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Come leggere la poesia. 3

Un esempio danalisi
Seconda parte
Emilio Manzotti Luciano Zampese

Questa terza puntata conclude lapprofondita lettura testuale destinata ad esemplificare metodi e strumenti della pascoliana Nebbia dei Canti di Castelvecchio. Come gi per la puntata precedente, si avverte che al lettore di queste pagine viene chiesto uno sforzo di concentrazione e dastrazione commisurato alla densit formale e concettuale caratteristica del testo poetico.
2.5*. Larchitettura illocutiva di Nebbia
Analizzando nella puntata precedente di questo lavoro la pascoliana Nebbia, si era parlato a diverse riprese di interazione verbale. Esaminiamo ora pi in dettaglio la natura di questa interazione, in particolare il tipo di azione linguistica che pone in relazione nel testo il locutore (lIo poetico) e linterlocutore (la nebbia). Schematicamente, riteniamo quanto segue (ulteriori sviluppi seguiranno). Entro una interazione verbale, un locutore produce un enunciato: lo produce materialmente come fatto fisico (grafico o acustico) e assieme lo produce come struttura linguistica, cio come concretizzazione duna struttura astratta, ad un tempo fonologica, morfologica, sintattica e semantica. Ma oltre a ci il locutore effettua anche una azione (sempre linguistica) di carattere interattivo: che consiste ad esempio nel porre una particolare domanda, nel fare una certa richie68 NUOVA SECONDARIA - N. 7 2010 - ANNO XXVII

sta, o ancora ed il caso pi frequente nellasserire (o nellevocare) un determinato stato di cose1. Per riferirsi al tipo di azione linguistica interattiva (o come si usa dire, con ripresa letterale dellinglese speech act, al tipo di atto linguistico) compiuta dal locutore mediante lenunciato (a prescindere dal contenuto specifico dellenunciato, cio di quello che si domanda, si chiede di fare, ecc.) si usa parlare di valore illocutivo dellenunciato, o semplicemente di illocuzione. Si dir allora che un certo enunciato ha o veicola un valore illocutivo di poniamo domanda, o di richiesta, o di asserzione; insomma un atto linguistico di domanda, una domanda, ecc. Domanda, richiesta, asserzione sono, appunto, alcune delle illocuzioni possibili. Ogni testo, poetico o meno, non ridotto ad un singolo enunciato una successione di illocuzioni, identiche (in quanto tipo) o diverse, le quali sono pi o meno strettamente articolate tra di loro. La particolare successione e articolazione delle illocuzioni costituisce la struttura (o architettura) illocutiva del testo. Ma torniamo a Nebbia, che per comodit di lettura si riproduce di nuovo qui accanto. Ora, larchitettura illocutiva di Nebbia essenzialmente quella di una richiesta ribadita ad intervalli regolari. Specificamente, non tanto un consiglio, una esortazione o magari uningiunzione, come si potrebbe pensare, quanto una insistita preghiera, una sorta di giaculatoria, in ragione soprattutto del suo carattere formulare, del suo ripetersi in modo identico, e della natura dellinterlocutore: la personificazione di un agente atmosferico, estraneo ad ogni forma di controllo e sovraordinato ai voleri delluomo.
* I precedenti paragrafi (2.1-2.4) di questa seconda parte sono stati pubblicati sul n. di febbraio, alle pp. 66-69. La prima parte: Caratteristiche del testo poetico stata presentata sul n. di gennaio (paragrafi 1.1-1.9), pp. 56-65. 1. Useremo nel sguito asserire col valore generale di presentare allinterlocutore un certo stato di cose (azione, processo, situazione), indipendentemente dal suo sussistere o meno.

