui il processo di formazione della citt non ha cambiato itinerario, ma si soltanto casualmente interrotto. Sono i casi dei lotti rimasti inedificati lungo una cortina edilizia continua, o degli edifici la cui realizzazione si arrestata al piano terra, nellambito di un contesto sviluppato su due piani, ecc. Si tratta, come si pu vedere, di condizioni tipiche delle parti consolidate (o addirittura storiche) della citt. In relazione a ci il Piano prescrive che lopportuno compimento della struttura urbana incompiuta, ottenuto edificando o sopraelevando in coerenza con limpianto urbanistico originario, possa avvenire anche mediante reimpiego del titolo edificatorio corrispondente a volumetrie esistenti che costituiscono alterazione del tessuto e pertanto devono essere demolite. Anche attraverso questo processo lattuazione del Piano strutturale tender a riportare nuova popolazione residente a Firenze, con la realizzazione di nuovi alloggi, anche in funzione delle esigenze dei nuclei familiari esistenti, e ottimizzando limpiego delle opere di urbanizzazione primaria gi realizzate. Nuove ragioni di attaccamento alla citt saranno offerte attraverso la tutela e la valorizzazione della residenza in ogni ambito urbano ed in ogni UTOE. La pianificazione operativa, per garantire il mantenimento e la prevalenza della funzione residenziale, in particolare nelle UTOE interessate dalla presenza delle Invarianti strutturali 3 (Inalterabilit dellinsediamento storico urbano) e 4 (Indeformabilit dellimpianto urbano recente consolidato), agevoler nellambito del Regolamento Urbanistico gli interventi finalizzati alla realizzazione di parcheggi pertinenziali ovunque ci non contrasti con lassetto tutelato dalle Invarianti. La ristrutturazione urbanistica degli edifici e manufatti esistenti allinterno degli isolati caratterizzati da edificazione lungo i bordi, sar subordinata a particolari limitazioni di intervento al fine di evitare lintasamento degli spazi aperti interni allisolato, intesi come componente fondamentale di un ordinato assetto degli insediamenti. Importanza prioritaria sar assegnata allo sviluppo della mobilit elementare, ampliando il sistema delle piste ciclabili e dei percorsi e delle aree pedonali nel suo complesso, e cio anche al di fuori dellUTOE 21. In particolare il Regolamento Urbanistico individuer le aree suscettibili di pedonalizzazione finalizzate al recupero della identit urbana con particolare riferimento allInvariante strutturale A3 (Inalterabilit dellinsediamento storico urbano). Ovunque possibili saranno previsti nuovi collegamenti elementari fra le due sponde dellArno e attraverso i fiumi minori, con attraversamenti pedonali e ciclabili che integrino ed avvicinino fra di loro le funzioni collocate sulle sponde opposte, e garantiscano la continuit dei percorsi collinari e di pianura indicati nel quadro conoscitivo. La pianificazione operativa disporr lobbligo, per la realizzazione delle nuove strade previste dal piano strutturale, e per la modificazione di quelle tra le esistenti che sono esplicitamente considerate importanti per limmagine urbana, di una progettazione di tipo architettonico estesa allintera asta, che garantisca una determinata soglia di qualit formale.

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Saranno tutelati gli insediamenti commerciali ed artigianali storici della citt, indicando strumenti operativi adeguati. In particolare il Regolamento Urbanistico garantir il mantenimento delle attivit artigianali e di servizio alla residenza, come condizione per il mantenimento della qualit del sistema insediativi, in tutto il territorio delle U.T.O.E. 12-13-17-20-21, e nelle aree individuate come Invariante strutturale A3 (Inalterabilit dellinsediamento storico urbano) allinterno delle altre U.T.O.E.. In tal senso saranno previste specifiche normative che integrino le normative nazionali e regionali vigenti nel settore, anche attraverso lidentificazione di speciali categorie merceologiche ed attivit da tutelare. Saranno escluse ulteriori aperture di centri commerciali, nonch di medie o grandi strutture di vendita, al di fuori di quanto previsto nellelenco approvato con la delibera del consiglio comunale in vigore allatto dellapprovazione del presente piano. Solo in concomitanza con gli interventi di trasformazione espressamente individuati nelle U.T.O.E. 5-6-12-17-21 si potranno eventualmente ammettere medie strutture di vendita. NellU.T.O.E. 21 inoltre le medie strutture di vendita potranno essere ammesse solo se finalizzate alla qualificazione del sistema commerciale di settori urbani definiti dal Regolamento Urbanistico. La pianificazione operativa, al fine di garantire la priorit sociale nelluso del sottosuolo urbano, disporr la formazione di una distinta disciplina per gli interventi nel sottosuolo delle aree pubbliche o destinate a formare spazi pubblici. La disciplina di attuazione si preoccupa infine di garantire che non solo teoricamente ma anche nel concreto dal piano strutturale discendano tutti gli altri atti di governo del territorio, e a questo fine dispone che, una volta approvato il regolamento urbanistico, la sua applicazione allinterno di ciascuna delle U.T.O.E. non avvenga in forma scoordinata ma previa approvazione da parte della Giunta di un programma darea che stabilisca in maniera coerente non solo gli interventi urbanistici che nel periodo quinquennale di valenza delle previsioni regolamentari si attueranno nellU.T.O.E., ma anche il quadro complessivo delle azioni che lAmministrazione comunale intende promuovere per sostenere lo sviluppo organico dellU.T.O.E. medesima. Sono soggette a misura di salvaguardia, ai sensi dellart. 61 della L.R. 1/05, le aree interessate dai capisaldi strategici, e la prescrizione relativa alla progettazione architettonica delle aste stradali decisive per limmagine urbana. Saranno considerati in contrasto col piano strutturale, fino allapprovazione del regolamento urbanistico, gli interventi di modificazione della struttura, della morfologia, dellarredo, del corredo vegetale, se non saranno preceduti dallapprovazione del relativo atto di progettazione esteso allintera asta.

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8.2 Sistemi e sub-sistemi funzionali I sistemi funzionali sono realt meno rigide, pi magmatiche dei sistemi territoriali, che non possono essere cartograficamente individuate, ma solo descritte. Per esempio, se una farmacia si sposta da un posto allaltro non viene meno il sistema della qualit. Inoltre non si pu porre con vigore di cogenza lo sviluppo di un sistema di servizi in un certo posto. Diciamo che questi sistemi dnno luogo ad una parte del Piano fatta pi di strategie, di politiche gestionali, e quindi pi impegnativa della normativa in senso stretto. Una declaratoria di indirizzi pu permettere la crescita in una parte o nellaltra del territorio di questi servizi, ma rimane ovviamente legata ad un quadro pi ampio, perch si porta dietro un insieme di politiche del territorio che vanno al di l della semplice pianificazione. Impongono cio un sistema di impegni per la Pubblica Amministrazione che si pongono su fronti non necessariamente urbanistici. Siamo in pieno nellambito che il titolo V della Costituzione e la legeg regionale n. 1/2005 chiamano Governo del territorio.

1. Sistema della mobilit Il sistema della mobilit rappresenta lelemento di maggior problematicit, ma oggi, per fortuna, anche di maggior dinamismo della realt fiorentina. La somma dei programmi ormai maturati per la sua riorganizzazione costituisce uno dei fondamenti delle scelte che sostanziano il Piano strutturale. Il sistema della mobilit pertanto articolato nei seguenti sub-sistemi: 3.a Sub-sistema della mobilit collettiva su ferro 3.b Sub-sistema della mobilit collettiva su strada 3.c Sub-sistema della mobilit individuale su strada 3.d Sub-sistema della sosta 3.e Sub-sistema della mobilit elementare 3.f Sub-sistema aeroportuale Le indicazioni relative al sistema della mobilit sono fornite al paragrafo 8.4 2. Sistema della formazione e della cultura Il sistema della formazione e della cultura ormai assurto alla dignit di struttura portante della realt fiorentina: esso rappresenta ormai il settore produttivo proprio della citt, quello attraverso il quale la citt, pi che in ogni altro modo, serve larea metropolitana, la provincia, la regione, lItalia, lEuropa, il pianeta. Il sistema della mobilit pertanto articolato nei seguenti sub-sistemi: 4.a Sub-sistema della formazione primaria e prescolare 4.b Sub-sistema della formazione superiore 4.c Sub-sistema della formazione universitaria e della ricerca 4.d Sub-sistema delle grandi istituzioni culturali 3. Sistema della qualit urbana Firenze anche una eccezionale citt di servizi, nel senso che rappresenta uno dei vertici nazionali per ricchezza e rarit dei servizi offerti alla persona, alla societ e alle pi disparate attivit umane. Il sistema della qualit urbana comprende ed organizza lo

