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Politica.

Brani scelti e sintesi dei Libri


Aristotele

Pubblicato: 2012 Categoria(e): Tag(s): "Filosofia politica"

Sintesi e brani tratti da POLITICA


Nel Libro I Aristotele illustra il metodo seguito nella ricerca sulla politica, consistente nella ricostruzione storica dell'origine della polis partendo dalle forme associative pi semplici. La prima forma associativa la famiglia, seguita dalla famiglia estesa e dal villaggio. Un insieme di villaggi costituisce lo Stato. Dal punto di vista logico, per, lo Stato originario, perch il tutto che spiega le singole parti, l'atto realizzato cui tende la dinamica precedente.

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La comunit che risulta di pi villaggi lo stato, perfetto, che raggiunge ormai, per cos dire, il limite dell'autosufficienza completa: formato bens per rendere possibile la vita, in realt esiste per render possibile una vita felice. Quindi ogni stato esiste per natura, se per natura esistono anche le prime comunit: infatti esso il loro fine e la natura il fine: per esempio quel che ogni cosa quando ha compiuto il suo sviluppo, noi lo diciamo la sua natura, sia d'un uomo, d'un cavallo, d'una casa. Inoltre, ci per cui una cosa esiste, il fine, il meglio e l'autosufficienza il fine e il meglio. Da queste considerazioni evidente che lo stato un prodotto naturale e che l'uomo per natura un essere socievole: quindi chi vive fuori della comunit statale per natura e non per qualche caso o un abietto o superiore all'uomo, proprio come quello biasimato da Omero privo di fratria, di leggi, di focolare[1]: tale per natura costui e, insieme, anche bramoso di guerra, giacch isolato, come una pedina al gioco dei dadi. chiaro quindi per quale ragione l'uomo un essere socievole molto pi di ogni ape e di ogni capo d'armento. Perch la natura, come diciamo, non fa niente senza scopo e l'uomo, solo tra gli animali, ha la parola: la voce indica quel che doloroso e gioioso e pertanto l'hanno anche gli altri animali (e, in effetti, fin qui giunge la loro natura, di avere la sensazione di quanto doloroso e gioioso, e di indicarselo a vicenda), ma la parola fatta per esprimere ci che giovevole e ci che nocivo e, di conseguenza, il giusto e l'ingiusto: questo , infatti, proprio dell'uomo rispetto agli altri animali, di avere, egli solo, la percezione del bene e del male, del giusto e dell'ingiusto e degli altri valori: il possesso comune di questi costituisce la famiglia e lo stato. E per natura lo stato

anteriore alla famiglia e a ciascuno di noi perch il tutto dev'essere necessariamente anteriore alla parte: infatti, soppresso il tutto non ci sar pi n piede n mano se non per analogia verbale, come se si dicesse una mano di pietra (tale sar senz'altro una volta distrutta): ora, tutte le cose sono definite dalla loro funzione e capacit, sicch, quando non sono pi tali, non si deve dire che sono le stesse, bens che hanno il medesimo nome. evidente dunque e che lo stato esiste per natura e che anteriore a ciascun individuo: difatti, se non autosufficiente, ogni individuo separato sar nella stessa condizione delle altre parti rispetto al tutto, e quindi chi non in grado di entrare nella comunit o per la sua autosufficienza non ne sente il bisogno, non parte dello stato, e di conseguenza o bestia o dio. Per natura, dunque, in tutti la spinta verso siffatta comunit, e chi per primo la costitu fu causa di grandissimi beni. Perch, come, quand' perfetto, l'uomo la migliore delle creature, cos pure, quando si stacca dalla legge e dalla giustizia, la peggiore di tutte. Pericolosissima l'ingiustizia provvista di armi e l'uomo viene al mondo provvisto di armi per la prudenza e la virt, ma queste armi si possono adoperare specialmente per un fine contrario. Perci, senza virt, l'essere pi sfrontato e selvaggio e il pi volgarmente proclive ai piaceri d'amore e del mangiare. Ora la giustizia elemento dello stato; infatti il diritto il principio ordinatore della comunit statale e la giustizia determinazione di ci che giusto. Politica, I, 2, 1252b-1253a, pp. 6-7.

La famiglia caratterizzata da tre tipi di rapporto: padrone e servo, marito e moglie, padre e figli. Lo schiavo considerato uno strumento di propriet del padrone e la sua condizione giudicata da Aristotele come naturale.

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Poich la propriet parte della casa e l'arte dell'acquisto parte dell'amministrazione familiare (infatti senza il necessario impossibile

