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T143

PROPOSTE DI lA VORO

i. Individuare gli elementi essenziali che costituiscono Ia teoria dei piacere di Leopardi attraverso I'evidenziazione delle parole chiave (ad esempio, piacere finito e infinito, felicit...), spesso appartenenti ai tipico linguaggio filosofico settecentesco. 2. Riflettere: a) sul significato preciso che ha ciascuno dei vocaboli individuati in precedenza; b) sulla rete di relazioni che si stabiliscono tra essi, ad esempio

piacere -+ felicit -+ infinito; piacere -+ infinito -+ immaginazione; immaginazione -+ illusione -+ ricordo.


3. La grande importanza che viene data ai sensi (ad esempio, della vista, dell'udito) colloca questa teoria all'interno di quale movimento di pensiero tipicamente settecentesco? 4. Quale relazione s'instaura tra le teorie dei piacere e Ia poetica dei vago e indefinito? 5. Negli elenchi di sensazioni vaghe e indefinite (ad esempio, Zibaldone 514-516, 1430-1431, 1744-1747) cercare tutte quelle che rimandano a immagini e parole presenti nei testi poetici (cfr. anche Storia dei genere uma no, T148). 6. Alia luce della poetica dei vago e dell'indefinito, parche di particolari definiti. spiegare perch le descrizioni leopardiane siano sempre molto

7. C'e un collegamento tra Ia teoria dei vago e indefinito e Ia concezione della natura benigna che domina nella prima fase dei pensiero leopardiano? 8. Alia base della teoria dell'infinito vi e una concezione materialistica, non di tipo spiritualistico-religioso. Si cerchino gli elementi che suffragano I'affermazione nei passi citati (stabilire un confronto anche con Zibaldone). 9. Come si collega Ia poetica dei vago e indefinito con I'ammirazione per Ia poesia antica?

dai Canti

L'infinito
Fu composto a Recanati n 1819, pubblicato per la prima volta, con altri idilli, nel periodico bolo se IlNuovo Ricoglitore nel1825, poi nell' edizione bolognesedei Versi del1826, infine nei Canti nel1831. Metro: endecasillabi sciolti. Sempre caro mi fu quest' ermo colle 1, E questa siepe, che da tanta parte Dell'ultimoorizzonte il guardo esclude2. Ma sedendo e mirando 3, interminati Spazi di l da quella, e sovrumani Silenzi, e profondissima quiete 10 nel pensier mi fingo 4; ove 5 per poco
(Zibaldone, 28 luglio 1820, cfr. T143b). 4. interminati ... fingo: io mi immagino (mi fingo) nel pensiero spazi infiniti (interminati spazi) e silenzi aI di l di quelli percepibili dall'esperienza umana e una quiete assoluta. 5. ove: dove; in cui.

1. quest'ermo colle: questo solitario colle; il colle , secondo Ia tradizione, il monte Tabor, nelle vicinanze di Recanati. E presente fin dall'inizio uno degli aspetti piu significativi dellinguaggio di questo idillio, che consiste nell'alternanza di tutta una serie di parole indefinite (Fubini- Bigi) come ermo, interminati, sovrumani, infinito, eterno, immensit con aggettivi indicativi (questo, quello). Lo segnal a suo tempo Francesco Flora in un commento che risale aI 1937. 2. che ... esclude: che impedisce alia vista di scorgere gran parte dell' estremo (ultimo) orizzonte. 3. sedendo e mirando: il primo verbo, secondo alcuni, equivale a "stare"; secondo altri (per esempio Citati) a "sedere"; mirare indica un guardare immaginando con Ia vista interiore, un crearsi nell'im-

maginazione (Petronio). L'anima s'immagina quello che non vede, che quell'albero, quella siepe, que lia torre gli nasconde, e va errando in un spazio immaginario, e si figura cose che non potrebbe, se Ia sua vista si estendesse da per tutto, perch il reale escluderebbe l'immaginario

Leopardi

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6. per ... spaura: poco manca che il cuore non si smarrisca, atterrito dalla percezione dell'infinito evocata dall'immaginazione. 7. come: quando, non appena. 8. il vento ... comparando: odo stormire iI vento fra queste piante, paragono iI silenzio infinito aI rumore (voce) deI vento. La sensazione acustica (Io stormire deI vento) apre Ia meditazione (e mi sovvien) sull'infinito neI tempo (l'eterno)>>. 9. mi sovvien ... lei: e nasce nella mia mente (mi sovvien non significa" mi ricordo", come taluni interpretano) iI pensiero dell'eterno, delle epoche passate (Ie morte stagioni), deI presente che ancora e in corso (Ia presente e viva) e della sua voce (e il suon di lei), ossia il suono delle imprese, delle azioni degli uomini che iI presente restituisce, destinato a perdersi

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Il cor non si spaura 6. E come 7 il vento Odo stormir tra queste piante, io quello Infinito silenzio a questa voce Vo comparando8: e mi sovvien l'eterno, E le morte stagioni, e Ia presente E viva, e il suon di lei 9. COSItra questa Immensit s'annega il pensier miolO:

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E il naufragar m'e doIce in questo mare 11.


zione sull'infinito provoca piacere, Ia doIcezza inebriante dello smarrimento (l'effetto stilisticamente e rimarcato dalI'ossimoro naufragar m'e dolce), deI perdersi delle facolt intellettive neI mare dell'in. fini to.

rapidamente nello scorrere deI tempo, che Ie copre di silenzio. 10. CosI... mio: coSI in questa meditazione sull'infinito nello spazio e neI tempo il mio pensiero si smarrisce (s'annega)>>. 11. E il mare: il risultato della medita-

...

ANALISI DEL TESTO


L'Infinito e Ia teoria deI vago e indefinito

L'Infinito anticipa in forma poetica un nucleo tematico che diverr il centro delIe riflessioni leopardiane negli anni successivi, a partire dalluglio deI 1820: Ia teoria deI piacere, d~ cui sLsyil~PE~JlU!~~!Ll4%gp","~illil~Jl~iiQjfr-'-cT143). Le.pagine dclIQZtbaldnesopra riportate sono perci indispensabili a chiarire retrospettivamente il senso delIa poesia. Come si ricorder, Leopardi vi sostiene che particolari sensazioni visive o uditive, per illoro carattere vago e indefinito, inducono 1'uomo a crearsi con l'immaginazione quelI'infinito a cui aspira, e che irraggiungibile, perch Ia realt non offre che piaceri finiti e perci deludenti. L~I'(!,1initQ~.-a..1l2gnt()_J~r_:LImr~~!lt~:1;ion~ cliunQ di questi momenti privilegiati, in cui
1'.iuLmagillg,?:1Q!l~__~.tr~RP~J~J11ente aI reaJe, che il b--rutt92?,,-!?J9-il!lmerge nelI'infinito (espe-

Infinito spaziale e infinito temporale

~ienza che Leoparc!L in_u1L.q1tr.Q_.P.9-E~Q. delIo Zibaldone, definisce estasi: cfr. T143c); e, significIVmente~ le teorizzazioni delI-Z1:bi[onericliiaman proprio l' Infinito come un esempio (cfr. T143d). La poesia si articola in.due. momenti, corrispondenti a due distinte sensazioni di partenza. Nel primo momento (vv. 1-8) 1'avvio dato da una sensazione visiva, o, per dir meglio, dalI'impossibilit delIa visione: Ia siepe che chiude 10 sguardo, impedendo ad esso di spingersi sino alI'estremo orizzonte. ~i!np,ed~tfl:4~n~&~~..,.gJle_~sltlcl~ibreale!~, fa suben:tr.ar-eiL<dantastieo....(pe:t:.usar.eJeparoIlell-Zibaldone alIara in luogo delIa vista, lavara 1'immagmazlOne e il fantastico sottentra aI reale): il pensiero si costruisce l'idea di un infinito spaziale, cio di spazi senz;~Jimit1jI!lJl1_lri i!lf3jlePzi sovrumani e in una pr{)fondissima quiete. N~J~~Q.~m~Q.(vv. 8-15) 1'immaginazione prende l'avvio da una sensazione uditiva, 10 stormire deI ve_l'!!.QJra J~_pi:tnt~ La voce deI vento, un dato presente, effimero, viene paigo:iito 'i silenzi prima immaginati, e richiama cOSIalIa mente l'idea di un infinito temporale (l'eterno), a cui si associa successivamente il pensiero delIe epoche passate e svanite, e delI'et presente, col suo carattere ugualmente effimero, destinato anch' esso a svanire. La lirica ha una sua durata temporale interna, un suo andamento narrativo: le due sensazioni, e le due immaginazioni da esse suscitate, sono in successione tra loro, anzi, scaturiscono 1'una dalI'altra; questa successione narrativa non si riferisce per a un evento unico, bensl a un'esperienza che si suppone ripetuta piu volte nel tempo (<<Semprecaro mi fu... ). Vi e anche un passaggio psicologic~'io lirico, dinanzi alIe immagini interiori dell'infinito spaziale, ~comeun Sf:nSQdi sgomento (<<perpoco il cor non si spaura); ma nel secondo momento l'io si (@nnl.g~~l!.eltiJ:!l~l}it delI'infinito immaginato (spaziale e temporale), ino a wJier~e la.~qaidiilltit.;..JLqu.e~ta"sen~.a:z;iQnedi naufragio dell'io e pi~cevole~ dolce. Se Ia coscienza rappresenta all'uomo il vero, cioe Ia sua necessaria
infelicit,

una forma di felicit. Tra 10 spaurarsi deI cuore e Ia dolcezza deI naufragio Ilon vi per contrasto, come potrebbe apparire a prima vista: essi infatti non sono che i due aspetti

10 sJ>~g!!'~Ei2~"lill_cg~~G.i~Q;<I~~LI?:9i \:td\l~!~"dJtllIl<!" ~n~azi<:)Jl~Ldi.j?&~rE)!. garan tisce

