Sei sulla pagina 1di 176

Sant'Agostino LA GRAZIA E IL LIBERO ARBITRIO [A VALENTINO E AI SUOI MONACI] Oscurit dell'argomento. 1. 1.

Molto ormai abbiamo discusso a motivo di quelli che nella loro predicazione osano negare la grazia di Dio e si provano ad eliminarla per rivendicare il libero arbitrio dell'uomo. Eppure per mezzo di questa che noi siamo chiamati a lui e veniamo liberati dai nostri demeriti; per mezzo di questa ci acquistiamo i meriti positivi con i quali pervenire alla vita eterna. Quanto il Signore si degnato di donarci lo abbiamo affidato agli scritti. Ma alcuni sostengono la grazia di Dio in maniera tale da negare il libero arbitrio dell'uomo, o pensano che sostenendo la grazia si neghi il libero arbitrio; per questo motivo, spinto dal reciproco sentimento di affezione, mi sono preoccupato di indirizzare qualcosa per iscritto alla Carit tua, fratello Valentino, e di voi tutti che insieme servite Dio. Infatti mi sono state portate notizie a vostro riguardo, fratelli, da parte di alcuni che appartengono alla vostra comunit e che da essa sono venuti presso di noi; poich su tale questione avete delle divergenze, abbiamo approfittato di queste stesse persone per indirizzarvi il nostro scritto. Dunque, o carissimi, perch non vi turbi l'oscurit di questo problema, vi esorto in primo luogo a rendere grazie a Dio di quelle cose che comprendete; ma qualunque cosa vi sia a cui lo sforzo della vostra mente non possa ancora pervenire, osservando la pace e la carit fra di voi, pregate dal Signore di capire. E finch egli stesso non vi guidi a quei punti che ancora non capite, camminate l dove avete avuto le forze di pervenire. A ci ammonisce l'apostolo Paolo, il quale, dopo aver detto di non essere ancora perfetto, poco dopo afferma: Tutti noi dunque, che siamo perfetti, cos che dobbiamo pensare; cio, che noi siamo s perfetti, ma non in maniera tale da essere gi arrivati alla perfezione che ci sufficiente; e poi aggiunge: E se su qualche cosa la pensate diversamente, Dio vi conceder la rivelazione anche su questo; tuttavia, nel punto a cui siamo giunti, l continuiamo a camminare 1. Camminando infatti l dove siamo giunti, potremo arrivare anche al punto a cui non siamo ancora pervenuti; sar Dio a darci la rivelazione se in qualcosa la pensiamo diversamente, a patto che non abbandoniamo ci che ci ha gi rivelato.

L'uomo in possesso del libero arbitrio: le Scritture sottraggono la scusa dell'ignoranza. 2. 2. D'altra parte per mezzo delle Scritture sue sante ci ha rivelato che c' nell'uomo il libero arbitrio della volont. In qual maniera poi lo abbia rivelato, ve lo ricordo non con le mie parole umane, ma con quelle divine. In primo luogo gli stessi precetti divini non gioverebbero all'uomo, se egli non avesse il libero arbitrio della propria volont per mezzo del quale adempie questi precetti e giunge quindi ai premi promessi. Infatti essi sono stati dati per questo, perch l'uomo non potesse addurre la giustificazione dell'ignoranza, come il Signore dice nel Vangelo riguardo ai Giudei: Se io non fossi venuto e non avessi parlato a loro, non avrebbero alcun peccato; ma ora non hanno giustificazioni per il peccato 2. Di quale peccato parla, se non di quello grande che Egli, pronunciando queste parole, gi prevedeva in loro, cio quello della sua uccisione? E infatti non erano certo privi di ogni peccato prima che Cristo venisse presso di essi fatto carne. E' cos che dice l'Apostolo: Si discopre l'ira di Dio dal cielo contro ogni empiet e ingiustizia di quegli uomini che imprigionano la verit nella scelleratezza, perch ci che di Dio noto, loro svelato; infatti Dio lo manifest ad essi. Le sue perfezioni invisibili, a partire dalla creazione del mondo, per mezzo delle opere che sono state compiute, si scorgono attraverso l'intelletto; ed anche la sua sempiterna potenza e divinit, cos che sono inescusabili 3. In quale senso pu dire inescusabili, se non riferendosi a quella scusa che l'umana superbia ha l'abitudine di addurre: "Se avessi saputo, lo avrei fatto; non l'ho fatto appunto perch non lo sapevo"? Oppure: "Se sapessi, lo farei; non lo faccio appunto perch non so"? Ma questa scusa viene loro sottratta, quando si formula un precetto o quando s'impartiscono le cognizioni per non peccare. L'uomo non pu giustificarsi chiamando in causa Dio. 2. 3. Ma ci sono uomini che cercano di giustificarsi perfino mettendo avanti Dio stesso, e a loro dice l'apostolo Giacomo: Nessuno, quando tentato, dica: E' da Dio che sono tentato. Dio infatti non tentatore al male; Egli al contrario non tenta nessuno. Ma ognuno tentato perch attratto ed allettato dalla propria concupiscenza; poi la concupiscenza, quando ha concepito, genera il peccato; e il peccato, quando stato commesso, genera la morte 4. Sempre a coloro che vogliono scusarsi prendendo a giustificazione Dio stesso, risponde il libro dei Proverbi di Salomone: La stoltezza dell'uomo stravolge le sue vie; e invece nel suo

cuore egli accusa Dio 5. E il libro dell'Ecclesiastico afferma: Non dire: E' a causa del Signore che ho deviato; infatti tu non fare ci che Egli detesta. Non dire: E' perch Egli stesso mi ha tratto in errore; infatti Egli non ha bisogno di uomini peccatori. Il Signore odia ogni turpitudine e questa non cosa che si possa amare da parte di coloro che lo temono. Egli all'inizio cre l'uomo e lo lasci in mano al proprio consiglio. Se vorrai, osserverai ci che ti viene prescritto e la completa fedelt a ci che a Lui piace. Egli ti mette davanti il fuoco e l'acqua; stendi la mano verso ci che vorrai. Dinanzi agli occhi dell'uomo c' la vita e la morte, e gli sar data quella delle due che gli piacer 6. Ecco che vediamo espresso nella maniera pi lampante il libero arbitrio della volont umana. I precetti divini provano il libero arbitrio. 2. 4. E che significa il fatto che Dio ordina in tanti passi di osservare e di compiere tutti i suoi precetti? Come lo pu ordinare, se non c' il libero arbitrio? E quel beato di cui il Salmo dice che la sua volont fu nella legge del Signore 7, non chiarisce forse abbastanza che l'uomo perdura di propria volont nella legge di Dio? E poi sono tanto numerosi i precetti che in un modo o nell'altro fanno riferimento nominale proprio alla volont, come per esempio: Non voler essere vinto dal male 8; e altri simili, come: Non vogliate diventare come il cavallo e il mulo, che non possiedono l'intelletto 9; poi: Non voler respingere i consigli della madre tua 10; e: Non voler essere saggio di fronte a te stesso 11; Non voler trascurare la disciplina del Signore 12; Non voler dimenticare la legge 13; Non voler fare a meno di beneficare chi ha bisogno 14; Non voler macchinare cattiverie contro il tuo amico 15; Non voler dar retta alla donna maliziosa 16; Non ha voluto apprendere ad agire bene 17; Non vollero accettare la disciplina 18. Gli innumerevoli passi di questo genere nei Testi antichi della parola divina che cosa dimostrano, se non il libero arbitrio della volont umana? E anche i nuovi Libri dei Vangeli e degli Apostoli proprio questo che rendono chiaro, quando dicono: Non vogliate ammucchiarvi tesori sulla terra 19; e: Non vogliate temere coloro che uccidono il corpo 20; Chi vuol venire dietro di me, rinneghi se stesso 21; Pace in terra agli uomini di buona volont 22. E anche l'apostolo Paolo dice: Faccia quello che vuole, non pecca se sposa; ma chi ha preso una risoluzione nel suo cuore, non avendo necessit, ma anzi piena padronanza del proprio volere, e questo ha stabilito, di conservare la sua vergine, fa bene 23. Alla stessa maniera dice

ancora: Se faccio ci volontariamente, ne ricevo ricompensa 24; e in un altro passo: Siate sobri giustamente, e non vogliate peccare 25; poi: Come l'animo pronto a volere, cos lo sia anche nell'adempiere 26. E a Timoteo dice: Infatti dopo che hanno vissuto in Cristo fra le delicatezze, vogliono sposarsi 27; e altrove: Ma anche tutti coloro che vogliono vivere pienamente in Cristo Ges, soffriranno persecuzione 28; e a Timoteo personalmente: Non voler trascurare la grazia che in te 29; e a Filemone: Affinch il tuo beneficio non provenisse come da una necessit ma dalla tua volont 30. Ammonisce anche gli stessi schiavi a servire i propri padroni di cuore e con buona volont 31. Parimenti Giacomo esorta: Non vogliate dunque errare, fratelli miei, e mettere la fede del nostro Signore Ges Cristo in relazione a riguardi personali 32; e: Non vogliate dir male l'uno dell'altro 33. Allo stesso modo dice Giovanni nella sua epistola: Non vogliate amare il mondo 34; e cos tutti gli altri passi di tal genere. Quindi certamente quando si dice: Non volere questo o non volere quello, e quando negli ammonimenti divini a fare o a non fare qualcosa si richiede l'opera della volont, il libero arbitrio risulta sufficientemente dimostrato. Nessuno dunque, quando pecca, accusi Dio nel suo cuore, ma ciascuno incolpi se stesso; e quando compie un atto secondo Dio, non ne escluda la propria volont. Quando infatti uno agisce di proprio volere, allora che bisogna parlare di opera buona ed allora che per quest'opera buona bisogna sperare la ricompensa da Colui del quale detto: Render a ciascuno secondo le sue opere 35. L'ignoranza dei precetti divini non giustifica l'uomo. 3. 5. Dunque a quelli che conoscono i precetti divini, viene sottratta la giustificazione che gli uomini sono soliti far valere quando mettono avanti l'ignoranza. Ma non rimarranno senza castigo neppure quelli stessi che ignorano la legge di Dio. Infatti coloro che hanno peccato senza la legge, senza la legge periranno; ma quelli che hanno peccato nella legge, attraverso la legge saranno giudicati 36. E a me non sembra che le parole dell'Apostolo abbiano questo significato: coloro che peccando non conoscono la legge, subiranno una forma di castigo peggiore di quelli che la conoscono. Certo perire sembra cosa peggiore che venir giudicati, ma egli dice ci a proposito di pagani e Giudei; ora, se quelli sono senza la legge, questi invece la legge l'hanno ricevuta. Chi oser dunque dire che i Giudei, che peccano nella legge, non periranno, perch non hanno creduto in Cristo? E' un fatto che di essi detto: Saranno giudicati attraverso la legge. Ora senza la fede in Cristo

nessuno pu essere assolto; e perci non potr essere che uno il giudizio su di loro: essi periranno. Infatti se peggiore la condizione di coloro che non conoscono la legge rispetto a coloro che la conoscono, non sarebbe pi vero ci che il Signore dice nel Vangelo: Il servo che non conosce la volont del suo padrone e fa cose da meritare percosse, sar battuto moderatamente; ma il servo che conosce la volont del suo padrone e fa cose da meritare percosse, sar battuto assai 37. Ecco dove si dimostra che l'uomo consapevole pecca pi gravemente di quello inconsapevole. Eppure non per questo bisogna rifugiarsi nelle tenebre dell'ignoranza, in modo che ognuno possa cercare in esse la propria giustificazione. Infatti una cosa non aver saputo, e un'altra non aver voluto sapere. Certamente la volont che viene messa sotto accusa in colui del quale si dice: Non ha voluto apprendere ad agire bene 38. Ma anche se ci troviamo di fronte non all'ignoranza di chi non vuol sapere, ma di chi, per cos dire, non sa, questa pure non assolve nessuno dall'ardere nel fuoco eterno; e ci vale anche se uno non ha creduto perch non ha udito assolutamente nulla in cui credere. Se mai, in questo caso, arder in maniera pi mite. Infatti non senza causa stato detto: Riversa la tua ira sulle genti che non ti conoscono 39; e in questo senso si esprime anche l'Apostolo: Quando verr nel divampare del fuoco a trarre vendetta di quelli che ignorano Dio 40. Al contrario, per acquistare questa conoscenza e perch nessuno possa dire: Non ho saputo, non ho udito, non ho compreso, si chiama in causa la volont umana, quando si dice: Non vogliate essere come il cavallo e il mulo, che non possiedono l'intelletto 41. E' anche vero comunque che appare peggiore colui del quale si dice: Il servo ostinato non si potr correggere con le parole; infatti se capir, non obbedir 42. Quando poi l'uomo afferma: Non posso fare quello che viene ordinato, perch sono vinto dalla mia concupiscenza 43, gi a questo punto non adduce pi la giustificazione dell'ignoranza, n in cuor suo accusa pi Dio, ma riconosce in s il male e se ne duole; tuttavia a lui dice l'Apostolo: Non voler essere vinto dal male, ma vinci il male con il bene 44. E appunto se ad uno detto: Non voler essere vinto, si fa richiamo senza dubbio all'arbitrio della sua volont. Infatti volere e non volere appartengono alla volont dell'individuo. Per affermare il libero arbitrio non bisogna negare la grazia. 4. 6. C' per un pericolo: tutte queste testimonianze divine in difesa del libero arbitrio, e quante altre ve ne sono, senza alcun dubbio

numerosissime, potrebbero essere intese in maniera tale da non lasciare spazio all'aiuto e alla grazia di Dio, necessari per la vita pia e le buone pratiche alle quali dovuta la mercede eterna. Inoltre l'uomo nella sua miseria, quando vive bene e opera bene, o piuttosto si crede di vivere bene ed operare bene, potrebbe gloriarsi in se stesso e non nel Signore e riporre nella sua persona la speranza di vivere rettamente; allora lo coglierebbe la maledizione del profeta Geremia, che dice: Maledetto l'uomo che ha sperato nell'uomo e fa forza nella carne del braccio suo, mentre il suo cuore si allontana dal Signore 45. Comprendete, o fratelli, questa testimonianza del Profeta. Dato infatti che egli non ha detto: Maledetto l'uomo che ha speranza in se stesso, a qualcuno potrebbe sembrare che l'espressione: Maledetto l'uomo che ha speranza nell'uomo, vada presa nel senso che nessuno deve avere speranza in un altro uomo, ma in se stesso s. Dunque, per mostrare che l'avvertimento per l'uomo di non avere speranza neppure in se stesso, se prima ha detto: Maledetto l'uomo che ha speranza nell'uomo, poi aggiunge: e fa forza nella carne del braccio suo. Ha messo braccio per . Ma nel termine carne bisogna intendere la fragilit umana; e per questo fa forza sulla carne del braccio suo chi pensa che una potenza fragile e debole, come quella umana, gli sia sufficiente per bene operare e non spera aiuto nel Signore. Proprio perci aggiunge: e il suo cuore si allontana dal Signore. Di questo genere l'eresia pelagiana, che non di quelle antiche, ma sorta non molto tempo fa; contro questa eresia, dopo che si disputato tanto a lungo, c' stato bisogno di ricorrere ultimamente anche a concili episcopali, per cui ho voluto inviarvi una relazione non certo di tutti gli argomenti, ma almeno di qualche parte. Dunque noi per il bene operare non dobbiamo riporre la speranza nell'uomo, facendo forza sulla carne del braccio nostro, e il nostro cuore non si deve allontanare dal Signore, anzi gli dica: Sii il mio sostegno, non abbandonarmi e non spregiarmi, Dio, salvatore mio 46. Il libero arbitrio richiede il soccorso della grazia: testimonianze divine: 1) sulla continenza monastica; 4. 7. Fin qui, carissimi, abbiamo provato, con le testimonianze delle sante Scritture citate sopra, che per vivere bene e agire rettamente c' nell'uomo il libero arbitrio della volont; ma adesso vediamo anche quali siano le testimonianze divine sulla grazia di Dio, senza la quale nulla di buono possiamo compiere. E in primo luogo dir qualcosa proprio su ci che voi professate. Infatti non vi accoglierebbe questa

comunit nella quale vivete in continenza, se non disprezzaste i piaceri coniugali. E' qui il punto: quando i discepoli obiettarono ai ragionamenti del Signore: Se tale la condizione dell'uomo con la moglie, non conviene sposare, egli rispose loro: Non tutti comprendono questa parola, ma solo quelli ai quali concesso 47. Non forse al libero arbitrio di Timoteo che l'Apostolo rivolge la sua esortazione dicendo: Mantieni puro te stesso 48 ? E proprio riguardo a questo consiglio dimostra il potere della volont, quando dice: Non avendo necessit, ma anzi piena padronanza del proprio volere, di conservare la sua vergine 49. Eppure: Non tutti comprendono questa parola, ma solo quelli ai quali concesso. Infatti coloro ai quali non concesso, o non vogliono o non riescono a portare a termine ci che vogliono; mentre coloro ai quali concesso, vogliono cos da compiere ci che vogliono. Ora, il fatto che questa parola, che non compresa da tutti, sia compresa da alcuni, insieme dono di Dio e libero arbitrio. 2) sulla continenza coniugale; 4. 8. E proprio della pudicizia coniugale l'Apostolo dice precisamente: Faccia ci che vuole, non pecca se sposa 50; e tuttavia anche questo dono di Dio, poich la Scrittura dice: La moglie congiunta al marito dal Signore 51. Perci il Dottore delle Genti loda nella sua lettera sia la pudicizia coniugale, per mezzo della quale non si commettono adultri, sia la pi compiuta continenza, per mezzo della quale non si ricerca nessun rapporto carnale; e dimostra che sia questa sia quella sono un dono di Dio, quando nella lettera ai Corinzi esorta i coniugi a non sottrarsi a vicenda il debito coniugale. Dopo questa raccomandazione aggiunge: Vorrei certo che tutti fossero come me stesso, perch egli personalmente si asteneva del tutto da ogni rapporto; e subito dopo continua: Ma ciascuno ha da Dio il proprio dono, uno in un modo e l'altro in un altro 52. Nella legge di Dio ci sono moltissimi precetti contro le fornicazioni e gli adultri; cos'altro indicano se non il libero arbitrio? Non verrebbero certo impartiti se l'uomo non avesse una volont propria, con la quale obbedire alle norme divine. E tuttavia questo un dono di Dio, e senza di esso non si possono osservare le norme della castit. Perci si dice nel libro della Sapienza: Sapendo che nessuno pu essere continente se non lo concede Dio; e questo stesso apparteneva alla sapienza: sapere di chi fosse questo dono 53. Ma a non osservare questi santi precetti di castit, ciascuno tentato perch attratto ed allettato dalla propria concupiscenza 54. A questo punto se qualcuno dicesse: Voglio osservare la castit, ma sono vinto

dalla mia concupiscenza, la Scrittura risponde al suo libero arbitrio quello che ho gi detto sopra: Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene 55. Ma perch ci sia fatto, presta aiuto la grazia; e se questa nega il suo soccorso, la legge non sar null'altro che la forza del peccato. Infatti la concupiscenza cresce e riceve forze maggiori dalle proibizioni della legge, a meno che lo spirito della grazia non venga in aiuto. Questo quello che esprime ancora il Dottore delle Genti: Aculeo della morte il peccato e la forza del peccato la legge 56. Ecco per qual motivo l'uomo dice: Voglio osservare il precetto della legge, ma sono vinto dalla forza della mia concupiscenza. E quando si chiama in causa la sua volont, e si dice: Non lasciarti vincere dal male, a che gli giova questo, se la grazia non presta il suo soccorso per mettere in pratica l'intenzione? Ed secondo questo concetto che l'Apostolo prosegue; dopo aver detto: La forza del peccato la legge, subito aggiunge: Ma rendiamo grazie a Dio che ci d la vittoria per mezzo di nostro Signore Ges Cristo 57. Dunque anche la vittoria con la quale si vince il peccato nient'altro se non un dono di Dio, che in questa lotta aiuta il libero arbitrio. 3) sulla concupiscenza in generale. 4. 9. Per questo anche il Maestro celeste dice: Vegliate e pregate per non entrare in tentazione 58. Dunque ciascuno, lottando contro la sua concupiscenza, preghi per non entrare in tentazione, cio per non essere da quella attratto ed allettato. Ma non entra in tentazione, se vince con la volont buona la cattiva concupiscenza. Eppure non sufficiente l'arbitrio della volont umana, a meno che la vittoria non sia concessa dal Signore a chi prega per non entrare in tentazione. Che cosa in realt si manifesta pi chiaramente della grazia divina, quando si riceve quello che si prega? In effetti se il nostro Salvatore avesse detto: Vegliate per non entrare in tentazione, sembrerebbe ammonire esclusivamente la volont dell'uomo; ma quando aggiunge: e pregate, dimostra che Dio a fornire l'aiuto per non entrare in tentazione. Si rivolge al libero arbitrio l'avvertimento: Figlio, non trascurare la disciplina del Signore 59; e nello stesso tempo il Signore dice: Io ho pregato per te, Pietro, perch la tua fede non venga meno 60. L'uomo dunque riceve aiuto dalla grazia perch non sia inutile dare ordini alla sua volont. Anche la nostra conversione avviene per grazia di Dio... 5. 10. Quando Dio dice: Rivolgetevi verso di me e io mi rivolger verso

di voi 61, uno dei due elementi sembra essere quello della nostra volont, per cui siamo noi che dobbiamo rivolgerci verso di lui; l'altro invece sembra essere la grazia, per cui anch'egli da parte sua si rivolge verso di noi. E proprio qui i pelagiani possono pensare di veder comprovata la loro opinione, in base alla quale sostengono che la grazia di Dio concessa secondo i nostri meriti. Ma in realt questo non os affermarlo neppure Pelagio, quando in Oriente, cio nella provincia della Palestina dove si trova la citt di Gerusalemme, fu ascoltato in persona dai vescovi. Infatti tra le altre obiezioni che gli furono avanzate gli fu messa di fronte la sua affermazione che la grazia di Dio assegnata secondo i nostri meriti; ma ci cos alieno dalla dottrina cattolica e cos contrario alla grazia di Cristo, che se egli non avesse rivolto da solo l'anatema contro questa tesi, sarebbe uscito di l colpito da anatema lui stesso. Ma che egli avesse emesso una condanna bugiarda lo rivelano i suoi libri successivi, nei quali non sostiene assolutamente nient'altro se non che la grazia di Dio assegnata secondo i nostri meriti. Infatti i pelagiani raccolgono dalle Scritture i passi del genere di questo che ho gi ricordato in particolare: Rivolgetevi verso di me e io mi rivolger verso di voi, interpretandoli nel senso che secondo il merito della nostra conversione a lui ci data la grazia nella quale anch'egli si rivolge a noi. Ma quelli che pensano ci non riflettono che se anche la nostra stessa conversione a Dio non fosse un dono, non si direbbe a lui: Dio delle virt, convertici a te 62; e: Dio, tu convertendoci a te ci vivificherai; e: Convertici a te, Dio della nostra salvezza 63; e altri passi di questo genere, che sarebbe lungo ricordare. Infatti anche venire a Cristo che altro se non rivolgersi a lui per credere? Eppure egli dice: Nessuno pu venire a me, se non gli stato concesso dal Padre mio 64. ...contro la tesi pelagiana che la grazia data secondo i nostri meriti. 5. 11. Allo stesso modo quello che scritto nel libro secondo dei Paralipomeni: Il Signore con voi quando siete con lui, e se lo cercherete lo troverete; ma se lo lascerete vi abbandoner 65, indica certo chiaramente l'arbitrio della volont. Ma quelli che sostengono che la grazia di Dio data secondo i nostri meriti, prendono queste testimonianze in altro senso e dicono che il nostro merito consiste in questo, che siamo con Dio; e secondo questo merito ci concessa la sua grazia affinch anch'egli sia con noi. Allo stesso modo il nostro merito nel fatto che lo cerchiamo; e secondo questo merito ci

concessa la sua grazia, affinch lo troviamo. Anche le espressioni del libro primo: E tu, Salomone, figlio mio, riconosci Iddio, e servilo in perfezione di cuore e con anima volenterosa, perch il Signore scruta tutti i cuori e conosce ogni pensiero della mente; se lo cercherai, ti si riveler, e se lo abbandonerai, ti respinger in perpetuo 66, dimostrano con evidenza l'arbitrio della volont. Ma essi scorgono il merito dell'uomo nelle parole: se lo cercherai, e vedono la grazia concessa secondo questo merito, in quanto detto: ti si riveler. E si danno da fare in tutte le maniere possibili a dimostrare che la grazia di Dio concessa secondo i nostri meriti: in definitiva che la grazia non grazia. Infatti per quelli ai quali si rende secondo il merito, la mercede non computata secondo la grazia, ma secondo il debito 67, come chiarissimamente dice l'Apostolo. L'esempio di S Paolo. 5. 12. In effetti l'apostolo Paolo, quando perseguitava la Chiesa, un merito lo aveva certamente, ma era un merito negativo; per cui dice: Non sono degno di essere chiamato Apostolo, perch ho perseguitato la Chiesa di Dio 68. Allora, se aveva questo merito nel male, gli fu reso bene per male; perci prosegue col dire: Ma per grazia di Dio sono quello che sono. E per mostrare anche il libero arbitrio aggiunge poi: E la sua grazia in me non fu vana, ma mi sono adoperato pi di tutti loro 69. Questo libero arbitrio dell'individuo egli lo sprona anche negli altri, dicendo: Vi esortiamo a non ricevere invano la grazia di Dio 70. Ma in qual maniera li potrebbe esortare a questo, se ricevendo la grazia perdessero la propria volont? Tuttavia perch non si pensi che la buona volont di per se stessa possa fare qualcosa di buono senza la grazia di Dio, subito dopo aver detto: La sua grazia in me non fu vana, ma mi sono adoperato pi di tutti loro, aggiunge: Non io per, ma la grazia di Dio con me 71. Evidentemente vuol dire: "Non da solo, ma la grazia di Dio era con me"; e perci non intende parlare n della grazia di Dio sola, n di se stesso da solo, ma della grazia di Dio insieme con lui. Ma quando fu chiamato dal cielo e fu convertito da una chiamata cos grande ed efficace, la grazia di Dio era sola, perch quello che aveva meritato era grande, ma in senso cattivo. Infine in un altro passo dice a Timoteo: Soffri con me per il Vangelo, secondo la forza di Dio che ci fa salvi e che ci chiama con la sua santa vocazione, non secondo le nostre opere, ma secondo il suo decreto e la sua grazia, che ci stata data in Cristo Ges 72. Parimenti ricordando ci che si era meritato, ma con la malvagit, dice: Anche noi infatti siamo stati

stolti un tempo e increduli, sbagliando e assoggettandoci a desideri e piaceri vari, operando nella malizia e nell'invidia, detestabili, odiandoci tra di noi 73. Per tutto quello che si era meritato con la sua malvagit che cosa gli era dovuto sicuramente se non un castigo? Ma poich Dio rende dei beni in cambio di mali per mezzo della grazia che non data secondo i nostri meriti, avvenne quello che poi aggiunge dicendo: Ma quando incominci a splendere la bont e l'amore per l'uomo da parte di Dio nostro Salvatore, egli ci salv non in seguito alle opere di giustizia che abbiamo compiuto noi, ma secondo la sua misericordia, attraverso il lavacro della rigenerazione e del rinnovamento nello Spirito Santo, che egli ha sparso con estrema ricchezza su di noi, per mezzo di Ges Cristo nostro Salvatore, affinch giustificati dalla sua grazia diveniamo eredi della vita eterna nella speranza 74. Le nostre opere buone seguono il dono della grazia. 6. 13. Da queste testimonianze divine provato che la grazia di Dio non concessa secondo i nostri meriti, dal momento che la vediamo attribuita non solo senza che uno abbia meritato precedentemente in senso buono, ma anche dopo che abbia meritato numerose volte in senso cattivo. Anzi possiamo costatare che proprio in questo modo viene data ogni giorno. Chiaramente una volta che stata data, allora cominciamo ad acquisire anche meriti nel bene, ma sempre attraverso di essa; infatti se essa ci si sottrae, l'uomo cade, non innalzato, ma abbattuto dal libero arbitrio. Per questa ragione neppure quando l'uomo ha cominciato ad avere meriti nel bene deve attribuirli a se stesso, bens a Dio, a cui si dice nel Salmo: Sii il mio sostegno, non abbandonarmi 75. Se dice: Non abbandonarmi, dimostra che se sar abbandonato, egli di per se stesso non sar pi capace di alcun bene; per cui dice ancora: Io dissi nella mia prosperit: Non vaciller in eterno 76. Egli aveva pensato che a lui appartenesse il bene di cui abbondava a tal punto da non vacillare; ma perch gli fosse rivelato a chi apparteneva ci di cui aveva cominciato a gloriarsi come fosse suo, la grazia l'abbandon appena un poco ed egli, raccolto l'ammonimento, disse: Signore, nella tua volont prestasti al mio onore la potenza, ma distogliesti da me il tuo volto e io sono stato confuso 77. Perci all'uomo, se empio, non solo necessario essere giustificato dalla grazia di Dio, cio passare dall'empiet alla giustizia, quando gli viene reso bene per male, ma anche quando sia gi stato giustificato in seguito alla fede, necessario che la grazia cammini con lui, ed egli si appoggi su di essa per non cadere. Per questo scritto

nel Cantico dei Cantici proprio riguardo alla Chiesa: Chi questa che viene, resa candida, appoggiandosi al suo diletto? 78. E' stata resa candida quella che non potrebbe esserlo per se stessa. E da chi stata resa candida, se non da Colui che per bocca del Profeta dice: Se i vostri peccati saranno come scarlatto, io li render candidi come neve 79 ? Quando ella stata resa candida, non meritava alcun bene, ma ormai resa candida procede rettamente, purch tuttavia si appoggi con perseveranza sopra Colui dal quale stata resa candida. E' per questo che anche Ges stesso, sul quale si appoggia quella che stata resa candida, disse ai suoi discepoli: Senza di me nulla potete fare 80. Ancora l'esempio di S. Paolo. 6. 14. Dunque torniamo all'apostolo Paolo e vediamo che egli ha conseguito la grazia di Dio che rende bene per male senza aver prima meritato minimamente in bene, ma anzi abbondantemente in male; esaminiamo cosa dice quando ormai si avvicina al martirio, nella lettera a Timoteo: Io infatti ormai vengo immolato e il tempo della mia morte si avvicina. Ho combattuto il buon combattimento, ho portato a termine la mia corsa, ho serbato la fede 81. Egli ricorda ormai i suoi meriti nel bene; cosicch consegue la corona dopo aver meritato nel bene colui che consegu la grazia dopo aver meritato nel male. Ora prestate attenzione a quello che segue: Mi rimane la corona della giustizia, che il Signore, giusto giudice, mi render in quel giorno 82. A chi il giudice giusto renderebbe la corona, se il Padre misericordioso non avesse donato la grazia ? E come ci sarebbe questa corona della giustizia, se non l'avesse preceduta la grazia che giustifica l'empio? In qual modo si renderebbe come dovuta la corona, se prima la grazia non fosse stata donata come gratuita? La vita eterna il premio dei meriti che Dio ci ha donato. 6. 15. Ma i pelagiani dicono che la sola grazia non concessa secondo i nostri meriti quella per la quale si assolvono all'uomo i peccati; invece quella che data alla fine, cio la vita eterna, concessa in base ai nostri meriti precedenti. Rispondiamo dunque a costoro. Se infatti essi concepissero i nostri meriti riconoscendo che anche questi stessi sono doni di Dio, il loro concetto non sarebbe da respingere; ma poich esaltano i meriti umani a tal punto da sostenere che l'uomo li possiede di per se stesso, senz'altro con piena ragione risponde l'Apostolo: Chi infatti ti distingue? Cosa possiedi che tu non abbia ricevuto? E se l'hai ricevuto, perch ti vanti come se non lo avessi

ricevuto? 83. A chi pensa cos, con la massima verit si pu rispondere: Dio corona non i tuoi meriti, ma i suoi doni, se i tuoi meriti ti provengono da te stesso e non da lui. Se questi infatti provengono da te, sono nel male e Dio non li corona; ma se sono nel bene, sono doni di Dio, perch, come dice l'apostolo Giacomo: Ogni concessione ottima e ogni dono perfetto viene dall'alto, discendendo dal Padre della luce 84. Per questo dice anche Giovanni, precursore di Ges: L'uomo non pu ricevere alcunch, se non gli viene dato dal cielo 85 : s, dal cielo, da cui venne anche lo Spirito Santo, quando Ges ascese in alto, cattur la cattivit, dette doni agli uomini 86. Se dunque i tuoi meriti nel bene sono doni di Dio, Dio non corona i tuoi meriti come tuoi meriti, ma come suoi doni. Le parole di S. Paolo: Ho combattuto il buon combattimento... ho portato a termine la mia corsa. 7. 16. Adesso consideriamo proprio i meriti dell'apostolo Paolo, ai quali egli disse che il giusto Giudice avrebbe reso la corona della giustizia, e vediamo se i meriti di lui appartengono proprio a lui, cio sono stati acquistati da lui stesso, o sono doni di Dio. Ho combattuto il buon combattimento, ho portato a termine la mia corsa, ho serbato la fede 87. In primo luogo queste opere buone, se non le avessero precedute pensieri buoni, sarebbero nulle. Fate attenzione dunque a quello che dice dei pensieri; egli afferma scrivendo ai Corinzi: Non che siamo capaci di pensare qualcosa da soli, come venisse proprio da noi; ma la nostra sufficienza proviene da Dio 88. Adesso esaminiamo ogni singola espressione: Ho combattuto il buon combattimento, dice. Io domando: Con quale energia ha combattuto? Con quella che aveva di per se stesso o con quella che gli fu data dall'alto? Ma guardiamoci bene dal sostenere che un cos grande Dottore ignorasse la legge di Dio, la cui voce suona nel Deuteronomio: Non dire in cuor tuo: La mia forza e il vigore della mia mano mi hanno acquistato questa grande potenza; ma ti ricorderai del Signore Dio tuo, perch egli ti d la forza di conquistare la potenza 89. A che giova infatti un giusto combattimento, se non segue la vittoria? E chi d la vittoria, se non Colui del quale l'Apostolo dice: Rendiamo grazie a Dio, che ci d la vittoria per mezzo di nostro Signore Ges Cristo 90 ? E altrove, dopo aver ricordato la testimonianza del Salmo: Perch per causa tua siamo mandati a morte tutto il giorno, siamo considerati come pecore da macello 91, aggiunge: Ma in tutto questo noi stravinciamo per mezzo di Colui che ci ha amati 92; dunque non dice: , ma: di lui che ci ha

amati. Poi afferma: Ho portato a termine la mia corsa; ma questa espressione dello stesso che altrove dice: Dunque non appartiene n a chi vuole n a chi corre, ma a Dio che ha misericordia 93. E questa frase in nessun modo consente di essere anche invertita, cos che si possa dire: Non appartiene a Dio che ha misericordia, ma all'uomo che vuole e corre. Chiunque infatti osasse esprimersi cos dimostrerebbe apertamente di contraddire l'Apostolo. Ho serbato la fede. 7. 17. Infine ha detto: Ho serbato la fede; ma lo ha detto colui che altrove afferma: Ho ottenuto la misericordia di essere fedele 94. Non ha detto: Ho ottenuto la misericordia perch ero fedele, ma: di essere fedele; con ci dimostra che anche la stessa fede non si pu avere se non per la misericordia di Dio, e che dono di Dio. E questo lo insegna con estrema chiarezza quando dice: Per la grazia voi siete stati salvati mediante la fede, e ci non proviene da voi, ma dono di Dio 95. Infatti avrebbero potuto dire: Abbiamo ricevuto la grazia per il fatto che abbiamo creduto, attribuendo praticamente la fede a se stessi, la grazia a Dio; per questo l'Apostolo, dopo aver detto: mediante la fede, aggiunge: e ci non proviene da voi, ma dono di Dio. E poi, perch non dicessero di aver meritato tale dono con le proprie opere, subito dopo aggiunge: Non in seguito alle opere, affinch per caso qualcuno non si glori 96. Con ci non ha negato o svuotato di valore le opere buone, perch dice che Dio rende a ciascuno secondo le sue opere 97, ma le opere provengono dalla fede, non la fede dalle opere; per questo le opere di giustizia ci provengono da Colui dal quale ci proviene anche la fede stessa, e della fede detto: Il giusto vive della fede 98. La fede che opera attraverso la carit. 7. 18. Per gli uomini non hanno compreso ci che dice l'Apostolo: Noi pensiamo che l'uomo sia giustificato attraverso la fede senza le opere della legge 99, e hanno pensato che egli voglia dire questo: All'uomo basta la fede, anche se vive malvagiamente e non pu vantare buone opere. Ma guardiamoci dall'attribuire tale concetto al Vaso di Elezione; anzi egli in un passo dice: Infatti in Cristo Ges non vale alcunch n la circoncisione n la mancanza di essa, e poi aggiunge: ma la fede che opera attraverso la carit 100. E la fede appunto quella che separa i fedeli del Signore dagli immondi demoni; infatti anch'essi, come dice l'apostolo Giacomo, credono e tremano 101, ma non operano bene.

Dunque non hanno questa fede della quale vive il giusto, cio quella che opera attraverso la carit, affinch Dio renda a lui la vita eterna secondo le sue opere. Ma poich anche le stesse opere buone ci provengono da Dio, dal quale noi abbiamo parimenti la fede e la carit, appunto per questo il medesimo Dottore delle Genti d il nome di grazia anche alla stessa vita eterna. La vita eterna grazia? 8. 19. E da ci nasce un problema non trascurabile, la cui soluzione dev'essere ricercata con l'intervento del Signore. Se infatti la vita eterna viene data in ricompensa delle opere buone 102, come dice la Scrittura in maniera estremamente chiara: Dio render a ciascuno secondo le sue opere 103, in qual maniera la vita eterna pu essere grazia, dato che la grazia non assegnata in ricompensa alle opere, ma viene conferita gratuitamente?. L'Apostolo appunto dice: A chi lavora, la mercede non computata secondo la grazia, ma secondo il debito 104; e ancora: Un residuo stato salvato per elezione della grazia, e subito aggiunge: Ma se per grazia, allora non per le opere; altrimenti la grazia non pi grazia 105. Dunque la vita eterna come pu essere una grazia, se si acquista in seguito alle opere? O forse non la vita eterna che l'Apostolo chiama grazia? Al contrario, egli si espresso in una maniera che l'identificazione non si pu negare; e non c' bisogno nemmeno di un acuto intenditore, ma soltanto di uno che dia ascolto attentamente. Quando infatti afferma: La paga del peccato la morte, subito aggiunge: Ma la grazia di Dio la vita eterna, in Cristo Ges, nostro Signore 106. Risposta alla questione. 8. 20. Dunque una tale questione non mi sembra che si possa sciogliere in nessun modo, se non intendendo che anche le nostre stesse opere buone, alle quali si conferisce la vita eterna, appartengono alla grazia di Dio. E il motivo nelle parole del Signore Ges: Senza di me nulla potete fare 107. E ancora l'Apostolo afferma: Per la grazia voi siete stati salvati mediante la fede, e ci non proviene da voi, ma dono di Dio; non in seguito alle opere, affinch per caso qualcuno non si glori 108. Egli vide senza meno che secondo l'opinione degli uomini questo concetto si potrebbe intendere nel senso che ai credenti non siano necessarie le opere buone, ma basti per essi la fede sola; e che inoltre gli uomini potrebbero gloriarsi per le opere buone, come se per compierle bastassero le loro sole forze. Perci

aggiunge subito: Infatti siamo opera sua, creati in Cristo Ges in vista delle opere buone che Dio appront affinch noi camminiamo in esse 109. Dopo che ha detto, per dare risalto alla grazia di Dio: Non in seguito alle opere, affinch per caso qualcuno non si glori, per quale motivo, come spiegazione, aggiunge: Infatti siamo opera sua, creati in Cristo Ges, in vista delle opere buone? Come pu stare allora: Non in seguito alle opere, affinch per caso qualcuno non si glori? Ma ascolta e comprendi: ci non avviene in seguito alle opere, ossia ad opere che siano tue e ti derivino da te stesso, bens in seguito alle opere in vista delle quali Dio ti foggi, cio ti dette forma e ti cre. Questo appunto significa: Infatti siamo opera sua, creati in Cristo Ges, in vista delle opere buone; non si tratta di quella creazione per la quale siamo stati fatti uomini, ma della creazione della quale chi era gi uomo diceva: Crea in me un cuore puro, o Dio 110, e di cui dice l'Apostolo: Se dunque uno in Cristo, una nuova creazione; le vecchie cose sono passate. Ecco, sono divenute nuove, e tutte vengono da Dio 111. Dunque siamo foggiati, cio riceviamo forma e siamo creati in vista delle opere buone, che non siamo noi ad avere approntato, ma che Dio appront, affinch noi camminiamo in esse. Pertanto, o carissimi, se la nostra vita buona altro non che grazia di Dio, senza dubbio anche la vita eterna, che viene data in contraccambio alla vita buona, grazia di Dio; ed essa pure viene data gratuitamente, perch stata data gratuitamente la vita buona per la quale quella eterna viene concessa. Ma quella vita buona per cui viene concessa, semplicemente grazia; in definitiva questa vita eterna che viene concessa per essa, poich di essa premio, grazia per grazia, come una ricompensa che contraccambia la giustizia. E cos si dimostra vero, perch vero, che Dio render a ciascuno secondo le sue opere 112. Grazia per grazia. 9. 21. Ma forse voi volete sapere se abbiamo letto l'espressione grazia per grazia nei Libri santi. Bene: avete il Vangelo secondo Giovanni, che splende di tanta luce, dove Giovanni Battista dice di Cristo nostro Signore: Noi dalla pienezza di lui abbiamo ricevuto, e grazia per grazia 113. Pertanto dalla pienezza di lui abbiamo ricevuto, in proporzione alla nostra capacit, come delle particelle nostre proprie affinch viviamo da buoni, secondo la misura della fede che Dio ha distribuito 114; poich ciascuno ha da Dio il proprio dono, l'uno in un modo, l'altro in un altro 115, questa appunto la grazia. Ma in aggiunta riceveremo anche grazia per grazia, quando ci sar concessa la vita eterna, di cui

l'Apostolo dice: Ma grazia di Dio la vita eterna in Cristo Ges nostro Signore, dopo aver affermato: La paga del peccato la morte 116. E giustamente detta una paga, perch a chi combatte nelle file diaboliche la morte eterna viene conferita come un debito. In quel passo avrebbe potuto dire, e con piena correttezza: Paga della giustizia la vita eterna; ma ha preferito dire: Ma grazia di Dio la vita eterna, affinch di qui potessimo capire che Iddio non ci conduce alla vita eterna per i nostri meriti, ma per la sua misericordia. E di questo parla l'uomo del Signore nel Salmo, quando dice all'anima sua: Colui che ti incorona di piet e misericordia 117. Non si rende forse una corona alle opere buone? Ma dato che ad operare le opere buone nei buoni, Colui del quale detto: E' Dio che opera in voi il volere e l'operare, secondo il suo beneplacito 118, per questo che dice il Salmo: Ti incorona di piet e misericordia, perch per sua misericordia compiamo le opere buone, alle quali si rende la corona. Effettivamente non bisogna pensare che egli abbia eliminato il libero arbitrio, perch ha detto: E' Dio che opera in voi il volere e l'operare, secondo il suo beneplacito. Se fosse cos non avrebbe detto sopra: Adoperatevi alla vostra salvezza con tremore e timore 119. Quando infatti si ordina ad essi di adoperarsi, si chiama in causa il loro libero arbitrio; ma se dice: con tremore e timore, perch non si attribuiscano il fatto di operare bene e non si glorino delle opere buone come se appartenessero a loro. Ma l'Apostolo, come se gli fosse rivolta la domanda: Perch hai detto: con tremore e timore? fornisce la spiegazione di queste parole con la frase: E' Dio che opera in voi. Infatti se voi temete e tremate, non vi potete gloriare delle opere buone come se fossero vostre, perch Dio che opera in voi. Attraverso la legge la conoscenza del peccato; attraverso la fede la giustificazione. 10. 22. Allora, fratelli, voi attraverso il libero arbitrio dovete appunto non fare il male e compiere il bene: questo che ci prescrive la legge di Dio nei Libri santi, sia dell'Antico, sia del Nuovo Testamento. Ma leggiamoli e con l'aiuto del Signore cerchiamo di capire l'Apostolo quando dice: Perch nessun essere umano sar giustificato per mezzo della legge davanti a lui; anzi per mezzo della legge si ha la cognizione del peccato 120 . Ha detto la cognizione, non l'abolizione. Ma quando l'uomo conosce il peccato, se non interviene l'aiuto della grazia a fargli evitare ci che ormai conosce, senza dubbio la legge provoca lo sdegno. Proprio questo dice l'Apostolo in persona in un altro passo; e

queste sono parole sue: La legge provoca lo sdegno. Cos si espresso perch l'ira di Dio pi forte nei confronti del trasgressore, che conosce per mezzo della legge il peccato e tuttavia lo commette; appunto in questo caso che l'uomo un trasgressore della legge, come spiega in un altro passo: Dove non c' legge, non c' neppure trasgressione 121. Per questo detto anche altrove: Affinch serviamo nella novit dello spirito, non nell'antichit della lettera 122; con l'espressione: l'antichit della lettera vuol fare intendere la legge, ma la novit dello spirito che cos' se non la grazia? E per non far pensare che egli voglia accusare o riprendere la legge, subito si pone la domanda: Dunque che diremo? Che la legge peccato? Nemmeno lontanamente. E continua: Ma non ho conosciuto il peccato se non per mezzo della legge; la stessa frase che aveva gi detto: Per mezzo della legge si ha la cognizione del peccato. Infatti - dice - io non avrei conosciuto la concupiscenza, se la legge non dicesse: Non desiderare. Ma colta l'occasione, il peccato attraverso questo precetto ha operato in me ogni concupiscenza; effettivamente senza la legge il peccato morto. Io un tempo senza la legge vivevo; ma, sopraggiunto il precetto, il peccato risorto, e io perdetti la vita; il precetto che aveva per scopo la vita si trov per me a risolversi nella morte; il peccato infatti, colta l'occasione, attraverso il precetto mi ha tratto in fallo e per mezzo di quello mi ha ucciso. Pertanto la legge certo santa, e il precetto santo, giusto e buono. Dunque ci che buono, per me divenuto morte? Nemmeno lontanamente. Ma il peccato per manifestarsi come peccato, attraverso ci che buono mi ha prodotto la morte, affinch attraverso il precetto il peccatore o il peccato oltrepassasse ogni misura 123. E ai Galati dice: Sapendo che l'uomo non giustificato grazie alle opere della legge, ma solo attraverso la fede in Ges Cristo, anche noi abbiamo creduto in Ges Cristo affinch siamo giustificati grazie alla fede di Cristo e non grazie alle opere della legge, perch grazie alle opere della legge nessuno sar giustificato 124. La grazia non la legge. 11. 23. Come possono dunque sostenere quegli esseri totalmente vuoti e del tutto fuorviati che sono i pelagiani, che la legge la grazia di Dio, dalla quale riceviamo aiuto per non peccare? Che vanno dicendo quei miseri, che senza alcuna esitazione osano contraddire la grandezza dell'Apostolo? Egli dice che il peccato ha ricevuto forza contro l'uomo proprio dalla legge e che attraverso il precetto, bench

santo e giusto e buono, tuttavia esso lo uccide e per mezzo di ci che buono gli produce la morte; ma dalla morte non si potrebbe liberare, se lo spirito non vivificasse colui che la lettera ha ucciso. Cos altrove dice: La lettera uccide, lo spirito invece vivifica 125. Ma questi ribelli, ciechi di fronte alla luce di Dio e sordi di fronte alla sua voce, dicono che la lettera invece di uccidere vivifica, e si trovano a contraddire la verit che a vivificare lo spirito. Dunque, fratelli, per ammonirvi piuttosto con le parole stesse dell'Apostolo, noi siamo debitori non alla carne, cos da dover vivere secondo la carne. Se infatti vivrete secondo la carne, morrete; se invece farete morire le azioni della carne con lo spirito, vivrete 126. Ho detto ci per distogliere dal male il vostro libero arbitrio ed esortarlo al bene attraverso le parole dell'Apostolo; non per questo tuttavia dovete gloriarvi nell'uomo, cio in voi stessi, invece che nel Signore, se non vivete secondo la carne, ma fate morire le azioni di essa con lo spirito. Infatti non voleva che quelli ai quali si rivolgeva cos si inorgoglissero, pensando di poter fare opere tanto eccellenti con il loro proprio spirito, invece che con quello di Dio; e per questo prima dice: Se invece mortificherete le azioni della carne con lo spirito, vivrete; poi subito aggiunge: Quanti infatti sono guidati dallo spirito di Dio, questi sono figli di Dio 127. Quando dunque mortificate le azioni della carne con lo spirito affinch abbiate la vita, quello che glorificate, quello che lodate, quello che ringraziate, Colui il cui Spirito vi guida ad essere capaci di tutto questo e a dimostrare di essere figli di Dio. Quanti infatti sono guidati dallo spirito di Dio, questi sono figli di Dio. La legge si adempie non con la sola volont, ma con l'aiuto della grazia. 12. 24. Dunque tutti quelli che, aggiungendosi il solo aiuto della legge, senza quello della grazia, e confidando nelle proprie facolt sono guidati dal loro spirito, non sono figli di Dio. A questa categoria appartengono quelli di cui l'Apostolo dice ancora: Non riconoscendo la giustizia di Dio, e volendo stabilire la propria, non si sono assoggettati alla giustizia di Dio 128. Parla cos dei Giudei, i quali per la presunzione in se stessi rifiutavano la grazia e quindi non credevano in Cristo. Egli dice che essi volevano stabilire la loro giustizia, che la giustizia che proviene dalla legge. Certo la legge non era stata stabilita da essi stessi; anzi, essi avevano stabilito la propria giustizia nella legge che proviene da Dio, perch credevano che le loro forze fossero in grado di adempiere questa medesima legge; con ci essi non riconoscevano la

giustizia di Dio, cio non la giustizia di cui giusto Dio, ma quella che proviene agli uomini da Dio. E per persuadervi che la loro giustizia intesa dall'Apostolo come quella che proviene dalla legge e quella di Dio come quella che da Dio proviene all'uomo, ascoltate ci che egli dice altrove, parlando di Cristo: Per lui ho ritenuto che tutte le cose fossero non solo perdite, ma anche immondizie, per guadagnare Cristo e per ritrovarmi in lui non con la mia giustizia, che proviene dalla legge, ma con quella che si ha per mezzo della fede in Cristo, che proviene da Dio 129. Che significa infatti: Non con la mia giustizia, che proviene dalla legge? La legge in s non era sua, ma di Dio, per chiamava sua la giustizia, bench provenisse dalla legge, perch pensava di poter adempiere quest'ultima con la propria volont, senza l'aiuto della grazia che si ha per mezzo della fede in Cristo. Perci, dopo aver detto: Non con la mia giustizia che proviene dalla legge, prosegue: ma con quella che si ha per mezzo della fede in Cristo, che proviene da Dio. Era questa che ignoravano i Giudei, dei quali dice: non riconoscendo la giustizia di Dio, cio quella che proviene da Dio (e questa infatti la d non la lettera che uccide, ma lo spirito che vivifica), e volendo stabilire la propria (e questa egli l'ha chiamata giustizia che proviene dalla legge, quando ha detto: non con la mia giustizia, che proviene dalla legge), non si sono assoggettati alla giustizia di Dio, cio non si sono assoggettati alla grazia di Dio. Infatti essi erano sotto la legge, non sotto la grazia; e quindi su di essi dominava il peccato, dal quale non la legge, ma la grazia che libera l'uomo. Per questo altrove dice: Allora il peccato non dominer pi su di voi; infatti non siete pi sotto la legge, ma sotto la grazia 130; ci significa non che la legge sia cattiva, ma che vi sottostanno quelli che essa rende rei fornendo precetti, ma non soccorsi. La grazia appunto quella che presta aiuto perch ciascuno sia esecutore della legge, mentre senza la grazia chi sottoposto alla legge sar soltanto un suo ascoltatore. A chi in tale condizione pertanto dice: Voi che cercate di giustificarvi nella legge siete decaduti dalla grazia 131. La grazia non la natura. 13. 25. Chi sar cos sordo verso le parole apostoliche, chi sar cos stolto, anzi cos folle e incosciente nei propri discorsi da avere il coraggio di sostenere che la legge la grazia? Chi sapeva pienamente ci che diceva, non grida forse: Voi che cercate di giustificarvi nella legge siete decaduti dalla grazia? Se dunque la legge non la grazia, poich al fine di applicare la legge stessa non la legge che pu

aiutare, ma la grazia, la grazia sar forse la natura? In effetti i pelagiani hanno osato dire anche questo: che la grazia sarebbe la natura, nella quale siamo stati creati in possesso di una mente razionale, che ci mette in grado di capire, fatti ad immagine di Dio, per dominare sui pesci del mare, gli uccelli del cielo e tutte le bestie che strisciano sulla terra. Ma non questa la grazia che l'Apostolo raccomanda attraverso la fede in Cristo. Infatti certo che questa natura noi l'abbiamo in comune anche con gli empi e i non credenti; la grazia invece, che data attraverso la fede in Cristo, appartiene solo a quelli che possiedono appunto la fede; infatti la fede non di tutti 132. Come a coloro che sono decaduti dalla grazia perch vogliono trovare la loro giustificazione nella legge, con tutta verit l'Apostolo dice: Se la giustizia proviene dalla legge, dunque Cristo morto per niente 133; cos, se alcuni sono convinti che la grazia raccomandata e ricevuta dalla fede in Cristo sia la natura, anche a loro con tutta verit si pu dire: Se la giustizia proviene dalla natura, dunque Cristo morto per nulla. Infatti nel nostro mondo la legge c'era gi, e non giustificava; c'era gi anche la natura, e non giustificava; perci Cristo non morto per nulla, ma perch per mezzo suo la legge si adempisse. E' cos che egli dice: Non sono venuto ad abolire la legge, ma a completarla 134. E contemporaneamente morto perch la natura guastata per colpa di Adamo per mezzo suo fosse restaurata. Infatti dice anche di essere venuto a cercare e a salvare ci che era perduto 135; e credettero in questa sua futura venuta anche gli antichi Padri, che amavano Dio. La grazia non solo la remissione dei peccati. 13. 26. Dicono anche: La grazia di Dio, che stata data per mezzo della fede in Ges Cristo e che non n la legge n la natura, valida a questo scopo soltanto, a rimettere i peccati trascorsi, non ad evitare quelli futuri o a superare le difficolt che ci si oppongono. Ma se questo fosse vero, certamente nella preghiera domenicale, dopo aver detto: Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori, non aggiungeremmo: e non spingerci in tentazione 136. Infatti la prima frase la diciamo perch ci siano rimessi i peccati, la seconda perch possiamo evitarli o vincerli. E questo certo non lo chiederemmo per nessun motivo al Padre che nei cieli, se potessimo realizzarlo con il solo potere della volont umana. A questo punto mi richiamo alla Carit vostra e molto vi raccomando di leggere diligentemente il libro che il beato Cipriano scrisse su L'orazione domenicale; per quanto vi soccorrer l'aiuto del Signore, cercate di capirlo ed apprendetelo a

memoria. L potrete vedere in qual maniera egli si rivolga al libero arbitrio di quelli che con la stesura del suo lavoro vuole confermare nella fede; intende evidentemente dimostrare che bisogna invocare nella preghiera quelle cose che nella legge ci si ordina di compiere. Ma quello si farebbe proprio del tutto inutilmente, se a compiere quelle cose fosse sufficiente la volont umana senza l'aiuto divino. La volont del credente precede la grazia di Dio? 14. 27. Quelli che pensano cos non difendono il libero arbitrio, ma esagerandolo lo distruggono, e si pu comprovare contro di essi che quella grazia che ci viene concessa per mezzo di Ges Cristo nostro Signore non n la conoscenza della legge divina, n la natura, n la semplice remissione dei peccati. Al contrario proprio essa a fare s che la legge si adempia, la natura si liberi, il peccato non domini. Ma quando si dimostrato che sono pienamente in fallo su tutto ci, essi si rivolgono a quest'altra tesi: si sforzano di dimostrare con ogni mezzo che la grazia di Dio concessa secondo i nostri meriti. Essi dicono: "Anche se essa non concessa secondo il merito delle opere buone, perch per mezzo di essa che operiamo bene, tuttavia concessa secondo il merito della volont buona; infatti la volont buona di colui che prega, precede la grazia e prima ancora c' stata la volont di colui che crede: la grazia di Dio che esaudisce segue secondo questi meriti". La grazia precede la fede. 14. 28. Della fede, cio della volont del credente, ho gi discusso pi sopra, e ho dimostrato che essa congiunta alla grazia a tal punto che l'Apostolo non dice: Ho ottenuto la misericordia perch ero fedele, ma invece: Ho ottenuto la misericordia di essere fedele 137. Ci sono anche altre testimonianze, fra le quali questa: Ragionate con modestia, secondo la misura della fede che Iddio ha distribuito a ciascuno 138; ed anche il passo che ho gi ricordato: Per la grazia voi siete stati salvati mediante la fede, e ci non proviene da voi, ma dono di Dio 139. Viene poi quello che scrive agli Efesini: Pace ai fratelli e carit con fede da Dio Padre e dal Signore Ges Cristo 140; e ancora l'altro passo in cui dice: Perch a voi stato donato per favore di Cristo non solo di credere in lui, ma anche di patire per lui 141. Dunque entrambe le cose appartengono alla grazia di Dio, sia la fede di coloro che credono, sia la sopportazione di coloro che soffrono, perch dice sia dell'una che dell'altra che sono state donate. Ma il passo principale : Avendo il

medesimo spirito di fede 142. Infatti non dice: scienza della fede, ma: spirito di fede; e lo dice appunto per farci capire che la fede viene concessa anche se non richiesta, allo scopo di concedere altri doni a chi li richiede. Come infatti invocheranno - dice - Colui nel quale non hanno creduto? 143. Dunque lo spirito della grazia fa s che abbiamo la fede, e per mezzo della fede otteniamo con la preghiera di avere la forza di fare ci che ci viene comandato. Perci lo stesso Apostolo continuamente antepone la fede alla legge, perch non siamo in grado di fare ci che la legge comanda se non otteniamo la capacit di farlo pregando attraverso la fede. La fede un dono di Dio. 14. 29. Infatti se la fede appartiene solamente al libero arbitrio e non viene data da Dio, per quale motivo preghiamo a favore di coloro che non vogliono credere per ottenere che credano? Senz'altro faremmo ci invano, se non credessimo nella maniera pi giusta che Dio onnipotente pu convertire alla fede anche le volont traviate e contrarie ad essa. Batte certo sul libero arbitrio dell'uomo chi dice: Oggi se udrete la voce di lui, non indurite i vostri cuori 144. Ma se Dio non potesse eliminare anche la durezza del cuore, non direbbe per bocca del Profeta: Toglier loro il cuore di pietra e dar loro un cuore di carne 145. E che questa predizione riferita al Nuovo Testamento, lo dimostra a sufficienza l'Apostolo quando dice: La nostra lettera siete voi, scritta non con l'inchiostro, ma con lo spirito del Dio vivente, non in tavole di pietra, ma sulle tavole di carne del vostro cuore 146. Ma non dobbiamo pensare che ci sia detto a questo scopo, affinch vivano carnalmente coloro che devono vivere spiritualmente; al contrario, dato che la pietra priva di sensibilit e ad essa paragonato il cuore duro, a che cosa si doveva paragonare un cuore che comprende se non a carne sensibile? Allo stesso modo detto per bocca del profeta Ezechiele: E dar ad essi un altro cuore, e un nuovo spirito dar loro; e strapper il cuore di pietra dalla loro carne e dar loro un cuore di carne, affinch camminino nei miei precetti, osservino le mie leggi e le mettano in pratica; ed essi saranno il mio popolo e io sar il loro Dio, dice il Signore 147. Come potremo sostenere, se non a costo di dire un'assurdit, che nell'uomo deve precedere il merito positivo della volont buona perch gli sia strappato il cuore di pietra? Ma proprio questo cuore di pietra non significa altro che la volont pi dura, che assolutamente non si piega di fronte a Dio! Se infatti c' stata prima la volont buona, ormai non c' pi sicuramente un cuore

di pietra. Dio dona non per i meriti dell'uomo, ma per il nome suo. 14. 30. Anche in un altro passo, per bocca del medesimo profeta, Dio dimostra nella maniera pi chiara che egli agisce cos non a causa di qualche loro merito nel bene, ma per il nome suo, quando dice: Io lo faccio, o casa di Israele, ma per il nome mio santo che voi profanaste fra le genti, presso le quali voi vi recaste; e santificher il nome mio grande che stato profanato tra le genti, che voi profanaste in mezzo a loro; e sapranno le genti che io sono il Signore, dice Iddio Signore, quando sar santificato tra di voi dinanzi ai loro occhi. E io vi prender tra le genti, e vi raccoglier da tutte le terre, e vi condurr nella terra vostra; e vi asperger di acqua pura e sarete mondati da tutte le brutture vostre e da tutti i vostri idoli, e vi purificher. E vi dar un cuore nuovo, e uno spirito nuovo metter in voi e sar tolto il cuore di pietra dalla vostra carne, e vi dar un cuore di carne e lo spirito mio metter in voi, e far s che camminiate nelle mie leggi ed osserviate ed adempiate i miei precetti 148. Chi sar cos cieco da non vedere, chi cos impietrito da non sentire che questa grazia non viene assegnata secondo i meriti della volont buona, dato che il Signore dice ed attesta: Io lo faccio, o casa d'Israele, ma per il nome mio santo? Se infatti affermava: Io lo faccio, ma per il nome mio santo, era solo per non lasciarli credere che ci avvenisse per i loro meriti nel bene, come i pelagiani non arrossiscono di sostenere. Quando dice: ma per il nome mio santo, che voi profanaste fra le genti, dimostra non solo che essi in precedenza non hanno meritato nulla nel bene, ma che addirittura hanno meritato nel male. Chi pu non vedere che un male orrendo profanare il nome santo di Dio? E tuttavia per lo stesso nome mio, dice, che voi profanaste, io vi far buoni, non per voi stessi, e santificher il nome mio grande, che stato profanato fra le genti, che voi profanaste in mezzo a loro. Egli dice di santificare il nome suo che pi sopra aveva detto santo. E questo appunto ci che noi preghiamo nell'orazione domenicale, quando diciamo: Sia santificato il nome tuo, cos che sia santificato tra gli uomini quel nome che senza dubbio per se stesso sempre santo. E poi prosegue: E sapranno le genti che io sono il Signore, dice Iddio Signore, quando sar santificato tra di voi. Dunque anche se egli sempre santo, tuttavia santificato in coloro ai quali largisce la sua grazia, strappando ad essi il cuore di pietra con il quale profanarono il nome di Dio.

