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Agostino Gemelli

Contro padre Pio

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Presentazione
I rapporti confidenziali che Agostino Gemelli scrive contro padre Pio hanno lo scopo di allarmare gli alti vertici della Chiesa e indurli a reprimere un fenomeno inquietante che svela un cattolicesimo delle campagne, della provincia, per nulla uscito dalle sue forme medievali pi oscurantiste. Il suo giudizio clinico nettissimo: padre Pio sarebbe uno psicopatico ignorante che induce in automutilazione e si procura artificialmente le stigmate allo scopo di sfruttare la credulit della gente. Lintervento di Gemelli ebbe una certa efficacia nel mettere ai margini dellufficialit padre Pio, in un periodo in cui la Chiesa promuoveva una nuova cultura cattolica al passo coi tempi. Nellepoca attuale, in cui il santo con le stigmate divenuto una suggestionante immagine globalizzata, osannata ufficialmente, i documenti, pubblicati qui integralmente, disvelano una lotta spietata e spesso occultata allinterno di una Chiesa pronta a favorire con opportunismo il volto pi vincente. Padre Agostino Gemelli, al secolo Edoardo Gemelli (1878-1959), fu psicologo, medico, frate francescano. Dopo una prima formazione laica e positivista, divenne il grande protagonista del rinato impegno culturale cattolico nella societ civile italiana del Novecento. stato il fondatore dellUniversit Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

Ogni giorno constatiamo che lalbero francescano d nuovi frutti e questo il conforto pi grande a chi trae alimento a vita da questo meraviglioso albero. Fra Agostino Gemelli OFM[1] [1]Registro dei visitatori del convento dei frati cappuccini di San Giovanni Rotondo, 18 aprile 1920.

PRIMO RAPPORTO
(19 aprile 1920) Illustrissimo Signore, Rev.mo Monsignore,[1] io mi permetto disturbarla per richiamare la di lei attenzione sopra di un fatto che mi sembra debba essere di pertinenza della Congr. del Santo Ufficio. Scrivo a lei personalmente perch non mi sono formata una coscienza sicura di ci che debbo fare e preferisco informare la S.V.R. lasciando al di Lei prudente giudizio usare di quanto le scrivo nel modo che ella riterr opportuno. Io mi sono recato nel paese di San Giovanni Rotondo, al Convento dei Cappuccini (provincia di Foggia) per vedere il Padre Pio, attrattovi dalla sua fama di santit, per chiedergli laiuto delle preghiere sue per alcune opere mie. Intorno a questuomo corrono localmente leggende e racconti incontrollabili, e che io ignoravo. Giunto a Foggia, mi accorsi che sopra di lui i giudizi sono assai contraddittori: alcuni veramente ostili, altri invece decisamente favorevoli. Avvicinato il Padre Pio, senza alcun intento di studio e senza compiere alcun esame dal punto di vista medico, ho per, come naturale, data la natura dei miei studi, potuto accertare alcuni fatti che naturalmente avrebbero bisogno di essere integrati mediante un completo esame, ma che gi di per s hanno un grande valore diagnostico. Fondandomi sullesistenza di questi fatti, ritengo sarebbe pi che mai opportuno lintervento dellautorit ecclesiastica, perch, se siamo di fronte ad un vero caso di santit, sia per tolta loccasione al fomentarsi di leggende e di pratiche superstiziose (come stanno facendo i popoli di tutta quella regione); che se invece si tratta di fatti riferibili ad altra causa, urgente lintervento dellautorit, ad evitare il discredito della religione. So che lautorit ecclesiastica gi intervenuta, e che vi furono esami di medici; ma evidente che lesame dei medici insufficiente. Io sono stato tra coloro che, combattendo il grossolano materialismo medico nel campo degli studi sulle manifestazioni mistiche, hanno dimostrato che la medicina (e la ricerca biologica in genere) non hanno nulla da dire in questo campo e che per quello che riguarda la indagine scientifica solo i metodi psicologici possono sceverare i casi di vero da quelli del falso misticismo. Per questo ritengo che il giudizio dato dai miei colleghi medici del Padre Pio, non che illusorio e non pu dirimere la

grave questione. Basta infatti pensare alle contraddizioni nelle quali i medici che hanno esaminato il Padre Pio sono caduti. Dunque si impone (e lo richiede la difesa della religione) un nuovo studio dei seguenti fatti: 1) Padre Pio uomo veramente di elevata vita religiosa, uomo esemplare. Introdottomi a conversare con lui, senza che egli se ne avvedesse, con innocente artificio, lo sottoposi ad un interrogatorio psichiatrico: non vi sono i segni di quelle malattie mentali a contenuto religioso che si potrebbero addurre in campo, ma Padre Pio non presenta nemmanco nessuno degli elementi caratteristici della vita mistica. Sembra piuttosto un uomo a ristretto campo della coscienza, abbassamento della tensione psichica, ideazione monotona, abulia; elementi questi che fanno pensare a una diagnosi che io non posso formulare non avendo sottoposto il Padre Pio a un esame neurologico, che assume in questo caso il valore di controllo dei suddetti dati. 2) Il suddetto Padre presenta inoltre alle palme e al dorso delle mani piaghe rotonde con escora sanguinolente. So che altrettante e simili piaghe ha ai piedi e che una, a forma di croce capovolta, presenta sullemitorace sinistro. Dette piaghe, comparse nel settembre 1918, si sono, a mano, mano, estese e approfondite. Per diagnosticare la natura di queste piaghe sarebbe necessario sottoporre il malato ad alcune indagini alle quali so che il suddetto Padre non fu sottoposto dai medici che lo hanno sin qui esaminato. 3) Altro fatto importante si che nel convento si formata, attorno al Padre Pio, una atmosfera di suggestione nella quale vengono attratti molti di coloro che vi arrivano. E che questa suggestione sia giunta ad un grado elevato, provato dal fatto che da tutti viene interpretato come profumo di origine soprannaturale un odore acuto, aromatico, che emana dalle mani del suddetto Padre. Anche sulla origine di questo profumo non furono fatte indagini dai medici che hanno esaminato lammalato. Ha contribuito a questopera di suggestione con attivit tenace e da lungo tempo esercitata, un Padre che appartiene alla stessa provincia, il Padre Benedetto Nardoni[2], ex provinciale, che fu leducatore, il consigliere e il protettore dello stesso Padre Pio e che oggi colui che racconta fatti straordinari che meriterebbero di essere sottoposti a controllo. Da tutto linsieme, al sottoscritto sembra che si tratti di un caso di suggestione inconsciamente prodotto dal Padre Benedetto in un soggetto malato come il Padre Pio e che ha condotto a quelle caratteristiche manifestazioni di psittacismo[3] che sono proprie della struttura isterica. Dico sembra poich si tratta solo di una interpretazione che richiede la prova di indagini rigorose ed accurate.

