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45116 ARRIVATA QUI ARLECCHINO di Dario Fo Testo e traduzione a cura di Franca Rame

Questa commedia stata scritta per la Biennale di Venezia nel quattrocentesimo anniversario della nascita di ARLECCHINO . La prima rappresentazione si tenuta al Palazzo del Cinema di Venezia il 18 ottobre 1985. Trascrizione della registrazione dello spettacolo Hellequin Harlekin - Arlekin - ARLECCHINO del 2 marzo 1986 al Teatro Ciak di Milano Commedia dellarte allimprovviso

La commedia dellarte Personaggi ARLECCHINO Marcolfa Razzullo Scaracco Ganassa Sparavento Burattino Toni Balordo Capocomico

Prologo Dario Fo entra in scena: veste un costume che riecheggia quello di ARLECCHINO e si rivolge direttamente al pubblico.

DARIO: Il costume che indosso quello del primo ARLECCHINO , e noterete subito che non ho la maschera. Ci sono stati dei critici che, la prima volta che sono apparso cos, si sono messi quasi a urlare scandalizzati: Non ha la maschera! Non sapendo essi stessi che il primo ARLECCHINO non portava assolutamente la maschera, ma un maquillage pi o meno simile a questo che vedete sulla mia faccia. Il primo ARLECCHINO fu un grande comico italiano di Mantova, si chiamava Tristano Martinelli, e si trovava in Francia con la compagnia dei Geloso. Allinizio ARLECCHINO era uno Zanni in seconda, come veniva chiamato, cio di rincalzo, ma esprimeva una irruenza a dir poco sconvolgente e, soprattutto, di dimensioni completamente nuove. Irrompeva sul palcoscenico buttando allaria lassetto della commedia. Non rivestiva un ruolo fisso, il suo era piuttosto un antiruolo. Inscenava situazioni e gesti di una scurrilit e pesantezza brutali: abbassava le brache di colpo e si metteva a defecare questo il termine raffinato, non quello usato da ARLECCHINO . Naturalmente era tutto finto, non che eseguisse oscenit reali. Faceva anche pip sul pubblico, quasi sempre spruzzando acqua colorata. In mancanza di materiale corretto si accontentava di ingredienti naturali. Insomma, provocava nel modo pi sguaiato urlando battte scurrili che alludevano indifferentemente al sesso, alla fame, alla guerra, alla morte, allinferno Distruggeva ogni buon modo di pensare, ogni morale. Ecco: ARLECCHINO era fondamentalmente un amorale. Quelle sue provocazioni suscitarono un successo incredibile; con le sue entrate oscene aveva rotto le tradizionali convenzioni dello spettacolo. Ma da dove nasceva quel suo sconvolgimento scenico? Certo dai mariazzi della Padania del XV secolo, spettacoli messi in scena dai contadini durante il banchetto nuziale, ma anche dalla tradizione francese che aveva ispirato Rabelais e soprattutto i fabliaux dellalto medioevo. Se vi capitato di assistere a qualche nostra rappresentazione

del Fabulazzo osceno, vi sar rimasto in mente il gioco scopertamente scurrile e poetico della Parpaja tpola. ARLECCHINO aveva elaborato tutti quei temi e ne aveva mostrato il risultato dirompente addirittura davanti alla corte di Francia, presenti il re e la regina. Le loro maest godevano immensamente nellassistere alle reazioni sconvolte dei cortigiani e incitavano in ogni occasione ARLECCHINO (Tristano Martinelli) a caricare sempre pi di follie le sue esibizioni. Soprattutto la regina stravedeva per questo nuovo genere e dimostrava una enorme simpatia per il comico, al punto da tenere a battesimo il suo primo figlio. A questo punto dobbligo affrontare un luogo comune di bassa cultura che continua a dominare nei licei e nelle universit, cio quello secondo cui i comici dellarte fossero in gran parte dei nafs di straordinaria genialit, ma inesistenti sul piano della cultura e della coscienza civile. Si tratta di un errore madornale. La compagnia in cui si esibiva Tristano Martinelli era composta per unalta percentuale da quelli che oggi chiameremmo intellettuali. Il capocomico dimostrava una grande preparazione umanistica e scientifica. Lo stesso Martinelli poteva vantare studi di legge e una notevole conoscenza dei classici. Giuseppe Domenico Biancolelli, il comico della commedia allitaliana che sempre in Francia rivest i panni di ARLECCHINO dopo Tristano Martinelli, era, oltre che un uomo di cultura, un acrobata inimitabile. Di lui Molire diceva: Vola nellaria come se ci fosse nato! Inventava o elaborava da s i canovacci traducendoli in commedie compiute grazie a una regia scientifica e fantastica insieme. Con lui la maschera di ARLECCHINO cessa di essere stereotipo fisso del servo inaffidabile e truculento per adattarsi a decine di tipi disparati e diversi: ARLECCHINO giudice corrotto o irreprensibile, ARLECCHINO inquisitore, ARLECCHINO tartufo, ARLECCHINO Don Giovanni o servo di Don Giovanni, ARLECCHINO sbirro, ARLECCHINO furfante e marinaio, e, per finire, ARLECCHINO femmina.

Hellequin, Harlekin, Arlekin, Arlequin, ARLECCHINO sono i nomi che segnano levoluzione di questa maschera nata in Francia, a Parigi, verso la fine del Seicento: erano i nomi di un diavolo, di un manigoldo pazzo, di uno Zanni bergamasco ATTO PRIMO Scena allantica italiana. Sequenza in prospettiva di parallelepipedi che alludono a fiancate di case su entrambi i lati. Un largo praticabile si leva a quattro metri dal proscenio attraversa tutta la scena, cosicch la piazza si ritrova su due piani. In proscenio, sui due lati, a formare una quinta, le sagome di due case a diversi piani munite ciascuna di finestre e porte praticabili. Sale lentamente la luce. Entra in scena ARLECCHINO con un gran trombone le cui spire gli avvolgono il petto, seguito da otto maschere (gli Zanni) che eseguono capriole, volteggi a ruota e combattimenti con bastoni, schiaffi e pedate sui ritmi della canzone Leroe. Leroe, leroe, leroe, leroe della vitto-o-ria sia adesso il nostro re della vittoria il nostro eroe leroe, leroe della vittoria sia adesso il nostro re sia adesso il nostro re. Ono-o-onor e gloria allArlecchin si deve leroe delle nostre vitto-o-rie sia adesso il nostro re, il nostro eroe delle vittorie sia adesso il nostro re sia adesso il nostro re. Entra Marcolfa con un secchio, spazzolone e strofinaccio. Si pone carponi e inizia a pulire il pavimento. Canta mentre gli attori continuano ad esibirsi in capovolte e acrobazie clownesche. MARCOLFA El m amor mha ditto: mi te amo e mi ghho respond: ma vatte a impcca!

L el mha ditto: alra mi te sgagno! e mha sgagn l proprio in s la cipa! El m amore a l de Porta Ngra el ghha na bala triste e laltra algra... El m amore a l de Porta Lagna el ghha na cipa slgna e laltra stagna! Larallalarallalarall! Larallalarallalarall! (Alla fine della canzone guarda in platea e solo allora si accorge che il pubblico in sala e grida:) Oh madre! Ma smo mati?! Ma chi l che ghha derv el sipario! Gh tta la znte insentda che la varda... (Indicando gli Zanni) E questi che per scaldrse le znte dei gimbi e dei brsi i fa lazi e strambolare! (Li sospinge fuori scena) Fra, fra... (ad alta voce verso la quinta) Tir el sipario, sar, che no l ancora tempo de cominciare... La sira no la sta ancora impreparda col truco... tir el sipario! (Dalla quinta di sinistra spuntano due mani gesticolanti e una voce grida frasi incomprensibili in grammelot). PRIMA VOCE-MANI (come a dire) No l se pol minga. MARCOLFA Come, no se ple sar el sipario? Da unaltra quinta si ripete il gioco mani-grammelot SECONDA VOCE MANI (come a dire che si bloccata la rondella!) Gh egn ol rod. MARCOLFA S incant la rondla? Ma mi no pdo star a lavare ol palco co la znte che me varda... Ciam qualchedn che lo gista... ciam lArlechno... FUORI SCENA, A PI VOCI: Arlechno, Arlechno, Arlechno! Entra in scena ARLECCHINO . ARLECCHINO Ma ti se che ghho limpressin che qualchedun m cima? Sento le voci! MARCOLFA Arlechn, a ghh na disgrsia! S rto el sipario e tta la znte l l insentda che la m varda! E mi no pdo lavr par tra parch m vergogno! ARLECCHINO (rivolgendosi al pubblico) Scusa, scusa! A gh stada una disgrsia... S stcept tto el sipario e adso per piasr dovarsse voltar la fcia da laltra parte! Parch altrimenti le

(indicando Marcolfa) no la pl lavorare. Alra, per piasr, volt la fcia!... Sara come se ghe fosse a casa vostra una disgrsia, che s stcep la fenstra e magari mi arvi l... m pgio su la fenstra e disi: Sira, vada tranqula... de intimo... la se dispja pure che a mi m pise! Voilter m dis: Guardn vilno! Alra, per piasr, volt la fcia da laltra parte! Grsie. MARCOLFA (guardando il pubblico) No i obedse! ARLECCHINO Voltve! Volt la fcia da laltra parte! MARCOLFA (c.s.) Ubidre! Viln! ARLECCHINO I continua a vardare! Qulo, adiritura col binocolo! Vardn! (Minaccioso) Vard che mi devnto catvo! MARCOLFA Pegir par vui! Adso lArlechno ol dovnta catvo! ARLECCHINO Basta! Devnto catvo! (Come avesse davanti una grande lavagna, fa il gesto di cancellare con la mano il pubblico). MARCOLFA Cosa te ft Arlechno? ARLECCHINO I canlo tti! MARCOLFA No, lassa stare... ARLECCHINO (pausa, guardando in platea) No i sparsse! Come l difile scanzelre! MARCOLFA Arlechno, bisogna giustr ol sipario. Te ghha na scala lnga? ARLECCHINO No, ma ghho un carto. MARCOLFA E cosa te f cont el cartto? ARLECCHINO L un carto che avmo rubdo in dol titro chi de fcia. El ghha de le rde con dei raggi mi a ghe strapo via tti i raggi, ghe fo dei pioli... i meto tti in fila e monto su paso-paso, fino in zima! MARCOLFA Ma dio, Arlechno! Te se un finomeno! Te se veramente capze de montr si pioli e darivr fino in alto, snsa i stangn laterali?! Che bravissimo che te st, Arlechno! ARLECCHINO Che balengo che son! Marcolfa, grsie! Te m salv la vita! Che mi come un cojn a montavi s sti pioli e quandero in ima: No ghho i stangn!! (mima una caduta) BRAAAMM... m stcepvo tuto! Grsie, m ricorder de sto to salvamnto! Bon, alra vago al titro in dove ghavmo rub el cartto, l ghhanno na scala lnga... a cato la scala, ghe strapo via tti i pioli e ghe li lasso l, ciapo i di stangn, ghe infilo i m ragi al posto dei pioli. Cos no m pden dire che ghho rub na scala: ghho rub di stangn! (Ride ammiccando al pubblico) Che testa che ghho,

che zervlo! MARCOLFA Ma de fato, caro zerveln, l che adso quei del titro no ghhan pu na scala, ma sojamnte dei pirli but per tra! ARLECCHINO Che importa? Tanto loro la scala la non pol p adoprre MARCOLFA: Parch? ARLECCHINO : Parch ol sipario l brs! MARCOLFA Gh brsa ol sipario? Quando?! ARLECCHINO Adso! Ghho dit lrden al Ganssa de brsrlo! (Urlando verso la quinta) Ganssa, t brs ol sipario? GANASSA (da fuori quinta) S capo, l brsa! ARLECCHINO Bravo! Qualsiasi cosa te ghe dise, l obedse! MARCOLFA Una corda lnga ti ghe lha? ARLECCHINO No, ma ghho lasino! MARCOLFA Cosa te ft con lasino? ARLECCHINO Lasino che ghera tac al carto! Quando ghavmo port via el carto, lasino s meto a pignere... st come i pigne sempre i seni quando te ghe prtet via el carto: (imita il raglio dellasino) IIHII IIHIIHIII! Alra ghmo port via anca lseno. Solo chea lseno ghera tac una corda che lera legda al titro. Noi ghmo tir la corda, ma ol titro no vorsva vegnre... L un tatro STABILE. Alra mo cat un picn e ghmo strapto via lanlo dal mro del titro dove lera tacda la corda. Adso ghe tachmo lanlo, la corda e anca lseno al nostro sipario... cos che lseno ghe fa de contrapso e quando ariva in fondo: IIIHII, IHII!, capmo che el sipario l ser! (Esce). MARCOLFA (rivolgendosi al pubblico) Siri speciadri, di mint, el Ganssa e lArlechno gisteno el sipario... Mi no lavo in tra parch m vergogno, e po andernno a scomincire con el prologo i siri artisti. (Raccoglie secchio e spazzolone e si avvia a uscire di scena, ma viene bloccata dalle due mani gesticolanti che gi conosciamo, che spuntano dalla quinta accompagnate dal solito vociare concitato) PRIMA VOCE-MANI (Grammelot come a dire che il primo attore non arrivato). MARCOLFA Cos?! El primo actr no l riv? Oh, bja! Altre due mani spuntano da unaltra quinta SECONDA VOCE-MANI (Grammelot come a dire che il primo

attore non verr) MARCOLFA Come nol vgne? Cosa gh capitt? TERZA VOCE-MANI (Si ripete nuovamente il gioco manigrammelot, come a dire E in galera!) MARCOLFA In galera?! Dio, che disgrssia! (Al pubblico) Ol primo actr l in galera... Alra niente... me despise ma no se fa n prologo, n spetcolo... And a ca vostra. Buonasra! Entra ARLECCHINO che rivolgendosi a Marcolfa parla concitatamente in grammelot e finisce dicendole: ARLECCHINO El prologo te lo fe ti! (Esce). MARCOLFA Cosa? Mi dovara fare el prologo?... Mi?! Ma si mati!? No son capze de sprologre! (Da una quinta ancora il gioco mani-grammelot: il capocomico). CAPOCOMICO (in grammelot come a dire: Devi assolutamente fare tu il prologo!). MARCOLFA No son capace... scapo! Entra in scena il capocomico. CAPOCOMICO Marcolfa, non fare storie che tu sai pure di che si tratta nella commedia imperocch in infinite occasioni tu lhai veduta. Di, dacci di prologo. MARCOLFA Me scsa, sir capocomico, ma mi la comdia no lho mai veda in enfinte occasioni, parch mi son sempre de drio durante la comdia ad aiutrghe la sira Isabella a calrse i vestimnti e a tirrghe su le ttte con i pecitti per frghele sodte! CAPOCOMICO Ma cosa vai a tenere simili discorsi in fronte allo pubblico astante! MARCOLFA A mi, delo pubblico astante, non m interessa negtta. Me deve scus, ma m son mica unattrice, m... Cosa m intersa a m dello pubblico astante... M no pdo vedr la comdia parch ghho da tirare s le ttte a lIsabella! El me tgna chi... (consegna al capocomico secchio e spazzolone) che ghel dimstro... (mima quello che va dicendo) Cipo una ttta de lIsabella e la fo su, la fo su, la fo su, (mima di arrotolare il seno della donna come fosse una striscia di stoffa) e ghe mtto una pssa con la cla per blocrghela. Po cipo laltra ttta... la fo su, la fo su: TAC!, lter pecit... E meno male che lIsabella ghha de ttte solamente, altrimenti,

dovara comincir la matna presto a farghe s i ttte... Po cipo una corda fina e ghe lgo i birighignli... CAPOCOMICO Cosa i sarebbe sti birighgnoli? MARCOLFA I pir dei capssoli! In italiano: birighignli. Cipo la cordta, no trpo fina, parch se l trpo fina quando ghe fo el ndo se staca el birighgnolo... e l una roba ornda! Po la cordtta la paso de drio... la paso su le spalle, la paso de sto, e po ghe d una tirda e a gh una montda de ttte mai vista al mondo!! (Indica la base della gola) Ghe rven chi... Di gozzi! L belissima! La se sciuga le lacrime parch l unoperazione dolorosa! Poi, con rispetto parlando, la volto de drio e fo lo mismo lavoro con le cippe. Con le cippe per l un lavoro de concetto... le cippe pesano... A cipi na corda grossa un dito... (mima di legare una natica) faso su na cipa... laltra cipa... tiri su... ghe faso na bla gobtta... CAPOCOMICO (interrompendola) Basta, basta, Marcolfa, che non si va a discorrere di certi argomenti in fronte allo pubblico audente! MARCOLFA Parch? No l mica na roba schifosa lavorar de ttte e de cippe! (Guarda in platea) Ho sent tante dne che fasa ridde parch son contente che mi son qui par loro! (Alzando la voce) Dne, se qualcheduna ghavsse de bisogn de la levata de ttte e de llsabandera de le cippe, son chi... Anca i meni... se ghavt qualche cssa de tirar su... mi snt a disposisine. Di baicchi soltanto! CAPOCOMICO (riconsegna alla donna secchio ecc.) Basta! Ci vuoi dare di prologo, per favore? MARCOLFA No, mi no pdo... no son capce sir... CAPOCOMICO Tu sei bravissima! Tieni una fantasia straordinaria e nello mismo tieni pure le fisic d roll!. MARCOLFA (spaventata) Cos che ghho mi, sire? CAPOCOMICO Le fisic du roll! Forza Marcolfa! Vai col prologo! (Esce di scena). MARCOLFA (al pubblico, preoccupata) Se lha dit che ghho?... I figh in su l cl?! L mato? No l neanche la stagin dei figh! A l la personalit pus importante de la compagnia, ma l mato! Ghavt sentt come ol parla? Imperocch! Far el prologo parch l el m comanda de farlo e se mi no fo quel che dise, m cscia via. Mti gi i m arnesi del mestiere... (Si

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avvicina alla porta di destra e passa in quinta secchio strofinaccio e spazzolone) Sunt emosionda... che mi no ghho mai parl con tanta znte che no cognscio... (Sta per iniziare il prologo, ma, scorgendo in platea due spettatori una ragazza e un giovane, ritardatari, li apostrofa dicendo:) Oh... buonasra! Smo un poco in ritardo! Buonasra! Sri qui in pensiero... preocpda... me disvo: Rivernno sti nostri cari amisi? Sun cuntnta che st riv! (Al pubblico) Avt vist come son vegn avanti in mso a la sala?... Ma disi... mezzora de ritardo! Un vgn avanti... cerca de mimetisrsi un poco, no? Ol camna e fa finta de vsser una poltrona... cos: (mima una camminata da seduta). Loro no! Testa alta, petto in fra, pancia in dentro! (Rivolgendosi ai due) Cosa simo? I padroni del titro? (indica il giovane) Va, che bl fiult. Blo! Anca le a l una bla tosta... (si rivolge a due) Ghe vt dit la mancia a la maschera che vha compagnto al posto? Quanto te gh dit?... Che avarsia... spilrcio! Blo, ma avaro! Entra il capocomico. CAPOCOMICO Ma che vai a importunare lo sopravvenuto pubblico con queste domande scostumate? MARCOLFA Importun? Ma cosa el dise, sir capocomico... li ho metdi a loro agio con el publico! CAPOCOMICO Dacci di prologo! Piuttosto, hai tu visto li me occhiali in qualche loco? MARCOLFA S, li ghho vedi ne la lgia de la sira Isabella... ieri... CAPOCOMICO Ma che mimporta di ieri? Enfino a un istante fa li tenevo in su appicciati allo naso per sbirciare lo canovzzo! MARCOLFA Li avr lasciati in su allo canovzzo! CAPOCOMICO Ah, brava! (Cambia tono: seccato) Ma non ti sortire con ste ciancere! Lo canovzzo ello cost nelle mie mani! MARCOLFA Sit vui che dovt savre dove li avt lassti... Se ghentri m? Son mica laddetta ai so ogii mi! M lavo in tra, tiro su le ttte e le cippe, e basta! Son responsabile solamente de la carne, m! CAPOCOMICO Allora tu ci rifai con le ciancerie! Imperocch anche se io lo savssi in dove stanno sti miei occhiali,

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nulla me verrebbe in vantaggio, imperocch senza occhiali non vedo punto! (Guarda in platea) Nello medesimo proposito, vi di molto pubblico? MARCOLFA Pieno! Son rivti anca qui due che sremo in pensiero! El faga una roba, sir capocomico, vaga a comperrse un lter para de ogii, coss con qui novi pl trovare qui vgi che lha perdu! CAPOCOMICO E a te arrismbra che li occhiali te li gettano addietro come si costuma con li confetti? Mettici poi daggiunta che io li vo a smarrire almanco dieci volte allo giorno... se per ogni occasione dovessi comprarne uno paro sano, starei fresco! MARCOLFA Oh, esagert! Mica ghe nha bisogno una cassa de ogii! CAPOCOMICO Ma che ti cianci la cassa... ma di due para certo! Uno per vederci dappresso e laltro per vederci da lontano... MARCOLFA No, guardi che no serve che sian di para... Vel dimostro: imaginmo che ghavt perdu i ogii par vedrghe da luntn e che portt sl naso quei par vedrghe da visn... Se cpita che i ogii par vedrghe de lontn i sont lontn... vui coi ogii par vedrghe de visn, no ghe arivt mica a vdar quli par vedrghe de lontn che son lontn. A meno che vui non purtt smper tact sl nas i ogii par vedrghe de lontan, coss, anco se avt perdi ogii par vedrghe de visn e ve cpita la desgrssia che i ogii par vedrghe de visn son talmente visn che con i ogii par vedrghe de lontn no riust a vederli parch son trpo visn... alra ldoverssa and ndro, sempre pndro dal punto ndove ha lasst i ogii par vedrghe de visn, fino al momnt che coi ogii par vedrghe de lontn, reusst a vder i ogii par vedrghe de visn. CAPOCOMICO Basta, che mi fai andare in giostra lo cervello e nello mismo la vista! (Esasperato, esce di scena). MARCOLFA Lho mandt fra del rgolo... Son propri contenta! No lo pdo vder. Beh... far sto prologo... Che emosione!... Donca, a l na comdia bla, ma bla... da ridere e da pignere... de scambi, de travestimenti, de sesso, de sporcelnterie. Cosa ne fann!... E de pres... pullici... pulci. Gh un mo che tti cimeno El Magnifico par trlo in giro parch de magnifico qulo ghha proprio nint. L un vcio, passto, brt, snsa dan... un ex nobile spiantt! Rba da non crderghe, el ghha na mi

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amm bla, ziovane, nobile, che tti cimen Contessa Isabella. Ma a dir la verit, no se vede tanto che sta contessa Isabella l bla, parch la va sempre in ziro strependa, vestda de ngher, la pigne da la matna a la sira, la va smper in gsa a preg e la camna m un caml. La prega, la pigne e la camla da la matna a la sera. La se sconsma damore parch el so marito Magnifico sbolgirn no ghe fa pu i preamboli damore in del lto. Per la verit, no ghe fa nemanco i demboli damore in del lto... nemanco i triangoli! No ghe fa negta in del lto, n la varda, n la tca! Un zirno lIsabella contessa camelna la vgn a descovrre che el so marito Magnifico s inamorto de una cortizna, la famosa ptana Eleonora, detta Strizzamstci! Na parca rossa fiameginte sla testa... gte (cerca la parola) imp... imporpurte... rosse... due ttte e due cippe doro!... che ghe i fo m con la corda... e la camna che la par un galen che va per mare, con le cippe che sbatscia de ch e de l! (imita la camminata) LIsabella... l disperta! Mi masso, mi masso! Po de colpo la cambia idea e la fa: Ma m son mata?! Parch m devi mass m? Vo a ca de la Leonora e la massi a le! E camelndo, camelndo, la va a casa dela Eleonora pt.na. Il destino vuole che apna la entra in della casa, se imbatse propi in della Eleonora che la si era apna levta dal lto! No crede ai so ci: na fcia slavda, quter cavi desgrassi su la testa... ttte e cippe... nulla! Lera andda a dormire e la sera deslass i curdn. La frana notturna! LIsabella la fa: Scsa, le la sarsse la famosa Leonora ptna?! S, sont mi! Molto piazre! Molto piazre UN CASO, cara pt.na Eleonora! Molto piazre li m cojni! (Rivolgendosi al pubblico imbarazzata) No la dis prpi queste parole ch, latrze... lho dta m per render ol concetto... (Pausa. perplessa) Eh... l mica facile racontre i comdi! (Riprende sul tono di racconto) Molto piazere li m cojni! LEleonora fa, furente: A chi, molto piazere li m cojni? Insomma, un po de cojni de chi e de l...: dialettica femminile... Po lIsabella la fa... (Si interrompe per rivolgrsi al pubblico) L una scena! A mi m piase! La guardi sempre... (Riprende a recitare) Ma come?! El m marito m tradse con qula vcia l, tta sderenda... che mi son ancora nel fior dei ani!

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Ah, ah! La comincia a rder come na mata... (Pausa) LEleonora no ride niente... la ghha un giramento de balle! La dise: Come? Son qui, in casa mia... la matna presto... mi si insultsce! (Al pubblico) Come l brava! Per besogna dire che lEleonora l una ptna... ma l una ragssa bravissima! Generosa... de cre... la d via proprio tto! L una ragssa che ragiona giusto... e la dise: Ma s, l vra, mi son vgia, te st pss bla de m... e la ride anca le. Le due dne fanno amicsia, e fanno comnto de come son cojn i meni. Qula scena l molto gradita da tte le dne che stan in plata. Bton i man e dsen: L vera! L vera! Ier sera a ghera na scira che lha dit: L vera, ghho port chi el m marito come testimone! (Pausa, si compiace. Riprende) LEleonora la decd de far un gran schrso al Magnifico cujn marito de lIsabella: Te travestir de pt.na Leonora, cos te fart lamore con el to maro, snsa che lse ne incrga, e, per compenso, te dar anca di fiorini doro de la ta dote! Ah! la fa lIsabella son contenta, cos torna a casa quiche cosa! Insomma c felicit! In qul mumnt l lEleonora la bat i man e entri in scena m che son la servta... no parlo ma opero: el m solito alsabandra de le carni. Entri e disi una batda sola, ma fo la ma figra... A disi: Desbittate, signora contessa! La disi benissimo... m fan smper i complisa Eleonora puttana?! S, sono io! Molto piacere! Molto piacere un cazzo, cara puttana Eleonora! Molto piacere i miei coglioni! (Rivolgendosi al pubblico imbarazzata) Non dice proprio queste parole lattrice... lho detta io per rendere il concetto... (Pausa. perplessa) Eh... non mica facile raccontare le commedie! (Riprende sul tono di racconto) Molto piacere i miei coglioni! Eleonora, furente: A chi, molto piacere i miei coglioni? Insomma, un po di cazzi di qui e di l... dialettica femminile... Poi Isabella dice... (Si interrompe per rivolgersi al pubblico) una scena! A me piace! La guardo sempre... (Riprende a recitare) Ma come?! Mio marito mi tradisce con quella vecchia l, tutta sderenata... mentre io sono ancora nel fiore degli anni! Ah, ah! Comincia a ridere come

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una matta... (Pausa) Eleonora non ride per niente... ha un giramento di palle! Dice: Come? Sono qui, in casa mia... la mattina presto... mi si insulta! (Al pubblico) Come brava! Per bisogna dire che Eleonora una puttana... ma una ragazza bravissima! Generosa... di cuore... d via proprio tutto! una ragazza che ragiona giusto... e dice: Ma s, vero, io sono vecchia, tu sei pi bella di me.... e ride anche lei. Le due donne fanno amicizia, e commentano come sono coglioni gli uomini. Quella scena molto gradita da tutte le donne che stanno in platea. Battono le mani e dicono: vero! vero! Ieri sera cera una signora che ha detto: vero, ho portato qui mio marito come testimone! (Pausa, si compiace. Riprende) Eleonora decide di fare un grande scherzo al Magnifico coglione, marito di Isabella: Ti travestir da puttana Eleonora, cos farai lamore con tuo marito senza che lui se ne accorga, e, per compenso, ti dar anche due fiorini doro della tua dote! Ah! dice Isabella sono contenta, cos torna a casa qualcosa! Insomma, c felicit! In quel momento Eleonora batte le mani ed entro in scena io che sono la servetta... non parlo ma opero: il mio solito alzabandiera delle carni. Entro e dico una battta sola, ma faccio la mia figura... Dico: Si spogli, signora contessa! La dico benissimo... mi fanno semDIALETTO menti. Una sera che a ghera gi el m murs, per far ps. bla figra, m son slungta la parte. Ho dit: Desbitate, signora contessa, per piazre! EUH! Le due atrzi mhan fato una scentta! M ghhan dit: Nun ce se slunga la parte, eh! I dne atrzi in mate! Beh, alra le se mete tta nda e mi fo lalsabandra mio solito. Po ghe metmo la parca rossa de la Eleonora, labito de pt.na e po lEleonora la fa: Adso basta, mia cara contessa, de camin come un cameln, eh! Se camna con lo scodinzolamnto de le cippe! (Cammina ancheggiando) E uno e due... alenrsi! E l lIsabella la fa na caminda! La se sloga tta el bacno... Cume se mven i man?... Davanti al naso

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del mstcio... come farfalle sensuali... (esegue) Ma no nsc! (Si schiaffeggia le mani) Coss te ghe f aria! Mteghe un po de languore: e uno e due. Come se fa la ridda de oca giulva: ahahah... ahahah! Loro la fan propi benissimo; a mi m vegn male. LEleonora la fa: L importantissimo impar a rider de scema. Guai a farsi descovrre intelligente dal mstcio! Ghe vien el complesso de inferiorit e ol devnta impotente! Come se pigne con el singhisso: euheuheuh! Fa niente se ghin no i lacrimi... importante l el singhisso! Euheuheuh! Come se fanno le smorbsse de spitnfia co lcio de ingenussa: Ahhh... oh nohhh... ohhh... (agita le mani allaltezza delle palpebre) nohhh... qusto no m pise... ohhh... nohhh... ohhh, che mal de panza! Oh, che dolor del capo... Me vien de vomitare: BUHOPP! El conato de vomito al momento giusto l una roba dun eroticsmo, deo: BUHUOHP! Bello, grosso! Mi su no parch, ma i meni diventan mati par el conto de vomito... (Al pubblico) Imparare, donne, imparare! Stasera alenrsi, eh, a casa: BUHUOHP! Vedar cssa ve cpita, vedar! (Riprende la lezione) Sospiri: hhh... hhh... Gemiti: ah... ah... Sospiri e gemiti: hhh... ahh... hhh... ahh... Slanguimnto languido prolungato: eohhaua! Sospiri, gemiti, slanguimnto languido-prolungato hhh, ahh, eoahh (chiude con un gran conato di vomito) BUHUOHP! E, a quel punto l, el t marito el caps p nagtta: te salta adso, el te vr basre, el te vr... (pausa con intenziopre i complimenti. Una sera che cera gi il mio moroso, per fare pi bella figura, mi sono allungata la parte. Ho detto: Si spogli, signora contessa, per piacere! EUH! Le due attrici mi hanno fatto una scenata! Mi hanno detto: Non ci si allunga la parte, eh! Le donne attrici sono matte! B, allora lei si mette tutta nuda e io faccio il mio solito alzabandiera. Poi le mettiamo la parrucca rossa di Eleonora, labito da puttana, e poi Eleonora dice: Adesso basta, mia cara contessa, di camminare come un cammellone, eh! Si cammina con lo scodinzolamento delle chiappe! (Cammina ancheggiando) E uno e due... allenarsi! E l Isabella fa una camminata!

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Le si muove tutto il bacino... E uno e due... (si arresta) Come si muovono le mani... davanti al naso del maschio... come farfalle sensuali... (esegue) Ma non cos! (Si schiaffeggia le mani) Cos fai aria! Mettici un po di languore: e uno e due. Come si fa la risata delloca giuliva: ahahah... ahahah...! Loro la fanno proprio benissimo; a me viene male. Eleonora dice: importantissimo imparare a ridere da scema. Guai a farsi scoprire intelligente dal maschio! Gli viene il complesso di inferiorit e diventa impotente! Come si piange con il singhiozzo: euheuheuh! Non importa se non ci sono le lacrime... importante il singhiozzo: euheuheuh! Come si fanno le moine da ochetta con locchio da ingenua: Ahhh... oh nohhh... ohhh... (agita le mani allaltezza delle palpebre) nohhh... questo non mi piace... ohhh... nohhh ... ohhh, che mal di pancia! Oh, che mal di testa... Mi viene da vomitare: BUHOPP! Il conato di vomito al momento giusto una cosa di un erotismo, dio: BUHUOHP! Bello, grosso! Io non so perch, ma gli uomini diventano matti per il conato di vomito... (Al pubblico) Imparare donne, imparare! Stasera allenarsi, eh, a casa. BUHUOHP! Vedrete che cosa vi capita, vedrete! (Riprende il racconto) Sospiri: hhh... hhh... Gemiti: ah... ah... Sospiri e gemiti: hhh... ahh... hhh... ahh... Languore languido prolungato: eohhaua! Sospiri, gemiti, languore languido prolungato: hhh, ahh, eoahh (chiude con un gran conato di vomito) BUHUOHP! E, a quel punto, tuo marito non capisce pi niente: ti salta addosso, ti vuol DIALETTO ne) al ghha el fiadne: hha... hha... ti, el fiadno: hhi... hhi... hhi... E quand che st al msimo del riscaldamento del sesso: in bianco! Mandarlo in bianco! Stop! Ghho fame!... Ghho sete!... Ghho sono! Andmo a lto? S, a lto! No, caro. M da sola in del me lto! T, a ca tua! E l el va via che ghha i cojmberi che ghe fma! Scena terza: lIsabella l deslanguda in sl canap, entra el marito, no se encrge de nulla. Le l bravissima, lha impar la lesin, la fa andr i cip me na mata, la sospira... la geme, la ride, la pigne... e la vomita! L ol perde la testa... ghe salta adso... Le la duvara dir:

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Ghho fame... ghho sete... insomma, mandarlo in bianco, ma no ghe la fa parch l inamorda. Fan lamore... E ch gh na scena che... si salvi chi pu! Buio totale! Se vede nulla, ma... se sente! Cigoli tremendi. Na roba! Po gemiti... ma dio, quante de qule urla... mai sentt ne la mia vida! Aoahh, mri! Aohhh, sun dr a mur! Aoahhh, sun morta! Aoahhh! Sun mort anca mi! Dui morti. L lha capito benissimo che le no la Eleonora pt.na, ma che l la sua mujr, ma sta citto parch avr l la mujr cos vogliosa, cos diversa, cos insolita, lo fa impassre! Le lha capito che l lha descovrdo che le no l le, ma che l le... ma la sta citto parch aver l ol marito cos caldo... che l la prima volta da che lo cognsse... (in falsetto) la fa impassre! Fan lamore naltra volta, naltra volta ancora, naltra volta... L proprio el terzo atto, l notte... l notte fonda, e lamore ol dra propi tta la notte! Ddese ore sche de amplessi, de orgasmamentere... propi una roba de... Sodoma e Gomorra... ma dio che notte! (Sconcertata per la risata del pubblico) Gh minga de rder... Ho dit una roba sbagli? Sdoma... o signr scusme... Sdoma e Gamorra! Fan lamore, rifan ancora lamore, e po vanno avanti... insomma, a farla corta, fan lamore cnt e novantaquter volte... de amplessi vun ps. passion de llter! Cnt e novant... No, calma... ho sbagli... No... cnt e novantaquter l propri na esagerasin. L lentusiasmo de fa el prologo... Cnt e novantaquter? Sun mata! No, besgna baciare, ti vuol... (pausa con intenzione) ha il fiatone: hha... hha... tu, il fiatino: hhi.. hhi.. hhi... E quando siete al massimo del riscaldamento del sesso: in bianco! Mandarlo in bianco! Stop! Ho fame!... Ho sete!... Ho sonno! Andiamo a letto? S, a letto! No, caro. Io da sola nel mio letto! Tu, a casa tua! E lui se ne va che ha i coglioni che fumano! Scena terza: Isabella allungata sul canap, entra il marito, non si accorge di nulla. Lei bravissima, ha imparato la lezione, fa andare le chiappe come una matta, sospira... geme, ride, piange... e vomita! Lui perde la