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straordinario insieme di servizi oggi presente in Firenze, che tuttavia non viene qui inteso come un universo compiuto, ma come una realt in continua implementazione. Il sistema della qualit urbana pertanto articolato nei seguenti sub-sistemi: 5.a Sub-sistema dei servizi elementari 5.b Sub-sistema dei servizi urbani 5.c Sub-sistema dei servizi metropolitani, provinciali e regionali 5.d Sub-sistema dei servizi nazionali e internazionali

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8.3. Unit Territoriali Organiche Elementari Larticolazione del Piano nel teatro territoriale si esplica attraverso le Unit Territoriali Organiche Elementari, nelle quali secondo la legge regionale 1/2005 deve essere suddiviso il territorio comunale al fine di esplicitare gli indirizzi e i parametri da rispettare nella predisposizione degli atti di governo del territorio; per ciascuna di esse il Piano definisce le dimensioni massime ammissibili degli insediamenti e delle funzioni, nonch delle infrastrutture e dei servizi necessari. interessante riportare la dizione che si trova nella recente proposta di modifica della legge regionale 1/2005: le Unit Territoriali Organiche Elementari vengono individuate per assicurare una equilibrata distribuzione delle dotazioni che concorrono alla qualit dello sviluppo territoriale, perch fornisce il senso strategico di questa metodologia di pianificazione. Diversi sono i criteri che hanno presieduto allindividuazione delle U.T.O.E. del territorio fiorentino. Partiamo dal pi importante, che un po il generatore degli altri. LUnit Territoriale Organica Elementare quella parte di territorio, secondo il Piano strutturale di Firenze, allinterno della quale, entro una certa scala, devono trovare una soluzione i problemi territoriali che vi si generano. In altri termini, se un insediamento presente in una determinata parte di territorio, e per il naturale svolgersi della vita da esso si generano dei problemi, allinterno del medesimo territorio questi problemi (fino ad un certo livello) devono potersi risolvere. La questione della risoluzione dei problemi in loco non pi un problema di urbanistica corretta, sapiente, illuminata: ormai divenuta un problema reale di governo del territorio. Le comunit insediate, nella fase storica che stiamo vivendo, sono sempre pi attente alla difesa di determinati equilibri e sempre meno disposte ad accettare a carico del loro proprio equilibrio la compensazione di disequilibri altrui, cio che appartengono ad altre zone. Non ci sono oggi comunit disposte a subire lo svantaggio territoriale che determinato dal vantaggio territoriale altrui. Definire unUnit Territoriale Organica Elementare vuole dire in primo luogo stabilire dove i problemi sono problemi di casa propria e dove invece incominciano i problemi di unaltra casa. In altri termini le U.T.O.E. sono gli ambiti oltre i quali non si concepisce lesportazione di problemi, perch ci determinerebbe tensioni sociali o anche solo territoriali non facilmente sostenibili. Esemplificando, se si introduce un nuovo insediamento (cio un nuovo carico urbanistico) in una zona della citt, i problemi che esso determiner (necessit di parcheggi o di scuole o di attrezzature sociali, o anche di negozi di prima necessit) devono poter trovare soluzione allinterno della medesima Unit Territoriale Organica Elementare, e non gravare su altre Unit Territoriali Organiche Elementari, vicine o remote. Lo stesso vale per limpatto sulle risorse ambientali. Una potenziale fonte di erosione delle risorse deve essere bilanciata da una compensazione delle risorse stesse effettuata nella medesima Unit Territoriale Organica Elementare, e non in altre. LU.T.O.E. costituisce infine il pi importante strumento di verifica dei contenuti del Piano, giacch rende inevitabile un confronto reale tra le tesi evolutive e il contesto territoriale. evidente a tutti che superata una scala non strettamente localistica, i problemi non possono essere risolti allinterno. Questo non vale solamente per le grandi problematiche, le grandi attrezzature, le grandi risposte ai problemi di smaltimento, di

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disinquinamento, di mobilit, di istruzione superiore, di istruzione universitaria, di giustizia, ecc. ma vale anche per una parte di quelli che classicamente, nella dizione della legge 847, si chiamavano opere di urbanizzazione secondaria, perch non dato a tutte le dimensioni di poter avere al proprio interno alcune di quelle opere. Gli impianti sportivi, ad esempio, difficilmente possono essere disposti uno per ogni UTOE. Diciamo tuttavia che, in prima approssimazione, nellUnit Territoriale Organica Elementare trovano soddisfazione le problematiche legate allurbanizzazione primaria e secondaria. Linsediamento che si trova in un determinato territorio, in quel territorio deve trovare la sua urbanizzazione primaria e la sua urbanizzazione secondaria. Quello delle urbanizzazioni superiori, a livello urbano, sub-regionale, regionale, nazionale e oltre, rimane invece un problema che trova soluzione in una realt pi complessa, oltre lU.T.O.E.. Il secondo criterio dato dallisolamento strutturale di una parte di territorio rispetto ad unaltra. Questo isolamento pu esser dato dalla semplice separatezza. Labitato del Galluzzo, ad esempio, non ha barriere fisiche che lo separano dal resto dellabitato, ma ha una separatezza fisica, uno stacco, una distanza tra se stesso e il resto dellinsediamento. un caso abbastanza chiaro di Unit Territoriale Organica Elementare che si definisce, per cos dire, per distanza. Analoga condizione presentano gli abitati di Settignano, di Mantignano-Ugnano, del Ponte a Ema. Ma lisolamento pu essere determinato anche dalla separazione, quando esiste un elemento fisico a creare una difficolt di comunicazione, di travaso, tra una Unit Territoriale Organica e quella adiacente. La ferrovia, un corso dacqua, una strada di grande comunicazione; elementi comunque di ostacolo, rilevati, trincee, ecc. A Firenze, per esempio, abbiamo il laccio ferroviario che un elemento molto forte, in grado di determinare delle separazioni innegabili, le quali fanno s che non sia pensabile risolvere di qua della ferrovia i problemi della zona che si trova al di l e viceversa. In queste condizioni di separazione non sono proponibili attrezzature di uso quotidiano che si collochino dalla parte opposta dellelemento separatore. Poi abbiamo lelemento pi sofisticato, cio gli elementi di differenziazione strutturale o morfologica o funzionale. Si ritenuto, anzitutto, che le Unit Territoriali Organiche corrispondenti allinsediamento urbano siano cosa diversa e distinta dalle Unit Territoriali Organiche proprie dellinsediamento sparso, extra-urbano. Si ritenuto che questo non sia solamente un fatto di corretta classificazione tecnica, ma anche di corretta politica del territorio, perch il rischio che si correrebbe, per la pianificazione discendente dal Piano Strutturale, confondendo queste due realt, sarebbe molto elevato. Questa distinzione una distinzione ontologica dalla quale non si pu prescindere per la tutela degli equilibri territoriali. Un altro tipo di distinzione, diverso anche se analogo, quello della differenziazione morfologico-funzionale allinterno degli insediamenti urbani continui. Nel caso di Firenze limitato a pochissimi esempi, tuttavia di misura non trascurabile. E opinabile, per esempio, che la realt della citt storica sia ancora oggi profondamente, strutturalmente, urbanisticamente omogenea, e non invece diversificata in parti che possiedono tutte, in misura pi o meno accentuata, una loro specificit. Infine, un ultimo criterio porta a individuare come U.T.O.E. quelle parti del territorio, di rilevanti dimensioni, che sono occupate da una grande attrezzatura o da un sistema di attrezzature tra loro complementari. Ci sono a Firenze tre casi.

