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MUNICIPALITA’

Mestre - Carpenedo

Al Presidente della Municipalità


e p.c. al Delegato alla Pianificazione del Territorio

INTERROGAZIONE URGENTE (a risposta scritta)

Oggetto: certificazione di agibilità degli immobili ed altre problematiche area Ex carbonifera

Premesso che il Comune di Venezia ha manifestato inequivocabilmente, attraverso delibere di


Giunta del 23.11.2007 e del 03.02.2009, la volontà di prendere in locazione con opzione d’acquisto
parte degli immobili situati nell’area denominata “Ex Carbonifera” al fine di riordinare in un’unica
sede tutti gli uffici comunali presenti in terraferma (o almeno questa era l’intenzione originaria) e
che il canone annuo di locazione sarà pari a 1.463.535 euro (di cui 1.234.368 per l’immobile di
7.852 mq con 84 posti macchina e 229.167 per l’arredamento) oltre ad IVA;
premesso che, in relazione alla vicenda della locazione/acquisto degli immobili suddetti, è stato
aperto un procedimento penale per millantato credito nei confronti del sig. Alfredo AIELLO e che
né il Comune di Venezia né la società proprietaria si sono costituiti come parte civile in giudizio;
premesso che il Consiglio della Municipalità di Mestre - Carpenedo, la più grande circoscrizione
del Comune di Venezia per numero di abitanti, ha votato, il mese scorso, un Ordine del Giorno in
cui si chiedeva un serio ripensamento della scelta intrapresa a favore dell’area “Ex Carbonifera”
nonché l’organizzazione di un’assemblea pubblica sul tema e che a tale documento non è stata data
alcuna risposta svilendo così il ruolo dei consiglieri e negando, una volta di più, la giusta
partecipazione dei cittadini ad una decisione così importante com’è lo spostamento di tutti (o quasi)
gli uffici comunali;
posto che, nella Delibera di Giunta, si afferma che il nuovo polo degli uffici tecnici sarà situato in
un’area strategica della città di terraferma: un’area, quale quella di viale Ancona, talmente
strategica, che manca ancora, attualmente, di una fermata per autobus, di binari di collegamento al
tracciato del tram, di piste ciclabili e di una stazione ferroviaria (almeno vicina);
posto che, recentemente, è stata rilasciata la Certificazione di Agibilità per il piano terra ed una
porzione dei piani 1°, 2° e 3° dell’immobile più grande della zona il quale viene definito come
“fabbricato commerciale denominato Ciminiera” e che tale agibilità è concessa “ad uso direzionale
di ente pubblico limitatamente al solo periodo di locazione”;
considerato poi che, specie con riferimento al piano 3° dell’edificio ottenuto con la costruzione di
un soppalco, gli artt. 68 e 70 del Regolamento Edilizio del Comune stabiliscono che “i locali
destinati ad attività ad usi collettivi avranno un’altezza utile minima di metri lineari 3 (negozi,
uffici pubblici…” e che soltanto per fini abitativi è consentito il recupero dei sottotetti ammettendo
altezze minime non inferiori a 2,20 e 2,40 metri lineari ed un minor rapporto di illuminazione
naturale;
considerato che i terreni e le acque di falda dell’area in questione erano da assoggettare a bonifica
per la presenza di “residui carboniosi” e che, per tale motivo, il Comune ha subordinato il rilascio
della certificazione di Agibilità alla presentazione dei risultati dell’analisi di rischio sito specifica da
elaborare secondo i criteri dell’Allegato I Parte quarta del D.Lgs. n. 152/2006 (T.U. dell’ambiente);
considerato che la ditta GEFA Multiple S.r.l., in accordo con il Comune di Venezia, ha affidato a
VERITAS S.p.A. la redazione di un piano di caratterizzazione dell’area “Ex Carbonifera” ed ha
avviato le attività di Messa in Sicurezza di Emergenza ai sensi dell’art. 242 del sopraccitato T.U.
per l’asporto dei residui carboniosi nell’area esistente tra gli edifici ed il parcheggio sotterraneo
seppur tale operazione non sia stata possibile in modo integrale (come attesta la stessa relazione
delle attività redatta da VERITAS S.p.A.);
considerato infine che nella Relazione Preliminare dell’analisi di rischio sito specifica, predisposta
dall’Ing. E. Fabris, si afferma a pag. 18, in sede di conclusioni, che “la contaminazione riscontrata
nel suolo/sottosuolo e nelle acque sotterranee è compatibile dal punto di vista sanitario con
l’utilizzo dell’area per attività di tipo commerciale/industriale…” e che nella stessa Certificazione
di Agibilità si prescrive “alla ditta GEFA Multiple S.r.l. l’adozione di idonee misure di
segnalazione, presidio ed interdizione all’uso da parte degli operatori non addetti, delle aree
oggetto di bonifica, come da elaborato grafico allegato…”;