sia vivere sia vivere bene), come ogni arte specifica possiede necessariamente strumenti appropriati se vuole compiere la sua opera, cos deve averli l'amministratore. Degli strumenti alcuni sono inanimati, altri animati (ad es. per il capitano della nave il timone inanimato, l'ufficiale di prua animato; in effetti nelle arti il subordinato una specie di strumento): cos pure ogni oggetto di propriet strumento per la vita e la propriet un insieme di strumenti: anche lo schiavo un oggetto di propriet animato e ogni servitore come uno strumento che ha precedenza sugli altri strumenti. Se ogni strumento riuscisse a compiere la sua funzione o dietro un comando o prevedendolo in anticipo <e>, come dicono che fanno la statue di Dedalo o i tripodi di Efesto i quali, a sentire il poeta, entran di proprio impulso nel consesso divino[2] cos anche le spole tessessero da s e i plettri toccassero la cetra, i capi artigiani non avrebbero davvero bisogno di subordinati, n i padroni di schiavi. Quindi i cosiddetti strumenti sono strumenti di produzione, un oggetto di propriet, invece, strumento d'azione: cos dalla spola si ricava qualcosa oltre l'uso che se ne fa, mentre dall'abito e dal letto l'uso soltanto. Inoltre, poich produzione e azione differiscono specificamente ed hanno entrambe bisogno di strumenti, necessario che anche tra questi ci sia la stessa differenza. Ora la vita azione, non produzione, perci lo schiavo un subordinato nell'ordine degli strumenti d'azione. Il termine oggetto di propriet si usa allo stesso modo che il termine parte: la parte non solo parte d'un'altra cosa, ma appartiene interamente a un'altra cosa: cos pure l'oggetto di propriet. Per ci, mentre il padrone solo padrone dello schiavo e non appartiene allo schiavo, lo schiavo non solo schiavo del padrone, ma appartiene interamente a lui. Dunque, quale sia la natura dello schiavo e quali le sue capacit, chiaro da queste considerazioni: un essere che per natura non appartiene a se stesso ma a un altro, pur essendo uomo, questo per natura schiavo: e appartiene a un altro chi, pur essendo uomo, oggetto di propriet: e oggetto di propriet uno strumento ordinato all'azione e separato. Politica, I, 4, 1252b-1253b-1254a, pp. 9-10.

La dimostrazione del carattere naturale della schiavit si estende per alcuni capitoli (4-8). Nei capitoli successivi Aristotele analizza la crematistica, l'arte che riguarda le propriet.

Aristotele distingue tra una propriet naturale, riguardante i beni necessari alla vita dei membri della famiglia, che ha il proprio limite nel soddisfacimento delle necessit familiari, e una propriet non naturale, regolata dalle convenzioni e dalle leggi, che non ha invece nessun limite determinato. All'interno della famiglia, l'autorit spetta all'uomo, che la deve esercitare sia verso la moglie che verso i figli. Alla diversit dei ruoli corrisponde una diversit nelle virt.

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E invero il libero comanda allo schiavo in modo diverso che il maschio alla femmina, l'uomo al ragazzo, e tutti possiedono le parti dell'anima, ma le possiedono in maniera diversa: perch lo schiavo non possiede in tutta la sua pienezza la parte deliberativa, la donna la possiede ma senza autorit, il ragazzo infine la possiede, ma non sviluppata. necessario dunque supporre che sia lo stesso anche delle virt morali e cio ne devono partecipare tutti, non per allo stesso modo, bens solo quanto <basta> a ciascuno per compiere la sua funzione. Ecco perch chi comanda deve possedere la virt morale nella sua completezza (perch il suo compito assolutamente quello dell'architetto e la ragione architetto) mentre gli altri, ciascuno quanto gli spetta. Di conseguenza chiaro che la virt morale appartiene a tutti quelli di cui s' parlato, ma che non la stessa la temperanza d'una donna e d'un uomo, e neppure il coraggio e la giustizia, come pensava Socrate, ma nell'uno c' il coraggio del comando, nell'altra della subordinazione, e lo stesso vale per le altre virt. Politica, I, 13, 1260a, p. 27.

La prima parte del Libro II una lunga critica alla Repubblica di Platone. Aristotele contesta prima di tutto l'opportunit che lo stato debba tendere all'unit completa, ma anche i mezzi suggeriti da Platone, in particolare la comunanza delle donne, dei figli e dei beni che dovrebbe caratterizzare le classi dei reggitori dello stato, i filosofi e i guerrieri.

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Ma anche se il bene supremo per una comunit fosse proprio di raggiungere l'unit la pi completa, tale unit non sembra dimostrarsi neppure dal modo di esprimersi dei cittadini, qualora tutti dicano nello stesso tempo mio, non mio, il che, tuttavia, a parere di Socrate, segno della perfetta unit di uno stato. Tutti in realt, ha doppio senso. Se si prende nel senso di ciascuno forse si realizzerebbe meglio l'intento di Socrate (perch allora ciascuno dir suo figlio lo stesso ragazzo e sua moglie la stessa donna e cos per la propriet e per qualsiasi cosa gli capiti di avere): ora, invece, non lo diranno in questo senso quelli che hanno comunanza di donne e di figli, ma nel senso di tutti collettivamente e non di ciascuno di loro in particolare: in ugual modo riguardo alla propriet, la diranno loro di tutti collettivamente, ma non nel senso di ciascuno di essi in particolare. chiaro dunque che un paralogismo dire semplicemente tutti: (termini come tutti, entrambi, pari e dispari per il loro significato doppio favoriscono argomentazioni eristiche anche nelle discussioni filosofiche: per cui, il dire tutti lo stesso nel primo senso bello senz'altro, ma non possibile, nel secondo senso, poi, non neppure un segno di concordia): oltre ci, quel che s' detto presenta un altro inconveniente. Di quel che appartiene a molti non si preoccupa proprio nessuno perch gli uomini badano soprattutto a quel che propriet loro, di meno a quel che possesso comune o, tutt'al pi, nei limiti del loro personale interesse: piuttosto se ne disinteressano, oltre il resto, perch suppongono che ci pensi un altro, come nelle opere domestiche molti servi talora eseguono gli ordini peggio che pochi. Cos per ciascun cittadino ci sono un migliaio di figli, ma non nel senso che sono figli di ciascuno, ma uno qualunque a sar ugualmente figlio di uno qualunque, con la conseguenza che tutti ugualmente se ne disinteresseranno. Politica, I, 3, 1261b-1262a, p. 34.

