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Tragedia greca

La tragedia greca un genere teatrale nato nell'antica Grecia, la cui messa in sc ena era, per gli abitanti della Atene classica, una cerimonia di tipo religioso[ 1] con forti valenze sociali.[2] Sorta dai riti sacri della Grecia e dell'Asia m inore, raggiunse la sua forma pi significativa nell'Atene del V secolo a.C. Preci samente, la tragedia l'estensione in senso drammatico, cio secondo criteri pretta mente teatrali, di antichi riti in onore di Dioniso, dio della natura. Come tale fu tramandata fino al romanticismo, che apre, molto di pi di quanto non avesse f atto il Rinascimento, la discussione sui generi letterari. Il motivo della tragedia greca strettamente connesso con l'epica, ossia il mito, ma dal punto di vista della comunicazione la tragedia sviluppa mezzi del tutto nuovi: il mythos (????, parola, racconto) si fonde con l'azione, cio con la rappre sentazione diretta (d??a, dramma, deriva da d???, agire), in cui il pubblico vede con i propri occhi i personaggi che compaiono come entit distinte che agiscono a utonomamente sulla scena (s????, in origine il tendone dei banchetti), provvisti ciascuno di una propria dimensione psicologica. I pi importanti e riconosciuti autori di tragedie furono Eschilo, Sofocle ed Euri pide, che affrontarono i temi pi sentiti della Grecia del V secolo a.C. Indice [nascondi] 1 Etimologia 2 Origine della tragedia 2.1 Ipotesi aristotelica 2.2 Ipotesi alessandrine 2.3 Ipotesi moderne 3 Evoluzione della tragedia 3.1 Dal ditirambo al dramma 3.2 Le prime tragedie 3.3 Eschilo: la codificazione 3.4 Le riforme di Sofocle 3.5 Il realismo euripideo 3.6 La tragedia in et ellenistica 4 Caratteristiche 4.1 Argomenti e motivi 4.2 Struttura 4.3 Attori e maschere 4.4 Coro 4.5 Lingua 5 Le tragedie sopravvissute 5.1 Eschilo 5.2 Sofocle 5.3 Euripide 6 L'organizzazione teatrale ad Atene 6.1 Il teatro nella societ 6.2 Le Grandi Dionisie 6.3 Le Lenee 6.4 Le Dionisie rurali 7 Studi sulla tragedia: Aristotele e Nietzsche 7.1 La Poetica di Aristotele 7.1.1 Mimesi e catarsi 7.1.2 Le tre unit 7.2 La nascita della tragedia di Nietzsche 8 Note 9 Bibliografia 10 Voci correlate 11 Altri progetti 12 Collegamenti esterni Etimologia [modifica]

Il termine greco trago(i)da t?a??d?a deriverebbe dall'unione delle radici di "cap ro" (t????? / trgos) e "cantare" (?d? / (i)d) e significherebbe dunque canto dei cap ri, in riferimento al coro dei satiri[3], o "canto per il capro". Nella prima acc ezione del termine dunque i capri sarebbero gli attori mascherati da capri, ment re nella seconda l'animale (sia esso capretto o agnello) sarebbe da intendersi c ome primizia da offrire, come bene del quale l'uomo si priva in un momento sacro (sia che esso venga offerto al dio stesso come vittima sacrificale, e si ricord i che il capretto animale sacro a Dioniso, sia che esso sia premio consegnato al vincitore dell'agone tragico che si svolgeva durante le feste in onore di Dioni so)[4]. Una teoria pi recente (J. Winkler) fa derivare "tragedia" dal vocabolo raro traghz ein (t?a???e??), che significa "cambiare voce, assumere una voce belante come i capretti", in riferimento agli attori. A meno che, suggerisce D'Amico, tragoida n on significhi pi semplicemente canto dei capri, dai personaggi satireschi che compo nevano il coro delle prime azioni sacre dionisiache[5]. Altre ipotesi sono state tentate, in passato, tra cui una etimologia che definirebbe la tragedia come un 'ode alla birra[6]. Quello che possibile affermare con certezza che la radice trag- (t?a?-), anche p rima di riferirsi al dramma tragico, fu utilizzata per significare l'essere "sim ile ad un capro", ma anche la selvatichezza, la libidine, il piacere del cibo, i n una serie di parole derivate che gravitano intorno alla zona linguistica del rit o dionisiaco[7]. Origine della tragedia [modifica] Il problema dell'origine della tragedia non appartiene alla storia della lettera tura greca: per essa, la tragedia comincia soltanto con Eschilo, tutt'al pi con F rinico, poich per essa non esiste una tragedia prima della tragedia, e il problem a dell'origine un problema di preistoria. (Gennaro Perrotta, Storia della letteratura greca[8]) Ipotesi aristotelica [modifica] L'origine della tragedia greca uno dei tradizionali problemi irrisolti della fil ologia classica. La fonte primaria di questo dibattito la Poetica di Aristotele. L'autore pot raccogliere una documentazione di prima mano, a noi oggi inaccessib ile, sulle fasi pi antiche del teatro in Attica, la sua opera dunque contributo i nestimabile per lo studio della tragedia antica, anche se la sua testimonianza n on esente da dubbi[9]. Secondo Aristotele, la tragedia sarebbe un'evoluzione del ditirambo satiresco, u n particolare tipo di ditirambo eseguito da satiri e introdotto da Arione di Met imna; il genere sarebbe sorto nel Peloponneso[9] e si sarebbe sviluppato dal dra mma satiresco[10]. Questa origine satiresca della tragedia sarebbe avvalorata non solo da tre passi di drammi satireschi (Eschilo, Prometeo satiresco, fr. 207; Sofocle, I segugi, 358; Euripide, Ciclope, 80), che proverebbero l'identificazione dei satiri con i t?????, ma anche dal fatto che negli agoni drammatici le tragedie erano sempre accompagnate da un dramma satiresco[11]. Ipotesi alessandrine [modifica] Menadi danzanti, che portano un agnello o capretto sacrificale I grammatici alessandrini intesero il termine t?a??d?a come canto per il sacrific io del capro o canto per il capro, ritenendo l'animale premio di una gara, come att estato anche dall'Ars poetica di Orazio: (LA) carmine qui tragico vilem certavit ob hircum (IT) [...] e chi gareggi nell'agone tragico per il misero caprone [...] (Quinto Orazio Flacco, Ars poetica, v. 220) Il genere sarebbe nato in Attica e avrebbe affondato le proprie radici in alcuni particolari riti del culto locale di Dioniso[12]. Ipotesi moderne [modifica]