L 'infinito

di quell'orrore dilettevole che, secondo il sensismo, e suscitato dalI'immaginazione dell'infinito (CelIerino, 1972). .
Sarebbe facile leggere il componimento in chiave mistico-religiosa: il perder si delI'io nell'infinito e il dato costitutivo di ogni esperienza mistica; illinguaggio tipico delIa mistica e richiamato dalIa metafora deI mare in cui l'io naufraga, e Leopardi stesso, come si .visto, nello Zibaldone usa il termine estasi a indicare questi momenti di rapimento. Gi De.Ba.nciiR iDterpret~jn_cbjltV:&Lreligi9sa,cLa,Ji:r:i~..(<<osIi primi soIitari scopersero l'Iddio); e.in .S~ns9x~Jjgj-QQj~h!gt~!'I?It:!-~"I,~.t!:~~i~i~me s~cc.essiva delIa c!itica idealistica (cfr. La critica). Ma bisogna fare attenzione: non e ravvisabile nel componimento nessun accenno ad una dimensione trascendente, sovrannaturale; l'infiIt nQ..Il viha l caratteI'istiche d~Lgix!19c!. <1~lkpirityaJ~:anzi,J}elloZillal.dQne.LftQPrdiJQeS-du.ae:eBplidtmnte, con fermezza: ;L'infinit della inclinazione dell'u.Q.mQ..JJJ:1~jn{init)J1fltel'~~ (luglio 1820). Non solo, ma questo infinito non e un infinito oggettivo, ontologico, bensI tutto soggettivo, .reato dalI'imm.l!ginazionedelI'uorr~5?~~L12enl'Emifingo>~); ed e evato apartrre da sensazioni fisiche, in chiave prettamente sensistica, 'come ai derivazione sensistica e Ia riflessione deI piacere misto a paura provocato nelI'immaginazione dalI'idea delI'infinito. Con questo, non si puo deI tutto escludere una compoJ1~n.tfunis.tic<L~esia: bisogna pero supporre che essa sia radicata negli tr.atip~pJ:ofQndLdcllap~wnalitle.J)paxdiana~ e che, per arrivare a esprimersi, debba passare attraverso le forme culturali acquisite daI poeta, sensistiche e materialistiche, conformandosi a esse e subendo una decisiva trasformazione, che muta volto agli impulsi originari. La durata temporale e il processo psicologico in cui si articola l' esperienza cantata nella poesia prendo no corpo in una struttura daI rigoroso disegno costruttivo, fondata su precise simmetrie ma molto articolata aI suo interno. I due momenti, corrispondenti all'esperienza dell'infinito spaziale (vv. 1-8) e a quelIa delI'infinito temporale (vv. 8-15), occupano ciascuno esattamente sette versi e mezzo. Il passaggio tra i due momenti avviene aI verso 8, che e diviso in due da una forte pausa aI centro, segnata daI punto fermo: iLc9r non.mp-a..uJ:'.a.. Ii E come il vento. La pausa serve a distinguere i due momenti; pero vi sono anche chiari elemeriti che soHolineano Ia continuit fra di essi, il fatto cioe che viene descritto un processo unico, in cui un'immaginazione scaturisce dall'altra, senza contrasti con Ia precedente (nonostante l'apparente opposizione spaura - m'e dolce): si tratta di un elemento sintattico, Ia congiunzione coordinativ e all'inizio deI secondo periodo, e di uno metrico, Ia sinalefe (cfr. G) che collega in una sillaba sola Ia vocale finale di spaura con Ia e successiva. All'interno, queste due sezioni si suddividono ancora ciascuna in due parti simmetriche: nelIa prima (vv. 1-3 e 8-10) si ha il punto di partenza delI'immaginazione daI dato reale, sensibile, ]J'J sippp e iJ vpnto.ch!;tslQrmis.ce; nelIa seconda (vv. 4-8 e 10-15) I'alIontanam..e.ntQ dalIa reaIt..:\I;el:'SQJ.~infinito..immagina to. Le simmetrie si misurano anche sul piano sintattico. I due periodi in cui sono rese rispettivamente le esperienze delI'infinito spaziale e temporale sono costruiti su due serie analoghe in forma di polisindeto (cfr. G): interminati spazi [...] e sovrumani silenzi, e profondissima quiete, l'eterno, e le morte stagioni, e Ia presente e viva, e il suon di lei. La simmetria si rompe sul piano Iessicale: nel membro in cui si e resa l' esperienza delI'infinito spaziale si ha Ia prevalenza di parole molto lunghe: interminat, sovrumani di quattro sillabe, profondissima di cinque; nel membro dedicato alI' infinito spaziale vi sono invece parole piu brevi, aI massimo trisillabe (<<eterno, stagioni, presente): gli arditi polisillabi danno il senso di un'esperienza vertiginosa, che spaura, mentre Ie parole piu brevi e consuete corrspondono aI distendersi delI'esperienza verso Ia pace deI naufragio delI'io. AlI'effetto ~Q.()Eera -nche UJiyell9 fanico: L'impressione di infinit spaziale e resa con l'uso di vocali lal toniche, che danno sempre un'idea di vastit (<<interminati s~q,zi, sovrumani); il bri.

Estasi mistica o esperienza sensistica?

II disegno costruttivo

II livello sintattico, lessicale, fonico

vido di sgomento

e reso invece

con vocali daI suono cupo, le velari

101 (~QY.>>'~l?Qco>>, cor),

ma soprattutto con l'accento tonico sulIa lul nelIa parola chiave spaura, posta per di piu in rilievo alIa fine deI periodo. COSIiI naufragio finale e accompagnato di nuovo dalI'ampiezza delIe vocali lal (~e.nsit.>L~itnaufrag.aX:)l,..~~mare). Il senso di un' esperienza unitaria, aI di l dei due momenti in cui si articola, e resa daI continuum metrico e sintattico che percorre tutto iI componimento: nessun verso, tranne il primo e l'ultimo, isolabile sintatticamente: il discorso sintattico continua sempre nel verso seguente; di conseguenza, liu.15 v.ill'iyi~QQDQ Q.!ljJi~c.Lenjqmlu3ment$.La continuit e ribadita, sul piano sintattico, dalI' alta presenza di particelIe congiuntive che alIacciano i singoli periodi: ma sedendo, ove per poco, e come il vento, e mi sovvien, cosi tra queLeopardi

II continuum metricosintattico

W~~---

sta, e il naufragar; Ia congiunzione e poi frequentissima anche all'interno dei periodi, come si gi rilevato (per tutte queste osservazioni cfr. Blasucci, 1985). L'impressione complessiva che si ricava da queste strutture di un processo unitario, continuo, che per si articola in momenti ben individuati alloro interno. La poesia perci un esempio di perfetta compenetrazione di significante e significato: a una continuit narrativo-psicologica corrisponde Ia continuit della struttura stilistica.

PROPOSTE DI LAVORO
1. Rispetto all'aspetto formale dei componimento riflettere su: a) livello grammaticale (abbondano nel testo, come tra gli altri ha notato iI critico Angelo Marchese, gli aggettivi questo e quello: ritrovarli e verificare a quale vicinanza e lontananza spaziale e temporale rimandano. b) livello lessicale (ci sono nel testo termini aulci, <<ndefinitie vaghi,,? Quali sono le parole-chiave? Quali termini presenti nel componimento sono in relazione con Ia condizione d'i.nfinito, annunciata dai testo? L'aggettivo - sempre premesso ai sostantivo a cui si riferisce, ad esempio ermo colle - acquista particolare rilievo semantico?); c) livello retorico (ad esempio ci son~t~afQI~A.n.titesi, come concreto vs astratto; particolare vs universale; orizzonte chiuso vs orizzonte aperto?); dj livello sintattico. Poich I' Infinito pu scomporsi in quattro parti: vv. 1-3; 3-8; 8-11; 11-13, ci sono simmetrie tra il primo e il quarto gruppo di versi e tra il secondo e il terzo rispetto alia partizione sintattico-metrica e a quella tematica? 2. Ritrovare nel testo tutti gli elementi che consentono di affermare che esso presenta una matrice sensistica. 3. Quali immagini dello spazio e dei tempo sono rappresentate nel componimento? tato solo quello concreto e real e? E il tempo?). 4. P-e.r:cboeJ testo moltQJJre.~.Eu'leJLpml1ome".per.sol1ale.di"prima persona? 5. L' Infinito si conclude con I'esperienza dei naufragar nell'infinito e nell'eterno: si tratta di una fuga dai reale, come per molti poeti romantici europei, o in Leopardi assume un altro significato? 6. Confrontare questo testo con un passo dalla Vita di Alfieri (cap. IV, epoca 111), in cui vi una situazione anaIoga, e che pu aver suggestionato Leopardi. (ovvero 10spazio rappresen-

La sera dei di di festa


Composto a Recanati, nella primavera del1820, fu pubblicato per la prima volta, con gli altri idilli, sul Nuovo Ricoglitore nel1825, col titolo La sera deI giorno festivo, poi nei Versi del1826 e nei Canti del1831. Metro: endecasillabi sciolti. Dolce e chiara e Ia notte e senza vento, E queta sovra i tetti e in mezzo agli orti Posa Ia luna, e di lontan rivela Serena ogni montagna 1. O donna mia, Gi tace ogni sentiero, e pei balconi Rara traluce Ia notturna lampa 2: Tu do:rmi, che t' accolse agevol sonno La sera dei di di festa

1. rivela.u montagna: Ia luce lunare rende preciso, netto il profilo delle montagne. 2. O donna .u lampa: Leopardi si rivolge a una donna che non identificata con un personaggio reale; i sentieri solitari tacciono e dalle imposte socchiuse filtra Ia luce (traluce) di qualche raro lume.

... nessuna: un sonno pronto e facile (agevol), in quanto nessuna preoccupazione (CUl"a nessuna) Ia tormenta (non ti morde)>>. 4. Qu.anta piaga: quale ferita. 5. Tu dormi: l'anafora col v. 7 serve a sottolineare Ia di~rsa condizione deI poeta che interviene adesso in prima persona. 6. io ... affanno: mi affaccio a salutare questo cielo che quando 10 si guarda (in vista) appare tanto sereno e Ia natura che nel suo moto eterno (antica) e inappellabile mi cre per soffrire (concetto variamente ripreso nei Canti e nelle Lettere). 7. A te ... pianto: all'autore parIa Ia Natura; dice di negargli perfino Ia speranza (speme) e 10condanna a versare solo lacrime di dolore (i tuoi occhi non brillino di altro sentimento se non di dolore). 8. solenne: di festa ( un latinismo). 9. or ... riposo: ora ti riposi dagli svaghi (il soggetto Ia fanciulla). 10. ti rimembra... te: ti ricordi nel sogno dei giovani ai quali oggi piacesti e dei giovani che piacquero a te. 11. non io ... ricorro: tra coloro ai quali tu ripensi non ci sono io e neppure 10 spero. 12. io chieggo: chiedo (a me stesso, alla Natura onnipotente). 13. e ... fremo: l'atteggiamento contrasta con Ia pacata contemplazione deI verso 11, ma il medesimo di cui si legge in una lettera inviata a Giordani presumibilmente negli stessi giorni: 10 mi getto e ravvolgo per terra, domandando quanto mi resta ancora da vivere (A Pietro Giordani, 24.4. 1820). 14. In ... etate: in COSIgiovane et. 15. non IUlnge: non lontano. 16. riecle: ritorna. 17. sollazzi: divertimenti. 18. povero ostello: umile dimora. 19. fieramente: crudelmente (cfr. Zibaldone, 50-51:Dolor mio nel sentire a tarda notte seguente aI giorno di qualche festa il canto notturno de' villani passeggeri. Infinit deI passato, che mi veniva in mente, ripensando ai Romani COSIcaduti dopo tanto romore e ai tanti avvenimenti ora passati ch'io paragonava dolorosamente con quella profonda quiete e silenzio della notte, a farmi avvedere deI quale giovava il risalto di quella voce o canto villanesco). 20. a... passa: nel riflettere sul fatto che tutto passa nel mondo senza quasi lasciare traccia (orma). 21. Ecco ... succede: e trascorso il giorno di festa, ad esso succede quello feriale (volgar). 22. e ... accidente: e il tempo trascina con s ogni vicenda umana. 23. Or dov'e?: le interrogative retoriche, l'uso dello stilema ubi sunt (or dov'e) hanno Ia funzione di sottolineare l'ineluttabile destino di ogni momento della storia, soggetto a distruzione e annienta3. agevol