Anche le Leggi vengono criticate da Aristotele, che prende in esame altri modelli teorici e alcune costituzioni politiche per esaminarne vantaggi e svantaggi,

secondo il metodo che considera adatto all'indagine politica, lo studio delle costituzioni effettivamente esistenti per ricavarne principi generali.

Il Libro III affronta direttamente la questione della costituzione e delle diverse forme di stato. Occorre in primo luogo definire il cittadino, dato che l'elemento costituivo dello stato. Aristotele restringe tale definizione agli uomini liberi che possano disporre delle risorse necessarie ad assicurare loro il tempo libero necessario per occuparsi degli affari comuni, escludendo in questo modo sia gli schiavi che gli operai meccanici. Aristotele definisce quindi il concetto di costituzione, richiamando la natura sociale dell'uomo.

ARISTOTELE O5 Poich si sono precisati questi punti, si deve esaminare di seguito se bisogna ammettere una forma sola di costituzione o pi forme e, se pi forme, quali sono, e quante e quali le differenze tra loro. La costituzione l'ordinamento delle varie magistrature d'uno stato e specialmente di quella che sovrana suprema di tutto: infatti, sovrana suprema dovunque la suprema autorit dello stato e la suprema autorit la costituzione. Dico cio che nelle democrazie sovrano il popolo, mentre al contrario nelle oligarchie lo sono i pochi: e noi diciamo che queste due costituzioni sono diverse. Allo stesso modo potremo parlare delle altre. In primo luogo bisogna determinare per quale fine esiste lo stato e quante sono le forme di governo che riguardano l'uomo e la vita in comune. S' gi detto, secondo i primi discorsi, in cui si sono fatte delle precisazioni sull'economia domestica e sull'autorit padronale, che l'uomo per natura un animale socievole. Essi quindi, anche se non hanno bisogno d'aiuto reciproco, desiderano non di meno vivere insieme: non solo, ma pure l'interesse comune li raccoglie, in rapporto alla parte di benessere che ciascuno ne trae. Ed proprio questo il fine e di tutti in comune e di ciascuno in particolare: a essi si riuniscono anche per il semplice scopo di vivere e per questo stringono la comunit statale. C' senza dubbio un elemento di bellezza nel vivere, anche considerato in se stesso, a meno che non sia gravato oltre misura dai mali dell'esistenza. chiaro del resto che i pi degli uomini sopportano molte avversit perch attaccati alla vita, come se racchiudesse in se stessa una qualche gioia e dolcezza naturale.

Politica, I, 6, 1278b-1279a, p. 82.

Viene poi presentata la classificazione delle diverse forme di governo, sulla base di due criteri: il numero di persone che detengono il potere (uno, pochi o molti) e l'esercizio del potere in funzione dell'utilit comune o meno.

ARISTOTELE O6 Fatte queste precisazioni, conviene studiare di seguito le forme di costituzione, quante sono di numero e quali, e dapprima quelle rette: definite queste, risulteranno chiare anche le deviazioni. Poich costituzione significa lo stesso che governo e il governo l'autorit sovrana dello stato, necessario che sovrano sia o uno solo o pochi o i molti. Quando l'uno o i pochi o i molti governano per il bene comune, queste costituzioni necessariamente sono rette, mentre quelle che badano all'interesse o di uno solo o dei pochi o della massa sono deviazioni: in realt o non si devono chiamare cittadini quelli che <non> prendono parte al governo o devono partecipare dei vantaggi comuni. Delle forme monarchiche quella che tiene d'occhio l'interesse comune, siamo soliti chiamarla regno: il governo di pochi, e, comunque, di pi d'uno, aristocrazia (o perch i migliori hanno il potere o perch persegue il meglio per lo stato e per i suoi membri); quando poi la massa regge lo stato badando all'interesse comune, tale forma di governo detta, col nome comune a tutte le forme di costituzione, politia. (E questo riesce ragionevole: che uno o pochi si distinguano per virt ammissibile, ma gi difficile che molti siano dotati alla perfezione in ogni virt, tutt'al pi in quella militare, ch questa si trova veramente nella massa: di conseguenza in questa costituzione sovrana assoluta la classe militare e perci ne fanno parte quanti possiedono le armi.) Deviazioni delle forme ricordate sono, la tirannide del regno, l'oligarchia dell'aristocrazia, la democrazia della politia. La tirannide infatti una monarchia che persegue l'interesse del monarca, l'oligarchia quello dei ricchi, la democrazia poi l'interesse dei poveri: al vantaggio della comunit non bada nessuna di queste. Politica, I, 7, 1279 a-b, p. 84.

Aristotele analizza le caratteristiche delle tre forme legittime di governo, mostrandone vantaggi e svantaggi e le condizioni in cui una preferibile alle altre. La conclusione generale che la forma migliore quella che meglio si adatta alle caratteristiche di un determinato popolo. Non rinuncia comunque a tratteggiare la forma di stato preferibile, tema che sar sviluppato nei libri successivi.