si chiede al Presidente
• di accertare presso gli uffici comunali competenti come si sia giunti al prezzo di locazione degli
arredi per i nuovi uffici, perché non sia stata fatta alcuna gara per la fornitura dei medesimi e
quale sarà la destinazione di tutto il mobilio, già di proprietà del Comune, collocato nelle
precedenti sedi di via Ulloa, Villa Querini, etc.
• di appurare i motivi per i quali il Comune di Venezia non ha sentito l’esigenza di costituirsi
parte civile nel procedimento penale in corso, al fine di tutelare l’onorabilità ed il buon nome
dell’ente, visto che è molto probabile possa derivare, dall’intera vicenda, un serio danno
all’immagine della città;
• di riscontrare presso il Sindaco e gli assessorati competenti l’avvenuta conoscenza dell’O.d.G.
presentato e votato il 19 Marzo scorso, a larga maggioranza, da questa Municipalità nonché i
motivi per i quali non è stato dato ad esso alcun riscontro o risposta;
• di accertare, visto l’imminente trasloco degli uffici nel mese di Maggio, i tempi, le modalità e le
disponibilità di bilancio per la realizzazione delle infrastrutture necessarie per una efficace
mobilità da e verso l’area di viale Ancona, a servizio non solo dei dipendenti comunali ma
anche dei numerosi utenti. Si renderà necessaria, in particolare, la previsione di piste ciclabili,
binari del tram, fermate per bus e stazione ferroviaria (almeno nelle vicinanze) al fine di poter
paragonare l’accessibilità a quest’area con le ipotesi di sistemazione, a suo tempo bocciate, di
via Ulloa ed ex deposito ACTV di via Torino;
• di conoscere quale sia l’esatta destinazione urbanistica dell’immobile sopraccitato visto che
appare esservi una netta contraddizione tra la sua qualificazione, nel certificato di Agibilità,
come “fabbricato commerciale” e l’uso direzionale (ad uffici) che se ne vuole fare in
considerazione del fatto che i parametri igienico-sanitari (illuminazione naturale, ventilazione)
dovrebbero essere diversamente valutati a seconda che si voglia fare un supermercato o un
ufficio (con persone che vi trascorreranno sette/otto ore ogni giorno) nonostante si cerchi di
rendere presentabile gli spazi con artifizi (la costruzione di tramezzi in cartongesso per separare
“idealmente” le zone adibite ad ufficio da quelle destinate ad archivio e armadi ove saranno
accese sempre le luci…alla faccia del risparmio energetico che si sarebbe dovuto avere con
l’operazione di trasloco);
• di comprendere il significato e l’efficacia del provvedimento di Agibilità vista la sua limitatezza
temporale. Questa limitazione risulta invero piuttosto inspiegabile dato che il certificato di
agibilità, ai sensi dell’art. 24 comma I del DPR. N. 380/2001 (T.U. dell’edilizia), “attesta la
sussistenza delle condizioni di sicurezza, igiene, salubrità, risparmio energetico degli edifici e
degli impianti negli stessi installati, valutate secondo quanto dispone la normativa vigente…” e,
come ribadito dalla giurisprudenza, esso può essere rilasciato solo nel caso in cui la costruzione
sia conforme alla concessione edilizia e agli strumenti urbanistici vigenti. Appare dunque
fortemente illogico e contraddittorio che si attesti tutto ciò, ma con una precisa scadenza. Che
cosa mai potrà accadere dopo? Forse, il Comune ha intenzione di acquistare l’immobile,
modificare la sua destinazione urbanistica da commerciale a direzionale sostenendo ulteriori
lavori di sistemazione “a norma” e, soltanto allora, rilasciare una nuova agibilità definitiva?
• di accertare se anche al piano 3° dell’immobile preso in locazione, caratterizzato da altezze
minime di certo inferiori a 3 metri lineari, è prevista la sistemazione di dipendenti comunali, alla
luce delle norme contenute agli artt. 68 e 70 del Regolamento edilizio sul tema delle altezze
minime;
• di accertare, eventualmente con l’ausilio dell’Avvocatura civica, la presenza di possibili conflitti
d’interesse e violazioni della normativa per l’incarico affidato a VERITAS S.p.A. da parte della
ditta proprietaria dell’area, dietro accordo con il Comune di Venezia, in considerazione della
partecipazione societaria del Comune nel capitale sociale di VERITAS e, contemporaneamente,
dell’interesse più volte palesato, dall’amministrazione, a prendere in locazione/acquistare parte
dell’immobile da sottoporre ad analisi;
• di accertare se sia o meno corrispondente al vero la circostanza, secondo cui l’ASL avrebbe dato
parere favorevole ai lavori di risanamento conservativo della struttura, ed in particolare del tetto
gravato da inquinamento da amianto, soltanto per una possibile destinazione urbanistica
produttiva o a deposito merce;
• di accertare infine, per la miglior tutela della salute di dipendenti e utenti, quali siano le ragioni
per cui il Comune ha ignorato le conclusioni dell’analisi di rischio sito specifica in cui si
afferma testualmente che “la contaminazione riscontrata nel suolo/sottosuolo e nelle acque
sotterranee è compatibile dal punto di vista sanitario con l’utilizzo dell’area per attività di tipo
commerciale/industriale…” dato che saranno collocati uffici per 300 persone e non un
supermercato e quali siano gli accorgimenti intrapresi dalla ditta titolare dell’area, per
scongiurare il rischio di contaminazione da residui carboniosi (come prescritto dalla Direzione
Ambiente e riportato nel certificato di Agibilità) e per la prosecuzione dei lavori di bonifica.

Mestre, 06.04.2009

Davide SCANO
Consigliere Verdi – Città Nuova