NelIe tue chete stanze; e non ti morde Cura nessuna 3; e gi non sai n pensi 10 Quanta piaga4 m'apristi in mezzo aI petto. Tu dormi 5: io questo ciel, che SI benigno Appare in vista, a salutar m'affaccio, E l'antica natura onnipossente, Che mi fece alI'affanno6. A te Ia speme 15 Nego, mi disse, anche Ia speme; e d'altro Non brillin gli occhi tuoi se non ti pianto 7. Questo dI fu solenne 8: or da' trastulli 9 Prendi riposo 9; e forse ti rimembra In sogno a quanti oggi piacesti, e quanti 20 Piacquero a te 1:non io, non gi ch'io speri, AI pensier ti ricorrol1. Intanto io chieggo12 Quanto a viver mi resti, e qui per terra Mi getto, e grido, e freml3. Oh giorni orrendi In cOSIverde etate 14!Ahi, per Ia via 25 Odo non lunge 15 il solitario canto DelI' artigian, che riede 16 a tarda notte, Dopo i solIazzP7, aI suo povero ostelIol8; E fieramente 19mi si stringe il core, A pensar come tutto aI mondo passa 2, 30 E quasi orma non lascia. Ecco fuggito Il dI festivo, ed aI festivo il giorno Volgar succede 21, e se ne porta il tempo Ogni umano accidente22. Or dov'23 il suono24 Di que' popoli antichi? or dov' il grido25 35 De' nostri avi famosi, e il grande impero

Di quelIa Roma, e l'armi, e il fragorio 26


Che n'and per Ia terra e l'oceano?27 Tutto pace e silenzio, e tutto posa 28 Il mondo, e piu di lor non si ragiona 29. NelIa mia prima et30, quando s'aspetta Bramosamente il dI festivo, or poscia Ch'egli era spento31, io doloroso32, in veglia33, Premea le piume34, ed alIa tarda notte Un canto che s'udia per li sentieri Lontanando morire a poco a poco, Gi similmente mi stringeva il core35.
deI riposo, della quiete, deI deserto notturno lunare privo di tracce di vita. 29. e... ragiona: e non si parla piu di loro. 30. NeUa ... et: fanciullezza. 31. or ... spento: quando poi si era concluso.' 32. doloroso: angosciato. 33. in veglia: insonne. 34. premea ... piume: stavo a letto. 35. ed core: e allo stesso modo (similmente) '"provocava in me angoscia e malinconia il canto proveniente dai sentieri a notte tarda che nell'allontanarsi si spegneva.

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mento daI momento che questo accaduto ai popoli antichi, agli avi famosi, aI grande impero di Roma. 24. suono: l' eco delle imprese, Ia traccia della 101'0civilt. 25. il grido: Ia gloria, Ia fama. 26. e ... fragorio: e il rumore delle battaglie e delle vittorie. 27. che ... oceano: che percorse tutto il mondo fino all'oceano (inteso come confine della terra, si trova anche in Foscolo, Dei Sepolcri, vv. 290-291 (<<...per quante I abbraccia terre il gran padre Oceano). 28. posa: qui, come nel verso 3, evoca l'idea

Leopardi

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ANALISI DEL TESTO


11 notturno lunare e Ia poesia antica

Poesia sentimentale e poesia di immaginazione

11 titanismo dell'io solitario

n tempo che vanifica ogni umano accidente

n legame tra le due parti della lrica

La poesia si apre con un notturno lunare. E una di quelle immagini vaghe e indefinite, tanto care a Leopardi perch danno all'uomo l'illusione di attingere al1'infinito: a conferma, nel1a serie di immagini elencate nel10 Zibaldone ha molto rilievo proprio Ia luce della luna (cfr. T143f). Nel trattare poeticamente Ie immagini vaghe e indefinite, secondo Leopardi, erano maestri gli antichi: e difatti questo notturno lunare del1a Sera, che pure, come possiamo facilmente supporre, prende Ie mosse da un'esperienza vissuta (cfr. Ia Iettera deI 6 marzo 1820 prima riportata, T141, che I'antecedente diretto della poesia), fiItrato attraverso reminiscenze del1a Ietteratura classica. Leggiamo difatti nei .Ricordi: Veduta notturna con Ia Iuna a cieI sereno dall'aIto del1a mia casa tal quaIe al1a similitudine di Omero (cfr. T142). La similitudine a cui si fa riferimento tradotta da Leopardi stesso neI Discorso di un italiano intorno alla poesia romantica (1818): SI come quando graziosi in cielo / rifulgon gli astri intorno del1a Iuna, / e l'aere senza vento, e si discopre / ogni cima de' monti ed ogni selva / ed ogni torre... (Iliade, c. VIII, vv. 555 ss.). E facile vedere come Ia Sem riprenda una trama verbaIe gi presente in questa traduzione omerica: senza vento, discopre (<<rivelanella poesia), ogni cima de' monti (<<ognimontagna). Questo sovrapporre sulla reaIt vissuta una reaIt immaginata, con iI soccorso di un filtro Ietterario, sar un procedimento costante del1a poesia Ieopardiana, come avremo modo di verificare. Leopardi pero convinto che neI mondo moderno Ia poesia immaginosa e fanciullesca degIi antichi non sia piu possibile, per coIpa dell'avanzamento del1a civiIt e della ragione; neI suo tempo non praticabiIe <;:he una poesia sentimentaIe, nutrita di filosofia e della consapevoIezza amara deI vero. E vere che in Leopardi, sino ai grandi idilli, I'esigenza deI caro immaginar insopprimibile, e per questo egIi non puo rinunciare deI tutto alle immagini vaghe e suggestive come iI notturno lunare che apre Ia poesia; pero subentra immediatamente Ia coscienza deI vere: e difatti qui Ia suggestiva immagine iniziaIe entra subito in contrasto con gli sviluppi seguenti. NeI corpo della poesia si coIgono due temi fondamentali, trattati successivamente in due parti distinte. Nella prima (vv. 4-24) si ha Ia contrapposizione tra due figure giovaniIi: quella della fanciul1a, ignara di affanni, che si abbandona fiduciosa alle sue gioie e alle sue speranz, inanrioniaco:hlquiet notturna della natura, e quella deI poeta, che Ia natura ha creato per essere infeIice. L'io Iirico sottolinea Ia propria diversit, che 10esclude dall'umanit comune , e che appare come un'arcana condanna, ma sottoIinea anche il contrasto tra Ia presenza dell' essere infelice e Ia bellezza quieta e serena della natura (motivo che torner nell' Ultimo canto di Saffo). Questa contrapposizione del1'io soIitario, su cui grava come una condanna, agli aItri uomini e alla natura, si manifesta in forme romanticamente titaniche, in atteggiamenti di violenta ribellione (<<perterra mi getto, e grido e fremo), che sono tipici . di questo primo Leopardi. La seconda parte (vv. 24-46) presenta un tema a prima vista moIto lontano: il passare di tutte Ie cose, iI tempo che neI suo scorrere vanifica ogni umano accidente. La meditazione suggerita da un'aItra sensazione vaga e indefinita, iI canto solitario che risuona nella notte, allontanandosi a poco a poco. Un passo dello Zibaldone (v. nota 19) chiarisce il processo associativo, che Ia poesia Iascia neI sottinteso: iI canto fa risaItare iI silenzio della notte, e richiama per contrasto I'animazione e Ia vita deI giorno festivo, che in queI silenzio si sono dissoIte senza Iasciar traccia. Di qui nasce upa piu vasta riflessione sulla gloria dei popoli antichi, che scomparsa nell'obIio attuaIe. E Ia ripresa di un tema dell'Infinito: anche l un effimero rumore presente, 10stormire deI vento, evocava I'infinit deI tempo, Ie morte stagion inghiottite neI nulla, e Ia presente e viva, destinata anch'essa a sparire. Si pone a questo punto il problema di cogIiere illegame che unisce le due parti e i Ioro temi, che a prima vista non hanno rapporti tra loro. Si noti che il passaggio tra Ia prima e Ia seconda parte si col1oca alla met di un verso: ... in cOSIverde etate! Ahi per Ia via... : vi una forte pausa, segnata daI punto esclamatiyo, ma anche una sinaIefe (cfr. G) tra Ia vocaIe finale di etate e quella iniziaIe di Ahi. E un procedimento che si gi osservato aI v. 8 dell'Infinito: Ia continuit metrica l'indizio che vi un legame tra i due temi, anche se Iasciato nell'impIicito. II Iegame puo essere: i giorni deI poeta sono orrendi, ma anche . questa infeIicit un nulla, destinata a vanificarsi nel fluire deI tempo. Nell'Infinito vi era una conclusione anaIoga: iI pensiero deI poeta si annullava nell'im maginazione dell'infinito spaziale e temporale. L I'approdo aI nulla aveva una funzione catar La sera dei di di fest

,;)~

tica: il naufragare delI'io era dolce. Si verifica 10 stesso anche qui? A tal proposito vi sono interpretazioni divergenti: 1) per alcuni il motivo deI vanificarsi di ogni umano accidente riprende il motivo delI'indifferenza delIa natura verso il poeta; quindi il suo destino personale si alIarga a una dimensione universale, che abbraccia tutti gli uomini. Il pensiero delIa vanit universale accresce Ia disperazione iniziale (Peruzzi); 2) per altri, invece, si verifica anche qui una forma di catarsi: Ia considerazione delIa vanit deI tutto non accresce ma vanifica Ia disperazione iniziale in una contemplazione struggente ma rasserenante di un destino di annulIamento universale (Blasucci).

Una conclusione catartica?

