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Indie occidentali di Giancarlo Micheli (Campanotto editore, Pasian di Prato UD, settembre 2008, ppg.

224) prefazione di Manlio Cancogni Oggi il Lower East Side un quartiere di artisti, gallerie darte e ricostruzioni edilizie. Quando abitavo a New York, durante gli anni settanta del secolo scorso, era invece un quartiere a rischio. Mia figlia mi raccomandava di evitarlo nelle quotidiane passeggiate che facevo assieme a mia moglie. Dalla Third Avenue, dove avevamo casa, eravamo soliti discendere per la Bowery, per poi prendere per Canal Street e deviare per Mott o Mulberry Street, fino nel cuore di Little Italy che, proprio allora, cominciava ad essere erosa dallavanzata irresistibile dei cinesi di Chinatown. Oggi il territorio quasi interamente conquis tato. Credo rimanga ancora qualche trattoria in cui gli italiani figurano come prestanome di proprietari di Shanghai o di Canton. Proprio in Mulberry Street sta il bar dei protagonisti del romanzo Indie occidentali: Aurelio ed Erminia, una coppia di giovani sposi che dalla Valle del Serchio si aggiungono, nei primi anni del novecento, alle moltitudini di immigrati che arrivavano ad Ellis Island dallItalia o dalla Germania, dallEuropa dellest o dalla Scandinavia. I personaggi della storia di Micheli non appartengono alla massa dei diseredati che in quegli anni di forsennato sviluppo industriale attraversavano lAtlantico per ritrovarsi in una modernista babele, affollata fino allinverosimile, ricca soprattutto di afflizioni e motivi di inedite sofferenze. Aurelio ed Erminia hanno risorse sufficienti per intraprendere unattivit indipendente una volta giunti nel nuovo mondo. Partono guidati dal desiderio di progredire umanamente e donare alla propria figlia appena nata un avvenire pi confortevole e degno. Entrano, dapprima, nellombra protettiva di una sorta di ambiguo capo clan, un intermediario tra la forza lavoro, provata dagli stenti e sovente dalla fame, e imprenditori senza scrupoli, facilmente inclini a compromessi con il crimine. Faranno, quindi, presto le spese della loro ingenuit, della loro ignoranza delle dinamiche violente e spietate che informano i rapporti nella comunit che li accoglie. Soltanto al vaglio di un viaggio infernale, che li condurr nei tormenti degli stockyards di Chicago e nei malsani opifici dellindustria tessile del New Jersey, essi coronano il loro percorso iniziatico, acquistano consapevolezza di s e la capacit di agire assieme agli altri per affermare valori condivisi e di progresso umano. Questa la chiave utopica del racconto che Micheli sviluppa con meticolosa cura artigianale, da scrittore per vocazione; consiglio, dunque, una lettura riflessiva di questo romanzo, proporzionata alla cura che stata impiegata nello scriverlo. Il romanzo ha un taglio decisamente realista, talvolta surrealista nellordire la trama di casi ineffabili alle emozioni e ai gesti dei personaggi. Micheli vi ricompone una geografia umana di passioni vigorose e sentimenti nobili, cosicch ci lascia, forte, il sapore di una storia daltri tempi. Lautore agisce secondo strategie sottili, perfino misteriose, che illuminano i fatti della narrazione con i riflessi di una necessit perturbante, spesso assurda; la luce di unalba, tuttavia, dalla quale si possono cogliere segni importanti anche per capire meglio il nostro presente, assai torbido e notturno. incredibile come gli Stati Uniti, invasi sul finire del XIX secolo da una turba di sommersi e senza speranza, appartenenti ad una miriade di inconciliabili differenze di culture e lingue, costretti ad una impietosa struggle for life, incredibile come questo paese sia sopravvissuto. Una domanda dobbligo: oggi la situazione degli Stati Uniti e del mondo cambiata rispetto al quadro drammatico e spietato che il romanzo descrive? Certamente la societ contemporanea passata ad una sua fase civile, di regole accettate e condivise, ma il mondo democratico dominato non pi dalla produzione industriale, bens dalla produzione del denaro fine a se stessa, e dunque insensata, perversa e diabolica. Ci conforta pensare che anche questo momento della storia verr superato e ci auguriamo che ci possa accadere senza una catastrofe. Manlio Cancogni pubblicato come prefazione al romanzo e in: La Mosca di Milano - intrecci di poesia, arte e filosofia (n.21 dicembre 2009)

Struggle for revolution GIANCARLO MICHELI, Indie occidentali, Campanotto, Udine 2008 romanzo vincitore della XXII edizione del Premio Nuove Lettere dellIstituto italiano di cultura di Napoli Lempatia tra lo scrittore e il proprio mondo scritto il primo rilievo esemplare di Indie occidentali (Campanotto, 2008) di Giancarlo Micheli. Scrivendo, Micheli abita il mondo che scrive, lo abita perch al romanzesco affida un compito esemplare, rivelare la realt attraverso la sua agnizione. Riconoscere la realt, in Indie occidentali riconoscere il destino di Aurelio ed Erminia, emigranti italiani tra New York, Chicago e Paterson, creaturalit sospese tra due dimensioni: lo struggle for life e lo struggle for revolution. Empatia e agnizione, dunque. E lingua. Micheli anzitutto un grande scrittore, un narratore di prima, un cesellatore dincanti linguistici. A rigore, la lingua del narratore stacca verso lalto del sublimis, la lingua dei personaggi riflette una polifonia propria al basso del piscatorius. Micheli parla la lingua dello scrittore culto, il personaggio, unaltra lingua, la lingua della sua cultura. Non un caso, uno studio, lonest. Verrebbe da scrivere, la bellezza interiore di ci che nel romanzo pi immane: lo stile. Il marxismo linguistico di Micheli non per un mero fatto di stile, la coscienza sociologica di chi guarda alla lingua in prospettiva plastica, vi guarda con limmedicabile amore con cui si guarda un mondo da un ideale rasoterra. Ecco perch Indie occidentali chiama anzitutto al dovere della responsabilit. un abitare il proprio mondo, che non specchia una pura visione del mondo, non unideologia, lisolarsi nellaccanto della nuda vita sottoproletaria. Al fondo del Malstrom, gi una figura emerge sovranamente, un tipo del Pasticciaccio gaddiano o di un qualunque Riccetto pasoliniano: Venanzio. La lingua di questo indimenticabile borgataro di New York tutta la sua complessione antropologica: la nuda vita vivente di musulmnner, di dochodjaga. Se Venanzio abita lideale fondo dellinferno, un inferno cui Micheli d forma di contenuto, Indie occidentali una spirale, un Malstrom per lappunto rincamminato dal narratore, spira dopo spira, alla ricerca dellalto. un romanzo dinabissamento e riaffioramento: Venanzio, certo, ma anche i protagonisti, Aurelio ed Erminia, il Sor Clemente, la sociologa marxiana Sophonisba, il fidanzato economista Jack. Un romanzo dellinterclasse, un romanzouniverso, un romanzo epigono, epigono lo si pu dire brutalmente della grande tradizione russa: Dostoevskij, soprattutto echov. Dapocalisse in apocalisse (lincendio del bar di Aurelio), di speranza in fuga, labbandono di New York anche la cancellazione tragica dellamerican dream, di quel che Baudrillard figurava come la citt di chi pensa solo, canta solo, mangia solo, parla solo. lAmerica dAmerica. Dimenticare New York a Chicago. Un segno della svolta tragica in Aurelio ed Erminia il coatto regresso di classe, lo sprofondamento destinale: dalla middle class newyorkese alla caduta, la vita proletaria, la via allepopea del ricominciamento. Per Aurelio ed Erminia perdere il primato per lo scacco, per il narratore accendere il fuoco del politico. Nasce la fedelt allinerme. Tra il tragico creaturale e il politico narratoriale, Indie occidentali svetta. Il romanzo develato, appare come pretesto a s: Lo stato delle cose adesso sussistenti la virtualizzazione della societ, un dilagare panico di moventi individuali tanto artificiosi quanto efficaci, impersonali e disanimati; il dominio dellinesistente corroborato nei fatti della vita fino alla verit assoluta ed ubiqua del codice di tutte le disciplinate liturgie, politiche, economiche, esistenziali, psichiche, religiose, relativistiche ciascuna imposta dal consenso di illusori adepti. Questa pur sintetica digressione serva a chiarire il senso della ricerca nel passato attraverso la presente narrazione. Il romanzo alla confessione. Anche lautore di Indie occidentali. Il passato pretesto (predestinazione), cardine al presente. fonte di comprensione culturale. Lodissea di Aurelio ed Erminia culmina nelle lotte sindacali a Paterson (Aurelio operaio e lotta contro il padrone Catholina). Quando lo struggle for life non pu che essere struggle for revolution, l rivela limpensabile. Il presente storico, il regno del dominio capitale, solo una pallida corruzione dellepopea sacrificale dei nostri padri. Indie occidentali diviene. O si rivela quale documento di una traslata autobiografia dellinteriore, la testimonianza del segreto dolore per un mondo, questo umanissimo del romanzo, in cui Micheli sublima con accanita passione un destino mai venuto a noi. Una promessa (forse) mancata, se poi Eugenia, la figlia di Aurelio ed Ermina, lala futura che non tradisce il passato. Anzi recupera in simbolo (la costruzione di un teatro: la rivoluzione di Erminia e Aurelio sar allegorizzata al Madison Square Garden) proprio la grande lezione del padre e della madre. Neil Novello pubblicata in: Erba dArno (n.131, 2013) 2

