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La masquerade reale

I. INTRODUZIONE Gli studi della vita e della politica delle monarchie sviluppatesi nei secoli dal XV al XVIII in Europa, ci hanno sempre mostrato uno spaccato di societ a cui corrispondeva un ambiente di corte vario e modellato a seconda delle esigenze dei monarchi. Teatro delle decisioni politiche, l'ambiente di corte stato dapprima sottovalutato dagli storici, ora invece ripreso in considerazione in quanto proprio tramite la corte si scorgevano la personalit e gli interessi del re stesso che l'aveva plasmata. Lo stesso rapporto Stato-corte stato negli anni frainteso in quanto la corte veniva visto come ambiente decisionale e dal quale il re prendeva le sue decisioni; sebbene questo sia in parte vero, dev'essere rivista la funzione di centralit della corte come ambiente in cui le idee e ideologie si sviluppavano, e come centro di avvio per la costruzione dello Stato. Dal testo Nelle stanze del re. Vita e politica nelle corti europee tra XV e XVIII secolo nasce una profonda analisi degli ambienti reali, che finivano per coinvolgere migliaia di proseliti, visti come una grande messa in scena, una grande masquerade che stava solo a rappresentare la potenza di un monarca rispetto ad un altro, o le inclinazioni regie di ogni genere. Le monarchie a cui si far riferimento sono quelle che nella scala della politica europea rinascimentale hanno avuto un ruolo pi decisivo per modelli, caratteristiche e seguito, e queste sono la monarchie di Spagna, di Francia, di Inghilterra e della famiglia degli Asburgo. Le considerazioni sulla corte prendono spunto da un'analisi dei tre aspetti fondamentali della corte che man a mano in ogni paese verranno esaminati, ovvero la reggia (sede fisica della corte), il consiglio (sede delle decisioni e discussioni) e la casa (sede fisica del monarca). Altres importante, in quanto sar spesso causa di ribellioni, dissensi e rivolte, la nascita nella popolazione di un'opinione pubblica che crea un'aspettativa sempre pi forte verso le rispettive corti, le quali avevano il compito di organizzarsi gerarchicamente, di essere amministrate in dipartimenti, di essere allestite in magnificenza, e tramite i quali compiti doveva affermare la sacralit del re, essere il cuore pulsante di poteri politici e amministrativi e fare da modello ai sudditi. II. La corte di Borgogna Tramandato fino a noi, il mito della corte borgognona deve apparire come il precursore di tutti quegli ambienti reali che poi l'hanno succeduta. La corte di Borgogna, infatti, per particolarit e modello strutturale, pi di tutte stata quella che ha dettato le regole in ambito, e come vedremo in seguito, stata quella pi imitata partendo dalle classiche corti dei Paesi Bassi fino a quelle Asburgiche. Lo sfarzo che si ostentava, non aveva eguali in Europa ed era il frutto del credito politico al quale corrispondeva: questo fu un particolare aspetto che permise ai potenti di Borgogna di intrattenere numerose alleanze e creare una fitta rete di rapporti di imparentato con numerose famiglie europee. Tra le alleanze pi provvidenziali basti citare il legame instaurato con la famiglia d'Asburgo, gravido di conseguenze, il matrimonio fra Maria di Borgogna e Amedeo VIII, duca sabaudo, che permise lo scambio culturale ed intellettuale fra queste due corti cominciando a diffondere l'esempio anche in Italia, la permanenza di Edoardo IV d'Inghilterra, esiliato, in terra di Borgogna, dalla quale rimase stregato a tal punto da cominciare ad emulare lo stile ammirato durante l'esilio anche nelle corti d'oltre Manica, cosa che poi avverr in toto con Enrico VII. Una stima eccessiva di questa, comunque importante, corte sarebbe per non del tutto esatta: altre realt in Europa stavano cominciando ad affermarsi, e l'unico aspetto che avevano da invidiare ai borgognoni erano le forme di regolamento, del cerimoniale e della gestione personale. Un aspetto particolare della corte venne sviluppato all'avvento di Carlo il Temerario, principe che cre uno Stato pi centralizzato tramite l'organizzazione in settori amministrativi diversi. La stessa amministrazione porter ad un evolversi della corte in tre diversi settori che impiegheranno un ruolo fondamentale a seconda del paese che li ospiter: la camera, la casa e la scuderia saranno i 3 ambienti in cui numerose personalit spiccheranno nelle numerose corti. Il compito principale della corte, in sintesi, era uno, e cio quello di organizzare la giornata del re e della sua famiglia in tutto e per tutto. Le cerimonie cominciavano con il lever del principe ereditario e finivano con il coucher dello stesso, e tutto durante la giornata era scandito, ora per ora, da un meticoloso rituale appositamente studiato a volte anche per esaltare la figura del re stesso. Le mansioni principali di tale complesso di elementi erano capeggiate da due figure, che erano il gran ciambellano, pronto ad esaudire ogni esigenza privata reale, e il maggiordomo maggiore, che invece si occupava di servizi pubblici al re. Altre cariche di rilievo sono state quelle di gran scudiere, gran sommelier, gran cameriere e gran maestro della casa. Lo Stato della casa regolamenter a partire dal 1473 il numero degli addetti ad ogni servizio.

Nobilt, aristocrazia, famiglia reale e personale non nobile vivevano dunque in un grande complesso organizzativo, dove ormai nessuno poteva permettersi di non essere educato in maniera adeguata, e per questo si procedette all'istruzione in egual misura di ogni facente parte della corte. Un fenomeno particolare di questa corte la progressiva valorizzazione degli uffici curiali, per cui dato che la figura reale era vista con un alone di sacralit, servire a corte aumentava lo status sociale e il prestigio personale: pi servivi vicino al re, pi prestigio ne guadagnavi. Si ebbe un notevole incremento delle personalit coinvolte in questo enorme progetto, pi di 1000 persone nel 1474, anche grazie al metodo del part-time, con il quale il sovrano intendeva dare a pi persone l'onore di far parte della sua corte mettendo nella sua cerchia stretta di inservienti gi 12 ciambellani fissi e 24 a rotazione, ognuno dei quali serviva solo per 3 mesi. Sede del principale governo politico, ora la corte doveva comprendere anche istituzioni che le permettessero di provvedere a questo aspetto: presenti erano infatti la camera dei Conti ed il Gran Consiglio. La corte di Borgogna si contrappone alle corti francesi ed inglesi che si trovavano in un momento di crisi e fu l'unica corte che permise l'effettiva entrata nell'era moderna a questo mondo di sfarzi e cerimonie. Nonostante la morte di Carlo il Temerario e la disfatta della dinastia di Borgogna, il modello continu a vivere grazie alle sue particolarit, prima in Spagna sotto Carlo V per poi passare in Francia nella Versailles di Luigi XIV. III. La corte spagnola Solo recentemente gli storici hanno saputo apprezzare la corte al seguito del re spagnolo, che sotto nuovi punti di vista viene rivalutata e alla quale viene attribuita la funzione di perno per tutte le altre monarchie cattoliche che in quegli stessi anni l'accompagnavano. Essa era piena di caratteristiche e funzioni che contrassegnavano il suo carattere di monarchia cattolica come punto di incontro fra re e sudditi. Nel 1479 l'evento che segna la storia spagnola quello dell'avvenuto matrimonio di Ferdinando d'Aragona ed Isabella di Castiglia, che con questo sodalizio univano cos due regni della penisola abbastanza diversi e in un certo senso in contrasto. La Castiglia non poteva paragonarsi alla zona aragonese del regno, notevolmente pi sviluppata in ambito istituzionale, ciononostante raccolse le attenzioni dei due sovrani, inclini ad occuparsi maggiormente in azioni che riguardavano la porzione di regno a cui faceva capo la regina Isabella, con azioni soprattutto di carattere politico ed amministrativo. L'attenzione per quanto riguarda la corte dei due sovrani si converse nella struttura della stessa in proiezione alla futura ascesa al trono del loro figlio Giovanni. Fiondati sul progetto di creare questo ambiente di pace che rappresentava non altro che un'immagine di monarchia unita ne dettarono aspetti definiti al contrario di quella corte che era invece al loro servizio. Figuravano un mayordomo mayor e un camerero mayor, con compiti simili a quelli del gran ciambellano e gran maggiordomo visti in precedenza al servizio di Borgogna, e si puntava alla consacrazione della figura reale tramite dei dettagliati cerimoniali che si distinguevano nelle varie fasi della giornata, come per esempio il lavacro delle mani del principe prima del pranzo, rituale legato alla simbologia dell'acqua, tramite i quali la Castiglia si omologava alle altre monarchie a lei contemporanee. L'esaltazione del sovrano, sfruttando il fatto di vivere comunque in un paese fortemente cattolico, era praticata tramite l'istituzione di una Capilla real (cappella reale), dove il re stesso andava a pregare consacrando all'opinione pubblica la sua estrema religiosit. Il piano di questa corte al servizio del figlio Giovanni fu per stroncata dalla prematura dipartita di quest'ultimo e ancora dopo la morte di Isabella, alla quale succedette sua figlia Giovanna, accasata con Filippo il Bello di Borgogna. Il destino della corte spagnola mostr ancor di pi la sua duplice valenza insieme a quella di Borgogna e Asburgo, quando nel 1519 sal al trono il giovane imperatore del Sacro Romano Impero, ora anche re di Spagna, Carlo d'Asburgo, che prender il nome di Carlo V. La corte al servizio del novello imperatore crebbe, data la vastit dell'impero sotto il suo controllo, di parecchio, e aveva al suo servizio figure che non erano solo di nazionalit spagnola, al contrario la maggior parte di loro era fiamminga. Per la prima volta, cariche come il gran ciambellano, che ora aveva altri 20 camerieri al suo servizio, il gran maestro, che aveva 5 maggiordomi al suo servizio e il gran scudiere, anche lui con 80 scudieri al suo servizio, erano ricoperte anche da stranieri in madrepatria spagnola, e non senza dissensi: se i primi malumori si registravano con la sola introduzione degli abiti borgognoni, non c' da meravigliarsi che in maggior misura ci si ribell alle figure straniere. La corte di Carlo V assunse di diritto l'aggettivo di cosmopolita. Col motto di cos come i miei predecessori hanno fatto a modo loro, anche io far cos, Carlo V non tard a cambiare aspetto alla corte ereditata per cultura e cominci ad elaborarne una costruita sull'esperienza. Quando Carlo, per fermare le rivolte del 1520-1522, decise di ridare ad ogni popolo i suoi costumi e

