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Paul Lafargue La Religione del Capitale (1887) (traduzione di Andrea Chersi) Ci piacerebbe immaginare PAUL LAFARGUE (1842-1911) come

il genero picchiatello, il componente pi divertente e simpatico della famiglia di KARL MARX. Cos non , purtroppo, e gli sprazzi di geniale sarcasmo dei suoi scritti, cos come la sua stessa morte (si suicida assieme alla moglie Laura Marx) sono solo scandalosi momenti di una vita tutta dedicata alla diffusione del verbo marxiano. Presentiamo la nostra traduzione di LA RELIGION DU CAPITAL, del 1887: la continuazione e il coronamento della sua opera pi famosa, IL DIRITTO ALL'OZIO e sancisce la centralit dell'uomo, pi che del lavoro. Questo ce lo rende simpatico. 1. Il Congresso di Londra I progressi del socialismo preoccupano le classi possidenti d'Europa e d'America. Qualche mese fa, uomini provenienti da tutti i paesi civili si riunirono a Londra, allo scopo di trovare tutti insieme i mezzi pi efficaci per arrestare il pericoloso dilagare delle idee socialiste. Tra i rappresentanti della borghesia capitalista d'Inghilterra spiccavano lord Salisbury, Chamberlain, Samuel Morley, lord Randolph Churchill, Herbert Spencer, il cardinale Manning. Il principe di Bismarck, trattenuto per una crisi etilica, aveva inviato il suo consigliere personale, l'ebreo Bleichroeder. I grandi industriali e i finanzieri dei due mondi, Vanderbilt, Rothschild, Gould, Soubeyran, Krupp, Dollfus, Dietz-Monin, Schneider erano presenti personalmente o si erano fatti sostituire da uomini di fiducia. Mai si erano viste personalit di idee e di nazionalit tanto differenti comprendersi tanto fraternamente. Paul Bert era seduto al fianco di Monsignor Freppel, Gladstone stringeva la mano a Parnell, Clmenceau discuteva con Ferry e Moltke chiacchierava amichevolmente sulle possibilit di una guerra di rivincita con Droulde e Ranc. La causa che li riuniva imponeva di tacere sui loro rancori personali, sulle loro divisioni politiche e sulle loro gelosie patriottiche. Il legato del Papa prese la parola per primo. - Si governano gli uomini servendosi di volta in volta della forza bruta e dell'intelligenza. La religione era, un tempo, la forza magica che dominava la coscienza dell'uomo; essa insegnava al lavoratore a sottomettersi docilmente, a sopportare le miserie terrene sognando gioie celesti. Ma il socialismo, lo spirito del male dei tempi moderni, scaccia la fede e si insedia nel cuore dei diseredati; dice loro che non si deve relegare la felicit per l'altro mondo; gli annuncia che esso far della terra un paradiso e grida al salariato: "Ti stanno derubando! S, in piedi, svgliati !" Prepara le masse operaie, un tempo cos mansuete, ad un sollevamento generale che sconvolger le societ civili, sopprimendo la famiglia, togliendo ai ricchi i loro beni per darli ai poveri, distruggendo l'arte e la religione, diffondendo nel mondo le tenebre della barbarie... Come combattere il nemico di ogni civilt e di ogni progresso? Il principe di Bismarck, l'arbitro dell'Europa, il Nabucodonosor che ha sconfitto la Danimarca, l'Austria e la Francia, sconfitto da dei ciabattini socialisti. I conservatori di Francia hanno immolato nel '48 e nel '71 pi socialisti di quanti eretici furono ammazzati la notte di San Bartolomeo e il sangue di questi giganteschi macelli una rugiada che fa germinare il socialismo su tutta la terra. Dopo ogni massacro, il socialismo rinasce pi vivo. Il mostro a prova di forza bruta. Che fare? I saggi e i filosofi l riuniti, Paul Bert, Haeckel, Herbert Spencer si alzarono a turno e proposero di schiacciare il socialismo con la scienza. Monsignor Freppel fece spallucce: - Ma se la vostra maledetta scienza fornisce ai comunisti i loro argomenti pi solidi. - Voi dimenticate la filosofia naturalista che noi professiamo, replic Spencer. La nostra dotta teoria dell'evoluzione dimostra che l'inferiorit sociale dei lavoratori fatale quanto la caduta dei gravi, che la conseguenza necessaria di leggi immutabili e immanenti della natura; noi dimostriamo anche che i privilegiati delle classi superiori sono i meglio dotati, i meglio adatti, che continueranno a perfezionarsi senza fine e che finiranno col trasformarsi in una nuova razza in cui gli individui non assomiglieranno per nulla ai bruti dal volto umano delle classi inferiori che non si possono condurre altro che a suon di frustate. (nota1) - Piaccia a Dio che le vostre teorie evoluzioniste non scendano mai tra le masse operaie; esse le renderebbero furiose, le getterebbero nella disperazione, questo consigliere di rivolte popolari, interruppe Pressens. La

vostra fede davvero troppo profonda, signori scienziati del trasformismo; come potete credere che la vostra scienza disilludente si possa contrapporre ai miraggi incantatori del socialismo, alla comunione dei beni, al libero sviluppo delle facolt che i socialisti fanno balenare agli occhi dei lavoratori estatici? Se vogliamo rimanere classe privilegiata e continuare a vivere a spese di quelli che lavorano, occorre distrarre l'immaginazione della bestia del popolo con le leggende e le favole dell'altro mondo. La religione cristiana svolgeva a meraviglia questo ruolo; voi, signori del libero pensiero, voi l'avete spogliata del suo prestigio. - Avete ragione ad ammettere che screditata, rispose brutalmente Paul Bert, la vostra religione perde terreno ogni giorno di pi. E se noi, liberi pensatori, che voi attaccate sconsideratamente, non vi avessimo sostenuto di nascosto, pur avendo l'aria di combattervi per distrarre i babbei, se non avessimo votato ogni anno i bilanci del Culto, voi, ebbene s, voi e tutti i preti, pastori e rabbini della sacra bottega, sareste crepati di fame. Sospendendo le retribuzioni, la fede si estingue... Ma, giacch io sono libero pensatore, giacch me ne infischio di Dio e del Diavolo, giacch non credo che in me stesso e nelle gioie fisiche e intellettuali che mi prendo, per questo che riconosco la necessit di una religione, che, come dite voi, distragga l'immaginazione della bestia umana che si vuol tosare. Bisogna che i lavoratori credano che la miseria sia l'oro che acquista il cielo e che il Buon Dio accorda loro la povert per riservargli il regno dei cieli in eredit. Io sono molto religioso... per gli altri. Ma, accidenti! perch fabbricarci una religione cos bestialmente ridicola? Con la migliore volont del mondo, non posso ammettere di credere che un piccione sia andato a letto con una vergine e che da questa unione, riprovata dalla morale e dalla fisiologia, sia nato un agnello che si trasformato in un ebreo circonciso. - La vostra religione non concorda con le regole della grammatica, aggiunse Mnard-Dorian, che si picca di purismo. Un Dio unico in tre persone condannato a eterni barbarismi, a dei io pensiamo, io mi soffiamo il naso, io mi puliamo! - Signori, non siamo qui per discutere gli articoli della fede cattolica, interloqu dolcemente il cardinale Manning, ma per occuparci del pericolo sociale. Voi potete, riprendendo Voltaire, schernire la religione, ma non impedirete che essa sia il miglior freno morale alle avidit e alle passioni delle classi inferiori. - L'uomo un animale religioso, disse sentenzioso il papa del positivismo, Pierre Laffitte. La religione di Auguste Comte non contempla n piccioni, n agnelli e, bench il nostro Dio non abbia n piume n peli, nondimeno un Dio positivo. - Il vostro Dio-Umanit, replic Huxley, meno reale del biondo Ges. Le religioni del nostro secolo sono un pericolo sociale. Chiedete a Giers, che ci ascolta con un sorriso, se le stte religiose di nuova formazione in Russia, cos come negli Stati Uniti, non sono contaminate dal comunismo. Io riconosco la necessit di una religione, ammetto anche che il cristianesimo, ottimo ancora per i papuani e i selvaggi d'Australia, un po' fuori moda in Europa; ma se ci occorre una nuova religione, facciamo in modo che non sia una copia del cattolicesimo e non contenga alcuna traccia di socialismo. - Perch, interruppe Maret, felice di sussurrare una parola, non sostituire le virt teologali con le virt liberali, la Fede, la Speranza e la Carit con la Libert, l'Uguaglianza e la Fratellanza? - E la Patria, complet Droulde. - Queste virt liberali sono davvero la grande scoperta dei tempi moderni, riprese Giers, hanno reso importanti servigi in Inghilterra, in Francia, negli Stati Uniti, ovunque, insomma, siano state utilizzate per guidare le masse; ce ne serviremo un giorno in Russia. Ci avete insegnato, signori occidentali, l'arte di opprimere in nome della Libert, di sfruttare in nome dell'Uguaglianza, di mitragliare in nome della Fratellanza; voi siete i nostri maestri. Ma queste tre virt del liberalismo borghese non bastano a costituire una religione; sono tutt'al pi dei semi-di; resta da trovare il Dio supremo. - L'unica religione che possa rispondere alle necessit del momento la religione del Capitale, dichiar con forza il grande statistico inglese, Giffen. Il Capitale il Dio reale, onnipresente, che si manifesta sotto tutte le forme: oro brillante e letame nauseante, gregge di montoni e carico di caff, magazzino di sacre Bibbie e pacchi di disegni pornografici, macchine gigantesche e scorte di preservativi. Il Capitale il Dio che tutti conoscono, vedono, toccano, sentono, gustano; esiste per tutti i nostri sensi. E' il solo Dio che non abbia ancora trovato atei. Salomone lo adorava, bench per lui tutto fosse vanit; Schopenhauer vi trovava attrattive inebrianti, bench per lui tutto fosse disillusione; Hartmann, l'inconscio filosofo, uno dei suoi coscienti credenti. Le altre religioni non sono che sulle labbra, ma in fondo al cuore dell'uomo regna la fede nel Capitale. Bleichroeder, Rothschild, Vanderbilt, tutti i cristiani e tutti gli ebrei dell'Internazionale gialla, battevano le mani e gridavano: - Giffen ha ragione. Il Capitale Dio, il solo Dio vivente! Quando l'entusiasmo giudaico si fu un po' acquietato, Giffen riprese:

