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Francesco Lamendola

Che brutto affare, non avere una politica estera mentre il Mediterraneo sta per saltare in aria
stato peggio di un crimine: stato un errore, disse il ministro Talleyrand, uno che di politica se ne intendeva parecchio, quando Napoleone fece rapire, processare e condannare a morte il duca di Enghien, nellormai lontano 1804. Parafrasando un po labate Talleyrand, si potrebbe dire che c solo una cosa peggiore dellavere condotto una politica estera sbagliata, e cio il non avere avuto affatto una politica estera, n giusta n sbagliata, ed il continuare a non averla. Certo, non sarebbe giusto scaricare la clamorosa assenza di politica estera dellItalia sul solo governo Berlusconi, n rimproverargli i suoi rapporti privilegiati con personaggi come il colonnello libico Gheddafi, visto che Prodi e DAlema, prima di lui, non si erano regolati in maniera molto diversa, n avevamo mostrato una maggiore capacit di discernimento e lungimiranza. pur vero che, nella sciagurata partnership italo-libica degli ultimi anni, Berlusconi ci ha messo molto di suo: della sua rozzezza, del suo dilettantismo, della sua megalomania un po stracciona e parecchio fanfarona. S, lItalia ha bisogno del petrolio della Libia: per la precisione, dalla sua ex colonia (che allora non aveva alcun valore economico, era uno scatolone di sabbia che costituiva una pura perdita per il nostro erario) proviene di che soddisfare il 24% del nostro fabbisogno di greggio, attraverso loleodotto che passa sotto il Canale di Sicilia, e il 10% di quello di gas naturale. E tuttavia, una domanda: era proprio necessario adulare un tipo come Gheddafi, permettergli di fare il buffone nelle visite ufficiali a Roma, stile Disneyland, con tanto di cavalcate beduine; pagarlo fior di quattrini per i danni di guerra, proprio lui, che nel 1969 ha derubato e cacciato i nostri coloni dal suo Paese, come lultimo dei predoni del deserto? E vendergli, anzi regalargli, le motovedette con le quali ha mitragliato i nostri pescherecci in acque internazionali, e per giunta con i nostri militari a bordo? Oltre al danno, anche la beffa: nessun Paese consapevole della propria dignit sarebbe arrivato a concedergli tanto, a sopportare tanto. Una cosa tenersi buoni quei compagni di strada di cui non si pu assolutamente fare a meno; unaltra cosa adularli, ricoprirli doro, ostentare amicizia personale, stima e apprezzamento per dei cinici dittatori paranoici, che qualunque governo serio tiene a debita distanza e con i quali intrattiene soltanto i rapporti strettamente necessari. Certo, non solo questo governo e non solo i governi italiani degli ultimi quarantanni, ma un po tutto lestablishment culturale italiano ha sempre fatto la parte del coniglio, davanti a dittatori spietati, ma sostanzialmente sbruffoni, come Gheddafi: leggere lopera in due volumi Gli Italiani in Libia del nostro massimo africanista, Angelo Del Boca, per vedere sino a che punto la vulgata di sinistra riesce a manipolare i fatti, per giungere alla scontata e marxiana conclusione che tutto il colonialismo italiano non stato che una galleria di crimini, errori e inutili violenze e che, dopo il 1945, tutto quel che hanno fatto i governi delle nostre ex colonie stato sempre giusto e sacrosanto, mentre tutto quel che ha fatto lItalia, Paese di biechi ed infami ex colonialisti, stato sempre turpe e vergognoso. Si dice: ma laccordo con la Libia era necessario per porre un freno alla immigrazione clandestina, perch solo quel governo poteva intervenire a monte del fenomeno, bloccando gli imbarchi. Benissimo: e adesso che il dittatore fa mitragliare e bombardare i suoi concittadini, per restare al potere qualche altro decennio e poi lasciarlo nelle mani avide del figlio, come faremo a fronteggiare 1