Una teoria sviluppata da William Ridgeway in The origin of tragedy with special reference to the Greek tragedians collega l'origine della tragedia alle danze in onore degli eroi[13]. Alcuni studiosi, tra cui Walter Burkert[14], Walter Friedrich Otto[15], Karl Kern yi[16] e Mario Untersteiner[2], hanno sottolineato il rapporto che lega Dioniso, il sacrificio e la nascita della tragedia greca. Anche i "Ritualisti di Cambrid ge", un gruppo di studiosi inglesi attivo all'inizio del XX secolo all'Universit di Cambridge, si interessarono alla derivazione della tragedia dal rito dell'ucc isione del eniautos daimon o "dio annuale"[17]. Evoluzione della tragedia [modifica] Dal ditirambo al dramma [modifica] Scrive Aristotele nella Poetica che la tragedia nasce all'inizio dall'improvvisa zione, precisamente "da coloro che intonano il ditirambo"[18] (?p? t?? ??a????t? ? t?? d????a??, ap ton exarchnton tn dithrambon[19]), un canto corale in onore di Dion iso. All'inizio queste manifestazioni erano brevi e di tono burlesco perch conten evano degli elementi satireschi; poi il linguaggio si fece man mano pi grave e ca mbi anche il metro, che da tetrametro trocaico, il verso pi prosaico, divenne trim etro giambico. Questa informazione completata da un passo delle Storie (I, 23) d i Erodoto e da fonti successive, in cui il lirico Arione di Metimna definito inv entore del ditirambo. Dioniso attorniato da satiri Il ditirambo, in origine improvvisato, assume poi una forma scritta e prestabili ta. Il coro s'indirizzava al thymele (?????), l'ara sacrificale, e cantava in cer chio, disponendosi intorno ad essa. Gli studiosi hanno formulato una serie di ipotesi riguardo al modo in cui si sia compiuta l'evoluzione dal ditirambo alla tragedia. In generale, si ritiene che ad un certo momento dal coro che intonava questo canto in onore di Dioniso il co rifeo, ossia il capocoro, si sarebbe staccato e avrebbe cominciato a dialogare c on esso, diventando cos un vero e proprio personaggio. In seguito sarebbe stato a ggiunto un ulteriore personaggio, che non cantava ma parlava, chiamato hypocrits (?p????t??, ossia "colui che risponde", parola che in seguito prender il signific ato di attore). Probabilmente, il dialogo che in questo modo nacque tra attore, corifeo e coro diede vita alla tragedia. Da canto epico-lirico, il ditirambo div enta teatro[20]. Mentre nasceva e si strutturava la tragedia vera e propria, lo spirito pi popolar e dei riti e delle danze dionisiache sopravvisse nel dramma satiresco[21]. Le prime tragedie [modifica] La tradizione, supportata da un esiguo numero di reperti storici quali il Marmor Parium, attribuisce la prima rappresentazione tragica, avvenuta nel 534 a.C. ne ll'ambito delle feste chiamate Dionisie (istituite da Pisistrato), a Tespi[22]. Si presuppone che questi fosse attico, appartenente al demo di Icaria, ma delle sue tragedie sappiamo ben poco, se non che il coro era ancora formato da satiri e che fu certamente il primo a vincere il concorso drammatico che proprio quell' anno (a quanto pare) si celebrava per la prima volta; Aristotele sostiene che in trodusse l'attore (?p????t??) che rispondeva al coro[22]. Inoltre Temistio, scri ttore del IV secolo a.C., riferisce che sempre secondo Aristotele, Tespi avrebbe inventato il prologo e la parte parlata (??s??). Altri drammaturghi dell'epoca furono Cherilo, autore di probabilmente centosessanta tragedie (con tredici vitt orie), e Prtina di Fliunte autore di cinquanta opere di cui 32 drammi satireschi; di tali opere per ci sono pervenuti solo i titoli. Da quel momento i drammi sati reschi affiancarono la rappresentazione delle tragedie.[23] Di Frinico cominciamo ad avere maggiori informazioni. Aristofane ne tesse le lod i nelle sue commedie, presentandolo nelle Vespe come un democratico radicale vic ino a Temistocle. Oltre a introdurre nei dialoghi il trimetro giambico e ad util izzare per la prima volta personaggi femminili, Frinico invent il genere della tr agedia ad argomento storico (La presa di Mileto). Introdusse inoltre una seconda parte alle sue opere: ci si avviava, quindi alla trilogia, che sar definitivamen

te adottata da Eschilo e dai suoi contemporanei. La sua prima vittoria in un ago ne documentata tra il 511 e il 508 a.C., ed certo che ne riport almeno un'altra n el 476 a.C., quando present le Fenicie avendo come corego Temistocle.[24][25] Eschilo: la codificazione [modifica] Per approfondire, vedi Eschilo. Sarebbe stato Eschilo a fissare le regole fondamentali del dramma tragico. Da Ar istotele[26] gli viene attribuita l'introduzione del secondo attore, che rese po ssibile la drammatizzazione di un conflitto, e della trilogia legata, che attrav erso tre tragedie raccontava un'unica lunga vicenda. Le opere di Eschilo a noi pervenute sono tutte dell'ultimo periodo della sua pro duzione, eppure confrontando le tragedie risalenti agli esordi con quelle degli ultimi anni, notiamo un'evoluzione e un arricchimento degli elementi propri del dramma tragico: dialoghi, contrasti, effetti teatrali[27]. Questo dovuto anche a lla concorrenza che l'anziano Eschilo aveva nelle gare drammatiche, soprattutto dal giovane Sofocle, che introdusse un terzo attore, rese pi complesse le trame e svilupp personaggi pi umani, nei quali il pubblico potesse identificarsi. Eschilo si mostr almeno in parte recettivo nei confronti delle innovazioni sofocl ee, introducendo a sua volta il terzo attore, ma rimase sempre fedele ad un estr emo rigore morale e ad una religiosit molto intensa, che ha il suo perno in Zeus (che in Eschilo sempre portatore del modo corretto di ragionare ed agire)[28]. M usicalmente Eschilo resta legato ai nomoi, strutture ritmico-melodiche sviluppat esi in et arcaica[29]. Le riforme di Sofocle [modifica] Per approfondire, vedi Sofocle. Plutarco, nella Vita di Cimone, racconta il primo trionfo del giovane talentuoso Sofocle contro il celebre e fino a quel momento incontrastato Eschilo[30]. Le i nnovazioni che Sofocle introdusse, e che gli guadagnarono almeno venti trionfi, riguardarono molti aspetti della rappresentazione tragica, dai dettagli pi insign ificanti (come i calzari bianchi e i bastoni ricurvi) fino a riforme pi dense di conseguenze. Introdusse un terzo attore, che permetteva alla tragedia di moltipl icare il numero dei personaggi possibili, aument a quindici il numero dei coreuti , ruppe l'obbligo della trilogia, rendendo possibile la rappresentazione di dram mi autonomi, introdusse l'uso di scenografie.[22] Rispetto a Eschilo, i cori tragici sofoclei si defilano dall'azione, partecipano sempre meno attivamente e diventano piuttosto spettatori e commentatori dei fat ti. Sofocle tent di togliere l'enfasi (nkos / ?????) ai suoi personaggi, per resti tuir loro completamente la drammaticit, in un mondo descritto come ingiusto e pri vo di luce. Nell'Edipo a Colono, il coro ripete la sorte migliore non nascere. Gli eventi che schiacciano le esistenze degli eroi non sono in alcun modo spiegabil i o giustificabili, e in questo possiamo vedere l'inizio di una sofferta rifless ione sulla condizione umana, ancora attuale nel mondo contemporaneo[31]. Il realismo euripideo [modifica] Per approfondire, vedi Euripide. Rilievo votivo che celebra probabilmente il trionfo di Le Baccanti Le peculiarit che distinguono le tragedie euripidee da quelle degli altri due dra mmaturghi sono da un lato la ricerca di sperimentazione tecnica attuata da Eurip ide in quasi tutte le sue opere e la maggiore attenzione che egli pone nella des crizione dei sentimenti, di cui analizza l'evoluzione che segue il mutare degli eventi narrati. La sperimentazione attuata da Euripide nelle sue tragedie osservabile essenzialm ente in tre aspetti che caratterizzano il suo teatro: il prologo, che diventa se mpre pi un monologo espositivo che informa sull'antefatto, l'introduzione del deu s ex machina e la progressiva svalutazione del coro dal punto di vista drammatic o a favore della monodia cantata dai personaggi. La novit assoluta del teatro euripideo comunque rappresentata dal realismo con il quale il drammaturgo tratteggia le dinamiche psicologiche dei suoi personaggi. L'eroe descritto nelle sue tragedie non pi il risoluto protagonista dei drammi di Eschilo e Sofocle, ma sovente una persona problematica ed insicura, non priva d