4) Che queste siano necessarie lo prova: laccorrere incessante a Monterotondo6[4] di pellegrini, non solo dallItalia ma anche dallestero, il diffondersi di pratiche superstiziose; il diffondersi di leggende. Di tutto questo si sono preoccupati i Vescovi di Manfredonia e di Foggia, che ebbero a patire minacce dal popolo per il sospetto di inchieste. Invece i Padri Cappuccini involontariamente cooperano al fondarsi e allestendersi delle pratiche di piet intorno al santo. Ritornando sul gi detto, parmi che in questo caso lesame medico non pu fare uscire dalle dubbiezze. assolutamente necessario togliere per alquanto tempo il Padre Pio dallambiente artificioso in cui ; e sottoporlo, sotto il controllo di una commissione costituita da periti nellarte medica, da periti nei metodi della psicologia sperimentale e da teologi, ad un esame scientifico rigoroso. Insisto sulla necessit di applicare i metodi nuovissimi della psicologia sperimentale, perch essi, ed essi soli, ci danno in mano il mezzo sicuro per sceverare i veri fatti mistici e le loro manifestazioni da quegli altri che solo in apparenza sono simili ad essi e che in realt sono di natura psicopatica. Perdoni, reverendo Monsignore, se io ho osato dirle tutto questo. Mi ha mosso linteresse per la religione. Faccia ella ci che crede di quanto le ho esposto. Con devotissimo ossequio F. A. Gemelli

SECONDO RAPPORTO
(24 luglio 1920)[5] Nella impossibilit di allontanare alla sua sede il Padre Pio, ritengo che, per far uno studio con criteri scientifici, sarebbe necessario: 1) affidare lo studio a una commissione costituita da un teologo, da uno psicologo, da un medico; 2) compiere un accurato esame di quanto ha nella cella il Padre Pio, di quanto porta con s e riceve dal di fuori; 3) impedirgli che riceva medicine e che le conservi (per il tempo durante il quale si far losservazione) senza la conoscenza dei commissari; 4) chiudere uno degli arti o meglio un arto superiore e uno inferiore con un apparecchio gessato tale che questo non possa essere tolto e che non possa essere introdotto nulla sotto di esso e ci per un tempo sufficiente alla cicatrizzazione; 5) fare un esame medico accurato per determinare se nel Padre Pio vi sono elementi tali da far formulare diagnosi di isterismo o di psitacismo (Babinski[6]); 6) allontanare durante lesame qualsiasi influenza del Padre Benedetto ex provinciale; 7) ricercare (ricerche psicologiche confortate dallesame del teologo), se nel Padre Pio vi sono fatti mistici interiori paralleli ai fatti mistici esteriori; 8) esaminare a microscopio la sostanza colorante che macchia il palmo della mano sotto forma di cristalli; 9) sottoporre il Padre Pio a un rigoroso controllo per quanto riguarda lalimentazione e il vomito; 10) determinare con precisione la sorgente del profumo e le ore di massima intensit, escludendo ogni possibilit di introduzione o uso di profumi comuni; 11) fare un accurato esame neurologico. Io ritengo che esami compiuti in questi sensi debbano condurre a una soluzione. necessario per che gli esaminatori resistano alle varie influenze che nellambiente sono esercitate dai religiosi e dai secolari. Baciandole la s. destra, mi segno

Devotissimo F. A. Gemelli

TERZO RAPPORTO
(6 aprile 1926) Osservazioni sullo scritto Per amore di verit: Impressioni e deduzioni scientifiche sul Padre Pio da Pietrelcina del dottor Giorgio Festa[7] Ho tardato molto a stendere queste note non tanto e non solo perch lo scritto del dottor G. Festa ha scarso valore scientifico ed imbevuto di tanta passionalit cos che male si presta ad un esame critico e ad una eventuale risposta, ma soprattutto perch, nella parte principale, vi si prende cos vivacemente partito contro di me[8], che mi pareva prestarmi a una inutile polemica il fare delle osservazioni critiche. La giustificazione doverosa; superata per la ripugnanza, cerco di esporre qui obbiettivamente alcune idee fondamentali. Ritengo inutile il diffondermi molto; cerco invece di essere sintetico. Lo scritto si divide in cinque parti: 1) riassunto del giudizio del dott. Festa sulle piaghe di Padre Pio; 2) polemica contro di me; 3) racconto delle impressioni di carattere spirituale che il Padre Pio ha fatto sullestensore della memoria; 4) racconto delle grazie e degli avvenimenti straordinari (guarigioni attribuite alla intercessione del Padre Pio); 5) testimonianze in favore della santit del P. Pio. Prima di passare allesame di questi punti e per la intelligenza di alcuni di essi, debbo premettere la esposizione di alcuni fatti. Nel 1919, essendo di passaggio, per ragioni di servizio militare, a Foggia, inviato col dal Ministero della Guerra per compiervi una inchiesta segreta, anche allo scopo di deviare la attenzione degli interessati sulle ragioni del mio viaggio, mi recai a S. Giovanni Rotondo[9], accompagnato dal segretario dellallora Vescovo di Foggia. Questi, dopo di avermi esposto i fatti a sua cognizione, mi espresse il desiderio che io esaminassi il Padre Pio e poscia gli riferissi il risultato delle mie osservazioni.

