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Me 6.5

7 settembre Garfagnana e Lunigiana


I0 X Imax X Siti valutati: 750

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Ancora un disastro sismico nel perdurare di una crisi economica e nanziaria di dimensioni europee, in un clima sociale arroventato da scontri e conitti. In una vasta area appenninica, fra la Toscana, la Liguria e lEmilia, i crolli e le lesioni colpiscono centinaia di abitazioni di paesi e case coloniche sparse, chiese e antiche cattedrali. La fatica della ricostruzione pesa come un macigno sugli abitanti, da pochi anni rientrati dai fronti di guerra. Lesasperazione di disoccupati e senzatetto si scontra con le istanze di un governo preoccupato dellordine pubblico che non fornisce risposte adeguate.

Gli eetti La scossa pi forte avvenne il 7 settembre 1920 alle ore 7:56 locali e fu percepita nellarea dei maggiori eetti per una durata di 20 secondi. Il terremoto era stato preceduto da alcune scosse minori il 6 settembre, fra cui una pi sensibile alle ore 16:05 locali. I morti furono 171, i feriti circa 650 e alcune migliaia i senzatetto. Il terremoto caus eetti altamente distruttivi in unarea di circa 160 km2 comprendente i territori della Garfagnana (medio-alta valle del ume Serchio) e della Lunigiana (alta valle del ume Magra), nella Toscana nord-occidentale. Ci furono distruzioni estese, crolli diusi e danni gravissimi in decine di localit poste fra lAppennino tosco-emiliano (in particolare lalto reggiano e il Frignano), le Alpi Apuane e lAppennino ligure. Le province pi colpite furono quelle di Lucca, di Massa-Carrara e, in misura minore, quella di Reggio Emilia. Larea in cui il terremoto fu sentito fu vastissima: si estese, verso nord, a tutta la Pianura Padana no alla Val dAosta e al Trentino, e dalla Costa Azzurra al Friuli; verso sud, comprese tutta la Toscana, lUmbria e le Marche settentrionali. I massimi eetti furono del X grado MCS e furono rilevati a Capraia e a Villa Collemandina, in Garfagnana (provincia di Lucca), e a Montecurto e Vigneta, in Lunigiana (provincia di Massa-Carrara). uesti quattro piccoli abitati furono quasi completamente distrutti. In altri quattro paesi (Agliano, Cortia, Regnano e Sassalbo) quasi tutte le case crollarono, totalmente o parzialmente, o divennero inabitabili. Oltre a questi otto paesi quasi completamente rasi al suolo, altri 110 (fra cui Fivizzano e Piazza al Serchio) riportarono crolli estesi a gran parte del patrimonio edilizio, con eetti di grado VIII-IX o IX MCS. In altri 145 paesi i crolli totali di edici furono pi limitati, ma ci furono numerosi crolli parziali e gravi danni estesi a gran parte del patrimonio edilizio (eetti di grado VIII MCS o appena inferiore). Inoltre, circa 130 localit riportarono danni di media entit (gradi VII e VI-VII MCS), mentre danni pi leggeri (eetti intorno al grado VI MCS) furono riscontrati in una settantina di centri toscani, emiliani e liguri (si veda in Appendice lelenco completo delle localit classicate).

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155. Eetti complessivi del terremoto del 7 settembre 1920. provincia di Lucca

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Nel territorio lucchese, comprendente tutta la Garfagnana, il comune pi colpito fu Villa Collemandina. Gravi distruzioni interessarono anche tutte le frazioni del territorio comunale (con leccezione di Sassorosso). Moltissimi edici divennero inagibili, inclusa la chiesa; le case costruite in forte pendo crollarono travolgendo quelle sottostanti. A Canigiano, Corno, Magnano, Massa, Pianacci, tutte le case e le chiese crollarono o furono cos mal ridotte da essere dichiarate inabitabili. Il terremoto distrusse anche la maggior parte delle case di Camporgiano e delle sue frazioni: Casatico, Cascianella, Casciana, Poggio, Puglianella, Roccalberti, Vitoio, Sillicano. Un altro comune fra i pi colpiti fu Minucciano, dove quasi tutte le case crollarono o divennero inabitabili. Il terremoto fu distruttivo anche a Piazza al Serchio e in alcune frazioni del comune, come San Donnino, Petrognano, Cogna, Nicciano, Livignano: anche in queste localit gran parte delle case e delle chiese crollarono o divennero inabitabili. Per quanto riguarda in particolare Piazza al Serchio, negli edici pi recenti, aacciati sulla via principale, vi furono danni gravi e crolli parziali, ma rimasero in piedi i muri esterni; le case pi vecchie, costruite presso la sponda del torrente Acqua Bianca, furono invece quasi tutte rase al suolo; la chiesa e la canonica crollarono parzialmente. A Sillano e nelle sue frazioni, numerose case crollarono e tutte le altre furono pi o meno fortemente lesionate e dichiarate in gran parte inabitabili. Stessa sorte tocc alle chiese parrocchiali e alle loro canoniche. Nel comune di Vagli Sotto la