tradizioni, nello stesso momento si preparava a raccogliere i tratti migliori di ogni corte sotto quella al suo servizio, tanto che arriv a fondere, principalmente, i due modelli ideologici e fisici cortigiani di Castiglia e imperiale. I risultati di questi cambiamenti furono due: inutile sottolineare il logico aumento delle proporzioni che ne deriv, circa 473 i sudditi che comprendeva e altri 400 erano impiegati negli ambiti militari, con altrettanto dispendio finanziario, e la corsa aristocratica e nobiliare verso gli uffici migliori al fine di influenzare la politica asburgica. Dopo un primo momento si delineavano, a capo delle cariche che pi influivano sulla vita del monarca, figure che assumevano un ruolo politico abbastanza tracciato, cos che nel 1530 Carlo procedette ad una spoliticizzazione della corte, il cui unico compito era quello di servire il re. Quello che ne consegue un'accentuazione della distanza suddito-sovrano. Viene esaltata ancora di pi la figura del monarca accostando l'immagine della figura reale a quella di un uomo devoto e pienamente cristiano, rafforzando il ruolo della cappella. Con la previsione di una successione con Filippo, suo figlio, Carlo decise di rafforzare l'aspetto borgognone della corte, principalmente per dei motivi validi, che possono essere raccolti sotto un solo motivo: bisognava dare l'immagine di un re non totalmente di parte e non esclusivamente castigliano in modo da unire i territori controllati anche all'interno della corte. Alla met del XVI secolo la fusione era gi consolidata, le figure tipiche borgognone erano ora alla corte spagnola, che a capo come maggiordomo maggiore aveva il duca d'Alba. Contrariamente a quanto potrebbe dedursi, l'avvento al trono di Filippo II sengn una riorganizzazione della corte in un modello che negli anni sarebbe diventato quello standard e rimasto inalterato per moltissimo tempo. Chiamato dagli storici Rey prudente, Filippo II fu il precursore spagnolo di quell'idea che avvicina la corte ad una citt, contrassegnata poi come la capitale. In questo senso, dopo numerosi viaggi lontano dalla Spagna, Filippo si insedi a Madrid per motivi politici e logistici, che era una citt il quale destino sarebbe stato caratterizzato d'ora in poi da una forte urbanizzazione e abbellimento, a seconda delle scelte reali, al fine di potersi misurare con le altre monarchie. Madrid, cos come Versailles in Francia, non era la sola residenza del re, che ne aveva di diverse a seconda degli usi che gli affibiava, una fra tutte la celeberrima residenza de l'Escorial, sede destinata all'aspetto religioso e pi intimo del sovrano, modellato secondo il Tempio di Salomone a Gerusalemme. I rigidi cerimoniali di Borgogna ormai avevano totalmente staccato la figura regia da quella della corte, il re divenne a poco a poco sempre pi schivo.Tuttavia, la congiunzione di identit tra corte e capitale port ad un ulteriore aumento in termini numerici attorno alla sede del potere monarchico, anche a causa di nuove mansioni istituite dal monarca stesso. Una svolta con Filippo II si ebbe quando ci si accorse che il personale addetto, sotto il suo regno, stava per trasformarsi in figure quasi esclusivamente spagnole: ora pi di 100 gentiluomini servivano il re divisi in gentiluomini di bocca, di camera e della casa e seguiti da altri con compiti minori. Filippo per, non gradiva il chiasso creatosi in questo ambiente, e a prova di questo passava molto pi tempo lontano da Madrid che nella stessa capitale. Tuttavia grazie al nuovo sistema per occuparsi degli affari di stato tramite lettere scritte a lui e da lui lette, si pu comunque affermare che non era erroneamente visto come un lavoratore instancabile, anzi. Il sovrano fece in modo da non rimettere mai per intero gli interi suoi compiti nelle mani di qualcun altro, come avverr in seguito con l'era dei validos, nonostante una figura simile si possa scorgere con l'avvento di Ruy Gomez, unico uomo di fiducia del re. La nascita in questo ambiente di fazioni politiche fu inevitabile, tanto che cominciarono a emergere due schieramenti guidati uno proprio da Gomez e l'altro dal duca d'Alba. Accanto a loro nacque la figura di Diego de Espinosa, erede della fiducia riposta in Ruy Gomez, che port avanti un progetto politico che difendeva l'ortodossia spagnola, scindendola dal potere della Santa Sede, e che rafforzava la monarchia. Suoi seguaci furono Vzquez e Prez, segretari del Consiglio di Stato creato da Filippo. Questo enfatizza l'importanza di tali cariche, create per alleggerire la pressione burocratica sul sovrano, e la loro partecipazione alla politica di corte. Il re aveva creato un sottilissimo equilibrio socio-politico a corte, che gli aveva permesso profitti notevoli: le juntas, riunioni dove si discuteva di argomenti per poi consigliare il re, l'egemonia sociale e politica della nobilt, il metodo di governo, la creazione di nuovi impieghi e il nuovo ruolo centrale della corte. A partire dagli anni Ottanta per il sovrano vide un lento eclissarsi a causa della sua et e del cerimoniale sempre pi austero e rigido, sempre pi solo, ritirato e stanco, trasmise questa nuova immagine alla corte. Fin per rompere la sacralit della figura del re e a dare in mano alle famiglie nobili di Mendoza e Infantado il compito di portare un po' di svaghi a corte. Un ultimo passo fu quello di organizzare il servizio e il cerimoniale attorno alla regina, che manteneva la casata castigliana e che ora aveva un cerimoniale tutto suo.

