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Dongiovannismo

Genesi ed evoluzione in letteratura, nellelaborazione filosofica, nella musica e nellarte .

IL SEDUTTORE IN LETTERATURA
Non si pu procedere prescindendo da due simboli della seduzione maschile, emblemi dellarte del desiderio di concupiscenza delluniverso femminile: Don Giovanni e Casanova. Il primo, che peraltro riprenderemo parlando dellambito musicale, in quanto elaborazione letteraria che si riscontra in diverse opere di autori vari e in pi epoche, il secondo in quanto fu egli stesso a scrivere le proprie memorie, diventando cos soggetto e oggetto di unopera letteraria. Don Giovanni viene fissato quale personaggio nelle sue grandi linee, per la prima volta nella commedia El Burlador de Sevilla y Convitado de pietra, opera del 1630 attribuita a Tirso de Molina, in cui viene fissato nelle sue grandi linee quello schema tematico che costituir poi la base per tutte le elaborazioni ulteriori. Don Giovanni Tenorio infatti un seduttore che non conosce limiti al suo desiderio e che, dopo avere ingannato diverse donne, tenta di disonorare una nobildonna: scoperto, uccide il padre di lei, Ponzalo de Uloa. In seguito, in una chiesa, egli vede la statua di Ponzalo e per beffa la invita a cena: la statua accetta e invita a propria volta Don Giovanni, il giorno successivo, nella cappella. L, dopo una seconda cena, Don Giovanni cerca di congedarsi, ma la statua lo trascina con s allinferno. La pi famosa rappresentazione del don Giovanni, tuttavia, resta evidentemente lopera musicata da Mozart, considerata a ragione uno dei massimi capolavori della musica e della cultura occidentale, di cui tratteremo pi avanti. Giacomo Casanova, seppure archetipo del seduttore, viene preso in considerazione solo sotto il profilo letterario, giacch fu autore e protagonista delle proprie memorie, scritte peraltro in francese, lingua allepoca di maggior diffusione e che egli riteneva immortale tale quindi da garantirgli un maggior numero di potenziali lettori nonch di perpetuare il proprio ricordo ai posteri titolandole Histoire de ma vie. Malgrado il valore letterario dellopera di Casanova sia assai discusso, esso costituisce un documento di notevole importanza per conoscere la vita in Europa presso le corti e la nobilt del secolo XVIII: lautore incontr molti grandi del suo tempo, come Rousseau, Mozart, Voltaire, oltre a regnanti come Caterina di Russia o Federico II di Prussia, personaggi cui certo non era facile laccesso e che tuttavia Casanova riusciva ad approcciare con straordinaria facilit anche grazie alla sua fama di brillante conversatore, e, appunto, di abile seduttore. Nella Histoire de ma vie egli narra le proprie avventure, divenendo il primo autore di costume moderno: la figura che si delinea un seduttore-collezionista, prodigo con le proprie conquiste, e tuttavia assolutamente indifferente allimmagine che lascia di s ed agli effetti del suo agire, concentrato unicamente sul numero delle proprie vittime. Secondo alcuni storici che si basano su documenti attestanti la frequentazione tra Da Ponte, il librettista del Don Giovanni di Mozart, e Casanova, che era sicuramente presente alla prima dellopera mozartiana questi si misur col mito di Don Giovanni nel tentativo di costruirne uno ancora pi grande e, soprattutto, reale. Questo possibile osservarlo nel film Io, Don Giovanni di Carlos Saura. tuttavia alla fine del XVIII secolo e poi nel 1800, che la figura del seduttore va via via affinandosi e, in conformit alle tendenze dellepoca, viene ad assumere connotazioni filosofiche ed estetiche. In altre parole, mentre le figure di seduttori del XVIII secolo paiono ricercare il piacere libertino in s stesso, al contrario i simboli della seduzione maschile ottocentesca non mirano unicamente a saziare un desiderio erotico indistinto come Don Giovanni, che seduceva pescatrici e duchesse indistintamente ma sembrano