i conflitti interiori. Le protagoniste femminili dei drammi, come Andromaca, Fed ra e Medea, sono le nuove figure tragiche di Euripide, il quale ne tratteggia sa pientemente la tormentata sensibilit e le pulsioni irrazionali che si scontrano c on il mondo della ragione[32]. Un'altra caratteristica tipica di Euripide rispetto ai suoi predecessori una mag giore libert nell'ideare le trame delle tragedie, che presentano una maggiore aut onomia rispetto alle vicende raccontate dal mito, pi di quanto non avvenisse coi tragediografi precedenti[33]. La tragedia in et ellenistica [modifica] Nel IV secolo a.C. e durante il periodo ellenistico, la tragedia continu a godere di vitalit, sia attraverso nuove creazioni, sia attraverso la riproposizione del le opere dei grandi tragici, delle cui opere, su iniziativa di Licurgo di Atene, venne approntato un testo ufficiale cui era obbligatorio attenersi durante le r appresentazioni. Non conosciamo tuttavia alcuna opera di questo periodo, ad eccezione del Reso, f alsamente attribuito ad Euripide e che invece la gran parte degli studiosi ritie ne risalente a questo periodo[34]. Nel III secolo a.C. raggiunsero poi una certa notoriet i sette tragici della Plei ade alessandrina: Licofrone, Filico di Corcira, Omero di Bisanzio, Sositeo, Sosi fane, Eantide ed Alessandro Etolo[35]. Non si pu dire con precisione quale fosser o le caratteristiche delle opere di questi autori: l'unico componimento che si c onservato, l'Alessandra di Licofrone, un lungo monologo profetico che non entrav a probabilmente nel novero delle tragedie[36][37]. Caratteristiche [modifica]

L'Edipo a Colono messo in scena al Teatro greco di Siracusa (2009). Argomenti e motivi [modifica] Gli argomenti principali trattati nelle tragedie sono quelli della mitologia gre ca, dal cui enorme corpus venivano attinte le storie narrate sulla scena. Si tra tta spesso di eventi luttuosi, in cui il protagonista si trova davanti ad un fat to terribile,[38] o si trova a dover scegliere tra alternative entrambe dolorose e sconvolgenti.[39] Tuttavia non mancavano tragedie dal tono pi leggero, o carat terizzate dal lieto fine.[40] I miti pi ricorrenti erano soprattutto la guerra di Troia[41], le imprese di Eracle, il ciclo tebano (in particolare la dinastia di Edipo)[42] e la famiglia degli atridi[43]. Questa ricorrenza di temi mitici, che a prima vista farebbe pensare ad una certa ripetitivit e mancanza d'inventiva, veniva risolta dagli autori tragici con il r icorso alle numerose varianti del mito stesso, oppure semplicemente distaccandos ene per dare alla vicenda sviluppi inattesi. Ad esempio le uccisioni di Clitenne stra e di Egisto non seguono lo stesso ordine nei tre tragici, e mentre in Eschi lo Elettra non prende parte all'assassinio, in Sofocle alleata del fratello Ores te, mentre in Euripide l'artefice della morte della madre. Lo stesso vale per il personaggio di Elena, che in due opere dello stesso Euripide viene descritta pr ima come una donna di facili costumi (Le troiane), poi come una donna fedele che soffre per la lontananza del marito (Elena). Nonostante la pluralit dei soggetti rappresentati si possono enucleare alcuni mot ivi che ricorrono pi volte nelle tragedie. Uno di questi certamente la vendetta, sentimento cardine non solo della Medea di Euripide, in cui Medea per vendicarsi del marito uccide i propri figli, ma anche della citata Orestea di Eschilo, in cui si affaccia anche un altro tema ricorrente nelle tragedie, ovvero il nesso i ndissolubile tra la colpa commessa e l'espiazione, tema presente anche nell'Anti gone sofoclea o nell'Ippolito euripideo[44]. Da notare peraltro che non sempre l a presenza di una punizione prevede una precedente "colpa" in senso moderno, ved i ad esempio l'Edipo re, in cui il protagonista subisce la sorte tragica nonosta nte avesse fatto tutto il possibile per evitarla (e in ci consiste, in effetti, l 'aspetto pi propriamente tragico della vicenda). Altri motivi ricorrenti sono que lli della supplica (presente nelle Supplici di Eschilo e nell'opera omonima di E uripide, cos come anche nelle Eumenidi e negli Eraclidi) e della follia (Le Troia

