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Il pensiero politico di T. Hobbes


(Trascri:ione non rivista dallautore della le:ione tenuta il 22 mar:o 1988
presso la Biblioteca comunale di Como per un pubblico di studenti)
Mi Ia piacere parlare con voi di Hobbes perche e un'occasione per togliere a questo autore quella
Iama di scrittore maledetto che gli e stata attribuita, nei secoli e che in parte dura anche oggi, a
quattrocento anni di distanza dalla sua nascita. Oggi Iorse non scandalizza piu il Iatto che Hobbes
Iosse ritenuto ateo e materialista, pero egli e considerato il diIensore dell'assolutismo, cioe di ideali
opposti a quelli attuali di democrazia e liberta.
Con la mia lezione non vorro certo negare che Hobbes Iosse il diIensore dell'assolutismo, ma vorrei
Iarvi comprendere come certe sue prese di posizione, a volte a Iavore del passato, hanno avuto un
avvenire e sono tra i Iondamenti di quel vivere democratico di cui oggi possiamo vantarci.
Mi e stato chiesto di delinearvi i tratti Iondamentali della concezione politica hobbesiana, anche in
riIerimento ai movimenti di opinione e alle posizioni teoriche del tempo.
Quando si parla di Hobbes, si deve tener presente che il suo e un sistema vivo e in evoluzione,
anche se i principi Iondamentali su cui si basa restano immutati.
Potremmo partire dalle assunzioni del critico H. Warrender, autore di un libro sulla IilosoIia
politica di Hobbes e iniziatore di un'edizione critica delle opere di Hobbes. Warrender si e posto un
problema Iondamentale nella IilosoIia politica hobbesiana: cosa giustiIica l'obbedienza del cittadino
nei conIronti del sovrano? Secondo questo studioso la semplice costrizione Iisica, cioe la violenza
che il sovrano puo esercitare attraverso le Iorze di polizia sui sudditi, non basterebbe a costituire
per i sudditi stessi un'obbligazione suIIiciente all'obbedienza civile. Ci deve essere qualcos'altro,
cioe il Iondamento che alla legge civile viene dato dalla legge naturale, che e quella legge razionale
che dovrebbe essere riconosciuta da tutti gli uomini, sia essa innata o raggiunta dall'uomo in quanto
essere dotato di ragione. La legge civile trae la sua legittimazione dalla legge naturale, in particolare
da quella che dice che bisogna stare ai patti. Ma, osserva Warrender, Hobbes aIIerma che le leggi
naturali non hanno eIIicacia, non sono vere leggi; sono solo teoremi della ragione, cioe conclusioni
a cui arriviamo con la riIlessione, ma, poiche non c'e un'autorita che emani le leggi naturali, non e
presente quell'elemento coercitivo proprio della legge, che la Iaccia rispettare comminando le pene.
Ma se la legge naturale non e vera legge, come e possibile porla a Iondamento dell`obbedienza
alla legge civile? Warrender ritiene che per Hobbes la legge naturale diventi vera legge qualora
la si consideri come un comandamento divino. Il sistema politico hobbesiano avrebbe quindi una
Iondazione teologica: la legge civile e valida solo se Iondata sulla legge naturale, che pero non e
una vera legge, a meno che non la si consideri una legge divina. La Iondazione dell'obbedienza
sarebbe data dal Iatto che Dio ha creato gli uomini, ha dato loro la legge tramite la rivelazione e
questa legge naturale obbliga il suddito in quanto Iornita del sigillo dell'autorita divina che puo
comminare pene (per esempio l`inIerno). L'opera di Warrender ha avuto un grande successo e ha
suscitato un acceso dibattito. Il suo diIetto e di Iornire un'interpretazione unilaterale, che non tiene
presenti altri tipi di Iondazione della stato e dell'obbedienza chiaramente rintracciabili nell'opera di
Hobbes.