Il Libro IV prosegue l'analisi delle diverse costituzioni, soffermandosi in particolare sull'oligarchia e sulla democrazia e mostrando come, eliminando gli elementi negativi di entrambe e unendo insieme quelli positivi, possa definirsi la politia, il cui modello individuato negli ordinamenti di Sparta.

ARISTOTELE O7 Diciamo di seguito a quanto s' trattato in che modo sorge, oltre la democrazia e l'oligarchia, la cosiddetta politia, e in che modo bisogna costituirla. Insieme risulter chiaro anche come si definiscono la democrazia e l'oligarchia, perch si deve fissare la distinzione tra queste due forme e poi metterle insieme, prendendo per cos dire un contributo da ciascuna delle due. Tre sono i princpi determinanti la sintesi o mistione. Si possono cio prendere le prescrizioni legislative di entrambe le costituzioni, per es. riguardo all'amministrazione della giustizia (cos nelle oligarchie stabiliscono un'ammenda per i ricchi se non fanno da giudici, ma per i poveri nessuna ricompensa, mentre nelle democrazie c' una ricompensa per i poveri, ma per i ricchi nessuna ammenda: ora entrambe queste prescrizioni costituiscono un elemento comune e medio a queste costituzioni, e perci sono anche caratteristica della politia in quanto risulta dalla mistione di tutt'e due). E questo, dunque, un modo di abbinamento: un altro prendere il medio di ci che entrambe le costituzioni prescrivono: cos per la partecipazione all'assemblea, le democrazie non esigono censo alcuno o del tutto esiguo, le oligarchie lo esigono elevato: ora comune non n l'uno n l'altro, ma un censo medio tra quelli prescritti dalle due costituzioni. In un terzo modo si possono combinare i due ordinamenti prendendo alcune prescrizioni dalla legislazione oligarchica, altre da quella democratica: voglio dire cio che, a quanto si ritiene, democratica l'assegnazione delle cariche a sorte, oligarchica, invece, per elezione, che democratica l'elezione indipendentemente dal censo, oligarchica l'elezione in base al censo: ora, conforme all'aristocrazia e, quindi, alla politia prendere ciascun elemento da ciascuna delle due costituzioni

e cio fare le cariche elettive secondo l'oligarchia, renderle indipendenti dal censo secondo la democrazia. questo, dunque, il modo della mistione: che poi siano state combinate bene democrazia e oligarchia si ha un segno quando possibile dire la stessa costituzione democrazia e oligarchia. Evidentemente chi lo dice pu farlo perch la combinazione stata perfetta: e questo succede a una costituzione che stia al centro, giacch allora ciascuna delle due forme estreme si riconosce in essa. Ed proprio questo il caso della costituzione dei Lacedemoni. Molti tentano di presentarla come se fosse una democrazia, perch il sistema ha molti tratti democratici, ad esempio in primo luogo il modo di allevare i ragazzi (infatti i figli dei ricchi sono allevati come quelli dei poveri ed educati nel modo che potrebbero esserlo anche i figli dei poveri): lo stesso vale nell'et successiva e quando poi sono diventati uomini, tutto si svolge nello stesso modo (perch non c' niente che lasci distinguere il ricco dal povero), cos le norme riguardanti il cibo sono le stesse per tutti nei sissizi[3] e le vesti i ricchi le portano quali potrebbe procurarsi uno qualunque dei poveri. E anche a proposito delle due magistrature pi alte, a una il popolo pu essere eletto, all'altra pu prendere parte (e, infatti, eleggono gli anziani e prendono parte all'eforato). Altri invece la chiamano oligarchia, perch contiene molti elementi oligarchici, ad esempio tutte le cariche sono elettive e nessuna sorteggiata e pochi individui sono arbitri di condannare a morte, all'esilio e a molte altre pene del genere. In una politia nella quale la combinazione stata ben realizzata, entrambi gli elementi devono apparire. Politica, IV, 9, 129a a-b, pp. 132-34.

Chiarito il concetto di politia come, potremmo dire, democrazia dei migliori, o democrazia elettiva (si ricordi che nella democrazia ateniese le cariche non erano elettive, ma assegnate per sorteggio), Aristotele delinea la forma preferibile di stato.

ARISTOTELE O8 Ma qual la costituzione migliore e quale il miglior genere di vita per la maggior parte degli stati e per la maggior parte degli uomini, volendo