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testa... le salta addosso... Lei dovrebbe dire: Ho fame... ho sete... insomma, mandarlo in bianco, ma non lo fa perch innamorata. Fanno lamore... E qui c una scena che... si salvi chi pu! Buio totale! Non si vede nulla, ma... si sente! Cigolii tremendi... Una cosa! Poi gemiti... ma dio, quante di quelle urla... mai sentite nella mia vita. Aoahh, muoio! Aoahhh, sto per morire! Aoahhh, sono morta! Aoahhh! Sono morto anchio! Due morti. Lui ha capito benissimo che lei non la puttana Eleonora, ma che sua moglie, per sta zitto perch avere l la moglie cos vogliosa, cos diversa, cos insolita, lo fa impazzire! Lei ha capito che lui ha scoperto che lei non lei ma che lei... ma sta zitta perch avere l il marito cos caldo... che la prima volta da quando lo conosce... (in falsetto) la fa impazzire! Fanno lamore unaltra volta, unaltra volta ancora, unaltra volta... proprio il terzo atto, notte... notte fonda, e lamore dura proprio tutta la notte! Dodici ore secche di amplessi, di orgasmamenterie... proprio una cosa da... Sadoma e Gomorra... dio che notte! (Sconcertata per la risata del pubblico) Non c mica da ridere... Ho detto una cosa sbagliata? Sodoma... o signore, che formalisti, va beh: Sodoma e Gamorra! Fan lamore, rifanno ancora lamore, e poi vanno avanti... insomma, a farla breve, fanno lamore centonovantaquattro volte... amplessi uno pi appassionato dellaltro! Cento e novant... No, calma... ho sbagliato... No... centonovantaquattro proprio unesagerazione. lentusiasmo di fare il prologo... Centonovantaquattro? Sono matta! No, bisogna DIALETTO dirlo parch magari quaichedn dei mastci qui presenti ghe crede... po va a casa frustrtto... No, no... l impossibile. De gi m par de scoltr le mujr: E alra?... Te se riv solamente a cinquantuno... E alra? Ne manca cnt e quarantatr! E alra?... Sti povri meni, tti morti! No, l stato un erre! (Riprende) Fan lamore... quter volte! (Al pubblico) Si pu, no? Ohi, giveni, rispondere, eh... Oh! Tti mutoliti! Quter volte se p! Giornata de festa... domani, riposo... per un mes. (Riprende il racconto) LIsabella l felice, cuntnta, beata, parch finalmente le, lIsabella, dna perbene,

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contessa, che la pregava da la matna a la sira, che landava smper in gsa... per la prima volta l sodisfta, cuntnta, una dna realisda! E parch? Parch finalmente lha impar a fa la ptana! Coraggio, donne! Coraggio! Parte una marcia strombazzante; dalla quinta di destra entra con un palo sulle spalle Zanni-Ganassa che prosegue. GANASSA Sira, smo riv chi-l par ol lavoro... MARCOLFA Oh, bravi! (Rivolta al pubblico) Un momento, perdonme. (A Ganassa) E la scala? Dov la scala per ol sipario? GANASSA No so mi de la scala... mi ghho brs. solo el sipario. Ol me capo ol m ghha dito: Careghmo sto albero e se va a titro! Mi no savvo che par andar a titro besognva portarse un rbaro... Devesser unabitdine de i speciadri de le cit grande de sentrse tti col so rbaro in spala... cos, invece dentrare col biglietto, ol ghha lrbaro!! Biglietto! No (mima di segare un pezzo del palo) ghho lalboramnto! MARCOLFA (lo guarda perplessa) Che intensin ghavt... de piantare sto alboramnto in del palco? Ghe tachmo due grandi vele e andmo tti par mare a fa una gita? GANASSA No sara una brta idea! Ma se la vl savr de prezso, l mejr domandarlo al mo capo. MARCOLFA E dove l el vostro capo? GANASSA De laltra banda de lrbaro in ponta al piln. Le dirlo, perch magari qualcuno dei maschi qui presenti ci crede... poi va a casa frustrato... No, no... impossibile. Mi sembra gi di sentire le mogli: E allora?... Sei arrivato soltanto a cinquantuno... E allora? Ne mancano centoquarantatr! E allora?... Questi poveri uomini, tutti morti! No, stato un errore! (Riprende il racconto) Fanno lamore, quattro volte! (Al pubblico) Si pu, no? Ohi, giovani, rispondere eh... Oh! Tutti ammutoliti! Quattro volte si pu! Giornata di festa... domani, riposo... per un mese. (Riprende il racconto) Isabella felice, contenta, beata, perch finalmente lei, Isabella, donna perbene, contessa, che pregava dalla mattina alla sera, che andava sempre in chiesa... per la prima

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volta soddisfatta, contenta, una donna realizzata! E perch? Perch finalmente ha imparato a fare la puttana! Coraggio, donne! Coraggio! Parte una marcia strombazzante; dalla quinta di destra entra con un palo sulle spalle Zanni-Ganassa che prosegue. GANASSA Signora, siamo arrivati per il lavoro... MARCOLFA Oh, bravi! (Rivolta al pubblico) Un momento, scusatemi. (A Ganassa) E la scala? Dov la scala per il sipario? GANASSA Non so io della scala... io ho bruciato solo il sipario. Il mio capo mi ha detto: Carichiamo questo albero e andiamo a teatro! Io non sapevo che per andare a teatro bisognava portare un albero... Devessere unabitudine degli spettatori delle grandi citt sedersi tutti col proprio albero in spalla... cos, invece di entrare col biglietto, si ha lalbero!! Biglietto! No (mima di segare un pezzo del palo) ho lalberamento! MARCOLFA (lo guarda perplessa) Che intenzione hai... di piantare questo alberamento sul palco? Gli attacchiamo due grandi vele e andiamo tutti per mare a fare una gita? GANASSA Non sarebbe una brutta idea! Ma se vuol sapere qualcosa di preciso, meglio chiedere al mio capo. MARCOLFA E dov il tuo capo? GANASSA Dallaltra parte dellalbero, in punta al palo. Lei DIALETTO la m tegna sto piln (passa il palo alla donna caricandoglielo sulla spalla e la spinge verso luscita di sinistra) coss la se descarlga... po arva ol mo capo... che mi ghe lo dimando. MARCOLFA Ma che te m fai?... Mi a ghho de ziogr ol prologo. (Sparisce in quinta). GANASSA Staga tranquila, sira, che la fago tornar en un mento. (Il palo scorre e da destra, sorreggendolo, entra ARLECCHINO ) Salt, capo! Andmo per mare? ARLECCHINO Cossa? Per mare?! GANASSA S, me lha dito la sira che ghera qua. Lha dito: Piantmo sto palo in del palco, po ghe tachmo tte le vele... ghe metmo el timn da popa... la prora de sorava,

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e quando che riva el vento... via: andmo tti per mare, col stangn e ol sipario!... Ghe femo le vele col sipario? (Ridono entrambi). ARLECCHINO E cossa i fa i speciadri? GANASSA A la vga! A la vga! (Ridono ancora). ARLECCHINO Remare! Remare! GANASSA E quando che smo in mso al mare (mima gli spettatori che vanno a picco) GLU GLU GLU... tto el tiatro afond! ARLECCHINO E i speciadri neg?! GANASSA S! ARLECCHINO I nega tti? (Guarda in platea, intristito) Me dispise!... Ma no se podera andare a farlo in un lter titro? Che qusti m son un po sempteghi! GANASSA Capo, tanto domn ghe ne vgn de nvi! (Ridono). ARLECCHINO (rivolgendosi al pubblico e alludendo allannegamento collettivo) Devo dir quaicosa a la vostra mama? (Di nuovo perplesso, a Ganassa) Te se segro che la sira lha ditto de negrli tti? Vjo parlrghe con sta sira. Dove l la sira? GANASSA L da laltra parte de lrbaro che lo tgne. ARLECCHINO E come fago a parlare a sta sira, se l da laltra parte de lrbaro? GANASSA Oh, qusto l fzil. Ti adso te scre de nvo allindro (sottolinea, mimando con grandi gesti, quello che sta dicendo), le larva... mi cato el paln... le la resta qua, mi ritorno de l e ti te la incontri ch-lga. mi tenga questo palo (passa il palo alla donna caricandoglielo sulla spalla e la spinge verso luscita di sinistra) cos se ne esce... poi arriva il mio capo... e io glielo domando. MARCOLFA Ma cosa mi fai?... Io devo recitare il prologo. (Esce). GANASSA Stia tranquilla. signora, che la faccio tornare fra un minuto. (Il palo scorre e da destra, sorreggendolo, entra ARLECCHINO ) Salute, capo! Andiamo per mare? ARLECCHINO Cosa? Per mare? GANASSA S, me lha detto la signora che era qui. Ha detto: Piantiamo questo palo sul palco, poi gli attacchiamo tutte le vele... gli mettiamo il timone a poppa... la prora

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di sopra, e quando arriva il vento... via: andiamo tutti per mare, con il palo e il sipario!... Facciamo le vele con il sipario? (Ridono entrambi). ARLECCHINO E cosa fanno gli spettatori? GANASSA Remano! Remano! (Ridono ancora). ARLECCHINO Remare! Remare! GANASSA E quando siamo in mezzo al mare (mima gli spettatori che vanno a picco) GLU GLU GLU... tutto il teatro affondato! ARLECCHINO E gli spettatori annegati? GANASSA S! ARLECCHINO Annegano tutti? (Guarda in platea, intristito) Mi dispiace!... Ma non si potrebbe andare a farlo in un altro teatro? Perch questi mi sono un po simpatici! GANASSA Capo, tanto domani ne vengono di nuovi! (Ridono). ARLECCHINO (rivolgendosi al pubblico e alludendo allannegamento collettivo) Devo dire qualcosa alla vostra mamma? (Di nuovo perplesso, a Ganassa) Sei sicuro che la signora ha detto di annegarli tutti? Voglio parlare con questa signora. Dov la signora? GANASSA dallaltra parte dellalbero che lo tiene. ARLECCHINO E come faccio a parlare a questa signora, se dallaltra parte dellalbero? GANASSA Oh, questo facile. Tu adesso scorri di nuovo allindietro (sottolinea, mimando con grandi gesti, quello che sta dicendo), lei arriva... io prendo il palo... lei resta qui, io ritorno di l e tu la incontri qui. DIALETTO ARLECCHINO Fame vder se ghho capt. Dnca, mi a ghho el paln e vago... vago... vago... le larva chi... po ti te cipe el paln e te v via, e le la resta qua. (Pausa) E noi... dove smo andi a finire? GANASSA (disperato) Oh, capo! Savmo persi! ARLECCHINO (guardandosi attorno, chiama) Ganssa! Ganssa! GANASSA (cercandosi) Ganssa! Ganssa! Capo, a me son ritrovato! (Si tasta felice). ARLECCHINO E lARLECCHINO dov? ARLECCHINO oo! (Guarda di qua e di l, disperato a sua volta).

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GANASSA ARLECCHINO oo! ARLECCHINO (palpandosi tutto, fin gi sui glutei) Ah, me son ritrovato! Me son recognosso da le cippe! (Pausa e cambio di tono. Quasi ispirato) L propri vera quel che dise el Vanzlo: Solo chi se perde se retrva! (Se ne esce illuminato, in estasi, trascinando il palo fuori scena). Musica. Sulla destra entra Marcolfa sorreggendo laltra estremit del palo. GANASSA Ben tornda, sira! Ghho parl col mio capo. Non andmo per mare. El mha dito che vol parlrghe l de persona. La staga ch-lga che adso l ariva. (Musica. Commenta, rivolto al pubblico) Ghho un zervl, mi! (Esce). MARCOLFA (riprende il racconto) Scena quarta (entra un nuovo personaggio che ha rimpiazzato ARLECCHINO al termine del palo. Calza una maschera chiara con baffi vistosi. Parla con accento bolognese: sparavnto). SPARAVENTO Buond signura! MARCOLFA Buond! (Tra s) Dio, che bl mo! (Si avvicina a Sparavento imitando la camminata di Eleonora. In una sequenza senza pause: ride, piange, sospira, geme, e accenna un urto di vomito) Perdonme... ma vien de vomidare! Ma vui no st Arlechno?! SPARAVENTO (con soddisfazione) No, sont Sparavento. MARCOLFA Oh, che bel nome! Sensuale! Scsa, Sparavento, cosa f con sto rbaro in spala? SPARAVENTO Ah, nol so mica me. ARLECCHINO Fammi vedere se ho capito. Dunque, io ho il palo e vado... vado... vado... lei arriva qui... poi tu prendi il palo e te ne vai, e lei resta qui. (Pausa) E noi... dove siamo andati a finire? GANASSA (disperato) Oh, capo! Ci siamo persi! ARLECCHINO (guardandosi attorno, chiama) Ganassa! Ganassa! GANASSA (cercandosi) Ganassa! Ganassa! Capo, mi sono ritrovato! (Si tasta felice). ARLECCHINO E ARLECCHINO , dov? ARLECCHINO oo! (Guarda di qua e di l, disperato a sua volta). GANASSA ARLECCHINO oo! ARLECCHINO (palpandosi tutto, fin gi sui glutei) Ah, mi sono

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ritrovato! Mi sono riconosciuto dalle chiappe! (Pausa e cambio di tono. Quasi ispirato) proprio vero quello che dice il Vangelo: Soltanto chi si perde, si ritrova! (Se ne va illuminato, in estasi, trascinando il palo fuori scena). Musica. Sulla destra entra Marcolfa sorreggendo laltra estremit del palo. GANASSA Ben tornata, signora! Ho parlato con il mio capo. Non si va per mare. Mi ha detto che vuole parlarle lui di persona, stia qui che adesso arriva. (Musica. Commenta, rivolto al pubblico) Ho un cervello, io! (Esce). MARCOLFA (riprende il racconto) Scena quarta (entra un nuovo personaggio che ha rimpiazzato ARLECCHINO al termine del palo. Calza una maschera chiara con baffi vistosi. Parla con accento bolognese). SPARAVENTO Buongiorno, signora! MARCOLFA Buongiorno. (Tra s) Dio, che belluomo! (Si avvicina a Sparavento imitando la camminata di Eleonora. In una sequenza senza pause: ride, piange, sospira, geme, e accenna un urto di vomito) Perdonatemi ... mi viene da vomitare. Ma voi non siete ARLECCHINO ?! SPARAVENTO (con soddisfazione) No, sono Sparavento. MARCOLFA Oh, che bel nome! Sensuale! Scusa, Sparavento, che cosa fai con questo albero in spalla? SPARAVENTO Ah, non lo so mica, io. DIALETTO MARCOLFA And intorna con un rbaro in spala e no savt a cssa serve? SPARAVENTO A l stit un fachn che mha dit: El vr tegnl in spala un momnt? Se vd che el ghera vegnt un bisgn selvtic de liberrse! MARCOLFA (fra s) Ah, ecco dove l andt qul bja de lArlechino! (Al pubblico) Vgno sbeto. (A Sparavento) Alra, sir Sparavento, st bon de riparr rondle e sipari? SPARAVENTO El ghha cip in pin, signura, l una vita che gisto rondle e ripr di gran sipari! MARCOLFA E alra, coraggio! (Gli fa il verso) Ripar sipari e rondle. SPARAVENTO A se pl brisa.

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MARCOLFA Parch? SPARAVENTO Ghe vurera una schla! MARCOLFA E andt a cercarla, sta schla! SPARAVENTO Vado mantinnte! Oh, qust qui... (indica il palo) el tgne le, el tgne mi, o el pgi par tra? MARCOLFA Par tra! Son n atrze, mi! SPARAVENTO (posa il palo a terra) Vado e torno. (Al pubblico, uscendo a sinistra) Che conquista, raghzz! MARCOLFA (al pubblico) Sre dr a contrve... lIsabella... Entra ARLECCHINO sulla solita marcetta. Solleva il palo posato a terra, lo fa scorrere tirandolo a s. Appeso allaltro capo del palo invece di Marcolfa riappare Ganassa. ARLECCHINO Ehi, ndove a l qul che ghho dit el paln de tegnre? (Commenta rivolto al pubblico) Te ghe dt el paln a un che ghha la fcia onesta e l tel pianta par tra come se fsse un orfano. (A Ganassa) Dove l and lorfano? GANASSA No so mi... ti, pitsto, ndve teri cascit? ARLECCHINO (aggressivo) Mi no m son cascit!! Mi sont andit a tre el mestr per fare el lavoro. (Mostra un sacco che posa in terra). Ganassa esce di scena portandosi appresso il palo. 32 ARLECCHINO MARCOLFA Vai in giro con un albero in spalla e non sai a che cosa serve? SPARAVENTO stato un facchino a dirmi: Vuol tenerlo in spalla un momento? Si vede che gli era venuto un bisogno selvaggio di liberarsi! MARCOLFA (fra s) Ah, ecco dov andato quel boia di ARLECCHINO ! (Al pubblico) Vengo subito. (A Sparavento) Allora, signor Sparavento, sei capace di riparare rondelle e sipari? SPARAVENTO Ha colpito nel segno, signora, una vita che aggiusto rondelle e riparo sipari! MARCOLFA E allora, coraggio! (Gli fa il verso) Ripara sipario e rondelle. SPARAVENTO Non si pu mica. MARCOLFA Perch?

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SPARAVENTO Ci vorrebbe una scala! MARCOLFA E vai a cercarla questa scala! SPARAVENTO Vado immediatamente! Oh, questo... (indica il palo) lo tiene lei, lo tengo io, o lo poggio per terra? MARCOLFA Per terra, no? Sono unartista, io! SPARAVENTO (posa il palo a terra) Vado e torno. (Al pubblico, uscendo a sinistra) Che conquista, ragazzi! MARCOLFA (al pubblico) Stavo raccontandovi... Isabella... Entra ARLECCHINO sulla solita marcetta. Solleva il palo posato a terra, lo fa scorrere tirandolo a s. Appeso allaltro capo del palo riappare Ganassa. ARLECCHINO E dov quello a cui ho dato il palo da tenere? (Commenta rivolto al pubblico) Dai il palo a uno che ha la faccia onesta e lui te lo molla per terra come se fosse un orfano. (A Ganassa) Dov andato lorfano? GANASSA Non so io... tu, piuttosto, dove ti eri cacciato? ARLECCHINO (aggressivo) Io non mi sono cacciato!! Io sono andato a prendere il materiale per fare il lavoro. (Mostra un sacco che posa in terra). Ganassa esce di scena portandosi appresso il palo. DIALETTO MARCOLFA Busirdo! Ti te se andit a fare i ti bisgni! ARLECCHINO (offeso) I mi bisgn, cara sira, son stiti qui de andare a trme sta corda e anca sti piri! Po, ti non te ghha el dirito de andrghe a racontare al publico quali son i me bisgn, parch i me bisgn son i me bisgn de mi! (Va verso il proscenio) Parch mi non vago a domandrghe a loro quali son i lor bisgn. (Al pubblico) Sira, son forse vegndo a dirle m: Come la va co i bisgn? L andta bn tranqula... liscia?... (Ad altri spettatori) E voialtri, avt avt lo sfrso... sofernsa? Avt pruvt con la tisana? (Indignato a Marcolfa) Ma se vgn a titro par parlare de bisgni, dico?! No, no se fan sti descrsi a titro! (Cambia tono) Son descrsi che se fa a tavola! MARCOLFA E alra, ndove l la scala? ARLECCHINO (indica il palo) Ch, a l la scala! MARCOLFA Sto paln ch a l na scala?! ARLECCHINO A l un paln se ti lo vrdet coi gi de incompetnt,

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ma un che l apna del mest, ol capsse sbeto che se trata de na scala en embrin! Che una volta in pe, ghe se mte derntro i pili e ghe se monta. (Mima di rizzare il palo). MARCOLFA Ghe vle almnco una ziornda per improntrla!... ARLECCHINO No, no serve. L gi improntda. Musica. Entrano in scena tre maschere: Burattino, Toni e Balordo. Camminano a passi brevi, uno incollato allaltro, fingendo di dormire appoggiati al palo. MARCOLFA E questi chi son? ARLECCHINO Son tre critici de tre giornl importanti che stvan ne laltro tiatro a vardr lo spetcolo, e se son ndormentdi sbeto. Anche quando brsava el sipario, loro dormveno. Li mo portati via co lo stangn del sipario. Ma adso, lasmoli dormire, coss domani ghe fan una bla critica. Andmo! (Spinge i tre che scivolano sul palo fino a uscire di scena. Lazione si svolge a ritmo di marcetta. ARLECCHINO rientra con cinque aiutanti: Ganassa, Razzullo, Scaracco, Burattino, Balordo. Muovendosi con passo danzato, a saltelli e zompi, innalzano il palo e 34 ARLECCHINO MARCOLFA Bugiardo! Tu sei andato a fare i tuoi bisogni! ARLECCHINO (offeso) I miei bisogni, cara signora, sono stati quelli di andare a prendere questa corda e anche questi pioli! Poi, tu non hai il diritto di andare a raccontare al pubblico quali sono i miei bisogni. Perch i miei bisogni sono i miei bisogni di me! (Va verso il proscenio) Perch io non vengo a domandare a loro quali sono i loro bisogni. (Al pubblico) Signora, sono forse venuto a dirle io: Come va con i bisogni? andata bene, tranquilla... liscia?... (Ad altri spettatori) E voi, avete avuto sforzo, sofferenza? Avete provato con la tisana? (Indignato) Ma si viene a teatro per parlare di bisogni, dico?! No, non si fanno questi discorsi a teatro! (Cambia tono) Sono discorsi che si fanno a tavola! MARCOLFA E allora, dov la scala? ARLECCHINO (indica il palo) qui la scala! MARCOLFA Questo palo una scala?! ARLECCHINO un palo se lo guardi con occhi da incompetente, ma uno che sia appena del mestiere, lo capisce

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subito che si tratta di una scala in embrione! Che una volta in piedi, si mettono dentro i pioli e si monta. (Mima di rizzare il palo). MARCOLFA Ci vuole almeno una giornata per prepararla!... ARLECCHINO No, non occorre. gi pronta. Musica. Entrano in scena tre maschere: Burattino, Toni e Balordo. Camminano a passi brevi, uno incollato allaltro, fingendo di dormire appoggiati al palo. MARCOLFA E questi chi sono? ARLECCHINO Sono tre critici di tre giornali importanti che erano nellaltro teatro a guardare lo spettacolo, e si sono addormentati subito. Anche quando stava bruciando il sipario loro dormivano. Li abbiamo portati via con il palo del sipario. Ma adesso lasciamoli dormire, cos domani ci faranno una bella critica... Andiamo! (Spinge i tre che scivolano sul palo fino a uscire di scena. Lazione si svolge a ritmo di marcetta. ARLECCHINO rientra con cinque aiutanti: Ganassa, Razzullo, Scaracco, Burattino, Balordo. Muovendosi con passo danzato, a saltelli e zompi, innalzano il palo e DIALETTO si pongono di fronte al pubblico su ununica fila, sullattenti. Guardano in platea estatici. ARLECCHINO canticchia un inno patriottico in pseudo-grammelot). MARCOLFA (stufa di essere continuamente interrotta) Adso, Arlechn, te f el to lavorr in perfto silnsio... che mi ghho da sprologr. (Al pubblico) Alra, scena quarta: lIsabella la se desvgia... ARLECCHINO (canta) Oh che sale garrndo sprontle lo sgualdrppo che svntola... anche il cuore sbrallnzola e scntola... tricolr stralamnto al calr... MARCOLFA ARLECCHINO , te par el momnto de vegnr ch a cantare una cansne de lo sventolamento de la bandra... che mi son dr a sprologr la scena quarta... ARLECCHINO Oh bla... ma avmo el diritto... fmo lalsabandra... prima del lavr, l de bbligo. MARCOLFA Ma che dise... lalsabandra snsa la bandra? ARLECCHINO No podmo tacrghe la bandra! MARCOLFA Parch? ARLECCHINO Parch non se son ancora desidi in dove l

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nasda la bandra... se a Reggio Emilia, Verona, Mantova, Parma, Piacnsa... Guastalla, Mondov... Ferrara se scende! Noi smo lnego popolo al mondo che no cognsse lorigine de la sa bandra. Oh, bja, lnego, eh!! Pare che el primo tricolr sia nascido in Onduras... el secndo tricolre che se cognsse l qulo del Mexico... (sforza raschiando con la gola) se dise Mexico parch gh stit un tco de bandra che gh restt de traverso. Per adso Spadolini, el nostro amato Spadolini, bs.ca plida, lha desid o de far l una bandra! Un disegno suo proprio autonomo, anche colorda: una riga rossa e una riga bianca, una riga rossa e una riga bianca, e un gran quadratn bleu cielo con tanti stelne! Ghavmo la nostra bandra! (Improvvisa una canzone sulla bandiera con le stelline). MARCOLFA (furente) Alra? Basta, eh!... Basta! (Le maschere si zittiscono ma iniziano ad armeggiare intorno al palo) Oh!!! Smo riv a la scena quarta... che l molto bla parch gh lIsabella che la se desvgia... (Rivolta al pubblico distratto dallarmeggiare delle maschere) Guardarmi a me, oh!! Guard che vgno gi e ve fo el racnto orgia a 36 ARLECCHINO si pongono di fronte al pubblico su ununica fila, sullattenti. Guardano in platea estatici. ARLECCHINO canticchia un inno patriottico in pseudo-grammelot). MARCOLFA (stufa di essere continuamente interrotta) Adesso, ARLECCHINO , fai il tuo lavoro in perfetto silenzio... che io devo sprologare. (Al pubblico) Allora, scena quarta: Isabella si sveglia... ARLECCHINO (canta) Oh che sale garrendo sprontale lo sgualdrappo che sventola... anche il cuore sbrallonzola e scantola... tricolor stralamanto al calor... MARCOLFA ARLECCHINO , ti pare il momento di venire qui a cantare una canzone sullo sventolamento della bandiera... io sto sprologando la quarta scena... ARLECCHINO Oh, bella... ma abbiamo il diritto... facciamo lalzabandiera... prima del lavoro, obbligatorio. MARCOLFA Ma che dici... lalzabandiera senza la bandiera?

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ARLECCHINO Non possiamo attaccare la bandiera! MARCOLFA Perch? ARLECCHINO Perch non hanno ancora deciso dove nata la bandiera... se a Reggio Emilia, Verona, Mantova, Guastalla, Parma, Piacenza... Guastalla, Mondov... Ferrara si scende. Noi siamo lunico popolo del mondo che non conosce lorigine della sua bandiera. Oh, boia, lunico, eh!! Pare che il primo tricolore sia nato in Onduras... il secondo tricolore che si conosce quello del Mexico... (sforza raschiando con la gola) si dice Mexico perch c stato un pezzo di bandiera che andato di traverso. Per adesso Spadolini, il nostro amato Spadolini, trippa pallida, ha deciso di fare lui una bandiera! Un disegno proprio suo, autonomo, anche colorata: una riga rossa e una riga bianca, una riga rossa e una riga bianca, e un gran quadratone blu cielo con tante stelline! Avremo la nostra bandiera! (Improvvisa una canzone sulla bandiera con le stelline). MARCOLFA Allora? Basta, eh!... Basta! (Le maschere si zittiscono ma iniziano ad armeggiare intorno al palo) Oh!!! Siamo arrivati alla quarta scena... che molto bella perch c Isabella che si sveglia... (Rivolta al pubblico distratto dallarmeggiare delle maschere) Guardare me, oh!! Guardate che vengo gi e vi faccio il racconto orecchio a orecDIALETTO orgia, eh! Stit chi fino a domn! Ciro? Isabella la se desvgia... (tenta di raccontare, ma ARLECCHINO la interrompe continuamente per dare istruzioni ai suoi compagni che stanno agganciando quattro funi alla sommit del palo). ARLECCHINO E alra besgna che vun ghe vaga nel publico l... (indica la platea sulla destra) e llter ndel publico l... (indica un altro punto della platea, distribuisce un capo delle funi a ogni maschera). SCARACCO Ma no se pl lavorre en mso al publico! ARLECCHINO (nei panni del capo dei lavori) Oh bja! Par tegnr in pi un paln besgna che una corda de tegnda tangente del triangolo la sia l de baricda... Te ghha in mente la piramide?... Fa conto che la piramide sia un piln: besgna che ghe sia quatro corde de angolo a tegnrla. (Le due maschere scendono in platea portandosi le

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corde, cercando di disturbare il pubblico il pi possibile). SCARACCO La piramide n sl publico no la se pl fare!... ARLECCHINO Cito! No star a far discusine, bja! Smo nel millecinquecentotantacinque... no ghera ancora i sindacati! Dacrdo? Ti te v l, in stima fila, ndve gh chl sir col i gii... MARCOLFA Alra la Isabella... ARLECCHINO Domande per piasre, vilni! (Al pubblico, facendo il gesto di alzarsi) Alsre... alsre... grsie... un po de comprensin, bja, par chi lavora! Smo prpi in Italia, eh: quatro cila che travja e qui altri sentdi, spaparansti a godrse lo spetcolo! Ministeriali! Bja, qulo che fa?... Cosa te fai a qul sir l?... SCARACCO (ha legato il capo della fune al collo di uno spettatore. Conciliante) Va bn, ghe la d ne le mani, che mada a tirare. ARLECCHINO Ne le man? Ma bja, ma se uno no le abitut a la corda, ghe se sbrga tte le man, no?! Daghe almeno del talco, del magnesio ne le man... eh!... oh!... (Scaracco ha estratto di tasca un fazzoletto e lo scuote producendo una gran nube di talco) S!... vai tranqulo, comodo! L un po trpo abondante coss, eh?... (Scruta con attenzione) Bja, adso che se spampna la nebia... guarda l chi gh!... Ol cognsso qul l co la gica a vento rossa, l un inteletule... Scarcco, treghe sbe38 ARLECCHINO chio, eh! State qui fino a domani! Chiaro? Isabella si sveglia... (tenta di raccontare, ma ARLECCHINO la interrompe continuamente per dare istruzioni ai suoi compagni che stanno agganciando quattro funi alla sommit del palo). ARLECCHINO Allora bisogna che uno vada tra il pubblico l... (indica la platea sulla destra) e laltro tra il pubblico l... (indica un altro punto della platea, distribuisce un capo delle funi a ogni maschera). SCARACCO Ma non si pu lavorare in mezzo al pubblico. ARLECCHINO (nei panni del capo dei lavori) Oh boia! Per tenere in piedi un palo bisogna che una corda di tenuta tangente del triangolo sia l di barricata... Hai in mente la piramide?... Fa conto che la piramide sia un palo: bisogna

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che ci siano quattro corde dangolo a tenerla. (Le due maschere scendono in platea portandosi le corde, cercando di disturbare il pubblico il pi possibile). SCARACCO La piramide sul pubblico non si pu farla!... ARLECCHINO Zitto! Non stare a discutere, boia! Siamo nel millecinquecentottantacinque... non cerano ancora i sindacati! Daccordo? Tu vai l, in settima fila, dove c quel signore con gli occhiali... MARCOLFA Allora Isabella... ARLECCHINO Chiedete per piacere... villani! (Al pubblico, facendo il gesto di alzarsi) Alzarsi... alzarsi... grazie... un po di comprensione, boia, per chi lavora! Siamo proprio in Italia, eh: quattro minchioni che lavorano, e gli altri seduti, spaparanzati a godersi lo spettacolo! Ministeriali! Boia, quello che cosa fa?... Che cosa fai a quel signore? SCARACCO (ha legato il capo della fune al collo di uno spettatore. Conciliante) Va bene, gliela d in mano, che mi aiuti a tirare. ARLECCHINO In mano?! Ma boia, ma se uno non abituato alla corda, si spella tutte le mani, no?! Dagli almeno del talco, del magnesio in mano... eh!... oh!... (Scaracco ha estratto di tasca un fazzoletto e lo scuote producendo una gran nube di talco) S!... vai tranquillo, comodo! un po troppo abbondante cos, eh?... (Scruta con attenzione) Boia, adesso che si dirada la nebbia... guarda l chi c! Lo conosco, quel signore l con la giacca a vento rossa, un intellettuale... Scaracco, tiragli via DIALETTO to via la corda de man, che qulo al momento de la tensine ol mola tto... riflusso, riflusso, el va via del tt! Via, lsalo andare! E va dentro fra i speciadri t, obedse, s, sbet, par pias, entra... MARCOLFA (nel tentativo di catturare lattenzione del pubblico, con una voce acutissima) E alra, la nostra cara Isabella se desvgia e la dis al marito: Caro marito, da oggi far la pt.na... (Continua a parlare ma la sua voce sopraffatta da quella di ARLECCHINO che urla a sua volta) Ma basta!! Ma te m distrbe! ARLECCHINO Ma bja, ma no la se alsa coss la vce! Besgna

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entratenrlo el publico, non terorisrlo! MARCOLFA (riprende a voce normale) Alra la dise, la Isabella, la dise la Isabella, la dise... ARLECCHINO Cus che la dise? MARCOLFA Ma fa el to lavor!... LIsabella... (Ancora la sua voce sopraffatta dalle urla di ARLECCHINO le cui mani sono finite sotto i piedi di Ganassa che sta montando sul palo issato sul palco e trattenuto dalle quattro corde) LIsabella.... (ad ARLECCHINO ) Insomma, basta!... ARLECCHINO Ahhh!! I man mha schisci!! MARCOLFA Mi far la pt.na la dise al sol mar mi far la ptana, far la ptana... ARLECCHINO (guardandola attonito) Ma va?! Ndove? In che via? MARCOLFA (indignata) Ma sont minga mi... ARLECCHINO Cume, no te st ti... MARCOLFA L lIsabella... ARLECCHINO Che przi... MARCOLFA Ma va via! ARLECCHINO Par comitive... MARCOLFA (riprende, ignorandolo) Far la ptana! Oh, come far la ptana! Mi far la ptana... ARLECCHINO A ghho pagra che quaichedn a ghbia el sospto che lIsabella far la pt.na. Ghho sentt circolare la voce. Lhan capito! (Rivolto a Ganassa che sta in cima al palo) Adso ndu l che l burlda sta vite? (Ganassa fa cenno per terra. ARLECCHINO va cercando la vite che Ganassa ha lasciato cadere. La cerca dentro la scollatura di Marcolfa). 40 ARLECCHINO subito la corda di mano, perch quello al momento della tensione molla tutto... riflusso, riflusso, e va via del tutto! Via, lascialo andare! E vai tu in mezzo agli spettatori, obbedisci, s, subito, per piacere, entra... MARCOLFA (nel tentativo di catturare lattenzione del pubblico, con una voce acutissima) E allora, la nostra cara Isabella si sveglia e dice al marito: Caro marito, da oggi far la puttana... (Continua a parlare ma la sua voce sopraffatta da quella di ARLECCHINO che urla a sua volta) Ma basta!! Ma mi disturbi! ARLECCHINO Ma boia, ma non si alza cos la voce! Bisogna

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intrattenerlo il pubblico, non terrorizzarlo! MARCOLFA (riprende a voce normale) Allora Isabella dice... dice, Isabella dice... ARLECCHINO Cos che dice? MARCOLFA Ma fai il tuo lavoro!... Isabella... (Ancora la sua voce sopraffatta dalle urla di ARLECCHINO le cui mani sono finite sotto i piedi di Ganassa che sta montando sul palo issato sul palco e trattenuto dalle quattro corde) Isabella... (ad ARLECCHINO ) Insomma, basta!... ARLECCHINO Ahhh! Mi ha schiacciato le mani!! MARCOLFA Io far la puttana dice a suo marito io far la puttana, far la puttana... ARLECCHINO (guardandola attonito) Ma va?! Dove? In che via? MARCOLFA (indignata) Ma non sono mica io... ARLECCHINO Come non sei tu... MARCOLFA Isabella... ARLECCHINO Che prezzi... MARCOLFA Ma va via! ARLECCHINO Per comitive... MARCOLFA (riprende, ignorandolo) Far la puttana! Oh, come far la puttana! Io far la puttana... ARLECCHINO Ho paura che qualcuno abbia il sospetto che Isabella far la puttana. Ho sentito circolare la voce. Lhanno capito. (Rivolto a Ganassa che sta in cima al palo) Adesso, dov caduta questa vite? (Ganassa fa cenno per terra. ARLECCHINO va cercando la vite che Ganassa ha lasciato cadere. La cerca dentro la scollatura di Marcolfa). DIALETTO MARCOLFA (continua a raccontare infastidita dalle spalpignate di ARLECCHINO ) Far la ptana, ander s la carssa con la m amsa Eleonora, e tte e due farm ' mgia de dane, sarm felsi e cuntnte. (ARLECCHINO ha infilato le mani sotto la gonna di Marcolfa che manda un urlo) Cusa te ft Arlechno?! Tira via le man! ARLECCHINO Oh, mama! (ARLECCHINO , le cui braccia sono letteralmente sparite fra le sottane di Marcolfa, ammicca divertito al pubblico). MARCOLFA Se gh?! ARLECCHINO El lavra mai penst! Anca ti te ghha le corde

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intorno a le cipe, eh? Ah, ah, Marcolfa! (Allistante, come impazziti, gli aiutanti di ARLECCHINO fanno ondeggiare il palo dal quale appena sceso Ganassa. Il palo precipita verso il pubblico e, come una sciabola, passa a ventaglio sulle teste degli spettatori) Ohi, ferma, ferma! Le corde... le corde... le corde!... MARCOLFA Ma atensin a le teste... No tajrghe le teste!... ARLECCHINO Ma desgrasi (indicando il pubblico)! Thai dit d sberls.de a qula sira l che... che gh restt el segno de Zorro s la fcia. Qul sir l, po, s vedo rivr el paln drito coss, che ol ha vost: Porco can, cus riv: Ulisse col Polifemo?! Ma st un desgrasi, no te se pl far lavorar, Scarco, encosinte. Bja, ir... varda, gh sucedt una desgrsia: ghera qua el paln, propri qua dove sit vialtri... di, tre, quatro... (indica quattro poltrone in verticale con i rispettivi occupanti) Lo rifasmo... di, tira che... (gli spettatori sono perplessi) No, l par farghe vder... parch vun no lo crede quant l desgrasi qul (indica Scaracco) A un certo momento l andato gi el paln coss: SGNACH! Mi ghho sent un colpo tremendo, no ghho t el corjo de vardre: quatro morti gravi... So rivti sbeto tri o quatri infermieri che jern l ne latrio per caso, son riv dnter a na velocit tremenda. (Mima di sollevare i corpi e di vivisezionarli rapidissimo) Al trapianto! Al trapianto! Donatore! Ghhan port via tto quanto. L una mana che ghhan adso, questa qui del trapianto. Ol savt che l fra, fra ndove che gh el quadriva con unaltra de travrso... son sn42 ARLECCHINO MARCOLFA (continua a raccontare infastidita dalle spalpignate di ARLECCHINO ) Far la puttana, andr sulla carrozza con la mia amica Eleonora, e tutte e due faremo un mucchio di soldi e saremo felici e contente! (ARLECCHINO ha infilato le mani sotto la gonna di Marcolfa che manda un urlo) Ma cosa fai, ARLECCHINO ?! Ma... tira via le mani! ARLECCHINO Oh, mamma! (ARLECCHINO , le cui braccia sono letteralmente sparite fra le sottane di Marcolfa, ammicca divertito al pubblico). MARCOLFA Cosa c?