Nell'uomo c' comunque il libero arbitrio. 15. 31. Ma perch non si creda che in ci nulla possano fare gli uomini di per se stessi a mezzo del libero arbitrio, nel Salmo si dice: Non indurite i vostri cuori 149. E sempre per bocca di Ezechiele: Scacciate da voi tutte le vostre empiet che commetteste empiamente contro di me, e createvi un cuore nuovo e uno spirito nuovo ed adempite tutti i miei precetti. Perch mai volete morire, o casa d'Israele, dice il Signore? Perch io non voglio la morte di colui che muore, dice Iddio Signore, e convertitevi e vivrete 150. Rammentiamoci che Colui che dice: e convertitevi e vivrete, lo stesso cui si dice: Convertici, o Signore 151. Rammentiamoci che egli ordina: Scacciate da voi tutte le vostre empiet, anche se egli stesso che giustifica l'empio 152. Rammentiamoci ancora che sempre il medesimo ad affermare: Createvi un cuore nuovo e uno spirito nuovo, e: Vi dar un cuore nuovo e metter in voi uno spirito nuovo 153. Come mai Colui che dice: Createvi, dice anche: Vi dar? Perch ordina, se lui che deve dare? Perch d, se l'uomo che deve agire? L'unico motivo che egli d quello che ordina, mentre presta l'aiuto per agire a colui che riceve l'ordine. Sempre c' in noi una volont libera, ma non sempre essa buona. Infatti o essa libera dal vincolo della giustizia, quando serva del peccato, e allora cattiva; o libera dal vincolo del peccato, quando serva della giustizia 154, e allora buona. Ma la grazia di Dio sempre buona, e per mezzo di essa avviene che sia uomo di buona volont quello che prima era di volont cattiva. Sempre per mezzo di essa avviene anche che la stessa volont buona, quando ormai ha cominciato ad esistere, si accresca e diventi tanto grande da essere in grado di adempiere i precetti divini che vuole, se vuole intensamente e perfettamente. A questo infatti serve ci che sta scritto: Se vorrai, osserverai i precetti 155; l'uomo che ha voluto ma non ha potuto, deve comprendere che egli non ha voluto ancora pienamente, e deve pregare per avere una volont tanto grande quanta ne basta ad adempiere i precetti. Cos egli viene aiutato a fare ci che gli ordinato. Infatti utile volere allora, quando possiamo; e allora utile potere, quando vogliamo; ma che utilit c' se vogliamo ci che non possiamo o non vogliamo ci che possiamo? Dio ci d comandamenti al di sopra delle nostre forze perch chiediamo a lui la grazia di adempierli. 16. 32. I pelagiani credono di sapere una grande verit, quando

dicono: "Dio non darebbe un ordine, se sapesse che non pu essere adempiuto dall'uomo". E chi non lo sa? Ma proprio per questo ordina cose che non possiamo fare, affinch comprendiamo che cosa dobbiamo chiedere a lui. La fede appunto quella che con la preghiera ottiene ci che la legge ordina. Infine colui che ha detto: Se vorrai, osserverai i precetti, nel medesimo libro dell'Ecclesiastico, un po' dopo, esclama: Chi metter una custodia alla mia bocca, e sopra le mie labbra un sigillo accorto, affinch io non cada per causa di essa e la mia lingua non mi rovini ? 156. Aveva gi sicuramente ricevuto i precetti: Frena la lingua tua dal male e le tue labbra non dicano inganno 157. Se dunque vero quello che ha detto: Se vorrai, osserverai i precetti, perch domanda che sia messa una custodia alla sua bocca, alla stessa maniera di colui che nel Salmo chiede: Poni, o Signore, una custodia alla mia bocca 158 ? Perch non gli bastano il precetto di Dio e la sua propria volont, se vero che, se vorr, osserver i precetti? Quanto siano numerosi i precetti di Dio contro la superbia egli lo sa gi; se vorr, li osserver. Perch dunque poco dopo dice: Signore Padre e Dio della mia vita, non darmi l'alterezza degli occhi 159 ? La legge aveva gi detto a lui: Non concupire 160; dunque deve volere e fare quello che gli ordinato, perch, se vorr, osserver i precetti. Allora perch seguita col dire: Distogli da me la concupiscenza 161 ? Un gran numero di volte il Signore impart precetti contro la lussuria; li adempia, perch se vorr, osserver i precetti. Allora perch grida al Signore: Le brame del ventre e del sesso non s'impadroniscano di me 162 ? Se noi facessimo queste obiezioni in sua presenza, egli ci potrebbe rispondere molto giustamente: Da questa mia preghiera con la quale faccio tali richieste a Dio, comprendete in che senso io abbia detto: Se vorrai, osserverai i precetti. E' certo che noi osserviamo i comandamenti, se vogliamo; ma poich la volont preparata dal Signore 163, bisogna chiedere a lui di volere tanto quanto sufficiente perch volendo facciamo. E' certo che siamo noi a volere, quando vogliamo; ma a fare s che vogliamo il bene lui, e appunto di lui detto quello che ho riportato sopra: La volont preparata dal Signore; e anche: Dal Signore saranno diretti i passi dell'uomo, e l'uomo vorr seguire la sua via 164; e poi: E' Dio che opera in voi il volere 165. E' certo che siamo noi a fare, quando facciamo; ma lui a fare s che noi facciamo, fornendo forze efficacissime alla volont; infatti lui che dice: Far s che camminiate nelle mie leggi e osserviate ed adempiate i miei precetti 166. Quando dice: Far s che voi facciate, che altro dice se non questo: Vi toglier il

cuore di pietra, con il quale non facevate, e vi dar un cuore di carne, con il quale facciate? E queste parole non significano forse: Vi toglier il cuore duro, con il quale non facevate, e vi dar un cuore obbediente con il quale facciate? Egli fa s che noi facciamo, e a lui l'uomo dice: Poni, o Signore, una custodia alla mia bocca 167. Questo infatti equivale a dire: Fa' che io ponga una custodia alla mia bocca, beneficio divino che aveva gi ottenuto colui che afferma: Ho messo una custodia alla mia bocca 168. Ad adempiere i comandamenti il pi alto grado della grazia, cio la carit. 17. 33. Chi dunque vuole attuare un comandamento di Dio e non pu, certo egli ha gi la volont buona, ma ancora piccola e debole; potr, quando l'avr grande e robusta. Quando infatti i martiri adempirono a quei grandi precetti, lo fecero sicuramente per grande volont, cio per grande carit; e di questa carit il Signore stesso dice: Amore maggiore di questo nessuno lo possiede, di dare la propria vita per i suoi amici 169. Per cui anche l'Apostolo sostiene: Chi ama il suo prossimo, ha adempiuto la legge; infatti: non commetterai adulterio, non commetterai omicidio, non ruberai, non desidererai, e qualsiasi altro precetto c', viene ricapitolato in queste parole: Amerai il prossimo tuo come te stesso. L'amore del prossimo non fa il male; dunque l'amore la pienezza della legge 170. Ma proprio la carit che l'apostolo Pietro non possedeva ancora, quando per paura rinneg il Signore tre volte. Infatti nell'amore non c' timore, come dice Giovanni evangelista nella sua lettera: Anzi il perfetto amore scaccia il timore 171. E tuttavia la carit, bench piccola e imperfetta, a Pietro non mancava, quando diceva al Signore: Dar per te la mia vita 172; infatti pensava di poterlo fare perch sentiva di volerlo. E chi aveva cominciato a dare questa carit, bench ancora piccola, se non Colui che prepara la volont, e cooperando porta a termine quello che operando ha iniziato? Perch proprio lui che dando l'inizio opera affinch noi vogliamo, e poi nel portare a termine coopera con coloro che gi vogliono. Per questo l'Apostolo dice: Sono sicuro che Colui che opera in voi un'opera buona, la condurr a termine fino al giorno di Cristo Ges 173. Dunque Egli fa s che noi vogliamo senza bisogno di noi; ma quando vogliamo, e vogliamo in maniera tale da agire, coopera con noi. Tuttavia senza di lui che opera affinch noi vogliamo o coopera quando vogliamo, noi non siamo validi a nessuna delle buone opere della piet. Del fatto che Egli opera affinch vogliamo,

detto: E' Dio che opera in voi il volere 174, e del fatto che coopera quando gi vogliamo e volendo facciamo: Noi sappiamo che Dio coopera in ogni cosa al bene per coloro che lo amano 175. Che indica ogni cosa, se non le stesse terribili e crudeli sofferenze? Certo, quel fardello di Cristo che pesante per la nostra debolezza, diviene lieve per l'amore. Infatti il Signore ha detto che il suo fardello leggero 176 per chi come Pietro quando sub il martirio per Cristo e non come Pietro quando lo rinneg. Quale carit? 17. 34. L'Apostolo, caldeggiando questa carit, cio la volont che divampa di divino amore, dice: Chi ci separer dall'amore di Cristo? La tribolazione? l'angoscia? la persecuzione? la fame? la nudit? il pericolo? la spada? Come sta scritto: Perch per causa tua siamo mandati a morte per tutto il giorno, siamo considerati come pecore da macello. Ma in tutto questo noi stravinciamo per mezzo di Colui che ci ha amati. Infatti sono certo che n la morte, n la vita, n gli angeli, n i principati, n il presente, n l'avvenire, n l'altezza, n la profondit, n altra creatura ci potr separare dall'amore di Dio, che in Cristo Ges nostro Signore 177. E in un altro passo dice: Io vi indico ancora la via superiore a ogni altra. Se io parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carit, io divento un bronzo che risuona, un cembalo che tintinna. E se avr la profezia, e se conoscer tutti i misteri, e se avr tutta la fede, cos grande da spostare le montagne, ma non avr la carit, io non sono nulla. E se distribuir tutti i miei beni ai poveri e dar il mio corpo da bruciare, ma non avr la carit, nulla mi giova. La carit longanime, benigna; la carit non invidiosa, non vanagloriosa, non insuperbisce, non fa niente di sconveniente, non cerca i suoi interessi, non si incollerisce, non tiene conto del male, non gode dell'ingiustizia, ma si rallegra della verit; tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto tollera; la carit non viene meno 178. E poco dopo: Rimane la fede, la speranza, la carit; esse sono tre, ma la maggiore la carit: perseguite dunque la carit 179. Parimenti dice ai Galati: Voi infatti siete stati chiamati alla libert, o fratelli; solo non usate questa libert come occasione per vivere secondo la carne, ma servitevi gli uni con gli altri per mezzo della carit. Infatti tutta la legge si esprime in una frase: Amerai il prossimo tuo come te stesso 180. E cos parla ai Romani: Chi ama il prossimo, ha adempiuto la legge 181; e ai Colossesi: Soprattutto rivestitevi della carit, che il vincolo della perfezione 182. E a Timoteo: Lo scopo del

precetto, dice, la carit, e aggiungendo di quale carit si tratta, spiega: quella che proviene da un cuore puro, da una buona coscienza e da una fede non simulata 183. E poi, quando dice ai Corinzi: Ogni cosa sia fatta tra voi con la carit 184, dimostra a sufficienza che i rimproveri stessi, che sono sentiti come pungenti ed amari da coloro che sono ripresi, devono essere dispensati con carit. Per cui altrove, dopo aver raccomandato: Correggete gli inquieti, consolate i pusillanimi, sostenete i deboli, siate pazienti verso tutti, subito aggiunge: Badate che nessuno renda ad alcuno male per male 185. Dunque anche quando vengono corretti gli inquieti si rende non il male, ma piuttosto il bene per il male. E tutto ci chi lo effettua se non la carit? La carit la pienezza della legge. 17. 35. E l'apostolo Pietro dice: Soprattutto abbiate fra di voi una reciproca e continua carit, perch la carit copre una moltitudine di peccati 186. Dice anche l'apostolo Giacomo: Se adempite la legge regale, secondo le Scritture: Amerai il prossimo tuo come te stesso, fate bene 187. Allo stesso modo l'apostolo Giovanni afferma: Chi ama il fratello suo, resta nella luce 188; e altrove: Chi non giusto non figlio di Dio, come pure chi non ama il fratello suo; perch questo l'annuncio che abbiamo udito dal principio, di amarci gli uni con gli altri 189. E sempre Giovanni in un altro passo: Questo - dice - il suo comandamento, che crediamo nel nome del Figlio suo Ges Cristo e ci amiamo a vicenda 190; e ancora: Questo comandamento abbiamo da lui, che chi ama Dio, ami anche il fratello suo 191; e poco dopo: In questo noi conosciamo che amiamo i figli di Dio, nell'amare Dio e nell'adempiere i suoi precetti. Questo infatti amare Dio, osservare i suoi precetti, e i suoi precetti non sono pesanti 192. E nella seconda lettera scritto: Non che io ti scriva un comandamento nuovo, ma quello che abbiamo ricevuto fin dal principio, di amarci gli uni con gli altri 193. Tutta la legge nell'amore di Dio e del prossimo. 17. 36. Lo dice anche il Signore Ges in persona che tutta la Legge e i Profeti dipendono dai due precetti dell'amore di Dio e dell'amore del prossimo 194. E di questi due comandamenti nel Vangelo secondo Marco scritto: E si avvicin uno degli scribi, che li aveva uditi discutere, e vedendo che aveva risposto loro bene, gli chiese quale fosse il primo comandamento fra tutti. E Ges gli rispose: Il primo di

tutti i comandamenti : Ascolta, Israele, il Signore Dio tuo l'unico Dio; e amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente; questo il primo comandamento. E il secondo simile ad esso: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Non c' comandamento maggiore di questi 195. Egli dice anche nel Vangelo secondo Giovanni: Vi d un nuovo comandamento: di amarvi gli uni con gli altri; come io ho amato voi, anche voi amatevi gli uni con gli altri. In ci tutti conosceranno che siete i miei discepoli, se avrete amore fra di voi 196. La carit dono di Dio. 18. 37. Tutti questi comandamenti d'amore, cio di carit, sono tanto numerosi e tanto chiari che se uno pensasse di fare alcunch di buono, ma lo facesse senza carit, in nessun modo agirebbe bene; ma questi precetti di carit sarebbero dati invano agli uomini, se essi non avessero il libero arbitrio del volere Tuttavia poich sono dati per mezzo sia della legge antica sia della nuova (bench nella nuova sia sopraggiunta la grazia che nell'antica era promessa), e poich la legge senza grazia lettera che uccide, mentre nella grazia lo spirito che vivifica, da dove proviene negli uomini la carit verso Dio e il prossimo se non da Dio stesso? Infatti se provenisse non da Dio, ma dagli uomini, avrebbero la vittoria i pelagiani; ma se viene da Dio, siamo noi che vinciamo i pelagiani. Segga dunque come giudice in mezzo a noi l'apostolo Giovanni, e dica: Carissimi, amiamoci a vicenda. E` su queste parole di Giovanni che i pelagiani cominciano a sollevare il loro orgoglio e a dire: Come ci si pu dare questo precetto, se non perch abbiamo da noi stessi la facolt di amarci a vicenda? Ma subito il medesimo Giovanni li confonde con le parole che seguono: perch l'amore proviene da Dio 197. Non proviene dunque da noi, ma da Dio. Per quale motivo si dice: Amiamoci a vicenda, perch l'amore proviene da Dio, se con questo precetto non si esorta il libero arbitrio a chiedere il dono di Dio? Ma il libero arbitrio di sicuro subirebbe l'esortazione senza alcun frutto se prima non ricevesse una certa parte d'amore, grazie al quale chiede che questo amore gli sia accresciuto fino ad adempiere ci che ordinato. Quando si dice: Amiamoci a vicenda, questa la legge; quando si dice: perch l'amore proviene da Dio, questa la grazia. In realt la sapienza di Dio porta sulla lingua la legge e la misericordia 198. Per cui scritto nel Salmo: Certo dar la benedizione Colui che ha dato la legge 199.

Noi non ameremmo Dio, se egli stesso non ci avesse amati per primo. 18. 38. Nessuno dunque vi tragga in inganno, o fratelli miei, perch noi non ameremmo Dio, se egli stesso non ci avesse amati per primo. Il medesimo Giovanni lo dimostra con tutta chiarezza dicendo: Amiamo, perch egli stesso per primo ci am 200. La grazia ci rende amanti della legge, ma la legge per se stessa, senza la grazia, non ci rende che trasgressori. E nient'altro ci vuole indicare quello che il Signore dice ai discepoli: Non siete voi che avete eletto me, ma io che ho eletto voi 201. Se infatti fossimo stati noi ad amare per primi ed egli ci amasse quindi per questo merito, la scelta sarebbe partita da noi, e con ci ci saremmo meritati di essere scelti da lui. Ma colui che la verit dice altrimenti, e smentisce in maniera chiarissima questa vana pretesa degli uomini: Non siete voi che avete eletto me, dice. Se dunque non siete stati voi a scegliere, senza dubbio neppure siete stati voi ad amare: infatti in qual modo si potrebbe scegliere colui che non si ama? Ma io - dice - ho eletto voi. Allora non vero che anch'essi poi lo hanno scelto e preferito a tutti i beni di questa vita? Certo, ma essi lo hanno scelto perch erano stati scelti; non sono stati scelti perch lo avevano scelto. Gli uomini che scelgono non avrebbero alcun merito, se non li prevenisse la grazia di Dio che li sceglie. Per cui anche l'apostolo Paolo, benedicendo i Tessalonicesi: Il Signore vi moltiplichi - dice - e vi faccia abbondare in carit fra di voi e verso tutti 202. Questa benedizione perch ci amassimo gli uni con gli altri ce la diede Colui che ci aveva dato la legge di amarci gli uni con gli altri. E in un altro passo diretto ai medesimi Tessalonicesi, poich senza dubbio in alcuni di essi gi c'era ci che egli aveva desiderato che avessero, l'Apostolo dice: Noi dobbiamo sempre rendere grazie a Dio per voi, fratelli, com' giusto, perch cresce di continuo la vostra fede e abbonda la carit di ciascuno di voi, gli uni per gli altri 203. E questo lo disse affinch per caso essi non si gloriassero di un bene tanto grande che avevano da Dio, come se lo avessero da se stessi. Poich dunque cresce di continuo la vostra fede, dice, e abbonda la carit di ciascuno di voi gli uni per gli altri, dobbiamo rendere grazie a Dio per quanto vi riguarda e non lodarvi come se aveste ci da voi stessi. Carit, pace e fede: grandi doni di Dio. 18. 39. E a Timoteo dice: Infatti Dio non ci ha dato uno spirito di timore, ma di coraggio, di carit e di temperanza 204. Ma considerando questa testimonianza dell'Apostolo dobbiamo guardarci dal dedurre che noi non abbiamo ricevuto lo spirito del timore di Dio, il

quale senza dubbio un grande dono del Signore. Di esso dice il profeta Isaia: Sopra di lui si poser lo spirito della sapienza e dell'intelligenza, lo spirito del consiglio e della fortezza, lo spirito della conoscenza e della piet, lo spirito del timore del Signore 205. E non questo il timore che indusse Pietro a rinnegare Cristo: anzi, lo spirito di timore che abbiamo ricevuto quello di cui dice Cristo stesso: Temete Colui che ha la potest di gettare nella Geenna l'anima e il corpo; cos vi dico: temete Costui 206. Ma questo l'ha detto perch non lo rinnegassimo spinti da quel timore che sconvolse Pietro. Anzi voleva togliercelo questo timore, se poco sopra aveva detto: Non temete coloro che uccidono il corpo, e poi non possono fare nient'altro 207. No, non abbiamo ricevuto lo spirito di questo timore, ma anzi quello del coraggio, della temperanza, della carit. E di questo spirito il medesimo Apostolo dice ai Romani: Ci gloriamo nelle tribolazioni, sapendo che la tribolazione produce la perseveranza, la perseveranza la virt provata, la virt provata la speranza e la speranza non delude: perch l'amore di Dio diffuso nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo, che ci stato dato 208. Tutto ci dunque non avviene per mezzo nostro, ma dello Spirito Santo che ci stato dato; e grazie proprio alla carit che egli dichiara dono di Dio, la tribolazione non ci toglie, ma piuttosto produce la pazienza. Anche agli Efesini augura: Pace ai fratelli e carit con fede. Grandi beni: ma dica da dove provengono. Da Dio Padre - afferma - e dal Signore Ges Cristo 209. Dunque questi grandi beni non sono che doni di Dio. Assurda teoria dei Pelagiani: la carit viene da noi stessi. 19. 40. Ma non c' nulla di strano se la luce risplende nelle tenebre e le tenebre non la ricevono 210. In Giovanni la luce parla: Ecco quale amore ci ha donato il Padre: che noi siamo chiamati e siamo figli di Dio 211. E nei pelagiani parlano le tenebre: l'amore che noi abbiamo ci proviene da noi. Ma se essi avessero l'amore vero, cio quello cristiano, saprebbero anche da chi lo hanno; come lo sapeva l'Apostolo, che diceva: Noi non abbiamo ricevuto lo spirito di questo mondo, ma lo spirito che proviene da Dio, affinch sappiamo quello che da Dio ci stato donato 212. Giovanni dice: Dio amore 213, e i pelagiani sostengono perfino di avere Dio stesso non da Dio, ma da se stessi; e mentre ammettono che la scienza della legge ci proviene da Dio, pretendono che la carit ci provenga da noi stessi. E non ascoltano l'Apostolo quando dice: La scienza gonfia, la carit edifica 214. Ma nulla c' di pi futile, anzi di pi stolto, di pi alieno dallo

stesso carattere santo della carit che fare una simile asserzione: la scienza proviene da Dio, e senza la carit gonfia; la carit invece proviene da noi, eppure essa fa s che la scienza non possa gonfiare. Allo stesso modo quando l'Apostolo dice: La carit di Cristo che sopravanza la conoscenza 215, nulla c' di pi folle di un pensiero del genere: la conoscenza, che deve essere subordinata alla carit, proviene da Dio, mentre la carit, che sopravanza la conoscenza, proviene dagli uomini. Ma la vera fede e la sana dottrina dicono che ambedue provengono da Dio, perch scritto: Dalla sua faccia proviene la scienza e l'intelletto 216; ed anche: La carit proviene da Dio 217. E leggiamo: Lo spirito della scienza e della piet 218; e: Lo spirito del coraggio, della carit e della temperanza 219. Ma la carit un dono maggiore della scienza, perch se l'uomo ha la scienza, per non inorgoglirsi deve avere la carit. La carit, infatti, non invidiosa, non vanagloriosa, non insuperbisce 220. Dio domina sulle nostre volont. 20. 41. Penso di aver disputato abbastanza contro coloro che combattono energicamente la grazia di Dio, la quale non elimina la volont umana, ma la cambia da cattiva in buona e dopo averla fatta buona la soccorre; e nella mia discussione mi pare di non essere tanto io quanto la stessa divina Scrittura a parlarvi con le pi evidenti testimonianze della verit. E se voi la esaminate diligentemente, questa divina Scrittura vi dimostra che egli da cattiva rende buona la volont degli uomini e dopo averla resa buona la dirige alle azioni buone e alla vita eterna. Ma se anche ci sono volont che conservano la condizione di questo mondo, queste sono in potere di Dio in maniera tale che egli le pu far inclinare dove vuole, quando vuole, sia per rendere benefici ad alcuni, sia per infliggere castighi ad altri, come egli giudica con un giudizio assolutamente occulto, s, ma senza dubbio assolutamente giusto. Infatti possiamo trovare che certi peccati sono anche castighi di altri peccati, come i vasi di collera, che l'Apostolo chiama compiuti per la perdizione 221; cos pure dell'indurimento del Faraone, di cui espressa anche la causa: esso serviva a dare dimostrazione in lui del potere di Dio 222. Cos della fuga degli Israeliti di fronte al nemico nella citt di Gai: nel loro animo si produsse un timore tale che fuggirono, e questo avvenne perch il loro peccato fosse punito come bisognava; perci il Signore dice a Giosu figlio di Nave: I figli di Israele non potranno resistere davanti ai loro nemici 223. Perch non potranno resistere? Perch non resistevano per

mezzo del libero arbitrio, ma nella loro volont turbata per il timore si davano alla fuga? Solo perch il Signore che domina sulle volont degli uomini e quando irato volge al timore quelli che vuole. Non forse vero che i nemici degli Israeliti combatterono di loro propria volont contro il popolo di Dio, che Giosu di Nave guidava? E tuttavia la Scrittura dice: Per opera del Signore avvenne che il loro cuore si fortificasse perch andassero in guerra contro Israele e fossero sterminati 224. Non fu di propria volont che un uomo malvagio, il figlio di Gemini, malediceva il re David? E tuttavia che dice il re David, pieno di vera, alta e pia sapienza? Che dice a quello che voleva colpire il temerario mentre scagliava le sue maledizioni? Cosa ho a che fare con voi, figli di Sarvia? Lasciatelo andare e maledica, perch il Signore che gli ha detto di maledire David. E chi gli potr dire: Perch hai fatto cos? 225. Poi la divina Scrittura torna quasi da un nuovo principio sul pensiero del re e insiste: E disse David ad Abessa e a tutti i servi suoi: Ecco, il figlio mio che uscito dalle mie viscere vuole la mia vita, e ora anche il figlio di Gemini. Lasciatelo dunque maledire, poich glielo ha detto il Signore, affinch il Signore veda la mia umilt e mi renda del bene in cambio della sua maledizione di oggi 226. Quale uomo, per quanto saggio, sar in grado di capire come il Signore abbia potuto dire a quest'uomo di maledire David? E in effetti egli non lo disse in forma di ordine, perch allora l'obbedienza avrebbe meritato una lode, ma inclin la volont di quell'individuo, malvagia per sua colpa, verso tale peccato in base a un suo giudizio giusto ed occulto. Perci scritto: Glielo ha detto il Signore. Infatti se quello avesse obbedito a un ordine di Dio, avrebbe dovuto essere lodato piuttosto che punito, e invece sappiamo che per questo peccato in seguito fu punito. E neppure si tace per quale causa il Signore disse a colui di maledire in tal modo David, per quale causa cio condusse o abbandon il suo cuore malvagio verso questo peccato: affinch il Signore veda la mia umilt e mi renda del bene in cambio della sua maledizione di oggi 227. Ecco in qual modo si pu comprovare che Dio si serve anche del cuore dei malvagi a lode ed aiuto dei buoni. In questo modo si serv di Giuda che trad Cristo, in questo modo dei Giudei che lo crocifissero. E da ci quanti beni fece derivare ai popoli destinati a credere! Egli si serve anche dell'assoluta cattiveria del diavolo, ma con assoluta bont, per tener viva e provare la fede e la piet dei buoni; e questo non lo fa per s, che conosce ogni cosa prima che avvenga, ma per noi, perch ci necessario che si agisca in tal modo nei nostri riguardi. Non forse di sua volont che Assalonne

scelse il consiglio che gli doveva nuocere? E tuttavia lo fece proprio perch il Signore aveva esaudito il padre che pregava per un simile esito. Per questo la Scrittura dice: E il Signore fece scartare il buon consiglio di Achitofel per indurre sopra Assalonne ogni male 228. Dice che il consiglio era buono perch in quel momento giovava alla causa; infatti era a favore di Assalonne contro suo padre, al quale si era ribellato con l'intenzione di sopraffarlo. Ma il Signore rese vano il consiglio che aveva dato Achitofel, agendo sul cuore di Assalonne, perch lo respingesse e ne scegliesse uno diverso, che non gli era vantaggioso. Il Signore provoca nei cuori umani anche il moto della volont. 21. 42. Chi non tremerebbe di fronte a questi giudizi divini, con i quali Dio produce qualsiasi cosa vuole anche nel cuore degli uomini malvagi, rendendo tuttavia a costoro il contraccambio che meritano? Roboamo, figlio di Salomone, spregi il salutare consiglio che gli avevano dato i pi vecchi, di non trattare duramente il popolo, e piuttosto cedette alle parole dei coetanei, rispondendo minacciosamente a quelli cui doveva riguardo 229. Da che cosa proveniva questo comportamento se non dalla sua propria volont? Ma per tale motivo si staccarono da lui dieci trib di Israele e si costituirono un altro re in Geroboamo; cos si adempiva la volont di Dio che nel suo sdegno aveva anche predetto questi avvenimenti. Che dice infatti la Scrittura? E il re non dette ascolto al popolo, perch il cambiamento proveniva dal Signore, affinch si realizzassero le sue parole che aveva profetizzato per mezzo di Achia il Silonita intorno a Geroboamo figlio di Nabath 230. Sicuramente ci avvenne per volont di un uomo, ma tuttavia il cambiamento veniva dal Signore. Leggete i libri dei Paralipomeni, e troverete scritto nel secondo libro: E il Signore suscit sopra Ioram lo spirito aggressivo dei Filistei e degli Arabi che confinano con gli Etiopi; e salirono nella terra di Giuda, la saccheggiarono e presero tutto quello che fu trovato nel palazzo del re 231. Qui viene dimostrato che Dio solleva nemici per devastare quelle terre che egli giudica degne di simile castigo. Ma forse i Filistei e gli Arabi vennero a saccheggiare la terra di Giuda non di loro propria volont? Oppure vennero di loro propria volont e allora stato scritto bugiardamente che il Signore suscit il loro spirito aggressivo a fare ci? No, entrambe le cose sono vere, sia che vennero di loro volont e sia che fu comunque il Signore a suscitare il loro spirito aggressivo. Anzi si pu dire anche cos: Il Signore suscit il loro spirito aggressivo e

tuttavia essi vennero di loro volont. Infatti l'Onnipotente provoca nel cuore degli uomini anche il moto della loro volont, cosicch realizza per mezzo di essi quello che per mezzo di essi egli stesso ha voluto realizzare: ed egli assolutamente non sa volere qualcosa d'ingiusto. Ecco quello che un uomo di Dio disse al re Amessia: Non venga con te un esercito di Israele, infatti il Signore non con Israele, con nessuno dei figli di Efrem; perch se pensi di avere il sopravvento su di loro, il Signore ti volger in fuga davanti ai nemici, perch facolt di Dio sia sostenere sia volgere in fuga 232. Per qual motivo la potenza di Dio sostiene alcuni in guerra col dare loro la fiducia, mentre altri li volge in fuga ispirando loro timore, se non perch Colui che in cielo e in terra compie qualunque cosa vuole 233, opera anche sui cuori degli uomini? Possiamo leggere quello che disse Ioas re d'Israele, quando mand un nunzio al re Amessia che voleva combattere con lui. Infatti dopo altre parole dice: Ora rimani nella tua casa. Perch ti aizzi il male e vuoi cadere tu e Giuda con te? 234. Poi la Scrittura aggiunge: E Amessia non dette ascolto; perch era volere di Dio che egli fosse consegnato in mano a Ioas, perch avevano onorato gli di di Edom 235. Ecco: Dio, volendo punire il peccato di idolatria, oper tutto questo nel cuore di colui contro il quale era certo giustamente irato, ed egli non ud il monito di salvezza, ma lo disprezz per andare in una guerra dove cadde con il suo esercito. Iddio dice per mezzo del profeta Ezechiele: E se il profeta erra e parla, sono io, il Signore, che l'ho sviato, e tender la mano contro di lui e lo sopprimer dal mezzo del mio popolo d'Israele 236. Abbiamo il libro di Ester, donna del popolo d'Israele che in terra di prigionia divenne moglie del re straniero Assuero; ora nel suo libro scritto che il re aveva ordinato di trucidare tutti gli appartenenti al popolo d'Israele, in qualunque parte del suo regno si trovassero; cosicch ella nella necessit d'intervenire in favore del suo popolo, rivolse le sue preghiere al Signore. Straordinaria era la necessit che la costringeva ad osare tanto: presentarsi al re trasgredendone gli ordini ed infrangendo le regole del suo stato. E guardate cosa dice la Scrittura: E la guard come un toro nell'impeto della sua indignazione, e la regina ebbe timore; il suo colore cambi per uno svenimento e si pieg sopra il capo della sua ancella che la precedeva; ma Dio cambi il suo stato d'animo e volse il suo sdegno in dolcezza 237. E' scritto anche nei Proverbi di Salomone: Come una scaturigine d'acqua, cos il cuore di un re in mano di Dio; lo far volgere dovunque vorr 238. E nel Salmo centoquattro si legge che cosa Dio fece degli Egizi: E volse il loro cuore ad odiare il suo popolo, a

tramare inganno contro i suoi servi 239. E guardate cosa sta scritto anche nelle Lettere apostoliche; nell'Epistola dell'apostolo Paolo ai Romani c': Perci Dio li abbandon alle cupidigie del loro cuore, all'impurit. Poco sotto continua: Per questo Dio li abbandon alle passioni ignominiose; e poi ancora: Siccome non si curarono di conoscere bene Dio, Dio li abbandon ai loro sentimenti perversi, in modo che facessero ci che non bisogna 240. E nella seconda Lettera ai Tessalonicesi dice di alcuni: Per il fatto che non accolsero l'amore per la verit in modo da salvarsi; appunto per questo Dio mander loro una forza per sviarli, affinch credano alla menzogna e siano giudicati tutti coloro che non hanno creduto alla verit e hanno consentito all'ingiustizia 241. Dio inclina le volont degli uomini dovunque vuole. 21. 43. Per mezzo di queste testimonianze delle parole divine, ed altre di tal genere che sarebbe troppo lungo ricordare al completo, si rivela a sufficienza, a quanto credo, che il Signore opera nel cuore degli uomini per inclinare le loro volont dovunque voglia. Ora le volge al bene poich egli misericordioso, ora al male perch essi lo meritano, sicuramente in base ad un giudizio suo talvolta chiaro, talvolta occulto, ma sempre giusto. Infatti dev'essere fissa e irremovibile nel vostro cuore la convinzione che non vi pu essere ingiustizia presso Dio 242. E per questo quando leggete nella verit delle Scritture che gli uomini sono sedotti da Dio, oppure che i loro cuori sono storditi o induriti, non abbiate alcun dubbio che essi in precedenza avevano meritato il male, cosicch ci che subiscono giusto. E non incorrete in quel Proverbio di Salomone: La stoltezza dell'uomo stravolge le sue vie; e invece nel suo cuore egli accusa Dio 243. Ma la grazia non data secondo i meriti degli uomini, altrimenti la grazia non sarebbe pi grazia; per questo appunto che chiamata grazia, perch viene data gratuitamente. Egli dunque, o attraverso gli angeli, sia del bene che del male, o in qualunque altro modo, in grado di agire anche nel cuore dei malvagi, secondo quanto hanno meritato; eppure non lui che ha prodotto la loro malizia, ma essa stata tratta originariamente da Adamo o stata accresciuta dalla loro propria volont. E allora che c' di strano se per mezzo dello Spirito Santo egli opera il bene nel cuore dei suoi eletti, dato che ha pure operato perch questi cuori si trasformino da malvagi in buoni? I bambini non possono avere alcun merito della volont per ricevere la

grazia. 22. 44. Ma gli uomini presuppongano pure meriti nel bene a loro piacimento, se pensano che questi devono esserci stati quando uno viene giustificato attraverso la grazia di Dio. Certo, quando dicono ci, non comprendono di non far nient'altro che negare la grazia; per, come ho detto, presuppongano quello che vogliono degli adulti. Ma sul problema dei bambini certamente i pelagiani non riusciranno a trovare nessuna risposta, perch questi non mettono nessuna volont nel ricevere la grazia; quindi essi non possono dire che c' stato in precedenza un merito della volont. Anzi, per di pi vediamo che i bambini possono anche riluttare e piangere quando sono battezzati e ricevono i divini sacramenti; e di questo potrebbero essere incolpati come di un grandissimo peccato d'empiet, se fossero gi in possesso del libero arbitrio. Eppure la grazia rimane impressa anche in quelli che cercano di recalcitrare, chiarissimamente senza che la preceda nessun merito, altrimenti la grazia non sarebbe pi grazia. E talvolta questa grazia viene concessa anche ai figli dei non credenti, quando essi in qualche modo vengono per l'occulta provvidenza di Dio nelle mani dei convertiti. Talvolta, al contrario, non la conseguono i figli dei credenti, perch qualcosa impedisce di venire in loro aiuto se si trovano in pericolo. Ma questi casi si danno per la misteriosa provvidenza di Dio, i cui giudizi sono imperscrutabili e le vie impenetrabili 244; ed esaminiamo come si sia svolto il ragionamento dell'Apostolo per arrivare ad esclamare cos. Trattava infatti dei Giudei e dei Gentili scrivendo ai Romani, cio appunto ai Gentili, e dice: Come infatti un tempo voi non credevate in Dio, ma ora avete ottenuto misericordia per la loro incredulit, cos anche questi ora non hanno creduto a causa della misericordia da voi conseguita, affinch anch'essi ottengano misericordia; infatti Dio racchiuse tutti nell'incredulit perch possa avere misericordia di tutti 245. E dopo aver riflettuto su quello che ha detto, resta sbigottito non solo per la verit sicura, ma anche per la profondit del suo concetto che lo ha portato a concludere: Dio racchiuse tutti nell'incredulit, perch possa avere misericordia di tutti. Dunque come se egli facesse dei mali per derivarne dei beni! Subito questo pensiero lo fa esclamare: O profondit delle ricchezze di sapienza e di scienza di Dio! Quanto imperscrutabili sono i suoi giudizi e impenetrabili le sue vie! 246. Infatti non pensando a questi imperscrutabili giudizi e impenetrabili vie, uomini perversi, proclivi a criticare, ma non all'altezza di comprendere, ritenevano e andavano proclamando che questa

l'opinione dell'Apostolo: Facciamo il male perch ne venga il bene 247. Ma nemmeno lontanamente l'Apostolo pu avere affermato ci! Eppure uomini non in grado di capire pensavano che proprio questo fosse il significato, quando sentivano le parole dell'Apostolo: E subentr la legge perch abbondasse il peccato: infatti dove ha abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia 248. Ecco: proprio questo fa la grazia, che compiano il bene coloro che hanno fatto il male e non che persistano nel male, aspettando che sia corrisposto loro il bene. Non debbono dire: Facciamo il male perch ne venga il bene, ma: Abbiamo fatto il male ed sopraggiunto il bene; adesso facciamo il bene affinch nel secolo futuro riceviamo bene per bene, noi che in questo riceviamo bene per male. Per questo nel Salmo scritto: Io canter a te la tua misericordia e il tuo giudizio, Signore 249. Prima dunque il Figlio dell'uomo venuto nel mondo non per giudicare il mondo, ma perch il mondo sia salvato per mezzo di lui 250; e questo lo si deve alla misericordia. Per, successivamente, si dovr al giudizio se egli verr a giudicare i vivi ed i morti; per quanto anche in questo nostro tempo la salvazione stessa non avviene senza un giudizio, solo che esso resta occulto. Perci dice: Sono venuto in questo mondo per il giudizio, affinch quelli che non vedono, vedano, e quelli che vedono divengano ciechi 251. Dio buono e giusto. 23. 45. Dunque richiamatevi alla mente gli occulti giudizi di Dio, quando vedete che in una causa identica, quale certamente quella di tutti i bambini che traggono il male ereditario da Adamo, uno riceve il soccorso di essere battezzato, l'altro no, e muore nel vincolo di quel male. Inoltre, Dio vede nella sua prescienza che un battezzato sar un empio, eppure costui lasciato in questa vita; un altro battezzato invece strappato da questo mondo affinch la malizia non cambi la sua mente 252. In questi casi non attribuite l'ingiustizia o l'insipienza a Dio, presso il quale si trova la fonte della giustizia e della sapienza; ma come vi ho esortato fin dall'inizio di questo discorso 253, camminate l dove siete giunti, e Iddio vi conceder la rivelazione anche su questo 254, se non in questa vita, certamente nell'altra. Infatti non ci sar cosa occulta che non sar rivelata 255. Dunque quando udite il Signore che dice: Sono io, il Signore, che ho sviato quel profeta 256, e le parole dell'Apostolo: Ha misericordia di chi vuole e indurisce chi vuole 257, credete pure che se egli permette che uno sia sviato o indurito, costui ha meritato nel male; se invece di un altro ha piet,

riconoscete in questo con fede e sicurezza la grazia di Dio che rende non male per male, ma bene per male. Eppure non dovete sottrarre al Faraone il libero arbitrio per il fatto che in molti punti Dio dice: Io ho indurito il Faraone; Ho indurito, oppure: Render duro il cuore del Faraone 258. Malgrado queste espressioni, non possiamo negare che Faraone stesso indur il suo cuore. Infatti si legge proprio cos di lui quando furono eliminati dall'Egitto i tafani, perch la Scrittura dice: E anche questa volta il Faraone indur il suo cuore e non volle lasciare andare il popolo 259. Allora da una parte fu Dio che indur quel cuore attraverso un giusto giudizio, dall'altra fu il Faraone stesso ad indurirlo attraverso il libero arbitrio. Perci state certi che non sar vana la vostra fatica, se progredendo nel proposito buono saprete perseverare fino alla fine. Infatti Dio, che ora non retribuisce secondo le loro opere coloro che libera, allora render a ciascuno secondo le sue opere 260. Sicuramente Dio render anche male per male, perch egli giusto; e bene per male perch egli buono; e bene per bene perch buono e giusto; non sar possibile soltanto che renda male per bene perch non ingiusto. Render dunque male per male, castigo per ingiustizia; e render bene per male, grazia per ingiustizia; e render bene per bene, grazia per grazia 261. Se non comprendete, pregate per comprendere. 24. 46. Rifatevi continuamente a questo libro, e se comprendete ringraziate Dio; nei punti in cui non comprendete, pregate di comprendere: il Signore infatti vi conceder l'intelligenza. Ricordate che sta scritto: Se qualcuno di voi manca della sapienza, la chieda a Dio, che d a tutti in abbondanza e non rimprovera, e gli sar data 262. Questa appunto la sapienza che discende dall'alto, come dice lo stesso apostolo Giacomo. Ma scacciate dal vostro animo e pregate di non racchiudere in voi quella sapienza che egli abomina, quando dice: Se avete amara invidia e discordie fra di voi, non questa la sapienza che discende dall'alto, ma quella terrena, animale, diabolica. Dove infatti c' invidia e discordia, l c' disordine e ogni opera cattiva. Ma la sapienza che discende dall'alto, in primo luogo certamente pudica, poi pacifica, clemente, conciliante, piena di misericordia e di buoni frutti, senza parzialit, senza simulazione 263. Quale bene dunque non avr chi chieder e otterr dal Signore questo genere di sapienza? E anche di qui riconoscete la grazia, perch se questa sapienza venisse da noi non verrebbe dall'alto e non dovrebbe essere richiesta proprio a quel Dio che ci ha creato. Fratelli, pregate anche per noi, affinch

viviamo con temperanza, piet e giustizia in questo tempo aspettando quella speranza beata, e la manifestazione del Signore e del Salvatore nostro Ges Cristo 264, a cui appartiene l'onore, la gloria e il regno con il Padre e lo Spirito Santo nei secoli dei secoli. Amen. LA CORREZIONE E LA GRAZIA [A VALENTINO E AI SUOI MONACI] Riflettete con ogni cura sulle questioni gi esaminate. 1. 1. O fratello dilettissimo Valentino, e voi che insieme servite Dio, letta la missiva che la Carit vostra m'invi per mezzo del fratello Floro e di coloro che in sua compagnia sono venuti presso di noi, resi grazie a Dio perch conobbi dalla vostra replica la pace che realizzate nel Signore, l'accordo nella verit e l'ardore nella carit. Il Nemico ha macchinato la rovina di alcuni dei vostri, ma poich Dio ha misericordia e con mirabile bont volge le insidie di quello in profitto per i suoi servi, tutto ci servito piuttosto a questo, che nessuno di voi ha subto un danno peggiore, ma alcuni hanno ricevuto una formazione migliore. Pertanto non necessario ritornare ancora una volta su tutti gli argomenti, poich ve li abbiamo fatti avere trattati a sufficienza in un libro completo; e come l'avete accolto, lo rivelano le vostre parole di risposta. Tuttavia non pensate assolutamente che vi possa risultare chiaro dopo una sola lettura. Perci se volete che esso vi riesca fruttuoso al massimo grado, non vi sia di peso di rendervelo del tutto familiare con il rileggerlo; facendo ci saprete coscienziosamente in che consistano le questioni alle quali viene incontro, per scioglierle e sanarle, un'autorit non umana in questo caso, ma divina. Da simile autorit non dobbiamo distaccarci, se vogliamo raggiungere lo scopo a cui aspiriamo. La legge insegna il bene e il male, la grazia fa compiere il bene. 1. 2. Il Signore stesso poi non solo ci mostra da quale male dobbiamo staccarci e quale bene dobbiamo fare 1, che la sola cosa che la lettera della legge pu realizzare, ma ci presta anche aiuto per staccarci dal male e fare il bene, cosa che nessuno pu senza lo spirito della grazia. Ma se la grazia manca, ad un solo scopo presente la legge: a rendere colpevoli e ad uccidere. Per questo l'Apostolo dice: La lettera uccide, lo spirito invece vivifica 2. Chi dunque usa in maniera legittima della legge 3, apprende da essa il male e il bene, e senza fare affidamento sulle proprie capacit cerca rifugio nella grazia, per

allontanarsi dal male e fare il bene con il suo aiuto. Ma chi cerca rifugio nella grazia, se non quando i suoi passi sono guidati dal Signore ed egli desidera seguire la sua via 4 ? Per questo anche desiderare l'aiuto della grazia gi inizio della grazia; e di ci il Salmista afferma: E ho detto: Ora ho cominciato; e questo cambiamento della destra dell'Eccelso 5. Pertanto bisogna ammettere che noi possediamo il libero arbitrio per fare sia il bene che il male; ma nel fare il male ognuno libero dal vincolo della giustizia e servo del peccato 6; nel bene invece nessuno pu essere libero se non sar stato liberato da Colui che ha detto: Se sar il Figlio a liberarvi, allora sarete veramente liberi 7. Eppure, quando uno stato liberato dalla dominazione del peccato, non se ne deve concludere che non ha pi bisogno dell'aiuto del suo Liberatore; anzi piuttosto, sentendosi dire: Senza di me nulla potete fare 8, sia lui stesso a chiedere: Sii il mio aiuto, non abbandonarmi 9. E questa fede, che senza dubbio vera e cattolica e derivante dai Profeti e dagli Apostoli, mi rallegro di averla trovata anche nel nostro fratello Floro; per cui bisogna correggere piuttosto quelli che non lo comprendevano. Ma penso che ormai, con la benevolenza del Signore, si siano senz'altro corretti. Efficacia della preghiera. 2. 3. Ma bisogna riuscire a capire la grazia di Dio che concessa per mezzo di Ges Cristo nostro Signore; per essa sola gli uomini sono liberati dal male e senza di essa non possono assolutamente compiere alcun bene n con il pensiero, n con la volont e l'amore, n con l'azione. E bisogna comprenderla non solo perch gli uomini sappiano attraverso l'indicazione della grazia che cosa occorre fare, ma anche perch attraverso l'aiuto della grazia facciano con amore quello che ormai sanno. E' certo questa ispirazione della volont buona e dell'azione buona che l'Apostolo chiedeva per quelli ai quali dice: Ma noi preghiamo Dio perch non facciate nulla di male, non per apparire noi stessi di virt provata, ma perch voi facciate ci che bene 10. Chi potrebbe udire ci senza svegliarsi e senza confessare che ci proviene dal Signore Iddio di allontanarci dal male e fare il bene? In effetti l'Apostolo non dice: Ammoniamo, ammaestriamo, esortiamo, rimproveriamo; ma dice: Preghiamo Dio perch non facciate nulla di male, bens ci che bene. E tuttavia rivolgeva loro le sue parole e faceva tutte quelle cose che ho elencato sopra: ammoniva, ammaestrava, esortava, rimproverava; per sapeva che non avevano efficacia tutte queste cose che egli piantando ed innaffiando faceva

all'aperto, se non esaudiva la sua preghiera in loro favore Colui che nascostamente fa crescere. Perch, come dice lo stesso Dottore delle Genti: N colui che pianta n colui che innaffia qualche cosa, ma solo Dio che fa crescere 11. Preghiamo che il Signore ci faccia compiere quello che bisogna. 2. 4. Pertanto non s'illudano quelli che dicono: "Come mai ci viene predicato ed ordinato di allontanarci dal male e di fare il bene, se non siamo noi a fare ci, ma il volerlo e l'operarlo in noi opera di Dio?" 12. Anzi, cerchino piuttosto di comprendere che, se sono figli di Dio, essi sono mossi dallo Spirito di Dio, affinch compiano ci che dev'essere compiuto e, quando hanno compiuto l'azione, rendano grazie a Colui da parte del quale sono stati mossi. Infatti essi sono mossi perch agiscano, non perch essi stessi non facciano niente; e per questo scopo viene mostrato ad essi che cosa debbano fare; cos, quando lo fanno come bisogna farlo, cio con l'amore e il piacere della giustizia, possono gioire di aver ricevuto la dolcezza che il Signore ha donato affinch la loro terra desse il proprio frutto 13. Ma quando non lo fanno, o non compiendo affatto il bene o compiendolo senza l'impulso della carit, devono pregare per ricevere quello che ancora non hanno. Infatti che cosa avranno, se non ci che riceveranno? O che cosa hanno, se non ci che hanno ricevuto 14 ? Gli Apostoli davano precetti, biasimavano, pregavano. 3. 5. "Dunque - dicono - quelli che ci dirigono si limitano a prescriverci ci che dobbiamo fare e preghino per noi affinch lo facciamo; ma non ci riprendano e non c'incolpino se non lo faremo". No, anzi, tutte queste cose devono essere fatte, perch gli Apostoli, dottori delle Chiese, le facevano tutte; prescrivevano quello che andava fatto, riprendevano se non veniva fatto, e pregavano perch si facesse. L'Apostolo d una prescrizione quando dice: Ogni vostra azione sia fatta con carit 15. Muove un rimprovero quando dice: Gi assolutamente un danno per voi avere liti gli uni con gli altri. Perch infatti piuttosto non tollerate qualche torto? Perch pi volentieri non sopportate una frode? Ma invece siete voi a fare dei torti, a ordire delle frodi, e questo ai vostri fratelli. O non sapete forse che gli ingiusti non avranno possesso del regno di Dio? 16. Ascoltiamolo anche quando prega: Il Signore vi moltiplichi e vi faccia abbondare in carit fra di voi e verso tutti 17. Prescrive che si abbia carit; riprende, perch non si ha la carit; prega perch la carit abbondi. O uomo, dal precetto