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giudicare non in rapporto a una virt superiore a quella delle persone comuni n a un'educazione che esige disposizioni naturali e risorse eccezionali e neppure in rapporto alla costituzione ideale, bens a una forma di vita che pu essere partecipata da moltissimi e a una costituzione che la maggior parte degli stati pu avere? In realt le costituzioni che chiamano aristocrazie, di cui abbiamo parlato adesso, talune cadono al di fuori delle possibilit della maggior parte degli stati, talune s'accostano a quella forma chiamata politia (sicch si deve parlare di entrambe come se fossero una sola). Il giudizio intorno a tutti questi problemi va ripetuto dagli stessi princpi fondamentali. Infatti se nell'Etica si stabilito a ragione che la vita felice quella vissuta senza impedimento in accordo con la virt, e che la virt mediet, necessario che la vita media sia la migliore, di quella mediet che ciascuno pu ottenere. Questi stessi criteri servono necessariamente per giudicare la bont o la malvagit di uno stato e di una costituzione, perch la costituzione una forma di vita dello stato. In tutti gli stati esistono tre classi di cittadini, i molto ricchi, i molto poveri, e, in terzo luogo, quanti stanno in mezzo a questi. Ora, siccome si d'accordo che la misura e la mediet l'ottimo, evidente che anche dei beni di fortuna il possesso moderato il migliore di tutti, perch rende facilissimo l'obbedire alla ragione, mentre chi eccessivamente bello o forte o nobile o ricco, o, al contrario, eccessivamente misero o debole o troppo ignobile, difficile che dia retta alla ragione. In realt gli uni diventano piuttosto violenti e grandi criminali, gli altri invece cattivi e piccoli criminali - e delle offese alcune sono prodotte dalla violenza, altre dalla cattiveria. In pi costoro non rifiutano affatto le cariche n le bramano - tendenza, l'una e l'altra, dannosa agli stati. Oltre ci, quelli che hanno in eccesso i beni di fortuna, forza, ricchezza, amici e altre cose del genere, non vogliono farsi governare n lo sanno (e quest'atteggiamento traggono direttamente da casa, ancora fanciulli, perch, data la loro mollezza, non si abituano a lasciarsi governare neppure a scuola) mentre quelli che si trovano in estrema penuria di tutto ci, sono troppo remissivi. Sicch gli uni non sanno governare, bens sottomettersi da servi al governo, gli altri non sanno sottomettersi a nessun governo ma governare in maniera dispotica. Si forma quindi uno stato di schiavi e di despoti, ma non di liberi, di gente che invidia e di gente che disprezza, e tutto questo quanto mai lontano dall'amicizia e dalla comunit statale, perch la comunit in rapporto con l'amicizia, mentre coi nemici non vogliono avere in comune nemmeno la strada. Lo stato vuole essere costituito, per quanto possibile, di elementi uguali e simili, il che succede soprattutto con le persone del ceto medio. Di conseguenza ha

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necessariamente l'ordinamento migliore lo stato che risulti di quegli elementi dei quali diciamo che formata per natura la compagine dello stato. E son questi cittadini che nello stato hanno l'esistenza garantita pi di tutti: infatti essi non bramano le altrui cose, come i poveri, n gli altri le loro, come fanno appunto i poveri dei beni dei ricchi, e quindi per non essere essi stessi presi di mira e per non prendere di mira gli altri, vivono al di fuori di ogni pericolo. Per ci fu saggio il voto di Focilide:

Spesso il meglio nel mezzo, ed io l nello stato voglio essere[4].

chiaro, dunque, che la comunit statale migliore quella fondata sul ceto medio e che possono essere bene amministrati quegli stati in cui il ceto medio numeroso e pi potente, possibilmente delle altre due classi, se no, di una delle due, ch in tal caso, aggiungendosi a una di queste, fa inclinare la bilancia e impedisce che si producano gli eccessi contrari. Politica, IV, 11, 1295 a-b, pp. 135-37.

Aristotele definisce quindi i diversi organi che compongono lo stato, delineando una divisione dei poteri e analizzando, per ognuno, le modalit di nomina nelle diverse forme costituzionali.

ARISTOTELE O9 adesso la volta di parlare delle questioni che vengono di seguito e in generale e separatamente, con riferimento a ciascuna costituzione, prendendo il conveniente punto di partenza. Ci sono in ogni costituzione tre parti in rapporto alle quali il bravo legislatore deve vedere quel che a ciascuna di giovamento: quando queste sono bene ordinate, di necessit anche la costituzione bene ordinata e dalla loro differenza dipende la differenza delle costituzioni stesse, l'una dall'altra. Di queste tre una quella deliberante sugli affari comuni, la seconda concerne le magistrature (e cio quali devono essere e in quali campi sovrane e in che modo si deve procedere alla loro elezione), la terza quella giudiziaria. La parte deliberante sovrana riguardo alla pace e alla guerra, all'alleanza e alla denuncia di trattati, riguardo alle leggi, riguardo alle sentenze di morte,

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d'esilio, di confisca, riguardo all'elezione dei magistrati e al loro rendiconto. necessario rimettere tutte queste decisioni o a tutti i cittadini o tutte ad alcuni di essi (per es. a una sola magistratura o a pi magistrature o alcune a questa magistratura, altre ad altra) ovvero talune a tutti, talune ad alcuni. Politica, IV, 14, 1297b-1298a, pp. 142-43.

Il Libro prosegue con l'analisi dei diversi organismi e con la discussione delle possibili modalit di elezione.

Nel Libro V Aristotele considera le cause di trasformazione delle costituzioni, perch scompaiono sostituite da altre o, al contrario, mediante quali mezzi si conservano. La causa principale il diverso modo, nelle varie classi sociali, di intendere il giusto: la democrazia parte dal presupposto che, dato che gli uomini sono uguali per alcuni aspetti, lo siano in generale e dunque sia giusto che tutti partecipino alla vita dello stato, l'oligarchia dalla considerazione opposta. Quando prevale una certa forma, coloro che hanno una diversa idea del giusto tendono a ribellarsi. Ma Aristotele scende poi in una dettagliata casistica, considerando le cause di degenerazione e di crisi della democrazia, dell'oligarchia, dell'aristocrazia, ecc., con un'analisi ricca di esemplificazioni e di riferimenti storici.

