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Francesco Lamendola

Lantiamericanismo di Evola non pregiudizio, ma parte duna visione coerente del mondo
Recentemente la Fondazione Julius Evola ha curato la seconda edizione (dopo quella del 1983) dellantologia di testi evoliani dedicati alla civilt statunitense, a cura di Alberto Lombardo, intitolata Civilt americana. Si tratta di una raccolta di quattordici scritti, apparsi fra il 1930 e il 1968, ossia da prima dello scoppio della seconda guerra mondiale a pochi anni prima della scomparsa del filosofo, avvenuta nel 1974. Il primo testo il celebre Noi antimoderni; lultimo sintitola Suggestione negra. Fra i pi significativi, come appare gi dai rispettivi titoli, Libert dal bisogno e umanit bovina (del 1952) e Difendersi dallAmerica (del 1957). Molto stato detto e scritto sullantiamericanismo di Evola, nonch sulla circostanza, invero eloquente, che la sua produzione su questo tema perfino pi abbonante di quella dedicata allanticomunismo; per cui riteniamo che questa ripubblicazione di una serie di scritti evoliani, dispersi su svariate riviste oggi in gran parte introvabili, sia di per s una operazione culturale meritoria e di alto profilo. Coglie perfettamente nel segno Alberto Lombardo allorch osserva che tutta la discussione in merito sostanzialmente viziata dal fatto che americanismo e antiamericanismo, nel panorama politico e culturale italiano (ed europeo) , hanno finito per assurgere al ruolo di bandiere di due co0ntrapposte - ma non opposte - visioni del mondo, che neppure la fine della Guerra Fredda, in apparenza, riuscita a comporre o a rendere obsolete. E questo per la buona ragione che tanto gli americanisti quanto gli antiamericanisti continuano a muoversi entrambi sul medesimo terreno culturale, proprio della modernit intesa in senso puramente quantitativo: democrazia, capitalismo, egualitarismo, cultura dei diritti, scuola di massa, dominio di una vociante opinione pubblica che non si rende conto di essere strumentalizzata, dietro la maschera della demagogia pi sfrenata, da una rete occulta di poter forti di matrice finanziaria ed economica. In questo senso, ha ancora ragione Lombardo quando osserva che lantiamericanismo superficiale e viscerale di casa nostra non affatto una alternativa ai valori, se cos vogliamo chiamarli, rappresentato dalla civilt americana, perch, in ultima analisi, si riduce ad un americanismo purgato dai fast-food di McDonalds e dalla Coca-Cola. La vera alternativa allamericanismo non , pertanto, una modernit che vorrebbe accettare tutto il regno del quantitativo, rappresentato allo spirito americano, ma senza i suoi simboli pi vistosi e appariscenti, per non dire pi chiassosi e volgari; ma un lucido, ragionato rifiuto di tutto luniverso spirituale (o piuttosto anti-spirituale) sotteso a quella civilt. Diversamente, lantiamericanismo nostrano si riduce a quella misera cosa che in realt : una servile accettazione della sua essenza profonda, pretendendo per di nascondere alla vista ipocritamente - certe forme esteriori. Osserva, infatti, Antonio Lombardo a questo proposito (op. cit., 16-18): Lantiamericanismo, che un autore apprezzato dagli americani nostrani ha definito una malattia psicologica, non sufficiente ad accostare Evola al movimento no/new global o ad altre correnti di pensiero. In Evola lavversione al modello di civilt propugnato dagli Stati Uniti non un pregiudizio, come vorrebbe Massimo Teodori, ma parte da unautentica visione del mondo e della 1

storia. Gi in due capostipiti della rivoluzione conservatrice tedesca, Oswald Spengler e Arthur Moeller van der Bruck, vi una critica alloccidentalismo di marca anglosassone che il risultato di unanalisi storica e geopolitica; analoghe posizioni si trovano in Johann von Leers e in Carl Schmitt. Vi , soprattutto, il richiamo alla tradizione politica europea e la teorizzazione di una sua rinascita n forme nuove. Al contrario, tanto nei laudatori dellamericanismo che nei suoi detrattori, si osserva unattitudine prona e remissiva che altro non che una forma di disfattismo o di incoscienza. Anche i pi accalorati antiamericani infatti