InIatti la tesi "Iorte" di Hobbes e la cosiddetta Iondazione antropologica: in base a certe attitudini
della loro natura, gli uomini non possono Iare a meno di comportarsi in un certo modo, dannoso per
loro, e non e possibile uscire da questo stato di conIlitto continuo se non attraverso la Iormazione
di un potere coercitivo che costringa gli uomini a moderare i loro istinti aggressivi: lo stato civile.
E' vero che Hobbes Ia riIerimento anche all'aspetto giuridico e a quello teologico della questione,
tuttavia direi che la Iondazione antropologica e quella decisiva e le altre sono raIIorzative, non
Iondamentali. Inoltre la Iondazione antropologica e quella giuridico-teologica non sono mai distinte
nel discorso hobbesiano.
Per tornare alla Iondazione antropologica, occorre innanzi tutto tener presente la concezione
naturalistica e meccanicistica che Hobbes ha dell'uomo. Egli ritiene che non esistano i corpi e gli
spiriti, intendendo per spiriti delle entita immateriali, bensi che la realta sia costituita solo da corpi,
che essa sia l'universo dei corpi. Come poi egli giustiIichi questa aIIermazione, che come vi rendete
conto e un'aIIermazione metaIisica, e un problema molto complesso, che non puo essere oggetto
di questa lezione. Il punto Iondamentale e che egli ritiene che tutto, anche Dio e gli angeli, sia
corpo, quindi anche l'uomo. In questo egli si trova in contrasto con Cartesio, che concepiva l'uomo
come corpo e anima. L'uomo e un meccanismo complesso e tutte le Iacolta che in genere vengono
attribuite allo spirito sono in realta espressione del movimento di questo meccanismo.
Nel Leviatano Hobbes prende l'avvio dalla spiegazione meccanicistica della sensazione, poiche
vuole tracciare un'antropologia meccanicistica e materialistica in base alla quale mostrare che
la natura umana e strutturata in un modo particolare, e che occorre costringerla a strutturarsi
diversamente, sempre usando meccanismi materiali di coercizione. Hobbes parte dal senso e
dall'immaginazione che, come il piacere e il dolore, sono pure reazioni ai movimenti esterni: i
movimenti che vengono dall`esterno si incontrano con il ritmo cardiaco: se lo assecondano si
ha piacere, al contrario dolore. Bene e male sono allora da riIerirsi a questi gradimenti o meno
di carattere meccanicistico: e bene cio che asseconda il movimento interno, e male cio che lo
contrasta. L'uomo prova attrazione verso gli oggetti che considera bene e avversione verso quelli
che considera male; se si Ia riIerimento al Iuturo, attrazione (appetito) o avversione diventano
speranza o timore. La "macchina" uomo tende a perpetuare il suo movimento, percio tutto cio che
serve a questo scopo e bene e l'uomo spera di averlo anche in Iuturo, cio che inceppa il movimento
cattivo e la macchina umana tende ad evitarlo.
Sulla dialettica di speranza e timore s'innesta tutto l'apparato emotivo dell'uomo: cosi nascono la
passioni, che sono reazioni non razionali al movimento esterno. La piu Iorte di tutte le passioni e
la paura della morte, cioe di non poter perpetuare la propria conservazione: in un orizzonte laico
e materialistico come quello hobbesiano il valore Iondamentale e quello della vita. Tutte le altre
passioni derivano da questo principio Iondamentale: se un uomo ritiene di avere abbastanza potere
per conservarsi e soddisIatto e prova il sentimento della gloria, che e la consapevolezza del proprio
potere e che porta a non temere gli altri. Questa analisi psicologica prende molto dal modello
aristocratico: l'uomo che prova questo sentimento e il gran signore, servito e onorato, che puo
quindi provare anche sentimenti positivi, di generosita, nei conIronti degli altri. Chi invece ha la
consapevolezza della propria debolezza ha paura e percio ha passioni negative, nel contesto sociale.
