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Eraclito

Eraclito
Il signore, il cui oracolo a Delfi, non dice n nasconde, ma indica. (Eraclito)

Eraclito [1] (in greco antico , Hrkleitos ho Ephsios; Efeso, 535 a.C. 475 a.C.) stato un filosofo greco antico, uno dei maggiori pensatori presocratici. Il suo pensiero risulta particolarmente difficile da comprendere ed stato interpretato nei modi pi diversi a causa del suo stile oracolare e della frammentariet nella quale ci giunta la sua opera. Eraclito aveva comunque fama di cripticit gi nella sua epoca. Ad esempio Aristotele, che si suppone ne abbia letto integralmente l'opera, lo definisce "l'oscuro"; persino Socrate ebbe problemi a comprendere gli aforismi dell'"oscuro", sostenendo che erano profondi quanto le profondit raggiunte dai tuffatori di Delo.[2]

Biografia
Della vita di Eraclito si hanno pochissime notizie,[3] mentre della sua 1628, Rijksmuseum (Amsterdam) opera filosofica sono sopravvissuti, attraverso testimonianze, soltanto pochi frammenti. Nacque in una famiglia aristocratica[4]; il padre, dal nome incerto (le fonti riportano vari possibili nomi: Bautore, Blosone,[5] Blysone[6], Erachione, Erachino[7], Eraconte[8] o Eraconto[9] che, invece, a quanto presentato da Giannantoni si suppose essere il nome del nonno[4]), era un discendente di Androclo, il fondatore di Efeso, e possedeva mezzo stadio di terra e una coppia di buoi. Nonostante discendesse da una famiglia di nobile origine, a Eraclito non interessava n la fama n il potere n la ricchezza; infatti, nonostante in quanto primogenito avesse diritto al titolo di basileus[4] (che in greco significava re ed era la massima autorit sacerdotale), rinunci a esso in favore del fratello minore[10]. E quando il re di Persia Dario, dopo aver letto il suo libro Sulla natura, lo invit a corte promettendogli grandi onori[11], Eraclito rifiut la sua proposta, rispondendogli che, mentre "tutti quelli che vivono sulla terra sono condannati a restare lontani dalla verit a causa della loro miserabile follia" (che per Eraclito consiste nel "placare l'insaziabilit dei sensi" e nell'ambizione al potere), lui invece immune dal desiderio e rifugge ogni privilegio, fonte d'invidia, restando a casa sua e accontentandosi di quel poco che ha. Per il suo distacco dai beni materiali e il disprezzo per il potere e per la ricchezza, Eraclito non piaceva molto agli Efesini, che erano esattamente l'opposto; per questo venne criticato dagli Efesini quando riusc a convincere il tiranno Melancoma ad abdicare e ad andare a vivere nei boschi, ad aperto contatto con la natura[12]. Visse in solitudine nel tempio di Artemide ove, stando a quanto dice Diogene Laerzio, depose il suo libro, avendo deciso intenzionalmente, secondo alcuni, di scriverlo in forma oscura, affinch ad esso si accostassero quelli che ne avessero la capacit e affinch non fosse dispregiato per il fatto di essere alla portata del volgo[13]. Mentre Teofrasto sostiene che, a causa del temperamento melanconico di Eraclito, esso non fu mai portato a termine e fu scritto in modo discontinuo[14]. Il testo sempre a quanto presentato da Diogene Laerzio godette di una tale fama che alcuni se ne fecero seguaci e furono chiamati Eraclitei[15]. La deposizione del libro nel tempio conferma peraltro il suo temperamento aristocratico, essendo un gesto volto a proteggerlo dalla massa degli umani.[16] Vivendo per lo pi isolato, Eraclito trascorse gli ultimi anni prima della morte sui monti, cibandosi di sole piante.
Eraclito, olio su tavola di Hendrick ter Brugghen,