- Agli uni la sua presenza si rivela terribile; agli altri tenera come l'amore di una giovane madre. Quando il Capitale si getta su un paese, un ciclone che stritola e schiaccia uomini, bestie e cose. Quando il Capitale europeo si abbatt sull'Egitto, afferr e sollev da terra i fellah coi loro buoi, le loro carrette e le loro zappe e li trasport fino all'istmo di Suez; col suo pugno di ferro li pieg al lavoro, bruciati dal sole, tremanti di febbre, torturati dalla fame e dalla sete: in trentamila cosparsero delle loro ossa i bordi del canale. Il Capitale sceglie gli uomini giovani e vigorosi, svegli e solidi, liberi e allegri; li imprigiona a migliaia nelle fabbriche, nelle filande, nelle miniere; l, come il carbone nella fornace, li consuma, ingloba il loro sangue e la loro carne nel carbon fossile, nella trama dei tessuti, nell'acciaio delle macchine; trasfonde la loro forza vitale nella materia inerte. Quando li molla, essi sono usati, rotti e invecchiati anzitempo; non sono che inutili carcasse che si disputano l'anemia, la scrofola, la polmonite. L'immaginazione umana, cos fertile tuttavia in mostri terrificanti, non avrebbe mai potuto concepire un Dio tanto crudele, tanto spaventoso, tanto potente per il male. Ma quanto dolce, previdente e adorabile per i suoi eletti. La terra non possiede sufficienti godimenti per i privilegiati del Capitale; esso tortura lo spirito dei lavoratori perch inventino nuovi piaceri, perch preparino piatti sconosciuti allo scopo di eccitare i loro appetiti esausti; procura vergini infanti per risvegliare i loro sensi spossati. Esso consegna loro come propriet assoluta cose morte e esseri viventi. Agitati dallo spirito di verit, strepitavano e urlavano: - Il Capitale Dio. - Il Capitale non conosce n patria n frontiere n colore n razza n et n sesso; il Dio internazionale, il Dio universale, esso piegher alla sua legge tutti i figli dell'uomo!, grid il legato pontificio, in preda a estasi mistica. Cancelliamo le religioni del passato; dimentichiamo i nostri odii nazionali e i nostri conflitti religiosi, uniamoci cuore e spirito per formulare i dogmi della nuova fede, della Religione del Capitale. Il Congresso di Londra, che passer alla storia alla pari dei grandi concilii che elaborarono la religione cattolica, tenne le sue sedute per due settimane; fu nominata una commissione composta dai rappresentanti di tutte le nazionalit che fu incaricata di redigere i verbali e di raccogliere in un corpo unico le opinioni e le idee espresse. Siamo riusciti a procurarci diversi stralci di tale commissione e li pubblichiamo in questo volume. NOTE (1) Ci duole profondamente che la mancanza di spazio ci obblighi a riassumere i notevoli discorsi pronunciati nel corso di questo congresso che riuniva le vette della scienza, della religione, della filosofia, della finanza, del commercio e dell'industria. Rimandiamo il lettore all'articolo in cui Spencer preconizza il carcere cellulare e la frusta come metodo di governo delle classi inferiori; uscito sulla Contemporary Review di aprile ed aveva il titolo di "The Coming Slavery" ( la schiavit a venire ). Il comunismo la schiavit che ci predice il celebre filosofo borghese.

2. Il catechismo dei Lavoratori Domanda: - Come ti chiami? Risposta: - Salariato. D: - Chi sono i tuoi genitori? R: - Mio padre era salariato cos come mio nonno e il mio bisnonno; ma i miei progenitori erano servi e schiavi. Mia madre si chiama Povert. D: - Da dove vieni, dove vai? R: - Vengo dalla povert e vado alla miseria, passando per l'ospedale, dove il mio corpo servir da materiale di esperimento per le nuove medicine e da oggetto di studio per i dottori che curano i privilegiati del Capitale. D: - Dove sei nato? R: - In una soffitta, sotto il tetto di una casa che mio padre e i suoi compagni di lavoro avevano costruito. D: - Qual' la tua religione? R: - La religione del Capitale. D: - Quali doveri ti impone la religione del Capitale? R: - Due doveri principali: il dovere della rinuncia e il dovere del lavoro. La mia religione mi comanda di rinunciare ai miei diritti di propriet sulla terra, nostra madre comune, sulle ricchezze delle sue viscere, sulla fertilit della sua superficie, sulla sua misteriosa fecondazione per mezzo del calore e della luce del sole. Mi comanda di rinunciare ai miei diritti di propriet sul lavoro delle mie mani e del mio cervello. Mi comanda poi di rinunciare al mio diritto di propriet sulla mia stessa persona; dal momento in cui varco il portone della fabbrica, io non mi appartengo pi, sono cosa del padrone. La mia religione mi comanda di lavorare dalla fanciullezza fino alla morte, di lavorare alla luce del sole e alla luce del gas, di lavorare di giorno e di notte, di lavorare sulla terra, sotto terra e sul mare; di lavorare sempre e ovunque. D: - Ti impone anche altri doveri? R: - S. Di prolungare la quaresima per tutto l'anno; di vivere di privazioni, non soddisfando la mia fame che a met; di limitare tutti i bisogni della mia carne e di soffocare tutte le aspirazioni del mio spirito. D: - Ti proibisce determinati cibi? R: - Mi vieta di assaggiare la selvaggina, il pollame, la carne bovina di prima, seconda e terza qualit, di gustare il salmone, l'astice, il pesce delicato; mi vieta di bere il vino genuino, l'acquavite e il latte cos come esce dalle mammelle della mucca. D: - Quali cibi ti consente? R: - Il pane, le patate, i fagioli, il merluzzo, le aringhe affumicate, gli scarti di macelleria, la carne di vacca, di cavallo, di mulo e gli insaccati. Per riprendere in fretta le mie forze esauste, mi permette di bere del vino sofisticato, dell'acquavite di patate e dello scassafegato di barbabietola. D: - Quali doveri ti impone verso te stesso? R: - Di lesinare sulle mie spese; di vivere nel sudiciume e nel putridume; di indossare abiti stracciati, rattoppati, rammendati; di utilizzarli fino alla trama, finch non cadono in cenci, di camminare senza calze, dentro scarpe sfondate, che bevono l'acqua sporca e ghiacciata delle strade. D: - Quali doveri ti impone nei riguardi della tua famiglia? R: - Di proibire a mia moglie e alle mie figlie qualsiasi civetteria, qualsiasi eleganza e ogni raffinatezza; di ricoprirle di stoffe ordinarie, appena sufficienti per non urtare il pudore delle dame; di insegnar loro a non tremare d'inverno vestite di cotonina e a non soffocare d'estate nelle soffitte; di inculcare ai miei bambini i sacri princpi del lavoro, perch possano, fin da piccoli, guadagnarsi da vivere e non essere a carico della societ; di insegnargli a coricarsi senza cena e senza lampada e di abituarli alla miseria che la loro sorte nella vita. D: - Quali doveri ti impone verso la societ? R: - Di accrescere la fortuna sociale col mio lavoro innanzitutto e coi miei risparmi poi. D: - Che cosa ti ordina di fare dei tuoi risparmi? R: - Di portarli nelle casse di risparmio statali perch servano a colmare il deficit di bilancio(2) o di affidarli alle societ fondate dai filantropi della finanza affinch loro li prestino ai nostri padroni. Dobbiamo sempre mettere i nostri risparmi a disposizione dei nostri padroni. D: - Ti permette di toccare i tuoi risparmi? R: - Il meno possibile; ci raccomanda di non insistere quando lo Stato si rifiuta di restituirli(3)e di rassegnarci quando i filantropi della finanza, anticipando le nostre richieste, ci annunciano che le nostre economie sono andate in fumo.

D: - Hai dei diritti politici? R: - Il Capitale mi concede l'innocua distrazione di eleggere i legislatori che forgiano delle leggi per punirci; ma ci proibisce di occuparci di politica e di ascoltare i socialisti. D: - Perch? R: - Perch la politica privilegio dei padroni, perch i socialisti sono dei furfanti che ci derubano e ci ingannano. Ci dicono che l'uomo che non lavora non deve mangiare, che tutto appartiene ai salariati perch sono loro che hanno prodotto tutto quanto, che il padrone un parassita da sopprimere. La santa religione del Capitale ci insegna, al contrario, che lo spreco dei ricchi crea il lavoro che ci d da mangiare; che i ricchi mantengono i poveri; che se non ci fossero i ricchi, i poveri morirebbero. Ci insegna anche a non essere cos scemi da credere che le nostre mogli e le nostre figlie saprebbero portare le sete e i velluti che tessono, loro che non vogliono agghindarsi altro che di cotonina di cattiva qualit e che noi non saremmo capaci di bere i vini naturali e mangiare i buoni bocconi, noi che siamo abituati a tirare la cinghia e a bere porcherie. D: - Chi il tuo Dio? R: - Il Capitale. D: - Esiste da sempre? R: - I nostri preti pi dotti, gli economisti ufficiali, affermano che esiste dall'inizio del mondo; essendo a quel tempo molto piccolo, Giove, Geova, Ges e gli altri falsi di hanno regnato al suo posto e nel suo nome; ma dall'anno 1500 circa, egli cresciuto e non finisce di crescere in massa e in potenza; oggi domina il mondo intero. D: - Il tuo Dio onnipotente? R: - S. Il suo possesso d tutta la felicit della terra. Quando distoglie il suo volto da una famiglia e da una nazione, queste vegetano nella miseria e nel dolore. La potenza del Dio-Capitale cresce a misura che cresce la sua massa; tutti i giorni conquista nuovi paesi; tutti i giorni ingrossa il gregge di salariati che, per tutta la loro vita, si consacrano ad aumentare la sua massa. D: - Chi sono gli eletti del Dio-Capitale? R: - I padroni, i capitalisti, i possidenti. D: - Come ti ricompensa il Capitale, tuo Dio? R: - Dandomi sempre e sempre del lavoro, a me, a mia moglie e ai miei piccoli figli! D: - E' questa la tua unica ricompensa? R: - No. Dio ci permette di soddisfare la nostra fame assaporando cogli occhi le appetitose vetrine di carne e di cibi che noi non abbiamo mai gustato, che noi non gusteremo mai e di cui si nutrono gli eletti e i sacerdoti. La sua bont ci permette di riscaldare le nostre membra intorpidite dal freddo, ammirando le calde pellicce e i vestiti pesanti con cui si coprono gli eletti e i sacerdoti. Ci concede inoltre il delicato piacere di rallegrare la nostra vista contemplando il passaggio in carrozza lungo i viali e le piazze pubbliche della sacra trib dei possidenti e dei capitalisti lucidi, paffuti, panciuti, agiati, circondati da una torma di valletti gallonati e di cortigiane dipinte e colorate. Noi allora ci inorgogliamo al pensiero che se gli eletti godono delle meraviglie di cui noi siamo privati, esse sono opera delle nostre mani e dei nostri cervelli. D: - Gli eletti sono di una razza diversa dalla tua? R: - I capitalisti sono impastati colla stessa argilla dei salariati; ma loro sono stati scelti tra migliaia e milioni. D: - Che cosa hanno fatto per meritare questa promozione? R: - Nulla. Dio dimostra la sua onnipotenza riversando i suoi favori su colui che non se li affatto guadagnati. D: - Il Capitale dunque ingiusto? R: - Il Capitale la giustizia stessa; ma la sua giustizia supera la nostra debole comprensione. Se il Capitale fosse obbligato ad accordare la sua grazia a coloro che se la meritano, non sarebbe libero, la sua potenza avrebbe dei limiti. Il Capitale non pu affermare la sua onnipotenza che prendendo i suoi eletti, i padroni e i capitalisti, dal mucchio degli incapaci, dei fannulloni e dei buoni a nulla. D: - Come ti punisce il tuo Dio? R: - Condannandomi alla disoccupazione; allora sono scomunicato; mi proibita la carne, il vino e il fuoco. Noi moriamo di fame, mia moglie e i miei figli. D: - Quali sono le colpe che devi commettere per meritare la scomunica della disoccupazione? R: - Nessuna. Il Capitale decreta a suo piacere la disoccupazione senza che la nostra scarsa intelligenza possa afferrarne la ragione. D: - Quali sono le tue preghiere? R: - Io non prego con le parole. Il lavoro la mia preghiera. Ogni preghiera a parole disturberebbe la mia preghiera efficace che il lavoro, l'unica preghiera che sia apprezzata, perch la sola utile, la sola che avvantaggia il Capitale, la sola che crea plusvalore.