PROPOSTE DI lA VORO
1. Per quanto riguarda I'aspetto formale dei testo individuare: a) illivello fonico. Si osservino ad esempio i vv. dedicati ai canto dell'artigiano (25-26; 44-45): quali vocal i toniche predominano? Qual I'effetto? b) illivello lessicale. Illessico quotidiano? aulico? Ci sono latinismi? Oggetti della realt quotidiana come vengono definiti? (ad esempio notturna lampa). Ci sono nel canto parole vaghe e indefinite che Leopardi riteneva naturalmente poetiche? c) illivello retorico. Ad esempio ci sono anafore? Iperbati? Metafore? Allitterazioni? Enjambements? Esclamazioni? Interrogazioni? ( 2.'personaggi della canzone sono I'io lirico e Ia donna: quali azioni compiono? Quali sensazioni provano? Quale \0apporto s'instaura tra i due (di somiglianza o di differenziazione)? ,_:JRintracciare sensazioni visive dolce nella canzone e collocare nello schema seguente: sensazioni uditiv~
c

moti affettivi mi si stringe il core

affermazioni sentenziose A te Ia speme nego

... luna

odo ... solitario canto

4. I versi 13-16 si riferiscono all' antica natura onnipossente ; come viene caratterizzata d~1 poeta? 5. Quali sono i tempi nei quali si collocano le azioni descritte e come sono caratterizzati?
'-

6. )Si confronti Ia meditazione sul tempo e sul passare delle cose con quelle de 11' Infinito: quali differenze si pos/ sono notare? 11motivo compare anche nei Ricordi (T142): dove? in quale forma? 7. Si confronti ancora con I' Infinito rispetto alio spazio rappresentato e alia funzione dei suono (Infinito v. 10; Sera, vv. 33-36, 44). 8. Esprimere Ia propria valutazione a) rispetto all'unitariet o meno della canzone b) rispetto alia presenza o meno di una catarsi finale. (ad esempio Infinito vv. 5-6, Sera v. 38)

Leopardi

Quante immagini un tempo, Ii e quante fole; 8onavan voci alterne, Ii e le tranquille), oppure Ia seconda (<<Mirandoil cielo, Ii ed ascoltando il canto; opre de' servi li. E che pensieri immensi). Una particolare modulazione musicale data anche dall'alternarsi di versi pausati da cesure interne e di serie piu scorrevoli di versi senza pause: COSI ad esempio il v. 1, spezzato da cesura, seguito da cinque versi (2-6) privi di pause; i vv. 9-10, ancora spezzati, e poi i vv. 11-13, senza pause.

PROPOSTE DI LAVORO
1. Per quanto riguarda I'aspetto formale dei canto individuare: a) livello lessicale. Ci sono nel canto termini riconducibili alia poetica dei vago e dell'indefinito? Ci sono parole chiave? I termini appartengono allinguaggio aulico? A quello quotidiano? C'e I'uso delle "parole poetiche"? b) livello sintattico. Qual e Ia funzione nel testo dell'alternanza tra tempi presenti e passati? c) livello retorico. Ci sono metafore? Metonimie? Interrogazioni? Esclamazioni? Anafore? Litoti? Allocuzioni? d) livello metrico. Ricostruire, ad esempio, I'alternanza di versi spezzati da cesure e di versi senza pause; cercare tutti i settenari dissimulati entro I'endecasillabo. 2. Procedere a un confronto tra i monti azzurri (v. 21) e Ia siepe (v. 2) dell'lnfinito, e differenze (ad esempio in che cosa si differenziano le immaginazioni suscitate?). individuando analogie

3. Individuare tutti i punti dei testo in cui prevale Ia raffigurazione dei paesaggio, Ia rievocazione dei passato, I'analisi dei presente, Ia polemica (contro chi o che cosa e diretta tale polemica?). 4. Qual e Ia rappresentazione di Recanati? (confrontare anche con Ia lettera ai Giordani dei 30/4/1817, T139). Come i compaesani giudicano il poeta? Quale immagine di s nutre 11poeta? 5. Perch Leopardi paria di desio I dei passato, ancor tristo (vv. 59-60)? 6. Ai vv. 90-91 Leopardi afferma: La morte e quello I che di cotanta speme oggi m'avanza: in quali altri canti Leopardi propone questo motivo? 7. Quali caratteristiche vengono attribuite all'infanzia e in che cosa si contrappone all'et adulta?

8. Quali caratteristiche presenta 11personaggio di Nerina? Procedere ad un confronto con Silvia (ad esempio qual e iI rapporto dell'io lirico con i due personaggi? Con quale stile vengono descritte le due figure femminili?).

La quiete dopo Ia tempesta


Fu composto dal17 al20 settembre 1829 e pubblicato per la prima volta nell'edizione dei Canti del1831. Metro: strofe libere di endecasillabi e settenari, con rime anch'esse libere (tra cui rime al mezzo: ad esempio, tempesta / festa vv. 1-2).

1. augelli: termine arcaico e letterario; sta per uccelli. 2.gallina: il complemento oggetto dipendente daI verbo odo. 3. rompe: squarcia le nuvole. 4. sgombrasi .., campagna: dalla cortina di nubi dense di umidit che rende opaca l'atmosfera.

Passata Ia tempesta: Odo augelli 1 far festa, e Ia galIina 2, Tornata in su Ia via, Che ripete il suo verso. Ecco il sereno
5

Rompe 3 l da ponente, alIa montagna;


Sgombrasi Ia campagna 4, E chiaro nelIa valIe il fiume appare. Ogni cor si ralIegra, in ogni lato La quiete dopo Ia tempesta

5. risorge... romorio: riprendono, dopo l'interruzione forzata dovuta aI temporale, i rumori delle attivit deI borgo. 6. torna ... usato: riprendono gIi abituali lavori. 7. L'artigiano ... man: <d'artigiano si affaccia sull'uscio per osservare il cielo ancora impregnato di vapori d'acqua tenendo in mano I'oggetto o 10strumento deI suo lavoro. 8. a prova: a gara. 9. vien piova: <da giovane fanciulla (femminetta) esce per raccogliere (a cor) l'acqua della recente pioggia. 10. erbaiuo!: il venditore ambulante di ortaggi. 11. il giornaliero: il richiamo con cui attira l'attenzione degli acquirenti. 12. sorride: il consueto processo di umanizzazione: il sole fa scintillare poggi e ville, le colline e i gruppi di case illuminando Ia campagna appena tersa dalla pioggia. 13. Apre ... famiglia: <d'insieme dei domestici e dei servi si affretta ad aprire balconi e terrazze coperte. 14. corrente: maestra. 15. lontano tintinnio: lontano si pu intendere come avverbio o come aggettivo riferito a tintinnio (Fubini-Bigi). 16. ripiglia: riprende; Ia prima strofa si conclude con un verbo legato ancora all'azione deI ricominciare dopo tornata (v. 3), ripete (v. 4), risorge (v. 9), torna (v. 10), rinnova (v. 16), ritorna (v. 19). 17. Si ... core: variazione deI v. 8. 18. a' ... intende: si dedica alle sue occupazioni. 19. opre: sono le attivit consuete in contrasto con cosa nova. 20. imprende: intraprende. 21. Piacer ... timore: il piacere che si prova dopo Ia tempesta originato dall'angoscia; gioia passeggera, illusoria, risultato della cessazione di un male, non dell'esistenza di un bene. La sentenza riferita all'esempio specifico, ma ha un valore generale. 22. onde abborria: a causa deI quale (timore) anche chi prima provava ripugnanza per Ia vita si turb e temette Ia morte. 23. onde ... vento: a causa deI quale (timore) gii uomini agghiacciati, ammutoliti e pallidi per Ia paura provarono timore e turbamento alla vista di fulmini, nubi e vento, gli elementi della natura, scatenati contro di noi. 24. cortese: Ia natura detta cortese, generosa, con tono evidentemente ironico. 25. Useir ... noi: sfuggire ad un dolore e motivo di gioia per noi,>. (NelDialogo di Fede1'ico Ruysch e delle sue mummie: La cessazione di qualunque dolore o disagio, piacere per se medesima). 26. duolo ... sorge: il dolore ne deriva naturalmente. 27. e ... guadagno: e quel po' di piacere che per prodigio o per miracolo nasce qualche volta dall'angoscia precedente, un gran vantaggio.

10

Risorge il romorio 5 Torna illavoro usato6. L'artigiano a mirar l'umido cielo, Con l'opra in man7, cantando, Fassi in su l'scio; aprova 8 Vien fuor Ia femminetta a cor delI' acqua

15

DelIa novelIa piova 9;


E l' erbaiuol1 rinnova Di sentiero in sentiero Il grido giornaliero 11. Ecco il Sol che ritorna, ecco sorride 12 Per li poggi e le ville. Apre i balconi, Apre terrazzi e logge Ia famiglia 13: E, dalIa via corrente 14,odi lontano

...

...

20

Tintinnio 15 di sonagli; il carro stride


DeI passeggier
25

che il suo cammin ripiglia

16.

30

35

40

Si ralIegra ogni core 17. SI dolce, SI gradita Quand', com'or, Ia vita? Quando con tanto amore L'uomo a' suo i studi intendel8? O torna alI'opreI9? o cosa nova imprende2o? Quando de' mali suo i men si ri corda? Piacer figlio d'affanno; Gioia vana, ch' frutto DeI passato timore 21, onde si scosse E pavento Ia morte Chi Ia vita abborria 22; Onde in lungo tormento, Fredde, tacite, smorte, Sudr le genti e palpitr, vedendo Mossi alIe nostre offese Folgori, nembi e vento23. O natura cortese24, Son questi i doni tuoi, Questi i diletti sono he tu. porgi ai mortali. Uscir di pena

...

45

E diletto fra noi 25.


Pene tu spargi a larga mano; il duolo Spontaneo sorge26: e di piacer, quel tanto Che per mostro e miracolo talvolta Nasce d'affanno, gran guadagno27. Umana Prole cara agli eterni 28!assai felice Se respirar ti lice D'alcun dolor29: beata

50

Se te d' ogni dolor morte risana 30.


28. Umana... eterni: genere umano, caro agli dei; come aI v. 42 cortese, anche qui cara prole ha una connotazione ironica. 29. assai ... dolor: abbastanza felice se ti concesso (ti lice) di trarre un respiro di sollievo dopo un dolore. 30. beata ... risana: beata se Ia morte ti guarisce da ogni dolore. Nel Dialogo di Platino e di Porfirio leggiamo:La natura ci destin per medicina di tutti i mali Ia morte.

