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Le metamorfosi
Intervista a Giuseppe Palumbo di Nicola Ferrero
Giuseppe Palumbo il graditissimo ospite di questo numero: amato dallo scriba, che lo segue con affetto e deferenza da almeno 20 anni, ha saputo attraversare i marosi del fumetto italiano e pi volte, come il rettile Ramarro, sua prima creazione che tanto impression i gggiovani di met anni Ottanta, cambiar pelle, rinnovare stile e narrazione, casa editrice e pubblico, senza mai perdere la sua cifra artistica, ironica e profonda. Passando dalle follie di Frigidaire (se non lo conoscete, cospargetevi il capo di cenere e ricercate degli arretrati, sante ampolle) alle pubblicazioni in Giappone, da Martin Mystre a Diabolik, dalla conturbante Tosca alla collaborazione con Massimo Carlotto, Palumbo si dimostrato un grandissimo del fumetto nostrano. Qui di seguito una chiacchierata con lautore, lucano di nascita e bolognese dadozione Caro Giuseppe, il primo ricordo che ho dei tuoi fumetti risale al numero 76 di Frigidaire, anno di grazia 1987 , quando mi imbattei nella prima puntata di una storia di Ramarro chiamata La vergine della tempesta. Cosa ti ricorda quel periodo e come iniziasti la tua carriera fumettistica? Ricordo furore creativo, eccitazione di gruppo (in particolare barese, visto che ero in combutta con altre teste calde di stanza pugliese), viaggi interminabili in vagoni di seconda classe. Ricordo lansia di fare cose stupende e soprattutto originali, la ricerca dello stile personale, mai che sapesse di gi visto, maivismo a tutto spiano! E a fustigare le mie prime prove i Padri Frigoriferi Fondatori, Scozzari e Sparagna in primis, e i Valvoline bolognesi, Igort e Brolli, che intorno alla scuola Zio Feininger stavano allevando una generazione di matti, in cui ero finito anchio. Ricordo Scozzari, le sue sberle alla Galleria dArte Moderna (correva lanno 1985) di Bologna, che mi diceva: Ma dove sei stato finora?. Un clima di tempesta per un verginello come me Ramarro era informe, narrativamente e graficamente parlando, ma iconoclasta, zappiano, stop making sense e DEVOluto. Quanto dur la collaborazione con Frigidaire? Mi ricordo anche della pubblicit di una storia fatta con Sebastiano Vilella che si chiamava Miticoperaio Vilella era una di quelle teste calde baresi, la pi calda allepoca, e il Miticoperaio il suo miglior personaggio, unicona, purtroppo non sviluppata per vari motivi. La collaborazione con Frigidaire? Finch sar in edicola, quando c. Fedele alla linea, per; quando vedo che la linea si perde, e in passato successo, mi fermo. In un angolo del cuoricino, spero sempre in un giorno in cui un movimento improvviso dellintelligenza lo riporti in edicola, con Sparagna su unisola dei Caraibi a inviare gli editoriali via mail e qualche perla (di saggezza), Scozzari a scrivere 4/5 rubriche e a disegnare almeno un paio di storie a numero, Mattioli idem, Liberatore a decorare di copertine e illustrazioni e fumetti e bestemmie, e poi tutta la messe di meraviglie del mondo, narrate da infiniti articoli e reportages e fumetti, i miei compresi, Ramarro, rst masochistic superhero (born in 1986) in primis. Nel 1992 passi a collaborare con Martin Mystre. Come ti sei trovato a lavorare con la Bonelli e con un personaggio non tuo? Grazie a Castelli, stato tutto abbastanza facile. Ho avuto poche direttive e molta libert, e ho cercato di dare il massimo pensando di andare incontro ai gusti del pubblicostandard Bonelli e rispettandolo. Non posso dire che sia stato tutto facile (disegnare 100 pagine nello stesso stile e in bianco e nero, per uno che veniva dal fumetto a colori, di poche pagine e maivista), ma neppure che sia stata unimpresa. Di sicuro stata una collaborazione che mi ha formato professionalmente, l dove Frigidaire mi aveva formato creativamente. Dopo lo zio Martin, unicona del fumetto italico e non solo: Diabolik. Come nata la tua collaborazione? Prosegue tuttora? Sempre Castelli, benemerito. A lui devo il passaggio di consegne da Bonelli allAstorina. Castelli stava lavorando