Egli non mi nascose che quanto era a sua conoscenza, specie grazie ad informazioni avute dal Vescovo di Manfredonia, lo rendeva scettico sul carattere soprannaturale dei fatti presentati da Padre Pio, tuttavia desiderava una parola serena. Si faceva in quel tempo grande chiasso intorno a Padre Pio e si raccontavano cose meravigliose; lo scetticismo che mons. Vescovo non celava gli era causa di gravi noie. Il mio viaggio poteva essere utile. Ritenni mio dovere di accettare e mi recai e mi trattenni due giorni a San Giovanni Rotondo, ospite del Convento dei Cappuccini. Ebbi modo di vedere pi volte il Padre Pio e di conversare assai a lungo con lui. Conversai pure a lungo con lex Provinciale, Padre Benedetto, il quale era il tutore, per dir cos, del Padre Pio. Esaminai anche le piaghe del Padre Pio, che mi furono mostrate, con grande compiacimento, dal Padre Benedetto e con un certo apparato scenico. Non feci un esame neurologico, perch non volli dare alla mia visita altro carattere che la soddisfazione di una curiosit e perch un esame clinico nelle condizioni in cui mi trovavo (senza comodit, senza sussidi) poteva essere non scevro di inconvenienti. Daltro canto ammalati di questo genere possono essere studiati solo quando si ha modo di seguirli per un tempo lungo. Come indicazioni per me fondamentali potevo raccogliere alcuni dati psicologici preziosi mediante un accorto interrogatorio. Per questo mi intrattenni molto a lungo a conversare con Padre Pio e con il Padre Benedetto. Per aver modo di intrattenermi di cose spirituali e saggiare sino a che punto si spingeva la vita mistica del Padre Pio, mi mostrai convinto della realt della sua santit e dei doni divini: cos che il Padre Pio fin per aprirsi con molta confidenza con me, e mi diede elementi preziosi grazie ai quali potei farmi un netto giudizio. Non posso dire di avere compiuto un esame esauriente dal punto di vista psicologico, ma ho raccolto quanto bastava per un mio orientamento sul caso; soprattutto mi furono preziose le informazioni datemi da Padre Benedetto, al quale non parve vero di trovarmi convinto del carattere soprannaturale dei fenomeni di Padre Pio. Le mie conclusioni riferii a Mgr. Vescovo di Foggia, e ne feci pi tardi oggetto di breve rapporto al Santo Uffizio. Mentre sulle prime io ero stato accolto a San Giovanni Rotondo con non celata

diffidenza e i frati mi trattarono con sospetto, in seguito mi permisero di vedere, di esaminare con ogni larghezza. Posso anzi dire che ebbi larghe e benevoli accoglienze a San Giovanni, fui invitato a prendere occasione dal mio viaggio per parlare al popolo, il che feci con lintervento di tutta la popolazione. Accenno a questi particolari per mostrare che il presupposto dal quale parte il dott. Festa nella sua critica (che cio non mi fu permesso di esaminare il Padre Pio) falso. Aggiungo dellaltro; io tenni un contegno come di persona convinta. Era questo il solo mezzo di insinuarmi nellanimo dei religiosi. E ne ebbi in dono dei pannolini intrisi con sangue di Padre Pio; ne ebbi delle fotografie con la preghiera di non mostrarle ad alcuno perch Padre Pio se ne sarebbe inquietato; e dallo stesso padre ebbi un breve autografo affettuoso nella forma, insignificante nel contenuto. Passiamo ora ad esaminare i vari punti dello scritto del dott. Festa. Mi si conceder di essere breve; io non posso seguire il Festa in tutte le sue osservazioni, alcune delle quali puerili, spesso ingenue, sempre passionali. 1) Nel primo paragrafo si danno le ragioni per le quali il Festa ritiene che le piaghe del P. Pio siano divinamente prodotte, a somiglianza di quelle prodotte in San Francesco. Su due fatti il dott. Festa si appoggia per affermare questo: a) il profumo che il sangue di Padre Pio emana e di cui sono impregnate le piaghe ed i pannolini; b) il carattere delle piaghe (asettiche, persistenti, non estensive), carattere che non pu essere spiegato con lazione di sostanze corrosive. Sul primo punto tutto il gioco polemico del Festa si fonda sulla insistenza e persistenza del profumo. Ora facile osservare che a tutti noto che questo proprio la caratteristica dei profumi di essere persistenti. Basta che taluno faccia uso di sostanze profumate perch il profumo pervada tutti gli oggetti che esso usa; il profumo, mescolandosi con gli odori naturali del corpo umano (odori che sono anche specifici per ciascuna persona) costituiscono un complesso olfattivo caratteristico facilmente riconoscibile. Non pu quindi essere questo fatto proposto come prova del carattere soprannaturale del profumo. Senza darne alcuna prova, il dott. Festa afferma poi che tale profumo proprio del sangue di Padre Pio. Basta riflettere un istante su tale affermazione per constatare che, se questo fosse vero, sarebbe necessario un perenne miracolo di

