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Francesco Lamendola BISOGNA PUNTARE ALL' ESSENZIALE

Abbiamo altrove sostenuto (cfr. articolo Ogni uomo un viandante con la doppia cittadinanza ) che l'essere umano una creatura anfibia e che si trova a vivere, contemporaneamente, l'esperienza del relativo e quella dell'assoluto; o, per dir meglio, che l'esperienza dell'assoluto schiusa davanti a lui, alla sua portata, e che da lui dipende se entrarvi oppure no. Questo significa che, nella sua vita, le cose relative e quelle assolute sono apparentemente mescolate e che a lui affidato il compito di riconoscerle e distinguerle; dando, evidentemente, la precedenza all'essenziale. Tale capacit di discernimento non si pu improvvisare dall'oggi al domani, in genere frutto di un lungo processo di maturazione e riflessione; d'altra parte, chiaro che il semplice fatto di porsi il problema sta a significare che gi una parte del cammino stata compiuta: perch - come diceva Socrate - non cercheremmo qualcosa se gi non ne possedessimo almeno un qualche barlume. Pr fare una similitudine, come se noi, immersi nel frastuono disarmonico e sgradevole di una grande metropoli, dovessimo affinare l'orecchio fino a percepire chiaramente le deboli note di una meravigliosa musica d'organo, che filtrano dalla porta socchiusa di una chiesa.; oppure come se, camminando in mezzo a una discarica, fra rottami e rifiuti d'ogni sorta, dovessimo riconoscere alcune pietre preziose che vi sono finite, chiss come, disperse, e la cui luce incantevole traspare, ma a fatica, in mezzo al cumulo del ciarpame. Noi dobbiamo allenare l'orecchio fino al punto da non udire quasi pi i mille rumori molesti del traffico cittadino - il ronzio dei motori delle automobili, lo strombettare dei clacson, il crepitio dei martelli pneumatici, lo stridor di freni degli autobus, e cos via; fino al punto da percepire tutto ci come un debole sottofondo che non ci disturba affatto, del quale prendiamo atto senza che la nostra coscienza vi partecipi o vi presti particolare attenzione. A quel punto la musica armoniosa, divina, crescer di volume sino a espandersi per tutta la nostra anima: trionfando nel nostro cuore, lo far esultare; riempir tutti i nostri pensieri di dolcezza e di bellezza. Allo stesso modo, dobbiamo esercitarci a percepire in maniera puramente meccanica le mille immondizie e gl'infiniti prodotti di scarto che si accumulano nella discarica del nostro orizzonte esistenziale, in modo che le poche cose preziose presenti in essa possano brillare vivide come non mai, appagarci e ricompensarci di ogni fatica, di ogni turbamento, di ogni sacrificio. Difficile? Meno di quanto si possa immaginare. tutta questione di allenamento e, cosa ancor pi importante, di adottare il giusto stato d'animo. In particolare, non dobbiamo presumere di essere degli eroi o dei semidei che debbano affrontare le dodici fatiche di Ercole con le proprie sole forze: dobbiamo evitare d'insuperbirci e d'inorgoglirci eccessivamente. Al contrario, dobbiamo pensare che, a fronte della nostra debolezza e della nostra fragilit, c' chi pu darci aiuto e sostegno, purch noi ci abbandoniamo fiduciosamente nelle sue mani. Il segreto riconoscere la nostra piccolezza ed essere abbastanza umili - e abbastanza coraggiosi - da lasciarci andare: non noi dovremo compiere l'opera titanica di trasformare il fango in oro, ma semplicemente noi possiamo essere gli strumenti per una tale operazione. Gli alchimisti del passato - quelli veramente illuminati, per lo meno - lo avevano compreso: la Grande Opera non frutto della umana potenza, ma della disponibilit ad aprirsi all'Essere, a donarsi con fedelt incondizionata al progetto di armonia cosmica di cui noi siamo parte e, se lo vogliamo, parte significativa. Una grande e bella figura di Maestro spirituale dei nostri giorno, Paramahansa Yogananda (5 gennaio 1893-7 marzo 1952), molto noto in Occidente per il suo libro Autobiografia di uno Yogi,