Leopardi

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ANALISI DEL TESTO


II quadro di vita borghigiana

La parte filosofica

Unit della poesia

Livello sintattico

Livello metrico

Le pause

Livello fonico

La poesia e nettamente divisa in due parti: Ia prima descrittiva (strofa 1), Ia seconda riflessiva (strofe 2 e 3). La descrizione iniziale offre una serie di aspetti deI piccolo mondo borghigiano recanatese, ma non vi e affatto un gusto bozzettistico e realistico: e un paesaggio tutto costruito sulIa suggestione dei suoni che giungono da lontano (sappiamo il significato che Leopardi vi attribuiva) e delIa vastit spaziale indeterminata (il sereno che rompe l da ponente alIa montagna, il fiume che appare chiaro nelIa valIe, il sole che sorride per li poggi e le ville; e si noti l'insistenza su compIementi di luogo vaghi, alIa montagna, per li poggi, che ricordano Ia rana rimo ta alIa campagna delIe Ricordanze). La descrizione, insomma, e tutta ispirata alIa poetica deI vago e indefinito. Il che significa che non e una scena oggettiva, ma tutta interiorizzata, filtrata e trasfigurata dalI'immaginazione soggettiva, dalIa "doppia visione". Come sempre il paesaggio idillico e reso con un' estrema essenzialit di indicazioni, con una sobriet che e quasi povert: ma sappiamo come Leopardi puntasse deliberatamente sulIa povert delIe determinazioni descrittive, ritenendoIa piu suggestiva e poetica delIa descrizione minuziosa e concreta. La seconda parte e "filosofica": il concetto centr~le che il piacere figlio d'affanno, nasce dalIa cessazione di un dolore o di un timore. E un concetto che Leopardi aveva gi affermato nelIo Zibaldone nel1822, e nelIa Storia del genere umano; ma mentre alIora, credendo ancora in un ordine provvidenziale della natura, riteneva i mali necessari alla stessa felicit, e pensava che divenissero sostanzialmente dei beni nel suo ordine generale, ora Ia natura gli appare nemica, dispensatrice crudele di affanni; e anche il piacere ormai considerato vano, inesistente. Nei confronti di questa natura ostile Leopardi e polemico: non nelIe forme delIa protesta appassionata e della requisitoria, come in A Silvia, ma deI sarcasmo amara e disincantato (<<0natura cortese, I son questi i doni tuoi... ; Umana I prole cara agli eterni! ,. La poesia, come giA Silvia e le Ricordanze, si fonda dunque sul ritmo illusione I consapevolezza deI vero, vagheggiamento delIa vita e delIa gioia I contemplazione deI dolore e deI nulIa. La critica crociana, ostile aI pensiero pessimistico di Leopardi, ha negato valore alIa parte riflessiva, vedendo l'ispirazione autentica solo nelIa parte" idillica". ln realt Ia poesia e fortemente unitaria, e le due parti sono indisgiungibili, pena Ia distruzione delIa poesia stessa: il senso profondo delIa poesia e proprio nelI'adesione aI fervore di vita, alIe scene animate e luminose, che spirano vitalit e gioia, adesione che e ragg~lata dalIa desolata consapevolezza deI potere invincibile che nega agli uomini Ia felicit. E il ritmo generale delI'ispirazione leopardiana: e ciascuno dei due poli e dialetticamente necessario. Anzi, proprio 10stacco brusco di temi e tonalit tra le due parti, deprecato dalIa critica crociana, d rilievo e vigore aI movimento dinamico deI discorso poetico. Questo ritmo oppositivo si manifesta anche nelIa struttura ritmica, metrica e stilistica delIa poesia. La prima parte presenta movimenti sintattici limpidi e scorrevoli, fatti di frasi brevi e piane. La seconda parte e invece piu tesa e drammatica: si alternano frasi brevissime, secche, epigrafiche, e movimenti pi ampi, mossi da interrogazioni ed esclamazioni, da apostrofi sarcastiche (e quel "linguaggio deI vero" che si e piu volte sottolineato). CosI avviene sul piano metrico: nella prima parte si crea una trama musicale di rime e di assonanze (ad esempio, vale-appare); il carattere musical e e ulteriormente accentuato daI ricorrere delIa rima aI mezzo (tempesta-<<festa). Le rime sono me no frequenti nella seconda parte; anzi, i versi piu amari e desolati, quelli che elencano i mali delI'uomo (vv. 31-36, 43-49) ne sono privi. NelIa prima parte i versi sono generalmente privi di pause e spezzature interne; nella seconda parte invece sono spesso rotti da forti pause (<<fredde,Ii tacite, Ii smorte; il duolo I spontaneo sorge: Ii e di piacer, Ii quel tanto). L'effetto non e pi di un agile ritmo musicale, ma di un'aspra tensione drammatica. Riscontri analoghi si possono fare sul piano fonico. Nella prima parte vi e un largo impiego di vocali lal toniche, amate da Leopardi, come sappiamo, per dare un'idea di vastit: montagna, campagna (dove l'effetto e prolungato, come sempre, dalle consonanti nasali, e accentuato dalIa rima baciata tra le due parole), chiaro, valIe, appare, artigiano, mirar, man, cantando, NelIa seconda parte dominano invece suoni aspri, dati da scontri di consonanti, da sibilanti o da vibranti doppie: scosse, morte, abborria, tormento, fredde, smorte, nembi, vento.

La quiete dopo Ia tempesta

7
PROPOSTE DI LA VORO
1. Rispetto all'aspetto formale dei canto: a) analizzare il lessieo dei canto, distinguendo i termini arcaici da quelli quotidiani; b) a lvello metrieo cercare Ia presenza dei settenari dentro gli endecasillabi e le rime interne (ad esempio vv. 28 e 30: mensa I pensa). e) osservare le rime gioia I noia (vv. 39-40) e soave I grave (vv. 48 e 51): perch Leopardi fa rimare parole tra loro opposte nel significato? d) individuare tutti i simbol presenti nella canzone, ad esempio Ia donzelletta = Ia giovinezza. 2. Individuare i parallelismi e le differenze che riguardano Ia donzelletta e Ia vecchierella. 3. Riflettere sulle caratteristiche dei destinatario dei messaggio leopardiano, iI garzoncello (ad esempio, cosa indica I'attributo scherzoso? Perch I'uso dei diminutivo?). 4. Quali aspetti della teoria dei piacere sono richiamati in questo testo? 5. Nel canto presente il tema della festa: come viena presentato? Quali sono le sue caratteristiche funzioni? Ricercare questo tema anche all'interno di altri canti. 6. Individuare le corrispondenze Petrarca. e le sue

tra questo canto leopardiano e Ne Ia stagion ehe 'I eiel rapido inehina (L) di

Canto notturno di un pastore errante

dell'Asia

Pu composto tra il22 ottobre 1829 e il9 aprile 1830, efu pubblicato per la prima volta nei Canti del1831. Pur essendo l'ultimo, in ordine di composizione, dei canti recanatesi del '29-30, in quell'ediz.ione, come pure nella successiva napoletana del 1835, fu collocato prima della Quiete e del Sabato.

1. silenziosa luna: l'attributo sembra esprimere Ia consapevoIezza deI pastore che il suo interrogare rester senza rlsposte; I'espressione ha un modello nei ver si virgiliani (Eneide, II, 255) tacitae per amica silentia Iunae mell'amico siIenzio della tacita luna, traduzione di R. CaIzecchi Onesti). 2. contemplando: il verbo suggerisce l'idea di un processo di umanizzazione subito daIl'astro; ci richiama il ruolo di divinit attribuito alla luna dalla mitologia classica. 3. indi ... posi: quindi tramonti. 4. i sempiterni calli: le vie sempre uguali, eterne. 5. Ancor ... schivo: non ti sei ancora annoiata. 6. ancor... vaga: provi ancora desiderio. 7. e... erbe: l'elencazione, priva di articoli, sottolinea Ia monotonia dell'esistenza deI pastore, segnata dalla noia. 8. altro ... ispera: non nutre speranza che questa ripetitivit possa un giorno essere spezzata.

L 'idea del canto fu suggerita a Leopardi da un articolo del J ournal dessavants del settembre 1826, da cui apprendeva che i pastori nomadi dell 'Asia centrale trascorrevano le notti seduti su una pietra a guardare la luna e a imp?"ovvisare parole tristissime su arie egualmente tristi. Metro: strofe libere di endecasillabi e settenari. Che fai tu, luna, in eiel? dimmi, che fai, Silenziosa luna?l Sorgi Ia sera, e vai, Contemplando 2 i deserti; indi ti posi 3. Ancor non sei tu paga Di riandare i sempiterni calli 4? Ancor non prendi a schivo 5, ancor sei vaga Di mirar queste valli? Somiglia alla tua vita La vita deI pastore. Sorge in sul primo albore; Move Ia greggia oltre pel campo, e vede Greggi, fontane ed erbe 7;

10

Poi stanco si riposa in su Ia sera:


15

Altro mai non ispera 8. Canto notturno di un pastore errante dell'Asia

,.,

...voi?: qual e il senso, 10scopo, della propria vita per il pastore, quale quello della vostra per voi, astri deI firmamento? Si noti il chiasmo: aI pastor Ia sua vita, / Ia vostra vita a voi. 10. ove ... immortale: a quaIe fine e destinata questa mia breve esistenza, a quale il tuo moto perpetuo? Si noti l'antitesi vagar mio breve, tuo corso immortale messa in risalto dall'asindeto utilizzato aI posto della congiunzione coordinata e. 11. Vecchierei bianco: per rispondere aI quesito sul significato della vita, Leopardi utilizza l'immagine di un essere debolissimo sottoposto a una fatica disumana e inutile; daI punto di vista stilistico si tratta di una similitudine; il concetto che esprime rinvia sia aI verso iniziale deI sonetto XVI deI Canzoniere di Petrarca: Movesi il vecchierel canuto e bianco, sia alloZibaldone, 17.1.1826: Che cosa e Ia vita? Il viaggio di uno zoppo e infermo che con gravissimo carico in sul dosso, per montagne ertissime e luoghi sommamente aspri, faticosi e difficili, alla neve, aI gelo, alla pioggia, aI vento, all'ardore deI sole, cammina senza mai riposarsi di e notte uno spazio di molte giornate per arrivare a un cotaI precipizio, a un passo, e quivi inevitabilmente cadere. 12. con ... spaUe: con un pesantissimo carico; rinvia a Petrarca, Canzoniere, LXXI: 10 son si stanco sotto 'I fascio antico e aLa Ginestra, T162, v. 305: sotto il fascio mortal. 13. per ... fratte: attraverso vette scoscese, deserti dove Ia sabbia e tale da far sprofondare il piede, macchia fitta ed intricata. 14. e ...s'affretta: ricorda il v. 6 della canzone L deI Canzoniere di Petrarca in cui Ia stanca vecchierella pellegrina / raddoppia i passi, e piu e piu s'affretta. 15. coI ... volto: <d dove fu indirizzato il cammino e l'immane fatica. 16. abisso ... obblia: profondit, voragine spaventosa, senza limiti, precipitando nella quale egli dimentica ogni cosa; tale abisso Ia morte. 17. Vergine luna: tale era considerata Ia divinit nella mitologia classica; ma vergine anche neI senso di intatta, ossia non toccata, non corrotta dalla misera ed insostenibile esistenza mortale. E questo, dopo silenziosa deI v. 2, il secondo epiteto della luna. Seguiranno nell'ordine: intatta (v. 57), solinga, eterna peregrina (v. 61), giovinetta immortaI (v. 99), candida (v. 138). 18. a fatica: con uno sforzo intenso. 19. ed ... il nascimento: e il momento della nascita sottopone a rischio Ia vita deI neonato e della madre. La considerazione si inserisce nella documentata tradizione pessimistica sull' esistenza dell'uomo; si leggono simili riflessioni nel testo biblico, in Lucrezio, nella poesia cristiana; nello Zibaldone (gennaio 1826) Leopardi scrive: Il nascere istesso dell'uomo, cioe il cominciamento della sua vita, e un pericolo della vita, come apparisce daI gran numero di
9. ache

20

Dimmi, O luna: a che vale AI pastor Ia sua vita, La vostra vita a voi 9? dimmi: ove tende Questo vagar mio breve, Il tua corso immortale 1?