Eraclito Durante l'eremitaggio sui monti, si ammal di idropisia e quindi torn in citt e, in forma di enigma, chiese ai medici se fossero capaci di far s che dall'inondazione venisse la siccit; e poich quelli non lo comprendevano, si seppell in una stalla sotto il calore dello sterco animale, sperando che l'umore evaporasse. Non avendone, neppure cos, alcun giovamento, mor dopo essere vissuto sessant'anni.[17]. Ermippo presenta invece ch'egli chiese ai medici se qualcuno fosse capace di essiccare l'umore vuotando gli intestini; alla loro risposta negativa, si distese al sole e ordin ai ragazzi di ricoprirlo di sterco animale. Stando cos disteso, il secondo giorno mor e fu seppellito nella piazza[15]. Mentre Neante di Cizico dice che era rimasto l non essendo pi riuscito a staccarsi lo sterco di dosso, e che, divenuto irriconoscibile per la deformazione, fu divorato dai cani[15]. possibile che la causa di morte di Eraclito sia stata proprio l'annegamento nello sterco di mucca,[18] anche se Aristotene nell'opera Su Eraclito dice che era guarito dall'idropisia e che era morto per un'altra malattia; questo lo afferma anche Ippoboto[19].

Il pensiero
Dell'opera di Eraclito ci rimangono testimonianze e frammenti sparsi, in forma di aforismi oracolari[20]. Sempre a quanto posto da Diogene Laerzio vi furono moltissimi che diedero interpretazioni del suo libro tra i quali: Antistene, Eraclide Pontico, Cleante, Sfero lo Stoico, Pausania detto l'Eraclitista, Nicomede, Dionisio, Diodoto che neg che il testo trattasse della natura ma riguardasse la politica, Ieronimo e Scitino.[21] Eraclito manifesta un atteggiamento filosofico che potremmo definire "iniziatico", ritenendo infatti di non poter essere compreso dalla moltitudine. A conferma di ci disse:

Eraclito in un dipinto di Johannes Moreelse

(EL) (IT) , Uno per me diecimila, se il migliore (Galeno, De Dignoscendis Pulsibus; frammento 49
[22]

Ma non si limit alla folla, infatti critic apertamente anche i pi sapienti dell'epoca, colpevoli di non aver compreso l'unitariet del Logos:
(EL) () () . (Diogene Laerzio, Vite dei filosofi, IX, 1; frammento 40
[23]

(IT) Sapere molte cose non insegna ad avere intelligenza: l'avrebbe altrimenti insegnato ad Esiodo, a Pitagora e poi a Senofane e ad Ecateo. )

In lui probabilmente sono presenti anche alcuni legami con la tradizione orfica e dionisiaca.[24] Eraclito comunemente passato alla storia come il "filosofo del divenire"[25] legato al motto tutto scorre (pnta rhi, in greco ), ma in realt il famoso detto non attestato nei frammenti giunti fino a noi ed probabilmente da attribuirsi al suo discepolo Cratilo che svilupper il pensiero del maestro, estremizzandolo. In ogni caso la formula lessicale "panta rei" verr coniata ed utilizzata la prima volta da Simplicio in Phys., 1313, 11.

Eraclito

3
(IT) Non ascoltando me, ma il logos, saggio intuire che tutte le cose sono Uno e che l'Uno tutte le cose.

(EL) , [] . (Eraclito, DK, FR 50)

Se da un lato sensato - per buona parte della critica storico-filosofica - riferirsi ad Eraclito come il "filosofo del divenire", su un altro versante interpretativo, sembra essere altrettanto appropriato approcciarsi al pensiero dell'efesio considerando la sua speculazione come incentrata su una prima e fondamentale importanza data al lgos. Nel sopra citato frammento, infatti, si nota quanto sia presente (seppur non in senso teologico, come avver per il lgos cristiano) un non troppo implicito carattere rivelativo del lgos filosofico. Eraclito il primo a mettersi in disparte: perfettamente consapevole che l'ascolto debba essere indirizzato al lgos stesso e non, quasi profeticamente parlando, alla sua parola. In questo senso egli stesso a farsi mero portavoce di un qualcosa che "gi " e che, in primis, "sempre ". Come ha giustamente osservato Giorgio Colli, il verbo greco eidnai () indica preminentemente un "congetturare per immagini", un "intuire". Tale analisi filologica, evidenzia quella peculiare tensione del mondo greco antico a legare l'atto stesso della conoscenza con quello della visione. E' in questo senso che, circa un secolo dopo, Platone user il termine "eids" per enfatizzare il carattere mnemonico della conoscenza sensibile: infatti, il conoscere , per Platone, risvegliare nell'anima dell'uomo l'idea (sempre e solo come tensione) di ci che stato gi visto in un iperuranio ideale, esterno al mondo sensibile, in cui l'anima si trovava - contemplando e vedendo quelle idee - prima di incarnarsi nel corpo materiale. Emerge cos, alla luce di queste precisazioni, la natura stessa del lgos eracliteo: il senso del tutto che permea il tutto, rivelandosi indirettamente e rendendosi afferrabile tramite intuizione.

