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Francesco Lamendola

Attimi di eternit
Esiste una distorsione culturale secondo la quale, per avere una visione spirituale della vita, bisognerebbe ostentare il massimo disprezzo nei confronti del corpo e, pi in generale, per la dimensione emozionale legata alla sfera del sensibile. Niente di pi falso. La visione spirituale della vita non passa attraverso il misconoscimento del corpo e della sensibilit fisica: pensare una cosa del genere, significa pensare da eunuchi; al contrario, essa passa attraverso la celebrazione del corpo ed il pieno riconoscimento della sensibilit, per oltrepassare la dimensione fisica e spiccare il volo verso pi ampi orizzonti. Chi non ha mai provato un sentimento di profonda ammirazione davanti al corpo; chi non ha mai fatto, neppure una volta nella vita, lesperienza di sciogliersi nella pura gioia dellestasi fisica, non possiede i requisiti per capire cosa sia realmente la spiritualit: poich questultima non la negazione, ma la piena realizzazione, la sublimazione e loltrepassamento della bellezza della dimensione fisica ed emozionale. Un uomo che non si sia mai sentito dissolvere, neppure una volta, nella dolcezza dellabbraccio di una donna, fino a non capire pi dove finisce il proprio corpo e dove incomincia quello di lei; una donna che non abbia provato la medesima esperienza tra le braccia di un uomo, non sono delle persone complete: a meno che esse abbiano saputo giungere direttamente alla bellezza dellEssere, cosa che concessa, come uno speciale privilegio, alle anime mistiche. In ogni caso, nessun calunniatore del corpo ha mai posseduto gli strumenti adeguati per spiccare il volo verso le regioni superiori dellanima; perch, senza bisogno di scomodare lEros platonico, intuitivo che chi non sa vedere la bellezza del corpo, non neppure degno di apprezzare quella dellanima. Infatti, la bellezza del corpo e quella dellanima non sono due cose diverse e contrapposte: sono due facce di una stessa medaglia. vero, comunque, che il corpo non si accende di luce propria, che la sua luminosit non autosufficiente; che sempre esso riceve la sua bellezza dallalto, cio dallanima, e non avviene mai il contrario. Ci detto, tuttavia, non bisogna pensare che il corpo sia una sorta di errore del piano divino o uno scherzo esistenziale; e, anche se la sua reale consistenza ontologica illusoria - cos come lo quella di ogni altro ente materiale -, fino a che noi viviamo nella presente dimensione, non possiamo separarci o emanciparci da esso, ma dobbiamo, al contrario, integrarlo nello splendore dellanima, farlo tuttuno con essa. Per cui la giusta domanda che ci dovremmo porre non se la nostra anima possa fare a meno del corpo, ma, piuttosto, se possediamo unanima abbastanza grande, abbastanza luminosa, da abbracciare il corpo, da trasfigurarlo, da illuminarlo, da spiritualizzarlo. ppure la nostra anima cos piccola e meschina che non riuscir mai a glorificare il corpo, per quante cure materiali noi prodighiamo a questultimo, come si farebbe con un bambino viziato? Noi non siamo cartesiani, grazie al Cielo; non siamo dualisti, non crediamo che si possa separare la res cogitans dalla res extensa. Crediamo e siamo profondamente convinti che non vi sia cosa pi sublime e pi nobile della fusione tra la dimensione corporea e la dimensione spirituale, quando due anime si incontrano fino a compenetrarsi anche nel corpo; quando due corpi si compenetrano fino a far scaturire lanima, purificata e glorificata. Nessuno ha il diritto di aggrottare le ciglia, di fare il moralista, di impancarsi a uomo superiore quando si parla di una delle pi alte e preziose esperienze che siano concesse alle creature umane: quella di abbandonarsi pienamente, felicemente, incondizionatamente, luna nelle braccia di un'altra, ritrovando - al tempo stesso - la propria parte pi vera e trascurata. 1