Vecchierel bianco 11,infermo, Mezzo vestito e scalzo, Con gravissimo fascio in su le spalle12, Per montagna e per valle, 25 Per sassi acuti, ed alta rena, e fratte13, AI vento, alla tempesta, e quando avvampa L' ora, e quando poi gela, Corre via, corre, anela, Varca torrenti e stagni, 30 Cade, risorge, e piu e piu s'affretta 14, Senza posa o ristoro, Lacero, sanguinoso; infin ch'arriva Col dove Ia via E dove il tanto affaticar fu volto 15: 35 Abisso orrido, immenso, Ov' ei precipitando, il tutto obblia 16. Vergine luna 17, tale E Ia vita mortale.
40

45

50

Nasce l'uomo a fatica18, Ed rischio di morte il nascimento19. Prova pena e tormento Per prima cosa 2; e in sul principio stesso La madre e il genitore Il prende a consolar dell'esser nato21. Poi che crescendo viene, L'uno e l'altro il sostiene22, e via pur sempre23 Con atti e con parole Studiasi fargli core 24, E consolarlo dell'umano stato: Altro ufficio piu grato Non si fa da parenti alla lor prole25.
22. il sostiene: 10 aiuta. 23. e via ... sempre: e di continuo.
24. studiasi

coloro per cui Ia nascita e cagione di morte, non reggendo aI travaglio e ai disagi che il bambino prova nel nascere. 20. Prova ... cosa: Leopardi considera il pianto deI neonato all'atto della nascita un'espressione di dolore, segno di una difficolt di adattamento alla nuova condizione. Cfr. Lucrezio, De rerum natura, V, vv. 226-227: vagituque locum lugubri complet, ut aequumst / cui tantum in vita restet transire malorum. <Riempie 10 spazio di lugubri vagiti, come e giusto per chi nella vita dovr attraversare tanti mali). 21. e ... nato: e fin dai primi attimi di vita madre e padre cominciano ad alleviare, a mitigare il dolore che il piccolo ha manifestato nel venire alla luce.

... core:

si sforzano

di inco-

raggiarlo. 25. altro ... prole: da parte dei genitori non si potrebbe svolgere compito piu utile ai propri figli. In aItra forma le medesime considerazioni dei vv. 43-51 si leggono in Zibaldone, 13 agosto 1822 (2607): Cosi tosto come il bambino e nato, convien che Ia madre che in quel punto 10 mette aI mondo, 10 consoli, accheti il suo pianto, e gli alleggerisca il peso di quell'esistenza che gli d. E l'uno de' principali uffizi de' buoni genitori nella fanciullezza e nella prima gioventli de' loro figliuoli, si e quello di consolarli, d'incoraggiarli alla vita; perciocch i dolori e i mali e le passioni rie-

Leopardi

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scono in quell' et molto piu gravi, che non a quelli che per lunga esperienza, o solamente per esser piu lungo tempo vissuti, sono assuefatti a patire. E in verit conviene che il buon padre e Ia buona madre studiandosi di racconsolare i loro figliuoli, emendino alla meglio, ed alleggeriscano il danno che loro hanno fatto col procrearli. Per Dio! perch dunque nasce l'uomo? e perch genera? per poi racconsolar quelli che ha generati daI medesimo esser stati generati?. 26. dare sole: dare alla luce, generare. 27. perch ... convenga?: perch mantenere in vita coloro i quali poi necessario consolare della vita?. 28. perch ... dura?: perch sopportata da parte nostra?. 29. Intatta: pura, non contaminata dalle miserie umane; il significato dell'aggettivo il medesimo deI v. 37. 30. poco ... cale: poco ti importa. 31. pur: eppure. 32. solinga ... peregrina: viaggiatrice solitaria, instancabile, immortale. 33. che sei: dall'alto Ia luna sembra meditare contemplando gli immensi paesaggi della terra. 34. tu... compagnia: forse tu comprendi quale sia il significato (che sia) di questa nostra esistenza terrena, deI nostro dolore, deI nostro inutile desiderare, quale sia il significato della nostra morte, dell'ultimo impallidire deI volto e scomparire dalla terra e allontanarsi dagli affetti piu cari e consueti. 35. E ... certo: Ia supposizione (tu forse intendi, v. 62) che Ia luna conosca le ragioni ultime dell'esistenza in questo verso si fa certezza e trova conferma nelle successive riprese: tu sai, tu certo (v. 73); tu per certo,... conosci il tutto (vv. 98-99). 36. il frutto ... sera: 10 scopo dell'alternanza di giorno e notte. 37. dei ... tempo: deI tempo eterno che passa impercettibilmente. 38. a "0 ardore: a chi sia utile l'arsura estiva 39. e ghiacci: e quale scopo abbia l'invemo con i suoi rigori. La luna certamente conosce le ragioni dell'alternarsi delle stagioni. 40. muta: dopo silenziosa, v. 2 e pensosa, v.62. 41. che ... confina: che confina all'orizzonte col cielo. 42. ovver ." mano: oppure (sottinteso: quando ti vedo) mentre mi segui a passo a passo con il mio gregge. 43. A ... facelle: per quale ragione (esistono) tante stelle (facelle, diminutivo di faci, daI latino fax, fiaccola, luce). 44. e ... so: e non riesco ad indovinare alcuna utilit, alcuno scopo sia dell'universo (stanza, sede dell'uomo) vastissimo

55

Ma perch dare aI sole26, Perch reggere in vita Chi poi di quella consolar convenga 27? Se Ia vita e sventura, Perch da noi si dura?28 Intatta 29luna, tale E 10 stato mortale.

60

Ma tu mortal non sei, E forse deI mio dir poco ti cale 30.
Pur31 tu, solinga, eterna peregrina 32, Che SI pensosa sei33, tu forse intendi, Questo viver terreno, Il patir nostro, il sospirar, che sia; Che sia questo mo rir, questo supremo Scolorar deI sembiante, E perir dalla terra, e venir meno Ad ogni usata, amante compagnia 34. E tu cert035 comprendi Il perch delle cose, e vedi il frutto DeI mattin, della sera 36, DeI tacito, infinito andar deI temp037. Tu sai, tu certo, a qual suo dolce amore Rida Ia primavera, A chi giovi l'ardore38, e che procacci Il verno co' suoi ghiacci 39: Mille cose sai tu, mille discopri, Che son celate aI semplice pastore. Spesso quand'io ti miro

...

65

70

...

75

80

Star cOSImuta 40 in sul deserto piano, Che, in suo giro lontano, aI ciel confina 41;
Ovver con Ia mia greggia

Seguirmi viaggiando a mano a mano 42;


85

90

...

95

100

E quando miro in cielo arder le stelle; Dico fra me pensando: Ache tante facelle 43? Ghe fa l'aria infinita, e quel profondo Infinito seren? che vuol dir questa Solitudine immensa? ed io che sono? CosI meco ragiono: e della stanza Smisurata e superba, E dell'innumerabile famiglia; Poi di tanto adoprar, di tanti moti D' ogni celeste, ogni terrena cosa, Girando senza posa, Per tornar sempre l donde son mosse; Uso alcuno, alcun frutto Indovinar non S044.Ma tu per certo, Giovinetta immortal, conosci il tutto. Questo io conosco e sento,
di cose sulla terra che girano senza fermarsi per poi tornare ad assumere Ia posizione iniziale.

e superbo, sia dell'incalcolabile numero


degli esseri che 10abitano; quindi di tanto agitarsi di corpi celesti nel firmamento e
I

Canto notturno

di un pastore

errante dell'Asia

670
Che degli eterni giri, Che delI' esser mio frale, Qualche bene o contento Avr fors'altri45; a me Ia vita male46.
45. che ... altri: che forse qualcun altro otterr qualche vantaggio o soddisfazione dai moto perpetuo delle stelle, dalla mia fragile esistenza. 46. a ... male: per me Ia vita dolore. 47. che posi: che riposi. 48. tedio: noia. Questa condizione definita nei Pensieri (LXVIII): [...] il piu sublime dei sentimenti umani. [...] Perci Ia noia poco nota agli uomini di nessun momento, e pochissimo o nulla agli altri animali. E, nello Zibaldone (8 marzo 1824, 4043): La noia manifestamente un male, e I'annoiarsi una infelicit. Or che cosa Ia noia? Niun male n dolore particolare [...] ma Ia semplice vita pienamente sentita, provata, conosciuta, pienamente presente all'individuo e occupanteIo. Dunque Ia vita semplicemente un male: e il non vivere, o il viver meno, si per estensione che per intensione, semplicemente un bene o un minor male, ovvero preferibile per se ed assolutamente alia vita. 49. fastidio: inquietudine. 50. spron: stimoIo, pungolo. 51. sedendo: ha valore concessivo "pur
riposando"

105

110

o greggia mia che pOSi47,oh te beata, Che Ia miseria tua, credo, non sai! Quanta invidia ti porto! Non sol perch d'affanno Quasi libera vai; Ch' ogni stento, ogni danno, Ogni estremo timor subito scordi;

Ma piu perch giammai tedio48 non provi.


115

120

Quando tu siedi alI' ombra, sovra l' erbe, Tu se' queta e contenta; E gran parte delI' anno Senza noia consumi in quelIo stato. Ed io pur seggo sovra l'erbe, alI'ombra, E un fastidi049 m'ingombra La mente, ed uno spron 50 quasi mi punge SI che, sedend051, piu che mai son lunge

Da trovar pace o loco 52.


E pur nulIa non bramo, E non ho fino a qui cagion di pianto. Quel che tu goda o quanto, Non so gi dir53; ma fortunata sei 54. Ed io godo ancor poco, O greggia mia, n di cio sol mi lagno. Se tu parlar sapessi, io chiederei: Dimmi: perch giacendo A belI'agi055, ozioso, S'appaga56 ogni animale; Me, s'io giaccio in riposo, il tedio assale57?

52. trovar ... loco: aver pace, riposo. 53. Quel ... dir: <do ignoro di che cosa e in qual e misura tu goda. 54. fortunata sei: il gregge fortunato perch ignora il fastidio, Ia noia. 55. a bell'agio: senza preoccupazioni. 56. s'appaga: soddisfatto. 57. me ... assaIe?: <dI tedio mi assale se io trovo riposo?. 58. noverar: contare. 59. di giogo in giogo: da una vetta all'altra dei monti. 60. dolce ... Iuna: in conclusione il poeta si rivoIge ai due destinatari dei canto: Ia doIce (mite) greggia e Ia candida (pura) luna. 61. erra ... vero: si allontana dai vero. 62. mirando ... sorte: neI riflettere sul destino degli altri esseri viventi. 63. in quale ... sia: sotto qualsiasi aspetto, in qualunque condizione. 64. dentro ... nataIe: sia che Ia nascita si verifichi in un giaciglio o in una culla (sia per gli animali che per gli uomini) il giorno de lia nascita . funesto per chi nasce.

