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PARTE II

LA METEOROLOGIA
GENERALITA La meteorologia la scienza che studia i processi fisici che avvengono nellatmosfera e gli elementi che ne caratterizzano le condizioni o tempo: temperatura, pressione, umidit, vento, radiazione solare, precipitazioni, visibilit. Gli elementi meteorologici sono in continua evoluzione e presentano variazioni regolari e irregolari. Se si fa la media degli elementi meteorologici osservati su una regione, per un periodo superiore ai trenta anni, si eliminano le variazioni irregolari e si ottengono gli elementi climatologici che determinano il clima di una regione. Fisicamente latmosfera pu essere considerata come unenorme macchina termica che trasforma lenergia fornitale dalla radiazione solare in energia di movimento dellaria. Il meccanismo dei processi fisici dellatmosfera risulta per molto complesso, per questa ragione, fino agli inizi di questo secolo, la Meteorologia ha avuto essenzialmente un carattere di scienza descrittiva. Le conoscenze acquisite negli ultimi decenni hanno consentito di applicare con sempre maggior profitto i metodi delle scienze fisico - matematiche nello studio dellatmosfera perci oggi la meteorologia una scienza teoretica.

LATMOSFERA TERRESTRE
COSTITUZIONE DELLATMOSFERA Dal punto di vista meteorologico, latmosfera, o aria, costituita da un miscuglio di gas, da vapore acqueo e da pulviscolo atmosferico. I gas che compongono laria sono principalmente azoto ed ossigeno; seguono inoltre argon, anidride carbonica e tracce di neon, elio, cripton ecc. Nellaria secca, cio laria priva di vapore acqueo e sostanze solide sospese, questi gas sono presenti in percentuale costante su tutta la Terra e fino ad altezze di circa 20 Km. AZOTO..................................................78,08% OSSIGENO............................................20,95% ARGON.................................................0,93% ANIDRIDE CARBONICA...................0,03% ALTRI GAS...........................................0,01% Lazoto e lossigeno sono di gran lunga i principali costituenti dellaria. Essi hanno un ruolo fondamentale in quasi tutte le funzioni dellatmosfera e tuttavia non hanno una parte attiva nel processo dellevoluzione dei fenomeni che determinano il tempo atmosferico. Lanidride carbonica presente nellaria in quantit pressoch costante perch, fortunatamente, il surplus prodotto dalle industrie oltre ad essere trasformato dalle piante, secondo il ben noto processo clorofilliano, viene assorbito dallacqua con relativa facilit, data la grande solubilit del CO2 in essa. Il vapore acqueo ed il pulviscolo atmosferico costituiscono i componenti variabili dellaria ed hanno entrambi un ruolo fondamentale nel processo di formazione ed evoluzione dei fenomeni meteo. Il vapore acqueo presente nellaria il risultato di un equilibrio tra evaporazione e precipitazioni. Esso dipende dal luogo, dalla stagione, dallora del giorno, dal vento, e da altre condizioni fisiche dellaria. La sua presenza praticamente limitata ai primi chilometri dellatmosfera, la troposfera, anche se vi sono tracce negli strati pi alti. La sua percentuale in volume relativamente piccola e pu raggiungere un massimo del 4%. Il pulviscolo atmosferico formato da particelle solide, organiche ed inorganiche, sospese nellaria, negli strati inferiori. Esso ha un ruolo determinante nel processo di condensazione del vapore acqueo in cui funge da nucleo di condensazione. E prodotto dallazione del vento sui corpi solidi terrestri e sulle particelle di salino che si liberano, specie con mare ondoso. CARATTERISTICHE FISICHE DELLARIA Latmosfera tenuta aderente alla Terra dalla forza di gravit ed trascinata, per attrito, dal moto di rotazione. Gli strati daria pi vicini al suolo, sovrastati da quelli superiori, si comprimono di pi quindi latmosfera presenta una densit decrescente verso lalto. Con la quota laria diventa sempre pi rarefatta, secondo una legge di tipo logaritmico, vale a dire la densit decresce rapidamente negli strati bassi e poi pi lentamente in quelli alti. Le molecole daria sono animate, per effetto della temperatura, di velocit. Se questa velocit supera un certo valore, detto velocit di fuga, che alla superficie della Terra vale 11,2 Km/sec, allora la molecola sfugge al campo gravitazionale e si perde nello spazio siderale. Negli strati bassi dellatmosfera, la velocit media delle molecole daria, per i continui urti risulta molto inferiore alla velocit di fuga. Negli strati superiori con aria pi rarefatta, il cammino libero delle molecole pi grande e si possono avere velocit di fuga. Pertanto non vi sar una quota che delimita i confini dellatmosfera perch latmosfera terrestre, per la fuga di molecole, pu considerarsi estesa fino a confondersi col gas interplanetario. Anche la pressione atmosferica diminuisce con la quota secondo una legge di tipo logaritmico.
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La temperatura dellaria lungo la verticale presenta un andamento pi complesso della pressione e della densit. Infatti, essa diminuisce con la quota di una quantit costante fino ad unaltitudine variabile dai 7 Km ai poli ai 18 Km allequatore. La diminuzione media di temperatura ricavata da una serie di sondaggi risulta di 6 C per ogni Km di quota ed chiamata gradiente termico verticale. STRUTTURA VERTICALE DELLATMOSFERA TROPOSFERA: STRATOSFERA: MESOSFERA: TERMOSFERA: E la parte pi bassa dellatmosfera ed ha uno spessore medio di 11 Km, variabile dai circa 7 Km ai poli ai 18 Km allEquatore. Caratteristica fondamentale la diminuzione della temperatura con la quota. E lo strato di atmosfera subito sopra la troposfera e si estende fino ad unaltezza di circa 50 Km. Nella stratosfera la temperatura circa costante fino ai 25 Km per poi aumentare e portarsi su valori attorno allo 0 C. E lo strato compreso tra i 50 Km e gli 80 Km in cui la temperatura decresce. E lo strato sopra la mesosfera in cui la temperatura aumenta di nuovo.