rivestire la seduttivit di giustificazioni di vario tipo, che spaziano dallambizione, al desiderio di denaro (tema gi trattato anche da Marziale), al gusto estetico della ricerca di manifestare il proprio potere sul sesso femminile. In buona sostanza, un seduttore diabolico nella propria volont di autoaffermazione, talora crudele o talaltra languidamente compiaciuto dalla propria conquista. Nella letteratura italiana di fine secolo, lincarnazione letteraria del seduttore rappresentata da Andrea Sperelli, il protagonista de Il Piacere di Gabriele dAnnunzio. Esteta di casato antico e nobile, il protagonista del romanzo incarna il frutto delle esperienze reali dellautore, dei suoi sogni e delle sue aspirazioni. Il culto dellarte, la ricerca di ci che bello e prezioso, nel distacco pi assoluto dalle convenzioni, dalla moralit borghese, dagli scrupoli, ritenuti ipocriti, del tempo, dalla vita comune: Andrea Sperelli tutto questo, e si muove in ambienti preziosi e ricercati legittimando il proprio egoismo, la propria sensualit, lestetismo esasperato ed il cinismo in una sorta di autocelebrazione compiaciuta. Lamore per Elena Muti enfatizzato nel ricordo, che apre il libro si snoda in una Roma splendida, mondana, eppur anchessa opera darte preziosa, da contemplare e possedere in quanto tale, giacch come una porcellana rara, una coppa fiorentina, un serico tappeto persiano del XVI secolo, uno dei tanti oggetti dalla virtualit afrodisiaca latente, arricchisce la vita dellautore, tutta incentrata sullestetismo pi ricercato e che, come la sua dimora, risulta essere un perfettissimo teatro in cui egli si obliava cos tanto che non di rado rimaneva ingannato dal suo stesso inganno, insidiato dalla sua stessa insidia, ferito dalle sue stesse armi, a somiglianza di un incantatore il qual fosse preso nel cerchio stesso del suo incantesimo. Lirrequietezza di Andrea Sperelli, e la sua vita condotta con ambigua superficialit, descritta nel terzo libro: pur dopo labbandono di Elena e la gi intervenuta dichiarazione damore per Maria Ferres la donna spirituale ed eletta che lo attrarr per la sua purezza danimo nella villa della cugina ove ospitato, convalescente dopo una ferita a duello egli riprende a frequentare altre donne, ammettendo di essere camaleontico, chimerico, incoerente, inconsistente. stata spesso messa in luce dai critici lambivalenza della figura del seducente Sperelli, il suo oscillare tra la ricerca del Piacere puro rappresentato da Elena, la donna che lo trascina nella volutt, e che anche nel nome richiama la donna che secondo il mito trascin nella rovina un popolo intero e Maria, rappresentante anchessa sin dal nome la donna pura della tradizione cattolica, la possibilit di redenzione. Lambiguit di Andrea Sperelli figura oscillante tra il superuomo e linetto sta dunque anche nella sovrapposizione sentimentale ed erotica delluna e dellaltra delle sue donne, simboleggiante la tensione verso un connubio tra le proprie due anime che risulta tuttavia impossibile, tanto che nel finale, allatto in cui egli le confonder, chiamando Maria con il nome di Elena, sancir il completo fallimento della propria intera vita. Va sottolineato come questo personaggio, il cui valore assoluto nonch criterio etico di scelta larte, in un modello di vita che si distacca dalla normalit borghese, con assoluto rifiuto delle regole ordinarie del vivere morale e sociale, a propria volta oggetto di una doppia valutazione da parte di dAnnunzio: infatti lautore, pur identificandosi parzialmente in lui giacch lo Sperelli inserito in quel tipo di vita che lo scrittore stesso conduceva, raffinato ed estetizzante tuttavia sotto un diverso profilo se ne distacca, sostanzialmente criticandone la doppiezza, lassenza di valori, gli inganni perpetrati alle donne ed il cinismo. Lamaro finale non fa che confermare come per dAnnunzio lassenza di forza morale e lincapacit di dominio delle proprie debolezze, siano comunque deplorevoli e conducano ad una sostanziale, e dolorosa, solitudine. Nel secondo dopoguerra, il seduttore riappare con una cifra del tutto diversa: in Italia, in particolare, la sua figura ricompare nei romanzi di Vitaliano Brancati. Gi in Don Giovanni in Sicilia, Brancati descriveva la parabola di un siciliano che emigra da una Catania in cui i maschi sono logorati da una inestinguibile sete di seduzione, e consumano i giorni in estenuanti

narrazioni e rielaborazioni di avventure galanti oppure fantasticando su future conquiste che mai, probabilmente, saranno in grado di realizzare.

