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Appunti sugli integrali funzionali (path integrals)

(Appunti per il corso di Fisica Teorica - 2011/12) Fiorenzo Bastianelli

Introduzione allintegrale di cammino

In sica delle particelle elementari ed in teoria dei campi i fenomeni quantistici sono tipicamente descritti in due modi equivalenti: 1. formalismo operatoriale (quantizzazione canonica, spazio di Hilbert, operatori, etc..) 2. formalismo dellintegrale funzionale (detto anche integrale di cammino o path integral). Lintegrale di cammino ` e stato introdotto in meccanica quantistica da Feynman nel 1948, ma no al 1970 circa non incontr` o molto successo, ed i metodi operatoriali erano ancora i pi` u diusi. Nel 1970 il successo delle teorie di gauge, introdotte per la descrizione di interazioni mediate da particelle di spin 1, diede un forte impulso allo sviluppo dei metodi funzionali. Infatti la quantizzazione delle teorie di gauge ` e molto pi` u chiara ed elegante se fatta con lintegrale funzionale. Inoltre, lintegrale funzionale mostra come una teoria di campo quantistica in D + 1 dimensioni spazio-temporali (D spazi ed 1 tempo) sia collegata con la meccanica statistica di un sistema in D + 1 dimensioni spaziali attraverso la continuazione analitica della coordinata temporale (rotazione di Wick). Questo collegamento ha dato origine ad un modo di pensare e denire le teorie di campo usando la meccanica statistica ed il gruppo di rinormalizzazione introdotto da Wilson (teorie su reticolo). Allo stato delle cose molti ricercatori usano di preferenza il formalismo dellintegrale funzionale per la descrizione delle teorie di campo e delle particelle elementari, ma occorre sottolineare come il formalismo operatoriale continui ad avere i suoi meriti (ci sono, ad esempio, lavori molto importanti sulle teorie di campo conformi in 2 dimensioni (CFT2 ) che fanno uso di questo formalismo). Dunque, allo stato delle cose la conoscenza di entrambe le formulazioni ` e utile per procedere in modo ecace nella ricerca moderna in sica teorica e teoria dei campi: alcune cose sono pi` u semplici in una formulazione piuttosto che nellaltra e quindi pu` o risultare vantaggioso usare un formalismo piuttosto che laltro nella soluzione di problemi specici.

1.1

Breve introduzione allintegrale di cammino

Il trattamento standard per spiegare il comportamento di un elettrone che passa attraverso due fenditure di una barriera e crea una gura di interferenza su uno schermo impiega la natura ondulatoria dellelettrone ed il principio di Huygens per calcolare linterferenza delle onde elementari che si originano dalle due fenditure. Feynman propone una descrizione alternativa. Egli suggerisce di pensare allelettrone come ad una particella che possa compiere entrambe le traiettorie, ciascuna con una certa ampiezza. Lampiezza totale Atot ` e denita come la somma delle singole ampiezze, ed il suo modulo quadrato d` a la probabilit` a che lelettrone sia rivelato in un dato punto dello schermo. Inoltre lampiezza elementare di ciascuna possibile traiettoria ` e collegata in modo molto semplice al 1

valore dellazione classica valutata sulla traiettoria stessa: Feynman, ispirato da considerazioni precedenti di Dirac, associa ad ogni traiettoria unampiezza di norma unitaria (cosicch e tutte le traiettorie pesino democraticamente allo stesso modo) e con fase pari al valore dellazione in unit` a di . In formule: Atot = A(c1 ) + A(c2 ) + ... + A(cn ) (1) con la proposta fondamentale che per ogni cammino cn A(cn ) = e
i

S (cn )

(2) (3) (4)

S = azione probabilita P |Atot |2 .

Dunque una parte importante in questa proposta ` e lidenticazione della fase associata allampiezza di transizione con lazione del sistema. Facciamo un test di questa proposta. Ricordiamo che lazione di una particella libera ` e data dallintegrale temporale della sua energia cinetica
T

S [q ] =
0

dt

1 2 mq 2

(5)

Semplichiamo il problema assumendo che la velocit` a sia costante nelle due traiettorie.

R (rivelatore)

D S (sorgente) d

Usando le quantit` a indicate in gura si ottiene m D2 m D2 T = 2 T2 2 T 2 m ( D + d) m D2 mDd S (c2 ) = = + + O(d2 ) 2 T 2 T T = S (c1 ) + pd + O(d2 ) S (c1 ) = dove p =
mD T

(6) (7) (8)

indica il momento dellelettrone. Dunque Atot = A1 + A2 = e = A1 [1 + e


i i

S (c1 )

+e

S (c2 )

= A1 [1 + e

[S (c2 )S (c1 )]

] (9)

pd+O(d2 )

Si vede che il massimo della probablit` a di rivelare lelettrone sullo schermo si ha quando e
i

pd

=1

(10)

cio` e quando p d = n con n intero. (11) h Si pu` o interpretare questa condizione denendo una lunghezza donda = h per cui quando in p d` e contenuto un numero intero di tali lunghezze donda si ha interferenza costruttiva. Abbiamo ottenuto la relazione di De Broglie usando lintegrale funzionale: se non altro questo ci mostra che la formulazione con lintegrale funzionale contiene gli elementi essenziali della meccanica quantistica. Dunque si usa in modo essenziale lazione: pd = 2n con n intero
tf

S [q ] =
ti

dt L(q, q ) .

(12)

Ricordiamo che la traiettoria classica ` e quella che minimizza lazione: S = 0 d L L =0. q dt q (13)

In meccanica quantistica lampiezza di transizione si ottiene usando lazione S [q ] per qualsiasi traiettoria possibile A=
n

S (cn )

Dq e

S [q ]

(14)

La notazione nale qui introdotta ` e quella dellintegrale funzionale: S [q ] ` e un funzionale delle funzioni q (t), che indicano il cammino del sistema, ed il simbolo Dq indica formalmente lintegrazione su tutto lo spazio delle funzioni {q (t)}. Occorre notare che vari problemi matematici su come denire esattamente questa integrazione sono ancora aperti. Lintegrale funzionale verr` a descritto in modo pi` u approfondito nei capitoli successivi. In questa formulazione il limite classico ` e intuitivo: sistemi macroscopici hanno valori dellazione S grandi rispetto ad , il quanto dazione. Piccole variazioni di un cammino fanno variare la fase i S [q ] di molto rispetto a e le ampiezze di cammini vicini si cancellano per interferenza distruttiva, tranne nel punto in cui lazione ha un minimo, S = 0, che identica la traiettoria classica. Le traiettorie vicino a quella classica hanno ampiezze che si sommano coerentemente poich` e la fase non varia: lintegrale funzionale ` e dominato dalla traiettoria classica.