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ARLECCHINO Non lavrei mai pensato! Anche tu hai le corde intorno alle chiappe, eh? Ah, ah, Marcolfa! (Allistante, come impazziti, gli aiutanti di ARLECCHINO fanno ondeggiare il palo dal quale appena sceso Ganassa. Il palo precipita verso il pubblico e, come una sciabola, passa a ventaglio sulle teste degli spettatori) Ohi, ferma, ferma! Le corde... le corde... le corde!... MARCOLFA Ma attenzione alle teste... Non tagliate loro le teste!... ARLECCHINO Ma disgraziato! Hai dato due sfregate a quella signora l che... le rimasto il segno di Zorro sulla faccia. Quel signore l, poi, si visto arrivare il palo dritto cos e ha gridato: Porco cane, chi arrivato: Ulisse con Polifemo?! Ma sei un disgraziato, non ti si pu far lavorare, Scaracco, incosciente. Boia, ieri... guarda, successa una disgrazia: cera qui il palo, proprio qui dove siete voi... due, tre, quattro... (indica quattro poltrone in verticale con i rispettivi occupanti) Lo rifacciamo... di, tira che... (gli spettatori sono perplessi) No, per farvi vedere... perch uno non crede quanto disgraziato quello (indica Scaracco) A un certo momento andato gi il palo cos: SGNACH! Io ho sentito un colpo tremendo, non ho avuto il coraggio di guardare: quattro morti gravi... Sono arrivati subito tre o quattro infermieri che erano l nellatrio per caso, sono arrivati dentro a una velocit tremenda. (Mima di sollevare i corpi e di vivisezionarli rapidissimo) Al trapianto! Al trapianto! Donatore! Gli hanno portato via tutto quanto. una mania che hanno addosso, questa del trapianto. Sapete che l fuori, dove c il crocevia con unaltra strada di traverso... sono cinDIALETTO que vie... che gh un incidente ogni tanto... gh grupi de infermieri apogi ch-lga, chol spia coss (mima di appiattirsi contro il muro) che quando che sente un cigolo dei freni: GNIIIU! Fra tti! Ho scovrto che qui a ghe versa de bidoni de olio de machina s la strada, che gh un Tir che fa una sgurda: GNIIIUA! L rivto in Duomo! Ma bja, gi en gengio a pregare. Mi personalmente vado intorno smper

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con un cartlo con scrito: Ho gi donato. No gh un ospedale, una clinica, che ormai no faga i trapianti... E ghhan bisgn de organi nvi. A l na roba tremenda. Ghho visto un sir, un bl mo, simpatico, con la cagnta, che ndava l... che gh el giso intorno... la cagnta lha tirt: GNIAA! No lera ancora rivt col cl par tra sto mo... sont rivt in snque: Trapianto! Via! Lhan portt via col la cagnta legda... A la mj ghhan port a ca la pelle, solo la pelle... destanda s lometto... solo la pelle. Signora, suo marito stato generoso, ha donato tutto! (Fa il gesto di lanciare la stampella) Con quello che resta se vuole... pu farsi una borsetta... Son de desgrasi, de mat... A gh in giro una squadra a cercare lAndreotti.... tre infermieri. Avt notato che no se parla p del Andreotti? No se trova p, ol sta nascondo... ghe vjon cavre fra tto: cervlo, milza, fegato d reni, un didn del pe... tto... la pipa perfino! Par farghe el trapianto al Cossiga, tto lo trapiantano. Che Cossiga l un po gi, coss... (mima un personaggio dallequilibrio piuttosto precario) ghe fan una andreottegada ... bisogner che je fagano una stortada su la stcena ... quando l un po gi de morale... TACH!,Na roba vscola, come un arco! Te ghe spiazzi na frezza in del mezo, te tiri la corda e ZAACK! Al v tto in mila tochi. na cossgada (Le maschere intorno seguono divertite). MARCOLFA (insofferente) Basta! ARLECCHINO Finalmente un presidente che... MARCOLFA Basta! ARLECCHINO (imperterrito) ... ir, a Reggio Emilia, par via de la bandra... bja, ghhan duv mter na bandra impiantda ch... (indica dietro la schiena, infilata per il 44 ARLECCHINO que strade... c un incidente ogni tanto... ci sono gruppi di infermieri appoggiati l che aspettano, che spiano cos (mima di appiattirsi contro il muro) e quando sentono un cigolio di freni: GNIIIU! Tutti fuori! Ho scoperto che quelli versano bidoni di olio per auto sulla strada, che un Tir ha fatto una scivolata: GNIIIUA!

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arrivato in Duomo! Ma boia, gi in ginocchio a pregare. Io personalmente vado sempre in giro con un cartello su cui c scritto: Ho gi donato. Non c un ospedale, una clinica, ormai, che non faccia i trapianti... E hanno bisogno di organi nuovi. una cosa tremenda. Ho visto un signore, un belluomo, simpatico, con la cagnetta, che andava l... c intorno il ghiaccio... la cagnetta lha tirato, ha fatto: GNIAA! Non era ancora arrivato con il culo per terra questuomo... sono arrivati in cinque: Trapianto! Via! Lhanno portato via con la cagnetta legata... Alla moglie hanno portato a casa la pelle, solo la pelle... distesa sulla stampella porta-abiti... solo la pelle. Signora, suo marito stato generoso, ha donato tutto! (Fa il gesto di lanciare la stampella) Se vuole... per farsi una borsetta... Sono dei disgraziati, dei matti... C in giro una squadra che cerca lAndreotti... tre infermieri. Avete notato che non si parla pi di Andreotti. Non lo si trova pi, si nascosto... perch gli vogliono togliere via tutto: cervello, milza, fegato, due reni, un ditone del piede... tutto... la pipa perfino! Per fare il trapianto a Cossiga, tutto lo trapiantano. Perch Cossiga un po gi, cos... (mima un personaggio dallequilibrio piuttosto precario) gli fanno una andreottata... con la pipa inserita fra i denti... e quando un po gi di morale... TACH! Gli piazzi una freccia nel mezzo, tiri la corda e ZAACK! Va tutto in mille pezzi. una andreottata (Le maschere intorno seguono divertite). MARCOLFA (insofferente) Basta! ARLECCHINO Finalmente un presidente che... MARCOLFA Basta! ARLECCHINO (imperterrito) ... ieri, a Reggio Emilia, per via della bandiera... boia, hanno dovuto mettergli una bandiera piantata qui... (indica dietro la schiena, infilata per DIALETTO collo) par el Nord e par el Sud... MARCOLFA Alra?! Basta!... Se retrna en epoca originale?... Millecinquecentottantacinque... ARLECCHINO (sottotono al pubblico, con malcelato pudore) Bondi... a ghe fan un trapianto... MARCOLFA Ma l minga bl che te parli in sto modo de

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qusti chi... ARLECCHINO Ma no pdo manco dire... MARCOLFA Ah! Ads te tase... ARLECCHINO Ghho dit che a Bondi... MARCOLFA Bondi?! ARLECCHINO Bondi! Bondi! MARCOLFA No se tca! ARLECCHINO Parch no se tca Bondi?! Mi lo tco! Mi so dnter al sol comitato, vago l e lo tco. MARCOLFA Ma mcchela, va!... ARLECCHINO Son en confidnsa: Ohi, Bondi, Bondi, Bondi... ah, ah! Siamo in giro sempre tondi e tonti come lu! (Mima di pastrocchiarsi Bondi, palpandoselo tutto, quindi, perentorio) A Bondi ghe fan de trapianti... Per via che l nascio co le bretle! De bambino... un nase co la camsa... l co le bretle. Ma pcole, d bretelne pcole... la sa mama ler cuntenta quand el ninva: Nanna ohhh, tun tun tun... (mima di pizzicare le bretelle del piccolo Bondi come fossero le corde duna chitarra) Nanna ohhh, tun tun tun... (canticchia) Nanna ohoh... tti i bambini drmen e ol Bondi no! Po l crescit e no ghe lhan cambi le bretle. Ancora le bretle de fiuln. (Cammina come costretto da tiranti che gli abbassano vistosamente le spalle) MARCOLFA Cosa gh serve ste bertele? A tenerve su le ciappe? ARLECCHINO No, a tenerghe gi, bloc, la testa! MARCOLFA Come a d la crapa? E perch? Cossa la ghha? ARLECCHINO L voda, con un zerveln picol Tto incurv come un punto de domanda! Coss voda e legera sta testa che se no gha le bratele che le tegne bloc la testa vola via Vola vola la crapa de Bondi, va zercando mondi novi, mondi novi come lu sto poeta de vel! (Stupore di tutte le maschere) MARCOLFA A l par qulo che l sempar coss opresso, al varda semper intorno un po stupito. ARLECCHINO S, pi che stupito, stupido. CORO DELLE MASCHERE Attento alla querela!

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VOCE DI UNA MASCHERA Ma adso s form un comitato par la liberasin da le bratele. ARLECCHINO Bja, l lha una potnsa tremenda, naturale, ma quste bretle... lo opprmeno de ogni intelletto. (gesto di impotenza) ALTRA MASCHERA Nel prsimo Congreso Nasionle, a ghhan decidde tjarghe le bretle con tanto de forbese e scodela. Berlusconi in persona! Forbesada ZAACK. Scodala PLACK. MARCOLFA Par far cos la scodela? ARLECCHINO Per racire quel che avansa, nel caso che per eror ghe tajeno anche da de soto la pansa.! Ad ogni manera intanto che soneno linno de Mameli vedrem mont in tal zielo sta testa tonda, liscia e voda che lha monta fra le nuvole Oh crape dItalia, se stachen le teste, vardle volare dale finestre! MARCOLFA (tentando di interromperlo) Alra?! Millecinquecentotantacinque... Se retrna a lepoca?! (ARLECCHINO sta farfugliando in sordina) Cosa te dset? ARLECCHINO Sbeto ma varda t cossa che sta desendendo dal zielo un campin della politica pasada chi ? Me par Ciriaco! MARCOLFA Chi?! ARLECCHINO Ciriaco De Mita... (glorioso) ciam la pera Williams per via de la crapa a ponta che tegne! Te gh fit caso? Ghha na testa a pera MARCOLFA Come d na pera pesca? ARLECCHINO No, l una pera e basta... l lu, De Mita, se vede benissimo... in botgia... sto spirito... lo spirito eterno della DC! Qul che natura crea, la DC conserva! MARCOLFA:Ma non lera morto? ARLECCHINO Morto lu o la DC? MARCOLFA Tte doi! ARLECCHINO : La DC De Mita morti? Ma no more mai quei! Al maximo more e se more i resuscita sempre ! L el partito surgelato eterno quello! MARCOLFA Come el giazzo nel Polo! ARLECCHINO Beh, spieremo nel riscaldo de la tera! MARCOLFA Ma il Ciriaco non lera in galera? Me ricordo ben che l stait condan per ruberie! ARLECCHINO No, l stait condan, ma in galera l no mai st! E se lhan sbat dentro, l subeto sortito le so galere i ghha la

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porta che zira come quele de i grand hotel ZON ZON (fa il gesto di roteare) dentro e fora! MARCOLFA E alra? Basta! (Cerca di parlare, interrotta continuamente da ARLECCHINO ) Tornare su... (s rivolta a Scaracco che si accomodato beato su di una poltrona). Nel frattempo stato issato il lungo palo al quale per sono rimaste appese delle corde che reggono abiti e mutande ad asciugare. Le corde con la biancheria appesa finiscono in platea. ARLECCHINO Te despise vegnr s? Ma ti varda, cosa ti ghha combin? Ma varda!... Tto el bucato ghha fit! (Infatti Scaracco ha disteso lungo la corda che regge il palo calzini, fazzoletti, fasce di vari colori). MARCOLFA Scarcco!! ARLECCHINO Avanti tti e via... rengrasire la znte che vha ait! MARCOLFA Grsie mille... corgio... grsie mille... ARLECCHINO Craxi mille... MARCOLFA (correggendolo) No eh! No tiremo in ballo Craxi! Per carit, non tornemo ancora indrio nel tempo! (venendo verso il pubblico) Alra, m son desmentegta de dir una roba importantissima, che la vicenda che vho cunt de la pt.na e de la cuntssa, la se svolge a Napoli! Che mi son securssima che nisciun de voialtri se recorda chi l che governava Napoli in qul tempo l... ARLECCHINO (venendo a sua volta in proscenio) Di, avanti... che el primo che alsa la man ghe la tjo via de nto, coss impara a ziogre al quiz! MARCOLFA (cercando di superare la voce di ARLECCHINO ) Alra, chi l che governava Napoli... corgio!... ARLECCHINO Guai a chi indovina! Adso per besgna indovinare... chi ghera a Napoli in qul tempo?... MARCOLFA Chi l che governava Napoli... ARLECCHINO No, no... cosa ghe centra el Silvio? Silvio nol ghera ancora, andmo... Andreotti?... S, qulo ol ghera. Ol l da le guerre puniche che el ghe! (Mima la camminata di Andreotti). MARCOLFA (rivolta alla platea) Guardi lei, sir... guardi che lho vedo, sa... che me fa na fcia come de soportasine... ARLECCHINO Ma no, l stit coss: un tic.

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MARCOLFA No, che tic? L un vilno... lha fit na smorfia come dire: le la lava in tra e pe la vgn chi adso a fa la maestrina... Avante, che abi el curg de dirme ciro e nto fcia de...; ansi, mi ads vgni gi... ARLECCHINO Ma ndove ti va?! MARCOLFA Vado gi e ghe d uno sgiffo! ARLECCHINO Brava, coss no ghe resta p gnnte par el trapianto! MARCOLFA Eh, adso! ARLECCHINO (punta il dito verso la platea) Ehi! Ti ghho vedo! No, no far la spia... (Quindi lancia baci appassionati). MARCOLFA E adso parch te mandi de basi?... ARLECCHINO Basi de Giuda... TRADUZIONE 52 ARLECCHINO ti... che al primo che alza la mano, gliela taglio via di netto, cos impara a giocare ai quiz! MARCOLFA (cercando di superare la voce di ARLECCHINO ) Allora, chi era che governava Napoli... coraggio!... ARLECCHINO Guai a chi indovina! Adesso, per, bisogna indovinare... chi cera a Napoli a quel tempo? ... MARCOLFA Chi governava Napoli... ARLECCHINO No, no... Craxi non cera ancora, andiamo... Andreotti?... S, quello cera. (Mima la camminata di Andreotti ). MARCOLFA (Rivolta alla platea) Guardi lei, signore... guardi che ho visto, sa... che mi fa una faccia come di sopportazione... ARLECCHINO Ma no, stato cos... un tic. MARCOLFA No, che tic? un villano... ha fatto una smorfia come per dire: lei lava in terra e poi viene qui adesso a fare la maestrina... Avanti, abbia il coraggio di dirmi chiaro e netto faccia di...; anzi, adesso vengo gi... ARLECCHINO Ma dove vai?! MARCOLFA Vado gi e gli d uno schiaffo! ARLECCHINO Brava, cos non rimane pi niente per il trapianto! MARCOLFA Eh, adesso! ARLECCHINO (punta il dito verso la platea) Ehi! Ti ho visto! No, non fare la spia... no, perch suggerisci a quello davanti che non lo sa? Spia, spia... non sei figlio di Maria,

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non sei figlio di Ges, va allinferno con Belzeb! (Quindi lancia baci appassionati). MARCOLFA E adesso, perch mandi dei baci?... ARLECCHINO Baci di Giuda... Giuda-Goria... (Marcolfa ha un gesto di intolleranza) Goria, Goria, ha fatto la spia... ha venduto Spadolini per trentadue denari... al chilo! Spadolini in croce, lhanno messo in croce, sta l in croce... (mima la messa in croce di qualcosa dimmenso) ha una croce... sta in un equilibrio instabile che ogni tanto: CRCRCRC! PLAF! (Mima la croce che frana verso la platea) Gi, e c De Mita sotto che fa la parte del soldato che d la spunzonata sul costato per vedere se cotto... (si corregge) se spirato... MARCOLFA Da dentro la bottiglia? ARLECCHINO S: TACH! De derntro la botigla... ghe spunta la lanza per el clo... e l smper ne la botglia, svsiga lasta, fa: TUN, TUN, TUN (si lecca le gocce che scendono dal costato) TOC, LOC, SLACH, PLAF! Rosolio! E tti: buono! (Mima la croce che si schianta al suolo) CRIK CRIK PLAF!! Una sgnafda spantegda con tto sto bn de dio par tra... (assaggia immergendo un dito) budno! (Si china e mima di afferrare due palline) Varda d ciliegine... (Se le infila in bocca e subito sputa disgustato) d cujunn!! (Fa immaginare che la croce sia stata issata di nuovo. Mima Spadolini inchiodato sui tronchi. La croce oscilla nuovamente) GNIAOO... GNIAO... Padre, perch mi abbandoni? (Mima laffacciarsi del Padreterno che spinge la croce fino a farla rovinare a terra con gran schianto) TOCH... GNIAO... PLAF!! Co laltra crocettina... che a destra a gh Martelli... (le maschere seguono incredule) s, ne le due croci de i ladroni, gh Martelli da una part... no, dico, l l ne la posisin... no fago... (Marcolfa si risente, fa il gesto di non voler accettare simili bassezze) Ma bja... digo par alegora, no, l per paradosso. No che disi: va b... parch quatro o snque rben, alra tti i socialisti son ladrn?... L per parads che se fa... l come dire, per esempio: ne la DC de Palermo c qualche mafioso... un paradosso: qualche... qualche, l un paradosso! Metafora de lassurdo! EIUAHH!!! BRUMP!! (Finge unesplosione).

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MARCOLFA No, parch, capte, poi fa el lamnto: Noi non ghavmo un titro per noialtri. Come mai non ghe lo danno? Avt cap adso come mai? Andmo avante... Lasmo perdere... Chi l che governava Napoli in qul tempo... che tanto per noialtri... de sura, de sta, de fra, ch... per noialtri, insma, tti noialtri, o Carlo, o Alberto, o Ferdinando, lo ciapmo smper in qul bando! (Termina con un gesto del braccio appena accennato). ARLECCHINO Bla! Fine!... ma triviale! Voglio dire... triviale, ma fine! No, no, varda che po l anca qul gesto sto l... per ritardati eventuali... MARCOLFA L la metafora cira... ARLECCHINO Scsa, pde agingere unallocusine a la metafora, na locusine ma personl, de oservasin... MARCOLFA Parch... se te disi de no, eh... te ferma quaichedn?... ARLECCHINO No, no me ferma nisciun. No... vjo far oservr una roba tremenda... me domando smper m, e chi sa quanti de voialtri ghavan fato caso, ne la storia dItalia de tti i tempi, quando i sucd gure, se fa i bordli, se scana... anca lontn de qui... pian piano i vgne a scanrse adso a noialtri. I ghe cipa dentro, sempre! Varda, ne la storia... a gh par esempio i franzs, mj, i spagni, che se cata contra i franzs... (recita in grammelot spagnolo una sfilza di improperi che terminano con) Cavrn, ti e to mare (Recita in grammelot francese, alludendo a una risposta altrettanto colorita a base di insulti e minacce) E anca voialtri todschi! (Vistoso sproloquio in grammelot tedesco) E anca i ingls! (Esegue un grammelot inglese pacato ma carico di disprezzo) Alra l la gura! L la gura, bja! Noialtri ingls andmo a scanre tti i franzsi e desendmo a fa la gura fino en Spagna. E noialtri spagnoli andmo contro i todschi e li sbolzermo de fero e fugo, e noialtri todschi andmo in Anglotra e andmo a sbrs.r, sviolr e fa strame! (Allarga le braccia perentorio) Fermi! No st a far casto par niente... a spantegrve dapartto! Trovmose en Italia che gh el sole e che ghe se scana che l una meravgia! S, l coss! MARCOLFA (furente) Se non te tase... cipo sto pilne... (indica

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il palo che gli assistenti di ARLECCHINO tengono in spalla) te lo frico in del cl... me fano i trchi con i fili de mncia! Ciro? ARLECCHINO Calma fii... no feve tr dal panico... (si muovono al rallenty sollevando le gambe imitando un passo molto felpato) via normale... cen dentro snsa dar ne lcio... un, di, tri... E mavan dito che lera uno spetcolo consigliato per ragssi... (escono). MARCOLFA (verso il pubblico) Donca, alra... ARLECCHINO (da fuori scena) IHEIAIIAIA! MARCOLFA Ma se gh?... ARLECCHINO (entrando circospetto a passo di danza) Un turco! (Se ne esce sempre con lo stesso passo). MARCOLFA (al pubblico, aggredendolo) Ads basta, eh... desgresini! Ciro? Che me ghavt rotto le bale fra tti! Mhan comandto de fa el prologo e a debbio finirlo. Che m ne podi pde parl, capto? No pde p vederla m sta bestia de qula Isabella l e qula pttna de lEleonora... Che se msen!... ghe nho pin i ball de ste du donn chi! Basta! Di parol de corsa e vo via. (Aggressiva) E steme a scolt, eh! Alra, ricordrse che rivada la gura un certo signore che se cima Capitano Coccodrillo,riva da la gura a Napoli e l pin de... plleci...pulci insomma. Parch en gura, o se mr o se cipa i pres. Certe volte se mr anca co i presi. El vgn da la gura e sincontra, simbatsce in te lIsabella, che lera stada na so vgia morsa. Le la vursse embrasrlo, l no pl dirghe: Son pin de pres e alra el dise: Ho fato voto de castit se ghavessi salva la vita... - e intanto ol se gratta - ... pde minga embrasrte... E lIsabella: Ma come, m tho aspet una vita... Lsame stare, ho fato voto de castit!. Se grata, se grata... (Entra di nuovo ARLECCHINO saltellante. Marcolfa sinterrompe disperata, va verso la quinta) narma, casso, deme unarma! ARLECCHINO Bja, ma sun vegn apsta par dirte che l intil che te ft sta fatga, che tanto besgna levr la comdia... in quanto un actr che ziga la parte del Magnifico no lo lseno sortr da la galra, e snsa de l no se pl fare la comdia... MARCOLFA E alra se zira le parti, se rimpisa el Magnifico:

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el tiatro no se pl fermr. ARLECCHINO Ma a gh el fato che la Isabella par el dolr a gh vegn un svegnimnto: l croldo tto, tte, cipe... in qul camerino no se pl entrare, che besgna saltare in mso a ste cipe, ste tte... MARCOLFA Se fa un giro de le parti e se rimpisa anca lIsabella: el tiatro no se pl fermare. ARLECCHINO Bon, no se pl fermare, ma se deve fermare per forsa... MARCOLFA Parch? ARLECCHINO S, parch a gh un censr de la curia che ghha dit lrden de fermar sbeto sto spetcolo de le pres... parch in te le pres loro han intravisto sbeto lalegora cira, che le pres i sara proprio ol governamento... ol governamento che gh adso sont le pres che ghe tta, cicia sangue ai itadni, tanto che no gh rest gnanca p na gta de sangue par fare un trapianto. Besgna combinr unaltra comdia... MARCOLFA E alra ghe vle unaltra comdia! ARLECCHINO ... Unaltra comdia magnifica che mi ghho vedo a Parigi... Oh, magnifica! L de lo stess canovz dee ghha ispirt De Rege1... Varda, te spiego, l un sucso, propri, segro... varda. se drve el sipario... varda, a gh la scena precisa, no l gnanca da cambiare, tanto che sbeto i speciadri dsen: Ah, siamo in un paese... con tte le strade e la pisa... MARCOLFA Quanti atri?... ARLECCHINO Ah, donca, i atri. A linsio no si sa i atri, a linsio no si deve sapere... MARCOLFA Na comdia snsa atri... ARLECCHINO A gh el segreto che no se sa quanti atri a ghe son. Ad un certo momento, el publico, dopo un po, ol dise: Adso arivern i atri, e i atri no arven; po, dopo venti minuti, i comincia a pensare, el publico: Oh, ghe sar stato quaiche disastro, forse un teremto, e sont scap tti in un altro paese; chi sa quando tornern. E spcia. MARCOLFA E quanto spcia? ARLECCHINO Unora, che l la durata del primo atto...
1Comicideiprimiannidel900.

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MARCOLFA Un atto... unora de fermo... tto in silnsio.... ARLECCHINO Snsa i atri.... cos che la gente la dise: Va beh, spermo nel secondo. A gh un intervlo de venti minti... MARCOLFA Venti minti... ARLECCHINO Par scarigrse tta la tensin che a gh stita nel primo atto, po se drve el sipario e la zenta la fa: Ahhh!! MARCOLFA Ah, parch tta la compagnia... ARLECCHINO No, no gh niscino, la scena l cume prima, uguale e precisa. Soltanto che a gh de le corde cun dei pani stend ad asciugare: calste, mutnde, ecc. ecc. cos la gente pensa sbet: Se vede che el teremto forse l cess, alra loro son tornadi, han fit el bucato, sont and a dormire, e ads specimo che se lva. MARCOLFA E quant che spcia che se leva? ARLECCHINO Tta lora, tto el secondo ato i spcia, ma no riva niscin. MARCOLFA Un secondo atto... snsa nisciun! Oh, ma che comdia l?! ARLECCHINO Apunto, l qul che dise el publico: Ma che comdia l?! Ghhan ciap par tanti cojni, che smo ch a vder na comdia che no gh gnanca i atri! Intanto a gh anca de la gente che no sorte gnanca ne lintervlo che l dun quarto dora, i dise: Vjo star qui a specire, vjo vder: se el trso ato l uguale e preciso, mi brso tto el titro! E invece, quand ol se drve el sipario, a gh una sorpresa meravigisa. MARCOLFA Parch? ARLECCHINO Se drve el sipario e tta la gente fa: Oehh!! MARCOLFA Parch? Tta la compagnia... ARLECCHINO No, a gh tta la scena che... a lhan portda via. Ne lintervalo a ghhan svuotato el palcoscenico... MARCOLFA Ma che comdia l?!... ARLECCHINO L qulo che cran i speciadri: Oeh!... ma st propri dei cojni maledti... tre ore che smo qua, a farse ciapr par el cl!! Tant vera che a gh de la gente in fondo che la dise: Silnsio! Non si intende la trama! Po, a gh de colpo la gente che comincia a plaudre... na roba de laltro mondo... a ghe dan de le maste... PIN PAN PAN! Parch, oh, i son tre ore e msa

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che i spcia, ol se dan dei sgiafni lun co laltro... e gh quaichedn che i cra: Bravi! Vogliamo sapere chi lautore! un genio! Venga fuori, che gli voglia mo mettere le mani sul collo!... per toccarlo! Po un urlo: Fuori lautore! Fuori! Lo aspettiamo anche a casa! E po laplauso devnta un boato... MARCOLFA I bati i man? ARLECCHINO S! MARCOLFA Ma i sun stpid!... ARLECCHINO No, no, no, inteligenti, parch tant vera che a gh de la gente che dise... due del publico... due critici... noti, che a Parigi se sont lev in pe e han cominci a gridare: Bello! Stupendo! Questo il vero teatro! Il teatro del nulla! Du del pblego tiran fra le pistole e: PUN PUN, du crtic davangrdia morti! Questo lo spettacolo... MARCOLFA Ma se... (La sua voce viene immediatamente coperta dalla musica).

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SECONDO ATTO I due becchini, ARLECCHINO e Razzullo, famosa maschera napoletana, stanno dentro una fossa e mimano di scavare. Cantano. E qui se fano i conti snsa li rsti pas la barca per fiume no se retorna lassa li smanciare, lassa i smorbissi che chi a gh scriv: Basta, s morti! Chis cosa che spcia in llter mundo ogni conta di sogni e strambare. O gh i indian che i dise che po se svgia derntro un animal con gran contento tti contenti de vss dei aneml. A gh i saracn che i ghha ol Corano che i mostra ol parads come un bordlo piegnt de dne ble e tte sbite ridendo tto el d se fan lamore se fan lamore sbite snsa pec! RAZZULLO Per chi che stammo a scav? ARLECCHINO Per laministrera del cimitiro, l lor che ghe paga! RAZZULLO S, va beh, ma chi chamm a seppell? ARLECCHINO Ah, el morto, te dise? L un che s cop da par l, un asasn de se medesimo. RAZZULLO Ah, soicda?! ARLECCHINO S, soicda, el s neg in de lacqua. RAZZULLO Ah, chillo che dicono che s negto... ARLECCHINO No, no, ol s neg davro, con una frsa di volont incredibile. L andit a casa, lha cat un mastlo impiegnt dacqua, el s meto in gengio, ol s pogi una man su la testa e lha dit: Ango. E gi... sotacqua! Dopo un po la testa, che la ragiona, la dise: Uh, ma son propri un cojn, morir in qusta manra! Ma la man caparbia: Sto: qul che detto detto. Crepa! Ohi, ol ghera le bollicine che ghe stciopva dapartto. Ghe vegnivan fra dal naso, da le orge, anca dal cl! PRUUUOOOAAHM!... soffioni de Boario! RAZZULLO (ride divertito) Ah, ah, ah, e tu ce credi che chillo s negto a slo? Secondo a te, uno se mette co a capa

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sottallacqua e senza che niscino laiuta: GLU, GLU, GLU... se bevve tutta lacqua? Ma sinti a me, isto nu delitto... qualcheduno lavr accso! ARLECCHINO No, no, pu darse che quaichedn ghbia pogi una man un po pesanta s la crapa par aidrlo un poco a sta sto, ma varda che a gh de la znte caparbia che quando ha desidde masrse, nissin la ferma! Mi ghho cognos un che s negto nel vino! RAZZULLO Co u vino?! ARLECCHINO S, in un tinsso de vino. RAZZULLO Che bella morte! Ma comme ha fatto? ARLECCHINO Sta bon che te conti... (Esce dalla fossa e, dando colpi con la pala qua e l come stesse sistemando la terra, racconta) El se ciamva Bolgirn, a lera un che cognosvi bn. A lera inamorato del vino! Fato sta per che qustmo ol ghaveva na malata tremenda, unartrosi psichica che no riusva a valsr ol bicir fino a la bocca: (mima la fatica di articolare il braccio) TRIC, TRAC, el se blocva, per il senso de la colpa e del pecato del ciucate, tanto che s quter bicir riusva a brne a malapena di! Bon, ma per sua fortna ghe mre un zio che ghe lassa uneredit da no dire, na valanga de denari. Alra a l andit al mercato e lha compr due tinssi grandi come na casa, n impiendo de vino e laltro vdo. RAZZULLO Che se ne faceva de chillo vudo? ARLECCHINO Spcia che te conto. Lha ciap sto tinsso impiegndo de vino, lha fit unimpalcatra e lha piasda in alto in del cortile, poi ghha met o na canna e un rbinettn che andava derentro a laltro tinsso, lha ciap sto tinsso vdo e ol ghha met o derntro tta la mobila: el lto a tre pisse, ol comodn, larmdi, el s stravac sra ol lto (mima lazione sdraiandosi, sul praticabile). Po ol ha derv el rbinet.n e... gi... una cascda de vin! E l blo tranqulo, destendo sl lto, ol speciva che el vino cressse de livelo fino a la bca, ol dervva i lavri e a qul punto disva la famosa frase del Vangelo: Lasciate che i vini vengano a me! Ol beveva beato snsa neanche besgno de valsr el brasso e ol cantava felice: BLUGLBLUGLBLUGLBLUG!, ol pareva un mandoln: BLUGLBLUGLBLUG! RAZZULLO Ma comme? O vino no saiva de livello e

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lannegava? ARLECCHINO No, parch el frbastro, l, laveva met na vescga con un galeginte colegta a una leva, de manra che quand el vino lera a un livl che montava tropo: CLOOK, sbeto scatva la leva e serva de bto ol rbinetn. L speciva e ol beveva pian, pian, ma apna el livlo desendva trpo, scatava de nvo la leva e gi!... una cascata de vino! E l lera smper contento co l livelo giusto, ubriaco ma scientifico!... (Si leva in piedi) Soltanto che un ziorno stmo no va a inamorrse de una dna? RAZZULLO Che no ci piaceva o vino? ARLECCHINO No, lera una brava dna, che ghe piazva el vin. Tant vera che loro, tti e di, i stava slongdi tto el zirno s sto lto... fasvan lamor derntro al vino!... Oh, meo caro... BLUGBLUG... te vjo bn... BLUGBLUG... va sto ti che mi ango! Smper co la vescga de livl pronta, imbrighi tto el zirno de amor e de vin! (Pausa breve) Soltanto che, varda, certe volte le dne son catve. Sta dna no va a inamorarse de un altro mo? RAZZULLO Normale! ARLECCHINO Un mo che ghe piasva el late! (Razzullo ha un moto di disgusto) S, che stava tto el zirno stravac derntro un basletn grande, impiegn de late, immergio fino a la bca, e ol cantava cansni de embrigo de vin nel late! RAZZULLO Traditore! Ma come se fa a pijrse per uno che ttta o latte?! ARLECCHINO Te ghha rasn. Pensa che qusti di, le e lu, fasvano lamore dentro el late! PIRIPATAGNAC... amore mio... SPLISHSPLASH... vado in apnea. (Mima labbracciarsi e il rotolarsi nellamplesso) E se sciuncvan tto el zirno nel late, che la sira era tto formgio! RAZZULLO Deggenerti! ARLECCHINO Degenerti! Ma col castigo di Dio: Chi fa lamore nel late lo trasforma in formaggio! Invece, chi fa lamore nel vino... spumante! Fatto sta che el nostro mo, qulo bno che ghe piasva el vino, l andit a casa e per la disperasin la stcep la vescga del galeginte. Ghe vegnva gi una cascata de vin snsa fermrse,

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l st stravac sl lto col vino che cressva. Lhan sentdo cantare e gorgogli tta la note. La matna, quando son riv i parenti e gli amsi, han trov el tinsso che strabordava... tto el vino per la strada, con la mobilia, compreso el lto, e l, qustmo, sgiunfit ne la panza che sembrava la cupola de San Pietro... morto negto! Ttintorno se spantegva un lezo de vin che al funerale erano tti mbrichi, mbriaco ol prvete, gli amsi, i parenti, perfin i quatro bechn, che portava la bara, tti inciuc che cantavan (intona il De profundis ballandoci sopra). I DUE IN CORO: In morte de profundis te se crep E miserere nobis te se crep E feretrum peccati te se crep Requiem aeternam dona eis Domine te se crep Peccata mundi, peccata mundi, peccata mundi. Anche Razzullo esce dalla fossa. 74 ARLECCHINO RAZZULLO Traditore! Ma come si fa a invaghirsi di uno che succhia latte?! ARLECCHINO Hai ragione. Pensa che questi due, lei e lui, facevano lamore dentro il latte! PIRIPATAGNAC... amore mio... SPLISHSPLASH... vado in apnea. (Mima labbracciarsi e il rotolarsi nellamplesso) E si dimenavano tutto il giorno nel latte, che la sera era tutto formaggio! RAZZULLO Degenerati! ARLECCHINO Degenerati! Ma con il castigo di Dio: Chi fa lamore nel latte lo trasforma in formaggio! Invece, chi fa lamore nel vino... spumante! Fatto sta che il nostro uomo, quello buono a cui piaceva il vino, andato a casa e per la disperazione ha spaccato la vescica del galleggiante. Veniva gi una cascata di vino senza fermarsi, lui si sdraiato sul letto con il vino che cresceva. Lhanno sentito cantare e gorgogliare tutta la

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notte. La mattina, quando sono arrivati i parenti e gli amici, hanno trovato il tino che strabordava... tutto il vino per la strada, con la mobilia, compreso il letto, e lui, questuomo, gonfiato nella pancia che sembrava la cupola di San Pietro... morto annegato! Tutto intorno si spandeva un odore di vino che al funerale erano tutti ubriachi, ubriaco il prete, ubriachi gli amici, i parenti, perfino i quattro becchini che portavano la bara, tutti ubriachi che cantavano (intona il De profundis ballandoci sopra). I DUE IN CORO In morte de profundis sei crepato E miserere nobis sei crepato E feretrum peccati sei crepato Requiem aeternam dona eis Domine sei crepato Peccata mundi, peccata mundi, peccata mundi. Anche Razzullo esce dalla fossa. DIALETTO ARLECCHINO Crdeme, se un ol ghha la volont de morire, el mr e nisciun lo ferma! (Scavando con la pala estrae dalla fossa un teschio che rotola fra i piedi di Razzullo che zompa spaventato). RAZZULLO Madonna mia, che impressione, na capa e muorto! ARLECCHINO Ohi, ma te se cipet spavento per una crapa de morto? A te st un bechino, caro! RAZZULLO E n lu vulssi fare sto mestiere... Nu me so ancora abbituato! (Raccatta il teschio) E poi io sto teschio manco lo cognsco!... (Lancia il teschio che ARLECCHINO afferra al volo). ARLECCHINO Fmeghe vedr, bja, me par de cognserlo... S, a lo recognsco! Adso che lo vardo bn, qusto l ol zio de qulo che l neg ne lacqua. Lera un che ghaveva una fcia, de vivo... uguale e precisa a qusta! Solo

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che adso el ghha lo sguardo un pochetn pi profondo! Lera un sbolzirn pin de prosopopea, na fcia de merda! (Lancia il teschio a Razzullo che, spaventato, lo rilancia ad ARLECCHINO ). RAZZULLO IHAOHOOO!! Ah, che impressione! La vl fernscere?! ARLECCHINO Lho fit par ft far un po dabitdin! RAZZULLO Me ci hai tutto sconvoglto! Mo m venuto da piscire! ARLECCHINO Te se un po debilitd de vesga? E va a pis! RAZZULLO E add? Bisogna che me ne vaga fora do cimitiro. ARLECCHINO E Parch te ghe deve tr tto sto distrbo? Pisa ch. RAZZULLO Addve? Sopra na tomba? ARLECCHINO No, miga s una tomba qualsiasi. S qusta per esempio. Questa l una tomba bna de pisrghe sura! RAZZULLO Ma nun te pare che ci manchiamo nu poco de rispetto? ARLECCHINO Che? Rispetto pe de morti malnati, bastrchi a sta manra? Ma l giusto pisrghe adso. Varda qua... te d lesempio storico! (Mettendosi di spalle al pubblico, armeggia attorno alla braghetta dei pantaloni). 76 ARLECCHINO ARLECCHINO Credimi, se uno ha la volont di morire, muore e nessuno lo ferma! (Scavando con la pala tira fuori dalla fossa un teschio che rotola fra i piedi di Razzullo che zompa spaventato). RAZZULLO Madonna mia, che impressione, una testa di morto! ARLECCHINO Ohi, ma ti spaventi per una testa di morto? Sei un becchino, caro! RAZZULLO Io non lo volevo fare questo mestiere... Non mi sono ancora abituato! (Raccatta il teschio) E poi io questo teschio neanche lo conosco!... (Lancia il teschio che ARLECCHINO afferra al volo). ARLECCHINO Fammi vedere, boia, mi sembra di conoscerlo... S, lo riconosco! Adesso che lo guardo bene, questo lo zio di quello che annegato nellacqua. Era uno che aveva una faccia, da vivo... uguale, identica a questa! Solo che adesso ha lo sguardo un poco pi profondo!

