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Francesco Lamendola

Dov la nostra mente; dove siamo noi, mentre stiamo ricordando o immaginando?
Chi sono io? resta pur sempre la domanda fondamentale di ogni filosofia e di ogni essere umano che si ponga in maniera problematica davanti al reale. La risposta di Cartesio, io sono io, divenuta oggi quella ufficialmente riconosciuta e, addirittura, la base di ogni ulteriore forma di conoscenza, una risposta che non spiega nulla, nemmeno sul piano strettamente psicologico: piuttosto una tautologia che sposta semplicemente il problema un poco pi in l. Infatti, se domandiamo: ma chi quellio che dubita?, ricadiamo subito nel circolo vizioso: quellio che dubita me stesso; al che, ovviamente, non resta che chiedere ancora e sempre: ma io che sto dubitando, chi sono in realt?. La risposta di Buddha molto pi articolata e anche molto pi radicale: non c nessun io, perch quello che denominiamo io, altro non che un aggregato di stati della coscienza, sempre mutevoli e cangianti. Altro lio di adesso, altro lio di cinque minuti fa o di cinquanta anni fa; altro ancora sar lio che si domander chi egli sia, fra cinque minuti o fra cinquantanni. Conclusione, come direbbe Pirandello: uno, nessuno e centomila. Ammettiamo, tuttavia, per puro amore di ipotesi, che un io esista realmente: un io sempre identico a se stesso, pur nel mutare del tempo e delle situazioni; un substrato coscienziale che si possa sempre e comunque rispecchiare in se medesimo, e riconoscersi. Domandiamoci, dunque: se la coscienza di un tale io risiede nella sua mente, come generalmente si ammette (e sia pure interpretando la parola mente nel senso pi ampio possibile, pressappoco nel significato di anima), ebbene, dove si trova nel momento in cui sta ricordando le cose della sua vita passata, oppure mentre sta immaginando delle cose che non fanno parte della sua esperienza reale, ma sono la proiezione di aspirazioni e desider? Sembrerebbe una domanda semplicissima, ma forse non lo ; forse la risposta ad una simile domanda sconvolgente, e tale da modificare in maniera radicale il quadro delle nostre certezze intorno al nostro stesso io, anche ammesso che sia quella unit semplice e coerente, sempre uguale a se stessa, che sostiene Cartesio. Infatti. Quando ricorda il passato, lio non , evidentemente, nel presente, ma in un altrove che non la stessa cosa del passato stesso: non ci si pu bagnare due volte nella stessa acqua, diceva Eraclito; e Nietzsche aggiungeva, maliziosamente: nemmeno UNA volta. inutile chiedersi dove si trovi quel luogo, visto che non un luogo: uno stato della mente. Uno stato della mente che non pi il passato, ma non nemmeno il presente; e nessuno sa cosa sia. Immaginiamo che le note di una canzone di venti o trenta anni fa mi riconducano al mio io di allora: rivedo, con la mente e nella mente, DENTRO la mente (ma tutto ci che posso vedere dentro la MIA mente), quei luoghi, quelle persone, quelle situazioni; mi par quasi di provare quegli stati danimo, di immergermi in quella atmosfera. Allora: dove sono, dov il mio io, mentre le onde del ricordo mi fanno risalire a ritroso il fiume del tempo? In quel momento, non vedo il presente; vedo un qualcosa che assomiglia molto al passato, al mio passato; per lo vedo dopo che una grande distanza di tempo mi ha allontanato da esso. Lo vedo come potrei rivedere il mio paese natale, se vi tornassi dopo una prolungata assenza; lo vedo e non lo vedo: lo vedo, ma non pi quello. 1