Gli svegli e i dormienti


Ricorre nel pensiero filosofico di Eraclito la contrapposizione fra i desti e i dormienti:[26] unico e comune il mondo per coloro che sono svegli,[27] ossia quelle persone, che, andando oltre le apparenze, sanno cogliere il senso intrinseco delle cose,[28] mentre agli altri uomini rimane celato ci che fanno da svegli, allo stesso modo di quando non sono coscienti di quel che fanno dormendo,[29] riferendosi alla mentalit degli uomini comuni, i dormienti appunto. Eraclito intende per filosofi tutti quelli che sanno indagare a fondo la loro anima, che, essendo illimitata, offre all'interrogando la possibilit di una ricerca altrettanto infinita.[30] Il pensiero eracliteo quindi aristocratico,[31][32] in quanto egli definisce la maggioranza degli uomini superficiali, poich tendono a dormire in un sonno mentale profondo che non permette loro di comprendere le leggi autentiche del mondo circostante.[33] Secondo Eraclito infatti rispetto a tutte le altre una sola cosa preferiscono i migliori: la gloria eterna rispetto alle cose caduche; i pi invece pensano solo a saziarsi come animali.[34] La testimonianza di Diogene Laerzio conferma come Eraclito fosse uno spregiatore del volgo.[35][36]

I migliori e i pi
(GR) , ' (Clemente Alessandrino, Stromateis (Miscelanea)
[37]

(IT) Rispetto a tutte le altre una sola cosa preferiscono i migliori: la gloria eterna rispetto alle cose caduche; i pi invece pensano solo a saziarsi come bestie )

Eraclito pone anche una contrapposizione tra i "migliori" (, aristoi), i quali, a suo avviso, preferiscono una sola cosa a tutte le altre: la gloria eterna alle cose caduche, e i "pi" ( , oi de polloi), i quali invece pensano solo a saziarsi come bestie. Da tale contrapposizione si deduce che per Eraclito i "pi" sono in maggioranza rispetto ai "migliori". Ancora, con queste premesse, si potrebbe attribuire ad Eraclito un pensiero non solo filosoficamente aristocratico, ma anche

Eraclito politicamente oligarchico, o monarchico:


(GR) (IT) Legge anche ubbidire alla volont di uno solo (Clemente Alessandrino, Stromateis (Miscelanea)
[38]

e
(GR) (IT) , Uno per me diecimila, se il migliore (Galeno, De Dignoscendis Pulsibus
[39]

Si deduce di conseguenza una netta contrapposizione tra la "gloria eterna", la quale sia ci che preferito dai "migliori" sia ci che in quanto tale ne attesta l'essere "migliore", e tutte le altre cose, ossia quelle "caduche, mortali", tra le quali vi anche il "pensare solo a saziarsi come bestie", che quanto pensato dai "pi".

La dottrina dei contrari


(EL) , , , . (IT) Polemos padre di tutte le cose, di tutte re; e gli uni disvela come di e gli altri come uomini, gli uni fa schiavi gli altri liberi.
[23]

(Ippolito di Roma, - Confutazione di tutte le eresie, IX, 9, 4; frammento 53

La dottrina dell'unit dei contrari forse l'aspetto pi originale del pensiero filosofico eracliteo. La legge segreta del mondo risiede nel rapporto di interdipendenza di due concetti opposti (fame-saziet, pace-guerra, amore-odio ecc.) che, in quanto tali, lottano fra di loro ma, nello stesso tempo, non possono fare a meno l'uno dell'altro, poich vivono solo l'uno in virt dell'altro: ciascuno dei due infatti pu essere definito solo per opposizione, e niente esisterebbe se allo stesso tempo non esistesse anche il suo opposto. Cos, ad esempio, una salita pu essere pensata come una discesa da chi vi si trova in cima. Tra i contrari si crea una sorta di lotta. In questa dualit, questa guerra fra i contrari (polemos) in superficie, ma armonia in profondit, Eraclito vide quello che lui definiva il logos indiviso, ossia la legge universale della Natura. Ed proprio la dottrina dei contrari che fa di Eraclito il fondatore di una logica degli opposti, antitetica a quella aristotelica e fondata sulla legge del divenire della realt. In essa, infatti, tesi e antitesi (essere e non-essere) sono una sintesi contraddittoria e permanente nella realt che solo cos pu divenire, attraverso i suoi due coessenziali aspetti ("nello stesso fiume scendiamo e non scendiamo"; "siamo e non siamo"); ed antitetica alla logica aristotelica perch opposta al suo principio di non contraddizione e del terzo escluso ("Il mare l'acqua pi pura e impura: per i pesci potabile e gli conserva la vita, per gli uomini imbevibile e mortale").[40]