Il Libro VI, pi breve degli altri, prende in esame costituzioni miste, date dalla sintesi di elementi presi dai diversi modelli generali: ad esempio, magistrature elette con il metodo della politia e tribunali designati in modo aristocratico, e cos via. Analizza in particolare la democrazia, individuandone quattro diverse forme, a seconda della presenza maggiore o minore di elementi tratti dalle altre forme di governo.

Nei Libri VII e VIII Aristotele riprende e approfondisce le considerazioni gi accennate nel Libro IV sulla costituzione preferibile. Distingue intanto tra tre tipi di beni: esterni, corporei e spirituali, affermando che uno stato ben

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organizzato deve garantirli tutti, ma i primi due in funzione dell'ultimo, cio della realizzazione della virt. Per far ci, necessario costruire lo stato rispettando certi criteri e certe caratteristiche. Gli abitanti non devono essere n troppi, altrimenti sarebbe impossibile l'ordine, n troppo pochi, altrimenti lo stato non sarebbe autosufficiente. Lo stato dovr avere un numero tale di abitanti che sia il minimo indispensabile in vista dell'autosufficienza per un'esistenza agiata in conformit alle esigenze di una comunit civile [p. 231, 4, 1326b]. Similmente, il territorio deve essere tale che gli abitanti possano vivervi in modo autosufficiente e agiato, evitando sia il bisogno che il lusso. Per quanto riguarda il carattere, i popoli ellenici sono favoriti, rappresentando la mediet tra quelli nordici, coraggiosi ma non intelligenti e poco portati per le arti, e quelli asiatici, intelligenti ma pavidi e perci dominati da altri popoli. Aristotele considera poi le diverse funzioni necessarie per la vita dello stato, ad ognuna delle quali corrisponde una classe sociale.

ARISTOTELE O10 Orbene, bisogna esaminare quanti sono questi elementi indispensabili per uno stato: tra questi ci dovranno essere necessariamente quelle che noi diciamo parti dello stato. Bisogna quindi stabilire il numero delle esigenze a cui lo stato deve provvedere e da queste appariranno chiare quelle. Innanzi tutto devon esserci i mezzi di nutrimento, poi le arti meccaniche (giacch la vita ha bisogno di molti strumenti) in terzo luogo le armi (i membri della comunit civile devono di necessit possedere essi stessi armi a sostegno dell'autorit contro quanti rifiutano l'obbedienza e contro quelli che dall'esterno tentano di fare soprusi), inoltre una certa disponibilit di ricchezze, onde possano fronteggiare i bisogni interni e le esigenze della guerra, quinto, ma insieme primo per importanza, la cura della divinit che chiamano culto, sesto in ordine di successione, ma di tutti il pi necessario, la possibilit di decidere questioni di interesse e cause tra cittadini. Sono queste le esigenze richieste da ogni stato, per cos dire (perch lo stato non una massa qualsiasi di persone, ma autosufficiente alla vita, come diciamo noi, e se uno di questi elementi viene a mancare impossibile che codesta associazione sia del tutto autosufficiente). necessario dunque che lo stato sia organizzato in base a queste

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attivit; dev'esserci, cio, un certo numero di contadini che provvedano al nutrimento, poi gli artigiani, poi la classe militare, poi i benestanti, i sacerdoti e infine i giudici delle cause indispensabili e delle questioni di interesse. Politica, VII, 8, 1328b, pp. 237-38.

Ai membri delle classi inferiori (contadini e artigiani) non concesso lo status di cittadini. Per le altre classi, a differenza di quanto avveniva nella Repubblica platonica, Aristotele non ritiene opportuno attribuire ruoli fissi, perch i militari potrebbero tendere ad assumere anche il potere politico. Le diverse funzioni saranno piuttosto legate all'et: le stesse persone, da giovani saranno militari, poi governanti, infine, da anziani, sacerdoti. Aristotele prende poi in considerazione la posizione geografica della citt, la struttura urbanistica, e altri fattori che possono contribuire alla sua sicurezza e alla sua prosperit.

Il fine della costituzione deve essere la felicit dei cittadini (nell'accezione circoscritta considerata sopra) e perch vi sia felicit necessaria la virt.

ARISTOTELE O11 necessario, dunque, da quanto s' detto, che alcuni beni ci siano, che altri li procuri il legislatore. Noi quindi ci auguriamo e facciamo voti che la compagine dello stato abbia quei beni di cui signora la fortuna (che ne sia signora lo riconosciamo) ma quanto all'essere virtuoso uno stato, non gi opera della fortuna, bens di scienza e di scelta deliberata. Ora uno stato virtuoso in quanto sono virtuosi i cittadini che partecipano della costituzione, e i nostri cittadini partecipano tutti della costituzione. Bisogna pertanto considerare in che modo un uomo diventa virtuoso. Infatti, se possibile che i cittadini siano virtuosi collettivamente, senz'esserlo singolarmente, in questa maniera comunque sarebbe preferibile, perch alla virt dei singoli tiene dietro quella di tutti. Ora gli uomini diventano buoni e virtuosi col concorso di tre fattori e questi tre fattori sono la natura, l'abitudine, la ragione. In primo luogo bisogna avere la natura qual quella dell'uomo e non di uno degli altri animali: poi