D: - Dove preghi? R: - Ovunque: sul mare, sulla terra e sotto terra, nei campi, nelle miniere, nelle fabbriche e nelle officine. Perch la nostra preghiera venga accolta e ricompensata, dobbiamo deporre ai piedi del Capitale la nostra volont, la nostra libert e la nostra dignit. Al suono della campana, al fischio della macchina dobbiamo accorrere; e, una volta in preghiera, dobbiamo, come automi, muovere braccia e gambe, piedi e mani, ansimare e sudare, tendere i muscoli e sfibrare i nostri nervi. Dobbiamo essere umili di spirito, sopportare docilmente la collera e le ingiurie del padrone e dei capimastri, perch loro hanno sempre ragione, anche quando ci sembrano avere torto. Dobbiamo ringraziare il padrone quando lesina sul salario e prolunga la giornata di lavoro; perch tutto ci che fa giusto e per il nostro bene. Dobbiamo essere onorati quando il padrone e i suoi capoccia accarezzano le nostre mogli e le nostre figlie, perch il nostro Dio, il Capitale, gli concede il diritto di vita o di morte sui salariati cos come il diritto di andare a letto con le salariate. Piuttosto che lasciarci sfuggire un lamento, piuttosto di permettere alla collera di far bollire il nostro sangue, piuttosto che scendere in sciopero, piuttosto che ribellarci, dobbiamo sopportare ogni sofferenza, mangiare il nostro pane ricoperto di sputi e bere la nostra acqua sporca di melma; perch per punire la nostra insolenza, il Capitale arma il padrone di cannoni e di sciabole, di prigioni e di penitenziari, di ghigliottina e di plotoni di esecuzione. D: - Riceverai una ricompensa dopo la morte? R: - S, una grandissima ricompensa. Dopo la mia morte, il Capitale mi lascer sedere e riposare. Non soffrir pi il freddo n la fame; non dovr pi preoccuparmi n del pane quotidiano n del domani. Godr del riposo eterno della tomba. NOTE (2) Il catechismo fa allusione a dei fatti che avvengono in Francia ma che, di certo, i suoi estensori vorrebbero vedere diffondersi negli altri paesi. Le somme depositate nelle casse di risparmio sono state utilizzate per liquidare il debito fluttuante, che ammontava a milleduecento milioni di franchi; tutti gli anni le eccedenze delle uscite sui rientri delle casse di risparmio servono, come dice il catechismo, a colmare il deficit di bilancio. Beaulieu segnalava il pericolo rappresentato da tale situazione, dato che lo Stato potrebbe essere dichiarato in fallimento dai depositanti venuti a reclamare il loro denaro. Io farei osservare il carattere genuinamente internazionale del catechismo capitalista, che formula i doveri e i diritti dei proletari senza distinzione di paese e di razza. (3) La cosa gi accaduta nel 1848; gli estensori prevedono che si ripeter ancora e vogliono preparare gli operai risparmiatori.

3. Il sermone della cortigiana (Il manoscritto che mi stato recapitato incompleto, mancando le prime tre pagine; dovevano di certo contenere una invocazione al Dio-Capitale, il protettore di quelli che vengono disprezzati. La regola che mi sono imposto di essere un semplice copista, mi vieta qualsiasi tentativo di ricostruzione. Delle note a margine lasciano supporre che l'estensore del sermone, il legato del papa, abbia assunto come collaboratori il principe di Galles, due ricchi industriali noti al mondo intero per le loro sete e le loro stoffe, Bonnet e Pouyer-Quertier, e una famosa cortigiana, che ha ospitato nel suo letto aristocratici cosmopoliti, Cora Pearl ). P.L. Gli uomini che vagano nelle tenebre della vita, guidati dal chiarore vacillante della gracile ragione, scherniscono e insultano la cortigiana; la inchiodano ignominiosamente alla gogna della loro morale; la umiliano colle loro virt di facciata, aizzano contro di lei la collera l'indignazione; lei la schiava del male e la regina della scelleratezza, la macina del frantoio dell'abbrutimento, lei corrompe la giovent in fiore e insudicia i capelli bianchi della vecchiaia, toglie lo sposo alla sposa, succhia con le sue labbra alterate e insaziabili l'onore e la fortuna delle famiglie. Oh, sorelle mie! La brutale rabbia e la bassa invidia sporcano di fiele amaro e fangoso la nobile immagine della cortigiana e tuttavia, ormai diciannove secoli fa, l'ultimo dei falsi Dei, Ges di Nazareth, rialzava, dall'obbrobrio degli uomini, Maria Maddalena e la faceva sedere in mezzo ai santi e ai beati, nello splendore del suo paradiso. Prima dell'avvento del Vero Dio, prima dell'avvento del Capitale, le religioni che si sono disputate la terra e gli Dei che si sono succeduti nella testa dell'uomo, comandavano di rinchiudere la sposa nel gineceo e di non permettere che all'etera di mordere i frutti dell'albero della scienza e della libert. La grande dea di Babilonia, Mylitta-Anaitis, "l'abile incantatrice, la seducente prostituta", ordinava al suo popolo di fedeli di onorarla con la prostituzione. Quando Budda, l'Uomo-Dio, arrivava a Vesali, andava ad abitare nella casa della padrona delle prostitute sacre, dinanzi alla quale facevano la fila i preti e i magistrati coi loro abiti da cerimonia. Geova, il Dio funesto, ospitava nel suo tempio le cortigiane. (4) Illuminati dalla fede, gli uomini delle societ primitive divinizzavano la cortigiana; ella simboleggiava la forza dell'eterna natura che crea e che distrugge. I padri della Chiesa cattolica, che per secoli ha divertito con le sue leggende l'umanit bambina, cercavano l'ispirazione divina nella compagnia delle prostitute. Quando il papa riuniva in concilio i suoi preti e i suoi vescovi per discutere un dogma della fede, guidate dal dito di Dio, le cortigiane di tutta la cristianit accorrevano; esse nascondevano sotto le loro sottane lo Spirito Santo; esse illuminavano l'intelletto dei Dottori. Il Dio dei cristiani arm del potere di fare e disfare i papi infallibili, Teodora, la meretrice imperiale. Il Capitale, nostro Signore, assegna alla cortigiana un posto ancor pi elevato: non pi a dei papi dalla testa ciondolante che essa comanda, ma a migliaia di operai giovani e vigorosi, maestri di ogni arte e mestiere: essi tessono, ricamano, cuciono, lavorano il legno, il ferro e i metalli preziosi, tagliano i diamanti, raccolgono dal fondo dei mari il corallo e le perle, producono in pieno inverno i fiori della primavera e i frutti dell'autunno, costruiscono i palazzi, decorano le mura, dipingono le tele, scolpiscono il marmo, scrivono drammi e romanzi, compongono opere, cantano, suonano e danzano per occupare il suo tempo libero e i suoi capricci. Giammai Semiramide, giammai Cleopatra, giammai queste regine potenti ebbero al loro servizio uno stuolo tanto numeroso di lavoratori, abili in ogni mestiere, esperti in ogni arte. La cortigiana l'ornamento della civilt capitalista. Se mai ella dovesse cessare di ornare la societ, allora quel po' di gioia che rimane ancora a questo mondo annoiato e triste, svanirebbe; i gioielli, le pietre preziose, le stoffe imperlate e ricamate diventano inutili come balocchi; il lusso e le arti, questi figli dell'amore e della bellezza, sono insipidi; la met del lavoro umano perde valore. Ma finch si comprer e si vender, finch il Capitale rimarr il padrone delle coscienze e il rimuneratore dei vizi e delle virt, la merce d'amore sar la pi preziosa e gli eletti del Capitale bagneranno il loro cuore nella coppa glaciale delle labbra dipinte della cortigiana. Se la ragione non avesse rincretinito l'uomo, se la fede avesse aperto le porte del suo giudizio, egli avrebbe capito che la cortigiana, in cui essi vedono la lussuria dei ricchi e dei potenti, uno dei motori del Dio capitale per muovere i popoli e trasformare le societ. Nei tempi bui del medioevo, quando il Capitale, nostro Signre, a somiglianza del bimbo che palpita sordamente nel seno della donna, si elaborava misterisamente nella profondit delle cose economiche, quando neppure una bocca profetizzava la sua nascita, quando l'animo umano ignorante dell'avvento di un Dio, non sussultava di allegria, allora tuttavia il Capitale cominciava a dirigere le azioni degli uomini. Soffiava nello spirito dei cristiani d'Europa il selvaggio furore che li precipitava sulle strade d'Asia in bande