ne, Eracle e Le Baccanti di Euripide, Aiace di Sofocle)[45]. In effetti, secondo Aristotele, il tipo di trama pi adatta alla tragedia quello d i un protagonista, privo di qualit eccezionali, la cui condizione di felicit cessa non a causa della propria malvagit, ma per un errore. Questo mutamento pu avvenir e a causa di una peripezia o di un riconoscimento, oppure di entrambi, cosa che avviene ad esempio nell'Edipo re di Sofocle, che in questo modo rappresenta uno degli esempi paradigmatici dei meccanismi di funzionamento della tragedia greca. [46] Il tema del riconoscimento del resto presente in numerose altre opere, per esempio Le Coefore di Eschilo, l'Elena e lo Ione di Euripide. In tutto il corpus delle tragedie greche a noi note, solo una non tratta un argo mento mitico, ma storico: I Persiani di Eschilo. Venne rappresentata nel 472 a.C . ad Atene, otto anni dopo la battaglia di Salamina, quando la guerra con la Per sia era ancora in corso: la voce di Eschilo fu cos un forte strumento di propagan da, e non a caso il corego dei Persiani fu Pericle[47]. Struttura [modifica] Per approfondire, vedi Struttura della tragedia greca. La tragedia greca strutturata secondo uno schema rigido, di cui si possono defin ire le forme con precisione. La tragedia inizia generalmente con un prologo[48] (da pr e logos, discorso preliminare), in cui uno o pi personaggi introducono il d ramma e spiegano l'antefatto; segue la parodos (? p???d??), che consiste in un c anto del coro effettuato mentre esso entra in scena attraverso i corridoi latera li, le prodoi; l'azione scenica vera e propria si dispiega quindi attraverso tre o pi episodi (epeisdia)[49], intervallati dagli stasimi, degli intermezzi in cui i l coro commenta o illustra la situazione che si sta sviluppando sulla scena (o, pi raramente, compie delle azioni); la tragedia si conclude con l'esodo (???d??), in cui si mostra lo scioglimento della vicenda[50]. Maschera di cortigiana al Museo del Louvre Attori e maschere [modifica] Tutti i ruoli, senza eccezione, erano interpretati da uomini adulti. Nelle trage die a noi note, gli attori sono sempre due o tre[51], ognuno dei quali interpret a uno o pi ruoli. Poteva anche capitare che un personaggio venisse interpretato d a pi attori a turno[52]. L'attore principale ("protagonista", ossia proto-agonist a, "primo competitore") aveva in genere la maggiore visibilit, ma anche gli altri due attori ("deuteragonista" e "tritagonista") avevano spesso ruoli di una cert a importanza.[53] Gli attori portavano una maschera, generalmente in tessuto o intagliata nel legn o, che copriva il viso e gran parte della testa, compresi i capelli, mentre eran o libere le aperture per gli occhi e la bocca. Le maschere variavano per l'inter pretazione di ruoli diversi ricoperti dallo stesso attore e per la percezione de lle emozioni espresse sul volto. La dotazione era completata da un costume ornat o e dagli attributi del personaggio (lo scettro del re, la spada del guerriero, la corona dell'araldo, l'arco di Apollo, ecc).[54] La caratteristica principale dell'attore era senza dubbio la sua voce, che richi edeva possanza, chiarezza, buona dizione, ma anche la capacit di riflettere le mo difiche vocali per esprimere caratteri o emozioni varie. Nell'antica Grecia gli attori erano retribuiti dalla Stato e potevano ottenere p rivilegi e riconoscimenti, tra i quali quello di ambasciatore[55]. Coro [modifica] Una delle caratteristiche principali della tragedia la distinzione, nata dal dit irambo, tra i personaggi interpretati da attori ed il coro. Quest'ultimo formato da alcuni coreuti (originariamente dodici, in seguito portati a quindici da Sof ocle) che eseguivano passi di danza cantando o recitando. Essi erano guidati dal corifeo, che oltre alle parti corali spesso si esibiva autonomamente, ribadendo quanto detto dal coro stesso o parlando in sua vece[56]. Il coro, in effetti, rappresenta un personaggio collettivo, che partecipa alla v icenda tanto quanto gli attori stessi. Secondo Aristotele, il coro "deve essere considerato uno degli attori, deve essere parte del tutto e deve contribuire all 'azione, non come in Euripide, ma come in Sofocle"[57]. Alcuni esempi, a puro ti

tolo esemplificativo: nelle Coefore di Eschilo il coro formato dalle terribili E rinni (che perseguitano Oreste per l'omicidio della madre), nelle Supplici dello stesso autore si tratta di giovani ragazze greche che rifiutano il matrimonio[5 8], nell'Edipo re di Sofocle il coro invece composto da anziani cittadini di Teb e, mentre nelle Baccanti di Euripide sono invece in scena le seguaci di Dioniso. Il coro indossava abiti quotidiani e maschere non troppo vistose quando rappres entava comuni cittadini, oppure costumi ben pi elaborati se ad essere rappresenta ti erano personaggi mitologici (ad esempio i satiri) o uomini stranieri.[56] Nel periodo ellenistico gli attori recitavano su un palco rialzato, mentre il co ro stava nella sottostante orchestra, tuttavia al tempo dei grandi tragici (V se colo a.C.) non noto se tale palco fosse effettivamente presente, o se attori e c oro recitassero insieme nell'orchestra; gli studiosi sono divisi a tal proposito [59]. Maschera di Dioniso conservata al Louvre Anche il contenuto delle parti scritte per coro e attori presenta una differenza sostanziale: mentre le parti scritte per gli attori sono scritte in trimetri gi ambici e sono prive di accompagnamento musicale, quelle del coro sono cantate in metri lirici e accompagnate dalla musica dell'aulos[60]. Il passaggio dal dialogo con l'attore al commento autonomo era segnato da alcuni movimenti codificati: la strofe, ovvero il movimento dal palco all'altare di Di oniso al centro dell'orchestra, la sistrofe, il movimento attorno all'altare ste sso e l'antistrofe, il movimento dall'altare al palco. Il coro entrava in azione soprattutto durante la parodos (entrata in scena), gli stasimi (i canti intonat i nell'orchestra) e l'exodos (uscita). La forma tragica nasce dall'esigenza di strutturare l'esibizione del coro in for ma dialogica, fornendo al corifeo un interlocutore (l'hypokrits), l'attore. Secon do la prassi teatrale greca, il coro entrava dalle parodoi[61], i corridoi posti tra la cavea ed il palco, per restare nell'orchestra per tutta la durata della rappresentazione. Qui, come un unico personaggio rappresentante la collettivit, r iassumeva e commentava la vicenda o tra s e s, o interloquendo con l'attore. L'evoluzione del genere tragico passa attraverso il cambiamento del ruolo del co ro[62]. Nello sviluppo delle parti d'azione, il rapporto tra l'eroe e il coro si va indebolendo: i Tebani terrorizzati dei Sette contro Tebe di Eschilo scompaio no in Euripide, sostituiti da giovani ragazze nelle Fenicie. Anche la presenza d el coro andr progressivamente riducendosi: ai pi di quattrocento versi nelle Coefo re di Eschilo (pi di un terzo di un insieme di 1076 versi) si passa ai circa 200 su un totale di 1510 nell'Elettra di Sofocle, e una percentuale simile nell'Elet tra di Euripide (poco pi di 200 su 1360)[63]. Anche dopo il periodo dei grandi tragici, il ruolo del coro continuer a diminuire , fino a ridursi, col tragediografo Agatone (poco dopo i tempi di Euripide), a b revi intermezzi intercambiabili tra una tragedia e un'altra.[64] Lingua [modifica] I dialetti greci utilizzati sono l'attico (parlato ad Atene) per le parti parlat e o recitate, e il dorico (dialetto letterario) per le parti cantate. Sul piano metrico, le parti parlate utilizzano soprattutto i ritmi giambici (trimetro giam bico), giudicati i pi naturali da Aristotele[65], mentre le parti corali ricorron o ad una grande variet di metri, mescolando sovente giambi e dattili[66]. Le tragedie sopravvissute [modifica] Della grande produzione tragica dell'Atene democratica ci sono rimaste solamente alcune tragedie di tre soli autori: Eschilo, Sofocle ed Euripide. Eschilo [modifica] Eschilo Di Eschilo sono noti i titoli di 79 opere (su circa una novantina di opere[67]), fra tragedie e drammi satireschi; di queste ne sopravvivono 7, fra cui l'unica trilogia completa pervenutaci dall'antichit, l'Orestea, e alcuni frammenti papira