Dio per mantenere in vita Padre Pio; ma poi, perch profumo del sangue e non dei tessuti che pure ne sono irrorati? Al dott. Festa sarebbe stato facile dare una prova. Senza arrestarsi al sangue delle piaghe che sono esse stesse profumate, egli aveva a sua disposizione un modo facile per provare il fatto. Estrarre asetticamente qualche goccia di sangue direttamente dal circolo sanguigno. una prova facile che sarebbe servita a risolvere la questione. Invece non fu fatto. Posso per aggiungere a queste osservazioni negative una positiva. In realt nella camera di Padre Pio c un certo, non acuto odore. Questo odore traspira dal suo abito, come dai guanti che ricoprono le piaghe. Non pi insistente alle mani. Non un odore puro: certamente una miscela di odori vaghi. Accertare che proviene dalle piaghe di Padre Pio non dovrebbe essere difficile. In breve: avanti di ammettere che siamo di fronte ad una singolare manifestazione soprannaturale, necessario escludere che si tratta di profumo artificiale. Sono ben noti i trucchi involontari di certe categorie di nostri malati. necessario quindi escludere che questo sia il caso di Padre Pio. La prova non dovrebbe essere difficile, n necessario che io spenda parole per illustrare le cautele per darla. Passiamo allesame delle piaghe. Rilevo alcuni fatti. Le piaghe del dorso della mano e del cavo della mano, della grandezza di un soldo del vecchio conio, sono di un colore strano, difficile a definirsi; nessuna piaga naturale ha tale colore; onde immediatamente mi sorto il sospetto che esse fossero trattate con sostanze chimiche; forse con pi di una; il fondo della piaga non presenta alcuna di quelle vegetazioni che servono alla guarigione di esse; i margini sono netti, ingrossati, spessiti; le piaghe hanno una netta forma rotonda: si ha limpressione che il derma tenti di continuare a invadere la piaga come per chiuderla, per ripararla, ma che il fondo della piaga tenuto aperto. Certo queste non sono piaghe a decorso comune. Chi ha pratica di medicina legale e soprattutto dellinfinita variet di piaghe che, durante la guerra, hanno presentato i soldati autolesionisti[10], non pu sottrarsi al giudizio che si tratti di piaghe dovute alla erosione praticata mediante caustici. Il fondo delle piaghe, la forma di esse in tutto simile alle piaghe osservate in soldati che se le erano procurate con lazione di sostanze chimiche. In tale senso depone soprattutto il colore del fondo, la forma dei margini, il loro ispessimento, ecc. noto poi che possibile tenere aperte delle piaghe anche per anni.

Il fatto che le piaghe del Padre Pio sono, come dice il Festa, sterili ossia non presentano punti di suppurazione, depone per questo artificiale trattamento. Osservo poi che mentre le piaghe delle mani sono relativamente profonde, quelle dei piedi sono molto superficiali e sono quasi invisibili alle piante dei piedi. La croce poi del costato rovesciata e i piani ne sono inclinati. Note osservazioni di autolesioni osservate da autori di medicina legale ricordano queste lesioni del costato; per la direzione della lesione, anzi delle due lesioni incrociate questa piaga del costato assomiglia stranamente a certe autolesioni descritte nei manuali; tale direzione si spiega con la difficolt di produrre lesioni in altro senso. Inoltre qui non si tratta di vere piaghe ma piuttosto di profonde graffiature. Dallesame adunque delle lesioni del Padre Pio sorge il legittimo sospetto che si tratti di caratteristiche e note autolesioni. Che se invece si vuole dimostrare che esse sono divinamente e soprannaturalmente prodotte allora necessario apportare qualche fatto in prova. riuscito a questo il dott. Festa? Io non sono punto in dubbio nellaffermare che queste prove ho invano cercate nello scritto del dott. Festa. Daltro canto basta avere un poco di abitudine con questo genere di malati per sapere come necessario essere cauti. Vi un modo assai semplice per accertarsi se siamo di fronte a fatti soprannaturali o no. E questo metodo, come al Santo Uffizio noto, ha dato buon esito anche di recente in un caso che, per rumore di fama, aveva forse superato il caso di Padre Pio. Si deve isolare il soggetto in modo rigoroso ed assoluto: togliergli qualunque oggetto; sottoporlo alla pi accurata vigilanza; fasciare alcuni degli arti con apparecchi gessati e osservare. Ma poi, mi domando, quali sono i caratteri per i quali alcune piaghe, simili a quelle di San Francesco, poste alle mani, ai piedi e al costato, potrebbero essere ritenute di origine soprannaturale? Non , come vuole il Festa, da considerarsi come uno di questi caratteri la regione anatomica in cui hanno sede; altrimenti si cade nel circolo vizioso. Non la loro persistenza, che pu essere facilmente ottenuta con banali espedienti. Per non andare troppo lontani, il caso noto al Santo Uffizio della Morioni Esterina[11] dimostra al Santo Uffizio che si possono artificialmente produrre e mantenere per anni aperte delle piaghe simulanti quelle delle stigmate. Non elemento caratteristico il profumo, fino a che non sia stato escluso che il soggetto se ne sia potuto procurare e ne abbia usato. I caratteri per i quali dinnanzi a delle piaghe simili a stigmate noi possiamo dire che esse sono di origine divina possono essere i seguenti: le stigmate non possono

essere che signum quo, per il quale la divina Misericordia rivela doni singolari fatti ad unanima. Questi doni sono la vita mistica, la unione con Dio, le virt in grado eroico, ecc. Vi ha tutto questo nel Padre Pio? Io nulla posso dire delle sue virt o del grado nel quale sono esercitate. Dallesame psicologico che io ho praticato risultato per accertato un fatto preciso. Io ho stimolato il Padre Pio a ragionare di cose sante; ho avviato e cercato di dirigere il discorso in questa via. Non mi ha seguito. Ma si noti: io ho fatto una ben dolorosa sorpresa; si tratta di un soggetto a intelligenza ben limitata; il Padre Pio presenta le note caratteristiche di una deficienza mentale di grado notevole con conseguente restringimento del campo della coscienza. In lui cio si hanno le migliori condizioni per costituire con lex provinciale Padre Benedetto la coppia incube-succube: onde si spiega come la suggestione esercitata dal Padre Benedetto ha finito per creare uno stato morboso, che fra le sue manifestazioni ha avuto anche le stigmate. Il decorso del caso stato dei pi banali. Il Padre Pio a poco a poco stato vittima a causa della suggestione collettiva che si andata creando intorno a lui. Una controprova ci data dal fatto che n i suoi scritti, n ci che si racconta di lui, n ci che egli dice, rivela un animo innamorato di Dio. un buon religioso tranquillo, quieto, mansueto, pi per opera della deficienza mentale che per opera di virt; un povero uomo che ripete qualche frase stereotipa di carattere religioso; un povero malato che ha imparato la lezione da Padre Benedetto suo maestro. Come pu essere che un dono tanto straordinario come le stigmate sia accompagnato da una siffatta povert spirituale? Noto poi che le stigmate di San Francesco ci presentano un carattere ben tipico: esse dicono i testimoni, e tra essi soprattutto il Celanese avevano forma di chiodi, tanto che un medico incredulo tent invano, a San Damiano, di strapparli dal fondo delle piaghe. Ma come mai tutti questi mistici che divengono cos numerosi ai nostri tempi e che presentano anche stigmate, ci presentano sempre, con una uniformit esasperante, sempre e solo delle piaghe e delle piaghe del tipo erosivo? ossia di piaghe che tendono, per virt della natura, a guarire, che mostrano i segni di questa tendenza, e che invece sono tenute aperte con artifici puerili che si rivelano come sopra ho detto? Veniamo adunque al secondo punto ossia alle osservazioni polemiche del dott.