La corona spagnola fu la prima ad inaugurare un periodo nel quale ai monarchi vennero affiancate delle figure di ministri molto influenti, dai quali dipenderanno molto le scelte del sovrano: questa epoca dei favoriti inizia, come abbiamo detto, in Spagna con il duca di Lerma. Succeduto al trono, Filippo III, figlio del deceduto Filippo II, si trov un'eredit difficile politicamente e socialmente, e proprio per questo, oltre che alla sua scarsa attitudine politica, decise di farsi accompagnare dal duca di Lerma, diventato ormai il favorito di corte. Lerma era caballerizo mayor e sumiller de corps, poi membro del Consiglio di Stato, e non aspett per entrare in azione, che permise la creazione di un governo pi responsabile e professionale. Lo stesso Filippo III ordin a tutti di eseguire gli ordini di Lerma come se fossero detti da lui. Nonostante l'influenza del duca, che aveva conquistato strategicamente il controllo della corte posizionando suoi fidati in cariche di rilievo, altri due schieramenti gli tenevano per testa. Mentre il sovrano si sottraeva agli impegni pubblici e statali lasciando l'onere a Lerma, attorno a lui si crearono molte dicerie malevole portandogli contro l'opinione pubblica. Il ruolo del sovrano era ormai limitato all'organizzazione di alcune feste e balletti, mentre Lerma si preoccup di mantenere un ambiente di corte vivo e di esaltare la sua figura accanto al monarca tramite l'aspetto itinerante di corte. Il valido aveva ormai una tale influenza sul sovrano che lo convinse anche a spostare la corte da Madrid a Valladolid, che comport uno spostamento di 1012.000 persone circa. La parentesi di Valladolid si chiuse alcuni anni dopo col ritorno a Madrid che era l'unica vera e degna citt a far da capitale alla Spagna. Il sovrano era ormai sempre pi distaccato e assente dalla corte e l'unico aspetto che gli si riconosceva era quello religioso che permetteva una sua canonizzazione, e la successiva bancarotta, causata dalle spese militari per le guerre europee, port una brusca fine al regno di Filippo III. Dal 1622 al 1643 si svilupp il periodo di un nuovo favorito: il conte di Olivares. Al servizio del principe ereditario Filippo, cominci a farsi strada alla stessa maniera del suo predecessore e quando nel 1621 il principe sal al trono come Filippo IV cominci anche la sua ascesa, affiancata per da un sovrano con pi cognizione e caparbiet. La corte in continua ascesa contava ormai pi di 1700 persone e Olivares ebbe l'idea di usare la corte come strumento di propaganda per una monarchia fortemente cattolica. Era un lavoratore instancabile, anche negli aspetti burocratici, al contrario di Lerma e si impegn per essere il cuore della corte nonch del funzionamento spagnolo. Il compito che si prefisse Olivares fu quello di creare una figura del re nuova, meticolosa, rigida, intellettuale, degna del titolo che portava, e grazie alle predisposizioni di Filippo IV ci riusc perfettamente. Importante era anche il ruolo delle donne, cominciando proprio dalla moglie del valido di turno. Olivares era pronto a trasmettere l'idea di sovrano come quella di re universale, e nonostante l'idea fall, la corte al tempo di Olivares rimase un modello imitato anche dopo la sua morte. Lo succedette don Luigi de Haro, che mantenne pi discrezione e si impegn di pi a conservare la linea politica precedente, e si mantenne anche il distacco tra sovrano e sudditi grazie all'etichetta di casa Borgogna, che favoriva un ambiente ordinato. Alla morte di Filippo IV segu un periodo di crisi a causa della reggenza di Maria Anna d'Austria, in attesa della maggiore et del piccolo Carlo II, che favor lo sviluppo di fazioni all'interno della corte e il conseguente indebolimento della corona. Durante questo periodo non ci furono favoriti prevalenti, ma coloro che garantirono un controllo pi o meno adeguato alla situazione erano il conte di Oropesa ed il duca di Medinaceli, assieme all'aristocrazia, cooperanti in una sorta di governo collettivo alla fine del Seicento. Quello che si venne a creare fu un governo cristallizzato, ereditato dalle regole elaborate da Filippo IV e Olivares, sotto l'ormai maggiorenne Carlo II, che riusc a stento a sopravvivere al rigido rituale borgognone e a regnare con pi difficolt del padre. A chiudere la carriera degli Asburgo in Spagna ci pens il successore di Carlo II, Filippo duca d'Anjou, nipote di Luigi XIV, che, al contrario dei suoi predecessori, port aria di cambiamenti. L'astio maturato dagli spagnoli verso la regina austriaca aveva portato, come visto, una successione nuova al trono, con un sovrano che aveva natali francesi, e neanche questa scelta andava a genio alla popolazione iberica che, risvegliato un senso patriottico, si oppose anche al nuovo monarca straniero, causando la guerra di successione spagnola. Filippo d'Anjou, ora Filippo V, dal canto suo non aiut molto, portando in Spagna riferimenti all'organizzazione del corpo militare e della corte simili a quelle francesi, alla quale si aggiunse il matrimonio del monarca con Maria Luisa di Savoia, figlia di Vittorio Amedeo II. Nonostante questo, Filippo V si dedic a riforme piuttosto nobili, che riducevano le spese e gli uffici, in modo da regolare i conti della corona, oltre ad imporre un aspetto pi centralistico. Il successivo matrimonio con la principessa italiana Elisabetta Farnese port al distacco dalla potest parigina, e una ventata di gusto culturale italiano negli

ambienti cortigiani. Fu infatti la casa della principessa che in ambito aristocratico lasci il maggior seguito anche dopo la morte del marito Filippo V, anche se dal 1746 anche la casa del re comincia ad assumere nuovi aspetti: con Ferdinando VI e Carlo III l'aspetto economico fu affidato solo ad un sovraintendente. Oltre a questo, con Carlo III le due casate, antiche rappresentatrici della corona, quella di Castiglia e quella di Borgogna furono esteriormente soppresse e unificate sotto un'unica casa del re, tramite un processo che smembrava la vecchia costituzione della corte spagnola, caratterizzata dalla duplicit cortigiana divisa in casa del re e della regina. IV. La corte francese L'autorit dei monarchi francesi, assieme alla loro caratteristica vita di corte, ha caratterizzato fortemente tutte le altre ed ha dettato legge nel vero senso della parola. Il sovrano francese, a differenza di quello spagnolo, era gi a priori caratterizzato dalla cerimonia che lo consacrava con l'olio santo, e questo palesava la natura dei monarchi di Francia, ereditari della dottrina medievale dei due corpi del re, uno fisico destinato a dissolversi col tempo e l'altro immortale che stava per la sacralit della sua figura. Il carattere ultraterreno del sovrano in questa monarchia era molto sentito, succeduto per dal diritto dinastico dell'ascesa al trono. La fondazione della corte francese nasce con i Valois, non con i Borbone. All'inizio del XVI secolo era una struttura abbastanza confusa, costruita gerarchicamente, dove per la definizione precisa dei ranghi sfumava, in cui la figura principale era costituita principalmente dal re e la sua famiglia. Il re era meno riservato dei colleghi spagnoli, anzi propenso ad una vita pubblica ampia, tanto da invitare, seppur suddividendoli per ranghi, i suoi sudditi come commensali. Il primo dei sovrani dell'era moderna presa in considerazione fu Francesco I, durante il regno del quale si cominciarono ad avvertire queste trasformazioni. La corte francese al suo servizio, che vide la creazione di nuove cariche quali per esempio il gentiluomo di camera, fu colma di figure provenienti dalla nobilt e dalla borghesia che provvidero a dare un'immagine di una monarchia unita, anche se a lungo andare non fu cos. Agli inizi degli anni Quaranta cominciarono a crearsi delle fazioni, capeggiate da Montmorency e Chabot, gli unici due che si avvicinavano di pi al ruolo di favoriti del re, e che entrarono sempre di pi in contrasto. E mentre gli uomini dibattevano e cercavano di accaparrarsi pi potere, il ruolo delle donne, con vere e proprie favorite della regina, cominci ad affiancarsi a loro in vesti di promotrici di usi e costumi. Colui che succedette a Francesco I, Enrico II, port a corte un sostanziale cambiamento, dopo l'equilibrio che il precedente sovrano aveva stabilito, con cambiamenti per quanto riguarda l'organico di corte e della funzione della corte stessa. In primo luogo, come gi detto, port cambiamenti nell'organico cortigiano, facendo in modo che le figure principali della corte fossero essenzialmente due: il gran maestro ed il gran ciambellano. I costumi, poi, modesti sotto Francesco furono cambiati con qualcosa di pi reale, e un nuovo modo di vedere la giornata prevedeva il cerimoniale di ogni fase del giorno, che iniziava con il lever e finiva con il coucher (analogamente a quello che si concepisce in Spagna). A met Cinquecento si assisteva cos ad un'organizzazione pi accurata, ad un ambiente meglio gestito e controllato che in precedenza. La lotta per assumere gli incarichi pi importanti continu per ugualmente attorno al re, e ci form un' lite di quelli che sembravano essere dei favoriti. L'accesso alla figura del monarca venne distinto ancora maggiormente per ranghi, e gli stessi ranghi si organizzarono in modo da avere i gentiluomini di camera, i serventi, gli scudieri, il gran cacciatore ed il gran falconiere (i ruoli militari vennero dotati di attrezzature e potenziati). Per esercitare il potere il monarca si serviva, come era stato visto anche negli esempi spagnoli, del carattere itinerante della corte che lo portava pi a contatto con i suoi sudditi fuori dalla corte stessa; la vita artistica e culturale fior ed aumentarono il numero delle feste. Tutto questo process sub per una fase di arresto alla morte di Enrico II nel 1559, che diede inizio ad una fase di crisi a causa anche della guerra religiosa divisi tra calvinisti e cattolici. Ne segu la fase di reggenza di Caterina De' Medici, che fu caratterizzata dalle lotte dei membri della corte per conquistare le cariche di maggiore influenza. Sotto la breve parentesi di Francesco II questo stato precario si destabilizz a causa della preponderanza delle cariche riposte nelle mani di Francesco di Guisa, capo del partito cattolico. Concessioni, liberalit e conciliazione furono i tratti principali dell'opera di governo di Caterina, che aveva continuato a reggere il governo cercando di mettere d'accordo i capi delle fazioni nobiliari. Il ruolo della corte in questi anni viene sminuito a causa della scarsa fiducia che in questa istituzione poneva la regina, ma ci non significa che non si svilupp, infatti anche Caterina aveva una cospicua corte al suo seguito, ma