Tre romanzi e un critico Accosto qui tre romanzi (i due che si sono contesi questa estate lo Strega e un altro ai pi sconosciuto ma non certo inferiore) e due lavori di un critico, Giulio Ferroni, il cui giudizio sulla narrativa italiana contemporanea pu essere assunto a suggello o conclusione non casuali del mio discorso. 1. Il bambino che sognava la fine del mondo di Antonio Scurati (Bompiani). Il romanzo alterna capitoli in corsivo riferiti all'infanzia dell'io narrante a capitoli in tondo ruotanti intorno alla cronaca di un caso di pedofilia in una scuola elementare. La tecnica quella dell'autofiction. L'io narrante ha un profilo in buona misura coincidente con quello dell'autore docente universitario a Bergamo, dove la vicenda in effetti ambientata. Alcuni aspetti del libro risentono della lezione di Siti, sia per il modulo dellautofction, sia per l'ambientazione in parte accademica, sia per il rilievo che vi ha la cronaca pubblica con i suoi personaggi (sempre chiamati col loro nome reale), sia per l'importanza che viene riconosciuta alla televisione come strumento fondamentale del nostro rapporto con la realt, sia per il taglio saggistico (pi che altro sociologico). Il romanzo non pienamente riuscito e risulta, nella sostanza, irrisolto. Le parti in corsivo sono le pi "scritte", le pi intense e originali. Qui un destino psicologico e un terrore apocalittico si fondono perfettamente. Ma nelle parti in tondo l'autore compie alcuni errori che squilibrano il romanzo. Anzitutto strafa: eccede con la cronaca nera pi minuta e pi nota al pubblico stivandola in pagine incolori e stilisticamente opache; in secondo luogo non riesce, proprio per questa invadenza del particolare pi minuto e cronachistico, e pi ovviamente realistico, a far montare il clima invece apocalittico, metafisico, astratto che vorrebbe costruirvi intorno, cosicch i due piani restano qui sostanzialmente irrelati; in terzo luogo, l'assunto saggistico e il modo di argomentarlo risultano troppo scontati: sarebbe stato necessario un tocco pi leggero, una scrittura pi di scorcio, pi nuova e sorprendente. In questo libro Scurati rivela a tratti alcune potenzialit di vero scrittore (pi qui, certo, che nel precedente Una storia romantica). Purtroppo manca di misura narrativa (per esempio: cento pagine in meno avrebbero indubbiamente giovato al libro) e del "genio" saggistico che l'assunto avrebbe richiesto. 2. Stabat mater di Tiziano Scarpa (Einaudi). Il libro trova la sua ragione d'essere in due aspetti: uno tonale e uno storico. Il primo consiste nella coerenza con cui si persegue la monotonia di una voce femminile che si duole: quella di una ragazza di sedici anni chiusa in un orfanotrofio femminile gestito dalle suore in cui le educande sono indirizzale alla musica e al canto, li secondo, quello storico (ma "storia" qui parola troppo grossa: si dovrebbe parlare piuttosto di "curiosit storica", dato che ogni spessore storico volutamente assente), introdotto dal maestro di musica, niente di meno che Antonio Vivaldi, che fa provare alle allieve, fra gli altri concerti, le Quattro stagioni. Il primo aspetto perseguito con indubbia costanza: nel breve romanzo non succede nulla se non il passaggio da un maestro di musica a un altro (don Antonio subentra a don Giulio) e la narrazione si riduce al colloquio con la madre assente e con una immagine della morte, cio con parti dell'io: si tratta di monologhi o soliloqui. Le uniche azioni, la ribellione e la fuga finale della ragazza travestita da uomo, non sono preparate psicologicamente e risultano narrativamente immotivate: sono un modo per porre la parola fine a una storia che sostanzialmente intimistica (secondo un clich, d'altronde, che deriva dall'archetipo italiano del genere: Storia di una capinera) e che non era facile concludere giacch appare legata pi a un tono musicale, alla pronuncia di una voce, che alla vicenda della trama. Il secondo gira intorno a un personaggio, Vivaldi, poco definito se non per qualche tratto di ambiguit umbratile del carattere. Insomma, un libro gracile, bench non privo d qualche esilissima grazia. E il mondo d'oggi, anzi il mondo, vi risulta lontanissimo, anzi del tutto estraneo. 3. Indie occidentali di Giancarlo Micheli (Campanotto). Micheli al secondo romanzo. Il primo era intitolato Elegia provinciale. Entrambi sono notevoli per le caratteristiche della scrittura, molto lavorata. La lezione di Gadda evidente nell'ampio spettro della invenzione linguistica. Ma mentre Gadda tende al realismo, e la variet linguistica mira a riprodurre la ricchezza dei vari linguaggi settoriali (il soldato parla il gergo militare, la puerpera quello delle donne che hanno avuto appena un figlio ecc., secondo la nota definizione dello scrittore lombardo), Micheli impiega sempre una sua propria lingua, capace di abbassarsi al dialetto e di alzarsi all'aulico iperletterario anche indipendentemente dai contesti narrativi descritti. Ricorre alle tecniche dello scrittore onnisciente e ci gli permette di usare con disinvoltura, a volte persino eccessiva, ogni tipologia linguistica: il regista indiscusso lui, e la fa da padrone con la trama cos come nella gestione del linguaggio. Indie occidentali un romanzo storico ambientato agli inizi del Novecento; narra di una coppia di emigranti italiani negli Stati Uniti e delle lotte di emancipazione sindacale e politica dei lavoratori americani. Il pregio 3

e il limite della narrazione coincidono: il pregio quello di una scrittura finalmente elaborata e consapevole della necessit di uno spessore stilistico e dunque in contrasto con la scrittura da bar che domina nell'attuale romanzo di consumo; il limite sta nel gelido distacco storico e linguistico con cui gestita la narrazione e da cui deriva qualcosa ai freddamente scolastico nella costruzione dei plot (una sorta di ibrido fra due modelli collaudati: il romanzo storico e il romanzo di formazione sociale e politica) e nella invenzione linguistica. Nell'ultimo capitolo, per esempio, la protagonista presentata con occhi di driade mentre scocca sull'amato un sagittare di eccitati richiami. Non una maliarda dannunziana davanti al proprio amante, ma una lavoratrice italiana in America che guarda il marito. Non un po' troppo? 4. Ferroni pubblica contemporaneamente due libri diversi, ma con la stessa conclusione: La passion predominante. Perch la letteratura (Liguori) e Prima lezione di letteratura italiana (Laterza). Il primo pi autobiografico perch racconta anche, non senza autentica vena narrativa, la nascita della vocazione letteraria dell'autore; il secondo, che rientra in una serie voluta dall'editore per varie discipline, ha un taglio pi saggistico e accademico. In entrambi la parte conclusiva assume come etichetta il titolo di un libro recente di Todorov, La letteratura in pericolo. Vi si dichiara che l'insieme della attuale produzione letteraria italiana non sembra volersi far carico della radicalit della situazione dei nostri tempi: dello svuotarsi dell'esperienza, del declino della ragione e dell'umanesimo, della condizione di disgregazione della civilt, della implosione della letteratura per eccesso indiscriminato della produzione, della inconsistenza della critica, della fine dello stile, del trionfo della letteratura di genere (noire romanzo storico soprattutto). Occorrono, dice Ferroni, una ecologia della mente e una ecologia della letteratura; e occorre una scrittura capace di prendere di petto il mondo e di svolgere una crtica della parola e della realt, commisurando entrambe ad una responsabilit e ad un destino". Concordo. Alcuni aspetti del discorso di Ferroni potrebbero essere corretti o ampliati (manca, per esempio, una dimensione sociale, economica e politica dell'analisi; e prevale una sorta di visione apocalittica di tipo umanistico-centrico); ma nella sostanza la sua proposta, espressa con meritoria nettezza, va raccolta. In Italia (ma non, per esempio, negli Stati Uniti) manca da troppo tempo una letteratura capace di prender di petto il mondo: per esempio, nella narrativa prevalgono l'indifferenza per lo stile, l'evasione del noire dei romanzo storico, la contemplazione del proprio ombelico e il trionfo del privato. Imperversano i ripiegamenti intimistici ed evasi-vi. Di fronte a questo andazzo non si pu non ricordare che anche Francesco De Sanctis, dinanzi alle mode del romanticismo languido imperanti alla sua epoca, indic l'antidoto di Zola e la via del realismo. Romano Luperini articolo pubblicato in limmaginazione (250, novembre 2009)