IL SEDUTTORE NEL PENSIERO FILOSOFICO


Ad ogni donna corrisponde un seduttore, la sua felicit sta nellincontrarlo.[Sren Kierkegaard]. Per Kierkegaard la vera realt il singolo, non luniversale. Da qui la polemica con la filosofia hegeliana riferiva il reale, in quanto razionale, alluniversale. Per Hegel la realt etica e religiosa ed tutto risultato del movimento dialettico. Invece Kierkegaard difende la categoria del singolo come la categoria eticoreligiosa per eccellenza. Non un caso che proprio nella sua tomba voleva che ci fosse scritto: Quel singolo. Egli pone la possibilit come categoria dellesistenza del singolo. Linfinito per lui possibilit, a differenza di Hegel che lo aveva concepito come necessit. La possibilit la vera condizione dellesistenza, e per Kierkegaard luomo ci che sceglie di essere. Se luomo ci che sceglie di essere, allora il pensiero hegeliano una contraddizione dato che il movimento dialettico non sar pi aufhebung cio superamento che include gli opposti, ma esclusione reciproca, una possibilit esclude laltra. La scelta nasce dalla libert di scegliere, e consiste in unalternativa tra le varie concezioni di vita che ci si presentano. Tra le diverse alternative non c passaggio o sviluppo. No. C un vero e proprio salto, che implica la crisi dellesistenza, la sofferenza e langoscia. Quando si scopre che tutto possibile si affaccia langoscia. Quando tutto possibile come se nulla lo fosse. C sempre la possibilit dellerrore. Langoscia a differenza della paura che si riferisce a qualcosa di preciso e cessa quando il pericolo scompare, non si riferisce a nulla di preciso e accompagna costantemente lesistenza delluomo. Langoscia per la possibilit della libert, che tramite la fede ha la capacit di formare assolutamente, in quanto distrugge tutte le illusioni. La disperazione invece irrompe nel rapporto dellio con se stesso. Essa dovuta al fatto che lio scelga o meno di volere se stesso, ossia se decida o no di accettarsi per quello che . Se lio sceglie di volere essere se stesso, cio sceglie di realizzarsi, viene messo di fronte alla sua limitatezza e allimpossibilit di compiere quanto ha deciso. Il singolo si dispera perch vuole ma non riesce a trovare se stesso nei vari possibili, in quanto tutte le possibilit si mostrano insufficienti ed inadeguate. Ma quando anche il singolo capisce che non c pi alcuna possibilit di trovare il vero se stesso, rinuncia e inizia a desiderare di distruggere se stesso senza poterci riuscire. Questa la forma piena di disperazione che Kierkegaard chiama Malattia Morale. Queste alternative vengono da lui chiamate stadi dellesistenza, ma non nel senso di tappe di un percorso, ma come possibilit appunto di scelte che si escludono a vicenda. Kierkegaard dice: aut aut, o questo o quello. Esse sono: lo stadio estetico, lo stadio etico, lo stadio religioso. Lo stadio estetico non propriamente una scelta, perch si caratterizza proprio con il non scegliere mai. Luomo estetico non decide,gioca e sfugge per sempre. Leroe dello stadio estetico Don Giovanni le cui caratteristiche sono la variet molteplice, limmediatezza e listantaneit. La passione il fascino di questo eroe mozartiano e rappresenta la forza traboccante dellamare che cerca in ogni donna la donna, infedele per una specie di forza cosmica, che per Mozart e Da Ponte coincideva con la musica. Il protagonista del diario del seduttore Faust, che rappresenta lesteta riflesso, in cui prevale il calcolo, il programma quindi la riflessione. Egli leroe non del desiderio, ecco perch al polo opposto rispetto a Don Giovanni, ma dellarte della seduzione- La donna che cade nelle sue reti, incapace di unesistenza spirituale autonoma e attende che luomo gliela riveli. Faust tronca con lei non appena si accorge che

vincolata a lui, senza averla mia toccata, cos da farle chiedere se tutto sia stato reale o no. Il simbolo della vita etica il matrimonio. Dicevamo che tra i due stadi non c passaggio ma un vero e proprio salto che deriva dalla disperazione dellesteta di fronte alla consapevolezza della vanit delle cose finite. Nello stadio etico non viene ripudiata la vita estetica , cio la bellezza, ma lautosufficienza dellestetica, che viene subordinata a qualcosa di pi ampio. In quanto vincolo, il matrimonio la decisione del tempo, mentre lesteta sceglie non il tempo ma listante. Lestetica in breve sceglie nel tempo la vera eternit dellamore, cio la continuit. Essa esprime linfinito nel finito. Passare dallo stadio estetico allo stadio etico passare dunque alla chiusura in se stessi. Limpossibilit del matrimonio annuncia il terzo stadio, lo stadio religioso. Si tratta del fatto che luomo etico autosufficiente che riesce a trovare in se la propria salvezza. Luomo etico non ha dunque bisogno di dio. Ma cosa succede quando lindividuo si trova solo con se stesso? il caso di Giobbe, leroe biblico che viene messo alla prova da dio con ogni sorta di sventura e di mali. Allora Giobbe lotta con dio, senza per mai cessare di abbandonarsi a lui. chiaro che Kierkegaard intende fede come puro rischio. Leroe della fede non si pu appellare che al suo privato e silenzioso rapporto con dio, senza altri appigli. Non c alcun criterio per sapere se egli pazzo o un credente. Da qui la concezione di fede come paradosso. Non ci sono criteri per distinguere se lindividuo nella fede operi per volont propria o per volont di dio. Abramo ha creduto per assurdo: persino quando levava il coltello sul collo del figlio Isacco, ha creduto che dio non gli avrebbe chiesto Isacco. La fede nellamore di Ges Cristo diventa cos per Kierkegaard la possibilit suprema dellesistenza.