I vari strati sono separati da zone cuscinetto di poche centinaia di metri chiamate: tropopausa, quella tra troposfera e stratosfera, stratopausa quella tra stratosfera e mesosfera, mesopausa quella tra mesosfera e termosfera. LA TEMPERATURA DELLATMOSFERA La temperatura definisce uno stato fisico del corpo, secondo le sensazioni fisiologiche di caldo e di freddo dovuto allagitazione termica delle molecole. Le variazioni di temperatura danno luogo a diversi fenomeni fisici quali: variazioni delle dimensioni dei corpi, variazioni di resistenza elettrica dei conduttori; tensione elettrica fra metalli ecc. Ciascuno di questi fenomeni pu essere utilizzato per la misura quantitativa della temperatura. Naturalmente necessario definire ununit di misura della temperatura, grado di temperatura con un opportuno criterio. Allo scopo si sfruttano alcune temperature, legalmente definite e sicuramente riproducibili, quali punti fissi. Molto usate sono le temperature di riferimento del ghiaccio fondente e dellacqua bollente alla pressione atmosferica normale di 760 mmHg. Per quanto riguarda la scelta del fenomeno fisico per misurare la temperatura e realizzare quindi un termometro si usa molto la variazione di volume di un liquido, generalmente il mercurio e lalcool. SCALA CENTIGRADI O CELSIUS Intervallo tra ghiaccio fondente ed acqua bollente diviso in 100 parti, ognuna delle quali un centigrado e si pone lo zero della scala alla temperatura del ghiaccio fondente. La scala si estende per estrapolazione sopra 100 e sotto 0. Molto usata. SCALA REAMUR Intervallo diviso in 80 parti con lo 0 al punto del ghiaccio fondente. Poco usata SCALA FAHRENHEIT Intervallo diviso in 180 parti con il punto del ghiaccio fondente in corrispondenza di 32 F perch lo 0 di questa scala posto al punto di fusione di una soluzione di ghiaccio e sale. Viene impiegata in U.S.A. SCALA ASSOLUTA O TERMODINAMICA O DI KELVIN Ha come unit il grado centigrado ma lorigine posta alla temperatura di 273,2 C. Si ha: T = tc + 273.2 dove T = temperatura assoluta e tc = temperatura centigrada

MISURA DELLA TEMPERATURA DELLARIA La temperatura dellaria uno degli elementi meteorologici pi importanti perch essa caratterizza in maniera prevalente lo stato fisico delle masse daria. Per la misura della temperatura al suolo il sensore termometrico devessere ubicato ad unaltezza di circa 2 metri, devessere sufficientemente ventilato, non deve essere esposto direttamente ai raggi solari e deve essere al riparo dalle idrometeore, termine che indica qualsiasi fenomeno atmosferico visibile costituito da particelle dacqua liquide o solide, che precipitano o in sospensione, come nebbia, foschia, pioggia, neve ecc.. Queste condizioni sono realizzate ponendo i sensori in una capannina meteorologica. Per la misura della temperatura in quota vengono generalmente usate le radiosonde che trasmettono con continuit i valori della temperatura dopo averli trasdotti in segnali elettrici Le temperature degli strati in vicinanza del suolo, specie sulla terra, presentano variazioni pi sensibili. Queste informazioni si ottengono con termometri a massima, a minima e massima e minima, con termografi. Le misure di temperatura vengono infine elaborate per fornire ulteriori indicazioni sullo stato termico dellaria mediante: Le carte delle isoterme al suolo ed in quota (mensili, stagionali, annuali); I profili verticali di temperatura; I gradienti termici orizzontali e verticali; Le escursioni termiche (diurne, annuali ecc.) Nella troposfera la temperatura decresce con la quota di circa 0,6 C per ogni 100 metri di altezza. Ci dovuto principalmente al fatto che laria riscaldata dal basso dalla superficie terrestre e che il vapore acqueo che assorbe molto calore in gran parte vicino al suolo. Si dice anche che il gradiente termico verticale dellaria tipo : Z = - 0,6C/100 mt LA PRESSIONE ATMOSFERICA La pressione atmosferica viene espressa in diversi modi, fisicamente essa data da una forza sullunit di superficie. In pratica indica semplicemente il peso della colonna daria che gravita sulla superficie terrestre al livello del mare (Fig. 11.1). Tale peso si pu determinare con la classica esperienza di Torricelli. Si prende una canna di vetro lunga circa un metro chiusa ad unestremit; la si riempie di mercurio completamente e, chiudendo con un dito lestremit aperta, la si capovolge in una bacinella contenente anchessa del mercurio. Tolto il dito, si nota che il mercurio si ferma ad unaltezza di circa 76 cm. La spiegazione semplice. La colonna di mercurio fa equilibrio alla pressione atmosferica che, esercitandosi in tutte le direzioni, per il principio di Pascal, diretta, alla base del tubo, dal vuoto basso verso lalto. Il peso della colonna di mercurio, di 76 cm sezione unitaria, rappresenta quindi, nellipotesi che il vuoto barometrico al di sopra della colonna di mercurio sia perfetto, la pressione atmosferica. Essa data da: p=gH In cui la densit del mercurio, g laccelerazione di gravit ed H laltezza della colonna di mercurio, detta altezza barometrica. Al livello del mare, alla temperatura di 0C e alla latitudine di 45 la pressione misurata da una colonna di mercurio alta 76 cm detta pressione normale. Esistono varie unit di misura per la pressione atmosferica:
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Fig. 11.1 Esperienza di Torricelli