Indie occidentali di Giancarlo Micheli (Campanotto editore, Pasian di Prato UD, settembre 2008, ppg. 224) Quasi a segnare una continuit di temi e di ispirazione, il primo personaggio che Giancarlo Micheli fa entrare sulla scena del nuovo romanzo Indie occidentali il maestro Giacomo Puccini, e cio la figura attorno alla quale ruotavano le vicende del precedente Elegia provinciale (edito nel 2007 da Mauro Baroni). Appena sbarcato a New York per la prima americana della Fanciulla del West, il grande compositore si imbatte in Aurelio ed Erminia, una giovane coppia di sposi che dalla Toscana venuta a cercare fortuna nel Nuovo Mondo. Un incontro fugace, che per sembra dare il tono allintera narrazione, nella quale ritroviamo lo stile sontuoso, ricercato fino alla concettosit, del viareggino Micheli, classe 1967, poeta e autore teatrale, oltre che narratore di forte caratura etica. Il profondo sentimento morale riconoscibile in ogni pagina il motivo per cui, nella prefazione a Indie occidentali, il decano Manlio Cancogni pu spingersi a istituire un parallelismo tra la struggle for life, la lotta per la sopravvivenza intrapresa sulla fine dellOttocento dagli immigrati europei negli Stati Uniti e lattuale crisi finanziaria globale che di nuovo ha avuto negli Usa il suo epicentro. Anche se predilige il racconto depoca, sorretto da una minuziosa ricostruzione di situazioni storiche e usi linguistici, Micheli non perde mai di vista lumanit e, di conseguenza, l attualit dei suoi protagonisti. Proprietari di un piccolo bar nel Lower East Side di Manhattan, costretti a trasferirsi a Chicago e nel New Jersey dopo che il locale stato incendiato dal racket, Aurelio ed Erminia si sforzano di rimanere fedeli luno allaltra pur intraprendendo percorsi differenti: la donna si converte alla Chiesa scientista, dal cui umanitarismo sentimentale si sente consolata, mentre luomo scopre la causa del socialismo egualitario. Sono gli anni delle prime, drammatiche rivendicazioni sindacali, sul cui sfondo il romanzo procede spedito, riservando uno spazio sempre maggiore alla figlia della coppia, la piccola Eugenia, alla quale spetter di annodare gli ultimi nodi della trama. Un epilogo inatteso e struggente, nel quale la metafora del teatro, gi evocata nellouverture pucciniana, si riveler in tutta la sua urgenza di struttura e significato. Indie occidentali un romanzo colto e a tratti risentito (il titolo, per esempio, riprende la definizione rinascimentale del continente americano), che il lettore invitato a percorrere con pazienza, per scoprire non soltanto i segreti nascosti nelle esistenze di Aurelio ed Erminia, ma anche certi rapidi bozzetti dambiente. Come quello, davvero suggestivo, del pittore senza talento che riempie di forme sghembe e colori sgargianti i cartoni recuperati per le strade dAmerica. Alessandro Zaccuri Pubblicata in: Avvenire (Luglio 2009)

Indie occidentali di Giancarlo Micheli (Campanotto editore, Pasian di Prato UD, settembre 2008, ppg. 224) Indie occidentali, un viaggio nella nostra storia Indie Occidentali (Campanotto Editore, 2008), secondo romanzo del bravo Giancarlo Micheli, parte da una storia di emigrazione. Una storia che ha a che fare con il secolo scorso, di quando erano gli italiani a dover emigrare fuori dal proprio paese. Protagonisti questa volta non sono meridionali, non sono contadini ignoranti del rurale Mezzogiorno ma una coppia di sposini toscani e alfabetizzati, consapevoli del proprio valore e con obiettivi da perseguire ben definiti. Quando penso allemigrazione italiana penso a quella splendida figura di Amerigo, creatura di gucciniana memoria che lascia il proprio paese, Pavana. E mette dietro a s le proprie radici con ancora in corpo il primo vino di una cantina per non manifestare quella malinconia che penetra nelle vene e nella coscienza. Micheli ci racconta quel mondo altro, quello al di l dellOceano che ad inizio del secolo scorso sembrava cos diverso dal nostro. Il quartiere di Little Italy, con le sue storie e le sue leggende, anchesso diversissimo da quello di oggi: quella che era la pi grande e famosa delle little italies diventa ogni anno pi piccola, proponendosi oggi quasi soltanto come due strade, parte della Mulberry Street e parte della Grand Street. Negli anni venti per quella zona e in pi in generale quella citt, limmensa New York che con i suo grattacieli immobilizzava lo sguardo, era stata una porta obbligata dingresso, un centro attrattivo, una grande madre dalle braccia non sempre benigne ma comunque grandissime. La lotta per lesistenza si fa per i due protagonisti, Erminia ed Aurelio, inizialmente pi facile ma poi la nuova realt a prendere il sopravvento, una realt di diritti negati e di lotte di sopravvivenza. Come un inferno urbano la metropoli si presenta nelle sue contraddizioni, una massa umana che propone lingue, condizioni e usanze diverse. Momenti di squisita umanit individuale si scontrano e si sovrappongono a collettive grida di speranza, la coesistenza degli immigrati e le problematiche interne, tolleranza, sindacali, la lotta operaia. Quello di Micheli uno squarcio di vita vissuta, un quadro al tempo stesso espressionista e realista, una meticolosa ricerca storica ed antropologica sul nostro passato e sul secolo scorso. Personaggi reali e famosi Jack London, Giacomo Puccini, Mabel Dodge si incrociano con perfetti sconosciuti e personaggi di invenzione letteraria, creano un cosmo a s, una riproduzione ben disegnata di un ipotetico quadro. Il grande merito del libro poi quello di inserirsi nella pi grande tradizione europea, quella ricerca linguistica forzatamente realistica che Auerbach riscontr in Mimesis nei maggiori autori della nostra storia. Luso del dialetto degli immigrati, il gioco linguistico e sociolinguistico con cui mescola le situazioni comunicative pi disparate e le espressioni locali, un registro alto con momenti di lascivia verbale, fanno del viaggio di Micheli, perch di questo si tratta, un utopico, colto, continuo desiderio di ricerca. Un desiderio che prima si fa portavoce della Storia e poi si fa riflessione sul futuro e su un problema che ora ci vede come protagonisti indiretti e che domani potrebbe ritoccarci da vicino. Matteo Chiavarone Pubblicata in: ilRecensore.com (Luglio2009)

