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Il convegno Lavoro in Valle Brembana con le parole chiave occupazione, solidariet, ambiente comunit si proposto un orizzonte ambizioso nei

i contenuti, mantenendo lobiettivo concreto di creare strumenti per una capacit di iniziativa condivisa nella valle, in primo luogo strumenti per conoscere il territorio in tutte le sue differenze. Il convegno stato dedicato ad Alex Langer e non poteva che essere cos. Proviamo a renderne conto nelle righe che seguono tramite una narrazione che intreccia i contributi offerti al dibattito, nel tentativo di illustrare lorizzonte aperto dei temi e delle pratiche, di offrire un minimo di indicazioni per il proseguimento del lavoro nel quale i contenuti espressi nel convegno dimostrino la propria validit ed efficacia. Iniziamo con due citazioni dallintervento scritto inviato al convegno da Annibale Salsa, la cui densit impossibile da riassumere.
Il confronto fra reale e virtuale, nella nostra societ globalizzata e tecnocratica, deve sempre fare i conti con lorizzonte del limite (materiale, morale, economico, ecologico), in particolare in montagna. Ne consegue la separazione lacerante fra individuo e comunit. Ma proprio nelle terre alte si hanno alcune risposte alle domande fondamentali della vita (lavoro e sopravvivenza) e dellesistenza (coscienza e conoscenza). Nuovi sono i bisogni di montanit, provocazioni a fronte della finanziarizzazione delleconomia, della sottovalutazione del lavoro, della perdita della dimensione comunitaria imposte alla gente alpina. ()

Le Alpi hanno gi avuto nel passato ruoli decisivi per la messa a punto di strategie di adattamento di nuove comunit umane, grazie a politiche di governance territoriali da parte di soggetti che guardavano alle terre alte attraverso nuove prospettive. Dopo tanti anni di emarginazione della montagna alpina, percepita nei secoli XIX e XX quale barriera politico-militare (terreno di guerra) o spazio ludico-sportivo (terreno di gioco), un ripensamento radicale si impone in tempi non pi differibili.
Dellintervento di Roberto Togni, intreccio di riflessioni e citazioni, estraiamo una citazione. Paul Guichonnet (Svizzera e Francia) afferma che la situazione delle Alpi preoccupante al punto da permettere di coniare un nuovo termine: la desalpinizzazione cio la snaturalizzazione alpina, il degrado naturalistico, urbanistico ed antropologico, frutto tra laltro della espropriazione decisionale delle popolazioni alpine da parte della pianura. () Occorre abbandonare l'ideologia delle Alpi nazionali e andare verso un'irreversibile entit globale, sovranazionale delle medesime comunitariamente considerate, senza sguardi nostalgici e sterili denunce. Conviene inventare una agricoltura alpina che utilizzi i valori del passato e tuteli lo spazio montano. Il cambiamento sar favorito dalla scuola, dall'universit, dagli organismi culturali. Ed il commento. Oggi non mancano affermo io - sintomi positivi, nuove consapevolezze culturali, ricerche di radici. Infatti la gente di montagna, dopo lemigrazione coatta verso la pianura o la citt, avverte lo sradicamento ed alla ricerca della propria antica anima contadina, pastorale, paesana, troppo frettolosamente rimossa. Ne consegue una vasta fioritura di associazioni, collezioni, musei agricoli, etnografici ed ecomusei che comportano reciproci coinvolgimenti con: scuole, biblioteche, associazioni ambientaliste e naturalistiche, tradizioni, artigianato, piccole industrie compatibili con lambiente, turismo alternativo, tutela e pianificazione partecipata del territorio, parchi, ecomusei, agricoltura, allevamento, pastorizia, transumanza.

Enrico Camanni ha proposto il ribaltamento del punto di vista sulla montagna proponendo le Alpi come luogo della modernit dove si possono sviluppare attivit di ricerca, resa possibile dalle nuove forme possibili di produzione sviluppo tecnologico, dagli assetti della comunicazione, come ripreso da Mario Agostinelli. Questo ribaltamento di prospettiva nucleo fondante delle proposte emerse dal convegno. Si scioglie il paradosso della visione della montagna come bel posto del buon tempo andato utilizzata come parco giochi. Si pu invertire il percorso storico che portava gli abitanti della montagna (i vinti di Nuto Revelli) verso le citt della pianura dove cera il lavoro ed il benessere, mentre gli abitanti della pianura colonizzavano la montagna. La montagna in salita - dice Agostinelli- richiede molta energia per risalire le valli e colonizzare le montagne, quell energia a basso costo dalle fonti fossili che muoveva tutta la civilt industriale: quellenergia a basso costo non pi disponibile. Le valli, la bassa valle assorbita nel tessuto produttivo della pianura, lalta valle colonizzata dalle seconde case e dagli impianti, un modello