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NEBBIA
Nascondi le cose lontane, tu nebbia impalpabile e scialba, tu fumo che ancora rampolli, su lalba, da lampi notturni e da crolli daeree frane! Nascondi le cose lontane, nascondimi quello ch morto! Chio veda soltanto la siepe dellorto, la mura chha piene le crepe di valerane. Nascondi le cose lontane: le cose son ebbre di pianto! Chio veda i due peschi, i due meli, soltanto, che dnno i soavi lor mieli pel nero mio pane. Nascondi le cose lontane che vogliono chami e che vada! Chio veda l solo quel bianco di strada, che un giorno ho da fare tra stanco don don di campane... Nascondi le cose lontane, nascondile, involale al volo del cuore! Chio veda il cipresso l, solo, qui, solo questorto, cui presso sonnecchia il mio cane.
(I)

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Una richiesta-preghiera la cui forza emotiva poi segnalata dai sistematici punti esclamativi dopo i periodi iniziali di strofa (i quali periodi oltre a formulare le richieste le ribadiscono e in vario modo, come vedremo, le giustificano). Lillocuzione veicolata dal verbo Nascondi iniziale, che finora abbiamo considerato omologa alle successive, tuttavia a differenza di queste bivalente, perch nascondi forma verbale morfologicamente ambigua. In quanto forma morfologica Nascondi pu in effetti ricadere sia sotto il modo indicativo (il che favorirebbe illocutivamente una lettura di tipo descrittivo, assertivo) sia sotto il modo imperativo (e

Abstract
How to Read Poetry continues, a guide to the analysis, understanding and interpretation of poems. This third part brings to an end the in-depth textual reading, with examples of methods and instruments, of Pascolis Nebbia from Canti di Castelvecchio. As in the previous issue readers are advised that efforts of concentration and abstraction are needed in keeping with the typical conceptual and formal density of the poem.

lillocuzione sar, nella forma attenuata della preghiera, quella di una richiesta). Lintonazione esclamativa delle strofe I-V non aiuta a scegliere tra un valore e laltro, perch compatibile anche con frasi dichiarative a valore assertivo. Per di pi, il valore illocutivo di un determinato enunciato viene in generale determinato solo parzialmente dal tipo sintattico-morfologico della frase, cio dal cosiddetto modo frasale. Con una frase imperativa si potrebbe realizzare una minaccia (non certo il nostro caso); ma con una frase dichiarativa si possono in particolare eseguire richieste, non solo, quando, come ovvio, il verbo principale descrive esso stesso una richiesta (come in Vorrei che tu nascondessi le cose lontane), ma pi sottilmente e si parler allora di atti linguistici indiretti quando si danno direttive dazione descrivendo un comportamento futuro desiderato (nel nostro caso Tu mi nascondi (= nasconderai) le cose lontane. Anche se il modo di nascondi fosse lindicativo, una illocuzione di richiesta rimarrebbe insomma pur sempre concepibile. Un primo segnale disambiguante del Nascondi iniziale appare a rigore solo con la ripresa della II strofa, dove la collocazione enclitica del pronome al verso 8 (nascondiMI) seleziona la modalit imperativa del verbo. Una seconda conferma si avr poi al v. 26, nellultima strofa: ancora con lo sfruttamento del clitico, nascondiLE (cui si aggiunge involaLE). Ma fino alla seconda strofa il valore illocutivo del Nascondi permane significativamente indeciso, tendendo semmai, per lampia struttura vocativa attorno ad un Tu che si portati ad intendere come dato, e in essa per le molteplici predicazioni (impalpabile, scialba, rampolli, ecc.) che suggeriscono una nebbia specifica, e quindi un registro descrittivo, in presentia, verso il valore per difetto dellasserzione2. Se cio si prende atto della presenza della nebbia, lasserzione descrittiva del reale che registra la scomparsa delle cose in funzione della distanza, la pi naturale. La richiesta-preghiera sarebbe invece lillocuzione pi plausibile nel caso di una nebbia assente e desiderata o quando si auspicasse, della nebbia, un intervento particolare, nel senso ad esempio restrittivo di Nascondi solo le cose lontane. Si rende cos plausibile, almeno ad un primo livello di lettura, una situazione iniziale in cui il poeta, al mattino, prende atto della presenza di un fumo-nebbia, residuo (che ancora rampolli) dun trauma notturno, ed inizia poi a rivolgere, alla nebbia-fumo, la preghiera doccultare le cose lontane. Ne