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Era un gradasso pieno di prosopopea, una faccia di merda! (Lancia il teschio a Razzullo che, spaventato, lo rilancia ad ARLECCHINO ). RAZZULLO IAOOOO!! Ah, che impressione! Vuoi finirla?! ARLECCHINO Lho fatto per farti fare un po dabitudine! RAZZULLO Mi hai tutto sconvolto! Adesso mi venuto da pisciare! ARLECCHINO Sei un po debole di vescica? E vai a pisciare! RAZZULLO E dove? Bisogna che me ne vada fuori dal cimitero. ARLECCHINO E perch devi prenderti tutto questo disturbo? Piscia qui. RAZZULLO Dove? Sopra una tomba? ARLECCHINO No, mica sopra una tomba qualsiasi. Su questa, per esempio. Questa una tomba buona per pisciarci sopra. RAZZOLO MA non ti sembra che manchiamo un po di rispetto? ARLECCHINO Che? Rispetto per dei morti malnati, infami in questo modo? Ma giusto pisciar loro addosso. Guarda qua... ti d lesempio storico! (Mettendosi di spalle al pubblico, armeggia attorno alla braghetta dei pantaloni). DIALETTO RAZZULLO Puzzo anchio? ARLECCHINO Come no? Favorisca! (I due orinano nella tomba). Spunta un teschio dalla tomba che cerca di coprirsi la testa con le mani pi che scheletriche. PRIMO TESCHIO Oh, che state a fare, zozzoni? RAZZULLO Na capa e murto che parla! ARLECCHINO Eh, ma de che cosa te se lamntet? Tho dit na lozione par i cavi! PRIMO TESCHIO Un poco de creanza per i morti! Siate stramaledetti! ARLECCHINO (a Razzullo) Te dvet abitu, sopratto quando te incntret dei morti come qusti, che de viv sont stit coss borisi che no se rise mai a convnzerli de sta citto manco da morti. Ma co na bla inafida in fronte adso ghe rinfresco le idee! (Orina con volutt). PRIMO TESCHIO Basta, maledetti sporcaccioni! ARLECCHINO Cosa?! Te dit sporcaccioni?

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ARLECCHINO e Razzullo prendono a schiaffi il teschio dalla cui bocca alla fine schizza una manciata di denti. PRIMO TESCHIO (piagnucolando) Mi avete fatto uscire tutti i denti! ARLECCHINO Oh, ma no l un teschio, l un caimano! PRIMO TESCHIO Malnato, non si batte sui morti! ARLECCHINO S dei morti come ti se pica, se pisa, ghe se spda, se caga e po ghe se scorza par ascigare el tto! PRIMO TESCHIO Vergogna! Non siete buoni de parlare daltro che de sporcara! De orine, descrementi! RAZZULLO Oh, s scatenato crapa e muorto! PRIMO TESCHIO Dovreste almanco tenere un poco de rispetto per il luogo. ARLECCHINO Parch, che luogo l qusto, sentmo! PRIMO TESCHIO un luogo sacro codesto dove se consuma il trapasso per laldil. ARLECCHINO E ti te sa come la ciamva gli antghi sta filosofia de land de l? 78 ARLECCHINO RAZZULLO Posso anchio? ARLECCHINO Come no? Favorisca! (I due orinano nella tomba) Spunta un teschio dalla fossa che cerca di coprirsi con le mani pi che scheletriche. PRIMO TESCHIO Oh, che state facendo, sozzoni? RAZZULLO Una testa di morto che parla! ARLECCHINO Eh, ma di che cosa ti lamenti? Ti ho dato una lozione per i capelli! PRIMO TESCHIO Un poco di rispetto per i morti! Siate stramaledetti! ARLECCHINO (a Razzullo) Ti devi abituare, soprattutto quando incontri dei morti come questi, che da vivi sono stati cos boriosi che non si riesce a convincerli a stare zitti neanche da morti. Ma con una bella innaffiata in fronte, adesso gli rinfresco le idee! (Orina con volutt). PRIMO TESCHIO Basta, maledetti sporcaccioni! ARLECCHINO Cosa?! Hai detto sporcaccioni? ARLECCHINO e Razzullo prendono a schiaffi il teschio dalla cui bocca alla fine schizza una manciata di denti. PRIMO TESCHIO (piagnucolando) Mi avete fatto uscire tutti

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i denti! ARLECCHINO Oh, ma non un teschio, un caimano! PRIMO TESCHIO Malnato, non si batte sui morti! ARLECCHINO Su dei morti come te si picchia, si piscia, si sputa, si caga e poi si scorreggia per asciugare il tutto! PRIMO TESCHIO Vergogna! Non siete capaci di parlare daltro che di porcherie! Di orina, di escrementi! RAZZULLO Oh, si scatenata la testa di morto! PRIMO TESCHIO Dovreste almeno avere un po di rispetto per il luogo. ARLECCHINO Perch, che luogo questo, sentiamo! PRIMO TESCHIO un luogo sacro, questo, dove si consuma il trapasso per laldil. ARLECCHINO E tu sai come la chiamavano gli antichi questa filosofia dellandare di l? DIALETTO PRIMO TESCHIO Non lo so e non mimporta! ARLECCHINO No te importa Parch te s un strnz trc. de teschio fit con un calco de una scorza! PRIMO TESCHIO Ohi, dico! RAZZULLO Vacce piano... mderati co sti morti. ARLECCHINO No, no, l proprio adso che besgna drghele ste rbe, che i son morti, Parch se te ghe i dset de vivi, lori te mten in galera!... (Al teschio) Snte qua, morto... dnca, i greci, che sont i padri de tto el nostro pensir ragionato, loro, ol problema de lanima ol ciamvan scatos. (Il teschio si infila le dita nel naso e ARLECCHINO gli molla un ceffone) Smper co i didi derntro i bgi del naso. Va che bsi che te se st consci! Alra, i ciamva, gli antighi, scatos el pensiero de lanima e de laldil, e i ciamava escatologia la filosofia e ol ragionamento sl trapasso. Orbene sti greci furbassi i ciamvan la merda scatos, e la filosofia s la merda scatologia. Una e de diferensa, una piccola e de congiunsin tra scatos e scatos che ghe permete a la merda de librarse ne laldil e de spantegr de spssa tto el parads! T capt?! RAZZULLO Che capa ca tenevano sti greci! PRIMO TESCHIO Ah, unaltra nefandezza mi tocca sentire! Villani, rozzi! Il vostro un parlare da eretici screanzati. Finirete tutti e due abbruciati! Stanotte stessa apparir in sogno al vescovo inquisitore e gli dir: Eminenza, andate a pigliar

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quei due becchini che sono zozzi, eretici e anticristo! E... VUUUMMM, sul fal! ARLECCHINO Ah, puranco de morto te fa la spia! E alra. TIEHH! I due becchini prendono ripetutamente a pedate il teschio palleggiandoselo. Alla fine il teschio rotola per terra fino a cadere nelle mani di ARLECCHINO che gli sputa nelle orbite. PRIMO TESCHIO Ridammi la mia testa! Puliscila e ridammela! ARLECCHINO getta il teschio tra le mani dello scheletro mentre, dalla tomba, spunta un altro teschio. 80 ARLECCHINO PRIMO TESCHIO Non lo so e non me ne importa! ARLECCHINO Non te ne importa perch sei uno stronzo truccato da teschio fatto con il calco di una scorreggia! PRIMO TESCHIO Ohi, dico! RAZZULLO Vacci piano... moderati con questi morti. ARLECCHINO No, no, proprio adesso che bisogna dirgliele queste cose, adesso che sono morti, perch se gliele dici da vivi queste cose, loro ti mettono in galera!... Senti qua, morto... dunque, i greci, che sono i padri di tutto il nostro pensiero ragionato, loro il problema dellanima lo chiamavano scatos. (Il teschio si infila le dita nel naso e ARLECCHINO gli molla un ceffone) Sempre con le dita nei buchi del naso. Guarda che buchi ti sei conciato! Allora, gli antichi chiamavano scatos il pensiero dellanima e dellaldil, e chiamavano escatologia la filosofia e il ragionamento sul trapasso... Orbene, questi greci... furbi... chiamavano la merda scatos e la filosofia sulla merda scatologia. Una e di differenza, una piccola e di congiunzione tra scatos ed scatos che permette alla merda di librarsi nellaldil e di riempire di puzza tutto il paradiso! Hai capito?! RAZZULLO Che testa avevano questi greci! PRIMO TESCHIO Ah, unaltra nefandezza mi tocca sentire! Villani, rozzi! Il vostro un parlare da eretici screanzati. Finirete tutti e due bruciati! Stanotte stessa apparir in sogno al vescovo inquisitore e gli dir:

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Eminenza, andate a prendere quei due becchini che sono sozzi, eretici e anticristo! E... VUUUMMM, sul fal! ARLECCHINO Ah, anche da morto fai la spia! E allora, TIEHH! (I due becchini prendono ripettamente a pedate il teschio palleggiandoselo. Alla fine il teschio rotola per terra fino a cadere nelle mani di ARLECCHINO che gli sputa nei fori degli occhi). PRIMO TESCHIO Ridammi la mia testa! Puliscila e ridammela! ARLECCHINO getta il teschio tra le mani dello scheletro mentre, dalla tomba, spunta un altro teschio. DIALETTO SECONDO TESCHIO Come vi permettete di trattare a sto modo mio nipote? RAZZULLO Mo, ha da ven fri tutta la famiglia de cape e murto! ARLECCHINO Ma cosa ghho fit?!... Par una pesciadna, coss, scherzsa! PRIMO TESCHIO No, mha mollato una gran pedata che mha scassato tutta la mascella! SECONDO TESCHIO Provaci con me se hai il coraggio, che stanotte ti vengo a tirare per i piedi e ti faccio crepare di spavento! ARLECCHINO A m? SECONDO TESCHIO S, a t! ARLECCHINO E alra unaltra pescida! I due becchini mollano schiaffi e pedate ai due teschi mentre dalla porta di destra entra un prete. PRETE Bn, siamo pronti con sta fossa? Che state combinando coi teschi, voi? ARLECCHINO Smo dre a ziogre un poco con sti morti, a darghe pescide par farli un po contenti, che son proprio snsa vita! PRETE Alra, ven ad aiutare a portare la salma! ARLECCHINO , Razzullo e il prete escono a destra e rientrano con i parenti tra i quali spicca un personaggio con una piuma rossa sul cappello, e la vedova del morto, portando la salma sulle spalle e intonando in coro il Dies irae. Ille te domine meo

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qui fecit terram et aquam laudate deum a peccatum mortis servat insuescit confiteor vincere dies irae. Stendono la salma, la vedova piangente si getta sul corpo del morto e dice la sua disperazione in grammelot. Dalla bocca del morto escono spruzzi dacqua. Uno del seguito apre lombrello e lo porge alla vedova perch si ripari dagli spruzzi. La vedova continua a buttarsi disperata sul morto. A ogni abbraccio parte uno spruzzo. RAZZULLO (indicando la vedova che sproloquia suoni incomprensibili) Ma che sta dicendo? ARLECCHINO La parla el dialt del so paese. La dis che l disperda. Disperda che la vl morire anegda anca la! La dise: Te st negt par colpa mia... E mi te amavo tanto! (Il cognato solleva ombrello e vedova e, in grammelot, la consola) Questo l el fradlo del morto... l inamorato matto de la vedova. (La vedova tornata in ginocchio; il personaggio con piuma rossa sul cappello la solleva, lei lo abbraccia) Questo invece l qulo che ghe pise a le, qusto co la piuma rossa. El cognato l geloso, ghe porta via lombrlo, ghe porta via la vedova... Le no l vole miga, va in braso a qulo co la piuma rossa. Le la s met in gingio a pigne... La vedova l desperda. (Lamante la solleva e labbraccia con ardore, il prete cerca di dividerli) El prvete l anca l inamor... inamorato mato! RAZZULLO Purisso?! ARLECCHINO S, de qul co la piuma rossa... (I personaggi, parlando in grammelot, mimano lazione raccontata da ARLECCHINO ) L geloso!.. Le lo manda via... El prvete l inrab, le la pigne... la dise che l el ghe tegnva mano al so marito... che l de vivo lera un sporcaccin. Ol fradlo giura che invece lera na brava persona... ma le, la vedova, ghe racnta che quando lera in vita lha met inzinte tte le zvine del paese: E ti, prvete, te ghe tegnvet man! L, ol prvete, se difende: No, mi ghho sempre vost che lera un sporcazn... no ghho gimi dato lassoluzin quando ol vegnva a confesrse!

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PRETE morto in peccato! I teschi che spuntano dalla tomba addentano la tunica del prete che reagisce schiaffeggiandoli. RAZZULLO E sha pgli clli morti! ARLECCHINO Eh, ma va che sti morti son rognosi... Pare el Parlamento europeo!... Per, sir prvete, me dispiase, ma se l morto in pec, per lze sto morto no se pol sepelre in luogo consacrato, besgner zetrlo in de la fsa di can! PRETE Giusto, ben detto! FRATELLO Int la fsa di can a mi fradl?... At caza t int la fsa di can... brt burdign! (Si avventa contro il prete prendendolo a schiaffi). PRETE (accomodante) Fratello... (accusa un primo schiaffo) fratello... (altro schiaffo) cerca di ragionare, fratello! VEDOVA Tregua, bisogna spostare il morto, pu farsi male! Dopo aver spostato il morto, il fratello riprende a schiaffeggiare il prete, che reagisce mollandogli potenti ceffoni. PRETE Fratello!... (Schiaffo) Fratello!... Altro schiaffo. Alla fine della colluttazione il prete ha la peggio e cade morto rotolando riverso dal praticabile ARLECCHINO La Chiesa caduta! Ma arriver un polacco che la resusciter. Nostradamus, libro quarto. VEDOVA Ha ammazzato il prete! (Rivolgendosi allamante) Ammazzalo, cvaci locchi... accdilo! Gag di cazzotti tra lamante e il fratello del morto; i due finiscono con luccidersi lun laltro, stramazzando al suolo. Il fratello ruzzola andando a finire addosso al prete. VEDOVA Aahh!... sono rimasta invedovta per la seconda volta! ARLECCHINO Bja, son cento repliche che ol fradl del morto va a crepare con la testa pogida si cipi del prvete! Pitsto, sira, chi l che paga par el sepelimnto de sti tri altri morti, adso? VEDOVA Ci penseremo dopo! Adesso venite a casa mia. C I BECCHINI 87

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il grande pranzo delle esequie... Tenetemi compagnia. (Si avvia alluscita). ARLECCHINO Andmo, andmo! Se magna. TESCHI (rispuntando dalla tomba) E noialtri no se magna? ARLECCHINO Boja, che mondo! Non solo i pensionati vol magnre! Anca i morti, adso! Bon, portmo anca loro. (Si china sulla tomba e agguanta due teschi) Andiamo! Le mani scheletriche si agitano fuori dalla tomba MANI SCHELETRICHE Aoh, e noialtre mani? ARLECCHINO L un pranzo de siri qusto, se magna snsa mani! (Sferra un calcio alle mani scheletriche). Esplode una musica allegra. Tutti i morti si levano in piedi e cominciano a danzare come zombi-marionette. Cos anche Arlecchino e Razzullo. Sempre danzando escono tutti di scena.

LA SERRATURA
Entra in scena ARLECCHINO : attraversa il proscenio suonando un gran trombone. Si arresta di fronte al pubblico. ARLECCHINO Emo perd na cive!! Par piasr, se trov na cive, portla chi-lga... Entrano tre attori Razzullo, Scaracco, Ganassa trascinando un lungo tavolo; tutti e tre cercano di sollevarlo con sforzi immani, senza riuscire per a spostarlo di un millimetro. RAZZULLO Forza, tirate! SCARACCO Bja, che pesante! pare de marmo! GANASSA Provmo a valzrlo insma. RAZZULLO No l vgne miga... lnica a l far lva. Vo a tr una lva. (Va a prendere un bastone). GANASSA Cssa l sta lva? SCARACCO La lva serve par levre! Besgna essere moderni! Se fa tto co la lva. Te lo digo me che ho stdiato scienze confse. L la prima lge chimica: mti e lva. Varda chi, basta ficrghe sta ol palo coss, e ol se valza! (Muove il bastone senza esito).

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GANASSA E no sucd nagta! RAZZULLO Si nu fate lapgio nu fate la lva! GANASSA No, chi ghe vol el contrapso de la balnza! RAZZULLO Coss sta balnza? GANASSA La balnza l come una lva, per pus granda! L semplice (a Scaracco) ti spstate l (gli indica un lato del tavolo) basta che mi me senta qua (si siede sul lato opposto) opl! Te vede che monta? (Il tavolo si alza sul lato di Scaracco).

SCARACCO L vra, l gnt legro me na plma! S, ma par valzrlo de qua cssa ti fa adso? GANASSA Basta che mi a vgna de l... e se valza anca de l. Di, ti va sta... (Razzullo si mette carponi sotto il tavolo) Prima lva! (Strisciando, raggiunge il centro del tavolo) Adso paso de l un pochetno... co, valzt: (Razzullo solleva il groppone e, di conseguenza, il tavolo) se parte! (Razzullo, oppresso dal peso, cammina con gran fatica) Oh! Qusto se cima ol mercolo de la mecnega e de contrapsi a balnza! SCARACCO Mercolo! (Portano il tavolo sul lato destro della scena, lo posano ed escono).
Sottofondo musicale. Ganassa e Scaracco entrano ed escono portando in scena vari elementi. Tra questi, una grande serratura coperta da un enorme lenzuolo. Entra Franceschina. FRANCESCHINA Corjo, entrare... e recordrse ol basamnto! (Esce). I due facchini che reggono la serratura labbandonano e se ne vanno. La serratura, coperta dal lenzuolo, resta sospesa nellaria. Sotto, nascosto, c Scaracco che la posa sul tavolo ma, sventato qual , vi lascia sotto le mani. SCARACCO Oh, che dolore! Me son ncastrto le man sta a sto peso... (d strattoni per liberarsi) ol vgn gnanca via... me so ncastr sta... Come faso adso? (Al pubblico) Dme na man, f quaicsa.. dai! Sta le man! Bja! Son vegnde via da sole!?

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(Mostra al pubblico due mani enormi, gonfie e color rosso ciclamino) Oh, bja!(Esce). Entrano altri facchini che portano casse di varie dimensioni, combinano guai e incidenti a ripetizione. Rientra Franceschina che solleva il lenzuolo che copre la grande serratura. Porta con s un secchio e un piumino per spolverare. Stop musica. FRANCESCHINA (Rivolgendosi alla serratura) Bla, dlze... me tresro, ads vgn chi che te mto a lrden, cara, la mia bla, belsima seradrina deo che dolzre... (la spolvera con il piumino) Chi l qul disgrasito dun trovarobe che tha desmentegta in s sto palco, in mso ai ragnatli, in mso a la rumnta? Ads te lavi, vo a tr una bla sidla de acquafresca e profmada. (Fa per andarsene ma ritorna sui suoi passi) No, te cvro Parch no vjo che pasa quaich malnt... e te varda e te tca. Sta l, eh, mia bla tpa. (Esce). Riprende la musica; entra da destra ARLECCHINO cantando e portando sulle spalle unenorme chiave. Infilati al braccio, ha due canestri. ARLECCHINO (al pubblico) Ghho truv la cive! (Sorpassandola serratura, la chiave vibra e strattona ARLECCHINO quasi a trattenerlo) Ma bja! Ma che te cipa, desgrasi! (A soggetto, parla con la chiave cercando di calmarla) Ma cosa ti va zercndo? Cosa zrchi? Petrolio? Lacqua? (Indicando la serratura nascosta dal lenzuolo) Una fonte? L qusta? Spcia... ghe devesser lacqua, bja: lacqua, lacqua! (Solleva il lenzuolo e scopre la serratura)... No, no l acqua qusta.... (La chiave trascina ARLECCHINO verso la toppa) No! Ferma! (Strattona e schiaffeggia la chiave) Oh, golosa! No vardre! Ohi! (Accarezza la serratura) Arabo-moresca! Varda che bla... Entra Franceschina a catapulta. Porta con s un secchio. ARLECCHINO nasconde la grande chiave dietro la schiena. FRANCESCHINA Fermo l! Tira gi qule mansse sporselnte de la mia seradrina! ARLECCHINO Ohi, mata! Cssa che ghho fato? Lho apna

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sfiorda con un dit. FRANCESCHINA L propri con i didi che no se va a sfiorr le seradre... Se comnsa a far de le smorbisse con un dido e no se sa dove se va a fornre... (Si resa conto dellimpaccio di ARLECCHINO ) Cssa te nascondi l, cssa ti ghha l de drio? ARLECCHINO M... qui? De drio? A ghho un bastn. FRANCESCHINA Ah, un bastn?! E de quando in qua se fa vergognnsa a mostrr un bastn? ARLECCHINO Mi mhan smper insegnato che no se mostra mai un bastn a le seradre zvene e de bn. FRANCESCHINA Ehhh, qusta l una parlda savia e costmda. (Inzuppa uno strofinaccio nel secchio e inizia a lavare la serratura) Vgn chi, bla seradra, che te lavi e te prepari par la ta festa... deo, che bla... (Anche ARLECCHINO ha infilato la sua chiave fra due casse in modo che resti in piedi e, canticchiando, la strofina con uno strofinaccio sul quale sputa ripettamente, esaltato) Ehhh... cssa ti ghha l? ARLECCHINO Un membro del comitato per la ricerca del tricolore in Italia... dto anche ciavetn. FRANCESCHINA No te fa vergognnsa mostrr sto triveln balsso a una seradrina immacolata come la mia?! ARLECCHINO Immacolata? FRANCESCHINA Immacolata! ARLECCHINO Cos granda... ancora immacolata?! (Sghignazza). FRANCESCHINA Vilno! L immacolda no par mancnsa de richieste, ma par una scelta politico-religioso-ideologica e sociale! ARLECCHINO Ah s... scsa, fame provr... (Si avvicina brandendo la chiave) FRANCESCHINA No! Fermo l, e no vardrla che te me lasconsmi! Va via, volgarsso, via! La cvro... un paravento! (Stende il lenzuolo fra due manici di scopa conficcati nel tavolo, cos da nascondere la serratura agli occhi di ARLECCHINO ). ARLECCHINO (estrae da uno dei due canestri un armamentario da barbiere: un rasoio, un pennello, uno specchio, borotalco, e inizia a fare toeletta alla sua chiave) La tualt del ciavetn! (Annoda allimmaginario collo della chiave un tovagliolo). FRANCESCHINA Oehhh! (Estrae dal secchio un lunghissimo nastro di raso azzurro con il quale avvolge la serratura come fosse un uovo di Pasqua). ARLECCHINO Va, che meravgia! El nastro! River el ministro a tajrghe el nastro... e se frga la seradra.

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FRANCESCHINA Ma tase... tjate la lngua! Varda che bl! (Indica il fiocco). ARLECCHINO Oh... nastro azzurro... l nato el ciavetn! FRANCESCHINA Ma va via, va, va via... (Estrae dal secchio due enormi orecchini colorati, li mostra ad ARLECCHINO e li appende ai lati della serratura) Orechini par seradre! ARLECCHINO Bja! La seradra de Natale! (Mima di radere la chiave) Ciavetn de primo pelo... (Estrae un barattolo nel quale intinge due dita). FRANCESCHINA Cssa l? Che te fe? ARLECCHINO Olio... ghe d de lolio aromatico per cive, ciavetn, seradre e cadens! FRANCESCHINA Te me ne d un fiatn anco par la mia seradrina? ARLECCHINO Comoda. (Le offre il barattolo) Ma cara... vaghe pian! l forte. (Franceschina imbratta dolio la serratura) No cos, bja, soltanto nei punti erogeni! (Mostra i punti predetti). FRANCESCHINA Oh... no tocrla! ARLECCHINO Che meravgia! Ma che meravgia! (Ammira appassionato la serratura) Roba che... Sente, se podra far en manra che... che ghe sia un contatto... se pur spirituale... tra el ciavetn... (A tiritera) Ciavetn settentrionale bla presnsa a scopo amicsia fresi. FRANCESCHINA Gimi al mondo... gimi al mondo! Te voghersi infilrghe qul ciavetn sbolgirso ne la ma creatrina santa? ARLECCHINO Snsa impegno! Po, cus sta storia de la seradrina santa? Cssa te credi davrghe l, el cadens de mercoli? FRANCESCHINA De mercoli! Te la glha dit caro Arlechno, de mercoli! Te ghha in mnt el parads? ARLECCHINO S... FRANCESCHINA Te ghha in ment el gran portn che gh devanti al parads? ARLECCHINO S. FRANCESCHINA Prima de i nvoli... te ghha in mnt che squl portn gh una seradra? Beh, qula seradra l la ma. ARLECCHINO La seradra del portn del parads?! FRANCESCHINA S, zertamnte, e quand river la fine del mondo, el zirno del giudsio... dio, dio, gi mel vedi: el Cristo ol spunta da i nvoli, belsimo, da la tra sponta fra tti i morti

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tremendsimi che guardan la mia seradra pin de spernsa, tti insma parlern in tte le lingue del mondo. ARLECCHINO I morti... i morti che prlen? FRANCESCHINA E disern: Oh, che belssima seradra... (Prosegue in grammelot, uno sfarfugliare stridente da chioccia). ARLECCHINO Prlen coss i morti? FRANCESCHINA S, i morti prlen coss... ARLECCHINO Gisto che sen morti! Galne imbrighe! FRANCESCHINA Cito! far Ges Cristo. ARLECCHINO Cito, morti, o ve acpo tti! FRANCESCHINA I morti se tsen spaventati, po el Cristo ol fa un sgn coss con la man, e da una parte i va i bni, da laltra i catvi, e in mso i se resta i cojni. ARLECCHINO Giustsia divina! FRANCESCHINA Po el Cristo ol va verso la mia seradra, la guarda fisamnte... ARLECCHINO Po cipa na bla cive tta doro... FRANCESCHINA No, niente cive. ARLECCHINO Ghe presto la mia? FRANCESCHINA No, par piasr... vergognoso! ARLECCHINO Snsa cive? FRANCESCHINA El Cristo d una bufda a la mia seradra e la seradra la se deslngua, gira el cadens, spalanca la porta, e le anime sante entran in del parads, i cativssi se sprofondan in del inferno, el portn se sra e l devnti, in tel terno di nisciuno, rstan i cojni come ti, Arlechno! ARLECCHINO Ma ti te st sigra che qusto ol sia propri el Ges Cristo en persona, el Redentore, qusto qua chol bufa le seradra? Oh, varda, varda, el m ciavetn sta andnd en slanguimnto, bja, o l tto pin de passin... ah... el brsa... bja, par piasr... (gridando verso la quinta) ona sidla, svelti, na sidla... FRANCESCHINA (fredda) Indifernte, indifernte! Entra una maschera con un secchio, lo posa ai piedi di ARLECCHINO che affonda la grossa chiave nellacqua. Subito ne fuoriesce una nube di vapore. ARLECCHINO Bja! Oh che fuoco damore! FRANCESCHINA Indifernte... sono indifernte al ciavetne lessto... indifernte! ARLECCHINO Va el vapore che sconsma la passin!

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FRANCESCHINA Bollito de ciavetne... sono indifernte! ARLECCHINO Snte, bit un pc de piet, fit en manra che ol calr de qusto mo ciavetn... FRANCESCHINA Mai! ARLECCHINO ...ghe psa entrar... FRANCESCHINA Mai! ARLECCHINO ...in te la ta seradrina! (Con enfasi) Seradrina fresca, fresca seradrna! Ol dis anca el poeta, Petrarca: Dolze, cira, fresca seradrna, fa bn de sera e ancr de la matna. FRANCESCHINA Tase, seradrmane, tase! Va via! Se no, varda: cipo qul to ogetne orndo e ol mti in s lincdin infocta... e co un martlo ghe d tante de qule martelde che tel fo vegnr apiatto... che come msimo te se pde far aria come co un ventjio... ARLECCHINO (rivolto alla chiave) Ohi, t capt, caro el m ciavetn, mtite el core in pase che dandar par tpole sante ince a l proibto. Fa conto d sser en quaresima. (Solleva da terra uo dei due canestri ricoperto da un tovagliolo) Ma no stmo a pinser n sl late sverst e ndmo... (Scopre il contenuto del canestro) Ohh! A vedo qua un regalo... meravigiso! FRANCESCHINA Se gh? ARLECCHINO La ma mama lha prepara un canestrn... FRANCESCHINA Che bna mama... ARLECCHINO Varda qua... (Estrae una collana di salamelle) una sciarpa... de lgnega! FRANCESCHINA (geme per il languore) Ahhh! ARLECCHINO (se lavvolge intorno al collo) Contra el frdo e el mal de gola. FRANCESCHINA (altro gemito) Ahhh! ARLECCHINO Varda qua... olio... no... vino santo... varda qua... un formgio, ma che formgio, l un brilnto! (pone sullanulare una provola)... ghe fo na montadra danl... el bsen tti. FRANCESCHINA (geme per il languore) Ahhh! ARLECCHINO Varda qua... ehhh! un polstro! Un polstro rostto ancora caldo! (Estrae una spazzola e va sfregando il pollo). FRANCESCHINA Ahhh! Arlechno, ti st blo, ti st intelignte, ti st bravsimo! Se magna? ARLECCHINO No! Soltanto le persone zentli, de cre, e che ghhan amore par i ciavetn, i magna!

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FRANCESCHINA Viln! ARLECCHINO Qui che tgn fresche le seradre e ghe fa far i gighi damor co i ciavetni! FRANCESCHINA Vilno! Te me ghha gnanca dit: Te voi favorire, cara Franceschina? ARLECCHINO Prvate a spazolr el polstro: ol devnta una roba meravegisa! (cambia tono) Parch, t te mha dit: Vuoi favorire a propsit del me ciavetn che lera l che ndava a sconsmarse, adiritra, chol pareva un turbolo en gsa? FRANCESCHINA Sunt dr a mur de fam! ARLECCHINO E alra, ti fa de manra che no se dislngua pi sto ciavetn, desgrasi! FRANCESCHINA Gimi al mondo! No se fa comrcio co lonr de la ma seradra, ciro? ARLECCHINO E alra ti tgnite lonr de la ta seradra, mi me tegner ol fragrnse del polstro e la sa impiegnidra! (Batte con le nocche delle dita sul pollo) TOC TOC TOC! Snte, che crocnte! (Porta il pollo alle orecchie) Se snte anca el mare! (porta il pollo allorecchio di Franceschina) Snte! FRANCESCHINA Sun dr a murr de fame! ARLECCHINO El mar de i polstri! FRANCESCHINA Arlechno, Arlechno... no ne pdo p. Te me giri che te sar delicdo? ARLECCHINO Delicdo come na cive de violn. FRANCESCHINA Una volta sola? ARLECCHINO Una volta sola. FRANCESCHINA (Si lamenta, quasi piangendo) Ahi, ahi, ahi!! Par mso polstro?! ARLECCHINO No, un polstro intrgo. FRANCESCHINA Dacrdo. Dame el polstro. ARLECCHINO Te d anca do salamn. Entrano Razzullo e Scaracco che, approfittando della distrazione di Franceschina, tentano di rubare la serratura ARLECCHINO Oh... ladri! ladri! Bja... desgrasi! RAZZULLO No smo ladri! Se voleva solo darghe un poco dolio. SCARACCO Una vongiadna! ARLECCHINO Ve d na ciavda! (Mena fendenti con la chiave) Desgrasi! (I due fuggono) Desgrasi! I va intrno, sti ladri, a

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rubare le seradre par vnderle in Oriente... ai sultani. FRANCESCHINA (Geme di spavento) Uhhh, uhhh... ARLECCHINO Che ghhan i rem impiegnd de seradre de tte le rase e i colori. FRANCESCHINA Che desgrsia... seri dr a perdi la seradra e el polster in una volta sola. Stacco musicale. Entra in scena un uomo con una grande chiave doro sulla spalla. Sorride spavaldamente. FRANCESCHINA Cila... che ciavetn doro! (segue luomo incantata). ARLECCHINO Ma che doro... l un cadensc dotn indor. FRANCESCHINA (Si blocca) L vera, l un ferscio. Un ferscio indorto. ARLECCHINO (rivolgendosi alluomo della chiave) Cssa te vardi? Cssa credi, dsser el Superman dei ciavettni, t? Larcangelo Gabriele co in spalla la cive de San Pietro polacco in Roma? FRANCESCHINA Mirate popolo... mirate: ciavetni in competisin! ARLECCHINO L intil che te st chi... no gh mercato. L gi promsa! Preferse el ferro, sano e onesto, caro mio! Ndmo, combinmo sto nostro afre. FRANCESCHINA Giusto, combinmo. ARLECCHINO e Franceschina si postano, parlottando, sul lato opposto della scena. ARLECCHINO Dame un po de parfmo de farlo rinvegnr. FRANCESCHINA Parfmo? No ghe fa mal? Luomo si avvicina alla serratura sventolandole intorno la chiave doro; la serratura segue luomo ed entrambi escono di scena. ARLECCHINO Oh, bja, la scapa! (Corre a inseguire la serratura) L scapda, l scapada, la frescolina! (Entra fra le quinte e torna con la serratura nella quale conficcata la chiave doro). FRANCESCHINA (felice) La mia seradra! Oh... oh! ARLECCHINO La frescolna!