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Uno costituito dalla citt ospedaliera di Careggi, in cui si integrano organicamente lattivit clinico-sanitaria e quella formativa. una parte del territorio precisamente organizzata per queste funzioni, ma per tutto il resto determina equilibri o disequilibri come ogni altra parte della citt, suscita problemi che sono suoi propri e che non possono trovare soluzione in un altro posto (almeno ad un certo livello). Una realt analoga ma diversa sono le Cascine. Le Cascine rappresentano un parte di territorio che ha una sua particolare configurazione, vita, modo di essere, equilibrio da ritrovare o comunque da difendere, e suoi particolari problemi che non hanno niente a che vedere con gli equilibri, i problemi, le dinamiche delle aree urbane immediatamente circostanti, se di qua o di l dal fiume ha poca importanza. Ospita la funzione di parco e tutta una serie di altre che del parco erano o sono divenute complementari (dagli ippodromi alla Scuola di Guerra Aerea). Insieme allarea golenale dellArgingrosso, destinata da sempre al raddoppio del parco, costituisce una Unit territoriale tematica di grande importanza per la citt. La terza costituita dalla spina Stazione-Fortezza-Belfiore-Macelli-Foro Boario, in cui si concentrano alcune attrezzature fondamentali per la vita della citt: una specie di isola-terminale, di iper-attrezzatura, ovvero un grande concentrato di attrezzature che costituisce una specie di corpo a s dentro la citt. C poi il criterio dellidentit con il quale si giunge ad unarticolazione che corrisponde abbastanza fedelmente allidentificazione e al riconoscimento delle piccole 100 citt i cui nomi riproducono spesso nomi pi antichi, di pi radicata tradizione. Le identit territoriali delle varie parti sono ricchezze della citt, valori che devono essere mantenuti in difesa delle sue radici pi profonde. Infine abbiamo il criterio del programma che fa luogo alle intenzioni del Piano strutturale per modificare in una precisa direzione il territorio. il caso della rivoluzione che si vorrebbe avviare nei rapporti tra la citt e il fiume, inteso come il pi grande, suggestivo, coinvolgente spazio pubblico della citt, che porta alla proposta delle U.T.O.E. di Cascine-Argingrosso, Il Prato-Pignone, Duomo-Oltrarno, BellarivaGavinana, le quali tutte presuppongono di porre lArno al centro della vita urbana, moltiplicando gli attraversamenti della mobilit elementare e riversando sulle sponde i fuochi della vita associata. Laltro caso il ribaltamento cui si tende nelluso dei Viali (U.T.O.E. omonima) che, liberati dallassedio del traffico di attraversamento, potrebbero trasformarsi in spazi privilegiati della vita civile e culturale, sequenza di funzioni preziose e rappresentative, di locali e ritrovi, di incontri e manifestazioni. Elenco delle Unit Territoriali Organiche Elementari 1. Castello- Le Panche: U.T.O.E. corrispondente a un sub-sistema insediativo urbano (borgo storico di Castello, insediamenti produttivi deconsolidati della fascia pedecollinare, addizioni recenti lungo via Sestese; borgo storico di Quarto, addizioni novecentesche, quartieri recenti e insediamenti produttivi deconsolidati lungo via Reginaldo Giuliani). Questa unit ha caratteri molto omogenei e una serie di problemi che possono facilmente trovare una soluzione concertata. Comprende un certo numero di interventi di trasformazione di alcuni comparti ex produttivi dismessi o in via di dismissione, ma molto vicina allequilibrio. Il Piano ne programma una sostanziale difesa, anche attraverso loculata conversione del patrimonio edilizio defunzionalizzato.

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2. Piana di Castello: U.T.O.E. di nuova fondazione, corrispondente a un subsistema insediativo urbano complesso e a un sub-sistema funzionale darea (polo multifunzionale di Castello, insediamenti produttivi deconsolidati di via Pietro Fanfani e via delle Due Case, impianti ferroviari; aeroporto Vespucci e impianti complementari). In questa unit si giocano insieme grandi attrezzature a livello metropolitano (laeroporto, il parco, la scuola dei Carabinieri, le sedi direzionali della Giunta regionale e della Provincia, ecc.) e una sostanziale programmaticit, quasi uno stadio virtuale dellidentit programmatica dellarea. 3. Pistoiese: U.T.O.E. corrispondente a un sub-sistema insediativo urbano (borghi storici di Peretola e Petriolo, addizioni novecentesche lungo via Pistoiese, addizioni recenti e insediamenti produttivi deconsolidati presso il viadotto dellIndiano; insediamenti produttivi lungo lasse di via Pratese; polo ferroviario dellOsmannoro e insediamenti produttivi complementari e adiacenti; borghi storici di Brozzi e Quaracchi, addizioni novecentesche lungo via Pistoiese, addizioni recenti e insediamenti produttivi deconsolidati delle Piagge). Lunit ha molto bisogno di osmosi, di unificazione, perch costituita dalla porzione fiorentina dellOsmannoro, dai nuovi impianti ferroviari, dal doppio nastro dei borghi storici dislocati lungo lantica strada per Pistoia e di quelli pi recenti affiancati lungo lattuale via Pistoiese, dal sistema delle Piagge e dalla fascia lungo il fiume. 4. Il Lippi - Barsanti: U.T.O.E. corrispondente ad un sub-sistema insediativo urbano (quartiere residenziale del Lippi; insediamenti produttivi tra via Perfetti Ricasoli e viale Guidoni). costituita dallinsediamento di antica formazione chiamato il Lippi e dalle unit della Mercafir, del Pignone, del vecchio mercato ortofrutticolo. una realt molto complessa nella quale fanno la parte dominante alcune grandi strutture della citt, per la maggior parte ancora molto vitali, alcune potremmo dire in fase di crescita. Il Pignone sta ancora continuando ad avere alcuni sviluppi, il comparto Mercafir si appena irrobustito con la formazione della sede della nuova Centrale del latte. Una realt molto particolare per Firenze perch vi sono rimaste attive e vitali alcune grandi unit produttive, intese sia in senso pi tradizionale sia nel senso della produzione di servizi alla citt, quali: la distribuzione del latte, lo stoccaggio dellapprovvigionamento elementare, ecc.. 5. Novoli: U.T.O.E. corrispondente a un sub-sistema insediativo urbano complesso (addizioni novecentesche e insediamenti di sostituzione tra via di Caciolle e il Terzolle; programmi di sostituzione urbana delle aree ex Fiat ed ex Carapelli; insediamenti produttivi deconsolidati lungo via di Novoli; quartieri recenti in fase evolutiva lungo viale Guidoni; addizioni novecentesche e quartieri residenziali recenti lungo via Francesco Baracca). formata da un complesso di parti diverse caratterizzate da alcune realt da riequilibrare, ad elevata densit, sia residenziali che non, e di alcune zone in cui partita con forza la trasformazione e in cui si devono inserire alcune grandi funzioni in decentramento come la giustizia, luniversit e il parco di Novoli. caratterizzata da un groviglio di problematiche tutte sul filo della trasformazione ed attraversata da una delle linee portanti nel sistema tranviario, dallAeroporto al Centro. 6. Cascine - Argingrosso: U.T.O.E. corrispondente a un sub-sistema ambientale (parco storico delle Cascine e impianti sportivi e specialistici complementari:

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ippodromi, Scuola di Guerra Aerea, Scuola di Agraria; parco in formazione dellArgingrosso e della Greve e impianti sportivi e specialistici complementari: Vigili del Fuoco, casse despansione dellArno). Il fatto di aver unito insieme le due aree poste sulle rive opposte dellArno rappresenta la volont di intensificarne i rapporti ma anche e soprattutto di vederne la funzione integrata al servizio dellarea metropolitana: la parte in riva destra formata dal parco storico, la parte in riva sinistra dal parco del futuro, con usi meno controllati, meno sobri, atta ad ospitare le manifestazioni allaperto della realt contemporanea, dalle giostre ai grandi raduni musicali. In questa Unit si propone il tema che poi si ritrova ovunque lungo il fiume: lunione delle realt presenti sulle opposte rive attraverso la fusione delle loro problematiche. Questo permette di affermare il primato del fiume e la necessit di un infittimento della mobilit elementare transfluviale. Fa parte dellU.T.O.E. il grande complesso in dismissione delle Officine Grandi Riparazioni di Porta al Prato, nel quale ci si propone di collocare il nuovo polo musicale della citt. 7. Ugnano - Mantignano: U.T.O.E. corrispondente a un sub-sistema insediativo urbano (borghi storici e quartieri recenti di Ugnano e Mantignano). Il Piano ne programma una sostanziale difesa. 8. Oltregreve: U.T.O.E. corrispondente a un sub-sistema insediativo extraurbano (pianura alluvionale dellArno in riva sinistra della Greve; casa circondariale di Sollicciano e insediamenti complementari e adiacenti). Unit di tipo strettamente extraurbano rurale: il lembo di territorio di pianura di tipo agricolo che si intende proteggere e mantenere. 9. Cintoia - LIsolotto: U.T.O.E. corrispondente a un sub-sistema insediativo urbano (quartiere moderno dellIsolotto e insediamenti recenti lungo via Torcicoda; quartieri recenti delle Torri e di S. Maria a Cintoia). Forma un sistema che parte da Piazza Pier Vettori e arriva fino al viadotto allIndiano come ununica Unit ormai assestata e in equilibrio. Il Piano ne programma una sostanziale difesa. 10. Pisana: U.T.O.E. corrispondente a un sub-sistema insediativo urbano (insediamenti produttivi deconsolidati e quartieri recenti in fase evolutiva lungo via Baccio da Montelupo; quartieri recenti e insediamenti produttivi deconsolidati tra viale Nenni e via Pisana). Il Piano ne prevede la complessiva riqualificazione. 11. Soffiano: U.T.O.E. corrispondente a un sub-sistema insediativo urbano (borghi storico-novecenteschi di via di Scandicci e via di Soffiano, quartiere recente di Legnaia; ). Ha molte parti in equilibrio e una parte in gioco: quella intorno alla grande caserma dei Lupi di Toscana nella quale si gioca il raccordo tra le morfologie urbane di Firenze e di Scandicci. 12. San Jacopino: U.T.O.E. corrispondente a un sub-sistema insediativo urbano (borgo novecentesco di san Jacopino, inserti recenti e insediamenti di sostituzione dellex Scalo merci di Porta al Prato; ex Manifattura Tabacchi). Il Piano prevede la difesa degli equilibri raggiunti e la trasformazione controllata della Manifattura. 13. Il Prato - Pignone: U.T.O.E. corrispondente a un sub-sistema insediativo urbano (quartieri storici di Ognissanti, del Prato e delle Cascine, addizioni ottonovecentesche extramurarie di via Cittadella; borghi storici dellAnconella e del