2. Il punto esclamativo su cui si chiude la sestina, che, lontano dalla frase iniziale, fa [] difficolt (F. Latini, commento cit., p. 586), ma che di per s come si detto non incompatibile con la lettura assertiva, potrebbe a rigore riferirsi al solo temporale notturno.
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ii) cose del presente ma conseguenza dolorosa delle prime, dei lutti che pesano sulla memoria (le cose ebbre di pianto); o ancora iii) nel richiamo alle cure che incombono sulloggi e che vogliono chami e che vada6, cose del presente proiettate nei giorni a venire. La variet delle predicazioni, volte a definire la natura delle cose lontane, sembra suggerire una compiuta distribuzione sopra i tre assi temporali del passato, del presente e del futuro, ma ci che pi conta la loro modalit di rappresentazione che mette in rilievo come centro deittico7 il momento dellinvocazione. I piani temporali sono percepiti nella prospettiva dellIo che sta invocando la nebbia; cos il passato si risolve in un movimento risultativo, che traduce un evento passato in una condizione presente: quello che morto, e il futuro deriva da una volitivit presente: vogliono chami e che vada!. La lontananza dunque relativa, ancorata com nel presente dellenunciazione. Il tutto concorre alla corrispondenza e coesione dei contenuti coinvolti. Il parallelismo concettuale e funzionale di queste ragioni viene infine calato in una serie di raffinate variazioni sintattiche, che sfruttano ancora le modalit della ripetizione: i) la simmetria sintattico-semantica, che spinge ad una lettura riformulativo-esplicativa: Nascondi le cose lontane, | nascondimi quello ch morto!; ii) lanadiplosi: Nascondi le cose lontane: | le cose son ebbre di pianto; e infine, in un crescendo dintegrazione sintattica, iii) la subordinazione relativa: Nascondi le cose lontane | che vogliono chami e che vada!. Si giunge cos a comporre unulteriore, pi profonda articolazione logica e tematica che permette di isolare le tre strofe centrali. Lampiezza e lelaborazione formale sono giustificate dalla genericit e conseguente complessit referenziale del sintagma le cose lontane. Dalla vaghezza, ma sostanziale denotativit della strofa iniziale, in cui le cose lontane sono elementi indeterminati del paesaggio, si passa nelle tre strofe successive ad una loro progressiva dilatazione simbolica, connessa ad un processo di umanizzazione, che attribuisce loro una natura mortale, lesperienza del dolore, la

risulta una lettura che possiamo definire incrementale, nella quale il significato si costruisce gradualmente, attraverso un meccanismo dinamico darricchimento ed eventuale correzione3. Parallelismo e variazione (o potenziale variazione) entrano come si visto in uno stretto rapporto. proprio la messa in parallelo che maschera ma in realt incita a cogliere, sfruttando un principio generale di economia comunicativa4, lesistenza di variazioni interne in un testo cos ripetitivo, apparentemente sempre eguale.