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Una ragazza fra il pubblico esclama: Oh, dio! FRANCESCHINA (uscendo dal personaggio) Che ? (Scruta fra il pubblico). ARLECCHINO Lha dit: Oh dio! oh dio! (Indica la ragazza in platea). FRANCESCHINA (Rivolta alla ragazza) Ma no, sta tranquila, falso, tutto finto. ARLECCHINO Dopo una bna confesin el pecto rimesso. FRANCESCHINA (percuote la cassa della serratura) di legno, senti, di legno. ARLECCHINO Peccato... un peccato di legno. FRANCESCHINA (riprendendo a recitare) Ohhh... che desgrsia! ARLECCHINO San Pietro ha colpito ancora! (Va verso destra dove ha lasciato la chiave). FRANCESCHINA Na povra dna la fa tanti sacrifsi par tirar s na seradrna imacolta e ol prim desgrasi de ciavetn dorato che ghe va dr, me la scapa, sta spitnfia, e la se fa infilsre! ARLECCHINO Ahhh!! ( tutto preso ad armeggiare con la chiave nascosta dietro una cassa). FRANCESCHINA Se gh?! ARLECCHINO L morto! FRANCESCHINA Chi? ARLECCHINO El ciavetn! (Estrae il chiavettone). FRANCESCHINA Oh... parch?! ARLECCHINO Senza anima... (La chiave si affloscia). FRANCESCHINA Ohhh... ARLECCHINO Oh, tragedia damore! (Se la getta sulle spalle, ammosciata com, ed esce di scena). Stacco musicale. LASINO E IL LEONE Allinizio della scena si ode un grande abbaiare; entra ARLECCHINO terrorizzato. ARLECCHINO Ahhh... can de un can... bja, che el deo di can te flmini, can de lostia, can de smrbi, can malad! Bja, no se pol andar p intorna, gh i can dapartto, anca da le fenstre i sprze compgn de i cristin. Stva caminando tranqulo, ghe vedo

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na bla fenstra cont sl pogi un baslt impiegndo de lgneghe, de salamn, ol ghera de tchi de carne, bja dun can, fago par svalzr la mano... UAUHHH! Salta fra un can tremendo che a momenti me sgagna via tta la man! E daghe da magnr de la carne velensa a sti can che fan la guardia a le lgneghe! che i resta schi! (Con un gran balzo Razzullo e Scaracco entrano in scena. Calzano sul viso maschere con sembianze di cane. Zompano su quattro zampe e saltano abbaiando addosso ad ARLECCHINO che grida spaventato) Ohi! e che ?! RAZZULLO Ah, ah! Ce se cascato me nu mrolo! SCARACCO Ah, te ghha catt na bla strissa de cipe, veh, Arlechno? ARLECCHINO Bja! Cojn desgrasio! A st vui? RAZZULLO Ah, ah... nu spasso de scompiscirse a ved come te zompa pe nabbaita! SCARACCO GNAM! Ol pare che te ghabbia ciapt la tarantola. RAZZULLO-SCARACCO (i due ballando e cantando gli girano attorno, lo sfottono ed escono di scena) Zompa, zompa, c nu cagnne, ARLECCHINO nu pisciacchine. Pe na botta de spavnto ci s cattto la tremarlla. Lui voleva la salamlla e s accattto la scagarlla. Zompa acc, zompa all, Arlecchino nu quaquaraqu (Escono di scena) ARLECCHINO (accenna anche lui qualche passo di danza a controsfott) Cant! Cant! Ah, ah, come sit cojn! Ma de bon vui credt che mi ghho catt spavnt par vui? RAZZULLO E SCARACCO (rientrando in scena) Ah no, eh?! ARLECCHINO Ma no de segro, bja! Co sta maschera (indica la maschera che Razzullo tiene ancora in mano), se vede de lontn co l de carta. Ma po... m, m... ah, ah... Arlechno chol cata spavento par un can?! Ma vui el savt qual el m vero mest? (Diniego dei due) Ah, a l qul de andr intrna par lAministrera de Vensia a tr i cani rabisi e famlighi. (Scaracco scoppia a ridere seguito dal compare) S! Quand gh un can famligo, me cimeno mi. Arlechno! Cata sto can! (Mima con truculenza lazione raccontata) Mi rivo davanti a sto can, ghe pnto i gi tremendi, l ol grigna. Mi slonzo na man... l ol salta par catrme

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la man... ghe tiro via la man, me pasa sorava col salto... ghe cato un cojn... ghe strizo un cojn... cato laltro cojn... ghe fazo na treza de cojn! (Imita) IUAH! IUAH! SCARACCO (lo aggredisce alle spalle, abbrancandolo per le natiche) AOOH! UOUOH! ARLECCHINO (mostrando le mani richiuse a pugno) Desgrasi, Scaracco! M rest i cojn del can in man! RAZZULLO Ah! Ma mo lhai vedo lachiappacani de lAministrera de Vensia. OHAUOO... (Razzullo e Scaracco escono di scena danzando e cantando) Zompa zompa, facce nu botto, ARLECCHINO nu quaquaraqu. ARLECCHINO Desgrasi... mecragnn! Far catr de sti spavnti! Che gusto a far sti schrzi... (Se ne sta andando ma viene bloccato da Franceschina che entra in da dove sono usciti i due compari). FRANCESCHINA Oh Arlechn, cssa l capitt che te ghho sentt crire contra i ti compari Razzullo e Scaracco? ARLECCHINO No, sont loro che cran contra de mi. S, parch ghho fit uno schrso e se sont inrabt... FRANCESCHINA S? Che schrso? ARLECCHINO Parch mi ghho fit una scomsa... ghho fit un zigo... che l un indovinl... che ghho guadagnt dise bajchi. Tel fago anca a t sto indovinl? FRANCESCHINA S, fmelo. ARLECCHINO A gh una roba gilda e verdolna con tte le pime intrna, che la sta dentro una gabietna e la fa: cip, cip... Indovina, cosa l?! La fa: cip, cip... Indovina, cosa l?! FRANCESCHINA Ma l un canarno. ARLECCHINO Canarno? No, no. FRANCESCHINA L un slto. ARLECCHINO No, gnanca un selto. FRANCESCHINA Laso. ARLECCHINO Na sciavta! FRANCESCHINA Na sciavta? ARLECCHINO S. FRANCESCHINA Gila e vrda? ARLECCHINO Gila e verde; lho piturda m coss, che me pise. FRANCESCHINA In te la gabita? ARLECCHINO In te la gabita lho meta m parch coss a gh laria e la sciavta no spsa miga. FRANCESCHINA E tte le piume intrno...

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ARLECCHINO Parch coss l p soffice... FRANCESCHINA E cip cip? ARLECCHINO Ghe lho ginta m, se no lera tropo fcile e indovinava sbit. Ah, ah... se sont inrabt! FRANCESCHINA Ma tase! Ghho sentt che i parlava e i disva che ti st un spaventt. (Gli punta addosso un dito, minacciosa) Atnto, sa, Arlechno, che m no me va davr par mo un mo che no l un mo! ARLECCHINO Bja, ma t te va a crder qul che racnta qui? Sti cagasto! Ver el zirno che ghe far vedr m chi son m a quli... FRANCESCHINA E spero bn, caro Arlechno, coi fati e no solamente co le parole, altrimenti t a m... no te me sfiori nemanco una cipa contun dito! ARLECCHINO Ma bja, ma parch te ft coss, Franceschina? Bja, sont el t morso... fame una smorbissa de morso. FRANCESCHINA No! Naltra volta! (Esce di scena). ARLECCHINO (Implorante) Un basn, bja, un basn! La me desprssia... l tta colpa de qui desgrassi canj. Entrano due attori calzando un costume che rappresenta un asino: accoppiati alla maniera dei mimi cinesi si muovono armonicamente uno appresso laltro. Leffetto straordinariamente credibile e spassoso. ARLECCHINO AIAHH! San Giorgio, presto, a cavlo, il drago! Un drago... San Giorgio... (Si ferma, sbircia lanimale e si rende conto dellequivoco. Pausa) Comodo, San Giorgio, no gh besgn che ti mnti a cavlo... No l un drago, a l un asino. Bstia! Son un desgrasi, a me cati i sini par draghi. (Fa gesti allasino che trotta per la scena) Vgne qua un momento... (lasino si arresta) Va che bla bstia, va che bla bstia (lasino incrocia le zampe atteggiandosi a bullo) Che bla posisin de asino! Scsme, ma t no te ghha un padrn? (Rivolto al pubblico) A l intelignte! Snte, snte asino... (Ancora al pubblico) Vjo vdar se l un caso o se l proprio intelignte davro. (Allasino) Snte, dvete dirme: lltima volta che t encontr el t padrn, dove lera, dove lera el t padrn? Lera de l... de s... de gi... (Lasino volge la testa a sinistra, a destra, in gi, in su, poi galoppa torno-torno) Ol sera sperdo? (Lasino si blocca e fa cenno di s) Ol sera sperdo! Ghho indovinato! Ma che bstia

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intelignte; el se fa capre! Adso ghe domando: chi lera el t padrn? Dime: lera un viln? (Lasino fa cenno di no) No, no lera un viln. Lera un nodro? (Lasino tentenna con la testa) Quasi? Alra un prvete? (Lasino fa cenno di s) Un prvete, ghho indovinto, un prvete! (Lasino raglia in segno di assenso) Bja, un prvete! Che intelignte de bstia. Adso dime: lltima volta che te lhit encontr, cosa el fasva sto to padrn? (Lasino accenna un passo di danza) Ol balva? S, ol balva, ol balva! (Danza a sua volta) E balndo, cosa ol fasva? (Raglio dellasino) Cantva? Fa sentire... (Lasino riprende a ragliare) Cantva! Alra o lera mbrigo? (Lasino fa cenno di s e barcolla vistosamente a imitare il passo incerto di un ubriaco) Lera mbrigo! Balva cantando da mbrigo! E da mbrigo cosa lha combin? Fame capre... fame un segno... che m capsi. (Lasino leva la gamba e gli sta orinando addosso. ARLECCHINO si scansa e il getto finisce in platea annaffiando gli spettatori delle prime file) O bja... no, no... frmate... lse... oh bja... ohi ohi... O boia... no, no... Oh, scsme... no, l acqua... l roba... sana, naturle... (Rivolto nuovamente allasino) E dime, dime: dopo, cosa lha combint ancora... (Lasino si accuccia; si odono boati sospetti. Dal sedere vengono sparate palle di sterco che finiscono addosso ad ARLECCHINO ) Cosa ti fa? Cosa so sti versi? No, no, no!!! (Urla di ARLECCHINO e altri rumori dellasino; una scarica di palle viene proiettata in platea; ARLECCHINO si rivolge al pubblico) Scsme... no, no, l sol carta pitrda de scuro. Fuori... l carta... La signora la ghha avrta? Ecco, dentro gh la sorprsa. (Allasino) Snte, fame un piasr: vjo savr cosa lha fit dpo che s scarigdo, sto t prvete mbrigo, cosa lha fit? (Lasino, con ragli sensuali, si pone in posizione rampante e si avvinghia ad ARLECCHINO quasi a volerlo montare. ARLECCHINO si divincola) Ma non se fan ste robe devnti a la znte! (Lasino lo sbaciucchia sul collo) Cosa fit? A lera inamorto! (Lasino si dimena in atteggiamenti vezzosi) Oh, varda... come se fa capire! El padrn a lera inamorto? De na dna, eh? Snte, e che cosa lha fito? Lamore, lha fit lamore? (Lasino raglia per assentire) E fasndo lamore cosa gh capitt? (Lasino si lascia cadere di schianto a terra) Morto?! Gh cat un colpo... (Lasino, rantolando, solleva a stento la testa e poi si lascia andare, morto) Un colpo damore?! (Lasino raglia in falsetto) No pignere, no pignere, l andto tto bn. (Lo afferra per la cavezza e lo aiuta a rimettersi in piedi) Varda che in

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tta la desgrsia te st fortn, parch ti ghha encontrdo m, parch par lgge se dise che quando un asino snsa padrn encntra un padrn che no ghha lasino, el so asino ol devnta l... S, vjo dire che l devnta lasino... no, vjo dire che... nsma, l devnta el padrn de lasino che no ghha el padrn. Mi son el t padrn. St contnto? (Lasino fa cenno di no) No te st contnto? Ma parch?! (Lasino se ne va caracollando per la scena) Vgne qua, sii bn... sii bn veh! Vgne qua!!! Obedse!!! (Afferra un bastone e colpisce lasino) Vgne qua sbeto parch se no devnto una bstia! M son el padrn! Sbracciarsi del sedicente padrone e ragli di protesta dellasino che scalcia, fa volar via il bastone dalle mani di ARLECCHINO , quindi, serrando le mascelle a tagliola, lo afferra per un orecchio e lo trascina a terra. ARLECCHINO Ahi, ahi, ahi!! Ado, ado, basta!! Son m lseno, t el padrn! I due compari che vestivano la pelle dellasino si scoprono con una gran risata RAZZULLO Ah, ah! Nartra sbolzonta de cojne! RAZZULLO-SCARACCO (danzando) Arlechn, batcio, zervlo duna gana, e cr de un pecio... Ah, ah... (Cantando e facendo piroette escono di scena) Zompa, zompa a lo pendajne, ARLECCHINO nu gran cojne, lu ce vulva lu ciucciarillo e s innaffiato cu lu pisciarillo, s beccato nu petacchine, ARLECCHINO nu quaquaraqu! ARLECCHINO (tenta a sua volta di danzare per darsi un tono) Desgrasi, maledto! Me cipen propri tti per un cojn... Ma se pol vsser coss baltrn? (Piange) Me cipen tti me un tamburo... (Afferra il bastone da terra e, soprapensiero, colpisce le palle di sterco dellasino che sono rimaste in scena. Ne fa volare qualcuna in platea) Bja! l coss che l nato el golf! (Riprende a commiserarsi) Ma son propri un cojn. Me fan uno schrso e m sbeto ghe vago dentro. Eh, ma no se pol andare avnte coss. (Risoluto) Adso basta, el prsimo schrso che me fano, no ghe

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casco miga! (Gridando minaccioso) No ghe casco! Se me fan lo schrso p tremendo, varda... pitsto me cago adso! Bja, me smrdolo! ma con na dignit tremnda! (Esce di scena con passo tronfio). Entra il banditore. BANDITORE State in ascolto, gente di questo quartiere! Da questo istante state bn asserrti nelle vostre case di poi che un line arrabbiato e famlico... Dal fondo scena entra un leone che si avvicina al banditore di soppiatto BANDITORE E fuggito dal serraglio dello soltno che se ne stava in sua nave in lo porto. Isto line sha gi isbranto lo guardiano e doe persone sane. State bn asserrti nelle vostrecase, gente, fino a che non sar pijto isto line. Il leone azzanna il braccio del banditore e glielo stacca di netto. Quindi se lo divora. Il banditore urlando esce di scena. Anche il leone si allontana. Entra ARLECCHINO . ARLECCHINO Ohh... ol ghavva rasn el m compre Ganassa quando disva: Eh, Arlechn, sia bn ciaro che ogne mo ol se fa de l mismo... Ol carctere de ogne mo ol se fbrica dentro in tel zervlo... A l questin de costnsa, a l questin de crirse, ciaro, in te la crapa: Arlechn, a st un bravso de corjo, Arlechn, a se una tempesta, oh! Arlechno, un teremt! E p l questin anca de mprontrse na fcia de diavolsso catvo, tremnda, na camenda de schscia paln! (Mima una camminata da gradasso) Varda chi, na cataplta! Na cataplta umana!! (Va a sbattere contro un uomo che entra in scena correndo. un beccaio che tiene sottobraccio un paniere ricolmo di carne e salami. Nello scontro il paniere cade a terra) Ohi... cssa ti fa, desgrasi? Ti va intrna snsa gnanca vard ndve te mete i pi... (dalla quinta, si affaccia il leone. ARLECCHINO non se ne rende conto). BECCAIO Perdonme... ma l stit par lo spavnto... (Indica alle spalle di ARLECCHINO ). ARLECCHINO Spavnto?! De m?! Ti ghhai spavnto de m? (Gli si avvicina) Tranqulo... vgne chi...

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BECCAIO No, per carit! ARLECCHINO Ma no te tco! No te tco! (Il beccaio terrorizzato) Vgne, no te magno miga! (Il leone entra in scena). BECCAIO Aiuto! (Fugge). ARLECCHINO Ma bja! (Al pubblico) Ah, funsina, son tremndo! (Entra un altro uomo, ARLECCHINO lo chiama) Vgne chi, vrdame in fcia, t! (Luomo scorge, alle spalle di ARLECCHINO , il leone che si erge rampante. Fugge urlando. ARLECCHINO , esterrefatto, si rivolge al pubblico) Son tropo tremndo, bja! Fago proprio spavnto! (Raccoglie il paniere con tutto quello che contiene) Oh, ecco el premio, el premio par el bravsso... El corjo premia! Adso me magno comodo sta lgnega! (Si va a sedere sui gradini del praticabile) El primo che me vgn a sfrugugnm le bale, ghe staco i cojn msmi con le mie man... Voi vsser tranqulo. (Estrae dal canestro una salsiccia e se la fa ballare davanti al viso come fosse un serpente) Pare viva, vh, sta lgnega. (Alle spalle di ARLECCHINO il leone ruggisce. ARLECCHINO osserva sorpreso la salsiccia) El lamnto de la lgnega... (Senza volgere il capo) Ahhh, vho recognosso: Scaracco, Razzullo! St vui nartra volta? Che tormnto, bja! Prima me ft ol schrso del can, po qulo de lseno, adso qulo del len... Ma st propri de rompicojn! Fme de novo scolt com isto rugto, di... LEONE (emette un ruggito sommesso) UOAUHUOAH! ARLECCHINO (ridendo) Questo sarsse un ruggito de len? Questa l una rana con le adenoidi! Varda... el len se fa coss, scolta (imita un ruggito). LEONE (emette a sua volta un ruggito fragoroso come un boato) UOAHHH!!! ARLECCHINO (allocchito) Complimenti! T fit un progrso! Il leone continua a ruggire. ARLECCHINO si volta a guardarlo ed esclama: ARLECCHINO Ohi, che meravegiso costume! Oh... ma da ndov che vgne? Ndov che lavt cat? (Si leva in piedi e lo tasta) Varda che ple! La par de un len vero. (Gli afferra la coda) La ca! (Gira il capo disgustato) Anca la spssa la par vera! (Gli sferra un calcio bonario) Adso, Scaracco e Razzullo, via! (Il leone riprende a ruggire. ARLECCHINO torna a sedersi sui gradini) No stme a rompere parch fin che se ziga va bn, ma m quando

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magno devnti na bstia se i me tca. (Estrae salumi dal canestro) Varda, el parstto lo magno dopo, adso me magno un salamn pcolo pcolo... (Il leone copre con i suoi ruggiti la voce di ARLECCHINO e addenta il salame) Te ghavvo avertt che po devnto na bstia! Ads te sgagno norgia... (Si avventa contro il leone e gli addenta un orecchio. Il leone molla il salame lamentandosi per il dolore, poi reagisce e si mette in posizione rampante) Te s rivolte a m? E alra: cojni! Varda qua, una bla intorcicda de cojni (Gli afferra i testicoli; il leone emette guaiti penosi) No t piasa, eh, la strisadna de cojni?! (Il leone a terra si dimena e si lecca le parti strizzate) No pigne, no pigne, varda, fmo la pace... (Afferra dal canestro due cotechini) La pace de salamn! Alra: a t Scaracco, che te st nte te frico un salamn in bca (esegue); a t Razzullo, che te st de drio, laltro salamn... (Gli solleva la coda e ficca il cotechino nel sedere. Ruggito del leone, stranamente acuto sul finale) Ah, no te pise? Ah, Razzullo, no te pise i schrsi? Ve pise soltanto frgheli ai artri... Zompa, zompa... (Ballando e cantando, fa il verso ai due amici che crede nella pelle del leone. Entra in scena Franceschina che, vedendo il leone, dopo pochi passi si blocca terrorizzata) Se gh?! Franceschina... FRANCESCHINA (con voce strozzata) Oh, deo santo! Arlechn, scapa! A gh una bstia ferze. No te mvere! No parlare! No respirare! ARLECCHINO (finge di non rendersene conto del leone che sta alle sue spalle) Podo almeno cagrme adso snsa far rumre? (Si gira) L qulo? Ti mha spavent. A l un lin. Altro che bstia feroze! (Il leone si sdraia a terra mugolando e si lecca una zampa) Oh, per lin... el ghha una spina nel pi. (Rivolto al pubblico) La sfortna che ghhan i lini! Tte le spine che gh intrna... ZAC! se inflsa dentro al so pi! (Sottovoce al leone, dentro la pelle del quale sempre convinto stiano i suoi due compari) Bravi. Continut coss. Fime un piasr, Razzullo e Scaracco, stt al zigo... fme far una bna fegra con Franzeschna, che po ve regalo un tco de carne par un... (Mima di togliere una spina dalla zampa del leone) Ecco la spina! FRANCESCHINA Slvate Arlechn! (Il leone si fa rampante) Madre, me punta a m! Me zompa adso! ARLECCHINO No, Franzeschna... no farte pagra... ghe son chi m! A ste bstie besgna savr come catrle. Varda, se cipa la ca, la se slnga, e po la se gira... (afferra il leone per la coda e

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gliela torce facendola girare come fosse una manovella. Canta:) Oh, che blo lorganto che fasva far lamore... (Il leone dimena il sedere assecondando ARLECCHINO ). FRANCESCHINA Arlechn! No imazinvo m che t te ghavsse tanto stmego! Atnto de no farte sgagnre... ARLECCHINO Sgagnre a m?! Varda, varda cosa ghe fago: ghe inflo la mano ne lo stmego... (Infila lintero braccio nelle fauci del leone) Ah, ah! ghe la infilo de qua e la vgn fra de l! (Dal sedere esce la mano dellattore che sta dentro il leone) Varda, ol pare un gatn. (La mano afferra la coda e la fa roteare). FRANCESCHINA Oh, Arlechn, perdneme si te ghavvo credt un cagasto! No ghho mai ved niscin cuss bravso de corjo, m. Te ghe vj un gran bn, Arlechn mo caro. (Si avvicina ad ARLECCHINO , ma il leone le ruggisce contro; Franceschina retrocede spaventata). ARLECCHINO A l gelso! (Il leone gli si struscia contro) Oh... quante prese! (Le acchiappa con le unghie e le schiaccia, con la perizia e la velocit duna scimmia). FRANCESCHINA (verso la quinta, gridando) Razzullo, Scaracco, vegnt a vder cssa l bn de far el m Arlechn con un len. (Esce). ARLECCHINO (scuote la mano a liberarsi di qualcosa) Che bava! T magn de le lmghe crde? (Gridando a Franceschina) No ghe son sti di m compari... A sont ndt par de l col traght... FRANCESCHINA (entrando) Ma cosa ti disi, via col traght? I sont l in sl ponte... Vrdali! (Gridando) Razzullo, Scaracco... (Chiamandoli, esce di scena). ARLECCHINO (osservando meglio nella direzione indicata da Franceschina) Eh gi, ghe sont lori! Ma alra... chi gh derntro in sta pele a fa ol lin? Chi gh? (Spalanca la bocca del leone e ci guarda dentro) Ohi, chi sit vui l dernter? Vegnt fra... feve cognsse. At st t, Bratn? Responde! (Il leone ruggisce in forma deco) A gh leco! Di, no fa schrsi! Fit cognsse! (Il leone scorreggia mentre ARLECCHINO guarda sotto la coda) ... Come non detto! Il leone esce di scena; entra Franceschina con Razzullo e Scaracco.

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FRANCESCHINA Vegn a vder Arlechn. (Si accorge che il leone non c pi) Ndve ol s cascit ol len? ARLECCHINO L andit a cagare un po de eco. FRANCESCHINA Sti to di compari no ghe crede che t, ol len, te lo fa balre me un gato. ARLECCHINO Bn, apna che ol torna, ve fago vder. Elo l, varda, se splsa, l pin de prese. FRANCESCHINA Ecolo che riva... SCARACCO Bja, che len! Via, scapmo! ARLECCHINO Cagasto! Che pagra! (Canta a sfott) Zompa, zompa... RAZZULLO (appiattito alla quinta) E vulsse vde! Chisto uno line vero. S sbranato pure lo guardiano. FRANCESCHINA Ol cata un cavl... ol sbrana! Scapmo! Oh deo, slvame! Franceschina, Razzullo e Scaracco fuggono fuori scena. ARLECCHINO Ohh! Ol ghha magn el cavlo... e anca el carto! Ma alra a l un lin vero!!! (Impietrito dalla paura, non riesce pi a muovere le gambe. Il leone entra in scena, si avvicina ad ARLECCHINO , lo lecca, gli si struscia contro) Ol me asgia... Se ghe piso, ol me magna! (Il leone si accovaccia e costringe ARLECCHINO a sederglisi accanto) Ghho capt, te devo spres.r. (Esegue. Rivolgendosi al pubblico) Morale: no l tanto del lin che besgna aver pagra, ma de le sue prese! Sulla canzone Zompa-zompa entrano in scena lasino che caracolla, un orso con le ali da pipistrello, una grande serratura con chiave infilata, due spettri con cranio da morto. Tutti danzano intorno al leone che a sua volta danza ergendosi rampante. Entra anche Franceschina che danza con ARLECCHINO . Alla fine tutti gli animali si scompongono: appaiono gli attori che gettano le pelli fuori scena. Tutte le maschere, agitando tamburelli e picchiando su grandi tamburi da tammuriata, danzano e cantano il finale. Indice Prologo La commedia dellarte I becchini La serratura

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Lasino e il leone INDICEALTRIBRANI LA POZIONE DAMORE PRIMA STESURA ARLECCHINO FALLOTROPO traduzione FALLOTROPO ARLECCHINO GIUDICE GATTOVOLATILE:DIALETTOETRAUZIONE LA VESPA COMICA DIALOGO TRA I DUE SCHERANI O LANCIOTTI GRAMMELLLOT PARLARESENZAPAROLE CONSIGLIAGLIATTORI ICOMICIEDONGIOVANNI LEZIONELENONA ETRADUZIONE ADAMOEDEVA LACANTATADEIPASTORI Idoiamorosientorcigdentrolibaccllicomefagioli MANCATRADU8ZIONE ALTROADAMOEDEVACONTRADUAZIONE ICOMICIDELLARTE 1478 La pozione damore Isabella, ancora giovane vedova di un banchiere, innamorata di Florindo, figlio del Magnifico Pantalone, maschera della fine del Cinquecento, un anziano mercante ancora in gran salute e attivo, soprattutto sessualmente parlando. Anche il mercante attivo s innamorato di Isabella e la vuole tutta per s, a tal punto che quando scopre che Florindo e Isabella si cercano a gesti e a sguardi decide di eliminare il suo rivale, anche se il suo primogenito, il pargolo preferito. Risolve di spedirlo allUniversit di Bologna: cos non lavr pi fra i piedi suoi e soprattutto fra i tondi seni di Isabella. Isabella si rivolge disperata a Brighella. Costui si reca rapido da una fattucchiera che gli procura una fiala di liquido portentoso: basta dar da bere alcune gocce miste al vino di quella pozione e il drogato sinnamorer perdutamente della prima donna che

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incontrer il suo sguardo. Detto fatto, Isabella, aiutata dal suo giovane innamorato, organizza la trappola. Florindo si presenta in abito da viaggio con le masserizie e alcune valigie, pronto a raggiungere Bologna. Abbraccia il padre e lo ringrazia per aver scelto per lui lUniversit pi prestigiosa per la sua formazione. La scena assomiglia straordinariamente al congedo di Laerte, fratello di Ofelia, nellAmleto, nel momento in cui il giovane riceve i consigli e le raccomandazioni riguardo il comportamento e limpegno che dovr tenere in Francia dove si sta recando per studiare, per guadagnare rispetto e raggiungere un traguardo ambito nella societ. Dopo labbraccio Florindo, il Magnifico e Isabella brindano al viaggio e alla buona sorte. Il Magnifico, assatanato damore, perduto negli occhi della giovane vedova, non si accorge della pozione versata nel suo bicchiere e tracanna il liquido fatale. Barcolla come ubriaco, quindi stramazza letteralmente al suolo. Isabella sparisce fra le quinte, chiamando sottovoce la cuoca che, a quel punto della scena, dovrebbe fare la sua apparizione: lei la donna scelta per accogliere la passione amorosa dellincantato Pantalone. Ma la cuoca non si trova. Al suo posto attraversa la scena ARLECCHINO , travestito con abiti femminili. S truccato da fantesca per riuscire a entrare di soppiatto nella cucina e impossessarsi di un intero coniglio arrosto che ha nascosto in petto. Sorpreso dalla cuoca, riesce a rinchiuderla dentro uno sgabuzzino. Questa la ragione per cui la cuoca non si trova allappuntamento. Come il Magnifico torna in s gli appare dinanzi agli occhi ARLECCHINO in abiti femminili e allistante perdutamente se ne innamora. Il Magnifico investe con sproloqui amorosi ARLECCHINO che in un primo tempo rimane letteralmente stordito. Pensa a una burla e tenta di eclissarsi, ma linnamorato viene alle mani: inizia ad abbracciare il servo travestito, lo scaraventa su un tavolo deciso a possederlo. ARLECCHINO equivoca che il padrone si voglia rimpossessare del coniglio arrosto. Se lo strappa da s fuori dallabito e lo getta addosso al padrone. Quindi fugge, il padrone lo insegue. ARLECCHINO rientra in scena salvato da Brighella e da Isabella che lo nascondono e lo convincono a star calmo. Gli svelano il motivo del comportamento del padrone: si innamorato di lui, lha scambiato per una donna vera. ARLECCHINO si indigna ed deciso a spogliarsi degli abiti femminili. Allidea di recitare la parte di una femmina e sopportare le palpate, gli sbaciucchiamenti del padrone preferisce fuggire, piuttosto soffrire

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la fame. Isabella e Brighella, sorretti dal sopraggiunto Florindo, lo adulano convincendolo che lui nei panni di donna veramente stupendo. Poi Brighella gli tiene un discorso molto spregiudicato e realistico. Pi o meno dice: Tu ti ritrovi allultimo gradino dei famigli. Tutti ti disprezzano, hanno verso di te meno attenzione che per il cane legato alla catena, gli insulti peggiori sono per te. Di colpo hai acquistato dignit, rispetto. La risposta a tormentone di ARLECCHINO : S, daccordo ma lui mi tocca. Mi tocca e mi sbaciucchia. Guarda qua son tutto sbavato. Brighella: Se ti danno fastidio le tastate si pu rimediare. Diremo che tu sei illibata e lo convinceremo a trattarti con discrezione. ARLECCHINO : S, discrezione, ma intanto lo so gi che lui mi tocca e mi ritocca. Brighella: Va beh, se ti fa un tocco ed un ritocco, lascia correre Se non approfitti di questa grande occasione che ti capitata fra capo e collo sei veramente una bestia. Non dico che tu debba fare la puttana, basta che tu la reciti E sempre pi dignitosa la tua condizione che quella di un ruffiano, di un medico di casa. Non sempre lautentica vita quella che vivi, pi spesso quella che appare. Il Magnifico uscito davvero di senno. Copre di regali anche preziosi la sua innamorata, ARLECCHINO , cos la chiama. Danza con lei, ogni desiderio della sua amata diventa legge. lei che decide per i pranzi, che decide sugli affari, che dirige il mnage della casa. ARLECCHINO riceve manciate di denari, non solo dal Magnifico, ma anche da Isabella e dal suo innamorato che, attraverso ARLECCHINO , pardon Arlecchina, sono riusciti a convincere Pantalone a approvare e benedire il loro matrimonio. Ma Pantalone sta esagerando. intenzionato a lasciare tutta leredit ad ARLECCHINO , vuole sposarla sul serio e ogni giorno le fa donazione di terre, di case e di bestiame, oltre che di gioielli. I due promessi sposi, Isabella e Florindo decidono che bisogna troncare quella follia, bisogna fare disinnamorare Pantalone di ARLECCHINO . Gli daranno da bere unaltra volta la stessa pozione che lo ha tolto di senno, giacch questa serve anche come antidoto. ARLECCHINO viene a sapere di questa intenzione e va su tutte le furie. Per me sarebbe la rovina. Brighella cerca di convincerlo ad accettare: Brighella: Non dignitoso che tu continui a fare la donna.

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ARLECCHINO : Ma come? Prima mi dici che indegno fare il servo e adesso mi dici che non dignitoso fare la donna? Certo pi dignitoso essere preso a calci, saltare i pasti, dover rubare mezzo pollo, insultato come un animale No, io questo privilegio che ho guadagnato non me lo voglio perdere. la prima volta in vita mia che provo il piacere della ricchezza: ben vestita, adulata, adorata, coccolata, mangio come e quando mi pare. E tutto soltanto per qualche tastata E non mi venire a parlare di dignit. La prima dignit quella che viene dalla pancia. BrighellaAh certo, ma che razza di uomo, di donna, di mezza donna sei. Basta la pancia piena. Peccato solo che tu non riesca a rimanere incinta. Cos guadagneresti ancor pi vantaggi. ARLECCHINO No, non quello il vantaggio che io non voglio perdere. Ma quello di essere amata, amato. Nessuno mi aveva mai detto cose cos appassionate. Nessuno mi aveva mai guardato con tenerezza. Ho scoperto che per qualcuno sono tutto, che sospira per me, non dorme per me. Ma tu hai mai provato a essere amata? quello che non voglio cedere, lamore. Lamore mi ha trasformata, sono unaltra e non voglio perdere questa fortuna. In quel mentre Isabella e Florindo stanno montando una nuova trappola per disinnamorare il Magnifico. Il bicchiere per la pozione gi l sul tavolo. ARLECCHINO nascosto dietro una tenda ascolta il dialogo nel quale i due giovani innamorati ripassano i punti salienti della sceneggiata. Entra in scena Pantalone che, mugolando come un gatto in calore, va cercando Arlecchina. Isabella racconta al Magnifico che ha convinto Arlecchina ad accettare le sue profferte. S andata a vestire per il matrimonio. Cos dicendo distribuisce bicchieri a tutti i presenti perch si brindi alle prossime nozze. Il Magnifico solleva il calice. Come un fulmine piomba in scena ARLECCHINO Arlecchina che strappa il calice dalle mani del padrone innamorato. Tutti urlano: Che cosa hai in mente di fare? Ti prego ragiona. E ARLECCHINO : Me lo volete far disinnamorare il mio Pantalonuccio? Piuttosto questa pozione me la bevo io. Cos a mia volta sar innamorata di lui come una pazza!. Florindo, Brighella e la cuoca afferrano Pantalone, lo sollevano di peso e lo portano fuori scena. Isabella cerca di togliere il bicchiere dalle labbra di ARLECCHINO , ma questi pi veloce e deciso. Isabella fugge, ARLECCHINO si ingoia letteralmente tutta la

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pozione. Cade a terra come fulminato, si risveglia proprio nel momento in cui passa un maiale fuggito dalla cucina. ARLECCHINO si strappato gli abiti femminili di dosso, vede il maiale, lo abbraccia e grida: Oh, amore mio, tanto che ti cercavo. Mi sono innamorato di te. E cala il sipario.

ARLECCHINOFALLOTROPODIALETTO Entra in scena con una bottiglietta tra le mani la guarda poi beveilcontenuto (Canto) Va, vaghe, che bon sto vin, dls e stagno che me fa i galtighiaibudiechemscarliggiinfondoalapanzafinai cojmbari cunt ol bindorln fin a le orgie de fam stciup. (Suoni onomatopeici. Rivolto al pubblico).CantodelXVIIsecolo, bergamascoperubriachisolisti. (Si rende conto di aver bevuto) Ohi, bja, la pozin, la pozin in dua l fornda lho bevuta, lhocicidatta Cojn, ghho bevt la posin tta, la vaschta del vin! Bja che calr che vgne... (Al suo sesso) Fermo!, basta cos, fermo ahhahha! (Guarda la braghetta dei pantaloni) Va che gba! Pom! Mha stac i botn, no!, (mima che il sesso si ingrossi al puno di arrivargli al collo) te me strset! Strost dal proprio figlio! De doe nascondo sta gba... (Si guarda intorno: scorge appesa ad una filo un pelle di gatto messa ad essecare) Ah, va che

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bla pela, va che bel gatto (Mima di afferrare la pelle del gatto, se la porta sl sesso) proprio de la mia misura MMIIAAAO! MMIIIIAAAOO! (come passasse una donna) Bongiorno segnra, ghho un gato, me pise i gati, vo mato mi per i gati, ghha una ca sto gato, (si siede su uno sgabello e tenta di accavallare la gamba ma lingombro del fallo e della sua appendice, non glielo permettono)... ve pise i gati sira? (come passasse una bambina) Bambn, no tocre i gati, no!, le fiolte no toca i gati! Questo po l un gato rognso tremendo l un selvatigo che, se te ghe det una carssa, tira su tto ol pelo, no lo podo dare in brasso a nissuno... (come se gli si avvicinasse passasse un cane) un can, boja un can! (Abbaia) UAA! UUAAA! UAAAA! Aiuto!! Ahiaiaiaiaiaaa! (Mima di subire laggressione del cane, butta la pelle del gatto) Via la pel! Ohi, ahia che sgagnda! Ma perch i can ghe lhan tanto coi gati, mha sgagn dapartto! Ariva de laltra gnte, (suoni onomatopeici. Con azioni mimiche fa immaginare larrivo di un gruppo di donne), ariva dne, arivan dne dapartuto... se son date lapuntamento proprio qua per ved i gati. (Mima di gettare lontano la pelle del gatto e finge di afferrare una lunga fascia appesa a un fantomatico filo. Mimadi avvolgereilbambinorivolgendosiaqualcunocheglista intorno) Varda come son fortunado... bende de fantolino, le fasse, no ghho mai fassa un fantolin, sar cuss, me lavessero insegnt... va che bela fassadra, adesso che fo una gala... Ahiaa! Boja! Che male... Miiaaaooo! Miaaaoooo! Bambin... fa la nana (canta) Nana bobo, nana bobo, tti i bambini dorme ma questo no!... (Come entrasse una donna) Anca la cua... Bongiorno signora... (le mostra il bimbo) ol me bambin apena nato, no so se me asomegia, l un mastcio?... S, s l un mastcio! No se nina cuss? E come si nina. Se sta fermo col busto e se nina soltanto co le brassa? Ma mi ghe son cuss taca a sto bambn che no pdo... (Mima che una ragazzina voglia prendere in braccio il fantolino) Ma fiolta, prima te vulvet el gato adso ol bambn? Ma no te vergogni? Va via, su, no se tcan i bambin! No signora no ghe lo dago in brasso a niscino! No! No! Signora! Ferme! Boja! No! Nooo! BUAAAM! A m sctiop ol bambn! Come bello viver de castrato! 1969 ARLECCHINO GIUDICE DARIO: Parliamo di ARLECCHINO . ARLECCHINO giudice.