1.2

Principio di minima azione

Lazione gioca un ruolo fondamentale nella formulazione della meccanica quantistica attraverso gli integrali di cammino. Facciamone dunque una breve introduzione, partendo dalla formulazione lagrangiana ed arrivando alla formulazione hamiltoniana. 1.2.1 Formalismo lagrangiano

Consideriamo una particella non-relativistica di massa m che si muove in una sola dimensione con coordinata q , soggetta ad una forza conservativa F = q V (q ). Lequazione del moto di Newton ` e mq = F . (15)

Questa equazione pu o essere derivata da un principio dazione. Lazione ` e un funzionale della traiettoria della particella q (t) (cio` e delle variabili dinamiche del sistema che si vuole descrivere) ed associa un numero ad ogni funzione q (t). In genere i sistemi sici sono descritti da unazione del tipo
tf

S [q ] =
ti

dt L(q, q ) m 2 q V (q ) 2 (16)

L(q, q ) =

dove L(q, q ) ` e la lagrangiana, ed il principio dazione stabilisce che la traiettoria classica che congiunge due punti dello spazio delle congurazioni ` e quella che minimizza lazione S . Infatti possiamo variare la traiettoria q (t) (con condizioni iniziali q (ti ) = qi e q (tf ) = qf ) in q (t) + q (t), dove q (t) ` e una variazione innitesima arbitraria (con q (ti ) = q (tf ) = 0) ed imporre che lazione sia minimizzata dalla traiettoria classica q (t)
tf

0 = S [q ] = S [q + q ] S [q ] =
ti tf

dt
tf ti

m 2 q V (q ) 2
tf

V (q ) dt mq q q = mqq = q ti tf V (q ) dt mq + = q . q ti

ti

dt mq +

V (q ) q q (17)

Poich` e le variazioni q sono arbitrarie, il minimo ` e raggiunto proprio quando la funzione q (t) soddisfa le equazioni del moto classiche mq + V (q ) =0. q
tf

(18)

In generale, si ottengono le cosidette equazione di Eulero-Lagrange 0 = S [q ] = L(q, q ) L(q, q ) q + q q q ti ti tf L(q, q ) tf d L(q, q ) L(q, q ) = q dt q q dt q q ti ti tf d L(q, q ) L(q, q ) = dt q dt q q ti dt L(q, q ) = dt d L(q, q ) L(q, q ) =0. dt q q
tf

(19)

da cui

(20)

Osservazioni: 1. Dimensioni dellazione: [S ] = [ ] 2. Le equazioni lagrangiane del moto sono del secondo ordine nel tempo, quindi ci si aspetta che si possano imporre due condizioni iniziali, convenientemente scelte ssando la posizione al tempo iniziale e nale. 3. Lequazione del moto ` e esprimibile come la derivata funzionale dellazione S [q ] =0. q (t) 4 (21)

4. Le equazioni del moto non cambiano se si aggiunge alla lagrangiana L una derivata totale, d . L L = L + dt 5. Tutto questo si estende facilmente a sistemi con pi` u gradi di libert` a e, con un p` o pi` u di attenzione, a teorie di campo. 1.2.2 Formalismo hamiltoniano

Lidea di base del formalismo hamiltoniano ` e quella di avere equazioni del moto del primo ordine nel tempo. Introduciamo questo formalismo seguendo un esempio semplice. Per una particella non-relativistica di coordinate q i la lagrangiana nello spazio delle congurazioni ` e data da L(q, q ) = m i q q i V (q ) 2 (22)

dove gli indici delle coordinate sono abbassati con la metrica ij e gli indici ripetuti sono automaticamente da riternersi sommati su tutti i possibili valori. Il passaggio alla formulazione hamiltoniana avviene nel seguente modo: 1) Si raddoppiano le variabili dinamiche, introducendo per ogni coordinata il corrispondente momento coniugato L i . (23) pi i = m q q 2) Si denisce lhamiltoniana H come trasformata di Legendre della lagrangiana L H (q i , pi ) pi q i L(q, q ) = 1 i p pi + V (q ) . 2m (24)

3) Si deniscono le parentesi di Poisson. Per due funzioni A e B denite sullo spazio delle fasi le parentesi di Poisson assumono la forma {A, B } = A B B A q i pi q i pi (25)

dove abbiamo usato la convenzione di sommatoria per indici ripetuti. Si noti in particolare che
i {q i , pj } = j ,

{q i , q j } = 0 ,

{pi , pj } = 0 .

(26)

4) Le equazione del moto hamiltoniane sono scrivibili nella forma q i = {q i , H } p i = { pi , H }

(27)

che eettivamente sono del primo ordine nel tempo. Nel nostro esempio queste equazioni diventano H 1 = pi pi m H V p i = i = i q q q i =

(28)

V e sono equivalenti alle equazioni del moto lagrangiane mq i = q e tipicai . La hamiltoniana ` mente interpretata come generatore delle traslazioni temporali (e dunque come generatore del

moto): sposta le condizioni iniziali (un punto nello spazio delle fasi) di una quantit` a innitesima nel tempo. Anche queste equazioni possono essere dedotte da un principio dazione
tf

S [q, p] =
ti

dt pi q i H (q, p)

(29)

per cui
tf

0 = S =
ti

dt pi q i + pi q i
tf ti tf

= pi q i

+
ti

H H pi i q i pi q H H dt pi q i q i p i + i pi q

(30)

e da qui si riconoscono le equazioni del moto di Hamilton. Si noti che in questa formulazione occorrono 2n costanti di integrazione, che corrispondono alle 2n condizioni imposte sulle coordinate q i al tempo iniziale e nale.