pi fitte dei battaglioni di formiche. A quei tempi, i capi degli uomini erano i rozzi signori feudali, che vivevano nelle corazze come le tartarughe nel loro carapace, cibandosi di carni pesanti e di bevande dense, non apprezzando altro piacere che i colpi di lancia, non conoscendo altro lusso che una spada ben temprata. Per smuovere quei bruti, il nostro Dio dovette abbassarsi al livello della loro intelligenza pi pesante del piombo: sugger loro le crociate, di correre in Palestina a liberare le pietre di un sepolcro che non mai esistito. Dio voleva portarli ai piedi delle cortigiane d'oriente, estenuarli col lusso e il godimento, inculcare nel loro cuore la passione divina, l'amore dell'oro. Quando ritornarono nelle loro tetre magioni, dove ululavano i gufi, i sensi ancora turbati dall'oro e dalla porpora delle feste, dai profumi d'Arabia e dalle molli carezze delle cortigiane depilate, provarono disgusto per le loro femmine goffe e villose, che filavano e figliavano e non sapevano altro: si vergognarono della loro barbarie e come una giovane madre prepara la culla per il bimbo che nascer, essi costruirono le citt del Mediterraneo, crearono le corti ducali e reali dell'Europa, per l'avvento del Dio-Capitale. In verit vi dico, la cortigiana pi cara al nostro Dio che al finanziere il denaro dell'azionista; la sua figlia amatissima, quella che tra tutte le donne ubbidisce pi docilmente al suo volere. La cortigiana ha a che fare con ci che non si pu pesare n misurare, con la cosa immateriale che sfugge alle sacre leggi dello scambio: vende l'amore, come il droghiere smercia sapone e candele, come il poeta spaccia l'ideale. Ma vendendo l'amore, la cortigiana si vende; ella d al sesso della donna un valore, il suo sesso partecipa quindi delle qualit del nostro Dio, diventa una parte di Dio, Capitale. La cortigiana incarna Dio. Voi siete pi ingenui dei vitelli che pascolano nei prati, oh poeti, oh drammaturghi, oh romanzieri, voi che ingiuriate la cortigiana perch ella non concede l'uso del suo corpo che contro denaro sonante, voi che la trascinate nel fango perch vende ad un prezzo elevato le sue tenerezze. Volete dunque che ella profani la parte divina che il suo corpo, che lo renda pi vile dei ciottoli di strada? Voi, moralisti, che siete porcili per ingrassare i vizi, voi le rimproverate di preferire l'oro zecchino al cuore bruciante d'amore. Filosofi ottusi, voi prendete dunque la cortigiana per uno sparviero che si rimpinza di carne palpitante? Voi tutti che siete soffocati dall'avarizia, credete dunque che la cortigiana sia meno desiderabile perch la si acquista? Non acquistate forse il pane che sostiene il corpo, il vino che rallegra il cuore? Non si acquista forse la coscienza del deputato, le preghiere del prete, il coraggio del soldato, la scienza dell'ingegnere, l'onest del cassiere? Dio-Capitale maledice le prostitute, pazze del loro corpo, che si vendono per qualche franco, qualche soldo ai lavoratori e ai soldati; pi temibile della peste, martirizza i bruti del piacere dei poveri, avvelena la carne delle civette di Venere, le consegna agli Alfonsi di strada che le picchiano e le derubano; le sottopone all'ispezione della polizia, come la carne guasta del mercato. Ma la cortigiana che possiede la grazia efficace del Dio-Capitale si tappa le orecchie alle vostre morali e ridicole declamazioni pi vane delle grida delle oche spennate: ella avvolge la sua anima con un gelo polare che il fuoco di nessuna passione d'amore riesce a sciogliere; e maledetta, tre volte maledetta la Dama dalle Camelie, che si d e non si vende; Dio abbandona la cortigiana innamorata che muore dal piacere; se il suo cuore spasima e se i suoi sensi parlano, il compratore d'amore che succede all'amante del cuore, indispettito e deluso, invece di una mercanzia fresca non trova che un corpo stanto e esausto. La cortigiana si corazza di affascinante freddezza, affinch sul suo corpo di porcellana, dove la passione non trova spazio, i suoi clienti usino le loro labbra brucianti senza alterarne la freschezza: dalla fermentazione del loro sangue che devono prendere l'ebbrezza d'amore, e non dalla febbre delle sue carezze e dal calore dei suoi abbracci; perch bisogna che, mentre il cliente mangia di baci il suo corpo comperato, la sua anima libera pensi al denaro che le dovuto. La cortigiana deruba quelli che la comprano; li obbliga a pagare a peso d'oro il piacere d'amore che loro si portano dentro. E siccome, quando vende l'amore, la merce venduta non esiste, il nostro Dio-Capitale, per il quale il furto e la falsificazione sono le prime tra le virt teologali, benedice la cortigiana. Donne che mi ascoltate, vi ho rivelato il mistero dell'enigmatica freddezza della cortigiana, della cortigiana marmorea, che invita l'intera classe degli eletti del Capitale al banchetto del suo corpo e gli dice: "Prendete, mangiate e bevete, questa la mia carne e questo il mio sangue." La sposa fedele e la brava donna di casa che la gente di societ onora a parole ma che si affretta a evitare e a lasciare raffreddarsi al focolare coniugale, isola l'uomo dai suoi simili, produce e sviluppa nel suo seno la gelosia, questa passione antisociale, che avvelena di bile il sangue e l'imprigiona dentro di s; ella lo rinchiude nell'egoismo famigliare. La cortigiana, invece, libera l'uomo dal giogo della famiglia e delle passioni.

Il denaro crea delle distanze tra gli uomini, la cortigiana le accorcia, li unisce. Nel suo salottino, coloro che sono divisi dall'interesse fraternizzano e un patto segreto, indefinibile, ma profondo, irrevocabile, li lega; essi hanno mangiato e bevuto della stessa cortigiana; si sono comunicati sullo stesso altare. L'amore, la passione selvaggia e brutale, che sconvolge il cervello, che spinge l'uomo all'oblo e al sacrificio dei suoi interessi, la cortigiana lo sostituisce con la facile, la borghese, la comoda galanteria venale, che scintilla come l'acqua di seltz e non ubriaca. La cortigiana il presente del Dio-Capitale, ella inizia i suoi eletti alle sapienti raffinatezze del lusso e della lussuria, lei li consola delle loro legittime mogli, noiose come le lunghe piogge autunnali. Quando la vecchiaia arriva anche per loro, rugandole e raggrinzendole, spegne la fiamma degli occhi, toglie l'elasticit delle membra e la dolcezza del respiro e le rende oggetto di disgusto per le donne, la cortigiana allevia le tristezze dell'et; sul suo corpo freddo che nulla rifiuta, essi trovano ancora il fuggitivo piacere che il loro oro acquista. Pi efficace dei fermenti che fanno bollire il vino nuovo, la cortigiana imprime alle ricchezze un vertiginoso movimento rotatorio; getta nel folle valzer dei milioni, le fortune pi solide; nelle sue mani incuranti, le miniere, le fabbriche, le banche, le rendite dello Stato, i vigneti e i campi di grano si dissolvono, colano tra le dita e si riversano nei mille canali del commercio e dell'industria. Il verminaio che va all'assalto delle carogne non pi fitto del nugolo di domestici, di bottegai, di usurai che l'assediano; tengono aperte le loro insondabili tasche per raccogliere la pioggia d'oro che cade quando ella solleva la sottana. Modello di abnegazione, rovina i suoi amanti per arricchire i domestici e i fornitori che la derubano. Gli artisti e gli industriali si addormenterebbero nella grassa mediocrit, se la cortigiana non li costringesse a surriscaldare i loro cervelli per scoprire nuovi godimenti e inedite futilit; perch, assetata di ideale, ella non possiede un oggetto che per stancarsene; non prova un piacere che per saziarsene. La macchina che abbrevia il lavoro condannerebbe le operaie e gli operai all'ozio, la madre dei vizi; ma elevando lo spreco alla dignit di una funzione sociale, la cortigiana aumenta il suo lusso e le sue esigenze a misura che la meccanica industriale progredisce, affinch ci sia sempre per i dannati del proletariato del lavoro, fonte di virt. La cortigiana che divora fortune, che sciupa e che distrugge come un esercito in marcia, i signori della fabbrica e dell'officina l'adorano; lei il genio tutelare che sostenta la vita e il vigore del commercio e dell'industria. La morale della religione del Capitale pi pura e pi elevata di quelle delle false religioni del passato, non proclama l'uguaglianza umana: la minoranza, l'infima minoranza soltanto chiamata a dividersi i favori del Capitale. Il Fallo, come nei tempi primitivi, non rende pi gli uomini uguali. La cortigiana non deve essere sporcata dai baci degli zotici e dei tangheri; perch Dio-Capitale serba per i suoi eletti le cose preziose e delicate della natura e dell'arte. La cortigiana, che Dio conserva per la gioia dei ricchi e dei potenti, se condannata a sollevare il velo delle ipocrisie sociali, a toccare il fondo delle turpitudini umane tanto basse da levare il cuore, vive nel lusso e lo benedice; nobili e borghesi rispettabili e rispettati, sollecitano l'onore di trasformare la Signora Tutti Quanti in Signora Qualcuno; e le cpita di chiudere la serie delle sue folli nozze con delle nozze ragionevoli. Ai suoi bei tempi, i capitalisti depongono ai suoi piedi il loro cuore che ella disdegna e i loro tesori che ella dissipa; gli artisti e i letterati ronzano attorno a lei, adulandola con omaggi servili e interessati. Verso la fine dei suoi anni, esausta e ingrassata, chiude bottega e apre casa e gli uomini seri e le donne puritane la circondano con la loro amicizia e colle loro attenzioni costanti, per onorare la fortuna che ricompensa il suo lavoro sessuale. Dio colma la cortigiana delle sue grazie: a colei che l'imprevidente natura non ha dotato di bellezza e di spirito, dona raffinatezza, fascino, attrattiva, gusto che seducono e attirano l'animo distinto dei privilegiati del Capitale. Dio la mette al riparo delle debolezze del suo sesso. La natura matrigna condanna la donna alla dura fatica della riproduzione della specie; ma i lancinanti dolori che tormentano il seno delle madri non vengono inflitti che all'amante, alla sposa. Dio, nella sua bont, risparmia alla cortigiana le macchie e le deformazioni della gravidanza e la fatica del parto: le dona la sterilit, questa grazia tanto invidiata. E' l'amante, la sposa che devono implorare la vergine Maria e rivolgerle la fervida preghiera della donna adultera: "O vergine santa, che avete concepito senza peccato, fate che io pecchi senza concepire." La cortigiana appartiene al terzo sesso; lascia alla donna volgare lo sporco e penoso compito di partorire l'umanit. (5) Il caso recluta le cortigiane tra le classi inferiori della societ. Non forse una vergogna e un dolore vedere quelle che occupano un rango tanto elevato nel mondo, provenire dal fango? Donne che mi ascoltate, voi appartenete alle classi superiori, ricordatevi che la vecchia nobilt rimproverava a Luigi XV di prendere le sue concubine dal fango; rivendicate come uno dei vostri pi preziosi privilegi il