125

130

135

Forse s'avess'io l'ale Da volar su le nubi, E noverar 58 le stelIe ad una ad una,


O come il tuono errar di giogo in giog059, Piu felice sarei, dolce mia greggia, Piu felice sarei, candida luna 6. O forse erra daI vere 61, Mirando alI'altrui sorte62, il mio pensiero: Forse in qual forma, in qual e Stato che sia 63,dentro covile o cuna,

140

E funesto

a chi nasce il dI natal e 64.

Leopardi

~-,-,-.~~.'.

671
ANALISI DEL TESTO
Il poeta qui non paria in prima prsona: il canto e messo in bocca ad un uomo primitivo, semplice e ingenuo. Nella prima fase deI suo pensiero (il cosiddetto "pessimismo storico") Leopardi riteneva i primitivi piu vicinialla natura, inconsapevoli dell'acerbo vero, fanciulleschi e immaginosi, quindi piu felici dell'uomo moderno. Qui invece il primitivo e "filosofo" come gli uomini civilizzati, e sente fortemente l'infelicit sua propria e quella universale. l'indizio piu chiaro deI passaggio ad un "pessimismo cosmico", che concepisce l'infelicit come propria dell'uomo di tutti i tempi, di tutti i luoghi e di tutte le condizioni. Il canto si distingue nettamente dagli altri grandi idilli: non si fonda sulla memoria, sul vagheggiamento deI caro immaginar, sull'effusione degliaffetti; e una lucida, ferma riflessione, che, partendo da interrogativi elementari, coinvolge i grandi problemi metafisici: e quindi poesia squisitamente filosofica, fondata sul vero. Illinguaggio perci, pur presentando quella miracolosa essenzialit e purezza che sono proprie di questo periodo della poesia leopardiana, non ha quelle inflessioni affettuose che nascono dall'impulso dell'illusione. Anche il paesaggio e diverso: non e quello idillico de vie dorate e gli orti, il lontano
.

11 "filosofo" primitivo

La poesia deI vero

mar, i monti azzurri, gli odorati colli),che e il paesaggio familiare dell'immaginazione


giovanile ricuperata dalla memoria, ma un paesaggio astratto e metafisico. Permane Ia suggestione tipicamente leopardiana dello spazio sconfinato e deI tempo infinito: i sempiterni calli, gli eterni giri, il corso immortale della silenziosa luna, il tacito, infinito andar deI tempo, il deserto piano che in suo giro Iontano aI ciel confina, I'aria infinita, il profondo infinito seren, Ia solitudine immensa. Ma non e un infinito creato dall'immaginazione, bens! contemplato dalla ragione; perci nella contemplazione non c'e riscatto, dolce naufragar della coscienza: Ia coscienza resta vigile, e sempre presente rimane in essa Ia percezione della sofferenza e della mancanza di senso dell'universo. Per queste caratteristiche il Canto notturno, chiudendo Ia stagione dei grandi idilli, fa gi presentire Ia stagione successiva della poesia leopardiana, quella deI ciclo di Aspasia, una poesia nuda e severa, . di puro pensiero.

II paesaggio metafisico

PROPOSTE DI LAVORO
1. Riflettere sulla funzione delle varie forme interrogative 2. Raccolte tutte le espressioni riferite a: Luna silenziosa sorgi Pastore sorge in sul primo albore Gregge beata d'affanno / quasi libera vai presenti nel testo.

definire le caratteristiche dei tre personaggi dei canto e individuare le analogie e le differenze che li riguardano. 3. Quale immagine della natura presente nel canto? Procedere ad un confronto con Ia natura dei Dialogo della Natura e di un Islandese, T149. 4. Come viene caratterizzato il "tempo" in questo canto? E il "tempo"
della rimembranza degli altri idilli?

Canto notturno

di un pastore

errante deU 'Asia

830
6. Carducci critico e prosatore
All'attivit di poeta Carducci affianco per tutta Ia vita quella di studioso4~ letteratura e di critico, lasciando un'ingente mole di saggi e volumi. Fu ostile'~, critica di De Sanctis, che proveniva daI filone idealistico hegeliano (anche se daW' Sanctis attinse molti spunti). La slia metodologia era invece collegata aI clima, ,. tivistico: apparteneva a quella corrente che fu detta critica storica, che, pifJ, all'interpretazione dei testi, respinta come soggettiva e non scientifica, puntava rigorosa ricostruzione dei fatti, le vicende biografiche, gli ambienti culturali,. . tuti letterari, le forme linguistiche e metriche, le fonti, Ia ricostruzione filol testo. Ma Carducci, pur avendo un solidissimo bagaglio tecnico, non fu un pU]::' dito: Ia sua pagina critica vibra spesso deI suo amore per Ia poesia, che gli" particolare sensibilit a cogliere gli aspetti formali, oppure dei suoi impulsi pp e battaglieri.'

La critica

L'oratoria

Oltre alla prosa critica, va menzionata quella oratoria. Carduccipronuncio

Polernica o rnernoria

L' epistolario

numerosi discorsi in circostanze ufficiali (Per la morte di Giuseppe Garibald,{; la libert perpetua ,di S. Marino). E un'oratoria magniloquente, talora tur' un' enfasi ormai per noi insopportabile, come quella delle grandi odi celebrati~ altrimenti vive sono le prose di polemica letteraria e politica e quelle di m~', le prime sono ancora gustose per l'impeto battagliero, l'argomentare incalz' scatti umorali, il sarcasmo tagliente (ricordiamo solo A proposito di alcuni. sopra Alessandro Manzoni, scritto nel1873 contro le tante celebrazioni deI tore, in occasione della sua morte); le seconde, come Ia celebre Le risorsf!,': Miniato (1882), per Ia vena di ironia mista a nostalgia. ." Infine non va dimenticato l'epistolario. Carducci ha lasciato ben 22 voluri:i tere nell' edizione nazionale.

polemista

Inno a Satana
Fu composto nel settembre 1863, a 28 anni, e fu pubbliC" novembre 1865. Carducci stesso indica le fonti: soprattutto lo

francese Michelet, La strega, ma anche Quinet, Proudhon,


Metro: strofette di quinari sdruccioli e piani alternati. rv~ sono rimati. Rime: abcb. .
1. de l'essere: di quanto esiste. 2. Ragione e senso: Satana ragione e
senso, come materia e spirito.

E cio un

principio materiale e spirituale. Si noti il chiasmo:rnateria corrisponde a senso, spirito a ragione. 3. ricarnbiano: scambiano. 4. D'irnene arcano: di un misterioso congiungimento amoroso nella natura. 5. disfrenasi: si eleva privo di qualsiasi freno. 6. Re ... convito: il convito simbolodi vita gioiosa, di godimento. Satana rappresenta quindi il principio della pienezza vitale. 7. rnetro: le formule usate negli esorcismi per allontanare il demonio. Cio inutile che Ia Chiesa tenti di esorcizzare Satana.

A te, de l' essere 1 Principio immenso, Materia e spirito, Ragione e sens02; Mentre ne' calici Il vin scintilla SI come l'anima Ne Ia pupilla; Mentre sorridono La terra e iI sole E si ricambiano 3 D'amor paroIe,

16

E corre un fremito D'imene arcan04 Da' monti e palpita Fecondo il piano; A te disfrenasi
5

20

Il verso ardito, Te invoco, o Satana,;:, '.0


Re deI convit06.

12

24

Via I'aspersorio, Prete, e il tuo metI' No, prete, Satana Non torna in dietro!

Carducci

8. Rode: corrode. 9.Michele: l'arcangelo Michele, che scaccgliangeli ribelli capeggiati da Satana, echeDiopose a guardia deI Paradiso terrestre dopo il peccato di Adamo ed Eva con una spada di fuoco.

Vedi: Ia ruggine Rode 8 a Michele Il brando mistico


28 ed il fedele

A te 25, Agramainio
9 10,

26,

Adone27, 68

Astarte28,

E marmi vissero E tele e carte29, Quando le ioniche Aure serene Beo 30 Ia Venere Anadiomene 31. A te deI Libano 32 Fremean le piante, De l' alma Cipride

10.brando mistico: Ia sacra spada. 11.nel vano: nel vuoto. 12.Geova:Jahveh, dia dell'Antico Testamento,effigiato con il fulmine in mano, analogamentea Giove. 13.Meteore:come stelle cadenti; riferito adangelideIv. 35. Significache nel mondo modernoscompaiono lecredenze religiose. 14.Sol vive Satana: sopravvive solo Sa-

Spennato arcangelo Cade nel vano 11. 32

Ghiacciato il fulmine A Geova 12 in mano. Meteore 13 pallide, Pianeti spenti, Piovono gli angeli Da i firmamenti. Ne Ia mate ria Che mai non dorme,

72

tana.

15.Nellampo ... nero: nella gioia d'uno sguardofemminile (Carducci). 16.O ver: sia. 17.acre ed umido: pungente e languido.

36

76

Risort033

amante:

18.de' grappoli ... sangue: nel vino.


19.non langue: non svanisce. 20.proroga: allontana.

A te ferveano Le danze e i cori,

21.ne ineora: ci mette nel cuore. 22.daI sen rompemi: mi prorompe daI cuore.
23.De' rei ... eruenti: dei pontefici malvagi, dei re crudeli, sanguinari. 24.Seuoti le menti: riscuoti le menti degli uominidall'oscurantismo. 25.A te: per te. 26. Agramainio: nella mitologia iranica rappresenta il principio deI male e della ribellione. 27.Adone: il giovane di splendido aspetto dieuisi innamor Venere. Rappresenta Ia bellezzae il rifiorire della natura a primavera.

Re de i fenomeni,
40 Re de le forme, Sol vive Satana 14. Ei tien 1'impero Nellampo tremulo
44 D'un occhio
16

A te i virginei
80 Candidi amori, Tra le odorifere Palme d'Idume34, Dove biancheggiano
84 Le ciprie

nero 15,

spume 35.
36

O ver
Sfugga 48

che languido
e resista,
17

Od acre ed umido Provochi, insista. Brilla de' grappoli

Che vaI se barbaro Il nazareno 37 Furor de l' agapi 38


88 DaI rito oscen039

evita artistica statue, pitture, opere letterarie.


30. Beo: rese felici (soggetto: Venere). 31.Anadiomene: denominazione di Venere che sorge dalle acque. 32.deI Libano: iI Libano considerato Ia terra d'origine deI dio Adone. 33.Risorto: secondo il mito, Adone, ferito mortalmenteda un cinghiale,fu risuscitato
da Venere.

28. Astarte: dea fenicia deI piacere. 29.E marmi ... earte: trassero ispirazione

Nel lieto sangue


Per cui Ia rapida
52 Gioia non langue

18,

19,

92

Con sacra fiaccola I templi t'arse E i segni argolici 40 A terra sparse? Te accolse profugo Tra gli di lari 41 La plebe memore42 Ne i casolari. Quindi un femineo Sen palpitante Empiendo, fervido Nume ed amante, La strega
D' eterna

Che Ia fuggevole
Vita ristora,
20,

Che il dolor proroga


56

eelebravano le feste in onore di Adone riso rto.


