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Francesco Lamendola

Si pu avere ancora fiducia in chi ci ha profondamente deluso?


La fiducia una cosa seria, recitava - molti anni fa - la pubblicit televisiva di una nota azienda produttrice di formaggi; e lo slogan era divenuto proverbiale. S, la fiducia una cosa seria; ma, come valore sociale, potremmo dire che le sue azioni sono scese, ultimamente, alquanto in ribasso. Non un caso che non se ne parli quasi pi; altri valori lhanno sostituita, nellera della tecnologia imperante e dei rapporti umani sempre pi anonimi e spersonalizzati: primi fra tutti, lefficienza e la caccia al risultato, comunque e a qualsiasi prezzo. Basterebbe dire che, tre o quattro generazioni fa, una stretta di mano fra contadini era sufficiente a sanzionare una transazione economica anche duna certa importanza (relativamente parlando), come la compravendita di una mucca; non cera bisogno di contratti, di firme e di notai: la parola data era garanzia pi che sufficiente. Oggi le cose stanno altrimenti, sia nei rapporti privati che in quelli professionali. Si promette con facilit, ma ci si cura pochissimo di mantenere; al punto che, quando ci simbatte in una persona veramente di parola, anche nelle piccole e piccolissime cose dogni giorno (che so, un elettricista che si presenti puntuale per eseguire un lavoro a domicilio), viene spontaneo provare un piacevole stupore e complimentarsi con linteressato, come se avesse fatto qualche cosa di eccezionale: mentre non ha fatto altro che rispettare quanto convenuto. Questo vuol dire che siamo messi male: non solo non c pi fiducia reciproca, ma venuta meno anche la reazione morale davanti ad un tale fenomeno; non ci si meraviglia, non ci si indigna pi, non si protesta (a meno che si subisca un danno materiale rilevante); si tende sempre pi ad una qualche forma di stoica rassegnazione. In realt, non dovrebbe essere cos. Dovremmo continuare ad esigere il rispetto degli impegni presi, prima di tutto da parte di noi stessi e poi da parte degli altri. Il fatto che ci stiamo abituando alla mancanza di affidabilit del prossimo perch, nel nostro intimo, sappiamo di essere diventati poco affidabili noi stessi. Dunque, la nostra stoica sopportazione del male comune nasce da una poco encomiabile indulgenza verso il nostro stesso scadimento morale. Tale il contesto in cui ci troviamo a vivere al giorno doggi. Allinterno di un simile contesto, vale ancora la pena di domandarsi se sia possibile rinnovare la propria fiducia nei confronti di qualcuno che labbia profondamente delusa? A nostro avviso, s; e spiegheremo brevemente perch. Abbiamo gi accennato al fatto che non cosa intellettualmente onesta pretendere la lealt altrui, quando si coscienti di esserlo poco; e la mancanza di lealt incomincia da quella nei confronti di se stessi. Se si poco leali con se stessi, se si ha la tendenza a raccontarsi delle storie per giustificare le proprie debolezze e le proprie colpe, allora chiaro che si tender ad essere poco leali anche nei confronti del prossimo; e, talvolta, in perfetta buona fede: perch, se ci si autoinganna e ci si prende in giro da s, non si sar pi nemmeno consapevoli di fare la stessa cosa nei confronti dellaltro. Questo, dunque, il primo punto da mettere bene in chiaro: se vogliamo poterci fidare degli altri, dobbiamo prima imparare ad essere onesti con noi stessi. Dobbiamo imparare a guardarci dentro senza trucchi e senza inganni, con assoluta trasparenza.; cosa non semplicissima e, comunque, alla quale siamo in genere poco abituati. 1