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Pignone, addizioni novecentesche e insediamenti di sostituzione lungo via Pisana). Il Piano ne programma una sostanziale difesa. 14. Collina Sud: U.T.O.E. corrispondente a un sub-sistema insediativo extraurbano (valle inferiore della Greve, borghi storici di Marignolle e delle Campora; vallecola dellEma, borghi storici di Pian de Giullari, di Montici e delle Quattro Strade). Il Piano ne programma una sistematica difesa. 15. Galluzzo: U.T.O.E. corrispondente a un sub-sistema insediativo urbano (borgo storico del Galluzzo e sobborghi). Il Piano ne programma una sostanziale difesa. 16. San Gaggio: U.T.O.E. corrispondente a un sub-sistema insediativo urbano (borgo storico di via Senese, addizioni novecentesche e quartieri recenti extramurari e pedecollinari; borgo storico-novecentesco di via Senese - via del Podest, addizioni novecentesche e quartieri recenti ). Il Piano ne programma una sostanziale difesa. 17. La Fortezza: U.T.O.E. corrispondente a un sub-sistema funzionale darea (stazione e impianti ferroviari di Santa Maria Novella e del Romito, polo congressuale ed espositivo della Fortezza; nuova stazione dellA.V. e insediamenti complementari), centrale per lo sviluppo dellintera area metropolitana. Il Piano ne prevede levoluzione in forme il pi possibile razionalizzate e integrate. 18. Careggi: U.T.O.E. corrispondente a un sub-sistema funzionale darea (polo ospedaliero regionale di Careggi e impianti complementari). Il Piano ne prevede levoluzione in forme il pi possibile razionalizzate e integrate. 19. Rifredi - Leopoldo: U.T.O.E. corrispondente a un sub-sistema insediativo urbano (borgo storico di Rifredi, quartieri novecenteschi del Romito e di piazza Leopoldo), Il Piano ne programma una sostanziale difesa. 20. Viali: U.T.O.E. corrispondente a un sub-sistema insediativo urbano (quartieri storici di Barbano, di San Marco e della Crocetta; quartieri ottocenteschi di piazza della Vittoria e di via Lorenzo il Magnifico; quartieri otto-novecenteschi di piazza Savonarola e di piazzale Donatello; quartieri novecenteschi e addizioni recenti tra lArno e viale Giuseppe Mazzini; quartiere storico della Mattonaia). Il Piano ne programma una sostanziale valorizzazione giocata sullalleggerimento funzionale e sul recupero del grande spazio urbano dei viali di circonvallazione. 21. Duomo - Oltrarno: U.T.O.E. corrispondente a un sub-sistema insediativo urbano (quartieri storici centrali; quartiere storico di Santa Croce; quartiere storico dellOltrarno, addizioni otto-novecentesche extramurarie). Prende la parte di centro storico compresa tra la linea Guelfa-Alfani a nord e tutto lOltrarno a sud. Anche il fiume in mezzo come elemento di unione. E la parte del centro pi sacra, pi delicata dal punto di vista dellimmagine ma anche quella che si caratterizza per un bisogno di decongestionamento, cio di alleggerimento dalle presenze pi invasive. Ed la parte che si caratterizza anche per un bisogno di tutela e di protezione non solamente fisica e monumentale ma anche delle attivit, delle presenze, della residenza. Il Piano ne programma una sistematica difesa. 22. Campo di Marte - Le Cure: U.T.O.E. corrispondente a un sub-sistema insediativo urbano (quartieri novecenteschi di Campo di Marte, quartieri recenti tra via Cento Stelle e viale Augusto Righi; quartieri otto-novecenteschi di piazza delle Cure e della Faentina). Il Piano ne programma una sostanziale difesa.

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23. Bellariva - Gavinana: U.T.O.E. corrispondente a un sub-sistema insediativo urbano (addizioni novecentesche, quartieri recenti e insediamenti produttivi deconsolidati lungo via Aretina; impianto dellacquedotto e parco dellAnconella; quartieri novecenteschi di Ripoli e di Gavinana, quartieri recenti e insediamenti produttivi deconsolidati lungo viale Donato Giannotti; quartieri recenti tra via Erbosa e via Marco Polo). Il Piano ne programma una sostanziale difesa, con la riconversione del patrimonio insediativo defunzionalizzato. 24. La Rondinella: U.T.O.E. corrispondente a un sub-sistema insediativo urbano (addizioni novecentesche, quartieri recenti e insediamenti produttivi deconsolidati tra Affrico e Mensola). Il Piano ne programma una sostanziale difesa, con la riconversione del patrimonio insediativo defunzionalizzato. 25. Sorgane: U.T.O.E. corrispondente a un sub-sistema insediativo urbano (quartiere moderno di Sorgane e insediamenti recenti di via di Villamagna). Il Piano ne programma una sostanziale difesa. 26. Settignano: U.T.O.E. corrispondente a un sub-sistema insediativo urbano (borgo storico di Settignano e sobborghi). Il Piano ne programma una sostanziale difesa. 27. Collina Nord: U.T.O.E. corrispondente a un sub-sistema insediativo extraurbano (vallecola del Terzolle e della Terzollina, borghi storici di Serpiolle e della via Bolognese; vallecola del Mugnone, borghi storici di via Bolognese e via Faentina; vallecola dellAffrico e della Mensola, insediamenti sparsi della collina settignanese). Il Piano ne programma una sistematica difesa. 28. Ponte a Ema: U.T.O.E. corrispondente a un sub-sistema insediativo urbano (borgo storico di Ponte a Ema, addizioni novecentesche e quartieri recenti). Il Piano ne programma una sostanziale difesa. Per ciascuna U.T.O.E. il piano strutturale predispone una monografia, che assume la consistenza di un libretto di indicazioni per la formazione della disciplina urbanistica e per gli altri atti di governo del territorio che comunque dovessero interessare lambito territoriale o le risorse dellU.T.O.E. medesima. Le indicazioni sono di natura testuale e di natura parametrica. Quelle testuali (profilo) definiscono il quadro di coerenza cui affidata la difesa degli equilibri interni allU.T.O.E. e lo sviluppo della quota di strategia affidata allU.T.O.E. stessa. In alcuni casi il testo ha valore prescrittivo. Le indicazioni parametriche stabiliscono il quadro di conformit entro cui devono svilupparsi gli interventi di trasformazione nellambito dellU.T.O.E.. La monografia corredata inoltre dallelenco delle attrezzature e servizi presenti nellU.T.O.E. al 2003. La tabella allegata fornisce un quadro complessivo dei margini incrementali che sono ancora da coprire per saturare la dimensione massima sostenibile dellinsediamento per ciascuna delle funzioni fondamentali (residenza, commercio e attivit direzionali o di servizio, attivit ricettive, attivit produttive). I margini incrementali sono suddivisi tra capacit residua del vigente Piano regolatore comunale che viene confermata e capacit ammessa dal presente Piano, suddivisa a sua volta in recupero e nuovo impianto. I margini incrementali sono, come si evince dalla tabella, molto diversificati da una allaltra delle funzioni fondamentali. Per quanto riguarda la residenza (per la quale i margini incrementali indicati corrispondono ad unipotetica dilatazione del parco alloggi di circa 14.000 unit, 4.300