Festa contro di me. Il dott. Festa parte da una ipotesi: il Santo Uffizio avrebbe deliberato intorno al Padre Pio, fondato su una mia ipotetica relazione. Perci egli prega il Santo Uffizio di porre me a confronto di lui, in un contraddittorio dal quale riuscir palese la verit. Tutto lo scritto fondato su costruzioni ipotetiche costruite con approssimazione alla verit uguale a questa; e ci basterebbe perch questa memoria defensionale del Padre Pio fosse posta da canto. Messosi sulla via dellipotesi che io sia il demolitore medico della Santit del Padre Pio, il dott. Festa, non potendo avere conoscenza di quanto egli suppone io avrei detto al Santo Uffizio, cerca di combattere quella che egli presume la mia azione, cercando per altra via di arguire quale sia il mio pensiero. Raccolti cos gli elementi per dare a me una opinione, gli riesce facile il demolirla. Il castello delledificio costruito dal dott. Festa riposa su questi due punti: 1) il p. Gemelli non ha esaminato il p. Pio e parla senza avere visto. 2) il p. Gemelli ammette che solo San Francesco ha avuto le stigmate e che tutti gli stigmatizzati debbono averle uguali alle sue (chiodi). Sul primo punto basta quanto ho detto a dimostrare erroneo il presupposto del dott. Festa. Debbo poi dichiarare falso lepisodio narrato dal Festa, che il Padre Pio avrebbe dopo brevi istanti troncata la conversazione perch si accorto che io lo volevo esaminare considerandolo un malato neuropatico. Posso attestare che il Padre Pio questa rivelazione non ha avuto. Ripeto: essendomi io dimostrato deferente a lui, sino al punto da baciare le sue piaghe e ci per insinuarmi nel suo animo, il p. Benedetto si mostr visibilmente soddisfatto di questo mio contegno. Ed io continuai sino in fondo la commedia del medico convinto e convertito per avere agio di osservare, vedere, constatare. Di tutto questo riferii a Mgr. Vescovo di Foggia. Siccome io poi non parlai mai con alcuno di quanto sopra, n mai ebbi ad esprimere il mio pensiero fuori che a S. E. Mgr. Perosi, Assessore del Santo Uffizio, cos il dott. Festa non pot avere alcun modo per conoscere il mio pensiero. Egli ora arguisce che io abbia informato il Santo Uffizio, indagando il mio pensiero sulla base di questi elementi: Nel 1924 egli stesso mi raccont in Roma una serie di osservazioni da lui fatte su Padre Pio: io lo ascoltai insinuandomi nel suo animo con il mostrare di prestare fede a tutto ci che egli diceva, senza per rivelare il mio pensiero.

Nel 1924 io scrissi un articolo sulle stigmate di S. Francesco, nel quale sostenni che una dimostrazione, scientificamente fondata del carattere soprannaturale delle stigmate dei vari casi osservati, non pu oggi essere data che nel caso di San Francesco. Il mio scritto era fondato su due elementi: il carattere unico di tali stigmate e il fatto del come esse sono comparse, onde evidente il prodigio compiuto da Dio, come segno esterno di doni spirituali. Sostenni la tesi che, contro questo fatto delle stigmate di San Francesco, non possono essere portati dagli avversari le obiezioni che da avversari di ogni genere si portano abitualmente contro il fatto delle stigmate. Attribuita a me una opinione sulle stigmate di Padre Pio, il dott. Festa procede nel seguente modo argomentando contro di me. Padre Gemelli vorrebbe che Padre Pio avesse le piaghe delle stigmate come San Francesco ed invece la Provvidenza di Dio si manifesta in modo diverso da quello nel quale si manifestata in San Francesco. Il ragionamento filerebbe se non si dovesse urtare contro una obiezione. Le piaghe di Padre Pio sono piaghe come quelle che furono pi volte negli autolesionisti; presentano il carattere di piaghe che tendono a chiudersi e che sono artificialmente tenute aperte; in San Francesco invece siamo di fronte a un fatto che nessun ragionamento scientifico riesce a infirmare, cio alla neo-formazione di chiodi di carne. Certo una parola risolutiva non pu essere data con ragionamenti o con semplici osservazioni fatte non metodicamente. La soluzione del caso non pu aversi che per una via: quella gi altra volta da me indicata al Santo Uffizio: necessario sottoporre Padre Pio a un metodico, scientifico, rigoroso studio. Bisogna isolarlo dal mondo in cui oggi vive; metterlo in un ambiente sano; non suggestivo; trattarlo come un malato; osservarlo, e ci per parecchi mesi. Se siamo di fronte a un dono singolare di Dio, i nostri meschini mezzucci medici saranno confusi. Ma oggi, allo stato dei fatti, noi abbiamo il diritto di sostenere che le piaghe di Padre Pio sono delle semplici autolesioni procuratesi incoscientemente da un soggetto psicopatico. Faccio rilevare che mi sono tenuto sulle generali nellaffermare che il Padre Pio uno psicopatico. Una diagnosi psichiatrica esatta non potr essere fatta che dopo una prolungata osservazione in ambiente adatto.