diritto e l'onore di fornire le cortigiane degli eletti del Capitale. Gi molte tra di voi, disprezzando i tristi doveri della sposa, si vendono come le cortigiane; ma queste fan commercio del loro sesso in modo timido, ipocrita. Imitate l'esempio delle oneste matrone dell'antica Roma che si facevano iscrivere tra gli edili per esercitare il mestiere di prostitute; scrollatevi di dosso, gettate via e calpestate coi piedi i pregiudizi idioti e fuori moda che sono propri delle schiave. Il Dio-Capitale apporta al mondo una morale nuova; esso proclama il dogma della Libert umana: sappiate che non si ottiene la libert che conquistando il diritto di vendersi. Liberatevi dalla schiavit coniugale, vendendovi. Nella societ capitalista, non esiste lavoro pi onesto di quello della cortigiana. Ecco, guardate il lavoro dell'operaio e contemplate poi quello della cortigiana. Alla fine della sua lunga e monotona giornata, l'operaia disprezzata, pallida e sfinita, non tiene nella sua mano smagrita che il modico salario che le impedisce di morire di fame. La cortigiana, allegra come un giovane dio, si alza dal suo letto o dal suo divano e, scuotendo la sua capigliatura profumata, conta noncurante i luigi d'oro e le banconote. Il suo lavoro non lascia sul suo corpo n fatica n sporcizia; si sciacqua la bocca e si asciuga le labbra e dice sorridendo: avanti un altro! Filosofi rimuginanti, che senza posa masticate e rimasticate i precetti sorpassati dell'antica morale, diteci ors quale opera pi gradita al nostro Dio-Capitale: quella dell'operaia o quella della cortigiana? Il Capitale assegna il valore di una merce col prezzo al quale egli permette che sia venduta. S, moralisti bigotti, trovate dunque nell'innumerevole serie delle occupazioni umane, un lavoro manuale o intellettuale, che riceva un salario tanto rimuneratore quanto quello del sesso. La scienza del dotto, il coraggio del soldato, il genio dello scrittore, l'abilit dell'operaio, sono mai stati pagati tanto quanto i baci di Cora Pearl? Il lavoro della cortigiana il lavoro sacro, quello che Dio-Capitale ricompensa pi di ogni altro. Mie carissime sorelle, ascoltatemi, ascoltatemi, Dio parla con la mia bocca: Se voi siete tanto abbandonate da Dio da non aborrire il lavoro disperante dell'operaia che deforma il corpo e che uccide l'intelletto, non prostituitevi; Se ambte alla vita vegetativa della donna di casa, rinchiusa nella famiglia e condannata alla sordida economia, non prostituitevi; Se volete vivere in solitudine nel focolare domestico, abbandonate dallo sposo, che si mangia la vostra dote con la cortigiana, non vi prostituite; Ma se tenete in conto la vostra libert, la vostra dignit, la vostra gloria e la vostra felicit sulla terra, prostituitevi; Se avete troppa fierezza nell'animo per accettare senza rivolta il lavoro degradante dell'operaia e la vita della civilt, prostituitevi; Se volete essere la regina delle feste e dei piaceri della civilt, prostituitevi; E' la grazia che vi auguro: Amen! NOTE (4) Il legato del papa si riferisce a questo versetto dell'Antico Testamento: "Egli [Giosia] demol le case dei sodomiti che erano nel tempio e nelle quali le donne tessevano tende." ( II, Re, XXIII, 7. ) Nel tempio di Mylitta, le cortigiane di Babilonia avevano simili cappelle dove esercitavano il loro sacro ministero. (5) I redattori del sermone si sono ispirati al pensiero di Auguste Comte. Il fondatore del positivismo prediceva la formazione di una razza superiore di donne, liberate dalle preoccupazioni della gestazione e del parto. La cortigiana realizza in effetti l'ideale del borghese filosofo.

4. L'ecclesiaste o il libro del capitalista Questo libro circolato tra le mani di parecchi capitalisti che l'hanno letto e annotato; ecco qualcuna delle loro osservazioni: "E' certo che questi precetti della saggezza divina sarebbero male interpretati dall'intelligenza rozza dei salariati. Sono dell'opinione che si debbano tradurli in volapuk o qualsiasi altra lingua sacra." Firmato: Jules Simon "Bisognerebbe imitare i dottori ebrei che proibivano ai profani la lettura dell'Ecclesiaste dell'Antico Testamento e non comunicare il Libro del Capitalista che agli iniziati che possiedano un milione." Firmato: Bleichroeder "Un milioni di franchi o di marchi mi pare una somma ben misera, io propongo un milione di dollari." Firmato: Jay Gould A - NATURA DEL DIO CAPITALE 1. - Medita le parole del Capitale, Dio tuo. 2. - Io sono il Dio mangiatore di uomini: mi metto a tavola nelle fabbriche e mangio i salariati. Transustanzio in capitale divino la vita meschina del lavoratore. Io sono l'infinito mistero: la mia sostanza eterna non che carne peritura; la mia onnipotenza, nient'altro che debolezza umana. La forza inerte del Capitale la forza del salariato. 3. - Princpio dei princpi: con me ha inizio ogni produzione, con me finisce ogni scambio. 4. - Io sono il Dio vivente, presente in ogni luogo: le ferrovie, gli altiforni, i chicchi di grano, le navi, i vigneti, le monete d'oro e d'argento sono le membra sparse del Capitale universale. 5. - Io sono l'anima incommensurabile del mondo civile, dal corpo vario e multiplo all'infinito. Io vivo in ci che si acquista e si vende; io agisco in ogni merce e non ne esiste neppure una al di fuori della mia unit vivente. 6. - Rifulgo nell'oro e puzzo nel letame; rallegro nel vino e corrodo nel vetriolo. 7. - La mia sostanza che si accresce continuamente cola, come fiume invisibile, attraverso la materia; divisa e suddivisa al di l di ogni immaginazione, si racchiude nelle forme speciali rivestite da ogni merce e, senza posa, trasmigro da una merce all'altra: pane e carne oggi, domani forza di lavoro del produttore, dopodomani lingotto di ferro, pezza di calic, opera drammatica, quintale di sego, sacco di concime. La trasmigrazione del Capitale non si ferma mai. La mia sostanza non muore mai; ma le sue forme sono periture, esse finiscono e passano. 8. - L'uomo vede, tocca, sente e gusta il mio corpo, ma il mio spirito pi sottile dell'etere inafferrabile dai sensi. Il mio spirito il Credito; per manifestarsi, esso non ha bisogno di corpi. 9. - Chimico pi erudito di Berzlius e di Gherardt, il mio spirito trasmuta i vasti campi, le colossali macchine, i metalli pesanti e le mandrie mugghianti in azioni cartacee; e, pi leggere di palle di sambuco, animate dall'elettricit, i canali e gli altiforni, le miniere e le fabbriche saltano di mano in mano nella Borsa, il mio tempio sacro. 10. - Senza di me, non comincia nulla n finisce nulla nei paesi governati dalla Banca. Io fecondo il lavoro; io addomestico al servizio dell'uomo le forze irresistibili della natura e metto nelle sue mani la potente leva della scienza accumulata. 11. - Io avvolgo le societ nella rete d'oro del commercio e dell'industria. 12. - L'uomo che non mi possiede, che non ha Capitale, cammina nudo per strada, circondato da nemici feroci e armati di tutti gli strumenti di tortura e di morte. 13. - L'uomo che non ha Capitale, se forte come un toro, gli caricano sulle spalle un peso pi grande; se laborioso, come la formica, gli raddoppiano il lavoro, se sobrio come l'asino, gli riducono la sua razione. 14. - Che cosa sono la scienza, la virt e il lavoro senza il Capitale? Vanit e rodimento di spirito. 15. - Senza la grazia del Capitale, la scienza fa smarrire l'uomo nei sentieri della follia; il lavoro e la virt lo gettano nell'abisso della miseria. 16. - N la scienza n la virt n il lavoro soddisfano lo spirito dell'uomo; sono io, il Capitale, che nutro la folla dei suoi appetiti e delle sue passioni. 17. - Io mi d e mi riprendo secondo il mio piacere e non devo render conto. Io sono l'Onnipotente che comanda alle cose che vivono e alle cose che sono morte. B - ELETTO DAL CAPITALE