Eraclito

L'arch
I primi filosofi greci cercavano l'arch negli enti della realt sensibile, a partire da Talete di cui restano solo testimonianze aristoteliche in cui sembrerebbe affermare che l'arch l'acqua. In realt, tale termine, a detta degli studiosi, una teoria di stampo pi prettamente aristotelico. costante nella filosofia antica la consapevolezza che le cose derivino da un principio che in quanto tale unico, ingenerato e imperituro, indivisibile ed immutabile; tuttavia la denominazione vera e propria di arch appartiene ad Aristotele.[41] La dottrina delle quattro essenze fondamentali della Terra - acqua, terra, aria, fuoco -, fornisce gli elementi tra i quali i primi filosofi greci scelsero l' arch, i pi generali tra i costituenti del mondo sensibile. Platone mostrer che l' arch del sensibile sono le idee iperuraniche, e che dunque non pu essere trovata nemmeno nei costituenti fondamentali, e che il sensibile postula l'esistenza di una realt trascendente che lo causa. Aristotele afferm che l'arch secondo Eraclito fosse il fuoco. In alcuni Eraclito, ritratto da Raffaello ne La scuola di frammenti, effettivamente, sembra che Eraclito sostenga questa tesi: il Atene, con le fattezze di Michelangelo Buonarroti fuoco, condensandosi, diventa aria, quindi acqua e poi terra; dopodich, esso pu rarefarsi per tornare ad essere acqua, aria, e in seguito fuoco.[42] Quindi tutto ha origine e fine nel fuoco. Questo permetterebbe di collegare Eraclito con le ricerche naturalistiche dei filosofi di Mileto. In realt, probabile che il riferimento al fuoco vada inteso in senso pi metaforico: in questo elemento fisico sembra infatti mostrarsi la teoria ontologica di Eraclito. Il fuoco sempre vivo, in continuo movimento; in ogni momento diverso dal momento precedente, ma allo stesso tempo sempre uguale a s stesso. Analogamente l'arch il primo ed unico principio, la nascita e la morte, l'inizio e la fine: come il fuoco, che nella giusta misura ora si accende e ora si spegne.

L'universo come Dio-tutto


Questa visione cosmologica sfocia nell'identificazione panteistica dell'universo con Dio, inteso come unit dei contrari, mutamento continuo e fuoco generatore. Questo Dio-tutto comprende quindi in s ogni cosa, costituisce una realt increata che esiste da sempre e per sempre. Eraclito crede anche nella ciclicit del cosmo, concepita come insieme di fasi alterne di distruzione-produzione, al punto che alcuni autori attribuiscono a lui il concetto di ekpyrosis, una sorta di grande conflagrazione universale.

Influenza su autori successivi


La contrapposizione del "panta rei" eracliteo al pensiero di Parmenide, filosofo dell'essere, ebbe un'influenza determinante su Platone, il quale per risolverla cercher di mostrare come il non-essere esiste solo in senso relativo, dando cos un fondamento filosofico al senso greco del divenire. Hegel intravide in questo passaggio la dialettica fondamentale della filosofia greca. Secondo la sua interpretazione la filosofia di Parmenide riassumibile nella frase "tutto , nulla diviene" (tesi), mentre quella di Eraclito in "tutto diviene, nulla " (antitesi); il momento di sintesi sarebbe quindi rappresentato da Platone. Lo stesso Hegel si considerava filosoficamente erede di Eraclito al punto da affermare: Non c' proposizione di Eraclito che io non abbia accolto nella mia Logica (Hegel, Lezioni sulla storia della filosofia). Eraclito per, a differenza di Hegel non concepiva il divenire come una progressiva presa di coscienza dell'assoluto; per lui il divenire sembra consistere piuttosto nelle variazioni di un identico sostrato o Lgos: tutte le cose sono Uno e l'Uno tutte le cose; questo Cosmo lo stesso per tutti... da sempre , e sar. Da questa visione del mondo verr