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bisogna avere una certa qualit nel corpo e nell'anima. Ma con certe qualit non giova affatto nascerci, perch le abitudini le fanno mutare e in effetti talune qualit, che per natura tendono in entrambe le direzioni, sotto la spinta dell'abitudine vanno verso il peggio o verso il meglio. Ora gli altri animali vivono essenzialmente guidati da natura, taluni, ma entro limiti ristretti, anche dall'abitudine, e l'uomo pure dalla ragione perch egli solo possiede la ragione: di conseguenza in lui questi tre fattori devono consonare l'uno con l'altro. Spesso gli uomini agiscono contro le abitudini e la natura proprio in forza della ragione, se sono convinti che sia preferibile agire diversamente. Abbiamo precisato in precedenza quale dev'essere la natura di coloro che vogliono riuscire maneggevoli al legislatore: il resto ormai opera d'educazione, e, in effetti, essi apprendono talune cose mediante l'abitudine, altre mediante precetti orali. Politica, VII, 13, 1332 a-b, pp. 248-49.

Perch lo stato sia felice deve essere costituito da cittadini virtuosi, ed essi saranno tali se educati opportunamente. Il problema della felicit dello stato diventa dunque quello dell'educazione dei cittadini. Aristotele inizia a trattare delle regole dell'unione matrimoniale e della procreazione per produrre una prole sana. Descrive poi le diverse tappe dell'educazione, dall'infanzia fino all'adolescenza. L'istruzione scolastica, che deve iniziare dopo i cinque anni, comprende la grammatica, la ginnastica, la musica e il disegno. Il resto del capitolo destinato all'analisi di queste discipline, dedicando uno spazio particolare alla musica.

[1] Hom., Iliade, IX 63. [N. d. T.] [2] Citazione accomodata di Hom., Iliade, XVIII 376. [N. d. T.] [3] Pasti comuni. [4] Fr 12 Diehl. [N. d. T.]

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Martha Nussbaum: LE VIRTU MODERNE DI CICERONE, in Il sole 24 ore, 24 ottobre 2004


Nel corso degli anni ho sempre pi sottolineato limportanza del rispetto per il pluralismo e del ragionevole disaccordo sul valore ultimo e su significato della vita. Allontanandomi in modo deliberato da Aristotele, che era certamente convinto che le politica dovesse promuovere loperare in accordo con una unica e comprensiva concezione della vita umana buona, sostengo che la politica deve limitarsi a promuovere le capacit, non leffettivo operare, per lasciare spazio alla decisione di dedicarsi o meno ad una determinata funzione. E inoltre anche questo dovrebbe essere fatto in modo tale da lasciare spazio a scelte diverse in fatto di religione e di altre concezioni generali della vita. In altri termini, la mia concezione aristotelica, come quella di Maritain, ma diversamente da altre conosciute, una forma di liberalismo politico, intendendo con ci un liberalismo che riconosce limportanza di rispettare le diverse forme di vita, comprese le forme ragionevolmente non-liberali () Un altro aspetto per il quale mi allontano da Aristotele la mia attenzione pratica e teoretica alla condizione delle donne nei Paesi in via di sviluppo e alla loro lotta per luguaglianza. Le opinioni di Aristotele sulla donna non meritano una analisi seria, nemmeno come falsit. Nel lavorare su queste idee, ho attinto, rielaborandoli ancora, a quegli aspetti del pensiero aristotelico che erano centrali nel mio libro La fragilit del bene. Linsistere sul fatto che gli esseri umani sono, insieme vulnerabili ed attivi e sul loro bisogno di una ricca ed irriducibile pluralit di funzioni, lenfasi sul ruolo dellamore e dellamicizia nella vita buona () Il primo e pi impressionante difetto lassenza, in Aristotele, di ogni senso delluniversale dignit umana e, a fortiori, dellidea delleguale valore e dignit degli esseri umani. Forse c davvero una tensione interna nel pensiero aristotelico: infatti egli, a volte, sottolinea che ogni essere naturale degno di reverenza. Ma dobbiamo ammettere che nei suoi scritti morali e politici vengono riconosciute diverse gerarchie fra gli esseri umani: le donne subordinate agli uomini, gli schiavi ai padroni. Non sar cos per altri filosofi come, ad esempio, gli stoici. Per lo stoico il semplice possesso della capacit di scelta morale d ad ognuno una