industriale, immobiliare e turistico in totale fallimento, sono in crisi ormai da anni anche le pi rinomate localit sciistiche. Si pone come necessaria la ricerca della riconversione di un sistema di rapporti sociali fallimentari e secondo Guido Viale lorizzonte quello della riconversione ecologica, nel quale lapproccio allambiente non specifico, parziale, ma approccio globale a tutti i problemi che ci riguardano e pone al centro di tutte le discipline e tecniche il territorio del quale sottolinea due aspetti fondamentali. Il primo la sua estrema differenziazione e metterlo al centro significa salvaguardare e valorizzare queste differenze, Il secondo sono i suoi abitanti, le comunit che lo abitano a loro volta fortemente differenziate capaci quindi di esprimere una molteplicit di saperi, i quali peraltro spesso vanno recuperati, poich stato distrutto il tessuto sociale entro cui si riproducevano con un lavoro al limite di tipo archelogico, facendo emergere un sapere latente dei territori. Con ci riprendendo lavvertimento di Camanni che sottolinea anche la perdita di saperi, la devastazione stata non solo ambientale, ma anche culturale e sociale; territori fortemente strutturati sono quelli di pi difficile riconversione, costellati di fabbriche dismesse, infrastrutture, seconde case, impianti mentre relazioni sociali, saperi e culture hanno subito analoghe perdite e disgregazione. Nella seconda parte Giacomo Invernizzi (assessore a Corna Imagna), a partire dalla sua esperienza in Valle Imagna ci invita a considerare i territori abbandonati nella crisi, come territori liberi, sgombri da dinamiche dei poteri forti, sottratti alla loro attenzione occasione quindi per forme di cooperazione, mutualismo, solidariet, assunzione di responsabilit verso il territorio e le comunit. I percorsi concreti delle valli, dei territori alpini si presentano fortemente articolati, sono stati osservati da diverse angolazioni eppure era chiaro a tutti come la transizione epocale che stiamo vivendo sia una transizione globale, nella sua estensione al globo a nel coinvolgimento di ogni rapporto sociale, detto altrimenti la sostenibilit riguarda il pianeta ed assieme ogni territorio. Da Guido Viale lindicazione del pensare globalmente ed agire localmente laddove il pensare globalmente si oppone al territorialismo gretto, conservatore chiuso ad ogni rapporto con il resto del mondo- il quale peraltro, come ha fatto notare qualcuno, si tradotto nei programmi e nelle pratiche di governo nella riproposizione dei modelli tradizionali di sfruttamento delle risorse dei territori alpini. Uno splendido esempio di quanto si va dicendo stato proposto da Luigi Casanova e riguarda coltivatori provenienti dal Marocco che in Val Stagna hanno recuperato terrazzamenti abbandonati per la coltivazione del the, adottando terreni per nuove coltivazioni. Il nesso locale-globale si esprime nella sostenibilit e replicabilit delle pratiche, replicabili non in maniera meccanica, ma alla radice nella logica che ne garantisce la sostenibilit, data dalla piccola dimensione, dal decentramento dalla diffusione capillare, dalla prossimit dei luoghi del consumo a quelli della produzione. Un pensare ed un agire che si costruisce nelle pratiche locali, nella emersione dei saperi locali, nella condivisione di conoscenze sulle interdipendenze globali e che in rete globale sono prodotte. Un agire che produce comunit. Il termine comunit non si vissuto nel confronto come un mito intangibile, un richiamo nostalgico o peggio una dimensione totalizzante. Si richiamato e praticato un lavoro di ricostruzione del senso e dellutilit del termine, nella realismo della descrizione dei territori e delle comunit reali, nel suo fondamento dentro pratiche reali dalle reti di imprese agricole ed artigiane della Valle Imagna alla pratica del conflitto, della solidariet della produzione di nuova conoscenza in Val di Susa, nellappartenenza di ognuno di noi ad una pluralit di comunit. Al senso di appartenenza ad una comunit estesa e plurale ci si riferiti affrontando il tema della trasformazione di tutta la regione alpina, dove si riproposta la tensione positiva tra un globale ed una molteplicit di localit, che sottendeva alle ragioni dellindizione del convegno. Lintervento di Luigi Casanova (vice-presidente di CIPRA Italia, rete di associazioni dellarco alpino) ha fornito un quadro di