Eraclito influenzato soprattutto lo stoicismo. In seguito, se la tradizione filosofica aristotelica giudic Eraclito incompatibile con i princpi della logica formale, sebbene lo stesso Aristotele (come gi Platone) ne accoglieva la teoria del divenire nel tentativo di conciliarla con la rigida staticit di Parmenide e introducendo cos la dottrina del perenne passaggio dalla potenza all'atto, sar presso i mistici neoplatonici che Eraclito trover maggior fortuna. Secondo Plotino, che pure tiene fermi i capisaldi della logica parmenidea, Eraclito seppe che l'Uno eterno e spirituale: poich solo ci che corporeo diviene eternamente e scorre (Enneadi, V, 9). Anche i mistici cristiani come Meister Eckhart e Nicola Cusano poterono far propria la concezione eraclitea degli opposti collocandola su un piano trascendente e sovra-razionale: per costoro infatti, mentre sul piano immanente della vita quotidiana continuano a valere i princpi della razionalit sillogistica, in Dio si troverebbe invece la comune radice di ci che appare contraddittorio alla semplice ragione, perch in Lui presente quell'unit degli opposti che esplicandosi e materializzandosi nel mondo giunge poi a diversificarsi.[43] Eraclito verr infine riabilitato del tutto da Hegel, il quale per reinterpret la sua identit degli opposti non pi in senso mistico e trascendente, ma in un'ottica immanente. Anche Nietzsche ebbe un'alta stima di Eraclito: la sua grandezza, per il filosofo tedesco, sta anche nel fatto che la nobilt di ci che ha da dire non si presta alla chiarezza superficiale. Martin Heidegger, che alla fine degli anni sessanta tenne un famoso seminario sul filosofo greco insieme con Eugen Fink a Friburgo, ritiene che il concetto di verit, intesa come , come "non-nascondimento" (in tedesco Unverborgenheit), sia una sorta di parafrasi del frammento eracliteo n. 93 DK: "Il signore, il cui oracolo a Delfi, non dice n nasconde, ma indica": per Heidegger la filosofia di Eraclito serve come una conferma delle sue posizioni[44].

Note
[1] Sulla corretta posizione dell'accento nella pronuncia del nome non sembra esservi un accordo generale: seguendo la lingua latina si pronuncerebbe Eraclto, secondo quella greca invece Erclito. Sebbene la regola nella pronuncia dei nomi greci sia di seguire l'accentazione latina, nel caso di Eraclito il Dizionario di pronuncia italiana di Luciano Canepari suggerisce di adeguarsi all'uso pi diffuso tra gli studiosi che di pronunciarlo alla greca (cio Erclito, cfr. la rubrica Scoglilingua (http:/ / www. corriere. it/ Rubriche/ Scioglilingua/ 2005/ 15luglio. shtml) del Corriere della Sera). [2] Cfr. Gonzlez Calero Pedro, in Rido ergo sum, ed. Ponte alle Grazie, 2008. [3] Secondo quanto riportato da Diogene Laerzio ci sarebbero stati cinque Eracliti (Vite dei filosofi, IX 17). Secondo la traduzione di Giovanni Reale: Ci furono cinque Eraclito: il primo questo del quale ho parlato; il secondo un poeta lirico, a cui dovuto l'inno Dei dodici di; il terzo un poeta elegiaco di Alicarnasso, rivolgendosi al quale Callimaco compose questa poesia: "Mi annunzi un tale... allunga la mano". Il quarto fu uno di Lesbo, che scrisse una Storia della Macedonia; il quinto fu uno che mescola il serio e il faceto, che prima di fare questo era stato suonatore di cetra (da I presocratici. Prima traduzione integrale..., ed. cit., p. 363). [4] Per un panorama completo dei problemi e delle discussioni moderne su Eraclito, cfr. ZELLER-MONDOLFO, La filosofia dei Greci, cit. I 4. Riguardo alla famiglia di Eraclito, a parte l'incertezza del nome del padre (Blosone e Blisone [cfr. A 3 e 18 A 7]; Eraconte si supposto essere il nome del nonno), si sa che era di nobile origine e che al suo capo spettava il titolo di (cfr. A 2): il che pu valere a spiegare l'atteggiamento aristocratico di Eraclito e la sua violenta polemica contro il governo democratico che si instaur ad Efeso intorno al 478. (I Presocratici. Testimonianze e frammenti, Gabriele Giannantoni, ed. cit., p.179, nota 1) [5] Diogene Laerzio, Vite dei filosofi, IX 1. [6] Clemente Alessandrino, Stromata, I 65. [7] Suida [8] Diogene Laerzio, Vite dei filosofi, IX 1, Secondo traduzione di Giovanni Reale in I presocratici. Prima traduzione integrale..., ed. cit., p. 317 [9] Diogene Laerzio, Vite dei filosofi, IX 1, Secondo la traduzione di Gabriele Giannantoni in I Presocratici. Testimonianze e frammenti, p.179. [10] Diogene Laerzio, Vite dei filosofi, IX 6. [11] Diogene Laerzio, Vite dei filosofi, IX 13. [12] Clemente Alessandrino, Stromata, 1, 65. [13] Diogene Laerzio, Vite dei filosofi, IX 6. Tratto da I Presocratici. Testimonianze e frammenti [14] Teofrasto sostiene che, a causa del suo temperamento melanconico, egli compose il suo scritto per un verso senza portarlo a termine e per l'altro in modo discontinuo. Diogene Laerzio, Vite dei filosofi, IX 6. Tratto da I Presocratici. Testimonianze e frammenti [15] Diogene Laerzio, Vite dei filosofi, IX 4. Tratto da I Presocratici. Testimonianze e frammenti [16] [17] [18] [19] Cfr. Eraclito su filosofico.net (http:/ / www. filosofico. net/ eracli. html). Diogene Laerzio, Vite dei filosofi, IX 3. Tratto da I Presocratici. Testimonianze e frammenti Focus extra, Morte e immortalit n 41, p. 64. Diogene Laerzio, Vite dei filosofi, IX 5. Tratto da I Presocratici. Testimonianze e frammenti