2
2.1

Integrale funzionale in meccanica quantistica


Quantizzazione operatoriale

La quantizzazione operatoriale si ottiene formalmente considerando le coordinate dello spazio delle fasi (coordinate generalizzate e momenti) come operatori lineari che agiscono in uno spazio lineare H dotato di norma denita positiva (spazio di Hilbert) con la condizione che gli operatori soddisno a regole di commutazione date da i volte il valore delle corrispondenti parentesi di Poisson classiche
i [ qi, p j ] = i j ,

[ qi, q j ] = 0 ,

[ pi , p j ] = 0 .

(31)

Di conseguenza tutti gli osservabili classici A(q, p) (funzioni sullo spazio delle fasi) diventano ( operatori A q, p ) agenti nello spazio di Hilbert H, di cui lesempio pi` u importante ` e proprio lhamiltoniana H . Dato un stato | dello spazio di Hilbert H (| H), la sua evoluzione temporale ` e data dallequazione di Schr odinger i | . | = H t (32)

Questa procedura di quantizzazione formale diventa operativa quando si riesce a costruire esplicitamente una rappresentazione irriducibile dellalgebra (31). Nella rappresentazione delle coordinate, ottenuta proiettando gli stati dello spazio di Hilbert sugli autostati delloperatore posizione, e considerando gli elementi di matrice degli operatori tra questi stessi autostati, si riottiene la familiare meccanica ondulatoria | (q ) (q ) = q | q |q |q = q q |q = q (q q ) q |p |q = i (q q ) q (33) 6

q q q 2 2 H + V (q ) 2m q 2 p i

con relativa equazione di Schr odinger i


2 2 (q ) (q ) = + V (q ) (q ) . t 2m q 2

(34)

Dato uno stato iniziale |i che descrive un sistema al tempo ti , la soluzione dellequazione di Schr odinger ` e formalmente data, per hamiltoniane indipendenti dal tempo, da | (t) = e
i

(tti ) H

|i

(35)

e lampiezza che il sistema si trovi al tempo tf nello stato descritto da |f ` e ottenuta proiettando su questo stato la soluzione dellequazione di Schr odinger f | (tf ) = f |e
i

(tf ti ) H

|i .

(36)

Tale ampiezza ` e denominata ampiezza di transizione. Nelle due prossime sezioni dedurremo delle rappresentazioni di tale ampiezza mediante gli integrali funzionali.

2.2

Integrale funzionale nello spazio delle fasi

` utile inserire loperatore identit` E a I , espresso tramite la relazione di completezza degli autostati delloperatore posizione I= per riscrivere la (36) come f |e
i

dq |q q |

(con q |q = (q q ))

(37)

(tf ti ) H

|i = f |I e = dqf

(tf ti ) H

I |i
i

dqi f (qf ) qf |e

(tf ti ) H

|qi i (qi )

(38)

mostrando come sia suciente, senza perdere di generalit` a, considerare lelemento di matrice A = qf |e
i

HT

|qi

(39)

dove T = (tf ti ) ` e lintervallo di tempo impegato dalla propagazione della particella. Vediamo ora come ottenere una rappresentazione di questa ampiezza di transizione. Per una particella con massa m e moto unidimensionale consideriamo come operatore quantistisco hamiltoniano 1 2 ( p + V ( q) (40) H q, p ) = 2m dove il cappello denota come al solito operatori quanto-meccanici. La derivazione dellintegrale funzionale procede nel seguente modo. Possiamo spezzare lampiezza di transizione come prodotto di N fattori, ed inserire la relazione di completezza (37) tra i vari fattori N 1 volte A = qf |e = qf |e
i

HT

|qi
i

= qf | e
H

iT N

|qi = qf | e
N 1

i H H

e
i

|qi

N volte N

Ie

I Ie

|qi =
k=1

dqk
k=1

qk |e

|qk1

(41)

T . Possiamo ora usare N volte la relazione di dove abbiamo denotato q0 = qi , qN = qf , = N completezza, ma ora espressa in termini degli autostati delloperatore momento,

I= per ottenere
N 1

dp |p p| 2

(con p|p = 2 (p p ))

(42)

N 1

A =
k=1 N 1

dqk
k=1 N

qk |e

i H

|qk1 =
k=1

dqk
k=1
i

qk | I e

|qk1 (43)

=
k=1

dqk

dpk 2 k=1

qk |pk pk |e
k=1

|qk1 .

Questa ` e ancora una formula esatta, ma ora useremo approssimazioni valide nel limite N ( 0). Il punto cruciale per derivare lintegrale funzionale sar` a valutare il seguente elemento di matrice p|e
i

( H q ,p )

|q = p| I = p|q = p|q

i H ( q, p ) + |q i ( p|H q, p )|q + i H (q, p) + . (44)

1
i

= p|q e

H (q,p)+

( La sostituzione p|H q, p )|q = p|q H (q, p) segue dalla semplice struttura dellhamiltoniana (40), che ci permette di agire con loperatore posizione o momento sullautostato corrispondente, cosicch e gli operatori sono sostituiti immediatamente dai corrispondenti autovalori. In ( questo modo loperatore hamiltoniano H q, p ) ` e sostituito dalla funzione hamiltoniana H (q, p) = p2 + V (q ). Queste approssimazioni sono giusticate nel limite N per una classe su2m cientemente grande di potenziali sicamente interessanti, (ed i puntini in (44) possono essere legittimemente trascurati in questo limite): in tal caso esiste una prova rigorosa che va sotto il nome di formula di Trotter. Usando la (44) e ricordando che le funzioni donda degli autostati del momento (le onde piane) sono normalizzate come q |p = e si ottiene qk |pk pk |e
i i

pq

p|q = q |p

= e

pq

(45)

|qk1 = e

pk (qk qk1 ) i H (qk1 ,pk )

(46)

a meno di termini trascurabili per 0. Questa espressione pu` o ora essere inserita in (43). A questo punto lampiezza di transizione non contiene pi` u operatori
N 1

A = lim =

dqk
k=1
i

dpk i e 2 k=1 . 8

N k=1

pk

(qk qk1 )

H (qk1 ,pk )

DqDp e

S [q,p]

(47)

Questo ` e lintegrale funzionale nello spazio delle fasi. Riconosciamo allesponente la discretizzazione dellazione classica
T N

S [q, p] =
0

dt pq H (q, p)

k=1

pk

( qk q k 1 )

H (qk1 , pk )

(48)

dove T = N ` e il tempo di propagazione totale. Lultimo modo di scrivere lampiezza in (47) ` e simbolico, ed indica la somma formale su tutti i cammini dello spazio delle fasi pesati dallesponenziale di i/ volte lazione classica.