1. - L'uomo, questo infetto ammasso di materia, viene al mondo nudo come un verme e, rinchiuso in una cassa come un fantoccio, marcir sotto terra e la sua putredine ingrasser l'erba dei campi. 2. - E tuttavia, questo sacco di immondizia e di fetore che io ho scelto a rappresentare me, il Capitale, la cosa pi sublime che esista sotto il sole. 3. - Le ostriche e le lumache hanno un valore per la qualit della loro natura bruta; il capitalista non conta che in quanto io l'ho scelto come mio eletto; egli non vale che per il Capitale che rappresenta. 4. - Io arricchisco lo scellerato nonostante la sua scelleratezza; io immiserisco il giusto nonostante la sua giustizia. Io scelgo chi mi pare. 5. - Io scelgo il capitalista non per la sua intelligenza n per la sua probit n per la sua bellezza n per la sua giovinezza. La sua imbecillit, i suoi vizi, la sua laidezza e la sua decrepitudine sono altrettanti testimoni della mia incalcolabile potenza. 6. - Dacch io ne faccio il mio eletto, il capitalista incarna la virt,la bellezza, il genio. Gli uomini trovano la sua imbecillit spirituale, sostengono che il suo genio non ha niente a che fare con la scienza dei pedanti; i poeti gli chiedono ispirazione e gli artisti ricevono in ginocchio le sue critiche come i dettami del gusto; le donne giurano che il Don Giovanni ideale; i filosofi erigono i suoi vizi a virt; gli economisti scoprono che il suo ozio la forza motrice del mondo sociale. 7. - Un esercito di salariati lavora per il capitalista che beve, mangia, gode e si riposa dalle sue fatiche del ventre e del basso ventre. 8. - Il capitalista non lavora n con le mani n col cervello. 9. - Egli ha bestiame maschile e femminile per lavorare la terra, forgiare il metallo e tessere le stoffe; ha dei direttori e dei capi per dirigere le fabbriche e dei saggi per pensare. Il capitalista si dedica al lavoro delle latrine; egli beve e mangia per produrre letame. 10. - Io ingrasso l'eletto con un benessere perpetuo; perch che c' di meglio e di pi reale sulla terra che bere, mangiare, godere e divertirsi? Il resto non che vanit e rodimento di spirito. 11. - Addolcisco le amarezze e tolgo le pene da tutte le cose perch la vita sia gradevole e dolce per l'eletto. 12. - La vista ha il suo organo; l'odorato, il tatto, il gusto, l'udito, l'amore hanno anch'essi il loro organo. Non rifiuto nulla di quel che desiderano gli occhi, la bocca e gli altri organi dell'eletto. 13. - La virt a due facce: la virt del capitalista di accontentarsi; la virt del salariato di privarsi. 14. - Il capitalista prende sulla terra ci che gli pare; lui il padrone. Se stufo delle donne, ridester i suoi sensi con delle vergini bambine. 15. - Il capitalista la legge. I legislatori redigono i Codici secondo la sua convenienza e i filosofi aggiustano la morale secondo i suoi costumi. Le sue azioni sono giuste e buone. Ogni atto che lede i suoi interessi un crimine e sar punito. 16. - Riservo agli eletti una felicit unica, ignota ai salariati. Fare profitti la gioia suprema. Se l'eletto che incassa dei profitti perde sua moglie, sua madre, i suoi figli, il suo cane e il suo onore, si rassegna. Non riuscire pi a realizzare profitti la disgrazia irreparabile, da cui il capitalista non si consoler mai. C - DOVERI DEL CAPITALISTA 1. 1. - Molti sono i chiamati e pochi sono gli eletti; tutti i giorni, io riduco il numero dei miei eletti. 2. - Io mi dono ai capitalisti e mi divido tra loro; ogni eletto riceve in deposito una briciola del Capitale unico; e ne conserva il godimento unicamente se la accresce, se la fa figliare. Il Capitale si ritira dalle mani di colui che non rispetta la sua legge. 3. - Ho scelto il capitalista per estrarre plusvalore; accumulare i profitti la sua missione. 4. - Per essere libero e a suo agio nella caccia ai profitti, il capitalista rompe i legami dell'amicizia e dell'amore; non conosce amici n fratello n madre n moglie n figli dove c' un guadagno da realizzare. 5. - Egli si erge al di sopra delle futili delimitazioni che rinchiudono i mortali in una patria o in un partito; prima di essere russo o polacco, francese o prussiano, inglese o irlandese, bianco o nero, l'eletto sfruttatore; non monarchico o repubblicano, conservatore o radicale, cattolico o libero pensatore se non come sovrappi. L'oro ha un colore; ma dinanzi a esso, le opinioni dei capitalisti non hanno alcun colore. 6. - Il capitalista intasca con la stessa indifferenza il denaro bagnato di lacrime, il denaro sporco di sangue, il denaro macchiato di fango. 7. - Egli non sacrifica ai pregiudizi volgari. Non fabbrica per consegnare merci di buona qualit, ma per produrre merci che diano grossi profitti. Non fonda societ finanziarie per differenziare i dividendi, ma per impadronirsi dei capitali degli azionisti; perch i piccoli capitali appartengono ai grandi e, al di sopra di essi,

vi sono dei capitali ancor pi grandi che li sorvegliano per divorarli nel tempo. Questa la legge del Capitale. 8. - Elevando l'uomo alla dignit di capitalista, io gli trasmetto una parte della mia onnipotenza sugli uomini e sulle cose. 9. - Il capitalista deve dire: la societ sono io; la morale sono i miei gusti e le mie passioni; la legge il mio interesse. 10. - Se un solo capitalista viene leso nei suoi interessi, la societ tutta intera in sofferenza; perch l'impossibilit di accrescere il Capitale il male dei mali; il male contro il quale non esiste rimedio. 11. - Il capitalista fa produrre e non produce; fa lavorare e non lavora; ogni occupazione manuale o intellettuale gli vietata, perch lo svierebbe dalla sua sacra missione: l'accumulazione dei profitti. 12. - Il capitalista non si trasforma in scoiattolo ideologico, girando una ruota che non muove che l'aria. 13. - Egli non si cura affatto che i cieli raccontino la gloria di Dio; egli non va a indagare se la cicala canta col didietro o colle ali e se la formica una capitalista.(6) 14. - Egli non si cura n dell'inizio n della fine delle cose, egli non si occupa che di far loro produrre profitti. 15. - Egli lascia che i teologi dell'economia ufficiale perorino sul monometallismo e il bimetallismo; ma egli intasca, senza distinzione, le monete d'oro e d'argento alla sua portata. 16. - Egli lascia agli eruditi che non son capaci d'altro lo studio dei fenomeni della natura e agli inventori l'applicazione industriale delle forze naturali, ma si affretta ad accaparrarsi le loro scoperte appena diventano sfruttabili. 17. - Non si affatica la mente per sapere se il Bello e il Buono sono una sola identica cosa, ma egli si regala dei tartufi cos buoni da mangiare e pi brutti da vedersi che gli escrementi del porco. 18. - Applaude i discorsi sulle verit eterne, ma guadagna denaro con le falsificazioni quotidiane. 19. - Non specula sull'essenza della virt, della coscienza e dell'amore, ma specula sulla loro vendita e sul loro acquisto. 20. - Non indaga se la Libert sia buona in s; si prende tutte le libert per non lasciarne che il nome ai salariati. 21. - Non discute se il Diritto primeggi sulla Forza, perch sa di avere tutti i diritti, in quanto possiede il Capitale. 22. - Non n a favore n contro il suffragio universale, n a favore n contro il suffragio ristretto, ma si serve di entrambe: compra gli elettori del suffragio ristretto e imbroglia quelli del suffragio universale. Se deve optare, si pronuncia per quest'ultimo, in quanto il pi economico: perch se obbligato a comprare gli elettori e gli eletti del suffragio ristretto, gli basta comprare gli eletti del suffragio universale. 23. - Non si immischia nel dibattito sul libero scambio e sul protezionismo: egli di volta in volta liberoscambista e protezionista a seconda delle opportunit del suo commercio e della sua industria. 24. - Egli non ha princpi: neppure il principio di non avere princpi. 2 25. - Il capitalista nella mia mano la verga di bronzo che guida l'indocile mandria dei salariati. 26. - Il capitalista soffoca nel suo cuore ogni sentimento umano, senza pubblico, tratta il suo simile pi duramente della sua bestia da soma. Gli uomini, le donne e i bambini non gli appaiono che come delle macchine per profitti. Egli abitua il suo cuore, perch i suoi occhi contemplino la miseria dei salariati e perch le orecchie sentano le loro grida di rabbia e di dolore, e non sussulti. 27. - Come una pressa idraulica scende lentamente, inesorabilmente, riducendo al volume pi minuscolo, al pi perfetto disseccamento la polpa sottoposta alla sua azione; cos, spremendo e torcendo il salariato, il capitalista estrae il lavoro che contengono i suoi muscoli e i suoi nervi; ogni goccia di sudore che estrae si trasforma in capitale. Quando, consumato e esausto, il salariato non rende pi sotto la sua torsione il superlavoro che produce il plusvalore, egli lo butta in mezzo alla strada come gli avanzi e l'immondizia delle cucine. 28. - Il capitalista che risparmia il salariato mi tradisce e si tradisce. 29. - Il capitalista mercantilizza l'uomo, la donna e il bambino, affinch chi non possiede n sego n lana n alcuna altra merce, abbia almeno qualcosa da vendere, la sua forza muscolare, la sua intelligenza, la sua coscienza. Per trasformarsi in capitale, l'uomo deve prima diventare merce. 30. - Io sono il Capitale, il padrone dell'universo, il capitalista il mio rappresentante: dinanzi a lui gli uomini sono uguali, tutti ugualmente curvi sotto il suo sfruttamento. Il manovale che loda la sua forza, l'ingegnere che offre la sua intelligenza, il cassiere che vende la sua onest, il deputato che traffica con la sua coscienza, la donnina allegra che offre il suo sesso, sono per il capitalista dei salariati da sfruttare.

31. - Esso perfeziona il salariato: lo costringe a riprodurre la sua forza di lavoro con un'alimentazione rozza e avvelenata, perch la venda a meno e lo costringe ad acquisire l'ascetismo dell'anacoreta, la pazienza dell'asino e l'assiduit al lavoro del bue. 32. - Il salariato appartiene al capitalista: la sua bestia da lavoro, il suo bene, la sua cosa. Nella fabbrica in cui non si deve capire quando si leva il sole n quando comincia la notte, egli guarda con cent'occhi il suo operaio, perch non si distragga dal suo lavoro con un gesto o con una parola. 33. - Per il salariato il tempo denaro: ogni minuto che perde un furto che commette. 34. - L'oppressione del capitalista segue il salariato come la sua ombra fin nella sua catapecchia, perch non pu corrompersi lo spirito con delle letture e dei discorsi socialisti n affaticarsi il corpo con divertimenti. Deve rientrare in casa sua all'uscita dalla fabbrica, mangiare e andare a letto, in modo da dare l'indomani al suo padrone un corpo fresco e in forma e uno spirito rassegnato. 35. - Il capitalista non riconosce al salariato alcun diritto, neppure il diritto alla schiavit, che il diritto al lavoro. 36. - Spoglia il salariato della sua intelligenza e della sua abilit manuale e le trasfonde nelle macchine che non si ribellano. D - MASSIME DI DIVINA SAGGEZZA 1. - Il marinaio viene assalito dalla tempesta; il minatore vive tra il gris e i crolli, l'operaio si muove tra ingranaggi e cinghie della macchina di ferro; la mutilazione e la morte si ergono dinanzi al salariato che lavora: il capitalista che non lavora al riparo da ogni pericolo. 2. - Il lavoro sfinisce, uccide e non arricchisce: si ammassano fortune non lavorando ma facendo lavorare gli altri. 3. - La propriet il frutto del lavoro e la ricompensa dell'ozio. 4. - Non si cava vino da un sasso n profitti da un cadavere: non si sfruttano che i vivi. Il boia che ghigliottina un criminale froda il capitale di un animale da sfruttare. (7) 5. - Il denaro e tutto ci che esso compra non hanno odore. 6. - Il denaro riscatta le sue qualit disonorevoli con la sua quantit. 7. - Il denaro sostituisce la virt in chi lo possiede. 8. - Un favore non un buon investimento. 9. - Prima di coricarsi, meglio dirsi ho fatto un buon affare, piuttosto che una buona azione. 10. - Il padrone che fa lavorare i salariati quattordici ore su ventiquattro non perde la sua giornata. 11. - Non risparmia n il buono n il cattivo operaio, perch il buono come il cattivo cavallo hanno bisogno dello sperone. 12. - L'albero che non d frutti dev'essere sradicato e bruciato; l'operaio che non d pi profitto dev'essere condannato alla fame. 13. - L'operaio che si ribella, riempilo di piombo. 14. - Ci mette pi tempo la foglia di gelso a diventare seta che il salariato a diventare capitale. 15. - Rubare in grande e restituire in piccolo, questa filantropia. 16. - Fare collaborare gli operai all'edificazione della propria fortuna, questa cooperazione. 17. - Prendersi la parte pi grossa dei frutti del lavoro, questa partecipazione. 18. - Il capitalista, libertario fanatico, non pratica l'elemosina; perch questa toglie al disoccupato la libert di morire di fame. 19. - Gli uomini non sono nient'altro che macchine per produrre e per consumare: il capitalista acquista gli uni e corre dietro alle altre. 20. - Il capitalista ha due lingue nella sua bocca, una per comprare e l'altra per vendere. 21. - La bocca che mente d la vita alla borsa. 22. - La delicatezza e l'onest sono i veleni degli affari. 23. - Rubare a tutti equivale a non rubare a nessuno. 24. - Dimostra che l'uomo capace di dedizione, come un barboncino, dedicandoti a te stesso. 25. - Diffida dell'uomo disonesto, ma non ti fidare dell'onesto. 26. - Promettere dimostra bonomia e urbanit, ma mantenere le promesse denota debolezza morale. 27. - Le monete sono coniate con l'effigie del sovrano o della repubblica perch, come gli uccelli del cielo, non appartengono che a colui che li acchiappa. 28. - Le monete da cento soldi si raccolgono sempre quando cadono, anche nell'immondizia.