riferimento sulle politiche in ambito europeo e sulla rete di pratiche che innerva i territori alpini. Di importanza fondamentale la Convenzione delle Alpi (www.alpconv.org ) entit con valore giuridico, che -occupandosi mobilit, energia, suoli, foreste, cultura e popolazione- interviene sulla regione alpina (una delle quattro macro regioni che la comunit europea sta istituendo: Baltico, Danubio, Adriatica, Regione Alpina) la cui estensione ospita 14 milioni di abitanti, ma arriva a circa 70 milioni con le pianure annesse. Listituzione della regione alpina nasce dalla consapevolezza del cambiamento epocale che la investe, costituisce un interesse nazionale per ognuno dei paesi coinvolti, a seconda che siano o meno al lavoro i giardinieri che nelle proprie attivit se ne prendono cura, essa fonte di sicurezza o di estrema incertezza per le metropoli ed i territori di pianura, ad essa indissolubilmente legati. La riconversione di ogni valle e territorio alpino, dentro la crisi dei modelli di sviluppo che li hanno caratterizzati, si inscrive in un investimento strategico che ogni paese e la comunit sovranazionale deve adottare: ancora una volta quel rimando da globale al locale e viceversa da praticare a tutti i livelli istituzionali. Continuiamo ad intrecciare esempi di buone pratiche ad analisi e progetti. La montagna possiede una grande energia potenziale, dice Mario Agostinelli, ed una complessit orografica ed ambientale che permette lintegrazione di forme diverse di produzione energetica, che solo chi conosce il territorio in grado di valorizzare, rendendo le comunit autosufficienti ed in grado di cooperare tra loro. I fiumi -risorsa energetica, risorsa idrica- sono stati oggetto di competizione tra la produzione idroelettrica, secondo la logica dei grandi impianti, e le necessit irrigue dellagricoltura di pianura, mentre la montagna deve rivendicare i propri bisogni, articolando tutte le proprie potenzialit produttive. La potenzialit energetica dei rilievi ed il lavoro necessario a risalirli rende del tutto non conveniente laffidarsi al solo trasporto individuale, anche in montagna non solo nelle aree metropolitane ha senso studiare e realizzare nuovi sistemi per la mobilit a partire da considerazioni elementari sui costi energetici dei diversi mezzi. Il lavoro stesso richiede una diversa definizione e organizzazione, riguardo alla capacit di valorizzare tutte le risorse del territorio, di intervenire nella mutevolezza degli eventi metereologici, dei cambiamenti stagionali, degli effetti dei mutamenti del clima, per avere cura del territorio e dei fiumi. In particolare la complessit dei flussi energetici, richiede di essere capaci valorizzare ogni nicchia e configurazione, richiede di attivare in loco una pluralit di competenze e figure professionali, dalla progettazione alla manutenzione. Il richiamo da pi parti alla cooperazione tra le diverse forme di attivit, rimanda ad un tessuto di attivit e relazioni a grana fine nel quale fattore indispensabile la qualit e la cura delle relazioni interpersonali, qualit soggettive, che producono la cultura delle comunit ed in essa si riproducono, sono condizione necessaria dellinnovazione. Se Guido Viale ha richiamato Alex Langer per rimarcare la necessit di un cambiamento soggettivo, in termini non solo di etica personale, ma di buone pratiche personali, altri dal pubblico hanno sottolineato la necessit della cura della persona dellindividuo, e con ci la rilevanza di tutte quelle attivit che hanno cura della persona, che garantiscono le condizioni di libera e completa espressione dellindividuo. Nella discussione stato sorprendente il costante rimando dalla dimensione locale a quella globale, da quella sociale a quella individuale, laddove la costruzione di comunit su scale diverse richiede comunque la valorizzazione delle relazioni interpersonali, lespressione e la responsabilit dellindividuo. Il principio fondamentale della sostenibilit la valorizzazione delle differenze, il non nuocere alle possibilit vitali, espressive e produttive di ogni ambito e forma di vita. A questo proposito le Guide Alpine, a partire dalla straordinaria conoscenza della montagna e delle sue forme di vita che loro propria, si sono proposte come agenti per lo sviluppo di un turismo a basso costo ed a basso impatto, purch si operi il rilancio della professione, si abbia cura della rete dei rifugi alpini, si realizzi lintegrazione con associazioni ed istituzioni. Con Giacomo Invernizzi riprendiamo la qualit soggettiva del lavoro, il legame tra le diverse forme di attivit dal volontariato al lavoro salariato, espressione di una intenzione e di una responsabilit nei