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nel corso di una lezione presso la Self-Realization Fellowship a Los Angeles, in California, ebbe a dire una volta: "Prima di tutto chiedetevi: Ho trovato Dio?. Se la vostra risposta non vi soddisfa, datevi seriamente da fare nella meditazione, cos come vi viene insegnato dai Maestri auto-realizzati che Lo hanno trovato.() "Io lavoro per Dio solo. Il mondo non ha illusioni per me; le ho riconosciute tutte. Anche voi dovete rendervi conto che su questa terra siete solo in visita temporanea. Siete qui unicamente per imparare delle lezioni necessarie e per aiutare tutti coloro che si trovano sul vostro cammino. Voi non sapete perch vi stato assegnato un determinato ruolo, perci dovete imparare quello che Dio si aspetta da voi. Non albergate desideri personali; il vostro unico desiderio dovrebbe essere quello di seguire la volont del Signore e di vivere e lavorare per Lui. "Oggi siamo qui e domani ce ne saremo andati: siamo semplici ombre in un sogno cosmico. Ma dietro l'irrealt di queste immagine fugaci c' l'immortale realt dello Spirito. La vita qui sulla erra sembra futile e caotica perch non siamo ancorati nel Divino. Questa la ragione per cui - come molte volte vi ho detto - sono qui a testimoniare la suprema importanza dello Spirito. Non concentratevi su effimeri traguardi terreni n su attaccamenti umani. Tale fanatismo distoglie la vostra mente dal Signore e dal vostro eterno S in Lui. Colui che superato l'attaccamento, sia agli oggetti dei sensi che alle azioni, e che privo di perseguimenti dettati dall'ego, quell'uomo detto aver raggiunto la salda unione dell'anima con lo Spirito. "Voi siete venuti qui per volere di Dio, ma Egli vi ha dato la libert di vivere secondo la vostra volont. Adesso dovete imparare ad essere obbedienti alla volont dell'Onnipotente. cos che io cerco di essere. Ogni mattina Gli chiedo di dirmi che cosa vuole ch'io faccia; allora Lo vedo lavorare con le mie mani e col mio cervello, e tutto procede nel modo voluto. "Questo il Potere al quale dovete affidarvi, nel quale potete trovare guida, felicit, forza e libert. Questo il Potere che vi dar la liberazione. "Nessun potere importante se distoglie il vostro pensiero e il vostro desiderio dal dovere che avete verso Dio; ogni altra cosa illusione. Per afferrare questa verit ho dovuto rimuovere dal mio cervello tutte le allucinazioni mondane, con la meditazione e la compagnia di grandi Maestri. Io voglio instillare questa comprensione nei vostri cuori. Finch non realizzerete che io pi importante di qualsiasi altra cosa e finch non passerete la vostra vita cercando di piacerGli, non sarete affatto evoluti spiritualmente." (Paramahansaa Yogananda, L'eterna ricerca dell'uomo, Roma, casa Editrice Astrolabio, 1980, pp. 433, 435-36). Ecco il segreto: pensare ed agire non come vorrebbe il nostro piccolo ego, ma come vorrebbe qualche cosa di molto pi grande che risiede in noi e fuori di noi: il S divino di cui siamo parte e che pervade armoniosamente l'intera realt. Il mondo fisico non che un sogno: finch siamo immersi nel sonno ci sembra ben solido e reale, ci sembra perfino l'unica realt certa. Ma cos come, svegliandoci dal sonno, apriamo gli occhi su quella che abitualmente chiamiamo la vita vera, ossia la vita della coscienza desta, allo stesso modo noi possiamo svegliarci dal sogno del mondo materiale e aprire gli occhi alla realt assoluta, impermanente. La maggior parte degli esseri umani vivono dormendo. Sono cos immersi nel loro sogno - un sogno in parte voluttuoso, pi spesso angoscioso - che non possono neanche immaginare vi sia qualcosa d'altro fuori di esso. Perci vi si abbarbicano come l'edera al tronco dell'albero, si vi s'immergono e vi stordiscono, fino a sfinirsi completamente, come il triste fumatore d'oppio - finch non resta loro la minima energia per alzare la testa e aprire gli occhi. Una cosa particolarmente triste che, dal momento che nessun uomo un'isola, questi dormienti coinvolgono nei loro sogni deliranti tute le persone con le quali entrano in contatto, a cominciare dai parenti stretti e, passando attraverso gli amici e i colleghi di lavoro, via via tutti gli altri di cui sfiorano fuggevolmente le vite. In genere, un sonnambulo non vede affatto la strada e, quindi, il minimo che prima o poi gli possa capitare, oltre ad andare a sbattere da qualche parte, sar di investire il prossimo, pi o meno dolorosamente.