impara che cosa tu devi avere; dal rimprovero impara che quello che non hai per colpa tua; dalla preghiera impara da dove tu puoi ricevere ci che vuoi avere. Obiezione: "Se la volont preparata dal Signore, perch applicare reprimende?". 4. 6. "In qual maniera - dice - per colpa mia che non ho, se quello che non ho non l'ho ricevuto da Colui che l'unico a darlo, perch non c' assolutamente alcun altro da cui si possa avere un dono di tal genere e tanto grande?". Lasciate, o fratelli miei, che io lotti almeno un poco non contro di voi, che avete un cuore retto nei confronti di Dio, ma contro coloro che nutrono sentimenti terreni, o addirittura contro gli stessi pensieri umani, in favore della verit della grazia celeste e divina. Infatti cos dicono coloro che nelle loro malvagie opere non vogliono essere rimproverati dai sostenitori di questa grazia: "Prescrivimi cosa io debba fare; e se lo far, rendi per me grazie a Dio che mi ha concesso di farlo; se non lo far, non bisogna rimproverare me, ma bisogna pregare Colui perch dia ci che non ha dato, cio appunto l'amore fedele per Dio e il prossimo, grazie al quale si compiono i suoi precetti. Prega dunque per me perch io lo riceva e per mezzo di esso faccia di tutto cuore con volont buona quello che egli comanda. Ma giustamente io verrei rimproverato, se non avessi questo amore per mia colpa, cio se io potessi darmelo o prenderlo da me e non lo facessi, oppure se egli me l'offrisse e io non volessi riceverlo. Ma se anche la volont stessa preparata dal Signore 18, perch mi rimproveri quando vedi che non voglio adempiere i suoi precetti e perch piuttosto non chiedi a lui di operare in me anche il volere?". Con la misericordia del Signore il dolore della riprensione c'induce a correggerci. 5. 7. A queste obiezioni rispondiamo: Se tu, chiunque sia, non adempi i precetti che ti sono gi noti e non vuoi essere rimproverato, anche per questo sei da rimproverare, perch non vuoi essere rimproverato. Infatti non vuoi che ti siano dimostrati i tuoi difetti; non vuoi che essi siano colpiti producendo un dolore per te utile, che ti induca a cercare il medico; non vuoi essere mostrato a te stesso in modo che, vedendoti deforme, tu senta il bisogno di chi ti pu cambiare e lo supplichi di non farti rimanere in quella turpitudine. Certamente colpa tua il fatto che sei malvagio e colpa ancora maggiore non voler essere rimproverato

per la tua malvagit. Si direbbe quasi che i difetti siano da lodarsi o da mantenersi nell'indifferenza, senza elogiarli n vituperarli; o che il timore dell'uomo che si visto ripreso non abbia alcuna efficacia, e nemmeno la sua vergogna o la sua pena; al contrario, questo l'effetto che ottengono simili sentimenti, pungolando in maniera salutare: che si preghi il buon Dio e che i malvagi da rimproverare si trasformino in buoni da lodare. Infatti ci desidera che sia fatto per lui chi non vuole essere ripreso e dice: "Prega piuttosto per me"; eppure bisogna rimproverarlo perch egli stesso preghi per s. Certo quel dolore per cui ingrato a se stesso, quando sente l'aculeo della riprensione, lo incita ad un desiderio di pi intensa preghiera; cosicch, grazie alla misericordia di Dio e aiutato dall'incremento della carit, smette di fare cose che richiamano vergogna e dolore e compie cose che richiamano lode e plauso. Questa l'utilit della riprensione, che viene usata con esito salutare in grado ora maggiore ora minore in proporzione ai diversi peccati; e allora ha esito salutare, quando il Medico celeste le rivolge il suo sguardo. Infatti essa non giova se non quando fa s che uno si penta del suo peccato. E chi che concede ci, se non Colui che volse il suo sguardo all'apostolo Pietro mentre lo rinnegava e lo fece piangere 19 ? Perci anche l'apostolo Paolo, dopo aver detto che se alcuni hanno convinzioni diverse, vanno ripresi con modestia, di seguito aggiunge: Perch forse Dio conceder loro il pentimento affinch conoscano la verit, e rinsaviranno liberandosi dai lacci del diavolo 20. Non bisogna rifiutare n la riprensione, n la preghiera. 5. 8. Ma per quale motivo questi che non vogliono essere ripresi dicono: "Dammi solo dei precetti e prega per me, perch io faccia ci che tu prescrivi"? Perch piuttosto secondo il loro aberrante pensiero non rigettano anche questi due princpi e dicono: Io non voglio n che tu mi dia dei precetti n che tu preghi per me? Infatti forse possibile indicare un uomo che abbia pregato per Pietro, affinch Dio gli desse il pentimento grazie al quale pianse di aver rinnegato il Signore? Quale uomo ci fu che erudisse Paolo nei precetti divini riguardanti la fede cristiana? Se uno lo sentisse mentre predica il Vangelo e dice: Io faccio conoscere a voi che il Vangelo predicato da me non secondo l'uomo; e infatti io non l'ho ricevuto n l'ho appreso da un uomo, ma attraverso la rivelazione di Cristo Ges 21, gli si potrebbe rispondere: Perch ci infastidisci esortandoci a ricevere e ad apprendere da te ci che tu non hai ricevuto n appreso dall'uomo? Colui che lo ha dato a te

capace di darlo anche a noi cos come a te. Or dunque se non osano dire ci, ma lasciano che il Vangelo sia loro predicato da un uomo, bench esso possa essere dato all'uomo anche per un tramite diverso dall'uomo, ammettano anche di dover essere ripresi dai loro superiori dai quali viene predicata la grazia cristiana. E con questo non s'intende negare che Dio anche senza alcuna ammonizione umana possa correggere chi vuole e rivolgerlo alla salutare sofferenza del pentimento con la capacit del tutto occulta ed onnipotente della sua medicina. Comunque non bisogna cessare di pregare per coloro che vogliamo si correggano, anche se il Signore rivolse il suo sguardo a Pietro e gli fece piangere il suo peccato senza che nessun uomo pregasse per lui; e allo stesso modo non bisogna trascurare la riprensione, bench Dio fa che si correggano, quelli che egli vuole, anche senza che siano mai stati ripresi. L'uomo si avvantaggia della riprensione quando gli presta piet e soccorso Colui che fa progredire chi vuole anche senza la riprensione. Ma per il fatto che alcuni sono chiamati ad emendarsi in un modo, altri in un altro ed altri infine in un altro ancora, in diverse ed innumerevoli maniere, guardiamoci bene dal dire che il giudizio debba appartenere all'argilla anzich al vasaio 22. Nell'uomo non rigenerato bisogna condannare il peccato originale. 6. 9. Essi sostengono: "LApostolo ammonisce: Chi infatti ti distingue? Cosa possiedi che tu non abbia ricevuto? E se l'hai ricevuto, perch ti vanti come se non l'avessi ricevuto? 23. Perch dunque siamo vituperati, accusati, ripresi, incolpati? Che cosa facciamo, noi che non abbiamo ricevuto?". Quelli che dicono cos, vogliono apparire fuori di colpa pur non obbedendo a Dio; infatti sicuramente anche l'obbedienza stessa un dono di Dio: inevitabile che la possieda quello che possiede la carit, ma questa senza dubbio proviene da Dio ed il Padre a darla ai figli suoi. "Lobbedienza - dicono - noi non l'abbiamo ricevuta; perch mai dunque siamo ripresi, come se potessimo darcela da noi stessi, mentre non possiamo darcela di nostro arbitrio?" 24. E non riflettono che se non sono ancora rigenerati, c' una causa prima per la quale debbono dispiacersi con se stessi quando vengono rimproverati per la loro inobbedienza a Dio, ed che Dio fece l'uomo retto quando inizialmente lo cre, e non c' ingiustizia in Dio 25. Quindi la prima perversit che ci impedisce di ubbidire a Dio proviene dall'uomo, perch egli divenne perverso decadendo per la sua volont cattiva dalla rettitudine nella quale Dio originariamente lo

aveva creato. O forse proprio per questo tale perversit non dovr essere ripresa nell'uomo, perch non propria di colui che viene ripreso, ma comune a tutti? Anzi: sia ripresa anche nei singoli perch appartiene a tutti; infatti non si potr dire che non appartiene ad un determinato individuo perch nessun individuo ne immune. S, questi peccati originali sono detti estranei perch la singola creatura li trae dai genitori; ma non senza causa sono detti anche nostri, perch in quell'unico, come dice l'Apostolo, tutti peccarono 26. Vada dunque il biasimo all'origine condannabile, cos che dal dolore del rimprovero sorga la volont della rigenerazione. Per questo avviene solo se quello che ripreso figlio della promessa, perch allora, mentre l'eco della rampogna si ripercuote e sferza dal di fuori, Dio dal di dentro, per occulta ispirazione, opera in lui anche il volere. Ma chi ormai rigenerato e giustificato, se ricade di sua volont nella vita cattiva, costui non pu certo dire: "Non ho ricevuto", perch a causa del suo arbitrio, libero nei confronti del male, ha perduto la grazia di Dio gi ricevuta. Ma se poi egli, avvertita salutarmente la trafittura della riprensione, piange e si volge a opere buone simili alle precedenti ed anche migliori, allora qui appare in maniera chiarissima l'utilit del rimprovero. Ma sia o no provocata dalla carit la riprensione per mezzo dell'uomo, in ogni modo che essa giovi a chi viene ripreso unicamente opera di Dio. Bisogna rimproverare anche il battezzato, se non persevera, perch forse Dio gli doner il pentimento. 6. 10. Ma costui che non vuole essere ripreso come pu dire ancora: "Che cosa ho fatto io, dal momento che non ho ricevuto?", se invece evidente che ha ricevuto e ha perduto per sua colpa quello che ha ricevuto? Egli sosterr: "Quando mi accusi perch dalla vita buona sono di nuovo scivolato in quella cattiva per mia volont, posso, s, posso continuare a dire: Che cosa ho fatto io, dal momento che non ho ricevuto? Infatti ho ricevuto la fede che opera per mezzo dell'amore; per non ho ricevuto la perseveranza in essa fino alla fine. O forse qualcuno oser dire che questa perseveranza non un dono di Dio, ma che questo bene cos grande nostro? Allora l'Apostolo non potrebbe ripetere a chiunque lo possieda: Cosa possiedi che tu non abbia ricevuto? 27, perch chi lo possiede ne sarebbe in possesso senza averlo ricevuto". Certo, non possiamo negare che di fronte a queste obiezioni anche la perseveranza che progredisce nel bene fino alla fine un grande dono di Dio, e che non pu provenire se non da

Colui di cui scritto: Ogni concessione eccellente e ogni dono perfetto proviene dall'alto, discendendo dal Padre della luce 28. Ma non perci bisogna trascurare la riprensione di chi non ha perseverato, perch forse Dio gli conceder il pentimento ed egli rinsavir liberandosi dai lacci del diavolo. Appunto per confermare l'utilit della riprensione l'Apostolo ha enunciato questo concetto che ho gi ricordato: Correggendo con modestia coloro che hanno convinzioni contrarie, perch forse Dio conceder loro il pentimento 29. In effetti se diremo che questa perseveranza tanto lodevole e tanto felice appartiene all'uomo senza provenirgli da Dio, priviamo subito di ogni significato quello che il Signore dice a Pietro: Io ho pregato per te, perch la tua fede non venga meno 30. Che era infatti quello che Cristo pregava per lui, se non la perseveranza fino alla fine? Ma se questa provenisse all'uomo dall'uomo, non dovrebbe certo essere richiesta a Dio. Inoltre quando l'Apostolo dice: Preghiamo Dio perch non facciate nulla di male 31, senza dubbio chiede a Dio per loro la perseveranza. Infatti non si potr dire che non fa nulla di male chi abbandona il bene e non perseverando in esso si volge al male, invece di allontanarsene. Anche in quel passo ove dice: Rendo grazie al mio Dio ogni volta che penso a voi, pregando per voi tutti con gioia in ogni mia preghiera, per la vostra comunione nel Vangelo dal primo giorno fino ad ora; e confido proprio in ci, che Colui che ha iniziato in voi un'opera buona la porter a termine fino al giorno di Cristo Ges 32, che cos'altro promette loro dalla misericordia di Dio se non la perseveranza nel bene fino alla fine? E ugualmente quando dice: Epafra, che dei vostri, servo di Cristo Ges, vi saluta, sempre lottando per voi nelle preghiere, affinch restiate perfetti e completi in ogni volont di Dio 33, che significa: affinch restiate, se non : affinch perseveriate? Per questo del diavolo detto: Non rest nella verit 34, perch fu in essa, ma non vi rimase. Ora quelli di sicuro erano gi stabilmente nella fede, e quando preghiamo che colui che stabilmente, stabilmente sia, non preghiamo nient'altro se non che perseveri. Parimenti l'apostolo Giuda, quando dice: A Colui che ha il potere di preservarvi senza peccare e porvi irreprensibili al cospetto della sua gloria in letizia 35, non dimostra forse nella maniera pi chiara che dono di Dio perseverare nel bene fino alla fine? Che cos'altro infatti ci doner Colui che ci preserva senza peccare, per porci irreprensibili al cospetto della sua gloria in letizia, se non la buona perseveranza? E che significa quello che leggiamo negli Atti degli Apostoli: Le Genti udendo si rallegrarono ed accettarono la parola del Signore, e tutti quanti erano preordinati

alla vita eterna credettero 36 ? Chi ha potuto essere preordinato alla vita eterna se non attraverso il dono della perseveranza, dal momento che chi avr perseverato sino alla fine, questo sar salvo 37 ? Di quale salvezza si parla, se non di quella eterna? D'altra parte quando nella preghiera domenicale diciamo a Dio Padre: Sia santificato il tuo nome 38, che cos'altro vogliamo esprimere se non che il suo nome sia santificato in noi? E quando ci sia stato effettuato attraverso il lavacro della rigenerazione, per quale motivo i fedeli continuano ogni giorno ad invocarlo, se non perch ci sia da parte nostra la perseveranza in ci che stato realizzato in noi? Infatti anche il beato Cipriano intende cos; illustrando appunto questa preghiera scrive: Diciamo: "Sia santificato il nome tuo", non perch auguriamo a Dio di venire santificato dalle nostre preghiere, ma perch richiediamo da Dio che il suo nome sia santificato in noi. E d'altronde da chi pu essere santificato Dio, se lui che santifica? Ma poich egli ha detto: "Siate santi, perch anchio sono santo" 39, questo chiediamo e preghiamo, che noi che siamo stati santificati nel battesimo perseveriamo in quello che abbiamo cominciato ad essere 40. Ecco, cos pensa quel martire gloriosissimo: in queste parole i fedeli di Cristo chiedono ogni giorno di perseverare in quello che hanno cominciato ad essere. Senza che nessuno ne possa dubitare, chiunque prega il Signore di farlo perseverare nel bene confessa che tale perseveranza un dono suo. Perch riprendere chi non ha ricevuto il dono della perseveranza? 7. 11. Eppure anche se le cose stanno cos, riprendiamo, e giustamente li riprendiamo, coloro che dopo essere vissuti nel bene non vi hanno perseverato. Essi hanno fatto certo di propria volont il cambiamento da una vita buona a una cattiva, e per questo sono degni di riprensione; e se la riprensione non giover loro a nulla, ma vorranno perseverare in una vita dissoluta fino alla morte, sono degni anche della condanna divina in eterno. E se non hanno scusa ora, quando dicono: "Perch siamo ripresi?", non avranno scusa allora, quando diranno: Perch siamo condannati, dal momento che non abbiamo ricevuto la perseveranza per restare nel bene e quindi dal bene siamo tornati al male? Con simile discolpa, in nessun modo si potranno sottrarre alla giusta condanna. Infatti, la verit stessa a dirlo, nessuno si libera dalla condanna provocata da Adamo se non per mezzo della fede in Ges Cristo; ma neppure si libereranno da questa condanna quelli che potranno dire di non aver udito il Vangelo di Cristo, perch la fede deriva dall'aver udito 41. Allora tanto meno se

ne potranno liberare quelli che hanno intenzione di dire: Non abbiamo ricevuto la perseveranza. Logicamente sembra pi giusta la scusa di chi lamenta: Non abbiamo ricevuto la possibilit di udire, piuttosto che quella di chi afferma: Non abbiamo ricevuto la perseveranza. Infatti si pu dire: Uomo, se avessi voluto, tu avresti potuto perseverare in quello che avevi udito e seguito; ma in nessun modo si pu dire: Se avessi voluto, avresti potuto credere in quello che non avevi udito. Gli uomini si salvano solo per la grazia assolutamente gratuita. 7. 12. Dunque ci sono alcuni che non hanno udito il Vangelo ed altri che, pur avendolo udito ed essendone stati cambiati in meglio, non hanno ricevuto la perseveranza; altri ancora udirono s il Vangelo, ma non vollero venire a Cristo, cio credere in lui, perch egli ha detto: Nessuno viene a me, se non gli stato dato dal Padre mio 42. Infine si d il caso di quelli che per l'et infantile non poterono credere, ma avrebbero potuto essere sciolti dalla colpa originale solo dal lavacro della rigenerazione, tuttavia sono morti senza averlo ricevuto e sono periti. Ebbene, tutti costoro non sono stati differenziati da quella massa che si sa essere stata condannata, perch tutti vanno alla condanna a causa di uno solo. Ma quelli che vengono differenziati da questa massa non lo sono per i loro meriti, ma per la grazia del Mediatore, cio sono giustificati gratuitamente nel sangue del secondo Adamo. Pertanto, quando ci sentiamo dire: Chi infatti ti distingue? Cosa possiedi che tu non abbia ricevuto? E se l'hai ricevuto, perch ti vanti come se non l'avessi ricevuto? 43, dobbiamo comprendere che nessuno pu essere differenziato da quella massa di perdizione che stata provocata dal primo Adamo, eccetto colui che possiede questo dono; e questo dono, chiunque sia ad averlo, lo ha ricevuto per grazia del Salvatore. Questa testimonianza apostolica tanto fondamentale che il beato Cipriano, scrivendo a Quirino, la tratta proprio sotto il capitolo in cui dice: In niente bisogna gloriarsi, perch niente nostro 44. Gli eletti per grazia si salvano con assoluta certezza. 7. 13. Dunque a tutti quelli che sono stati differenziati dalla condanna originale per questa generosit della grazia divina, viene sicuramente concesso anche l'ascolto del Vangelo; e quando lo odono, essi credono e perseverano fino alla fine nella fede che opera attraverso la carit 45. Se poi talvolta deviano, ripresi si emendano, e alcuni di essi tornano sulla via che avevano abbandonato perfino senza aver subto

alcun rimprovero dai loro simili. Altri addirittura, ricevuta la grazia, una morte tempestiva li sottrae ai pericoli di questa vita qualunque sia la loro et. Tutti questi effetti li opera in costoro chi fece di essi dei vasi di misericordia e li scelse nel Figlio suo prima della creazione del mondo per elezione di grazia. Ma se per grazia, allora non per le opere; altrimenti la grazia non pi grazia 46. Infatti non che siano stati chiamati, ma non eletti, in conformit all'affermazione: Molti sono i chiamati, pochi gli eletti 47. Al contrario, poich sono stati chiamati secondo il decreto, certo sono stati anche eletti per elezione della grazia, come stato detto, e non per un'elezione dovuta a meriti precedenti, perch la grazia tutto il loro merito. Nessuno dei predestinati perisce. 7. 14. Di questi dice l'Apostolo: Sappiamo che Dio coopera in ogni cosa al bene per coloro che lo amano e sono stati chiamati secondo il decreto; perch quelli che egli conobbe precedentemente, li predestin anche ad essere conformi all'immagine del Figlio suo, affinch egli sia primogenito tra molti fratelli. Ma quelli che ha predestinato, li ha anche chiamati; e quelli che ha chiamati, li ha anche giustificati; e quelli che ha giustificati li ha anche glorificati 48. Fra questi nessuno perisce, perch tutti sono stati eletti. Ma sono stati eletti perch sono stati chiamati secondo il decreto: un decreto che non appartiene a loro, ma a Dio; di esso in un altro passo si dice: Affinch il decreto di Dio restasse secondo una libera scelta, non derivante dalle opere, ma dal volere di colui che chiama, le fu detto: Il maggiore servir il minore 49; e altrove : Non secondo le nostre opere, ma secondo il suo decreto e la sua grazia 50. Quando dunque udiamo: Ma quelli che ha predestinato li ha anche chiamati, li dobbiamo riconoscere come chiamati secondo il decreto, perch quel passo comincia dicendo: Egli coopera in ogni cosa al bene per coloro che sono stati chiamati secondo il decreto; e poi continua: perch quelli che egli conobbe precedentemente, li predestin anche ad essere conformi all'immagine del Figlio suo, affinch egli sia primogenito tra molti fratelli; premesso tutto ci aggiunge: Ma quelli che ha predestinato, li ha anche chiamati. Dunque vuole fare intendere che essi sono quelli che ha chiamato secondo il decreto, e l'espressione del Signore: Molti sono i chiamati, pochi gli eletti 51 non deve indurci a pensare che fra di essi ve ne siano alcuni chiamati e non eletti. Infatti tutti gli eletti sono stati senza dubbio anche chiamati; ma non tutti i chiamati sono stati per conseguenza eletti. Dunque gli eletti sono

quelli chiamati secondo il decreto, come abbiamo spesso affermato, cio quelli che erano stati anche predestinati e conosciuti in precedenza. Se qualcuno di questi perisce, Dio che s'inganna; ma nessuno di essi perisce, perch Dio non s'inganna. Se qualcuno di questi perisce, Dio che vinto dalla malizia umana; ma nessuno di essi perisce, perch Dio non vinto da nessuna cosa. Sono stati eletti per regnare con Cristo, e non nella maniera in cui fu eletto Giuda per la funzione a cui egli si confaceva. S, certo egli fu eletto da Colui che sa usare a fin di bene anche dei malvagi, perch attraverso la sua opera colpevole si compisse quella venerabile al cui scopo Cristo in persona era venuto. Dunque quando sentiamo: Non sono stato forse io a scegliere voi dodici? E uno di voi un diavolo 52, dobbiamo intendere che quelli erano stati eletti attraverso la misericordia, l'altro attraverso il giudizio; quelli per ottenere il suo regno, l'altro per spargere il suo sangue. La voce degli eletti. 7. 15. Giustamente si innalza la voce degli eletti al regno: Se Dio per noi, chi sar contro di noi? Colui che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi, come pu essere che non ci abbia donato anche ogni cosa insieme con lui? Chi lever accusa contro gli eletti di Dio, Dio che giustifica? Chi li condanna? Cristo, che morto, anzi che risuscitato, che alla destra di Dio e intercede per noi? 53. Ma se essi hanno ricevuto il dono di una perseveranza tanto energica fino alla fine, proseguano col dire: Chi ci separer dall'amore di Cristo? la tribolazione? l'angoscia? la persecuzione? la fame? la nudit? il pericolo? la spada? Come sta scritto: Perch per causa tua siamo mandati a morte per tutto il giorno, siamo considerati come pecore da macello. Ma in tutto questo noi stravinciamo per mezzo di Colui che ci ha amati. Infatti sono certo che n la morte, n la vita, n angelo, n principato, n il presente, n l'avvenire, n la potenza, n l'altezza, n la profondit, n altra creatura ci potr separare dall'amore di Dio, che in Cristo Ges nostro Signore 54. Molti i chiamati, pochi gli eletti. 7. 16. Sono questi che si vogliono indicare a Timoteo, nel passo in cui, dopo aver detto che Imeneo e Fileto sovvertono la fede di alcuni, subito aggiunto: Ma il fondamento posto da Dio sta saldo, e ha questo suggello: Il Signore conosce quelli che sono suoi 55. La fede di questi, che opera con amore 56, o proprio non viene meno, o se si verifica il

caso che ad alcuni venga meno, recuperata prima che questa vita abbia fine e, una volta cancellata l'ingiustizia che era intercorsa, viene loro attribuita la perseveranza fino alla fine. Ma quelli che non riusciranno a perseverare e dopo essere perci decaduti dalla fede e dalla condotta cristiana saranno colti dalla fine di questa vita in simile condizione, senza alcun dubbio non devono essere annoverati nel numero degli eletti, neppure per quel periodo che hanno vissuto nella bont e nella piet. Infatti la prescienza e la predestinazione di Dio non sono intervenute a differenziarli dalla massa di perdizione; quindi non sono stati chiamati secondo il decreto e per questo neppure eletti. Essi appartengono a quei chiamati dei quali detto: Molti i chiamati, e non a quelli dei quali detto invece: ma pochi gli eletti. E tuttavia chi potrebbe negare che essi siano eletti, quando credono, sono battezzati e vivono secondo Dio? Evidentemente sono chiamati eletti da coloro che non sanno che cosa devono diventare, non da Chi consapevole che essi non hanno la perseveranza che conduce gli eletti alla vita beata; egli sa che costoro adesso si reggono, tuttavia vede gi nella sua prescienza che cadranno. Perch ai non eletti non viene data la perseveranza? Il giudizio di Dio imperscrutabile, ma giusto. 8. 17. A questo punto, se mi si dovesse chiedere perch Dio non d la perseveranza a coloro ai quali ha dato la carit per vivere cristianamente, rispondo che io non lo so. Io infatti non con arroganza, ma riconoscendo il mio limite, ascolto l'Apostolo che dice: O uomo, chi sei tu per rispondere a Dio? 57 e: O profondit delle ricchezze di sapienza e di scienza di Dio! Quanto imperscrutabili sono i suoi giudizi e impenetrabili le sue vie! 58. Rendiamo dunque grazie per quanto egli si degna di manifestarci dei suoi giudizi; ma per quanto ce ne nasconde non mormoriamo contro le sue decisioni, ma riteniamo che anche ci sia per noi estremamente salutare. Ma chiunque tu sia, nemico della grazia, che rivolgi quella domanda, tu stesso che ne dici? C' di buono il fatto che non neghi di essere cristiano e ti vanti di essere cattolico. Se tu dunque confessi che dono di Dio perseverare nel bene fino alla fine, penso che tu non sai, esattamente come me, perch quello riceva tale dono e l'altro non lo riceva, e nessuno di noi due qui pu penetrare gli imperscrutabili disegni di Dio. Al contrario se tu pensi: il fatto che ciascuno perseveri o no nel bene riguarda il libero arbitrio dell'uomo (e questo tu lo sostieni non in accordo con la grazia di Dio, ma contro di essa) e se uno persevera non Dio che glielo

concede, ma lo realizza la volont umana, allora che cosa escogiterai contro le parole di Colui che dice: Ho pregato per te, Pietro, perch la tua fede non venga meno 59 ? Oserai forse sostenere che anche malgrado la preghiera di Cristo perch non venisse meno la fede di Pietro, essa sarebbe venuta meno lo stesso se Pietro avesse voluto, cio se non avesse voluto che essa perseverasse fino alla fine? Come se Pietro in qualche modo potesse volere qualcosa di diverso da ci che Cristo pregava che egli volesse! Chiunque capisce che la fede di Pietro sarebbe perita nel momento in cui fosse venuta meno la volont per la quale egli era fedele, e che sarebbe restata, se la volont stessa si fosse conservata. Ma poich la volont preparata dal Signore 60, la preghiera di Cristo per lui non poteva essere inefficace. Quando dunque ha pregato che la fede di Pietro non venisse meno, che cos'altro ha pregato se non che avesse nella fede una volont assolutamente libera, forte, invitta, perseverante? Ecco in qual modo si difende secondo la grazia di Dio e non contro di essa la libert del volere. Non sicuramente con la libert che la volont umana consegue la grazia, ma piuttosto con la grazia che consegue la libert, insieme a una dilettevole stabilit e a una invincibile fortezza per perseverare. Per il fatto desta in noi molta meraviglia. 8. 18. S, strano, ed anche molto strano, il fatto che Dio non doni la perseveranza a certi suoi figli che ha rigenerato in Cristo, ai quali ha donato la fede, la speranza, l'amore; eppure perdona delitti tanto grandi a figli altrui e dispensando loro la grazia li rende figli suoi! Chi non se ne meraviglierebbe? Chi non si stupirebbe profondissimamente? Ma anche quest'altra cosa non meno strana, e tuttavia vera, e cos lampante che nemmeno gli stessi nemici della grazia di Dio sono capaci di trovare il mezzo di negarla: alcuni figli di suoi amici, cio di fedeli rigenerati e buoni, se escono da questa terra da bambini senza battesimo, li esclude dal regno suo nel quale manda invece i genitori. Eppure se avesse voluto, avrebbe potuto procurare loro la grazia di questo lavacro, dato che ogni cosa in suo potere. E al contrario fa pervenire in mano di cristiani alcuni figli di nemici suoi e per mezzo del lavacro li introduce nel regno cui restano estranei i genitori; di loro propria volont questi ultimi bambini non hanno meritato in alcun modo nel bene, come i primi in alcun modo nel male. Certo sicuramente in questo caso i giudizi di Dio non possono essere n vituperati n penetrati, perch sono giusti e profondi; e un giudizio

del genere quello sulla perseveranza, di cui stiamo trattando. Dunque su gli uni e su gli altri esclamiamo: O profondit delle ricchezze di sapienza e di scienza di Dio! Quanto imperscrutabili sono i tuoi giudizi! 61. Noi non possiamo penetrare le vie ininvestigabili del Signore. 8. 19. E non meravigliamoci se noi non possiamo investigare le sue vie impenetrabili. Non voglio nemmeno parlare di altri doni innumerevoli che sono assegnati ad alcuni e ad altri no da parte del Signore Iddio, presso il quale non esistono riguardi personali 62. Questi doni non vengono attribuiti per i meriti della volont, e fra di essi si trovano ad esempio la rapidit, la forza, la buona salute, la bellezza fisica, l'ingegno fuori dal comune, le attitudini naturali dell'intelletto e svariate arti, oppure ci sono doni che sopravvengono all'uomo dall'esterno, come la ricchezza, la nobilt, gli onori e tutte le altre cose di tal genere: che uno le possieda esclusivamente in potere di Dio. E non soffermiamoci poi nemmeno sul battesimo dei bambini (eppure nessuno di loro potr dire che esso non appartenga, come i doni gi nominati, al regno di Dio). Per quale motivo a questo bambino concesso e a quello no, se tanto l'una che l'altra soluzione in potere di Dio e senza quel sacramento nessuno entra nel regno di Dio? Ma io voglio tacere di tutto questo e lasciarlo da parte: i fratelli dissenzienti prendano in esame solo la categoria di individui di cui si tratta qui; infatti il nostro problema riguarda coloro che non hanno la perseveranza nella bont, ma muoiono proprio quando la loro volont buona passa dal bene al male. Rispondano, se possono: perch Dio non li ha strappati dai pericoli di questa vita allora, quando vivevano con fede e piet, affinch la malizia non mutasse la loro mente e la frode non traesse in errore le loro anime 63 ? Forse ci non era in suo potere o ignorava i loro futuri peccati? Assolutamente nessuna delle due ipotesi pu essere avanzata se non a costo della massima perversit e follia. Perch allora non lo fece? Rispondano questi che ci deridono quando esclamiamo: Quanto imperscrutabili sono i suoi giudizi e impenetrabili le sue vie! 64. Allora, o non vero che Dio concede questo dono a chi vuole, oppure mente quel passo della Scrittura che sulla morte per cos dire immatura dell'uomo giusto dice: Egli fu rapito perch la malizia non mutasse la sua mente o la frode non traesse in errore la sua anima 65. Perch dunque Dio d ad alcuni e non ad altri un cos grande beneficio? Eppure in lui non iniquit n vi sono riguardi personali, mentre in suo potere far rimanere

ciascuno quanto vuole in questa vita, che stata definita una prova sulla terra 66. Dunque sono costretti ad ammettere che per l'uomo un dono di Dio mettere fine a questa vita prima di cambiare dal bene al male; ma perch ad alcuni lo conceda e ad altri no, lo ignorano; allora alla stessa maniera ammettano insieme con noi che secondo le Scritture, dalle quali ho gi tratto numerose testimonianze, la perseveranza nel bene un dono di Dio; e perch ad alcuni sia concesso e ad altri no, si contentino d'ignorarlo insieme con noi senza mormorare contro Dio. Quelli che non ricevono la perseveranza non sono veramente figli di Dio. 9. 20. E non lasciamoci impressionare dal fatto che Dio non concede questa perseveranza a certi suoi figli. Nemmeno lontanamente infatti potrebbe accadere cos, se essi appartenessero a quei predestinati e chiamati secondo il decreto, che veramente sono figli della promessa. Gli altri sono chiamati figli di Dio quando vivono piamente; ma poich in seguito vivranno empiamente e morranno in questa empiet, questi non possono essere chiamati figli di Dio dalla prescienza divina. Infatti sono figli di Dio alcuni che non lo sono ancora per noi e lo sono gi per Dio, e di questi dice l'evangelista Giovanni: Ges doveva morire per la sua nazione, e non soltanto per la sua nazione, ma anche per raccogliere in unit i figli di Dio dispersi 67. Essi sarebbero diventati figli di Dio quando avessero cominciato a credere grazie alla predicazione del Vangelo; e tuttavia prima che ci avvenisse, essi erano gi figli di Dio iscritti nell'irremovibile stabilit della memoria del Padre loro. E ci sono ancora alcuni, che sono detti figli di Dio da noi per la grazia ricevuta sia pure temporaneamente, ma che non lo sono per Dio, e di essi dice lo stesso Giovanni: Sono usciti di fra noi, ma non erano dei nostri, perch se fossero stati dei nostri, sarebbero rimasti senz'altro con noi 68. Non dice: Uscirono di fra noi, ma poich non rimasero con noi, ormai non sono pi dei nostri; dice invece: Uscirono di fra noi, ma non erano dei nostri; cio anche quando sembravano essere fra noi, non erano dei nostri. E come se uno gli dicesse: E da che cosa lo argomenti? Egli continua: Perch se fossero stati dei nostri, sarebbero rimasti senz'altro con noi. Queste sono le parole dei figli di Dio: parla Giovanni, gi collocato in un posto eminente fra i figli di Dio. Quando dunque i figli di Dio dicono di coloro che non hanno ricevuto la perseveranza: Sono usciti di fra noi, ma non erano dei nostri, e aggiungono: perch se fossero stati dei nostri, sarebbero rimasti

senz'altro con noi, che altro dicono se non questo: Non erano figli, anche quando erano nella condizione e nel nome di figli? E non lo erano non perch simularono la giustizia, ma perch non rimasero in essa. Infatti non dice: Effettivamente se fossero stati dei nostri, avrebbero mantenuto senz'altro con noi una giustizia vera e non simulata; al contrario afferma: Se fossero stati dei nostri, sarebbero rimasti senz'altro con noi. Fuor da ogni dubbio egli voleva che essi restassero nel bene. E c'erano nel bene, ma poich non vi rimasero, cio non perseverarono fino alla fine, non erano - dice - dei nostri, anche quando erano con noi; cio non erano nel numero dei figli, anche quando erano nella fede dei figli, perch quelli che sono figli veramente furono conosciuti in precedenza e predestinati ad essere conformi all'immagine del Figlio suo, e sono stati chiamati secondo il decreto per essere eletti. Infatti non perisce il figlio della promessa, ma il figlio della perdizione 69. Quelli che non ricevono la perseveranza non sono chiamati secondo il decreto. 9. 21. Dunque questi appartennero alla moltitudine dei chiamati, ma non furono del piccolo numero degli eletti. Non si potr dire allora che Dio non dette la perseveranza ai suoi figli predestinati: infatti anche i primi l'avrebbero avuta se fossero stati nel numero dei figli; e che cosa avrebbero avuto, che non avessero ricevuto, secondo l'espressione veritiera dell'Apostolo 70 ? E perci sarebbero stati dati al Figlio Cristo figli tali secondo quanto egli dice al Padre: Che tutto quello che mi desti non perisca, ma abbia vita eterna 71. Da qui si comprende che sono dati a Cristo quelli che sono stati ordinati per la vita eterna. Essi appunto sono i predestinati e chiamati secondo il decreto, e di essi nessuno perisce. E perci nessuno di essi incontra la fine di questa vita dopo un cambiamento dal bene al male, perch egli stato ordinato cos e dato a Cristo per questo, affinch non perisca, ma ottenga la vita eterna. E inoltre quelli che chiamiamo suoi nemici o i figli ancora piccoli dei suoi nemici, quanti di essi egli ha intenzione di rigenerare perch finiscano questa vita nella fede che opera per amore 72, ancor prima che ci avvenga sono figli suoi in quella predestinazione e sono stati dati a Cristo Figlio suo affinch non periscano, ma ottengano la vita eterna. Quelli che non rimasero nella parola di Cristo non sono veramente suoi discepoli.

9. 22. Infine il Salvatore dice ancora: Se rimarrete nella mia parola, sarete veramente miei discepoli 73. Forse che fra di questi bisogner calcolare Giuda, che non rimase nella parola del Signore? Forse che tra questi bisogner calcolare anche coloro dei quali parla il Vangelo, nel passo in cui, dopo che il Signore ebbe raccomandato di mangiare la sua carne e di bere il suo sangue, l'Evangelista dice: Queste cose disse, insegnando nella Sinagoga, in Cafarnao. Allora molti dei discepoli nell'ascoltarlo dissero: E' duro questo discorso, chi lo pu ascoltare? Ma Ges, sapendo in se stesso che i suoi discepoli mormoravano di ci, disse loro: Questo vi scandalizza? E allora se vedrete il Figlio dell'uomo salire dove era prima? E' lo spirito che vivifica, la carne invece non giova a nulla. Le parole che io ho detto a voi, sono spirito e vita. Ma ci sono alcuni fra di voi che non credono. Infatti Ges sapeva fin dall'inizio chi fossero quelli che credevano e chi lo avrebbe tradito; e diceva: Per questo dissi a voi che nessuno viene a me, se non gli stato dato dal Padre mio. In seguito a queste parole molti dei suoi discepoli si allontanarono e non andarono pi con lui 74. Forse che non sono chiamati discepoli anche questi, se lo dice il Vangelo? E tuttavia non erano veramente discepoli, perch non rimasero nella parola del Signore, secondo il passo che afferma: Se rimarrete nella mia parola, sarete veramente miei discepoli. Dunque poich non ebbero la perseveranza, come non furono veramente discepoli di Cristo, cos neppure furono veramente figli di Dio, anche quando sembrava che lo fossero e ne ricevevano il nome. Dunque noi chiamiamo eletti, discepoli di Cristo e figli di Dio, perch cos bisogna chiamarli, quelli che scorgiamo vivere nella piet dopo la rigenerazione; ma sono veramente quello che il loro appellativo dichiara solo se rimangono nello stato per il quale ricevono tale appellativo. Se invece non hanno la perseveranza, cio non rimangono nello stato in cui hanno cominciato ad essere, il loro appellativo non dato secondo verit, perch sono chiamati cos senza esserlo: infatti essi non lo sono presso Colui al quale noto quello che saranno, cio malvagi dopo essere stati buoni. I chiamati secondo il decreto sono gi glorificati. 9. 23. Per questo, dopo che l'Apostolo ha detto: Sappiamo che Dio coopera in ogni cosa al bene per coloro che lo amano, sapendo che taluni amano Dio e non permangono in questo bene fino alla fine subito aggiunge: per coloro che sono stati chiamati secondo il decreto 75. Questi ultimi infatti rimangono fino alla fine nello stato di amore

verso Dio; e quelli che per un certo tempo ne deviano vi ritornano, per restare fino alla fine nel bene in cui avevano iniziato ad essere. E per dimostrare che cosa significhi essere chiamati secondo il decreto, subito aggiunge quello che ho gi citato: Perch quelli che egli conobbe precedentemente, li predestin anche ad essere conformi all'immagine del Figlio suo, affinch egli sia primogenito tra molti fratelli; ma quelli che ha predestinato li ha anche chiamati, cio secondo il decreto, e quelli che ha chiamati li ha anche giustificati; e quelli che ha giustificati li ha anche glorificati 76. Tutte queste azioni sono state gi compiute: conobbe precedentemente, predestin, chiam, giustific, perch tutti ormai sono stati conosciuti e predestinati, e molti gi chiamati e giustificati. Ci che invece pone per ultimo: li ha anche glorificati, non ancora avvenuto (perch qui bisogna intendere quella gloria della quale lo stesso Apostolo dice: Quando Cristo, vita vostra, apparir, allora anche voi apparirete in gloria con lui 77 ). Per quanto, anche quelle due azioni, cio: chiam e giustific, non si sono realizzate in tutti coloro ai quali sono riferite: infatti fino alla fine del mondo molti devono ancora essere chiamati e giustificati. Tuttavia sono state usate espressioni al passato anche su cose ancora da avvenire, come se Dio avesse gi realizzato quelle cose il cui adempimento ha disposto fino dall'eternit. Perci il profeta Isaia dice di lui: Colui che fece le cose che avverranno 78. Dunque tutti quelli che sono stati conosciuti fin da prima nella disposizione sommamente previdente di Dio, che sono stati predestinati, chiamati, giustificati, glorificati, non dico quando ancora non sono rinati, ma quando ancora non sono nemmeno nati, gi sono figli di Dio, e assolutamente non possono perire. Questi veramente vengono a Cristo, perch vengono nel modo che dice egli stesso: Tutto ci che il Padre mi d, verr a me; e colui che viene a me, io non lo caccer fuori 79. E poco dopo aggiunge: Questa la volont del Padre che mi mand, che io non perda niente di ci che egli mi dette 80. Da lui dunque data anche la perseveranza nel bene sino alla fine, e non viene data se non a quelli che non periranno, perch quelli che non perseverano periranno. Anche gli errori sono di giovamento agli eletti. 9. 24. Per quelli che hanno un tale modo di amarlo, Dio coopera in ogni cosa al bene, proprio in tutte le cose, fino a tanto che se anche alcuni di loro deviano ed escono di carreggiata, perfino un fatto simile lo rivolge al loro bene, perch tornano pi umili e meglio ammaestrati.

Infatti imparano che proprio nella via giusta essi debbono esultare con tremore, non arrogandosi la fiducia di permanere nel bene come se ci venisse dalla loro propria capacit, e senza dire nella loro prosperit: Non vacilleremo in eterno 81. E' per questo che ad essi detto: Servite il Signore nel timore, ed esultate in lui con tremore, perch una volta o l'altra il Signore non si adiri e voi vi perdiate dalla giusta via 82. E non dice infatti: Non veniate alla giusta via, ma: e perch voi non vi perdiate dalla giusta via, volendo dimostrare solo questo: coloro che gi camminano nella giusta via sono ammoniti a servire Dio nel timore, cio a non inorgoglire, ma ad avere timore 83. Il che significa: Non insuperbiscano, ma siano umili, per cui anche altrove dice: Non presumendo grandezze, ma piegandovi alle cose umili 84. Esultino in Dio, ma con tremore, senza gloriarsi in nulla, dato che nulla nostro, cosicch chi si gloria si glori nel Signore 85; e tutto perch non si perdano dalla giusta via nella quale gi hanno cominciato a camminare, con l'attribuire a se stessi appunto il fatto di trovarsi in essa. Queste parole le ha usate anche l'Apostolo, quando dice: Adoperatevi alla vostra salvezza con timore e tremore; e dimostrando perch devono farlo con timore e tremore: E' Dio infatti - afferma - che opera in voi il volere e l'operare, secondo le sue intenzioni 86. Infatti non aveva questo timore e tremore colui che diceva nella sua prosperit: Non vaciller in eterno 87. Ma poich era figlio della promessa, non della perdizione, quando Dio lo abbandon appena un poco speriment cosa fosse egli stesso e disse: Signore, nella tua volont prestasti al mio onore la potenza; ma distogliesti da me il tuo volto e io sono stato confuso 88. Ecco che maggiormente ammaestrato e perci anche pi umile, mantenne la via perch ormai scorgeva e ammetteva che nella sua volont Dio aveva prestato al suo onore la potenza; al contrario finch attribuiva ci a se stesso e in questa prosperit che gli aveva prestato Dio confidava in s invece di confidare in Colui che l'aveva prestata, diceva: Non vaciller in eterno. Dunque venne confuso perch ritrovasse se stesso e con saggia umilt apprendesse in chi bisogna riporre la speranza non solo della vita eterna, ma anche della condotta pia e della perseveranza in questa vita. Queste parole avrebbero potuto essere dell'apostolo Pietro; in realt anche egli disse nella sua prosperit: Dar per te la mia vita 89, attribuendo a se stesso con troppa fretta quello che gli doveva essere poi largito dal Signore. E il Signore distolse il suo volto da lui ed egli fu confuso, cos che ebbe paura di morire per Cristo e lo rinneg tre volte. Ma poi il Signore rivolse ancora il suo viso a lui ed egli lav la sua colpa

con le lacrime. Che altro significa infatti che lo guard 90, se non che rivolse a lui il volto che per un poco aveva distolto da lui? Dunque aveva subto il turbamento, ma poich impar a non confidare in se stesso, anche questa esperienza gli torn in bene per azione di Colui che coopera in ogni cosa al bene per coloro che lo amano 91; infatti egli era stato chiamato secondo il decreto, cosicch nessuno poteva strapparlo dalle mani di Cristo a cui era stato dato. La riprensione necessaria, ma va applicata con amore perch nessuno sa se il biasimato sia un eletto. 9. 25. Nessuno dunque dica che non bisogna riprendere chi esce dalla via giusta, ma solo richiedere per lui al Signore il ritorno e la perseveranza; nessuno che sia avveduto e fedele dica ci. Se infatti questo stato chiamato secondo il decreto, fuor di dubbio Dio coopera al suo bene anche attraverso il rimprovero. Ma poich quello che lo riprende non conosce se egli sia stato chiamato in tal modo, faccia con amore quello che sa di dover fare; infatti sa che se uno ha deviato deve essere ripreso, e poi Dio praticher su di lui o la sua misericordia o il suo giudizio. Sar certo la misericordia, se colui che ripreso stato sceverato dalla massa di perdizione dalla generosit della grazia e non tra i vasi d'ira che sono stati costruiti per la perdizione, ma tra i vasi di misericordia che Dio apprest per la gloria 92; sar invece un giudizio, se egli fu condannato ad essere tra i vasi d'ira e non predestinato tra i vasi di misericordia. Problema della mancata perseveranza di Adamo. 10. 26. A questo punto sorge un'altra questione, che certo non dev'essere trascurata, ma affrontata e risolta con l'aiuto di Dio nella cui mano siamo noi e i nostri ragionamenti 93. Ci viene chiesto infatti, per quanto riguarda questo dono di Dio che il perseverare nel bene fino alla fine, che cosa pensiamo particolarmente del primo uomo, che certo fu creato retto e senza alcuna menda. Io non dico: Se non ebbe la perseveranza, come pot essere senza difetto uno a cui manc questo dono di Dio tanto necessario? Infatti a simile domanda si risponde facilmente cos: Egli non ebbe la perseveranza perch non rimase in quel bene che lo rendeva senza difetto; cominci ad avere il difetto dal momento in cui cadde, e se cominci, prima di cominciare evidentemente fu senza difetto. Infatti una cosa non avere il difetto, e un'altra non rimanere in quella bont nella quale non c' alcun difetto. Proprio perch non detto che egli non fu mai senza difetto,

ma detto che non rest senza difetto, senza alcun dubbio viene dimostrato che fu senza difetto, bene in cui accusato di non essere rimasto. Ma piuttosto ci che dev'essere indagato e trattato con maggior diligenza come dobbiamo rispondere a quelli che dicono: "Se ebbe la perseveranza in quella rettitudine nella quale fu creato senza difetto, senza dubbio persever in essa; e se persever, certo non pecc e non abbandon n quella sua rettitudine n Dio. Ma la verit proclama che egli pecc e abbandon il bene. Allora non ebbe la perseveranza in quel bene; e se non l'ebbe, certo non la ricevette. Infatti come avrebbe potuto ricevere la perseveranza e non perseverare? Ma allora, se non l'ebbe perch non la ricevette, come fece a peccare non perseverando, lui che la perseveranza non l'aveva ricevuta? E infatti non si pu dire che egli non la ricevette perch la generosit della grazia non lo distinse dalla massa di perdizione. Sicuramente, prima che peccasse colui dal quale fu tratta l'origine corrotta, non ci poteva essere ancora nel genere umano quella massa di perdizione". Dio con la vita degli angeli e degli uomini ha voluto dimostrare cosa possa il libero arbitrio... e il beneficio della grazia negli angeli... 10. 27. Su tutto questo problema noi confessiamo nella maniera pi salutare quello che crediamo nella maniera pi retta : Dio, Signore di tutte le cose, le cre tutte buone assai, seppe in precedenza che dai beni sarebbero sorti dei mali, ma conobbe che era pi conveniente all'assoluta onnipotenza della sua bont trarre il bene anche dai mali piuttosto che non permettere l'esistenza dei mali; dunque dette alla vita degli angeli e degli uomini un ordinamento tale da dimostrare in essa prima quale potere avesse il loro libero arbitrio e poi quale potere avessero il beneficio della sua grazia e il giudizio della sua giustizia. Ecco allora che alcuni angeli, il cui capo quello che detto diavolo, rinnegarono il Signore Iddio per mezzo del libero arbitrio. Ma rifuggendo dalla sua bont, che li aveva resi beati, non poterono sfuggire il suo giudizio, che li fece diventare sommamente infelici. Gli altri invece per mezzo dello stesso libero arbitrio stettero saldi nella verit, e si meritarono di sapere grazie a quella verit certissima che la loro caduta non sarebbe mai sopraggiunta. Se infatti anche noi abbiamo potuto sapere dalle sante Scritture che nessuno dei santi angeli cadr mai pi, con quanta maggior ragione lo devono sapere essi stessi grazie ad una verit rivelata loro in forma pi sublime? A noi stata promessa una vita beata senza fine e l'uguaglianza con gli

angeli 94; e per questa promessa siamo certi che quando saremo arrivati dopo il giudizio a quella vita, da una simile condizione non potremo pi cadere; ora, se gli angeli ignorassero questo di se stessi, noi saremmo non eguali a loro, ma pi beati di loro, mentre la Verit ci ha promesso l'uguaglianza con essi. Dunque certo che essi sanno attraverso la visione quello che noi sappiamo attraverso la fede, e cio che non avverr mai pi la rovina di alcun santo angelo. Ma anche il diavolo e i suoi angeli erano beati prima che cadessero, e non sapevano che sarebbero piombati nella miseria; c'era tuttavia ancora qualcosa che poteva essere aggiunta alla loro beatitudine, se per mezzo del libero arbitrio fossero restati saldi nella verit fino a ricevere quella pienezza della pi alta beatitudine come premio della loro perseveranza. Cio, dopo aver avuto dallo Spirito Santo grande abbondanza dell'amore di Dio, essi non avrebbero pi potuto assolutamente cadere e lo avrebbero saputo con totale certezza. Non avevano questa pienezza della beatitudine, ma poich ignoravano la loro futura miseria, godevano di una beatitudine minore, ma tuttavia senza difetto. Infatti se avessero conosciuto la loro futura caduta e la condanna eterna, certo non avrebbero potuto essere beati perch il timore di un male tanto grande li avrebbe ridotti ad essere infelici fin da allora. ...e il giudizio della sua giustizia nell'uomo. 10. 28. Allo stesso modo Dio cre anche l'uomo in possesso del libero arbitrio, e bench questi ignorasse se doveva cadere o no, tuttavia era beato in quanto sentiva che il non morire e non diventare infelice era in suo potere. E se avesse voluto rimanere, appunto attraverso il libero arbitrio, in questo stato integro e senza difetto, certamente senza aver sperimentato affatto la morte e l'infelicit, avrebbe ricevuto per merito di tale perseveranza quella pienezza di beatitudine della quale sono beati anche i santi angeli, cio la beatitudine di non poter pi cadere e di saperlo con assoluta certezza. Infatti egli non avrebbe potuto essere beato neppure nel paradiso terrestre, anzi non avrebbe potuto nemmeno starci, l dove non si conviene essere infelici, se la prescienza della sua caduta con il timore di un male tanto grande lo avesse afflitto. Ma poich attraverso il libero arbitrio abbandon Dio, speriment il suo giusto giudizio e fu condannato con tutta la sua stirpe, che consistendo allora interamente in lui, pecc tutta con lui. Quanti di questa stirpe sono liberati ad opera della grazia di Dio, vengono liberati proprio dalla condanna nella quale ormai sono tutti

serrati. Per cui anche se nessuno ne venisse liberato, non ci sarebbe persona in diritto di riprendere il giusto giudizio di Dio. Quelli che vengono liberati sono pochi solo in paragone con coloro che periscono, ma il loro numero grande; e questo avviene per la grazia, avviene gratuitamente e bisogna ringraziare per il fatto che avviene, affinch nessuno si inorgoglisca come di propri meriti, ma ogni bocca si chiuda 95 e chi si gloria, si glori nel Signore. Adamo ebbe la grazia, ma diversa da quella dei santi. 11. 29. E allora? Adamo non ebbe la grazia di Dio? Anzi al contrario l'ebbe e grande, ma diversa. Egli si trovava fra i beni che aveva ricevuto dalla bont del suo Creatore; infatti quei beni nei quali egli non subiva alcun male, non se li era procacciati con i suoi meriti nemmeno lui. Invece i santi, ai quali diretta questa grazia della liberazione, in questa vita si trovano tra i mali, e perci gridano a Dio: Liberaci dal male 96. Egli in quei beni non aveva bisogno della morte di Cristo; questi invece sono sciolti dal reato sia ereditario sia loro proprio dal sangue dell'Agnello. Egli non aveva bisogno di quell'aiuto che implorano questi quando dicono: Vedo nelle mie membra un'altra legge, che si ribella alla legge della mia mente e mi imprigiona nella legge del peccato, che nelle mie membra. Uomo infelice che sono, chi mi liberer da questo corpo di morte? La grazia di Dio, per Ges Cristo nostro Signore 97. Infatti in essi la carne ha desideri contrari a quelli dello spirito 98 e lo spirito a quelli della carne, e mentre si affannano e rischiano in questa contesa, chiedono che sia data loro attraverso la grazia di Cristo la forza di lottare e vincere. Ma egli non era affatto combattuto n turbato da questa lotta di se stesso contro se stesso e godeva in s della sua pace in quel luogo di beatitudine. I santi hanno bisogno di una grazia superiore: quella dell'Incarnazione. 11. 30. Pertanto questi al momento hanno bisogno di una grazia non pi beata, ma certo pi potente; e quale grazia pi potente del Figlio di Dio unigenito, uguale al Padre e coeterno, fatto uomo per loro, e crocifisso da uomini peccatori e senza che avesse alcun peccato originale o proprio? Egli il terzo giorno risorse e non morir pi; tuttavia sub la morte per i mortali, dando cos la vita ai morti, perch, redenti dal suo sangue e ricevuto un pegno di tanta grandezza e valore, dicessero: Se Dio per noi, chi sar contro di noi? Colui che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per noi tutti, come pu essere che non ci abbia donato anche ogni cosa insieme con

lui? 99. Dio dunque assunse la nostra natura, cio l'anima razionale e la carne dell'uomo Cristo, con un'assunzione singolarmente mirabile o mirabilmente singolare; senza che avesse precedentemente acquistato alcun merito con la sua giustizia, fu Figlio di Dio fin dal momento in cui inizi ad essere uomo in maniera tale che egli stesso e il Verbo, che senza inizio, erano una persona sola. Infatti nessuno potrebbe essere cieco di un'ignoranza tanto grande in questa verit e nella fede, da osar dire che il Figlio dell'uomo, bench nato dallo Spirito Santo e dalla Vergine Maria, tuttavia merit di essere Figlio di Dio vivendo bene attraverso il libero arbitrio e facendo opere buone senza peccato. A questa ipotesi si oppone il Vangelo quando dice: Il Verbo si fece carne 100. Infatti dove avvenne ci, se non nell'utero verginale da cui trasse origine l'uomo Cristo? Cos quando la Vergine chiese come potesse accadere quello che le veniva annunciato dall'angelo, l'angelo rispose: Lo Spirito Santo verr sopra di te e la potenza dell'Altissimo ti coprir della sua ombra; per questo quell'Essere santo che nascer da te sar chiamato Figlio di Dio 101. Per questo, dice, non per le opere, che per uno che non ancora nato non possono esistere affatto; per questo, perch lo Spirito Santo verr sopra di te e la potenza dell'Altissimo ti coprir della sua ombra; per questo quell'Essere santo che nascer da te sar chiamato Figlio di Dio. Questa nascita, certo gratuita, congiunse in unit di persona l'uomo a Dio, la carne al Verbo. Le buone opere seguirono quella nascita e non furono esse a meritarla. E neppure c'era da temere che la natura umana assunta dal Verbo Dio nell'unit di persona in questo modo ineffabile, peccasse attraverso il libero arbitrio della volont; anzi questa assunzione era tale che la natura dell'uomo assunta cos da Dio non ammetteva in s nessun impulso di volont cattiva. Questo Mediatore fu assunto in tal modo che non fu mai malvagio n mai da cattivo si trasform per sempre in buono, e attraverso di esso, Dio, come ci fa vedere, trasforma da cattivi in buoni per l'eternit coloro che ha redenti con il suo sangue. Nel primo Adamo la grazia fa s che l'uomo sia giusto, se vuole. 11. 31. Il primo uomo non ebbe questa grazia, di non voler essere mai malvagio; ma senza dubbio ebbe quella che non lo avrebbe mai fatto essere malvagio se avesse voluto mantenersi in essa; senza tale grazia anche con il libero arbitrio non avrebbe potuto essere buono, mentre invece con il libero arbitrio l'avrebbe potuta abbandonare. Dio dunque volle che neppure Adamo fosse senza la sua grazia, ma la

