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Francesco Lamendola

Belli e dannati
C una fotografia che raffigura due giovani, un ragazzo e una ragazza, allegri, sul bordo di una piscina: sono belli e pieni di vita. Lei sembra uscita da un telefilm della serie Baywatch: bionda, ben proporzionata, atletica; e lui, con quellaria da bravo ragazzo e quel taglio accurato dei capelli, sembra la versione maschile dello stesso modello: attraente, sportivo, disinvolto. Sono belli e sembrano felici; anche se lo sguardo di lei nascosto dalle lenti degli occhiali da sole, lespressione del viso sorridente, spensierata; ancor pi sembra esserlo quella del giovanotto che si accuccia, per gioco, ai suoi piedi. Ebbene, questi due giovani sono dei mostri. Sono canadesi e la foto risale, pi o meno, al 1988; i loro nomi sono diventati tristemente celebri nelle cronache del loro Paese: Karla Homolka e Paul Bernardo. Hanno rapito e ucciso tre ragazzine giovanissime, sottoponendole a inimmaginabili violenze sessuali: e una delle tre era la sorella minore di Karla. Inoltre, Bernardo aveva in precedenza stuprato una quindicina di ragazzine, riuscendo sempre a farla franca; e ci prima e durante il matrimonio con la sua compagna di crimini. Il processo del 1995 ha attribuito la responsabilit quasi totale alluomo, che stato condannato allergastolo; mentre la donna, la cui deposizione stata decisiva per inchiodare lassassino alle sue responsabilit, se l cavata con una pena piuttosto mite, cosa che ha suscitato lindignazione dellopinione pubblica: dodici anni di prigione, interamente scontati. Dal 2006 tornata libera, essendo stata incarcerata gi nel 1993. Di questa pagina atroce di cronaca nera ci eravamo gi occupati a suo tempo (nellarticolo Non occorre scomodare Dante o Dostojevskij per scendere nei gironi infernali dellanima umana, apparso sul sito di Arianna Editrice in data 10/01/2009), per cui non indugiamo in ulteriori dettagli sulla vicenda in se stessa; piuttosto, vogliamo svolgere qualche riflessione sul rapporto fra bellezza e malvagit. La cultura occidentale vittima di un grosso equivoco, che - come tante altre cose - di origine greca: che la bellezza di un essere umano sia anche indice di grandezza danimo, di eccellenza spirituale. I Greci erano pressoch ossessionati dallequazione di bellezza e di virt; tanto vero che se volevano rappresentare un personaggio moralmente spregevole, come nel caso di Tersite nellIliade, immancabilmente lo rappresentavano come brutto, gobbo, deforme, insomma come fisicamente ripugnante. Viceversa, tutti gli eroi omerici sono splendenti di bellezza, di giovinezza, di forza; e, se non bastasse, ci sono gli di benevoli che intervengono per accrescere la loro venust: come quando Atena circonfonde il corpo di Odisseo di grazia e di splendore, per far s che la giovane Nausicaa, la figlia del re dei Feaci, ne rimanga come folgorata. Non parliamo di Paride che, se pure non un campione in fatto di coraggio fisico, nondimeno possiede un tale fascino, da far cadere ai suoi piedi la pi bella delle donne greche: Elena, moglie di Menelao. E chi non ricorda lepisodio di Frine, tradotta davanti ai giudici dellAreopago con laccusa di avere introdotto in Atene delle divinit straniere? sufficiente che vedano nuda la bellissima donna, perch quegli augusti personaggi lascino cadere ogni accusa nei suoi confronti: una bellezza cos smagliante non pu essere che il dono di Afrodite. Il contrario, per i Greci, sarebbe stato quasi inconcepibile: pressoch inconcepibile, per loro, immaginare che un personaggio dotato di alte virt personali, non fosse anche fornito delle migliori doti del corpo; per loro, si trattava di un binomio praticamente scontato. 1