millimetri di mercurio (mmHg), riferita allesperienza di Torricelli; pollici di mercurio, riferito anchessa allesperienza di Torricelli; millibar (mb): corrispondente a 1000 dine/cm2, dove la dina indica la forza capace di imprimere ad un grammo laccelerazione di 1 cm/s2; Pascal (Pa) (o Hectopascal (hPa) equivalente a 100 Pa), equivalente alla forza esercitata da 1 Newton (N) che agisce perpendicolarmente su 1 m2; Millibar e Hectopascal hanno identico valore assoluto: 1 mb = 1 hPa Nel sistema CGS si ha Po (pressione normale) = 1013,270 mb = 760 mmHg. Si pu passare facilmente da una pressione espressa in mmHg a quella equipollente espressa in mb tenendo presente che: 750 mmHg = 1000 mb Nel sistema internazionale S.I. lunit di pressione lHectopascal. ISOBARE E SISTEMI ISOBARICI I valori della pressione, misurati nello stesso istante in diversi luoghi e ridotti al livello del mare, vengono riportati su di una carta geografica. Congiungendo i punti che hanno la medesima pressione si ottengono le isobare. Generalmente si tracciano le isobare ad intervalli di 4 mb, e le carte, che comprende anche altri elementi come il vento, le temperature, le precipitazioni, i fronti, ecc. detta carta del tempo o carta sinottica. La distribuzione delle isobare su una carta sinottica mette in evidenza configurazioni caratteristiche chiamate tipi o sistemi isobarici di cui i principali sono: la depressione o ciclone; lanticiclone o zona di alte pressioni; la saccatura, il promontorio; la depressione secondaria; la pressione livellata. Una bassa pressione (o ciclone, o depressione), indicata con la lettera L, caratterizzata da una zona di relative basse pressioni. Le isobare risultano chiuse attorno al minimo di pressione L ed i venti spirano intorno a questo in senso antiorario nellemisfero nord ed in senso orario in quello sud. Unalta pressione (o anticiclone), indicata con la lettera H, caratterizzata da una zona di relative alte pressioni. Le isobare risultano chiuse attorno al massimo di pressione H ed i venti spirano, intorno ad esso, in senso orario nellemisfero nord ed in senso antiorario in quello sud. Il promontorio costituito da una zona di alte pressioni che si protende tra due basse pressioni. La saccatura lestensione di unarea di basse pressioni tra due aree alte pressioni. La pressione livellata una zona in cui il campo barico uniforme IL GRADIENTE BARICO ORIZZONTALE Le isobare tracciate su una carta sinottica mostrano che la pressione in questo punto subisce la massima variazione lungo la perpendicolare ad esse. Inoltre, a parit di distanza lungo la normale, la pressione varia tanto pi rapidamente quanto pi le isobare sono vicine. per esprimere le caratteristiche di un campo barico si introduce il concetto di gradiente barico orizzontale G definito come il rapporto tra la differenza di pressione p P0 tra due punti P0 e P1 vicinissimi, posti sulla normale alle n P1 isobare, e la distanza n tra essi (Fig. 11.2): G = - p/n Il gradiente barico una grandezza vettoriale ed diretto lungo la normale allisobara nel punto. Il segno (-) nella formula indica che il verso del vettore dallalta alla bassa pressione. Il valore della pressione in un luogo non sempre lo stesso. Le variazioni presentano caratteristiche diverse da
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Fig. 11.2 Gradiente barico orizzontale