ARLECCHINO si presenta nei panni di giudice. Attenti,nonlaprimavoltachelovediamousciredalclichdel suonormalepersonaggio,cioquellodiservoomegliodizanni, sempre affamato. Dopo il trionfale successo di Tristano Martinelli, primo ARLECCHINO , di Mantova che quasi sicuramenteharecitatoinquestoteatro(ilBibiena),allacorte direEnricoIIIaParigi,eappressodiBiancolelli,collegacomico diMolire,iruolidiARLECCHINOdivenneroinfiniti.Vediamo ARLECCHINOapparireinabitidipedanteeipocritamoralista nel ruolo del Tartufo (con testo dello stesso Biancolelli), nel servodiDonGiovannieappressoaddiritturanelruolodiDon Giovanni in carne ed ossa. Quindi entra in scena travestito da ruffiano,dagenerale,dapadredifamiglia,damaniacosessuale, da prelato ecc. ecc. Perci nessuna meraviglia se ve lo presentiamoconaddossolastolaeincapoiltoccodagiudice. Ungiudiceoltretuttodigrandemoraliterigore ARLECCHINO magistrato sta nel suo studio letteralmente sommerso dai tomi del diritto e dai faldoni delle inchieste. Passadauntestoallaltroeriescealeggerenellostessotempo su due diversi volumi. Come Leonardo, scrive tanto con la destracheconlasinistrasudiversidocumentierispondeadue segretaricheglichiedonopareriedelucidazioni.Afferratimbri da una cassettiera e va bollando documenti a grande velocit. Naturalmente in quel suo agitarsi spasmodico, timbra anche fronte e mani dei suoi collaboratori. Sembra il prologo a un esibizioneclownesca,dipurodivertissement. Maeccocheallistantetuttoilgiococambiadiregistroetono. Entrainscenaunpersonaggioannunciatodaiduecollaboratori in coro (DARIO), che si inchinano a lui nel momento in cui pronunciano il suo nome. Si tratta di un avvocato, a sua volta panneggiato in una larga toga, con cordoni dorati e piumazzi. ARLECCHINO lo saluta con deferenza ma anche con un certo distacco,senzalevarsiinpiedieaccennandoappenauninchino col capo. I due assistenti procurano unimponente poltrona allavvocato che vi si lascia cadere con una certa goffaggine. Lavvocatosiguardaintornoetemporeggiaimbarazzatoprima diprenderelaparola.ARLECCHINOgiudiceafferraunagrande astaefacennoaisuoiassistentidilasciareilcampo.Uscitiidue

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importuni, ARLECCHINO si affaccia con tutto il corpo dalla scrivania e avvicina la sua testa allavvocato sibilando: ARLECCHINOCheviservedame?Nonhocauseincorsoconla vostrapartecipazione,cheioricordi. Laltro si guarda intorno e risponde, sempre restando a pochi centimetrididistanzadalvisodelgiudice: AVVOCATOSonquiperunaffaremolto,moltodelicatissimo. ARLECCHINOVenitealdunque. AVVOCATOSitrattadellaffareMaribaout. ARLECCHINOGustaveEtienneMaribaout?. AVVOCATOS,quello. ARLECCHINOUnmomento. Velocissimo il giudice ARLECCHINO , si leva in piedi e va verso la porta, la spalanca per verificare che nessuno stia in ascolto. Spalanca quindi una finestra, saffaccia, chiude. Altra finestra, saffaccia chiude. Spalanca un armadio, ci entra, si chiude dentro ed esce da un altro armadio che sta a cinque sei metri di distanza. Torna alla scrivania, spalanca la base del mobile, la richiude: ARLECCHINOParlatepure,siamosoli. Lavvocatostaperprenderelaparola. ARLECCHINO Un momento lo interrompe ARLECCHINO giudice voi avete accennato allaffare Maribaout. State parlando della gara per lacquisto di una intiera flotta navale provenientedallacompagniadelleIndiecheilrehaacquisitoe cheorahapostoallincanto?. AVVOCATO S. Laffare questo. Voi sapete che Maribaout, larmatore di Marsiglia, ha gi pagato una cauzione di priorit di,sidice,trecentomilascudi. ARLECCHINOZittocos.

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Velocissimo il giudice si rialza e va verso il proscenio.Sibloccaguardandoversolaplateaeipalchi: ARLECCHINOMaperdiocistannoascoltando. AVVOCATOChi? ARLECCHINOTuttoilpubblico!Guardateletesteeguardache sfacciati.Mancofingonodichiacchieraretraloro.No,tuttilcon occhispalancatieleorecchietesecomecanidariporto. AVVOCATOMaglispettatorihannoildirittodiascoltare.una finzionescenica la nostra. Non hannopagato, sono invitati ma insomma ARLECCHINOAhs?solofinzione?Ese,putacaso,siscopre che il nostro dialogo riproduce eguale preciso un fatto veramente avvenuto o che avverr di qui a poco? Come la mettiamoconicensori? AVVOCATONo,calmatevitalmenteassurdacomestoriache non si pu ripetere. Un tentativo di corruzione giudiziaria, magari con offerta di denaro. E quando mai pu avvenire? In chenazionepotrebbeaccadere?Nonesiste!. ARLECCHINO Allora, riprendiamo. Che cosa mi viene a proporre? AVVOCATO Che lei signor giudice renda nulla per sentenza la cauzionechepermetteallarmatoreMaribautdiritirarepers tuttelenavimesseallincantodallaMarinaReale. ARLCCH.Eachiledovreiassegnareincambio? AVVOCATOAduncompratoresegreto. ARLECCHINO No, mi dispiace ma in questo ufficio tutto deve avvenire alla luce del sole. Ma andiamo, mi si chiede di compiereunattoillegale,dilasciarmicorrompereenondebbo io venire a conoscere chi ne avr giovamento? un altro armatore?Parlate. AVVOCATONo,ilproprietariodiunabanca. ARLECCHINOUnbanchiere? AVVOCATOS.Vidisturba? ARLECCHINONo.Manonpossoaccettare. AVVOCATONonaccettatechesiaunbanchiere? ARLECCHINONo.Nonaccettodifarmicorrompere. AVVOCATOMaunaricca,straordinariacifrachevisioffre. ARLECCHINOQuanto?

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Lavvocatosiguardaintorno.Quindi,quasisolfeggiando,dice: AVVOCATOTrecentomilafiorini. ARLECCH. Cosa? Mi offrite trecentomilafiorini perch io emetta una sentenza ignobilmente ingiusta, che priva di un onestoaffareunarmatoreavantaggiotruffaldinodiunabanca, oltretuttoanonima? AVVOCATOEvabene.Vidirilnomedellabanca. ARLECCHINO Fermo! Scrivetelo qui, ben coperto dai libri. Il pubbliconondevesapere.L!(Indica verso la platea. Qualcuno s levato in piedi per sbirciare) Seduto! (Estrae la pistola e spara verso il curioso). Un guardone di meno. (Sfogliando il foglioeprendendoloaschiaffi)Lui! AVVOCATONo,nonlui,quellol! ARLECCH:luichevuolpapparsituttelenavidatrasporto.Ma nonnehamaiabbastanza.Questodavveroilpigliatutto!No, non gli dar questa soddisfazione. (E straccia il foglio in mille pezzi). AVVOCATO Ascolti signor giudice, noi siamo ben consci che veniamo a farle una proposta che di sicuro la indigna, che va controlasuaaltadignitecorrettezza. ARLECCHINO Bravo. Ma non riuscir con le adulazioni. Tre centomilafiorini.Maunapazzia,unacifradelgenere. AVVOCATONonlesembraconsona,adeguata? ARLECCH.Mascherziamo.Leisirendecontodistarchiedendo a un uomo che ha agito nella sua vita abbattendo tutte le corruttele,leinfamitgiudiziarie,ditradiresestesso,ilproprio re,ilproprioufficio,lapatriaetuttopertrecentomilafiori ni?indegno. AVVOCATOPerchindegno?indegnalacifrao ARLECCHINOCerto,indegnalacifra!Perch,conunaofferta simile,chipudiredino?Nonviforzamoralealmondochevi possa resistere. Se mi aveste offerto, che so, cinquemila, esagero settemila fiorini eh beh uno si graffia la faccia, si bastonasulcapo,maallafinediceno. AVVOCATO Ha ragione, a mia volta con una cifra cos esorbitantenonsapreiresistere.

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ARLECCHINOsirivolgealpubblico: ARLECCHINO E voi, che ve ne state l in silenzio senza fiatare, anzi trattenendo il respiro, al mio posto come vi comportereste? No, non dite nulla, so gi che mi incitereste ad accettare. (Quindi insultandoli) Disonesti, amorali, corruttibili, indegni! Voi, voi tutti vi lascereste comprare. (Cambiando tono) Ma io no! Io non posso! Una cifra del genere, come riuscirei a far credere daverla ricevuta, che so io, come regala per una consulenza legale o per un testo sulla giustizia? AVVOCATO Abbiamo pensato anche a questo: lei ha goduto di unastraordinariaeredit. ARLECCHINOEredit?Edachi? AVVOCATO Da un mercante veneziano deceduto la settimana scorsa. Qui c il documento steso dal notaio incaricato di recapitarelecifreelargitedaldefunto. ARLECCHINOMaachiladateabereunapanzanadelgenere. Un veneziano muore e lascia trecentomilafiorini a me. Perch? A che titolo? Chi sto gran magnate? A parte che io nonhoparentiaVenezia.EneancheaMarghera. AVVOCATOInfattinonunparente.unanticoamicodivostra madre.(Accennaabaciappassionati) ARELCCH. Mia madre ha avuto un amico a Venezia? Ma se non c mai stata a Venezia? AVVOCATO C stata, c stata! Lavr tenuta nascosta Una relazione,perquantocasta,nonsipusnocciolarecos,specie in famiglia. Daltra parte lei, signor giudice, non lo poteva sapere,noneraancoranatoquandosuamadrefeceinnamorare pazzamentedisquelgiovaneimprenditore. ARLECCHINONo,nomachepanzanaquesta? AVVOCATO Dipende se ci vuol credere o meno. Se ci crede, signor giudice, una splendida storia damore e accetta leredit. Se no, resta in bianco, senza panzana ma in bianco. Trecentomilafiorini Ilgiudiceosservaildocumentodiereditedesclama:

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ARELCCH. Ma sembra vero, autentico, una vera attestazione di eredit con tanto di timbro a fuoco, controfirmata da due notai della Serenissima. Incredibile. Un momento.Madaquisidedurrebbecheiosareiprobabilmente ilfigliodiquestodefuntofresco?. AVVOCATOS,sipudedurre,marimanemoltoincerto. ARLECCHINOEmiopadre,checistarebbeafare? AVVOCATO Mi dia retta, (in coro) trecentomilafiorini, sciolgonoancheildolorediunpadrecancellatoavantaggiodi unaltrochefortunatamentedeceduto. ARLECCHINONo,nosiatemaledettipurdimascherare,coprire la indegna provenienza di questo denaro, si arriverebbe a propormidiinfangareilnomedimiamadrechea(mimaveloce con le dita di conteggiare alcuni avvenimenti passati) diciotto anni,adiciottoannihaunarelazione AVVOCATOCasta. ARLECCHINOMachecasta!Serimastaincinta! AVVOCATO Diciamo che forse non sapeva. Sa, una figliola di diciotto anni non sa, pu cadere facilmente nel peccato. Daltronde anche lui, il giovane prossimo magnate era un ragazzo. ARLECCHINO Ah beh, se era un ragazzo, oltretutto con una folgorante carriera davanti a s No. Non se ne parla. Mia madre:lasuareputazionenonsitocca. AVVOCATOMaluiconquestolascitosimendatodognicolpa. ARLECCHINOBasta!Machelascito? AVVOCATOTrecentomilafiorini ARLECCH:Machecolpa?Quasiquasistavocredendocidavvero. Di colpo stavo dimenticandomi della corruzione: voi siete qui per corrompermi e io per essere corrotto. E che tutta sta infamit messa in opera per favorire quel maledetto pigliatutto. Inizia a raccogliere i pezzetti di carta a uno a uno e li intingerli in un vasetto dove evidentemente c della colla. Mentre parla va incollandoiframmentisuunatavolanellintentodiricostruirela paginafrantumata:

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ARLECCHINO No, stavolta non ti andr come credi, non lo farai stavolta laffare. Non potrai giocare con le barchette, furbacchione. Ma non ne hai abbastanza di quattrini, ingordo? Quanto guadagnerai stavolta. Se sei pronto a sborsare a me tre-cento-mi-la-fio-ri-ni, perch scaraventi allaria la sentenza che favorisce il tuo concorrente, quanto incassi tu? Anzi, quanto incasseresti tu, perch io te lo vieter. Io sono la giustizia e ti anniento. Non me ne importa dei tuoi quattrini, trecentomila fiorini io li butto. Li butto? Ma che sono pazzo? Trecentomila fiorini dovrei vivere quattro vite per guadagnare tanto. Datemi qua il documento, firmo. Firmo anche la sentenza Maribaout Dove sono i quattrini? Tre-cen-to-mi-la-fio-ri-ni dove sono? AVVOCATO Calma, calma sono qui. (Pone una borsa pesantissimasullascrivania). ARLECCHINODannato.Sonodannato.Corrottoedannato. Spalancalaborsaecisificcadentroconlatesta: ARLECCHINO Dio, Dio, Tre-cen-to-mi-la-fio-ri-ni quanti sono muoio Felice, disonesto. Mi faccio schifo! Un ricco fa sempre un po schifo. Ma non gliene frega niente. 2760 ATTENZIONE QUESTO FILE IN WORD, ESISTE CORRETTO (QUASI) IN PDF. IL GATTO VOLATILE SCENOGRAFIA.. ARLECCHINO A te set chl-l, spaccastrmbolo. Seri dr a cerct da perttt. Co' ste fitt li-l ? PETRUZZO Zitto, e' sto mannndo a memoria ARLECCHINO A memoria ? PETRUZZO Ce me sto applicnno er metodo mnemnnico per inquistre elle nozioni der sappre enciclopddico. ARLECCHINO Encicopldico? Chi st' Encicopttico? PETRUZZO Io so'! Songh'io l'Enciclopddico: assimilo, encasllo, arritngo, arriprto... tutto so! Scognsco ogne ellemnto dello scbbile encommensurbbile... so' un Encicloppdico. ARLECCHINOMava?Comesetefudssiunlibro? PETRUZZO S. Eguale a uno libro... tu te mi ce puoi isfoglire, sfrugugliare dalla A alla Zeta. Abbaco, Abate, Abecedario, Abbigliare, Abitante, Abbiente, Abbioccare, Abbrancare, Abbuffare... Abbuffare sovra tutto. Tutto so!

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ARLECCHINO Tutto? Ma va?! Mi ghe fo scumssa che ti, tuto, propri tuto no' tel st mia. PETRUZZO E tu ti ci prova! Pnmi uno quisto qual tu vi e tu vedrai ch'io te rispnno! ARLECCHINO Te me respndet? Bon, scomsa che te rstet imbioct 'me un pss foera de l'acqua, apna che mi te fag una dimnda... come a dis mi? De quei ciclopedci? PETRUZZO Ben pruvaci: i so' approntto. Imper appretnno che tu avnte ci pnga sovra delli srdi a la sconirnssa... baicchi! ARLECCHINO D'acrdi: mzo baicco. Va ben? PETRUZZO E se vvadi per lo mezzo baicco. Eccotelo a qua derntro er cappillo! Sirvo vostro! ARLECCHINO Via col mzo baicch. EI capl el pogim l. PETRUZZO Mviti co' sta domnna. ARLECCHINO Pronto? PETRUZZO Mi assmbra de farti 'na rapina'. ARLECCHINO Guarda che te do' ss mint de tmp. Ecco qua 1'orlgg. PETRUZZO Tu tieni 'n'orolggio? E ind 'azzo l'hai pijto? ARLECCHINO A l' un ricordi che ghe tgni propri de coer... Ricordo de famiglia. Me l'ha vendt el me pder in sul lett de mort... Prpi prima de tir i ultm... M'ha gnanca las el tmp de tirg un po sul przz. PETRUZZO Eh, ben te capisco'. Allora se parte? ARLECCHINO S. Fa atansin: te me dvet rispnd preciso in ss mint, eh? PETRUZZO Uno mezzo minto me abbsta e ci avanza puro. Vacci! ARLECCHINO Vo'? PETRUZZO S. ARLECCHINO Alra: qual' ol sovrannm de quel Re che pus de tucc al mund el gh'ha protegi e ajutd a noialtri cmich teatranti a l'italiana? PETRUZZO Aoh, che me stai a sfotte? A me mi ci vieni a porre 'no quesito de sto tono? Ma arripgliati li toi quattrini, che io mica vojo ann a rischio che me sbattono alla galera pe' truffa de 'ncapce. Incapcitas Cogitandi! ARLECCHINO Scuse, scuse! L' che ti no ti sa la risposta. Viglicch te se ritret? PETRUZZO Io m'arritro? E allora, visto che me prvichi, arzimo la posta: n'rtro mezzo baicco.

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ARLECCHINO D'accrd. Un alter mez baic in dol capl par piasr. PETRUZZO Ah me, l'Enciclopedico deambulante! Tanto per accomencire tu hai voluto fare referimnto allusivio ar nome allogorico dellu Re Luigi Quattordicesimo. ARLECCHINOS,lu,quellil...boneolso'sovranomequal'? PETRUZZO Ma superfacilissimo, te lo enuncio emmantinnte E te svelo puranco che lo Re en questione nascito esattamente che so quarant 'anni. Anzi illo compie li so' anni impropriamente dimni. Viva lo Re! Chillo fijo de padre so Luigi lo Tredici, rfja suo tempo di Enrico IV e de Anna d'Austria.. Sale al trono anco piccirillo, na creatura accuss per la morte precoce del patre so. ARLECCHINO Non me importa un bja del precoce piccirllo e del padre s crep. Voeri savr el sovrannome de sto Luigg. PETRUZZO D'accordo, ma te volevo solo addimostrre che profondit che abbsso tiene le mia conoscenza encommensurabile. ARLECCHINO Toc, toc toc... PETRUZZO Che c'? ARLECCHINO L'orlgg. 'Tento che l' gi pass un mint. T'en rsten snqu. PETRUZZO S. Essendo montato allo trono l piccirillo, lo Cardinale Mazzarino che arrgge er potere e s arritrva a pijrse de petto colla famosa Fronna, en cui li nbbili cercano de far fra l'Infante... povera creattra piccirilla dellu Re! ARLECCHINO Too, toc, toc... PETRUZZO E succede mo' che in una de 'ste arrivlte, lu Re pupo mento en salvamento da D'Artagnan, er famoso capitano dei Moschettieri. ARLECCHINO No me interessa nagtta de D'Artagnan, ni dei Moscattiri. Mi vj savr el sovranome de 'sto Re Luis. Toc, toc... PETRUZZO Ah, Marnna, tu s' accuss attso, fetso e cinico! Non t'importa 'na chiveca delli pericli in che' s' arritrovto sta creatura do' Re pupo-piccirillo ca ci vole tanto bene a nortri? ARLECCHINO No, non me interessa un'strega a mi! Toc, toc... PETRUZZO E allora te do 'na punizione: un baicco intro! ARLECCHINO D'acrdo: un baicch. Ecco l-l in del capl. PETRUZZO Cos imparerai a no' tener cre per lo Re fantolinopupo. ARLECCHINO Toc, tie, tin, toc... Varda che so' i ultimi tri minti, eh? Po' basta, el tempo a l'e' sconsum. No vegnr chi-l a

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pigne-caragn, dopo. PETRUZZO Va bbuno Sai almanco tu, che cotesto Re, appena sallito al potere, jovenssimo ha tegnto lo coraggio de sgnaffrte dinta a galera tutti l finanzieri che dissenguvano lu popolo coll'apparto (appalto) delle emposte? ARLECCHINO S. Ghi avr meti in galera pel particolare che no i fasva a meso con lu ol Re... PETRUZZO Zitto! ARLECCHINO Citto! PETRUZZO Se ci stanno a sentire.. ARLECCHINO /PETRUZZO (allunisono) Viva ol Re! Evviva lu Re! ARLECHINO Don, don, don... PETRUZZO Che d'? ARLECCHINO Ultimi do' minti. PETRUZZO Va buono, mo' te dir 'sto assoprannme, anzi, te ne vo' a dire cinquanta de soprannomi. Moliere l'ha chiamato El Nume Teatrtico. La Fontaine L'Atlante Augusto. L'amante sua, madame de Montespan, lo appellava Pisellino Splendente. ARLECCHINO No me frega un can morto del pisellino... Mi voi savr el sovranome usul, come lo cima tutti. Ultimo minuto. PETRUZZO Astro Splendente! ARLECCHINO No! PETRUZZO Cio... starebbe per dire... lo hanno soprannominato... Malazzozza! EIl'ho a qui sula lingua: Re Stella! ARLECCHINO Ah, ah... Re Stella! PETRUZZO No, non Stella... s... dico: 'na stella, anzi la pi meglio grande e lustra fra le stelle... ARLECCHINO Nu steln? PETRUZZO 'Nu globo de foco strasfolgorante... che va arrotolnno su un carro de fco, mento da Apollo... ARLECCHINO L'ultimo mzo minuto! PETRUZZO Ecco! C so' rivato!.... Re...Astro... No, Re Raggiante... Irradiante assolnte... solare Ecco, il Re... ARLECCHINO Alt! Altol, fermo! Ti se' and fra del tempo. I ss mint so brusdi. Me despise, ma ti ghha perd! PETRUZZO Ehi, ma quanto s' taccagno... pe' 'nu spzzico de segnni! ARLECCHINO Come un spsigo? Ti ghha avt tuto el temp che te volut Ti ghha visto

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che non l' poe tanto facile, cara el meo encicoloptico. Bisogna vess preparati... studiare, studiare! PETRUZZO La zozza rognosa! Dimme tu, sapevo tutto! Per 'no spiffero de ammenesa! ARLECCHINO (raccoglie il denaro e lo conta soddisfatto. canticchia) Oh che bei baicchi... PETRUZZO Damme a retta mi ci dai la reprva de refrci? ARLECCHINO 'Na revncita, ensma? PETRUZZO S. ARLECCHINO Te gh in mnt de famm di domandi a mi? E poe? PETRUZZO S, io te pongo nu quesito a te e tu me dovrai rispnnere a tono. ARLECCHINO Fra i baic! PETRUZZO Quanto ci ariscommtti? ARLECCHINO Un bajch entrgh. Ma te do' l'avisda che mi a cognsso tutto de tucc. PETRUZZO Un baicco. ARLECCHINO T chi el me' bajc in del capl. (Canticchiando) Oh che bei baicchi (Butta di nuovo il cappello per terra con dentro i due baicchi). PETRUZZO EIla sar 'na domanda de zoologia. ARLECCHINO Zoologia? Sara, come dir, roba de bestie? Zoos dal greco bestia.. PETRUZZO Esatto! ARLECCHINO So tuto! N'altro baich? PETRUZZO Eccoti l'artro baicco. ARLECCHINO (canticchiando) Oh che bei baicchi... PETRUZZO Allora animale... bestia. ARLECCHINO A chi?! PETRUZZO Sto enunciando il soggetto che doveri endovenre. ARLECCHINO Ah.... . PETRUZZO Bestiam utque: annemle quadrupede. ARLECCHINO Che quadruppede? PETRUZZO Quater-pedes. Accio che tne quattro piedi. ARLECCHINO Ah, tuto a quatro? Quatro pe', quatro man, quatro oci, e qutro cojn? PETRUZZO No, quattro son solo li piedi... Ed mammifero. ARLECCHINO Una bestia quatrupeda mamifera? L' facile! Un alter baic? PETRUZZO Rieccoti er baicco.

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ARLECCHINO So tuto... ihihihi, ihihihi, ihihihi, 'i cognosso tutti mi, nom, sovrannom e indirizz. PETRUZZO Annemale quadrupede, mammifero... ascolta bene... ARLECCHINO Va, va ennze. PETRUZZO De notte... ARLECCHINO De nott? PETRUZZO Cammina su li tetti. ARLECCHINO Camna sora i tecc?... Ah, ah. I cognsso tutti mi quei che va per tecc. PETRUZZO Co' la luna piena... ARLECCHINO Con la luna piena? PETRUZZO Fa miao. ARLECCHINO Camina su i tecc, de nocc, con la luna piena e el fa miaoo? PETRUZZO S. ARLECCHINO EI so! PETRUZZO Artro baicco? ARLECCHINO Ecco qui, naltro baicch ... ihihihi Son dr a robrte, 'na rapin... Rapinam Grassandi! PETRUZZO Fatti attento, che stai sortendo de strada. ARLECCHINO Sorto de strada? PETRUZZO S, imperocch con ste indicazioni te ce arretroveri engannto. ARLECCHINO Va, va che l' una robera che te fo! Oh che bei baicchi... PETRUZZO Allora, la pelliccia... er pelo... ARLECCHINO El pelo? PETRUZZO EIlo pu retrovrse en tinta neca... ARLECCHINO A tinta nega il pelo. PETRUZZO Macchiato, o a strisce. ARLECCHINO A tinta uniga... maciada o stria? (Scoppia a ridere come in preda ad un eccesso isterico di felicit) Lo so! Altro baicch? PETRUZZO Artro baicco! ARLECCHINO Tel disi? PETRUZZO Sentiamo... ARLECCHINO Alora, recapitolndo, l' una animale bestia che va su i tcc. PETRUZZO S. ARLECCHINO Quando gh la luna piena fa miaoo. PETRUZZO Fa miaoo!

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ARLECCHINO Ghha il pelo a str o a mage. PETRUZZO e vola! ARLECCHINO (scoppia a ridere) Ihihihi (s blocca, di colpo serio) Ehehehe?! Che?! Vola?! PETRUZZO Vola, vola! Ha certe ali compagne iguli a quelle del pipistrello, con delle innervature evidenziate... che sbatte. ARLECCHINO Ah, glio cap, Leonardo! Leonardo l' drio a far on sperimento co' sta bestia e el ghha fatto le ali de lgn con i penn de tachna e d'oca... cos che el pedala! (Mima il gatto che pedala) Miaoo! Miaoo! Miaoo! PETRUZZO No, so' sue: nasce coll'ali. ARLECCHINO EI vgn al mond con i ali e fa miaoo?! PETRUZZO E quinci per li tetti: splafff, splafff! ARLECCHINO E vola? PETRUZZO S. ARLECCHINO Un mamifero quadrupeto? PETRUZZO Esatto! ARLECCHINO Bja! Cosa... no, spcia! Non ti me podra dar un qualche indicasi un p pi' de partecolre... PETRUZZO Un'artra endecazine? ARLECCHINO S. PETRUZZO Abbisogna che te giochi 'n'artro baicco. ARLECCHINO Perch? PETRUZZO Un'endicazione, 'nu balocco. E' la regola. ARLECCHINO Va bn, se l la regola vaga per 'st'altro baicch! PETRUZZO Cotesto lo mio! No' m'ascolta attento: te fo dono de uno grappolo d' endicazini: el nostro annemle sverna in Scozia. ARLECCHINO Scosia?'... PETRUZZO Emigra in Afric. ARLECCHINO In Africa emigra?... Normale! PETRUZZO Lo tempo dei letargo... ARLECCHINO Letargo... PETRUZZO Se lo spassa a duecento metri nello sprofondo de l'Oceano Indiano. ARLECCHINO Sot'acqua?! EI camna sora i tcc e'...plufff! PETRUZZO S. ARLECCHINO Dusnt mter sot'acqua, e el fa miaoo? PETRUZZO S. ARLECCHINO Ma che rassa schifosa d'animal bestia l'? PETRUZZO Artro baicco?

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ARLECCHINO No, aspetta... ghe l'ho qui sulla lengua. Aitom per piasr. Dam quic altra indicasin! PETRUZZO Baicco! ARLECCHINO D'acrd! Cssa no se fa per la scienza! PETRUZZO Ecco qua... sverna in Africa e fa le va. ARLECCHINO Eh?! Un gatt che fa i vi? PETRUZZO Un ibrido! Non l' un gatto, anco se fa miao... ARLECCHINO Appunto, digo... no l' miga un gat. E cssa l'? PETRUZZO Te ce vijo aiudre, che me fai pena, stavolta gratis. Ci sta 'n'artro particulre che lo distingue assai dalli mammiferi comuni... ARLECCHINO Ah, l' vun che el se destngue me pareva! PETRUZZO Illo, el nostro, nun cova l'ova. ARLECCHINO Ah, manco mal! Lu no i ca i ovi, i sbate via! PETRUZZO No, ce d la zinna. ARLECCHINO Cosa?.. Ghe d la tetta ai ovi? PETRUZZO S, allatta l'ovo, tiene nu pcciolo beccuccio in cima alla zinna, qui, fa un pertugio dinta all'ovo.... e appresso: ciuch, ciuch! (Mima di allattare un uovo) ARLECCHINO No?! PETRUZZO S, lo caporllo s'apre come un fiore, e appresso: plofff... plofff... gnumhhh, gnumhh, gnuhhhh! ARLECCHINO Ploch... Lu el ciucia... e vola! Sui tcc. PETRUZZO S, e fa miaooo. ARLECCHINO Ma che schvio de bestia l'? Se la cipi a sta bestia bastarda ghe intorcni el col, po ghe stronchi le ale... e sciahm, pahm, sciahm pahm... miaooo! Ghe ciuci tuti i ovi. Meir, me fo 'na bela fritda... e sciffff e sciafff e scifff! Ma che schvio de animale l'? PETRUZZO Mo ascrta, te ce vojo dare n'artra endicazine. ARLECCHINO A gratis? PETRUZZO No, duo baicchi.... E attent'a tte ch' l'rtima addrizzta che te concedo. ARLECCHINO A l' anco la ultima palanca in de la mia scarsla. PL'TR'. Bono, statte attento: l'anemle en questione ermafrodita... dal greco frodito: frodo-doppio e dicto-dicitur ner senso de sesso diverso, quindi doppio sesso. Ermas dallo spagnolo: Er massimo... er pi del godimento nellammore che se assrge nello momento che tieni entrambi-duo li sessi: quello de msculo e de femmina apparati. ARLECCHINO Ah, el zozzone! Me dise: ermafrodito... s... s...

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alra 'ste bestie, tanto femina che mstcio gh'hano tact sempre tanto ol passaro che la passarina? PETRUZZO Tu l'hai detto! E se coningono un co' l'rtro. Ma in lo pi delle vrte ce piace massimamente l'accopiata singola. ARLECCHINO Acoppida singola? PETRUZZO S... tant' che elli duo nello tempo dell'amore, sora i tetti, con la luna piena... la femmina de qua, er mascolo de l. ARLECCHINO La femina de qua e el mastcio l? PETRUZZO Da soli. ARLECCHINODasoli. PETRUZZO Se fanno all'amore ciascheduno per lo conto proprio. (Si contorce e miagola appassionatamente) Miaoo... miaoo! MiaaaaaaoooooOOOO! AlaaaaaaAAAAAQQooooooooOOOOOOO!! (Entrambi s contorcono e miagolano come gatti in amore). ARLECCHINO Cosa che i fa? PETRUZZO Se autoposseggono. ARLECCHINO Ma va?! PETRUZZO Se autofecnnano. ARLECCHINO Da per lori?! PETRUZZO E ce restano engravidti... entrambiduo. ARLECCHINO Ognun per so' conto... sti sozzon! PETRUZZO Fanno l'ovo: e plofff, plofff, plofff. ARLECCHINO L'ovo... plofff... plofffff, plofffffff... Di, ma il Vscuvo de l'Inquisizin ol sa l? Che se i ghe fa la spia, te vedar che bordeleri te pianta in pie. I le brusa tutte 'ste bestie rmafrodita schifse, sgarose! Ma spetta, spcia... fame recapitolr: fa i ovi... PETRUZZO S. ARLECCHINO Camna sora i tcci. PETRUZZO S. ARLECCHINO Fa miaoo! PETRUZZO S. ARLECCHINO Vola... plofff, plofff, plofff, plofff! Va a svern in profondo a picco in dello Oceano Indiano... PETRUZZO S. ARLECCHINO Ol ghha le ali de pipistrello e a l' ermafrodito... Miaoo... o ol fa l'amore da per lu-solo. PETRUZZO E che anemale illo ? ARLECCHINO (sull'orlo del

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pianto) Scolta, te pregi... naltra indicazin. Ma fame credito che so rest senza pi manco un baico. PETRUZZO Se tu me darebbe l'orologgio tjo. ARLECCHINO Va be'... ctate puranco l'orlogg... pro pap! PETRUZZO Orabbne eccoti lo particolare urtimo: derntro lo periodo dell'ammore... ARLECCHINO Eh! PETRUZZO La coda. ARLECCHINO La cova?! PETRUZZO L'apice rtimo de la coda... ARLECCHINO Eh? PETRUZZO Saccenne e se spegne come alle lucciole. Ma 'na luce molto pi grande assai: fa conto 'na lanterna... prima s'allma e poi se spegne... s'allma... ploch, plich... ARLECCHINO Ghha la cva a lanterna de lusola. Fa: ploch, ploch. (Danza agitando il braccio a mo' di coda, spalanca e richiude la mano ad indicare l'intermittenza) PETRUZZO Proprio accuss! Come impazziti prendono a rifare tutti i vari passaggi dello strano animale: volo, allattamento, auto concepimento, ecc. ARLECCHINO Tuuuuuuutttt, plofff, tuuuutttt, tuuuut, miaaaaAAAooOO PETRUZZO Tuuuuuttt, tuuutta... la coda e plofff, plofffff, ploffffffff.'.. ARLECCHINO Fa le ova! PETRUZZO PLOFFFF, Ploffff, plofffff... ARLECCHINO Vola MiaaaaAAAooooooOOOO! Paresse un gato ma no l' miga un gato... tanto che fa le ova l no le cva: ghe d la tetta col latte... ciuccia! plofff, plofff,plofff e fa miaoooo! Basta! Basta! Va! Beccate tuto. Toh i to' baicch! (Gli butta il cappello pieno di baicchi). Ti e quel bastardo de rmafrodto l, bestia de vmego! PETRUZZO Beh, di certo non l'era fccile. ARLECCHINO Ghho perdt! PETRUZZO Epper ti se' battuto con onore. ARLECCHINO Ghho pag la scomssa! Mha sgar anco l'orlogg del me pare. PETRUZZO Omo d'onore ti se' mostrato.

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ARLECCHINO S, ma i vj savr. Mi gho besgn de cognssere el nom de sta bestia che rassa de animal l' quest! Anca el nom en latino, voj savr! PETRUZZO Davvero te fa curriso tanto de cognsce er nome de cotesto annemle? ARLECCHINO E ghh diritto, bja! Ghho pagt, a mi. PETRUZZO Scusa... e io per la miseria de qunnici baicchi zozzi... io me ci dovrebbe venire a svellre a te lo nome segreto de st animale scognoscito, encredbbile, unico allo monno? Ma repjate li ti quattrini embeclli. Ci ho una degnit, io, enciclopddica! (Gli butta il cappello con i quattrini e se ne va impettito, straripando orgoglio). BUIO o) Buio V617 LAVESPACOMICA Ilfalsoincidente. Il giorno dopo la compagnia si riunisce per le prove. Vengono fabbricate,coltruccodelcrinedicavalloel'aggiuntadipezzetti di stoffa con piccole piume, un paio di vespe quasi perfette. L'incidentedellavesparompiscatolesarripresoperfiloeper segno a cominciare dal prologo. Si introduce la vespa anche nellascenad'amore.C'unlitigioperquestionid'onoreedecco chesisenteilronziodell'insettoorrendo. Tuttisaltano,siagitano,sembranodanzareimpazziti.Allafine la commedia non avr pi il titolo plautino ma si chiamer La Commedia della Vespa. Un incidente esterno diventato fondamentalealrinnovodellamacchinacomica. Nel trasportare il sipario, i mimi lo lasciano volontariamente cadere.Sitrattadelpretestoperparlaredellincidente. DARIO: Niente paura. tutto normale. GIORGIO: Esiste un aneddoto, quello di Cherea, ricordato dal Pandolfi in Cronache della Commedia dell'Arte, che emblematico per capire il peso che davano i nostri comici all'incidente.

