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Francesco Lamendola

La fretta e la complessit della vita quotidiana alle origini del nostro shock da futuro
Abbiamo gi avuto occasione di parlare, in un precedente articolo, dello shock da futuro che sta mettendo a durissima prova la capacit dell'uomo contemporaneo di adattarsi ai rapidissimi e convulsi cambiamenti tecnologici, sociali e culturali, che si succedono a ritmo sempre pi rapido e incalzante (cfr. Lo shock del futuro, banco di prova del Nuovo Ordine Mondiale , consultabile sul sito di Arianna Editrice). Inoltre, abbiamo anche avanzato l'ipotesi che alcuni dei pi devastanti meccanismi di dissociazione e alienazione della mente dell'uomo contemporaneo, potrebbero essere orchestrati all'interno di un progetto globale, pianificato da entit malvagie, il cui scopo sarebbe quello di provocare il massimo del disorientamento morale nella societ, al fine di poterla assoggettare pi facilmente (cfr. i nostri due articoli Esiste un progetto consapevole per strappare l'anima del mondo? , sul sito di Edicolaweb, e Qualcosa sta accadendo che non sappiamo interpretare, ancora sul sito di Arianna Editrice). Tuttavia, per una parte dei meccanismi di dissociazione e alienazione oggi operanti al livello della mente, non necessario ricorrere a spiegazioni cos sofisticate, ma sufficiente considerare il normale (si fa per dire) ritmo della vita quotidiana, dovuto a fattori della modernit assolutamente chiari ed espliciti. Il primo fattore di disagio , senza dubbio, quello rappresentato dalla velocit con cui la societ si muove e, di conseguenza, dalla fretta con cui le persone sono costrette a muoversi e ad agire. Coloro i quali hanno fatto, nella loro vita, l'esperienza di una malattia o di un disturbo che le abbia costrette a una improvvisa lentezza di movimenti, o coloro - semplicemente - che vivono con un anziano o si prendono cura di lui, sanno molto bene quanto sia pesante questo fattore, del quale stentano ad accorgersi quanti non vivono tali limitazioni. Per fare solo un esempio, non certo cosa facile far salire in automobile una persona anziana, accostando al marciapiede, quando c' una fila di auto impazienti che devono aspettare qualche secondo; e la nostra vita quotidiana fatta di decine e centinaia di tali situazioni, stressanti e inumane. La nostra vita quotidiana, letteralmente, non si svolge pi a misura d'uomo, ma a misura di un elemento onnipresente e inafferrabile, la velocit, che ci impone i suoi ritmi nostro malgrado. Molte persone, dotate di scarso spirito critico, si lasciano assorbire totalmente da un simile ritmo, e finiscono per vivere la velocit non come una dura legge imposta da circostanze esteriori, ma una specie di valore assoluto ed autoevidente. Sono, ad esempio, quegli automobilisti che effettuano sorpassi pericolosi perch non sopportano di restare dietro un veicolo che viaggia a una velocit magari sostenuta, ma inferiore alle loro pretese; per poi svoltare pochi metri pi avanti, sempre in maniera pericolosa, in una strada secondaria. Sarebbe stato sufficiente che pazientassero per qualche secondo: ma no, non sono stati disposti a farlo, a imporsi un minimo di moderazione e di autocontrollo. Le stesse persone agiscono con uguale imprudenza e prepotenza nei rapporti sociali. Non trovano mai il tempo per ascoltare, per vedere, per capire, tanto meno per confortare o per dire una parola buona nemmeno alle persone cui, pure, credono di voler bene. Travolte dai meccanismi compulsivi della velocit e della fretta, si agitano senza posa per fare mille cose, in preda ai miti alienanti
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dell'efficientismo e del produttivismo ad ogni costo; e non sanno neppure prendersi cura di se stesse, ascoltare un poco le esigenze profonde del proprio io. Le persone di questo genere vanno incontro a disturbi fisici e psicologici di ogni tipo, dall'ipertensione arteriosa all'insonnia, dall'ulcera gastrica agli attacchi d'ansia; e, finch non si ammalano seriamente, contribuiscono ad aumentare l'atmosfera convulsa che regna nelle famiglie, nei luoghi di lavoro, nei condomini e nei quartieri. Il loro orologio biologico sconvolto; mangiano quando capita e come capita, dormono poco e male, non si fermano quando sentono l'insorgere della stanchezza, perch sembrerebbe loro di perdere tempo: e, cos facendo, ignorano i messaggi inequivocabili che il loro organismo e la loro psiche inviano loro, disperatamente, per metterle in guardia finch sono ancora in tempo. Il secondo elemento decisivo che produce ansia, insicurezza, nevrosi e frustrazione, quello del livello crescente di complessit delle normali pratiche della vita quotidiana. Oggi, anche