soltanto il ruolo della corte non veniva sfruttato a pieno. L'unica attivit di corte che per lei meritava d'aver attenzioni erano le feste: tramite queste infatti sosteneva di poter vivere in pace con il suo popolo, e contemporaneamente esaltare la monarchia non solo agli occhi dei sudditi, ma anche a quelli di tutta l'Europa che guardava. Nel 1561 Carlo IX, fratello di Francesco II, eredit il trono lasciato vacante. Da subito il monarca, a cui la corte era stata preparata esaltando la sua figura, spos una politica pi accessibile, ed a disposizione della popolazione. Con lui si ebbe un periodo di stasi in quanto a compiti e strutture. Queste due fugaci esperienze al trono, il primo vero cambio di rotta si ebbe con il terzo dei fratelli Valois: dopo Francesco e Carlo, anche il loro fratello Enrico sal al trono, con il nome di Enrico III. La figura del re divenne pi difficilmente raggiungibile, e si accentuarono gli aspetti clientelari intrattenuti con la nobilt. Tuttavia il momento storico che stavano vivendo, pieno di guerre religiose, non permise una pacifica evoluzione dell'ambiente in cui si viveva, che invece si trasform in sede di vendette, scontri, violenze, tanto da costringere tutti ad andare in giro armati. L'importanza storica dei Valois e del governo reggente di loro madre, non ebbe rilevanze in ambito di corte, quanto pi nella struttura politica e istituzionale, e permise lo sviluppo del controllo da parte della nobilt verso gran parte della corte. A sedere sul trono, stavolta tocc a Enrico di Navarra, ora Enrico IV, che, preso potere dopo una guerra, rinominata la guerra dei 3 Enrichi, si trov a far fronte a una corte che era tutta sotto il controllo della nobilt, come gi detto, ma in particolar modo alla famiglia dei Guisa. A questa famiglia il re pens di contrapporre dei propri fidati, ricordati nella storia come i mignons. I mignons erano uomini che facevano parte della piccola o media nobilt, occupavano tutti i gradini pi alti delle gerarchie francesi cortigiane spesso essendo anche coloro che erano pi vicini al re, erano l'espressione del fatto che il re non era pi comandato dalle fazioni. Un regolamento di corte, quello del 1578, stabil la quiete a corte dopo i violenti moti, e scand la giornata del re secondo i cerimoniali visti in precedenza, oltre a nuove norme emanate dal sovrano. Gli irrigidimenti cortigiani, le nuove cariche, e tutti i metodi applicati da Enrico III continuavano per a pesare dal punto di vista economico, in misura notevole. Si pass per cos ad una corte e ad una posizione del monarca pi assolutistica, aspetto che avrebbe caratterizzato l'avvento della serie dei Luigi al trono francese. Con il gi citato avvento dei Borbone al trono con Enrico IV infatti, successivo ad una crisi di corte e alla promulgazione dell'editto di Nantes, si cerc una stabilit e si cerc di ridurre le spese che la monarchia doveva intraprendere per mantenere l'ambiente di corte. Si contrappose al suo predecessore per cercare di colmare la distanza coi sudditi, e in generale cerc di riavvicinare le vedute imposte dal tipo assolutistico di governo di Enrico III. Il nuovo re mescol vecchia nobilt e giovane, e cre accanto al Consiglio ristretto, che si occupava di problemi giuridici e finanziari, una schiera di suoi amici. Le successive congiure di Biron e Bouillon, due duchi, fecero per emergere il malumore che si era creato tra i grandi del regno, che avevano sempre pi potere. Tutto questo fu la conseguenza spontanea della sua politica mite. Un'importante processo con Enrico di Navarra si ebbe con il progressivo accentramento a Parigi e urbanizzazione della stessa, che ormai assumeva il ruolo di capitale a tutti gli effetti. Il re si preoccup di finire la struttura del Louvre portando a termine i progetti iniziati con Caterina De' Medici, e facendogli assumere un ruolo centrale a tutti gli effetti. Nonostante questo, come si gi visto in Spagna, anche in Francia si avevano numerose altre residenze reali, qui con Saint-German e Fontainbleau. Ci che contribu a tramandare la funzione e la magnificenza della corte fu la casa della regina, che era Maria De' Medici. Essa aveva alcune delle figure pi importanti tra il personale, rappresentate dal cavaliere d'onore e dal primo maggiordomo, assieme alle numerose dame donne che la regina contava al suo seguito. Nel 1610 per, l'assassinio dell'ultimo dei Borbone fece sprofondare tutti in un secondo stato di caos; quello che si vedeva all'orizzonte era il fantasma della vecchia reggenza di Caterina, che fu emulata effettivamente in egual modo da Maria, reggente in attesa del figlio Luigi XIII. Quello che si inaugurava cos in Francia era un primo periodo dove figure che in Spagna avevano avuto personaggi del calibro di Lerma e Olivares, qui si sarebbero viste in Richelieu e Mazzarino, con una sola differenza: i primi favoriti francesi non furono confidenti del re fin dal principio, ma dalle cariche pi basse si fecero largo fino ad ottenere un'influenza che il sovrano non poteva negare, ed alla quale si appoggiava. Il primo, sfortunato, favorito di quest'epoca fu Concino Concini, tramite il quale Maria cerc di mediare fra la corona e la nobilt e, al fine anche di estromettere dal governo il figlio da lei odiato, portare ad un periodo di pace. Concini ebbe vita brevea corte, contestato e dal carattere arrogante fu ucciso. Si inaugura nel 1610 un periodo di nuovo rinnovamento e cambiamento, gi con l'incoronazione di Luigi XIII e il suo successivo matrimonio con Anna d'Austria. Il primo dei Luigi rinascimentali inaugur la sua stagione governativa con la nomina di Luynes a suo favorito, e ad opera di un Consiglio ristretto fu proprio

Luigi a decidere l'eliminazione di Concini, emancipandosi definitivamente dalla madre. Il regno di Luigi XIII cominci male: aveva contro la madre, il fratello, i fratellastri e i cugini Borbone, e fu allora che decise di rimettere tutto, un po' resto, nelle mani di Luynes. Lo stesso Luynes attu un piano politico simile a quello del duca di Lerma spagnolo, costruendosi un potere a corte tramite cariche e onorificenze che gli venivano dispensate, purtroppo per non raggiunse mai il pieno potere. Con la successiva morte di Luynes, il suo posto fu preso da un uomo della statura di Richelieu. Richelieu, che aveva operato una sorte di ricongiungimento fra il sovrano e sua madre, era un cardinale che non fu per un favorito nel pieno senso della parola: non ebbe mai il pieno potere neanche lui, ma aveva accumulato cos tante ricchezze che si muoveva agilmente a corte, pur consapevole di dipendere dalla volont regia. Pi che dipendenza divenne una collaborazione. Con Luigi XIII si sviluppa anche una concezione pi autoritaria e militarizzata del potere. A questo proposito infatti, a causa delle guerre, potenzi la struttura militare notevolmente e si mise a capo personalmente di quest'ultima. Mentre per l'aristocrazia lamentava un eccessivo controllo del patronage da parte del cardinale Richelieu, Luigi riusc a placare le proteste degli aristocratici, e anche a concentrarsi maggiormente alla sua corte che crebbe in cultura, nonch in istituzioni. La corte nacque di nuovo sotto nuova luce, vero che lo stile dei Borbone era pi umile, ma era fermo, capace di grandi cerimoniali, qualora fossero necessari, e aveva messo il sovrano sotto una nuova luce piena di simbolismi e autorit. Neppure la morte del sovrano e di Richelieu seppe arrestare questa fama e questo progresso francese. Solo Anna d'Austria riusc a portare, con una simile politica, le paure scaturite nel periodo di Maria de' Medici. A coadiuvare la sovrana reggente, in attesa anche lei della maggiore et del piccolo Luigi XIV, ebbe ragion d'esservi Giulio Mazzarino, continuatore della politica di Richelieu. Un nuovo compromesso fra corona e aristocrazia venne raggiunto grazie al Conseil d'en haut (Consiglio reale ristretto) e le acque poterono in un primo momento calmarsi. Quello che port al successivo periodo delle cosiddette Fronde, fu il declino del potere nobiliare, strategicamente plasmato da Mazzarino prima notando che il fronte nobile era disomogeneo e poi sfruttando a favore questa caratteristica mettendo gli stessi nobili gli uni contro gli altri. Ora la figura dei favoriti giungeva ad una nuova fase evolutiva, infatti non pi personalit forti, come poteva essere stato Cond in Francia, riuscivano a prendere prestigio personale e a controllare gli affari statali, ma pi che altro la politica dei sovrani da Luigi XIV in poi si affianc a personalit che figuravano nei Consigli reali, come lo stesso Mazzarino che lo dirigeva. Alla morte di Mazzarino nel 1661 sale al trono uno dei pi grandi monarchi della storia della Francia: Luigi XIV. Luigi XIV, o Re Sole, come passer alla storia, fu il sovrano che presenta pi particolarit di tutti, per capacit, per innovazioni e per sviluppo sociale. La simbologia che lo consacrava come Re Sole non si sbagliava: fu come una luce per la corte francese che riport in vita l'antica tradizione dei Valois, con gli sfarzi e i lussi cortigiani. La sua corte si presentava allargata e potente, e il potenziamento militare del sovrano, tramite la quale gloria in campo di battaglia intendeva consacrare la sua posizione, incentrarono il suo regno in un'ottica militarizzata con conseguente acquisto d'importanza delle cariche quali gran scudiere, gran falconiere e gran maresciallo. Atto rivoluzionario portato avanti, procedette verso una forma quanto mai pi assolutistica, un'enorme macchina di governo, soprannominata le roi machine, guidata da Luigi e Luigi solo. Le sue originali strategie infatti riguardavano non solo il fatto di prendere le antiche prerogative che avevano i monarchi a lui antecedenti, ma un passo pi importante fu svolto dalla decisione di eliminare la figura di primo ministro. Questo per non compromise il fatto che potesse essere aiutato da una cerchia ristretta di fedeli, tra i quali figurava anche Colbert. All'interno di questa grande macchina non tutto era tranquillo e pacifico e non mancarono contrasti e divisioni a corte. Il periodo di reggenza del re pu essere diviso in due periodi: durante il primo la corte assume un carattere itinerante e le innovazioni e il governo sono meno rigide, le feste assumono un carattere fondamentale e un notevole impatto ha la propaganda fatta a favore del re; il secondo periodo, vede la corte stabilirsi definitivamente in una struttura che sar ricordata come la pi grande espressione di un periodo in cui Luigi rappresent a pieno la sua potenza, riempiendo di sfarzi, lussi e splendori la cara residenza di Versailles. Nella nuova reggia il cerimoniale subisce alcune modifiche e la vita viene a svolgersi secondo tre principali motivi, che sono principalmente la scandita etichetta regia giornaliera, poi il susseguirsi annuale delle festivit varie, celebrate a dovere, e infine i viaggi che la corte ogni tanto intraprendeva. Tutta questa magnificenza port ad uno Stato in cui feste e clamori erano solo riservati dentro la corte, mentre, fuori, il popolo soffriva una situazione di noia e tristezza. In termini di potere all'interno della corte, invece Luigi XIV si accorge che l'aristocrazia perde la sua