confronti della comunit e del territorio. Giacomo si aggira tra le contraddizioni, le lacerazioni prodotte dalla crisi, dalla storia dei rapporti sociali e propone la necessit di un carattere pubblico dellimprenditore, dellintrapresa privata. In un periodo di spreco di tante vite -di riduzione alla nuda vita ed anche meno- propone la valorizzazione delle pi diverse forme di cooperazione. Il suo discorso origina da esperienze concrete e porta alla creazione di una sorta di bene comune, una tensione continua tra interesse personale e nuove appartenenze, facendosi strada nella trama del lavoro salariato e del profitto, sottolinea la capacit di cooperazione di mestieri e professioni, legati tradizionalmente allespressione ed allorgoglio individuale, Rimanda ancora una vota ad una qualit soggettiva, la capacit di resistenza, qualit dei singoli, dei gruppi e delle comunit che si forma, si esprime nel conflitto inevitabile con la passivit e, la grettezza e la rassegnazione. Qualit che diventa assolutamente necessaria ad un certo punto di ogni percorso affinch quel percorso acquisti continuit e diventi irreversibile. Laltra faccia di questi percorsi la conquista della autonomia da bisogni indotti, che bloccano la capacit di riprogettare le proprie vite nei territori della crisi. Capacit di resistenza ed autonomia, autodeterminazione, che legano la crescita soggettiva ad un sistema di riproduzione decentrato diffuso differenziato e viceversa. Questa capacit di resistenza, questo senso di s si rafforzano nella conoscenza e nel riconoscimento reciproco, tra le diverse esperienze, comunit e territori. Il racconto ci riconduce al considerare la montagna come luogo della modernit ovvero luogo del superamento della crisi della modernit. Il punto di partenza la conoscenza condivisa del territorio, non posseduta da chi lo abita, dispersa tra mille punti di vista parziali e sconnessi, da qui la necessit conclamata di luoghi e dispositivi che stimolino la sollecitato ad esprimersi, a riproporsi nellincontro ricerca. Si rende possibile lincontro tra un sapere latente, disperso e frammento, spesso ridotto a riprodursi in ambiti chiusi, con nuove tecnologie e modelli di comunicazione e gestione delle conoscenze: sollecitato ad esprimersi nellincontro produce nuovi saperi inediti. Costruzione e condivisione della conoscenza prodotta da una pluralit di punti di osservazione ed esperienza nei confronti di un territorio a sua volta plurale. Qualcuno a suo tempo propose la creazione e formazione di agenti per lo sviluppo del territorio capaci di attivare i soggetti, le sinergie, le relazioni possibili di un territorio. La narrazione che il convegno ha avviato ha definito al suo interno molti dei caratteri, delle competenze e delle attivit da svolgere. Il centro di ricerca, il luogo a partire dal quale sollecitare la produzione e la condivisone della conoscenza del territorio, agisce come un agente per lo sviluppo, forma agenti per lo sviluppo, poich ogni persona che si attiva che coopera con altri deve acquisire alcune delle qualit e delle competenze di un agente per lo sviluppo, laddove il termine sviluppo ha da intendersi secondo quanto detto nel convegno. Citazioni finali. Il vice presidente della Assemblea della Comunit Montana e sindaco di Ornica, nel suo saluto ha citato lesperienza dellalbergo diffuso di Ornica, nata per iniziativa della cooperativa donne di Montagna. lOstello dei tasso che non solo ha ospitato il convegno ma sta subendo una trasformazione importante. Il sociologo Danilo Stagi ha descritto il progetto avviato il giorno stesso del convegno per un albergo per anziani autosufficienti, mentre Maurizio Colleoni ha illustrato due nuove iniziative. La prima lallargamento delle attivit della cooperativa che gestisce lostello al campo delle attivit boschive e delle biomasse, la seconda la collaborazione con ARCI Solidariet per dare continuit allattivit di ospitalit offerta ad alcune decine di profughi dalla Libia. Un ultima considerazione, se vero che come ha detto Ubaldo Gervasoni della Compagnia dei Libertari, che la crisi occasione di un cambiamento radicale, questo cambiamento rischiamo di subirlo senza determinarne il segno. Il peggioramento delle condizioni di vita di milioni di persone, lo spettacolo

quotidiano dellimmiserimento e della perdita della speranza obbligano tutti a noi a dare un seguito con azioni condivise, dopo aver cominciato a condividere riflessioni, progetti ed esperienze.