sbrigare le faccende pi semplici diventata un'impresa estremamente complessa e, spesso, superiore alle possibilit delle persone comuni. Il mondo si automatizzato: e, se ci ha permesso di risparmiare tempo e di ridurre l'impiego di personale umano, ha complicato a dismisura il disbrigo delle normali attivit della vita d'ogni giorno. Per entrare e uscire dall'autostrada, bisogna vedersela con una macchina; e cos pure per pagare una prestazione medica o per prenotare un appuntamento. Per entrare in una banca, bisogna passare attraverso una bussola claustrofobica (si ricordi quanto detto a propositi delle difficolt degli anziani), indi munirsi di un numero e attendere; ma anche per accedere a uno sportello postale bisogna munirsi di un numero, e perfino per essere serviti al banco del supermercato. Ottenere la comunicazione telefonica con un ufficio pubblico o privato , spesso, un'ardua impresa: occorre ascoltare lunghe e complicate istruzioni registrate, digitare una serie di tasti, attendere in linea per tempi notevolissimi. Decifrare la ricetta del medico, poi, un'impresa superiore non solo alle forze del paziente, ma anche del farmacista che dovrebbe servire quest'ultimo; effettuare la denuncia dei redditi cosa che richiede l'aiuto di un commercialista, anche nel caso di un lavoratore a reddito fisso; per non parlare di tutto quello che ormai indispensabile fare tramite la rete informatica. Si tratta di un insieme di gesti, di operazioni, di pratiche, alle quali ci stiamo sempre pi abituando, ma non senza pagare uno scotto consistente, tra l'altro, in un continuo accumulo di tensione nervosa. I bambini, in particolare, imparano in fretta; ma chi pu dire quale danno non ricavino dal dover diventare degli adulti a tappe forzate, specialmente al livello della creativit e dell'affettivit? Gli anziani, invece, sono esposti a un vero e proprio tracollo nervoso: come se il mondo cambiasse pi in fretta di quanto essi possano tollerare; come se qualcuno li costringesse a spostarsi su di un tappeto mobile che viaggia troppo velocemente. Chi non sa usufruire della tecnica, anche nelle cose pi semplici, si trova tagliato fuori o costretto a ricorrere continuamente all'aiuto di altre persone, perdendo la fiducia in se stesso e sentendosi sempre pi impotente ed inutile. Non si dovrebbero sottovalutare gli effetti negativi di un tale stato di cose per tutti, n gli esiti discriminatori nei confronti di alcune categorie di persone: gli anziani e i malati in primo luogo; ma anche tutti coloro che, per una ragione o per l'altra, stentano a tenere questo ritmo e ad assimilare le nuove pratiche tecnologiche. Si dir che questo il costo del progresso, e che inevitabile che la societ evolva sempre pi in fretta; e, inoltre, che quanti non sono in grado di adattarsi alle nuove situazioni, prima o poi scompariranno, come sono scomparsi gli animali e le piante del passato allorch non seppero adattarsi ai mutamenti climatici e geologici. Si dir che, se cos non fosse, non vi sarebbe progresso, e la civilt si fermerebbe. Gira e rigira, si ricade sempre l: nel darwinismo sociale. La vita una lotta; la societ si divide in due sole categorie, quella dei vincenti e quella dei perdenti; e chi si ferma perduto. Chi sostiene questo tipo di ragionamento si rende assertore, in buona o cattiva fede, di un determinismo sociale di matrice biologica, di una vera e propria naturalizzazione dei fenomeni
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sociali. Dimenticando o ignorando, per, che non affatto un destino quello che spinge la societ in una determinata direzione piuttosto che in un'altra, bens il risultato di un insieme di meccanismi economici e di scelte politiche . La logica del progresso subalterna all'idea dello sviluppo illimitato, ossia alla follia pi tipica della modernit: la persuasione che tutto si possa incrementare all'infinito: la produzione, il consumo, il profitto, perfino il sapere; e che il risultato di questa crescita esponenziale debba essere, chiss mai per quale trucco da prestigiatore, un aumento (illimitato anch'esso) del benessere e, chiss, magari anche della felicit. Ma su quali basi si pu ragionevolmente sostenere che un individuo sar pi felice se, invece della bicicletta, riuscir ad acquistare un'automobile utilitaria; se, invece di un'automobile utilitaria, riuscir ad averne una di lusso; se, dopo averne messa una nel garage, se ne procurer una seconda, una terza, e cos via? E su quali basi si pu ragionevolmente sostenere che la nostra vita sar migliore se riusciremo a viaggiare pi in fretta (code stradali permettendo), se potremo vedere la partita di calcio in diretta, se la lavastoviglie, l'aspirapolvere o la falciatrice elettrica dimezzeranno