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la Repubblica

DOMENICA 7 LUGLIO 2013

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R CULT

ILMUSEO DEL MONDO


MELANIA MAZZUCCO
FOTO DI BASSO CANNARSA

LARTISTA

Henri Rousseau (1844-1910), pittore francese. Si dedica alla pittura da autodidatta, copia le opere del Louvre. La sua poetica ingenua, il suo mondo di fantasia e colori, influenza i simbolisti, Picasso e Gauguin

KLEE Ad Parnassum (6 gennaio)

GRNEWALD Crocifissione (5 maggio)

BEATO ANGELICO Annunciazione (13 gennaio)

OKEEFFE Black Iris (12 maggio)

KOKOSCHKA La sposa del vento (20 gennaio)

DEGAS La stiratrice (19 maggio)

ACHEROPITA Il Santissimo Salvatore (27 gennaio)

PISANELLO San Giorgio e la principessa (25 maggio)

POLLOCK Full Fathom Five (3 febbraio)

KANDINSKY Lirica (2 giugno)

RAFFAELLO Ritratto di Leone X (10 febbraio)

GOYA Cane (9 giugno)

BCKLIN Lisola dei morti (17 febbraio) HOPPER Cinema (16 giugno) DI COSIMO La morte di Procri (24 febbraio)

MONDRIAN Lalbero grigio (3 marzo)

Il Sogno di Rousseau il Doganiere ultimo, grandioso fuoco dartificio

MICHELANGELO La creazione di Eva (23 giugno)

BACON Due figure nellerba (30 giugno)

CORREGGIO Giove e io (10 marzo)

MATISSE Violinista alla finestra (17 marzo)

GIOTTO Resurrezione di Lazzaro (24 marzo)

DE STAL Footballeurs (31 marzo)

LEONARDO Uomo vitruviano (7 aprile)

CZANNE La montagna Sainte-Victoire (14 aprile)

TIEPOLO Leducazione di Maria (21 aprile)

BURNE-JONES Il destino compiuto (28 aprile)

isogna saper finire. Lepilogo di una storia, di una vita, di una carriera non meno importante del suo inizio. Lultimo quadro sempre pi significativo del primo. La storia della pittura ci ha consegnato capolavori incompiuti o tenuti segreti: sorprendenti ed estremi. Ci ha rivelato vecchiaie incandescenti e rivoluzionarie, come quella di Michelangelo e Tiziano, che giunsero giovani allet decrepita. Vecchiaie inaspettate e creative, come quella di Munch, o solitarie e amare, come quella di Piero di Cosimo storpiato dalla paralisi o di Degas cieco. Lepilogo del Doganiere Rousseau insieme patetico e glorioso contradditorio come la sua vita. La fine delluomo fu triste. Bench a Parigi conoscesse tutti, viveva solo: vedovo due volte, una figlia estranea e lontana, una fidanzata attempata che lo rifiutava a causa della reputazione ridicola e delle condanne penali. Si trascur, per ricoverarsi allospedale troppo tardi. I medici lo considerarono un indi-

gente alcolizzato. Bench negli ultimi tempi avesse invitato in casa sua tutti gli artisti di Montmartre, al cimitero lo accompagnarono in sette. Fra loro, il pittore anarchico Paul Signac. Di Rousseau si rideva, scrisse un giornalista italiano che partecip a quelle strambe serate: ma non si poteva piangere. In casa sua anche se aveva cominciato a vendere qualche quadro non si trov un soldo per pagare il funerale, n la tomba. Lo misero in una fossa comune. La fine dellartista invece fu uno spettacolare fuoco dartificio. Nel 1910, a 66 anni, il Doganiere debitore del soprannome allo scrittore patafisico Alfred Jarry realizz il suo quadro pi ambizioso. Si prese tutto il tempo per completarlo. Ad Ardengo Soffici, che visitava il suo studio, comunic trionfante di aver impiegato ben 50 tonalit di verde. Poi lo espose al Salon des Indpendants, cui partecipava da 25 anni con fedelt degna di miglior premio. Il Sogno era la summa fiabesca, sgargiante e trasognata dellopera di una vita. Il quadro era accompagnato da 8 versi. Rousseau si sognava anche scrittore, e pi volte aveva provato a farsi rappresentare nei teatri parigini. Spesso scriveva didascalie per i suoi quadri come i pittori del Medioevo per svelare le allegorie e i donatori degli ex voto la grazia ricevuta.