A proposito dellambiente suggestivo nel quale il Padre Pio vive, io debbo informare il Santo Uffizio di un fatto che tratto tratto si ripete. Vengono da me, tratto, tratto, delle persone di varia condizione sociale per sapere che cosa io ne penso di Padre Pio; tra questi anche dei religiosi e dei sacerdoti costituiti in dignit. Dopo di avermi trovato deciso a non dare giudizio di sorta, mi si domanda perch io combatto Padre Pio, perch io nego che egli sia un beneficato di Dio, ecc. ecc. Il caso pi tipico e abbastanza recente merita di essere fatto oggetto di speciale inchiesta da parte del Santo Uffizio: ed quello di un certo tale, del quale io non ricordo che il nome, Emanuele[12], che si present a me pochi mesi sono come professore di ginnasio e come uno dei fedeli di Padre Pio. Intorno a Padre Pio si costituita una specie di famiglia, di congregazione di anime spirituali (alcuni uomini e altre donne) educata e diretta da Padre Pio. Dello stato danimo di costoro basta dire che il sopradetto Emanuele afferm a me che il Santo Uffizio ha commesso grave errore nel condannare Padre Pio, che non bisogna attenersi a ci che esso prescrive, e che se si fosse osato portar via Padre Pio da San Giovanni, egli e gli altri si opporrebbero, anche se Padre Pio cedesse, anche con la forza, anche con le armi. Sarebbe opportuno indagare sulle intenzioni di costui che mi risulta essere capo del piccolo gruppo di persone che si stringono intorno a Padre Pio; e sarebbe opportuna una inchiesta poich mi risulta che costui non di vita corretta ed il capo di una attivit rivolta contro il clero di San Giovanni di Monterotondo, clero che accusato di essere avversario di Padre Pio. Dovrei ora occuparmi degli altri paragrafi di cui risulta la memoria del dott. Festa. Ma mi sia lecito sbrigarmela con poche parole. Le impressioni di carattere spirituale riferite dal Festa si riducono al racconto dellopera sacerdotale fatta su alcune anime. Gli avvenimenti straordinari sono racconti di alcune guarigioni. Ora ben strano che un medico riferisca intorno a guarigioni per quanto miracolose in siffatto modo. I tribunali ecclesiastici sono abituati a ben altro rigore! Fra questi casi, tipico uno: quello di certa Baiocchi, nella quale il Festa stesso diagnostic un tumore che poscia si risolse improvvisamente, per opera di una benedizione di Padre Pio, con la emissione per via urinaria di acido urico! Insomma un caso di errore diagnostico gabellato per guarigione miracolosa. Da ultimo sono riportate testimonianze varie sulla santit di Padre Pio e tra le

quali vi quella di Papa Benedetto XV di Santa memoria. Su questi elementi di fatto non tocca a me giudicare. Io concludo le mie brevi osservazioni nel seguente modo. Io ho la convinzione che il Padre Pio da Pietralcina si sia prodotto in modo inconscio, e per effetto di azione suggestiva, le piaghe simulanti quelle di San Francesco. Ritengo che il Padre Pio sia uno psicopatico, senza potermi per ora pronunciare sul genere e sulla natura di questa psicopatia. Tutto ci avanzo in linee di ragionevole ipotesi. Un giudizio definitivo e preciso non potr essere dato che dopo avere internato, per alcuni mesi, il Padre Pio in luogo adatto, assolutamente isolato, sotto la sorveglianza e la cura di un medico adatto e capace. Autorizza a procedere cos e a trattare Padre Pio come un povero ammalato il fatto che, di fronte a cos singolari doni, egli non presenta quelle note per le quali la santit si rivela: lesercizio eroico delle virt, la unione con Nostro Signore, i doni spirituali. Il caso del dott. Festa che con tanta passione ne ha prese le difese, se si spiega con i benefici spirituali avuti da Padre Pio, per un caso che induce a riflettere sulla pericolosit di siffatti malati. Un uomo senza dubbio di cultura non comune, come il Festa, ha potuto essere avviluppato nella atmosfera suggestiva che circonda il Padre Pio e della quale il Padre Pio stesso a un tempo causa ed effetto, in un modo che muove a piet. Mi permetto di umilmente esporre il pensiero che in casi simili di contagiosit della suggestione, doveroso, per il bene delle anime, procedere in apparenza senza piet: con rigore, sino in fondo, per sradicare e rompere delle situazioni che, sotto lapparenza di avvicinare a Dio, allontanano le anime da Lui. Aggiungo ancora che furono prospettati pericoli e inconvenienti per il caso nel quale Padre Pio fosse allontanato da San Giovanni Rotondo. Pare a me che il pericolo pi grave sia la sua permanenza a San Giovanni: basta a dimostrarlo la guerra accanita mossa dal manipolo dei fedeli a Padre Pio contro il clero di quel paese. Questa guerra ha originato di questi giorni un episodio che forse noto al Santo Uffizio. Un sacerdote ancora oggi in carcere sotto laccusa di avere

estorto del denaro ai parenti di Padre Pio. Sia il fatto, o no, vero, esso lindice di una dolorosa situazione. Un esame pi approfondito della situazione locale e sopratutto lindurre il Padre Pio a esercitare una azione sopra i laici che gli stanno dattorno perch lo lascino partire tranquillo avrebbe forse la sua efficacia. Ad ogni modo ritengo che la contagiosit di tale caso impone lisolamento di poveri malati come Padre Pio, malati che in coscienza possono essere ritenuti pericolosi a s e agli altri e perci soggetti da sottrarsi alla vita civile. F. Agostino Gemelli, O.F.M.