Struggle for revolution Dinanzi alla lettura di Indie occidentali di Giancarlo Micheli (edito da Campanotto nel 2008), il lettore meno avvertito, meno disposto a cercare una via dintesa con la narrazione del viareggino, coglie i l dato forse pi sensibile, il momento empatico dello scrittore e la sua traduzione in pagina scritta: scrivendo, Micheli abita il mondo di cui scrive. E la scrittura narrativa testimonia a specchio lesito letterario di una mimesi del vissuto romanzesco. Allinizio del Novecento, Aurelio ed Erminia lasciano lItalia per emigrare negli Stati Uniti. Dapprima vivono a New York, in seguito si trasferiscono a Chicago, e dopo lincendio dellabitazione e unesplosione che distrugge il loro bar, lattivit di Aurelio, sono a Paterson, dove la loro vita proletaria prende forma nello scenario della lotta di classe. La lingua del narratore e la lingua dei personaggi istituiscono una duplice oralit. Il narratore parla un modello linguistico letterario, il personaggio di cui Micheli conserva una piena e matura coscienza sociologica parla una lingua coerente allo stato sociale dorigine. Il profilo ancipite dellandamento scrittorio di Micheli, il movimento incessante, convulso tra una lingua alta e una bassa aggioga la pi gloriosa tradizione linguistica della letteratura italiana, la dorsale pluriliguistica che da Dante porta a Gadda per gloriose stazioni intermedie: Folengo, Dossi, DArrigo, Pasolini o per altre letterature quel che significa, a titolo desempio, largot nellopera di Jean Genet. Abitare il mondo narrato significa quindi possedere coscienza sociologica del personaggio (la sua cultura, la sua lingua), istituire cio la premessa essenziale del realismo, siano quello del narratore e quello del discorso diretto voci appartenenti ad un realismo linguistico a tendenza espressionistica. Vi in Micheli lesigenza poetica e politica di narrare il mondo dellespatrio cogliendolo dal basso, afferrando cio la vita al livello della sua espressione, si potrebbe dire naturale, se non tornasse pi consono utilizzare la categoria di proletariato in cui il sottoproletariato urbano di Indie occidentali trova la sua area di classe. Della parte newyorchese del romanzo, ad esempio, il personaggio di Venanzio una figura di sottoproletario. Vaga nei notturni dostoevskijani di New York come potrebbero aggirarsi alcuni tipi di Quer pasticciaccio brutto de via Merulana oppure di Ragazzi di vita alla periferia di Roma. A proposito del sottoproletariato dimportazione, ecco un estratto tolto direttamente alla lucida coscienza sociologica del narratore: Secondo la terminologia di unembrionale sottocultura di strada, che allora principiava a trovare accoglienza e ordinamento nelle pionieristiche ricerche sociologiche, erano hobos, lavoratori occasionali e nomadi, nascendo forse quel nome dallappellazione ho, boy, che, tra quanti avevano trovato impiego nella costruzione delle ferrovie dellovest, si levava a sovrastare il metallico clangore dei convogli in tra nsito; oppure nasceva dal lemma rurale hoeboy, ragazzo con la zappa. Fatto sta che lanima di colui che meritava quellepiteto era sospesa in un disagevole limbo tra la campagna e la citt, in una terra di nessuno dalla quale era facile perdersi in un anonimo torpore o in una violenta dissolutezza. Questo degli hobos non il solo mondo sottoproletario, Micheli menziona i tramps, i bums, forme cosiddette subsociali che identificano al contempo il primo piano e lo sfondo, il proscenio e la scena in prospettiva della parte newyorchese di Indie occidentali. Non difficile immaginare lesistenza come potrebbe scriverne Antelme di un vero e proprio universo concentrazionario popolato dalla ripetizione di un unico modello dumanit: qualcosa di vicino al musulmnner hitleriano o al dochodjaga staliniano. Lelemento preliminare chiamato invece a distinguere la qualit dello sguardo gettato da Micheli sul mondo della sua creazione non esornativo. Lo sguardo appunto una qualit della visione. E tale determinazione, tradotta nella pagina letteraria, si rigenera in un effetto di profondit. Il mezzo attraverso cui la profondit definisce labisso aperto su ogni singola pagina di Indie occidentali fornito dalla descrizione. Non si per dinanzi alla descrizione intesa come sterile ed esangue disamina di personaggifigure, ambienti bidimensionali (ad esempio, come non la pullulante umanit del bar di Aurelio a New York) o dialoghi monocordi, n dinanzi a clichages. Il momento della differenza perch Indie occidentali un romanzo di differenza per il narratore sta nella capacit di inabissarsi, di sprofondare, di cercare le vie prospettiche della realt, in questo camminando lungo un sentiero di penetrazione dellumano riflesso nella lingua quasi nella forma di un amplesso orgasmico. A tale riguardo, la coscienza sociologica del narratore per la bassavita non si traduce soltanto nella capacit di estrarre perfetti discorsi diretti dal mondo linguistico di un personaggio indimenticabile come Venanzio, la coscienza sociologica del narratore informa e determina soprattutto un universo ad esempio, tra il Sor Clemente, la sociologa marxiana Sophonisba, il fidanzato economista Jack che in maniera differente vive il mondo sottoproletario. Sono passioni, vocazioni umane, talenti e attitudini esercitate per una filantropia 7

diretta e ambigua (sor Clemente), oppure mediate, secondo un registro indiretto, dallo studio delle cause sullimpoverimento sociale, ovvero rivolte allanalisi del consumismo attraverso le formulazioni teoriche del valore (Jack), o ancora mediante la pura passione scientifica per lanalisi sociologica (Sophonisba). Del sangue del povero per utilizzare un celebre titolo di Lon Bloy sono macchiati tutti i personaggi gravitanti intorno ad Aurelio. La narrazione di Indie occidentali una germinazione a tempo, o meglio la sagace gestione del tempo narrativo pone il narratore nella condizione di dilatare lattesa, in certa maniera metafisica, perch il romanzo giunga a compiersi in un eventomadre. La vita di Erminia e Aurelio, della loro piccola Eugenia, il lavoro delluomo al bar, il ruolo di borghese benefattore di Sor Clemente, la ventura di miseria di Venanzio, lapice di brillantezza intellettuale di Sophonisba, lintreccio tra povert e benessere, ozio e lavoro, odio e amore, determina una depistante andatura romanzesca. Il lettore involontario complice di una narrazione allapparenza ateleologica ma lorchestrazione del narratore a disseminare il narrato di tracce, segni, indizi da cui possibile decrittare appunto lattesa per un eventomadre, il primo episodio clou del romanzo, lincendio dellabitazione di Aurelio e Erminia, con la morte della madre di lei, e la dolosa esplosione nel bar. Lepisodio fotografa, la metafora valesse a significarlo, il corso di un braccio di fiume aperto ad estuario sul mare. Nella fuga da New York per Chicago, la storia di Aurelio e Erminia inscrive nome e destino tra lapocalisse e la speranza, inscrive il nome del destino entro una prospettiva tragica. Un segno del tragico il coatto regresso di classe, il degrado destinale dalla middle class al proletariato, la via allepopea del ricominciamento. Il passaggio dai (relativi) agi di New York ai disagi di Chicago, nella storia di Erminia e Aurelio istituisce un esemplare campo dazione, forse anche unimplicita verifica attitudinale, per il narratore. il momento preliminare affinch il narratore, creata la condizione, possa esercitare il proprio pensiero politico. Il plasma marxista che come un fluido irrora il romanzo non delinea il ritratto a distanza di unumanit veduta de lonh. Indie occidentali, e lo stile che informa lorganizzazione narrativa, un congegno teso a creare le circostanze narrative reali, la vita dei personaggi, affinch il narratore componga un discorso politico. La fedelt di Micheli al destino di Erminia e Aurelio istituisce quindi un paradigma, indica una rotta al romanzo, da un lato espresso dal momento tragico (in famiglia), dallaltro originat o dal momento politico (il sindacato). Ma il tragico e il politico non definiscono un modello particolare riguardante limmanenza esistenziale nella vita di Erminia e Aurelio. costrutto, linea di destino umano, categoria universale, meglio ancora attraverso la vicenda dei migranti italiani e la storia americana del primo decennio del Novecento la ricerca di cause originarie, lo studio archeologico di fonti capaci di illuminare, in prospettiva, nientemeno che la storia futura. Una digressione anomala ma eloquente introduce per cos dire limplicito di Indie occidentali, lelemento di ricostruzione storicopolitica, una vera e propria apertura alla genealogia tragica quale causa originaria della condizione umana occidentale contemporanea. Lo rivela un empito metatestuale, veramente la parresa cos sincera come drammaticamente lucida del narratore: Lo stato delle cose adesso sussistenti la virtualizzazione della societ, un dilagare panico di moventi individuali tanto artificiosi quanto efficaci, impersonali e disanimati; il dominio dellinesistente corroborato nei fatti della vita fino alla verit assoluta ed ubiqua del codice di tutte le disciplinate liturgie, politiche, economiche, esistenziali, psichiche, religiose, relativistiche ciascuna imposta dal consenso di illusori adepti. Questa pur sintetica digressione serva a chiarire il senso della ricerca nel passato attraverso la presente narrazione. Mi propongo di districare il roveto dei fatti a partire dalle radici reali di unesistenza pos sibile, portatrice di una sua essenziale ricchezza di gioia e di dolore, unita alla catena di una durevole trama, i cui anelli non siano deboli e forti, bens irripetibili e originali, come in verit sono stati ogniqualvolta luomo sorto allessere nelle sue azioni. Il romanzo si confessa. Anche lautore di Indie occidentali. Il passato cardine al presente, e fonte di comprensione culturale. Tuttavia a leggere del destino di Erminia e Aurelio dopo il trasferimento da Chicago a Paterson , il presente, ovviamente il presente storico, contraddice il passato romanzesco. O meglio: il presente storico (la virtualizzazione della societ, il dilagare panico di moventi individuali tanto artificiosi quanto efficaci, impersonali e disanimati, i l dominio dellinesistente) solo una pallida corruzione dellepopea sacrificale dei nostri padri, le radici reali di un mondo in cui luomo sorto allessere nelle sue azioni. Cosa il dominio dellinesistente se non la marea montante del fitti zio con cui la lingua del capitale opera per la conquista del planetario, per perpetuare come vorrebbe Cesarano il dominio totale (e totalitario) sullessere? Al tempo della vita a Paterson, il narratore pone immediatamente la condizione preliminare di un clima da lotta di classe: da un lato, il nuovo padrone, Catholina, dallaltro il 8