Non so cosa sia, non so dove si trovi; so soltanto che non mi trovo qui, che non sto vivendo nel presente, se non con la mia forma esteriore. Chi mi vede in questo momento, mi vede presente; ma io non ci sono, sono assente, sono altrove, perch la mia mente altrove. Dove, non si sa; nessuno potrebbe dirlo con certezza. La stessa cosa accade quando fantastico, quando immagino, quando sogno ad occhi aperti; perch quando sogno ad occhi chiusi, mentre sto dormendo, allora proprio certo che mi trovo in unaltra dimensione: e quello che vedo non illusorio, reale, solo che non appartiene a questa dimensione, ma ad unaltra. Beata ignoranza. Crediamo di sapere tante cose, e invece sappiamo cos poco. Non sappiamo nemmeno dove siamo, mentre tutti credono che siamo qui. Dov lamante che sta facendo lamore con una persona che non ama, mentre invece sta pensando alla persona che ama? Dov il figlio che sta pensando al genitore morto; dov il padre che sta pensando al figlio lontano; dov il vecchio marinaio che pensa ai mari e alle terre lontane che ha visitato in giovent, ora che giace nel letto di una casa di riposo? Dov il mistico che sta pensando a Dio, che sta meditando su Dio, che sta ricevendo nellanima, come una pioggia di luce, la rivelazione dellAmore divino? Dov il bambino ancora in culla, che sgrana gli occhioni sul mondo circostante e sembra che non veda nulla e non riconosca nessuno, mentre forse gi vede e riconosce moltissime cose? E dove sono il bue mentre sta brucando lerba del prato, la lucertola mentre riceve il sole sopra una roccia dalla superficie liscia, il falco che si libra alto nel cielo estivo? Dov il cane che abbaia alla Luna, ad un suo misterioso fantasma: dov la sua mente, in quel momento? Dove sono il fiore che dischiude i petali umidi di rugiada allo splendore del nuovo giorno, la spiga di grano che oscilla nel vento, limmenso cedro che svetta al di sopra del giardino e protende i suoi aghi innumerevoli verso la luce? Chi siamo noi, per dire che essi sono qui, semplicemente qui; o che non sono da nessuna parte, perch non hanno un io come gli esseri umani? E se neppure gli esseri umani lavessero? Hume pensava che gli esseri umani non possiedano alcun io, ma solo una specie di collezione di abitudini mentali, esattamente come lo aveva pensato Buddha. Eppure, anche se non si possiede un io stabile e permanente, si possiede tuttavia una serie di stati dellessere: migliaia, milioni, miliardi di stati dellessere, uno ad ogni istante della propria esistenza. E dunque, alla fine torna sempre, implacabile, la domanda: dove sono gli stati dellessere, mentre si sta ricordando o immaginando? E chi pu dire, ad esempio, che gli animali non immaginano, che non sognano? I poeti, pi acuti dei filosofi, lo hanno sempre saputo: il cavallo, dice Pascoli, sogna la strada, sogna la biada, proprio come i bambini, addormentandosi stanchi dopo una lunga giornata di giochi, sognano ancora di stare giocando. Leopardi, come filosofo e non come poeta, pensa che larmento, sazio derba, non pensa a nulla quando giace in riposo sullerba; ma chi pu dirlo? Sappiamo cos poco perfino di noi stessi; come possiamo pretendere di sapere quello che avviene nella mente di un animale? Sappiamo che le piante provano emozioni; sono stati fatti esperimenti: sappiamo che provano la paura e la tenerezza, che si agitano quando si avvicina una mano brutale, che si rilassano quando le sfiorano dita delicate. Perfino dellacqua sappiamo che possiede reazioni: le sue molecole si aggregano a formare disegni meravigliosi e coloratissimi mentre si ode una musica di Bach, mentre si deturpano e si intorbidano orrendamente quando risuona lo strepito di una musica di rock duro. Dov la mente del bue, mentre bruca lerba del prato? Dov la mente della magnolia, mentre le sue foglie lucenti ricevono il ristoro della pioggia? E dov la mente dellacqua, mentre il sole al tramonto si immerge lentamente nelle onde del mare? 2