lasci nel suo libero arbitrio. Effettivamente il libero arbitrio sufficiente per il male, ma inadeguato per il bene se non venga aiutato dal Bene onnipotente. E se Adamo non avesse abbandonato questo aiuto con il libero arbitrio, sarebbe sempre stato buono; ma lo abbandon e fu abbandonato. Certo l'aiuto era tale che egli poteva abbandonarlo quando lo voleva, oppure permanervi se lo voleva; ma esso non poteva far s che volesse. Questa la prima grazia che fu data al primo Adamo; ma una pi potente di questa nel secondo Adamo. Infatti la prima quella che fa avere all'uomo la giustizia, se vuole; ma la seconda ha maggior potere, perch fa anche s che egli voglia e voglia tanto intensamente e ami con tanto ardore da vincere con la volont dello spirito la volont della carne che ha brame contrarie. Neppure la prima era piccola e dimostrava nello stesso tempo la potenza del libero arbitrio, perch l'uomo ne riceveva tanto giovamento che senza questo aiuto non era in grado di rimanere nel bene, pur potendolo abbandonare se voleva. Ma la seconda tanto maggiore: infatti poco sarebbe per l'uomo riconquistare per mezzo di essa la libert perduta, poco sarebbe non potere senza di essa conquistare il bene o nel bene perseverare volendo, se essa non glielo facesse anche volere. Nel secondo Adamo fa s che lo voglia. 11. 32. Dunque Dio aveva dato all'uomo la volont buona, perch in essa certo lo aveva creato Colui che lo aveva creato retto; gli aveva dato un aiuto senza il quale non avrebbe potuto permanere in questa virt se lo avesse voluto, ma volerlo o no lo lasci al suo libero arbitrio. Dunque se lo avesse voluto avrebbe potuto permanervi, perch non gli mancava l'aiuto per mezzo del quale poteva e senza il quale non poteva mantenere con perseveranza il bene che voleva. Ma poich non volle permanere, certo la colpa della stessa persona alla quale sarebbe appartenuto il merito se avesse voluto permanere. L'esempio quello degli angeli santi: mentre gli altri attraverso il libero arbitrio cadevano, attraverso lo stesso libero arbitrio essi rimasero saldi e meritarono di ricevere la mercede dovuta a questa persistenza, cio una cos assoluta pienezza di beatitudine che li rende sicurissimi di rimanervi sempre. Se questo aiuto fosse mancato sia all'angelo che all'uomo fin dal primo momento che furono creati, poich la loro natura non era stata creata tale da poter perseverare, se lo voleva, senza l'aiuto divino, certamente non sarebbero caduti per loro colpa: evidentemente sarebbe mancato loro l'aiuto senza il quale non

potevano perseverare. Ma ora, se a qualcuno manca tale aiuto, ci ormai castigo del peccato; a chi invece dato, dato secondo la grazia, non secondo il dovuto. Ed esso tanto pi generosamente dato attraverso Ges Cristo nostro Signore a quelli ai quali piacque a Dio di darlo, che non solo ci assiste un aiuto senza il quale non possiamo perseverare anche se vogliamo, ma esso anche di tanta grandezza e valore da far s che noi vogliamo. Cos avviene che noi, per mezzo di questa grazia di Dio che ci aiuta a ricevere il bene e a conservarlo con perseveranza, non solo possiamo quello che vogliamo, ma anche vogliamo quello che possiamo. Ma non fu questa la condizione del primo uomo: egli ebbe una di queste due cose, ma non l'altra. Infatti per ricevere il bene non aveva bisogno della grazia perch non l'aveva ancora perduto, ma per rimanere in esso aveva bisogno dell'aiuto della grazia, senza il quale assolutamente non poteva perseverare. Aveva ricevuto il dono di potere se voleva, ma non possedeva il dono di volere quello che poteva; infatti, se lo avesse avuto, avrebbe perseverato. E avrebbe in realt potuto perseverare se avesse voluto; il fatto che non volle dipese dal libero arbitrio, che allora era libero al punto che poteva volere sia bene che male. Ma che ci sar di pi libero del libero arbitrio, quando esso non potr pi essere servo del peccato?. E questa doveva essere la ricompensa del merito che anche l'uomo avrebbe avuto come l'ebbero i santi angeli. Ma ora, dopo che con il peccato stato dissipato il merito nel bene, in coloro che vengono liberati diventato un dono della grazia quello che sarebbe stato il compenso del merito. "Poter non peccare", e "non poter peccare". 12. 33. Per questo motivo bisogna considerare con diligente attenzione quale sia la differenza tra questi due ordini di concetti: poter non peccare e non poter peccare, poter non morire e non poter morire, poter non abbandonare il bene e non poter abbandonare il bene. Infatti il primo uomo poteva non peccare, poteva non morire, poteva non abbandonare il bene. E allora diremo: Non poteva peccare colui che aveva un simile arbitrio? Oppure sosterremo: Non poteva morire quello al quale fu detto: Se peccherai, morrai 102 ? O infine: Non poteva abbandonare il bene, quando invece peccando lo abbandon e perci mor? Dunque la prima libert del volere era poter non peccare; l'ultima sar molto maggiore: non poter peccare. La prima immortalit era poter non morire, l'ultima sar molto maggiore: non poter morire. La prima potest della perseveranza era poter non abbandonare il

bene; l'ultima felicit della perseveranza sar non poter abbandonare il bene. E allora poich i beni ultimi saranno migliori e pi pieni, forse quelli precedenti erano nulli o trascurabili? L'"aiuto senza il quale non" avviene qualcosa, e l'"aiuto con il quale" avviene qualcosa. 12. 34. Del pari bisogna distinguere gli aiuti stessi. Una cosa l'aiuto senza il quale non avviene qualcosa, e un'altra cosa l'aiuto per mezzo del quale qualcosa avviene. Infatti senza alimenti non possiamo vivere, ma tuttavia quando ci siano gli alimenti, non sar per essi che vivr chi vuole morire. Dunque l'aiuto degli alimenti quello senza il quale non avviene, non quello per mezzo del quale avviene che viviamo. Invece quando sia data la beatitudine che l'uomo non possiede, egli diviene subito beato. Infatti non solo un aiuto senza il quale non avviene, ma anche per mezzo del quale avviene ci per cui dato. Perci esso sia una aiuto per mezzo del quale qualcosa avviene, sia un aiuto senza il quale qualcosa non avviene: se la beatitudine stata data all'uomo, subito egli diviene beato, e se non gli mai stata data, non lo sar mai. Gli alimenti non necessariamente fanno s che l'uomo viva, ma tuttavia senza di essi non pu vivere. Dunque al primo uomo, che in quel bene per cui era stato creato retto aveva ricevuto di poter non peccare, poter non morire, poter non abbandonare questo bene, fu dato l'aiuto della perseveranza: non un aiuto per cui perseverasse, ma un aiuto senza il quale non poteva perseverare con il libero arbitrio. Ma ora ai santi predestinati dalla grazia al regno di Dio non viene dato in questo modo l'aiuto della perseveranza; al contrario ad essi viene donata la perseveranza stessa. Cos non solo senza questo dono non possono essere perseveranti, ma addirittura attraverso questo dono non possono essere che perseveranti. Infatti non solo disse: Senza di me nulla potete fare, ma disse anche: Non siete voi che avete eletto me, ma io ho eletto voi e vi ho disposto affinch andiate e portiate frutto e il frutto vostro resti 103. Con queste parole chiar di aver dato non solo la giustizia, ma anche la perseveranza nella giustizia. Infatti se era Cristo che li disponeva affinch andassero e portassero frutto e il loro frutto restasse, chi oserebbe dire: Non rester? Chi oserebbe dire: Forse non rester? Senza ripensamenti sono infatti i doni e la chiamata di Dio 104; ma qui si tratta della chiamata di coloro a cui stata rivolta secondo il decreto. Se dunque Cristo prega per essi affinch la loro fede non venga meno, senza dubbio essa non verr meno fino alla fine

e per questo sapr perseverare fino alla fine e il termine di questa vita non la trover che ben salda. L'"aiuto con il quale" i santi resistono alle prove del mondo. 12. 35. Certo necessaria una libert maggiore contro tante e tanto forti tentazioni che in paradiso non c'erano, una libert fortificata e rafforzata dal dono della perseveranza, affinch questo mondo sia vinto con tutte le sue passioni, paure, errori; questo ci ha insegnato il martirio dei santi. Adamo, senza che nessuno gli ispirasse terrore, e per di pi contro il comando di Dio che atterrisce 105, usando il libero arbitrio non rimase saldo in una felicit tanto grande, in quell'estrema facilit di non peccare; i martiri invece, mentre il mondo non dico li atterriva, ma inferociva per spezzare la loro resistenza, rimasero saldi nella fede. Inoltre Adamo vedeva i beni presenti che avrebbe abbandonato, questi al contrario non vedevano i beni futuri che avrebbero ricevuto. Da dove ricevettero tanta fermezza, se non gliela don Colui da cui ottennero la misericordia di essere fedeli 106, da cui ricevettero lo spirito non del timore, che li avrebbe fatti cedere ai persecutori, ma di forza, di amore e di temperanza 107 con il quale avrebbero superato tutte le minacce, tutte le istigazioni, tutte le torture? Dunque a lui fu data con la sua stessa creazione una volont libera, senza alcun peccato, ed egli la fece serva del peccato; invece la volont dei martiri, dopo essere stata serva del peccato, fu liberata per mezzo di Colui che disse: Se sar il Figlio a liberarvi, allora sarete veramente liberi 108. Essi per tutta la durata di questa vita possono, s, trovarsi a lottare contro le brame del peccato, qualche fallo pu anche insinuarsi in loro, ed per questo che dicono ogni giorno: Rimetti a noi i nostri debiti 109; tuttavia per questa grazia ricevono tanta libert che non restano ulteriormente soggetti al peccato che conduce alla morte, del quale dice l'apostolo Giovanni: C' un peccato che conduce a morte; non dico che egli preghi per questo 110. Di questo peccato (poich non definito espressamente) si possono avere molte e diverse opinioni; ma io dico che esso consiste nell'abbandonare fino alla morte la fede che opera per mezzo dell'amore. I santi non restano ulteriormente soggetti a questo peccato, non perch siano liberi per la condizione primitiva, come Adamo, ma perch sono liberati per la grazia di Dio dal secondo Adamo; e per questa liberazione entrano in possesso di un libero arbitrio che usano per servire Dio, non per essere catturati dal diavolo. Infatti, liberati dal peccato, sono stati resi servi dalla giustizia 111,

nella quale staranno saldi fino alla fine, perch Dio che dona loro la perseveranza, Dio che li conobbe fin dal principio, che li predestin, che li chiam secondo il decreto, che li giustific, che li glorific 112. Tutti i beni che promise a loro riguardo, bench futuri, gi li ha realizzati, e alle sue promesse credette Abramo, e ci gli fu attribuito a giustizia. Infatti diede gloria a Dio credendo in perfetta pienezza come sta scritto - che egli il ha potere di fare ci che ha promesso 113. Dio d la perseveranza agli eletti perch pu anche realizzare ci che ha promesso. 12. 36. Dunque proprio lui che rende buoni costoro, affinch facciano opere buone. E infatti li aveva promessi ad Abramo, ma non perch aveva prescienza che sarebbero stati buoni da se stessi. Se fosse cos, quello che aveva promesso non sarebbe stata concessione sua, ma opera loro. E non in questa maniera credette Abramo, anzi non fu indebolito nella fede, dando gloria a Dio e credendo con perfetta pienezza che egli ha il potere di fare ci che ha promesso 114. Non dice: Egli ha il potere di promettere quello di cui ha prescienza; oppure: Ha potere di rivelare quello che ha predetto; o ancora: Ha potere di conoscere in precedenza quello che ha promesso; ha detto invece: Ha potere di fare ci che ha promesso. Dunque a farli perseverare nel bene proprio Colui che li fa buoni. Ma quelli che cadono e periscono, non erano nel numero dei predestinati. Bench l'Apostolo parli di tutti quelli che sono stati rigenerati e vivono piamente, dicendo: Tu chi sei per giudicare il servo altrui? Se sta eretto o cade, riguarda il suo padrone, subito pensa ai predestinati ed aggiunge: ma star eretto; e perch non attribuiscano ci a se stessi, continua: Infatti Dio ha potere di sostenerlo 115. Dunque lui che d la perseveranza, lui che ha potere di sostenere coloro che stanno eretti affinch stiano eretti con estrema perseveranza, o di rialzare quelli che sono caduti: Il Signore, infatti, rialza chi stato abbattuto 116. Dio, per estinguere ogni superbia umana, volle che nessuno si gloriasse davanti a lui. 12. 37. Il primo uomo non ricevette questo dono di Dio, cio la perseveranza nel bene, ma perseverare o no fu lasciato al suo libero arbitrio, e questo ne era il motivo: la volont di Adamo era stata creata senza alcun peccato e non le si opponeva nessuna forma di concupiscenza che sorgesse da lui; avendo dunque la sua volont

forze cos grandi, giustamente l'arbitrio di perseverare era affidato a tanta bont e a tanta facilit di vivere nel bene. Dio, vero, sapeva fin da prima quello che Adamo avrebbe fatto di ingiusto; lo sapeva fin da prima, ma non ve lo costringeva; per contemporaneamente conosceva quale giusta punizione gli avrebbe inflitta. Ma ora, dopo che a causa del peccato stata perduta quella grande libert, rimasta una debolezza che dev'essere soccorsa con doni ancora maggiori. Infatti, per estirpare completamente la superbia che deriva dalla presunzione umana, piacque a Dio che nessuna carne si gloriasse davanti a lui, cio nessun uomo. Ma di che cosa non si deve gloriare la carne davanti a lui se non dei propri meriti? E certo meriti poteva averne, ma li ha perduti; e li ha perduti con lo stesso mezzo con cui avrebbe potuto averli, cio con il libero arbitrio. Per questo non resta a coloro che devono essere liberati nient'altro che la grazia di Colui che li libera. Cos dunque nessuna carne si gloria di fronte a lui. Infatti non si gloriano gli ingiusti, che non ne hanno motivo; ma neppure i giusti perch traggono il motivo da lui, e non hanno per propria gloria se non lui stesso, al quale dicono: Gloria mia, che rialza il mio capo 117. E per questo ci che sta scritto: Che nessuna carne si glori davanti a lui riguarda ogni uomo. Riguarda i giusti, invece, l'esortazione: Chi si gloria, si glori nel Signore 118. Questo l'Apostolo lo dimostra in maniera chiarissima; dopo aver detto: Che nessuna carne si glori davanti a lui, affinch i santi non credano di restare senza gloria, subito ha aggiunto: Per lui voi siete in Ges Cristo, che divenne per noi sapienza da parte di Dio, giustizia, santificazione e redenzione, affinch, come sta scritto, chi si gloria, si glori nel Signore 119. Di qui deriva che in questo luogo di miserie, in questa terra dove la vita umana tentazione 120, la virt si completa nella debolezza 121; quale virt, se non quella per cui chi si gloria, si glori nel Signore?. Chi si gloria si glori nel Signore. 12. 38. E per questo anche riguardo alla stessa perseveranza nel bene, Dio volle che i suoi santi si gloriassero non nelle loro forze, ma in lui stesso, in lui che non solo d loro il medesimo aiuto che dette al primo uomo, senza il quale non potrebbero perseverare se volessero, ma per di pi opera in essi il volere. In tal modo, poich non riescono a perseverare se non a condizione che possano e vogliano, viene donato ad essi dalla generosit della grazia divina tanto la possibilit quanto la volont di perseverare. La loro volont accesa a tal punto dallo Spirito Santo che essi possono perch cos vogliono; e cos vogliono

perch Dio opera affinch vogliano. Ammettiamo che nell'estrema debolezza di questa vita (debolezza nella quale tuttavia per reprimere l'orgoglio bisognava che si completasse la virt) sia lasciata loro la propria volont, affinch rimangano, se lo vogliono, nell'aiuto di Dio senza il quale non potrebbero perseverare; ammettiamo ancora che Dio non operi in essi affinch vogliano; tra tali e tante tentazioni la volont soccomberebbe per la propria debolezza. E allora non potrebbero perseverare, perch cedendo per la loro debolezza non vorrebbero, oppure per la debolezza della loro volont non vorrebbero fino al punto di potere. Dunque si prestato soccorso alla debolezza della volont umana cos che essa sia mossa dalla grazia divina in maniera indeclinabile e insuperabile; perci, per quanto debole, non viene meno e non vinta da alcuna avversit. Cos avvenne che la volont dell'uomo, debole e fiacca, perseverasse per virt di Dio in un bene ancora piccolo, mentre la volont del primo uomo, forte e sana, affidandosi alla virt del libero arbitrio, non persever in un bene pi grande. Non gli sarebbe mancato l'aiuto di Dio senza il quale egli non avrebbe potuto perseverare anche se avesse voluto; esso per non era tale che Dio operasse in lui il volere. A chi era fortissimo lasci e permise di fare quello che volesse; per i deboli ebbe cura che grazie al suo dono invincibilmente volessero ci che bene e invincibilmente non volessero abbandonarlo. Quando Cristo dice: Ho pregato per te perch la tua fede non venga meno 122, comprendiamo che detto a colui che edificato sopra la pietra 123. E cos l'uomo di Dio che si gloria, si glori nel Signore 124, non solo perch ha conseguito la misericordia di essere fedele, ma anche perch la sua fede non viene meno. Il numero degli eletti fisso: non si pu accrescere n diminuire. 13. 39. Queste cose io le dico di coloro che sono stati predestinati al regno di Dio, il cui numero determinato in tal maniera che ad essi non si pu aggiungere alcuno, n alcuno sottrarre; non parlo di coloro che si moltiplicarono in soprannumero 125 dopo che Ges ebbe dato il suo annuncio ed ebbe parlato. Questi infatti si possono dire chiamati, ma non eletti, perch non sono stati chiamati secondo il decreto. Ma che il numero degli eletti determinato e che non deve essere n accresciuto n diminuito lo indica anche Giovanni Battista quando dice: Producete dunque un degno frutto di pentimento e non dite con voi stessi: Abbiamo per padre Abramo; infatti il Signore ha potere di suscitare figli ad Abramo da queste pietre 126; con queste parole vuol

dimostrare che costoro devono essere tagliati via se non danno frutto, ma nello stesso tempo non deve diminuire il numero promesso ad Abramo. Ma ancora pi apertamente si dice nell' Apocalisse: Conserva ci che hai perch un altro non prenda la tua corona 127. Se infatti uno non pu prendere senza che l'altro perda, il numero fisso. E' necessario mantenere il segreto su quelli che fanno parte degli eletti... 13. 40. Ma poich queste cose sono dette anche per i santi destinati a perseverare, come se fosse considerato incerto se essi riusciranno a farlo, proprio in questo senso le devono ascoltare coloro ai quali conviene non l'orgoglio ma il timore 128. Chi infatti nella moltitudine dei fedeli, per tutto il tempo in cui si vive in questa condizione mortale, potrebbe presumere di essere nel numero dei predestinati? E' necessario che ci sia tenuto nascosto in questo mondo, dove bisogna a tal punto guardarsi dall'orgoglio che anche un Apostolo tanto grande doveva essere schiaffeggiato dall'angelo di Satana per non inorgoglire 129. Per questo veniva detto agli Apostoli: Se rimarrete in me 130, e Colui che lo diceva sapeva bene che essi sarebbero rimasti. E per bocca del Profeta Dio che dice: Se volete e mi ascoltate 131; eppure egli conosceva coloro nei quali avrebbe operato il volere 132. E sono molte le frasi del genere. Questo segreto utile affinch nessuno insuperbisca, ma tutti, anche quelli che corrono bene, temano finch non si conoscono quelli che giungeranno alla meta. Proprio perch questo segreto utile, dobbiamo credere che alcuni tra i figli della perdizione, non avendo ricevuto il dono di perseverare fino alla fine, cominciano a vivere nella fede che opera attraverso l'amore, e per qualche tempo vivono con fedelt e giustizia, ma poi cadono e non sono strappati dalla vita terrena prima di questo evento. E se un simile caso non capitasse a nessuno di loro, gli uomini conserverebbero questo timore estremamente salutare, che sconfigge il difetto dell'orgoglio, finch non perverranno alla grazia di Cristo che ci fa vivere nella piet, ormai sicuri da quel momento di non staccarsi pi da Cristo. Ma tale presunzione non giova in questo mondo di tentazioni, dove tanto grande la fragilit che la sicurezza potrebbe generare la superbia. Alla fine ci sar anche la sicurezza, ma questa, che gi negli angeli, ci sar anche negli uomini solo allora, quando non ci potr pi essere nessuna superbia. Dunque il numero dei santi predestinati al regno di Dio attraverso la sua grazia, quando sar stata donata loro anche la perseveranza fino alla fine, arriver integro l

dove nella sua integrit sar serbato al colmo della beatitudine senza fine; infatti ad essi sempre congiunta la misericordia del loro Salvatore, sia quando si convertono, sia quando lottano, sia quando sono incoronati. ...perch anche per loro necessaria la misericordia divina. 13. 41. Effettivamente la santa Scrittura testimonia che la misericordia di Dio necessaria ad essi anche allora; il passo quello in cui un santo dice all'anima sua a proposito del Signore suo Dio: Che ti incorona in piet e misericordia 133. Dice anche l'apostolo Giacomo: Il giudizio sar senza misericordia per colui che non ha avuto misericordia 134; e in questo passo dimostra che anche nel giudizio per cui s'incoronano i giusti e gli ingiusti sono condannati, gli uni dovranno essere giudicati con misericordia, gli altri senza. Perci anche la madre dei Maccabei dice al figlio suo: Affinch io ti riaccolga nella misericordia con i fratelli 135. Quando infatti il re giusto - come scritto - seder sul trono, nessun male gli si opporr. Chi si glorier di avere il cuore casto? O chi si glorier di esser puro da peccato? 136. E per questo anche l necessaria la misericordia di Dio, grazie alla quale diventa beato colui al quale il Signore non imputer peccato 137. Ma allora la misericordia stessa sar attribuita con giusto giudizio per compensare i meriti delle opere buone. Quando infatti si dice: Il giudizio sar senza misericordia per colui che non ha avuto misericordia, si fa capire che a coloro nei quali si riscontrano le buone opere della misericordia sar reso un giudizio con misericordia; e perci anche la misericordia stessa viene data in compenso ai meriti delle opere buone. Non cos ora, quando non solo senza che preceda alcuna opera buona, ma anche se precedono molte opere cattive, la misericordia di Dio previene l'uomo per liberarlo dai mali, sia da quelli che ha fatto sia da quelli che farebbe se non fosse sorretto dalla grazia, e che sopporterebbe in eterno se non fosse strappato alla potenza delle tenebre e trasportato nel regno del Figlio della carit di Dio 138. Ma pure anche la stessa vita eterna, che di sicuro corrisposta come un debito alle opere buone, da un Apostolo tanto grande detta grazia di Dio 139, bench la grazia non sia concessa in compenso delle opere, ma sia data gratuitamente; ordunque, senza alcun dubbio bisogna riconoscere che la vita eterna detta grazia proprio perch viene corrisposta a quei meriti che la grazia ha procurato all'uomo. Giustamente allora proprio questa che si deve intendere nell'espressione del Vangelo: grazia per grazia 140, cio per

quei meriti che ha procurato la grazia Quelli che non appartengono ai predestinati, non ricevendo la perseveranza, abbandonano e sono abbandonati. 13. 42. Ma veniamo a quelli che non appartengono a questo numero dei predestinati; sono i predestinati infatti che la grazia di Dio conduce al regno, sia che non abbiano in nessuna forma il libero arbitrio della volont, sia che lo abbiano, e veramente libero proprio perch liberato attraverso la grazia stessa. Coloro dunque che non appartengono a questo certissimo e felicissimo numero, con tutta giustizia vengono giudicati secondo i meriti. O infatti giacciono sotto il peccato che trassero dall'origine al momento della nascita ed escono da questa vita con quel debito ereditario non rimesso dalla rigenerazione, o attraverso il libero arbitrio hanno aggiunto a questo ancora altri peccati. Io chiamo libero l'arbitrio, e non liberato: libero riguardo alla giustizia, ma schiavo del peccato per il quale essi si voltolano in diverse, colpevoli cupidigie, altri pi, altri meno, ma tutti malvagi e degni di essere puniti con diversi castighi in rapporto alla diversit dei peccati. Oppure infine ricevono la grazia di Dio, ma vi durano solo un certo tempo e non perseverano; abbandonano e sono abbandonati. Infatti sono lasciati al loro libero arbitrio senza aver ricevuto il dono della perseveranza per un giudizio di Dio giusto ed occulto. Gli uomini si lascino riprendere e riprendano con carit. 14. 43. Dunque gli uomini si lascino riprendere quando peccano, e dalla riprensione non traggano argomenti contro la grazia n dalla grazia contro la riprensione, perch contro i peccati si deve un giusto castigo e al giusto castigo appartiene il giusto rimprovero che si usa come una medicina, anche se il risanamento del malato incerto. Cos se quello che ripreso appartiene al numero dei predestinati, la riprensione per lui una salutare medicina; se non vi appartiene, la riprensione costituisce per lui un doloroso castigo. Dunque di fronte all'incertezza il rimprovero va usato con amore perch non se ne conosce l'esito, e bisogna pregare per quello a cui il rimprovero si applica affinch sia sanato. Ma quando gli uomini, attraverso la riprensione, vengono o ritornano sulla via della giustizia, chi che opera nei loro cuori la salvezza? Solo quel Dio che d la crescita, chiunque sia a piantare e ad annaffiare, chiunque sia a lavorare nei campi o sugli arboscelli 141; quel Dio a cui nessun arbitrio umano resiste, se egli vuole salvare qualcuno. Infatti il volere e il non volere

in potere di chi vuole o non vuole, ma non pu ostacolare la volont divina n vincerne la potest. Infatti egli fa quello che vuole anche di coloro che fanno quello che non vuole. Perch, se Dio vuole tutti salvi, non tutti si salvano? 14. 44. E l'affermazione della Scrittura: Egli vuole che tutti gli uomini siano salvi 142, mentre invece non tutti si salvano, si pu certo intendere in molte maniere e ne abbiamo ricordate diverse negli altri nostri opuscoli. Ma qui ne presenter una. E' detto: Vuole che tutti gli uomini siano salvi, ma si deve intendere tutti i predestinati, perch in essi c' ogni genere di uomini. Allo stesso modo detto ai Farisei: Voi pagate la decima di ogni verdura 143, e bisogna intendere di tutta quella che avevano; infatti non pagavano la decima di tutta la verdura che c'era in tutto il mondo. Secondo questo modo di esprimersi detto: Come anche io cerco di piacere a tutti in tutto 144. Forse colui che diceva cos piaceva anche ai tanti suoi persecutori? No, ma piaceva a ogni genere di uomini che la Chiesa di Cristo raccoglieva, sia a quelli gi accolti dentro, sia a quelli che ancora vi dovevano essere introdotti. Chi rende salutare la correzione se non Dio che ha in suo potere la volont dell'uomo? 14. 45. Dunque non bisogna aver dubbio sul fatto che le volont umane non possono resistere alla volont di Dio, che fece tutto ci che volle in cielo e in terra 145, e che ademp anche le cose che debbono ancora accadere 146; esse non possono opporsi a che egli faccia ci che vuole, dal momento che anche delle stesse volont umane fa quello che vuole, quando vuole. A meno che, per ricordare solo qualche caso fra molti, fosse in potere degli Israeliti sottomettersi o no a Saul, quando Dio gli volle donare il regno; ci stava certamente alla loro volont, ma lo era in maniera tale che essi potessero opporsi perfino a Dio? Eppure egli non realizz il suo intento se non attraverso la volont degli uomini stessi, poich aveva senza dubbio la potest onnipotente di inclinare i cuori umani dove volesse. Cos infatti scritto: E Samuele dimise il popolo e ciascuno and a casa sua; e Saul torn a casa sua a Gaba; e se ne andarono con Saul uomini di valore ai quali il Signore aveva toccato il cuore. Ma alcuni perversi dissero: Chi ci salver? Costui? E non lo onorarono e non gli portarono doni 147. Qui non potremo dire che non sarebbe andato con Saul qualcuno di quelli a cui il Signore aveva toccato il cuore per mandarli con lui. O

pretenderemo che ci and qualcuno dei perversi, dei quali Dio non aveva toccato il cuore perch facessero ci? Ugualmente di David, che il Signore stabil sul trono con una successione ancora pi prospera, si legge cos: E procedeva David prosperando ed era magnificato e il Signore era con lui 148. Dopo aver premesso questo, poco dopo aggiunto: E lo Spirito invest Amasai, il capo dei Trenta, e disse: Noi siamo con te, Davide, noi rimarremo con te, figlio di Iesse. Pace, pace a te, e pace ai tuoi collaboratori, perch Dio ti presta aiuto 149. Forse Amasai avrebbe potuto contrastare la volont di Dio invece di adempierla, se il Signore aveva operato nel suo cuore attraverso lo Spirito suo, di cui questi era stato rivestito, affinch cos volesse, dicesse e facesse? Allo stesso modo poco dopo dice la Scrittura: Tutti questi uomini guerrieri, schierati in formazioni ordinate, vennero con cuore pacifico in Ebron per costituire David re sopra tutto Israele 150. Certo di propria volont questi costituirono re David. Chi non lo vedrebbe? Chi lo negherebbe? Infatti non pu essere che non fecero ci schiettamente o di buona volont, se lo fecero con cuore pacifico; e tuttavia a fare ci in essi fu Colui che opera quello che vuole nei cuori degli uomini. Per questo la Scrittura aveva premesso: E procedeva David prosperando ed era magnifico e il Signore onnipotente era con lui. E per questo il Signore onnipotente che era con lui spinse quelli ad eleggerlo re. E come li spinse? Forse li leg con dei legami corporali? Oper al di dentro, si impossess dei cuori, dette loro impulso e trascin quegli uomini per mezzo della loro volont che egli stesso aveva operato in essi. Dunque quando Dio vuole stabilire dei re sulla terra, padroneggia le volont degli uomini pi di quanto le possano padroneggiare gli uomini stessi; allora chi altro fa s che il rimprovero sia salutare e la correzione si produca nel cuore dell'individuo rimproverato affinch egli sia stabilito nel regno celeste? Il rimprovero un dovere dei superiori, ma sia applicato con carit. 15. 46. Dunque i fratelli sottoposti siano ripresi dai propri superiori, purch i rimproveri provengano da carit e siano diversi, minori o maggiori, secondo la diversit delle colpe. Perfino quella che chiamata scomunica, che emessa dal giudizio del vescovo ed la pena maggiore nella Chiesa, se Dio vuole pu mutarsi in riprensione estremamente salutare e quindi giovare. Infatti noi non sappiamo cosa pu capitare il giorno seguente, n bisogna disperare di nessuno prima della fine di questa vita. E neppure possibile contrastare Dio perch non rivolga il suo sguardo e non conceda il pentimento; quando ha

accettato il sacrificio di uno spirito afflitto e di un cuore contrito non possiamo opporci se assolve dallo stato di condanna, sia pure giusta, e rinuncia a condannare il condannato. Tuttavia affinch i contagi gravi non serpeggino pi numerosi, la necessit pastorale comporta che si separi la pecora malata da quelle sane; ma forse da Colui a cui nulla impossibile verr risanata per mezzo della stessa separazione. Non sapendo dunque chi appartenga al numero dei predestinati e chi non vi appartenga, dobbiamo essere pervasi dal sentimento della carit in modo da volere che tutti siano salvi. E ci si realizza appunto se incontrando individui sui quali possiamo influire, ci sforziamo di portarli uno per uno a questo risultato: che, giustificati dalla fede, abbiano pace con Dio 151; pace che predicava anche l'Apostolo quando diceva: Noi facciamo la funzione di ambasciatori per Cristo, come se fosse Dio ad esortarvi per mezzo nostro; vi scongiuriamo per Cristo di riconciliarvi con Dio 152. Che significa infatti riconciliarsi con lui, se non ottenere pace da lui? E per questa pace anche il Signore Ges disse ai suoi discepoli: In qualunque casa entrerete, prima dite: La pace a questa casa; e se l ci sar un figlio di pace, riposer la pace vostra su di lui; e se no, ritorni su di voi 153. Quando annunciano questa pace coloro dei quali stato predetto: Come sono ammirabili i piedi di coloro che annunciano la pace, che annunciano il bene 154, per noi ciascuno di essi comincia ad essere figlio di pace quando ha obbedito e creduto a questo Vangelo e giustificato dalla fede ha cominciato ad essere in pace con Dio; ma secondo la predestinazione di Dio era gi figlio di pace. Infatti non stato detto: Diverr figlio di pace quello sopra il quale riposer la pace vostra, ma piuttosto: Se l ci sar un figlio di pace, riposer la pace vostra su quella casa. Dunque gi prima che gli fosse annunciata la pace, un figlio di pace era l, come sapeva e aveva conosciuto in precedenza non l'Evangelista, ma Dio. A noi dunque, che non sappiamo chi mai sia o non sia figlio di pace, appartiene di non fare nessuna eccezione e nessuna distinzione, ma volere che siano salvi tutti quelli ai quali annunciamo questa pace. Infatti se noi la annunciamo senza saperlo a chi non figlio di pace, non c' timore che noi la perdiamo, perch essa torner a noi, cio a noi giover quest'annuncio, a lui no; se invece la pace annunciata riposer sopra di lui, giover sia a noi sia a lui. Come bisogna riprendere i figli di pace. 15. 47. Dunque a noi, che non sappiamo chi dovr essere salvato, Dio ordina di volere che siano salvi tutti quelli ai quali annunciamo questa

pace, ed egli stesso opera in noi questo volere, diffondendo la carit nei nostri cuori attraverso lo Spirito Santo che ci stato dato 155. Tutto questo si pu anche intendere cos: Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati, perch lo fa volere a noi; allo stesso modo: Mand lo Spirito del Figlio suo a gridare: Abba, Padre! 156, vuol dire che lo fa gridare a noi. Riguardo questo stesso Spirito, altrove l'Apostolo dice: Abbiamo ricevuto lo Spirito di adozione di figli, in virt del quale gridiamo: Abba, Padre 157. Siamo noi che gridiamo, ma si dice che lui a gridare perch fa s che gridiamo noi. Allora se la Scrittura giustamente dice che lo Spirito grida, mentre esso fa s che gridiamo noi, giustamente pu dire anche che Dio a volere, perch egli fa s che vogliamo noi. E perci, poich anche nel rimproverare dobbiamo realizzare solo questo scopo, che non ci si allontani da questa pace che si ha con Dio o che ritorni ad essa chi se ne allontanato, facciamo senza disperare quello che facciamo. Se colui che riprendiamo figlio di pace, riposer su di lui la pace nostra; se no, essa ritorner a noi. Siamo solerti nella necessaria riprensione. 15. 48. Certo, anche mentre in alcuni viene distrutta la fede, il fondamento posto da Dio sta saldo, poich il Signore sa quelli che sono suoi 158; tuttavia non per questo dobbiamo essere pigri e negligenti nel riprendere quelli che se lo meritano. Infatti non invano stato detto: Le cattive frequentazioni corrompono i buoni costumi 159, e: Per la tua scienza perir il fratello che debole, per il quale Cristo morto 160. Non cerchiamo argomenti contro questi precetti e questo salutare terrore, dicendo: "Lasciamo che le cattive frequentazioni corrompano i buoni costumi e perisca pure chi debole, a noi che ci riguarda? Il fondamento posto da Dio sta saldo e nessuno perisce se non figlio della perdizione". 16. 48. Guardiamoci bene dal ciarlare cos reputando che noi dobbiamo sentirci sicuri in questa negligenza. E' vero infatti che nessuno perisce se non figlio della perdizione; ma dice Dio per bocca del profeta Ezechiele: Egli certo morr nel suo peccato, ma il suo sangue lo ricercher dalla mano della sentinella 161. Alla riprensione si aggiunga la preghiera. 16. 49. Dunque per quanto riguarda noi che non siamo capaci di discernere i predestinati dai non predestinati e per questo dobbiamo

volere che tutti siano salvi, bisogna che noi usiamo con tutti un severo biasimo a guisa di medicina perch non si perdano o non mandino in perdizione gli altri. A Dio per appartiene di renderla utile a quelli che Egli conobbe fin dal principio e predestin ad essere conformi all'immagine del Figlio suo 162. Se infatti talvolta ci spinge a non rimproverare il timore che qualcuno per questo si perda, a maggior ragione ci deve indurre al rimprovero il timore che qualcuno per mancanza di questo si depravi peggio. E infatti noi non abbiamo in cuore amore pi grande di quello del beato Apostolo che dice: Riprendete gli inquieti, consolate i pusillanimi, siate pazienti verso tutti; badate che nessuno renda a nessuno male per male 163. Da questo passo bisogna capire che si rende male per male quando non si riprende chi dev'essere ripreso, ma lo si trascura lasciando correre ingiustamente. Dice ancora: Riprendi di fronte a tutti coloro che peccano, affinch gli altri abbiano timore 164. E questo va inteso riguardo a quei peccati che non possono restare nascosti, altrimenti dovremmo pensare che abbia parlato contro il pensiero del Signore. Infatti egli dice: Se il tuo fratello ha peccato contro di te, riprendilo a tu per tu 165. Ci nonostante egli stesso conduce la severit del rimprovero al punto di dire: Se non ascolta neppure la Chiesa, sia per te come il gentile e il pubblicano 166. E chi am i deboli pi di Colui che si fece debole a vantaggio di tutti, e a vantaggio di tutti per la sua debolezza fu crocifisso? Dunque, stando cos la questione, n la grazia proibisce la riprensione n la riprensione nega la grazia. Perci bisogna ordinare di vivere nella giustizia, in modo che, pregando devotamente, si implori la grazia con la quale si compie ci che viene ordinato; e l'una e l'altra di queste cose deve essere fatta senza trascurare neppure la giusta riprensione. Ma tutto ci si compia con carit, perch la carit non commette peccato e copre una moltitudine di peccati 167. LA PREDESTINAZIONE DEI SANTI A PROSPERO ED ILARIO Approfondimento dei temi gi trattati. 1. 1. Sappiamo bene che l'Apostolo ha detto nell'Epistola ai Filippesi: Scrivere le stesse cose a voi, a me non certo tedioso, per voi invece motivo di sicurezza 1. Ma nello scrivere ai Galati, comprendendo di aver fatto adeguatamente presso di essi, con il ministero della sua parola, quel che vedeva esser loro necessario: Per il resto, dice,

nessuno mi arrechi molestia 2 o, come si legge in parecchi codici: Nessuno mi sia importuno. Le parole divine che predicano la grazia sono estremamente numerose e chiare; perci io sopporto assai a malincuore che non ci si arrenda di fronte ad esse. Del resto la grazia assolutamente non pi tale, se viene data secondo i nostri meriti. Tuttavia, o figli carissimi Prospero ed Ilario, l'impegno e l'affetto fraterno per cui volete salvare dall'errore chi ha simili idee, io lo gradisco pi di quanto possa esprimere, pur non osando dire di gradirlo tanto quanto dovrei. Voi arrivate al punto da desiderare che dopo tanti miei libri e lettere sull'argomento io ne scriva ancora. Ecco dunque che io vi scrivo di nuovo, e bench non pi con voi, tratto ancora per mezzo di voi il medesimo argomento che credevo di aver svolto a sufficienza. La questione ancora oscura la predestinazione dei santi. 1. 2. La vostra pia preoccupazione che questi fratelli si attengano all'espressione del poeta che raccomanda: Ciascuno abbia speranza in se stesso 3, incorrendo cos nella maledizione espressa non dalla poesia, ma dalla parola profetica: Maledetto ognuno che ha speranza nell'uomo 4. Riflettendo sulle vostre lettere mi sembra di capire che devono essere trattati nella maniera in cui l'Apostolo tratt coloro ai quali dice: E se su qualche cosa la pensate diversamente, Iddio vi riveler anche questo 5. E' evidente: sul problema della predestinazione dei santi essi vanno ancora a tentoni, ma hanno ragione di ritenere che, se in qualche punto della questione la pensano diversamente, Dio possa rivelare loro anche questo, a condizione che camminino nel punto a cui sono giunti. Perci l'Apostolo, dopo aver detto: Se in qualche cosa la pensate diversamente, Iddio vi riveler anche questo; tuttavia, aggiunge, camminiamo nel punto a cui siamo giunti 6. Ma questi nostri fratelli, per i quali in ansia la vostra pia carit, sono arrivati a credere con la Chiesa di Cristo che il genere umano nasce soggetto al peccato del primo uomo e che nessuno pu essere liberato da questo male se non grazie alla giustizia del secondo Uomo. Sono anche arrivati ad ammettere che la volont degli uomini prevenuta dalla grazia di Dio, e a consentire che nessuno pu essere all'altezza di cominciare o di portare a termine nessuna opera buona. La fermezza di queste convinzioni a cui sono giunti li differenzia fortemente dall'erronea teoria dei pelagiani. Dunque, a condizione che camminino in esse e preghino Colui che dona l'intelligenza, se sulla predestinazione la pensano diversamente, Egli riveler loro anche

questo punto; noi a nostra volta dobbiamo dedicare ad essi il nostro sentimento d'amore e il ministero della nostra parola, secondo quanto ci dona Colui che abbiamo pregato affinch esprimessimo in questa lettera le cose che possono essere adatte ed utili per loro. Infatti che ne possiamo sapere se per caso Dio nostro non voglia realizzare questo scopo attraverso il servizio che noi siamo pronti a rendere loro nella libera carit di Cristo?. Punto da dimostrare: la fede un dono di Dio. 2. 3. Dunque in primo luogo dobbiamo dimostrare che la fede che ci fa cristiani un dono di Dio, sempre che riusciamo a dimostrarlo con precisione maggiore di quanto abbiamo gi fatto in tanti e tanti volumi. Ecco la tesi che noi, a quanto vedo, dobbiamo controbattere: secondo i dissenzienti le testimonianze divine che abbiamo utilizzato su questo argomento servono a farci conoscere che la fede in s e per s dipende da noi stessi, ma il suo accrescimento lo riceviamo da Dio, come se la fede non ci fosse donata proprio da lui, ma Egli ce l'accrescesse semplicemente per questo merito: che l'inizio partito da noi. In definitiva non ci si distacca da quell'opinione: "La grazia di Dio viene data secondo i nostri meriti" che Pelagio stesso nel sinodo episcopale di Palestina fu costretto a condannare, come attestano gli Atti. Non apparterrebbe cio alla grazia di Dio il fatto che cominciamo a credere, ma piuttosto l'aggiunta di fede che per quel merito ci viene fornita, in modo che crediamo pi pienamente e perfettamente. Quindi saremo noi a dare per primi a Dio l'inizio della fede, affinch ci sia reso in ricompensa anche l'accrescimento di essa e quanto altro con la fede possiamo chiedere. Le testimonianze divine. 2. 4. Ma contro queste argomentazioni ascoltiamo piuttosto: Chi per primo ha donato a lui, perch a lui fosse reso in contraccambio? Perch da lui e per lui e in lui sono tutte le cose 7. E dunque lo stesso inizio della nostra fede da chi proviene se non da lui stesso? E infatti non pu essere che tutte le altre cose derivino da lui eccettuata questa; ma da lui e per lui e in lui sono tutte le cose. Ma chi potrebbe affermare che colui che ha cominciato a credere non abbia nessun merito nei confronti di Colui in cui credette?. Ne consegue l'idea che uno acquisterebbe merito da s e il resto sarebbe aggiunto per retribuzione divina; quindi la grazia di Dio verrebbe data secondo i nostri meriti. Quando questa tesi gli fu rinfacciata, Pelagio la condann

da se stesso per non essere condannato. Pertanto chiunque vuole evitare sotto ogni aspetto questa convinzione condannabile, comprenda che stato detto secondo verit quanto l'Apostolo afferma: A voi stato donato per favore di Cristo non solo di credere in lui, ma anche di soffrire per lui 8. Il passo indica come dono di Dio l'una e l'altra cosa, perch dichiara che l'una e l'altra cosa stata donata. Non dice: di credere pi pienamente e perfettamente in lui, ma: di credere in lui. E non ha detto che egli stesso ha ottenuto misericordia per essere pi fedele, ma per essere fedele 9, perch sapeva di non essere stato lui a dare per primo a Dio l'inizio della fede e che l'accrescimento di essa non gli era stato dato dal Signore come ricompensa; anzi dal Signore era stato reso fedele, perch dal Signore era anche stato scelto come apostolo. E' narrato nella Scrittura come ebbe inizio la sua fede 10, e i passi relativi sono notissimi per la lettura solenne che se ne fa nella Chiesa. Alieno dalla fede che perseguitava e ad essa violentemente contrario, all'improvviso vi fu convertito dalla potenza superiore della grazia. Lo convert Colui al quale il profeta Isaia, nella consapevolezza che cos avrebbe fatto, rivolse le parole: Tu convertendoci ci vivificherai 11; in tal modo non solo chi non voleva credere divenne uno che lo voleva, ma addirittura il persecutore si trasform in un essere che pat la persecuzione per la difesa di quella fede che aveva perseguitato. Evidentemente da Cristo gli era stato donato non solo di credere in lui, ma anche di soffrire per lui. Per dare inizio e perfezionamento alla fede la nostra sufficienza viene da Dio. 2. 5. E perci mettendo avanti questa grazia che non viene data secondo un qualche merito, ma produce tutti i buoni meriti, dice: Non siamo capaci di pensare qualcosa da soli, come venisse proprio da noi stessi, ma la nostra sufficienza viene da Dio 12. Facciano attenzione qui e soppesino queste parole coloro che pensano che da noi proviene l'inizio della fede e da Dio il suo accrescimento. Chi infatti non vedrebbe che il pensare precede il credere? Nessuno certo crede alcunch se prima non ha pensato di doverlo credere. Infatti, per quanto repentinamente, per quanto velocemente alcuni pensieri precedano a volo la volont di credere e immediatamente questa li segua e li accompagni quasi fosse strettamente congiunta, tuttavia necessario che tutte le cose che si credono siano credute per il precedente intervento del pensiero. Del resto anche credere non altro che pensare assentendo. Infatti non ognuno che pensa crede,

dato che parecchi pensano proprio per non credere; ma ognuno che crede pensa, pensa con il credere e crede con il pensare. Per quanto dunque riguarda la piet religiosa (della quale parlava l'Apostolo) se non siamo capaci di pensare qualcosa da soli, come venisse proprio da noi stessi, ma la nostra sufficienza viene da Dio 13, ecco appunto che non siamo capaci di credere qualcosa da soli, perch non lo possiamo senza prima pensare; ma la nostra sufficienza, con la quale cominciamo a credere, viene da Dio. Ora, questi nostri fratelli, e lo dimostrano le vostre lettere 14, gi ammettono essere vero che nessuno pu da se stesso dare inizio o compimento a qualsiasi opera buona, sicch nell'iniziare e portare a termine qualunque opera buona la nostra sufficienza viene da Dio. Allo stesso modo nessuno pu da se stesso dare inizio o completamento alla fede, ma la nostra sufficienza viene da Dio, perch la fede, se non oggetto di pensiero, non fede; e non siamo capaci di pensare qualcosa da soli, come venisse proprio da noi stessi, ma la nostra sufficienza viene da Dio. Dio, che pu fare quello che ha promesso, produce la fede delle nazioni. 2. 6. Bisogna badare, o fratelli diletti da Dio, che l'uomo non si inorgoglisca di fronte al Signore, quando sostiene di adempiere alle promesse di Dio. Non fu forse promessa ad Abramo la fede delle nazioni ed egli dando gloria al Signore non credette fermamente che Dio ha anche potere di operare ci che ha promesso 15? Dunque a produrre la fede delle nazioni lui, che ha anche il potere di fare ci che ha promesso. Per cui se Dio opera la nostra fede, agendo in maniera mirabile nei nostri cuori perch crediamo, bisogna forse temere che Egli non possa portare a termine il tutto e che l'uomo debba rivendicare a s l'inizio per meritare di ricevere da lui il compimento? Non vedete? Con questo ragionamento non si ottiene altra conclusione se non che la grazia di Dio viene data in qualche modo secondo i nostri meriti, e cos la grazia non pi grazia. A questo modo essa viene corrisposta perch dovuta, non viene donata gratuitamente: dovuto infatti al credente che la sua fede sia accresciuta dal Signore e che l'accrescimento della fede sia ricompensa dell'inizio di essa. Quando si dice cos, non si fa attenzione che questa mercede viene corrisposta ai credenti non secondo la grazia, ma secondo un debito. Non vedo proprio perch non arrivino ad attribuire tutto all'uomo, con questa conclusione: l'uomo stesso, che ha avuto il potere di dare inizio in s a quello che non aveva, accresce

da s quello a cui ha dato inizio. Non c' altro impedimento a simile tesi se non il fatto che non ci si pu opporre alle evidentissime testimonianze divine, le quali dimostrano che anche la fede, da cui trae inizio la piet, un dono di Dio. Tale significato ha il passo: Dio ha dispensato a ciascuno la misura della fede 16, e l'altro: Pace ai fratelli e carit con fede da Dio Padre e dal Signore Ges Cristo 17, e altri simili. Dunque, non volendo ribellarsi a queste lampanti testimonianze e tuttavia volendo che la sua fede provenga da lui stesso, l'uomo quasi patteggia con Dio: rivendica a s una parte della fede e ne lascia una parte a lui; ma la presunzione maggiore che la prima parte la prende per s, la successiva la d a Dio e in ci che dice essere di entrambi prima mette se stesso, poi Dio. L'errore di Ag.: anch'egli credette che la fede non fosse un dono di Dio. 3. 7. Non era questo il pensiero di quel pio ed umile dottore, voglio dire il beatissimo Cipriano, il quale ha affermato: In niente ci dobbiamo gloriare, dal momento che nulla nostro 18. E per dimostrarlo ha usato come teste l'Apostolo quando dice: Cosa possiedi che tu non abbia ricevuto? E se l'hai ricevuto, perch ti vanti come se non l'avessi ricevuto? 19. E' soprattutto da questa testimonianza che anch'io personalmente sono stato persuaso, quando erravo in maniera analoga e ritenevo che la fede con la quale crediamo in Dio non fosse un suo dono, ma l'avessimo da noi stessi, e che fosse per essa che noi ottenevamo i doni di Dio con i quali vivere in questo mondo con temperanza, giustizia e piet 20. Io non credevo che la fede fosse prevenuta dalla grazia di Dio, in modo che per mezzo di essa venisse concesso a noi ci che chiediamo utilmente. Mi pareva che non avremmo potuto credere se prima non fosse venuto l'annuncio della verit; ma l'acconsentirvi dopo la predicazione del Vangelo pensavo che appartenesse a noi e che lo avessimo da noi stessi. Alcune mie operette, scritte prima del mio episcopato, rivelano piuttosto chiaramente questo mio errore; e fra di esse c' quella che avete ricordato nella vostra lettera 21, in cui si spiegano alcune proposizioni dell'Epistola indirizzata ai Romani. Poi ho cominciato la revisione per iscritto di tutti i miei opuscoli. Avevo gi portato a termine due libri di quest'opera prima di ricevere i vostri scritti pi estesi. Arrivato a rivedere nel primo di questi volumi proprio il libro a cui facevate riferimento, cos ne parlai: Trattai parimenti questo problema: perch Dio avesse riposto la sua scelta in uno non ancora nato, dicendogli che il maggiore gli avrebbe ubbidito, mentre nel maggiore ugualmente

non ancora nato aveva riposto la sua riprovazione. Su di esso infatti si ricorda il passo della Scrittura, bench addotto molto tempo dopo: "Ho amato Giacobbe e ho odiato Esa" 22. Giunsi allora a questa conclusione: "Dio dunque non elesse nella sua prescienza le opere di qualcuno, opere che Egli stesso deve dare; ma nella sua prescienza scelse la fede, cosicch scelse l'uomo stesso che Egli sapeva fin da prima che avrebbe creduto, per dargli lo Spirito Santo, affinch operando opere buone ottenesse la vita eterna". Non avevo ancora scrupolosamente investigato n ancora scoperto di che natura sia l'elezione della grazia, della quale dice ancora l'Apostolo: "Un residuo fu salvato per elezione della grazia" 23. Ma non grazia se un qualche merito la precede: perch quello che dato non secondo la grazia, ma secondo il dovuto, retribuito ai meriti piuttosto che donato. Perci ho proseguito:"Dice infatti il medesimo Apostolo: Dio opera ogni cosa in tutti 24, ma in nessun luogo si dice: Dio crede ogni cosa in tutti". Poi ho aggiunto: "Dunque che noi crediamo nostro; che per operiamo bene, di Colui che d lo Spirito Santo ai credenti". Ma non lo avrei certo detto, se avessi gi saputo che la stessa fede si ritrova tra i doni di Dio, che sono dati nel medesimo Spirito. Dunque l'una e l'altra cosa nostra grazie all'arbitrio della volont, eppure l'una e l'altra data attraverso lo spirito di fede e carit. E infatti non la sola carit, ma, come scritto: "La carit con la fede da Dio Padre e dal Signore Ges Cristo" 25. Dissi poco dopo:"A noi infatti appartiene di credere e di volere; ma a lui di dare, a chi crede e vuole, la facolt di operare bene attraverso lo Spirito Santo, mediante il quale si diffonde la carit nei nostri cuori". Questo certamente vero, ma con la stessa regola: entrambe le cose appartengono a lui, perch lui che prepara la volont; ed entrambe a noi, perch non avvengono a meno che noi non vogliamo. E perci anche quello che ho detto poi:"Perch non possiamo neppure volere, a meno che non siamo chiamati; e se dopo la chiamata avremo voluto, non basta la volont nostra e la nostra corsa, se non c' Dio che offre le forze a chi corre e lo fa giungere l, dov'Egli chiama"; e quel che ho poi soggiunto: "E' chiaro dunque che il fatto di bene operare non n di colui che vuole n di colui che corre, ma di Dio che ha misericordia" 26, sono tutte espressioni corrispondenti perfettamente a verit. Ma poco ho parlato della chiamata stessa che avviene secondo un decreto di Dio: infatti essa non la medesima per tutti quelli che sono chiamati, ma solo per gli eletti. Ho soggiunto poco dopo: "Come infatti in quelli che Dio ha eletto non sono le opere, me la fede che d principio al merito, in modo che

per dono di Dio si opera bene, cos in quelli che Egli condanna, danno principio al meritato castigo la mancanza di fede e l'empiet; per conseguenza attraverso il castigo stesso si opera male". Tutte queste affermazioni sono assolute verit, per non ho creduto di dover investigare n ho dichiarato che anche lo stesso merito un dono di Dio. In un altro passo affermo: "Fa operare bene quello di cui ha misericordia e abbandona quello che indurisce 27, cosicch questi opera male; ma quella misericordia attribuita al merito precedente come questo indurimento alla precedente empiet". E questo senz'altro vero; ma bisognava approfondire ancora: non poteva venire dalla misericordia di Dio anche il merito della fede? Cio, questa misericordia si verifica nell'uomo soltanto perch fedele, oppure si gi verificata perch fosse fedele? Leggiamo infatti nell'Apostolo: "Ho ottenuto la misericordia di essere fedele" 28, e non dice: perch ero fedele. Dunque al fedele sicuramente si dona la grazia, ma questa gli era anche gi stata donata perch fosse fedele. Del tutto rettamente quindi ho detto in un altro passo dello stesso libro: "Perch se siamo chiamati a credere non in seguito alle opere, ma per la misericordia di Dio, e ai credenti fornito il mezzo per operare bene, non si deve guardare di malocchio la misericordia concessa ai pagani". Ma, lo ammetto, in quel passo non ho approfondito abbastanza accuratamente il problema di quella chiamata che avviene attraverso il decreto di Dio 29. Ma fu illuminato dal Signore. 4. 8. Voi vedete quale fosse allora la mia opinione sulla fede e sulle opere, bench gi fosse presente da parte mia la preoccupazione di dar rilievo alla grazia: ma ora mi accorgo che questi nostri fratelli sono rimasti a quella opinione; evidentemente si sono curati di leggere i miei libri, ma non di progredire insieme con me. Infatti se si fossero presi questa cura, avrebbero trovato tale questione risolta secondo la verit delle divine Scritture nel primo dei due libri che proprio al principio del mio episcopato ho indirizzato a Simpliciano di beata memoria, vescovo della Chiesa milanese, successore di Sant'Ambrogio. A meno che per caso questo libro sia loro sfuggito: se cos, fate che lo conoscano. Di questo primo libro ho parlato al principio del secondo volume delle Ritrattazioni; e le mie parole sono queste: Dei libri che ho composto da vescovo, i primi due sono diretti a Simpliciano, vescovo della Chiesa di Milano, che successe al beatissimo Ambrogio. Vi si trattano diversi problemi; due li svolsi nel