2.3

Integrale funzionale nello spazio delle congurazioni

Lintegrale funzionale nello spazio delle congurazioni ` e ora facilmente derivabile integrando sui momenti in (47). Infatti allesponente la dipendenza dai momenti ` e al pi` u quadratica, e si pu` o usare lintegrazione gaussiana

dp e 2 p =

2 .

(49)

Completando i quadrati ed usando formalmente lintegrazione gaussiana si ottiene


N 1

A = lim =

dqk
k=1
i

m 2i

N 2

N k=1

2 m (qk qk1 ) V 2 2

(qk1 )

Dq e

S [q ]

(50)

Questo ` e lintegrale funzionale nello spazio delle congurazioni. Nellesponente compare lazione dello spazio delle congurazioni opportunamente discretizzata
T

S [q ] =
0

m 2 q V (q ) dt 2

k=1

m qk qk1 2

V (qk1 ) .

(51)

Di nuovo, lultimo modo di scrivere lespressione in (50) ` e simbolico, ed indica la somma sui cammini nello spazio delle congurazioni. 2.3.1 Particella libera

Per una particella libera (V (q ) = 0) si pu` o usare ripetutamente la formula gaussiana nella forma dq a a(xq)2 e b b(qy)2 e =
ab ab 2 e a+b (xy) ( a + b)

(52)

per calcolare dalleq. (50) lampiezza di transizione esatta, ottenendo A(qi , qf ; T ) =


2 i m(qf qi ) m 2T e . 2i T

(53)

che infatti soddisfa lequazione di Schr odinger i con condizioni iniziali A(qi , qf ; 0) = (qi qf ) . (55) Questo risulato ` e molto suggestivo: si noti che lampiezza di transizione a meno del prefattore corrisponde allesponenziale dellazione valutata sulla traiettoria classica. Questo ` e tipico nei casi in cui lapprossimazione semiclassica ` e esatta: si pu` o interpretare il prefattore come corrispondente alle correzioni ad 1-loop del risultato classico, e questo satura il risultato esatto (non ci sono correzioni a pi` u loop o correzioni non-perturbative). Un modo un p` o pi` u formale, ma molto utile, di calcolare questo integrale funzionale gaussiano ` e quello di operare direttamente nel limite del continuo. Lazione classica ` e S [q ] = T m 2 , e le equazioni classiche del moto sono risolte con le condizioni al contorno descritte dt 2 q 0 sopra da t qcl (t) = qi + (qf qi ) . (56) T Ora si pu` o rappresentare un generico cammino q (t) come la parte classica qcl (t) pi` u uttuazioni quantistiche (t) q (t) = qcl (t) + (t) (57) dove le uttuazioni quantistiche devono annullarsi a t = 0, T per non modicare le condizioni al contorno, (0) = (T ) = 0. Ora si pu` o calcolare lintegrale funzionale come segue A(qi , qf ; T ) = = Dq e D e
i i

2 2 A(qi , qf ; T ) = A(qi , qf ; T ) 2 T 2m qf

(54)

S [q ]

D(qcl + ) e =e
i

S [qcl +]

(S [qcl ]+S [])

S [qcl ]

D e

S [ ]

= Ne

S [qcl ]

= Ne

2 i m(qf qi ) 2T

(58)

dove ` e stata usata linvarianza per traslazioni della misura (Dq = D(qcl + ) = D). Si noti che non c` e nessun termine lineare in nellazione perch` e qcl risolve le equazioni classiche del moto, dunque per azioni quadratiche S [qcl + ] = S [qcl ] + S []. Inne il coeciente di i o essere ssato a posteriori richiedendo che il risultato normalizzazione N = D e S [] pu` m nale soddis lequazione di Schr odinger (dunque N = 2i ). T 2.3.2 Rotazione di Wick ed equazione del calore

Si noti che continuando analiticamente il tempo a valori immaginari T i , con reale, lequazione di Schr odinger diventa essenzialmente lequazione del calore la cui soluzione A=
2 2 A= A 2 2m qf

(59)

2 f qi ) m m(q2 e 2

(60)

10

pu` o essere ottenuta con la stessa continuazione analitica dalla (53). Questa continuazione analitica ` e detta rotazione di Wick e pu` o essere fatta direttamente sullintegrale funzionale. Continuando la variabile temporale t i , lazione con tempo minkowskiano (cio` e con tempo reale) diventa unazione euclidea ( ` e solitamente detto tempo euclideo)

iS [q ] dove nellazione euclidea q = integrale funzionale


dq . d

SE [q ] =
0

m 2 q 2

(61)

Lazione euclidea ` e denita positiva, ed il corrispondente Dq e


1

SE [q ]

(62)

coincide con lintegrale funzionale introdotto nel 1920 circa da Wiener per studiare la soluzione dellequazione del calore e descrivere il moto browniano. Questi integrali in tempo euclideo hanno applicazioni dirette in meccanica statistica (dove si pone = 1 e ` e identicato con con k costante di Boltzmann) e sono linverso della temperatura , precisamente = k1 direttamente collegati agli integrali gaussiani in quanto lesponenziale non contiene pi` u lunit` a immaginaria i.