una ondata di immigrati clandestini che sar dieci volte, venti volte pi massiccia e incontenibile di quelle degli scorsi anni, allorch proveniva dallAfrica sub-sahariana e si serviva della Libia come di un mero Paese di transito? Le dittature brutali, di tanto in tanto, cadono: davvero nessuno poteva immaginarselo, a Palazzo Chigi e alla Farnesina? E i nostri ambasciatori, i nostri consoli allestero, che cosa li paghiamo a fare, se cadono dalle nuvole come il pi ignaro e sprovveduto dei nostri concittadini, che non legge mai la stampa e che al telegiornale preferisce i reality e giochi a quiz? Che dire, ancora, dei nostri addetti ed istruttori militari allestero: servono solo come commessi viaggiatori delle armi che vendiamo, oppure, ogni tanto, si ricordano di inviare alle autorit militari e civili italiane anche qualche relazione su quel che bolle in pentola in quei Paesi, particolarmente ove abbiamo dei rilevanti interessi economici? E che dire della dichiarazione di Berlusconi che, mentre gi la Libia stava precipitando nel baratro della guerra civile a causa del feroce attaccamento del Rais al potere, non ha voluto telefonargli ed invitarlo a fermare la repressione, per non disturbarlo? Che dire dellintervista in cui Berlusconi ha definito Mubarak, quando gi il popolo egiziano era in piazza a chiederne con forza la cacciata, un uomo saggio, stimato e apprezzato da tutti i governi occidentali? Che dire di Frattini, un ministro degli Esteri che si accodato, goffamente e malvolentieri, alla nota congiunta dellUnione Europea contro i massacri libici di Gheddafi, solamente dopo giorni e giorni di assordante silenzio? Che dire del fatto che Frattini, in Parlamento, negli ultimi due anni, ci andato una volta sola e non per riferire sui problemi internazionali ed, in particolare, sulle drammatiche tensioni sorte nella sponda sud del Mediterraneo e nel Medio Oriente, ma sulle carte provenienti dallo Stato di SaintLucia, paradiso fiscale dei Caraibi, concernenti la contestata propriet della ben nota casa di Montecarlo: oltretutto, non a seguito di una formale richiesta da parte del governo italiano, ma del partito del presidente del Consiglio, deciso a silurare in ogni modo il presidente della Camera, Gianfranco Fini? Quanta piccineria, quanto provincialismo, quanta penosa inadeguatezza traspaiono da siffatti comportamenti, da simili discorsi; quanta furbizia daccatto, quanto machiavellismo di bassa lega, quanta assenza di prospettive a largo respiro. I Paesi islamici, dal Marocco allIran, sono, oltretutto, i nostri principali partner commerciali; la Borsa di Milano sensibile a quello che vi accade, come un sismografo di altissima precisione; una grande banca, come la Unicredit, interessata da una forte presenza di capitale libico; imprese italiane aprono cantieri ogni giorno, si pu dire, in quei Paesi, per la realizzazione di grandi opere pubbliche, strade, dighe, ponti. Sono dati di fatto pi che sufficienti a giustificare una attiva politica estera italiana in direzione di quellarea; Paesi occidentali che vi hanno interessi finanziari, commerciali e strategici assai pi modesti, possiedono una linea diplomatica molto pi definita, molto pi articolata, molto pi attenta e lungimirante della nostra. E, se tutto ci non bastasse, c la vicinanza geografica: le isole di Lampedusa e di Pantelleria giacciono a un tiro di schioppo dalla costa africana, il popolo delle zattere pu giungervi persino con delle barchette a remi, quando il mare calmo. E il governo francese, il governo tedesco, il governo inglese, che cosa avrebbero fatto, se le motovedette tunisine o libiche avessero aperto il fuoco contro le loro flottiglie da pesca, come avvenuto, per anni ed anni, a danno delle nostre? Che avrebbero fatto, se un missile fosse stato sparato contro il loro territorio metropolitano, anche se, fortunatamente, senza colpire il bersaglio, come fece la Libia nel 1986 contro Lampedusa? Sarebbero stati zitti e avrebbero incassato in silenzio, senza mostrare un minimo di fierezza e di energia, anzi, quasi con laria di domandare scusa allaggressore?