primo libro traendoli dalla Lettera dell'apostolo Paolo ai Romani. Il primo di essi su questo passo della Scrittura: "Dunque che diremo? Che la legge peccato? Guardiamocene", fino al punto in cui dice: "Chi mi liberer da questo corpo di morte? La grazia di Dio attraverso Ges Cristo, Signore nostro" 30. A proposito di tale questione le parole dell'Apostolo: "La legge spirituale, invece sono carnale" 31 e le altre intese a dimostrare che la carne lotta con lo spirito, le ho spiegate presupponendo che l si descriva l'uomo ancora posto sotto la legge e non ancora sotto la grazia. Solo molto pi tardi ho riconosciuto che quelle parole possono riguardare anche l'uomo spirituale (e ci con pi verosimiglianza). Il secondo problema in questo libro parte dal passo ove si dice: "Non solo, ma anche Rebecca concependo da una sola unione con Isacco nostro padre", fino al punto: "Se il Signore degli eserciti non ci avesse lasciato la discendenza, sarebbe avvenuto di noi come di Sodoma e saremmo stati simili a Gomorra" 32. Cercando di risolvere questo problema ci si sforzati di sostenere il libero arbitrio della volont umana, ma ha vinto la grazia di Dio; l'unica conclusione possibile consiste nel riconoscere la limpidissima verit di ci che ha detto l'Apostolo: "Chi infatti ti distingue? Cosa possiedi che tu non abbia ricevuto? E se l'hai ricevuto, perch ti vanti come se non l'avessi ricevuto?" 33. E volendo mettere in rilievo proprio ci, anche il martire Cipriano comprese tutto questo concetto sotto il titolo che dice: "In nulla bisogna gloriarci perch nulla ci appartiene" 34. Ecco perch ho detto sopra che anche io stesso fui convinto principalmente da questa testimonianza apostolica, quando avevo un'opinione diversa su questo argomento; ma Dio mi rivel la verit per risolvere questo problema mentre scrivevo, come ho detto, al vescovo Simpliciano. Questa testimonianza dell'Apostolo dunque, che per raffrenare l'orgoglio dell'uomo ammonisce: Che cosa possiedi che tu non abbia ricevuto?, non permette ad alcuno dei fedeli di dire: Ho una fede che non ho ricevuto. Tutta la superbia di una tale risposta completamente abbattuta da quelle parole. Ma neppure cos si pu dire: Bench non abbia una fede perfetta, mio per l'inizio di essa, per cui primamente ho creduto in Cristo; infatti anche qui si pu rispondere: Che cosa possiedi che tu non abbia ricevuto? E se l'hai ricevuto, perch ti vanti come se non l'avessi ricevuto?. Cos'hai che tu non abbia ricevuto? 5. 9. La convinzione dei nostri fratelli che di questa fede non si pu dire: "Che cosa possiedi che tu non abbia ricevuto?", perch la fede

continua ad avere sede nella medesima natura, sia pure viziata, che all'origine ci fu donata sana e perfetta 35; ma si comprende che questa affermazione non ha alcun valore per dimostrare ci che sta loro a cuore, se si riflette al motivo che ha ispirato all'Apostolo quella frase. Egli voleva ottenere che nessuno riponesse la sua gloria nell'uomo, perch erano sorti dissensi tra i Cristiani di Corinto, e qualcuno diceva: Io sono di Paolo; e un altro: Io di Apollo; e un altro ancora: E io di Cefa. In seguito a tutto ci si arriv al punto che si dovette dire: Dio ha scelto le cose stolte del mondo per confondere i sapienti; e le cose deboli del mondo ha scelto Dio, per confondere quelle forti; e le cose umili e disprezzate del mondo scelse Dio e quelle che non sono come se fossero qualcosa per annullare quelle che sono; affinch nessuna carne si glori davanti a Dio 36. Qui l'intenzione dell'Apostolo contro la superbia umana piuttosto chiara: nessuno si glori nell'uomo, e quindi neppure in se stesso. Cos, dopo aver detto: affinch nessuna carne si glori davanti a Dio, per mostrare in chi l'uomo si deve gloriare, ha aggiunto: e per lui voi siete in Ges Cristo, che da Dio fu reso per noi sapienza e giustizia, santificazione e redenzione, affinch, come sta scritto: Chi si gloria, si glori nel Signore 37. La sua intenzione arriva a fargli poi esprimere questo rimprovero: Infatti voi siete ancora carnali: dal momento che ci sono tra di voi emulazione e contesa, non siete forse carnali e camminate secondo l'uomo? Se infatti qualcuno dice: Io sono di Paolo, mentre un altro: Io di Apollo, non siete forse uomini? Che cosa dunque Apollo? Che cosa Paolo? I ministri per mezzo dei quali avete creduto, e ciascuno nella misura che il Signore ha concesso. Io ho piantato, Apollo ha irrigato, ma Dio ha donato la crescita. Pertanto n chi pianta qualcosa n chi irriga, ma Dio che d la crescita 38. Non vedete che nulla vuole ottenere l'Apostolo se non che l'uomo sia umiliato per esaltare Dio solo? Difatti egli dice che anche nei confronti di coloro che sono piantati ed irrigati, il piantatore e l'irrigatore non sono qualcosa, ma Dio che d la crescita. Anzi anche il fatto che uno pianta e l'altro irriga, egli lo attribuisce non a loro, ma al Signore, dicendo: Cos come a ciascuno il Signore concesse. Io ho piantato, Apollo ha irrigato. Dunque, persistendo nel medesimo rimprovero, giunge a dire: Pertanto nessuno si glori nell'uomo 39. Infatti aveva gi detto: Chi si gloria, si glori nel Signore 40. Dopo queste espressioni e alcune altre che si connettono a queste, sempre la medesima intenzione lo conduce a dire: A causa vostra, fratelli, ho rappresentato queste cose sotto l'esempio della mia persona e di quella di Apollo, affinch voi

impariate da noi a non andare oltre quanto sta scritto e a non insolentire contro uno a favore di un altro. Chi infatti ti distingue? Che cosa hai che tu non abbia ricevuto? E se l'hai ricevuto, perch ti vanti come se non lo avessi ricevuto? 41. I doni che distinguono gli uomini fra di loro. La fede uno dei beni donati da Dio che distinguono uomo da uomo. 5. 10. Qui l'intenzione dell'Apostolo rivolta in maniera evidentissima contro la superbia umana: nessuno si glori nell'uomo, ma nel Signore; ora sarebbe proprio assurdo, a quanto io penso, voler ravvisare nelle parole dell'Apostolo i doni naturali di Dio, sia la stessa natura integra e perfetta quale ci fu donata nella condizione primitiva, sia i residui, quali che essi siano, di questa natura ormai viziata. Forse per mezzo di questi doni, comuni a tutti gli uomini, che si distingue uomo da uomo? Ma nel passo prima ha detto: Chi infatti ti distingue? e poi ha aggiunto: Che cosa hai che tu non abbia ricevuto? Evidentemente un uomo pieno di orgoglio di fronte ad un altro potrebbe dire: La mia fede mi distingue, la mia giustizia, oppure altre cose ancora. Ma prevenendo tali riflessioni il buon Dottore dice: Che cosa hai che tu non abbia ricevuto? E da chi l'hai ricevuto, se non da Colui che ti distingue da un altro a cui non ha donato ci che ha donato a te? E se l'hai ricevuto, perch ti vanti come se non l'avessi ricevuto? Allora, scusate, egli che altro vuole ottenere se non che chi si gloria si glori nel Signore? Ma nulla tanto contrario a questo sentimento quanto il gloriarsi dei propri meriti come se uno se li fosse procurati da s, non per la grazia di Dio; ma qui s'intende la grazia che distingue i buoni dai cattivi, non quella che comune ai buoni e ai cattivi. Ammettiamo pure che esista una grazia insita nella natura che ci fa esseri viventi razionali e distinti dalle bestie; ammettiamo anche che ci sia una grazia insita nella natura che ci permetta di distinguere fra gli uomini stessi i belli dai brutti, gli intelligenti dai tardi, e cos via per tutte le altre differenziazioni analoghe. Ma l'individuo che l'Apostolo contestava non si inorgogliva contro gli animali n contro un altro uomo per qualche dono naturale che anche un abietto potesse possedere; anzi, si inorgogliva attribuendo non a Dio ma a se stesso un bene appartenente alla vita moralmente buona. E si meritato di sentire: Chi infatti ti distingue? Cosa hai tu che non abbia ricevuto? Ammesso che proprio della natura umana poter avere la fede, forse le sar proprio anche averla? Non tutti hanno la fede 42, anche se tutti possono averla. Ma l'Apostolo non dice: Che cosa puoi avere senza che

tu abbia ricevuto la possibilit di averlo? ma dice: Che cosa hai tu che non abbia ricevuto? In conclusione poter avere la fede, come poter avere la carit, appartiene alla natura degli uomini; ma avere la fede, come avere la carit, appartiene alla grazia dei fedeli. Pertanto quella natura che ci d la possibilit di avere la fede, non distingue uomo da uomo; la fede invece distingue il credente dal non credente. E poich detto: Chi infatti ti distingue? Che cosa hai che tu non abbia ricevuto? chiunque osi affermare: Ho la fede da me stesso, dunque non l'ho ricevuta, contraddice in pieno quella lampante verit: non perch credere o non credere non sia nell'arbitrio della volont umana, ma perch negli eletti la volont preparata dal Signore 43. Perci s'intendono riferite anche alla fede, che riposta nella volont, le parole: Chi infatti ti distingue? Che cosa hai che tu non abbia ricevuto?. Tuttavia crede chi vuole. 6. 11. "Molti", si obietta, "odono la parola della verit, ma alcuni la credono, altri la contraddicono. Dunque gli uni vogliono credere, mentre gli altri no". E chi non lo sa? Chi potrebbe negarlo?. Ma poich per alcuni la volont preparata dal Signore, per altri no, bisogna senz'altro distinguere che cosa provenga dalla sua misericordia, che cosa dal suo giudizio 44. Quello che Israele cercava, dice l'Apostolo, non l'ha ottenuto: gli eletti l'hanno ottenuto; tutti gli altri invece sono stati accecati, come sta scritto: Dio diede loro uno spirito di ottundimento, occhi per non vedere e orecchie per non sentire, fino al giorno di oggi. E David dice: La loro mensa diventi un laccio, un castigo e un ostacolo per loro; si oscurino i loro occhi perch non vedano e incurva per sempre le loro schiene. Ecco la misericordia e il giudizio: la misericordia per gli eletti che ottennero la giustizia di Dio; il giudizio invece contro gli altri che furono accecati. Tuttavia i primi credettero perch lo vollero; gli altri non credettero perch non lo vollero. Dunque la misericordia e il giudizio si realizzarono nelle loro stesse volont. L'elezione perci dovuta alla grazia, non certo ai meriti. Sopra infatti aveva detto: Cos dunque anche in questo tempo un residuo fu salvato per elezione della grazia. Ma se per grazia, non per le opere: altrimenti la grazia non pi grazia 45. Allora gli eletti hanno ottenuto gratuitamente quello che hanno ottenuto; non ci fu in precedenza un qualche loro apporto che essi donarono per primi e che fu loro ricompensato: Dio li salv senza alcun contributo. Ma per gli altri, che furono accecati, come detto nel passo, il loro accecamento fu per

castigo. Tutte le vie del Signore sono misericordia e verit 46. Ma imperscrutabili sono le sue vie 47. Imperscrutabili sono pertanto sia la misericordia per la quale libera gratuitamente, sia la verit per la quale giudica giustamente. L'Apostolo dice che l'uomo giustificato dalla fede e non dalle opere, perch la fede data per prima. 7. 12. Ma forse potrebbero dire: "L'Apostolo distingue la fede dalle opere; dice che la grazia non deriva dalle opere, per non dice che non derivi dalla fede". S, cos, ma Ges a dire che anche la fede opera di Dio e ad ordinarci di praticarla. Gli chiesero infatti i Giudei: Che cosa dovremo fare per compiere l'opera di Dio? Ges rispose e disse loro: Questa l'opera di Dio, che crediate in Colui che Egli ha inviato 48. Dunque l'Apostolo distingue la fede dalle opere al modo in cui nei due regni degli Ebrei si distingue Giuda e Israele, bench anche Giuda sia Israele. Perci dice che l'uomo giustificato in seguito alla fede, non in seguito alle opere 49, perch la fede data per prima e da essa si ottengono tutti gli altri beni che in senso stretto sono chiamati "opere", in grazia delle quali si vive da giusti. Infatti dice ancora: Per la grazia voi siete stati salvati mediante la fede, e ci non proviene da voi, ma dono di Dio; cio, anche se ho detto mediante la fede, la fede non proviene da voi, ma anch'essa un dono di Dio. Non mediante le opere, continua, affinch per caso qualcuno non si glori 50. Infatti si soliti dire: Certo che ha meritato di credere; era un uomo buono anche prima di credere. Lo si potr dire di Cornelio 51, del quale furono accettate le elemosine ed esaudite le preghiere prima che credesse in Cristo. Eppure, ribatto, donava e pregava non senza una qualche fede. Infatti come poteva invocare quello in cui non credeva 52? Se avesse potuto essere salvo senza la fede in Cristo, non sarebbe stato inviato come architetto della sua edificazione l'apostolo Pietro. Tuttavia se non il Signore ad edificare la casa, invano i muratori si affaticano ad edificarla 53. Ci si obietta: La fede proviene da noi, tutte le altre cose riguardanti la pratica della giustizia dal Signore; come se la fede non riguardasse quell'edificio. Come se le fondamenta, ripeto, non riguardassero l'edificio! Se invece esse gli appartengono prima e pi di ogni altro elemento architettonico, invano uno si affatica ad edificare la fede predicando, se il Signore non edifica nell'intimo donando la sua misericordia. Dunque qualsiasi opera buona abbia compiuto Cornelio, sia prima di credere in Cristo sia credendo in Cristo sia dopo avervi creduto, tutto dev'essere attribuito a Dio

affinch non ci si glori. E' il Padre che concede di credere. 8. 13. Quindi lo stesso unico Maestro e Signore, dopo aver detto quello che ho ricordato sopra: Questa l'opera di Dio, che crediate in Colui che Egli invi 54, nel medesimo suo discorso poco dopo dice: Io ve l'ho detto: mi avete visto e non mi avete creduto. Tutto ci che il Padre d a me, verr a me 55. Che significa: verr a me, se non: creder in me? Ma che ci avvenga lo concede il Padre. Egualmente poco dopo: Non mormorate, dice, fra di voi; nessuno pu venire a me se non lo avr attratto il Padre che mi mand; e io lo risusciter nell'ultimo giorno. Sta scritto nei Profeti: Saranno tutti istruiti da Dio. Chiunque ha udito dal Padre e ha imparato, viene a me 56. Che significa: Chiunque ha udito dal Padre e ha imparato, viene a me? Significa solo: Non c' nessuno che oda il Padre e impari e non venga a me. Se infatti chiunque ha udito dal Padre e ha imparato viene, evidentemente chiunque non viene, non ha udito dal Padre e non ha imparato, poich se avesse udito e imparato verrebbe. E infatti nessuno ha udito e imparato e non venuto, ma chiunque, dice la Verit, ha udito dal Padre e imparato viene. Molto lontana da ogni senso fisico questa scuola nella quale il Padre udito e insegna affinch si venga al Figlio. L c' anche lo stesso Figlio, perch Egli il Verbo per mezzo del quale il Padre insegna cos; e non insegna all'orecchio della carne, ma a quello del cuore. E insieme qui anche lo Spirito del Padre e del Figlio; Egli pure insegna, e non insegna separatamente; abbiamo appreso senza possibilit di dubbio che inseparabile l'agire della Trinit. E veramente lo Spirito Santo quello di cui l'Apostolo dice: Avendo il medesimo Spirito di fede 57. Ma l'insegnamento attribuito specialmente al Padre perch da lui stato generato l'Unigenito e da lui procede lo Spirito Santo. Sarebbe lungo disputare pi distintamente. Penso che ormai il mio lavoro in quindici libri su La Trinit, che il nostro Dio, sia arrivato a voi. Molto lontana, ripeto, da ogni senso fisico questa scuola nella quale Dio udito ed insegna. Vediamo che molti vengono al Figlio perch vediamo che molti credono in Cristo; ma non vediamo dove e quando abbiano udito ed appreso quell'insegnamento dal Padre. Troppo questa grazia occulta: ma che grazia, chi lo pu mettere in dubbio? E questa grazia, che occultamente viene concessa ai cuori umani dalla generosit divina, non viene rigettata dalla durezza di nessun cuore. Essa donata appunto affinch per prima cosa sia tolta la durezza del cuore. Quando

dunque il Padre interiormente udito e insegna di venire al Figlio, strappa il cuore di pietra e d un cuore di carne, come promise con le parole del Profeta 58. Cos certo forma i figli della promessa e i vasi di misericordia che ha preparato per la gloria 59. Perch Dio non insegna a tutti a venire a Cristo? 8. 14. Perch allora il Signore non d a tutti l'insegnamento di venire a Cristo? Perch a tutti quelli a cui insegna, insegna per misericordia, ma a quelli a cui non insegna, non insegna per il giudizio. Ha misericordia di chi vuole e chi vuole indurisce 60, ma ha misericordia quando attribuisce beni; indurisce quando corrisponde pene meritate. Ma certuni preferiscono intendere queste parole come pronunciate dall'ascoltatore cui l'Apostolo si rivolge con l'espressione: Ma tu mi dici; allora anche i passi: ha misericordia di chi vuole e chi vuole indurisce e il resto della frase vanno attribuiti all'ascoltatore, cio: Di che si rammarica ancora? Infatti chi resiste alla sua volont? 61 Che differenza c'? L'Apostolo non ha risposto: O uomo, falso quello che tu hai detto. Ha risposto invece: O uomo, chi sei tu per rispondere a Dio? Forse l'oggetto plasmato dice a chi l'ha plasmato: Perch mi hai fatto cos? O non forse il vasaio che ha potere sull'argilla, dalla medesima massa...? 62 con quel che segue, che voi conoscete benissimo. E tuttavia in un certo senso il Padre insegna a tutti a venire al Figlio suo. Infatti non invano scritto nei Profeti: Tutti saranno istruiti da Dio 63. E dopo aver premesso questa testimonianza, Ges aggiunge: Chiunque ha udito dal Padre e ha imparato, viene a me 64. Ci esprimiamo correttamente quando di un maestro di lettere che sia unico in una citt, diciamo: Costui qui insegna lettere a tutti, non perch tutti le imparino, ma perch chiunque impari le lettere in quel posto, non le impara se non da lui; e cos possiamo ben dire: Dio insegna a tutti a venire a Cristo, non perch tutti vengano a lui, ma perch nessuno viene a lui altrimenti. Perch poi non insegna a tutti, lo spiega l'Apostolo per quanto gli sembrato di dover spiegare, dicendo: Volendo manifestare la sua ira e far conoscere la sua potenza, sopport con molta pazienza i vasi d'ira apparecchiati per la perdizione, anche per rendere note le ricchezze della sua gloria verso i vasi di misericordia che prepar per la gloria 65. Ecco perch il linguaggio della croce stoltezza per chi perisce; ma per quelli che si salvano, potenza di Dio 66. Dio insegna a questi ultimi, nessuno escluso, a venire a Cristo; tutti questi infatti vuole che siano salvi e vengano nella conoscenza della verit 67. Infatti se avesse voluto

insegnare a venire a Cristo anche a quelli per i quali stoltezza il linguaggio della croce, fuor d'ogni dubbio sarebbero venuti anch'essi. Non inganna o s'inganna Colui che dice: Chiunque ha udito dal Padre e ha appreso, viene a me. Non dobbiamo pensare nemmeno lontanamente che qualcuno, dopo aver udito ed appreso, non venga. Dio non insegna a chi non vuole imparare? 8. 15. "Perch", dicono, "non insegna a tutti?". Se diremo che perch quelli a cui non insegna non vogliono imparare, ci si risponder: E dove va a finire quello che gli si dice: O Dio, tu convertendoci ci vivificherai 68? E poi se Dio non trasforma quelli che non vogliono in gente che invece vuole, perch mai la Chiesa prega secondo il precetto del Signore per i suoi persecutori 69? Infatti anche il santo Cipriano volle che s'intendesse cos la nostra invocazione 70 : Sia fatta la tua volont come in cielo cos in terra 71; cio, sia fatta in coloro che gli hanno creduto e che sono come il cielo, cos come anche in quelli che non credono e quindi sono ancora terra. Che cosa dunque preghiamo per coloro che non vogliono credere se non che Dio operi in essi anche il volere 72? E' dei Giudei certo che l'Apostolo dice: Fratelli, la brama del mio cuore e la mia preghiera a Dio per la loro salvezza 73. Egli prega per i non credenti, e che cosa prega se non che credano? Infatti essi non potranno conseguire la salvezza in altra maniera. Se dunque la fede di chi prega previene la grazia di Dio, sar forse vero che la fede previene la grazia anche in coloro per cui si prega che credano? Ma proprio questo che si prega per essi, affinch a chi non crede, cio non ha la fede, la fede sia donata. Quando infatti si predica il Vangelo, alcuni credono, altri non credono; ma quelli che credono, mentre la voce del predicatore risuona dal di fuori, dal di dentro odono l'insegnamento del Padre ed imparano; mentre quelli che non credono, dal di fuori odono, dal di dentro non odono n imparano; cio a quelli dato di credere, a questi non dato. Perch nessuno, dice, viene a me, se non l'ha tratto il Padre che mi ha mandato 74. E pi apertamente lo dice in seguito. Infatti un po' sotto afferma che bisogna mangiare la sua carne e bere il suo sangue, e alcuni dei suoi discepoli gli obiettano: E' duro questo discorso, chi lo pu udire? Sapendo Ges in se stesso che i suoi discepoli mormoravano di ci, disse loro: Questo vi scandalizza? E ancora appresso: Le parole, dice, che io ho detto a voi, sono spirito e vita; ma ci sono certuni tra di voi che non credono. E subito dopo l'Evangelista aggiunge: Ges infatti sapeva fin dall'inizio chi fossero quelli che credevano e chi lo avrebbe

tradito e diceva: Perci ho detto a voi che nessuno pu venire a me se non gli sar dato dal Padre mio 75. Dunque da un lato essere attratto dal Padre a Cristo, dall'altro udire e essere istruito dal Padre per venire a Cristo, altro non che ricevere dal Padre un dono che ci fa credere in Cristo. Infatti chi diceva: Nessuno viene a me se non gli stato dato dal Padre mio, non distingueva quelli che udivano il Vangelo da quelli che non lo udivano, ma quelli che credevano da quelli che non credevano. Conclusione: la fede, all'inizio o al perfezionamento, sempre un dono di Dio. 8. 16. Dunque chi non vuole dissentire dai chiarissimi testi della Sacra Scrittura, non deve assolutamente dubitare che la fede, sia al principio sia al perfezionamento, un dono di Dio, e che questo dono ad alcuni viene dato, ad altri no. Ma il fatto che non sia concessa a tutti non deve scuotere il fedele, il quale crede questa verit: per uno solo tutti sono piombati nella condanna, e questa indubitabilmente tanto giusta che non ci sarebbe nessuna possibilit di biasimare Dio anche se nessuno ne venisse liberato. Da ci risulta che grande la grazia se permette di liberare un numero tanto grande di fedeli e questi ultimi possono scorgere in coloro che non ricevono la liberazione la fine che sarebbe dovuta toccare anche a loro. Ne consegue che chi si gloria, non lo faccia nei propri meriti, che vede uguali a quelli dei condannati, ma si glori nel Signore 76. Perch poi Egli liberi un individuo piuttosto che un altro, imperscrutabili sono i suoi giudizi e ininvestigabili le sue vie 77. Faremmo meglio ad ascoltare anche questo passo e a dire: O uomo, chi sei tu per rispondere a Dio? 78, piuttosto che osare di spiegare, come se lo potessimo, ci che volle occulto Colui che non pu volere niente d'ingiusto. Obiezione dei pagani: perch Cristo venne dopo un tempo tanto lungo? 9. 17. Voi richiamate anche ci che io ho espresso in un mio opuscolo contro Porfirio il cui titolo : Il tempo della religione cristiana. Ho parlato in maniera da non affrontare una discussione pi accurata e laboriosa sulla grazia, pur senza omettere di additarla, dato che in quel luogo non avevo voluto chiarire una dottrina che poteva essere spiegata in altro momento o da altri. Infatti tra le altre questioni cos parlai rispondendo all'interrogativo postomi sul perch Cristo sia venuto dopo un tempo tanto lungo: Dunque, scrivevo, essi non

obiettano a Cristo il fatto che non tutti seguono la sua dottrina (comprendono infatti da s che simile obiezione vana anche rivolta alla sapienza dei filosofi o alla potenza dei loro di). Non consideriamo l'altezza della sapienza e della scienza di Dio, dove forse si nasconde un disegno divino di gran lunga pi segreto; lasciamo impregiudicate anche altre eventuali spiegazioni che possono essere investigate dai sapienti; ma che cosa risponderanno quando noi, per trattare la questione in breve, diremo questo solo: Cristo volle manifestarsi agli uomini e predicare ad essi la sua dottrina quando sapeva e dove sapeva che c'era chi avrebbe creduto in lui? Infatti in quei tempi e in quei luoghi nei quali il suo Vangelo non era ancora stato predicato, Egli sapeva in precedenza che di fronte alla sua predicazione tutti sarebbero stati come quelli che, in gran numero se non nella totalit, di fronte alla sua presenza corporale non vollero credere in lui nemmeno dopo che ebbe risuscitato i morti. Anche oggi ne conosciamo molti che, sebbene la predizione dei Profeti abbia trovato in lui l'adempimento pi perfetto, ancora non vogliono credere e preferiscono resistere con l'astuzia umana, mentre invece di fronte all'autorit di Dio tanto lampante ed evidente, tanto sublime e sublimemente divulgata, dovrebbero cedere, finch l'intelletto umano nella sua debolezza incapace di accedere alla verit divina. Che c' dunque di strano in ci? Conoscendo che nei secoli precedenti il mondo era pieno di uomini tanto infedeli, Cristo giustamente non voleva manifestarsi o predicare ad essi, perch Egli sapeva da prima che non avrebbero creduto n alle sue parole n ai suoi miracoli. E infatti non incredibile, bench ci meravigli, che gli uomini allora fossero come molti sono stati e sono dal suo avvento fino al nostro tempo. E tuttavia dall'inizio del genere umano, ora pi copertamente, ora pi chiaramente, come parve opportuno al volere divino in accordo con i tempi, non si cess di profetare n mancarono quelli che credettero in lui prima che venisse nella carne, da Adamo fino a Mos, sia nello stesso popolo d'Israele, che fu una nazione profetica per un particolare piano divino, sia anche in altre nazioni. Come ci ricordano i Libri santi degli Ebrei, fin dal tempo di Abramo uomini che pure non erano della sua stirpe carnale, n appartenevano al popolo d'Israele, n vi erano stati introdotti per proselitismo, tuttavia furono partecipi del mistero della salvezza. Allora perch non dovremmo credere che anche nelle altre nazioni in un luogo o nell'altro ve ne furono diversi in diversi tempi, bench non possiamo leggere menzione di loro nell'autorit dei Libri santi? Cos la salvezza che apporta questa nostra

religione, che unica vera promette la salvezza vera e secondo verit, mai manc a chi ne fu degno. E dall'inizio fino alla fine della propagazione umana, essa sar predicata ad alcuni perch siano premiati, ad altri perch siano giudicati. Quindi, se ci sono uomini ai quali la salvezza non fu affatto annunziata, perch era previsto che non avrebbero creduto; ad altri fu annunziata pur nella consapevolezza che non avrebbero creduto, perch fornissero l'esempio della sorte riservata ai primi; quelli invece ai quali stata annunziata e che crederanno, sono preparati per il regno dei cieli e per la societ degli angeli santi 79. Perch non fu fatto riferimento ai predestinati. 9. 18. Vedete? Senza pregiudizio dell'occulto disegno di Dio e senza pregiudizio di altre motivazioni, ho voluto dire della prescienza di Cristo solo quanto mi sembrava sufficiente a confutare la mancanza di fede dei pagani che avevano avanzato questa obiezione. Che c' infatti di pi vero del fatto che Cristo sapeva in precedenza chi, quando e dove avrebbero creduto in lui? Ma dopo che Cristo era stato loro predicato, avrebbero avuto la fede da se stessi, oppure l'avrebbero ricevuta per dono di Dio? Cio, Dio semplicemente li conobbe in precedenza, oppure li predestin anche? Questo allora non ritenni necessario di metterlo in discussione. Dissi inoltre che Cristo volle apparire agli uomini e far predicare la sua dottrina presso di essi, quando sapeva e dove sapeva che c'era chi avrebbe creduto in lui. Ma il pensiero si pu esprimere anche cos: Cristo volle apparire agli uomini e far predicare presso di essi la sua dottrina, quando sapeva e dove sapeva che c'era chi era stato eletto in lui prima della creazione del mondo 80. Ma se si fosse detto cos, l'attenzione del lettore sarebbe stata rivolta ad approfondire quelle argomentazioni che adesso, in seguito alla condanna dell'eresia pelagiana, necessario trattare con pi estensione e accuratezza. Mi parve quindi bene di dire in breve quello che allora era sufficiente, non volendo considerare, come ho detto, l'altezza della sapienza e della scienza di Dio, e senza pregiudizio di altre spiegazioni delle quali ritenni di dover trattare non allora, ma pi opportunamente in altro momento. Distinzione fra grazia e predestinazione. 10. 19. Ho detto pure: La salvezza di questa religione non manc mai a nessuno che ne fosse degno, e quello a cui manc non ne era degno 81. Ma se si discute e si ricerca cosa sia che ne rende l'uomo degno,

non mancher chi verr a dire: la volont umana; noi invece diciamo: la grazia o la predestinazione divina. Tra la grazia e la predestinazione questa sola la differenza: che la predestinazione la preparazione alla grazia, la grazia invece il dono realizzato. Pertanto quel che dice l'Apostolo: Non in seguito alle opere, affinch nessuno si glori; infatti siamo opera sua, prodotti in Cristo Ges in vista delle opere buone, indica la grazia; e quello che segue: che Dio appront affinch noi camminiamo in esse 82, indica la predestinazione, che non pu esistere senza la prescienza; invece la prescienza pu esistere senza predestinazione. Per la predestinazione Dio seppe in precedenza le cose che Egli avrebbe fatto; e perci detto: Fece le cose che saranno 83. Ma Egli ha potere di sapere in precedenza anche quelle cose che non compie egli stesso, come ogni sorta di peccato. E' vero che vi sono azioni che sono peccati e nello stesso tempo anche castighi di altri peccati. E' stato detto appunto: Dio li ha abbandonati ai loro sentimenti perversi perch facessero azioni immorali 84. Anche in questo caso per non si ha un peccato di Dio, ma un giudizio. Per tutto questo la predestinazione di Dio che si esplica nel bene , come ho detto, preparazione della grazia; la grazia a sua volta effetto della predestinazione. Dio fece quindi la sua promessa basandosi non su quello che pu la nostra volont, ma sulla sua predestinazione, quando promise ad Abramo che le genti avrebbero creduto in Colui che doveva nascere dal suo seme, pronunciando queste parole: Ti ho creato padre di molte nazioni 85, che l'Apostolo chiarisce cos: Perci la promessa viene dalla fede, cos che secondo la grazia sia sicura la promessa a tutta la posterit 86. Con ci promise quello che Egli stesso aveva compiuto, non quello che avrebbero compiuto gli uomini. Sono gli uomini a compiere le azioni buone che servono a venerare Dio, ma Egli stesso fa s che essi compiano quello che ha ordinato, e non sono essi a far s che Egli compia quello che ha promesso; altrimenti che si adempiano le promesse di Dio non in potere di Dio, ma in potere degli uomini, e quello che stato promesso da Dio lo mantengono ad Abramo essi stessi. Non cos credette Abramo, ma credette, dando gloria a Dio, che Egli ha potere anche di fare ci che ha promesso 87. Non dice: predire; non dice: prevedere; infatti Egli pu predire e prevedere anche le cose che fanno gli altri; ma dice: ha potere anche di fare; e perci quello che fatto non appartiene ad altri, ma a lui. Non si pu essere figli di Abramo senza la fede; quindi Dio dona anche

la fede. 10. 20. O sar per caso cos: Dio promise ad Abramo le opere buone che le nazioni avrebbero compiuto in Colui che doveva nascere dal suo seme, per promettere quello che Egli stesso fa; non promise la conversione delle nazioni, che gli uomini mettono in pratica da s, ma previde la fede che gli uomini avrebbero messo in pratica di loro iniziativa, affinch potesse promettere quello che compie Egli stesso? Non parla certo cos l'Apostolo; Dio promise figli ad Abramo che seguissero le orme della sua fede, e lo dice in maniera chiarissima. D'altronde se Dio promise le opere delle nazioni, non la fede, allora, dato che non ci sono opere buone se non provengono dalla fede (Il giusto infatti vive di fede 88; e: Tutto ci che non deriva dalla fede peccato 89; Senza la fede impossibile piacere 90 ), ricadiamo nel concetto che in potest dell'uomo di dare compimento a ci che Dio ha promesso. Se infatti l'uomo non facesse ci che gli spetta di fare senza doni da parte di Dio, Dio stesso non darebbe adempimento a ci che dona; cio, se l'uomo non ha la fede da se stesso, Dio non adempie la sua promessa di donare le opere di giustizia. E perci non in potere di Dio, ma dell'uomo, che Dio adempia le sue promesse. Ma se la verit e la piet ci impediscono di credere ci, crediamo con Abramo che Dio anche capace di fare quello che ha promesso. Ma ha promesso figli ad Abramo; poich essi non possono esserlo se non hanno la fede, allora proprio lui che dona anche la fede. L'uomo confidi nella ferma promessa del Signore piuttosto che nella sua debole volont. 11. 21. Veramente, se l'Apostolo dice: Perci la promessa viene dalla fede, cos che secondo la grazia sia sicura la promessa a tutta la posterit 91, mi meraviglio che gli uomini preferiscano affidarsi alla loro debolezza piuttosto che alla sicurezza della promessa divina. Ma, si obietta, incerta la volont di Dio nei miei riguardi. E che dunque? E' forse certa per te la tua volont riguardo a te stesso? E non hai paura? Quello che sembra stare in piedi, badi di non cadere 92. Se dunque sono incerte entrambe le volont, perch l'uomo non affida la sua fede, speranza e carit a quella pi salda invece che a quella pi debole? Come vadano intese le parole: se crederai, sarai salvato. 11. 22. "Ma quando viene detto: Se crederai sarai salvo 93, una di queste due cose", essi dicono, "si esige, l'altra si offre. Quella che si

esige in potere dell'uomo; quella che si offre, di Dio" 94. Ma perch non dovrebbero essere tutte e due in potere di Dio, sia quella che Egli ordina, sia quella che Egli offre? Preghiamo infatti perch Egli dia quello che comanda; i credenti pregano perch ad essi sia accresciuta la fede; pregano per i non credenti, perch la fede sia loro donata; dunque sia nei suoi accrescimenti sia nei suoi inizi la fede dono di Dio. Ma detto: Se crederai sarai salvo, come pure: Se farete morire le azioni della carne attraverso lo spirito, vivrete 95. Pertanto anche qui, dei due elementi uno viene richiesto, l'altro offerto. Infatti dice: Se farete morire le azioni della carne attraverso lo spirito, vivrete. Dunque da una parte si richiede che attraverso lo Spirito facciamo morire le azioni della carne; dall'altra ci si offre la vita. Per tale motivo si giudica forse giusto non considerare dono di Dio il mortificare le azioni della carne n come tale riconoscerlo, perch ascoltiamo che esso lo si esige da noi e ci si offre la vita come premio, se obbediremo? Chi partecipa della grazia e la difende si guardi bene dall'approvare simile convinzione! Questo l'errore che bisogna condannare nei pelagiani; ma subito l'Apostolo chiude loro la bocca aggiungendo: Quanti infatti sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio 96, affinch noi non credessimo che siamo noi a far morire le opere della carne mediante il nostro spirito e non mediante lo Spirito di Dio. E di questo Spirito di Dio l'Apostolo parla nel passo seguente: Tutte queste cose le compie il solo e medesimo Spirito, distribuendo i doni a ciascuno come vuole 97. E tra tutti questi doni, come sapete, ha nominato anche la fede. Dunque bench sia dono di Dio far morire le azioni della carne, tuttavia questa azione si esige da noi, e il premio che ci si presenta la vita; allo stesso modo dono di Dio anche la fede, bench essa pure, quando si dice: Se crederai sarai salvo, si esiga da noi, e il premio offerto per essa la salvezza. Perci queste cose nello stesso tempo sono ordinate a noi e sono indicate come doni di Dio, perch si comprenda che da una parte siamo noi a farle, dall'altra Dio a far s che le facciamo, come dice in modo assai chiaro per bocca del profeta Ezechiele. Che c' di pi chiaro del passo ove afferma: Io far s che voi facciate 98? Riflettete su questo passo della Scrittura e vedrete che Dio promette di fare in modo che essi facciano quelle cose che Egli ordina di fare. Certo l non tace ci che essi hanno meritato, ma il loro merito tutto nel male 99; eppure Egli mostra di cambiare nel bene il loro merito che era nel male, perch in seguito li fa entrare in possesso di opere buone, concedendo loro di mettere in pratica i precetti divini.

Nei bambini e nel nostro Mediatore non si possono ritrovare meriti precedenti. 12. 23. Con tutta questa argomentazione noi sosteniamo che la grazia di Dio attraverso Ges Cristo nostro Signore veramente grazia, cio non viene data secondo i nostri meriti. E bench questa dottrina sia affermata nella maniera pi evidente dalle testimonianze delle parole divine, incontra qualche difficolt presso gli adulti che gi usano l'arbitrio della volont e pensano di essere frustrati in ogni loro sforzo religioso se non si attribuiscono qualche cosa da poter dare per primi affinch ne siano retribuiti. Ma quando si viene ai bambini e al Mediatore stesso di Dio e degli uomini, l'uomo Ges Cristo 100, ogni possibile rivendicazione di meriti umani precedenti alla grazia di Dio viene meno: non si pu sostenere n che alcuni bimbi siano distinti dagli altri per qualche merito precedente, in modo da appartenere al Liberatore degli uomini, n che essendo Egli pure uomo, Cristo divenne liberatore degli uomini per un qualche merito umano. Se i bambini vengono giudicati secondo i meriti che avrebbero avuto, se fossero vissuti... 12. 24. Non si pu infatti accettare quanto dicono, e cio che alcuni bambini escono da questa vita battezzati appunto in et infantile grazie ai loro meriti futuri, invece altri muoiono non battezzati nella stessa et perch anche di essi sono conosciuti in precedenza i meriti futuri, che saranno per nel male. Cos Dio non premia o condanna in loro una vita buona o cattiva, ma una vita che non c' mai stata 101. L'Apostolo per pose un limite che l'imprudente supposizione dell'uomo, se con alquanta indulgenza vogliamo chiamarla cos, non deve oltrepassare. Dice: Tutti staremo di fronte al tribunale di Cristo, affinch ciascuno riceva la ricompensa secondo quanto comp con il suo corpo, sia di buono, sia di cattivo 102; comp dice; non aggiunse: o avrebbe compiuto. Io non so come a tali uomini sia potuto venire in mente che nei fanciulli siano puniti o premiati meriti futuri che non ci saranno mai. Ma perch detto che l'uomo dev'essere giudicato secondo quanto comp attraverso il corpo, mentre si pu agire anche con l'animo soltanto, non interponendo il corpo o alcun suo membro? Anzi, tali pensieri sono sovente cos gravi che spetta loro un giustissimo castigo; uno di questi pensieri, per tacere di tutto il resto, quello che disse lo stolto in cuor suo: Dio non c' 103. Secondo quanto comp con il suo corpo significa solo questo: secondo quanto comp nel tempo in cui fu nel corpo, e l'espressione con il corpo si deve

intendere: durante la vita del corpo. Ma dopo la morte del corpo nessuno sar pi rivestito di esso se non nel giorno estremo della resurrezione; e allora non sar per procacciarci altri meriti, ma per ricevere il premio di quelli che abbiamo nel bene e per pagare la pena di quelli che abbiamo nel male. Ma durante questo tempo intermedio tra la deposizione e la riassunzione del corpo le anime o vengono tormentate o trovano pace secondo quanto compirono durante la vita del corpo. E al periodo della vita materiale appartiene anche ci che i pelagiani negano, ma la Chiesa di Cristo riconosce: il peccato originale. Esso pu essere eliminato per la grazia di Dio o non eliminato per il giudizio di Dio, e i bambini, quando muoiono, o per merito della rigenerazione passano dal male al bene, o per colpa dell'origine passano dal male al male. Questo sa la fede cattolica; in questo anche alcuni eretici sono d'accordo senza aver nulla da contraddire. Ma io resto meravigliato e stupito e non riesco a capire da dove uomini il cui ingegno non trascurabile, come indicano le vostre lettere, abbiano potuto dedurre che qualcuno possa essere giudicato non secondo i meriti che ha avuto finch fu nel corpo, ma secondo i meriti che avrebbe riportato se fosse vissuto pi a lungo nel corpo. E non lo crederei, se avessi l'ardire di non credere a voi. Ma spero che Dio li assister, e dopo averli ammoniti li indurr ad aprire gli occhi sulla questione; se quei peccati che secondo loro saranno commessi si possono giustamente punire nei non battezzati attraverso il giudizio di Dio, allora si possono anche perdonare ai battezzati attraverso la grazia di Dio. Chiunque infatti dice che i peccati futuri possono soltanto essere puniti dal giudizio di Dio, mentre non possono essere perdonati dalla sua misericordia, deve pensare quanto torto fa a Dio e alla sua grazia; come se di un peccato futuro fosse possibile la prescienza, ma non il perdono! Ma se una simile ipotesi assurda, a maggior ragione Dio dovrebbe prestare soccorso, concedendo il lavacro che purifica i peccati, ai bambini che muoiono in tenera et, ma che sarebbero divenuti peccatori se fossero vissuti pi a lungo. ...oppure se sono privati del Battesimo perch Dio prevede che se vivessero non si pentirebbero. 13. 25. Ma potrebbero dire che i peccati sono rimessi a chi si pente; perci alcuni morendo in et infantile non sono battezzati perch Dio gi sa che se vivessero non si pentirebbero; al contrario quelli che vengono battezzati ed escono dal corpo da bambini, Dio gi sapeva che se fossero vissuti si sarebbero pentiti. Facciano attenzione allora e

si rendano conto: se fosse cos, nei bambini che muoiono senza battesimo non sarebbero puniti i peccati originali, ma quelli che avrebbero commesso se fossero vissuti. Allo stesso modo ai battezzati non verrebbero rimessi i peccati originali, ma quelli che commetterebbero se vivessero. Essi non potrebbero peccare se non in et adulta, ma poich era previsto che alcuni avrebbero fatto penitenza, altri no, alcuni escono battezzati da questa vita, altri senza battesimo. Se i pelagiani osassero sostenere ci, non si affaticherebbero pi a negare il peccato originale e a cercare quindi per i bambini un luogo di non so quale felicit al di fuori del regno di Dio, specialmente quando noi dimostriamo che i bambini non possono avere la vita eterna perch non hanno mangiato la carne e non hanno bevuto il sangue di Cristo 104. E poi, secondo quanto sostengono loro, in essi che non hanno assolutamente alcun peccato, il battesimo che si conferisce per la remissione dei peccati sarebbe falso. I pelagiani senz'altro hanno pronte le risposte: non c' alcun peccato originale, ma quelli che vengono liberati dal corpo ancora infanti sono battezzati o no a seconda dei meriti che acquisterebbero se vivessero; a seconda dei loro futuri meriti essi ricevono o non ricevono il corpo e il sangue di Cristo, senza il quale non possono avere la vita; sono battezzati per una remissione autentica di peccati, bench essi non ne traggano alcuno da Adamo, perch sono rimessi loro i peccati dei quali Dio ha avuto prescienza che essi si sarebbero pentiti. Cos con estrema facilit difenderebbero e vincerebbero la loro causa, fondata sulla negazione del peccato originale e sulla pretesa che la grazia di Dio viene assegnata unicamente secondo i nostri meriti. Ma i meriti futuri dell'uomo che non sono destinati a realizzarsi sono meriti che non esistono ed estremamente facile capirlo. Perci n i pelagiani hanno potuto dire una cosa simile, n a maggior ragione lo debbono dire questi nostri fratelli. Non si pu esprimere quanto mi sia fastidioso da sopportare che costoro non abbiano saputo scorgere quello che i pelagiani hanno riconosciuto di una falsit e assurdit estreme. Eppure insieme con noi condannano in base all'autorit cattolica l'errore di quegli eretici. Cipriano e il libro della Sapienza non concordano con simili convinzioni. 14. 26. Cipriano scrisse un libro Sulla mortalit, lodevolmente noto a molti e a quasi tutti quelli che prediligono la letteratura religiosa; in esso dice appunto che la morte non solo non inutile ai fedeli, ma si pu anche riconoscere utile perch sottrae l'uomo ai pericoli del

peccato e lo mette nella sicurezza di non peccare. Ma a che gioverebbe la morte, se fossero puniti perfino i peccati futuri, che non saranno commessi? Invece egli sviluppa con grande ampiezza ed eccellenza di pensiero la dimostrazione che i pericoli di peccare non mancano in questa vita, ma non esistono pi dopo di essa. E l inserisce anche quella testimonianza tratta dal libro della Sapienza: Fu strappato affinch la malizia non cambiasse la sua mente 105. E anch'io ho addotto questo passo, ma voi mi avete fatto sapere che codesti monaci l'hanno rifiutato in quanto non era tratto da un libro canonico; come se anche tolta di mezzo l'attestazione di questo libro, la verit che con quel passo ho voluto inculcare non fosse chiara di per se stessa! Infatti quale cristiano oserebbe negare che se un giusto viene colto in anticipo dalla morte, entrer nel refrigerio 106? Chiunque sia ad aver detto questa verit, quale uomo di fede sana penser di rifiutarla? E mettiamo che uno dica: Se il giusto si allontana dalla giustizia nella quale ha vissuto a lungo e muore proprio nell'empiet nella quale magari vissuto non dico un anno, ma un giorno solo, passando di qui alle pene dovute ai malvagi, a nulla gli giover la sua passata giustizia 107; quale fedele vorr contraddire questa lampante verit? Per di pi, se ci venisse chiesto: Se egli fosse morto allora, quando era giusto, avrebbe trovato il castigo o il riposo? Forse esiteremmo a rispondere che avrebbe trovato il riposo? Questa tutta la ragione per cui fu detto, chiunque sia stato a dirlo: Fu strappato affinch la malizia non mutasse la sua mente. Ci stato detto pensando ai pericoli di questa vita, e non c'entra la prescienza di Dio, che sapeva in precedenza quello che sarebbe stato, non quello che non sarebbe stato: cio Egli sapeva che gli avrebbe fatto dono di una morte prematura perch il giusto fosse sottratto all'incertezza delle tentazioni, non che il giusto avrebbe peccato, dato che questi non doveva restare esposto alla tentazione. E che questa vita una tentazione si legge nel libro di Giobbe: Forse che la vita umana sulla terra non una tentazione? 108. Ma riguardo al motivo per cui ad alcuni concesso di essere strappati ai pericoli di questa vita finch sono giusti, mentre altri sono mantenuti attraverso una vita pi lunga nei medesimi pericoli finch decadano dalla loro giustizia, chi comprese il pensiero del Signore? 109. E tuttavia da qui concesso capire che anche quei giusti che conservano costumi buoni e pii fino alla tarda vecchiaia e all'ultimo giorno di questa vita non si devono gloriare dei propri meriti, ma nel Signore, perch Colui che ha rapito il giusto dopo una vita breve, affinch la malizia non cambiasse la sua

mente, il medesimo che attraverso una vita lunga quanto si vuole salvaguarda il giusto affinch la malizia non muti la sua mente. Ma chi si chiede perch abbia mantenuto sulla terra un giusto che sarebbe caduto, mentre poteva portarlo via prima che cadesse, rammenti che i suoi giudizi sono assolutamente giusti, ma imperscrutabili. L'affermazione del libro della Sapienza equivale alle interpretazioni degli antichi commentatori cattolici. 14. 27. Se cos sta la questione, non avrebbero dovuto essere ripudiate le parole del libro della Sapienza; questo libro ha meritato di essere recitato solennemente nella Chiesa di Cristo dai lettori della Chiesa di Cristo ormai da tanti anni che tutti i cristiani, dai vescovi fino agli ultimi fedeli laici, penitenti, catecumeni, lo ascoltano venerandone la divina autorit. Ma supponiamo che io traessi dai commentatori della Scrittura vissuti prima di noi la difesa di questa dottrina che ora con pi rigore ed ampiezza del solito siamo costretti a sostenere contro il nuovo errore dei pelagiani; e riassumiamo qual il nostro pensiero: la grazia di Dio non viene data secondo i nostri meriti e a chi viene data viene data gratuitamente, perch non sta n a chi vuole n a chi corre, ma a Dio che ha misericordia; e a chi non viene data, non viene data per un giusto giudizio, perch non c' ingiustizia in Dio 110. Se dunque io derivassi la difesa di questa dottrina dai commentatori cattolici della Scrittura che sono venuti prima di noi, certo questi monaci, a vantaggio dei quali ora discutiamo, starebbero tranquilli, e me lo avete fatto capire con le vostre lettere. Ma quale bisogno c' che noi andiamo a frugare le loro opere, dato che prima che sorgesse l'eresia pelagiana non avevano la necessit di sprofondarsi in questa difficile questione per risolverla? Per naturalmente l'avrebbero fatto se fossero stati costretti a rispondere a simili individui. Il risultato che in alcuni punti dei loro scritti accennano brevemente e di passaggio alla loro opinione sulla grazia di Dio; si dilungano invece sugli argomenti intorno ai quali si svolgeva allora la lotta contro i nemici della Chiesa e sulle esortazioni a tutte le virt con le quali gli uomini servono Dio vivo e vero per ottenere la vita eterna e la vera felicit. Quale fosse la forza della grazia di Dio era indicato semplicemente nel continuo ricorso alle preghiere; infatti non s'implorerebbe da Dio di adempiere le cose che Egli ordina di fare, se l'adempierle non fosse un suo dono. La testimonianza di Cipriano.