Eraclito
[20] [...] ricordiamo che alcuni, sulla base del carattere "discorsivo" di questo primo frammento, hanno negato che il libro di Eraclito fosse composto in stile aforistico e oracolare: se noi abbiamo questa impressione solo per il modo in cui gli antichi hanno fatto le loro citazioni; e se Eraclito depose il libro nel tempio di Artemide (cfr. A 1 6) ci pu spiegarsi pensando che con ci egli voleva assicurarne la conservazione. Tuttavia questo modo di citazione non pu essere casuale e del resto Eraclito, di fronte all'incapacit a comprendere degli uomini, doveva dire di s quel che dice l'oracolo delfico (B 93) e della Sibilla (B 92). Dai tentativi, fatti in seguito, di esporre in modo sistematico la filosofia di Eraclito, derivano le trattazioni dossografiche, del tipo di quella che troviamo in Diogene Laerzio. (da I presocratici. Testimonianze e frammenti, ed. cit., p. 195). [21] Diogene Laerzio, Vite dei filosofi, IX 15-16. [22] Presentato anche da Simmaco e da Teodoro Prodromo in Epitalamio per le nozze di Giovanni Comneno e.... Taronita. Da I presocratici. Testimonianze e frammenti, ed. cit., p. 202, traduzione di Gabriele Giannantoni. Nella traduzione di Giovanni Reale: Uno solo vale pi di diecimila, se il migliore. Da I presocratici. Prima traduzione integrale..., ed. cit., p. 353. [23] philoctetes.free.fr (http:/ / philoctetes. free. fr/ heraclitefraneng. htm) [24] Cfr. Eraclito. Dell'origine, a cura di A. Tonelli, Feltrinelli, 2005. [25] Cos ad esempio G. Reale: Per Eraclito le cose non hanno realt se non appunto nel perenne divenire. questo senza dubbio l'aspetto della dottrina di Eraclito divenuto pi celebre, tosto fissato nella formula "tutto scorre" (pnta rhi) (da Il pensiero antico, p. 23, Vita e Pensiero, Milano 2001, ISBN 88-343-0700-3). [26] Il motivo dell'opposizione sonno-veglia, connesso con quello dell'incapacit umana a comprendere il logos e la vera natura delle cose (cfr. quanto osservato a proposito di B 17, n. 28) frequente in Eraclito: lo abbiamo gi visto in B 1 e lo ritroveremo in B 26, B 73, B 75, B 87 e B 89. Al di l di molte sottili questioni ermeneutiche (per le quali si rinvia all'esposizione in Zeller-Mondolfo, op. cit., I 4, pp. 279-87) e l'indubbia oscurit di alcune sue formule, il senso fondamentale sta nel parallelismo tra le coppie sogni-sonno e saggezza particolare (cfr. B 2)-vita. In altri termini le opinioni particolari degli uomini, proprio perch separate da "ci che saggio" (cfr. B 108 e n. 52) danno di ci che vediamo un'immagine di alcunch di morto (unit di vivo e di morto cfr. B 62) e non hanno maggiore consistenza dei sogni che vediamo nel sonno. Per questo i "valori" notturni del sonno e della morte fanno tutt'uno con quelli "luminosi" della veglia e della vita. Questa interpretazione di Gabriele Giannantoni in I presocratici. Testimonianze e frammenti, ed. cit., p. 201. [27] Dal libro Sulla superstizione di Plutarco, in Diels-Kranz, 89. La traduzione dal greco antico in italiano di Gabriele Giannantoni risulta come segue: unico e comune il mondo per coloro che son desti, mentre nel sonno ciascuno si rinchiude in un mondo suo proprio particolare (da I presocratici. Testimonianze e frammenti, ed. cit., p. 215). Quella di Giovanni Reale invece: Eraclito dice che per coloro che sono svegli esiste un mondo unico e comune, e che invece ciascuno di coloro che dormono torna nel proprio mondo (da I presocratici. Prima traduzione integrale..., ed. cit., p. 363). La traduzione di Angelo Tonelli infine: Per i risvegliati c' un cosmo unico e comune, ma ciascuno dei dormienti si involge in un mondo proprio. (da Eraclito, Dell'Origine, a cura di Angelo Tonelli, Giangiacomo Feltrinelli Editore, 1993). [28] Molti sono scadenti, pochi quelli che valgono (fr. 14, A 72, Colli). [29] Diels-Kranz 1. [30] Non potrai mai raggiungere i confini dell'anima, per quanto tu possa andare percorrendo per intero le sue vie: tanto profondo il suo lgos (fr. 45, Diels-Kranz). [31] Cfr. Eraclito su filosofico.net (http:/ / www. filosofico. net/ eracli. html): l'aristocraticismo di Eraclito non molto legato alla vita politica, quanto piuttosto a quella intellettuale e culturale. [32] La tradizione lo ricorda come un uomo orgoglioso e solitario, difensore e sostenitore di valori aristocratici e poco comprensibili alla gente comune (G. Granata, Filosofia, vol. I, pag. 25, Alpha Test, 2001). [33] Per parte sua, il volgo, verso il quale l'aristocratico Eraclito non nutre se non disprezzo, si adagia in un'ignoranza presuntuosa (F. Volpi, Dizionario delle opere filosofiche, pag. 345, Mondadori, 1988). [34] Diels-Kranz 29. [35] Eraclito depose il suo libro nel tempio di Artemide, avendo deciso intenzionalmente, secondo alcuni, di scriverlo in forma oscura, affinch ad esso si accostassero <solo>[integrazione di Diels] quelli che ne avessero la capacit e affinch non fosse dispregiato per il fatto di essere alla portata del volgo. E questo sottolinea anche Timone [fr. 43 Diels], allorch dice: Tra di essi s'innalz con il suo grido l'enigmatico Eraclito, dispregiatore della folla. Teofrasto sostiene che, a causa del suo temperamento melanconico, egli compose il suo scritto per un verso senza portarlo a termine e per altro in modo discontinuo. Antistene nelle Successioni [F.H.G. III 182*] riferisce un indizio della sua generosit: rinunci infatti al potere regale in favore del fratello. Il suo scritto godette di una tale fama che alcuni se ne fecero seguaci e furono chiamati Eraclitei Diogene Laerzio, Vite dei filosofi, IX, 6. Tratto da I Presocratici. Testimonianze e frammenti. [36] Diogene Laerzio, Vite dei filosofi, IX, 6. [37] In Diels-Kranz 29. Da I presocratici. Testimonianze e frammenti, ed. cit., p. 202, traduzione di Gabriele Giannantoni. Nella traduzione di Giovanni Reale: Gli uomini migliori preferiscono una sola cosa a tutte le altre, ossia la gloria eterna alle cose mortali; i pi, invece, amano saziarsi come le bestie. In I presocratici. Prima traduzione integrale..., ed. cit., p. 349. [38] In Diels-Kranz 33. Da I presocratici. Testimonianze e frammenti, ed. cit., p. 202, traduzione di Gabriele Giannantoni. Nella traduzione di Giovanni Reale: Legge anche ubbidire alla volonta dell'Uno. In I presocratici. Prima traduzione integrale..., ed. cit., p. 349 [39] Presentato anche da Simmaco e da Teodoro Prodromo in Epitalamio per le nozze di Giovanni Comneno e.... Taronita. In Diels-Kranz 49. Da I presocratici. Testimonianze e frammenti, ed. cit., p. 202, traduzione di Gabriele Giannantoni. Nella traduzione di Giovanni Reale: Uno solo vale pi di diecimila, se il migliore. Da I presocratici. Prima traduzione integrale..., ed. cit., p. 353.