29. - Ti preoccupi di molte cose, ti crei seri scrupoli, ti sforzi di essere onesto, ambisci alla cultura, brighi per un posto, cerchi gli onori; e tutto ci non che vanit e brezza di vento; una sola cosa necessaria: il Capitale, sempre il Capitale. 30. - La giovinezza appassisce, la bellezza avvizzisce, l'intelligenza s'offusca, solo l'oro non ha rughe n invecchia. 31. - Il denaro l'anima del capitalista e il motore delle sue azioni. 32. - In verit vi dico, vi maggior gloria ad essere un portafoglio gonfio di oro e di banconote, che un uomo pi onusto di talenti e di virt dell'asino che porta legumi al mercato. 33. - Il genio, lo spirito, il pudore, la probit, la bellezza non esistono che in quanto hanno un valore venale. 34. - La virt e il lavoro non sono utili che negli altri. 35. - Non c' niente di meglio per il capitalista che bere, mangiare e divertirsi: anche ci che di pi sicuro gli rimarr quando avr terminato i suoi giorni. 36. - Finch abita tra gli uomini illuminati e riscaldati dal sole, il capitalista deve godersela, perch non si vive due volte la stessa ora e non si sfugge alla disgustosa e oltraggiosa vecchiaia che afferra l'uomo per la testa e lo spinge nella tomba. 37. - Nel sepolcro in cui andrai, le tue virt non ti accompagneranno; non troverai che vermi. 38. - Al di l di un ventre pieno e che digerisce ottimamente e di sensi robusti e soddisfatti, non v' che vanit e rodimento d'animo. E - ULTIMA VERBA 1. - Io sono il Capitale, il re del mondo. 2. - Io vado accompagnato dalla menzogna, dall'invidia, dall'avarizia, dall'imbroglio e dall'omicidio. Porto la divisione nella famiglia e la guerra nella citt. Semino, ovunque passo, l'odio, la disperazione, la miseria e le malattie. 3. - Io sono il Dio implacabile. Godo delle discordie e delle sofferenze. Torturo i salariati e non risparmio i capitalisti miei eletti. 4. - Il salariato non mi pu sfuggire: se per evitarmi attraversa le montagne , mi trova al di l; se attraversa i mari, io l'aspetto sull'altra riva dove sbarca. Il salariato mio prigioniero e la terra la sua prigione. 5. - Rimpinzo i capitalisti con un benessere pesante, stupido e pieno di malattie. Io eviro fisicamente e intellettualmente i miei eletti: la loro razza si estingue nell'imbecillit e nell'impotenza. 6. - Riempio i capitalisti di tutto ci che desiderabile e li castro di ogni desiderio. Carico le loro tavole di vivande appetitose e sopprimo l'appetito. Adorno i loro letti con donne giovani ed esperte in carezze e inturgidisco i loro seni. Tutto l'universo gli risulta insulso, fastidioso e noioso: sbadigliano per tutta la vita; invocano il nulla e l'idea della morte li raggela di paura. 7. - Quando pare a me e senza che la mente degli uomini sondi le mie ragioni, ghermisco i miei eletti e li precipito nella miseria, la gehenna dei salariati. 8. - I capitalisti sono i miei strumenti. Mi servo di loro come di una frusta dalle mille corregge per flagellare la stupida mandria dei salariati. Elevo i miei eletti al primo rango della societ e li disprezzo. 9. - Io sono il Dio che guida gli uomini e confonde la loro ragione. 10. - Il poeta dei tempi antichi ha predetto l'era del Capitalismo; egli ha detto: "Adesso i mali sono mescolati di bene; ma un giorno, non vi saranno pi n legami famigliari n gustizia n virt. Aidos e Nemesi saliranno al cielo e il male sar senza rimedi." (8) I tempi annunciati sono arrivati: come mostri voraci e belve feroci delle foreste, gli uomini si divoreranno selvaggiamente tra di loro. 11. - Io rido della saggezza umana. "Lavora e la carestia di lascer; lavora e i tuoi granai si riempiranno di provviste", diceva la saggezza antica. Io ho detto: "Lavora e il tormento e la miseria saranno tuoi fedeli compagni; lavora e svuoterai la tua casa al monte di piet." 12. - Io sono il Dio che abbatte gli Imperi: io curvo sotto il mio giogo ugualitario i superbi; io stritolo l'insolente ed egoista individualit umana; io plasmo l'imbecille umanit per l'uguaglianza. Io accoppio e aggiogo i salariati e i capitalisti all'elaborazione dello stampo comunista della societ futura. 13. - Gli uomini hanno scacciato dai cieli Brahma, Giove, Geova, Ges, Allah; io mi suicido. 14. - Quando il Comunismo sar la legge della societ, allora il regno del Capitale, il Dio che incarna le generazioni del passato e del presente, sar finito. Il Capitale non dominer pi il mondo: obbedir al lavoratore, che odia. L'uomo non si inginocchier pi davanti all'opera delle sue mani e del suo cervello; egli si raddrizzer sui suoi piedi e ritto guarder la natura, da padrone.

15. - Il Capitale sar l'ultimo degli Dei. NOTE (6) L'autore dell'Ecclesiaste capitalista fa indubbiamente allusione a quegli economisti, noiosi declamatori di futilit, che dichiarano che il capitale precede l'uomo, dacch la formica, accumulando le provviste, agisce da capitalista. (7) L'Ecclesiaste ci rivela la ragione capitalista della campagna per l'abolizione della pena di morte portata avanti con tanto strepito da Victor Hugo e gli altri ciarlatani dell'umanitarismo. (8) Questa predizione dei tempi capitalisti, pi veridica di quella dei profeti che annunciavano l'avvento di Ges, si trova in Le Opere e i Giorni di Esiodo. 5. Lamento di Giobbe Rothschild, il capitalista Capitale, mio Dio e mio padrone, perch m'hai abbandonato? quale sbaglio ho dunque commesso perch tu mi precipiti dalle vette della prosperit e mi schiacci col peso della dura povert? Non ho vissuto secondo la tua legge? le mie azioni non sono state rette e legali? Devo rimproverarmi di non aver mai lavorato? Non mi sono preso tutti i godimenti che mi permettevano i miei milioni e i miei sensi? Non ho tenuto al lavoro, notte e giorno, uomini, donne e bambini finch avevano forza e oltre? Gli ho mai dato qualcosa pi di un salario di fame? Mi sono mai lasciato commuovere dalla miseria e dalla disperazione dei miei operai? Capitale, mio Dio, ho adulterato i prodotti che vendevo, senza curarmi di sapere se avvelenavo i consumatori; ho spogliato dei loro capitali i babbei che si sono fatti infinocchiare dai miei prospetti. Non ho vissuto che per godere e per arricchirmi; e tu hai benedetto la mia condotta irreprensibile e la mia vita encomiabile concedendomi donne, bambini, cavalli e valletti, i piaceri del corpo e le gioie della vanit. Ed ecco che ho perso tutto, tutto, e sono diventato un oggetto di scarto! I miei concorrenti godono della mia rovina e i miei amici mi abbandonano; mi rifiutano perfino i consigli inutili, perfino i rimproveri; mi ignorano. Le mie amanti mi schizzano di fango passando con le carrozze pagate col mio denaro. La miseria si richiude sopra di me e, come le mura di una prigione, essa mi separa dal resto degli uomini. Sono solo e tutto nero in me, fuori di me. Mia moglie, che non ha pi denaro per truccarsi e mascherarsi il viso, mi appare in tutta la sua bruttezza. Mio figlio, allevato a non far niente, non capisce neppure la gravit della mia disgrazia, l'idiota! Gli occhi di mia figlia piangono come fontane al pensiero dei matrimoni sfumati. Ma che cosa sono le disgrazie dei miei a confronto con la mia tragedia? Dove ho comandato da padrone, mi cacciano quando mi offro come impiegato! Tutto per me puzzo e immondizia nel mio tugurio; il mio corpo, indolenzito dalla durezza del letto e morsicato dalle cimici e dagli insetti immondi, non ha pi riposo, il mio spirito non gusta pi il sonno che porta l'oblo. Oh! come sono felici i miserabili che non hanno mai conosciuto altro che la povert e il sudiciume. Ignorano ci che delicato, ci che buono; la loro pelle ispessita e i loro sensi abbrutiti non provano alcun disgusto. Perch avermi fatto assaporare la felicit per non lasciarmene che il ricordo, pi cocente di un debito al gioco? Meglio sarebbe stato, o Signore, farmi nascere nella miseria piuttosto che condannarmi a marcirvi dopo avermi cresciuto nella fortuna. Che posso fare per guadagnarmi il mio misero pane? Le mie mani, che non hanno portato altro che anelli e che non hanno maneggiato che biglietti di banca, non riescono a tenere un attrezzo. Il mio cervello, che non si occupato che di sfuggire il lavoro,che di riposarsi dalle fatiche della ricchezza, che di evitare la noia dell'ozio e superare il disgusto della saziet, non pu fornire la somma di attenzione necessaria per copiare delle lettere e sommare le cifre. Ma, Signore, possibile che tu colpisca cos spietatamente un uomo che non ha mai disubbidito a uno dei tuoi comandamenti? Ma sbagliato, ingiusto, immorale che io perda i beni che il lavoro degli altri aveva tanto faticosamente ammucchiato per me. I capitalisti, miei simili, vedendo la mia rovina, sapranno che la tua grazia capricciosa, che tu la concedi senza motivo e che la ritiri senza causa. Chi vorr crederti?