3
3.1

Digressione sugli integrali gaussiani


Integrali gaussiani e teorema di Wick
d 1 K2 1 e 2 = 2 K d 1 K2 +J 1 11 2 e 2 = e2 K J 2 K 1 dn 1 i Kij j 2 = (det Kij ) 2 n e (2 ) 2 1 1 dn 1 i Kij j +Ji i ij 2 = (det Kij ) 2 e 2 Ji G Jj n e 2 (2 )

Integrali gaussiani (utili in meccanica statistica)

(63)

k ). Questi integrali sono facilmente dove Gij ` e la matrice inversa di Kij (e quindi Kij Gjk = i calcolabili con metodi elementari e convergono ai valori sopra riportati quando K > 0 e Kij ` e una matrice denita positiva (tutti i suoi autovalori sono positivi). Infatti, il primo integrale ` e lintegrale gaussiano standard; il secondo si pu` o ottenere completando il quadrato allesponente e traslando la variabile di integrazione (procedimento a cui ci si riferisce come al completamento del quadrato); il terzo integrale ` e immediato se la matrice Kij ` e diagonale, e valido in tutta generalit` a osservando che la misura dintegrazione ` e invarante per trasformazioni ortogonali (una matrice simmetrica ` e diagonalizzata da trasformazioni ortogonali); il quarto integrale ` e di nuovo ottenuto completando il quadrato. Tutte le variabili qui sopra sono considerate reali, ma per estensione analitica in K e Kij si possono ottenere i seguenti: Integrali gaussiani (utili in meccanica quantistica)
i d 1 2 e 2 K = 2i K

11

i i 1 dn 2 Kij j = (det Kij ) 2 n e (2i) 2 i i 1 i dn ij 2 Kij j +iJi i = (det Kij ) 2 e 2 Ji G Jj n e (2i) 2

(64)

dove Gij ` e sempre la matrice inversa di Kij . La convergenza di questi integrali ` e garantita se K e tutti gli autovalori di Kij hanno una piccola parte immaginaria negativa (ad esempio K = K0 i con K0 reale ed > 0) che assicurano uno smorzamento degli integrandi per || (questo corrisponde alla prescrizione causale i di Feynman). Questi integrali (nito dimensionali) possono essere reintepretati come integrali funzionali (innito dimensionali) se si usa una notazione ipercondensata per cui la variabile st` a per la funzione e lindice i per largomento della funzione. Tipicamente tale argomento ` e costituito da una parte continua e da una parte discreta. Ad esempio se le funzione in considerazione ` e il potenziale vettore A (x ) si pu` o introdurre la notazione A , x , x0 , x1 , x2 , x3 i (65)

dove lindice i contiene una parte discreta (la dipendenza dallindice discreto ) ed un parte continua (x che descrive la dipendenza della funzione dal punto dello spazio-tempo). In teoria dei campi tipicamente si cerca solo la dipendenza di questi integrali dalle funzioni arbitrarie J , le cosidette sorgenti, e si trascura la normalizzazione globale (che viene spesso rinormalizzata ad 1). 3.1.1 Funzioni di correlazione e funzionali generatori

Deniamo funzioni di correlazione ad n punti le seguenti medie normalizzate i1 i2 in = Z 1 dove Z = D e


i

D i1 i2 in e

S [ ]

(66)

S [ ]

` utile introdurre il funzionale generatore cosicch e 1 = 1. E Z [J ] = D e


i

(S []+Ji i )

(67)

che genera tutte le funzioni di correlazione della teoria i1 i2 in = 1 Z [J ]


n

Z [J ] Ji1 Ji2 Jin

(68)
J =0

Il funzionale generatore di funzioni connesse W [J ] ` e denito attraverso la relazione Z [J ] = e


i

W [J ]

W [J ] =

ln Z [J ]

(69)

` utile anche considerare lazione ecace [] ottenuta come trasformata di Legendre del E funzionale W [J ] [] = min W [J ] Ji i
J

(70)

che genera le cosiddette funzione di correlazione irriducibli ad una particella. 12

3.1.2

Teoria libera

Per acquisire un po dintuizione ` e utile considerare lesempio pi` u semplice, una teoria libera descritta dallazione 1 S [] = i Kij j . 2 Usiamo per semplicit` a unit` a di misura in cui = 1 e denendo D ottiene 1 i i ij Z [J ] = D ei(S []+Ji ) = (det Kij ) 2 e 2 Ji G Jj
dn n (2i) 2

(71) dalleq. (64) si (72)

Dalle eq. (67) (68) possiamo quindi ottenere le seguenti funzioni di correlazione 1 =1 i = 0 i j = iGij

(73)

Questultima, cio` e la funzione di correlazione a due punti, ` e anche detta propagatore del campo i . Proseguendo si vede facilmente che tutte le funzioni di correlazione con un numero dispari di punti si annullano, mentra quelle con un numero n pari di punti si esprimono come somma di (n 1)!! termini diversi che si fattorizzano come prodotto delle funzioni a due punti (fatto noto come teorema di Wick). Ad esempio la funzione a 4 punti risulta 1 2 3 4 = 1 2 3 4 + 1 3 2 4 + 1 4 2 3 . (74)

Questa funzione di correlazione non ` e connessa in quanto tutti i suoi temini si disconnettono nel prodotto di funzioni di correlazione di ordine pi` u basso. Il funzionale generatore di funzioni connesse W [J ] ` e facilmente identicabile: usando leq. (69) si ottiene 1 W [J ] = Ji Gij Jj 2 (75)

i i dove = 2 ln det(Kij ) = 2 tr ln(Kij ) ` e una costante. Si verica facilmente che le funzioni di correlazione non nulle generate da W [J ] sono connesse. Calcoliamo inne lazione ecace. Il minimo al variare della sorgente J delleq. (70) si ha per

W = i Ji Da cui

i = Gij Jj

Ji = Kij j

(76)

1 [] = i Kij j 2

(77)

Dunque per una teoria libera lazione ecace [] coincide essenzialmente con lazione libera S [] (a parte la costante aggiuntiva che rappresenta lenergia del vuoto o energia di punto zero che, in assenza di gravit` a, viene tipicamente trascurata). In generale lazione ecace contiene ecacemente tutti gli eetti dovuti alla quantizzazione e dunque non va quantizzata di nuovo. 13

3.2

Funzioni di correlazione

Lampiezza di transizione che abbiamo calcolato con il path integral pu` o essere espressa anche nella rappresentazione di Heisenberg come f |e
i