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156. Particolare degli eetti del terremoto del 7 settembre 1920.

localit pi colpita fu la frazione di Vagli Sopra: quasi tutte le case crollarono o divennero inabitabili. La chiesa, il campanile e la canonica crollarono; lantica chiesa parrocchiale di SantAgostino, risalente al XIII secolo, divenne pericolante; loratorio della Concezione croll parzialmente. Nel comune di San Romano in Garfagnana, il terremoto danneggi molto gravemente il capoluogo e le frazioni. Nel comune di Castiglione di Garfagnana la localit pi danneggiata fu Chiozza, che fu semidistrutta dal terremoto, con moltissimi crolli. Anche a Castiglione di Garfagnana, secondo centro della vallata dopo Castelnuovo, e nelle sue frazioni ci furono distruzioni estese, con il crollo di molti edici e diusa inabitabilit. Nel capoluogo croll parte della chiesa di San Michele e il campanile fu scapitozzato. Furono rilevati danni gravi a tutti gli edici e alle mura medievali; nelle due chiese parrocchiali crollarono le volte. Barga, importante centro storico-artistico della Garfagnana, non fu tra i paesi pi colpiti, ma i danni furono comunque molto gravi, con eetti valutabili intorno al grado VIII MCS: il terremoto danneggi, infatti, il 75% degli edici, abitati per lo pi da popolazione povera, causando il crollo totale di molte case. Fu rilevato che gli edici che subirono i danni minori erano case di vecchia costruzione, edicate con mura larghe e volte robuste. La parte pi danneggiata del paese fu quella compresa tra piazza Salvi e porta Macchiaia no alla chiesa di San Felice, il cui campanile croll completamente danneggiando in modo grave gli edici vicini. Nel palazzo comunale si aprirono ampie e profonde fessure e la sala consiliare croll. Nella parte

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157. Terremoto del 7 settembre 1920. Villa Collemandina: la chiesa in gran parte crollata e il campanile diroccato e spaccato.

158. Terremoto del 7 settembre 1920. Villa Collemandina: ripari provvisori vicino alle rovine.

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alta del paese furono rilevati danni di minore entit, sebbene alcune case fossero divenute inabitabili. Lantico duomo riport danni molto gravi: la cupola maggiore e la volta della cappella centrale crollarono; ci furono danni notevoli nellabside e al pulpito, opera di Nicol Pisano, e il campanile divenne pericolante; fu, inoltre, rilevata una deformazione nella facciata, che la port fuori piombo. Tutto il patrimonio ecclesiastico di Barga sub danni molto gravi. Nellarea circostante il paese, molte case coloniche ebbero crolli e profonde lesioni. Gli altri comuni della Garfagnana, come quelli del circondario di Castelnuovo di Garfagnana (Vergemoli, Trassilico, Molazzana, Gallicano, Fosciandora e lo stesso Castelnuovo) furono colpiti in modo meno distruttivo, anche se, in alcuni casi subirono danni gravi, con eetti no al grado VIII della scala MCS (crolli par-

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159. Terremoto del 7 settembre 1920. Casciana, frazione di Camporgiano: crolli e puntellamenti.