2.6. Le strofe centrali


Proseguiremo allora esaminando, nella stessa linea euristica, le differenze sottostanti alle identit. Ancora nellmbito dellillocuzione, la prima strofa appare per pi ragioni composta in modo diverso, e come semplificata rispetto alle successive. Ad un primo movimento caratterizzato da unillocuzione unica, asserzione o richiesta che sia, succede una sequenza di quattro strofe articolate su due atti illocutivi, strettamente legati sul piano logico. Dopo la preghiera (Nascondi) ecco il desiderio (Chio veda), la cui realizzazione conseguenza diretta dellazione della nebbia e la cui esplicitazione pu essere intesa come giustificazione indiretta della richiesta. La dichiarazione delle ragioni personali dellinvocazione sar allora un segno della trasparenza dellinterazione comunicativa, e in definitiva un argomento a sostegno della richiesta. Ad accrescere la coesione interna di questo secondo movimento concorrono i contenuti che tengon dietro, nel secondo verso di ognuna delle quattro strofe in esame, allinvocazione dapertura5. Unica, unitaria, la loro funzione: amplificare latto di invocazione, incrementarne la vis illocutiva. Soffermiamoci sulle singole manifestazioni. La seconda e la quinta strofa intensificano lillocuzione tramite literazione della preghiera, e il relativo effetto retorico dato dallanafora: Nascondi | nascondimi e Nascondi | nascondile. La strofa conclusiva giunge addirittura a triplicare latto, con ulteriore arricchimento dato dalla figura etimologica (e dallallitterazione) del terzo elemento: involale al volo | del cuore. Ma la seconda strofa e le due successive mostrano anche un rafforzamento di natura logica della preghiera, perch esse offrono a ben guardare nelle espansioni esclamative dei versi iniziali le ragioni e negativo di una tanto insistita invocazione. Queste ragioni, tre, si basano su diverse specificazioni delle molte cose lontane: i) cose che sono lontane nel tempo, in quanto lutti del passato (quello ch morto);
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3. Si noter che in Nebbia questa ambiguit viene introdotta dalle successive correzioni. Nella redazione di ms. 132 riportata nella puntata precedente ( 2.4.) la strofa iniziale anticipava la duplicazione, nella strofa conclusiva, del predicato (Nascondi | nascondile), escludendo da subito la lettura assertiva. Mentre un precedente abbozzo in prosa La nebbia nascondeva tutto: le cose vicine, alberi e | case apparivano s, ma velate e begerognole (p. 481 della cit. edizione critica di CC) era di segno chiaramente contrario. Il caso interessante anche come esempio del complesso dinamismo che anima la gestazione di un testo. 4. La tendenza a giustificare il costo del ripetere uninformazione, ad esempio ipotizzando una diversit di significato sotto lapparenza dellidentit. Si veda del resto anche il classico Trattato dellargomentazione. La nuova retorica di C. Perelman e L. Olbrechts-Tyteca, trad. it. di C. Schick e M. Mayer, Einaudi, Torino 1960 (1a ed. orig. PUF, Parigi 1958), p. 185: Sotto la forma della ripetizione esse [figure di ripetizione] mirano soprattutto a suggerire delle distinzioni. 5. Con parziale eccezione nellultima strofa: nascondile, involale al volo | del cuore!. 6. O forse alle voci dei defunti, che invitano a ricomporre il nucleo familiare; v. il cit. commento di F. Latini, p. 585. 7. Il punto rispetto al quale si calcolano i rapporti temporali o spaziali.

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volitivit. Nella strofa conclusiva le cose lontane hanno ormai assunto una loro piena significanza e possono essere ridotte a semplice richiamo pronominale: nascondile, involale (v. 26).

2.7. Il movimento ottativo


Se lanalisi del movimento primario, ancorato allinvocazione-richiesta rivolta alla nebbia nella serie Ai8, ha permesso di isolare e caratterizzare la strofa dapertura e di individuare un nucleo formato dalle tre strofe centrali, rimane da chiarire la funzione strutturale dellultima strofa e, prima, pi in generale lorganizzazione complessiva del secondo movimento illocutivo (quello della serie Bi), di natura ottativa, in cui alle ragioni legate alla natura negativa delle cose lontane si alternano quattro (ma in sostanza tre, come vedremo) ragioni positive, articolate sugli oggetti di una desiderata visione parziale, ristretta. Abbiamo gi detto che il secondo movimento dipende logicamente dal primo, in quanto il realizzarsi dellinvocazione offre le condizioni necessarie per poter soddisfare il desiderio. Il nascondere selettivo premessa per un vedere limitato: le cose vicine vengono rese visibili dal cancellarsi delle cose lontane; e il determinato si staglia pi nitido contro un fondale sfumato. I momenti ottativi di II-V delineano i confini del visibile e del vivibile, dello spazio che converrebbe non travalicare. Spazio familiare, esterno rispetto alla casa (nella quale, o sulla soglia della quale va pensato il poeta), ma rigorosamente attiguo ad essa. Da prima lorto (in cui due peschi e due meli daranno tassianamente alla parca mensa marmellate9 non compre), quasi altrettanto ben difeso della casa da siepe e mura; quindi, estendendo lo sguardo, un tratto di strada bianca, la stessa che dovr percorrere un giorno il convoglio funebre, e l un protettore cipresso solitario, custode certo dei morti (siamo senza dubbio dalle parti del cimitero di Barga). Sulla soglia di casa, presso lorto, la presenza del cane, ad ulteriormente proteggere, ma un cane assopito (appena sopra del resto sono evocate le medicinali valerane, che calmano, che addormentano), a marcare lassenza (il desiderio dassenza), entro questo spazio domestico, dogni ragione di timore. Il desideratum di questa richiesta sta dunque in una limitazione vitale, in una restrizione o esclusione, che in primo luogo visiva, considerata la scelta dei verbi: da una parte nascondere far che non si veda pi e dallaltra vedere unito alle diverse restrizioni che equivalgono a negazioni parziali. Si noter di passaggio che vedere, e pi specificamente il vedere dellIo, in forme cio di prima persona singolare, verbo-chiave della lingua pascoliana10. Lessicalmente la restrizione veicolata dalla presenza sistematica in tutte le strofe dopo la prima cinque volte in tutto degli avverbi soltanto e solo (questo due volte nellultima strofa) anteposti