nuovo operaio, Aurelio, al centro lesperienza sindacale di Aurelio a Chicago e la comune a casa dellospitante: Pietro Botto. Se Indie occidentali compone unoperazione politicoculturale (gramsciana?) tra passato e presente, la dialettica interstorica, nella radice nostalgica di Micheli, rivela la sostanza di un grande rifiuto (cos avrebbe forse scritto Marcuse) scagliato sul presente. La storia, la vita umana, la passione e il lavoro, la lotta di classe, il socialismo reale, figurano il linguaggio di una realt (e di unoccasione) allapparenza perduta. Indie occidentali diviene quindi o si rivela quale documento di una traslata autobiografia dellinteriore, la testimonianza del segreto dolore per un mondo, il mondo umanissimo del romanzo, in cui Micheli sublima con accanita passione un destino che non venuto, una mancata promessa. Lo sciopero alla Lambert&Dexter Mill di Catholina, per un sognatore come Aurelio o per il capitano Burns, per la figlia di Botto, lo splendore e la poesia di Olga, definisce lo scenario aperto di una possibilit: sovvertire con la lotta lordine del mondo, il mondo del capitale, del padrone, della fabbrica, dello sfruttamento. E non si tratta di millenarismo marxiano, struggle for revolution, se possibile coniare una nuova nozione alla zecca del Capitale. Leggere il presente (senza manifestarlo) veicolando il passato, per Micheli significa anche donare un giudizio critico sulla Storia, non sulla piccola storia di un evento circoscritto o di un fenomeno isolato, bens il giudizio critico su un tema universale qual la dialettica tra il capitale e il mondo del lavoro e dei lavoratori. Ma la rivoluzione, lazione collettiva che rovesc ia un ordine per impiantarne un altro, il sovvertimento del potere (per rinunciare al potere, non per rilevarlo), o appare un mito resistente, appunto una dimensione scritta ma anche totalmente sognata. La decisione dei rivoluzionar, diretti nella regia da John Reed, di rappresentare in forma di spettacolo teatrale la rivoluzione sul prato della casa di Pietro Botto, in s definisce una proteiforme valenza del significato e della prassi rivoluzionaria. Lexit di Indie occidentali, nella soluzione di rappresentare la rivoluzione al Madison Square Garden identifica poi due polarit: la sua sublimazione storica nella creazione teatrale, oppure listituzione di una maestosa metafora in cui la storia della rivoluzione vive nella trasparenza dello scacco, dove apocalisse e speranza incrociano il tragico. La rivoluzione vive cio nellimpossibilit, come per unesperienza da tremendum, di narrarne le fasi culminanti, quasi a voler dichiarare nella magistrale litote della rappresentazione che esiste un di l anche della sublimazione o della metafora. Che la vita futura del simbolo rivoluzionario, la rivoluzione resistente nella costruzione, per opera delle nuove generazioni (il teatro fatto costruire da Eugenia, la figlia di Erminia e Aurelio) in cui vibra il pi autentico testimone del passato raccolto nel presente. Neil Novello in pubblicazione in: Rivista di studi italiani (Anno 2013; n.2)

Giancarlo Micheli, Indie Occidentali, prefazione di Manlio Cancogni, Campanotto editore, 2008, Pasian di Prato, (Ud), pp. 220, Euro 15,00 Di una storia di emigrazione, la formidabile epopea che ha coinvolto per circa un secolo oltre venti milioni di nostri connazionali, tratta Indie occidentali, il secondo romanzo dello scrittore viareggino Giancarlo Micheli. Protagonisti Aurelio ed Erminia, una giovane coppia di sposi: provengono dalla civile Toscana, e non appartengono alla vasta schiera dei disperati che, a frotte, in cerca di fortuna approdano nellisoletta di Ellis Island di fronte a New York. Sono alfabetizzati e in possesso di risorse esigue, ma sufficienti, per intraprendere nella metropoli statunitense una modesta attivit in proprio, la conduzione di un piccolo bar nel quartiere di Little Italy. In pi godono della protezione del Sor Clemente unambigua figura di faccendiere, potente intermediario tra le masse brulicanti dei senza lavoro e senza diritti provenienti da tutte le regioni dItalia e gli interessi di un capitalismo rapace e selvaggio. E anche Aurelio ed Erminia, da una condizione sociale minimamente favorita, si troveranno in poco tempo a precipitare tra asprezze della lotta per lesistenza. Una vera e propria discesa agli Inferi, che, se li porter a conoscere sulla propria pelle la disumanit della condizione operaia, prima negli stockyards (recinti per il bestiame) di Chicago e poi nelle fabbriche tessili del New Jersey, permetter loro di conquistare coscienza di s e delle necessit dellagire collettivo per affermare imprescindibili valori di umanit e solidariet. Una vicenda, quella di Aurelio ed Erminia, che inizia a New York nei giorni della prima pucciniana della Fanciulla del west - il 10 dicembre 1910 - e sempre a New York trova la sua tragica conclusione.. S, perch finisce amaramente l avventura dei due sposi di Ponte a Moriano nelle nuove Indie Occidentali: termina, per, trionfalmente per la comunit proletaria di Paterson, di cui, ormai, i due fanno organicamente parte. Perch addirittura nel Madison Square Garden della metropoli statunitense, nel pieno di una durissima vertenza sindacale contro i padroni del tessile e i sindacati compromessi e rinunciatari, gli operai di Paterson riescono a portare in scena e a gridare, forti e chiare, le proprie ragioni di giustizia sociale. Nelle sue pagine, Giancarlo Micheli, sotto la forma del romanzo, ci spiega di che lagrime grondi e di che sangue la societ che si andava forgiando oltre Atlantico nei primi anni del secolo scorso. E lo fa alla sua maniera, personalissima. Facendo parlare uomini e donne posti ora ai gradini pi bassi, ora ai vertici della scala sociale, colti nelle loro miserie e grandezze, egoismi e generosit. Felici invenzioni narrative si intrecciano con una puntuale e dettagliatissima ricostruzione storico/documentaria. Bella, per esempio, la descrizione della comunit di Paterson, uno dei punti di riferimento dellemigrazione italiana negli Stati Uniti: oltre 20.000 mila persone che, oltre a conservare un tenace legame identitario con la patria dorigine, in quella dadozione seppero praticare nel concreto i valori della solidariet di classe e un coerente e tenace impegno nelle lotte per il lavoro e per una vita pi degna di essere vissuta. Cos noti personaggi storici come Giacomo Puccini, lo scrittore socialista Jack London, il giornalista John Reed, lagitatore anarchico Carlo Tresca, il sindacalista Big Bill Haywood, il banchiere Morgan, lintellettuale e filantropa Mabel Dodge incrociano tanti e tanti personaggi dinvenzione. Rimangono nella memoria e nel cuore oltre ai due protagonisti, Aurelio ed Erminia, Venanzio, Olga e la sua famiglia di origine piemontese, i Botto che hanno fatto della solidariet di classe una ragione e uno stile di vita Notevole anche la lingua scelta da Micheli: composita, un vero e proprio pentolone ribollente in cui si mescolano le lingue e i dialetti delle emigrazioni italiane ed europee a cui fanno da controcanto le riflessioni dellAutore espresse in frasi dalla sintassi complessa, che non disdegna termini colti, letterari, filosofici. Perch, anche se se si raccontano storie di donne e uomini semplici e mossi da ragioni elementari, a esempio la lotta per la vita, linterpretazione dei fatti presenta sempre complessit, complicatezze, umanissime sfumature. Luciano Luciani Pubblicata in: Patria Indipendente (Maggio 2009); Arcipelago (Luglio-Agosto 2009); Literary (nr.5/2009); Libere Recensioni (Luglio 2009)