ziali, sporadicamente totali, e diusa inabitabilit). A Castelnuoo di Garfagnana, il centro pi noto e rappresentativo della vallata, la scossa caus danni e lesioni alle case, rendendone qualcuna temporaneamente inabitabile. Gli eetti non superarono il VII grado MCS, facendo di questa importante cittadina unisola scampata in mezzo a tante distruzioni. uello di Fivizzano (18-19 mila abitanti) fu il territorio comunale pi colpito. Oltre alle frazioni di Montecurto e di Sassalbo che, come si detto sopra, andarono quasi completamente distrutte, il terremoto caus il crollo totale di numerose case e gravissimi danni anche nel capoluogo e in diverse altre frazioni. A Fivizzano i muri esterni di molti edici furono lesionati ma non crollarono, mentre crollarono numerosi muri interni. In particolare nellospedale, edicio costruito nel 1440 e originariamente adibito a convento francescano, ci fu lo sprofondamento del tetto e profonde lesioni ai muri, tanto che una parte dovette essere demolita. Nellattigua chiesa di San Francesco ci furono crolli e danni irreparabili. Anche la caserma dei carabinieri fu gravemente danneggiata; lhotel Giardinetto croll. Restarono invece intatti la cattedrale e alcuni edici di costruzione recente, come il palazzo della posta e il monumento al poeta di Fivizzano, il marchese Giovanni Fantoni (1755-1807). Nelle frazioni di Fivizzano (Castelletto, Cotto, Cerignano, Collegnago, Mommio, Moncigoli, Motta, Pognana, Certardola, Serrarola, Spicciano, Terenzano, Turlago, Vendaso, Verrucola) quasi tutte le case crollarono o divennero inabitabili. Crolli e inabitabilit diusa furono riscontrati anche in molti edici a Gassano, Po e Viano; in questultima localit la pieve monumentale sub danni molto rilevanti, con crepe nella volta e negli archi. Un altro comune fra quelli pi danneggiati fu Casola in Lunigiana: nel suo territorio comunale rientravano Vigneta e Regnano, due dei paesi quasi completamente rasi al suolo dalla scossa. Nel capoluogo, quasi tutti gli edici dovettero essere diprovincia di Massa-Carrara

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chiarati inabitabili, molti crollarono; il castelletto e la torre rimasero gravemente lesionati e se ne ritenne necessaria la demolizione. A Ugliancaldo quasi tutte le case divennero inabitabili e molte crollarono totalmente. interessante rilevare che, in questo paese, 32 case fatte costruire con rigorosi criteri edilizi dal granduca Leopoldo II dopo il terremoto del 1837 subirono danni meno gravi rispetto agli altri edici. Chiese parrocchiali e piccoli oratori, castelli, torri medievali si squarciarono e cedettero in quasi tutto il territorio di Casola. Anche nel comune di Villaanca in Lunigiana il terremoto caus il crollo di molte case e lesioni. Nel capoluogo, i danni, per quanto gravi, non superarono il grado VIII MCS. Numerose abitazioni, in particolare nella via Vittorio Emanuele, riportarono gravi lesioni e crolli parziali divenendo inabitabili; furono notevolmente danneggiate le chiese di San Giovanni, San Nicol e San Francesco; nellex convento di San Francesco, allepoca sede del municipio, furono riscontrati danni enormi; fu gravemente lesionato lantico castello dei Malaspina, allepoca abitato dal marchese Scipione Malaspina, che fu costretto ad abbandonarlo.
provincia di Reggio Emilia