il tempo (e la fatica) che dobbiamo dedicare al lavoro manuale; anche se, per procurarci tutte queste cose, e molte altre che sembrano divenute indispensabili, dovremo profondere pi tempo e pi fatica di quanta non ne faremmo senza di esse? Ci stiamo disumanizzando a partire dalle piccole cose di ogni giorno, e non ce ne rendiamo conto. In Giappone hanno appena messo a punto un robot che pu dirigere un'orchestra sinfonica: e, ogni volta che dal mondo della tecnica ci giunge una notizia del genere, ci sembra di aver guadagnato qualche cosa, di aver realizzato un progresso. Ma proprio cos? Del resto, non solo dal mondo della scienza e della tecnica che avanza la disumanizzazione della vita d'ogni giorno, anche se un ben triste spettacolo vedere un bambino, che magari ha anche la fortuna di vivere in un luogo ecologicamente ancora integro, spendere le sue ore libere, un giorno dopo l'altro, davanti allo schermo del computer o di qualche videogioco. Bisognerebbe ricordare, infatti, che scienza e tecnica esprimono l'orientamento spirituale di una data societ e sono, in buona parte, l'effetto e non la causa di un progressivo allontanamento di essa dalla misura veramente umana del vivere. Qualche cosa si rotto a un livello ben pi profondo di quello della tecnologia; e, se non riusciremo a rendercene conto, continueremo lungo la strada della crescita illimitata e del progresso materiale fine a se stesso, assistendo a un asservimento dell'uomo sempre pi pronunciato: non tanto nei confronti delle macchine, quanto nei confronti della falsa idea che egli si fatta di se stesso. E la falsa idea che l'uomo moderno si fatta di se stesso consiste in questo: aver negato la propria dimensione di creatura finita, di creatura fallibile, di creatura ferita e bisognosa di rispetto, compassione e perdono (cfr. il nostro precedente articolo Siamo tutti feriti nell'anima e tutti bisognosi di compassione e di perdono, sempre sul sito di Arianna). C' una ferita originaria, nella nostra condizione di esseri umani, che invano cerchiamo di esorcizzare con gli strumenti della potenza materiale, che sono - appunto - quelli della tecnoscienza; e, al centro di questa ferita, c' la consapevolezza della nostra mortalit. Sappiamo di dover morire, di doverci separare dalle persone e dalle cose di questo mondo. Ebbene, a partire da un certo momento storico - dalla cosiddetta Rivoluzione scientifica del XVII secolo - l'uomo europeo ha deciso di non accettare la propria condizione, il proprio destino, e si ribellato contro di essi. Ha voluto farsi il Dio di se stesso; ha deciso di rifiutare il proprio destino di creatura mortale, costruendo un mondo artificiale sul quale esercitare una manipolazione e un dominio sempre pi forti, illudendosi che ci gli avrebbe dato un surrogato di immortalit. Questo, e non altro, il significato del racconto biblico della Torre di Babele: la follia dell'arroganza umana, in rivolta di fronte alla propria condizione mortale. E cos, per costruire un mondo a misura del proprio dominio, l'uomo moderno ha finito per costruire un mondo non pi a misura di se stesso; nel quale si muove sempre pi a fatica, sempre pi confuso
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e alienato, sempre pi esacerbato e spossato, in balia di ritmi che non sono, n potranno mai essere, i suoi. Questa, dunque, la nemesi della modernit e di un'idea aberrante di ci che il progresso: che l'uomo, per essersi voluto ergere a Dio di se steso, ha finito per diventare lo schiavo di se stesso, delle proprie aspirazioni smodate, del proprio orgoglio, dei propri miti e, in ultima istanza, perfino delle proprie macchine. O Capaneo - dice il gran padre Dante - in ci che non s'ammorza la tua superbia, se' tu pi punito E san Paolo, nell'Espitola ai Romani: Essi, che vollero farsi sapienti, hanno gi ricevuto in se stessi il proprio castigo. Dante, san Paolo: ciascuno pu pensare ci che vuole di tali personaggi, ma una cosa nessuno potrebbe dire: che fossero degli stupidi. Forse, giunto il tempo che ci fermiamo a riflettere sulle parole di alcune grandi anime le quali, gi prima che la modernit cominciasse a produrre i suoi fiori velenosi, avevano messo in guardia contro le conseguenze funeste della mancata accettazione, da parte dell'uomo, della propria condizione di creatura fragile e mortale, e della propria impossibilit a salvarsi da s, con le sue sole forze. Infatti, se anche fosse vero che l'uomo in grado di salvarsi da solo, chi mai potrebbe perdonarlo per la malvagit quasi inesauribile da lui dispiegata nel corso della storia, e che vediamo all'opera anche nei fatti - apparentemente piccoli - della vita d'ogni giorno?

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