In realta per Hobbes non c'e mai nulla di 'negativo" in assoluto, non c'e buono o cattivo in natura,
l'uomo viene studiato 'scientiIicamente" e senza dare giudizi: proprio in quanto meccanismo,
l'uomo e condizionato e non si deve rimproverarlo per le sue azioni. La pena comminata in uno
stato civile non e una vendetta, ma un modo per terrorizzare i cittadini e Iarli desistere da azioni
dannose verso il prossimo.
Nello stato di natura in cui gli individui sono abbandonati a loro stessi essi sono tutti uguali, non
perche Iratelli e Iigli di Dio o perche tutti dotati di razionalita, ma perche tutti ugualmente deboli.
Tutti, per conquistare la sicurezza dell'autoconservazione, tendono ad appropriarsi di tutto, non
hanno limiti al loro desiderio, e poiche non hanno leggi si scontrano tra loro per il diritto su tutto.
E' vero che ci sono uomini che si accontentano di poco (i moderati), ma ci sono anche altri che
vogliono assolutamente tutto e vogliono dominare: i vanagloriosi. Essi assaltano i moderati, che
reagiscono e diventano aggressivi, percio alla Iine tutti sono in guerra: homo homini lupus. Questa
e la situazione dell'uomo nello stato di natura, cioe nella sua condizione assolutamente naturale e
selvaggia.
Sul tema della socievolezza o meno dell'uomo Hobbes veniva a scontrarsi con gli altri esponenti del
giusnaturalismo. Si e discusso a lungo sull'appartenenza di Hobbes alla corrente giusnatutalista.
Il giusnaturalismo e quello schema generale di interpretazione della societa e di giustiIicazione
della Iondazione e della legittimita dello stato che Ia riIerimento al modello di uno stato di natura,
in cui l'uomo e naturalmente sregolato e di uno stato civile a cui l'uomo deve arrivare se vuole
conservare la vita. Il giusnaturalismo si Ionda sulla convinzione che esistono una serie di regole
di vita che dovrebbero essere comuni a tutti; da Platone in poi si ritiene che tutti siano in grado
di giungere al concetto di giustizia, e quindi comprendano quali sono i comportamenti corretti
da tenere nei rapporti reciproci. Uno dei perni della teoria giusnaturalistica e il postulato della
socievolezza umana, condiviso per esempio da Grozio e da Locke: gli uomini tendono ad unirsi in
societa e la ragione rinIorza la socievolezza, Iacendo scoprire le regole della convivenza. Quindi il
giusnaturalismo ritiene che il diritto naturale abbia in se dei valori, dei contenuti.
Invece il giuspositivismo ritiene che il diritto sia un meccanismo Iormale di comminazione di pene,
che prevede che, dato un comportamento di un certo genere, si commini una certa pena. In questo
caso il diritto positivo di per se e solo Iormale, non ha contenuti, e una specie di matematica e i
contenuti li mette il legislatore.
Lo studioso Norberto Bobbio e arrivato alla giusta conclusione che Hobbes possa essere annoverato
sia tra i giusnaturalisti sia tra i giuspositivisti. E' giusnaturalista perche mantiene lo schema che
prevede uno stato di natura, inquinato da contraddizioni che non permettono la sopravvivenza,
per cui si deve arrivare allo stato civile. Inoltre e presente in Hobbes il concetto di legge naturale;
ma mentre gli altri giusnaturalisti ritengono che essa sia gia inscritta nella mente dell'uomo o (per
il giusnaturalismo medievale) si identiIichi con la legge divina, Hobbes parte dal presupposto,
non condiviso dagli altri, della non socievolezza dell'uomo. Eppure egli arriva ugualmente alla
Iormulazione di una legge naturale, la legge dell'utile, un insieme di norme di comportamento
risultanti dall'esperienza umana: attraverso un calcolo gli uomini si rendono conto che se mettono in
atto certi comportamenti mantengono la vita, altrimenti la possono perdere; allora e meglio seguire
questi comportamenti, che sono: cercare la pace o alleanze per la guerra, non pretendere di avere
tutto ma limitare i propri desideri e diritti, stare ai patti ecc.