cei[68]: I Persiani (???sa? / Prsai) del 472 a.C.; I sette contro Tebe (?pt? ?p? T?a? / Hept ep Thbas) del 467 a.C.; Le supplici (???t?de? / Hiktides) probabilmente del 463 a.C.; la trilogia Orestea (???ste?a / Orsteia) del 458 a.C., costituita da: Agamennone (??a???? / Agammnon); Le Coefore (???f???? / Choefroi); Le Eumenidi (??e??de? / Eumendes); Prometeo incatenato (?????e?? des?t?? / Promethes desmtes) di data incerta, ritenuta spuria da alcuni studiosi. Sofocle [modifica] Sofocle Secondo Aristofane di Bisanzio, Sofocle compose 130 drammi, di cui 17 spuri; il lessico Suda ne annoverava 123[69]. Di tutta la produzione sofoclea, sono perven ute integre 7 tragedie: Aiace (??a? / Aias) intorno al 445 a.C.; Antigone (??t????? / Antigne) del 442 a.C.; Le Trachinie (T?a????a? / Trachniai); Edipo re (??d?po?? t??a??o? / Oidpous Trannos) circa 430 a.C.; Elettra (????t?a / Helktra); Filottete (F????t?t?? / Philokttes) del 409 a.C.; Edipo a Colono (O?d?po?? ?p? ?????? / Oidpous ep Kolon) del 406 a.C. Inoltre, nel XX secolo un ritrovamento papiraceo ha restituito circa tre quarti di un dramma satiresco di datazione ignota, ???e?ta?, I cercatori di tracce (o I segugi)[70]. Euripide [modifica] Euripide Di Euripide si conoscono novantadue drammi; sopravvivono diciotto tragedie (di c ui una, il Reso, generalmente considerata spuria) e un dramma satiresco, Il cicl ope. I drammi superstiti sono[71]: Alcesti (????st?? / lkestis) del 438 a.C.; Medea (??de?a / Mdeia) del 431 a.C.; Ippolito (?pp???t?? stefa??f???? / Ipplytos stephanophros) del 428 a.C.; Gli Eraclidi (??a??e?da? / Heraklidai); Le troiane (???ade? / Trades) del 415 a.C.; Andromaca (??d????? / Andromche); Ecuba (???? / Hekbe) del 423 a.C.; Supplici (???t?de? / Hiktides), del 414 a.C.; Ione (??? / on); Ifigenia in Tauride (?f????e?a ? ?? ?a????? / Iphighneia he en Tarois); Elettra (????t?a / Helktra); Elena (????? / Helne) del 412 a.C.; Eracle (??a???? a???e??? / Herakls mainmenos); Le fenicie ( F????ssa? / Phoinssai) del 410 a.C. circa; Oreste (???st?? / Orstes) del 408 a.C.; Le Baccanti (????a? / Bkchai) del 406 a.C.; Ifigenia in Aulide (?f????e?a ? ?? ????d? / Iphighneia he en Auldi) del 406 a.C., assai alterata ed integrata dopo la morte di Euripide, forse perch incompiuta; Il ciclope (?????? / Kklops), che non una tragedia ma un dramma satiresco; Reso (??s?? / Rsos), generalmente ritenuta spuria, opera di un tragediografo del IV secolo a.C. L'organizzazione teatrale ad Atene [modifica] Il teatro nella societ [modifica] La tragedia antica non era solo uno spettacolo, come lo intendiamo oggi, ma piut

tosto un rito collettivo della plis[72]. Si svolgeva durante un periodo sacro e i n uno spazio consacrato (al centro del teatro sorgeva l'altare del dio). Data la regolarit delle rappresentazioni e la grande partecipazione del pubblico, il tea tro assunse la funzione di cassa di risonanza per le idee, i problemi e la vita politica e culturale dell'Atene democratica: la tragedia parla di un passato mit ico, ma il mito diventa immediatamente metafora dei problemi profondi della soci et ateniese[22]. Agli spettacoli la popolazione partecipava in massa e forse gi ne l V secolo a.C. erano ammessi anche donne, bambini e schiavi[73]. La passione de i greci per le tragedie era travolgente: Atene, dicevano i detrattori, spendeva pi per il teatro che non per la flotta. Quando il costo per gli spettacoli si fec e sensibile, fu istituito un contenuto prezzo d'ingresso, affiancato al cosiddet to Teorico, un fondo speciale per pagare il biglietto ai meno abbienti[74]. Le Grandi Dionisie [modifica] Il teatro, per gli antichi greci, era competitivo: alcuni grandi autori si sfida vano per ottenere la vittoria. Ogni anno, nel mese di Elafebolione (la fine di m arzo), ad Atene si svolgevano le Grandi Dionisie, una festa in onore di Dioniso all'interno delle quali si organizzavano le manifestazioni teatrali. Tale festa era organizzata dallo Stato e l'arconte eponimo, appena assunta la carica, provv edeva a scegliere tre dei cittadini pi ricchi ai quali affidare la "coregia", oss ia l'allestimento di uno spettacolo teatrale. Nell'Atene democratica in effetti i cittadini pi abbienti erano tenuti a finanziare servizi pubblici come liturgia, ossia come tassa speciale. Oltre alla coregia una delle liturgie pi importanti e ra ad esempio l'allestimento di una nave per la flotta, la trierarchia[75]. Il teatro di Dioniso ad Atene Durante le Dionisie si svolgeva una gara fra tre autori, scelti dall'arconte epo nimo forse sulla base di un copione provvisorio, ognuno dei quali doveva present are una tetralogia composta di tre tragedie e un dramma satiresco; ogni tetralog ia veniva recitata nello stesso giorno a partire dal mattino fino al pomeriggio inoltrato, cos che le rappresentazioni tragiche duravano tre giorni, mentre il qu arto giorno era dedicato alla messa in scena di cinque commedie, che costituivan o una competizione separata, riservata alle opere comiche[76]. Alla fine dei tre giorni di gara si attribuiva un premio al miglior autore, al miglior attore e a l miglior coro. Il sistema utilizzato prevedeva che le giurie fossero composte d a dieci persone (non esperti, ma cittadini comuni estratti a sorte secondo una p rocedura piuttosto complessa)[77]. Al termine delle rappresentazioni, i giurati ponevano in un'urna una tavoletta con scritto il nome del vincitore prescelto. I nfine venivano estratte a sorte cinque tavolette, e solo in base a quelle veniva proclamato il vincitore. In questo modo la classifica finale era influenzata no n solo dalla scelta dei giurati, ma anche in parte dalla fortuna[78]. La fama che le Dionisie avevano raggiunto era tale che numerose persone proveniv ano anche da altre citt per assistere alle rappresentazioni. Pare che il teatro d i Dioniso, dove venivano messi in scena gli spettacoli, potesse ospitare tra i 1 4.000 e i 17.000 spettatori[79]. Le Lenee [modifica] Un'altra festivit nella quale venivano rappresentate opere tragiche era quella de lle Lenee, che si tenevano nel mese di Gamelione (gennaio). Anche qui le rappres entazioni avvenivano al teatro di Dioniso, ma il pubblico era esclusivamente ate niese, a causa delle condizioni climatiche invernali, avverse ai viaggi. Inizial mente alle Lenee si rappresentavano cinque commedie, poi, nel tardo V secolo, si cominci a rappresentare anche tragedie: due autori presentavano due tragedie a t esta[80]. Le Dionisie rurali [modifica] Le Dionisie rurali erano feste che si svolgevano in inverno nei demi intorno ad Atene. Al loro interno, si facevano rappresentazioni teatrali di importanza mino re. Recandosi nei vari demi, un appassionato poteva assistere a numerose rappres entazioni l'anno[81]. Studi sulla tragedia: Aristotele e Nietzsche [modifica]