14. 28. Ma quelli che vogliono essere istruiti sulle opinioni dei trattatisti bisogna che antepongano a tutti costoro proprio il libro della Sapienza, dove si legge: Fu strappato, affinch la malizia non cambiasse la sua mente 111, e il motivo di ci che lo anteposero all'autorit propria i pi illustri commentatori gi dell'epoca pi vicina agli Apostoli. Essi lo usavano come una prova, persuasi di addurre un'autentica testimonianza divina. E risulta con certezza che San Cipriano, per dimostrare il beneficio di una morte precoce, sostenne che si ormai sottratti ai pericoli del peccato quando si giunge al termine di questa vita nella quale si pu peccare. Nel medesimo libro, gi citato, dice fra l'altro: Perch tu, che sei destinato ad essere con Cristo e sei sicuro della promessa del Signore, non accogli a braccia aperte di essere chiamato a Cristo e non ti rallegri di essere allontanato dal diavolo? 112. E in un altro passo dice: I bambini sfuggono al pericolo di un'et malsicura 113; e in un altro ancora: Perch non ci affrettiamo correndo per poter vedere la nostra patria, salutare i padri nostri? L un gran numero di nostri cari ci aspetta, genitori, fratelli, figli; una folla numerosa e folta ci desidera, sicura ormai della sua incolumit, ancora in ansia per la nostra salvezza 114. Con queste ed altre espressioni dello stesso genere quel famoso Dottore nella luce sfolgorante della fede cattolica testimonia in maniera adeguata e chiara che bisogna temere i pericoli e le tentazioni del peccato fino alla deposizione di questo corpo; da allora in poi nessuno rischier pi simili pericoli. Ma anche se questa testimonianza non bastasse, quale cristiano, chiunque esso sia, potrebbe dubitare di questa verit? Se un individuo cade e nella caduta conclude miseramente questa vita e va verso le pene dovute agli uomini come lui, come si potr sostenere, dico io, che non sarebbe stato per lui un enorme, incommensurabile vantaggio, se fosse stato strappato con la morte da questo luogo di tentazioni prima che cadesse? Conclusione. 14. 29. E con questo, a condizione che ci si astenga da una discussione per partito preso, si pone termine totalmente alla questione relativa a chi fu strappato affinch la malizia non mutasse la sua mente 115. E il libro della Sapienza, che per un cos lungo numero di anni ha meritato d'essere letto nella Chiesa di Cristo, compreso questo passo, non dev'essere riprovato perch si oppone a quelli che cadono nell'inganno di sostenere i meriti dell'uomo e quindi finiscono per andare contro

l'evidenza somma della grazia di Dio. Eppure essa si manifesta con tutta chiarezza nei bambini. Nel fatto che alcuni di essi muoiono battezzati, altri senza battesimo, si dimostrano adeguatamente la misericordia e il giudizio: la misericordia gratuita, il giudizio dovuto. Se infatti gli uomini fossero giudicati in base ai meriti della loro vita che non ebbero perch prevenuti dalla morte, ma che avrebbero avuto se fossero vissuti, niente gioverebbe a colui che fu strappato affinch la malizia non mutasse la sua mente; niente gioverebbe a coloro che muoiono dopo la caduta, se potessero morire prima. Ma questo nessun cristiano oser dirlo. Di conseguenza i nostri fratelli che insieme con noi combattono il pericolo dell'eresia pelagiana a vantaggio della fede cattolica, non devono condividere la convinzione di Pelagio che la grazia di Dio viene data secondo i nostri meriti. In questa maniera essi si adoperano a demolire la convinzione assolutamente vera e accettata da sempre dai cristiani: Fu strappato affinch la malizia non mutasse la sua mente, mentre gli eretici stessi non osano tanto. Finirebbero col sostenere una teoria che secondo noi nessuno potrebbe, non dico credere, ma nemmeno sognare, cio che chiunque muore viene giudicato in base a ci che avrebbe fatto se fosse vissuto pi a lungo. Cos la verit da noi sostenuta, che la grazia di Dio non viene data secondo i nostri meriti, evidente a tal punto che uomini d'ingegno nel contraddirla sono stati costretti a fare delle affermazioni che sono rifiutate sia dalle orecchie, sia dal senno di tutti. Il Salvatore, luminoso esempio di predestinazione e di grazia. 15. 30. C' anche quel lume splendidissimo di predestinazione e di grazia che il Salvatore stesso, il Mediatore di Dio e degli uomini, l'uomo Cristo Ges 116. Ma per conseguire quel risultato, quali sono i meriti nelle opere o nella fede che la natura umana che in lui si era procurata precedentemente? Si risponda, per favore: quell'uomo da dove trasse il merito per essere assunto dal Verbo coeterno al Padre in unit di persona e diventare Figlio unigenito di Dio? Quale bene, qualunque esso fosse, c'era stato in lui in precedenza? Che cosa aveva fatto prima, che cosa aveva creduto, che cosa aveva chiesto, per arrivare a questa inesprimibile sublimit? Non fu forse perch il Verbo lo cre e lo assunse, che quest'uomo cominci ad essere Figlio unico di Dio dal momento stesso che cominci ad esistere? Quella donna piena di grazia non lo concep forse come Figlio unico di Dio? Non fu forse dallo Spirito Santo e dalla vergine Maria che nacque il Figlio unico di Dio, non per brama carnale, ma per singolare dono di Dio? C'era forse

da temere che col progredire dell'et quell'uomo peccasse attraverso il libero arbitrio? O invece in lui la volont non era libera? O non piuttosto egli era tanto pi libero quanto meno poteva sottomettersi al peccato? Certamente la natura umana, cio la nostra, accolse singolarmente in lui tutte queste qualit singolarmente mirabili, e quante altre in assoluta verit si possono dichiarare sue proprie, senza alcun merito precedente. Qui l'uomo risponda a Dio, se ne ha il coraggio, e dica: Perch non avviene lo stesso anche per me? E si sentir rispondere: O uomo, chi sei tu per rispondere a Dio? 117. A questo punto accresca l'impudenza invece di frenarla ed aggiunga: Come dovrei intendere: Chi sei tu, o uomo? Se io sono quello che mi sento dire, cio uomo, e uomo anche Colui di cui sto parlando, perch non dovrei essere quello che lui? E' in virt della grazia che Egli ha tanta dignit e grandezza. Perch la grazia diversa, quando la natura comune? Certo non vi parzialit per le persone presso Dio 118. Via, discorsi del genere non li farebbe mai non dico un cristiano, ma neppure un folle. Nel nostro Capo la fonte stessa della grazia. Grazia e predestinazione sia di Cristo che di noi sono doni gratuiti di Dio. 15. 31. Ci sia manifesta dunque nel nostro Capo la fonte stessa della grazia, da cui secondo la misura assegnata a ciascuno essa si diffonde per tutte le sue membra. Fin dall'inizio della sua fede ogni uomo diviene cristiano per la medesima grazia, per la quale quell'uomo fin dall'inizio del suo esistere divenne Cristo; dal medesimo Spirito quegli rinato e Questi nato; per il medesimo Spirito avviene che a noi siano rimessi i peccati e che Egli non abbia alcun peccato. Dio certamente conobbe per prescienza che avrebbe compiuto queste cose. Dunque questa la predestinazione dei santi, che si manifest al grado pi alto nel Santo dei santi. E chi potr confutarla fra coloro che rettamente intendono le parole della verit? Infatti noi abbiamo appreso che fu predestinato lo stesso Signore della gloria, in quanto essendo uomo divenne Figlio di Dio. Proclama il Dottore delle Genti al principio delle sue epistole: Paolo servo di Ges Cristo, chiamato ad essere Apostolo, riservato al Vangelo di Dio, che gi era stato promesso per mezzo dei Profeti nelle Sante Scritture riguardanti il Figlio suo, che nacque secondo la carne dal seme di David, che fu predestinato Figlio di Dio nella sua potenza, secondo lo Spirito di santit, con la resurrezione dai morti 119. Dunque questa fu la predestinazione di Ges: Colui che doveva essere figlio di David

secondo la carne, sarebbe stato tuttavia nella sua potenza Figlio di Dio secondo lo Spirito di santit, perch nacque dallo Spirito Santo e dalla vergine Maria. Il Dio Verbo agendo in maniera ineffabile e singolare assunse l'uomo; per questo fatto con verit e precisione Egli fu detto Figlio di Dio e figlio dell'uomo insieme, figlio dell'uomo perch l'uomo veniva assunto, e Figlio di Dio perch era Dio l'Unigenito che assumeva l'uomo; altrimenti si dovrebbe credere non ad una trinit, ma ad una quaternit. E fu predestinata questa assunzione della natura umana, questa assunzione cos grande, elevata e sublime che l'umanit non poteva innalzarsi a mete pi alte, mentre la divinit non poteva discendere a maggiore umilt, accogliendo la natura dell'uomo insieme all'infermit della carne fino alla morte sulla croce. Come dunque fu predestinato quell'Unico ad essere il nostro capo, cos noi nella nostra moltitudine siamo predestinati ad essere le sue membra. E allora tcciano i meriti umani che si sono dissolti in Adamo; regni, come regna, la grazia di Dio attraverso Ges Cristo Signore nostro, unico Figlio di Dio, solo Signore. Chiunque trover nel nostro Capo dei meriti che abbiano preceduto la sua singolare generazione, questi ricerchi anche in noi, sue membra, dei meriti che abbiano preceduto il moltiplicarsi in noi della rigenerazione. E infatti a Cristo non fu data in ricompensa ma in dono quella generazione che, estraneo ad ogni vincolo di peccato, lo fece nascere dallo Spirito e dalla Vergine. Allo stesso modo anche a noi la rinascita dall'acqua e dallo Spirito non fu data in ricompensa di qualche merito, ma concessa gratuitamente; e se la fede ci ha condotto al lavacro della rigenerazione, non per questo dobbiamo pensare che per primi noi abbiamo dato qualcosa per ricevere in cambio questa rigenerazione salutare. Certamente a farci credere in Cristo fu Colui che fece nascere per noi il Cristo in cui crediamo; a creare negli uomini il principio della fede e il suo perfezionamento in Ges Colui che ha fatto l'uomo Ges autore e perfezionatore della fede 120. Cos Egli chiamato, come sapete, nell'Epistola agli Ebrei. Quelli che sono chiamati secondo il decreto. 16. 32. Infatti Dio chiama i suoi molti figli predestinati per renderli membra del suo unico Figlio predestinato, ma non con quella vocazione che ricevettero anche coloro che non vollero venire alle nozze 121. Questo secondo genere di chiamata fu rivolto anche ai Giudei, per i quali Ges crocifisso scandalo, e ai Gentili, per i quali il crocifisso stoltezza; al contrario la chiamata dei predestinati quella

che l'Apostolo distinse dicendo che egli predicava ai chiamati, Giudei e Greci, Cristo potenza e sapienza di Dio. Le parole: Appunto per i chiamati 122, servono a contraddistinguere i non chiamati. Sapeva che c' un tipo di appello sicuro per quelli che sono stati chiamati secondo il decreto, perch Dio ne ebbe prescienza e li predestin ad essere conformi all'immagine del Figlio suo 123. Riferendosi a questa chiamata dice: Non dalle opere, ma dal volere di Colui che chiama le fu detto: Il maggiore servir il minore 124. Disse forse: Non dalle opere, ma da chi ha la fede? niente affatto; anche questo lo tolse all'uomo per darlo a Dio. Disse dunque: dal volere di Colui che chiama, non con qualsiasi chiamata, ma con quella che rende credenti. I doni e la chiamata di Dio sono senza ripensamenti. 16. 33. E sempre a questa guardava l'Apostolo quando diceva: I doni e la chiamata di Dio sono senza ripensamenti. Prestate un po' di attenzione al contenuto di questo passo. Dopo aver detto: Non voglio che ignoriate, fratelli, questo mistero, perch non presumiate la sapienza da voi stessi; l'accecamento si provocato su una parte di Israele, finch entrino tutte le nazioni, e cos Israele tutto sia salvo; come scritto: Verr da Sion il Liberatore e distoglier l'empiet da Giacobbe, e questa sar l'alleanza da parte mia con loro, quando avr tolto i loro peccati, ha aggiunto una frase su cui si deve riflettere attentamente: Secondo il Vangelo sono nemici [di Dio] a causa di voi, secondo l'elezione sono amati a causa dei padri 125. Che vuol dire: Secondo il Vangelo sono nemici a causa di voi, se non che la loro inimicizia che li spinse ad uccidere Cristo, come vediamo, giov sicuramente al Vangelo? L'Apostolo dimostra che ci provenuto da una disposizione di Dio, che sa usare bene anche dei cattivi, non affinch i vasi d'ira giovino a lui stesso, ma affinch, dato che egli li usa bene, giovino ai vasi di misericordia. Come si poteva parlare pi chiaramente di cos: Secondo il Vangelo sono nemici [di Dio] a causa di voi? Dunque peccare in potest dei malvagi; ma che peccando con la loro malizia provochino questo o quell'effetto, non in loro potest, ma di Dio che divide le tenebre e le dirige al fine. Ne consegue che pur agendo essi contro la volont di Dio, non si adempie che la volont di Dio. Leggiamo negli Atti degli Apostoli che gli Apostoli messi in libert dai Giudei tornarono dai propri fratelli e raccontarono loro tutto ci che i sacerdoti e gli anziani avevano detto loro. Ed essi tutti concordi levarono la voce al Signore e dissero: Signore, sei tu che hai fatto il cielo e la terra e il mare e tutte le cose che sono in essi, tu che hai

detto per bocca del padre nostro David, santo servo tuo: Perch fremono le nazioni e i popoli hanno macchinato disegni vani? Si sono sollevati i re della terra e i principi si sono raccolti contro il Signore e contro il Cristo suo. Infatti si sono trovati insieme in questa citt contro il santo tuo servo Ges che tu hai unto, Erode e Pilato e il popolo di Israele a fare tutto ci che la tua mano e il tuo consiglio avevano predestinato che si facesse 126. Ecco, che significa la frase: Secondo il Vangelo sono nemici [di Dio] a causa di voi? Certamente la mano e il disegno di Dio predestinarono che i Giudei suoi nemici facessero tutto quanto era necessario per noi di fronte alla prospettiva del Vangelo. Ma che vuol dire quello che segue: Secondo l'elezione per sono amati a causa dei padri? Forse quei nemici che andarono in perdizione nelle loro inimicizie e che tra quella gente ancora oggi vanno in perdizione perch sono ostili a Cristo, questi stessi sarebbero gli eletti e gli amati? Assurdo: chi mai, anche il pi stolto, potrebbe affermarlo? Ma entrambe le cose, per quanto tra loro contrarie, cio essere nemici ed essere amati, se non si adattano ai medesimi individui, si adattano per alla medesima nazione dei Giudei e alla medesima discendenza carnale di Israele, perch alcuni appartengono allo zoppicamento, altri alla benedizione dello stesso Israele 127. E infatti ha chiarito questo significato pi apertamente in precedenza, quando ha detto: Quello che Israele cercava non l'ottenne; invece la parte eletta l'ha ottenuto, mentre gli altri sono stati accecati 128. Ma tanto i primi quanto i secondi sono sempre Israele. Dunque quando ascoltiamo: Israele non l'ottenne, oppure: gli altri sono stati accecati, bisogna intendere che questi siano i nemici a causa di voi; e quando udiamo: Invece la parte eletta l'ha ottenuto, bisogna intendere che questi sono gli amati a causa dei padri, quei padri cio ai quali erano state fatte le promesse. Appunto ad Abramo furono rivolte le promesse e alla sua discendenza 129. E poi in questo olivo fu innestato l'oleastro delle Genti 130. Ma l'elezione di cui parla l'Apostolo ci deve subito venire in mente che secondo la grazia, non secondo il debito; difatti un residuo fu salvato per elezione della grazia 131. Questa l'elezione che ottenne quello che cercava, mentre gli altri furono accecati. E' secondo questa elezione che gli Israeliti sono amati a causa dei padri. Infatti non furono chiamati secondo quella vocazione della quale detto: Molti sono i chiamati 132, ma secondo quella che si rivolge agli eletti. Per cui anche in quel passo, dopo aver detto: Secondo l'elezione per sono amati a causa dei padri, subito l'Apostolo aggiunge le parole di cui trattiamo: I doni e la chiamata di Dio sono senza ripensamenti, cio

fissati stabilmente senza possibilit di mutazione. Quelli che fanno parte di questa chiamata ricevono tutti il loro insegnamento da Dio e nessuno di essi pu dire: Ho creduto affinch fossi chiamato in questa maniera; no, stata la misericordia di Dio che lo ha prevenuto; egli stato chiamato perch credesse. Infatti tutti quelli che ricevono l'insegnamento da Dio vengono al Figlio, perch hanno udito ed appreso dal Padre per mezzo del Figlio, che dice con tanta evidenza: Chiunque ha udito dal Padre ed ha appreso, viene a me 133. Di questi nessuno si perde, perch di tutto ci che il Padre gli diede nulla perder 134. Chiunque fa parte di quel numero, assolutamente non si perde; e chi si perde non ne faceva parte. Perci detto: Sono usciti di fra noi, ma non erano dei nostri, perch se fossero stati dei nostri, sarebbero restati senz'altro con noi 135. La chiamata degli eletti. 17. 34. Cerchiamo di capire dunque in che consista la chiamata che crea gli eletti, i quali non sono eletti perch hanno creduto, ma sono eletti perch credano. Il Signore stesso ne svela assai bene la natura con le parole: Non siete voi che avete scelto me, ma io ho scelto voi 136. Infatti se fossero stati scelti perch avevano creduto, evidentemente sarebbero stati loro per primi a sceglierlo con il credere in lui, e cos avrebbero meritato di essere scelti. Ma esclude completamente questa ipotesi chi dice: Non siete stati voi che avete scelto me, ma io ho scelto voi. Fuor d'ogni dubbio anch'essi lo hanno scelto, quando hanno creduto in lui. Quando dice: Non siete stati voi che avete scelto me, ma io ho scelto voi, questo solo ne il significato: non sono stati loro a sceglierlo in modo da farsi scegliere da lui, ma fu lui che li scelse in maniera da farsi scegliere da loro. La sua misericordia infatti li prevenne 137, secondo la grazia, non secondo il debito. Egli li scelse dal mondo quando quaggi viveva nella carne, ma gi erano stati eletti in lui stesso prima della creazione del mondo. Questa l'immutabile verit della predestinazione e della grazia. Infatti che significa quello che dice l'Apostolo: Ci elesse in lui prima della creazione del mondo 138? Se fosse stato detto perch Dio aveva prescienza che avrebbero creduto, non perch Egli stesso li voleva rendere credenti, contro questa prescienza parlerebbe il Figlio, dicendo: Non siete voi che avete scelto me, ma io ho scelto voi. Sarebbe come dire: Dio ha avuto prescienza che essi stessi avrebbero scelto Cristo, meritando cos di essere scelti da lui. In realt essi furono scelti prima della creazione del mondo attraverso quella

predestinazione per cui Dio ha prescienza di ci che far in futuro, e furono scelti dal mondo con quella chiamata con la quale Dio d compimento a ci che ha predestinato. Infatti quelli che ha predestinato, li ha anche chiamati: s'intende, con quella chiamata che secondo il decreto; dunque non altri, ma quelli che ha predestinato, Egli ha anche chiamato; n altri, ma quelli che ha chiamato cos, ha anche giustificato; n altri, ma quelli che ha predestinato, chiamato, giustificato, ha anche glorificato 139, con quella finalit che non ha fine. Dunque Dio ha scelto i fedeli, ma affinch lo siano, non perch gi lo erano. L'apostolo Giacomo dice: Dio non ha scelto forse i poveri in questo mondo per farli ricchi nella fede ed eredi del regno che Dio ha promesso a coloro che lo amano? 140. Con lo sceglierli dunque li fa ricchi nella fede, come pure eredi del regno. Giustamente si pu dire che sceglie in essi la fede, perch li ha scelti per farla nascere in essi. Scusate, nessuno potrebbe udire Dio che dice: Non siete voi che avete scelto me, ma io ho scelto voi, e avere il coraggio di affermare che gli uomini credono per essere scelti, quando al contrario sono scelti per credere. Altrimenti contro le parole della verit risulterebbe che essi hanno scelto Cristo per primi, mentre ad essi Cristo dice: Non siete voi che mi avete scelto, ma io ho scelto voi. Dio predestin i suoi eletti prima della creazione del mondo. 18. 35. Mettiamo che uno ascolti le parole dell'Apostolo: Benedetto sia Dio e Padre del Signore nostro Ges Cristo che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale dall'alto dei cieli in Cristo, cos come ci ha eletti in lui prima della creazione del mondo, perch fossimo santi e immacolati al suo cospetto in carit. Egli ci ha predestinati ad essere figli adottivi con la mediazione di Ges Cristo, per lui stesso, secondo quanto piacque alla sua volont, attraverso la quale ci ha gratificati nel Figlio suo diletto. In lui abbiamo la redenzione grazie al suo sangue stesso, la remissione dei peccati secondo la ricchezza della sua grazia, che fece ricadere in abbondanza su di noi con ogni sapienza e prudenza, per mostrarci il mistero della sua volont, secondo la bont del suo volere, per cui aveva prestabilito in lui, quando si fosse realizzata la pienezza dei tempi, di riunire tutte le cose in Cristo, quelle che sono nei cieli e quelle che sono sulla terra. In lui abbiamo anche ottenuto l'eredit, predestinati secondo il divisamento di Colui che opera tutte le cose secondo il decreto della sua volont, affinch serviamo di lode alla sua gloria 141. Potrebbe costui, io dico, udire con attenzione ed intelligenza queste parole e dubitare della verit tanto

chiara che difendiamo? Dio elesse in Cristo le sue membra prima della creazione del mondo; e come avrebbe potuto scegliere quelli che ancora non esistevano se non predestinandoli? Dunque ci ha scelto attraverso la predestinazione. Forse avrebbe scelto degli empi e degli immondi? Se si ponesse questo problema: Egli sceglie esseri simili o piuttosto i santi e immacolati? Chi si soffermerebbe a cercare una risposta invece di esprimersi subito in favore dei santi e degli immacolati? Dio ci scelse non perch saremmo stati santi, ma perch lo fossimo. 18. 36. "Dunque egli aveva prescienza - dice il seguace di Pelagio - di quelli che sarebbero stati santi e immacolati attraverso l'arbitrio della libera volont; per questo li scelse prima della creazione del mondo nella sua prescienza per la quale gi sapeva che sarebbero stati tali. Li scelse dunque - egli dice - prima che esistessero, predestinando ad essere figli quelli che prevedeva che sarebbero stati santi e immacolati; allora non fu lui a farli tali, n previde che li avrebbe fatti tali, ma che essi lo sarebbero stati". Allora esaminiamo le parole dell'Apostolo e vediamo se Egli ci ha eletto prima della creazione del mondo perch saremmo stati santi e immacolati, oppure affinch lo diventassimo. Benedetto sia Dio e Padre del Signore nostro Ges Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale dall'alto dei cieli in Cristo, cos come ci ha eletti in lui stesso prima della creazione del mondo, perch fossimo santi e immacolati 142. Dunque ci scelse non perch noi lo saremmo stati, ma perch lo fossimo. S, certo; s, manifesto: saremmo stati tali perch Egli ci aveva scelto, predestinando che fossimo santi e immacolati per la sua grazia. Cos dunque ci benedisse con ogni benedizione spirituale dall'alto dei cieli in Cristo Ges, cos come ci ha eletti in lui stesso prima della creazione del mondo, perch fossimo santi e immacolati al suo cospetto per la carit, predestinandoci ad essere figli adottivi per la mediazione di Ges Cristo per lui stesso. Fate bene attenzione a quello che aggiunge: secondo quanto piacque alla sua volont: perch nell'immenso beneficio della grazia non ci gloriassimo come se ci fosse piaciuto alla volont nostra. Nella quale ci ha gratificati, dice, nel Figlio suo diletto 143 : dunque nella sua volont che ci ha gratificati. "Ha gratificato" parola che viene da grazia, cos come "ha giustificato" viene da giustizia. In lui abbiamo, dice, la redenzione grazie al suo sangue stesso, la remissione dei peccati secondo la ricchezza della sua grazia, che fece ricadere in abbondanza su di noi con ogni sapienza e

prudenza, per mostrarci il mistero della sua volont, secondo il disegno della sua buona volont 144. In questo mistero della sua volont ha posto la ricchezza della sua grazia, secondo la buona volont sua, non secondo la nostra, che non potrebbe essere buona, se Egli secondo la sua buona volont non le prestasse il soccorso per farla diventare tale. E dopo aver detto: Secondo il disegno della sua buona volont, aggiunge: che Egli aveva prestabilito in lui, cio nel suo diletto Figlio, e per cui aveva deciso, alla realizzazione della pienezza dei tempi, di riunire tutte le cose in Cristo, quelle che sono nei cieli e quelle che sono sulla terra. In lui abbiamo anche ottenuto l'eredit, predestinati secondo il decreto di Colui che opera tutte le cose secondo il consiglio della sua volont, affinch serviamo di lode alla sua gloria 145. Errore dei pelagiani che fanno precedere la grazia dai meriti umani. 18. 37. Sarebbe troppo lungo discutere sulle singole espressioni. Ma potete senza dubbio distinguere con quanta chiarezza le parole dell'Apostolo sostengano questa grazia contro la quale si vogliono esaltare i meriti umani, come se fosse l'uomo a dare qualcosa per primo perch gli sia dato qualcosa in ricompensa. Dio ci ha eletti in Cristo prima della creazione del mondo, predestinandoci ad essere figli adottivi, non perch saremmo stati santi e immacolati per noi stessi, ma ci scelse e ci predestin affinch lo fossimo. E fece ci secondo quanto piacque alla sua volont, perch nessuno si glori della propria, ma della volont di Dio nei suoi confronti. Egli ha fatto ci secondo la ricchezza della sua grazia, secondo il disegno della sua buona volont, che Egli aveva prestabilito nel Figlio suo diletto, nel quale abbiamo ottenuto l'eredit, predestinati secondo il decreto, non nostro, ma suo, di Colui che opera tutte le cose a tal punto che Egli opera in noi anche il volere 146. E opera secondo il consiglio della sua volont, affinch serviamo di lode alla sua gloria. Ecco la ragione per cui proclamiamo: Nessuno si glori nell'uomo 147, e quindi neppure in se stesso; ma chi si gloria, si glori nel Signore 148, affinch serviamo di lode alla sua gloria. Certo, Egli opera secondo il decreto suo, affinch serviamo di lode alla sua gloria con la nostra santit e purezza, ed per questo che ci ha chiamati, predestinandoci prima della creazione del mondo. Da questo decreto deriva la chiamata propria degli eletti, per i quali Egli coopera in ogni cosa al bene, dato che sono stati chiamati secondo il decreto 149, e i doni e la chiamata di Dio sono senza ripensamenti.

Confutazione della tesi pelagiana secondo cui Dio ebbe prescienza unicamente della nostra fede e in base a questa ci predestin. 19. 38. Ma forse questi nostri fratelli riguardo ai quali e per i quali discutiamo ora, dicono che i pelagiani sono confutati da questa testimonianza apostolica, dove si dice che noi siamo stati eletti in Cristo e predestinati prima della creazione del mondo perch fossimo santi e immacolati al suo cospetto per la carit. Essi infatti pensano: "Accolti i comandamenti attraverso l'arbitrio della libera volont, diveniamo santi e immacolati al suo cospetto per la carit; e poich Dio ebbe prescienza che ci sarebbe accaduto, ci elesse prima della creazione del mondo e ci predestin in Cristo". Ma non cos dice l'Apostolo: Dio ci elesse non perch ebbe prescienza che noi saremmo stati tali, ma perch fossimo tali attraverso l'elezione della sua grazia, nella quale ci gratific nel Figlio suo diletto. Dunque quando ci predestin, ebbe prescienza del suo operato con il quale ci fa santi e immacolati. Per cui questa testimonianza mette giustamente sotto accusa l'errore dei pelagiani. "Ma noi diciamo - continuano a replicare che Dio non ebbe prescienza se non della nostra fede, con la quale cominciamo a credere, e perci ci scelse prima della creazione del mondo e ci predestin affinch fossimo anche santi e immacolati per grazia e opera di lui". Ma prestino orecchio a loro volta a questa testimonianza, nel punto in cui dice: Abbiamo ottenuto l'eredit, predestinati secondo il decreto di Colui che opera tutte le cose. Dunque lui che opera affinch cominciamo a credere, lui che opera tutte le cose. Infatti neanche la fede precede la chiamata della quale detto: Senza ripensamenti sono i doni e la chiamata di Dio 150; ed anche: Non dalle opere, ma da Colui che chiama 151, dove avrebbe potuto dire: Da colui che crede. Cos pure la fede non precede la scelta che il Signore ha indicato con le parole: Non siete voi che avete scelto me, ma io ho scelto voi 152. Infatti non ci ha scelti perch abbiamo creduto, ma affinch crediamo; e non si dica che noi prima l'abbiamo scelto, altrimenti diventa falsa, e questo non sia mai, l'asserzione: Non siete stati voi a scegliere me, ma io ho scelto voi. Non siamo chiamati perch abbiamo creduto, ma affinch crediamo: quella chiamata che senza ripensamento suscita e completa la nostra fede. E non il caso di ripetere su questo argomento i tanti ragionamenti che abbiamo gi sviluppato. Se non si giudica falso il ringraziamento dell'Apostolo, Dio dona l'inizio

della fede. 19. 39. Anche nei passi che seguono di questa testimonianza, l'Apostolo rende grazie a Dio per quelli che hanno creduto; il suo ringraziamento non rivolto al fatto che sia stato loro annunciato il Vangelo, ma al fatto che vi hanno creduto. Infatti dice: In lui anche voi udendo il verbo della verit, il Vangelo della vostra salvezza, e credendovi, siete stati segnati con il sigillo dello Spirito della promessa, lo Spirito Santo che pegno della nostra eredit, per la redenzione del popolo che si acquistato a lode della sua gloria; per questo anch'io, udita la vostra fede in Cristo Ges e [la vostra carit] verso tutti i santi, non cesso di rendere grazie per voi 153. Era nuova e recente la loro fede dopo che avevano udito la predicazione del Vangelo, ma avendo saputo di questa fede, l'Apostolo rende grazie a Dio per loro. Se si ringraziasse una persona per una cosa che si pensa o si sa che costui non ha compiuto, si dovrebbe parlare di adulazione o irrisione pi propriamente che di ringraziamento. Non ingannatevi: Dio non si pu dileggiare 154; un dono suo anche l'inizio della fede, a meno che non si voglia giudicare falso o ingannatore il ringraziamento dell'Apostolo. E ancora, non chiaro forse che anche per i Tessalonicesi si tratta dell'inizio della fede? E anche di ci l'Apostolo rende grazie a Dio, dicendo: Noi rendiamo grazie a Dio senza intermissione, perch avendo udito da noi la parola di Dio, l'avete accettata non come parola di uomini, ma come veramente, parola di Dio che opera in voi che vi avete creduto 155. Che motivo c' in tutto questo di rendere grazie a Dio? E' assolutamente vano ed inutile, se colui che si ringrazia non ha fatto nulla. Ma poich il ringraziamento non n vano n inutile, fu certo Dio, a cui per questa opera egli rende grazie, a fare s che, avendo essi udito dall'Apostolo la parola di Dio, l'accettassero non come parola di uomini, ma come veramente, parola di Dio. Dio dunque opera nei cuori degli uomini con quella chiamata secondo il suo decreto, della quale molto abbiamo parlato; e la sua chiamata fa s che non odano inutilmente il Vangelo, ma dopo averlo udito si convertano e credano, ricevendolo non come parola di uomini, ma, com' veramente, parola di Dio. E' Dio che apre la porta del cuore alla fede. 20. 40. Che l'inizio della fede negli uomini sia anch'esso un dono di Dio ce lo ricorda l'Apostolo, facendolo capire con le parole dell'Epistola ai Colossesi: Insistete nella preghiera, vigilanti in essa e nel rendimento di grazie, pregando contemporaneamente anche per noi, perch Dio ci

apra la porta della sua parola per annunziare il mistero di Cristo, per il quale io sono stato incatenato, perch io lo manifesti com' mio dovere 156. Quando si pu aprire la porta della parola, se non quando l'intelletto di chi ode si apre per credere e per accogliere dopo l'inizio della fede la predicazione e la chiarificazione delle cose che servono ad edificare la dottrina della salvezza? Chi ode non deve disapprovare e rifiutare quello che viene detto, serrando il cuore per la mancanza della fede. Perci anche ai Corinzi l'Apostolo si rivolge cos: Rimarr ad Efeso fino alla Pentecoste; infatti mi si spalancata una porta grande e promettente, e gli avversari sono molti 157. Cos'altro pu voler dire qui se non che dopo aver predicato per la prima volta il Vangelo in quel luogo, molti credettero, ma si levarono anche molti avversari della fede, secondo la frase del Signore: Nessuno viene a me se non gli stato concesso dal Padre mio 158; e l'altra: A voi stato concesso di conoscere il mistero del regno dei cieli; ma a loro non stato concesso 159? Dunque la porta si aperta per quelli ai quali stato concesso; ma molti tra coloro ai quali non stato concesso sono diventati nemici. Chiarissima dimostrazione di questa verit. 20. 41. E nella seconda Epistola ai Corinzi dice ancora l'Apostolo: Venuto a Troade per predicare il Vangelo di Cristo, pur essendomisi aperta una porta nel Signore, non ebbi requie nel mio spirito per il fatto che non vi trovai Tito, il fratello mio; perci li salutai e mi recai in Macedonia 160. Chi sono quelli che salut se non quelli che avevano creduto, nel cuore dei quali evidentemente si era aperta una porta all'evangelizzazione? E badate a quello che aggiunge: Si rendano grazie a Dio che sempre ci fa trionfare in Cristo, e in ogni luogo diffonde attraverso di noi la fragranza della sua conoscenza; perch noi siamo per Dio il soave odore di Cristo, sia in quelli che si salvano, sia in quelli che si perdono; per alcuni odore che conduce di morte in morte, ma per alcuni odore che conduce di vita in vita 161. Ecco il motivo per cui rende grazie quel combattente fervidissimo e difensore invincibile della grazia; ecco il motivo per cui rende grazie, perch gli Apostoli sono per Dio il buon odore di Cristo, sia in quelli che si salvano per la sua grazia, sia in quelli che si perdono per il suo giudizio. Ma per non provocare troppo risentimento in quelli che non capiscono bene queste parole, egli aggiunge l'avvertimento: E chi all'altezza di simile compito? 162. Ma torniamo all'apertura della porta, immagine con la quale l'Apostolo vuole significare l'inizio della fede in chi ode. Infatti una simile frase: Pregando contemporaneamente anche per noi,

perch Dio ci apra la porta della sua parola 163, che altro se non la chiarissima dimostrazione che anche lo stesso inizio della fede dono di Dio? Infatti nelle preghiere non gli si rivolgerebbe quella richiesta se non si credesse che la concessione viene da lui. Questo dono della grazia celeste era disceso in quella venditrice di porpora a cui, come dice la Scrittura negli Atti degli Apostoli: Dio aveva aperto il cuore, e prestava attenzione a ci che Paolo diceva 164. Infatti ella era chiamata con quell'appello che ci rende credenti. Dio compie nel cuore degli uomini ci che vuole, sia soccorrendo, sia giudicando, affinch anche per mezzo loro si compia ci che la sua mano e il suo consiglio ha predestinato 165. Il fatto che Dio piega le volont degli uomini riguarda o no la presente questione? 20. 42. Abbiamo provato, traendo dai Libri dei Re e dai Paralipomeni le testimonianze scritturali, che quando Dio vuole far avvenire quello che necessariamente non avviene se non con la partecipazione della volont umana, i cuori degli uomini si piegano a volerlo 166. Ma naturalmente sempre lui a piegarli, lui che in modo mirabile ed ineffabile opera in noi anche il volere. Hanno obiettato invano che questo non appartiene alla questione che qui interessa 167. Che cos' questo se non voler contraddire pur non avendo nulla da dire? A meno che non abbiano fornito a voi le ragioni del loro convincimento e voi nelle vostre lettere abbiate invece preferito tacerle. Ma io non so quali esse possano essere. Sar forse perch abbiamo dimostrato che Dio ha influito sul cuore degli uomini e ha mosso la volont di quelli che a lui piacque muovere, affinch fosse eletto re Saul oppure David. Pensano perci che questi esempi non si adattano all'argomento perch regnare temporalmente in questo mondo non la stessa cosa che regnare in eterno con Dio; e perci pensano che Dio si riserva di piegare la volont di chi vuole per creare i regni terreni, ma non lo fa quando si deve ottenere il regno celeste. Ma io penso che siano dette per il regno dei cieli, non per il regno terreno tutte le espressioni che seguono: Piega il mio cuore verso i tuoi precetti 168; I passi dell'uomo sono diretti dal Signore e le sue vie saranno approvate da lui 169; La volont preparata dal Signore 170; Sia con noi il nostro Signore, come era con i nostri padri; non ci abbandoni n ci allontani da s; pieghi a s i nostri cuori affinch avanziamo in tutte le sue vie 171; Dar ad essi un cuore per conoscermi e orecchie che intendano 172; Dar ad essi un cuore diverso e uno spirito nuovo dar ad essi 173. E

ascoltino anche quest'altro passo: Metter il mio spirito in voi e far s che camminiate nei miei giusti precetti e osserviate e applichiate le mie decisioni 174; e questo ancora: Dal Signore sono diretti i passi dell'uomo; un mortale come pu intendere le sue vie? 175; e ancora: Ogni uomo sembra giusto a se stesso, ma il Signore che dirige i cuori 176; e ancora: Credettero tutti quelli che erano preordinati per la vita eterna 177. Facciano attenzione a queste testimonianze e a tutte le altre che non ho voluto citare, le quali dimostrano che Dio prepara e rivolge la volont degli uomini anche quando il fine il regno dei cieli e la vita eterna. E riflettete che assurdit sarebbe, se credessimo che Dio opera la volont degli uomini per stabilire i regni terreni, mentre per conquistare il regno dei cieli sarebbero gli uomini stessi a mettere in opera il proprio volere. Conclusione. 21. 43. Abbiamo esposto molti argomenti e forse ormai da tempo siamo riusciti a persuadere di ci che volevamo i nostri fratelli; pure insistiamo a parlare ad ingegni tanto pronti come se fossero intelletti ottusi per i quali non sufficiente nemmeno ci che troppo. Ma siano indulgenti: la novit del problema che ci ha spinto a tanto. Nei nostri opuscoli precedenti abbiamo esposto con testimonianze abbastanza adeguate che anche la fede un dono di Dio, ma ci stata escogitata un'obiezione: che quelle testimonianze sono valide per dimostrare che un dono di Dio l'accrescimento della fede, ma l'inizio della fede, con cui in principio si crede in Cristo, parte dall'uomo stesso; non quindi un dono di Dio, anzi Dio lo esige; quando l'inizio c' stato, tutti gli altri beni, che sono effettivamente doni di Dio, seguono secondo loro per questo merito; e nessuno di essi dato gratuitamente. Eppure tra questi avversari si continua a sostenere la grazia, che non pu essere se non gratuita. Vedete bene quanto ci sia assurdo; per questa ragione abbiamo preso il partito di dimostrare, per quanto potevamo, che anche l'inizio della fede un dono di Dio. Forse l'abbiamo fatto pi prolissamente di quanto avrebbero voluto questi fratelli ai quali abbiamo dedicato la nostra opera; e su questo punto siamo pronti a ricevere i loro rimproveri, a una condizione per: bench ci siamo dilungati molto pi di quanto avrebbero voluto, bench abbiamo inflitto fastidio e noia a chi comprende facilmente, noi abbiamo raggiunto il nostro scopo. Lo ammettano. Abbiamo cio dimostrato che un dono di Dio anche l'inizio della fede, come la continenza, la pazienza, la giustizia, la piet e tutte le altre virt riguardo alle quali

non abbiamo nessuna controversia con costoro. E qui abbia termine questo volume, perch anche un libro solo finisce per urtare se eccessivamente lungo. IL DONO DELLA PERSEVERANZA A PROSPERO ED ILARIO La perseveranza fino alla fine. 1. 1. Ora giunto il momento di trattare con maggior cura della perseveranza, dato che gi nel libro precedente, discutendo dell'inizio della fede, abbiamo introdotto il discorso su quest'argomento. Dunque noi sosteniamo che la perseveranza con la quale si persevera in Cristo fino alla fine un dono di Dio, e intendo parlare della fine che pone termine a questa vita, che la sola nella quale esista il pericolo di cadere. Ci premesso, incerto se un individuo abbia ricevuto tale dono, finch resta in questa vita. Se infatti egli cade prima di morire, si dice che non ha perseverato, e lo si dice con tutta verit. Come si potr sostenere che ha ricevuto o posseduto la perseveranza chi non ha perseverato? Infatti se uno ha la continenza, ma se ne distacca e diventa incontinente, a buon diritto si dice che ha avuto questo dono e che non l'ha pi; e lo stesso discorso vale per la giustizia, per la pazienza, per la fede stessa; costui fu continente, o giusto, o paziente, o fedele, finch lo fu, ma quando cess di esserlo, non pi quello che era. Invece chi non ha perseverato, come ha potuto essere perseverante, dal momento che solo perseverando uno si dimostra perseverante, cosa che appunto costui non fece? Ma poniamo il caso che qualcuno abbia un'opinione diversa e dica: Se dal momento in cui uno diventato credente, vissuto, per esempio, dieci anni e alla met di questo periodo venuto meno nella fede, non avr forse perseverato cinque anni? Se uno pensa che si debba chiamare perseveranza anche quella, dato che per un certo periodo durata, non voglio stare a discutere sulle parole. Ma in nessuna maniera si potr dire che colui che non ha perseverato fino alla fine abbia avuto la perseveranza della quale parliamo ora, cio quella con la quale si persevera in Cristo fino alla fine. Al contrario, questa seconda l'ha posseduta chi stato credente un anno solo, o per un periodo tanto breve quanto possibile immaginare, se per vissuto credente finch non morto; e non l'ha avuta piuttosto chi stato credente per molti anni, ma venuto meno alla saldezza della fede un breve momento prima della morte.

E' un dono di Dio: testimonianza della Scrittura. 2. 2. Stabilito ci, vediamo se sia un dono di Dio questa perseveranza della quale detto: Chi avr perseverato fino alla fine, questo sar salvo 1. E se questo non vero, come potr essere vero quello che dice l'Apostolo: A voi stato donato per favore di Cristo non solo di credere in lui, ma anche di soffrire per lui 2 ? Una di queste due azioni riguarda un inizio, l'altra una fine, ma l'una e l'altra sono un dono di Dio perch sia dell'una che dell'altra si dice che stata donata, come abbiamo affermato gi anche in precedenza 3. Quale pu essere infatti il pi autentico inizio per un cristiano se non il credere in Cristo? Quale fine migliore che patire per Cristo? Per ci che riguarda il credere in Cristo, stata escogitata ogni sorta di contraddizione e si detto che dono di Dio non l'inizio, ma l'accrescimento della fede; e a questa opinione il Signore ci ha concesso di rispondere pi che abbastanza. Ma se a uno donato di soffrire per Cristo, oppure, arriviamo a questa ipotesi, donato di morire per Cristo, che motivo troveremo per dire che non gli viene donata in Cristo la perseveranza fino alla fine? Infatti anche l'apostolo Pietro dimostra che questo un dono di Dio col dire: Se lo richiede la volont di Dio, meglio soffrire facendo il bene che facendo il male 4. Quando afferma: Se lo richiede la volont di Dio, dimostra che il soffrire per Cristo viene donato per opera divina, e non a tutti i santi. Non che quelli a cui la volont di Dio non richiede di arrivare alla prova e alla gloria della passione, non arrivino al regno di Dio, anche se perseverano in Cristo fino alla fine. Chi potrebbe dire che non viene donata la perseveranza a coloro che muoiono in Cristo per malattia o per un qualsiasi accidente? Per vero che una perseveranza ben pi difficile viene donata a coloro che affrontano per Cristo la morte stessa. S, pi difficile avere il primo che il secondo genere di perseveranza; ma per Colui a cui nulla difficile, facile donare sia l'una che l'altra. E' questa che Dio promise quando disse: Doner il timore di me al loro cuore perch non si allontanino da me 5. Che altro significa la frase se non questo: Il timore verso di me che io metter nel loro cuore sar tale e tanto che rimarranno attaccati a me con perseveranza? Testimonianza della preghiera. 2. 3. E poi perch si dovrebbe chiedere a Dio questa perseveranza, se non concessa da lui ? Non sarebbe forse una richiesta beffarda, se si pregasse dal Signore quello che si sa che Egli non concede, e che

quindi, se non lui a concederlo, in potest degli uomini? Cos pure sarebbe una beffa e non un rendimento di grazie, se si rendesse grazie a Dio di una cosa che Egli non ha donato n compiuto. Ma quello che ho detto precedentemente 6 lo ripeto anche adesso: Non ingannatevi, dice l'Apostolo, non ci si pu prendere gioco di Dio 7. O uomo, Dio testimone non solo delle tue parole, ma anche dei tuoi pensieri; se chiedi con sincerit e fede qualcosa all'immensa ricchezza di lui, devi credere di ricevere quello che chiedi da Colui a cui lo chiedi. Non onorarlo con le labbra mentre in cuore t'innalzi sopra di lui, nella convinzione che tu possiedi da te stesso quello che fingi di pregare da lui. O forse non sar vero che questa perseveranza si richiede a lui? Chi sostiene ci non ha bisogno di essere confutato dalle mie argomentazioni, ma piuttosto d'essere caricato delle preghiere dei santi. Ce n' forse uno fra di essi che non chieda a Dio di perseverare in lui? Nella stessa preghiera che detta domenicale, perch fu il Signore ad insegnarcela, quando i santi pregano si capisce che praticamente non chiedono quasi altro che la perseveranza. L'orazione domenicale. Sia santificato il tuo nome. 2. 4. Leggete con attenzione ben desta il commento a questa preghiera nel libro che ha composto su questo argomento il beato martire Cipriano e che ha per titolo: L'orazione domenicale e vedete quale antidoto era stato preparato tanto precocemente contro i futuri veleni dei pelagiani. Infatti tre sono i punti, come sapete, che con ogni energia la Chiesa cattolica difende contro di loro. Il primo che la grazia di Dio non viene data secondo i nostri meriti, perch anche tutti i meriti dei giusti sono doni di Dio e per grazia di Dio sono conferiti; il secondo che, per quanto grande sia la sua giustizia, nessuno pu vivere in questo corpo corruttibile senza qualche forma di peccato; infine il terzo che ogni individuo nasce colpevole del peccato del primo uomo e stretto nel vincolo della condanna, a meno che la colpa che si contrae con la generazione non sia eliminata dalla rigenerazione. Di questi tre argomenti solo quello che ho posto per ultimo non trattato nel libro del glorioso martire che ho gi citato; ma degli altri due si tratta l con tanta chiarezza che gli eretici che abbiamo nominato, nuovi nemici della grazia di Cristo, si trovano confutati prima ancora di essersi rivelati. Dunque fra questi meriti dei santi che nulla sono se non doni di Dio, egli sostiene che anche la perseveranza lo con le parole seguenti: Noi diciamo: "Sia santificato il nome tuo", non perch esprimiamo a Dio il desiderio che Egli sia

santificato nelle nostre preghiere, ma perch gli chiediamo che il suo nome sia santificato in noi. D'altronde da chi potrebbe essere santificato Dio, se lui che santifica? Ma poich lui che ha detto: "Siate santi, perch anch'io sono santo" 8, lo imploriamo e lo preghiamo affinch, come siamo stati santificati nel battesimo, perseveriamo in quello che abbiamo cominciato ad essere 9. E poco dopo il martire, trattando ancora di questo stesso argomento e insegnandoci a chiedere al Signore la perseveranza, cosa che in nessun modo potrebbe fare rettamente e sinceramente se non fosse anche questo un dono di Dio, dice: Preghiamo perch questa santificazione permanga in noi; e poich il Signore e giudice nostro ammonisce severamente chi stato risanato e vivificato da lui a non cadere pi in colpa perch non gli accada qualcosa di peggio 10, rivolgiamo questa supplica con continue preghiere, questo preghiamo di giorno e di notte, che la santificazione e la restituzione alla vita che si riceve dalla grazia di Dio sia conservata dalla sua protezione. Allora il nostro dottore intende che noi chiediamo a Dio la perseveranza nella santificazione, in altre parole che noi perseveriamo nella santificazione, quando da santificati diciamo: Sia santificato il tuo nome 11. Che pu significare il chiedere ci che abbiamo ricevuto, se non che ci sia concesso anche questo, che non cessiamo di possederlo? Allo stesso modo un santo, quando prega Dio di essere santo, certo questo che chiede, di rimanere santo; cos pure sar anche per chi casto quando prega di essere casto, per chi continente quando prega di essere continente, per chi giusto quando prega di essere giusto, per chi pio quando prega di essere pio; e cos via per le altre virt che noi contro i pelagiani sosteniamo essere doni di Dio. Questo senza dubbio chiedono tutti, di perseverare in quei beni che sanno di aver ricevuto. E se ricevono questa concessione, certo ricevono anche la perseveranza, grande dono di Dio con il quale si conservano tutti gli altri suoi doni. Venga il tuo regno. 2. 5. E poi? Quando diciamo: Venga il tuo regno 12, nient'altro chiediamo se non che venga anche per noi quel regno che senza possibilit di dubbio verr per tutti i santi. Dunque quelli che gi sono santi che cosa chiedono con questa frase, se non che rimangano in quella santit che stata loro concessa? Infatti solo cos verr per loro il regno di Dio, che sicuramente verr non per altri, ma per quelli che perseverano fino alla fine.

Sia fatta la tua volont in cielo e in terra. 3. 6. La terza richiesta : Sia fatta la tua volont in cielo e in terra 13, oppure, come si legge in parecchi codici, e pi frequentemente si usa da parte di chi prega, come in cielo cos in terra. I pi intendono la frase cos: come i santi angeli, facciamo anche noi la tua volont. Ma quel dottore e martire vuole che s'intenda per cielo e terra lo spirito e la carne, e pensa che noi chiediamo di fare la volont di Dio nell'accordo dell'una e dell'altra 14. Egli scorse in queste parole anche un altro senso in sintonia con la fede pi sana, e anche di questo abbiamo gi parlato sopra 15; si dovrebbe intendere cos: i credenti, che non immeritatamente sono chiamati con il nome di cielo per aver gi rivestito l'uomo celeste, pregano per i non credenti che sono ancora terra, poich portano con la prima nascita solamente l'uomo terreno 16. E qui dimostra con evidenza che anche l'inizio della fede un dono di Dio; in effetti la santa Chiesa prega non solo per i credenti, perch in essi si accresca o perseveri la fede, ma anche per i non credenti, perch comincino ad avere la fede che non avevano affatto o che nel loro cuore addirittura avversavano. Per adesso discutiamo non dell'inizio della fede, di cui abbiamo detto gi tanto nel libro precedente, ma di quella perseveranza che dobbiamo conservare fino alla fine e che chiedono indubbiamente anche i santi che fanno la volont di Dio, quando dicono nella preghiera: Sia fatta la tua volont. Ma se gi stata fatta in essi, perch chiedono ancora che si faccia, se non per avere perseveranza in quello che hanno cominciato ad essere? Bench a questo punto si potrebbe obiettare: i santi non chiedono che la volont di Dio sia fatta in cielo, ma che sia fatta in terra come in cielo, vale a dire, che la terra imiti il cielo, cio l'uomo imiti l'angelo o il non credente il credente; e per questo i santi chiedono che si effettui ci che ancora non , non che continui ad essere ci che gi . Per quanto grande sia la santit di cui gli uomini si possono avvalere, non sono ancora uguali agli angeli di Dio; dunque in essi la volont di Dio non si compie ancora come in cielo. E se cos, allora quando auspichiamo che gli uomini da non credenti si facciano credenti, si vede che ad essere auspicata non la perseveranza, ma il suo inizio; quando invece auspichiamo che gli uomini nel fare la volont divina eguaglino gli angeli di Dio, se a pregare cos sono i santi, evidente che questa loro preghiera ha per oggetto la perseveranza, perch nessuno perviene a quella somma beatitudine che nel Regno, se non ha perseverato fino alla fine in quella santit

che ha acquistato sulla terra. Dacci il nostro pane quotidiano. 4. 7. La quarta richiesta : Dacci oggi il nostro pane quotidiano 17. Il beato Cipriano dimostra come anche in questa frase si deve scorgere una domanda di perseveranza. Dice appunto tra l'altro: Chiediamo che ci sia dato ogni giorno questo pane affinch, noi che siamo in Cristo e ogni giorno riceviamo l'Eucarestia come cibo della salvezza, non siamo separati dal corpo di Cristo, come avverrebbe se un peccato piuttosto grave sopraggiungendo ci proibisse il pane celeste, costringendoci all'astensione ed escludendoci dal partecipare 18. Queste parole del santo uomo di Dio indicano pienamente che i santi chiedono al Signore la perseveranza, perch dicono: Dacci oggi il nostro pane quotidiano, con questa intenzione: che non siano separati dal corpo di Cristo, ma rimangano in quella santit e grazie ad essa non commettano alcuna colpa che meriti loro la separazione. Rimetti a noi i nostri debiti. 5. 8. Al quinto passo dell'orazione diciamo: Rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori 19. In questa sola richiesta non si trova domandata la perseveranza. Infatti i peccati che preghiamo ci siano rimessi sono ormai trascorsi; la perseveranza, che ci fa salvi in eterno, necessaria certo per il tempo di questa vita, ma per quello che deve ancora trascorrere fino al termine di essa, non per quello ormai passato. Eppure vale la pena di osservare un poco come anche in questa richiesta gli eretici, che dovevano venire tanto tempo dopo, erano trafitti gi fin d'allora dalla lingua di Cipriano come dalla freccia invincibile della verit. I pelagiani infatti osano dire anche questo, che l'uomo giusto in questa vita non ha assolutamente alcun peccato e che in uomini tali si trova fin d'ora la Chiesa che non ha macchia o ruga o alcun'altra menda 20 di tal genere, che unica e sola sposa di Cristo; come se non fosse sua sposa quella che dice per tutta la terra ci che ha appreso da lui: Rimetti a noi i nostri debiti. Ma badate come li sbaraglia il gloriosissimo Cipriano. Esponendo questo stesso luogo dell'orazione domenicale, dice tra l'altro: Quanto indispensabile, quanto provvido e salutare il ricordarci che noi siamo peccatori, se veniamo costretti a pregare per i nostri peccati; in tal modo mentre chiede l'indulgenza a Dio, l'animo richiama la propria coscienza. Perch nessuno si compiaccia come fosse innocente e con l'inorgoglirsi si procuri maggior rovina, lo si ammaestra e gli s'insegna

che egli ogni giorno pecca, dato che ogni giorno gli si ordina di pregare per i suoi peccati. Cos anche Giovanni dice nella sua Lettera: "Se diciamo che non abbiamo alcun peccato, inganniamo noi stessi e in noi non la verit" 21, e tutto quello che segue che qui sarebbe lungo riportare. Non spingerci in tentazione. 5. 9. Ma quando i santi dicono: Non c'indurre in tentazione, ma liberaci dal male 22, che altro pregano se non di perseverare nella santit? Una volta concesso loro questo dono di Dio (infatti se a Dio che viene chiesto, ci dimostra a sufficienza e con chiarezza che un suo dono), una volta concesso dunque questo dono di non essere indotti in tentazione, non ci sar nessuno fra i santi che non mantenga fino alla fine la perseveranza nella santit. E nessuno cessa di perseverare nella vita cristiana che si propone se prima non gettato in tentazione. Se dunque gli viene concesso quello che prega, di non venir abbandonato alla tentazione, persiste per dono di Dio nella santificazione che ha ricevuto per dono di Dio. Obiezione: non bisogna esporre una simile perseveranza. 6. 10. Ma questi fratelli - come voi scrivete - non vogliono che la perseveranza sia esposta in maniera da far credere che non si possa o meritarla pregando o perderla ribellandosi 23. E su questo punto non fanno molta attenzione a quello che dicono. Infatti parliamo di quella perseveranza con la quale si persevera fino alla fine; se questa stata data, vuol dire che uno ha perseverato fino alla fine; ma se non ha perseverato fino alla fine, vuol dire che essa non era stata data. E di questo ormai abbiamo trattato abbastanza pi sopra 24. Dunque gli uomini non sostengano che a qualcuno sia stata data la perseveranza fino alla fine se non quando sar giunta proprio la fine e si sar trovato che quello a cui era stata data ha perseverato fino a quel punto. Noi diciamo casto quello che conosciamo come casto, sia che debba sia che non debba rimanere nella medesima castit; e se uno ha qualche dono divino che si possa conservare o perdere, diciamo che lo possiede per tutto il tempo che lo possiede; se poi lo perde, diciamo che lo ha posseduto. La perseveranza fino alla fine invece, poich non la possiede se non chi persevera fino alla fine, molti la possono avere, nessuno perdere. E non bisogna temere che, quando un uomo abbia perseverato fino alla fine, possa sorgere in lui una volont malvagia di non perseverare fino alla fine. Questo dono di Dio si pu meritare con

la preghiera, ma una volta che stato dato, non si pu perdere con la ribellione. Quando infatti uno abbia perseverato fino alla fine, non pu n perdere questo dono n altri che avrebbe potuto perdere prima della fine. Allora come si pu perdere quello che impedisce di perdere anche ci che possibile perdere? Risposta. 6. 11. Ma ammettiamo che uno dica: La perseveranza fino alla fine certo non si perde, una volta che stata data, cio quando si perseverato fino alla fine, ma in un certo qual modo si pu perdere allora, quando l'uomo con la ribellione agisce in modo da non poter arrivare a questa perseveranza. Alla stessa maniera diciamo che l'uomo che non ha perseverato fino alla fine ha perduto la vita eterna, o il regno di Dio, non perch lo aveva ricevuto e lo possedeva, ma perch lo avrebbe ricevuto e posseduto se avesse perseverato. Allora non stiamo a fare questione di termini e diciamo che si pu perdere anche qualcosa che non si ha, ma che si pensa doversi avere. Ma mi dica, chi ne ha il coraggio, se Dio non ha la possibilit di dare quello che ha ordinato di chiedergli. Certo chi intende cos , non dico insensato, ma dissennato. Ma Dio ha comandato che i suoi santi dicano pregando: Non c'indurre in tentazione 25. Chiunque esaudito in questa richiesta, non indotto nella tentazione di ribellarsi, cos che possa perdere o si renda degno di perdere la perseveranza nella santit. Altre testimonianze della Scrittura. 6. 12. Ma ciascuno abbandona Dio di propria volont e cos merita di essere abbandonato da Dio. E chi lo potr negare? Ma per questo che chiediamo di non essere indotti in tentazione, perch l'abbandono non avvenga. E se siamo esauditi, questo certo non avviene, perch Dio non permette che avvenga. Infatti niente avviene se non quello che lui stesso a compiere o a permettere che si compia. Egli infatti ha potere di flettere le volont dal male al bene, di rivolgerle a s quando propendono alla caduta e di dirigerne il passo dove a lui piace. A lui non si dice invano: O Dio, tu convertendoci, ci vivificherai 26; non si dice invano: Non permettere che il mio piede traballi 27; no, non si dice invano: Non abbandonarmi, Signore, in seguito al mio desiderio, al peccatore 28. Insomma, per non ricordare troppi passi, e forse a voi ne vengono in mente anche di pi, non si dice invano: Non indurci in tentazione 29. Infatti chiunque non indotto in tentazione, certo non

nemmeno spinto nella tentazione della sua volont malvagia; e chi non indotto nella tentazione della sua volont malvagia, non spinto proprio in nessuna fra le tentazioni. Ognuno tentato perch attratto ed allettato dalla propria concupiscenza, come sta scritto, ma Dio non tenta nessuno 30 : s'intende con una tentazione pericolosa. Infatti ce n' una utile, dalla quale non siamo ingannati o sopraffatti, ma veniamo messi alla prova, secondo quanto detto: Mettimi alla prova, Signore, e tentami 31. La tentazione che rovina quella che indica l'Apostolo quando dice: Che non vi avesse tentati colui che tenta, e inutile sia la nostra fatica 32. Con questa tentazione Dio, come dissi, non tenta nessuno, cio Egli nessuno spinge o induce alla tentazione. Infatti essere tentato e non essere abbandonato alla tentazione, non un male, anzi un bene: un venir messi alla prova. Dunque quello che diciamo a Dio: Non spingerci in tentazione, che significa se non questo: non permettere che vi siamo spinti? Per cui alcuni pregano cos, cos si legge in parecchi codici e cos scrive il beatissimo Cipriano: Non permettere che noi siamo indotti in tentazione. Tuttavia nel Vangelo in greco non ho mai trovato se non questa espressione: Non spingerci in tentazione. Dunque viviamo pi sicuri se diamo tutto a Dio, invece di affidarci a lui in parte e in parte a noi stessi, come vide questo venerabile martire. Esponendo lo stesso passo della preghiera, dice in seguito: Quando preghiamo di non venire in tentazione, ci viene ricordata la nostra debolezza e insufficienza, mentre preghiamo che nessuno insuperbisca con insolenza, nessuno si attribuisca alcunch con superbia ed arroganza, nessuno consideri sua la gloria della confessione di fede o della passione. Il Signore stesso, insegnando l'umilt ha detto: "Vegliate e pregate per non venire in tentazione; lo spirito pronto, ma la carne debole" 33; questo vuol dire che se precede un'umile e sottomessa confessione e si d tutto a Dio, tutto ci che viene chiesto pregando nel timore del Signore viene fornito dalla sua piet 34. Sarebbe sufficiente l'orazione domenicale. 7. 13. Se anche non ci fossero altre testimonianze, questa orazione domenicale basterebbe da sola alla causa della grazia che noi sosteniamo, perch nulla essa ci ha lasciato in cui ci possiamo gloriare come fosse nostro. In realt anche il fatto di non allontanarci dal Signore l'orazione dimostra che non viene concesso se non da Dio, poich dichiara che a Dio dev'essere chiesto. Chi non abbandonato alla tentazione non si allontana da Dio e questo assolutamente non

nelle forze del libero arbitrio, quali esse sono ora; questa forza c'era per nell'uomo prima della caduta. Quanto grande fosse il vigore della libera volont nell'eccellenza della sua prima condizione apparve negli Angeli, i quali, quando il diavolo cadde con i suoi seguaci, stettero saldi nella verit e meritarono di arrivare alla sicurezza perpetua di non cadere, nella quale noi siamo certissimi che essi si trovano ora. Ma dopo la caduta dell'uomo, Dio ha voluto che non dipenda se non dalla sua grazia che l'uomo si rivolga a lui, e che non dipenda se non dalla sua grazia che l'uomo non si ritragga da lui. La grazia di Dio fa s che ci accostiamo a lui. 7. 14. E questa grazia la ripose in Colui nel quale abbiamo ottenuto l'eredit, predestinati secondo il disegno di Colui che opera tutte le cose 35. E per questo, come fa s che ci accostiamo a lui, allo stesso modo fa s che non ce ne distogliamo. Quindi viene detto a lui per bocca del Profeta: Sia la tua mano sopra l'uomo della tua destra e sopra il figlio dell'uomo che hai confermato a te; e non ci allontaneremo pi da te 36. Costui non certo il primo Adamo, nel quale ci allontanammo da lui, ma l'ultimo Adamo, sopra il quale si trova la sua mano perch non ci allontaniamo da lui. Infatti il Cristo totale nell'unione con le sue membra, grazie alla Chiesa, che il suo corpo e la sua pienezza 37. Dunque se la mano di Dio si trova sopra di lui affinch non ci allontaniamo dal Signore, l'opera di Dio giunge fino a noi (questo infatti significa la mano di Dio); ed opera di Dio se avviene che noi siamo in Cristo permanendo con Dio, non separandoci da lui come Adamo. In Cristo infatti abbiamo ottenuto l'eredit, predestinati secondo il decreto di Colui che opera tutte le cose. Dunque per la mano di Dio, non per la nostra, che non ci allontaniamo da Dio. Questa, dico, la mano di Colui che ha affermato: Doner il timore di me al loro cuore, perch non si allontanino da me 38. Per questo Dio ha voluto anche che chiedessimo a lui di non essere spinti in tentazione. 7. 15. Per questo ha anche voluto che si chiedesse a lui di non essere gettati nella tentazione, perch se non vi siamo abbandonati, a nessun costo ci allontaniamo da lui. Poteva farci questa concessione anche senza che noi la implorassimo. Ma facendoci pregare volle renderci consapevoli da chi riceviamo questi benefici. Da chi infatti li riceviamo, se non da Colui che ci ha ordinato di chiederli? Dunque su questo