non dubitano della validit dei dogmi egualitari, della sacralit della democrazia, dellimportanza del meticciato come mezzo per abbattere le costrizioni di un modo che ha ancora troppe differenze. Entrambi, americanofili e americanofobi, sognano un mondo on pi ricchezza diffusa meno frontiere e pi libert di scambi e movimenti, con la peculiare variante della presenza, o meno, delle catene dei McDonaldso della Coca-Cola. La recente elezione negli Stati Uniti del primo Presidente di colore della storia avrebbe certo dato lo spunto a Evola per qualche articolo, non tanto per la persona considerata in se stessa (Barack Obama), quanto per il valore simbolico e sintomatico del fato. Non vi alcun dubbio che vedesse nella componente di colore della popolazione nordamericana la componente pi tipica dello spirito americano: LAmerica negrizzata in termini non semplicemente demografici, ma altres di civilt e di sensibilit,, quindi anche quando non esistono che scarse relazioni col sangue negro (in Il popolo italiano, 12 luglio 1957). Evola avrebbe indubbiamente interpretato questo fatto come una conferma della degenerazione spirituale american, tanto pi considerando che stata una maggioranza bianca ad eleggere un presidente negro. Comunque non paradossale che proprio in America, a partire dagli anni Novantadel secolo corso, Evola abbia goduto di una marginale ma non del tutto trascurabile fortuna, dovuta soprattutto alla traduzione delle sue opere principali da parte della casa editrice Inner Traditions, oltre che ala presentazione del pensiero evoliano (in termini assai diversi) da parte di Thomas Sheehan, Richard Drake e Joscelyn Godwin. Ed piuttosto significativo che in internet, dove il nome di Evola compare in centinaia di migliaia di pagine in tutte le lingue, uno dei primi testi integralmente tradotti e disponibili i inglese (cos come in altre lingue) sia stato proprio il volumetto Civilt americana. A ben vedere, infatti, lautentica opposizione al modello americano proprio quella teorizzata da Evola, che punta al primato della qualit sulla quantit, dello spirito sulla materia dellorganicit sullindividualismo e della politica sulleconomia. Per, cos come la Tecnica per sua natura universale, lo sono anche il modello economico capitalistico e lideologia egualitaria. Storicamente, laddove unidea particolare si oppone ad una universale, la prima destinata a venire travolta. Il messaggio fondamentale di Evola proprio quello di interpretare e vivere i valori tradizionali in una prospettiva pi che storica, assolutizzarli: solo con ci potranno essere opposti a quelli dominanti, indipendentemente a ogni effettiva speranza pratica. Quello che non pu trovarci daccordo, nel pensiero di Evola sulla civilt americana, , daltra parte, il suo atteggiamento nei confronti della questione degli afroamericani, che risente di un biologismo estraneo, a ben guardare, alle stesse motivazioni ideali del pensiero del filosofo e che si presta ad una lettura in chiave francamente e inaccettabilmente razzista. Se la questione si riducesse ad un fatto puramente biologico, allora lultimo uomo politico europeo apertamente evoliano sarebbe Berlusconi, con la sua mediocrissima battuta sullabbronzatura di Barack Obama. Invece, per le stesse ragioni per cui non accettabile una critica allamericanismo che ne lasci intatte le base ideologiche e si fermi ad alcuni simboli e funzioni materiali, del pari ci sembra non sia accettabile una lettura in chiave razzista della questione afroamericana. Al contrario, ci sembra che proprio la sorte dei due gruppi umani che pi hanno sofferto della intrinseca malignit dello spirito americano, sempre camuffata dietro una roboante enfasi retorica, i neri vittime della schiavit e gli indiani vittime della pulizia etnica, dovrebbe essere vista come un perenne monito contro le sirene di quella ideologia che proclama diritti e libert per tutti, ma non 2