luogo a luogo. Le variazioni della pressione sono dovute a variazioni della densit dellaria che sovrasta una certa zona. Ci pu avvenire per cause termiche o dinamiche. Le variazioni termiche di pressione possono essere generate sia da un diverso riscaldamento o raffreddamento di una zona, sia dalla sostituzione di una massa daria con altra pi calda o pi fredda in conseguenza di movimenti orizzontali (avvezione). I moti verticali dellaria creano alla base della colonna atmosferica una rarefazione dellaria, se sono ascendenti, e in conseguenza la pressione diminuisce. Se i moti sono discendenti si ha una compressione dellaria alla base con un aumento di pressione. La pressione atmosferica diminuisce con la quota secondo una legge esponenziale, poich con la quota laria pi rarefatta e la densit diminuisce. La superficie terrestre non superficie di uguale pressione cio non una superficie isobarica e analogamente se consideriamo superfici parallele a quella terrestre e a diverse quote troviamo che su di esse la pressione non costante. Pertanto linsieme dei punti dello spazio che in un dato istante hanno la stessa pressione e che determinano una superficie isobarica non giacciono su una superficie di livello. Le superfici isobariche si presentano ondulate, come delle colline. Tagliando una superficie isobarica con superfici parallele a quella terrestre si ottengono delle linee di uguale altitudine lungo le quali la pressione non varia: tali curve si chiamano isoipse, che significa curve di uguale altezza. STRUMENTI DI MISURA Oltre che con il barometro a mercurio, la pressione pu essere misurata con il barometro aneroide (Fig. 11.4) il cui sensore costituito da una capsula ondulata nel cui interno stato creato il vuoto. Una molla M contrasta la pressione esterna. Quando questa aumenta, la distanza fra le due facce diminuisce facendo spostare lindice I attraverso la leva K e il fulcro F. I valori della pressione sono segnati sulla scala dal confronto con un barometro a mercurio. Se si collega lelemento sensibile ad un pennino scrivente su una carta diagrammata avvolta su un tamburo mosso da un sistema a orologeria si realizza il barografo che registra la pressione nel tempo con continuit. Le pressioni misurate, per essere confrontate, devono essere riferite alle stesse condizioni. Nel caso di barometro a mercurio, alle letture barometriche occorre apportare le seguenti correzioni: Correzione strumentale Fig. 11.4 Schema del barometro aneroide Correzione per la temperatura Correzione per la latitudine Correzione per laltitudine La correzione strumentale o dindice indicata nel certificato di taratura per ogni singolo barometro ed determinata dallente di controllo nazionale La correzione per la temperatura serve per ridurre la lettura barometrica a 0C, riferimento adottato dopo il 1955. Se la temperatura positiva, il mercurio si dilata ed occorre una colonna pi alta per equilibrare una data pressione atmosferica. La pressione letta quindi maggiore di quella effettiva. La correzione per la gravit serve per ridurre le letture barometriche alla gravit normale, scelta per la latitudine di 45. Se la latitudine inferiore a 45, risultando laccelerazione di gravit g pi piccola, occorre una colonna di mercurio pi alta per equilibrare una data pressione atmosferica perci si legge una pressione superiore di quella effettiva. La correzione per laltitudine serve a ridurre la pressione al livello del mare.
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LUMIDITA Il vapore acqueo presente nellaria in percentuale variabile. Si va dallaria secca fino ad un massimo del 4% in volume, ed quasi totalmente distribuito nella troposfera. E il pi importante costituente dellatmosfera, principalmente perch lacqua, alle temperature terrestri, passa facilmente dalla fase liquida, a quella solida e a quella di vapore con notevole assorbimento o liberazione di calore. Tali passaggi di stato avvengono con assorbimento di energia (calore) quando si passa da quello solido a liquido o da quello liquido a quello gassoso e con liberazione di energia quando avviene il fenomeno opposto. La quantit di vapore acqueo che pu contenere una massa daria dipende dalla temperatura, cio pi alta la temperatura, maggiore risulta tale quantit. La formazione di vapore acqueo o la cosi detta evaporazione ha luogo in un liquido quando le proprie molecole hanno energia tale da vincere le forze di attrazione e lasciare la superficie liquida formando vapore nello spazio sovrastante. Alcune molecole ricadono sulla superficie e tale processo continua finche non si raggiunge un equilibrio con le molecole che lasciano il liquido. Al determinarsi di tale fenomeno il vapore saturo o meglio la massa daria o ambiente contiene la massima percentuale di vapore acqueo che pu contenere a quella temperatura. Si chiama dunque aria umida quellaria in cui la quantit di vapore inferiore a quella di saturazione. La quantit di vapore acqueo presente nellaria si pu esprimere in diversi modi, mediante le seguenti grandezze igrometriche: umidit assoluta e umidit relativa. Lumidit assoluta il peso del vapore acqueo contenuto nellunit di volume di aria secca. Lumidit relativa data dal rapporto tra la quantit di vapore presente nellaria umida e la quantit massima che lambiente pu contenere alla stessa temperatura. Lumidit relativa fornisce subito lo stato dellaria nei confronti della saturazione. Per es. Ur = 80% significa che laria pu assorbire ancora il 20% dellumidit che gi possiede prima di diventare satura, se la temperatura non cambia. Allaumentare della temperatura diminuisce lumidit; viceversa essa aumenta al diminuire della temperatura. La temperatura di rugiada o punto di rugiada la temperatura alla quale si deve raffreddare una massa daria umida perch si raggiunga la saturazione. La temperatura di rugiada, confrontata con quella esistente nellaria, fornisce anche una valutazione dellumidit relativa. La temperatura di rugiada tanto pi bassa quanto pi laria secca. Se il punto di rugiada superiore a quello di fusione, si ha condensazione liquida; se al di sotto si ha la formazione di cristalli di ghiaccio. La misura della umidit relativa si pu fare in diversi modi, con strumenti chiamati igrometri e psicrometri. Un esempio di igrometro pu essere quello a capello che come elemento sensibile utilizzano il capello sgrassato. Ma lumidit relativa viene misurata anche con lo psicrometro, che uno strumento costituito da due termometri. Sul bulbo di uno di essi si avvolge una garza e la si bagna con acqua distillata. Se laria non satura, lacqua evapora sottraendo calore al bulbo e la temperatura si abbassa. Labbassamento di temperatura che si ha, ad equilibrio avvenuto, dipende dallumidit dellaria. Esiste una relazione fisica tra la differenza delle temperature al termometro asciutto e al termometro bagnato, detta differenza psicrometrica; la temperatura al termometro bagnato lumidit relativa. Apposite tavole psicrometriche forniscono pertanto, in funzione della differenza psicrometrica e della temperatura al bulbo bagnato, sia lumidit relativa sia la temperatura di rugiada. CONDENSAZIONI E PRECIPITAZIONI Durante la condensazione il vapore acqueo passa allo stato liquido, liberando del calore, rendendo disponibile un enorme quantit di energia che provoca i moti convettivi dellaria e orizzontali che caratterizzano il tempo atmosferico. Le condizioni necessarie per il processo di condensazione sono:
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a. sufficiente contenuto di vapore acqueo nellaria b. raffreddamento dellaria al di sotto del punto di rugiada c. presenza dei nuclei di condensazione. Il vapore acqueo evapora dalle superfici liquide cio dagli oceani e dalle acque terrestri e viene mescolato nellaria dalle correnti verticali e orizzontali. Il raffreddamento fino al punto di rugiada la causa principale per la saturazione. Esso pu avvenire: a. per irradiazione di calore b. per mescolamento di masse daria diverse c. per espansione adiabatica. Il processo di condensazione avviene attorno a delle piccolissime particelle che sono i nuclei di condensazione. Essi sono costituiti dal pulviscolo atmosferico, cio da alcune particelle organiche, dal cloruro di sodio, composti sulfurei di azoto ed altri. I nuclei di condensazione si distinguono per le dimensioni, infatti i pi grossi hanno un diametro dellordine del millesimo di millimetro. Nella troposfera in generale vi sempre una concentrazione di nuclei di condensazione ma occorre notare che senza la loro presenza, si avrebbero umidit relative anche del 400% e senza condensazione. Oltre alla sovrassaturazione anche possibile la sopraffusione cio la presenza di acqua allo stato liquido anche a temperature inferiori a zero gradi centigradi se non vi sono nuclei di solidificazione (ci pu avvenire nelle nubi alte dove si possono trovare gocce sopraffuse fino a temperature di meno 40C. FORME DI CONDENSAZIONE Vi sono varie forme di condensazione a seconda delle condizioni in cui avviene il raffreddamento e che vengono classificate in: rugiada, brina, nebbia e nubi. Ora di seguito entriamo nel dettaglio per ognuna di esse. LA RUGIADA Si forma normalmente dopo il tramonto, con il cielo chiaro e aria serena. In tali condizioni il suolo si raffredda per irradiazione di calore e la temperatura dellaria a immediato contatto con esso si abbassa finche non raggiunge il punto di rugiada. Ogni ulteriore raffreddamento porta alla condensazione del vapore acqueo in eccesso che favorita dalle superfici lisce e scure come lamiere foglie della vegetazione ecc. Il raffreddamento dellaria che avviene per contatto interessa solo uno strato limitato a qualche decimetro. A volte se il cielo e nuvoloso o a causa del vento che rimescola le masse daria tale fenomeno non si verifica. LA BRINA Si forma con un processo simile alla rugiada, con la differenza che la temperatura del suolo scende al di sotto di quella di congelamento. In tali condizioni si ha la sublimazione del vapore acqueo, cio il passaggio diretto alla fase di ghiaccio in forma di cristalli bianchi. LA NEBBIA Si forma in seguito alla condensazione di vapore acqueo in vicinanza della superficie terrestre. Essa composta da minuscole goccioline dacqua, in sospensione nellaria in vicinanza del suolo, che riducono la visibilit orizzontale a meno di 1 Km. Quando la visibilit superiore al Km si parla di foschia. La nebbia risulta complessa e varia e molti sono i fattori che ne determinano le condizioni favorevoli per la crescita: a. concentrazione di nuclei di condensazione; b. grande quantit di vapore acqueo con particolari condizioni di temperatura; c. velocit di raffreddamento del suolo con particolari condizioni di equilibrio verticale dellatmosfera.
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La combinazione dei vari fattori da luogo a diversi tipi di nebbia, per origine, per forma e per densit. Nelle zone industriali e nelle grandi citt dove si ha unalta concentrazione di particelle solide provenienti dalla combustione, si forma lo smog che una nebbia molto densa. LE NUBI Sono costituite da minuscole particelle di acqua o di ghiaccio e si formano quando laria si raffredda al di sotto del punto di rugiada. Quasi tutte le nubi sono il risultato di un processo di raffreddamento adiabatico, vale a dire che laria che salita, si espansa e quindi raffreddata. Per effetto del proprio peso le goccioline tendono a cadere con moto accelerato, ma, a causa dellattrito dellaria, esse raggiungono subito una velocit costante detta velocit terminale. Per le goccioline delle nubi ordinarie di diametro di circa 50 la velocit terminale di appena 0.075 m/s, per cui anche deboli correnti ascendenti impediscono alle correnti di cadere. In assenza di correnti ascendenti le goccioline cadendo a quote inferiori, ove la temperatura pi alta, evaporano rapidamente. Questo spiega perch la nube non scende. Le nubi vengono classificate in base allaspetto o al processo fisico di formazione. Per quanto riguarda laspetto, le nubi sono divise in quattro gruppi: cirri, cumuli, strati e nembi. Esse possono ancora essere distinte in nubi a sviluppo orizzontale, o stratificate, e nubi a sviluppo verticale o cumuliformi. Circa laltezza le nubi si dividono in nubi alte, nubi medie, nubi basse. Per quanto riguarda il processo fisico di formazione, le nubi possono formarsi per convezione, possono essere stratiformi, o orografiche. Le nubi di convezione: sono generate da moti verticali di masse daria instabili. Hanno notevole sviluppo verticale, contengono goccioline dacqua di varie dimensioni e talvolta cristalli di ghiaccio. Le nubi stratiformi: possono formarsi dal rimescolamento di grandi masse daria di caratteristiche diverse. Hanno struttura uniforme con goccioline di piccole dimensioni e sono caratteristiche di aria stabile. Tali nubi rivelano la presenza di correnti orizzontali. Le nubi orografiche: sono formate per sollevamento forzato di masse daria in movimento quando incontrano rilievi montuosi. Se la presenza del rilievo piccola si hanno nubi stratiformi; se il rilievo non piccolo si hanno nubi cumuliformi. Lostacolo dei rilievi montuosi, al moto delle masse daria, crea sopravvento unascesa con raffreddamento umido adiabatico e sottovento una discesa con riscaldamento secco adiabatico. Di conseguenza quando laria ritorna alla medesima quota, dopo aver superato lostacolo, si ritrova a temperatura pi elevata di quella che aveva prima di iniziare lascesa.