Quale capitalista sar tanto temerario, tanto insensato da accettare la tua legge, da abbandonarsi all'ozio, ai piaceri e all'inutilit, se l'avvenire cos incerto, cos minaccioso, se il vento pi leggero che soffia alla Borsa rovescia le fortune meglio radicate, se nulla stabile, se il ricco di oggi sar il rovinato di domani? Gli uomini ti malediranno, Dio-Capitale, contemplando la mia rovina; negheranno la tua potenza calcolando l'altezza della mia caduta, respingeranno i tuoi favori. Per la tua gloria, rimettimi nella mia posizione perduta, sollevami dalla mia abiezione, perch il mio cuore si gonfia di fiele e di parole d'odio e le imprecazioni si affollano sulle mie labbra. Dio feroce, Dio cieco, Dio stupido, stai attento che i ricchi non aprano finalmente gli occhi e non si accorgano che camminano incuranti e incoscienti sull'orlo del precipizio; attento che non ci gettino dentro te per riempirlo, che non si uniscano ai comunisti per sopprimerti! Ma che bestemmia ho pronunciato! Dio potente, perdonami queste parole imprudenti e empie. Tu sei il padrone che distribuisce i beni senza che li si meriti e che se li riprende senza che li si demeriti, tu agisci secondo il tuo piacere, tu sai ci che fai. Tu mi schiacci per il mio bene, mi metti alla prova nel mio interesse. O Dio dolce a amorevole, rendimi i tuoi favori: tu sei la giustizia e, se mi schiacci, devo aver commesso qualche sbaglio che non conosco. O Signore, se mi restituisci la ricchezza, faccio voto di seguire pi rigorosamente la tua legge. Sfrutter meglio e di pi i salariati; imbroglier con pi astuzia i consumatori e deruber con maggior decisione i babbei. Io ti sono sottomesso, come il cane al padrone che lo picchia, io sono la tua cosa, che il tuo volere si compia. Per copia conforme: PAUL LAFARGUE

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Preghiere capitaliste Primo paragrafo - Orazione domenicale Capitale, padre nostro, che siete di questo mondo, Dio onnipotente, che cambiate il corso dei fiumi e bucate le montagne, che separate i continenti e unite le nazioni; creatore delle merci e fonte di vita, che comandate ai re e ai sudditi, ai padroni e ai salariati, che il vostro regno si stabilisca su tutta la terra. Dateci molti compratori che prendano le nostre merci, quelle cattive e anche quelle buone; Dateci dei lavoratori miserabili che accettino senza ribellarsi tutti i lavori e si accontentino del pi vile salario; Dateci dei babbei che credano nei nostri prospetti; Fate che i nostri debitori paghino interamente i loro debiti (9)e che la Banca sconti i nostri effetti; Fate che la prigione di Mazas non si apra mai per noi e allontanate da noi il fallimento; Accordateci rendite perpetue. Amen. Secondo paragrafo Credo Io credo nel Capitale che governa la materia e lo spirito; Io credo nel Profitto, suo figlio legittimissimo, e nel Credito, lo Spirito Santo, che procede da lui ed adorato assieme a lui; Io credo nell'Oro e nell'Argento, che, torturati nella Zecca, fusi nel crogiolo e strappati al bilancista, ricompaiono al mondo come Moneta legale e che, divenuti troppo pesanti, dopo aver circolato su tutta la terra, discendono nei depositi della Banca per risuscitare come Carta-moneta; Io credo nella Rendita al cinque per cento, al quattro e anche al tre per cento e nell'autentico Listino dei valori; Io credo nel Gran Libro del Debito pubblico, che garantisce il Capitale dai rischi del commercio, dell'industria e dell'usura; Io credo nella Propriet individuale, frutto del lavoro altrui, e nella sua durata fino alla fine dei secoli; Io credo nell'Eternit del Salariato che toglie al lavoratore le preoccupazioni della propriet; Io credo nel Prolungamento della giornata lavorativa e nella Riduzione dei salari e anche nella Adulterazione dei prodotti; Io credo nel sacro dogma: COMPRARE A BUON MERCATO E VENDERE CARO; e similmente io credo negli eterni princpi della nostra santissima chiesa, l'Economia politica ufficiale. Amen. Terzo paragrafo Salutazione (Ave Miseria) Salve, Miseria, che schiacciate e soffocate il lavoratore, che dilaniate le sue viscere con la fame, infaticabile tormentatrice, che lo condannate a vendere la sua libert e la sua vita per un boccone di pane; che spezzate lo spirito di rivolta, che infliggete al produttore, a sua moglie e ai suoi figli i lavori forzati dei penitenziari capitalisti, salve, Miseria, piena di grazia. Vergine santa, che generate il Profitto capitalista, dea temibile che ci consegnate la classe avvilita dei salariati, siate benedetta. Madre tenera e feconda di Superlavoro, generatrice di rendite, vegliate su di noi e sui nostri cari. Amen Quarto paragrafo - Adorazione dell'oro Oro, merce miracolosa, che porti in te le altre merci; Oro, merce primigenia, in cui si converte ogni merce; Dio che sa tutto misurare, Tu, la perfettissima, la idealissima materializzazione del Dio capitale, Tu, il pi nobile, il pi magnifico elemento della natura, Tu, che non conosci n la muffa n le tarme n la ruggine;

Oro, inalterabile merce, fiore fiammeggiante, radioso sprazzo, sole risplendente; metallo sempre vergine, che, strappato alle viscere della terra, l'antica madre delle cose, ritorni a nasconderti, lontano dalla luce, nelle casseforti degli usurai e nelle cantine della Banca e che, dal fondo del nascondiglio dove ti pigi, trasmetti alla vile e miserabile carta la tua forza che raddoppia e decuplica; Oro inerte, che muovi l'universo, dinanzi alla tua sfavillante maest i secoli viventi s'inginocchiano e ti adorano umilmente; Concedi la tua grazia divina ai fedeli che ti implorano e che, per possederti, sacrificano l'onore e la virt, la stima degli uomini e l'amore della donna del loro cuore e dei figli della loro carne, e che sfidano il disprezzo di se stessi. Oro, signore sovrano, sempre invincibile, tu l'eterno vittorioso, ascolta le nostre preghiere; Costruttore di citt e distruttore d'Imperi; Stella polare della morale; Tu, che detti la legge alle nazioni e che pieghi sotto il tuo giogo i papi e gli imperatori, ascolta le nostre preghiere; Tu, che insegni ai saggi a falsificare la scienza, che persuadi la madre a vendere la verginit del figlio e che costringi l'uomo libero ad accettare la schiavit della fabbrica, ascolta le nostre preghiere; Tu, che compri le sentenze dei giudici e i voti dei deputati, ascolta le nostre preghiere; Tu, che produci fiori e frutti sconosciuti alla natura; Che semini i vizi e le virt; Che generi le arti e il lusso, ascolta le nostre preghiere; Tu, che prolunghi gli anni inutili dell'ozioso e che abbrevi i giorni del lavoratore, ascolta le nostre preghiere; Tu, che sorridi al capitalista nella sua culla e che strappi il proletario al seno di sua madre, ascolta le nostre preghiere. Oro, viaggiatore infaticabile, che ami i raggiri e i cavilli, esaudisci i nostri desideri; Interprete di tutte le lingue, Intermediario sottile, Seduttore irresistibile, Campione degli uomini e delle cose, esaudisci i nostri desideri; Messaggero di pace e fautore di discordie; Distributore del divertimento e del superlavoro; Consigliere della virt e della corruzione, esaudisci i nostri voti; Dio della persuasione, che fai udire i sordi e sciogli la lingua ai muti, esaudisci i nostri desideri; Oro maledetto e invocato da innumerevoli preghiere, venerato dai capitalisti e amato dalle cortigiane, esaudisci i nostri desideri; Dispensatore dei beni e delle disgrazie; Maledizione e gioia degli uomini; Guarigione dei malati e balsamo dei dolori, esaudisci i nostri voti; Tu, che streghi il mondo e perverti la ragione umana; Tu, che abbellisci la laidezza e eviti le disgrazie; Difensore universale, che rendi onorevoli la vergogna e il disonore e che rendi rispettabile il furto e la prostituzione, esaudisci i nostri desideri; Tu, che attribuisci alla vilt la gloria dovuta al coraggio; Che concedi alla laidezza gli omaggi dovuti alla bellezza; Che alla decrepitezza fai dono dell'amore dovuto alla giovinezza; Mago malefico, esaudisci i nostri desideri; Demonio che scateni l'omicidio e spingi alla follia, esaudisci i nostri desideri; Fiaccola che rischiara le strade della vita; Guida e protettore, e salvezza dei capitalisti, esaudisci i nostri desideri. Oro, re di gloria, sole di Giustizia; Oro, forza e gioia della vita. Oro, illustre, vieni a noi; Oro, amabile per il capitalista e temibile per il produttore, vieni a noi;Specchio dei piaceri; Tu, che doni ai fannulloni i frutti del lavoro, vieni a noi; Tu, che riempi le cantine e i granai di coloro che non zappano n potano le vigne; di coloro che non lavorano n mietono, vieni a noi;

Tu, che nutri di carne e di pesce coloro che non portano al pascolo le greggi n sfidano le tempeste in mare, vieni a noi; Tu, la forza e la scienza e l'intelligenza del capitalista, vieni a noi; Tu, la virt e la gloria, la bellezza e l'onore del capitalista, vieni a noi; Deh, vieni a noi, Oro seducente, speranza suprema, inizio e fine di ogni azione, di ogni pensiero, di ogni sentimento capitalista. Amen

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