Al di l del crinale dellAppennino, nella provincia reggiana, il comune pi danneggiato fu Villa Minozzo. Il capoluogo fu danneggiato in modo non grave; numerose frazioni invece subirono danni ingenti, con crolli ed estese distruzioni. Fra le frazioni pi colpite Asta, Coriano, Civago, dove quasi tutte le case crollarono o furono dichiarate inabitabili; in particolare, nella chiesa parrocchiale di Civago, da poco restaurata, le murature esterne furono gravemente lesionate, la volta croll quasi interamente, rompendo gli altari di marmo sottostanti, e la canonica divenne inabitabile; i danni furono aggravati dalle condizioni di instabilit del terreno che stava scivolando verso il corso del sottostante torrente Dolo. Le frazioni di Case Stantini, Cervarolo, Febbio, Gazzano, Minozzo, Monteorsaro, Noellano, Riparotonda, Roncopianigi, Secchio ebbero danni un po pi contenuti, per quanto sempre gravi: la maggior parte delle case divennero inagibili e ci furono alcuni crolli parziali. ui i danni sismici furono notevolmente aggravati da un esteso movimento franoso che, messo in moto dal terremoto, si stacc dal versante nord orientale del monte Cusna (2.121 m). Complessivamente nellintero territorio comunale di Villa Minozzo un centinaio di case crollarono totalmente, unottantina crollarono parzialmente e un altro centinaio furono danneggiate gravemente e dichiarate inabitabili. I senzatetto furono oltre duemila. Anche Ospitaletto, nel comune di Ligonchio, fu molto danneggiato: quasi tutte le case crollarono o divennero inabitabili. A Ligonchio paese e nelle altre frazioni del comune, Caprile, Cinquecerri, Vaglie, le distruzioni furono invece meno gravi, anche se i danni furono comunque enormi: molte case crollarono, totalmente o parzialmente; a Cinquecerri, crollarono la chiesa parrocchiale e il campanile. Complessivamente, nellintero territorio comunale di Ligonchio, 34 case crollarono totalmente, 231 furono danneggiate gravemente e dichiarate inabitabili, 128 furono lesionate. A Massa e a Carrara il terremoto caus danni gravi e diusi: per Massa attestato il danneggiamento di molti edici, tra i quali il palazzo ducale, la cattedrale, la questura, larchivio di Stato, il palazzo vescovile e il seminario; questi due ultimi edici riportarono danni molto seri. In numerose abitazioni, anche di costruzione recente, furono rilevati crolli parziali, caduta di camini e crepe nei muri. Pi di 1.000 per-

altre localit colpite in Toscana e in Emilia

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160. Castiglione di Garfagnana: il tratto della cinta muraria lungo via Nazionale prima del terremoto del 7 settembre 1920.

161. Terremoto del 7 settembre 1920. Castiglione di Garfagnana: lo stesso tratto della cinta dopo il terremoto: crollarono la parte alta del torrione e la torre sopra la porta.

sone dovettero abbandonare le loro abitazioni, dichiarate inabitabili, e alloggiare in baracche. Anche a Carrara, molti edici risultarono inagibili. Il palazzo ducale dei Malaspina fu estesamente lesionato. Il duomo fu invece poco danneggiato. Circa 2.000 persone dovettero alloggiare in baracche. In tutta la Versilia la scossa fu fortissima. A Lucca il terremoto caus la caduta di tegole, camini e calcinacci. In molti edici, compresi il palazzo municipale e lospedale, si produssero lesioni e fenditure alle pareti e ai sotti. Nelle campagne della lucchesia crollarono alcuni tetti e molte case furono lesionate. A Pisa rimasero gravemente danneggiati diversi edici, fra cui larchivio di Stato, la chiesa di San Michele degli Scalzi, la chiesa di San Matteo e la fonderia Piccoli, dove croll la ciminiera; nel palazzo vescovile caddero calcinacci e si aprirono delle fessure. Anche a Livorno e a Pistoia sono attestati danni leggeri. A Prato e a Firenze, il terremoto fu sentito fortemente ma senza danni. In Emilia, la scossa fu molto forte a Parma, dove caus grande panico tra la popolazione e la caduta di vetri e numerosi comignoli, in particolare nelle strade Farini, Garibaldi, Mazzini e Ponte Caprazucca. Dalle facciate delle chiese di San Rocco e di SantAlessandro caddero grossi blocchi di ornato; fu danneggiata la cuspide del campanile della chiesa del Santo Sepolcro. A Modena caddero calcinacci e in alcuni edici furono notate delle lievi incrinature nei muri. A Reggio Emilia la popolazione fu presa dal panico ma non ci furono danni. Spaccature, ane e cadute di massi Il terremoto caus spaccature nel terreno, frane e cadute di massi in numerose localit della Garfagnana e della Lunigiana, sia sui versanti delle Alpi Apuane che su quelli dellAppennino tosco-emiliano. Sui colli circostanti Castiglione di Garfagnana ci furono scoscendimenti e si aprirono fratture nel suolo. Fenomeni analoghi furono rilevati nei pressi di Rigoso e nella campagna di Bagnone, in Lunigiana.
eetti sullambiente

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162. Terremoto del 7 settembre 1920. Barga: edici sventrati e inagibili in via del Pretorio.