DENOMINAZIONI
CIRRI CIRRO-STRATI CIRRO-CUMULI ALTO-STRATI ALTO-CUMULI NEMBO-STRATI STRATO-CUMULI STRATI CUMULI TIPI DI PRECIPITAZIONI

TIPO
ALTE MEDIE BASSE A SVILUPPO VERTICALE

ALTITUDINE
OLTRE 9000 mt Da 6000 mt a 9000 mt Da 2000 mt a 6000 mt Da 100 mt a 18000 mt.

Il ciclo dellacqua nellatmosfera consiste in tre fasi distinte: evaporazione, condensazione, precipitazione. Non semplice stabilire la differenza tra condensazione e precipitazione, anche se in
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questultima le dimensioni delle goccioline dacqua o dei cristalli di ghiaccio, sono molto pi grandi, dellordine del millimetro contro i 50 (micro) delle goccioline di nubi. Si pu dedurre quindi che una gocciolina media di pioggia formata da circa un milione di goccioline di nubi. La formazione delle goccioline di pioggia pu essere spiegata con la teoria della coalescenza. Si pensa che alcuni nuclei giganti di condensazione producano goccioline di nubi pi grandi della media. Esse hanno una velocit di caduta pi elevata, e nel loro percorso urtano e catturano le goccioline pi piccole, accrescendosi. Le gocce di pioggia pi grosse cadendo rapidamente si disintegrano ed ogni frammento pu iniziare un nuovo sviluppo di gocce, dando luogo alla pioggia. Le precipitazioni o idrometeore avvengono in un gran numero di forme. I tipi pi comuni sono la pioggia, la neve e la grandine. LA PIOGGIA E una precipitazione di gocce dacqua allo stato liquido con diametri superiori a 0.5 mm. Se le gocce sono pi piccole e uniformi, si ha la pioviggine. Le dimensioni delle gocce dipendono dallattrito dellaria e dallevaporazione che subiscono nella caduta. Le gocce pi grosse si hanno nella parte delle nubi temporalesche ove esistono moti discendenti di aria. La quantit di pioggia caduta si esprime in mm e si misura col pluviometro. Le precipitazioni di un anno definiscono il regime pluviometrico di un luogo e rappresentano un parametro molto significativo per il clima. Le precipitazioni variano da pochi mm nei deserti a pi di 12000 mm in alcune localit. LA NEVE Si ha quando la temperatura dellaria scende al di sotto del punto di gelo. E costituita da cristalli di ghiaccio esagonali, a stella o ramificati. I cristalli di neve possono esistere isolati o unirsi, per coalescenza, in fiocchi di neve di varie forme e grandezza. LA GRANDINE E formata da sferette o pezzetti di ghiaccio, di diametri compresi tra i cinque e i cinquanta millimetri, che cadono separatamente o uniti in agglomerati irregolari. La grandine associata a fenomeni temporaleschi e quindi a moti convettivi dellaria. La struttura di un chicco di grandine presenta strati concentrici alternati di ghiaccio trasparente e ghiaccio opaco. Ci indica che nella sua formazione il chicco di grandine passa ripetutamente dalla zona superiore della nube, a bassa temperatura, a quella inferiore, a temperatura pi alta. Nella parte fredda, il contenuto di vapore acqueo e basso e le gocce sopraffuse gelano rapidamente a contatto con i cristalli di ghiaccio, formando cos lo strato opaco, che tale perch contiene particelle daria intrappolate. Linvolucro trasparente si forma da un velo liquido che si deposita sul chicco nella parte calda della nube e congela lentamente nella successiva salita. Il processo di salita e discesa continua fino a che il peso raggiunto dal chicco lo fa precipitare. IL VENTO I movimenti orizzontali delle masse daria costituiscono il vento. Essi sono causati dalla differente insolazione e dalla diversa risposta termica del suolo. Si creano cos zone di alta e di basse pressioni con gradienti barici orizzontali. Laria sotto lazione della forza del gradiente, tende a spostarsi dalle zone di alta pressione a quelle di bassa pressione. Il vento ha quindi la funzione di livellare il campo barico, di ripristinare lequilibrio dellatmosfera. Il moto dellaria dipende dalle forze che su di essa agiscono. Se queste forze ammettono un risultante non nulla il moto della particella daria sar accelerato, per la legge fondamentale della dinamica. Quando le forze agenti si fanno equilibrio il moto della particella sar uniforme.