Il secondo punto da mettere in chiaro che la fiducia che noi accordiamo agli altri, la diamo sulla base di una nostra valutazione di essi, che non per nulla oggettiva: di fatto, quanto meno noi possediamo consapevolezza di noi stessi, tanto pi abbiamo la tendenza a caricare laltro di tutta una serie di aspettative, positive e negative, che risiedono solo nella nostra mente confusa. Di conseguenza, succede che la delusine che noi proviamo per certi comportamenti dellaltro, tragga origine non da qualche cosa di reale, ma una nostra costruzione mentale che, non di rado, ha poco o nulla di fondato, e molto o moltissimo di immaginario. Prima di dire a noi stessi, pertanto: Quella persona mi ha deluso, non creder mai pi in lei, forse faremmo bene a riflettere se la nostra delusione sia davvero giustificata. Gli altri - una verit perfino lapalissiana - vanno considerati per quello che sono, non per quello che noi vorremmo che fossero o crediamo che siano. Se noi sovrapponiamo alla loro immagine una immagine deformata, creata dai nostri bisogni e dai nostri timori, certo che il nostro incontro con essi avverr su un piano sbagliato e sar fonte di malintesi, delusioni e, probabilmente, amarezze; ma di chi sar la responsabilit di tutto questo: loro o nostra? Se poi si voglia obiettare che, a rigor di termini, conoscere laltro per quello che realmente, risulta cosa impossibile, noi, sul piano, filosofico, consentiremo volentieri ad una simile obiezione: fedeli al motto berkeleiano Esse est percipi, essere essere percepito, siamo profondamente convinti che tutto quello che possiamo sapere sugli altri, cos come su ogni cosa che entri nel nostro campo esperienziale, non altro che una operazione della nostra mente, la quale non pu esperire le cose se non allinterno di se stessa e con tutti i limiti che da ci derivano. Per sapere come fatta la parte posteriore della Venere di Milo, devo girarci attorno; oppure devo montare su una scala e cos vederne, ma solo imperfettamente, entrambi i lati con un unico colpo docchio; a quel, punto, per, ci sar unaltra prospettiva che mi sfuggir irrimediabilmente, quella dal basso. Insomma, noi non possiamo mai conoscere le cose nella loro totalit; e se ci vale per gli oggetti fisici, a maggior ragione vale per le esperienze di ordine psicologico. Noi possiamo vedere gli altri in base a come si comportano ora, in questo preciso istante: nulla possiamo dire, tuttavia, di un minuto fa o fra un altro minuto, se un minuto fa non ceravamo e se fra un altro minuto saremo altrove. Senza dubbio, le uniche esperienze totali (ma sempre relativamente parlando) che ci siano concesse, almeno finch ci troviamo nella presente condizione di esistenza, sono quelle di ordine puramente astratto: quelle di tipo logico-matematico e quelle di tipo spirituale e mistico; e le seconde ben pi delle prime. Con la logica matematica, infatti, noi possiamo cogliere lessenza delle cose, ma solo partendo da una nostra operazione mentale che, di astrazione in astrazione, riesce a cogliere i nessi necessari fra determinate categorie concettuali (numeri, ad esempio, o classi di enti); mentre nella meditazione profonda e nellestasi mistica la realt ultima che ci viene incontro e ci si apre davanti, inondandoci del suo ineffabile splendore, non perch noi abbiamo bussato con la nostra ratioalla sua porta, ma, al contrario, perch abbiamo compiuto un gesto di radicale umilt, abbandonandoci interamente al flusso dellEssere e svuotando la mente di ogni pensieri, a cominciare da quello, onnipervasivo ed estremamente petulante, del nostro stesso Ego. Ma non questa la sede per approfondire un tale argomento e, de resto, ci siamo gi occupati di esso in numerose altre occasioni; per cui ritorniamo al nostro interrogativo iniziale: se, cio, sia possibile avere ancora fiducia in qualcuno che ci abbia profondamente deluso. Essendo consapevoli che noi non potremo mai conoscere veramente laltro e che, spesso, non solo la nostra ragione, ma anche il nostro intuito falliscono, dobbiamo mettere nel conto, sin dallinizio, che determinati suoi comportamenti ci possono deludere, ferire, amareggiare. Al tempo stesso, e pi in generale, dobbiamo mettere nel conto lelemento della debolezza umana: in presenza di determinate circostanze, infatti, anche luomo la donna migliori possono venir meno al loro senso del dovere e soggiacere alle tentazioni del proprio egoismo, ivi compresa quella particolare forma di egoismo che la paura, ossia lanteporre la preoccupazione per s stessi a quella per ci che sarebbe giusto e doveroso fare. 2