Era il culto della bellezza che portava i Greci a pensare in tal modo, e nemmeno il grande Platone riesce a sottrarsi del tutto a tale incantesimo; tanto vero che egli vede nella bellezza fisica il primo passo sulla via della rivelazione della bellezza morale. La cultura cristiana medievale ha un po cambiato i termini della questione: non si dava pi per scontato che un essere umano dotato di virt morali dovesse avere anche la dote della bellezza fisica; anche perch le virt del perfetto cristiano non erano le stesse del pagano, prevalendo in esse non quelle guerriere, con linevitabile predominanza della dimensione fisica, ma quelle dellascesi, della carit e del perdono: aspetto che non va enfatizzato, come hanno fatto tanti moderni, ma neppure sminuito. San Francesco esalta tutti gli aspetti della creazione, ma evidenzia il fatto che la bellezza del mondo un semplice riflesso dellamore divino; quanto alla bellezza del corpo, non ne parla affatto. N gli artisti, almeno fino al tardo romanico, la mettono in evidenza: e non perch non possiedano le capacit tecniche per farlo, ma perch ci non interessa il discorso che vogliono fare sulluomo. Della Francesca di Dante, non si dice che sia bella, ma che sia perdutamente innamorata del suo Paolo; dei paladini delle chansons de geste, si parla in termini di valore, abnegazione, lealt e intrepidezza, non di bellezza fisica. Il binomio di bellezza e qualit morali ritorna con le prime avvisaglie della modernit: in un primo tempo con il romanzo cortese cavalleresco e con la lirica provenzale, che a sua volta influenza il Dolce Sitl Nuovo; in un secondo tempo, a partire da Francesco Petrarca, con la riscoperta umanistica della dimensione corporea e con la sua celebrazione, che culmina nellarte del Rinascimento. I santi e le Madonne dei pittori del XV e XVI secolo sono un inno alla bellezza fisica, a volte perfino audace (certi San Sebastiano ignudi che paiono celebrare la bellezza terrena pi che quella spirituale), tanto che diviene inconcepibile, come per gli antichi Greci, rappresentare o anche solo immaginare che possa essere diversamente. Ci vale, a maggior ragione, per limmagine di Ges Cristo; solo che, se almeno fino a Giotto, si tratta di una bellezza sobria, solenne, per cos dire mistica, a partire dal Rinascimento essa diventa una bellezza splendidamente terrena: al punto che, se si togliessero laureola o, nel caso della passione, la croce e la corona di spine, si potrebbe benissimo immaginare che non del Cristo si tratti, Figlio di Dio e Redentore dellumanit, ma di un belluomo prestante dalle forma atletiche, simbolo di forza, di grazia e di eccellenza fisica. Lo stesso dicasi delle Madonne e dei santi della pittura rinascimentale: anche se assorti in unaura pensosa e come distaccata da tutto, i loro corpi e i loro visi parlano per loro: sono un inno alla bellezza fisica e, il pi delle volte, alla giovinezza. Perfino quei santi che la tradizione vuole si rappresentino in et avanzata, come San Girolamo, o immersi in esercizi spirituali particolarmente austeri, come SantAntonio Abate, non mancano quasi mai di vigore, di prestanza, di giovanile freschezza e fanno sfoggio di una superba muscolatura. Insomma potrebbero benissimo, questi santi rinascimentali, fungere da modelli per lUomo vitruviano di Leonardo da Vinci: il soggetto religioso diviene un semplice tributo esteriore alla committenza, ma quel che palpita in essi lo spirito antropocentrico della nuova et. Dio scivola in secondo piano e lUomo, assiso al centro del mondo, riunisce in se stesso le pi alte doti del corpo e dello spirito, in un unico movimento. Ci stiamo avvicinando, cos, allidea moderna della bellezza corporea e al suo legame con linteriorit. Nella cultura moderna, luomo ha preso definitivamente il posto di Dio; per nuove forze tendono a prendere, a loro volta, il posto delluomo, a cominciare dalla macchina. Il mondo si arricchito di una bellezza nuova, scrive Filippo Tommaso Marinetti nel Manifesto futurista: la bellezza della velocit. La bellezza corporea, pertanto, domina limmaginario moderno, ma non si tratta di una bellezza umanistica nel senso greco e rinascimentale; bens di una bellezza che richiama la potenza, lefficienza e la velocit della macchina. Non aveva affermato, sempre Marinetti, che unautomobile lanciata in corsa, con tutti i suoi tubi serpeggianti, infinitamente pi bella della Nike di Samotracia? 2