Brutto affare, di questi tempi, non avere una politica nei confronti della sponda sud del Mediterraneo; non avere una politica estera verso il mondo islamico, che non sia servilmente appiattita su quelle degli Stati Uniti e dIsraele, come si visto anche in occasione delle sedicenti missioni di pace, tanto in Irak che in Afghanistan. Peggio ancora: bruttissima cosa non avere affatto una politica estera; non averne alcuna, n bella n brutta: perch dagli errori si pu sempre imparare e poi, se si coerenti, si guadagna la stima degli stessi avversari; ma, se si vuol fare troppo i furbi e trovarsi sempre dalla parte del pi forte, si guadagna solamente il disprezzo generale. E qui si arriva al nocciolo del problema. Per avere non diciamo una politica estera saggia e coerente, ma una politica estera qualsiasi, bisogna essere uno Stato sovrano: le colonie e i protettorati non hanno una politica estera, n ce lhanno gli Stati vassalli e gli Stati fantoccio. LItalia, dopo il 1945, un Paese a sovranit limitata; e lo ancor pi da quando, nel 1949, ha deciso di aderire allAlleanza Atlantica. Ammettiamo che tale scelta abbia offerto protezione allItalia, durante gli anni della Guerra Fredda, contro possibili minacce dallEst: invero abbastanza improbabili, visto che gi dal 1948 Tito aveva rotto con Stalin e, dunque, la Cortina di Ferro non passava per la nostra frontiera orientale; e, per il ritorno di Trieste alla madrepatria, nel 1954, dovemmo sbrigarcela sostanzialmente da soli (e perfino il governo Scelba, in quella occasione, si era mostrato pi risoluto di quanto lo saranno i governi successivi, dato che non aveva esitato a mettere lesercito in stato di allarme, in vista di un possibile confronto con la Jugoslavia). Ammettiamo, dunque, ma senza crederci troppo, che ladesione alla N.A.T.O. sia stata una vitale necessit per la nazione in tempi di Guerra Fredda (e sorvoliamo, per carit di patria, sul coinvolgimento U.S.A. in molti gravi episodi di terrorismo degli anni di piombo). Resta il fatto che dal 1989, con la caduta del Muro di Berlino e la successiva disintegrazione dellUnione Sovietica, quella necessit ha avuto fine, non essendoci pi il Patto di Varsavia a minacciare il nostro Paese, cos come gli altri dellEuropa occidentale. A partire da quel momento, gli interessi strategici degli Stati Uniti si sono sempre pi differenziati da quelli dei Paesi europei, spostandosi in direzione dei Balcani, del Nord Africa, del Vicino e Medio Oriente, dellAsia centrale. Lo schieramento missilistico e aeronavale statunitense si riposizionato, trasferendo il proprio baricentro dallEuropa continentale (Germania) al Mediterraneo (Italia) e facendo di Aviano, in provincia di Pordenone, la maggiore base missilistica ed aerea dellintero continente europeo: una pistola puntata verso lEst, come si visto in occasione della guerra contro la Serbia del 1999. I nostri uomini politici dovrebbero, per, domandarsi: la politica estera americana ancora un elemento di sostegno e di difesa dei nostri interessi nazionali, o divenuta un fattore di ostacolo e di impedimento? Il nostro coinvolgimento militare in Irak e in Afghanistan, allombra della bandiera N.A.T.O., ma, in realt, al servizio di interessi strategici puramente americani, davvero compatibile con i nostri interessi strategici vitali? La politica filo-israeliana e, di fatto, anti-palestinese, dei nostri governi pi recenti, e particolarmente di quelli guidati da Berlusconi, davvero in linea con linteresse nazionale, tanto a livello politico quanto a livello economico, visto che ci mette in una posizione a dir poco ambigua nei confronti di tutto il mondo islamico? Sono queste le domande che dovremmo farci; che i nostri governanti si dovrebbero fare; che i nostri sedicenti esperti, politologi, storici, economisti, opinionisti e tuttologi dovrebbero sottoporre allattenzione dellopinione pubblica. Non sarebbe ora, a oltre sessantanni da quando le Forze Amate statunitensi ci hanno generosamente liberato dal Fascismo, cio da noi stessi, che se ne tornassero a casa loro; e che noi ritrovassimo la dignit e la fierezza di riappropriarci della nostra politica estera, non da gregari che si possono mortificare in qualunque momento (vedi laffaire Calipari), ma da protagonisti dello scenario mediterraneo e anche di quello centro-europeo, cui pure apparteniamo di fatto e di diritto? 3