Note al testo
[1]LIllustrissimo Signore, Rev.mo Monsignore a cui si rivolge Padre Agostino Gemelli Carlo Perosi (1868-1930), assessore del Santo Ufficio tra il 20 e il 26, e creato poi cardinale in quello stesso anno. [2] Imprecisione di Gemelli: il cognome di padre Benedetto, direttore spirituale di padre Pio, Nardella, e non Nardoni. [3] Lo psittacismo indica in psicologia latto di ripetere le parole altrui alla stregua di un pappagallo. Con questo termine Agostino Gemelli indica anche la simulazione di lesioni, ricorrenti in particolar modo, secondo la sua esperienza di scienziato di guerra, presso i soldati. [4] Altra imprecisione sfuggita a Gemelli: evidentemente si tratta di San Giovanni Rotondo e non di Monterotondo. [5] La prima relazione verr registrata dal SantUffizio il 24 luglio 1920 (numero di protocollo 255/1919). Ma ancora prima di questo atto ufficiale, la suprema Congregazione vaticana chiede a padre Gemelli di specificare e meglio chiarire le sue proposte. Il 2 luglio 1920, egli risponde con questa seconda relazione. [6] Jzef Babinski: neuropsichiatra francese di origine polacca (1857-1932), celebre per una prova semeiologica (il segno di Babinski) in grado di indicare la presenza di una lesione a carico del tratto corticospinale. Con questo esame possibile identificare il mancato controllo, da parte dei centri nervosi superiori lesionati, del riflesso spinale di allontanamento dagli stimoli nocivi. [7] Nel 1925, il dottor Giorgio Festa, venuto a conoscenza dei provvedimenti ristrettivi disposti dal SantUffizio contro Padre Pio, indirizza alla Congregazione un dattiloscritto di 72 pagine. Lo scritto viene passato a padre Gemelli, il quale, a distanza di un anno, replica con questa terza relazione. Il dottor Giorgio Festa aveva partecipato con il professore Luigi Romanelli alla prima perizia medica eseguita su padre Pio (e positiva per lui), il 15 maggio 1919. Sul ruolo di Festa, cfr. Sergio Luzzatto, Padre Pio. Miracoli e politica nellItalia del Novecento, Einaudi, Torino 2007, pp. 185-187.

[8] Un attacco del Festa contro Gemelli ad ampio raggio, come riferisce S. Luzzato: Nellimpossibilit di conoscere quanto il medico francescano aveva scritto in un documento che il SantUffizio si era guardato dal divulgare, le energie di Giorgio Festa si concentrarono nello sforzo di smontare il saggio pubblicato da Gemelli nel 24 sulle stigmate di san Francesco (S. Luzzato, op. cit., p. 186. Lo scritto di Gemelli in questione si intitola Le stimate di S. Francesco nel giudizio della scienza, in Vita e Pensiero, X (1924), fasc. 10, pp. 580-603 (cfr. ancora S. Luzzato,op. cit., pp. 179 sgg.). [9] In realt sappiamo che il viaggio avvenuto nel 20, e non nel 19. [10] Come si evince gi dalloccasione che secondo il racconto dello stesso ha consentito la visita di Agostino Gemelli al convento di San Giovanni Rotondo, lo scienziato francescano fu un fervente sostenitore dellintervento italiano nella Prima guerra mondiale. Noi cattolici, che sino a ieri abbiamo lavorato per impedire la guerra, oggi dobbiamo dare tutta la nostra vita, tutta la nostra attivit, tutto il nostro cuore, tutto il nostro ingegno a chi tiene nelle sue mani i destini della patria (Vita e Pensiero, 1, 10, 1915). In qualit di psicologo tra i pi noti, prest la sua opera al fronte pi che come religioso, come scienziato studioso del comportamento dei miliari, con lo scopo di individuare e reprimere ogni segno di diserzione. [11] Trattasi di Ester Moriconi (Montelupone 1875 - Milano 1937), che divenne famosa per le sue esperienze mistiche e la presenza sul suo corpo di presunte stigmate. Alcuni anni dopo essere entrata nel monastero delle Oblate Agostiniane di Santa Maria dei sette Dolori in Roma, la Moriconi dovette deporre, per ordine dei suoi superiori, il suo abito di agostiniana, per essere trasferita a Milano in una casa di cura, tenuta sotto osservazione da padre Gemelli. Per pi di dodici anni rimase in quella casa, fino alla morte, avvenuta a Milano, il 30 novembre 1937. Per quanto oggi decisamente meno nota del santo di Pietralcina, anche per questa figura, serva di Dio, vi stato un processo di riabilitazione. [12] Identificabile in Emanuele Brunatto (1892-1965), il corsaro della santit di padre Pio, come dice Luzzatto: Dellequivoco personaggio, Gemelli non ricordava il cognome. Eppure la sua analisi era straordinariamente esatta, molto di pi di quanto egli stesso potesse sospettare. Durante gli anni e i decenni seguenti, la vicenda di padre Pio sarebbe stata infuenzata in modo decisivo dalla figura e dalle iniziative del suddetto Emanuele che di cognome faceva Brunatto. Dellalter Christus garganico, costui stato il Pietro [...]. Se si volesse ridurne la vita nei minimi termini, si potrebbe dire di Emanuele Brunatto che fu un millantatore incallito, uno spregiudicato ricattatore, un doppiogiochista impenitente. [...] Si

dimostr capace di organizzare unampia triangolazione politica, affaristica, spionistica, che mise i fedelissimi di padre Pio in contatto diretto con i vertici del regime fascista, sia con quelli del governo vaticano (S. Luzzatto, op. cit., p. 203).