Al fondo dellanima umana, vi un riflesso dellanima cosmica e una scintilla dellanima divina: e, se le potenze dellestasi sensoriale sono capaci di ridestarne la consapevolezza, dischiudendo uno spiraglio dinfinito, allora vuol dire che la bellezza e la gioia del corpo sono anchesse una delle nobili vie che conducono alla liberazione dellanima. Ci non significa che automaticamente, sempre e comunque, lincontro di due corpi si traduca nellincontro e nella liberazione reciproca di due anime. Se le anime sono sufficientemente evolute, ci pu aver luogo. Ma pu anche accadere che esse si trovino su due livelli evolutivi diversi; oppure che, pur trovandosi al di sopra del livello pi basso ed egoistico, non siano ancora capaci di far scaturire quella melodia divina che si diffonde quando lanima abbandona interamente i propri istinti di aggressione e di difesa, per lasciarsi andare alla gioia dellincontro. Per incominciare a vedere la luce, non basta avere lo sguardo limpido: bisogna anche che esso sia allenato; per godere il privilegio della fusione con laltro, non basta possedere una retta coscienza e una disponibilit allapertura spirituale: bisogna anche spogliarsi della paura e dellistinto di conservazione, che tenderebbero a tenerci rinchiusi in noi stessi, diffidenti nei confronti di chiunque possa mettere in crisi i nostri equilibri faticosamente conquistati. Potremmo definire lessere umano come una creatura che vive, paradossalmente, nella terra di nessuno fra questi due istinti contrastanti: la sete di assoluto e listinto di conservazione. La prima lo spinge pi oltre e pi in alto; il secondo lo trattiene e lo richiama indietro, quandegli si spinge avanti. La prima discende dalla sua parte celeste, il secondo figlio della sua parte terrestre; la prima essenziale alla realizzazione della sua vocazione divina, la seconda necessaria alla sua preservazione nella sfera del finito. Luomo un viandante in cammino, conteso da spinte contrastanti; ma non lo zimbello di un destino incomprensibile, n il trastullo di di capricciosi. Entrambe le spinte svolgono una degna funzione, ciascuna nel proprio ambito; il male non che esse mirino a obiettivi discordanti, bens che luomo non le sappia leggere e riconoscere per la funzione che svolgono, evitando di porle in un ambito ed in una prospettiva che non competono loro. Un essere umano che si lasciasse guidare unicamente dal richiamo dellassoluto, si perderebbe in quanto individuo sociale e, probabilmente, finirebbe per consumarsi in quanto creatura di carne: come la falena che, volando troppo vicino al fuoco, prima o poi si brucia le ali. Daltra parte, un essere umano che si lasciasse guidare unicamente dallistinto di conservazione, finirebbe per vivere come i bruti, contentandosi di soddisfare le necessit primarie e aggirandosi per le strade della vita come un ottuso cacciatore di piaceri. La nostra nobilt risiede nella sete di assoluto; ma, nella nostra presente condizione di esistenza, non possiamo perseguirla incondizionatamente, altrimenti finiremmo per disumanizzarci: della nostra umanit, infatti, sono parte anche le contingenze legate al corpo, ai sensi, alla bellezza della dimensione fisica. Il mistico che non sappia pi gioire del sorriso di un altro essere umano, della luce che si accende al mattino sui monti, del rigoglio di un giardino in primavera, ha smarrito la sua profonda umanit in cambio di una velleitaria pretesa di autodeificazione. S, in noi vi una scintilla divina; ma questo non significa che noi siamo gi pronti, qui e ora, per diventare delle creature incorporee, fatte di pura luce; n bisogna intendere questa condizione anfibia in senso puramente negativo, come un non poter essere quel che si dovrebbe essere. No, luomo quella creatura che deve armonizzare in se stessa il richiamo delle altezze e la pienezza del poggiare i piedi al suolo, gioiosamente e senza riserve. Il santo che prova orrore della propria dimensione fisica un fanatico che ignora la vera natura delluomo; ledonista che insegue continuamente il piacere effimero una creatura di fango, del pari ignorante quanto al senso della propria vita. La commovente bellezza della nostra condizione proprio quella di trovarsi sospesa quass, sul sentiero a fil di rasoio: aggrappata al solido fianco della montagna da un lato, ma, al tempo stesso, affacciata su una tale vastit di orizzonti, da mozzare il respiro. Tale il nostro destino, tale il nostro ineludibile richiamo.