(tf ti ) H

|i = H f , tf |i , ti

(78)

dove H f , tf | e |i , ti H sono, per esempio, autostati di operatori O(t) al tempo tf e ti rispettivamente. Nella rappresentazione di Schr odinger gli operatori non dipendono dal tempo e lo stato del sistema sico ` e un vettore dello spazio di Hilbert che dipende esplicitamente dal tempo (e soddisfa lequazione di Schr odinger). Viceversa, nella rappresentazione di Heisenberg gli operatori dipendono esplicitamente dal tempo (soddisfano le equazioni di Heisenberg) mentre gli stati possibili del sistema sico sono vettori indipendenti dal tempo. Le due rappresentazioni sono equivalenti poich e esiste un operatore unitario che le collega (che coincide con loperatore di evoluzione). Infatti, nella rappresentazione di Heisenberg le equazioni del moto sono date dalle equazioni di Heisenberg, che per loperatore posizione ` e i dq H ] = [ qH , H dt q H (t) = e
i

Ht

q H (0)e

Ht

(79)

dove la soluzione scritta sopra ` e valida per hamiltoniane indipendenti dal tempo, mentre nella rappresentazione di Schr odinger gli operatori non dipendono dal tempo e possono essere identicati con gli operatori di Heisenberg al tempo t = 0, q S = q H (0) .
i

(80)

e loperatore unitario che collega le due rappresentazioni. Similmente gli Loperatore U = e Ht ` autostati deniti dalle relazioni q S |q = q |q , sono collegati da una relazione simile |q, t
H

q H (t)|q, t

= q |q, t

(81)

=e

Ht

|q .

(82)

Dunque ` e facile vericare la correttezza della seconda espressione in (78) sopra. Spesso in teoria dei campi si considera lampiezza di transizione tra lo stato di vuoto (solitamente indicato da 0) a ti = (in) allo stato di vuoto a tf = + (out)
H

f , tf |i , ti

0, tf |0, ti

0, out|0, in

(83)

Spesso si sottindende la rappresentazione di Heisenberg, e le indicazioni in, out vengono tralasciati insieme al pedice H . Le funzioni di correlazione sono denite nella rappresentazione di Heisenberg come f , tf |q (t)|i , ti H (t1 ) q (t2 )|i , ti H H f , tf |q (t1 ) q (t2 ) q (tn )|i , ti H f , tf |q
H

funz.di corr. ad 1 punto funz.di corr. a 2 punti


H

funz.di corr. ad n punti .

(84)

14

Di maggiore interesse sono le funzioni di correlazione con ordinamento temporale denite da f , tf |q (t)|i , ti H (t1 ) q (t2 )|i , ti H H f , tf |T q (t1 ) q (t2 ) q (tn )|i , ti H f , tf |T q
H

funz.di corr. ad 1 punto funz.di corr. a 2 punti


H

funz.di corr. ad n punti

(85)

dove il simbolo T (introdotto da Dyson) indica che gli operatori sono sistemati da sinistra a destra in ordine di tempo decrescente. Queste ultime sono facilmente ottenibili tramite il path integral. Infatti la funzione di correlazione ad un punto pu` o essere calcolata come segue
H

f , tf |q (t)|i , ti = f |e = f |e = f |e = lim =
i

= f |e q e q I e q
i

f Ht

Ht

q e

Ht

i Ht

|i

(tf t) H

(tti ) H

|i |i
i

(tf t) iH
i

(tti ) iH

(tf t) H N 1

dqn |qn qn | e m 2i
N 2 i

(tti ) H

|i
(qk1 )

dqk
k=1
i

qn e

N k=1

2 m (qk qk1 ) V 2 2

Dq q (t) e

S [q ]

(86)

dove si ` e ripetuta essenzialmente la deduzione come nel capitolo 2, facendo attenzione ad identicare linserimento della relazione di completezza I , espressa mediante lintegrale su qn , con quella che corrisponde al tempo t = ti + n (questo ` e sempre ottenibile con una discretizzazione sucientemente ne), cosicch e da identicare nel limite del continuo qn con q (t). Si vede facilmente che tale deduzione si generalizza alle funzioni ad n punti solo se gli operatori sono ordinati temporalmente
H

f , tf |T q (t1 ) q (t2 ) q (tn )|i , ti

Dq q (t1 )q (t2 ) q (tn ) e

S [q ]

(87)

Dunque le funzioni ad n punti ordinate temporalmente sono date dalla media delle funzioni q (t) nellintegrale funzionale. In tale formulazione gli operatori non compaiono pi` u. In teoria dei campi la funzione a due punti normalizzata
H

0, out|T q (t1 ) q (t2 )|0, in H 0, out|0, in H

1 Z

Dq q (t1 )q (t2 ) e

S [q ]

(88)

con Z = Dq e S [q] ` e chiamata il propagatore (spesso si normalizza lenergia del vuoto a i zero ponendo Z = 1; infatti in generale vale Z = H 0, out|0, in H = e E0 (tout tin ) .) Quando si usa lintegrale funzionale e se non c` e nessuna possibilit` a di confusione le funzioni di correlazione (non normalizzate) sono indicate da q (t1 )q (t2 ) q (tn ) = come gi` a anticipato nella sezione 3.1.1. 15 Dq q (t1 )q (t2 ) q (tn ) e
i

S [q ]

(89)

Si vede facilmente che il funzionale generatore per le funzioni di correlazione (non normalizzate) ` e dato da

Z [J ] =
n=0

1 n!
i

dt1 dt2 . . . dtn q (t1 )q (t2 ) q (tn ) J (t1 )J (t2 ) J (tn ) (90)

Dq e

(S [q ]+ dt Jq )

da cui si ottengono le funzioni di correlazione tramite opportune derivate funzionali


n

q (t1 )q (t2 ) q (tn ) =

n Z [J ] J (t1 )J (t2 ) J (tn )

.
J =0

(91)

3.3

Oscillatore armonico

Calcoliamo esplicitamente il caso delloscillatore armonico con massa unitaria Z [J ] = S [q ] = Dq e dt


i

(S [q ]+ dt Jq )