Lorto di Casa Pascoli (da: Le biblioteche del fanciullino. G. Pascoli e i libri, Ed. De Luca, Roma 1995, p. 20).

e posposti al loro argomento in alternanza rigorosa. Si tratta di classici avverbi restrittivi o per meglio dire esclusivorestrittivi, i quali cio, alla stessa stregua dei costrutti non (altro) che o non se non11, servono a circoscrivere la validit di una predicazione ad un sottoinsieme delle entit in linea di principio possibili. Essi evocano un paradigma di entit alternative rispetto a quelle effettivamente menzionate, per poi da una parte escludere che la predicazione possa valere anche per le alternative ( la componente esclusiva del loro significato), e dallaltra introdurre (spesso, ma non necessariamente) lidea di una gradazione, di una scala di valore, sulla quale le alternative sarebbero state pi in alto rispetto alle entit menzionate ( la componente restrittiva in senso stretto). Queste esclusioni-restrizioni sono indubitabilmente in Pascoli movimento mentale idiosincratico. Basti ricordare tra i molti luoghi la bellissima Servetta di

8. v., come sotto per la serie Bi, il 2.2 della puntata precedente. 9. Cos intendiamo, a differenza degli altri interpreti (ma con E. Gioanola, Giovanni Pascoli. Sentimenti filiali di un parricida, Editoriale Jaca Book, Milano 2000, p. 216). Naturalmente i mieli sono, ad altro livello, quelli della poesia. 10. G. Nava, commentando Il giorno dei morti di Myricae e rinviando a Il miracolo e a Digitale purpurea (dei Primi poemetti), sottolineava un uso in senso interiore di vedere. 11. Come in Non legge (altro) che libri di storia.
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ed il cielo, | la fratta dellorto soltanto!14). Questo avverbio locativo impone una differente articolazione del paradigma di alternative: non pi una semplice opposizione tra ci che lontano (non visibile) e ci che vicino (visibile), ma una distinzione interna a ci che , comunque, lontano. Parafrasando (e semplificando) il tutto, diremo che nella prima coppia strofica, quella marcata restrittivamente da soltanto, si chiede di nascondere ci che lontano e di far vedere ci che vicino, ossia la siepe, la mura di cinta e poi gli alberi da frutto dellorto; nelle due strofe conclusive (limitatamente alle due prime occorrenze di solo), si ribadisce la richiesta di non vedere le cose lontane indicando per una eccezione, due (ancora!) oggetti, un tratto di strada bianca e un cipresso.