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163. Terremoto del 7 settembre 1920. Barga: crolli e lesioni nella volta della cappella centrale del duomo.

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Frane, distacchi e cadute di massi e rocce in Garfagnana furono rilevati nelle zone di Corno, sotto il monte Pania di Corno, e di Capraia, sul versante appenninico; nei pressi di Careggine, sul versante apuano; nelle zone di Mezzana, Piazza al Serchio, Pieve Fosciana, San Romano in Garfagnana e Sillano. Nella campagna di Giuncugnano si aprirono dei crepacci nel suolo e si staccarono molte pietre da un monte vicino. Larghi crepacci nel terreno si aprirono anche a Treumi, nellAppennino parmense. Nei pressi di Secchio, nellAppennino reggiano, si apr nel terreno una spaccatura molto profonda che si allarg progressivamente nei giorni successivi al terremoto. Sul versante carrarese delle Alpi Apuane, una frana nelle cave di Carrara caus la morte di alcuni operai; frane e cadute di massi ci furono anche a Massa e, pochi chilometri a est, a Campaiana. Una grande frana si stacc dal versante nord-orientale del monte Cusna, nellAppennino reggiano, e invest gli abitati di Asta, Case Stantini, Febbio, Roncopianigi e Riparotonda (frazioni del comune di Villa Minozzo), aggravando i danni causati dal terremoto. La frana si allarg in seguito, estendendosi per una larghezza di oltre 6 km; nellottobre successivo, in un avvallamento del terreno prodotto dalla frana si form un lago. A Fivizzano, Mologno, Poggio e Piazza al Serchio si formarono spaccature, larghe anche no a 10 cm, nelle carreggiate di alcune strade; fenomeni analoghi furono rilevati anche in strade fuori dai centri abitati, soprattutto nellarea compresa tra Fivizzano e Piazza al Serchio. Una popolazione di montagna in case povere Il terremoto caus un numero di morti relativamente basso (171) rispetto a quanto ci si sarebbe atteso sulla base dellenergia rilasciata dal terremoto e dei danni causati. Tra le ragioni, c il fatto che il terremoto era stato preceduto il giorno prima da una forte scossa (6 settembre, ore 16:05), che fu sentita da tutti, allarmando la popolazione e spingendo molti a stare fuori casa. Inoltre, quando avvenne la scossa pi violenta, alle ore 7:56 locali, nelle case si trovava un numero relativamente limitato di persone, per lo pi anziani, donne e bambini, perch molti abitanti addetti ai lavori agricoli e allallevamento del bestiame erano gi nei campi. Anche in questo caso, alle estese distruzioni e allenorme entit dei danni concorsero le sfavorevoli caratteristiche dei terreni di fondazione e le pessime condizioni delledilizia locale. Larea investita dal terremoto del 7 settembre 1920 era una zona montuosa, con uneconomia prevalentemente rurale e abbastanza povera. Le case coloniche, ma anche molti edici nei centri urbani, erano di scarsa qualit, e inoltre per lo pi privi di manutenzione. Il livello di vulnerabilit prima del terremoto in molti casi era elevatissimo. uasi tutti gli edici, con lesclusione delle costruzioni pi importanti, erano costruiti con materiali poveri e con tecniche tradizionali. Le case dabitazione avevano un massimo di due piani, ma i muri erano costruiti con pietre irregolari, cementate con calce, mescolata a troppa sabbia. Le tipologie di danno pi diuse negli edici furono: distacco quasi completo dei muri, lesioni nelle pareti, rottura degli architravi, strapiombo delle murature, crollo e dissesto dei tetti, dei solai e delle scale.