1 2 2 2 q q 2 2

(92)

formalmente gi` a risolto nella sezione 3.1.2. Ripercorriamo brevemente la deduzione senza usare la notazione ipercondensata. Lazione allesponente pu` o essere riscritta integrando per parti e trascurando il termine di bordo (che pu` o essere messo a zero imponendo che q tenda al valore del vuoto classico q = 0 negli estremi dintegrazione; unaltra giusticazione verr` a data pi` u avanti nella versione euclidea) S [q ] = = 1 d2 + 2 q dt q 2 dt2 1 d2 dtdt q (t) + 2 (t t )q (t ) 2 dt2 1 dtdt q (t)K (t, t )q (t ) 2

(93)

dove la delta di Dirac (t t ) ` e stata introdotta per permettere di identicare la matrice d2 2 cinetica K (t, t ) (unoperatore dierenziale), K (t, t ) = ( dt 2 + ) (t t ). Linverso di questo operatore cinetico (cio` e la funzione di Green delloperatore dierenziale) ` e identicato in trasformata di Fourier dp eip(tt ) G(t, t ) = (94) 2 p2 2 che infatti formalmente soddisfa dt K (t, t )G(t , t ) = d2 + 2 G(t, t ) = (t t ) 2 dt (95)

16

(come integrare in presenza dei poli verr` a discusso pi` u avanti). Ora si pu` o completare il quadrato in (92) ottenendo Z [J ] = = Dq e
i

(S [q ]+ dt Jq )

Dq exp

dtdt

1 q (t)K (t, t )q (t ) J (t) (t t )q (t ) 2

1 J (t)G(t, t )J (t ) 2 = exp i 2 i 2 dtdt J (t)G(t, t )G(t ) Dq exp i dtdt 1 q (t)K (t, t ) q (t ) 2

det1/2 [ 1 K (t,t )]N

= N exp

dtdt J (t)G(t, t )J (t )

(96)

(per semplicit` a si pu` o scegliere lenergia dello stato di vuoto uguale a zero, e quindi ssare N = 1). Aggiungendo la prescrizione i di Feynman si pu` o calcolare ( 2 2 i con 0+ ) G(t, t ) = i i|tt | dp eip(tt ) = e . 2 2 2 p + i 2 (97)

La funzione a due punti (il propagatore di Feynman) ` e quindi data da 0, out|T q (t) q (t )|0, in = 0, out|0, in = = 1 Z [J ] 2
2 2

Dq q (t)q (t )e Dq e
i

S [q ]

S [q ]

q (t)q (t ) 1

Z [J ] J (t)J (t )

J =0

ei|tt | .

(98)

Come notato sopra, la media dellunit` a ( 1 = N ) pu` o essere posta uguale ad uno ssando lenergia dello stato di vuoto uguale a zero.

3.4

Rotazione di Wick e formula di Feynman-Kac

Consideriamo la traccia delloperatore di evoluzione, che pu` o essere scritta in vari modi equivalenti ZM Tr e
i

(tf ti ) H

=
n

n|e

(tf ti ) H

|n =
n

En (tf ti )

dq q, tf |q, ti .

(99)

Continuando analiticamente il tempo con la rotazione di Wick T (tf ti ) i , e ponendo = 1, si ottiene ZE Tr e H =


n

eEn =

dq q, tf |q, ti

(100)

alla temperatura Questa ` e la funzione di partizione di un sistema statistico con hamiltoniana H 1 ` ora facile trovarne una rappresentazione con = k , dove k ` e la costante di Boltzmann. E 17

il path integral: occorre mettere lo stato iniziale uguale allo stato nale, integrare su tutti i possibili stati (questo genera la traccia in (99)), e fare la rotazione di Wick nellintegrale funzionale. I cammini diventano quindi cammini chiusi, periodici nel tempo euclideo (poich` e q (0) = q ( )). Lazione, come gi` a descritto nella sezione 2.3.2, diventa unazione euclidea denita positiva, e la rappresentazione tramite integrale funzionale (formula di Feynman-Kac) ` e scritta come ZE = Tr e H = Dq eSE [q] (101)
P BC

dove PBC (periodic boundary conditions) indica condizioni al contorno periodiche con periodo che identicano tutti i cammini chiusi di periodo . 3.4.1 Oscillatore armonico (caso euclideo)

Un caso speciale della formula di Feynman-Kac ` e il limite per la temperatura che v` a a zero ( 0), o equivalentemente del tempo euclideo che tende allinnito ( ): ZE =
n

eEn

eE0 + termini che vanno a zero.

(102)

Questo ` e vero anche in presenza di una sorgente esterna J se si assume che la sorgente ` e non-nulla solamente in un intervallo di tempo nito: il tempo innito restante ` e suciente a proiettare loperatore e H sullo stato di vuoto. Questo ci permette di derivare il funzionale generatore Z [J ] nel caso euclideo in un modo pi` u semplice, giusticando lintegrazione per parti Dq eSE [q]+ d Jq ZE [J ] lim 0, |0, J = 0, = |0, = + J = 2 2 P BC 1 2 2 2 d q SE [q ] = + q . (103) 2 2 Ora possiamo ripetere il calcolo precedente. Per cammini chiusi si pu` o integrare per parti (non ci sono termini di bordo) e lintegrale ` e strettamente gaussiano ZE [J ] =
P BC

Dq exp

1 d2 q ( ) 2 + 2 q ( ) J ( )q ( ) 2 d (104)

1 d d J ( )GE (, )J ( ) 2 dove la funzione di Green euclidea GE ` e data da = N exp

1 d2 dpE eipE ( ) 2 GE (, ) = 2 + = . (105) 2 d 2 p2 E + Questa funzione di Green euclidea GE ` e unica: infatti non ci sono poli da trattare o prescrizioni da assegnare. La rotazione di Wick inversa implica tE itM it insieme a pE ipM ip, questultima necessaria per mantenere una corretta trasformata di Fourier durante la deformazione analitica. Infatti dpE eipE ( ) dpM eipM (tt ) GE (, ) = i = iGM (t, t ) F (t, t ) (106) 2 2 2 p2 2 p2 E + M +

dove F (t, t ) ` e il propagatore di Feynman in (98) (con = 1). Calcolando (105), o continuando analiticamente (98), si ottiene il propagatore euclideo (funzione a due punti normalizzata) 1 | | q ( )q ( ) = e . (107) 2 18