La Poetica di Aristotele [modifica] Mimesi e catarsi [modifica] Per approfondire, vedi Poetica (Aristotele). La Poetica di Aristotele Come gi stato detto, il primo studio critico sulla tragedia contenuto nella Poeti ca di Aristotele. In esso troviamo elementi fondamentali per la comprensione del teatro tragico, in primis i concetti di mimesi (??s??, dal verbo ?e?s?a?, imitare) e di catarsi (???a?s??, purificazione)[82]. Scrive l'autore nella Poetica: "La t ragedia dunque imitazione di una azione nobile e compiuta [...] la quale per mez zo della piet e della paura provoca la purificazione da queste passioni"[83]. In altre parole, gli eventi terribili che si susseguono sulla scena fanno s che lo s pettatore si immedesimi negli impulsi che li generano, da una parte empatizzando con l'eroe tragico attraverso le sue emozioni (pathos), dall'altra condannandon e la malvagit o il vizio attraverso la hbris (???? - Lett. "superbia" o "prevaricaz ione", i.e. l'agire contro le leggi divine, che porta il personaggio a compiere il crimine). La nemesis finale rappresenta la "retribuzione" per i misfatti, pun izione che fa nascere nell'individuo proprio quei sentimenti di piet e di terrore che permettono all'animo di purificarsi da tali passioni negative che ogni uomo possiede. La catarsi finale, per Aristotele rappresenta la presa di coscienza d ello spettatore, che pur comprendendo i personaggi, raggiunge questa finale cons apevolezza distaccandosi dalle loro passioni per raggiungere un livello superior e di saggezza[84]. Il vizio o la debolezza del personaggio portano necessariamen te alla sua caduta in quanto predestinata (il concatenamento delle azioni sembra in qualche modo essere favorito dagli di). La caduta dell'eroe tragico necessari a, perch da un lato possiamo ammirarne la grandezza (si tratta quasi sempre di pe rsone illustri e potenti) e dall'altra possiamo noi stessi trarre profitto dalla storia. Per citare le parole di un grande grecista, la tragedia una simulazione, nel senso utilizzato in campo scientifico, quasi un esperimento da laboratorio: La tragedia monta un' esperienza umana a partire da personaggi noti, ma li insta lla e li fa sviluppare in modo tale che [...] la catastrofe che si produce, quel la subita da un uomo non spregevole n cattivo, apparir come del tutto probabile o necessaria. In altri termini, lo spettatore che vede tutto ci prova piet e terrore , ed ha la sensazione che quanto accaduto a quell'individuo avrebbe potuto accad ere a lui stesso. (Jean-Pierre Vernant[85]) Diversa fu per la posizione anticlassicista, frutto della polemica romantica cont ro la poetica aristotelica che veniva considerata priva di sentimento e distante dai tempi moderni: succede allora che l'elemento di pathos sia esaltato talvolt a eccessivamente e che il personaggio tragico appaia come vittima di una sorte i ngiusta: l'elemento psicologico tende a giustificare il cattivo, malvagio perch s olo e incompreso dalla societ e ad esaltarne le qualit prometeiche ed eroiche. L'e roe tragico tende da questo punto ad avvicinarsi sempre di pi alle classi sociali medio-basse e quindi ad assumere il tono della denuncia politica.[86] Le tre unit [modifica] Per approfondire, vedi Unit aristoteliche. La famosa questione delle cosiddette tre unit aristoteliche, di tempo, di luogo e d'azione ha oggigiorno interesse puramente storico. Aristotele aveva affermato che la favola deve essere compiuta e perfetta, deve in altre parole avere unit, o ssia un inizio, uno svolgimento ed una fine. Il filosofo aveva anche asserito ch e l'azione dell'epopea e quella della tragedia differiscono nella lunghezza "per ch la tragedia fa tutto il possibile per svolgersi in un giro di sole o poco pi, m entre l'epopea illimitata nel tempo"[87]. A partire da queste considerazioni, verso il XVI secolo vennero quindi elaborate le tre unit: di tempo (la vicenda si svolge in un giorno), di azione (deve esser ci un solo tema portante) e di luogo (l'ambientazione deve essere una sola per t utta l'opera). Tali unit sono state considerate elementi fondamentali del teatro fino ad un paio di secoli fa, bench le stesse tragedie greche non sempre le rispe ttino[88]. In ogni caso, l'uso delle unit sempre stato alquanto discontinuo, infa