esita a spazzar via con le bombe al napalm chiunque osi attraversarle il cammino, come si vede, anche ai nostri giorni, per esempio, in Iraq e in Afghanistan. Occorre demistificare lintrinseca ipocrisia del sogno americano e la brutalit, eretta a sistema, dello spirito della frontiera, entrambe versioni rivedute e corrette di quel destino manifesto che ha fatto del nazionalismo statunitense la molla di una feroce volont di sopraffazione a livello planetario, realizzata attraverso le immani distruzioni di due guerre mondiali, luso spregiudicato dei bombardamenti a tappeto e delle bombe atomiche, la cinica dottrina della guerra preventiva e la regia occulta delle lobbies politiche e finanziarie che hanno i loro centri nevralgici non solo a New York, ma anche a Londra e Gerusalemme. E che il pensiero di Evola non sia immune da una certa vena razzista, lo dimostrano le pagine dedicate alla questione dellapartheid nellAfrica australe; ove ad alcune osservazioni giuste e condivisibili, si intrecciano altre, che dovrebbero ripugnare non diciamo ad una coscienza cristiana ed Evola stato, infatti, un pensatore dichiaratamente pagano -, ma anche a quel tanto di coscienza morale che lumanit ha comunque elaborato sotto linflusso del Cristianesimo, anche senza rendersene conto o magari, come nel caso dellIlluminismo, in antitesi ad esso e in aperta polemica contro di esso. Queste riflessioni ci riconducono anche al discorso sulla posizione di Evola di fronte allalternativa fra capitalismo di matrice americana e comunismo di modello sovietico. Per lui, si tratta di una falsa alternativa, e questa la ragione per la quale rifiuta di farsi arruolare, sotto ricatto, nelle file degli americanisti. Capitalismo e comunismo non sono alternativi, proprio come, per Nietzsche, non lo sono liberalismo e marxismo: al contrario, si tratta di ideologie simmetriche e complementari, frutto, entrambe, della degenerazione quantitativa della modernit e dellavvento di una concezione materialista, economicista, radicalmente laicista e avversa allidea stessa del sacro, della gerarchia, del primato spirituale. Alberto Lombardo osserva che, quando unidea particolare si scontra con una universale, finisce per essere travolta. Come stato fatto notare da diversi studiosi, la forza dellamericanismo sembra consistere proprio nel suo apparente universalismo; che, ad esempio, rende simili a penose battaglie di retroguardia gli sforzi della Francia di preservare la propria identit linguistica e culturale, dato che una strategia rigida soccombe sempre davanti ad una elastica. Ebbene, si tratta di mostrare che il re in mutande e cio che lamericanismo, lungi dallessere quella ideologia universalistica che cerca di apparire, , in effetti, la pi compiutamente particolaristica e la pi ottusamente nazionalistica fra tutte quelle finora apparse durante il processo della modernit: lultimo e pi abnorme frutto di una parabola degenerativa e non gi il primo di unepoca nuova e di un mondo nuovo. Del resto, la cosa evidente anche a livello puramente numerico. Estendere il sogno americano allumanit intera, ad esempio a quei due miliardi e mezzo di Cinesi e di Indiani che bussano energicamente per sedere anchessi alla tavola del capitalismo trionfante, prima che venga sparecchiata, cosa semplicemente impossibile, e gli Stati Uniti saranno disposti a qualunque cosa pur di opporvisi. A quel punto, per, dovranno gettare la maschera e tutto il mondo potr vedere che lamericanismo altro non ce un meschino nazionalismo elevato allennesimo potenza e che, per oltrepassare le sue mendaci promesse, occorre ripensare radicalmente il posto delluomo nel mondo, il ruolo delleconomia e della tecnica, e soprattutto la dimensione trascendente dellanima, che la cultura materialista e liberale ha voluto rinnegare e che ha cerato in ogni modo di estinguere. Molto di pi che una questione puramente politica, dunque: ma una vera e propria rifondazione dei valori ideali e perenni dello spirito umano. In questo senso, ci sembra che la rilettura degli scritti di Evola sulla civilt americana, nonch del saggio introduttivo di Alberto Lombardo, possa costituire un utile laboratorio di riflessioni e una autentica miniera di spunti critici per chi voglia porsi in maniera consapevole, e al tempo stesso propositiva, nei confronti della sempre pi allarmante deriva nichilista di questa nostra tarda modernit. 3