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Le distruzioni in unaccesa conittualit economica e sociale uando avvenne il terremoto, era in corso una crisi economica di dimensioni europee, in un dopoguerra agitato da molti conitti, come gi rilevato per i precedenti terremoti. I problemi sociali erano drammatici soprattutto su due versanti: quello del reinserimento dei reduci di guerra nella societ civile e quello del clima conittuale in corso, che varcava i conni dei luoghi di lavoro e di produzione per diventare una rivolta politica. Ma la crisi pi grande riguardava leconomia. A monte cera la grande depressione del mercato nanziario internazionale, iniziata durante la guerra a causa dellaumento delle conversioni della valuta in oro e delle tesaurizzazioni, senza contare le dicolt di comunicazione e di trasporto dovute al conitto in corso. A guerra nita, il sistema nanziario era sullorlo del collasso. In quel clima dinstabilit ogni paese si trovava a dovere arontare enormi problemi economici. Lallentamento dei controlli pubblici, la liberalizzazione dei cambi e la precedente crescita della quantit di moneta circolante determinarono in Italia una forte espansione produttiva, del tutto insostenibile per leconomia dellepoca: linazione and fuori controllo e proprio nel 1920 lincremento dei prezzi raggiunse il culmine. In Toscana, laristocrazia terriera stava arontando il problema pi imponente e preoccupante del primo dopoguerra: per trascuratezza durante gli anni del conitto bellico ci fu una forte espansione della lossera, un insetto che attacca le viti e causa in breve tempo gravi danni alle radici e la conseguente morte della pianta. uesto attacco alle viti caus un consistente calo produttivo del vino. Il problema riguard soprattutto le province vinicole di Firenze e di Siena, area di massima concentrazione delle grandi propriet di viticoltori. Sui monti della Garfagnana e dellalta Lunigiana, lasprezza del terreno aveva invece da tempo scoraggiato la concentrazione fondiaria, rendendo possibile la sussistenza solo di piccole propriet contadine, assai vulnerabili alla crisi in corso. La straordinaria sequenza di violenti terremoti susseguitisi a partire dal 1917 nellAppennino tosco-emiliano aveva logorato e scoraggiato le popolazioni. In Garfagnana e in Lunigiana, che nel 1920 furono le aree pi colpite, la ricostruzione fu lenta, dicoltosa e, in molti casi, inadeguata. Solidariet, provvedimenti, sussidi: mancano i grandi progetti Nella prima fase dellemergenza il governo approv diversi provvedimenti durgenza, quali il trasporto di viveri per ferrovia, linvio di squadre di soccorso agli ordini di ingegneri del Genio civile, linvio di ispettori, funzionari di Pubblica sicurezza e uciali dei carabinieri in Garfagnana e Lunigiana. Furono, inoltre, proposte da alcuni ministri, esenzioni o proroghe scali per le popolazioni pi colpite. Non manc la solidariet nazionale: da molte localit italiane giunsero aiuti in denaro, medicinali e viveri. La direzione della Banca dItalia e il Ministero delle Poste si prestarono a raccogliere il denaro versato a favore dei terremotati su un apposito conto corrente. Anche dalla Chiesa giunsero aiuti in denaro, raccolti attraverso i vescovi (circa 266.000 lire). Parte di queste sovvenzioni giunsero da lontano: dai Francescani degli Stati Uniti dAmerica e dalle parrocchie americane rette dai Francescani; dalla chiesa di Santa Rita di Brooklyn, dalla chiesa di Notre Dame di Montreal. I sovrani dItalia, con la principessa Jolanda e alcuni ministri si recarono in visita

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164. Terremoto del 7 settembre 1920. Fivizzano: macerie e case inagibili.

165. Terremoto del 7 settembre 1920. Fivizzano: edici sventrati in via Vittorio Emanuele.

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166. Terremoto del 7 settembre 1920. Fivizzano: crollo della cupola nella chiesa di San Giovanni.