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infinita ed uguale dignit. Uomo e donna, schiavo e libero, greco e straniero, ricco e povero, tutti sono di pari valore e questo valore impone stringenti doveri di rispetto a noi tutti. Gli stoici, seguendo i loro predecessori cinici, usarono questa idea per attaccare radicalmente le gerarchie. Moralmente irrilevanti, di classe, di rango, onore e persino di sesso e genere, che dividevano gli esseri umani nel loro mondo. Queste idee hanno avuto un influsso formativo sulla modernit influenzando pensatori come Grozio, Rousseau e Kant. Perci ogni visione aristotelica contemporanea, per essere moralmente adeguata, deve includere sin dal principio qualche nozione del genere. Inoltre Aristotele non riconosce che abbiamo dei rapporti etici con persone che vivono al di fuori della nostra citt-stato. Certo, riconosciamo come esseri umani, afferma, coloro che vivono lontano. Ma non suggerisce che questo riconoscimento ci imponga qualche obbligo morale, anche quello di non scatenare una guerra di aggressione contro di loro. Al contrario i pensatori stoici forniscono lapporto necessario sostenendo che siamo tutti, in primo luogo e soprattutto dei kosmopolitai, dei cittadini del mondo intero e che questa comune cittadinanza morale ha, in effetti, almeno alcune conseguenze per i nostri obblighi etici () La pi importante riflessione sopravvissuta, quella del Dei doveri di Cicerone, chiarisce che la comune condizione umana impone fermamente il dovere di non condurre guerre daggressione, cos come doveri nei confronti del nemico durante la guerra, doveri di ospitalit nei confronti degli stranieri nel nostro territorio ed un complesso di altre regole. La descrizione ciceroniana di questi doveri ha avuto un enorme influsso sul pensiero politico e giuridico moderno. Sfortunatamente il pensiero di Cicerone presenta serie lacune ed incoerenze; in particolare, egli sembra credere che non abbiamo il dovere di fornire aiuto materiale alle persone allesterno delle nostre repubbliche. Questa sfortunata lacuna dipende dalla sua adesione alla tesi stoica secondo cui le cose esteriori come denaro e propriet, non hanno valore intrinseco e che la virt completa in se stessa. Il pensiero stoico, quindi, ci lascia con alcuni grandi problemi ancora da risolvere e tuttavia fornisce anche la base necessaria per condurre la politica al di l del mondo della citt-stato () Infine Aristotele manca di un elemento essenziale per un buon approccio politico moderno. Una solida concezione degli spazi di libert protetti, di quelle attivit in cui sbagliato per lo stato interferire. Il pensiero moderno non in alcun senso in accordo sulla questione della natura della libert e di quali forme di essa siano le pi importanti per uno stato

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ben governato. Ciononostante, ogni lettore moderno della Politica aristotelica, non importa di quale parte del mondo, giudicher certamente che manchi qualcosa in un testo in cui le prescrizioni ai cittadini riguardano ambiti cos personali come, ad esempio, quanto esercizio fisico fare ogni giorno, trascurando il fatto che moralmente discutibile per uno stato esercitare tale ruolo () Al contrario, ancora una volta lo stoicismo romano si concentra intensamente sulla libert come scopo centrale di un buon governo ed in parte per questa ragione che definisce il governo misto superiore alla monarchia. Gli stoici posero pi volte in pratica le loro idee rischiando o perdendo la vita in cospirazioni anti-imperiali per la difesa della libert. Anche se il rapporto della libert degli stoici romani con le libert care al liberalismo moderno stato discusso per secoli, essi offrono almeno un punto di partenza per riflettere su questi temi cruciali. Martha Nussbaum, nata Martha Craven (New York, 6 maggio 1947), una filosofa statunitense, importante studiosa di filosofia greca e romana, filosofia politica ed etica.. Attualmente Ernst Freund Distinguished Service Professor di Diritto ed Etica presso l'Universit di Chicago, cattedra che include impieghi al Philosophy Department, alla Law School e alla Divinity School. Tiene inoltre corsi sui classici e sulle scienze politiche, membro del Committee on Southern Asian Studies, ed membro esterno del Human Right Program. Ha precedentemente insegnato all'Universit di Harvard e alla Brown University, dove ha ottenuto il titolo di professore universitario

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(Massaro, 392) Martha Nussbaum, La fragilit del bene (1996) Platonismo ed aristotelismo a confronto
Lautrice immagina un dialogo-confronto fra le posizioni aristoteliche e quelle platoniche. Vediamo di individuare gli argomenti difesi dagli uni e dagli altri: PLATONICO. Ricerca un punto di vista incondizionato al di fuori delle apparenze; la vera filosofia solo quella che ci allontana dalla caverna e ci trascina in alto, nella luce del sole; la vita umana ordinaria va accresciuta in modo significativo procedendo in una direzione che va fuori del cammino degli uomini (verso il sovrumano?); ARISTOTELICO. Limpegno filosofico deve indirizzarsi allo studio delle apparenze, cio della realt sensibile (fenomeni naturali e biologici). Gran parte degli scritti aristotelici sono di questa natura; la filosofia che teorizza, rischia di semplificare; la conoscenza ricerca di principi generali capaci di scoprire lordine nella molteplicit; il desiderio umano per la conoscenza desiderio di comprendere il mondo tramite la ragione; occorre evitare il rischio di rimanere attratti da rappresentazioni del mondo, magari, affascinanti ed erroneamente sublimi (In una sua opera, Parti degli animali, I,5, gli studenti chiedono ad Aristotele di trattare temi pi sublimi e di smetterla col trattare di questioni legate al mondo animale. Il filosofo risponde dicendo che il loro disprezzo una specie di auto-disprezzo ma non sono anche loro, come qualsiasi altro essere umano, creature di carne e di ossa? Che si debba loro ricordare questo fatto un segno di quanto il platonismo sia profondamente radicato o piuttosto di quanto il platonismo faccia appello ad una tendenza gi radicata in noi che si vergogna della nostra caotica ed oscura materia). Nel brano, lautrice si dichiara, in modo evidente, apertamente a favore di Aristotele.

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Dello stesso autore su Feedbooks Etica nicomachea. Libro 5 Libro 8 (2012) Quinto ed ottavo libro dell'Etica nicomachea. Sintesi dell'opera secondo D. Massaro

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