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GARANTISMO

Premettendo che mi occuperò del confronto tra i concetti di garantismo e di


stato d’assedio e della loro evoluzione storica, partirei con un’analisi letterale
dei due termini:
- Garantismo: principio in base al quale è attribuita importanza primaria alle
garanzie dei diritti e delle libertà individuali nei confronti dell’autorità statale.
- Stato d’assedio: regime indetto da un provvedimento giuridico eccezionale,
deciso dalle autorità allo scopo di fronteggiare gravi avvenimenti di carattere
interno, il quale, al fine di tutelare la “salus rei publicae”, può giungere a
sacrificare le garanzie dei diritti e delle libertà individuali.
Si tratta apparentemente di due concetti diametralmente opposti; tuttavia, se
si analizzano attentamente i corsi e ricorsi storici, si noterà che ad ogni
periodo di stato d’assedio segue pressoché immancabilmente una svolta
garantista, mirata a permettere la riaffermazione – e spesso in modo ancor
più forte di quanto già non era in precedenza – dei diritti e valori sospesi
durante la situazione di emergenza.
Presenti sin dall’antichità, a partire dall’αγορά greca e dal Senatus
Populusque Romanus, i diritti-cardine, posti a tutela dell’individuo, trovano il
loro massimo riconoscimento nelle conquiste delle grandi rivoluzioni
settecentesche. Emblematica è la situazione in Francia; qui, una volta
conquistato con enorme fatica durante la rivoluzione un panorama di diritti e
valori impensabile fino a pochi anni prima, viene letteralmente demolito nel
periodo del terrore giacobino tutto ciò che di buono era stato fatto dopo il
1789, per mantenerne invece esclusivamente gli aspetti più negativi e
aberranti, come ad esempio l’utilizzo della ghigliottina; solo con l’avvento al
potere di Napoleone Bonaparte si riaffermano con forza i grandi valori
rivoluzionari, superando così quella situazione di emergenza, il periodo del
terrore, in cui erano stati soppressi. Napoleone diffonde questi ritrovati valori
in tutta Europa, a cominciare dalla vicina Italia, con la sola eccezione del
Lombardo-Veneto che rimase di influenza austriaca, per poi cristallizzarli in
un vero e proprio baluardo della tutela dell’individuo e del garantismo: il Code
Civil Napoleon del 1804. Non va inoltre dimenticato che Napoleone pone fine
alla elettività dei giudici, caratteristica dell’Ancien Regime ripristinata nel
periodo del Terrore, in modo da svincolare questi dalla politica, affidandone la
nomina all’esecutivo: è questa una premessa indispensabile per ottenere
l’indipendenza dei giudici, che è garanzia essenziale a tutela delle parti.
Anche nell’ambito di forme di stato liberali si sono avuti storicamente esempi
di radicali reazioni dell’ordinamento a situazioni di emergenza configurabili
come stato d’assedio. Un chiaro esempio in proposito ci è fornito dal prof.
Martucci nel suo libro “Emergenza e tutela dell’ordine pubblico nell’Italia
liberale”, che tratta della situazione socio-giuridica nel nostro paese nel
periodo post-unitario. Come asserisce il prof., una volta raggiunta
l’unificazione nel 1861, il primo governo si trova infatti immediatamente a
dover risolvere i problemi del meridione, neo-annesso grazie all’opera di
Garibaldi, e, in particolare, a dover sviluppare un’inchiesta sul brigantaggio. Il
governo Rattazzi si muove in questa direzione mediante tre distinte
operazioni:
- tenta di pacificare le province del Mezzogiorno
- colma il vuoto legislativo in materia di associazioni per privare il Partito
d’Azione di ogni supporto politico.
- infine promulga la legge Pica, istitutiva dello stato d’assedio, per
risolvere la situazione di emergenza (agosto – novembre 1862)
Sono indicative le parole di Molfese, studioso del brigantaggio citato dal
Martucci, relative ai primi anni di governo unitario italiano: ”Si ha in questi
primi anni un governo essenzialmente di tipo militare. I governi
moderati erano obbligati oramai ad operare una spietata repressione
che certo non illustrava i loro conclamati orientamenti liberali”.
Rattazzi stesso poi dà una chiara visione delle motivazioni dello stato
d’assedio da lui imposto, di fatto seguendo la celebre massima machiavellica
“il fine (della salus rei publicae) giustifica i mezzi” , asserendo: “ Io domando
se non sia nell’intima natura di qualsiasi Governo questa facoltà, il
dovere di far cessare in certi e determinati casi le franchigie in alcune
province, quando questa cessazione è una necessità per salvare
l’ordine, per mettere in sicuro le istituzioni stesse”.
Lo stato d’assedio del 1862 dà l’inizio ad una lunga serie di situazioni di
emergenza intermittenti che caratterizzano tutto il secolo successivo, per
terminare solo con la caduta del fascismo e della monarchia e con l’entrata in
vigore della Costituzione repubblicana del 1948. Questo difficile periodo della
nostra nazione porta infatti ad una svolta garantista di vaste proporzioni,
portatrice di un panorama di diritti e valori ripreso in buona misura dal
modello francese, mirata a evitare la ripetizione degli errori del passato.
Ad ogni modo si può dire che in tutta Europa, con il raggiungimento del
traguardo delle costituzioni liberali, il regime di stato d’assedio vede la fine
della sua esistenza, in quanto le costituzioni, in special modo quelle rigide,
sono portatrici di diritti e valori difficilmente rinnegabili e, spesso, prevedono
anche delle regole guida da seguirsi per ovviare a situazioni di emergenza, in
modo da non lasciare spazio al libero arbitrio di chi si trova al potere in quel
determinato momento storico. Infatti, come sostiene a ragione il prof. Alfredo
Fioritto: “l’ordinamento costituzionale assicura che anche negli stati di
emergenza si conservino lo stesso pluralismo e le stesse regole
democratiche vigenti in stato di normalità. A ciò corrisponde, sul piano
dell’azione amministrativa, l’utilizzo di strumenti tipici e legittimi con la
conseguenza che lo stato di emergenza somigli sempre più a quello di
normalità”.
Concludendo tale analisi storica del tema del garantismo passo la parola al
mio collega Marco che affronterà la questione sotto il profilo tecnico-filosofico,
per poi terminare con la trattazione di alcune implicazioni di diritto
internazionale.

Grazie