167. Terremoto del 7 settembre 1920. Fivizzano: demolizione di un edicio pericolante.

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sui luoghi colpiti. Tutti i maggiori giornali italiani dellepoca seguirono, con i loro inviati sul posto, la fase dellemergenza e lavvio della ricostruzione. Il governo aront questo susseguirsi di emergenze sismiche, che dai primi anni del Novecento sembrava non lasciare tregua: 1905, 1907, 1908, 1910, 1915, 1916, 1917, 1918, 1919, 1920. Linsieme delle somme di denaro stanziate dai numerosi provvedimenti legislativi per lemergenza e le ricostruzioni furono, per leconomia e le possibilit del periodo, ingenti, ma insucienti. Il primo provvedimento attestato per il terremoto del 7 settembre 1920 fu preso poco meno di venti giorni dopo levento, il 23 settembre (regio decreto legge n. 1315): con esso furono stanziati 15 milioni di lire da utilizzare per le demolizioni, i puntellamenti, i ricoveri per i senzatetto, le riparazioni, la concessione di sussidi e lo sgombero delle macerie, secondo le valutazioni degli addetti del Genio civile. Il decreto legge regolamentava, inoltre, le occupazioni temporanee di immobili, la pubblica utilit degli stabilimenti industriali, gli espropri con le relative indennit, la distribuzione di materiali da costruzione, la ripartizione delle aree edicabili destinate alla costruzione di baracche e le esenzioni dalle tasse. Con un altro provvedimento legislativo (regio decreto legge n. 1428, 23 settembre 1920) furono regolamentati lacquisto dei materiali necessari alla opere urgenti di soccorso e il relativo trasporto nelle zone colpite da parte del governo. In seguito, con altri decreti legge furono erogati altri 20 milioni di lire e concesse nuove esen-

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168. Terremoto del 7 settembre 1920. Febbio: il campanile della chiesa fortemente inclinato, a causa di una grande frana, con un fronte di 6 km, attivata dal terremoto. Il paese fu travolto.

zioni scali; in seguito furono apportate modiche alle decisioni prese dal governo, concedendo proroghe ai termini stabiliti dai decreti precedenti per le ricostruzioni. Successivi provvedimenti amministrativi concessero nuovi sussidi. Nel 1923, a tre anni dal terremoto, fu necessario, ssare nuovamente le condizioni per la presentazione delle domande relative alla ricostruzione (lanno successivo, nel marzo 1924, furono concesse ulteriori proroghe) e disporre un nuovo stanziamento di 500 milioni di lire, da erogare sotto forma di contributi diretti dello Stato ai danneggiati dai vari terremoti accaduti in quegli anni (regio decreto legge n. 2309, 1923). Nuove norme per ricostruire ignorano ledilizia tradizionale Oltre agli interventi economici, il governo eman una serie di norme nuove per regolamentare la ricostruzione. ui si scontrarono, si pu dire, due concezioni diverse delledilizia. Da un lato cera ledilizia storica tradizionale della montagna, realizzata con pietre ben squadrate, numerose volte, edici concatenati con volte e voltini, e uso molto diuso del legno nei solai. Dallaltro lato vi era una concezione moderna delledilizia, che vedeva solo nel cemento armato la possibilit di rendere le case pi solide, anche in funzione antisismica, e che imponeva cordoli di cemento, vietava le volte, dettava misure nuove ed escludeva il legno. Gli abitanti della montagna, che da secoli costruivano da soli le loro case, utilizzando materiali del posto e secondo antiche regole costruttive, si trovarono nelle condizioni di delegare a manodopera esterna o a ditte la realizzazione delle loro nuove case. Ledilizia tradizionale rischi di perdersi, senza regole e senza attenzione alla sua antica sintassi. Diversi studiosi, ingegneri e architetti, hanno analizzato a partire degli anni ot-

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tanta del Novecento ledilizia tradizionale (detta anche vernacolare) e sono giunti alla conclusione che essa possa avere una sua resistenza ai terremoti, purch gli edici siano realizzati secondo le regole dellarte e abbiano una manutenzione ordinaria regolare.55 uesti studi hanno messo in evidenza che larchitettura tradizionale non quindi povera e scadente in s, come tipologia e linguaggio, ma sono lusura, la povert e lincuria a denirne la vulnerabilit.
55

A. Giur, Note sullecacia delle tecnologie storiche in area sismica, in Palladio, n.s., vol. 5, pp. 127-134, Roma 1990.

Altri terremoti minori causano nuovi danni

Data 1924 01 02 1925 09 24 1926 01 01 1927 12 26

Ora 9:55 14:34 19:04 16:06

Me 5.3 5.1 5.9 4.9

I0 VII-VIII VII VII-VIII VII

Imax VII-VIII VII-VIII VII-VIII VIII

Siti Localit 76 50 63 38 Medio Adriatico Molise occidentale Slovenia Colli Albani

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