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Il mito americano tra sogno e realt1 Poeta e scrittore, ma anche critico e traduttore, ricercatore aperto alle sollecitazioni delle pi diverse tendenze e dei multiformi linguaggi dellarte contemporanea, Giancarlo Micheli2, viareggino, un artista per vocazione, come lo definisce il decano Manlio Cancogni che nella prefazione a questo suo secondo romanzo, Indie occidentali, ne sottolinea la meticolosa cura artigianale della scrittura. Una qualit di cui Micheli aveva gi dato prova nella sua opera prima di ampio respiro, Elegia provinciale, pubblicata per i tipi della collana Mediterranea delleditore Mauro Baroni di Viareggio nel 2007. Allora la vicenda, fra storia e finzione, ruotava tutta attorno alla vita del maestro Giacomo Puccini e alle sue donne (la moglie Elvira, la focosa Fosca, la giovane Giulia, laffascinante Sybil) soprattutto attorno ai dubbi angoscianti sul suicidio della servetta Doria Manfredi, che con quel gesto intendeva affermare la propria illibatezza. Era quindi un romanzo storico e biografico, una love story, unanalisi di coscienza e delle coscie nze, infine un vero e proprio romanzo giallo che sulle rive del lago di Massaciuccoli si consumava in un sapiente gioco di equivoci. E Puccini, ora al Metropolitan di New York per riscuotere, pagato il prezzo della vita della r agazza, il meritato successo, per s e per lei, alla prima della Fanciulla del West il 10 dicembre 1910 , il pretesto per accendere i riflettori sulla simbolica e bronzea figura della statua della l ibert che vicino a Ellis Island accoglie le speranze di quanti tessono la trama del mondo possibile, larte alla vita, come si legge nella dedica. Si tratta di una giovane coppia di sposi, Erminia e Aurelio, emigranti nellAmerica del sogno utopistico allinizio del 900, sullo sfondo dello sfrenato sviluppo industriale e delle lotte sindacali d egli Industrial Workers of the World. Una vicenda umana, come quella di tanti disperati che avevano voluto venire allamerica, i mbarcati nelle stive, nelle sale macchine, nelle pance gravide dei bastimenti (p. 36), seppure mitigata dal fatto che al loro arrivo i due protagonisti hanno le possibilit economiche per gestire un piccolo bar in Mulberry Street a Manhattan, anche se il quartiere non dei pi raccomandabili e la clientela fatta di diseredati scavezzacollo: Li aveva presi il vento, quello dei fortunali dinverno, che porta via nel suo turbine stregone armenti e lupi, e li trascina lontani, al di l delle montagne azzurre. Se ne erano partiti con la dote dei bei corredi di lino, che le donne di casa sbrigavano dai tiretti del canterale, cosicch tutto un brivido di lavanda infebbrava la purezza degli imenei, e li inghirlandavano i fiori del pesco e laurifera primavera dei sessi. Lamerica era stato agio e intravisto splendore, conquistato diritto a sfilare per viali di opulento gaudio, tangenti a paradisi di anglofoni numi (p. 17). Ma anche disumana, perch la loro ingenuit e ignoranza delle dinamiche violente e spietate che informano i rapporti nella comunit che li accoglie (e Aurelio sa bene che oramai era giusto che sui treni ci salisse da mascalzone quale aveva scelto di essere, p. 63) saranno punite dal r acket con lattentato al bar e con lincendio della loro modesta, ma dignitosa casa popolare in cui muore la mamma di Erminia. Dovranno, allora, emigrare ancora e, questa volta, lottare per sopravvivere: prima, negli stockyards (i mattatoi) di Chicago e poi, nelle industrie tessili di seta a Paterson nel New Jersey.

Rec. a Giancarlo Micheli, Indie occidentali, Prefazione di Manlio Cancogni, Campanotto Editore (Zeta Narrativa 265), Pasian di Prato (Ud), 2008, pp. 219, 15,00. Con questopera, lautore si aggiudicato il Premio Internazionale di Poesia e Letteratura Nuove Lettere dellIstituto Italiano di Cultura di Napoli (XXII edizione, 2008) nellambito della X sezione, relativa ai romanzi editi. 2 Giancarlo Micheli nato a Viareggio il 3 febbraio 1967. Si dedica alla scrittura, in versi ( Canto senza preghiera, Baroni Ed., 2004; Nellombra della terra, Gabrieli Ed., 2008) e in prosa (il racconto Fucking fist, 2004, e i romanzi Elegia provinciale, 2007; Indie occidentali, 2008; La grazia sufficiente, 2010), da circa ventanni. Alcuni suoi versi figurano nella silloge di poeti versiliesi Lora daria dei cani (Baroni Ed., 2003), nellantologia della rassegna nazionale di poesia Altramarea (a cura di Angelo Tonelli, Campanotto Ed., 2006), e su varie riviste, tra cui Poesia di Crocetti. Partecipa alle iniziative dellassociazione culturale viareggina BAU, per la quale ha curato il volume Percy B. Shelley il cuore e lombra viva, raccolta collettanea di testi e riflessioni sulla poetica del grande romantico inglese. Coltiva, inoltre, la passione per il teatro e il cinema. Ha anche realizzato alcuni video, operando ibridazioni dei formati e delle fonti luminose in direzione di una ricerca di realismo lirico.

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In questa altalena tra bene e male, fiducia e sfiducia, entusiasmo e depressione, i due ragazzi si rendono conto di quanto fosse sottile largine che proteggeva la serenit di ciascuno dalla marea della disperazione e della miseria (p. 73) e approdano: lui, alla fede politica e alla partecipazione attiva allazione del sindacato affinch a Eugenia [la loro bambina ancora piccola] fosse accordato un futuro diverso, e pi felice (p. 167); lei, alla fede scientista della Church of Christ, dove il calore umano e la comprensiva accoglienza le fanno assaporare il diritto a una vita libera e indipendente, di Verit e di Amore. La finzione narrativa, che con un finale a sorpresa si concluder proprio a Ponte a Moriano, nella Valle del Serchio lucchese, dove era iniziata una trentina di anni prima (ma tutta lazione ha sempre un andamento circolare, anche in America dove da New York si torna a New York!), e la documentazione storica, incentrata sullidea di democrazia libertaria internazionalista e rivoluzionaria del movimento sindacale operaio e ricostruita soprattutto sullattivit dei setaioli di Paterson tra il 12 e il 13, sono i due capisaldi con cui Micheli si prefigge di districare il roveto dei fatti a partire dalle radici reali di unesistenza possibile, portatrice di una sua essenziale ricchezza di gioia e di dolore, unita alla catena di una durevole trama, i cui anelli non siano deboli e forti, bens irripetibili e originali, come in verit sono stati ogniqualvolta luomo sorto allessere nelle sue azioni (p. 96). E lo fa riuscendo ad amalgamare, nel fluire del racconto, il linguaggio quotidiano dei protagonisti con le espressioni del loro dialetto dorigine fuso talvolta ad un inglese approssimativo e sgrammaticato (p.e.: Goodnight Aurelio, mastu port li sghei? o you shall bring me a whole of cheese, if you has got per la mi socera, che delle cose di qua non ne vol mangiare, p. 22) e, contemporaneamente, ad intercalare nel discorso luso quello suo proprio, che lo connota di una sintassi complessa e di un lessico ricercato, cio di un registro dai toni elevati e solenni che conferiscono preziosit alla prosa e spessore allo stile: La mamma lattendeva Erminia non aveva dubbi , la attendeva impaziente di affidarle nelle braccia la bimba, tutta infagottata e olente di giulebbe, la attendeva per compiere quel gesto altero, con sufficienza di levatrice danime. Dopo che avesse fatto scricchiolare tutto il rosario delle ossa annose, sollevandosi dalla poltrona imbottita, la mamma avrebbe detto lho cullata tutta la sera. Sta bimba un piange mai; averemo dapprendeglieli noaltri i dispiaceri o qualcosa del genere, ma sempre con la voce burbera e chiotta, e forse avrebbe aggiunto di cost, ndove mavete volsuto acciottorare, un c la vita vera un c da pigliassi dellembrioni e avrebbe concluso strozzando nella gola un risentito cachinno, che era quel che a Erminia spaventava di pi, anche di pi che non tutti i discorsi sul povero babbo buonanima o sui terreni di Ponte a Morriano (p. 18). Disinvolto narratore eterodiegetico, Micheli interviene sternianamente nellopera in prima persona solamente per ricordare al lettore quando ambientata la vicenda (Si ricordi [] Mi propongo [], p. 96) e per riflettere sulla maniera pi giusta di raccontare un personaggio scomodo come il vecchio padrone Catholina Lambert (p. 125). Al tempo stesso, per, si dimostra un perfetto direttore onnisciente, essendo capace di armonizzare la realt e il sogno in descrizioni di forte impatto impressionista. Loggettivit della narrazione storica, che si pone come background e framework della vicenda e nasce da unaccurata e minuziosa documentazione condotta al limite dellossessione, porta sulla scena tante figure reali: il romanziere progressista Jack London, lanimoso giornalista radicale John Reed, lanarchico sindacalista Carlo Tresca, il dirigente degli Industrial Workers William Dudley Haywood (pi noto come Big Bill), lintellettuale e filantropa Mabel Dodge Luhan, leditore della rivista The Masses Max Eastman e, last but not least, il maestro Puccini. Sulla storia, con abile maestria, Micheli innesta lincanto della fantasia nel cammino evolutivo di due soggetti innamorati, di una figlia bambina che inaspettatamente ritroviamo signorina nellultimo capitolo, e di una folta schiera di comparse (hobos, lavoratori occasionali e nomadi; tramps, barboni e non lavoratori; bumps, fannulloni e ubriaconi) e coprotagonisti pi o meno flat (Ernesto, Venanzio, il Sor Clemente, il capitano Burns, il caposquadra Nathaniel) o round (la spigliata e determinata Sophonisba, lirrequieta e affascinante Olga e suo padre Pietro Botto), secondo le categorie di forsteriana memoria e le necessit imposte dalla partitura. Il romanzo storico si fonde, allora, con quello di formazione e si distende nellaspirazione di Erminia e Aurelio alla stima e considerazione umana allinterno delleterogeneo ma solidale gruppo sociale dappartenenza e nella ricerca della consapevole capacit di denunciare, senza violenza, attr averso la 12

produzione di una pice teatrale (dove echeggia lepilogo della Tosca pucciniana), loppressione che le nuove classi operaie cosmopolite subivano in America prima di poter affermare il loro diritto alla dignit per ci che erano e per ci che sapevano fare (p. 165). Fabio Flego Pubblicata in: Quaderni di Farestoria (Anno XIII, n.2), Literary (nr.12/2010)