Eraclito
[40] Cfr. fr. 61 (http:/ / www. iisf. it/ scuola/ int_fil_greca/ eraclito. htm). Aristotele tuttavia sosterr l'impossibilit che il medesimo attributo appartenga e non appartenga contemporaneamente al medesimo oggetto sotto il medesimo aspetto, mentre Eraclito faceva forse riferimento a due diversi aspetti nei quali lo stesso oggetto pu essere osservato. In tal caso, la sua ambiguit rispetto ad Aristotele consisterebbe piuttosto nell'assegnare alle contraddizioni una valenza oggettiva che invece meramente soggettiva. [41] La maggior parte di coloro che per primi filosofarono ritennero che i soli principi di tutte le cose fossero quelli di specie materiale, perch ci da cui tutte le cose hanno l'essere, da cui originariamente derivano e in cui alla fine si risolvono, pur rimanendo la sostanza ma cambiando nelle sue qualit, questi essi dicono l'elemento, questo l'arch delle cose e perci ritengono che niente si produce e niente si distrugge, poich una sostanza siffatta si conserva sempre (Aristotele, Metafisica, I, 3, 983b). [42] Il fuoco vive della morte della terra e l'aria vive della morte del fuoco; l'acqua vive della morte dell'aria, la terra della morte dell'acqua (Eraclito, frammento 76). [43] Marco Vannini, Storia della mistica occidentale, Mondadori, 2005. [44] Sulle interpretazioni di Nietzsche e Heidegger si veda quest'intervista di Remo Bodei, per l'Enciclopedia Multimediale delle scienze filosofiche (http:/ / www. conoscenza. rai. it/ site/ it-IT/ ?ContentID=579& Guid=39ef6b44325d4585957b9999b0b9eb00).