argomento la Chiesa non ha bisogno di indugiare in laboriose disputazioni, ma di attendere alle sue preghiere quotidiane. Essa prega affinch gli infedeli credano: allora Dio che converte alla fede. Essa prega perch i credenti perseverino: allora Dio che dona la perseveranza fino alla fine. Dio ebbe prescienza che Egli avrebbe fatto ci. Questa appunto la predestinazione dei santi, i quali Egli ha eletto in Cristo prima della creazione del mondo perch fossero santi e immacolati al suo cospetto in carit, predestinandoli per lui ad essere figli d'adozione attraverso Ges Cristo, secondo quanto piacque alla sua volont per lodare la gloria della sua grazia, nella quale li ha glorificati nel Figlio suo diletto. In lui hanno la redenzione grazie al suo sangue, la remissione dei peccati secondo la ricchezza della sua grazia, che fece abbondare su di loro con ogni sapienza e prudenza per mostrare loro il mistero della sua volont secondo la sua compiacenza, che Egli aveva prestabilito in lui nell'intento di comprendere in Cristo, al raggiungimento della pienezza dei tempi, tutte le cose che sono nei cieli e quelle che sono sulla terra. E in lui abbiamo ottenuto l'eredit, predestinati secondo il decreto di Colui che opera tutte le cose 39. Contro questa verit che squilla chiara come una tromba, quale uomo di fede accorta e vigilante potrebbe accettare una qualsiasi parola umana? La grazia donata gratuitamente. 8. 16. "Ma perch - si domander - la grazia di Dio non data secondo i meriti degli uomini?". Rispondo: perch Dio misericordioso. "E perch allora non data a tutti?". E qui rispondo: perch Dio giudice. Per questo la grazia data da lui gratuitamente, mentre il suo giusto giudizio sugli altri dimostra quale bene la grazia conferisca a coloro ai quali data. Dunque non dobbiamo essere ingrati, perch secondo quanto piacque alla sua volont per lodare la gloria della sua grazia 40 Dio misericordioso libera molti da una perdizione talmente meritata che se non risparmiasse nessuno non sarebbe ingiusta. Per colpa di uno solo tutti hanno subito un giudizio di condanna; e questo non ingiusto, ma anzi perfettamente giusto. Dunque chi ne viene liberato, abbia cara la grazia; chi non ne viene liberato, riconosca il suo debito. Se la nostra intelligenza riconosce nella remissione del debito la bont, nell'esigerlo la giustizia, mai in Dio si trover l'ingiustizia. Gratuit della grazia nei bambini. 8. 17. dei bambini, ma addirittura dei gemelli, si riscontra un giudizio

tanto diverso?". E non la stessa questione se un identico giudizio viene dato in una causa diversa? Riandiamo a considerare allora quegli operai della vigna che lavorarono tutto il giorno e quelli che lavorarono un'ora sola; certo la causa rispetto al lavoro impiegato era diversa, e tuttavia nel pagamento del salario il giudizio fu lo stesso. Ebbene anche qui quando mormoravano, cosa si sentirono rispondere dal padre di famiglia? "Voglio cos". Egli verso alcuni ebbe generosit, eppure verso gli altri non fece nessuna ingiustizia. Entrambi i gruppi degli operai certo sono fra i giusti; per per quanto riguarda la giustizia e la grazia, al reo che condannato Dio pu dire a proposito del reo che liberato: Prendi quello che tuo e vattene; a questo io voglio donare quello che non gli dovuto. O non mi lecito fare quello che voglio? O forse tu sei invidioso perch io sono buono? 41. A questo punto se quello dicesse: "E perch non anche a me?", giustamente si sentirebbe rispondere: O uomo, chi sei tu per rispondere a Dio? 42. Tu vedrai che Dio a uno di voi largisce con grandissima generosit, da te esige con estrema giustizia, ma con nessuno lo vedrai ingiusto. Anzi, Egli sarebbe giusto anche se vi punisse entrambi; chi liberato ha motivo di rendere grazie; chi condannato non ha motivo di recriminare. Imperscrutabili sono i giudizi di Dio. 8. 18. dovuto a tutti, condannando s, ma non tutti, e in tal modo far rilevare la gratuit ancora maggiore della sua grazia verso i vasi di misericordia, perch, essendo noi nella stessa condizione, punir me piuttosto che quello, o liberer quello piuttosto che me?". Io non d una risposta, se tu ne chiedi il motivo, perch confesso che non ho nulla da rispondere. E se chiedi il perch anche di questo, allora rispondo: perch in tale questione come giusta la sua ira, come grande la sua misericordia, altrettanto imperscrutabili sono i suoi giudizi. Perch alcuni non ricevono la perseveranza? 8. 19. Ma mettiamo che insista ulteriormente e dica: "Perch ad alcuni che lo hanno onorato con retta fede, non ha concesso di perseverare fino alla fine?". Quale potr essere il motivo, secondo te? Questo solo: non mente colui che dice: Sono usciti di fra noi, ma non erano dei nostri; se fossero stati dei nostri, sarebbero restati senz'altro con noi 43. E allora forse sono due le nature degli uomini? Non nemmeno da pensarci. Se ci fossero due nature, non ci sarebbe pi la grazia; infatti

a nessuno potrebbe donarsi una liberazione gratuita, se a una delle due nature questa venisse concessa come dovuta. Agli uomini sembra che tutti quelli che appaiono buoni fedeli abbiano dovuto ricevere la perseveranza sino alla fine. Ma Dio giudic preferibile mescolare al numero determinato dei suoi santi alcuni individui che non avrebbero perseverato, affinch quelli ai quali non giova la sicurezza nelle prove di questa vita, non possano essere sicuri. Molti infatti si trattengono da una pericolosa esaltazione per quello che dice l'Apostolo: Perci chi crede di stare in piedi, veda di non cadere 44. Chi cade, cade di sua volont; e chi sta in piedi, ci sta per volont di Dio. Infatti Dio ha la potenza di sostenerlo 45; dunque non lui che sostiene se stesso, ma Dio. Perci bene non inorgoglirsi, ma aver timore 46. Ciascuno cade o sta in piedi per effetto di ci che pensa. Ma, come dice l'Apostolo nel passo che ho ricordato nel libro precedente: Non siamo capaci di pensare qualcosa da soli, come venisse proprio da noi, ma la nostra sufficienza viene da Dio 47. E seguendo l'Apostolo anche il beato Ambrogio osa dire: Infatti non sono in nostro potere il nostro cuore e i nostri pensieri 48. E ognuno che sia umilmente e veracemente pio si accorge che questo verissimo. Non sono in nostro potere il nostro cuore e i nostri pensieri. 8. 20. Ambrogio giunge a pronunciare quella frase nel libro che compose Sulla fuga dal mondo, insegnando che il mondo non dev'essere fuggito fisicamente, ma con il cuore; ora, secondo lui, ci non si pu realizzare se non con l'aiuto di Dio. Dice infatti: Noi di continuo ripetiamo questo discorso di fuggire il secolo e volesse il cielo che alla facilit con cui ne parliamo corrispondesse altrettanta accortezza e sollecitudine nei nostri sentimenti! Ma, e questo peggio, spesso s'insinua l'allettamento delle cupidigie terrene e le vanit diffondendosi in noi s'impossessano del nostro spirito; cosicch mediti e rivolgi nell'animo proprio quello che cerchi di tenere lontano. Per l'uomo guardarsi da ci difficile, ma spogliarsene impossibile. Pertanto questa faccenda si risolve pi in un'aspirazione che in una realizzazione, e lo attesta il Profeta dicendo: "Inclina il mio cuore verso i tuoi precetti, non verso l'avarizia" 49. Infatti non sono in nostro potere il nostro cuore e i nostri pensieri : essi diffondendosi in noi all'improvviso confondono lo spirito e l'animo e ci traggono in una direzione diversa da quella che ci eravamo proposta. Ci richiamano a pensieri mondani, ci mettono dentro aspirazioni materiali, riversano in noi desideri di volutt, intessono seduzioni, e nello stesso tempo in cui

cerchiamo di elevare la mente, intricati in vani pensieri, per lo pi ci lasciamo cadere verso le cose di questa terra 50. Dunque non in potere degli uomini, ma di Dio, che essi abbiano la potest di divenire figli di Dio 51. E' da lui che ricevono questo potere, da lui che concede al cuore umano meditazioni pie per mezzo delle quali esso ottiene la fede che opera attraverso la carit 52; ma per assumere e conservare questo bene e progredire in esso perseverando fino alla fine, non siamo capaci di pensare qualcosa da soli, come venisse proprio da noi, ma la nostra sufficienza viene da Dio 53, in potest del quale sono il nostro cuore e i nostri pensieri. La perseveranza donata ai predestinati. 9. 21. Dunque fra i bambini ugualmente vincolati dal peccato originale, perch questo viene assunto e quello abbandonato? E fra due individui malvagi ormai in et adulta, perch questo chiamato con tal forza che segue Colui che lo chiama, e quello invece o non chiamato o non chiamato alla stessa maniera? In ci i giudizi di Dio sono imperscrutabili. Ma perch, fra due persone pie, ad una donata la perseveranza fino alla fine, all'altra no? Su questo i giudizi di Dio sono ancora pi imperscrutabili. Ma una cosa dev'essere certissima per i credenti: che l'uno appartiene ai predestinati, l'altro no. Infatti se fossero stati dei nostri, sarebbero rimasti senz'altro con noi 54, dice uno dei predestinati che aveva bevuto questo segreto dal petto del Signore. Che vuol dire, lo chiedo a voi: Non erano dei nostri; infatti se fossero stati dei nostri sarebbero restati senz'altro con noi? Non forse vero che gli uni e gli altri erano stati creati da Dio, gli uni e gli altri nati da Adamo, gli uni e gli altri fatti di terra? E gli uni e gli altri non ricevettero forse un'anima della medesima ed unica natura da Colui che disse: Ogni soffio l'ho creato io 55 ? Non forse vero infine che gli uni e gli altri erano stati chiamati ed avevano seguito Colui che li chiamava, gli uni e gli altri erano stati giustificati fra gli empi e attraverso il lavacro della rigenerazione gli uni e gli altri erano stati rinnovati ? Ma se udisse queste parole quel predestinato che sapeva senza alcun dubbio quello che diceva, potrebbe rispondere cos: Tutto ci vero, secondo tutto ci essi erano dei nostri; per secondo una certa altra differenziazione non erano dei nostri: infatti se fossero stati dei nostri, sarebbero rimasti senz'altro con noi. E qual infine questa differenziazione?. Ci stanno innanzi agli occhi i Libri di Dio, non distogliamo lo sguardo; leva la sua voce la Scrittura divina, prestiamole orecchio. Non erano di quelli perch non erano stati

chiamati secondo il decreto; non erano stati eletti in Cristo prima della creazione del mondo, non avevano ottenuto in lui l'eredit, non erano predestinati secondo il decreto di Colui che opera tutte le cose 56. Infatti se fossero stati tutto questo, sarebbero stati dei loro e con essi senza dubbio sarebbero rimasti. Anche la morte tempestiva una grazia di Dio. 9. 22. E non voglio stare a dire con quanta ampiezza sia possibile a Dio rivolgere alla sua fede le volont degli uomini, distolte o addirittura contrarie. E cos pure egli pu nei loro cuori operare in modo che non cedano ad alcuna avversit e non si allontanino da lui perch vinti da qualche tentazione; infatti in suo potere anche quello che dice l'Apostolo: impedire che siano tentati al di sopra delle loro forze 57. Insomma, per non ripetere tutto ci, Dio, che aveva prescienza della loro caduta, aveva certo la possibilit di toglierli da questa vita prima che ci accadesse. Allora vogliamo tornare al punto di prima e rimettere in discussione quanto sia assurdo dire che gli uomini dopo morti sono giudicati anche per quei peccati che Dio aveva prescienza che avrebbero commesso, se fossero vissuti. Ma questa ipotesi talmente contraria ai sentimenti cristiani, o semplicemente umani, che si ha ritegno perfino di confutarla. Perch allora non si dovrebbe dire che perfino lo stesso Vangelo, che costato ai santi tanta fatica e tribolazioni, stato predicato invano o che a tutt'oggi predicato invano? Cos sarebbe, se gli uomini avessero potuto subire il giudizio anche senza aver ascoltato il Vangelo, semplicemente in base alla prescienza divina della ribellione o dell'obbedienza con cui avrebbero reagito se avessero ascoltato la buona Novella. E non sarebbero state condannate nemmeno Tiro e Sidone, che gi meritavano maggiore indulgenza rispetto a quelle citt nelle quali non si credette, bench vi fossero compiuti da nostro Signore Ges Cristo segni straordinari. Infatti se questi segni fossero avvenuti a Tiro e Sidone, esse avrebbero fatto penitenza nella cenere e nel cilicio 58. Cos parla la Verit e cos con le sue stesse parole il Signore Ges ci addita ancor pi profondamente il mistero della predestinazione. Esempio di Tiro e Sidone. 9. 23. Ci si potrebbe domandare perch tanti miracoli furono compiuti presso coloro che pur avendoli davanti agli occhi non erano destinati a credere, e non lo furono invece presso quelli che, se vi avessero assistito, avrebbero creduto. A ci che risponderemo? Daremo, perch

no?, la stessa risposta che ho addotta nel libro concernente Sei questioni contro i pagani 59, senza voler escludere altre ragioni che uomini d'ingegno acuto possono scoprire. Dato che, come sapete, veniva chiesto perch Cristo fosse venuto dopo un tempo tanto lungo, risposi cos: Il suo Vangelo non fu predicato in certi tempi e in certi luoghi perch Egli nella sua prescienza sapeva che di fronte alla sua predicazione tutti avrebbero reagito come reagirono molti di fronte alla sua presenza corporale, che non vollero credere in lui nemmeno dopo che ebbe risuscitato i morti. Allo stesso modo un poco pi sotto nel medesimo libro e sulla medesima questione scrissi: Che c' di strano se Cristo, sapendo che nei primi secoli tutto il mondo era pieno di gente assolutamente chiusa alla fede, non volle giustamente essere predicato a queste persone? Egli conosceva nella sua prescienza che non avrebbero creduto n alle sue parole n ai suoi miracoli 60. Questo non lo possiamo dire con certezza di Tiro o di Sidone; in esse ravvisiamo che i giudizi divini sono connessi a quelle ragioni segrete della predestinazione su cui allora dissi di non voler dare risposte pregiudiziali. E' certo molto facile mettere sotto accusa la mancanza di fede dei Giudei: essa veniva da una libera volont, dato che non vollero credere ai prodigi tanto grandi compiuti presso di loro. E anche di questo il Signore li incolpa e li rimprovera dicendo: Guai a te, Chorozain e Bethsaida, perch se in Tiro e in Sidone fossero stati fatti i miracoli che sono stati fatti tra di voi, gi da tempo avrebbero fatto penitenza nel cilicio e nella cenere 61. Ma possiamo forse dire che anche gli abitanti di Tiro e di Sidone non vollero credere dopo che avvennero presso di loro simili prodigi o che non avrebbero creduto, se fossero avvenuti? No: il Signore stesso testimonia per essi che avrebbero fatto penitenza con grande umilt, se presso di loro fossero avvenute quelle manifestazioni del potere divino. Eppure nel giorno del giudizio saranno puniti, per quanto con un castigo minore rispetto a quelle citt che non vollero credere neppure dopo la realizzazione dei miracoli. Infatti, proseguendo, il Signore dice: Perci vi dico; Ci sar pi indulgenza per Tiro e Sidone nel giorno del giudizio che per voi 62. Dunque questi saranno puniti pi severamente, Tiro e Sidone saranno trattate con pi indulgenza, ma saranno tuttavia punite. Ora ammettiamo che i morti vengano giudicati secondo le azioni che avrebbero compiuto se fossero vissuti; in base ad una simile premessa gli abitanti di Tiro e di Sidone, poich sarebbero diventati credenti se il Vangelo fosse stato loro predicato con miracoli tanto grandi, non sarebbero affatto da punire; invece saranno puniti. Dunque falso che

i morti vengono giudicati secondo ci che avrebbero compiuto se il Vangelo fosse pervenuto fino a loro da vivi. E se ci falso, non c' motivo di sostenere riguardo ai bambini che vanno in perdizione morendo senza battesimo, che questo per essi avviene meritatamente, perch Dio aveva prescienza che se essi fossero vissuti e fosse stato loro predicato il Vangelo, non avrebbero prestato fede. Non c' altra soluzione: essi restano vincolati al peccato originale, e per questo solo incorrono nella condanna; cos pure vediamo che altri che si trovano nella medesima causa ricevono il dono della rigenerazione solo attraverso la grazia gratuita di Dio. Sempre per il suo occulto ma giusto giudizio, poich presso Dio non c' ingiustizia 63, alcuni che anche dopo il battesimo, per la loro vita pessima devono andare in perdizione, sono trattenuti in questo mondo fino a che effettivamente si perdono; eppure non perirebbero, se la morte corporale li soccorresse, prevenendo la loro caduta. Perch nessun morto viene giudicato dalle azioni buone o cattive che avrebbe compiuto se non fosse morto; altrimenti gli abitanti di Tiro e di Sidone non espierebbero la loro pena in base a quello che compirono, ma piuttosto, in virt di quello che avrebbero compiuto se presso di loro si fossero prodotti quei prodigi evangelici, attraverso una grande penitenza e la fede in Cristo avrebbero ottenuto la salvezza. Altra spiegazione sulla pena di Tiro e Sidone. 10. 24. Un trattatista cattolico non oscuro ha spiegato cos quel passo del Vangelo: egli dice che il Signore ebbe prescienza che gli abitanti di Tiro e di Sidone si sarebbero ritratti in seguito dalla fede, pur essendosi convertiti dopo la realizzazione dei miracoli; e allora Dio per misericordia prefer non compiere nessun prodigio presso di loro, altrimenti essi sarebbero stati soggetti a un castigo pi grave, perch pi grave abbandonare la fede gi avuta che non averla avuta mai. E' l'opinione di un uomo dotto e oltremodo acuto, certo, ma io non ho motivo di esaminare adesso quello che in tale spiegazione si dovrebbe ancora approfondire, dato che ci appoggia cos com', in quello che sosteniamo. Se infatti Dio aveva prescienza che sarebbero ridiventati infedeli e per questo nella sua misericordia non fece presso di essi i miracoli per i quali avrebbero potuto diventare credenti, in modo da non doverli punire pi gravemente, viene dimostrato con sufficiente chiarezza che nessuno da morto viene giudicato per quei peccati che, come Dio prevede, egli commetterebbe se non intervenisse ad impedirglielo un qualche soccorso. Cos diciamo che Cristo prest aiuto

agli abitanti di Tiro e di Sidone, se quell'interpretazione veridica, e prefer che non si accostassero affatto alla fede, piuttosto che con una colpa ben maggiore se ne staccassero poi, giacch Egli aveva prescienza che lo avrebbero fatto, se si fossero convertiti. Bench a questo punto si potrebbe dire: perch piuttosto non fu fatto s che credessero e non fu fornito loro l'aiuto di partire da questa vita prima di abbandonare la fede? Ebbene, io ignoro che cosa si potrebbe rispondere. Se infatti si dice: a chi doveva abbandonare la fede fu concesso come beneficio di non cominciare ad averla perch maggiore sarebbe stata l'empiet di abbandonarla, si dimostra abbastanza che l'uomo non viene giudicato dal male che, come si prevede, far, a meno che non gli si presti un qualunque soccorso perch non lo faccia. Un tale provvedimento fu preso per colui che fu rapito perch la malizia non mutasse la sua mente 64. Ma perch questo stesso provvedimento non fu preso a favore degli abitanti di Tiro e di Sidone, in modo che credessero e venissero rapiti affinch la malizia non mutasse la loro mente? Forse potrebbe rispondere quel dotto a cui parve bene di risolvere la questione in tal modo; io, per quanto riguarda quello che tratto qui, vedo che sufficiente ci: la dimostrazione che gli uomini anche secondo questo parere non sono giudicati in base a quello che non hanno compiuto, anche se si prevedeva che l'avrebbero compiuto. Per quanto, come ho detto, si sente vergogna perfino a respingerla un'opinione come questa, che nei morenti o nei morti siano castigati i peccati di cui si prevedeva il compimento in una vita pi lunga; a trattare simile ipotesi anche ristrettamente anzich tacerla del tutto, si pu dare l'impressione che anche noi l'abbiamo fatta degna di qualche considerazione. Dio ha piet di chi vuole senza considerare i meriti. 11. 25. Allora, come dice l'Apostolo: Non n di colui che vuole n di colui che corre, ma di Dio che ha misericordia 65; egli presta soccorso ai bambini che vuole, anche se questi non vogliono e non corrono, e sono quelli che prima della creazione del mondo elesse in Cristo per dar loro la grazia gratuitamente, cio senza che nessuno di essi avesse alcun merito precedente n di fede n di opere. Anche nel caso degli adulti che previde avrebbero creduto ai suoi miracoli, se fossero stati fatti presso di loro, Egli non aiuta quelli che non vuole; su questi ultimi nella sua predestinazione giudic altrimenti, in maniera occulta certo, ma giusta. Infatti non c' ingiustizia presso Dio, ma imperscrutabili sono i suoi giudizi e impenetrabili le vie 66; d'altronde tutte le vie del

Signore sono misericordia e verit 67. Impenetrabile dunque la misericordia per cui ha piet di chi vuole, senza che questi abbia precedentemente meritato in alcun senso; e impenetrabile la verit per cui indurisce chi vuole 68; quest'ultimo certo lo aveva precedentemente meritato, ma per lo pi anche colui di cui ha misericordia non aveva meritato niente di diverso. Cos pure diversa la fine di due gemelli, dei quali l'uno assunto, l'altro abbandonato, mentre i meriti erano uguali. Di essi uno per la grande bont di Dio viene liberato, mentre l'altro senza nessuna ingiustizia da parte del Signore condannato. O forse ci sar ingiustizia presso Dio? Nemmeno lontanamente, ma impenetrabili sono le sue vie. Dunque senza nutrire dubbi crediamo alla sua misericordia in quelli che sono liberati e alla sua verit in quelli che sono puniti; e non cerchiamo di scrutare ci che imperscrutabile e di penetrare ci che impenetrabile. Dalla bocca dei bambini e dei lattanti Egli prepara la sua lode 69; perci come in questi vediamo che la liberazione di certuni non preceduta da alcun merito nel bene e la condanna di altri solo dagli originali demeriti comuni a tutti, anche negli adulti non dobbiamo esitare assolutamente a riconoscere che avviene lo stesso. Non pensiamo quindi n che ad uno venga data la grazia perch se la meritava, n che ad un altro venga dato il castigo se non perch se lo meritava, sia che i liberati e i puniti abbiano colpe uguali, sia che le abbiano diverse. Perci chi crede di stare in piedi, veda di non cadere 70; e chi si gloria, si glori non in se stesso, ma nel Signore 71. Sulla questione passi de Il libero arbitrio. 11. 26. Ma essi, come voi scrivete, non ammettono che si adduca la condizione dei bambini come esempio di quella degli adulti 72. Ma perch dicono ci, se sono uomini che, diversamente dai pelagiani, non mettono in dubbio l'esistenza del peccato originale, che penetr nel mondo attraverso un solo uomo e che, attraverso l'unico individuo, provoc la condanna di tutti 73 ? Anche i manichei non ammettono tutto ci, quei manichei che non solo non tengono in alcuna autorit le scritture del Libro Antico, ma che accettano con riserva anche quelle che appartengono al Nuovo, prendendo quello che vogliono e respingendo quello che non vogliono come fosse una specie di loro privilegio, anzi di sacrilegio. Contro di essi era la mia trattazione nei libri Sul libero arbitrio, opera che i fratelli credono ora di dovermi contrapporre 74. Ma io non ho voluto risolvere completamente questioni d'una estrema difficolt che pure cadevano in argomento,

perch non fosse troppo lunga un'opera dove io, contro individui tanto perversi, non potevo giovarmi dell'autorit delle Testimonianze divine. Potevo tuttavia, come in effetti feci, concludere con sicurezza che qualunque fosse la vera nelle conclusioni che io mettevo avanti in forma non definitiva, bisognava lodare Iddio in ogni cosa, senza alcuna necessit di credere, come vogliono essi, a due sostanze coeterne e commiste, quella del bene e quella del male. Di tali passi ne ha parlato nelle Ritrattazioni. 11. 27. Dunque, nel primo libro delle Ritrattazioni, opera mia che voi ancora non avete letto, quando sono arrivato a ritrattare proprio questi libri, cio quelli Sul libero arbitrio, mi sono espresso cos: In questi libri, ho detto, sono stati trattati moltissimi argomenti, cosicch alcune questioni che si presentavano non potevo spiegarle completamente e certe altre richiedevano una discussione troppo lunga per quel punto. Allora le ho differite, badando per a questo: se uno stesso problema presentava due o pi facce, senza che si potesse distinguere quale soluzione fosse meglio in accordo con la verit, il nostro ragionamento portava sempre a concludere che qualunque fosse tra di esse la vera, risultava in ogni caso la convinzione o addirittura la dimostrazione che Dio dev'essere lodato. In realt quella disputa era stata intrapresa contro gli eretici convinti che il male non trae origine dal libero arbitrio; se cos, essi sostengono, a Dio, creatore di tutte le nature, dovrebbe essere riferita ogni colpa. In questo modo, secondo l'errore a cui li trascina la loro empiet (infatti parlo dei manichei), vogliono introdurre una natura del male immutabile e coeterna a Dio 75. Allo stesso modo un po' pi avanti, in un altro passo [dicevo]: Poi abbiamo detto da quale miseria giustissimamente inflitta ai peccatori ci libera la grazia di Dio. Infatti l'uomo, di sua iniziativa, cio per il libero arbitrio, poteva cadere ma non sollevarsi; a questa condizione di miseria risultante da una giusta condanna appartiene l'ignoranza e la difficolt di cui ogni uomo soffre fin dal primo momento della sua nascita; da questo male non viene liberato nessuno se non per grazia di Dio. Ma i pelagiani, negando il peccato originale, non vogliono riconoscere che questa miseria discende dalla giusta condanna; per quanto, anche se l'ignoranza e la difficolt fossero le condizioni originarie proprie della natura umana, nemmeno a questo patto dovremmo incolpare Dio; anzi lo dovremmo lodare, come abbiamo sostenuto sempre nel terzo libro. E questa tesi bisogna dimostrarla contro i manichei, i quali non accettano le sante Scritture dell'Antico Libro che contengono la

narrazione del peccato originale, e sostengono con detestabile impudenza che tutto ci che a questo riguardo si legge poi nelle Lettere apostoliche stato introdotto da corruttori delle Scritture, mentre la verit che stato asserito dagli Apostoli. Ma contro i pelagiani bisogna difendere proprio questo punto, cio la caduta a causa del peccato originale, perch esso affermato da tutt'e due le Scritture che essi professano di accettare 76. Cos ho detto nel primo libro delle Ritrattazioni, riesaminando i libri Sul libero arbitrio. Ma non ho espresso certamente queste sole osservazioni su questi libri, anzi ne ho fatte molte altre ancora, che ho ritenuto troppo lungo e superfluo inserire in quest'opera dedicata a voi. Potrete giudicare da soli, penso, quando leggerete tutto. Nel terzo libro Sul libero arbitrio dunque ho discusso il problema dei bambini in questo modo: ammettiamo pure che sia vero quello che dicono i pelagiani, che l'ignoranza e la difficolt, senza le quali nessun uomo nasce, sia la condizione originaria propria della condizione umana e non il suo castigo; ebbene i manichei resterebbero sconfitti lo stesso, essi che sostengono due nature coeterne, cio quella del bene e quella del male. Ammessa pure l'ipotesi che ho presentato, sarebbe forse per questo da mettersi in dubbio o da abbandonare la fede che la Chiesa cattolica difende proprio contro i pelagiani e secondo la quale esiste il peccato originale, che contratto con la generazione dev'essere sciolto con la rigenerazione? Anche questi nostri fratelli ammettono con noi tale fatto, cosicch su questo punto ci troviamo insieme a distruggere l'errore dei pelagiani. Ma per quale motivo pensano poi di dover mettere in dubbio che Dio strappi dal potere delle tenebre e trasferisca nel regno del Figlio diletto 77 anche i bambini ai quali concede la sua grazia attraverso il sacramento del Battesimo? E se ad alcuni la concede, ad altri no, per quale motivo non vogliono cantare al Signore la sua misericordia e il suo giudizio 78 ? In quanto al perch sia data ad alcuni piuttosto che ad altri: Chi ha conosciuto il pensiero del Signore? 79. Chi sarebbe capace di scrutare l'imperscrutabile, chi di penetrare l'impenetrabile? Grazia gratuita e perci vera grazia. 12. 28. Si dimostra dunque che la grazia di Dio non viene data secondo i meriti di chi la riceve, ma secondo quanto piace alla volont di lui, in lode e gloria della sua stessa grazia 80, affinch chi si gloria in nessun modo si glori in se stesso, ma nel Signore 81. Egli la d agli uomini che vuole, perch misericordioso, ma anche se non la d, giusto; e non

la d a chi non la vuole dare, affinch renda note le ricchezze della sua gloria verso i vasi di misericordia 82. Infatti dando ad alcuni quello che non meritano, vuole che la sua grazia sia davvero gratuita, e perci autentica; ma non dandola a tutti mostra la condanna che tutti meritano. Egli buono nel beneficiare alcuni determinati, giusto nel punire gli altri; buono in tutti perch bont quando si corrisponde ci che dovuto, e giusto in tutti perch giustizia quando si dona senza danno di nessuno quello che non dovuto. Obiettano i pelagiani: grazia simile al fato, se non data secondo i nostri meriti. 12. 29. Ma la grazia di Dio che non assegnata secondo i meriti, cio la grazia autentica, si pu difendere anche se i bambini battezzati, come pensano i pelagiani, non vengono strappati alla potenza delle tenebre, giacch non sono colpevoli secondo loro di nessun peccato, ma vengono semplicemente trasferiti nel regno del Signore. Anche cos infatti viene concesso il regno senza che coloro ai quali viene concesso abbiano per niente meritato nel bene, e senza che abbiano mal meritato non viene concesso a quelli a cui non viene concesso. E questo quello che andiamo ripetendo contro i pelagiani, quando ci obiettano che se diciamo che la grazia di Dio non viene assegnata secondo i nostri meriti, la attribuiamo in realt al fato. Sono essi, piuttosto, che nel caso dei bambini attribuiscono la grazia di Dio al fato; infatti sono loro a parlare di fato, dove non c' merito. Anche secondo gli stessi pelagiani non si pu proprio ritrovare nei bambini alcun merito in base al quale alcuni di essi vengano mandati nel regno, altri invece ne vengano respinti. Anche ora, per mostrare che la grazia di Dio non viene data secondo i nostri meriti, ho preferito difendere questa certezza secondo entrambe le convinzioni. Secondo la nostra, diciamo che i bambini sono vincolati al peccato originale; secondo quella dei pelagiani viene negata l'esistenza di questo peccato; eppure non vedo la necessit di mettere in dubbio che i bambini abbiano un peccato che viene perdonato da Colui che fa salvo il popolo suo dai suoi peccati 83. In questo stesso modo nel terzo libro Sul libero arbitrio mi sono opposto ai manichei secondo una duplice tesi: ho considerato infatti sia che l'ignoranza e la difficolt, senza le quali nessun uomo nasce, siano un castigo, sia che costituiscano la condizione originaria propria della natura umana. Tuttavia tengo ferma la prima delle due ipotesi, che io ho espressa anche in quell'opera abbastanza chiaramente: che questa non la natura che l'uomo ebbe

quando fu creato, ma il castigo che ebbe quando fu condannato 84. Ancora sulla causa dei bambini. 12. 30. Invano dunque si eccepisce su quel mio vecchio libro, per impedirmi di svolgere la questione dei bambini come la devo svolgere e di dimostrare attraverso di essa alla luce della limpida verit che la grazia di Dio non viene data secondo i meriti degli uomini. Infatti quando iniziai da laico i libri Sul libero arbitrio e da sacerdote li portai a termine, ancora ero in dubbio se i bambini che non rinascono nel Battesimo siano condannati e se quelli che rinascono siano liberati; per nessuno, io penso, sar tanto ingiusto e malevolo da vietarmi di progredire e da pensare che io dovevo rimanere in quell'incertezza. Ma se uno comprende pi rettamente, non creder che io dovessi avere necessariamente dei dubbi a questo proposito solo perch mi sembr di dover confutare in quella maniera coloro contro i quali mi rivolgevo; io potevo ammettere cio che ricadesse sui bambini il castigo del peccato originale, come pretende la verit, oppure che non avvenisse nulla del genere, come alcuni pensano erroneamente, tuttavia entrambe le premesse non consentivano di riconoscere la permistione di due nature, quella del bene e quella del male, secondo l'eresia introdotta dai manichei. Dunque guardiamoci dall'abbandonare a quel punto la causa dei bambini, dicendo che per noi incerto se quei bambini che muoiono rigenerati in Cristo passano alla salvezza eterna e quelli non rigenerati invece alla seconda morte. Infatti le parole della Scrittura: Attraverso un solo uomo entr nel mondo il peccato e attraverso il peccato la morte; e cos passata in tutti gli uomini 85, non si possono intendere rettamente che in un modo. E nessuno, bambino o adulto, liberato dalla morte perpetua che la giustissima retribuzione del peccato, se non da Colui che mor perch ci fossero rimessi i peccati, originali o commessi da noi personalmente, senza averne lui stesso alcuno, n originale n personale. Ma perch Egli libera alcuni piuttosto che altri? Lo ripetiamo ancora e ancora, senza spazientirci: O uomo, chi sei tu per rispondere a Dio? 86. Imperscrutabili sono i suoi giudizi e impenetrabili le sue vie! 87. A questo aggiungiamo: Non cercare ci che troppo difficile per te e non scrutare ci che ti inaccessibile 88. L'assurdit dei futuribili. 12. 31. Vedete infatti, carissimi, quanto sia assurdo e alieno dalla correttezza della fede e dalla schiettezza della verit il dire che i

bambini morti sono giudicati secondo quello che Dio ha prescienza che farebbero, se vivessero. Eppure alcuni sono costretti ad arrivare a questa convinzione, anche se certamente ogni sentimento umano fondato su di un minimo di ragione, e soprattutto ogni sentimento cristiano, l'aborrisce. Vi si costretti quando ci si vuole sottrarre agli errori dei pelagiani, pensando per ancora di dover credere e per di pi proclamare che la grazia di Dio attraverso Ges Cristo nostro Signore, la sola a venirci in aiuto dopo la caduta del primo uomo che ci ha travolti, viene data secondo i nostri meriti. Eppure Pelagio stesso, di fronte ai vescovi orientali che dovevano giudicarlo, condann questa tesi per paura di essere condannato lui. Allora non parliamo di questo argomento, cio che i morti avrebbero potuto compiere delle opere sia buone sia cattive se fossero vissuti, dato che esse non esistono e non esisteranno nemmeno nella prescienza di Dio. Se non diciamo questo, e vedete che grande errore si commette nel dirlo, che cosa rester, quando avremo cacciata la nebbia della controversia, se non ammettere che la grazia di Dio non viene data secondo i nostri meriti, come appunto sostiene la Chiesa cattolica contro l'eresia pelagiana e come si scorge nella pi aperta verit soprattutto nei bambini? Infatti non il destino che costringe Dio a prestare aiuto ad alcuni bambini e ad altri no, quando la causa comune agli uni e agli altri. Oppure penseremo che nel caso dei bambini le cose umane siano guidate non dalla divina provvidenza, ma dai casi fortuiti, proprio quando si tratta di condannare o di liberare anime razionali, mentre neppure un passero cade in terra senza la volont del Padre nostro che nei cieli 89 ? O ancora, se i bambini muoiono senza battesimo bisogner attribuirlo alla negligenza dei genitori, cosicch in tal caso non c'entrerebbero affatto i giudizi divini? Come se i piccoli stessi che muoiono in questo modo nel peccato si fossero scelti di propria volont al momento della nascita genitori negligenti nei loro confronti! E che dire quando un bambino talvolta spira prima che gli si possa prestare soccorso attraverso il ministero del battezzatore? Parecchie volte infatti, anche se i genitori si affrettano e i ministri sono pronti a impartire il Battesimo al bambino, esso non gli viene dato lo stesso poich non vuole Dio, che non lo trattiene in questa vita appena quel tanto necessario a fargli somministrare il sacramento. E che vogliamo dire poi del fatto che talvolta si potuto prestare il soccorso del Battesimo a bambini figli di non credenti perch non andassero in perdizione, e a figli di credenti no? Qui certamente si dimostra che presso Dio non ci sono riguardi personali 90, altrimenti libererebbe i

figli di chi lo venera piuttosto che quelli dei suoi nemici. Anche per Pelagio la grazia non data secondo i nostri meriti. 13. 32. Ordunque, dato che adesso trattiamo del dono della perseveranza, per qual motivo a uno che sta per morire non battezzato si presta il soccorso di non morire senza battesimo e a un battezzato che deve cadere non si presta il soccorso di morire prima? Vorremmo ancora una volta dar retta all'assurdit per cui si sostiene che non giova affatto ad alcuno di morire prima della caduta, perch sar giudicato secondo quelle azioni che Dio antevedeva che egli avrebbe fatto se fosse vissuto? Un pensiero cos stravolto e tanto violentemente contrario all'integrit della fede, chi lo vorr ascoltare pazientemente? Chi lo vorr sopportare? Eppure costretto a dire ci chi non ammette che la grazia di Dio non viene data secondo i nostri meriti. Ma se uno non vuole sostenere una tesi irragionevole come questa: chiunque muore viene giudicato dalla prescienza divina secondo quello che egli avrebbe fatto se fosse vissuto, e se uno scorge quanto siano grandi e manifeste la falsit e l'assurdit di una simile convinzione, non c' pi motivo di ripetere quello che la Chiesa ha condannato nei pelagiani e ha fatto condannare da Pelagio stesso, cio che la grazia viene data secondo i nostri meriti. Infatti vedono che da questa vita alcuni bambini sono tolti non rigenerati, per passare alla morte eterna, altri rigenerati per passare alla vita eterna; e che di quelli stessi rigenerati, alcuni partono da questo mondo dopo aver perseverato fino alla fine, altri vi sono trattenuti finch non cadono. Eppure non sarebbero certamente caduti, se avessero potuto partire di qui prima di cadere; e altri ancora dopo essere caduti non escono da questa vita finch non si ravvedono; e sarebbero periti, se fossero usciti prima di ravvedersi. Conclusione. 13. 33. Da tutto ci si dimostra abbastanza chiaramente che la grazia di Dio che ci fa sia iniziare sia perseverare fino alla fine, non viene data secondo i nostri meriti; anzi viene data secondo la volont di Dio, segretissima, ma anche giustissima, sapientissima, generosissima, perch quelli che ha predestinato, li ha anche chiamati 91 con quella chiamata di cui detto: Senza ripensamenti sono i doni e la chiamata di Dio 92. Gli uomini non devono mai affermare con sicurezza che un individuo appartiene a quella chiamata, se non quando sia uscito da questa vita; ma in questa vita umana che sulla terra una tentazione

93, chi crede di stare in piedi veda di non cadere 94. Per ci appunto (come abbiamo detto sopra 95 ), quelli che non sono destinati a perseverare sono mescolati dalla previdentissima volont di Dio a quelli che sapranno perseverare, affinch apprendiamo a non presumere grandezze, ma a piegarci alle cose umili 96 e con timore e tremore ci adoperiamo per la nostra salvezza: Dio infatti quello che opera in noi il volere e l'operare secondo le sue intenzioni 97. Noi dunque vogliamo, ma Dio che opera in noi il volere; noi dunque operiamo, ma Dio che opera in noi l'operare, secondo il suo beneplacito. Questo utile a noi di credere e di sostenere, questo pio, questo vero, affinch la nostra confessione sia umile e sottomessa e sia rapportato tutto a Dio. Pensando crediamo, pensando parliamo, pensando facciamo, qualunque cosa sia quello che facciamo, ma in quello che riguarda la via della piet e il vero culto di Dio, non siamo capaci di pensare qualcosa da soli, come venisse proprio da noi, ma la nostra sufficienza proviene da Dio 98. Infatti non sono in nostro potere i nostri cuori e i nostri pensieri 99, e lo stesso Ambrogio che si era espresso cos, dice anche: Chi tanto beato che nel suo cuore si elevi sempre verso Dio? Ma come pu avvenire ci senza l'aiuto divino? In nessun modo, certo. Anche precedentemente, egli continua, la medesima Scrittura dice: "Beato l'uomo il cui ausilio vien da te, o Signore; l'elevazione nel suo cuore" 100. E se Ambrogio diceva ci, di sicuro non solo lo leggeva nelle Sacre Scritture, ma lo sentiva anche nel suo cuore, cosa che trattandosi di un uomo simile non si pu mettere in dubbio. Dunque quello che si chiede nei sacri misteri ai fedeli, cio che abbiano il cuore in alto verso Dio, si riconosce come un dono del Signore; e per questo dono il sacerdote dopo tale richiamo esorta, coloro ai quali l'ha rivolto, a rendere grazie al Signore Dio nostro; ed essi rispondono che ci degno e giusto. Se infatti il nostro cuore non in nostro potere, ma sostenuto dall'aiuto divino, per elevarsi e per provare il gusto delle cose di lass, dove Cristo, assiso alla destra di Dio, non di quelle della terra 101, a chi bisogna render grazie di una cosa tanto grande se non al Signore nostro Dio che la concede, che attraverso tale beneficio, liberandoci dalla bassezza di questo mondo, ci elesse e ci predestin prima della creazione del mondo? Bisogna predicare la predestinazione. 14. 34. Ma dicono che la dottrina della predestinazione controproducente per l'efficacia della predicazione. Come se fosse

stata controproducente la predicazione dell'Apostolo! Non forse vero che quel grande, dottore delle genti nella fede e nella verit, ha insistito tante volte anche sulla predestinazione e non per questo cess di predicare la parola di Dio? Anche se diceva: Dio infatti quello che opera in voi il volere e l'operare secondo le sue intenzioni 102, nel medesimo tempo egli stesso ci esortava, sia perch volessimo ci che piace a Dio, sia perch lo mettessimo in pratica. Diceva: Colui che ha iniziato in voi un'opera buona, la porter a termine fino al giorno di Cristo Ges 103, per consigliava anche gli uomini a iniziare e a perseverare fino alla fine. Veramente il Signore stesso ha ordinato agli esseri umani di credere, dicendo: Credete in Dio e credete in me 104; eppure non per questo si tratta di una proposizione falsa o di una spiegazione vana quando dice: Nessuno viene a me, cio nessuno crede in me, se non gli stato dato dal Padre mio 105. E nemmeno potremo rovesciare l'ordine e dire che se vera questa spiegazione, allora vana quella prescrizione. Per qual motivo dunque dovremmo pensare che per predicare, per insegnare, per prescrivere, per riprendere, tutte cose cui la Scrittura divina ricorre continuamente, sia inutile la dottrina della predestinazione, quando la Scrittura stessa v'insiste? E' la prescienza e la preparazione divina dei benefici. 14. 35. O forse qualcuno oser dire che Dio non conosceva per prescienza coloro a cui avrebbe concesso di credere o coloro che avrebbe dato al Figlio suo, perch di essi non perdesse nessuno 106 ? Ma se aveva prescienza di queste cose, certo l'aveva anche dei suoi benefici con cui si degna di liberarci. Questa la predestinazione dei santi, nient'altro: cio la prescienza e la preparazione dei benefici di Dio, con i quali indubbiamente sono liberati tutti quelli che sono liberati. E tutti gli altri dove sono lasciati dal giusto giudizio divino se non nella massa della perdizione? Dove sono stati lasciati gli abitanti di Tiro e di Sidone, che pure avrebbero potuto credere, se avessero visto quelle prodigiose manifestazioni di Cristo? Per a loro non era stato concesso di credere e quindi fu loro negato anche il mezzo di credere. Da ci si vede che certuni hanno per natura fra le loro qualit spirituali un dono divino d'intelligenza per cui si muoverebbero verso la fede, se udissero parole o vedessero miracoli proporzionati alla loro mentalit; eppure, se per il superiore giudizio di Dio la predestinazione della grazia non li ha differenziati dalla massa di perdizione, non sono impiegati per loro quelle parole e quei prodigi divini per mezzo dei

quali potrebbero credere, udendoli e vedendoli personalmente. Nella stessa massa di perdizione furono lasciati anche i Giudei, che non poterono credere ai miracoli tanto grandi e splendidi compiuti al loro cospetto. Il Vangelo non tace sul motivo che imped loro di credere, quando dice: Ma bench avesse fatto tanto grandi miracoli di fronte a loro, non credettero in lui perch si adempissero le parole dette dal profeta Isaia: Signore, chi ha creduto alla nostra predicazione? E il braccio del Signore a chi stato rivelato? E non potevano credere perch ancora aveva detto Isaia: Ha accecato i loro occhi e indurito il loro cuore perch non vedano con gli occhi e non comprendano con il cuore, n si convertano, n io li risani 107. Non erano accecati alla stessa maniera gli occhi n cos indurito il cuore degli abitanti di Tiro e di Sidone, perch questi avrebbero creduto, se avessero veduto i miracoli come li videro costoro. Per a loro non giov il fatto che potevano credere, perch non erano stati predestinati da Colui del quale imperscrutabili sono i giudizi e impenetrabili le vie; n ai Giudei avrebbe creato ostacolo il fatto che non potevano credere, se fossero stati predestinati in modo che Dio illuminasse la loro cecit e volesse togliere ai loro petti induriti il cuore di pietra. Quello che il Signore disse agli abitanti di Tiro e di Sidone forse si pu intendere in un qualche altro modo 108, ma nessuno viene a Cristo se non quello a cui stato dato, e viene dato a coloro che sono stati eletti in lui prima della creazione del mondo; questo senza dubbio confessa colui che ode la parola divina con l'orecchio della carne senza aver sordo il cuore. E tuttavia questa predestinazione, che viene spiegata abbastanza apertamente dalle stesse parole del Vangelo, non impedisce che il Signore anche per l'inizio dica quello che ho ricordato poco sopra: Credete in Dio e credete in me 109, e per la perseveranza: Bisogna sempre pregare e non venire mai meno 110. Ascoltano queste parole e le applicano quelli ai quali stato dato; ma non le applicano, sia che le odano, sia che non le odano, quelli ai quali non stato dato, perch a voi, dice, stato dato di conoscere il mistero del regno dei cieli; a loro invece non stato dato 111. E la prima cosa appartiene alla misericordia, l'altra al giudizio di Colui a cui dice l'anima nostra: Canter a te, Signore, la [tua] misericordia e il [tuo] giudizio 112. Bisogna predicare tanto la fede e la perseveranza quanto la predestinazione. 14. 36. Dunque predicare la predestinazione non deve impedire di predicare la fede che persevera e progredisce, cos che odano quello

che devono udire coloro ai quali stata concessa l'obbedienza; infatti: Come potranno udire senza uno che predichi? 113. Ma viceversa predicare la fede che progredisce e persevera fino alla fine non deve impedire di predicare la predestinazione, affinch chi vive con fede e obbedienza non si inorgoglisca di questa obbedienza come di un bene suo, non ricevuto, ma chi si gloria, si glori nel Signore 114. In nulla dobbiamo gloriarci, dal momento che nulla ci appartiene 115. Questo appunto vide con fede piena Cipriano e con piena sicurezza espresse, dichiarando in queste parole la perfetta certezza della predestinazione. Infatti se in niente dobbiamo gloriarci, dal momento che niente ci appartiene, allora non bisogna gloriarsi nemmeno della pi perseverante obbedienza, e non bisogna neppure chiamarla nostra, come se non ci fosse donata dall'alto. Anch'essa dono di Dio e Dio, come professa ogni cristiano, seppe in prescienza che l'avrebbe donata ai chiamati con quella vocazione di cui si detto: Senza ripensamenti sono i doni e la chiamata di Dio 116. Questa dunque la predestinazione che con fede e umilt predichiamo. E quell'uomo che sapeva insegnare ed agire, come credette in Cristo e visse perseverando pienamente nella santa obbedienza fino al martirio per Cristo, non per questo cess di predicare il Vangelo, di esortare alla fede, alla condotta pia e alla stessa perseveranza fino alla fine. Tuttavia con l'espressione: In niente dobbiamo gloriarci, dal momento che niente ci appartiene, senza alcuna ambiguit ha indicato qual la grazia di Dio autentica: essa cio quella che non viene data secondo i nostri meriti; ma poich Dio aveva prescienza che l'avrebbe data, in queste parole di Cipriano senza dubbio affermata la predestinazione; e se questo non imped a Cipriano di predicare l'obbedienza, non deve certo impedirlo neppure a noi. Il dono di ascoltare con obbedienza. 14. 37. Dunque bench diciamo che l'obbedienza un dono di Dio, tuttavia esortiamo gli uomini ad essa. Ma a quelli che ascoltano con obbedienza l'esortazione proveniente dalla verit appunto stato dato un dono di Dio, cio di ascoltare con obbedienza; a quelli che non ascoltano con questo atteggiamento, il dono non stato dato. Infatti non stato uno qualunque, ma Cristo, a dire: Nessuno viene a me se non gli stato dato dal Padre mio 117; e: A voi stato dato di conoscere il mistero del regno dei cieli; a loro invece non stato dato 118. Inoltre sulla continenza ha affermato: Non tutti capiscono questa parola, ma quelli ai quali stato dato 119. E quando l'Apostolo esorta

gli sposi alla pudicizia coniugale dice: Vorrei che tutti gli uomini fossero come me stesso; ma ciascuno ha un proprio dono da Dio, uno in un modo, uno in un altro 120. Con queste parole dimostra chiaramente che non solo la continenza un dono di Dio, ma anche la castit dei coniugati. Ora, bench tutto ci sia vero, noi esortiamo lo stesso a queste virt, per quanto concesso alle possibilit di ciascuno di noi, perch anche questo dono di Colui in mano del quale siamo noi e i nostri discorsi 121. Per cui l'Apostolo dice: Secondo la grazia che mi stata data, come un sapiente architetto ho posto le fondamenta 122. E in un altro passo: A ciascuno come il Signore ha dato; io ho piantato, Apollo ha irrigato, ma Dio dette la crescita. Pertanto n chi pianta qualcosa n chi irriga, ma Dio che d la crescita 123. E perci esorta e predica rettamente solo colui che ne ha ricevuto il dono e solo colui che ne ha ricevuto il dono ascolta con obbedienza quella retta esortazione e quella retta predicazione. Ecco il motivo per cui il Signore, parlando a coloro che tengono aperte le orecchie della carne, diceva: Chi ha orecchie da intendere, intenda 124; Egli sapeva senza dubbio che non tutti hanno orecchie da intendere. Ma il Signore stesso mostra da chi le hanno avute tutti quelli che le hanno, quando dice: Dar loro un cuore per conoscermi e orecchie per ascoltarmi 125. Dunque avere orecchie da intendere appunto il dono dell'obbedienza, affinch quelli che lo hanno vengano a Colui al quale nessuno viene se non gli stato dato dal Padre suo. Esortiamo dunque e predichiamo; quelli che hanno orecchie da intendere, ci ascoltano con obbedienza; ma per coloro che non le hanno si verifica quello che scritto: affinch intendendo non intendano 126; cio: pur intendendo con il senso del corpo, non intenderanno con l'assenso del cuore. Ma perch alcuni hanno orecchie da intendere ed altri no, cio perch ad alcuni stato concesso dal Padre di venire al Figlio e ad altri no? In quanto a questo chi comprese il pensiero del Signore o chi ne fu il suo consigliere? 127. Oppure si pu rispondere: Chi sei tu, o uomo, per rispondere a Dio? 128. Forse bisogner negare quello che manifesto perch non si pu capire quello che occulto? Forse, dico io, quando scorgiamo che una cosa in un determinato modo, sosterremo il contrario per il fatto che non possiamo scoprire perch in quel modo? La predestinazione non vanifica la correzione pi della prescienza. 15. 38. Ma dicono, come voi scrivete: "Nessuno si pu incitare con il pungolo del rimprovero, se si dir nelle riunioni della Chiesa di fronte a

molti ascoltatori: Cos sta la sentenza decretata dalla divina volont sulla predestinazione; alcuni di voi, ricevuta la volont di obbedire, dalla mancanza di fede verranno alla fede, oppure ricevuta la perseveranza, nella fede rimarranno; ma voi altri tutti che indugiate nei piaceri del peccato, per questo che non ve ne siete ancora rialzati, perch l'aiuto della grazia misericordiosa non vi ha fino a questo momento sollevato. Ma se voi siete di quelli non ancora chiamati, che per il Signore nella sua grazia ha predestinato all'elezione, riceverete quella grazia dalla quale vorrete essere eletti e lo sarete; se siete di quelli che obbediscono, ma predestinati ad essere respinti, vi saranno sottratte le forze dell'obbedienza perch cessiate di obbedire" 129. Anche se si dice tutto ci, pure tutto questo non ci deve distogliere dal confessare la vera grazia di Dio, cio quella che non viene data secondo i nostri meriti, e dal confessare contemporaneamente secondo questa grazia la predestinazione dei santi. Cos pure non siamo distolti dal confessare la prescienza di Dio, anche se di essa qualcuno parla al popolo in questa maniera: "Sia che voi viviate ora rettamente, sia che no, in seguito sarete quelli che Dio sapeva nella sua prescienza che sareste stati, buoni se vi previde buoni, cattivi se vi previde cattivi". Allora, se dopo aver udito ci alcuni si rivolgono all'indolenza e all'apatia e da un atteggiamento solerte precipitano dietro le loro concupiscenze nella dissolutezza, forse per questo bisogner pensare che falso quanto stato detto sulla prescienza di Dio ? Non forse vero che se Dio ha avuto prescienza che essi sarebbero stati buoni, essi saranno buoni, per quanto grande sia la cattiveria in cui si trovino ora, e che se invece Dio ha previsto che sarebbero stati cattivi, cattivi saranno, per quanto grande sia la bont in cui li possiamo vedere al presente? Ci fu un tale nel nostro monastero che quando i confratelli lo biasimavano perch faceva cose che non doveva fare, dava questa risposta: "Comunque io sia ora, sar quello che Dio ha previsto che sarei stato". E senz'altro diceva la verit, ma per questo non progrediva nel bene; anzi arriv a tal punto nel male che, abbandonata la comunit monastica divenne come un cane che ritorna sul suo vomito; eppure a tutt'oggi incerto cosa sia destinato a diventare. Dunque forse per anime come questa bisogna negare o tacere le verit che si affermano nella prescienza di Dio, e proprio allora tacerle, quando a tacerle si incorre in altri errori? Quelli che non pregano perch Dio conosce ci che ci necessario. 16. 39. Ci sono anche quelli che per questo motivo non pregano o

pregano con freddezza, perch sanno, per averlo detto il Signore, che Dio conosce ci che necessario per noi prima che noi glielo chiediamo 130. E allora per simili individui penseremo che bisogna tralasciare la verit di questa affermazione o che bisogna cancellarla dal Vangelo? Al contrario: come risulta, Dio ha preparato alcuni doni che far anche a chi non li implora, come l'inizio della fede, altri che far solo a chi li implora, come la perseveranza fino alla fine; allora colui che pensa di poter avere da se stesso questa virt, non pregher per ottenerla. Dunque bisogna guardarsi dal pericolo di lasciare estinguere la preghiera e divampare l'orgoglio per paura di diminuire il fervore dell'esortazione. Quando opportuno tacere e quando bisogna parlare. 16. 40. Si dica allora la verit, specialmente quando qualche problema spinge a dirla; e lasciamo che quelli che ne sono capaci comprendano; altrimenti, se si tace per quelli che non possono capire, non solo sono defraudati della verit, ma sono addirittura conquistati dal falso quelli che potrebbero conquistare il vero e con esso mettersi al riparo dalla falsit. E' facile, anzi anche utile, tacere qualche verit a causa dei poco dotati. Infatti per questo stato detto dal Signore: Ho ancora molte cose da dirvi, ma per il momento non siete ancora in grado di portarle 131, e dall'Apostolo: Non potei parlare a voi come a uomini spirituali, ma come a uomini carnali; come a bambini in Cristo vi diedi a bere latte, non cibo solido; infatti non eravate ancora in grado di riceverlo e ancora non lo siete 132. Per quanto, usando un certo modo di esprimersi, pu avvenire che ci che si dice sia latte per i bambini e cibo solido per gli adulti; cos se diciamo: In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio 133, quale cristiano pu tacere queste verit? Ma quale cristiano pu comprenderle? E che cosa di pi elevato si pu ritrovare nella sana dottrina? Eppure questo non viene taciuto n ai bambini n ai grandi, n i grandi lo tengono nascosto ai bambini. Ma un conto quando c' una ragione per tacere una verit, e un altro conto quando c' una necessit per dirla. Sarebbe lungo ricercare e riferire qui tutte le cause per tacere la verit; ma tuttavia una anche questa: non rendere peggiori quelli che non comprendono per voler rendere pi dotti quelli che comprendono, quando questi ultimi senza diventare pi dotti, con il nostro silenzio non diventano nemmeno peggiori. Ma se una verit di tal fatta che, quando noi gliela riveliamo, chi non pu capire diventa peggiore, e quando invece manteniamo il silenzio, diventa peggiore chi pu capire, in tal caso che