Cherea, grandissimo attore del tempo di Ruzante, metgiullareemetcomicodell'arte,uomodinotevolecultura, fuilprimoatradurrePlautoeTerenzio,esoprattuttoamettere inscenalecommediedeiduelatini. Si racconta che Cherea, a Venezia, stava rappresentando una commedia di Plauto, un mediocre allestimento con passaggi abbastanza vivaci ma che, nel complesso, non riusciva a decollare. In altre parole, il pubblico rideva poco. Ma ecco che, una sera, proprio mentre il capocomico entra in scena per recitare il prologo, una vespa petulante lo aggredisce cominciando a ronzargli intorno. Cherea si scansa nervoso senza dare a vedere l'imbarazzo. Riprende a recitare il prologo, ma la vespa, davvero fastidiosa, gli si va a posare proprio dentro unorecchio. Scacciata, passa su una gota e poi gli si infila dentro una manica. L'attore si agita dando pacche qua e l. Finisce schiaffeggiandosi con inaudita violenza, ma non riesce ad allontanare la vespa. Tutta la parte che segue va eseguita. I mimi come fossero gli spettatori. L'effetto esilarante. Il pubblico, che s' reso conto della situazione davvero spassosa, sbotta a ridere a crepapelle. Cherea, da autentico animale di palcoscenico, invece di smarrirsi, rilancia la situazione della battaglia con la vespa. Carica gli effetti, finge che la vespa si sia infilata per il collo dentrolaschiena.Siagita,sigratta.Sussultacomepuntosotto l'ascella,infilalamanonellamanica,restaincastrato,nonriesce pi a tirarla fuori. In quella impossibile situazione continua, imperterrito, a recitare il prologo. Il pubblico non riesce ad afferrarneunasolaparola,presocom'dalfourire.MaCherea incalza. Tira con forza la mano fuori dalla manica e strappa la camicia.Sifrugasottolacasaccaallaricercadellavespaormai immaginaria. Si strappa di dosso gli abiti, fruga tra le braghe. Mima di essere punto sui glutei e in altri punti delicati, patrimonio della virilit. Ormai la vespa se n' andata, ma Cherea riesce a dare l'illusione al pubblico che quella sia sempre l, arrogante pi di prima. Anzi, quando lo spettacolo veroepropriohainizio,edentranoinscenaaltriattori,questi, a loro volta ammaestrati, mimano di essere importunati dalla vespa. Non contento, Cherea mima di rincorrere la vespa che

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scende in platea fra il pubblico e, disinvolto, col pretesto di voler colpire l'insetto informe, prende a ceffoni qualchespettatore.Lospettacolo,logico,vaaputtana,comesi dice,mailsuccessodellaserataincredibile. Un altro gag era a Venezia lacqua alta. In palcoscenico e tutti quanti erano preoccupati. Erano soltanto quattro o cinque coccume di acqua versate. Un altro quello di quello che muore dinfarto. 1539 Il GRAMMELLOT Parlare senza parole. Voglio cominciare parlando del grammelot, attraverso il quale arriveremo a trattare della storia della Commedia dell'Arte e di un problema del tutto particolare, quello del linguaggio e della sua messa in pratica. Mostrer il grammelot partendo d'acchito da un pezzo ormai classico di repertorio per far capire, a carte scoperte, come si articola. Grammelot un termine di origine francese, coniato dai comici dell'arte e maccheronizzato dai veneti che dicevano gramlotto. una parola priva di significato intrinseco, un papocchio di suoni che riescono egualmente a evocare il senso del discorso. Grammelot significa, appunto, gioco onomatopeico di un discorso, articolato arbitrariamente, ma che in grado di trasmettere, con l'apporto di gesti, ritmi e sonorit particolari, un intero discorso compiuto. In questa chiave possibile improvvisare - meglio, articolare - grammelot di tutti i tipi riferiti a strutture lessicali le pi diverse. La prima forma di grammelot la eseguono senz'altro i bambini con la loro incredibile fantasia quando fingono di fare discorsi chiarissimi con farfugliamenti straordinari, che fra di loro intendono perfettamente. Ho assistito al dialogo tra un bambino napoletano e un bambino inglese e ho notato che entrambi non esitavano un attimo. Per comunicare non usavano la propria lingua ma un'altra inventata, appunto il grammelot. Il napoletano fingeva di parlare in inglese e l'altro fingeva di parlare in italiano meridionalizzato. Si intendevano benissimo. Attraverso gesti, cadenze e farfugliamenti variati, avevano costruito un loro codice. A nostra volta, possiamo parlare tutti i grammelot: quello inglese, francese, tedesco, spagnolo, napoletano, veneto, romanesco, proprio tutti! Naturalmente per riuscirci occorre un minimo di applicazione, di studio e soprattutto tanta pratica. In seguito suggerir alcuni accorgimenti tecnici. In questo caso, finalmente,

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impossibile dettare delle regole, e tantomeno omologarle. Bisogna andare per intuito e per conoscenza quasi sotterranea, non si pu certo elargire un metodo definito a spiegare tutto fino in fondo; per, osservando, si arriva a capire. Ecco il primo esempio. Consideriamo una favola di Esopo che forse molti gi conoscono: la favola del corvo e dell'aquila. Prima inquadratura: l'aquila vola per il cielo disegnando larghi giri quando, seconda inquadratura, all'improvviso scorge in mezzo al gregge, un po' in disparte, un piccolo agnello zoppicante. Terza inquadratura: allora volteggia largo, si getta in picchiata, va gi come un razzo, afferra con gli artigli il povero agnello e se lo porta via. Quarta: il contadino accorre urlando, lancia sassi, il cane abbaia, ma niente da fare, ormai l'aquila lontana. Quinta: sul ramo di un albero c' un corvo: ah, ah, ah! - gracchia eccitato - non ci avevo mai pensato, guarda com' facile acchiappare gli agnelli, eh, basta buttarsi gi! Cosa mi manca per fare altrettanto? Sono nero come l'aquila, ho gli artigli anch'io e li ho forti, perdio, ho delle ali larghe quasi come le sue, so fare alteggi e picchiate come lei. Detto fatto, sesta inquadratura: esegue il suo volteggio e mentre sta per buttarsi a picco su un agnello in disparte, come ha visto fare dall'aquila, si accorge che, pi in l, pascolano delle pecore pi grasse. Ma quanto stata scema quella! Come? Con tutte le pecore pasciute che ci stanno, perch dovrei limitarmi anch'io ad afferrare un agnello cos smilzo? Mica son fesso come l'aquila, io! Io mi butto sulla pecora pi grossa, cos faccio un solo viaggio per garantirmi tutti i pasti della settimana. Si butta in picchiata abbarbicandosi con gran forza al vello della pecora, ma si accorge che faticoso trascinarsela via. Improvvisamente sente il contadino urlare e il cane latrare. Spaventato sbatte le ali ma la pecora non si solleva, cerca di liberarsi del vello che lo ancora alla pecora ma, tira e molla, non ce la fa. troppo tardi, ormai. Arriva il pastore che lo colpisce con legnate tremende, il cane gli salta addosso, l'addenta e lo sgozza. Morale: non basta possedere penne nere, n esibire un bel becco robusto o ali larghe e possenti. Per acchiappare pecore bisogna, soprattutto, essere nati aquile. Un'altra morale questa: non tanto difficile agguantare una preda, c' solo da preoccuparsi di riuscire a battersela comodi senza essere poi battuti. Quindi, accontentati dell'agnello smilzo, la pecora grassa aspetta a portartela via quando attaccato al sedere avrai un reattore a tutta spinta. Ma in Esopo questa variante non c'.

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Vediamo, ora, come pu essere realizzato il racconto in grammelot della parabola in questione. La eseguo a soggetto, cosa che rende inevitabile l'improvvisazione. Ecco, qui posso svelare l'impiego di un metodo. Per eseguire un racconto in grammelot bisogna possedere una specie di bagaglio degli stereotipi sonori e tonali pi evidenti di una lingua e aver chiari il ritmo e le cadenze proprie dell'idioma a cui si vuole alludere. Prendiamo una koin pseudo-siciliano-calabrese, e su questa sequenza di sonorit costruiamo un grammelot. Quali punti fissi o cardini dobbiamo tenere presenti per la realizzazione? Prima di tutto informare il pubblico del tema che si intende svolgere, cosa che ho gi fatto. A ci bisogna aggiungere elementi chiave che caratterizzino, attraverso gesti e suoni, i caratteri specifici dell'aquila e del corvo. E ovvio che io non posso esporre i dialoghi al completo, ma solo accennarli, farli indovinare. Quanto pi c' semplicit e chiarezza nei gesti che accompagnano il grammelot, tanto pi possibile la comprensione del discorso. Ricapitolando: suoni onomatopeici, gestualit pulita ed evidente, timbri, ritmi, coordinazione e, soprattutto, una grande sintesi. Esegue iniziando con gesti minuti e in tono di conversazione familiare. Cresce poi nel ritmo e nella incisivit. Commenta frasi didascaliche con sfarfugliamenti a buttar via. Allarga la gestualit. Passa rapidamente da un'inquadratura all'altra. Accelera in progressione drammatica sollevando il tono della voce e le cadenze. Ogni tanto, nello sproloquio, mi sono preoccupato di inserire termini facilmente percepibili per la comprensione logica dellascolto. Quali parole ho pronunciato chiaramente, se pur storpiate? Aquila, pastore, corvo, corbazzo, e ho addirittura spiccicato i termini picura e picuriddu per agnello. Inoltre, col supporto dei gesti, ho indicato alcuni verbi come volare, urlare, abbaiare, correre, termini che pronunciavo storpiando in un facsimile meridionale ma che non arrivavano mai a caso. Infatti, il momento clou di questo lungo farfugliare e il raccordo con la parola giusta e specifica che stabiliamo insieme. L'aquila vola a cerchio nel cielo, il cane abbaia e ringhia, sono immagini che bisogna trasmettere in modo preciso e pulito. Questa la chiave di esposizione obbligatoria nel gioco onomatopeico del grammelot.

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Se eseguo il grammelot francese, per esempio, sono costretto egualmente a riproporre immagini stabilite, passaggi chiari, mai equivoci, e una sintesi esatta degli avvenimenti che devo comunicare. Lo dimostrer fra poco con la lezione di Scapino. Altro mezzo importante per riuscire a farsi intendere l'uso corretto della gestualit. Nel momento in cui alludo al volo, nella fase drammatica in cui, nelle vesti del corvo, cerco di risalire, mi pongo di profilo rispetto al pubblico che sta in sala perch importante che si disegni lo sforzo del soggetto nel battere le ali. E ci reso pi evidente se il mio corpo visibile per intero, in silhouette, piuttosto che di fronte al pubblico. Potrei anche eseguirlo di fronte, ma per ottenere tuttaltro risultato. Le posizioni di maggiore effetto vanno ripetute ad immagine costante nei vari casi che determinano le varianti al tema. Per capirci meglio: primo volo, dell'aquila: mi pongo di profilo, mi chino in avanti, agito le braccia, roteo, alludendo a una virata. Secondo volo, del corvo: bisogna ripeterlo allo stesso modo, accentuandone, per, la goffaggine. Cos ecco che nel primo caso lo spettatore sar sollecitato a notare la facilit con cui l'aquila prende quota e vola via abbrancandosi l'agnello, e la seconda volta parteciper all'impaccio del corvo che, goffo e maldestro, non riesce a districarsi. La ripetizione dei termini dell'azione, in entrambi i casi, perch funzioni, dev'essere appunto costante, quasi da sovrapporsi. La sintesi espressa mediante stereotipi con varianti nette costituisce una tecnica gi sfruttata nei racconti delle pitture vascolari greche ed etrusche nonch negli affreschi di Giotto, nelle sequenze di immagini della vita di san Francesco o di Cristo, che qualcuno ha giustamente indicato come i pi bei racconti a fumetto della storia dell'arte. D'altronde, la sequenza che ho eseguito potrebbe facilmente essere tradotta in fumetto.

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A questo proposito pu essere di aiuto un'osservazione. A molti sar capitato di assistere alla rappresentazione di un'opera recitata in una lingua sconosciuta, e di meravigliarsi del fatto che il discorso alle volte apparisse abbastanza comprensibile e anzi, in certi momenti, assolutamente chiaro. Certo i gesti, i ritmi, i toni e, soprattutto, la semplicit concorrevano in gran parte a far s che la lingua sconosciuta non fosse elemento di grave impaccio. Ma questo non basta a spiegare il fenomeno. Ci si rende conto dell'esistenza di qualcosa di sotterraneo, di magico, che spinge il nostro cervello a intuire, anche, ci che non completamente e chiaramente espresso. Ci si accorge di aver acquisito nel tempo una quantit di nozioni del linguaggio e della comunicazione, con varianti a dir poco infinite. Le centinaia di storie che abbiamo immagazzinato, a partire dalle favole dell'infanzia per proseguire con i cartoni animati, le storie raccontate coi film, con le commedie a teatro, dalla televisione, dai fumetti, concorrono a preparare il cervello alla lettura di una storia nuova raccontata anche senza parole intelligibili. Discorso sullimprovvisazione. La miglior improvvisazione quellapreparata. Esicuro?Domanicisarloscontro. Scontrodichi? Nostrocontroifranzosi. Certo ci si scontrer. E saranno budella fuori dalle pance e cristianiinfilzatidallacavalleria.

- Speriamocheanoilanzotticitenganodirincalzo. - Dirincalzo? - S, come di riserva fuori dallo scontro, per poi farci entrare in campo solo quando lesercito franzoso sfondato. E noi inseguiamoglisbandati. - Eseinvecesbandatisonoinostri? - Beh, in sto caso noi ci troveremmo nella posizione buona: in fondo al gruppo dattacco, in vantaggio, saremo in prima fila perscappare. - Eseinveceifranzosiconlacavalleriascatenatachesiritrovano sorpassanolenostrealiefannoarcoeciprendonoallespalle? Dicolpodaultimidiventiamoiprimiaessereinfilzata! - Ehi,maseiunmenagramo! - No,iosonounacheragionaconlapropriatesta. - Etelafaiaddossocoltuoculo. - Megliofarselaaddossoprima,checacaredopoperlospavento. - Vaiafartifotteremivenutafame. - Macome,siparladelrischiodicrepareetupensiamangiare? - Certo, la cosa pi dolorosa quella di fartela addosso ma trovartisenzanientedaspararedalculo. - Madovehairimediatostomezzopollo? - Lho fregato a un contadino. E gli ho fregato pure la moglie. E credochealeisiapersinopiaciuto. - Dio,quantoseirozzo!Nonsaicheparlaredabrigante! - Perch,chedifferenzactranoi,lancecorte,eunamasnadadi briganti! - Primaditutto,seinunoscontrocapitacheunbrigantesiafatto prigionieroloscannano,loappiccicanoaunalberoevia. - Einveceanoi? - Scherziamo?Cidevonorispettare,cistafiordileggediguerra checiprotegge.Ilprigionierodeveessererispettato,sacro! - Noiduesacri? Certo,siamotracristiani,micafraturchi! Hairagione,lacavalleriadeifrantosilapicristiana.Tengono crocidappertutto:sullacorazza,sullelmo,sullespalleepersino sulle natiche. Io lho vista caricare una volta, dallalto di una collina, erano quasi eroici, maestosi: bandiere che sbattevano nellaria, lance cos lunghe che bucavano ogni cosa piumecorazze doro, mantelli, cavalli ingualdrappati di cuoio rosso e azzurro era proprio uno spettacolo starli a vedere!

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Peccato che nello scontro i nostri fossero infilzati cometordiallospiedo.Basta!Nonparlarmiditordiallospiedo. Haifattovenirfameancheame!Dquaquelmezzopollo.Viale mani di dosso o ti do una coltellata. La coltellata te la do io. mio!mio!mio! Finisconoperazzuffarsi. 360 CONSIGLIAGLIATTORI DISCORSO AGLI ATTORI DI TORELLI, ARCHITETTO E ALLESTITORE DI SPETTACOLI PER LA COMPAGNIA E LE SCENE DEL RE DI FRANCIA Si racconta che Solone, legislatore ateniese, ascoltando a teatro Tespi, lattore capocomico del famoso teatro chiamato appunto di Tespi, si indign fortemente. Egli, lattore portentoso, sapeva truccare a tal punto le movenze ed artefare la voce trasformando allimprovviso se stesso in donna, vecchio, fanciullo, usando di poco il mascheramento e panni diversi. Gli abbastava agire di gesti con braccia e corpo tutto con lanche e il porsi di volta in volta in variata positura. No url Solone questa non arte del recitare, ma trasformismo,giocaresulleffettodeitimbriedelmodulare.Non produrre discorsi con le parole. E chiuse urlando: Codesto attore non un interprete della verit, ma solo un ipocrites, mentitore della realt. Se anco voi volete che vi si chiami ipocriti, giocate con effetti da funamboli con gesti e parole usando falsetti e bassi profondi e ancora cantate rapide e miagolantidastupireigonzi.No,perdio,rappresentaresignifica reinventare il vero ma non falsificarlo. Perci partite sempre dal naturale, studiate il reale per giungere a una corretta finzione. E attenti, che grave errore anco lasciarsi prendere dallimitazione perfetta senza strafare no, in alcune situazionibisognasaperstrafare,maconstraordinariamisurae eleganza. Guardate le sculture di Michelangelo, sulla tomba de Medici, quella statua della Notte e laltra del Giorno, e i Prigioni vi sembrano perfettamente ritratti di donne e uomini reali? No, nientaffatto, le misure, i rapporti degli arti sono arbitrari e cos forzata ogni loro positura. C una potenza, uno slancio che

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nessun umano possiede braccia, collo, cosce, petto tutto pare rispettato, ma in verit nulla pi dentro le regole del normale. Eumano? No,sovraumano,quasidivinopoichMichelangelo,comelui stesso dichiarava, rotta ho la regola e la misura perch esse figuregiunganoarespirare!. E cos voi a vostra volta dovete riuscire a rompere il convenzionale, uscir di misura per saper strafare con inusitata dimensione. E questo che distingue lartista eccezionale dal buonartigiano:lareinvenzionedelleregoleedellamisura. 443 15 settembre 2005 I comici e Don Giovanni Ricordarsi del racconto dei comici trascinati dalla tempesta in unisola insieme ai loro compagni di viaggio, una quantit di giovani seminaristi accompagnati da prelati vari e da un paio di vescovi e un cardinale. Nellisola c un solo palazzone, unantica base di guarnigione militare.Nelgrandesalonesiriunisconoaturnoiprelatiperle loro orazioni e i comici per le loro prove in scena. Il cardinale chiede di assistere a unesibizione teatrale. Qui non abbiamo altro diversivo. Non hanno mai assistito a uno spettacolo dei comici.Gliattorisonoperplessi,nonposseggonounrepertorio adatto a dei religiosi. unottima occasione per conoscere la realt.Noncmigliormodoperconoscerla.Iolosoperchda giovane ho frequentato molto il teatro. Esibitevi senza timore, senzacensurareomediare. Nelnaufragioavevanosalvatocostumiearredi. Don Giovanni della commedia dellarte. Capriata a travoni. Praticabile. Siiniziasubitoconunascenadiseduzione.Quindiilpadredilei interviene per liberare la fanciulla e impugna la spada. Duello. Ammazzamentodelpadre.Lasuorachefuggedalconventoper raggiungere Don Giovanni. La tempesta. Don Giovanni che corteggiadueragazzeallostessotempo.Variantecomici. Una scena in cui Don Giovanni si infila nel letto di una donna fingendodiessereilmarito.Ilmaritostatoubriacatoedorme nellasottostanteosteria.Ladonnascacciailmaritocolqualeha

litigato. Don Giovanni piange. Piangi? la prima voltachetisentopiangeredicelamogliecommossamiami ancora.Loabbraccia,lospoglia.Matunonseimiomarito!Sei ilcavaliere!Ioavreibenvolentieraccettatodiabbracciarmiate, ma con linganno no non laccetto!. Gli lancia addosso tutto quel che le capita, compreso un sacco di rape, il pitale colmo dorina.Eunsaccodifarinachesispaccacolpendoilcavaliere. DonGiovannituttobiancocomeunfantasma.Entrailmarito ubriaco che sta smaltendo un po la sbornia. Un fantasma Nudo?. Lo prende a calci e bastonate. Impotente il cavaliere fuggedallafinestra.Sisenteungrantonfo.Ladonnascaraventa tuttalafarinarimastaaddossoalmarito.Ilmaritoaccecatoea sua volta imbiancato. Batte contro i sostegni delle travi. Ed colpito dalle mazzate della donna. Scoppia in lacrime. Piangi, anchetufinalmentepiangi.Loabbraccia,entrambisirotolano unonellebracciadellaltro. Immagine dei prelati che applaudono. Sembra una parete che applaude. DiseguitolaletteradiSanCarloBorromeo. Lartedellaguerra StampareibranidellabattagliadipontedAdda.Eicommenti diRuzzante.Truffadellepromesse CONTROLLARETRADUZIONE 27ottobre2009 VEDEREIDUEDIALETTI 1208accomodatevi La lezione recitata da Franca FRANCA: Acomodve, acomodve file care come sit ble grasie desser vegnde! A ghho apres molto ol vostro deso de parlr con mi per consser tto su la prma nte damore la prma nte de lo smariazzo! Oh, mi me ne intendo de prime nce in tel lto ghe ne ho te tante! Ouhh! L on gran strabatn de cre e demosin. Per conmenzr bn la lesin, gh necesseta qualche nosin de natomia. Dnca, voi file care, ghavt un bne presiso: la parpajta. Ol savt, no?

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Ben, tti i bindorlon del mondo vorarssen averghe libero accesso in de la vostra paserina. No, no tuti ensma, tranchle! Ma lo majr problema l ol timor che va cta al pensir de quel che i savinti cimeno deflortio virgines. (Ride) Ah, ah st vegne smorte a lestnte ma struzzt da la curiosit de provare. Ghavt pagra, ma en podt pu de trovrve in qula situasin con gimbe e brasse del vster malnt amurs, che ve strigne co sospiri e gemiti, che l ol plagr mximo al mundo! Arivmo al zntro de la question: lofferta de la verginit! Ricordeve ben file in quel moment, al mstcio ghe intersa sojamnt qula: la verzinit! Per l vu sit come un castlo da conchestr, stansa, stansta, salon, cusina e ripostiglio con i rat Ma ol vster valor depnde sojamnte dallessere intonse o de gi adovrada. Nella ma esperienzia de mamna ghe ne ho vedt de tuti i colr e ve pdo segurr che de multe file no rvan libate a la prma nce damore han gi dont ol velo prezioso a n altro amador. Poe vgnen da mi piangiulnte Mammadora me cimen cus adame! Me devi marid. Mi cipo ago e filo e csi, csi ghe fo un recamno a punto crse e sta tranquila che l, ol bindla, no se encrze de nint. Altre, poarte, invece rvan a la prima nocte libate - intonse ma col defecto. S, defectose! Son nascie senza ol velo prezioso la sa mama no ghe lha fatto s desmentegda! No gh lanl zentle come dice la canzone dellanl la madre sa s desmentegda no ghe lha fat! Ol maro va fora de zervlo: Te me ghha embroj, pta ptana! A chi te gh dato ol velo?! Ol velo? L pieg nel casto! Tase, putana! Disonore! Niscin lenslo ensanguinto sventoler al meo balcon! Mhan tradito!!! Mama cssela via!. (Al pubblico) Fmine tte, na prce per tte qule vstre sorle sfortunde che rvan palpitanti a la defloratio col fiore che niscin ghha colto ma che l gi spampan! E se ciapeno anche de la puttna!

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De ogni manra, libte o no, besogna che vui arivt al gran momento prepart de conosinza e amaestrt.

Nsser fmena l gi una profession, ma sto mestr besogna averghelo imparato ben. Prima rgula: fghe a mente, l savr ben la parte e tto el ritul de quel che ve va a capit. Secnda rgula: Vu che ve stt per lassarve and fra le brazza dellamato in de la noce de luna, toca sotoporve a na prova con ell fi sospand, come cavrte che van al sicrifzio e ne manco embrighe dalegrssa, imbesude de festosit (risata esagerata). gi basi e silnsio! Apna che ve truvt solnghe con l, ardimentoso de amore, fit che la lse la sia basa cavteve pian pian le vste mostrghe li tondi cume fuss per axidnt fe mostra de inziampre e burlghe adoss ma subt ve tir indro Oh, scusa l lemosin

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Lu ol se appropinqua tremulnto por ol bolor l pronto e ben arm a chiaprve a stu punto spar la bta: sctiup a piagner e dist fra i singlt: Deo, Deo no son digna de t son na svergognada, no son vrzen per negotta! Zertament, mi ol so ben che vui set file da ben, intonse me angoli, encontamint. Ma proprio chi gh la mossa che ve fa guadagn: duit spias al vostr om, el padron vostro! Fe in manera che o sbianca per la figra e che in rabt me n can ol vaga a criar: Te descognossi, torna indr dai t! A sto punt dut sbotr en una ridada grosa. Impart bn a fa le ridade a stcip. Forza: Ah, ah, ah, ah, ah E p con vs tranquila ma da inciudall, spar la vostra bota a fondo. Desbiotta. A tta lux. El fasulett semper in man sughive na lacrima, anca se no la gh. Dasp con vox de na regina lanz sta sferzada: Ah bn alora el to amor el to respet verso de m se aresta tto chi? A pedoln su la mea tono acuto verzinit? Lamor, el rispecto, el valor, la fameja, i fi cosa son cos? Negt! Limene l tt per t! Ma cusa l st imene? L un velo lezzr, delict. L el centro incant del triangol dellumanit. E par t e per quei come t, anca mo l lniga roba sacra per pes el valr de m. E come l s sgragns l? Rester inciucht? Te cater a sberle? Te cover de male parole? El ciamer un notaro par far stcep ol contrtt? In mancanza dellimene bisogner pur stciapr queicss! Ma voi alter a sto punt tir fra la vostra ziogada proibida: la dichiasin de un dotor de vostra fe ve la trvi m na carta che ve garantiss la vostra entegret sigra. Si attesta che il presente fructo generandum, intonso e di prima qualit. E turn sui tcc a roda e via drizze a la porta, semper sbite cul fasulett in man con una sculetada apena. E adess mia bela fila, ecco che te sbalonzi su la altalena a rda, t te st in copa e l sta de sota e el dimanda perdn, se cava le braghe e te sgionfa adoss. Lasa pr che l te monta s la gropa, ma fag intend che se non respeta le regule ghe po capir de retruovarse naltra volta sota coi cojn schisci. E limene lavem sistem. E mo sem zonti al conflicto damor. S perch retruars bit, vn in t brasi de lolter, l propri na tenzn.

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Ol gnir ross de vergogna, ol spavento, el dolor, la gelosia sont i moment dua a zt ublig a pas in la gran giostra damor. Senza d p del tremor e del trars bluc beh, l natural sit tte doi al comenzament. Ve do sbit lavertida: gh tre regul per clasifig le femene marid e quele de diletto, l mej d de ltto. La prima rassa l quela de le tepide ingiugi, caregt de pudicizia, gimai sfront e va beh, pegg per lori. La seconda l quela de le done caregade de passin e che i despande grand calor. La terza l quela de le friggide, che no le mostra n deso n fasinamento. Friggide con do g tondi. Tta na vida senza ariv gimai al gudiment, con lomo soo che se dormenta sul venter tepido de unaltra. ARRIVATA QUI besogna che impart a star in un gran echilibrio, compagn che sonsse una musica. Gemiti, sospiri, tremori debon fare de lacompagnamnto. La respirasin durante lamore l molto importante! Repett con mi: Ah- ah- ah brivido damore tr tr - tr oh oh - oh mmm come per dire che bon dolze mama!. L ol comenza a despjarve vui ve scanst apna: Oh no, te prgio no subbto fame tor un pc de fit!. L ol ravana soto la sotna. Ah ah - ah tr tr tr oh oh oh mmm Oh no, oh no! S, s!. Ol s l molto importante come darghe lillusion che ol po fare L slonga a fondo la man. E vui: scich! Una sgifa bela sca su la facia! S, vui, ghe molt una sgifa! Se ciama sgiafn damore! L tropo? No! No l mai tropo sgiaf i meni! L la regula. Apresso ghe but subito le brasse al col e crirghe: Perdono amore, ma ghho t un gran spavento!. Ah,ahtrtrohohmmm:Ohbsame,scarsame,mavaghe pinchemoro.Oh,ohmoro! Nocolafaciadevnacheldreeamur!Moro!Moro!Ahaaa ahuuuuDecolpo:Fermete!FameparlNopodoFermo!...No podoGistemansse,tecagnoah! No podo l tropo forte sto mo amor ghho spavento che ti te ne profcti Oh perdt la testa per t, ghho el core en gola e nel zervlo: Oh - oh S - s no - no ah ah Ma fame almanco despoir!

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No, no ti che te despgi a mi ma mi, te despgi a ti. Mo l lu che se sent imbran. Despoglo, straziando i lazzi e le sule! Stachghe i botn, anca coi denci! Una furia! No tem, strazzlo tuto, gica camusa braghe Oh, finalmente l desbito. Vardlo tuto entrego. Un sussurro: Deo che meravgia! Ma chi set ti, na statua de Apollo? E adesso ve lass and come svegnde, in ginogio. Lo rimira da la testa ai pe dai pe al co. Poe and co i gi a met strada ol vard propri l e: Oh no, l troppo!. E l se sente volar en zilo, spart dal so bindorln!. Lu finalmente l rivat a spojarve nuda. Ghe tremba i man. Vui sospirt: Ah ah, ah ah. Tun, tu tun, tun, tu tun. E lu fa listess: Ah ah, ah ah oh oh oh mmm Ve carssa. Chi parte ol vostro assolo. Come fudste in gsa crit: Deo! Deo grssia! Santo, santissimo meo Segnor! Toe son le laude, la grssia e ol plazr!. No zntra negtto, ma fa sempre el so efecto. Lu ve vgn tuto incol ads. Sud. Vui ve sentt davro svegnr, sit pronta per ves catda. L ve basa ve strafugna Riva ol momento ol poarto ol sta per stciopre. Se appropinqua alla parpajtta dorata cunt vuse de testa dist: Ah- ah Fa pian te prgi ghho pagra! L ol spigne. (Come sopra) Oh oh aaaah Oh Dio che mal! Che mal! Dio Dio Dioo Oh Dioooo! Santa Vrzine Lu ve vegn tuto incol ads. Sud. Vui ve sentt davro svegnr ve lasserste volentra andar tta slanguda a farve catr No! No l ancora il tempo! Se stcimbia ol spartdo! Mand un gran cro e dis: Chiss mo cssa ti penser de mi! E gi lagrime. Svergognda son, svergognda! (Una ragazza simula il pianto) Ohohohohiiiihiiii!. No cos! Cos le pigne le fiolte, no le inmorse! Devt exerzitrve: Dna che no sa pigner ben, no la sar giamai felz! Via col pignere: Ohohohohiiiihiiii! Deo, deo Segnr! Creadr! Grsie o Santa Verzine!. E a sto punto lassve pur andr chvit trionft. Aleluja!

Lacantatadeipastori

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Prologo Quello che vi presenter adesso, un brano che non ho mai recitato.Ancorapocofastavoaggiungendovideipezzi. Il linguaggio che uso non solo il dialetto di Napoli ma anche delle montagne intorno al Vesuvio, un linguaggio allargato a tuttalaCampania.IlbranoinquestionehapertitoloLacantata deipastori.Voisapetechelacantatadeipastorieraunaforma di teatro che si svolgeva in tutto il napoletano e che, nel Seicento, stata proibita perch trattava di personaggi, situazioni, che, a detta della chiesa, erano veramente oscene, peccaminose, erano delle bestemmie. Naturalmente era l'ottusit di una certa chiesa che non capiva invece la poesia straordinaria e l'amore, il senso religioso, che era in queste storie. I due personaggi di questa cantata sono classici, sono come ARLECCHINO e Brighella e si chiamano Razzullo e Sarchiapone. Sono i super Pulcinella, sono due ottusi che cercano di arrangiarsi, di rubacchiare e di imbrogliare, non fannonientetuttalagiornata,nonsannofarenessunmestiere, inciampanoinognicosa,sonoveramentespassosiemoltevolte anche cinici. Poi c' la Madonna, il personaggio portante di questa storia, legata al culto della Madonna del Carmine. Voi sapete che vicino a Napoli, verso il Vesuvio, c' questa chiesa stupenda dedicata alla Madonna, un santuario famosissimo dovevannoafaredelleprocessioniincredibili. Cinto e cient'anni fa, pe' 'nu teremndo tremmamto, lu santuario de la Madonna du Crmene, a Npule, s'accatt 'na scrussontachetuttis'accreprenolimuri,elastatuasantade laMaronnasen'annaluscatafscio,redttaapolvere. Lifidliempazztipe'ludulre,criveno:No'ciavmmocchi la Maronna nustra! 'Ndo' la truvmmo m, 'n'artra statua che cefccilimirculia'stamannra?esebattvenolupittoese strazzvenol'ucchi. LaMadonna,checehaun'orecchiofinoch'nu'finmeno,sente 'stulamntoe,bnacomeall'...sepneenviaggiope'arrivcce a Npule attraversnnu lu mare, e znze a lu santuario du Crmenech'ginottefnna. Lu portone sfonnto de lu tremmamto e addnta nu' ce sta niscino.LaMadonnavdetutte'stecrepeindellomuroedisce:

Mjosemereproderntrolanicchia...stcciochi al segro. E accuss ce se pne. Ma, affatecta comme all', s'addurmeall'impidicmmestatuta. Lumattno,chemancosponnto'osole,znzenone'lacisali fedeli: Marcolo! La Maronna turnta, 'n'altra statua c' nascita!No'facmmerumore...pe'carit...checo'lufracasso sescrlenolimurielecolonne...etuttocearrovnasullocapo.E accuss, chino chino, co' la Vrzene che s'addurme sempe all'impiedi, la vanno a regovrre de tutte le cullne e l'ori che s'renosarvte.'Nosplennre!Depo',smpesenzafarumore, senesrtenodelusantuariope'dl'avvistadelastatuanvae preparlaprocessione. Comme zira la voce, zngheno dlli scalmanti che, pim e prapm,sprenofchi,bottietricchetracche:patapn,pam! Aaah!laMaronnasedasctape'lugrannefracsso:Eched'... 'n'artrotremmamto?Srteanfrttape'lasacresta'ndo'nu'ce staniscino. Quanno sta fra, da lu Vesuvio spunta lu Segnore tutt' enfocto: Maria, che stai a fa' in 'sto loco? E comme te se' combenta... co' tutte 'ste cullne? Nu' saccio, Segnre... Cro che li fidli me ci bbino addubbta accuss: da Marnna du Crmene! Ma che stai a f acc a Npule? Maria... tu te doverbbe truovtte a Nzzaret! A Nazzaret? E a fcce che, Segnre? Ma santa fmmena, a ghirni te nsse lu fjo tjo redantre! Oh, svampta meschna che so' io! Me s'ero 'smentecta!PatreSantopeddname!Beh,datte'nasvejtafja amia,ecurre!SegnorsSegnre!Mecevacoall'emmedita! Vuuohoo!,loSegnredescumpredintalucratre.LaMadonna desnneinrivaallumareaSantaLucia. Su lu molo, an do' so' attraccte le varche, ce stanno, assentti di sfatecti: Sarchiapone e Razzullo, doi muort'e famme che s'arrffenod'ogneoccasionepe'camp. Vdeno la Madonna e dcheno: Varda acchlla accme s' combinta!Vardacheancollantad'ori!Machisecreded'esse, laMaronnaduCrmene?Desegroell''nazngara...dechille chevannoatturnoaembroglimenchini. E la Madonna de lontano je dsce: Boni mmeni, me facte 'nu favre? Statte accurto che comnza l'embroglita! Salutmme, Segnra!, decteme de 'stu favre. C'averbbe abbisgno de fa 'na traversta. 'Na traversta, fin' addove?

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FinaPalestina.Visavteendo'staPalestina?Ah, ah,ceaddimnnaaniando'staPallestrna!Cestmoquasi decasaaPallestrna!Oh,mefa piazre! Evimecepotrste transetre? Vulentra! E quanto vulte pe' 'stu destrbo? Nuncepensate!respnneRazzulloCes'accrdaapprisso. Sarchiapone ammlla 'na btta a lu compare: Ma che st a comben, te se' ammattto? Statte bno e no' fiat che ce penz'io! LaMadonnaaddimnna:Eco'chebarcacenemmo?Co'chilla cheveparesegnra,ascegltevie.So'tuttenustre! Sarchiaponestrattnalucompare:Disgraziato!Ses'encrgenoli pescatori, chilli ce annigheno! Ma santa Maronna!, te vo' lassrme fa? Dicteme pure... Parlavate a ma? Signora, accumodtevedintaa'stavarca,lamejre.Ecco,allongteme lamanochevecaloabbscio.Sarchiapone,scnneaproraeata laseggnora! LaMadonnasecaladntalavrca.So'stata'mprpriofortunata aencontra'avibnicristiani.Segnora,no'putevteencontr demjo!Anoltricevnghenoacerc...eatruovrcefinode l'altromnno!Destccalavrca,Sarchiap! Accttanoliremi,l'arrzzanounod'acc,l'artrodal...lavarca s'abbasclla... 'no remo zira pe' l'aria. Razzullo s'acctta 'na remtaenlacapa. Marnna! Ma che stai a f? Io dice la Vrzene no' me so' movta,stccsentta...bona,chemancorespiro! Lidienfrcanoliremievghenoall'envrso:unoall'avntee l'artroarta.Lavarcaziraatonnotonno. Segn,sitesegrichechistaal'lamannrajstadevogre? Seggnra, smo marinri de Marcellna e a Marcellna se rema accuss, a la zira en ziro... ce s'ha cchi vantaggio! Ah bno... sojamntecheame,meziraenziropurelacapa...mec'ho'nu malredevomegre!No'tegntepe'caso'n'antzzadelemne? Lemne?Pronti! Razzullo srte de la saccccia 'nu pizzo de lemne fetnte: Tente! 'nu puco zzzo en verit! 'na razza accuss... se jmmeno: zzzi ma bni! Approfettte! Grazie, m' de gi passato. Finarmntelididesgraziatiseso'misid'accurdoallaremta. Lavarcaznzefradelopurto.

