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Nellautunno del 2001 il Consorzio Cooperative Costruzioni di Bologna, vincitore del concorso dappalto indetto dal Comune di Milano per la ristrutturazione del Teatro alla Scala, mi ha chiesto di occuparmi del progetto esecutivo. I lavori di ristrutturazione e restauro del Teatro prevedevano due interventi distinti: un primo con i lavori di restauro conservativo da eseguirsi sulle parti storiche (il corpo della sala del Piermarini, il volume ottocentesco dellex ristorante Biffi e le quinte sui fronti stradali lungo via Verdi e via dei Filodrammatici), un secondo intervento con la ricostruzione di tutti i volumi edilizi interni al perimetro dellisolato urbano fino al limite nord a confine con la propriet di Mediobanca. Il progetto esecutivo, quindi, doveva essere elaborato entro questi vincoli con un programma tecnico-funzionale definito ma, soprattutto, allinterno di scelte progettuali dove era gi stato separato quanto si doveva conservare e ci che si sarebbe dovuto demolire e ricostruire. E allinterno di questi margini operativi che ho accettato di occuparmi di questo progetto. Mi parso subito evidente come le parti monumentali del Teatro (ingresso, ridotti e sala) potessero continuare a svolgere le proprie funzioni con poche modifiche e, quindi, rappresentare il teatro nellimmaginario dei cittadini. Il Teatro alla Scala, pur avendo subito importanti stratificazioni architettoniche fin dalla fondazione (1778) con la sua struttura neoclassica, ha retto egregiamente i differenti aggiornamenti, che gli hanno permesso di svolgere un ruolo storico-urbanistico impordi Mario Botta tante. I lavori di restauro conservativo, che hanno cercato di sottolineare i differenti

I nuovi volumi del teatro


CRITERI DI PROGETTAZIONE
periodi storici delle trasformazioni, soprattutto allinterno del teatro, sono stati seguiti dallarchitetto Elisabetta Fabbri con la consulenza della Soprintendenza ai beni architettonici e ambientali di Milano. Limmagine che i milanesi hanno ritrovato, dopo lapertura del 7 dicembre 2004, allintern o del Teatro simile a quella esistente prima dei lavori, poich sia il restauro sia il rifacimento degli impianti tecnici e le migliorie acustiche approntate (con il rifacimento in legno dellintera platea) non hanno scalfito limmagine composita ed eclettica propria della Scala che, dalla situazione originaria di fine settecento, ha visto numerose trasformazioni, alcune importanti, come quella della ricostru zione post-bellica fino allalba del XXI secolo. Diverso il discorso per ledificazione dei nuovi volumi edilizi allinterno dellisolato, oltre il boccascena del teatro, in contiguit con via Verdi e lungo il fronte di via dei Filodrammatici. La ristrutturazione architettonica richiesta si dimostrata importante fin dallinizio

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del progetto, interessando circa centoventimila metri cubi da demolire e centotrentamila da ricostruire. Le premesse a questo massiccio intervento sono molteplici e alcune di esse devono essere fatte risalire ai precari lavori di ricostruzione eseguiti in seguito ai bombardamenti dellultima guerra mondiale. Il Teatro alla Scala, come molte altre strutture teatrali neoclassiche, ha continuamente a g g i o rnato i propri spazi per far fronte allevoluzione della tecnica dello spettacolo. Il Teatro del Piermarini, costruito alla fine del settecento nel breve spazio di due anni (17761778) sul sedime della vecchia chiesa trecentesca di Santa Maria alla Scala, ricalca i canoni tipologici dellepoca con la platea libera (gli spettatori in piedi), i palchi addobbati secondo i gusti delle differenti famiglie proprietarie e la profondit scenica del palco disegnata per ricevere scenografie bidimensionali, che scorrevano lateralmente; lo spettacolo, ovviamente, avveniva al lume delle lampade ad olio. A partire da questa condizione settecentesca con levolversi della tecnica e del gusto, il teatro ha affrontato molte trasformazioni, che hanno modificato anche la sua configurazione. Per il Comune di Milano alla fine del 2001 venivano a scadere tutte le proroghe concesse, che chiedevano la chiusura delledificio in quanto inagibile per ragioni di sicurezza: oltre alla mancanza di vie di fuga per gli spettatori, il teatro mostrava evidenti limiti anche per il suo funzionamento. La macchina scenica, progettata dallingegner Secchi, fin dagli anni 30 era stata il cuore del sistema scenico ma ora appariva inadeguata per le nuove esigenze teatrali; inoltre, il moltiplicarsi negli ultimi decenni delle strutture precarie erette in continue situazioni di emergenza (impianto elettrico, generatori, aria condizionata, nuove costruzioni) avevano trasformato gli spazi di servizio in una accozzaglia confusa e impraticabile. A tal proposito, basterebbe vedere limmagine fotografica di comera la superficie al di sopra dei tetti di via dei Filodrammatici alla fine del 2001 per rendersi conto dellimprorogabilit dei lavori di ristrutturazione. Questi ultimi hanno interessato lintero sedime retrostante i volumi storico-monumentali, al di l della sala del Piermarini, ed hanno riorganizzato lintero sistema teatrale con una nuova torre che, nella parte interrata, fa posto alla macchina scenica progettata dallingegner Franco Malgrande (con una movimentazione a rticolata, la quale da diciotto metri sotto il palcoscenico pu innalzare le scene fino a quattro metri sopra), le sale prova per lorchestra, il balletto e il coro nei livelli sopra il retro palco e oltre un centinaio di camerini, uffici amministrativi e tecnici, la mensa (sono oltre quattrocento gli addetti al teatro), nonch tutti gli altri spazi necessari al funzionamento della macchina teatrale. Ma al di l delle risposte tecnico-funzionali, evidente come le aspettative e i timori della citt si siano rivolti verso gli aspetti architettonici. Intervenire oggi nel cuore di una citt storica per adeguare un edificio che presenta unelevata valenza simbolica, una scommessa culturale di grande impegno. Le polemiche e le dispute, che hanno visto schierarsi modernisti e conservatori, sono il segnale di una rottura traumatica, che la cultura m o d e rna deve registrare, rispetto ad un processo storico che, nel passato, ha vissuto la stratificazione della citt e dei suoi monumenti come valore positivo. Ora, dimprovviso, sembra che la salvaguardia dei valori storico-architettonici passi attraverso la
A SINISTRA: assonometria generale delledificio preesistente. SOTTO: assonometria generale di progetto. Arch. Mario Botta