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Il moto dellaria in vicinanza del suolo molto influenzato dallattrito e dalle irregolarit, a differenza di quello alle quote pi attendibili; la misura del vento viene fatta ad una quota minima di 10 m dal suolo. Le forze che agiscono su una particella daria, di massa unitaria, sono: 1. Forza del gradiente. E dovuta al gradiente barico G, diretta dallalta alla bassa pressione ed ha per espressione Fg = 1/ G, con densit dellaria. Mette in moto inizialmente la particella daria 2. Forza di Coriolis o forza deviante : dovuta alla rotazione terrestre, agisce solo sui corpi in movimento ed diretta sulla destra del moto nellemisfero Nord (sulla sinistra in quello sud) facendo deviare la traiettoria dalla direzione del gradiente. La sua espressione Fd = 2V sen in cui la velocit angolare della Terra; V la velocit del corpo in movimento, nella fattispecie laria; la latitudine geografica del luogo; 3. Forza di attrito: tale forza proporzionale alla velocit dellaria, diretta in senso contrario al moto e dipende dalla densit dellaria e dalla natura della superficie su cui spira il vento. In formula Fa = KV con K costante di proporzionalit 4. Forza centrifuga: se la traiettoria dellaria non rettilinea bisogna considerare anche la forza centrifuga Fc = V2/R diretta lungo il raggio di curvatura R della traiettoria. MISURA DEL VENTO Gli elementi del vento, direzione e forza, si misurano rispettivamente con lanemoscopio e con lanemometro. La direzione quella di provenienza del vento ed espressa in decine di gradi interi; la forza o velocit si esprime in nodi, in m/s o in Km/h (1 m/s = 3,6 Km/h = 2 nodi). Per indicare la forza si impiega anche una scala convenzionale, la scala di Beaufort, i cui numeri vanno da 0, corrispondente a calma di vento, a 12 corrispondente a uragani con venti di velocit superiori ai 64 nodi. La scala Beaufort estendibile fino al numero 17 corrispondente a venti di velocit sui 120 nodi. La velocit del vento risulta uniforme o quasi se non vi sono ostacoli o condizioni di instabilit dellatmosfera. In questi ultimi casi il moto dellaria diventa turbolento cio si formano vortici, raffiche, groppi di vento. I vortici sono delle linee di flusso che si staccano e si chiudono su se stesse. Le raffiche sono o pulsazioni repentine o variazioni del vento rispetto al valore medio. I groppi sono moti turbinosi, di breve durata, che producono variazioni di direzione ed intensit del vento.

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CIRCOLAZIONE GENERALE DELLATMOSFERA


GENERALITA La circolazione generale dellatmosfera tratta della descrizione dei principali sistemi di vento della troposfera e della bassa stratosfera e la spiegazione della loro genesi. Generalmente viene considerato landamento medio globale dei venti. La funzione fondamentale della circolazione generale quella di trasportare calore dalla zona equatoriale verso le calotte polari ed assicurare alla Terra uno stato termico di equilibrio. Se la Terra fosse omogenea e non animata di rotazione attorno al proprio asse, il trasporto di calore potrebbe essere concepito con un modello di circolazione meridiana composto da ununica cellula. Laria equatoriale pi calda e meno densa tenderebbe a salire lungo la verticale dirigendosi, in quota e verso i poli. Laria polare pi fredda sarebbe richiamata, al suolo, verso lequatore chiudendo il ciclo. In realt questo tipo di circolazione non sarebbe possibile sulla Terra in moto a causa della forza deviante che renderebbe la circolazione zonale, si fa notare limpossibilit fisica che masse daria provenienti dalla fascia equatoriale, molto estesa convergano su superfici molto limitate quali quelle polari. Sulla terra il trasporto di calore potrebbe avvenire mediante sistemi di moto a vortice o ad onde. Le osservazioni meteorologiche estese su lunghi periodi hanno messo in evidenza sulla terra cinture di alte e basse pressioni: bassa allequatore, alta ai tropici, bassa alle latitudini medie, alta ai poli. I venti, dalle alte pressioni delle zone tropicali, si dirigono verso lequatore deviando per la forza di Coriolis a destra nellemisfero nord, a sinistra in quello sud, dando luogo rispettivamente agli alisei di Nord Est e agli alisei di Sud Est. Allequatore si forma una zona di calma, con deboli venti detta dOldrums, perch la forza deviante nulla. Gli alisei convergono allequatore e poi cominciano la loro ascesa fino a giungere ai confini della troposfera, ad unaltezza di circa 18 Km. e per lelevato contenuto di vapore acqueo dopo aver perso gran parte dellumidit, per condensazioni e precipitazioni, diverge verso latitudini pi elevate dando luogo ai controalisei. Ai tropici varia, in parte discende, si comprime adiabaticamente e diventa pi secca. Essa genera al suolo le alte pressioni tropicali. Unaltra parte dei controalisei si dirige direttamente verso i poli ma per la forza di Coriolis, sempre pi intensa deviano tanto verso est da assumere un andamento prettamente zonale (venti da ovest). Tra lequatore e i tropici, si ha quindi una cella di circolazione detta cellula di Hadley. Anche tra i poli e le latitudini medie si formano delle celle di circolazione. Al suolo laria dalle alte pressioni tropicali si dirige anche verso le basse pressioni delle latitudini medie, deviando verso est. Qui si scontra con laria fredda polare e genera una superficie di discontinuit; lintersezione di tale superficie con il suolo costituisce il fronte polare, su cui si formano le depressioni o cicloni extra tropicali. BREZZE TERMICHE Le brezze sono venti periodici che hanno origine dalla differenza di temperatura che si stabilisce tra il mare e la terra o tra valli e monti. Di giorno la terra si riscalda pi del mare e si crea una circolazione diretta dal mare verso terra con una contro brezza in senso contrario, perch la massa daria calda che sovrasta la terra essendo pi leggera tende ad innalzarsi provocando un movimento orizzontale delle masse daria fredde che andranno a occupare lo spazio creato dallinnalzamento della massa daria calda. Di notte invece succede il fenomeno inverso e cio: il mare sprigiona il calore immagazzinato