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imputabili allattivazione della residua capacit edificatoria del piano regolatore vigente e 9.700 a nuove previsioni del presente piano) bisogna considerare alcuni elementi: a) le evoluzioni demografiche tendenziali, analizzate nella sezione Struttura della popolazione del Quadro conoscitivo, non possono essere assunte meccanicamente quali criteri per la stima del fabbisogno residenziale; baster considerare al riguardo la fenomenologia del settore negli ultimi sette anni (ossia a far data dallultimo censimento), durante i quali abbiamo assistito a Firenze ad un progressivo rallentamento del calo demografico, ma pur sempre a un calo, e ciononostante sono state prodotte, e tranquillamente assorbite dal mercato, circa 500 nuove abitazioni per ciascun anno; b) la progressiva diminuzione del numero medio dei componenti il nucleo familiare fa ugualmente coincidere con il calo della popolazione un aumento del numero delle famiglie, e quindi un persistente bisogno di abitazioni; c) la popolazione presente a Firenze non coincide affatto con la residente, ma se ne discosta in aumento per una quantit stimata in molte decine di migliaia di unit: alcune decine di migliaia sono gli studenti fuori sede, i ricercatori e i docenti che si fermano solo per il periodo di un corso o di uno stage, migliaia sono le presenze relative ad altre ragioni (lavoro temporaneo, impossibilit di trasferire la famiglia, ecc.). Sulla base di queste considerazioni, sembra plausibile il margine incrementale ipotizzato, che corrisponde ad un 7,8 per cento circa del parco alloggi attualmente attivato (ossia costituito dalle abitazioni esistenti e da quelle di cui gi irrevocabilmente programmata la realizzazione). Preme sottolineare che tale incremento consiste di un 2,4 per cento imputabile alla quota residua della capacit edificatoria del piano regolatore vigente (confermata) e di un 5,4 per cento di nuove previsioni del piano strutturale. Dal punto di vista urbanistico, la capacit residua del piano vigente consta per circa la met di interventi di recupero del patrimonio edilizio urbanistico esistente, e per laltra met di interventi di nuovo impianto. Invece le nuove previsioni del piano strutturale sono per il 72 per cento derivate al recupero e soltanto per il 28 per cento di nuovo impianto. Per quanta riguarda la funzione produttiva (artigianale e industriale), il piano conserva un minimo margine incrementale positivo, che tuttavia soltanto una frazione della capacit edificatoria residua del piano regolatore vigente. Lincremento previsto per il settore terziario (commerciale e direzionale) dell11,23 per cento; quindi pi marcato che per la residenza. Tale differenza di valori corrisponde in primo luogo al processo da tempo in atto, che vede passare un numero sempre pi alto di funzioni dal cosiddetto direzionale pubblico (nel piano non contingentato) al direzionale privato; dallaltro alla scelta formulata dal piano, di indirizzare una quota rilevante del patrimonio edilizio ex industriale non alla residenza ma allo sviluppo di nuove attivit nel settore dei servizi e delle funzioni superiori. Lincremento previsto per il settore turistico ricettivo del 9,10 per cento, in numero di posti letto. Tale dimensione corrisponde allimpulso che il piano intende imprimere allo sviluppo delle attivit legate alla formazione e allaccoglienza.

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Superfici di previsione per Residenziale, Commerciale Direzionale, Ricettivo, Produttivo


1 Castello Le Panche 2 Piana di Castello 3 Pistoiese 4 Il Lippi 5 Novoli 6 Cascine Argingrosso 7 Ugnano Mantignano 8 Oltregreve 9 Cintoia L'Isolotto 10 Pisana 11 Soffiano 12 San Jacopino 13 Il Prato Pignone 14 Collina Sud 15 Galluzzo 16 San Gaggio 17 La Fortezza 18 Careggi 19 Leopoldo Rifredi 20 Viali 21 Duomo Oltrarno 22 Campo Marte Le Cure 23 Bellariva Gavinana 24 La Rondinella 25 Sorgane 26 Settignano 27 Collina Nord 28 Ponte a Ema 10.895 0 9.079 0 15.098 0 0 0 2.434 4.699 5.812 26.828 7.820 0 779 4.767 0 251 14.479 18.580 2.940 11.806 15.505 1.958 0 0 0 373 154.103 residenziale cap.residua recupero 54.000 10.500 42.000 3.000 48.000 53.000 3.500 1.000 5.000 70.000 15.000 40.000 30.000 1.000 1.400 1.000 6.000 0 1.000 35.000 39.000 18.000 15.000 19.000 0 500 1.000 500 513.400 residenziale progetto ps 0 0 38.868 48.018 6.105 0 1.066 0 20.746 9.522 250 8.102 0 1.055 497 0 0 0 0 0 0 0 9.162 793 0 0 0 0 144.184 residenziale cap.residua 500 30.000 21.000 0 0 0 3.500 1.500 5.000 0 88.000 0 0 1.000 2.100 1.000 0 0 0 0 0 0 6.000 24.000 5.000 0 1.000 2.100 191.700 residenziale progetto ps 65.395 40.500 110.947 51.018 69.203 53.000 8.066 2.500 33.180 84.221 109.062 74.930 37.820 3.055 4.776 6.767 6.000 251 15.479 53.580 41.940 29.806 45.667 45.751 5.000 500 2.000 2.973 1.003.387 resid.le 250 0 64.599 3.312 10.565 0 0 0 0 7.994 0 0 0 0 0 0 9.603 0 0 9.573 0 0 354 0 280 0 0 0 106.530 direzionale 10.000 22.000 0 4.500 25.000 5.000 2.000 0 10.000 10.000 10.000 28.000 6.000 0 0 0 36.000 0 5.000 17.500 10.000 11.000 5.000 8.000 0 0 0 0 225.000 direzionale progetto ps 0 0 12.931 7.999 0 0 0 0 10.706 0 3.152 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 349 5.818 1.415 346 0 0 0 42.716 direzionale cap.residua 0 0 0 0 0 0 0 0 5.000 0 5.000 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 5.000 2.500 1.000 0 0 0 18.500 direzionale progetto ps 10.250 22.000 77.530 15.811 35.565 5.000 2.000 0 25.706 17.994 18.152 28.000 6.000 0 0 0 45.603 0 5.000 27.073 10.000 11.349 16.172 11.915 1.626 0 0 0 392.746 direz.le 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 ricettivo 0 0 100 0 400 200 0 0 300 300 100 0 200 200 100 100 200 150 0 0 500 150 100 0 0 50 200 0 3.350 ricettivo progetto ps 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 ricettivo cap. residua 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 150 0 0 0 0 150 ricettivo progetto ps 0 0 100 0 400 200 0 0 300 300 100 0 200 200 100 100 200 150 0 0 500 150 100 150 0 50 200 0 3.500 ricettivo 44.187 27.060 81.102 170.607 12.093 3.567 0 0 5.018 25.841 1.556 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 1.735 0 0 0 0 642 373.408 produttivo -73.738 -80.384 -132.102 0 -37.972 -8.537 0 0 -16.418 -74.991 -7.391 0 0 0 0 0 0 0 0 0 5.000 0 -7.600 0 0 0 0 0 -434.133 produttivo progetto ps 0 18.997 25.331 0 0 0 0 0 0 45 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 44.373 produttivo cap.residua 0 0 39.000 5.000 0 0 0 25.000 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 69.000 produttivo progetto ps -29.551 -34.327 13.331 175.607 -25.879 -4.970 0 25.000 -11.400 -49.105 -5.835 0 0 0 0 0 0 0 0 0 5.000 0 -5.865 0 0 0 0 642 52.648 prod.vo totale mq

