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Una sentenza vergognosa

Le madri di Srebrenica si scagliano contro la decisione della Corte europea dei diritti delluomo di confermare limmunit processuale dei caschi blu dellOnu Vergognosa e inaccettabile: cos le madri di Srebrenica hanno definito la sentenza della Corte europea dei diritti delluomo emessa l11 giugno ma pubblicata soltanto il 28 - con la quale stata confermata in pieno limmunit processuale dei funzionari e dei caschi blu delle Nazioni Unite presenti nellnclave di Srebrenica quando le pattuglie serbo-bosniache e i paramilitari serbi torturarono e massacrarono oltre 8 mila musulmani bosniaci l11 luglio del 1995. Unaltra pesantissima sconfitta - lamenta Munira Subasic, direttrice dellassociazione Madri di Srebrenica, intervistata dal quotidiano di Sarajevo Dnevni Avaz - dopo le scottanti assoluzioni di questi mesi. La nostra ultima speranza purtroppo stata soffocata sul nascere a causa della giustizia internazionale che continua ad essere indubbiamente politicizzata: una vergogna. Uno scopo perseguito con tutte le forze, dunque, che sembra essersi infranto irrimediabilmente contro il niet di Strasburgo: da anni le associazioni dei sopravvissuti e dei parenti delle vittime del genocidio di Srebrenica tentano di denunciare e portare in tribunale il governo olandese in carica nel 1995 e i vertici dei caschi blu di Amsterdam per aver abbandonato i circa 40.000 civili dellnclave bosniaca nelle mani dei paramilitari serbi. I tribunali olandesi, per, avevano prontamente respinto il primo ricorso presentato dalle madri di Srebrenica, negando la giurisdizione a causa dellimmunit di cui beneficiano i funzionari e i caschi blu delle Nazioni Unite. Lassociazione, non lasciandosi scoraggiare, tent la carta di Strasburgo: una mossa che vista a posteriori si rivelata un fallimento su tutti i fronti, poich la Corte europea dei diritti delluomo con la decisione dell11 giugno ha sposato in toto le conclusioni raggiunte dai tribunali olandesi, inclusa la Corte suprema. Quindi non c alcuna violazione dellarticolo 6 che assicura il diritto a un equo processo: la Convenzione europea non pu essere subordinata ad altri atti internazionali, ma alcune limitazioni sono consentite dalla stessa Convenzione a condizioni che non siano sproporzionate. Il diritto

alla tutela giurisdizionale, inoltre, non affatto assoluto - secondo il verdetto della Corte - e pu presentare limitazioni derivanti anche dallapplicazione della regola dellimmunit che persegue un fine legittimo. Secondo i giudici di Strasburgo, poi, il divieto di genocidio rientra s tra le norme cogenti del diritto internazionale, ma in un procedimento civile ci non comporta necessariamente unesclusione dellimmunit dellOnu, che nel caso specifico stava agendo in base al capitolo settimo della Convenzione, per mantenere la pace e la sicurezza internazionale.

Skopje, ancora carcere per il cronista


Il Tribunale penale della capitale macedone ha duramente rigettato le richieste di Kezarovski, per il quale si prospetta un altro mese agli arresti Kezarovski dovr rimanere dietro le sbarre per altri 30 giorni poich reale e ravvisabile il rischio che limputato fugga dal Paese o possa influenzare i testimoni: con questa motivazione, secondo il sito internet Balkan Insight, il Tribunale penale di Skopje ha rigettato listanza di scarcerazione avanzata dal legale del giornalista, accogliendo invece la richiesta dellaccusa di prolungare gli arresti. Siamo, come al solito, sbalorditi. - ha commentato Tamara Causidis, la segretaria del Sindacato indipendente dei giornalisti macedoni (Ssnm) - Si tratta di un caso senza precedenti che ha incontrato la solidariet delle maggiori organizzazioni locali e internazionali a tutela della libert dinformazione. Tomislav Kezarovski, cronista di lungo corso del quotidiano Nova Makedonija, detenuto da oltre trenta giorni nel carcere di Skopje per aver rivelato lidentit di un testimone, poi rivelatosi falso, di un omicidio commesso a Veles nel 2008. Il falso testimone aveva inchiodato i due fratelli Ordan e Ljupco Gjorgievski, accusati di essere gli esecutori materiali, ma Kezarovski nel suo articolo incriminato sostenne - senza mettere in pericolo nessuno - che la testimonianza era assolutamente teleguidata dagli investigatori. In effetti, a conferma del buon lavoro svolto dallo sfortunato cronista macedone, a febbraio un testimone ha cambiato completamente le carte in tavola accusando la polizia di averlo costretto a dire il falso.