NOTA CONCLUSIVA
Contro Agostino Gemelli? Si ritenuto utile pubblicare i rapporti sul caso padre Pio rilasciati confidenzialmente da Agostino Gemelli alla massime autorit ecclesiastiche, in quanto si tratta di documenti abbondantemente citati tanto dagli amici quanto dai nemici del santo di Pietralcina e per poco accessibili per chi volesse leggerli nella loro interezza. Non crediamo, tuttavia, che il loro valore consista nel fatto di essere scritti da un religioso, Agostino Gemelli, che si professa testimone imparziale, scientifico, e smentisce seccamente lo stato sovrannaturale di quei segni, le stigmate, esibiti nel corpo di padre Pio. Bench siano ricchi di osservazioni e utili per ricostruire lambiente originario del fenomeno, la neutralit di Agostino Gemelli quantomai discutibile. La sua scienza psicologica a difesa dellautenticit del fatto religioso criticabile a pi livelli e ben poco obiettiva se si pensa allunico evidente scopo ideologico che emerge dai diversi scritti di Gemelli sulle stigmate: consolidare lunicit del caso San Francesco (il solo possibile alter Christus) e isolare ogni manifestazione di coscienza religiosa popolare troppo perturbante nella sua vicinanza a sensibilit premoderne. Se si soltanto in cerca di fondamenti per dubitare di padre Pio, potrebbe bastare la documentazione ancora recentemente fornita dal bel testo di Luzzatto, che molta polemica ha suscitato[1]. I rapporti di Gemelli su padre Pio diventano molto pi interessanti se letti nei termini di lotta di cattolici contro cattolici, con i loro successi alterni, ora di Gemelli e il suo cattolicesimo moderno (se non spregiudicato, nelladeguare la testimonianza cristiana perfino ai nefasti spiriti di guerra novecenteschi, o alla dittatura fascista e alle leggi razziali); ora, sembra definitivamente, di padre Pio, icona globalizzata di una Chiesa in congedo dal Concilio Vaticano II. Diventano per noi, allora, documenti storici di impagabile valore e mostrano i tanti volti, o meglio le molte ombre, di unorganizzazione millenaria come la Chiesa, che forse molto della sua imbattibile sopravvivenza deve a questo disinvolto gioco delle parti, dove a prevalere di volta in volta laspetto mondanamente pi presentabile

e utilizzabile. Seguono delle citazioni di padre Agostino Gemelli che, lungi dallesaurire un profilo molto complesso[2], rivelano tuttavia un intellettuale militante dai tratti ben pi inquietanti di quanto ufficialmente tramandato. Paul Aicardi La patria chiama tutti alla sua difesa. Cessino le discussioni, i dissidi [...]. Oggi non c pi luogo che per il proprio dovere, per tutto il proprio dovere compiuto con sacrificio, sino alleroismo. Noi cattolici, che sino a ieri abbiamo lavorato per impedire la guerra, oggi dobbiamo dare tutta la nostra vita, tutta la nostra attivit, tutto il nostro cuore, tutto il nostro ingegno a chi tiene nelle sue mani i destini della patria. Vita e Pensiero, 1, 10, 1915 Un ebreo, professore di scuole medie, gran filosofo, grande socialista, Felice Momigliano, morto suicida. I giornalisti senza spina dorsale hanno scritto necrologi piagnucolosi. Qualcuno ha accennato che era il Rettore dellUniversit Mazziniana. Qualche altro ha ricordato che era un positivista in ritardo. Ma se insieme con il Positivismo, il Socialismo, il Libero Pensiero, e con il Momigliano morissero tutti i Giudei che continuano lopera dei Giudei che hanno crocifisso Nostro Signore, non vero che al mondo si starebbe meglio? Sarebbe una liberazione, ancora pi completa se, prima di morire, pentiti, chiedessero lacqua del Battesimo. Vita e Pensiero, 10, 15, 1925 Tragica senza dubbio, e dolorosa la situazione di coloro che non possono far parte, e per il loro sangue e per la loro religione, di questa magnifica patria; tragica situazione in cui vediamo una volta di pi, come molte altre nei secoli, attuarsi quella terribile sentenza che il popolo deicida ha chiesto su di s e per la quale va ramingo per il mondo, incapace di trovare la pace di una patria, mentre le conseguenze dellorribile delitto lo perseguitano ovunque e in ogni tempo. Conferenza tenuta il 9 gennaio 1939 allUniversit di Bologna[3]

Non vogliamo che i signori socialisti ed i signori ebrei (il che spesso una stessa cosa) avvelenino lanima dei nostri figli, come hanno avvelenato un tempo la nostra. [] Il mezzo, lunico mezzo, il mezzo certo, quello dinnanzi al quale i signori socialisti e i signori ebrei che infestano e ammorbano lItalia dovranno piegare proprio nostro Signore che essi bestemmiano; ovvero nostro Signore Eucaristico. Ricordate lepisodio di Santa Chiara che fuga i saraceni con il SS. Sacramento? Noi dobbiamo fare un poco cos, come essa. Bisogna respingere questi avvelenatori della coscienza dei nostri figli. E il mezzo il SS. Sacramento. Rivista del Clero Italiano, giugno 1922 [1] Si veda lampio dibattito sullutilizzo abbondante e silenzioso di acido fenico da parte del piccolo chimico padre Pio: Carissima Maria, Ges ti conforti sempre e ti benedica! Vengo a chiederti un favore. Ho bisogno di aver da duecento a trecento grammi di acido fenico puro per sterilizzare. Ti prego di spedirmela la domenica e farmela mandare dalle sorelle Fiorentino. Perdona il disturbo (Cfr. S. Luzzatto,op. cit., pp. 126-138). [2] Tra le altre opere, segnaliamo: Giorgio Cosmacini, Gemelli. Il Machiavelli di Dio, Rizzoli, Milano 1985; Francesco Mattesini et al., Agostino Gemelli: trenta anni dopo, Vita e pensiero, Milano 1991; Norberto Raponi, Gemelli, Agostino in Dizionario biografico degli italiani, Roma 1999, vol. 53, pp. 26-36. [3] Cfr. Renzo De Felice, Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo, Einaudi, Torino 1993, p. 325.