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I SISTEMI DEL TEMPO


GENERALITA Levoluzione delle condizioni del tempo determinata dai grandi sistemi che formano la circolazione generale dellatmosfera, tra i quali i cicloni e gli anticicloni. Le caratteristiche fisiche, la struttura ed i movimenti di questi sistemi consentono di interpretare le carte del tempo e comprendere molti fenomeni meteorologici. Prima per di parlare di cicloni e anticicloni bisogna introdurre i concetti di masse daria e fronti che sono intimamente legati ad essi. LE MASSE DARIA Si intende per massa daria una zona dellatmosfera, estesa su alcune centinaia di migliaia di Km2, le cui caratteristiche fisiche, principalmente temperatura e contenuto di vapore acqueo, si mantengono uniformi o quasi. La formazione di una massa daria ha origine nei grandi centri permanenti di alte pressioni dove lassenza o quasi di vento consente allaria di acquistare gradualmente le propriet fisiche della superficie sottostante. La zona dove si forma la massa daria, detta regione di origine, ne determina le caratteristiche. Queste sono conservative nel senso che alcune grandezze fisiche tendono a rimanere costanti per diversi giorni mentre laria si sposta dalla sua regione di origine. TABELLA Nome della massa daria Artica A Polare continentale cP Polare marittima mP Continentale tropicale cT Topicale marittima mT Equatoriale E Monsonica M Luogo dorigine Regioni polari Propriet fisiche Basse temperature, alte umidit relative in estate. Aree continentali sub polari Fredda e secca con tempo bello (Canada, Asia) e stabile. Oceani alte latitudini Basse temperature, alte umidit relative. Zone alte pressioni, deserti Calda e molto secca. tropicali Anticicloni tropicali oceanici Temperature medie alte, alta umidit specifica, area stabile. Zona di convergenza Elevate temperature e umidit, intertropicale. moti convettivi, instabilit. Oceano Indiano settentrionale Secca di inverno, umida di estate.

Spesso le caratteristiche delle masse daria sono indicate solo dalla temperatura. Cos si parla di aria calda o aria fredda a seconda che laria a temperatura maggiore o minore di quella della superficie sottostante. I FRONTI La zona di separazione tra due masse daria diverse si chiama superficie di discontinuit o frontale. Lintersezione col suolo di tale superficie si chiama fronte. Talvolta per fronte si intende la stessa superficie frontale. Linclinazione della superficie di discontinuit sullorizzonte dipende dalle temperature e umidit delle due masse daria. Alle latitudini medie generalmente dellordine di 1. I fronti principali dellemisfero sono: Fronte artico. che separa laria artica dallaria polare marittima. Esiste il fronte artico dellAtlantico e quello del Pacifico.

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Fronte polare che separa laria polare continentale e laria polare marittima dallaria marittima tropicale. E il fronte pi importante perch lungo di esso si formano la maggior parte dei cicloni extra tropicali che forniscono le precipitazioni alla zona temperata. Anche il fronte polare esiste nellAtlantico e nel Pacifico. Fronte Mediterraneo che separa in inverno laria fredda dellEuropa dallaria tropicale continentale dellAfrica. Se laria calda avanza, sostituendo laria fredda, si ha un fronte caldo; nel caso di aria fredda che guadagna terreno si ha un fronte freddo.

FRONTE CALDO

FRONTE FREDDO
ARIA FREDDA ARIA CALDA

ARIA CALDA

ARIA FREDDA

ARIA CALDA

ARIA FREDDA

ARIA FREDDA

ARIA CALDA

Fig. 12.1 Sezione dei fronti

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