Il cristianesimo possiede un termine specifico per indicare questa debolezza fondamentale, questa ferita originaria che deturpa lanima umana e fa s che neppure il migliore degli uomini possa dirsi completamente privo di inclinazioni al male: peccato originale. Il vero discrimine fra chi possiede unanima religiosa e chi non la possiede , in realt, proprio questo: non il fatto di credere o non credere in Dio, ma il fatto di credere o non credere a una debolezza costitutiva che impedisce alluomo di considerarsi egli stesso perfetto. La credenza in Dio un passo successivo: se luomo riconosce il proprio limite ontologico, la propria ferita strutturale (che pu essere successiva a una caduta, come insegna appunto il cristianesimo, oppure originaria nel senso pi completo), allora possibile che egli si rivolga allEssere da cui deriva e in cui non pu esservi limite n imperfezione; se non lo riconosce, allora non riconoscer nulla di pi grande ed egli stesso sar tentato di farsi Dio. Dunque: noi crediamo che la natura umana sia ferita; che abbia smarrito il senso della perfezione, ossia della totalit; che non sia in grado, con le sole proprie forze, di sanare tale ferita e di tornare a riveder le stelle, ossia a contemplare il proprio Cielo cos come, forse, era in condizioni di fare prima dellevento della caduta. Di conseguenza, sarebbe assurdo pretendere che laltro essere umano non ci deluda mai, non si mostri mai impari alle nostre aspettative: anche se tali aspettative non fossero sovente, come sono, sproporzionate e anche se noi fossimo in grado di giudicare obiettivamente le persone alle quali desideriamo aprire il nostro cuore. A questo punto entra in gioco un concetto nuovo, quello del perdono: perch impossibile continuare a vivere, dopo aver sopportato ripetute delusioni (e tutti, prima o poi, ne facciamo lesperienza), senza maturare la capacit di perdonare coloro che ci hanno deluso e ferito e, prima ancora, senza la capacit di perdonare noi stessi, che ci siamo messi nelle condizioni di venire delusi e feriti cos profondamente. Infatti, a ben guardare, molto spesso lincapacit di perdonare gli altri deriva dalla incapacit di perdonare se stessi: sono ben pochi coloro i quali, dopo aver vissuto una grossa delusione sul piano della fiducia verso il prossimo, non finiscano per incolpare se stessi, magari in maniera inconsapevole e, quindi, tanto pi rabbiosa e disperata, in quanto la loro sofferenza non trova lo spazio per acquistare consapevolezza di s e liberarsi. Ad esempio, lanziano che stato raggirato da un truffatore senza scrupoli e gli ha ceduto, con un atto di fiducia sconsiderata, tutti i suoi risparmi, non soffre solo per la perdita economica, ma anche per il senso di colpa e di vergogna dovuto al proprio comportamento ingenuo e sommamente credulo. Ebbene, un meccanismo perfettamente analogo avviene in tutte le circostanze che vedano in gioco lesperienza della fiducia tradita, anche e soprattutto quando si tratti di una esperienza di tipo affettivo e sentimentale. Lamante abbandonato si sente in colpa con se stesso (o con se stessa), sia per aver creduto alle ingannevoli parole damore, sia per non essere stato capace di ispirare un sentimento autentico da parte dellaltro. Di conseguenza, si sente un fallito (o una fallita) come persona e non semplicemente un essere umano che incorso in un infortunio; si sente spogliato di ogni fiducia in se stesso, anche se spesso adotta strategie reattive che non lo lascerebbero minimamente immaginare, proprio per cercare di nascondere le tracce del proprio fallimento. Basterebbe gi solo questo per darci unidea dellimmenso, tortuosissimo groviglio di sotterranee aspettative che noi ci portiamo dietro allorch instauriamo dei rapporti col prossimo, per metterci in guardia circa il fatto di saper giudicare rettamente sia coloro dei quali intendiamo fidarci, sia la nostra stessa delusione, allorch ci sentiamo traditi da loro. In conclusione, il rimedio migliore contro le ferite della delusione , da un lato, essere sempre consapevoli della fondamentale debolezza umana; dallaltro, imparare a perdonare sia le sue debolezze, che le nostre. Limportante essere limpidi e onesti: con se stessi in primo luogo, indi con gli altri. Se esiste questa condizione, non c ferita che non si possa sanare e non c offesa che non si possa, eventualmente, perdonare, per continuare a guardare avanti sule strade della vita. 3