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La riforma dellart. 18 dello statuto dei lavoratori, la c.d.

legge Fornero e la moltiplicazione dei problemi nella tutela dei lavoratori

I Tribunali, oltre al nuovo art.18, stanno cercando di applicare la coeva riforma del processo dei licenziamenti, evidenziando una crescente variet di problematiche che derivano dallintroduzione della nuova disciplina. Lansia di definire con celerit i processi relativi ai licenziamenti, con il dichiarato fine di non esporre indilatamente i datori di lavoro allalea risarcitoria conseguente allo sviluppo delliter processuale, ha portato allintroduzione di una serie di norme foriere di ulteriori criticit, allinterno di un processo che, bene o male, in alcune sedi aveva comunque dimostrato la sua efficienza in un panorama giudiziario sconfortante. Lintento del legislatore, desumibile dallintroduzione dellart. 1 comma 1 lett. c della legge n. 92/2012, circoscrive lintervento modificativo essenzialmente alle controversie regolate dallart. 18 della L. n. 300/1970, escludendo, sul piano processuale, coloro che, pur essendo licenziati da unazienda di piccole dimensioni, hanno una tutela svantaggiata sia sotto il profilo sostanziale che procedurale. La possibilit di sottoporre al vaglio del giudice questioni diverse dalla mera applicazione dellart. 18 della L. n. 300/1970, che spesso non sono ulteriori, ma preordinate, o comunque connesse, e quindi essenziali alla soluzione della questione c.d. principale, sta incontrando molte resistenze che di fatto ostacolano la tutela contro i licenziamenti illegittimi. In merito, in alcune occasioni, il Tribunale di Milano ha assunto interpretazioni troppo rigide del dettato normativo, ponendo non pochi problemi sulla scelta del rito da parte di coloro che avevano necessit di ricorrere al giudice a fronte di unillegittima risoluzione del rapporto di lavoro. Ne sono conseguite ripetute definizioni dei ricorsi per inammissibilit - elaborando nuove ipotesi di inammissibilit, ritenute da pi parti non previste dallordinamento con leffetto di obbligare il ricorrente alla riproposizione dellazione e di rallentare quei tempi della tutela giurisdizionale, che la legge Fornero intendeva abbreviare (anche se nellinteresse dei datori di lavoro).

Come gi detto, le valutazioni in ordine alla legittimit dei licenziamenti involgono sempre pi spesso la soluzione di problematiche preordinate, o comunque inscindibili dalla questione principale. Una via duscita, nel confuso testo normativo, pare essere ricollegabile ad uninterpretazione illuminata dellinciso del comma 47 dellart. 1 della L n. 92/2012, secondo cui sono ammesse anche le questioni relative alla qualificazione del rapporto. A seguito di una serie di interpretazioni eccessivamente restrittive del Tribunale di Milano, la Corte dAppello di Milano, con la sentenza n. 643 del 23/5/2013, ha precisato come non sia corretto ritenere che la locuzione legale soprarichiamata vada intesa come limitata ai soli casi in cui si tratta di qualificare come subordinato un rapporto avente veste formale diversa, rilevandosi che la domanda del lavoratore sostanzialmente diretta a fare accertare la sussistenza del rapporto di lavoro subordinato con il committente, sicch il fatto che si tratti di pronuncia costitutiva o che la qualificazione del rapporto investa principalmente laspetto soggettivo (cio limputazione del rapporto) non appare ostativa allapplicazione del rito accelerato dettato dalla legge n. 92/2012 . Sulla base di tale soluzione interpretativa, dopo due provvedimenti urgenti del Tribunale, si quindi potuti giungere alla definizione della controversia, evitando oltretutto la riproposizione del giudizio, o meglio di due giudizi, che avrebbero determinato ulteriori ritardi. Nella stessa sentenza, incidentalmente e senza farne derivare conseguenze sul processo in corso, la Corte ha criticato la prassi adottata dal Tribunale di assegnare il ricorso in opposizione, ex art. 1 comma 51 della legge n. 92/2012, allo stesso giudice che si era gi occupato della prima fase del ricorso ex art. 1 comma 48 della stessa legge. Forse ci si era dimenticati che sul punto la Corte Costituzionale aveva precisato come nel processo civile, secondo il quale il giudice ha lobbligo di astenersi se ha conosciuto della causa come magistrato in altro grado di processo trova fondamento nella esigenza stessa di garanzia che sta alla base del concetto di revisio prioris instantiae, che postula lalterit del giudice dellimpugnazione, il quale si trova per via del carattere del mezzo di gravame a dover ripercorrere litinerario logico che stato gi seguito onde pervenire al provvedimento impugnato (sentenza n. 387 del 15/10/1999). Anche altre autorit giurisdizionali avevano sottolineato lesigenza di evitare la cosiddetta forza della prevenzione, attraverso la predisposizione di meccanismi processuali capaci di

garantire che il giudice non subisca condizionamenti psicologici tali da rendere probabile il venir meno della sua serenit in giudizio (Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato, sentenza n. 2 del 25/3/2009). Queste ed altre tra le svariate problematiche, introdotte dalla riforma Fornero, troveranno secondo la dottrina e la giurisprudenza - soluzioni interpretative uniformi via via che verranno sottoposte al vaglio degli organi giurisdizionali nei vari gradi di giudizio. Nessuno per sembra essersi preoccupato di affrontare il problema immediato delle attuali conseguenze e delle ricadute su soggetti in situazioni particolarmente critiche, a causa della perdita del lavoro, in attesa della stabilizzazione delle interpretazioni. Nei fatti non possibile prevedere quanti lavoratori, illegittimamente licenziati, vedranno respingersi le loro iniziative processuali (rese sempre pi complesse e onerose) con leffetto di rallentare o addirittura di inibire il ricorso al rimedio istituzionale, previsto nel caso di ingiustizie nei rapporti di lavoro. Infatti, si deve ricordare che la riforma Fornero stata preceduta da un altro corpus normativo, detto Collegato al lavoro e approvato dal governo Berlusconi, con cui si sono introdotte una serie di decadenze dallazione processuale, proprio in relazione a quelle controversie in cui la tutela dei diritti dei lavoratori licenziamenti o questioni connesse alla stabilizzazione dei rapporti precari dovrebbe essere particolarmente forte. Tali azioni giudiziarie, oltre ad essere soggette a unimpugnazione formale entro 60 giorni a pena di decadenza, sono state sottoposte a unulteriore decadenza in ambito processuale, con onere di dar corso allazione giudiziaria entro 270 giorni, poi ridotti dalla legge Fornero a 180. In sostanza, mentre in genere i diritti si prescrivono, o meglio, si perdono se non esercitati entro i termini di prescrizione di 5 o 10 anni, i diritti del lavoro, costituzionalmente protetti, svaniscono irrimediabilmente dopo 6 mesi, se non azionati tempestivamente avanti lautorit giudiziaria. Se tutto ci si aggiunge ad una restrizione nellapplicazione del diritto di reintegra nel posto di lavoro, in caso di licenziamento illegittimo (determinata dalla modifica dellart. 18 introdotta dalla legge Fornero) nasce qualche dubbio sul fatto che lItalia sia ancora una Repubblica fondata sul lavoro. Studio legale Mirco Rizzoglio