Del resto, quante volte la pubblicit non si serve della bellezza del corpo per reclamizzare le macchine? Quante volte non si serve dei corpi di possenti atleti lanciati in corsa, oppure dei corpi di sensualissime modelle in pose conturbanti, per reclamizzare lultimo modello di automobile, o di motocicletta, o magari di computer? Accanto allelemento tecnico, che rende quei corpi efficienti e lubrificati come macchine, molleggiati e, in un certo senso, metallizzati: depilati, abbronzati, coi capelli tinti: insomma sempre pi artificiali e simili a robot, altri due elementi si sono fatti strada a partire dalla tarda modernit: lelemento erotico e quello demoniaco. Il primo era gi implicito nella visione rinascimentale e, come abbiamo suggerito, fa capolino gi allinterno della stessa arte sacra, sotto mascherati sembianti: quando la rappresentazione dei santi e persino il loro martirio diventa un pretesto per esibire corpi nudi e, a loro modo, conturbanti e sensuali, non senza una certa componente di sadismo, nella sfrenata crudelt dei persecutori e nella macabra ingegnosit delle torture da essi escogitate. Ci che ha portato lelemento erotico definitivamente alla ribalta, ad ogni modo, stata la pubblicit: in una societ di mercato ove tutto soggetto a divenire merce, non fa certo meraviglia che il corpo umano, esasperatamente erotizzato, sia stato la prima risorsa cui si fatto ricorso per aumentare le vendite di qualsivoglia prodotto, e non solo dei prodotti che, come labbigliamento intimo, possiedono un ovvio legame con la corporeit. Il secondo elemento nuovo stato la cattiveria: bello e cattivo; bello e dannato; bello e perfido (o perfida). Anche qui, gli scrittori aprono la via, gi verso la fine dellOttocento: Bel Ami un po il manifesto di questa nuova estetica della malvagit; mentre le varie versione di Salom, come quella, famosissima, di Oscar Wilde, ne costituiscono la versione femminile. Cosa vi pu essere, infatti, di pi torbidamente sensuale di una bella ragazza che danza seminuda e che poi esibisce su un vassoio doro la testa delluomo da lei (e da sua madre) cos ferocemente odiato quanto, forse, segretamente amato? La poesia, il cinema, la televisione, la musica-spettacolo (si pensi alle ultime, sempre pi esasperate erotizzazioni del corpo nei video delle canzoni) seguiranno a ruota nello sfruttamento questo nuovo filone. Il caso limite di questo archetipo quello della donna-vampiro o delluomo vampiro: Baudelaire e Bram Stoker si danno la mano in questo rito di magia nera, che consiste nella erotizzazione e nella glorificazione estetica del male; ma gi John Milton, alle soglie della modernit, nel Paradise lost aveva anticipato il motivo, raffigurando Satana come una creatura romantica ante litteram, tanto bella quanto infelice nella sua titanica solitudine. Ed eccoci arrivati ai belli e dannati della giovent bruciata, versione hollywoodiana e popolare del poeta maledetto di matrice decadentistica, stile Baudelaire, Verlaine e, soprattutto, Rimbaud. Una intera generazione di attori e di attrici di fama internazionale, a partire dagli anni Cinquanta del Novecento, hanno definitivamente imposto tale associazione fra bellezza del corpo, erotismo e malvagit (si pensi solo a Il portiere di notte di Liliana Cavani); al punto che, oggi, riesce perfino difficile concepire, nellimmaginario collettivo, che le cose possano stare altrimenti: proprio come era inconcepibile, per i Greci, che il buono non fosse anche bello. A forza di esaltare il connubio di bellezza e tenebrosit, abbiamo creato un modello che ha messo profonde radici nella nostra sensibilit e nella nostra immaginazione e sar compito arduo snidarvelo, mostrandone lorigine arbitraria e del tutto artificiale, vale a dire costruita freddamente a tavolino. Non forse presente, questo connubio, anche in alcuni fatti di cronaca nera degli ultimi anni e decenni, e specialmente quando si accompagna alla giovinezza? Non ha forse ricevuto Pietro Masso, il ventenne che uccise a sprangate i genitori per intascarne leredit, centinaia di lettere damore e di proposte di matrimonio, pur nella sua condizione di carcerato? E la stessa cosa non forse toccata alla minorenne Erika, che uccise la madre e il fratellino con decine di coltellate: accomunati, il giovane veronese e la giovanissima ligure, da una certa avvenenza fisica, oltre che dallinconcepibile crudelt e gratuit dei loro rispettivi delitti? 3