dovremo fare? Non bisogner forse dire la verit affinch chi pu comprendere comprenda, piuttosto che tacere? Tacendo non solo nessuno dei due comprende, ma chi pi intelligente, personalmente peggiora. Al contrario, se quest'ultimo sentisse e capisse, per mezzo di lui anche parecchi altri apprenderebbero. Infatti quanto pi uno capace di apprendere, tanto pi adatto ad insegnare agli altri. Il nemico della grazia c'incalza e ci forza in tutte le maniere per farci credere che essa data secondo i nostri meriti, in modo da non essere pi grazia 134; e noi non vorremo dire tutto quello che possiamo in base all'autorit della Scrittura? Temiamo che dalle nostre parole sia offeso chi non pu capire la verit; e non dovremmo temere che con il nostro silenzio chi in grado di capirla cada vittima del falso? Predicare la predestinazione per non dimenticare che sono doni di Dio sia la grazia che la perseveranza sino alla fine. 16. 41. Allora bisogna predicare la predestinazione nel modo evidente in cui la santa Scrittura ne parla, e dire che nei predestinati i doni e la chiamata del Signore sono senza ripensamenti, oppure confessare che la grazia di Dio data secondo i nostri meriti, come intendono i pelagiani, per quanto, come abbiamo detto gi pi volte, negli Atti dei vescovi orientali leggiamo che questa tesi fu condannata per bocca dello stesso Pelagio 135. Ma questi ai quali rivolta la nostra attenzione sono molto lontani dall'aberrante eresia pelagiana; bench non vogliano ancora riconoscere come predestinati coloro che attraverso la grazia di Dio divengano e permangano obbedienti, tuttavia gi ammettono che questa grazia previene la volont di coloro ai quali data. Questa ammissione evidentemente fatta perch si creda che la grazia viene data gratuitamente, come sostiene la verit, e non per merito della volont che l'ha preceduta, come pretende contro la verit l'eresia pelagiana. Dunque la grazia previene anche la fede; altrimenti, se la fede che previene la grazia, senza dubbio la previene anche la volont, perch la fede senza la volont non pu esistere. Se invece la grazia previene la fede, poich previene la volont, certo previene ogni forma di obbedienza; previene anche la carit, che l'unica virt con la quale si obbedisce a Dio in maniera autentica e dolce; e tutte queste qualit la grazia che le previene e le opera in colui al quale concessa. 17. 41 Fra questi beni resta la perseveranza fino alla fine, che invano si richiederebbe a Dio ogni giorno, se Dio stesso, prestando orecchio a

colui che prega, non l'operasse in lui attraverso la sua grazia. Ormai vi accorgerete quanto sia alieno dalla verit negare che sia un dono di Dio la perseveranza fino alla fine della vita terrena, dal momento che Dio stesso mette fine a questa vita quando vuole, e se vi mette fine prima di una caduta imminente, fa perseverare l'uomo fino alla fine. Ma pi mirabile e per i fedeli pi evidente la sovrabbondanza della bont divina, perch questa grazia data anche ai bambini, in un'et in cui non pu essere donata l'obbedienza. Dunque tutti questi doni Dio li pu fare a chi vuole, ma in ogni caso ha previsto certamente che li far e li ha preparati nella sua prescienza. Quelli che ha predestinato, li ha anche chiamati 136, di quella chiamata della quale, non mi stanco mai di ricordarlo, detto: Senza ripensamenti sono i doni e la chiamata di Dio 137. Infatti nella sua prescienza che non pu ingannarsi n cambiare, predestinare per Dio disporre le sue opere future: questo esattamente e nient'altro. Se Dio ha prescienza che uno sar casto, quest'individuo, bench di ci egli non abbia certezza, si adopera per essere casto; cos quello che ha predestinato ad essere casto, bench anch'egli non ne possa essere certo, non cessa di adoperarsi allo stesso scopo, quando sente che quello che diventer lo diventer per dono di Dio. Al contrario il suo sentimento di carit ne gioisce, ed egli non prova orgoglio 138, come se quello che ha non lo avesse ricevuto. Non solo dunque se si predica la predestinazione costui non viene impedito dal praticare la castit, ma anzi riceve aiuto affinch chi si gloria si glori nel Signore 139. Confronto con le altre virt. 17. 42. Ma quello che ho detto della castit si pu ripetere come verissimo anche della fede, della piet, della carit, della perseveranza e, per non continuare a citarle una per una, di ogni forma di obbedienza con la quale ci si sottomette a Dio. Questi nostri fratelli lasciano in nostro potere solo l'inizio della fede e la perseveranza fino alla fine; essi non credono che queste due virt siano doni di Dio e quindi escludono che per ottenerle e conservarle sia Dio ad operare i nostri pensieri e le nostre volont; ogni altra cosa per ammettono che sia lui a concederla e che il credente la ottenga da lui attraverso la fede. Ma allora perch, quando si tratta di raccomandare e predicare tutte queste altre virt, non temono anche in questo caso che la dottrina della predestinazione possa costituire un ostacolo? Forse sosterranno che nemmeno queste sono predestinate? Di conseguenza, o esse non sono date da Dio, oppure Egli non sapeva che le avrebbe

date. Ma se sono date da Dio ed Egli aveva prescienza che le avrebbe concesse, allora sicuro che le ha predestinate. Essi stessi esortano alla castit, alla carit, alla piet e a tutte le altre virt che confessano essere doni di Dio; non possono d'altronde negare che Egli ha avuto prescienza di questi doni e che quindi essi sono stati predestinati. Infine non dicono nemmeno che queste loro esortazioni subiscono un impedimento se si predica la predestinazione divina, cio se si predica che Dio ebbe prescienza di questi suoi doni futuri. Allora alla stessa maniera si avvedano che non vengono ostacolate le loro esortazioni n alla fede n alla perseveranza, se riconoscono che anche queste, come vero, sono doni di Dio, che Egli ne ebbe prescienza e che perci la loro largizione fu predestinata. Piuttosto comprendano che ad essere ostacolato e sovvertito, quando si predica la predestinazione, solo quell'errore assolutamente rovinoso per cui si dice che la grazia di Dio data secondo i nostri meriti, con la conseguenza che chi si gloria, non si gloria nel Signore, ma in se stesso. Secondo i pelagiani non si deve predicare che la fede e la perseveranza sono doni di Dio. 17. 43. Quelli che possiedono il dono di volare avanti con il loro ingegno, sopportino che io mi soffermi a spiegare tutto ci pi chiaramente a coloro che sono un po' tardi. Dice l'apostolo Giacomo: Se qualcuno di voi manca della sapienza, la chieda a Dio che concede a tutti a profusione e non rimprovera, e gli sar data 140. E' scritto anche nei Proverbi di Salomone: Il Signore d la sapienza 141. L'autorit del libro della Sapienza stata utilizzata da grandi e dotti uomini che commentarono le Scritture divine prima di noi, e riguardo alla continenza vi si legge: Sapendo che nessuno pu essere continente se non lo concede Dio; e questo stesso apparteneva alla sapienza, sapere di chi era questo dono 142. Ecco dunque due doni di Dio: sapienza e continenza, per non parlare degli altri. Anche per questi nostri fratelli ci pacifico; infatti non sono pelagiani che lottino contro questa trasparente verit con la dura aberrazione degli eretici. ha principio da noi ad ottenere che ci siano date da Dio queste virt"; di questa fede essi pretendono che appartenga a noi cominciare ad averla e permanervi fino alla fine, come se non la ricevessimo da Dio. Ma con questa pretesa senza dubbio si contraddicono le parole dell'Apostolo: Cosa possiedi infatti che tu non abbia ricevuto? 143. E viene contraddetto anche il martire Cipriano, quando raccomanda: Non dobbiamo gloriarci in nulla perch nulla ci appartiene 144. Ma noi

abbiamo un bel ripetere tutte queste cose e molte altre ancora fino alla noia; abbiamo dimostrato che sia l'inizio della fede sia la perseveranza fino alla fine sono doni di Dio, che Dio non poteva non avere prescienza di tutti i suoi futuri doni, quali sarebbero stati e a chi li avrebbe dati, e che perci quelli che Egli libera e incorona sono oggetto della sua predestinazione. Dopo tutto ci essi pensano ancora di dover obiettare: "La dottrina della predestinazione contraria a una predicazione efficace, perch dopo averla ascoltata nessuno pu pi essere stimolato con il pungolo del rimprovero". Dicendo ci, non vogliono che si predichi agli uomini che giungere alla fede e permanervi sono doni di Dio, perch non sembri che invece di esortarli li si induca alla disperazione; infatti ascoltando rifletterebbero che per l'ignoranza umana resta incerto a chi Dio largisca questi doni e a chi no. E allora perch anche loro predicano in accordo con noi che sono doni di Dio la sapienza e la continenza? Essi affermano che queste due virt sono doni di Dio, ma secondo loro in questo caso non viene ostacolata l'esortazione che rivolgiamo agli uomini ad essere sapienti e continenti. Dunque per quale motivo sostengono che noi non possiamo pi esortare gli uomini a venire alla fede e a rimanervi fino alla fine, se diciamo che anche questi ultimi sono doni di Dio, come pure comprovato dalla testimonianza delle sue Scritture? Perch allora dichiarano doni di Dio la sapienza e la continenza? 17. 44. Ecco, tacciamo della continenza e trattiamo ora della sola sapienza; l'apostolo Giacomo, che abbiamo gi citato, dice: La sapienza che viene dall'alto in primo luogo pudica, poi pacifica, moderata, conciliante, piena di misericordia e di buoni frutti, senza parzialit, senza simulazione 145. Vi vorrete accorgere allora, ve ne scongiuro, di quanti e quanto grandi beni sia ricolma la sapienza che discende dal Padre della luce? Ogni concessione ottima, dice ancora l'Apostolo, e ogni dono perfetto viene dall'alto, discendendo dal Padre della luce 146. Perch dunque, per tralasciare il resto, rimproveriamo gli impudichi e i litigiosi, se predichiamo loro che la sapienza pudica e pacifica un dono di Dio? E perch non abbiamo timore che essi, non potendo conoscere la volont divina, trovino in questa predicazione maggior motivo per disperarsi che per lasciarsi esortare? Potrebbero anche essere stimolati dal pungolo del rimprovero non contro se stessi, ma piuttosto contro di noi, perch li biasimiamo di non avere ci che proprio noi sosteniamo non essere procurato dalla volont umana, ma donato dalla generosit divina. Perch la predicazione di questa

grazia non ha distolto lo stesso apostolo Giacomo dal rimproverare i turbolenti? Infatti egli dice: Se avete invidia amara e ci sono discordie nei vostri cuori, non ve ne gloriate e non siate mendaci contro la verit; questa non la sapienza che discende dall'alto, anzi terrena, carnale, diabolica; dove infatti c' invidia e discordia, l c' disordine ed ogni opera cattiva 147. Dunque bisogna rimproverare i turbolenti secondo le testimonianze della Parola divina e secondo le regole di condotta che questi fratelli hanno in comune con noi; e non resta impedito il rimprovero, se predichiamo che la sapienza pacifica, in base alla quale si correggono i litigiosi e si risanano, un dono di Dio. A questo stesso modo bisogna riprendere quelli che non hanno fede o quelli che non permangono nella fede, e la predicazione della grazia di Dio, che insiste nel presentare la fede e la perseveranza nella fede come doni di Dio, non impedisce questa riprensione. Infatti vero che dalla fede si ottiene la sapienza, come dice l'apostolo Giacomo: Se qualcuno di voi manca della sapienza, la chieda a Dio che concede a tutti a profusione e non rimprovera, e gli sar data; e poi aggiunge: La chieda con fede senza affatto esitare 148. Ora, anche se la fede data prima che la chieda colui che la riceve, non si dovr dire che non un dono di Dio, ma che proviene da noi, perch ci stata data senza che noi l'avessimo chiesta. L'Apostolo infatti dice chiarissimamente: Pace ai fratelli e carit con la fede da Dio Padre e dal Signore Ges Cristo 149. Dunque da chi concede la pace e la carit proviene anche la fede, per cui chiediamo a lui non solo che essa sia accresciuta a chi la possiede, ma anche che sia concessa a chi non la possiede. I fratelli marsigliesi dovrebbero esortare a quelle sole virt che secondo loro provengono da noi: l'inizio della fede e la perseveranza. 17. 45. Ma questi ai quali rivolgiamo la nostra trattazione, vanno proclamando, vero, che predicare la predestinazione e la grazia impedisce di esortare, per poi non esortano solo a quei doni che sostengono non dati da Dio, ma provenienti da noi stessi, come sono l'inizio della fede e la perseveranza in essa fino alla fine; eppure questo esclusivamente dovrebbero fare: solo esortare i non credenti alla fede e i credenti a rimanere nella fede. Ma ci sono anche le virt che essi riconoscono insieme con noi come doni di Dio per demolire in accordo con le nostre tesi l'errore dei Pelagiani, e queste sono la pudicizia, la continenza, la pazienza e le altre qualit per mezzo delle quali si vive rettamente e che si ottengono dal Signore con la fede; ora riguardo ad esse dovrebbero mostrare che bisogna invocarle, ma

limitarsi solo a questo: ad invocarle o per se stessi o per gli altri, senza esortare nessuno ad imprenderle e a mantenerle. Invece esortando con ogni loro energia anche alle virt di questo genere e sostenendo che gli uomini di queste esortazioni hanno bisogno, dimostrano a sufficienza che non vengono impedite con tale predicazione nemmeno le esortazioni alla fede e alla perseveranza fino alla fine, se predichiamo che queste sono doni di Dio e che non provengono a nessuno da se stesso, ma sono dispensate dal Signore. Le parole Non spingerci in tentazione dimostrano che la perseveranza un dono di Dio. 17. 46. "Ma ciascuno abbandona la fede per colpa sua, quando cede e consente alla tentazione che lo induce ad abbandonarla". E chi lo nega? Ma non per questo bisogner dire che la perseveranza nella fede non un dono di Dio. E' questo che ogni giorno chiede chi dice: Non spingerci in tentazione 150, e se esaudito la riceve; ma se chiede ogni giorno di perseverare, evidentemente non spera di trovare la sua perseveranza in se stesso, ma in Dio. Ora io non voglio sovraccaricare la mia dimostrazione di troppe parole, ma piuttosto lascio loro da riflettere, perch scorgano dove vada a parare l'idea di cui sono persuasi: "predicando la predestinazione si insinua in chi ascolta pi la disperazione che l'esortazione". Questo equivale a dire che l'uomo dispera della sua salvezza proprio quando ha appreso a non riporla in se stesso ma in Dio, mentre invece il Profeta grida: Maledetto chiunque ha speranza nell'uomo 151. Nella Scrittura la predestinazione pu essere chiamata anche prescienza. 17. 47. Questi sono dunque doni di Dio, che vengono dati agli eletti chiamati secondo il decreto, e fra questi doni c' sia l'incominciare a credere sia il perseverare nella fede fino al termine di questa vita, come abbiamo provato con testimonianze tanto motivate e autorevoli; questi doni di Dio, dico, se non esiste la predestinazione che noi sosteniamo, non sono oggetto della prescienza divina, e invece lo sono; questa allora la predestinazione che difendiamo. 18. 47. Per questo talvolta si indica questa predestinazione con il nome di prescienza, come dice l'Apostolo: Dio non ripudi il suo popolo che conobbe in precedenza 152. Qui l'espressione: conobbe in precedenza s'intende rettamente solo con "predestin", come

dimostra il contesto del brano. Infatti parlava del residuo di Giudei che furono salvati, mentre tutti gli altri perivano. Pi sopra aveva ricordato come il Profeta parlava ad Israele: Tutto il giorno tesi le mie mani ad un popolo disobbediente e ribelle 153; e come se gli venisse replicato: "Dove sono finite le promesse di Dio ad Israele?", l'Apostolo subito prosegue: Dico dunque forse che Dio ha ripudiato il suo popolo? Neppure lontanamente: infatti anch'io sono israelita della stirpe di Abramo, della trib di Beniamino 154; e vuole dire: Infatti anch'io sono di questo popolo. Poi aggiunge la frase che ora esaminiamo: Dio non ripudi il suo popolo, che conobbe in precedenza. E per dimostrare che il residuo fu riservato per grazia di Dio, non per i meriti delle loro opere, aggiunge: Non conoscete che cosa dice la Scrittura dove parla di Elia, in qual modo egli si lamenta con Dio contro Israele? 155, con quello che segue. Ma qual la risposta divina a lui? Ho riservato per me settemila uomini, che non curvarono il ginocchio davanti a Baal 156. Non dice: sono stati riservati a me, oppure: si sono riservati a me, ma: Ho riservato per me. Cos, dice, anche al tempo presente c' un residuo per elezione della grazia. Ma se per la grazia, non per le opere; altrimenti la grazia non pi grazia 157. E ricollegando tutto quello che ho gi riferito sopra, esclama: E allora? E a questa interrogazione risponde: Quello che Israele cercava, non l'ha ottenuto; ma la parte eletta l'ha ottenuto; gli altri sono stati accecati 158. Dunque vuol far capire che questa parte eletta e questo residuo che fu creato per elezione della grazia il popolo che Dio non ha ripudiato perch lo conobbe in precedenza. Questa l'elezione con la quale Egli elesse in Cristo prima della creazione del mondo quelli che volle, perch fossero santi e immacolati al suo cospetto in carit, predestinandoli ad essere figli d'adozione 159. A nessuno dunque che comprenda queste espressioni permesso di negare o dubitare che le parole dell'Apostolo: Dio non ripudi il suo popolo, che conobbe in precedenza, vogliano significare la predestinazione. Il Signore conobbe in precedenza il residuo che Egli stesso avrebbe creato per elezione della grazia. Questo significa dunque che lo predestin; infatti se lo predestin, senza dubbio lo conobbe in precedenza; ma predestinare per Dio conoscere in precedenza quello che Egli stesso far. Gli antichi commentatori della Scrittura testimoniano circa la predestinazione. 19. 48. Allora quando nei commentatori della parola di Dio leggiamo il termine di "prescienza" a proposito della chiamata degli eletti, che

cosa c'impedisce di intendere appunto la predestinazione ? Infatti forse essi vollero su tale argomento usare la parola "prescienza" perch si comprende pi facilmente e non contraria, anzi in pieno accordo con la verit di quanto noi predichiamo sulla predestinazione della grazia. Io questo so, che nessuno ha mai potuto discutere, se non errando, contro questa predestinazione che noi sosteniamo in base alle sante Scritture. Ma a quelli che sull'argomento ricercano il parere di commentatori penso che debbano bastare due uomini santi, famosi e lodati per ogni dove nel campo della fede e della dottrina cristiana, Cipriano ed Ambrogio, dai quali abbiamo tratto testimonianze tanto perspicue. Debbono bastare per tutti e due gli scopi, cio a credere e a predicare in tutto e per tutto, come appunto bisogna credere e predicare, che la grazia di Dio gratuita, e a respingere l'idea che questa predicazione sia di ostacolo all'altra con la quale esortiamo i pigri o rimproveriamo i malvagi. Anche questi due dotti hanno predicato la grazia di Dio in tal modo che uno di essi ha ammonito: In nulla dobbiamo gloriarci perch nulla ci appartiene 160; e l'altro: Non sono in nostro potere il nostro cuore e i nostri pensieri 161; eppure non hanno mai cessato di esortare e rimproverare perch fossero adempiuti i precetti divini. E non ebbero paura di sentirsi rispondere: Perch ci esortate, perch ci rimproverate, se non dipende da noi di possedere alcun bene e se non in nostro potere il nostro cuore? In nessun modo questi santi potevano temere una simile obiezione, perch comprendevano che a pochissimi fu donato di ricevere la dottrina della salvezza senza il tramite della parola umana, solo per grazia di Dio stesso e degli angeli dei cieli, mentre a molti fu donato di credere in Dio per mezzo degli uomini. Per in qualsiasi maniera sia presentata all'uomo la parola divina, sicuramente dono di Dio che egli l'ascolti cos da obbedirla. Cipriano, Ambrogio, Gregorio. 19. 49. Per questo gli insigni trattatori delle divine Scritture nominati sopra predicarono, come bisogna predicare, la vera grazia di Dio, cio quella che nessun merito umano precede; ed esortarono nello stesso tempo con vigore ad adempiere i divini precetti, perch quelli che avevano il dono dell'obbedienza udissero i comandamenti ai quali dovevano obbedire. Infatti se ci fosse qualche nostro merito che precedesse la grazia, certo si tratterebbe del merito o di un'azione o di una parola o di un pensiero, e per pensiero s'intende anche la volont buona; ma ha raccolto nella maniera pi breve ogni genere di meriti

colui che dice: In nulla ci dobbiamo gloriare, perch nulla ci appartiene 162. E anche l'altro, affermando: Non sono in nostro potere il nostro cuore e i nostri pensieri 163, non ha escluso dalla sua negazione n i fatti n le parole, dato che non c' alcuna azione o parola dell'uomo che non proceda dal cuore e dal pensiero. Cipriano, martire tanto glorioso e dottore tanto perspicuo, come poteva chiarire in maniera pi completa questo punto se non ricordandoci nell'Orazione domenicale che bisogna pregare anche per i nemici della fede cristiana? Con ci chiarisce quello che pensa sull'inizio della fede, cio che anch'esso un dono di Dio, e ci fa vedere che la Chiesa di Cristo prega ogni giorno per la perseveranza fino alla fine perch anche questa solo Dio che la dona a quelli che la mettono in pratica. Anche il beato Ambrogio, esponendo quello che dice l'evangelista Luca: E' parso bene anche a me 164, commenta: E' possibile che non sia parso bene a lui solo quello che egli dichiara gli parve bene. Effettivamente quella decisione non parve bene unicamente in base alla volont umana, ma fu presa come piacque a Cristo che parla in me 165, il quale fa s che ci che buono possa apparire buono anche a noi; difatti se ha misericordia di uno, gli rivolge anche la sua chiamata. E perci chi segue Cristo, se gli si chiede perch ha voluto essere cristiano, pu rispondere: "E' parso bene anche a me". Ma dicendo cos, non nega che sia parso bene anche a Dio; Dio infatti che prepara la volont degli uomini 166, e l'onore che il santo rende a Dio una grazia di Dio 167. Sempre nella medesima opera, cio nell'Esposizione del Vangelo di Luca, giunto al passo ove si narra che i Samaritani non vogliono accogliere il Signore diretto a Gerusalemme, scrive: Contemporaneamente apprendi che fu lui a non voler essere accolto da chi si era convertito non sinceramente. Infatti se avesse voluto, da mancanti di devozione com'erano, li avrebbe resi devoti. Ma il motivo per cui non lo ricevettero lo ricorda lo stesso Evangelista quando dice: "Perch era diretto a Gerusalemme" 168. I discepoli bramavano di essere ricevuti in Samaria, ma il Signore chiama quelli che gli sembra giusto chiamare e rende religioso chi vuole 169. Che cerchiamo di pi evidente, che cerchiamo di pi luminoso dei commentatori della parola di Dio, se ci piace di udire anche da questi ci che gi chiaro nelle Scritture? Ma ai nostri due, che pure dovrebbero bastare, aggiungiamo per terzo anche il santo Gregorio, secondo la cui testimonianza dono di Dio sia credere in lui, sia confessare quello che crediamo; infatti dice: Vi raccomando, confessate la Trinit in una divinit sola o, se volete, dite che Essa in

una sola natura; e si supplicher Dio perch vi sia data la voce dello Spirito Santo, cio si pregher Dio perch permetta che vi sia data la voce per poter confessare quello che credete. La dar infatti, ne sono certo; Colui che dette ci che primo dar anche ci che secondo 170. Chi ha concesso di credere, conceder anche di confessare la giusta fede. Accordo tra questi grandi dottori. 19. 50. Questi dottori tanto grandi dicono dunque che non c' alcunch di cui ci possiamo gloriare come se fosse nostro e non ce l'abbia dato Dio; dicono che il nostro cuore e i nostri pensieri non sono in nostro potere; essi danno tutto a Dio e confessano che tutto riceviamo da lui: sia di rivolgerci a lui per essergli fedeli, sia di ritenere buono anche noi quello che buono e di volerlo a nostra volta. Noi riceviamo dal Signore anche il dono di onorarlo e di accogliere Cristo in modo che dopo aver mancato di devozione diventiamo devoti e religiosi, crediamo nella Trinit e confessiamo anche con le parole quello che crediamo; tutti questi beni li attribuiscono senza esitazione alla grazia di Dio, li riconoscono per doni di Dio, testimoniano che provengono non da noi ma da lui a noi. O forse qualcuno vorr dire che essi si limitano a confessare a questo modo la grazia di Dio, permettendosi contemporaneamente di negare la prescienza, quando quest'ultima confessata non solo dai dotti, ma perfino dagli ignoranti? Ora, se essi invece non potevano concepire che cos: Dio concede questi doni avendo prescienza che li conceder e non potendo ignorare a chi li conceder, senza alcun dubbio riconoscevano la predestinazione, che stata predicata dagli Apostoli e che noi difendiamo con dedizione e scrupolo ancora maggiori contro i nuovi eretici. E se quei dottori predicavano l'obbedienza ed esortavano con tutto il fervore di cui erano capaci a questa virt, non era assolutamente giusto dire loro: Se non volete che nel nostro cuore si raggeli l'obbedienza alla quale cercate di infiammarci, non predicateci la grazia di Dio in questo modo, venendoci a dichiarare che lui a concedere quelle cose che voi ci esortate a fare. Come si pu predicare la predestinazione? 20. 51. Dunque tanto gli Apostoli quanto i Dottori della Chiesa che succedettero ad essi e li imitarono facevano entrambe le cose, cio predicavano secondo verit la grazia di Dio, che non data secondo i nostri meriti, e insegnavano la pia obbedienza ai precetti della

salvezza. Allora per quale motivo questi nostri fratelli, assediati dalla forza invincibile della verit, pensano di avere una giusta risposta in queste parole: Anche se vero quello che si sostiene sulla predestinazione dei benefici divini, tuttavia non bisogna predicarlo alle folle 171 ? No, bisogna proprio predicarlo, perch chi ha orecchie da intendere, intenda 172. Ma chi che le possiede, se non chi le ha ricevute da Colui che dice: Dar ad essi un cuore per conoscermi ed orecchie che intendano 173 ? Certamente chi non le ha ricevute, respinga la parola, purch chi la comprende la raccolga e la beva, la beva e viva. Come infatti bisogna predicare la piet perch colui che ha orecchie da intendere onori Dio rettamente, bisogna predicare la pudicizia perch colui che ha orecchie da intendere non usi in modo illecito ci che destinato alla generazione, bisogna predicare la carit perch chi ha orecchie da intendere ami Dio e il prossimo, cos bisogna predicare anche la predestinazione dei benefici di Dio perch chi ha orecchie da intendere si glori non in se stesso, ma nel Signore. Lo stesso Ag. predic la predestinazione prima ancora dell'eresia pelagiana. 20. 52. Quando poi dicono: Non era necessario turbare i cuori di tante persone meno intelligenti con i dubbi di una simile disputa, perch senza questa teoria della predestinazione la fede cattolica stata difesa per tanti anni non meno efficacemente sia contro diversi eretici sia soprattutto contro i pelagiani 174, e citano numerosi trattati precedenti o di altri cattolici o nostri, a questo punto mi meraviglio molto che dicano cos. Essi non badano, che proprio i nostri libri, per non parlare delle opere degli altri, sono stati scritti e pubblicati anche prima che cominciassero ad apparire i pelagiani, e non vedono in quanti passi di essi colpivamo senza saperlo quella futura eresia, predicando che con la grazia Dio ci libera dai nostri errori e costumi malvagi e che Egli fa ci secondo la gratuita misericordia sua, anche se non precedono da parte nostra meriti nel bene. Tutto questo cominciai a dirlo con maggiore pienezza in quella trattazione che scrissi per Simpliciano di beata memoria, vescovo della Chiesa di Milano, al principio del mio episcopato, quando compresi ed affermai che anche l'inizio della fede dono di Dio 175. Anche nelle Confessioni. 20. 53. Inoltre, quale mia opera si fatta conoscere pi vastamente e con maggior diletto delle Confessioni? Anche quella la pubblicai prima

che nascesse l'eresia pelagiana e in essa dissi ripetutamente al nostro Dio: Da' quello che ordini, e ordina quello che vuoi 176. E queste mie parole Pelagio non le pot tollerare, quando furono ricordate in sua presenza a Roma da un confratello e mio collega nell'episcopato; anzi, cercando di contraddirle con un po' troppa foga, quasi litig con quello che le aveva ricordate. Ma cos' che Dio ordina in primo luogo e con maggior forza, se non di credere in lui? E proprio lui concede di credere, se giusto che gli si dica: Da' quello che ordini. E sempre in quei libri ho narrato della mia conversione, quando Dio mi riport a quella fede che io straziavo, cianciando proprio come un miserabile e un pazzo furioso. Se vi ricordate, con il mio racconto mostrai che mi fu concesso di non perire grazie alle lacrime quotidiane e piene di fede di mia madre 177. E in quel passo ho appunto predicato che Dio con la sua grazia rivolge alla retta fede le volont degli uomini non solo rivolte altrove, ma addirittura rivolte contro di essa. In qual modo inoltre pregai Dio per la perseveranza che progredisce, lo sapete e potete controllarlo quando volete. Dunque riguardo a tutti quei doni di Dio che sempre in quell'opera ho auspicato e celebrato, chi oserebbe non dico negare, ma appena dubitare che Dio aveva prescienza della loro futura concessione e che mai poteva non sapere a chi li avrebbe concessi? Questa la predestinazione manifesta e certa dei santi, che poi la necessit ci costrinse a difendere con dedizione e scrupolo ancora maggiori, quando ormai eravamo in polemica contro i pelagiani. Infatti sappiamo che ciascuna delle diverse eresie ha introdotto nella Chiesa le sue divergenze, contro le quali abbiamo dovuto difendere la Scrittura divina con pi accuratezza di quanto si fa se non ci costringe nessuna necessit del genere. Che cosa stato infatti che in questo nostro lavoro ci ha costretto a difendere con maggior completezza e chiarezza i passi della Scrittura nei quali si ribadisce la predestinazione, se non il fatto che i pelagiani dicono che la grazia di Dio data secondo i nostri meriti? E questa affermazione che altro se non l'assoluta negazione della grazia? Bisogna predicare la predestinazione per difendere in maniera inoppugnabile la vera grazia di Dio. 21. 54. Dunque per demolire questa convinzione misconoscente verso Dio, nemica ai benefici gratuiti con i quali il Signore ci libera, sosteniamo che sia l'inizio della fede, sia la perseveranza in essa sino alla fine, secondo le Scritture, di cui abbiamo gi molto parlato, sono doni di Dio. Infatti se ammettiamo che l'inizio della fede proviene da

noi e che per questo meritiamo di ricevere tutti gli altri doni di Dio, i pelagiani ne deducono che la grazia di Dio viene data secondo i nostri meriti. Ma questa conclusione la fede cattolica l'aborrisce a tal punto che, temendo di essere condannato, Pelagio stesso la condann. Ugualmente se diciamo che la nostra perseveranza proviene da noi, non dal Signore, allora essi possono replicare che noi abbiamo da noi stessi tanto l'inizio della fede come la fine, attraverso questa argomentazione: che assai a maggior ragione noi abbiamo da noi stessi l'inizio, se da noi abbiamo il rimanere fino alla fine, dato che portare a termine cosa maggiore che iniziare. Cos ancora una volta concludono che la grazia di Dio data secondo i nostri meriti. Ma se l'una e l'altra cosa sono doni di Dio e Dio ebbe prescienza (e chi lo pu negare ?) che avrebbe concesso questi suoi doni, bisogna predicare la predestinazione, affinch la vera grazia di Dio, cio quella che non viene data secondo i nostri meriti, possa essere difesa con una trincea inoppugnabile. Quanto affermato ne L'utilit del rimprovero... gi affermato precedentemente. 21. 55. E poi in quel libro che s'intitola L'utilit del rimprovero e la grazia, le cui copie non furono sufficienti per tutti coloro che mi portano affetto, ho ribadito che anche la perseveranza fino alla fine un dono di Dio 178, esprimendomi, a quanto penso, in termini tanto energici ed evidenti come prima non avevo fatto in alcun altro passo, se la memoria non m'inganna, o quasi in nessun altro. Eppure anche in quello che ho detto nell'opera appena uscita, qualcuno mi ha preceduto. In realt il beato Cipriano, commentando le richieste che avanziamo nella Orazione domenicale, proprio nella prima di esse, come ho gi ricordato, sostiene che noi chiediamo la perseveranza; secondo la sua asserzione, quando noi diciamo: Sia santificato il nome tuo 179, dopo essere stati ormai santificati nel battesimo, preghiamo di perseverare in ci che abbiamo cominciato ad essere. D'altronde quelli che mi amano e verso i quali per questo io non devo essere ingrato, professano di abbracciare tutte le mie convinzioni, come voi scrivete, eccetto questa su cui verte il presente problema; allora io dico: prendano in esame le ultime parti del primo dei due libri che ho scritto all'inizio del mio episcopato al vescovo milanese Simpliciano, prima che apparisse l'eresia pelagiana. Vi rimane forse qualcosa che possa mettere in dubbio la nostra tesi: la grazia di Dio non viene data secondo i nostri meriti? Non ho dimostrato a sufficienza in quei passi

che l'inizio della fede un dono di Dio? Da tutto ci che vi si dimostra non consegue con chiarezza, bench non sia detto espressamente, che anche la perseveranza fino alla fine non altro che un dono di Dio che ci ha predestinati al suo regno e alla sua gloria? E poi anche la lettera, ormai contro i pelagiani, che scrissi al santo vescovo di Nola, Paolino, lettera alla quale hanno cominciato a controbattere ora, non l'ho pubblicata forse parecchi anni fa? E prendano in esame anche quella che inviai a Sisto, prete della Chiesa di Roma, quando affrontammo la fase pi aspra del nostro conflitto contro i pelagiani, e vi troveranno lo stesso contenuto di quella di Paolino. Da tutto ci rileviamo che questi concetti erano stati pronunciati e scritti contro l'eresia pelagiana gi da diversi anni, questi concetti che adesso, cosa strana, sono loro sgraditi. A parte il fatto che nessuno secondo me dovrebbe abbracciare totalmente le mie tesi, ma decidere di seguirmi solo in quelle in cui gli sia ben chiaro che io non ho errato. Infatti ora vengo componendo dei libri nei quali ho intrapreso a ritrattare le mie opere proprio per dimostrare che io non sono stato coerente in tutte neppure con me stesso; al contrario, penso, con la misericordia di Dio ho composto i miei scritti sempre progredendo, perch non ho certo cominciato dalla perfezione. Anche alla mia et attuale parlerei fondandomi pi sulla presunzione che sulla verit, se dicessi di essere ormai arrivato alla perfezione e di non commettere pi nessun errore in ci che scrivo. Ma quello che importa quanto gravemente uno sbaglia e su quali argomenti, con quanta facilit disposto a correggere il suo errore o invece con quanta ostinazione cerca di difenderlo. Bisogna nutrire buona speranza in un uomo, se l'ultimo giorno della vita terrena lo coglie a tal punto nel suo progredire che si possa completare quello che mancato al suo progresso e lo si giudichi degno di perfezionamento piuttosto che di castigo. E' dunque eccessivo continuare a negare la predestinazione. 21. 56. Per queste ragioni se io non voglio riuscire ingrato verso quegli uomini che hanno preso a volermi bene perch, prima ancora di volermi bene, trassero un qualche profitto dalla mia fatica, quanto maggiormente vorr non essere ingrato verso Dio, che noi non ameremmo se lui per primo non ci avesse amato e non avesse provocato il nostro amore per lui? Perch la carit deriva da lui 180, come affermarono coloro che Egli rese grandi non solo nell'amarlo, ma anche nel predicarlo. Che c' di pi ingrato che negare appunto la grazia di Dio, dicendo che essa data secondo i nostri meriti? Questo

l'argomento che la fede cattolica aborrisce nei pelagiani, che ha imputato a Pelagio come delitto capitale, che lo stesso Pelagio ha condannato non certo per amore della divina verit, ma per timore della propria condanna. Ma chiunque ha ripugnanza a sostenere, come avviene in ogni fedele cattolico, che la grazia di Dio data secondo i nostri meriti, badi di non sottrarre neppure la fede alla grazia di Dio: infatti per questa grazia che ha ottenuto la misericordia di essere fedele 181, quindi attribuisca alla grazia anche la perseveranza fino alla fine. Questa perseveranza gli ottiene ci che chiede ogni giorno: la misericordia di non essere abbandonato alla tentazione. Tra l'inizio della fede e la perfezione della perseveranza ci sono in mezzo quei beni che ci consentono di vivere rettamente, e anche i nostri fratelli convengono che questi ci sono concessi da Dio e che la fede a farceli ottenere. Ma tutti questi doni, cio l'inizio della fede e tutti gli altri fino alla fine, Dio ebbe prescienza che li avrebbe elargiti a quelli che ha chiamato. Dunque davvero un accanimento eccessivo contraddire la predestinazione o dubitare di essa. Occorre certo discernimento nel predicarla. 22. 57. Eppure essa dev'essere predicata non senza prudenza alla gente, altrimenti la folla inesperta o di pi lenta intelligenza pu credere che la predestinazione sia messa sotto accusa proprio nel momento in cui la predichiamo; a questa maniera pu sembrare oggetto di critica anche la prescienza di Dio (che certo non possono negare), se la si presenta cos alla gente: "Sia che corriate, sia che dormiate, sarete solo quello che di voi ha conosciuto nella sua prescienza Colui che non si pu ingannare". Sarebbe un comportamento da medico indegno di fiducia o di scarsa esperienza applicare un medicamento anche utile, ma in maniera che non giova o nuoce. Cos invece bisogna dire: Correte in modo da riportare il premio 182 e da comprendere per mezzo della vostra stessa corsa che voi siete stati conosciuti fin dal principio come quelli che avrebbero corso lealmente 183; e in altre maniere ancora si pu predicare la prescienza di Dio per ottenere il risultato di contrastare l'indolenza dell'uomo. Esempi. 22. 58. Dunque la sentenza decretata della divina volont sulla predestinazione sta cos: alcuni, ricevuta la volont di obbedire, dalla mancanza di fede si convertono alla fede o vi perseverano; gli altri

invece, che indugiano nel godimento di peccati meritevoli di condanna, se sono anch'essi predestinati, non se ne rialzano fino al momento in cui li solleva l'aiuto della grazia misericordiosa; se ve ne sono alcuni che non sono stati ancora chiamati, ma che Egli nella sua grazia ha predestinati all'elezione, riceveranno questa grazia per la quale essi vorranno essere eletti e lo saranno. Se invece alcuni altri obbediscono, ma non sono stati predestinati al suo regno e alla sua gloria, il loro stato temporaneo e non rimarranno fino alla fine in questa obbedienza. Dunque bench queste affermazioni rispondano a verit, tuttavia non devono essere espresse di fronte a molti ascoltatori in modo da rivolgere il discorso proprio alle loro persone e da riferire ad essi quelle parole dei nostri confratelli che avete introdotto nelle vostre lettere e che io ho riportato pi sopra: Cos sta la sentenza decretata dalla divina volont sulla predestinazione: alcuni di voi, dalla mancanza di fede sono venuti ad essa per aver ricevuto la volont di obbedire. Che bisogno c' di dire: Alcuni di voi? Se parliamo alla Chiesa di Dio, se parliamo a credenti, per qual motivo, dicendo che alcuni di essi sono venuti alla fede, dobbiamo dare l'impressione che facciamo ingiuria agli altri, quando possiamo dire in maniera pi corrispondente: Cos dispone la volont di Dio sulla predestinazione: che dalla mancanza di fede veniate ad essa per aver ricevuta la volont di obbedire, e nella fede rimaniate per aver ricevuto la perseveranza? Esempi. 22. 59. E non bisogna assolutamente esprimersi nemmeno in questo modo: "Ma voi altri tutti che indugiate nei godimenti del peccato, non ve ne siete ancora rialzati perch l'aiuto della grazia misericordiosa non vi ha fino a questo momento sollevati"; bene e convenientemente si pu e si deve dire: Se per voi ancora indugiate nel godimento di peccati meritevoli di condanna, afferrate la disciplina che d la salvezza 184. E quando avrete realizzato ci, non inorgoglitevi come se lo aveste ottenuto in seguito ad azioni vostre, e non gloriatevene come se non l'aveste ricevuto: Dio infatti che opera in voi il volere e l'operare, secondo le sue intenzioni 185; dal Signore sono diretti i vostri passi 186 affinch voi vogliate camminare nella sua via, e dalla vostra stessa corsa, se buona e retta, imparate che voi fate parte dei predestinati alla grazia divina. Esempi.

22. 60. E se il concetto che segue lo esprimiamo cos: "D'altronde, se voi siete di quelli che non sono stati ancora chiamati, ma che Egli nella sua grazia ha predestinato all'elezione, riceverete questa grazia per la quale vorrete essere eletti e lo sarete", la formulazione sarebbe pi cruda del dovuto; infatti dobbiamo pensare che non parliamo a uomini qualsiasi, ma alla Chiesa di Cristo. Perch infatti non dire piuttosto: E se alcuni non sono stati ancora chiamati, preghiamo per loro affinch vengano chiamati? Pu darsi che essi siano predestinati in questo modo: che la loro salvezza sia stata rimessa alle nostre preghiere e che essi attraverso le preghiere ricevano la grazia per la quale vorranno essere eletti e lo saranno. Dio infatti, che d compimento a tutti i disegni che ha predestinato, ha voluto anche che noi pregassimo per i nemici della fede, per farci comprendere da qui che proprio lui a concedere di credere anche agli infedeli e a farli volere anche se non vogliono. Esempi. 22. 61. Per quello che si connette a tali parole, mi meraviglierei se nel popolo dei cristiani uno ancora debole nella fede potesse ascoltare con sottomissione una frase come questa: "E se siete di quelli che obbediscono, ma predestinati ad essere respinti vi saranno sottratte le forze per obbedire, perch cessiate di obbedire". Dire cos infatti che altro pu sembrare se non maledire o in un certo senso profetare sciagure? Al contrario, se si presenta il desiderio oppure la necessit di dire qualcosa su quelli che non perseverano, perch piuttosto non si dice almeno cos, come ho detto io poco sopra 187 ? In primo luogo non si parli proprio di coloro che ascoltano tra il popolo, ma si presenti loro l'esempio di altri; cio non si dica: "Se siete di quelli che obbediscono, ma predestinati ad essere respinti", ma: Se ci sono di quelli che obbediscono, e cos via, usando la terza persona del verbo, non la seconda. Infatti si presenta non un'eventualit desiderabile, ma abominevole, e con estrema durezza e odiosit quasi lo si sbatte in faccia agli ascoltatori chiamandoli in causa direttamente, quando chi parla dice loro: "E se siete di quelli che obbediscono, ma predestinati ad essere respinti, vi saranno sottratte le forze per obbedire, perch cessiate di obbedire". Che si perde d'esattezza, se si dice cos: Se ci sono alcuni che obbediscono, ma non sono predestinati al regno e alla gloria di Dio, il loro stato temporaneo e non rimarranno nella medesima obbedienza fino alla fine? Non si dice forse la stessa cosa anche con maggior verit e convenienza, e senza sembrare che noi

quasi desideriamo proprio contro di loro un male tanto grande? Anzi se noi diciamo di altri quello che suscita la loro abominazione, non penseranno che riguardi loro stessi, perch essi pregando sperano una sorte migliore. Ma se essi pensano che ci si debba esprimere in quella loro maniera, allora lo stesso concetto della prescienza di Dio, che certamente non possono negare, si pu enunciare, pi o meno con le stesse parole, cos: "E se pure obbedite, ma gi nella prescienza divina si sa che sarete respinti, cesserete di obbedire". Certo, questo verissimo, proprio cos, eppure estremamente improbo, importuno, sconveniente; un discorso non falso, ma applicato in maniera non salutare alla debolezza della costituzione umana. Esempi. 22. 62. E anche quel modo di esprimersi che secondo me dev'essere usato nel predicare la predestinazione, pure penso che non deve bastare a chi parla di fronte al popolo, se non si aggiunge anche questo avvertimento o altro del genere, e cio: Voi dunque anche la perseveranza nell'obbedire dovete sperarla dal Padre della luce, dal quale ogni concessione ottima e ogni dono perfetto 188 discende. Dovete chiederla nelle preghiere quotidiane, e facendo ci confidare che voi non siete estranei al popolo dei suoi predestinati, perch lui che vi largisce anche di fare ci. Allora guardatevi dal perdere la speranza a vostro riguardo perch vi si ordina di riporla in lui e non in voi. Maledetto chiunque ha speranza nell'uomo 189; bene confidare nel Signore piuttosto che confidare nell'uomo 190, perch sono beati tutti quelli che confidano in lui 191. Stringendovi a questa speranza, servite il Signore nel timore ed esultate di fronte a lui con tremore 192; nessuno, vero, pu essere sicuro della vita eterna, che Dio che non mente promise ai figli della promessa prima dei tempi eterni, a meno che non sia stata portata a termine questa vita che sulla terra una prova 193. Ma ci far perseverare in lui fino alla fine di questa vita, colui a cui diciamo ogni giorno: Non abbandonarci alla tentazione 194. Quando si esprimono questi o simili concetti sia a pochi cristiani sia alla moltitudine della Chiesa, perch dobbiamo aver timore di predicare la predestinazione dei santi e la vera grazia di Dio, cio quella che non data secondo i nostri meriti, cos come la predica la santa Scrittura? O forse bisogna temere che l'uomo disperi di se stesso, quando gli si dimostra che deve riporre la sua speranza in Dio, mentre non si dispererebbe se unendo l'estrema superbia all'estrema abiezione la ponesse in se stesso?

Chi non pu comprendere faccia maggiore attenzione alle preghiere della Chiesa. 23. 63. E quelli che sono tardi e deboli di spirito, che non riescono o non riescono ancora a comprendere le Scritture o la loro spiegazione, possono prestare o no ascolto alle nostre discussioni su questo problema; per volesse il cielo che badassero di pi a ripetere quelle preghiere che la Chiesa ha sempre custodito dai suoi inizi e sempre custodir finch abbia fine ogni vita temporale! Infatti su questa verit, che ora contro i nuovi eretici siamo costretti non solo a ricordare ma anche a custodire e difendere con vigore, la Chiesa non ha mai taciuto nelle sue preghiere, anche se in alcuni periodi, quando nessun avversario ve la costringeva, non ritenne opportuno esporla in discorsi. Quando infatti non si pregato nella Chiesa per gli infedeli e i suoi nemici, perch credessero? Quando un credente ebbe un amico, un parente, una moglie non credente, e non chiese a Dio per essi che il loro intelletto si piegasse obbediente alla fede cristiana? E chi non ha mai pregato per se stesso di rimanere nel Signore? O se il sacerdote invocando il Signore sopra i fedeli dice: "Concedi loro, o Signore, di perseverare in te fino alla fine", chi ha osato mai criticarlo, non dico a voce, ma semplicemente nel pensiero? Al contrario ognuno, su tale benedizione, con la fede del cuore e con la confessione del labbro, risponde: Amen. Perch? Che altro pregano i fedeli nella stessa orazione domenicale, soprattutto quando dicono la frase: Non abbandonarci alla tentazione, se non di perseverare nella santa obbedienza? Queste sono le preghiere, questa la fede con cui nata, cresce e crebbe la Chiesa, la fede per cui si crede che la grazia di Dio non viene data secondo i meriti di chi la riceve. In verit la Chiesa non pregherebbe perch sia data la fede ai non credenti, se non credesse che Dio rivolge a s le volont degli uomini dirette altrove o addirittura contro. Non pregherebbe di perseverare nella fede di Cristo, mai sedotta o vinta dalle tentazioni del mondo, se non credesse che il Signore ad avere in suo potere il nostro cuore, e che perci il bene che noi non osserviamo se non con la nostra propria volont, non lo osserveremmo se proprio lui non operasse in noi anche il volere. Infatti se la Chiesa chiede a lui queste cose, s, ma poi pensa di potersele dare da se stessa, allora ha delle preghiere non autentiche, ma per modo di dire; guardiamoci bene dal pensarlo! Chi piangerebbe con sincerit per il desiderio di ricevere quello che prega dal Signore, se pensasse di trarlo da se stesso, non da lui?

Anche pregare un dono di Dio. 23. 64. Ma soprattutto noi non sappiamo che cosa dobbiamo pregare e come bisogna; ma lo stesso Spirito, dice l'Apostolo, intercede per noi con gemiti inesprimibili. Chi infatti scruta i cuori, sa cosa intenda lo Spirito, perch lo Spirito intercede per i santi secondo Dio 195. Che significa: Lo stesso Spirito intercede per noi, se non: Fa intercedere, con gemiti inesprimibili, ma veri, perch lo Spirito la verit? E' di lui che in un altro passo si dice: Dio mand lo Spirito del Figlio suo nei nostri cuori, il quale chiama: Abba, Padre 196. E qui che significa: Che chiama, se non: Fa chiamare, con quel traslato per cui diciamo lieto il giorno che ci fa lieti? E lo rende chiaro nell'altro passo, in cui dice: Infatti non avete ricevuto uno spirito di schiavit per essere ancora una volta nel timore; ma avete ricevuto lo Spirito di adozione a figli, nel quale chiamiamo: Abba, Padre 197. Nel passo precedente dice: che chiama, qui invece: nel quale chiamiamo, rivelando per l'appunto in che senso abbia detto: che chiama, cio, come ho spiegato, che fa chiamare. E qui comprendiamo che anche questo un dono di Dio, il fatto che noi chiamiamo con cuore sincero e spiritualmente. Si rendano conto dunque di come s'ingannano quelli che pensano che deriva da noi, e non che ci viene dato, l'impulso di chiedere, di cercare, di bussare; essi dicono che in questo senso la grazia preceduta dal nostro merito, mentre essa segue quando chiedendo riceviamo, cercando troviamo, bussando ci viene aperto. E non vogliono capire che un dono divino anche il fatto che noi preghiamo, cio chiediamo, cerchiamo, bussiamo. Infatti abbiamo ricevuto lo Spirito di adozione a figli, nel quale chiamiamo: Abba, Padre. E questo lo ha visto anche il beato Ambrogio che ha detto: Anche pregare Dio appartiene alla grazia spirituale, cos come sta scritto: "Nessuno dice: Signore Ges, se non nello Spirito Santo" 198. Le preghiere stesse della Chiesa dimostrano la predestinazione. 23. 65. Questi doni dunque che la Chiesa chiede dal Signore, e sempre ha chiesto da quando ha cominciato ad essere, Dio ha avuto prescienza che li avrebbe dati ai suoi chiamati, a tal punto che nella predestinazione li ha gi dati; e l'Apostolo lo dichiara senza ambiguit. Scrivendo a Timoteo dice: Soffri con me per il Vangelo, secondo la forza di Dio che ci fa salvi e che ci chiama con la sua santa vocazione, non secondo le nostre opere, ma secondo il suo proposito e la sua grazia, che ci stata data in Cristo Ges prima dei tempi eterni,

manifestata ora attraverso l'avvento del Salvatore nostro Ges Cristo 199. Adesso uno dica pure che la Chiesa non sempre ha avuto come oggetto di fede la verit della predestinazione e della grazia, che ora difende con maggiore sollecitudine contro i nuovi eretici; lo dica pure, ripeto, purch osi sostenere che non sempre la Chiesa ha pregato, o che non ha pregato veracemente, affinch o gli infedeli credessero o i fedeli perseverassero. Ma se ha sempre pregato per questi beni, allora ha sempre creduto evidentemente che essi sono doni di Dio; e non si mai permessa di negare che Dio ne ebbe prescienza. Perci non c' mai stato un tempo in cui la Chiesa di Cristo non abbia avuto la fede nella predestinazione, che ora difende contro nuovi eretici con nuova premura. Conclusione sulla predestinazione dei santi. 24.6. Ma perch insistere? Penso di aver reso chiaro abbastanza, anzi pi che abbastanza, questa verit: che sono doni di Dio sia il cominciare a credere in lui, sia il permanere nel Signore fino alla fine. D'altronde gli altri beni che consentono quella piet di vita con cui si onora rettamente Dio, anche coloro stessi per i quali stendiamo questa trattazione ammettono che sono doni di Dio. E per di pi non possono negare che Dio conosce in precedenza tutti i doni che largir e a chi li largir. Dunque come bisogna predicare tutte le altre verit, in maniera che sia ascoltato con obbedienza colui che le predica, cos bisogna predicare la predestinazione, affinch chi l'ascolta in obbedienza non si glori nell'uomo e perci neppure in se stesso, ma nel Signore, perch questo pure un precetto di Dio. Anche ascoltare con obbedienza questo precetto, cio chi si gloria, si glori nel Signore 200, come tutti gli altri, un dono di Dio. E chi non ha questo dono, non esito a dirlo, qualunque altro ne possieda, lo possiede invano. Questo dono noi preghiamo che lo abbiano i pelagiani, e che lo abbiano pi compiutamente questi nostri confratelli. Pertanto non dobbiamo essere solerti nelle discussioni e pigri nelle preghiere. Preghiamo, dilettissimi, preghiamo, perch il Dio della grazia conceda anche ai nostri nemici, e soprattutto ai fratelli e a quelli che ci sono affezionati, di comprendere e confessare tutto ci; dopo l'immane e indicibile rovina per la quale tutti cademmo nella persona di uno solo, nessuno viene liberato se non dalla grazia di Dio; e la grazia non viene corrisposta come fosse dovuta secondo i meriti di chi la riceve, ma, come una vera grazia, viene data gratuitamente senza alcun merito precedente.

Il massimo esempio della predestinazione: Ges. 24. 67. Ma non c' nessun esempio pi luminoso di predestinazione che lo stesso Ges; di questo ho gi parlato nel mio libro precedente 201 e voglio ribadirlo alla fine di questo: non c' alcun esempio pi luminoso di predestinazione, ripeto, che lo stesso Mediatore. Qualsiasi fedele voglia comprenderla bene, rifletta su di lui, e in lui trover anche se stesso: parlo di quel fedele che crede e confessa in Cristo la vera natura umana, cio la nostra, che per assunta in maniera singolare da Dio Verbo, sublimata nell'unico Figlio di Dio, cos che colui che assume e ci che assunto sia un'unica persona nella Trinit. Infatti con l'assunzione dell'uomo non si verific una quaternit, ma rimase una Trinit, e quella assunzione produsse ineffabilmente la verit di una sola persona in Dio e nell'uomo. Perch noi non diciamo che Cristo solo Dio, come gli eretici manichei; e nemmeno diciamo che Cristo solo uomo, come gli eretici fotiniani; e neppure diciamo che uomo, ma con qualcosa in meno di ci che con certezza appartiene alla natura umana: o l'anima, o nell'anima stessa la ragione, o la carne non ricevuta da donna, ma prodotta dalla conversione e dal cambiamento del Verbo in carne. Tutte e tre queste convinzioni sbagliate e vane produssero le tre fazioni diverse e contrarie degli eretici apollinaristi. Noi al contrario diciamo che Cristo vero Dio, nato da Dio Padre senza alcun inizio temporale; e nello stesso tempo vero uomo, nato da madre che fu creatura umana nel momento fissato dalla pienezza dei tempi; e che la sua umanit, per la quale minore del Padre, non diminuisce in nulla la sua divinit, per la quale uguale al Padre. Ma in questa doppia natura Cristo uno, e come Dio dice in assoluta verit: Io e il Padre siamo uno 202, e come uomo con altrettanta verit afferma: Il Padre maggiore di me 203. Colui dunque che cre dalla stirpe di David quest'uomo giusto, che mai poteva essere ingiusto, senza nessun merito derivato da una sua volont precedente, Questi appunto crea uomini giusti da uomini che erano ingiusti, senza nessun merito derivato da una loro volont precedente, perch egli sia il capo ed essi le sue membra. Quell'uomo, senza alcun suo merito precedente, non trasse dalla propria origine n commise con la propria volont nessun peccato che dovesse essergli rimesso; e questo opera dello stesso che senza alcun loro merito precedente fa s che gli uomini credano in lui e sia loro rimesso ogni peccato. Colui che ha creato Cristo in modo che mai ha avuto o avr una volont malvagia, lo stesso che da cattiva trasforma in buona la

volont degli uomini, sue membra. Dunque Dio ha predestinato sia Cristo che noi; infatti Egli nella sua prescienza vide che non ci sarebbero stati meriti precedenti n in Cristo perch fosse il nostro capo, n in noi, perch fossimo il suo corpo, ma che tutto questo sarebbe avvenuto per opera sua. Raccomandazioni ai lettori. 24. 68. Coloro che leggono queste pagine, se le comprendono, rendano grazie a Dio; quelli che non le comprendono, preghino affinch ad istruirli nell'intimo dell'animo loro sia Colui dal cui volto promana la scienza e l'intelletto 204. Coloro poi che pensano che io sbagli, meditino pi e pi volte con diligenza ci che stato detto, perch forse potrebbero essere loro a sbagliare. Io, da parte mia, quando grazie a coloro che leggono i miei lavori non solo m'istruisco ulteriormente, ma anche mi correggo, riconosco che Dio mi benigno; e mi aspetto questo favore soprattutto dai Dottori della Chiesa, se quello che io scrivo giunge nelle loro mani e se essi si degnano di prenderne visione.