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Remnno, Sarchiapone addimnda: Ma cmme pnzi de fcce pav pe' 'sta faticta? Tranchllo: cmme c'accostmmo a l'altra riva de lu golfo, facmmo scnnere 'sta seggnra:s'accomodsse...smoarrevtiaPallestrna!E...zach, j strappmmo tutte le cullne e ve che ce ne fummo cmme dibniladroni.Ah,ah...chezirnofortunato! All'entrasstte se lva 'nu vinto fursennto, la varca se retruvaspntaennnzepe'lumareavirto.Ges!,maendo'ce truovmmo?No'sevdecchilacosta...Endo'smofornti? Mntano onde arrampecte cmme montagne. Ogne accavallta,la varca s'empnna... sale... scnne... embrca 'nacquta...liremiseneso'itipe'lufnno.Ata!Sevaapicco! ODeo,ata! Li di zozzni s'aggttano en gencchio co' l'ucchi al cilo: SantaMaronna,ata,slveceda'stomarammto! ElaMadonna,senttaapoppa,dsce:Bnifijli,varderchillo che puzzo fare! Segnora! se revlteno li di desperti Ma che dsce? Sttte azztta e pnza a preg pure tu! Ci avte raggine, pregher pur'o allu Patretrno. Lssa st lu Patretrno, chllo sta smpe occupato. Prega a la Maronna che l'mjoassi.Graziepe'lafedciacheciavte. Razzullos'endgna:Machestaabiastemchesta?Pecch,tuno' cihaifiducia?'Steforsteso'proprioantecristine! Vuohv! Vuuh! Sciacch! L'onde crscheno. Li di zozzni se so' affonnte la faccia in fra le mne e prgheno. La Madonna se spjadelumantelloe,tennnodicapico'lemne,lujttaen aria.Luvintolusullvaenfindolocmme'nagranvela...ela varca s'arza svra l'nne. Mira! Smo valzti in aria! cra SarchiaponeStmovolnnosvralumare!Mercolo! Engenocchiti a pecorni, manco s'avvdeno de lu mantello a velachelisostne. OhSantaMadre,tucehasarvti!No,nunrengraziteamma, maalufjomochetngoindeluvntri! LidisevrtenoallocccchtiavardlaMadonna:Machesta'a cianci, Seggnora! De che blasfmii? Dev'sse partta de zervllope'lospavinto! D'encnto lu vinto s'acchta, la varca gallzza tranquilla su lo mare.All'emprovvsa,s'appre'nuvascellodepiratisaracni. Ma che d'? Oh, sar 'nu caso, ma de qunno smmo co' 'sta zngaracecpetaaddussoognesrtadesventura!

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Enunmomnto,tuttilitreso'fattipriggionridali turchi enfedli. Lu capetno acchippa li di de parte e j dimnda: Chi l' 'sta fmmena che sta co' vi? 'na zngara ch'avmmecumprtoaPiedigrotta.Sevvepiace,ceseplepure accurdre...vefacmmo'nobnoprezzoco'ianellielecullne d'agginta.Pijte'stidifetentnirdenalucomannntee mozztej la capa! Ma pecch? Pecch vui ste 'nfmi! Libberte 'sta Seggnra che de secro 'na rena... e a chsti: zach!,'namozzta!Erengrazitecheno'vefzzol'impalta! Li di mariuli, desperti, se stanno de nvo aggenucchiti... Svra a loro 'ncoppa ce stanno ddje mannie. Maronna Santa aitace te, srvace! Ma le ddje mannie se cleno truoppo en frtta. Le di capcce rteno su lu pavemnto. Ma, mercolo!, SarchiaponeeRazzullo,purncodecullti...so'vivi...esestanno a rencrrere le so' capcce ruotolnte. Razzullo s'acchippa la prima capa che je cpeta pe' le mani e se la ficca su lu collo, e accuss fa Sarchiapone. Ma se so' sbajti... l'uno s' infilato la zuccadell'artro.Sevrdenoucchiaucchi.Sarchiaponecrida: Marnna!...machecestaafla fazzamiaindelutocapo? E Razzullopiagnndo:Sesmoscombentiluviso! Dennnzea'sto purtntomercolo,lisaracni,pe'luspavnto, sejttanotuttiallumare.Apprscio'uveliroznzedassoloa lupurtodePalestina.DesndelaMadonnaeidimeschnico' le cape scombente. Se duvmme lass. dsce la Madonna Salute!,stato'nupiazre. RazzulloeSarchiaponeso'remstisoli,'nupucorattristtiese mettono'ncammnosenzasavando'anna'. Znghenoaunastrambrgaabbandunta.Fermmmoceacc. En chillo mumnto psseno de li pastori, ogne uno co' 'na frepptaderegale:mozzarelle...va,cavrtti,foczze. Do'annteco''steregale?Alluprssemocasale,alacapanna dove nascito lo piccirllo redantre! Trnsetano e ne znghenodell'altri,'naprocessionedegginteco'idoni. A Razzullo ce vine 'n'ida ch' 'na fulmenta de cappolavro: Pecchnu'cefacmmepurenoiltrilunustroprispio?'na truovta.Macmmeceloenventmmo?Cihoappnaficcto 'n'uocchita derntro a 'sta capanna cca': ce sta 'no strazzo de vestedefmmenaepure'namanzatiape'loredantre.Edo' lo pimo 'sto nascito? Arrobimo 'nu pecurllo... vide, ce n'

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sta zisto uno sperduto l, ne lu campo. Acchippalo! Entnto io me attravsto de fmmena matre, e tu farailosantoGiosppe! Detto, fatto, dinta a mezza ora appruntto lu prespe. Znghenodlipastori,quarched'unociabbocca,s'engencchia devnti a Razzullo travestto de Madonna. Lu pecurno fasciato comme 'na criatra. Lsseno li rigli. Sarchiapone s'arrffatuttecose. Maall'emprovvsaarrvenodelisbirri:cra,biastmmieefggie fggie. Li sordti abbrncheno lu pecorllo affascito e l scnnenodintaunbagnodesangue,arrbenotuttilidonideli pastoriesenenno. RazzulloeSarchiaponechignenodesperti! Zngheno, de trnseto, la Madonna su l'seno, lu picciarllo e santo Josppe. Oh, ve cognsso site li ammchi mi de la traversta boni mmini, pecch chiagnte? Oh, segnora znghera... li sbirri ce hanno arrobto ogne cosa e occso lo pecurllo! LaMadonnascrecadeincppaall'seno'namapptaderegali: Tegnte...tantonortrino'lipodmmeportare...chso'truppo assi! Oh, grazie segnora! E la sacra famiglia se reprnne a camminre,finoasparire. Che bona Seggnra! dice Razzullo la prma zngara che encontrmmo che envce de dimandrte l'elemsena, te la rigla! No, no' 'na zingara acchlla! Ma come non l'avmmo capto sbbeto! Raggina: simmo apprscio a Natale, ce truovmmoenPallestrna,avantelaSeggnraceavevalicollni, po' retrna che ce so' sparte ne lu compnso te reappre sovra a 'n'seno cu 'nu piccirllo e 'n'mmo vecchio che l'accumpgnacu'nufraccoderegali!Epocofacirenoancali sbirri La stanno cercnno! Chilla no' 'na zncara na contrabbandra! Idoiamorosientorcigdentrolibaccllicomefagioli Dopoavercritol'unovrsomnno,lusestojrnoloPadreterno disce:Vjofaredicriattreugguliama,comedifijli! E all'entrastte, sanza faticre, te sfrna di vi granni, ma accuss granni che a 'no eliofnte se sarsse sfonnto lo condottosjo.Dipoichiamma'n'aquilape'farlecovare:Vienea ccuzzellzzo...assttatecesovra!

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Ma'stoaucellnenonrejsceacovrrenemncola pntadeliovi! Mchefazzo?Chimelicovalifjimii?Mecedovararrangire damsssolo! LoPatreternosetirainsusolavestetuttafinoallentecheepo' se asstta accuccito mrbedo sull'ove e comnza a covlle comefusse'nagallinnachiocciaverce.D'estntojvienedefa: cococo...esbattelebrazza:cococo... L appresso ce stanno de le scimmie babbune che sbtteno en unagranresta:LuPatreternochecovaleova!Ah,ah! Lo Deo s'embofalsce offeso e j ammolla 'na fulmenta a sbrucciacllo sullo deretno: Scia! E pe' l'eternit li babbuini so'remstipelltierossinellachiappera. Allora, decvo, lo Segnore cova... e pe' lo gran callre che te spriggina,pe''nupocono'tecocnadiovialaccche! Debttociha'nosovrazzlto:Semveno!L'veseggiteno!Lo Segnore ninna a frmmito lo derettno santo l've se sgurcenosparancteedaciasconvocesorte'nacreattra! Emmozziontocomm'loSegnorebesgnacapilloell'alla saprimacovta...pe'abbrazzlliseencimpaefranasullidi nascitietelispiccecachen'quasiunafrittata:Do,doche desstro!Besgnacheceremdio. Lo Deo racctta la prima nascita, 'na fmmena, e, come uno pasticcre, ce ref la formatra. Oh, acc, su lo petto me son sorttido'bozzi.Beh,jestannobene,celilasso.Quastaggi...me s'fatta'nafessra...no'cihotimpope'recuclla...tanto'na fmmena, e, anco se ce tiene qurche defcto nisscino se ne incorge. De po' arremdia pure lo msculo... 'stavrta co' cchi attenzione. M do' li sistmo... povere criattre mie appena nascite? Addesgna nell'ire uno allsse tnno e de btto t'appre 'nu baccllo de faggiolni esaggerto! vre 'sto baccllo granne, ce cava fri li faggiolni e adderntro ce sestma alloccti, una creattrape'ognevalva. Belli li piccirlli mi! Adduormte accuss assaporti fino a dimani!eviachesendipartepe'l'enfentodelcreto. Entnto lu dibbolo, gellso allo vmmeto, ha assistto a tutta 'sta magnfeca creta. Comme lo Padre Deo s' sparto, s'apprssaallidiguscibacclloe,pe'no'dnell'ucchio...che

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entrnocestannosempelinzolicostdiaspiare, s' accarcto sullo capo 'na coccia de montone co' li corna a torceline...eaccusscammenndoapecurno...razznzeledoe valvesparancteeco''napetta:bam!,tearrichidelobaccllo spiaccecto. All'entrasstte mascolo e fmmena se arretruveno uno encollto all'artra appiccicti. Pe' lo czzo se revgliano all'istante...seodreno...indelloscuroseplpenoco'lalngua s'assggeno bono! saporosa! E tu chi se'? Se' 'nu faggilo? Ma che disce?! Sono l'ommo! Sei lo meo doppio... igguleama?Nocheno'smoiguli...Smoempriggionti? Statte cheta che appena smo maturi 'sto covrcio all'encnto, s'apre da se ssolo. Ma io no' so' pe' niente aggitta... me ce truvobeneaccuss,mesentoaddossoungrandolcire.Anco io Pe'zigosennnenodequaedel...sestrsceno. Me fa 'nu solltico strepetso: Ahahah! Creno, rdeno e migoleno co' lamnti... respreno ansemndo. Plaf!, se spalnchenoledivalve:Ohsmolibberti!Pe'caret!disce la fmmena Arrechidi che me sinto friddo! E Ploc!, co' 'no strattne,denvoseretruvenoall'ambraccitaepo'denvo avrto e po' recchiso avrto e recchiso avrto e recchiso 'nu spasso granne! Comme se chiammer 'sto gioco?Elafmmenaco''noslnguedosusprodice:Iomecredo chesechimmaammore. Beaae! Lo dibbolo sempre travestto comme 'no pecurne, sbatte la capa su lo terrno e biastmmia: Che fottetra! Io, lu demneo,cehoenventtol'ammore!Behhae! 'Nucavrnechejstaappressos'arrzzaa'stobelltoejvaen groppaalludibboloamontllo. Beehhhaee! Fgge come un flmene lo dibbolo e se va a incornre co' la capa de contro a 'nu roccine... le corne ce se infrcchenosaldtene'lacapccia...cossche,enunsolozirno, lu dibbolo t'ha creato l'ammore e c' remsto per l'eterno beccoeconnto! Entnto quelli ne li bazzelli continuveno a fare all'ammore avrtoerecchisoavrtorecchiso RiappareloSignoreall'intrasstta:Ecch!Macherazzaderazza t'ho sfornato? s'endgna e cra Ma che smorbegsa vita mai'stavostra,chetuttolojurnoembrazztivenestite...avri

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e cchiudi, avri e cchiudi! Ci avvte ancora de enventr la rrta... lo fco! Ve ho ccreti comme fiji mei! CreattredelSegnresiete!Earresttevealmncoun'ttemode fal'ammore,intantocheveparlo! E a Deo ce girano li santissimi! Sai che facc'io? Ve devdo! Ve destccoundall'artro,lafmmenadeccaelumscolodelleve sbatto in die continenti devrsi che no' ve rencontrerte mai cchi! No' ce devdere Deo! Accuss, tu ce accde! chiagnvano l'enammorsidesperti. In alto, lass, se stveno cinto nzoli e anch'essi chiagnveno lcremeassaipe'lodulre. Ched''stadacqutainsulacapa?craloSeggnore. L'nzeli spaventati, sen figgheno... lassndo sparpajta 'na gitttatnnatnnadelgrime...eaccussnelcielos'nascito l'arcoabbalno. AdamoedEva Prologo Earriviamoainostriprogenitoribiblici:AdamoedEva,cheDio chissquantotempodopogliinnamoratideibaccelli,s'deciso acreare. Cos come in altre storie di altre religioni, la prima donna, nel nostrocasoEva,semprecausadisciagure...Bastipensarealla favoladell'abbuffatadimeledeldiavoloconrelativacacciatadal paradiso. Ma nelle storie della Bibbia dei villani Eva ha un ben altro aspetto, non il simbolo del peccato, anzi. lei che per prima scopre l'amore e lo insegna anche ad Adamo, allocchito e imbranato. Almomentodelloroapproccio,iduenonsiconoscono,edEva cheracconta,edellasuavenutaindell'onovrsomnno,edella scopertadelsuocorpo,edell'incontroconlaGrandeMadre,una dea quasi clandestina, che la ammaestra quanto basta per non apparireunatontolonacomeilsuoAdamo. A proposito del primo incontro fra Adamo ed Eva e della scopertadelfarl'amore,cisiamoispiratioltrecheallafavoladei villani, a un famoso racconto di Boccaccio, conosciuto come: Ponieldiavoloalloinferno

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AdamoedEva Quand'iosonnascitameso'truovtatuttasolaentrammzzoa 'sto 'nnevrso monno niscino che me steva ad aspett pe' farmeaccojnzaNiscinochemepresentaaqualconrtro... No, ma dico, almnco 'no poco de creanza! Cosa ce costava a cchillo, lo Deo, affazzrse de 'na nvola e crire: Annemli tutti attenzione! Ecco, cotsta ch'ho appena sfornta ell' l'Eva... la prma fmmena dello omo! Macch, manco fussi la fja de la poverabottna(puttana)!Nisscino! Nemncol'ommomiomecihannofattotrureafarme'nupoco festa. Retruvatelodate!Arranzate! Nisscinodascamberceparole...nientedaffare...meaggirvo de qua e de ll, come 'n'allcca! Pe' pass lu tempo, me enventvolinommidellecoseemepenzvo:meschinaam... sanzamatrechem'addorme(chemiportaadormire)lanotte, sanza'nupadrechemereprimelujrno...sanzaricordi...pecch eo, lu savte, no?... so' vegna allo mnno no' da piccirlla creattra ma de gi cresciuta, co' tutti li tondi, de retro e d'innnzeQuandol'hoscoprto(scoperto)...toccndome...me so'guardataderetroceavevodinteghe?...Eh,nteghe!... me pare che sia 'nu bello nome per isse... E vva bbene ma pecchlocreatorem'hafattospontdoentighepurancosulo petto? Dev'essere 'no gran burlanccine (burlone) ridanciano 'stoCreattore! LoCreattore?!Iomancoloemmazzinvochecefusse'stosanto fabbricatoredetuttelecose! Ecotestastoriape'minchini,cheiomesarebbenascitada'na costolastrappataalluAdamo?Ma,pazimmo? Che io, all'Adamo, appresso... quando l'ho encontrto... che ce sonoentratainconfinza...cihotastatolostmmeco,lliossi...e ce l'hggio contate... ce tiene otto costole de cc e otto costole dell...comeamma! Mo' me vulte fa' credere che avnte l'ommo l'era stito crito co''nasfilzadenovecostolede'nucantoeottodell'artro?'Nu povero stcianconto (sciancato)... sbrciolo, tutto stortulnto... accuss? Mano'dicmmocojonnte!

(Chiama gridando verso il cielo) Creattoooore? crivo Me so' stufta de stmmene de sola vido solo lioni, eliofnti e rrane che so' de poche parole... 'Nd sta lo mscolo mo? Me lo so' truovto all'intrastte (istante) devnte... Lo stato comme 'na sbottta de scontro! Ell'era illo... l'ommo mo!... Chillochemeavvenoassignto! Chebelloanemle! 'Nu puco allocchto come m'ha veduta... l'ucchi sparancti me 'spezionva tutta, senza dmme 'na parola. All'estnte t'ha allongto le brazza e le do' mano e m'ha strizzto ambodo le zinne.Accuss:prot!,prot! A scostomto! e ce ho ammollato 'na sgiaffta (uno schiaffo) a tuttomuso! Di poi per me so' penzta che 'sta tastta a tuttemno pota esse'noritodelliummniches'namannradesalutsse... maillono'tegnvazinnecomeama,alupetto...jspontveno sojamntedipcciolitondolttiinfralecosce. Io ci ho slongte le mani mia... Piazzere! e j l'ggio strizzte: prot,prot! Ahhhahh!sorttoco'no'crrdodelinescannto...eviachel' foito(fuggito)... Nunl'ggiocchividtope'notimpolongoassi! Quarchejornoappressomeso'pijtaunospaventogrnne. Meso'vedtasanguininlafessura...doveillo,l'ommo,cetiene lipendolllitnni. Commequannope''nusternutosesnguenalonasoDeo!me so'dicitaCehodunasi!Unnoacceunnoall!Erodesperta! Mestoadissangure!mecrivo. Stttebona...'nuniente,lonatturle! Ched''stavosce? Vardo de dernto a 'na grotta bassa s'affccia 'na creattra fmmena,'nudonnonegrassoco'du'zinne,grosseaccuss...'na panzasginfia(gonfia)tanto...'nascrofa! Etuchise'? IomisonlaMatre! Chematre? LaGrandeMatredetuttolocreato!

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No!Tudicebogga:locreattrennecosojamnte achillochesempresespontaaguarddelenvoleco'unocchi solo... granne, incorniciato derntro 'nu triangolo... come 'nu guardone. S,ellovero...illol'nnecoSantoCriatore,maeoso'chillache ce d lu latte a la terra, che fa spont la premavra... e fa fior l'lberi...esbottgonfielefrutta! Epecchtestainasconntain'statana? Pecchillo,loDeo,no'volechesesape(sappia)attorno.Noaltri smodevinetde'n'altrareliggine...checihannodescaccite. Co'ammachiude'n'occhio,pecchno'polefarneamenoillo no'bbonodeallattareno'tienezinnegrannicomeammiae po'severgoggnamano'hodefmmevededeniscino. Ecenestannodell'artride'stedevnidescacciti? S... ce sta lo meo fijlo che l' 'no sciaggurto matto: va d'entrnoaenfelzrdefrezzelecriattrepe'falleennamorre. Enfelzre?Econche? Accuss, con 'st'aggggio che lanza frezze... arco, se chiamma... Zam!,sesfilzaeaognnchecje...zach!,seennamradechillo che j sta appresso... Ma illo 'no scostumato e tira frezze, do' cpeta cpeta. E accuss t'ha enfelzto un'nzelo che s' 'nnamorto pazzo d'un cammello, un'seno s' ennamorto de un line e l'ha pure engravidto... e 'na vrzene beata ci ha perdutalacapape''noscarrafne.Attentaate,chesetecje! Me stai a raccont buggerte ah, Grande Madre... me sa che tu dev'esse 'na gran frottolna! Pittosto, dimme de 'sto meo ensanguinreched'? lusegnocheen'stotimpotuse'empra. Empra?Machecinci? Nun so' io che fazzo 'ste regulamnte, ma so' li detti de la tua religgine. Qualeregulamnte? Chillo che dice che 'na fmmena mestruta cuss se cchiamma come a tta, no' deve sbatte l'ove, ne' pe' la rosumta,nlamajonese,pecchs'empazzisce.Chein'stizirni sforanntino'devetocclifioricheavvezzscheno...lovinoche se fa acieto! No' deve tocc 'na purpera che se stransce, no' tucc'nupiccirillochejvinlarognapazza,nniscinommo... chejpijalascagzza! Maillovero?

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No, l' 'na panzna che mettono en torno per enforcicrelicojniesmortificrnortrefmminederntroala bogna.Eaccusslosarperlastoriadelapomaequelladelo vaso de Pandora e de le strleghe a mezzo pesce o occillo. Ensommatantope'dchesmo'nagranmassadepotne. Enquellas'vedutounolampo,laMadregrossas'accucciata: illo,lotuoSegnore!Pe'carit,no'jedcerechet'hoparlato...se losape,illomed'nafolmentachem'abbruscia!Teassalto.e l'sparta. Appresso me so' rencontrata co' l'Adamo e no' l' fogghito perseattenvalemmanisempreacc(indicailpube)!Sesteva sempreassiemecomedoiaccoppitiserideva,sejocvaPo' unjorno...tuttoantrattocangitoNo'socheglipresoce ha lo zervllo abbrancto (afferrato, aggrappato) all'idea dello Demonio...cheiomancosochisii'stoDemonioenemancoluice seraccapzza(locapisce). Nelzilo(cielo)...essovolatile,coll'alispalancatezirava(girava) a ruota sovra (sopra) de noi come 'na gran poiana e gridava: Temete lo DiavoloDemonio che s'annida en ogni creatura, travestito de bellezza! Come l'avverte (avrete) reconoscito recaccitelotostonelloso'infernoacastigare! Evum,vum,vum...Viachesen'ito...Desparuto(sparito)! L'Addamo, innervosito! Ma dico lo modo de portarte 'no messaggio?! Torna qua gallinaceo... rstate almeno un ttemo, no?Dacce'naspiegta! Estravoltto(stravolto)emegridava:Eva!Eva...machil''sto DiavoloDemonio? Adamo, no' sta a criare che smo (siamo) soli al mondo e ce sentobenissimo,sa!Dev'esserequarchedunochestadecontro alloSegnre. Eendo'staEva? Dice che s'annida en ogni creatura strasvetto (travestito) de bellezza... Quinci(quindi)Eva,ancodentrodemesepoleannidare!mefa. Behjefacc'iotantoperfarlounpo'tranquilloancoderentro demealloraseplenfriccre(ficcareinfilare)! S Eva, l' pi facile che el stia derentro de te lo Diavolo Demonio...stravestto(travestito)debellezza... Io!MepotrebbeessereioloDemoniotrasvesttodebellezza!Me sonsentitaavvamparederossorechequasimesvenivo!

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Bella!Donque,mevedebella! L'avveri (avrei) abbrazzto (abbracciato). Glie sarebbe saltata alcollocridando:Sso'(sono)iolobelloDiavoloDemonioete strasciner(trasciner)alloenferno! L'enferno?Giusto...chel''st'enferno? Unloco. Macheloco? Forse un enfrtto, 'na priggione dove s'ha da cazzre (si deve cacciare)'stoDiavoloperdarce'nocastigo. Dio, che me ci aveva combinato 'sto gallinaceo! 'Sto tontolone miodell'Adamomo'(adesso)vidaelDemonioenognilocoeco' mia se l' presa en lo pezziore. Se stava jogndo (giocando) in della nostra tana come duo regazzini a rotolarsi abbrancti (abbracciati)dentrol'erbaenell'estntechemehasollevatain le soe brazza... m'ha mollata de botto, anzi m'ha zettta fra dalla tana! M'ha descacciata (scacciata) de la caverna! Fora (fuori)!mecridavaVattedefra(vattenefuori)!Vatte!Torna nelotuoenferno!es'serratodentrolacavernatappandoseco' lasteccionata. Matesammattto?!No'farl'alloccoIono'so'loDiavolo,telo ziuro! Me ci ho provato a entrare... l'ho supplecato. Niente! S'era abbarrecato(barricato)! Adamo, no' lassarme sola... Sta scennndo (scendendo) lo scuroeno'so'capacededormiresola!Mefapaura. Niente,nonm'haresponduto(risposto)pe'niente. Me so accovacciata accanto la nostra tana ho atteso... intante me sentevo un quarchecosa che lento, me saliva cca a strignermelogargarozzo...Mached'?...Ched'? Eldolore.. lapremavoltacheprovoeldolore Zercodeapiagnereunpo'...cheforsemeconsola.Nonmesorte lacrima...emecresceunmagonesordochemespaccaelcore. Va via la luna... vien buia la notte... manco se vedono pi le stelle...Unozizzagreemprovvisodelampispaccaelzielo...Uno boato! E piove... piove a derotta... So' cos desperta che non m'importadecorrereareparrme. Altre zizagje (frecciate) de lampo. Vien gi tocchi de ghiaccio. Che d'?! M'acchiapa el freddo co' li tremori. Nun sento pi le mani...legambe.Melamento...Ohoomelamento.

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Lasteccionatasemove. S'decisoalfine! S'affaccial'omo(uomo). Oddiostomale...Mesolleva...meportanelatana...mestrofina co'lefoje(foglie)secche...mestrofinadappertuto.Mechiama... Eva... nun riesco a respnnere (rispondere). Sono entorpedta infino(perfino)enlalngua(lingua).Mechiamagridando:Eva! Eva! Chebellonomecehonellaboccasa! Desconvlto(sconvolto)...m'abbrazza(m'abbraccia).Mestrigne (stringe).Mealitasulviso...meleccalafaccia.Piagne(Piange). L'omopiagne! Pianopianomeriaffioraeltepore.Meriesce,sepureconfatica, demuovereleditaelebrazza.Loabbrazzoanch'io. Sento uno qualche coso che punza (punta) contro lo ventre meo... DeoSantoched'Adamo?!unoesserevivente?! Illo Adamo se descosta (scosta) appena: Nun so' responde embarazzato pur anco lo ziorno (giorno) passato me era accaduto e anco pocanze quanno t'ho sollevara in fra le brazza mie, quando se ziocava (giocava) per 'sta raggione chetehodescacciata! Machec'entroioco'quellatuapropagginechedeventaviscola (vivace)esespigneinfra(infuori)? Eva, me se spigne in fra sortanto quando arrivi te sa (sai)... specieseridi...epurancoplotoo(tuo)odore. curioso alla risata e all'odore?... No' sar uno morbo, 'na malattia?Cheso:unobubboneridanciano? No,nonmedadolore.Anze!...Permeturba...meprovocagran caloreinfinonellocapo Calore nello capo? Allora nun debbe (deve) essere 'no fatto naturale.Adamo,penzichecesiademezzoloDemonio? S... io penzo che s Eva... Cotesto, creo che lo sia pruprio lo Demonio istesso in della sa perzona... Illo... travestito de bellezza! Beh,nunesaggeramo...Nunmepare'stagranbellezza.Nunc'ha mancol'uocchi(gliocchi)! Ell'chiarocheloDiavolociecato! Allora comm' che se rangalluzzisce (ringalluzzisce) p me, se nunmevede?

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Sarchel'ammorecieco! L'ammore?DedovetesorteAdamo'staparola...chegimmail'ho senttadire:l'ammore? Nun so... m' fiorita cuss... all'improvviso su le labbra mie... l'ammore... che sarebbe de quanno me sbotta 'sta voja (voglia) strabordta (che straborda) de strgnerte (stringerti)... de stroppizzrte (stropicciarti) a rotolni. Me viene de cridarte (gridarti):ammore! Anch'amm (anche a me)... me coglie 'sta stessa mattana. Ce proviamoun'altrastrignlata(abbracciatastretta)? E cuss (cos) ce troviamo de novo abbrazzati a entorcicrce (attorcigliarci)degiochiedecarezze. Sentilo de novo 'sto Demonio come sponza (punta)!... E 'ndove sevoleinficcare? Lassalo fare Eva... che vo' proprio vde do' (dove) se encammna... Deo!Volenfriccrse(ficcarsi)quaggi!...Strigne!...Memancalo respiro... Nuntevojo(voglio)daroffesa,EvamefiataconfaticaAdamo ma io ce giurerbbe che en te... 'sta nasconduto (nascosto) 'st'inferno... Mesentoabbrancaredepallore. E io, credo Adamo de savrlo (saperlo) in dov' 'sto loco... che mecesentolofoco(fuoco)propriodeloenferno! Ce dobbiamo l'obbedienza all'anzelo de Deo che ci ha dicciuto (detto): Non appena che avverete (avrete) recogniosiuto (riconosciuto) 'sto Demonio, recacciatelo ne lo so' enferno a castegare (castigare)! E casteghiamolo (castighiamolo) 'sto diavolone,casteghiamolo! Fora, el zielo (cielo) se spacca a fulmeni... sferzate de vento scnnono (scendono) a scatafscio a intorcinre (attorcigliare) l'alberi, che al paro (pari) de noaltri due se ambrzzano (abbracciano)infralisospiri...l'acquerebollefindentrolomare. Purancolianimaliseazzittsconosolonoiduesegemequasi mugolando. Deo! Deo! Se lo Diavolo de l'Adamo ritrova tanta pazza gioia quantoeo(io),co'lomeoenferno...quandoessoceseempazza! Me ce engarbuglio tutta... no' me reuscir mai de spiegrve lo rebaltne (ribaltone)... lo sfarfllo... l'encrcchio... lo trastllo... Che idea che te ce avuto Signore Iddio, de emporce a lui,

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all'Adamo,loDemonioeamel'enfernofondo!Che stramercolot'hafattomeoSignore...Tusi'nuPadreterno!Oh, alleluia,Segnre!Alleluia!Eanco:amen! 597 COMICI DELLARTE E MOLIERE DARIO: Prima Enrico III che regala teatro ad Andreini. La commedia nel Seicento diventa cos importante nella cultura e nella societ francesi da portare il re Luigi XIV a offrire il proprio teatro ai comici dellArte. Privilegio che toccher dopo cinquantannidopoaMolire. I comici dellArte e gli attori reciteranno a giorni alterni. Il luned recitano i comici dellarte, il marted recita Molire. GIORGIO: La convivenza non facile, scoppiano liti, nascono malumori, che vengono ridimensionati dalla presenza del capocomico italiano e da Molire, che oltretutto sono molto amici. Il capocomico italiano fu lautentico maestro di Molire. DARIO: A un certo punto si son trovati a mettere in scena lo stesso testo. GIORGIO: Le due compagnie avevano la buona abitudine di incontrarsi in teatro nei giorni di riposo. Uno di questi incontri diventato argomento di un curioso aneddoto. Le due compagnie discutono sul modo pi corretto di concepire il teatro: i francesi sono per un maggior rigore nellimpostare le commedie, nellattenersi ai testi e accusano i comici dellarte di andare troppo allimprovviso, di cogliere ogni pretesto o casuale incidente per dissertare grottescamente e spesso uscire dal seminato. Uno dei comici francesi ammette che in molti casi gli italiani riescono a creare situazioni fresche, vivaci e davvero spassose. Ma che in molte occasioni il rientro nel tema della commedia faticoso, e della trama non si riesce pi a ritrovare il filo. In alcune rappresentazioni il risultato disastroso. Il capocomico degli italiani ammette che: DARIO: S, gli attori di Molire hanno ragione. Noi si rischia spesso la cialtroneria e, presi come siamo a compier lazzi, perdiamo il rapporto con il testo. Il paradosso satirico annega nelle boutade e nello sghignazzo. Per, dovete ammetterlo, che quando pi spesso riusciamo a intrecciare limprovvisazione con il testo il risultato non ha eguali. E voi a vostra volta dovete ammettere che, ripetendo le vostre commedie, rispettando i vostri testi quasi con sacralit,

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rischiate spesso di recitare senza pi partecipazione, pensando ad altro. Vi addormentate sulla parte. Pensate ad altro. Vi ritrovate privi di ritmo e di intensit drammatica. E, dal momento che per primi perdete emozione e divertimento, non vi riesce pi di comunicare agli spettatori nemmeno i valori fondamentali del testo. E il pubblico comincia ad annoiarsi, a tossire: il colpo di tosse il primo segnale che anticipa la noia. GIORGIO: E quale sarebbe allora il rimedio?. DARIO: Prima regola non lasciare mai cadere ogni opportunit creativa. GIORGIO: Che vuol dire?. Il capocomico a questo punto chiede agli attori francesi come si comportano loro in occasione di un incidente reale e serio: DARIO: Se vi capita che la vostra prima attrice (e indica la prima donna), che in questo momento, lo si vede bene, sta aspettando un figlio, si trovi ad esser presa in scena dalle doglie, voi che cosa fate? E ancora, se il grande plafone della sala comincia a scricchiolare e dallalto scendono frammenti dintonaco a pioggia che preannunciano un crollo imminente della cupola, voi come vi comportate in entrambi i casi?. Dopo un attimo di perplessit, il pi anziano degli attori francesi risponde: DARIO Beh, nel primo caso chiediamo scusa al pubblico e avvertiamo che la prima attrice si sente poco bene. E chiudiamo il sipario. Nel secondo caso, preghiamo il pubblico di non lasciarsi prendere dal panico, di abbandonare con calma la sala, senza calpestarsi a vicenda e senza emettere urla di spavento. Un attimo di silenzio e il capocomico dice, sorridendo: Ecco la differenza fra noi e voi: noi comici dellarte qui che si comincerebbe a recitare!. 597 COMICI DELLARTE E MOLIERE DARIO: Prima Enrico III che regala teatro ad Andreini. La commedia nel Seicento diventa cos importante nella cultura e nella societ francesi da portare il re Luigi XIV a offrire il proprio teatro ai comici dellArte. Privilegio che toccher dopo cinquantannidopoaMolire. I comici dellArte e gli attori reciteranno a giorni alterni. Il luned recitano i comici dellarte, il marted recita Molire.

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GIORGIO: La convivenza non facile, scoppiano liti, nascono malumori, che vengono ridimensionati dalla presenza del capocomico italiano e da Molire, che oltretutto sono molto amici. Il capocomico italiano fu lautentico maestro di Molire. DARIO: A un certo punto si son trovati a mettere in scena lo stesso testo. GIORGIO: Le due compagnie avevano la buona abitudine di incontrarsi in teatro nei giorni di riposo. Uno di questi incontri diventato argomento di un curioso aneddoto. Le due compagnie discutono sul modo pi corretto di concepire il teatro: i francesi sono per un maggior rigore nellimpostare le commedie, nellattenersi ai testi e accusano i comici dellarte di andare troppo allimprovviso, di cogliere ogni pretesto o casuale incidente per dissertare grottescamente e spesso uscire dal seminato. Uno dei comici francesi ammette che in molti casi gli italiani riescono a creare situazioni fresche, vivaci e davvero spassose. Ma che in molte occasioni il rientro nel tema della commedia faticoso, e della trama non si riesce pi a ritrovare il filo. In alcune rappresentazioni il risultato disastroso. Il capocomico degli italiani ammette che: DARIO: S, gli attori di Molire hanno ragione. Noi si rischia spesso la cialtroneria e, presi come siamo a compier lazzi, perdiamo il rapporto con il testo. Il paradosso satirico annega nelle boutade e nello sghignazzo. Per, dovete ammetterlo, che quando pi spesso riusciamo a intrecciare limprovvisazione con il testo il risultato non ha eguali. E voi a vostra volta dovete ammettere che, ripetendo le vostre commedie, rispettando i vostri testi quasi con sacralit, rischiate spesso di recitare senza pi partecipazione, pensando ad altro. Vi addormentate sulla parte. Pensate ad altro. Vi ritrovate privi di ritmo e di intensit drammatica. E, dal momento che per primi perdete emozione e divertimento, non vi riesce pi di comunicare agli spettatori nemmeno i valori fondamentali del testo. E il pubblico comincia ad annoiarsi, a tossire: il colpo di tosse il primo segnale che anticipa la noia. GIORGIO: E quale sarebbe allora il rimedio?. DARIO: Prima regola non lasciare mai cadere ogni opportunit creativa. GIORGIO: Che vuol dire?. Il capocomico a questo punto chiede agli attori francesi come si comportano loro in occasione di un incidente reale e serio:

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DARIO: Se vi capita che la vostra prima attrice (e indica la prima donna), che in questo momento, lo si vede bene, sta aspettando un figlio, si trovi ad esser presa in scena dalle doglie, voi che cosa fate? E ancora, se il grande plafone della sala comincia a scricchiolare e dallalto scendono frammenti dintonaco a pioggia che preannunciano un crollo imminente della cupola, voi come vi comportate in entrambi i casi?. Dopo un attimo di perplessit, il pi anziano degli attori francesi risponde: DARIO Beh, nel primo caso chiediamo scusa al pubblico e avvertiamo che la prima attrice si sente poco bene. E chiudiamo il sipario. Nel secondo caso, preghiamo il pubblico di non lasciarsi prendere dal panico, di abbandonare con calma la sala, senza calpestarsi a vicenda e senza emettere urla di spavento. Un attimo di silenzio e il capocomico dice, sorridendo: Ecco la differenza fra noi e voi: noi comici dellarte qui che si comincerebbe a recitare!.