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al remake del numero uno di Diabolik per i 40 anni del personaggio e mi propose come autore dei disegni: Gomboli e la Giussani diedero il placet. La collaborazione dura ancora: da poco uscito lo speciale Gli occhi della pantera, dedicato al passato di Eva Kant. Una collaborazione di cui sono estremamente contento: rinnovare, nei limiti concessi dalla tradizione, un personaggio come Diabolik, icona culturale italiana, non un onore da niente. Unaltra pagina interessante della tua carriera stata quella di Cut, un capellone con un caratterino mica da ridere che non parla mai. Un fumetto no words per il mercato giapponese, rieditato nel 2006 da Comma 22. Questa volta lo zampino di Igort. Stava lavorando gi da un po con leditore Kodansha, che aveva av viato, allinizio degli anni Novanta, un progetto chiamato Manga Fellowship, mirante a far produrre manga agli autori occidentali, in modo da contaminare e arricchire la scuola occidentale e quella orientale, insieme. Io fui scelto e contattato e Cut fu il personaggio demente (puro slapstick alla Mel Brooks, se proprio vogliamo citare qualcuno) che proposi e fu editato. Cut un tipo strano, con barba e capelli spaventosamente sviluppati, a causa dei quali si trova sempre nelle situazioni pi bizzarre. Comma 22, che sta raccogliendo molti miei lavori, ha realizzato lantologia completa delle storie di quel periodo. Le nuove storie di Cut, stanno invece uscendo su Mandala, un bellannuario a colori, sempre della Kodansha, da un paio di numeri. E finora Cut se l vista con Ramarro (eggi!) e con la mia bulldogghina Mim Restando su Comma 22, altra operazione encomiabile stata la pubblicazione in volume unico degli episodi di Tosca la mosca. Con unappendice straordinaria che ci mostra la mosca pi sexy del mondo condividere le tavole con un giovanile Ramarro. Volume in cui c il sublimato delle pi divertite nefandezze sessuali che finora ho realizzato. E ho scoperto che le ragazze apprezzano quelle storie: penso che Tosca, questa bambolina sempre un po desiderosa di essere presa e stupita, di prendere e stupire, questa femmina n carne n pesce n insetto, che alla fine ha sempre la meglio, sia forse il personaggio giusto per far piazza pulita di tanti fumettazzi porno che servono solo a nutrire un maschilismo tozzo, tipicamente italico. Le tue ultime cose (Diario di un pazzo, Le ombre suicide) hanno visto un cambio di stile nel tuo disegno: pi morbido, acquerellato Be, tu la butti sullo stile grafico e non hai tutti i torti, ma ladattamento del racconto di Lu Xun, il Diario di un pazzo, appunto, e la serie di storie de Le ombre suicide, uscite su Troglodita, mio personale progetto editoriale, rappresentano per me un approdo a una narrazione a fumetti diversa da quella finora praticata. Sono racconti lontani dal sarcasmo di Ramarro anche se partono dalla stessa radice cinica, gnostica, pessimista Gi con la serie di Sisifo, avevo cominciato questa esplorazione verso storie pi evocative, pi liriche, pi oniriche. E questa narrazione ha preso forma anche graficamente, prima nel bianco e nero espressionista del Diario e poi nellassemblaggio di materiali grafici eterogenei di Troglodita. Una ricerca stilistica ancora in corso che si pu seguire anche on line, su www.palumbo-troglodita. blogspot.com. Puoi parlarci di Tomka, il progetto che ti ha visto affiancare Massimo Carlotto? Questo tomo va nel solco della mia evoluzione stilistica di cui sopra. Un libro molto intenso, scritto da Massimo Carlotto e da me adattato e disegnato, edito da Rizzoli nella collana 24/7. Lo scenario la guerra civile di Spagna e Tomka un gitano vittima dei fatti di Guernica, di una guerra non sua, di tragici equivoci ed errori senza rimedio. Massimo ha scritto con tutta la sua capacit di evocare passioni e contraddizioni drammatiche e io ho cercato di rispondere con un bianco e nero altrettanto violento e lacerato. Tomka un fuggiasco, come Carlotto stato, e ha la faccia di Jos Ortega, un grande pittore spagnolo, che ho conosciuto da bambino, un esule che visse a Matera, la mia citt, per alcuni anni; la mia Guernica ha il volto dei muri di Matera, cos come Arrabal li aveva filmati in Lalbero di Guernica, girato nella mia citt, proprio in quegli anni. Forse si capito: un libro importante, almeno per chi lha fatto... Per finire, qual il rapporto di Palumbo col cibo? E quello dei suoi personaggi? Ho dovuto frenare di recente, ma mi reputo ancora un curioso e affamato impenitente del desco. I miei personaggi si adeguano. Lultima cosetta trangugiata da Ramarro in una sua storia era tempura di molluschi di Mururoa in pastella di farina di corallo radioattivo. Tosca invece ha una sola passione: la maionese. Chi ha letto le sue storie, lo sa..

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