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Esattamente come quei pirati della strada, drogati o ubriachi, che correndo come pazzi nella notte invadono la corsia opposta e provocano la morte di tranquilli automobilisti che stavano tornando a casa senza dare fastidio ad alcuno, essi investono le vite dei loro simili e vi provocano danni pi o meno gravi - danni spirituali talvolta irreparabili. Dobbiamo persuaderci che il fatto di destarci o di continuare a dormire non riguarda soltanto le nostre vite, non solamente un fatto privato. Una delle frasi che si sentono ripetere pi spesso, specialmente - ma non solo - da ragazzi adolescenti in rivolta contro genitori e adulti in generale, questa: Non sono forse libero di fare ci che voglio della mia vita?. Ecco fino a che punto si pu fraintendere il concetto di libert: come se vivere pericolosamente per s e per gli altri fosse un diritto sacrosanto, analogo a qualunque altra libert fondamentale. Il fatto che, negli ultimi anni, troppi cattivi maestri non hanno fatto altro che sproloquiare di diritti e mai, proprio mai, si sono ricordati che ad ogni diritto corrisponde un ben preciso dovere. E il dovere numero uno : sii te stesso; riconosciti, scegliti; cerca l'essenziale: il S armonioso e ineffabile che alberga nel fondo della tua anima. Quando lo avrai trovato, o almeno quando ti sarai avvicinato ad esso, ogni cosa ti diventer chiara. Non dovrai pi affannarti dietro i progetti della volont egoica, dietro le brame del desiderio di possesso. Allorch ti sarai liberato da questi fardelli insopportabili, sar Lui a mostrarti la via, a incoraggiarti nei passi difficoltosi, a sostenerti e a illuminarti nei momenti di oscurit. Dobbiamo puntare all'essenziale. Di solito, disperdiamo incredibili quantit di tempo e di energia inseguendo cose secondarie e illusorie, che ci lasciano invariabilmente delusi e con un gusto di amaro in bocca. Oltretutto, questo modo di vivere nevrotico e ansioso, incentrato sul relativo e sull'effimero, nuoce gravemente alla nostra salute. Per cui spendiamo altro tempo, altre energie (e altro denaro) nel tentativo di curarci: dal medico, dallo psicanalista, dal guaritore. Ma il nostro malessere, il pi delle volte, non cosa che si possa guarire con le medicine o con le sedute psicanalitiche; e coloro che dovrebbero curarci, non di rado, sono ancora pi malati di noi. La salute del corpo , al contrario, la conseguenza e l'effetto di una vita spirituale evoluta, ossia di una coscienza che ha saputo riconoscere, nella propria vita, ci che essenziale, separandolo da ci che secondario e, non di rado, dannoso. In altre parole, cos come il benessere dell'anima sopraggiunge quando sappiamo sbarazzarci della zavorra dell'ego e del suo attaccamento alle cose, allo stesso modo il benessere fisico sopraggiunge quando la smettiamo di darci pena del nostro corpo in maniera compulsiva e infantile, quando la smettiamo di vezzeggiarlo narcisisticamente e ci decidiamo a porlo nel ruolo che gli compete: servire docilmente la nostra evoluzione complessiva, offrire un sostegno alle necessit della nostra crescita spirituale. Dobbiamo trattarlo come un fedele mezzo di trasporto, come la vecchia bicicletta che, trattata con la debita cura, ci accompagna magari dagli anni della nostra adolescenza. Con essa abbiamo fatto tanta strada, ci stata molto utile e glie ne siamo grati; per questo le usiamo alcuni riguardi: ma, soprattutto, perch desideriamo che continui a servirci. Non la sopravvalutiamo, sappiamo che solo un mezzo: un caro, vecchio, utile mezzo di trasporto. E nient'altro. Ma siamo noi a pedalare: da s, essa non saprebbe avanzare neppure di un centimetro; non che un insieme di metallo, plastica, cuoio e gomma. Ce n' di strada, che dobbiamo ancora fare. La vecchia bicicletta pu renderci ancora dei servigi preziosi. Ma, se dovesse piantarci in asso; se una ruota si forasse, non per questo ci perderemmo d'animo. Cercheremmo di aggiustarla, nei limiti del possibile; altrimenti, proseguiremmo il nostro viaggio a piedi. Dopotutto, erano e saranno sempre le nostre gambe a portarci, a fare il lavoro vero. Le nostre gambe e la nostra buona volont.

Francesco Lamendola
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