Ancora e di nuovo: non lo sappiamo. Non un luogo, ma uno stato dellessere; tutto ci che esiste conosce gli stati dellessere, perch fatto di essi, delle loro continue trasformazioni. Una cosa certa: la mente mobile; la mente inquieta; la mente, di conseguenza, la fonte della nostra agitazione e, sovente, dei nostro errori e dei nostri rimorsi. La pace non si trova nella mente, ma fuori della mente. Quando la mente esce da se stessa, allora in pace, allora trova finalmente la pace. Prima abbiamo identificato, per semplificare il discorso, mente ed anima; ora venuto il tempo di distinguere in maniera opportuna, di stabilire la differenza. La mente una parte dellanima; la parte inquieta, la parte che teme e che brama, la parte che si interroga e cerca di afferrarsi, cos come il cane impazzito cerca di afferrarsi la coda. Lanima, invece, la nostra essenza, la nostra ultima realt: quando abbiamo tolto tutto ci che non essenziale - il corpo, la mente - rimane lanima. Lanima non qualcosa di individuale, non qualcosa di nostro, o di soltanto nostro: lanima il riflesso dellEssere, dello splendore cosmico. Lanima tutto in tutti; al di sopra delle anime individuali, che si credono tali e non lo sono, vi lunica Anima universale. I pi grandi spiriti dellantichit - Pitagora, Platone - lo sapevano perfettamente; solo noi moderni ce ne siamo dimenticati, con tutta la nostra scienza. La pace, dunque. Per trovare la pace, bisogna oltrepassare la mente; bisogna lasciarsi dietro le spalle i suoi affanni, i suoi turbamenti, i suoi errori - nel duplice significato di sbagli e di giri tortuosi ed inutili: bisogna deporla, almeno ogni tanto, come un fardello che ci appesantisce senza avvicinarci di un passo alla verit ultima delle cose. La verit ultima giace nel fondo dellanima: l dove essa si riconosce parte di un Tutto; una parte, o un riflesso, o una emanazione dellEssere. Sono cose molto pi grandi della mente, e che la mente pu capire solo in minima parte: gi tanto se possiede quel minimo di umilt per cedere il passo e per porsi in ascolto di qualcosa che eccede, e di molto, le sue possibilit di comprensione. I razionalisti ritengono che questa sarebbe una resa inaccettabile, un salto nellirrazionale: per loro, solo la mente ha dignit; anzi, solo la sua parte razionale. un punto di vista molto recente e limitato alla sola civilt occidentale; dobbiamo ringraziare, per una tale conquista, la cosiddetta Rivoluzione scientifica del XVII secolo e uomini come Francis Bacon, Galilei, Cartesio e Newton. Uomini talmente pervasi da un orgoglio smisurato, da voler stabilire come funzioni la mente di Dio: vale a dire con il ragionamento logico-matematico (si veda la famosa lettera di Galilei a Benedetto Castelli). questa, dunque, la mentalit che dobbiamo superare; questo lerrore che dobbiamo correggere, prima che sia troppo tardi. Lorgoglio del razionalismo ci ha portati molto vicini al disastro: esso non vede nellaltro che il campo dazione della mente individuale, dal quale ricavare il massimo del vantaggio o del profitto; non una realt di pari dignit. La natura diviene un magazzino da saccheggiare impunemente o una discarica per i prodotti di scarto della nostra forsennata sete di dominio. Questo, a livello sociale ed ambientale. A livello personale, il rifiuto di adorare la mente come signora e dominatrice implacabile dellio, qualunque cosa vogliamo intendere con questultima espressione, il primo passo verso un riequilibrio dellanima, verso la riconquista della pace interiore. Quando la mente domina sullanima, lanima non mai in pace, perch la mente sempre turbata da mille pensieri, desider, paure; bisogna far s che lanima si liberi da tutte queste pulsioni disordinate, affinch ritrovi se stessa. Ritrovando se stessa, ritrova il mondo intero; ritrova laltro, riscopre la bellezza del tu. Ritrova le proprie sorgenti luminose, che scaturiscono direttamente dallEssere. Perch lEssere e soltanto lEssere la vera pace, cui tutti gli enti anelano nel loro pellegrinaggio terreno. 3