Bibliografia
Diogene Laerzio, Vite dei filosofi Clemente Alessandrino, Stromata Vittorio Macchioro, Eraclito. Nuovi studi sull'orfismo, Laterza, Roma-Bari, 1922 Carlo Diano, Il pensiero greco da Anassimandro agli stoici, Bollati Boringhieri, Torino, 2007 Giorgio Colli, La sapienza greca. Eraclito, Vol. 3, Adelphi, Milano, 1980 Martin Heidegger, Eugen Fink, Eraclito, Laterza, Roma-Bari, 2010 Adriano Ardovino, Interpretazioni fenomenologiche di Eraclito, Quodlibet, Macerata, 2012 Ivan Pozzoni, Eraclito de-crittato. L'ontologia civica di Eraclito d'Efeso, Limina Mentis, Villasanta, 2009

Testi e traduzioni
Die Fragmente der Vorsokratiker, griechisch und deutsch von Hermann Diels, hrsg. von Walther Kranz, 3 voll., Berlin, 1954 I presocratici. Prima traduzione integrale con testi originali a fronte delle testimonianze e dei frammenti di Hermann Diels e Walther Kranz, a cura di Giovanni Reale, Bompiani, 2006 Eraclito, I frammenti e le testimonianze, a cura di Carlo Diano e Giuseppe Serra, Milano, 1980 I presocratici. Testimonianze e frammenti, a cura di Gabriele Giannantoni, Arnoldo Mondadori Editore, 2009

Divulgazione
Luciano De Crescenzo, Panta rhei, Modadori, Milano, 1994

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