Noi siamo chiamati ad operare in noi stessi una suprema operazione alchemica: realizzare il grande nel piccolo, ci che sta in alto con ci che sta in basso. Ha scritto il filosofo Salvatore Veca nel libro Questioni di vita e conversazioni filosofiche (Milano, Rizzoli, 1991, pp. 132-33): Ora, la vita pu essere letteralmente un viaggio ottuso o disperato nei territori dellorrore, dellodio, della crudelt e della desolazione. Essa pu anche generare esperienze di eccellenza, dignit, fioritura, felicit, amore, intensa dedizione a piccole e grandi cause. Difficilmente riuscirei a riconoscere vite umane se esse non prevedessero un impasto variabile, un composto chimico instabile di valore e disvalore. Come potremmo parlare di cose importanti e questioni di vita se non fosse cos? Allo stesso modo , riconoscere il contrasto permanente che nasce dallesercizio del doppio sguardo non eqwuivale a accettare lesito dellassurdo o quello, simmetrico, della euforia. Essi possono essere esito nobili e eroici tanto quanto vili, ottusi e gretti. A volte, queste caratteristiche contrastanti si mischiano in un impasto dai contorni e dalle tonalit incerte e formano figure ambigue. Riconoscere il contrasto pu anche voler dire riconoscere la pi umana e pi rispondente descrizione del tipo di esseri che ci accaduto di essere o di essere divenuti, con tutta la nostra storia e biologia. Lestasi dellincontro fra uomo e donna si inscrive in questa richiesta di senso, in questo sforzo per realizzare pienamente le potenzialit della natura umana e per spalancare una finestra di infinito nella nostra dimensione finita, concedendoci - per cos dire - un piccolo anticipo di quellaltra dimensione che sperimenteremo, quando non saremo pi legati al corpo fisico. Ma, fino a tanto che esiste un legame del genere, sarebbe sbagliato e fuorviante, oltre che impossibile, volerlo reprimere, negare, cancellare. Perch siamo figli del Cielo, ma - non dobbiamo dimenticarlo - anche della Terra; e disconoscere la nostra seconda discendenza, sarebbe ingratitudine e follia. Nellabbandono che trasforma lincontro con laltro in una perfetta offerta di s, si rende a se stessi il dono pi grande: loblio della ragione strumentale e calcolante, la ritrovata libert del libero fluire dellessere, al di l e al di sopra del rovello della ragione che pretenderebbe di capire tutto, di spiegare tutto e perfino di dare un nome a tutto. Vi sono delle cose che non sono esprimibili a parole, semplicemente perch non esistono concetti capaci di descriverle; eppure se ne pu fare esperienza, lasciando che ci prendano per mano e ci conducano lungo i fiammeggianti sentieri dellEssere. Malati di razionalismo, non siamo abbastanza umili per ammettere una verit tanto semplice, dopo tutto: che la nostra facolt di sentire le cose supera di molto la nostra capacit di esprimerle mediante la logica. Aveva ragione Shakespeare, dunque, allorch affermava che vi sono molte cose tra la terra e il cielo, che la nostra ragione non neppure in grado di sognare; e aveva ragione anche Nietzsche, quando aggiungeva che esistono tante cose, che non sono state ancora dette e nemmeno pensate. C tutto un mondo, l fuori, ma anche qui, dentro di noi, del quale la nostra ragione non sospetta neanche lesistenza; meno ancora potrebbe descriverlo e analizzarlo. Gli attimi di eternit che si rivelano nellabbandono del nostro Ego e nella fusione con un altro essere umano, sono una delle esperienze del sublime che la nostra coscienza pu realizzare in se stessa, uscendo, al tempo stesso, fuori di s; cos come accade che, in essi, si realizza il paradosso dellatemporale che si riflette nel temporale. Non vi sono parole per dire una cosa del genere. Ci si pu solo fare piccoli e silenziosi, per ascoltare. Il prodigio questo: che le cose pi profonde ci parlano, solo quando noi siamo capaci di accoglierle tacendo; tacendo e contemplando. Allora, quando si creano le condizioni per quella magica sospensione, tutto diviene possibile: anche vedere lintero universo in una singola goccia dacqua 3