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Indie occidentali di Giancarlo Micheli (Campanotto editore, 2008; Pasian di Prato UD, pgg. 224; Euro 15,00) Nel romanzo Indie occidentali Giancarlo Micheli rivela capacit di lettura del mondo e dellintimo umano rare e preziose. Si pu dire che questopera, edita da Campanotto nel 2008, sia un "punto d'approdo" della ricerca culturale dellautore e delle sue innumerevoli esperienze nei vari settori artistico-letterari (arte, teatro, cinema, poesia, letteratura, ricerca socio-antropologica e della comunicazione nonch linguistica), che lo hanno portato all'elaborazione di una Weltanschauung tutta incentrata sul concetto ricoeuriano della "memoria naturalis", di chiara derivazione dalla "Ars Memoriae" agostiniana, in quanto "zetesis" (ricerca) e "anamnesis" (recupero), in quanto presa di coscienza dell'oblio che la minaccia e, inoltre, superamento dello stesso patto tra memoria e passato per via di quella che Paul Ricoeur defin "alchimia dell'immaginazione", quale si attua nella scrittura interiore. Un progetto etico-educativo, dunque, l'Utopia per antonomasia; un tentativo di superamento delle condizioni di miseria materiale e intellettuale cui erano e sono destinati i produttori di merci e forza lavoro, come bene teorizz Ernst Bloch nel secolo scorso. Tutto ci altrettanto bene rappresentato nei personaggi principali del romanzo, Aurelio ed Erminia, giovane coppia di migranti che dalla Valle del Serchio intraprendono il viaggio verso l'America al principio del secolo scorso, pieni di sogni e speranze di un'esistenza migliore per s e soprattutto per la loro piccola Eugenia. Ovviamente non realizzeranno il sogno americano tout court, ma s'imbatteranno in tutta una serie di vicissitudini tali da innescare un processo catartico, il quale culminer nella presa di coscienza della loro propria condizione di umanit sofferente e, proprio per ci, parte attiva nelle lotte per il cambiamento dal basso della societ, attraverso la amorevole e illuminante guida della "scienza", perch, come dicono proprio Aurelio ed Erminia nell'epilogo si realizzi una societ senza classi, di eguali e di giusti, e ognuno sappia amare i bambini, siano bianchi o neri, e sappia amare la terra e il lavoro dell'uomo". Il medesimo messaggio riportato sopra uno delle miriadi di striscioni rossi che ondeggiano tra i manifestanti lungo le strade di Manhattan, il messaggio che sigla il superamento, se vogliamo, della stessa contradditoriet dicotomica alla base della filosofia materialista, continuando sulla stessa linea d'onda: "la vita senza lavoro un furto e il lavoro senza arte una barbarie". L'utopia ha scritto Micheli nella prefazione del catalogo della mostra-evento "Luoghi dell'Utopia", organizzata dallAssociazione culturale BAU di Viareggio nel Luglio-Agosto del 2008 " la possibilit di vita che ciascuno di noi accorda all'uomo futuro. [...] Nelle nostre azioni nasce la possibilit di ci che corona le esistenze individuali nel destino della specie". L'immaginazione congiunge il presente infelice all'alba di un nuovo giorno, coronato di gioia e pienezza; rappresenta dunque i nostri desideri, che sono presentimenti delle capacit che sono in noi, presagi di ci che saremo in grado di fare. [] Aneliamo a ci che gi tacitamente possediamo" scrisse W. Goethe (libro IX di "Dalla mia vita. Poesia e Verit"). Queste, a grandi linee, le direttrici di Indie occidentali, un'opera che meriterebbe, a mio avviso, un ruolo centrale nel panorama della letteratura italiana, in quanto ad originalit di contenuti e in quanto a forma linguistica e strutturale del testo. Roberta Raggioli Pubblicata in: Alleo discovering contemporary cultures (settembre 2009)

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Indie occidentali di Giancarlo Micheli (Campanotto editore, Pasian di Prato UD, settembre 2008, ppg. 224) Attenzione: questo un romanzo profondamente trasgressivo. Almeno quanto possa esserlo oggi chi non abbia unvpiercing o udite, udite! non si sia fatto neanche un piccolo tatuaggio su una chiappa. E ci, per almeno due ordini di motivi di tipo stilistico che dovrebbero sempre andar correlati: lingua e architettura; qui talmente al servizio delle esigenze espressive dellautore da non lasciare il dubbio che allo scriteriato alunno Giancarlo Micheli sedicenti insegnanti di scrittura creativa avrebbero schiacciato con foga i polpastrelli tra schermo e tastiera del pc. Ma andiamo per gradi. Intanto la lingua. Siamo cos abituati, in quanto lettori di fiction, a un lessico minimo vogliamo azzardare, 250 vocaboli? E badate che non unapprossimazione per difetto organizzato secondo una sintassi da scuola elementare, che una prosa appena pi variegata e complessa ci sembra subito barocca. E, come tale, a rischio di essere bollata come inutilmente artificiosa. Il che come se dicessimo di amare la pittura ma che ne apprezziamo, per dire, soltanto le nature morte a pastelli; o che ci appassiona la musica ma solo quella espressa in 4/4. Ebbene, non esitiamo a dire se non temendo di non giovare alla sua fortuna editoriale - che Micheli ci ha costretti in pi di un caso a sfogliare il vocabolario: daccordo che non siamo Accademici della Crusca, ma era da tempo che non ci accadeva pi cimentandosi con la narrativa contemporanea. Nessun esercizio di stile, niente di fine a se stesso: solo che essendo la vicenda ambientata nei primi anni del 900, e per giunta negli Stati Uniti, il linguaggio - a partire dalle descrizioni datmosfera, ai termini che designano cose che non esistono pi, fino ai dialoghi dei protagonisti espressi nel dialetto lucchese dellepoca (i protagonisti sono emigranti) tende a farsi mimetico, in virt duna ricerca meticolosa quanto donchisciottesca volta a fare del passato un organismo vivente che ha da rivelarci delle realt sottaciute. Per dirne una: che lOccidente nel secolo scorso, prima di cedere a nefasti regimi totalitari, aveva generato delle idee, coltivato delle aspirazioni, cullato sogni di crescita tanto materiale che spirituale: un po quello che sta certamente accadendo oggi a tanti individui in India, in Cina o in Brasile, e di cui quasi nessuno quaggi si interessa. Poi, dicevamo, larchitettura. Che sarebbe la struttura di cui si compone un libro allo scopo di raccontare una vicenda. Non c dubbio che un romanzo per potersi dire compiuto abbia bisogno di un qualche equilibrio tra le sue parti, ma troppo spesso ci si traduce in un compitino ben fatto dove lautore non si prende alcun rischio. E per questo che abbiamo apprezzato quale elemento straniante limprovviso irrompe re sulla scena del Narratore a pagina 125: "Mentre riflettevo su quale fosse la maniera pi giusta di raccontare di Catholina Lambert, un pomeriggio dinverno in cui rientravo a casa in bicicletta, mi venne da pensare [] E sempre impietosa lopera di raffigurare un carattere a cui si debbano attribuire tanti difetti quanti non si vorrebbe ne esistessero [] Per affinare la giusta misura dal personaggio decisi di farne narrare le principali vicissitudini a un secondo". Insomma Micheli non si lascia intimidire dalla forma-romanzo: se ha bisogno di iniziare un capitolo con note di privato intimismo, oppure ricostruendo il quadro dei sommovimenti politici di un dato momento, o ancora lasciarsi andare in chiusura a un quadro corale, lo fa: in ossequio a una convinzione interiore che ha la meglio sulle convenienze delle convenzioni letterarie. La storia, infine. Che non affatto secondaria alla trasgressivit di cui parlavamo inizialmente. Perch una vicenda umana di conquiste sofferte, dove il miglioramento della propria condizione individuale va di pari passo a una presa di coscienza collettiva: dunque in pieno contrasto con lodierno clima di generale rassegnazione di fronte alla possibilit di imprimere cambiamenti allo stato presente delle cose. Se solo lo vogliamo, noi possiamo essere come Aurelio ed Erminia, la giovane coppia della Lucchesia migrante negli Stati Uniti, non tanto per bisogno economico godono anzi del relativo benessere che inizialmente li porta ad aprire un locale quanto per raccogliere la sfida di una possibile evoluzione, rispetto alle certezze stagnanti del borgo natio. Lo fanno forse per appagare un comune senso di inquietudine, ma anche per la responsabilit che sentono nei confronti della loro piccola bimba. Contornati da una varia umanit, balorda, ignorante, infida, cinica, ma anche solidale e capace di inaspettati slanci disinteressati, pagheranno le loro ingenuit, triboleranno, a volte non capiranno neanche cosa gli succede, fino ad acquisire un loro posto nel mondo. Se ci interessa averne uno, non occorre andare oltreoceano pare suggerirci Micheli ma guardare il nostro prossimo in fondo agli occhi. Ciro Bertini Pubblicata in IBazar (www.bazarweb.i-node.it)