35.eiprie spume: le acque antistanti l'isola

34. Idume: localit della Palestina dove si

. Che amor ne incora 21


Tu spiri, O Satana, Nel verso mio, Se daI sen rompemi 22 Sfidando il dio De' rei pontefici,
De' re cruenti 23;

96

diCiprodoveVenere era venerata.


36. barbaro: rozzo, incivile. 37.II nazareno: cristiano; aggettivo di

furor.

60

100

38. agapi: mense a cui partecipavano in

comunei primi cristiani, come simbolodell'amorefraterno e ricordo dell'ultima cena. 39. DaI rito oseeno: i nemici deI Cristianesimoavanzarono illazioni sui veri scopi
di queste cene, adombrando il sospetto che dietro alla motivazione ufficiale si nascondessero abusi sessuali e pratiche orgiastiehe. 40. segni argoliei: le statue greche. Effettivamente i primi cristiani distrussero le statue greche vedendole come idoli pagani e impudichi. 64

pallida
cura 43

E come fulmine
Scuoti

V olgi a soccorrere
104 L' egra 44 natura. 43. eura: preoccupazone; l'incessante ricerca di incantesimi e filtri. 44. egra: malata, debole. 3at2.na cio spinge Ia strega a curare chi afflitto da mali.

le menti 24.

41. lari: divinit che proteggevano Ia casa e Ia famiglia. 42. Te ... memore: il culto pagano fu conservato dalla plebe, rimasta fedele (memore) degli anticl1i culti.

Inno

fi, Satan<fJt

45. Tu... nGveHi: Satana rivela cieli nuovi e splendenti, cio una visione della vita piu libera e aperta, all'alchimista sprofondato nei suoi esperimenti. aI mago insoddisfatto deI suo sapere, aI di l della soglia dei loro lab<Jratori (chiGstri) dove stanno chiusi nel]e ]oro vane ricerche. L'alchimista e j] mag-o sono presi come esempi della visione de] mondo oscmantista deI Medio Evo, che Ia ragione e Ia scienza, rappresentate da Satana. devo no trasformare in un nu ovo sapere. 46. Tebaide: localit dell'Egitto dove si rifiugiarono i primi monaci cristiani a praticare J'ascetismo. 47. Te .., fuggendo: fuggendo te, Satana, rav,isato in ogni manifestazione della natura. 48. O ... EJ.Gisa: allude ad Abelardo, filosofo dei Medio Evo propugnatore dei razionalismo e della libert di pensiero (10791142); si leg sentimentalmente ad E]oisa, sua allieva, ma 10 zio di lei ]0 puni facendolo evirare (per questo definito anima divisa dall'organo della generazione, tra. mite). Dopo questo tragico fatto, si fece monaco. 49. In van ... Glicera: invano i] monaco si mac:era col cj]icio (aspro sacco). Satana gli propone ]a cultura c1assica in ]uogo dei salmi e dei lamenti sulla miseria umana (Maro e Flacco sono Virgi]io e Orazio; da. vidJlca nenia perch i Sa]mi sono attribuiti a David). La cultura c1assica portatrice di una visione della vita piena e gioiosa; perei Satana tra le nere tonache dei monaCl (orrida compagnia nera) fa comparire le immagini rosee delle donne cantate dai poeti c]assici (Licoride, Glicera), immagini di gioia vita]e. Satana cio j] portatore de lia cultura c1assica che dissolve le tenebre mistiche de] Medio Evo, preannunciatore de] Rinascimento. 50. Ma ... Sveglia: oltre alie immagini di godlmento sensua]e, Ia cu]tma c1assica propone a]tre immagini di un'et piu bella, que lIa antica, e popo]a]a cella dove i] monaco sta insonne a studiare Livio, delle immagini della storia civj]e e repubblicana di Roma, tribuni, consoli, folle tumultuanti. I c]assici sono anche portatori di un messaggio di ]ibert po]itica. 51. e fantastico .., Campidoglio: il monaco, con Ia mente piena delle immagini della grandezza romana, tenta di risuscitare Ia repubblica antica. AlIude ad Arnaldo da Brescia, riformatore religioso deI XII secolo, discepolo di Abelardo, sostenitore della repubblica romana nata dalla rivolta popolare contro il papa. 52. rabido: rabbioso. 53. fatidiche: profetiche, perch anticipano il pensiero moderno. 54. Wicleff: Wyc1iffe, monaco riformatore inglese (1324-1384). 55. Husse: Huss, teologo boemo (1373141.5), diffuse le idee di Wycliffe. Fu bruciato come eretico. 56. lPiena e l'etate: I'et pregna, sta per

Tu a l'occhio immobile De l'alchimista, Tu de 1'indocile


108 Mago a Ia vista, DeI chiostro torpido Oltre i cancelli, Riveli i fuIgidi 112 144

Sveglia 5; e fantastico D'italo orgoglio Te spinge, o monaco,


Su'I Campidoglio51. E voi, che iI rabido52 Rogo non strusse,

Voci fatidiche
148

53,

Cieli novelli

45.

Wicleff54 ed Husse55, A l'aura il vigile Grido mandate: S'innova il secolo,

116

A Ia Tebaide 46 Te ne Ie cose Fuggendo47, il monaco Triste s'ascose.

152

Piena e l' etate

56.

o daI tuo tramite


Alma divisa,

E gi gi tremano
156 Mitre e corone57: DaI chiostro 58 brontola La ribellione,

Benigno e Satana;
120

Ecco Eloisa 48.


ln van ti maceri Ne 1'aspro sacco: il verso ei mormora Di Maro e Flacco Tra Ia davidica Nenia ed il pianto; E, forme delfiche, A te da canto, Rosee ne l' orrida Compagnia nera, Mena Licoride,

E pugna
160

59

e predica
6.

Sotto Ia stola Di fra' Girolamo

124

Sa vonarola

128

164

Gitt Ia tonaca Martin Lutero61; Gitta i tuoi vincoli 62, Uman pensiero, E splendi e folgora Di fiamme cinto; Materia, inalzati;

132

Mena Glicera

49.

168

Satana ha vinto.
U n bello e orribile

Ma d'altre imagini D' et piu bella


136 Talor si popola L'insonne cella. Ei, da le pagine Di Livio, ardenti Tribuni, consoli, Turbe frementi 172

Mostro 63 si sferra,
Corre gIi oceani, Corre Ia terra:

Corusco e fumido
176 Come i vulcani, I monti supera, Divora i piani;

64

140

generare un mondo nuovo, i] Rinascimento, ]a libert di pensiero. 57. Mitre e corone: sineddoche: pontefici e re. 58. DaI chiostro: dall'interno della chiesa. 59. E pugna: e combatte (soggetto Ia ri. bellione). 60. Girolamo Savonarola: G. Savonarola (1452-1498)appartenne al1'ordine domenicano, lott con intransigenza contro ]a corruzione dei costumi de] clero e per questo

fu condannato aI rogo come eretico. 61. Martin Lutero: appartenente al1'ordine agostiniano, Lutero (1483-1546) diede inizio alia riforma protestante. Nel1521 fu raggiunto dalia scomunica. 62. vincoli: ]e catene deI dogma, dei pregiudizi e del1'ignoranza che ne deriva, che
imprigionano j] pensiero.

63. Dn ... Mostro: Ia macchina a vapore. 64. Corusco e fumido: fiammeggiante e fumante.

Carducci

I I I

sorvola i baratri; Poi si nasconde Per antri incogniti, 180

per vie profonde

65;

192

Passa benefico Di loco in loco Su l'infrenabile Carro deI foco. Salute, o Satana, O ribellione,

184 65.Per antri ... profonde: le gallerie. 66.L'alito ... grande: all'immaginedella
locomotiva torna a sovrapporsi quelia di

Ed esce; e indomito Di lido in lido Come di turbine Manda il suo grido, Come di turbine L'alito spande: Ei passa, o popoli, Satana il grande66.

O forza vindice
196 De Ia ragione!

67

Satana.
67. vindice: vendicatrice, liberatrice.

188

200

Sacri a te salgano Gl'incensi e i vot! Hai vinto il Geova De i sacerdoti. (Settembre 1863)

ANALISI DE L TESTO
Carducci stesso, in anni piu maturi, diede un giudizio molto severo su quest'inno, definendolo una chitarronata. Ma un documento importante deI suo sistema di idee e di una tendenza delIa cultura e delIa mentalit contemporanee. Dai reazionari ogni aspetto delIa modernit era condannato come prodotto di Satana (ne esempio eloquente il Sillabo di Pio IX, deI 1864). Carducci accetta questa definizione, ma Ia rovescia polemicamente in positivo, celebrando Ia figura di Satana. Le cose che i reazionari esecrano come opera deI demonio, per Carducci sono gli aspetti piu positivi deJla vita. Satana cOSIassunto come simbolo delIe gioie terrene, delIe belIezze naturali e artistiche, delIa libert di pensiero, de lIa ribelIione a ogni forma di dogma e dispotismo, deI progresso de lIa scienza. 11trionfo deI progresso, nelIe strofe finali, si compendia nel simbolo delIa macchina, Ia locomotiva, motivo molto caro alIa reto rica deI tempo (cfr. La stradaferrata di Emilio Praga, T165). Questa concezione contrapposta a quelIa deI Cristianesimo, che per Carducci nega i beni deI mondo, Ia bellezza artistica, il progresso, Ia libel't, mortifica Ia ragione col dogmatismo e Ia gioia vital e con l'ascesi e Ia rinuncia. Satana trionfava nel mondo pagano; poi fu scacciato daI Cristianesimo, ma Ia sua funzione fu tenuta in vita dagli eretici e dai Iiberi pensatori perseguitati e arsi sul rogo, Arnaldo da Brescia, Wycliffe, Huss, Savonarola, Lutero. Secondo Carducci oggi Ia forza vindice delIa ragione e deI progresso ha di nuovo vinto ogni oscurantismo e dogmatismo, cancellando I'oppressione religiosa. Levare un inno a Satana assumendolo come simbolo deI progresso e de lIa gioia vital e era fortemente provocatorio verso Ie concezioni conservatrici, benpensanti e clericali, e rivela I'atteggiamento battagliero che era proprio deI giovane Carducci. Ma erano, queste, idee molto diffuse in un certo settore delI'opinione pubblica deI tempo, di orientamento democratico, Iaico, anticlericale, massone, positivista, entusiasta celebratore dei miti de lIa scienza e deI progresso.

Satana simbolo positivo

La locomotiva e il progresso La polemica anticristiana

Le forme classicheggianti

E interessante

osservare

come questo "paganesimo"

democratico

e progressista

si rivesta

in Carducci di forme classicheggianti: il poeta riprende illessico aulico, Ia sintassi latineggiante, il peso dei riferimenti dotti ed eruditi che sono propri delIa tradizione deI classici. smo italiano.

ln-Tito a Sat'tvn.a