influenza a corte e non esita a limitarne ancora di pi il potere ai prncipi e a stabilire nuove regole di successione secondo le sue vedute. Si vennero a creare tre partiti all'interno della corte che riguardavano per solo la famiglia reale, infatti il primo era legato allo stesso re, il secondo al gran Delfino, mentre il terzo al nipote di Luigi, il duca di Borgogna. La pressione che esercitava Versailles con la sua rigida etichetta, costrinsero Luigi ad evadere verso altre sedi, come quelle di Trianon e Marly, che diventarono veri e propri ambienti esclusivi per persone fidate del re. Anche il Re Sole si era fatto prendere quindi dalla rigidit di Versailles, tanto da dover fuggire da essa, e cos subiranno questa influenza negativa anche i successori di Luigi XIV. Dopo gli ultimi anni turbolenti del re, Versailles cadde in rovina in concomitanza alla reggenza del fratello del re, Filippo d'Orleans, in attesa che Luigi XV raggiungesse la maggiore et. L'unico pregio di Filippo fu quello di mantenere ed assicurare al futuro Luigi XV un potere regio intatto, orchestrando le varie fazioni all'interno dell'ambiente cortigiano. Salito al trono, Luigi XV si impegn per riportare il vecchio lustro a Versailles e alla corte, ma con scarsi risultati. Con la desacralizzazione della sua figura, a causa dei suoi comportamenti discutibili, trasform la sua reputazione da Beneamato a Malvoluto. Pens di ricorrere ad un aiuto esterno riportando in auge la figura del primo ministro, ora assunta da Fleury, e solo alla sua morte Luigi acquist la piena autonomia dei suoi poteri. Ma colei che influenz le scelte politiche del sovrano pi di tutti fu Madame Pompadour, amante di Luigi XV. Il cerimoniale era ormai macchinoso e rigido e veniva evitato dal monarca, il quale prefer inoltre creare i cosiddetti petits cabinets, piccole stanze appartate in cui discuteva con altri funzionari, per assolvere alle sue funzioni regie. Arrancandosi tra petit cabinets e metodi di governo sempre pi dubbi, quello che appariva era un re desacralizzato e in declino. Se la figura del re era in declino, quello che non lo era per era la figura della corte, che non venne intaccata come organico e continu a comportare spese enormi. Anch'egli sfugg numerose volte da Versailles preferendogli sedi quali quella di Choisy e La Muette, dove si dedicava alla caccia, sua grande passione. Nonostante questi aspetti negativi quindi, che riguardavano per solo la personalit del re e non quello che gli stava intorno, possiamo dedurre che la corte non ebbe un vero e proprio declino con Luigi XV. Una vera crisi si ebbe con il suo successore, Luigi XVI, che comport uno scioglimento di ogni sistema politico e sociale francese. Le cause di questo fenomeno sono: la ribalta di un'lite culturalmente molto avanzata, una perdita di legittimit della corona che non riusciva pi a governare idoneamente e l'aspetto che separava il re da Versailles. Era un sovrano irresoluto, senza personalit, che trov la sfortuna di avere accanto una regina che non lo aiutava. La regina stessa si impose a corte schierandosi ora con una fazione, ora con un'altra. A seguito di riforme che avevano lo scopo di far diminuire i deficit, Luigi XVI procedette con numerosi tagli. Ma ormai la situazione era agli sgoccioli, Versailles sempre pi una prigione mentre l'et dei Lumi portava una nuova ragione nelle teste aristocratiche e borghesi. Quando il tutto port alla presa della Bastiglia, inizio della celebre Rivoluzione francese nel 1789, il re sembrava essere ancora estraneo a quello che sarebbe stato la fine del suo regno. V. La corte inglese Un'eccezione nuova rappresenta la visione della corte e della politica inglese. La duplice natura, divina e dinastica, del re, che ora qui accentrava poteri politici, giudiziari, ecclesiastici e sociali il nuovo aspetto che caratterizza la vita del monarca inglese, che sa affidarsi alla nobilt e che vede la corte come il centro di amministrazione statale. Anche alle donne era riservato l'onere della corona. Tuttavia, questo accentramento dei poteri, in Inghilterra, veniva limitato da un'istituzione nuova che era il Parlamento, rappresentato da nobilt, clero, aristocrazia e borghesia. Il primo monarca dell'era moderna Enrico VII, che porta sul trono la dinastia Tudor, uscita vittoriosa dalla precedente guerra delle Due Rose. La politica del primo dei Tudor al trono, si prefiggeva di imporre tramite una repressione antinobiliare e una particolare politica fiscale, il risanamento delle risorse finanziarie. La magnificenza regia, come era solito nella tradizione inglese, si ostentava con i banchetti pubblici che il re riservava ai suoi sudditi, che assicuravano un'opinione positiva sul suo conto. Tuttavia non fu curato solo l'aspetto di facciata della monarchia, ma tramite l'istituzione di una privy chamber il re si assicur anche aspetti politici e culturali a suo favore. La vera impennata qualitativa si ebbe per soltanto con il suo successore: Enrico VIII Tudor, fu colui che rese possibile il definitivo passaggio dalla visione medievale a quella rinascimentale. Egli incarnava perfettamente tutti gli aspetti di un principe del Rinascimento, e riport alla figura del monarca la sua vecchia gloria e maest.