monte di CC, vv. 7-12: E non ode che qualche mosca | che dun tratto ronza ad un vetro; | non ode che il croccolo roco | che rende la pentola al fuoco e vv. 31-32 La ragazza guarda e non sente | pi il campano che a quando a quando. La variatio dei due avverbi solo e soltanto, oltre ad offrire una comoda alternanza fonico-sillabica, interviene in Nebbia a sottolineare il discrimine topologico e simbolico tra lo spazio immediato dellorto (soltanto, ai vv. 10 e 17) e lo spazio prossimo-remoto della via che conduce al camposanto (solo, ai vv. 21 e 28); una opposizione che sfuma poi quando solo (al v. 29) torna ad applicarsi, quasi per eco delle occorrenze anteriori, alla prossimit dellorto. Duplice il gioco compositivo. Da un lato soltanto e solo a separare, a distinguere gli spazi; dallaltro linsistere conclusivo di solo per marcare la sostanziale unit tra oggetti pi o meno vicini, che compongono, tutti assieme, il visibile: il cipresso | l, solo, | qui, solo questorto. La semantica propria a questi avverbi conduce inoltre il lettore a ricostruire, oltre a ci che c, che la nebbia concede di vedere (nel caso del soltanto della seconda strofa, la siepe e la mura12), il paradigma delle alternative escluse. Un simile recupero di quel che resta o deve restare nascosto si fonder, visto che la prima strofa e lultima si limitano a ribadire nel comune refrain del verso iniziale il carattere della lontananza, sui versi che aprono le tre strofe centrali. Decisivo appare il secondo verso di queste strofe, che interagisce tramite differenti modalit sintattiche13 con la propriet costante della lontananza, declinata secondo tempo e spazio. Nella seconda strofa quello ch morto temporalmente ci che passato, ma pu rinviare anche alla lontananza spaziale del camposanto; nella quarta si tratter del richiamo delle passioni e delle ambizioni collocato nel futuro, ma anche o soprattutto in uno spazio lontano, estraneo a quello della casa-nido; mentre la strofa centrale, la terza, con le sue cose ebbre di pianto, sembra dilatare in ogni direzione le lacrimae rerum. Il movimento esclusivo-restrittivo iterato a costituire una catena anaforica che riprende inalterata la predicazione (chio veda) e che aggiunge via via nuovi oggetti nel campo degli avverbi soltanto e solo. Ne consegue una tensione logica tra leffetto di accumulo, di aggiunta legato alla ripetizione del predicato e lindicazione restrittiva che propone allinterno di ciascuna strofa le singole entit come orizzonte unico, esaustivo, della visione. Esaminando gli impieghi di solo, rileveremo il deittico l (vv. 21 e 28), un avverbio di luogo che determina lorizzonte di scelta delle entit coinvolte nella restrizione (in una precedente stesura, quando ancora il lontano camposanto non appariva tra il desiderato visibile, veniva esplicitato con esaustione lievemente iperbolica linsieme delle entit che si volevano negate alla vista: chio veda . . . di quanto | possiede la terra
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2.8. La strofa conclusiva


Riprendiamo ora le articolazioni suggerite dallanalisi degli avverbi restrittivi per inserirle, ancora una volta secondo i moduli del parallelismo e della variazione, nei movimenti illocutivi che fondano larchitettura del testo. Al principio binario di tipo illocutivo (invocazione a nascondere e desiderio di vedere), si affianca larticolazione deittica che oppone ci che lontano a ci che vicino, con le relative connotazioni. Lungo un percorso percettivo di avvicinamento allosservatore, la visione si concentra dapprima sui confini dellorto, la siepe | dellorto, | la mura (strofa II), per restringersi poi su elementi singoli, interni al perimetro rassicurante: i due peschi, i due meli (strofa III). Ma lequilibrio fondato sulla tensione tra lontano-e-negativo (oggetto del nascondere) e vicino-e-positivo (oggetto del vedere) si incrina nella visione del cimitero: Chio veda l solo quel bianco di strada, [] Chio veda il cipresso l, solo, Nel visibile si insinua una porzione del lontano, quel bianco | di strada, cordone ombelicale che lega la casa al camposanto. Lultima strofa rende particolarmente sensibile lirriducibilit del mondo al nido-casa: lultima occorrenza dellillocuzione ottativa offre un duplice oggetto, solo in superficie assimilabile al principio binario che sostiene gli oggetti in asindeto della II (la siepe | dellorto, | la mura)
12. Forma arcaica femminile per muro, commenta F. Latini rimandando a Pervinca di Myricae; forma anche regionale secondo il Grande dizionario della lingua italiana, che rimanda appunto a questa occorrenza pascoliana. Ma referenzialmente, certo, come la siepe, un ulteriore schermo alla vista, ed assieme unulteriore barriera protettiva. 13. Modalit che possono ulteriormente complicare lanalisi, come nel caso della giustapposizione dei versi 7 e 8 che sottodetermina lo statuto logico del legame: si tratta di una congiunzione o di una disgiunzione? Per appartenere allinsieme escluso, a ci che non si vuol vedere, sufficiente la propriet della lontananza oppure necessario anche lesser morto? 14. p. 487 delled. critica di CC.