Ci sono per cosi dire due stadi dello stato di natura: nel primo l'uomo e asociale, nel secondo
ragiona su cio che e piu conveniente al mantenimento della vita e arriva a Iormare la societa. Dal
punto di vista giuridico l'uomo nello stato naturale gode di tutti i diritti, cioe del diritto soggettivo
che si estende all'inIinito. La legge naturale in quanto legge sarebbe gia oggettiva, in quanto
circoscrive l'espansione illimitata del diritto, e tuttavia, secondo Hobbes, non e vera legge perche
manca la coercizione, e percio e inutile, anzi dannosa, perche quelli che seguono i suoi dettami
(i moderati) si scontrano con quelli che non li seguono (i vanagloriosi) e sono sconIitti. Percio
anche nel secondo stadio dello stato di natura, quello presieduto dalla legge di natura, si avrebbe
la guerra. C'e quindi un meccanismo di contraddizione sia ne1 primo che nel secondo stadio: nel
primo l`uomo che cerca l'illimitatezza della soddisIazione dei suoi desideri trova la morte, e quindi
esplicando al massimo la sua naturalita perde la sua essenza naturale e cioe la vita; ma anche nel
secondo stadio, quello della legge naturale, c`e una contraddizione, perche l'uomo che segue la
legge di natura sara il perdente. Occorre dunque un salto qualitativo: sottomettersi a un potere
talmente Iorte da obbligare gli uomini a Iare cio che naturalmente non Iarebbero: lo stato.
Del giusnaturalismo Hobbes assume quindi anche lo schema del contrattualismo. Egli percorre
tutta la strada della teoria giusnaturalistica, in parte svuotandola del suo signiIicato, in parte
dandole nuovi contenuti e signiIicati, per cui, se non e giusnaturalistico in senso stretto il principio
della non socievolezza umana, questo non impedisce a Hobbes di usare il concetto di stato di
natura per arrivare alla Iormulazione della legge naturale; ma neanche la legge naturale e quella
giusnaturalistica, perche e una legge di Iondazione utilitaristica.
Per quanto riguarda lo stato, al tempo di Hobbes non c'erano stati democratici, ma monarchie
assolute che si scontravano con le richieste della nobilta e della nuova classe emergente, la
borghesia. In Inghilterra le guerre tra corona e nobilta si erano concluse con la guerra delle due rose,
e la monarchia doveva combattere ora con le richieste delle 'middle class, la borghesia in ascesa.
In Francia, oltre alle lotte con borghesia e nobilta, la monarchia aveva a che Iare con le guerre
di religione. Si poneva un problema di legittimazione della monarchia assoluta o di queste classi
emergenti.
Ci sono teorizzazioni di vario tipo in questo senso. In Inghilterra abbiamo R. Hooker, che e il
grande diIensore della supremazia della corona in campo religioso, perche allora la riottosita della
classe media si esprimeva soprattutto in campo religioso (per es. i puritani si opponevano alla
supremazia del re d'Inghilterra).
In Francia gli scrittori ugonotti parlavano di patto tra popolo e re e sostenevano che il popolo cede
parte della sovranita al re a condizione che egli mantenga le promesse e che in caso contrario il
monarca potesse essere deposto.
I gesuiti della seconda scolastica (Suarez, De Vitoria) sostenevano una sorta di contrattualismo,
ritenendo che il patto intercorresse tra Dio e Abramo e che, ove il re non si Iosse dimostrato un
buon sovrano, Dio avrebbe autorizzato il popolo a sollevarsi; Dio, cioe la Chiesa.
Contro queste posizioni antiassolutiste gli scrittori assolutisti sostenevano il diritto divino dei re. R.