Nei primi anni del suo regno concentr la sua attenzione sull'aspetto militare del suo governo, a cui segu una fortuna sul campo di battaglia contro la Francia. In seguito, a causa della sua scarsa esperienza in ambito burocratico, decise di affidarsi alla figura di primo ministro, ricoperta dall'arcivescovo di York, Thomas Wolsey. Fu proprio Wolsey che tenne il comando dell'Inghilterra per circa quindici anni e si trovava a governare non solo il regno, ma anche il re, ma nonostante questo non furono mai nessuno dei due succubi dell'altro. La creazione di nuove cariche, quali il siniscalco ( High Steward), il ciambellano e il grand scudiere (Master of the Horse), il controllo sull'aristocrazia, limitata al potere e a cui contrappose una privy chamber sempre pi potente, l'onnipresenza della musica a corte, la ricercatezza nel vestiario e la collaborazione con Wolsey, permisero al governo e alla corte inglese di concorrere con le altre monarchie contemporanee e di presentare una corte che era grande, lussuosa e per alcuni versi anche chiassosa. Un secondo periodo del regno di Enrico VIII si ha con l'affrancamento da Wolsey, e da quel momento assumer un comportamento pi autoritario. Cre un privy council accanto alla privy chamber ed eman le Ordinanze di Eltham che riformarono casa e Consiglio del re. La scelta della sede per quanto riguarda i sovrani inglesi si ebbe proprio con Enrico VIII che cominci decidendo di stabilirsi a Whitehall, situata sulla riva del Tamigi, che prevedeva una struttura edificata in modo che gli appartamenti del re non fossero facilmente raggiungibili, sottolineandone la sacralit. Durante il periodo dei primi anni del Cinquecento, alla figura del sovrano si identifica chiaramente l'influenza esercitata sul Parlamento, anche con Enrico che per a sua volta non era totalmente estraneo da condizionamenti di chi lo circondava. La corte si manifest come luogo principale in cui queste influenze potevano nascere ed evolversi ed i cortigiani influenzarono il re anche sulle sue scelte matrimoniali come nel caso di Anne Boleyn, e uno dei tanti personaggi ad influenzare il re fu Thomas Cromwell. Cromwell era un burocrate calcolatore che aveva trasformato il privy council facendogli assumere le caratteristiche tipiche della sua personalit. Grazie a Cromwell venne ridefinito il Parlamento con quella che era la teoria del potere del re, secondo la quale il sovrano acquistava maggiore spessore spirituale e il Parlamento veniva ridefinito. Il potere esercitato da Wolsey prima e da Cromwell poi, naturalmente fu la causa di rivolte nate dalla protesta della nobilt di corte, che attaccava anche la forma del governo. Enrico VIII si trov cos costretto a riformare il Consiglio, dando potere anche ai nobili, ed a condannare Cromwell a morte. Ora, cos, il privy council, che assumeva quindi un carattere pi potente della privy chamber, era legato a due lites: quella cortigiana e quella di governo, che mai si sovrapposero e governarono insieme al monarca in modo omogeneo. Tramite questa politica il sovrano controllava la sua corte, che sapeva di poter vivere con lui in un certo equilibrio, ma che non osava sfidarlo a causa della sua severit. Fu proprio questa severit che caratterizz gli ultimi anni di Enrico VIII. In previsione della morte del monarca, fazioni si combatterono per l'ascesa al trono del figlio Edoardo, e questa sintomatica aveva preannunciato gli anni che ne seguiranno all'elezione di Edoardo VI e Maria Tudor. L'etichetta per creata da Enrico VIII fece in modo che la crisi fu superata anche quando al trono subentr la prima figura femminile rinascimentale, la gi citata Maria Tudor. A parte Maria Tudor, la regina che caratterizz la vita inglese pi di tutte le altre, si incarn nella figura di Elisabetta I, che con i suoi 45 anni di regno divenne un mito nella storia. La regina continu la linea continua della corte che si era sviluppata fino ad allora e chiam aristocratici e nobili al suo servizio in egual misura, in modo da non scontentare nessuno; mantenne la struttura e la funzione che aveva assunto fino a quel momento il privy council e riusc ad ottenere una coesione a corte davvero significativa. L'equilibrio tra le fazioni le garant un regno prospero. Affiancata anche da una nuova figura, Cecil, che suggerisce di optare verso il consiglio come motore vero del regno, e facendo in modo di essere l'anello di congiunzione tra esso e la regina, si ottenne un equilibrio ancora maggiore. Naturalmente i problemi non tardarono a sorgere e una della questioni principali era il problema del matrimonio della regina e della successioni dinastica, ma in questo senso Elisabetta non fu colta impreparata. Decise di togliere ogni dubbio sulla figura di una donna a capo del regno mantenendo una linea che la rappresentava come la regina vergine, contraddistinta da purezza che era paragonabile solo alle dee della mitologia. Tramite questa oculata simbologia che le procurava un riscontro positivo tra la corte, Elisabetta vinse tutti i pregiudizi e venne osannata a tal punto da essere paragonata ad Astrea, come poi fu anche rinominata. I dati che provengono da quegli anni non ci permettono tuttavia di definire bene due aspetti della corte:

quello di come era organizzata, in quanto le gerarchie non erano ben definite, e quello finanziario. Gli unici punti che cambi Elisabetta, che mantenne una corrente conservatrice, mantenendo intatto lo scheletro del regno che i suoi predecessori avevano costruito, furono l'istituzione accanto alla privy chamber della Bed chamber e l'eliminazione della figura dei paggi. Una corte statica e un equilibrio all'interno del consiglio le permisero un regime stabile. Elisabetta I, inoltre, si affid alla sapienza di molti uomini, non basandosi sul metodo di scegliere una figura, come in Spagna accadeva con i validos, tra i quali per emerse la figura di Dudley, che fattosi largo dal basso, riusc a conquistare la fiducia della sovrana. Un ruolo basilare l'avevano anche le donne, messe a capo dei vari consigli e al seguito come servitrici della regina, la cui unica prerogativa, sulla quale la regina non transigeva, era quella di non essere strumento di influenza da parte degli eventuali mariti o parenti. Nonostante questo anche gli uomini assumevano cariche di elevato spessore. Quando fu chiaro che la sovrana n si sarebbe sposata n avrebbe avuto eredi, la regina decise di rimarcare la sua figura per ingraziarsi il popolo. Cominci una vera e propria campagna pubblicitaria che la esaltava a pari delle antiche dee vergini, protagoniste della mitologia greca: mentre il carattere itinerante della corte era prima visto per necessit ora erano rappresentativi del potere della regina. Questi emblematici viaggi della corona rafforzarono la sua autorit e l'opinione pubblica nei suoi confronti. A partire dalla met degli anni Ottanta per, il regno della regina cominci ad incrinarsi, assieme ad un particolare momento storico di crisi economica, aggravata dalle ingenti spese della corte che si dovevano sostenere. Le tensioni interne, l'ansia dei cortigiani impoveriti, il cerimoniale diventato una grande farsa recitata da giovani aristocratici che volevano ingraziarsi la, oramai, vecchia regina, le opere bellicose inglesi nelle guerre d'Europa non contribuirono a facilitare la situazione. Elisabetta I non riusciva pi a controllare l'ambiente tramite il meccanismo della concessione dei favori che l'aveva aiutata durante il suo regno. Nonostante gli ultimi sforzi, il regno di Elisabetta si concluse quasi a furor di popolo, alimentato dalle convinzioni di quei tempi dell'inadeguatezza di una figura femminile ora al comando. Quello che caratterizz il periodo successivo fu il rapporto fra re e Parlamento che si era aggravato durante l'ultimo periodo di reggenza di Elisabetta I. Dopo lei infatti, da tempo ormai numerosi a corte, sale al trono una nuova dinastia, quella degli Stuart che erano presenti in Scozia, sotto Giacomo VI Stuart. Re Giacomo governava assieme al suo fidato ministro Robert Cecil, figlio del primo Cecil, il quale aveva sulle spalle il peso dell'interno governo. Il passaggio di governo da una dinastia all'altra non aveva avuto grandi traumi, lo stesso non si pu dire per la pratica di governo e la vita di corte, che furono invece notevolmente cambiate. Fra gli aristocratici di corte e gli scozzesi, in seguito, nacque un astio, dettato dal fatto che il re elargiva numerosi benefici pi ai secondi. Ora quindi il Consiglio privato si trasform in un organo dove avvenivano continue dispute, al contrario del ruolo decisivo che aveva avuto sotto la precedente sovrana, e per ovviare al problema decise di dare alla Bed chamber un carattere simile a quello che avevano i petits cabinets francesi in quel periodo. La differenza di culto del sovrano che si era avvertita con la nuova politica di Giacomo, che non segu le idee auto celebrative di Elisabetta, port inoltre ad un allontanamento progressivo fra corte e monarca, ora pi inarrivabile. Nonostante queste novit il sovrano riusc a dare comunque un tocco baroccheggiante alla corte e a riportare la fama di corte inglesi alle vecchie glorie, sebbene in diversa maniera. Alla fine, a causa degli enormi problemi riguardanti il patronage, anche Giacomo I d'Inghilterra decise di affidarsi a dei favoriti, prima con Carr, che prendeva le redini in seguito alla morte di Cecil, poi con George Villiers che divent il favorito preferito del sovrano, considerato da lui come un figlio, e che raggiunse in poco tempo la vetta del potere a corte in quasi tutti gli ambiti. In seguito alla chiusura del Parlamento da parte del principe ereditario Carlo I, figlio di Giacomo, per motivi che andavano contro al ministro Villiers, cominci a non andare pi a genio a quelli che con lui dividevano gli ambienti cortigiani. In modo abbastanza prevedibile, avendo attirato l'invidia di molti, Villiers fu assassinato nel 1628, ed il principe Carlo I, ormai salito al trono, decise di condurre gli affari di Stato in modo pi deciso. Egli non serv di un solo favorito, ma prefer avere una schiera di fidati al suo seguito, mantenne l'equilibrio fra inglesi e scozzese precedentemente instaurato nella precedente politica e introdusse nell'organismo i suoi confidenti. Una nota positiva fu che Carlo ridiede un tono normale e dignitoso alla corte, dopo le stravaganze di suo