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Indie occidentali (Campanotto editore, 2008), Giancarlo Micheli, pgg.224 Ha il sapore di un viaggio iniziatico quello vissuto da Aurelio ed Erminia nel romanzo di Giancarlo Micheli intitolato Indie occidentali. Lambientazione storica quella dei primi anni del novecento, descritti con il loro carico di sofferenza e di precariet che spinsero una moltitudine di immigrati provenienti dallItalia, dalla Germania, dalla Scandinavia e dallEuropa dellest a riversarsi ad Ellis Island. I protagonisti di questa storia non appartengono tuttavia alla massa di disadattati che attraversarono le sponde dellAtlantico. Essi hanno le risorse sufficienti per intraprendere unattivit, una volta giunti a destinazione. A spingerli ad abbandonare dietro di s il proprio passato, il proprio luogo di origine la Valle del Serchio piuttosto il desiderio di progredire e di assicurare un futuro migliore alla loro bambina, la piccola Eugenia. in Mulberry Street che comincia la loro avventura, in quel bar al quale si accede per un ingresso invero poco appariscente allinterno del quale si muove agilmente la figura di Ernesto, il garzone dal volto pallido e glabro, considerato da tutti un fannullone. L, tra avventori intorpiditi nei cappotti, dai volti paonazzi, ilari e gioviali, comincia il loro percorso che li porter ad affidarsi alle persone sbagliate e a conoscere la violenza e l efferatezza che si celano tra le maglie della societ che li ha accolti. Perch ci sia iniziazione necessaria per la presa di coscienza di s, la totale consapevolezza del proprio ruolo di attori nel corso della storia. ci che accade anche ad Aurelio ed Erminia lungo la narrazione, quando verranno coinvolti nei tumulti della classe operaia che imperversano a partire dal Colorado. molto bella a tale riguardo limmagine del protagonista maschile, intento a vigilare, in un brumoso mattino di marzo, affinch nessuno scioperante, allettato dalle proposte del proprio padrone riesca a varcare i cancelli della Lambert&Dexter. Romanzo realista, questo di Micheli costruito con molta meticolosit e attenzione nei confronti dei sentimenti umani. Pecca talvolta nello stile, dominato da eccessivi anglicismi e da costruzioni ridondanti come lapidea freddezza (p. 65), apicale tremore (p. 162) che rischiano di inficiare una narrazione dal contenuto originale e da un finale a sorpresa che il lettore potr conoscere abbandonandosi alla lettura del libro. Marilena Genovese Pubblicata in Literary (nr.1/2009)

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Indie occidentali (Campanotto editore, Pasian di Prato UD, Settembre 2008) pgg. 224 di Giancarlo Micheli Quando a emigrare eravamo noi Con Elegia provinciale, un romanzo dedicato al caso Doria Manfredi, vicenda che turb l'esistenza di Giacomo Puccini, il viareggino Giancarlo Micheli (41 anni), si era fatto notare come autore originale e dotato. Ora Micheli, che scrive da una ventina d'anni e ha firmato traduzioni, lavori teatrali e video, ha fatto centro con un nuovo romanzo edito da Campanotto, Indie occidentali. Puccini appare fugacemente anche qui, ma stavolta il libro dedicato all'emigrazione italiana negli Usa nei primi anni del Novecento. il percorso iniziatico dei giovani sposi Aurelio ed Erminia che, approdati nel nuovo mondo, si scontrano con una realt permeata di malaffare e sfruttamento, per poi approdare a una crescita di consapevolezza e di solidariet. Il taglio che l'autore ha dato all'opera assai particolare, giacch insiste sugli elementi di evoluzione umana dei protagonisti, sia materiale che spirituale, ed afferma, con forza poetica, i valori della solidariet, che appare oggi quanto mai necessario riscoprire. Il racconto, come scrive nella prefazione Manlio Cancogni, sviluppato con meticolosa cura artigianale, da scrittore per vocazione; consiglio, dunque, una lettura riflessiva di questo romanzo, proporzionata alla cura che stata impiegata nello scriverlo. E davvero la prosa di Micheli ha una sua 'densit' tutta particolare, impreziosita da uno stile alto, molto letterario, che a prima vista pu apparire desueto, ma alla fine si rivela un valore aggiunto della narrazione. Umberto Guidi Pubblicata in La Nazione Viareggio (9 Ottobre 2008)

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Indie occidentali (Campanotto editore, Pasian di Prato UD, Settembre 2008) pgg. 224 di Giancarlo Micheli Allinizio del '900 Aurelio ed Erminia, sposi giunti dalla valle del Serchio, hanno un bar in un quartiere a rischio di New York, zona di vagabondi, di immigrati che si litigano un posto per dormire nei locali fatiscenti di una missione, merce umana che attende un lavoro occasionale, alla merc di boss che controllano tutto. Vittima di violenze e provocazioni, lui fugge con la famiglia prima a Chicago, dove lavora al mattatoio, poi lavora in una fabbrica tessile vicino a N.York. Sono anni di rivendicazioni di diritti, le idee socialiste avanzano, gli scioperi si allargano a macchia d'olio, i padroni guardano con disprezzo la massa umana che ha sollevato la testa. La mancata padronanza della lingua accresce le difficolt, ma ogni relazione umana, ogni scoperta culturale e arricchimento spirituale sono una conquista che rende tollerabili anche dolore e fatiche. Indie occidentali, frutto di una meticolosa ricerca storica, ambientale e socio culturale, che inserisce il dialetto degli immigrati e l'inglese locale dentro un registro linguistico alto con cui Giancarlo Micheli continua la sua crociata contro il decadimento dell'Italiano, offre una occasione di riflessione sul passato, perch guardiamo con occhi diversi la miseria e la emarginazione che sono un problema ancora attuale. Marisa Cecchetti Pubblicata in La Nazione Lucca (9 Novembre 2008)

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Indie occidentali (Campanotto editore, Pasian di Prato UD, Settembre 2008) pgg. 224 di Giancarlo Micheli Un romanzo da considerare su due versanti: linguistico/stilistico e narrativo; articolato in un prologo e 55 capitoli racconta la storia di una famiglia che emigrata negli Stati Uniti viene a contatto con le rivendicazioni e le lotte dei lavoratori: siamo nel primo novecento. Sul piano tecnico lautore usa una terminologia colta (vi sono difatti parole in greco) e una scrittura indubbiamente sviluppata con meticolosa cura artigianale (M. Cancogni) ma con momenti creativi, es. Una leuca bambagia di cirri carezzava la sommit delle alture (p. 41) o il sole trafilava spessi canapi di luce (p. 119): singolarit di uno stile cui si aggiunge il piacere di seguire trama e personaggi. Luciano Nanni Pubblicata in Literary Nr. 11/2008

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Le Indie occidentali di Micheli Il viaggio verso il Nuovo Mondo fu una tremenda avventura anche per chi, come i due protagonisti di questo libro, part dall'Italia potendo contare su qualche mezzo economico, su un progetto. Perch in America si sarebbero ridisegnati profondamente non solo le opportunit, ma anche i ritmi e relazioni, il pi delle volte in nome di una vitalit spietata, frenetica e senza regole. Queste sono le Indie Occidentali (Campanotto Narrativa pagine 219, 15 euro) verso cui si imbarcano Erminia e Aurelio, i due emigranti lucchesi al centro dell'omonimo romanzo del viareggino Giancarlo Micheli, gi autore di Elegia provinciale (Baroni). I due, pur non partendo da zero, conosceranno ben presto le durezze delle sistemazioni pi misere e dei lavori pi alienanti, finiranno per essere le braccia-motore della terra delle opportunit, dalle stockyards di Chicago alle industrie tessili del New Jersey. Ed proprio nella tessitura, nel lavoro bruto che produce tanta preziosa ricercatezza, una delle chiavi di lettura per accedere anche alla lingua, non proprio corrente, di Micheli. Un italiano forbito, alto, a trama fitta, per una vicenda popolare, dura, primaria. Una voce autoriale onnipresente, nata da una vocazione poetica sviluppata in due precedenti sillogi e nell'attivit all'interno del gruppo L'ora d'aria dei cani. Ampio il corso delle vicende narrate, fra emigranti di tutta Europa, sindacalisti, crumiri, agenti provocatori, mestatori e rapaci capitani d'industria. Scandito in brevi capitoli, Indie occidentali lo sforzo molto ambizioso di trascendere l'epica del realismo senza dismettere l'impegno civile. Coraggioso, di questi tempi. Apre il libro la prefazione di Manlio Cancogni. a cura della libreria La Vela Pubblicata in Il Tirreno - Viareggio (dicembre 2008)

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