Filmer, autore del 'Patriarca, cerco di evitare l`intromissione delle Chiesa modiIicando il diritto
divino dei re. Egli sosteneva che le monarchie derivavano per diritto patriarcale: da Adamo in poi ci
sarebbe stata una trasmissione di potere del tutto terrena, anche se Adamo aveva ricevuto il potere
da Dio.
Hobbes escogita un altro meccanismo contrattuale che riesce a tenere il popolo Iuori dal patto, anzi
in un certo senso a tenere il sovrano estraneo al patto sociale, e a evitare contemporaneamente la
sanzione del diritto divino, che poteva portare all`intervento della Chiesa.
Questo meccanismo e ingegnoso ma strangolatorio: Hobbes suppone che all`origine i vari individui
che si ritenevano minacciati nell`autoconservazione si raggruppassero, costituendo un patto
ciascuno con ognuno degli altri, impegnandosi con la Iormula: 'Io mi impegno a cedere tutti i miei
diritti, tranne la vita, a una terza persona, a patto che tu Iaccia altrettanto. In questo modo quella
terza persona (il sovrano) resta estraneo al patto e non e obbligato da nulla. I vari individui, che
prima del patto sono solo una moltitudine, dopo il patto sono legati da un 'pactum unionis che e
anche un 'pactum subiectionis.
Con questo meccanismo Hobbes evita che il sovrano si impegni con i sudditi, che gli donano i loro
diritti senza condizioni. L'unico diritto che non cedono e quello alla vita. Poiche i diritti sono stati
ceduti senza patto tra sudditi e sovrano, essi non possono essere ripresi e i cittadini non possono
sciogliersi dal patto o deporre il sovrano. In questo modo Hobbes salva una tipica struttura del
giusnaturalismo, quella del contratto sociale, svuotandola; egli inIatti non mette su un piano di
parita i sudditi e il sovrano, e riesce cosi a consolidare il potere assoluto evitando la sanzione divina.
Questo e l'elemento di maggior spicco nella politica di Hobbes, elemento che giustiIica chi vede in
Hobbes l'iniziatore del positivismo giuridico. Su una base giusnaturalistica praticamente svuotata
come un guscio, egli erige la costituzione di uno stato che si regge su una legge che dipende
esclusivamente dalla volonta del sovrano, il quale non e tenuto a dare giustiIicazioni del suo operato
poiche e l'unico restato nello stato di natura. Il sovrano deve governare esercitando tutti i poteri, e la
sovranita e indivisibile e inalienabile.
Tutto cio avviene per consenso degli individui. L'uomo nasce assolutamente libero e tutto cio che
limita la sua liberta naturale proviene dal suo consenso, implicito o esplicito. Per Hobbes esistono
sempre almeno due alternative nel comportamento umano, percio l'uomo e libero e quando sceglie
lo Ia liberamente, anche se e spinto dalla paura. L'uomo sconIitto che per paura della morte sceglie
la sottomissione deve poi servire Iedelmente, perche ha scelto di sua libera volonta. Questo vale
anche per la Iormazione dello stato: gli uomini sottoscrivono il patto per timore della morte e, una
volta diventati cittadini dello stato civile, se non si ribellano, continuano a dare un tacito consenso.
Possiamo dire quindi, a proposito di questo punto, che per Hobbes, che pure e rivolto al passato,
alla legittimazione della monarchia assoluta, e Iondamentale il principio dei diritti inalienabili
dell'uomo, diritti che possono essere alienati solo col consenso individuale. Questo principio Ionda
la moderna mentalita dell'uomo come portatore di diritti e non di doveri, contro la concezione
medievale dell'uomo come portatore di doveri nei conIronti di Dio.
Un ultimo elemento che vorrei sottolineare e che Hobbes puo anche essere considerato, per quanto
sembri paradossale, uno dei primi sostenitori della liberta di pensiero. Secondo lui inIatti lo stato
puo obbligare il suddito a Iare qualsiasi cosa (eccetto ovviamente privarsi della vita), ma solo per
quanto riguarda il suo comportamento esteriore, mentre non puo obbligare la sua coscienza.