padre che avevano portato corruzione e malcostumi, ristabil il vecchio cerimoniale ormai entrato in disuso e diede ordine alla corte, che tuttavia sotto alcuni aspetti continuava ad apparire caotica. Restaur Whitehall e abbell Londra, incrementando un fenomeno di urbanizzazione della citt che aveva pari solo in Spagna con l'esempio di Madrid e in Francia con Parigi. Cur la cultura della sua corte e si preoccup di organizzare feste e rappresentazioni quali le masques, gi usate precedentemente da Giacomo I. A seguito della prima Rivoluzione inglese con conseguente decapitazione di Carlo I, gli stati della penisola si unirono sotto il Commonwealth e la guida di Cromwell, che costrinsero l'erede della corona Carlo II a fuggire in esilio. L'eccessivo stato di tumulto rese necessario per l'intervento degli Stuart in esilio, che tornarono con Carlo II che matur numerosi insegnamenti dopo l'esperienza da esule. Da un lato la necessit di dialogo politico, e dall'altro l'aspetto libertino della sua vita sentimentale, erano per i due aspetti contrastanti della politica Stuart dopo la breve esperienza di Cromwell. La decisione dell'elezione informale di un nuovo favorito, Clarendon, port per altri contrasti che sfociarono nel distacco totale tra monarchia e Parlamento e la caduta in disgrazia dello stesso valido inglese. Ora si venivano a creare in Parlamento due nuovi schieramenti, uno a favore della monarchia, i Tories, uno a favore del Parlamento, i Whigs. Una progressiva dissoluzione della corte, a favore del ruolo del Parlamento coincideva col maggiore peso politico esercitato dagli Whigs, e port alla deposizione di Giacomo II, nuovo monarca filocattolico che aveva suscitato le preoccupazioni dell'organo parlamentare. Il comando in Inghilterra fu assunto dal sovrano olandese Guglielmo II d'Orange, tramite il quale aiuto il popolo inglese era riuscito a liberarsi dagli Stuart. Suscitando ire, anche lui, a causa della preferenza che andava ai suoi stessi connazionali, riusc per a realizzare un compromesso politico chiamando anche uomini che avevano servito i precedenti re inglesi. Il ruolo del Parlamento non era ancora libero, in quanto dipendevano ancora dal favore regio. Il vero cambiamento verso una politica parlamentare si ebbe con l'ascesa di Anna d'Austria, che comport il declino della cultura cortigiana. Regina, in congiunta alle due Camere e al Parlamento ora regnavano insieme, in quello che pu considerarsi un governo di monarchia parlamentare. VI. La corte degli Asburgo Il potere esercitato dagli Asburgo di Austria ha un carattere nuovo, rappresentato dal fatto che il sovrano degli stati tedeschi degli Asburgo erano rappresentati non pi da un re, ma da un imperatore, che aveva ereditato il titolo dal Sacro Romano Impero. Si aggiunsero a partire dal Cinquecento sotto la corona imperiale due stati, staccati fisicamente dai domini asburgici, gli stati di Boemia e Ungheria, e cos l'appellativo di impero ora era pienamente legittimato. Una grande tradizione imperiale, unita ad un composito carattere asburgico ne fondavano la struttura, dentro la quale un ruolo importante era rappresentato dai grandi elettori imperiali. Soltanto con l'elezione di Massimiliano I nel 1490, il potere pot concentrarsi e svilupparsi maggiormente in mano dell'imperatore che ora puntava ad un'espansione e al consolidamento del suo prestigio, tramite anche la strategia dei matrimoni. Il fondatore di questo impero fu il citato Massimiliano I, il quale sposato con Maria di Borgogna, si assicur di inserire l'impero nel quadro europeo facendo sposare al suo stesso figlio Filippo la principessa Giovanna di Castiglia. La corte asburgica tuttavia presentava ancora caratteristiche ereditate dal periodo medievale, in quanto non aveva una sede fissa e la nobilt che faceva parte della corte proveniva da terre ereditarie. In un primo luogo Massimiliano prefer Innsbruck (che mai assunse il ruolo n l'aspetto di una capitale) a Vienna, che non era ancora adatta al ruolo di capitale, e comunque non si precluse grazie a questo il carattere itinerante della sua corte. Il primo problema affrontato dall'imperatore fu quello dell'impossibilit dell'attuazione dei suoi piani a causa della scarsit dei fondi, ed proprio per questo che non esit ad attuare una riorganizzazione del governo tedesco, oltre che una forte azione di propaganda. In un primo momento l'opera di rafforzamento della corte non port dei sostanziali cambiamenti ad un organico ancora ridotto, a differenza di quello al servizio della regina. Unico elemento distintivo di una corte che stentava a distinguersi, furono invece gli aspetti riguardanti lo svago, come la musica o gli spettacoli, che le permisero di assumere una propria identit. Il ruolo di Carlo V, gi visto in Spagna in quanto unificava i due regni, non ebbe motivo di evolversi in

Germania perch si concentr maggiormente sull'aspetto ispano-borgognone dell'ambiente al suo servizio, ma l'unico suo merito fu quello di suggellare, tramite il matrimonio, le due corone d'Asburgo e di Boemia e Ungheria, unendo Ferdinando e Maria d'Asburgo a Anna e Luigi Jagellone. Fu proprio Ferdinando che ebbe il ruolo di consolidare i regni, e si prefisse di organizzare la corte e accentrare il governo, e a questo proposito eman dei regolamenti che dal 1537 costituirono le fondamenta per la corte fino al XIX secolo. Le principali innovazioni riguardarono la carica di gran maestro e la suddivisione in sezione che suggeriva la casa borgognona. Consiglio aulico imperiale e Consiglio segreto erano gli organi principali, costituiti dall'aristocrazia tedesca ed austriaca. Con Ferdinando si ebbe l'insediamento a Vienna, dove si notano l'esistenza di uffici onorari ed effettivi, e una forte identit della nobilt che non si sottomise al potere in ambito cortigiano di Ferdinando. La corte matur atteggiamenti strettamente legati alla fedelt verso i sovrani e anche al culto dell'ortodossia cattolica. Ma a causa della sua posizione centrale europea, i territori si trovavano costantemente minacciati dalle potenze confinanti, cosi che Ferdinando non pot mai agire come voleva, ma tenere una politica discreta e oculata per mantenere l'equilibrio interno e tenere sotto controllo i confini, in particolar modo quello ad oriente dove era sempre pi pressante la minaccia turca. La figura del monarca venne esaltata sotto questo aspetto in quanto la politica di neutralit ed equilibrio venne molto apprezzata, insieme alla fedelt coniugale che lo rendeva un perfetto esempio di sovrano cattolico, al contrario di molti altri monarchi famosi per le loro unioni extraconiugali. Il suo esempio di pietas era ovunque apprezzato, la diffusione dell'aspetto culturale a corte fu incitato, quello religioso molto attenzionato, neanche l'autonomia esercitata dalla nobilt lo ostacolava, e si procedette verso un'espansione della corte considerevole. In questo governo, Ferdinando si faceva aiutare da un Consiglio segreto comprendente pochi fidati consiglieri e i figli. Oltre a questi una personalit che spicc a corte fu quella di Gzman. Questo gran ciambellano cominci a farsi valere e ad attrarre tutte le attenzioni del monarca diventando uno dei pi grandi influenti a corte. Diventato re dei regni di Boemia e Ungheria e successivamente Imperatore, Ferdinando non conobbe limiti e il suo regno continu a proliferare. Durante gli ultimi anni al trono di Ferdinando, stava avendo un'evoluzione anche la corte al servizio del principe ereditario Massimiliano, che salito al trono come Massimiliano II, consolid l'istituzione della corte e cur l'aspetto del cerimoniale. Spos Maria d'Asburgo e fece compilare numerosi elenchi del personale, che ridefinirono i ruoli a corte, ed introdussero uffici come la Cancelleria e i nuovi Consigli. La corte conobbe gli sfarzi e assunse un aspetto imperiale anche in vista dell'eredit da lasciare ai figli di Ferdinando, ai quali secondo tradizione doveva lasciare il trono.

Quando sal al trono, Massimiliano II era ormai perfettamente inserito a corte, da buon cortigiano modello, sobrio ed elegante, raffinato, devoto (sebbene sospettato di seguire un'idea protestante) e acculturato. Egli perfezion i cerimoniali secondo l'etichetta classica. La sua politica si pu considerare clemente verso quelli che erano i suoi doveri, come ad esempio l'opera di riconciliazione fra le varie componenti religiose del paese e la mediazione pacifica con l'Impero ottomano, cos che tramite questa politica che manteneva un profilo basso si esaltava il carattere tranquillo del suo governo, senza dover per forza competere con le potenze europee a lui contemporanee: non perch gli Asburgo tendessero meno a prevalere sugli altri, ma perch la loro posizione delicata glielo impediva. Il tratto cosmopolita che assumeva ora la corte di Massimiliano II, venne accentuato dalla miriade di personalit italiane e iberiche che di l passarono, portati in Germania da Maria d'Asburgo che giunse nell'impero con un seguito di nobili stranieri notevole. Questo seguito spagnolo favor la nascita di matrimoni austro-spagnoli che rafforzarono il rapporto tra le due monarchie. Anche nel regno asburgico cominciarono cos a farsi strada alcune personalit, prima fra tutte quella di Adam von Dietrichstein, sostenitore del re, passato subito fra i ranghi pi elevati gerarchicamente. Dietrichstein mantenne la sua carica anche sotto Rodolfo II, succeduto a Massimiliano, che regn