tti autori del calibro di Shakespeare, Caldern de la Barca e Molire non ne fanno a ssolutamente uso. Come data convenzionale della fine dell'utilizzo delle tre uni t pu essere preso il 1822, anno in cui Alessandro Manzoni pubblica la sua Lettre m onsieur Chauvet sur l'unit de temps et de lieu dans la tragdie. La nascita della tragedia di Nietzsche [modifica] Per approfondire, vedi La Nascita della Tragedia. Fu Friedrich Nietzsche alla fine del XIX secolo a mettere in evidenza il contras to tra due elementi principali: da un lato quello dionisiaco (la passione che tr avolge il personaggio) e quello apollineo (la saggezza e la giustizia, l'element o razionale simboleggiato appunto dal Dio Apollo)[89]. Nella cultura greca antica, afferma Nietzsche, esiste un contrasto, enorme per l' origine e i fini, fra l'arte plastica, cio l'apollinea, e l'arte non plastica del la musica, cio la dionisiaca[90]. [...] Questi due istinti cos diversi camminano uno accanto all'altro, per lo pi in aperto dissidio, stimolandosi reciprocamente a sempre nuove e pi gagliarde reazi oni per perpetuare in s incessantemente la lotta di quel contrasto, su cui la com une parola di "arte" getta un ponte che solo apparente: finch in ultimo, riuniti insieme da un miracolo metafisico prodotto dalla "volont" ellenica, essi appaiono finalmente in coppia e generano in quest'accoppiamento l'opera d'arte della tra gedia attica, che tanto dionisiaca quanto apollinea. (La nascita della tragedia[91]) Note [modifica] ^ In Grecia la Tragedia era una cerimonia religiosa, nel senso che faceva parte de lle feste di Dioniso, e trattava grandi problemi religiosi; [...] (Arthur Wallace Pickard-Cambridge e Donald William Lucas. Oxford Classical Dicti onary (trad. it. Dizionario di antichit classiche. Cinisello Balsamo (Milano), Sa n Paolo, 1995, p.2123)) Riferendosi ai tre maggiori poeti, Eschilo, Sofocle ed Euripide e ai loro contem poranei cos Arthur Wallace Pickard-Cambridge e Donald William Lucas: Ma la Tragedia dei tre grandi poeti e dei loro contemporanei era sempre religios a, nel senso che l'interesse non andava soltanto all'azione come serie appassion ante di eventi, n semplicemente allo studio di personaggi straordinari (sebbene e ntrambi questi motivi fossero importanti), bens al significato dell'azione in qua nto essa esemplificava il rapporto dell'uomo con le potenze che dominano l'unive rso e il rapporto di queste potenze con il suo destino. Oxford Classical Diction ary (trad. it. Dizionario di antichit classiche. Cinisello Balsamo (Milano), San Paolo, 1995, p.2124) ^ a b Le origini della tragedia e del tragico, Milano, Cisalpino, 1984 ^ Etymologicum Magnum (764, 6): "per lo pi i cori erano composti di satiri, che c hiamavano capri" ^ Etimologia della parola "tragedia". URL consultato in data 20 gennaio 2011. ^ Silvio D'Amico. Storia del Teatro drammatico, parte I: Grecia e Roma. Garzanti , 1960. ^ Jane Ellen Harrison ((EN) Prolegomena to the Study of Greek Religion, 1903, ca p. VIII.) ha sottolineato come Dioniso, dio del vino (bevanda dei ceti agiati) f osse in realt preceduto dal Dioniso dio della birra (bevanda dei ceti popolari). La birra ateniese era ottenuta dalla fermentazione del farro, trgos in greco. Cos probabile che il termine originariamente abbia significato odi al farro , e solo in seguito sia stato esteso ad altri significati omonimi. ^ Etimo italiano ^ Perrotta, op. cit., 42. ^ a b Rossi-Nicolai, op. cit., 11. ^ AA.VV. Dramma in Treccani.it - Enciclopedie on line. Istituto dell'Enciclopedi a Italiana, 15 marzo 2011 ^ AA.VV. Tragedia in Treccani.it - Enciclopedie on line. Istituto dell'Enciclope dia Italiana, 15 marzo 2011 ^ Rossi-Nicolai, op. cit., 11-12. ^ AA.VV. Tragedia in Treccani.it - Enciclopedie on line. Istituto dell'Enciclope

dia Italiana, 15 marzo 2011 ^ Wilder Ursprung, Berlin, Wagenbach, 1990 ^ Dionysos. Mythos und Kultus, Frankfurt am Main 1933, (sesta ed.) 1996, ISBN 97 8-3-465-02874-1 (ed. it.: Dioniso. Mito e culto, Il melangolo, Genova 2002 ^ Dionysos: Urbild des unzerstrbaren Lebens, 1976 (ed. it. Dioniso: archetipo del la vita indistruttibile, Adelphi, Milano 1992) ^ Per un inquadramento generale delle varie ipotesi sulle origini della tragedia , cfr A. W. Pickard-Cambridge, Dithyramb, Tragedy and Comedy, Oxford, Clarendon Press, 1927 ^ Aristotele. Poetica, 4. ^ (GRC) Aristotele. Poetica, 4. ^ Fabrizio Festa, Silvia Mei, Sara Piagno, Ciro Polizzi, Musica: usi e costumi, Edizioni Pendragon, 2008 ISBN 8883426169 ^ L. E. Rossi, Il dramma satiresco attico - Forma, fortuna e funzione di un gene re letterario antico, in DArch 6 1972, pp. 248-302 ^ a b c d Sinisi Silvana, Innamorati Isabella. Storia del teatro: lo spazio scen ico dai greci alle avanguardie storiche. Bruno Mondadori, Milano 2003, pag. 3 ^ AA.VV. Pratina in Treccani.it - Enciclopedie on line. Istituto dell'Encicloped ia Italiana, 15 marzo 2011 ^ Mario Casertano, Gianfranco Nuzzo, Storia e testi della letteratura greca. Vol . 2A, Palermo, Palumbo Editore, 2003. ISBN 978-88-8020-494-7 ^ Plutarco, Temistocle, V, 5. ^ Poetica 1449a ^ Eschilo su Italica.rai.it. ^ Fa eccezione il Prometeo incatenato, in cui Zeus assume atteggiamenti tirannic i ^ Perrotta, op. cit., 137-140 ^ Secondo Plutarco, tale vittoria, ottenuta in modo insolito (senza il consueto sorteggio degli arbitri), provoc il volontario esilio di Eschilo in Sicilia. Ci pe r improbabile, poich tale esilio avvenne in realt circa 10 anni dopo. ^ Guidorizzi, op. cit., 151-153 ^ Anne Norris Michelini, Euripides and the Tragic Tradition, University of Wisco nsin Press, 2006 ISBN 0299107647 ^ Guidorizzi, op. cit., 166-169 ^ (FR) Paul Demont e Anne Lebeau, Introduction au thtre grec antique, Livre de Poc he, 1996. ^ The Oxford Classical Dictionary, London, Oxford University Press, 1949 ^ Augusto Rostagni, PLEIADE. In: Enciclopedia Italiana di scienze, lettere ed arti , Vol. XXVII, Roma: Istituto Treccani, 1935 ^ Dario Del Corno, E Cassandra predisse le sventure di Paride, Il Sole 24 ORE del 2 settembre 2001 ^ Ad esempio Edipo nell'Edipo re, quando scopre il suo passato. ^ Ad esempio la trilogia Orestea di Eschilo, in cui Oreste si trova a dover sceg liere tra uccidere la madre o macchiarsi di un affronto verso il dio Apollo. ^ Ad esempio l'Elena e lo Ione di Euripide. La stessa Orestea di Eschilo caratte rizzata dal lieto fine. ^ Vedi Le troiane e l'Elena di Euripide, ed il Reso pseudoeuripideo. ^ Vedi I sette contro Tebe di Eschilo, Antigone, Edipo re ed Edipo a Colono di S ofocle, Le fenicie e Le Baccanti di Euripide. ^ Vedi l'Orestea di Eschilo, Elettra di Sofocle, nonch Elettra, Oreste, Ifigenia in Tauride ed Ifigenia in Aulide di Euripide. ^ Per una trattazione estesa del concetto di colpa e responsabilit nella Grecia a ntica, vedi E. Cantarella, "Sopporta, cuore..." La scelta di Ulisse, Laterza, 20 10. ISBN 978-88-420-9244-5 ^ Massimo Di Marco, La tragedia greca, Roma, Carocci, 2000 ^ Aristotele, Poetica, 1452a-b. ^ "Pericles" in Oxford Classical Dictionary, 1996 ^ I Persiani ed I sette contro Tebe di Eschilo sono prive di prologo ^ La lunghezza degli stessi poteva presentare differenze significative: nell'Aia ce di Sofocle il primo episodio, sotto forma di komos, costituito da 395 versi (