totale cap.residua mq recupero

totale cap.residua mq recupero

totale cap.residua posti letto recupero

recupero nuovo impegno nuovo impegno

recupero nuovo impegno nuovo impegno

recupero nuovo impegno nuovo impegno

recupero nuovo impegno nuovo impegno

8.4 Mobilit 8.4.1 Gli obiettivi strategici Lobiettivo strategico principale da raggiungere dunque quello di aumentare fortemente la quota di spostamenti servita da un efficace sistema di mobilit integrata di trasporto pubblico su ferro e su gomma per lintera area metropolitana, in modo da ridurre linquinamento e salvaguardare la qualit dellambiente e della vita. Le principali linee di azione, come riportato nellintesa per lArea Metropolitana Fiorentina del 27.10.2000 e confermato nel Protocollo dintesa tra Regione Toscana, Provincia e Comune di Firenze del 11.06.2001 Patto per Firenze riguardano sia aspetti infrastrutturali che di gestione, in particolare: - lo sviluppo del trasporto su rotaia, ferrovie e tranvia e la loro interazione; - lo sviluppo di un sistema di parcheggi scambiatori efficaci ed efficienti collocati in prossimit delle stazioni ferroviarie extraurbane e delle fermate pi esterne della tranvia, collegati con un frequente e rapido servizio di trasporto urbano ed extraurbano; - il potenziamento dei sistemi di mobilit alternativa, con forte sostegno ai cittadini che optano per mezzi non inquinanti, e con il rafforzamento del trasporto con bus elettrici per il centro cittadino; - una migliore organizzazione della vita quotidiana della citt (orari diversificati, accesso telematico alle strutture pubbliche e private di servizio, decentramento delle strutture di servizio finalizzato a ridurre le esigenze di spostamenti); - il miglioramento della qualit dei servizi pubblici di trasporto (al fine di aumentare comfort ed attrattivit) e, pi in generale, del parco dei mezzi pubblici e privati in circolazione per contenere i livelli di inquinamento (atmosferico e acustico); - un sistema tariffario integrato, con titoli di viaggio unici, coordinato con il sistema dei parcheggi, sviluppando il sistema PRO - PASS avviato dallAmministrazione Provinciale, nellambito del sistema regionale PEGASO. Sul piano infrastrutturale lattuazione degli Accordi sottoscritti dal Comune, unitamente alla Provincia e alla Regione, con Ferrovie dello Stato, T.A.V. S.p.a. e Ministeri competenti per la soluzione del Nodo ferroviario Alta Velocit di Firenze (comprese le successive integrazioni per la nuova stazione A.V. nellarea ex Macelli e lo spostamento della Centrale del Latte s.p.a. per la cantierizzazione dellarea di Via Circondaria) e con la Societ Autostrade per la realizzazione della terza corsia autostradale nel tratto della A.1. Firenze Nord Firenze Sud e di opere di viabilit e parcheggi complementari e connesse, consentir di colmare il deficit esistente, insieme alla realizzazione di altri importanti interventi programmati quali: - il compimento della rete tramviaria integrata. - il potenziamento del servizio ferroviario metropolitano e regionale (S.F.M. e S.F.R.) con la realizzazione delle nuove fermate F.S. ancora da realizzare; - il completamento dellAsse stradale Firenze-Perfetti Ricasoli/Prato-Mezzana; la definizione dellAsse di collegamento viario a nord-est della citt (circonvallazione nord); - la soluzione del quadrante sud-ovest (collegamenti tra Firenze e Scandicci) per il quale stato sottoscritto un protocollo di intesa tra il Comune di Firenze e Scandicci e Quartiere 4 di Firenze in data 29/7/2003. In data 27/10/2003 stata sottoscritta un intesa preliminare per la definizione di salvaguardie nella strumentazione urbanistica dei

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Comuni di Firenze e Scandicci per ladeguamento e integrazione degli aspetti infrastrutturali della formazione del PS di Scandicci; - la creazione di un sistema di parcheggi in funzione di una rete orientata della sosta; - la mobilit da Firenze a Pontassieve; protocollo di intesa sottoscritto il 30/10/2003 tra Regione Toscana, Provincia di Firenze, Autorit di Bacino Fiume Arno, ANAS Spa, la TO.RO scrl e i Comuni di: Firenze, Fiesole, Pontassieve, Bagno a Ripoli

8.4.2 I capisaldi strategici Il Piano Strutturale assume come capisaldi strategici il complesso degli interventi infrastrutturali gi programmati e che rivestono per la citt un carattere strategico. In particolare il Piano Strutturale identifica i seguenti elementi, di natura programmatica, quali capisaldi strategici connessi al sistema della mobilit e delle relazioni: 1. soluzione del nodo ferroviario Alta Velocit e opere complementari e connesse, di cui agli Accordi del 3.3.99. 2. soluzione del nodo autostradale della A.1 e opere complementari e connessi, di cui agli Accordi del 17.6.99. 3. potenziamento della infrastruttura ferroviaria e realizzazione delle nuove fermate urbane, attivazione dei progetti di S.F.M. e S.F.R, di cui allAccordo Quadro del 27.7.95, agli Accordi Integrativi del 3.3.99 e del 15.2.2001. 4. impianto della rete tranviaria integrata, secondo il programma approvato e finanziato in parte dallo Stato ai sensi della L.211/92, con cofinanziamento da parte di T.A.V. S.p.a. in base agli Accordi con F.S./T.A.V. del 3.3.99. 5. circonvallazione stradale a nord della citt, tra Varlungo e Castello, quale naturale completamento del semianello dellautostrada A.1 potenziata della 3 corsia a sud, in un ottica di integrazione metropolitana e di miglioramento delle condizioni di traffico e ambientali della citt interna, come raccomandato nei progetti per il Piano Strategico di Firenze del 19.7.2002. 6. soluzione stradale del settore sud-ovest della citt, tra Firenze e Scandicci con la previsione del potenziamento della direttrice di Via B. da Montelupo-Centro Direzionale in localit Casellina, del miglioramento dei collegamenti tra lo svincolo del lotto 0 Fi-Pi-Li localit Ponte a Greve V.le Nenni/S.Lorenzo a Greve e San Giusto/Torre Galli con la rifunzionalizzazione della rotatoria tra via di Scandicci e via delle Bagnese e del miglioramento dei tracciati stradali di collegamento dei borghi rurali tra Mantignano, Ugnano, Badia a Settimo e San Colombano, di cui al Protocollo dIntesa tra Firenze, Scandicci e il Quartiere 4 del 29.7.2003. 7. Rete orientata della sosta, a completamento del sistema stradale primario, secondo gli Accordi citati e i programmi approvati (Piano parcheggi, lineamenti Piano Mobilit, P.G.T.U., Project Financing Firenze mobilit, ecc) che prevedono: 1) una serie di parcheggi scambiatori in relazione al semianello autostradale della A.1 connessi al sistema della tranvia e/o S.F.M. e e/o bus, lungo le principali direttrici di accesso alla citt, in corrispondenza delle stazioni F.S. e Aeroporto; 2) un sistema di parcheggi di corrispondenza lungo i viali di circonvallazione urbana che consentono linterscambio con modalit di

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trasporto alternativa al mezzo privato per il raggiungimento delle zone del centro soggette a limitazioni di traffico; 3) una serie di parcheggi di servizio in corrispondenza delle pi importanti sedi attrattive, quali Polo Sportivo Campo Marte, Mercato Centrale, Polo Espositivo, Ospedali, Parco Cascine. In particolare gli Accordi con FS-TAV per la soluzione del nodo A.V. di Firenze, con la realizzazione della linea A.V. passante in sotterraneo per un tratto di circa 7 km da Campo Marte a Rifredi/Castello e la creazione della nuova stazione nellarea EX Macelli di via Circondaria, consentiranno a fine lavori, di rendere utilizzabile una coppia di binari di superficie per il S.F.M e il S.F.R. con una cadenza nellora di punta rispettivamente di circa 12 e 20, e doteranno la citt di un congruo numero di fermate, tra cui quelle nuove di Cure; Ex Macelli (Circondaria); Perfetti Ricasoli; Piagge; Osmannoro; Aeroporto di Peretola e S. Salvi.Tra gli interventi infrastrutturali programmati in questo ambito, particolare importanza riveste la realizzazione della linea FS Osmannoro-Campi Bisenzio, il completamento del Polo Tecnologico FS di Osmannoro (I.D.P. e Centro Dinamica Sperimentale Per Materiali Rotabili). E confermata inoltre la riattivazione al servizio viaggiatori della tratta ferroviaria Cascine-Porta a Prato, con la realizzazione della fermata metropolitana Puccini, come gi specificato nel precedente PRG. Tra gli interventi complementari e connessi alla A.V. da ricordare la realizzazione della nuova viabilit sotterranea V.le Strozzi-via Circondaria-via Panciatichi (che sar possibile realizzare solo a fine delle opere per la A.V.). Gli Accordi per la realizzazione della 3 corsia della A1 e la Convenzione con la Societ Autostrade prevedono una serie di opere di viabilit e parcheggi importanti per la citt quali: - raccordo fra il casello di Firenze-Certosa e il Galluzzo (by pass del Galluzzo); - parcheggio scambiatore al casello di Firenze Certosa; - parcheggio scambiatore a Scandicci, in corrispondenza del terminal della tranvia; - ristrutturazione del casello di Firenze-Signa, con attestamento diretto della S.G.C. FiPi-Li alla A.1; - parcheggio in corrispondenza del terminal A.11 di Peretola; - ristrutturazione funzionale e adeguamento dello svincolo di Peretola; - parcheggio scambiatore sulla A.1 allOsmannoro, in corrispondenza della linea F.S. Fi-Campi; - completamento del prolungamento del Ponte di Varlungo-Via Spadaro-Coverciano; nuova viabilit di collegamento degli abitati di Mantignano-Ugnano con il Viadotto dellIndiano/Via Canova; - nuova viabilit delle Cascine del Riccio (by pass a nord dellabitato e nuovo ponte sullEma). Tutti gli interventi sopradescritti, rientrano in un quadro pi generale del Piano Strutturale che prevede anche la ristrutturazione funzionale degli assi viari: Ponte a Ema-Cascine del Riccio-Galluzzo e Galluzzo-Le Bagnese-Tottegalli con lobiettivo di migliorare i collegamenti interquartiere. Per quanto concerne il sistema della viabilit primaria, completano il quadro di riferimento programmatico per il Piano Strutturale la viabilit lungo il canale Macinante, per il collegamento fra il Viadotto dellIndiano, via Pistoiese e larea di