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e III (i due peschi, i due meli). Ciascun oggetto qui accompagnato da una doppia determinazione, deittica e restrittiva, creando una configurazione chiastica: Chio veda il cipresso l, solo, | qui, solo, questorto. Il parallelismo formale si potenzia in un ulteriore chiasmo, che ripercorre le strofe della serie ottativa Bi, evidenziandone larticolazione tematica: orto in II-III bianco di strada in IV cipresso in V e orto ancora in V; questultimo chiasmo suggerisce per la strofa conclusiva una funzione riassuntiva e di commiato, coerente con la collocazione strutturale: in essa si raccolgono insomma i due poli del desiderio, che si rivelano come uniche proiezioni ammesse della casa, punto dosservazione implicito. Il passaggio successivo, lasciato al lettore che faccia propria labnegazione richiesta dal poeta15, sar dequiparare il nido-casa al nido-cimitero, unoperazione che trova nellorizzonte simbolico di Pascoli conferme ripetute. Significativa tra tutte la ripresa (con lievi varianti) nella prefazione alla II edizione di Myricae dei versi iniziali del poemetto Il giorno dei morti, nei quali il lettore ritrova un cipresso, fumido per di pi, cio Illustrazione (dettaglio) dalla editio picta di Myricae, Giusti, intriso di fumo-nebbia, lanafora della forma verbaLivorno 1894. le vedo, un muro, e forse anche il meccanismo duna visione nata per contrasto, quasi sollecitata dalloscurit del giorno: unarticolazione illocutiva binaria che si sviluppa nelle forme della ripetizione: una serie di richieste (e giustificazioIo vedo come questo giorno, oscuro ni delle richieste) rivolte alla nebbia si alterna ad una serie di vedo in mio cuore, vedo un camposanto momenti ottativi, dove allattenzione per lagire del destinacon un fosco cipresso alto sul muro. tario subentra la manifestazione in positivo delle pulsioni E quel cipresso fumido si scaglia dellIo poetico. Su tale struttura illocutiva interviene poi allo scirocco; ad ora ad ora in pianto lorganizzazione logica: i due movimenti illocutivi risultano sciogliesi linfinita nuvolaglia. strettamente connessi grazie ad un legame generale di oppoO casa di mia gente, unica sizione (tra il nascondere-non vedere ed il vedere) e ad una pi profonda connessione di tipo consecutivo, in cui il realizzarsi del desiderio dipende dallesito della richiesta. Pi 2.9. Un sommario dellanalisi in particolare il movimento ottativo si compone tramite relaChiediamoci di nuovo, per concludere questa puntata (e la zioni di tipo esclusivo-restrittivo che definiscono lorizzonte precedente), che tipo di analisi stata la nostra e in che senso del visibile e contengono una reinterpretazione simbolica in essa possa dirsi linguistica. Linguistica, certo, la nostra anacui si supera lopposizione deittica tra ci che vicino e ci lisi non nel senso vulgato del descrivere dal basso la linche non lo . Il tutto inserito in un tessuto compositivo che gua del testo, in particolar modo le sue regolarit fonetiche, si caratterizza per lintreccio di parallelismi e variazioni. le scelte lessicali, le peculiarit sintattiche. Si certo parlato Una simile analisi, permette, crediamo, di cogliere meglio il di alcuni di questi aspetti, ma soprattutto s cercato di far proprio di questo testo pascoliano, ci che lo singolarizza altro: di render conto, dallalto, di come il testo costruisca rispetto alle molte, alle moltissime poesie tematicamente linearmente il proprio significato. cos apparso che il ricoranaloghe. (Continua nel prossimo numero) rente motivo, ben pascoliano (nella sua applicazione), della nebbia-siepe destinata secondo il meccanismo classico della Emilio Manzotti Luciano Zampese rimozione a proteggere dalla sofferenza incombente, viene Universit di Ginevra messo in scena da Nebbia mediante una peculiare architettura, formale e concettuale ad un tempo, unarchitettura 15. Ci vuole abnegazione annotava Pascoli in una redazione dellAssiuolo: tagliare, linguistica in senso esteso, fondata innanzi tutto su lasciar indovinare al lettore, mai troppo spiegare.
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