fino al 1612. Con Rodolfo si present un periodo di instabilit sotto alcuni aspetti, come quello monarchico, cortigiano e politico. Nonostante questo, Rodolfo all'inizio del suo regno trasfer la sede della corte a Praga, che assunse un aspetto pi organizzato, e la corte crebbe cos tanto che arriv a contare 1073 sudditi nel 1612. Anche le forme di governo tramite le quali esprimeva il suo potere crebbero, come i Consigli e le Cancellerie. A Dietrichstein succedettero figure che andavano pi a genio all'imperatore, e alle quali, a causa del suo carattere quasi misantropico, tese a delegare la maggior parte dei suoi incarichi, e queste figure erano incarnate da Rumpf e Trautson, rispettivamente maggiordomo maggiore e maresciallo della corte. Tra i due, chi riusc ad accentrare una certa influenza nelle sue mani fu Rumpf, che si trov anche a presiedere il Consiglio segreto al posto di Rodolfo quando lo stesso non poteva. Con la caduta in disgrazia dei due, si prospett un periodo di crisi politica, che vedeva schierate due fazioni parallele capitanate l'una dagli ufficiali dell'aristocrazia ceca e l'altra da funzionari tedeschi. Ci che ne deriv fu il caos amministrativo. Rodolfo cedette alle pressioni e assunse un atteggiamento sempre pi schivo. Sotto il nuovo imperatore Mattia si oper una riorganizzazione dei vari ambienti e della corte e il trasferimento nella vecchia Vienna. L'imperatore ebbe per un breve periodo di reggenza perch mor nel 1619 dopo soli 4 anni di regno. La politica d'equilibrio asburgica venne spezzata con la successione al trono di Ferdinando II, severo e autoritario oper molte repressioni anche a seguito delle faide religiose che stavano avendo luogo nel paese. Fermo sulla linea della pietas austriaca che caratterizzava le famiglie reali austriache e con scarse attinenze alla politica, ottenne nonostante questo dei primi successi, il primo relativo alla battaglia della Montagna Bianca, all'inizio della Guerra dei Trent'anni, il secondo appoggiando il movimento della Controriforma che gli port un buon seguito. Le crisi politiche che scaturirono dalle guerre che interessavano l'Europa furono altres superate tramite accordi con l'aristocrazia e con la nobilt, e il cattolicesimo e l'adesione a tale movimento fu considerato ora come segno di lealt, o ribellione, in caso di eresia. La Boemia, a questo punto, venne totalmente annessa all'impero, che ora ne dettava le regole religiose e politiche. Mentre per quanto riguarda la corte, ambiente dove l'aristocrazia e la nobilt si fondevano, sub un incremento dato dalle nuove necessit regie, nonostante il ridimensionamento della stessa dal precedente Mattia. I favoriti alla corte degli imperatori ci furono, per al contrario dei loro contemporanei in Spagna, Francia ed Inghilterra, non assunsero mai un potere totale condizionando l'imperatore. A questo punto alla fine del regno di Ferdinando II, il suo erede, Ferdinando III, comprese che era necessario per il suo regno che stava per nascere, un ridimensionamento della corte e nuove misure da adottare, fu proprio per questo che si dedic fin da subito in questa direzione, nominando una commissione che aveva il compito di risolvere i problemi relativi anche all'organizzazione ed al cerimoniale. A pari passo delle altre monarchie rinascimentali, la corte asburgica cos pot evolversi sotto l'aspetto delle grandi cariche: il ruolo principale del maresciallo era ora occupato dal maggiordomo maggiore e dal gran ciambellano. La Guerra dei Trent'anni continuava a combattersi, ma nonostante l'impiego anche delle sue forze, Ferdinando III non trov scuse per dedicarsi solo all'aspetto bellicoso, e si dedic anima e corpo alla politica. Egli fu preso a modello come imperatore asburgico a cui tutti potevano far riferimento, era colto, parsimonioso, pieno di pietas e umano, nonch pi riservato rispetto ai monarchi francesi. Le sue uniche distrazioni erano la caccia e la musica. Vienna assunse il suo ruolo di capitale a pieno, in quanto le altre residenze dell'imperatore persero la loro funzionalit per concentrare tutto nella capitale austriaca, che si svilupp e crebbe. Il ruolo delle imperatrici fu fondamentale per la politica asburgica, che ora vedeva le principesse

spagnole accompagnare gli imperatori, sancendo un'alleanza con la Spagna e Madrid, e lo stesso Ferdinando III spos la figlia del re Filippo III. Questa situazione cre a corte una corrente filospagnola che ne influenz il carattere. Nonostante, come accennato prima, la storiografia neghi il ruolo chiave dei favoriti asburgici, non si pu neanche omettere l'importanza che ebbero, a corte e nel governo, figure come Trautmansdorf e Johann Weickard von Auersperg, emersi facendosi strada tra gli impieghi pi importanti. Questo fenomeno dei favoriti si svilupp parallelamente all'ingrandimento del Consiglio segreto e della sua importanza, e a beneficiare di questo fenomeno furono gli aristocratici alla base della monarchia degli imperatori. Ferdinando IV, erede al trono, mor prematuramente, e suo padre continu a regnare fino al 1657, dopo di lui sal al trono Leopoldo I, dapprima contestato dal fratello di Ferdinando, Leopoldo Guglielmo, contesa che non ebbe molto seguito. Dopo la pace di Westfalia, che mise fine alla Guerra dei Trent'anni, si verific una trasformazione del dominio asburgico, il quale video allontanarsi da lui il destino della Germania e lo sviluppo di una strategia di corte pi autonoma. Tale cambiamento, da un lato port agli Asburgo una perdita di prestigio nei loro territori, dall'altro gli permise di rafforzare i domini austriaci, potendo ora concentrare le loro forze su un territorio pi definito, contro la minaccia turca. Tutto questo ad opera di Leopoldo I. Il regno di Leopoldo I pu dividersi in due fasi: - nella prima fase, antecedente all'assedio, da parte dell'esercito ottomano, di Vienna, si svilupp una politica prudente che fu la causa di una politica intermittente; - nella seconda fase, dopo l'assedio e conseguente vittoria turca, cominci le opere militari contro l'Impero ottomano (finite con la pace di Carlowitz, a favore degli Asburgo), e bas la sua politica di governo sul ruolo principale del Consiglio di Conferenza. I principali aspetto del suo regno furono: la mancanza di veri favoriti ma un effettivo ruolo in funzione di tale carica da qualche fidato dell'imperatore, la creazione della sopracitata Conferenza, l'ordine disordinato della sua corte, il controllo di Leopoldo sull'aristocrazia, il ruolo di passatempo principale della musica, una continua spesa che non era indifferente e una militarizzazione che fu s grande, ma non come, ad esempio, quella francese dell'epoca. Questi, sono i punti per analizzare l'opera di governo di Leopoldo I, a cui poi succedette Giuseppe I. Con Carlo, fratello di Giuseppe continua la crescita della corte e contribu in maniera ridotta anche lo stesso imperatore Giuseppe I. Giuseppe I contest la politica paterna, e volenteroso di portare innovazioni in ambito politico, mise a capo delle cariche pi influenti i suoi favoriti. Tuttavia la sua opera poi non si distacc molto dall'operato di Ferdinando, suo padre. Nacquero in questo periodo di governo giuseppino molte tensioni e fazioni che minacciavano la stabilit del paese. Nessun miglioramento sotto il governo del fratello Carlo VI, che ebbe anche problemi d'amministrazione in seguito alle recenti annessioni asburgiche. La corte, lussuosa e sfarzosa sotto intenzione di Carlo, e il numero dei consiglieri privati per crebbe, le Cancellerie insieme alla Conferenza rimarcarono il loro ruolo chiave e Vienna conobbe un nuovo periodo di crescita. Data la sua tendenza a lasciare il potere in mano di altri, sotto Carlo VI si potrebbe parlare di favorito con la figura di Althann, che ricopr per due volte la carica di cavallerizzo maggiore. Nel 1740, alla morte di Carlo VI, dopo una breve fase di confusione data dalla contemporanea elezione di Carlo VII e Maria Teresa d'Austria, la seconda riusc a prendere il potere, intenzionata a cambiare il volto del paese in positivo. Al fine di accentrare il carattere politico e amministrativo del governo decise di creare l'ordine del Direttorio e basare il suo operato sulla disciplina e sulla costanza. Riport lustro alla corte, ai vecchi cerimoniali e a Vienna, facendo in modo che la capitale austriaca non avesse niente da invidiare alla Parigi di Luigi XIV, amava la musica, il teatro e la danza, e diede il vecchio splendore alla sua dinastia.

Negli ultimi anni del suo regno, a causa della Guerra dei Sette Anni, fu coadiuvata dal figlio Giuseppe II per l'attuazione di nuove riforme. Quando Giuseppe II succedette a sua madre, inizi il primo regno di quello definito dispotismo illuminato, senza per intaccare l'istituzione della corte. Finiva con queste nuove visioni, che saranno protagoniste dei secoli successivi, il periodo moderno della storia degli Asburgo.

Davide Panfalone