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Porta a Prato, pensata per lalleggerimento dei traffici intensi sullAsse di via di Novoli e via Baracca. Tale asse viario dovr collegarsi con il nuovo by pass a nord di Brozzi (via Pistoiese via dei Cattani) completando cosi la rete della viabilit primaria del settore ovest fino allo svincolo autostradale A11 di Sesto Fiorentino. Inoltre si prevede il raccordo viario con la nuova circonvallazione nord. Il programma di tranvie, gi approvato ed in fase di attuazione, prevede la realizzazione delle prime tre linee della rete principale: 1. la prima linea per il collegamento Scandicci-S.M.N., con 15 fermate lungo il tracciato di 7,5 Km; 2. la seconda linea per il collegamento Peretola Aeroporto-Stazione A.V.- Centro Storico P.zza della Libert, con 19 fermate lungo il tracciato di 9 Km; 3. I lotto della terza linea per il collegamento Careggi-Rifredi-Statuto-V.le Strozzi, con 9 fermate lungo il tracciato di 4.5 Km. Un secondo lotto di completamento della terza linea ne prevede il prolungamento verso la direttrice Campo di Marte Rovezzano e verso laltra direttrice V.le EuropaBagno a Ripoli (Cimitero Pino). Sempre nellambito del sistema della rete tramviaria, il Piano Strutturale prevede la realizzazione del tratto di completamento della rete principale, verso il Polo Scientifico Universitario di Sesto Fiorentino.

8.4.3 Ristrutturazione del Trasporto Pubblico Locale su gomma e linee tranviarie Nel 2006 ATAF ha effettuato uno studio molto dettagliato sul sistema tranviario fiorentino e la nuova rete di TPL su gomma nella quale stata ipotizzata una consistente ristrutturazione della rete di trasporto pubblico locale attuale, effettuando quelle modifiche ritenute necessarie per la nuova funzione adduttrice e di integrazione nei confronti delle tranvie eliminando le sovrapposizioni macroscopiche tre le linee su gomma e le linee tranviarie. Di seguito vengono elencati i principi informatori della nuova rete: 1. Centralit della rete tranviaria 2. Mantenimento dellaccessibilit del centro tramite la rete di autobus dalle zone non servite dal tram 3. Creazione di nodi di interscambio attrezzati esterni alla zona centrale di smistamento per le principali destinazione dellarea metropolitana fiorentina (zona centrale, Novoli, Rifredi - Careggi) 4. Mantenimento e rafforzamento della rete tramite busvia (Flash lines), in particolare per gli itinerari nella parte Est 5. Sviluppo dellintegrazione intermodale (ferrovie, parcheggi, gomma) 6. Estesa pedonalizzazione del centro storico. Varianti del tracciato tranviario considerate Ipotesi infrastrutturali e di viabilit Nella creazione della nuova rete di TPL su gomma si sono considerati come assi portanti della nuova struttura prima di tutto le linee tranviarie, apportandovi per alcune modifiche coerentemente con le indicazioni pi recenti emerse dai principali tavoli

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tecnici che stanno lavorando sulla progettazione sia della nuova rete che della correlata viabilit. Altri punti fondamentali considerati sono lestensione e la delimitazione delle aree da proteggere allinterno della zona centrale (con differenti livelli di pedonalizzazione), nonch i potenziali punti di interscambio ferro-ferro, ferro-gomma e gomma-gomma; tali punti costituiranno necessariamente i principali snodi della mobilit pubblica futura, in unottica di massimo sfruttamento delle potenzialit della nuova rete tranviaria, garantendo al contempo le migliori condizioni possibili di spostamento per gli utenti. In questottica, sar necessario che questi punti siano attrezzati nel miglior modo possibile, sia funzionalmente che in termini di arredo urbano e servizi collaterali. Uno degli obiettivi principali del nuovo assetto della mobilit fiorentina sar preservare le aree di rilievo ambientale e paesaggistico dallinvasione del traffico, in particolare larea del centro storico di Firenze. Ci vuol dire anche limitare i percorsi del TPL tradizionale, per cui si assunta lipotesi di mantenere solo alcuni percorsi di penetrazione/attraversamento, sotto riportati in ordine antiorario a partire da Est: - staffa via dellAgnolo via Ghibellina - percorso via della Colonna piazza San Marco, con un carico di linee limitato in entrambi i sensi - via Lamarmora via Cavour - percorso via XXVII Aprile piazza Indipendenza - via Nazionale/via Ridolfi - via Valfonda in uscita dalla Stazione - via della Scala in ingresso verso la Stazione - staffa via Romana via Maggio - via Tornabuoni via de Pecori via Vecchietti via Strozzi via della Vigna Nuova via de Serragli. Vista la nuova struttura di rete, che va ad incrementare gli interscambi ferro-gomma in modo da valorizzare al massimo la nuova rete tranviaria e al contempo diminuire la pressione veicolare sullarea centrale, i poli di interscambio modale avranno un ruolo centrale nella mobilit metropolitana, per cui dovranno essere progettati in maniera attenta ed adeguata sia dal punto di vista funzionale e viabilistico, che di arredo urbano e dei servizi complementari. La nuova rete sar articolata su quattro livelli: - Linee forti di collegamento interne a Firenze con i nodi di interscambio; - Linee di collegamento radiali dai comuni esterni ai nodi di interscambio; - Linee di ricuciturainterne al comune di Firenze; - Linee speciali e minori (ad esempio le linee scolastiche, linee notturne, linee interne ai Comuni ecc.). Le figure che seguono illustrano la nuova rete di TPL:

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LE LINEE FORTI

Linea 10 Linea 11 Linea 12 Linea 14 Linea 15 Linea 17

Torri Centro Cure Sorgane Centro Legnaia Coverciano Alberti Centro Bellariva Centro Firenze Nova Francia Alberti Libert Novoli Careggi Coverciano Centro Puccini

Linea 36/37 Tavarnuzze Galluzzo - Centro

LINEE DI COLLEGAMENTO RADIALI

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I COLLEGAMENTI INTERNI

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La nuova rete di TPL La nuova rete del TPL su gomma e i nodi di interscambio Uno dei principi informatori fondamentali della nuova rete del Trasporto Pubblico su gomma la realizzazione di una serie di nodi di interscambio attrezzati esterni alla zona centrale di smistamento per le principali destinazione dellarea metropolitana fiorentina (zona centrale, Novoli, Rifredi - Careggi). Tali nodi sono riportati nella figura che segue:

La nuova rete di TPL cosi ipotizzata prevede una percorrenza annua di circa 19.200.000 km, ovvero circa 4.000.000 km in meno rispetto la percorrenza della rete attuale che ammonta a circa 23.200.000 km (ATAF + Li-nea). Risparmi chilometrici maggiori e pi evidenti sulla rete di TPL su gomma si potranno avere con il completamento della rete tranviaria ad est (Bagno a Ripoli, Coverciano), e con i suoi prolungamenti ad Ovest. I tracciati delle linee tranviarie Scandicci-Careggi e Aeroporto-Libert prevedono uno sviluppo di circa 21 km ed una percorrenza annua di circa 2.730.000 km. Dallo studio effettuato nel 2006 sul sistema tranviario, emerge che, per raggiungere lobiettivo di 33 milioni di viaggi/anno, si dovr avere un incremento dei viaggi sul sistema del trasporto pubblico di poco superiore al 10%. Un tale aumento corrisponde ad una diminuzione di circa il 4% del traffico privato. Tale valore apparentemente non elevato non deve trarre in inganno, perch in realt, per ottenere un tale valore medio sullintera area metropolitana, si devono avere shift modali nelle zone coperte dalla tranvia anche superiori al 50%, perci ottenibili solamente con politiche di restrizione sulluso del mezzo privato (divieti, tariffazione della sosta, ecc.).