v. 201-595), il secondo solamente da 47 (v. 646-692), il terzo da 147 (v. 719-86 5) mentre il quarto ne ha 211 (v. 974-1184) ^ Claudio Bernardi, Carlo Susa (a cura di), Storia essenziale del teatro, Milano , Vita e Pensiero, 2005 ISBN 8834307615 ^ Con l'occasionale utilizzo, ma solo ipotetico, di un quarto attore. ^ Questo, a quanto pare, fu il caso dell'Edipo a Colono, in cui i tre attori si alternavano nell'interpretare Edipo. ^ Di Benedetto-Medda 208-211, '. ^ Harold Caparne Baldry, The Greek Tragic Theatre, Cambridge University Press, 1 951 ^ AA.VV. Attori in Treccani.it - Enciclopedie on line. Istituto dell'Enciclopedi a Italiana, 15 marzo 2011 ^ a b Di Benedetto-Medda, op. cit., 133-136 ^ Poetica, 1456a ^ Da notare che in quest'opera il coro in effetti l'unico vero protagonista dell a storia ^ Contrario all'esistenza del palco, vedi Di Benedetto, pag. 11. Favorevole, ved i Bernhard Zimmermann, La commedia greca, Carocci, 2010. ISBN 978-88-430-5406-0 ^ Carlo Fatuzzo, La musica nella tragedia greca ^ Generalmente il coro entrava in scena in tre file composte da cinque persone, anche se non mancano esempi di gruppi separati come nelle Eumenidi di Eschilo ^ Harold Caparne Baldry, The Greek Tragic Theatre, Cambridge University Press, 1 951 ^ Jacqueline de Romilly, La Tragdie grecque, PUF, 2006 ^ Di Benedetto-Medda, op. cit., 250 ^ Poetica 1449a ^ Per uno studio metrico dettagliato, si veda Philippe Brunet, La naissance de l a littrature dans la Grce ancienne, Paris, Le Livre de Poche, 1997, p. 140-146. ^ Secondo il lessico bizantino Suda, Eschilo compose novanta drammi; cfr. Privit era-Pretagostini, op. cit., 218. ^ Rossi-Nicolai, op. cit., 27-28. ^ Alcuni studiosi fanno coincidere le due fonti ipotizzando un errore di Aristof ane, che cos avrebbe voluto dire 7 anzich 17; cfr. Rossi-Nicolai, op. cit., 93. ^ Privitera-Pretagostini, op. cit., 276. ^ Rossi-Nicolai, op. cit., 184. ^ Non per niente Paolo Emilio Giudici, nel suo Storia del teatro in Italia, sott olinea come la costruzione dei teatri necessitava di una certa ampiezza per cont enere tutti i liberi cittadini di Atene e non solo. Cfr. pag. 18 ^ Abbiamo la certezza che le donne fossero ammesse a teatro nel IV secolo a.C., ma per il V secolo si tratta solo di un'ipotesi. ^ Plutarco. Vite Parallele, "Vita di Pericle", 9.1. ^ Claude Moss, Il cittadino nella Grecia antica, Armando Editore, 1998 ISBN 88714 48774 ^ Durante la guerra del Peloponneso, forse per motivi economici, le commedie fur ono ridotte a tre, da rappresentarsi una al giorno alla fine delle tetralogie ^ Fabrizio Festa, Silvia Mei, Sara Piagno, Ciro Polizzi, Musica: usi e costumi, Edizioni Pendragon, 2008 ISBN 8883426169 ^ Nazzareno L. Todarello, Le arti della scena, Latorre, 2006 ISBN 8890320206 ^ Erika Simon, The Ancient Theatre, Taylor & Francis, 1982 ISBN 0416325300 ^ Giulio Guidorizzi (a cura di), Introduzione al teatro greco, Mondadori, 2003 ^ Vincenzo Di Benedetto ed Enrico Medda. Il teatro antico in La storia del teatr o. Einaudi, Torino 1991, p. 7. ^ *Michele Alessandrelli, Catarsi tragica, Chaos e Kosmos, IX, 2008 ^ Aristotele, Poetica, 49b, 6, 24-28. ^ Sulla catarsi nella tragedia: Nicola Festa, Sulle pi recenti interpretazioni de lla teoria aristotelica della catarsi nel dramma. Lettura fatta nella R. Univers it di Roma il 25 febbraio 1901, Firenze, A. Marini e C., 1901 ^ Jean-Pierre Vernant. Mito e tragedia nell'antica Grecia. La tragedia come feno meno sociale, estetico e psicologico. Einaudi, Torino 1976. Vedasi anche l'encic lopedia multimediale delle scienze filosofiche Rai.

^ Per un approfondimento del trattamento della tragedia nell'opera aristotelica cfr. E. S. Belfiore, Il piacere del tragico. Aristotele e la poetica, Jouvence, Roma 2003 ^ Poetica V ^ Solo a titolo di esempio, la tragedia Eumenidi di Eschilo infrange due unit su tre (tempo e luogo). ^ Shelley O'Hara, Piergiorgio Sensi, Nietzsche alla portata di tutti: un primo p asso per comprendere Nietzsche, Armando Editore, 2007 ISBN 886081152X ^ Cfr anche Giovanni Scattone, Introduzione alla filosofia contemporanea. Da Kan t a Derrida, UNI Service 2007 ISBN 8861780024 ^ F. Nietzsche. La nascita della tragedia. In Opere scelte, trad. it. di L. Scal ero, Longanesi, Milano 1962, pp. 85 e 173