La poesiola dice cos: Yadwigha in un bel sogno / essendosi dolcemente addormentata / sentiva il suono di una musetta / da un incantatore ben intenzionato suonata / mentre la luna riflette / sui fiori, gli alberi verdeggianti / i selvaggi serpenti prestano ascolto / alle gaie note dello strumento Dunque il quadro rappresenta un sogno. Quello di Yadwigha, la sensuale polacca che anni prima gli era stata modella e amica. Il Doganiere laveva gi dipinta. Tutto ci che convoc in questo quadro, aveva gi dipinto. La fredda luna, gli enigmatici animali selvaggi, anche il nero incantatore di serpenti (per in vesti femminili, nel 1907). La giungla poi ben 26 volte. Una giungla immaginaria come la Malesia di Emilio Salgari: Rousseau, che a 19 anni, per scampare al carcere dopo un furto di 20 franchi, si era arruolato volontario, non aveva mai viaggiato, e solo per vantarsi coi pittori intellettuali di Montmartre sinvent di aver combattuto in Messico. Non aveva mai visto una liana, n un uccello del paradiso, le felci solo al Jardin des Plantes e la pantera in un albo illustrato dei grandi magazzini Lafayette. Fra le pareti delle stamberghe in cui viveva poveramente prima con lo stipendio da commesso del dazio, poi da baby-pensionato ricreava mondi misteriosi, in cui acquattarsi come un leone nella giungla. A volte si immergeva

talmente nel labirinto della vegetazione dipinta da soffocare: doveva interrompersi, e spalancare la finestra. La sua giungla esotismo devasione. un paradiso perduto, nemmeno intravisto, disperatamente bramato. Ma anche claustrofobica, vagamente minacciosa come il mondo reale che lo assediava coi debiti, la tisi, la morte. Il Sogno trascende le giungle, gli esploratori, i bufali, le scimmie, le tigri e gli uccelli che il Doganiere aveva dipinto fino a quel momento. C una novit sbalorditiva: il divano. Stile Luigi Filippo, col velluto rosso consunto. Assurdo nella foresta equatoriale come lombrello sul tavolo della sala operatoria teorizzato da Lautramont e poi dai surrealisti. Ma per Rousseau era solo un elemento realistico: Yadwigha, Venere o Maja desnuda dei poveri, dorme nel suo salotto. Nellopera del Doganiere, gli oggetti acquistano unevidenza allucinatoria proprio perch sono tutto. Rousseau non si interessa ai problemi teorici, allatmosfera o alla luce. Vuole solo raffigurare persone, animali, fiori, frutti. Come li vedesse per la prima volta. Alla fine, questo quadro non racconta il sogno di Yadwigha, ma quello di Rousseau: essere un vero artista. Aveva iniziato a dipingere a 41 anni, da autodidatta, e non aveva pi smesso. Tetragono allo scherno dei pa-

renti, dei vicini, dei critici che paragonavano i suoi quadri agli scarabocchi di un bambino, o alle insegne dei negozi. A venderli non riusciva, ma se li regalava, tutti li distruggevano: la figlia, che se ne vergognava, ma anche linfido amico Jarry, che us il suo ritratto come bersaglio. I pittori davanguardia si divertivano alle spalle di quel buffo e cerimonioso pensionato che credeva di essere il pi grande artista moderno. E anche se i suoi quadri primitivi ricordavano larte popolare o tribale, e le stampe giapponesi che tanto li entusiasmavano, non lo consideravano uno di loro. Picasso gli organizz una cena-beffa pi crudele di quella del Brunelleschi al Grasso Legnaiolo. Il Doganiere fingeva di non capire. Non era stupido, piuttosto furbo, col gusto della mistificazione (nel 1909 fu condannato per truffa). Accettava la parte del naf, e continuava a dipingere quadri che sconcertavano per il disegno goffo e maldestro, la mancanza di proporzioni e prospettiva, le figure piatte, senza volume e senza peso, la luce irreale, lassenza di ombre, i colori selvaggi. Tutti trovarono bello il Sogno, che finalmente lo vendic. Ci che prima era parso difetto affascinava qui come la melodia dellincantatore: lasciate dormire il Doganiere, la pittura gli si arresa.
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LOPERA
Henri Rousseau: Il sogno (1910), New York MoMA olio su tela 204,5 x 298,5 cm