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8.4.4 Mobilit Alternativa Il Comune di Firenze si impegna alla definizione, nel contratto per laffidamento dei servizi di trasporto pubblico su gomma, degli obiettivi economici e degli interventi di competenza delle Aziende di TPL e del Comune, necessari al perseguimento di politiche per la mobilit alternativa. Nellambito del necessario sviluppo del Piano per la Mobilit nellarea metropolitana della Toscana centrale, anche con riferimento al programma di cui alla ricordata Intesa del 27.10.2000 e allintesa fra Provincia di Firenze e Comune di Firenze di cui allallegato 2 all Aggiornamento dellAccordo Quadro stipulato il 27.7.1995 e allAccordo Integrativo del 3.3.1999 relativi al potenziamento e alla qualificazione del sevizio ferroviario regionale e metropolitano della Toscana Centrale del 15.02.2001, si dovr garantire lo sviluppo coordinato degli interventi infrastrutturali previsti e la mitigazione degli impatti sulla mobilit nella fase di cantierizzazione. Il P.U.M. (Piano Urbano della Mobilit) dovr proporsi come strumento di coordinamento in grado di sviluppare il livello qualitativo e quantitativo dei servizi di trasporto pubblici, assicurandone il coordinamento con le politiche territoriali ed evidenziando le criticit esistenti e le opportunit da cogliere con particolare riferimento alle modalit dintegrazione dei servizi pubblici ferro-gomma e ferro-ferro e alla funzionalit delle infrastrutture di interscambio, anche con mezzi di trasporto privati. Il Comune si impegna per lambito metropolitano allo sviluppo della progettazione definitiva del II lotto della terza linea tranviaria e dei progetti preliminari relativi alle diramazioni Peretola Universit-Sesto Fiorentino, Bagno a Ripoli-Ponte a Ema, nonch alla navetta Tavarnuzze-Certosa-Galluzzo-Firenze, per ci che riguarda lambito cittadino. Ulteriore impegno quello relativo allottimizzazione contestuale per: - Laggiornamento del Piano Urbano del Traffico e la sua evoluzione verso il Piano Urbano della Mobilit - La sicurezza stradale - La mobilit alternativa (mezzi elettrici e a metano, piattaforma di raccolta merci Transit point per la distribuzione in citt, ecc) - La bicicletta per vivere la citt - I piani di settore (Motorini ed Oltrarno) - La gestione delle cantierizzazioni - Linformazione In questottica risulta particolarmente interessante la proposta elaborata nellambito del Piano Strategico di Firenze di costituire una rete di mobilit elementare (intendendosi la mobilit pedonale e ciclabile e del disabile in carrozzella, attuata su percorsi urbani) e di sviluppare la rete dei percorsi ciclabili a livello urbano e territoriale, per favorire la mobilit in bicicletta e ridurre il traffico privato nellarea metropolitana. Il potenziamento di una rete di mobilit elementare dellarea metropolitana, pedonaleciclabile e per la disabilit viene assunto come obiettivo del Piano Strutturale. LAmministrazione Comunale in questi ultimi anni ha incentivato la mobilit ciclistica mediante la realizzazione di varie piste ciclabili protette e di posti sosta per bicicletta. La Regione ha contribuito allo sviluppo di tale sistema con i finanziamenti di cui alla L.R. 366/98. La rete dei percorsi ciclabili esistente deve essere risistemata e sono previsti ulteriori sviluppi dei tracciati; in particolare, oltre agli interventi gi programmati (P.R.U. S.

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Bartolo, Sorgane, Rifredi, Campo di Marte, Macinante e Porta Romana), allattivazione del servizio di noleggio Bici Centro e alla realizzazione di nuovi posti sosta per bici, si aggiungono alcuni tracciati, per circa 18 Km di sviluppo, oggetto di studio progettuale dellUfficio del Piano Urbano del Traffico. A tale proposito lA.C. ha dato seguito agli impegni su riportati elaborando a cura dellAssessorato allAmbiente, Direzione Mobilit, Ufficio Mobilit Alternativa, le Linee Guida del Piano di Settore delle Piste Ciclabili che stato approvato con D.C.C. n. 74 del 20.07.2005. Tale studio stato acquisito agli Atti del Piano Strutturale ed alla base della successiva elaborazione prodotta e rappresentata nella cartografia di progetto allegata a questo documento. Per quanto concerne la disabilit stata prodotta la mappa di accessibilit urbana, ad opera di un gruppo di studio istituito in collaborazione tra le Direzioni Urbanistica e Mobilit, che stata acquisita dallA.C. con Delibera di Presa dAtto n. 45 del 13.04.2006 come anticipazione dellindagine che dovr estendersi a tutto il territorio comunale e che, ai sensi della L.R. 5/95 e sue modifiche, far parte del Regolamento Urbanistico del nuovo P.R.G. 8.4.5 Il Sistema aeroportuale di Firenze In riferimento alla necessit di garantire laccessibilit allarea fiorentina dallesterno e il miglioramento delle comunicazioni internazionali, lAeroporto A.Vespucci di Firenze costituisce una risorsa, in termini infrastrutturali, di rilevanza strategica. Questo ha contribuito, nellultimo decennio in particolare, a migliorare i collegamenti internazionali di Firenze e dellarea metropolitana. Anche il Piano Strategico, nellambito dei progetti presentati nel luglio 2002, in questa prospettiva raccomanda lapprofondimento di due proposte: il miglioramento dei servizi offerti dallAeroporto e una pi efficace integrazione tra lo scalo fiorentino e quello di Pisa. Nella prospettiva di mantenere e sviluppare lattuale capacit di servizio si pone quindi la necessit di interventi diversi, da programmare in tempo. In primo luogo dare attuazione agli interventi gi previsti e volti a garantire una migliore compatibilit tra la struttura esistente, da migliorare in termini di funzionalit ed efficienza, ed il contesto urbano ed ambientale considerata la particolare ubicazione dellAeroporto; in secondo luogo cercando una migliore integrazione con lAeroporto di Pisa in funzione di una migliore organizzazione del Polo Aeroportuale Toscano. Tuttavia i caratteri fisici e orografici del sito di Peretola, la mancanza di spazio e i vincoli urbanistici e ambientali che interessano la Piana fra Firenze e Prato, impongono una strategia di adeguamento degli impianti e delle attrezzature che non oltrepassi una determinata soglia di espansione. Gli interventi progettati da A.d.F. S.p.a. nellambito del Piano di sviluppo aeroportuale 2001-2010 (Master Plan), per il quale stata conclusa di recente la procedura di valutazione dellImpatto Ambientale (V.I.A.) da parte del Ministero dell Ambiente, assumono come scenario di riferimento un incremento passeggeri/annuo fino a 2.700.000 come limite massimo di sviluppo delle sue strutture operative. L approvazione dei progetti attuativi, collegati con il piano di sviluppo aeroportuale (Master Plan) consentir la realizzazione di una serie di interventi tra cui in particolare, in una prima fase, lespansione del sedime aeroportuale per la realizzazione della bretella di rullaggio sul lato est e del bacino di laminazione per la riduzione del rischio idraulico sul lato ovest; oltre a queste sono previste una serie di opere di adeguamento della pista, dei piazzali, opere di urbanizzazione dellarea ovest e il primo modulo della

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nuova aerostazione, che verr successivamente completata con la riqualificazione della aerostazione partenze e la dotazione di nuovi parcheggi multipiano. In questo contesto, ove previsto un notevole impegno economico-finanziario per la qualificazione complessiva dello scalo aeroportuale, si rende indispensabile realizzare migliori collegamenti con il centro di Firenze e larea metropolitana (linea F.S. FiOsmannoro-Campi e nuova fermata F.S., terminal tranvia Aeroporto-SMN-Piazza della Libert, parcheggio aeroporto) e sviluppare una piena armonizzazione con il nuovo insediamento urbanistico della Piana di Castello.

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Allegato A

Allegato B

Allegato C