delegittimazione della cultura e del linguaggio contemporaneo; questo un atteggiamento non tanto di conservazione quanto piuttosto di reazione rispetto ad ogni forma di modernit che non si pu accettare. La ricchezza e il primato che riconosciamo alla citt europea rispetto ad altri modelli affermano il contrario di quanto i nostalgici vorrebbero farci credere. Una ricucitura fra le differenti parti architettoniche, con i rispettivi linguaggi, non solo possibile ma condizione indispensabile per chiarire linterpretazione dei vari momenti storici. Cos, come la storia pu alimentare la cultura del moderno, questa reciprocamente pu concorrere a chiarire le stratificazioni avvenute nel passato. E con questa convinzione che ho affro n t ato il progetto di ristrutturazione del Teatro alla Scala; mi sembrato che, dopo le incertezze che hanno contraddistinto gli interventi degli ultimi decenni, il programma presentato dal Comune di Milano fosse legittimo e opportuno per permettere al Teatro di far vivere alle generazioni future la magia dellimmaginario collettivo. Il giudizio sullintervento architettonico non spetta allarchitetto, che ha profuso tutto quanto le circostanze gli hanno permesso, ma forse sono utili alcune spiegazioni. Nellinterv ento progettuale vengono arretrati i nuovi volumi rispetto al fronte stradale, con il doppio intento di evidenziare le facciate storiche nel loro rapporto figurativo con il tessuto urbano e offrire, al di sopra dei tetti esistenti, un linguaggio astratto per le nuove costruzioni, in modo da separare ed evidenziare i diff erenti periodi storici. Il progetto architettonico disegna due nuovi volumi separati: quello principale della torre scenica, che consolida lasse principale del teatro con un parallelepipedo che si innalza fino a contenere le funzioni tecniche dei nuovi graticci, raccordandosi sul fronte della piazza con le t o rrette esistenti (serbatoi dacqua), c o s t ruite negli anni trenta, e un secondo volume a pianta ellittica, che si libra sopra via dei Filodrammatici, con i

PRIMA

Planimetria generale preesistente. Quota + 3.80 Arch. Mario Botta

Planimetria generale preesistente. Quota + 22.35 Arch. Mario Botta

Sezione generale preesistente. Arch. Mario Botta

DOPO

camerini dellorchestra, del ballo e dei coristi, e costruisce il suo asse compositivo parallelamente a quello del teatro a partire dallex Casin Ricordi. La gerarchia di questi due assi generatori dei nuovi volumi sottolinea i differenti momenti di crescita dellinsieme teatrale. Va notato, inoltre, che al momento della costruzione del Piermarini, il teatro presentava le facciate come fronti di un isolato racchiuso fra vie anguste: via Manzoni era una contrada stretta e il teatro evidenziava la sua funzione pubblica unicamente con il porticato proteso sul sedime stradale. Nel 1858, con la demolizione della quinta
Planimetria generale di progetto. Quota + 2.94 Arch. Mario Botta

muraria su via Manzoni, veniva a configurarsi lattuale piazza della Scala, dove la facciata principale acquistava un nuovo spazio, che si estende fino a Palazzo Marino. La profondit di campo acquisita dal Te a t ro una condizione urbana nuova, sconosciuta al Piermarini, che ora permette una visione dinsieme dellintero complesso teatrale. Questa condizione urbana motiva e giustifica la costruzione dei volumi arretrati: quello della torre scenica e quello a pianta ellittica sopra via dei Filodrammatici, che dialogano con i volumi neoclassici in una nuova prospettiva dinsieme. La composizione del complesso teatrale, attraverso la profondit di campo acquisita con la piazza, offre un insieme dove larchitettura del Piermarini parte di un complesso architettonico pi ampio e composito con differenti linguaggi, che spaziano dalla fine del 700 ad oggi. Il dialogo fra le strutture storiche e i nuovi i n t e rv enti parla della complessit ma anche della ricchezza della citt europea;

Planimetria generale di progetto. Quota + 21.30 Arch. Mario Botta

Sezione generale di progetto. Arch. Mario Botta

la compresenza di differenti linguaggi indice di un vissuto forte e intenso, che riconosce alla cultura contemporanea un impegno sociale e civile prima ancora che estetico. Mi auguro che questo intervento sulla Scala, necessario e coraggioso, possa essere di stimolo per la citt, affinch assuma una nuova consapevolezza rispetto alle sue enormi potenzialit.

Arch. Mario Botta

Marco DAnna

Arch. Mario Botta

fotografie di Enrico Cano

fotografie di Enrico Cano

fotografie di Enrico Cano