4
4.1

Sviluppo perturbativo
Sviluppo perturbativo

La teoria libera corrisponde allintegrale gaussiano ed ` e risolubile esattamente. In presenza di interazioni la teoria ` e invece di dicile soluzione, e si deve ricorrere ad approssimazioni quali lespansione perturbativa, che consiste essenzialmente nello sviluppo della soluzione in serie di Taylor nelle costanti daccoppiamento. Descriviamo lo sviluppo perturbativo considerando come traccia il caso di un oscillatore anarmonico S [q ] = dt 1 2 2 2 g 3 4 q q q q . 2 2 3! 4! (108)

Quando le costanti daccoppiamento g e si annullano la teoria ` e risolubile esattamente, per cui si pu` o tentare di descrivere perturbativamente le correzioni per g e con valori sucientemente piccoli. Conviene separare lazione come somma di due termini S [q ] = S0 [q ] + Sint [q ] 1 2 2 2 S0 [q ] = dt q q 2 2 g 3 4 Sint [q ] = dt q q 3! 4!

(109)

e lintegrale funzionale pu` o essere trattato sviluppando in serie di Taylor lesponenziale del termine dinterazione Z [J ] = = = = Dq e Dq e Dq e
i

(S [q ]+ Jq )

(110)

(S0 [q ]+Sint [q ]+ Jq )

Sint [q ]

(S0 [q ]+ Jq ) 2

i 1 i Dq 1 + Sint [q ] + Sint [q ] 2

+ +

1 i Sint [q ] n!

+ e

(S0 [q ]+ Jq )

o, equivalentemente, con una notazione ovvia Z [J ] = e


i

Sint [q ] 0,J

(111)

dove il pedice 0, J denota la media nella teoria libera con una sorgente arbitraria J . La formula (111) ` e talvolta detta formula di Dyson e genera immediatamente lo sviluppo perturbativo in termini dei diagrammi di Feynman. Quanto descritto sopra ` e gi` a suciente per procedere a calcolare i termini della serie per` turbativa. E comunque utile descrivere formalmente tale serie anche nel seguente modo Z [J ] = = e = e
i

Dq e
Sint [ i Sint [ i

(S [q ]+ Jq )

=
i

Dq e

Sint [q ]

(S0 [q ]+ Jq )

] J ] J

Dq e Z0 [J ]

(S0 [q ]+ Jq )

(112) 19

che mostra la soluzione nale come un complicato operatore dierenziale che agisce sulla soluzione della teoria libera Z0 [J ]. In particolare, tutti i diagrammi di vuoto sono generati da Z [0] = Dq e
i

S [q ]

= e

Sint [ i

] J

Z0 [J ]

.
J =0

(113)

Lespansione in diagrammi di Feynman ` e ottenuta sviluppando in serie di Taylor il potenziale dinterazione ed usando il teorema di Wick: i vari vertici generati dal potenziale dinterazione (indicati gracamente con dei punti) sono collegati tra loro dai propagatori liberi (indicati gracamente con delle linee) in tutti i modi possibili. 4.1.1 Diagrammi di vuoto

Consideriamo come primo esempio il calcolo delle correzioni allenergia dello stato fondamentale delloscillatore armonico dovute ai termini anarmonici. Siccome ` e spesso conveniente calcolare in euclideo e poi fare la rotazione di Wick per tornare nel tempo minkowskiano (quando necessario), procederemo con il caso euclideo. Dunque, ZE [J ] = Dq eSE [q]+
/2 Jq

SE [q ] = lim

d
/2

1 2 2 2 g 3 4 q + q + q + q 2 2 3! 4!

(114)

con . Le correzioni allenergia dello stato fondamentale possono essere riconosciute dal calcolo perturbativo di ZE [0] = 1 = lim 0|e H |0 = lim eE0

(0)

eSE,int [q]
0

= lim e (E0

+E0 )

(115)

dove lenergia esatta E0 dello stato fondamentale |0 (ground state o stato di vuoto) dif(0) ferisce dallenergia dello stato fondamentale delloscillatore armonico E0 per termini E0 dovuti al potenziale anarmonico che possono essere calcolati perturbativamente. Consideriamo prima il caso con g = 0 e calcoliamo la prima correzione in ZE [0] = 1 = eSE,int [q] = 1 = 1
0

4!

/2 /2

d q 4 ( ) 3 4!

Ricordando che il propagatore euclideo (ricavato gi` a nella (107)) ` e q ( )q ( ) 10


0

0 0

= (1 SE,int [q ] + ) + +

(116)

= GE ( ) =

1 | e 2

(117)

20

si calcola subito

Dunque a questordine

/2

=
/2

d G2 E (0) =

. 4 2

(118)

ZE [0] = 1 e quindi

3 2 + = 1 0 e 322 + 4! 4

(119)

1 . (120) 32 2 Similmente si pu` o considerare il caso con g = 0 e = 0. Il primo termine non nullo si ottiene da E0 = ZE [0] = 1 = 1 2 + 1 SE,int + SE,int 2 2 g 1 g 2 = 1 0 d q 3 ( ) 0 + 3! 2 3! 2 = 1
0

Ora


/2

1+0+

1 g 2 3!

3!

0
2 2

d q 3 ( )q 3 ( ) +

+ 32

(121)

/2

d
/2

d G3 E ( ) =

/2

1 8 3

/2

d
/2

d e3|| (122)

2 8 3 3

/2

/2

=
/2

d
/2 /2

d GE (0)GE ( )GE (0)

1 8 3

d
/2

d e|| =

2 8 3

(123)

dove il limite per ` e stato usato per calcolare alcuni integrali. Dunque ZE [0] = 1 e quindi E0 = 11 g 2 . 288 4 (125)
0

1 g 1+ 2 3!

2 11 2 g 4 + 2 8(3!) 3! +3 + = 1 0e 12 4 4 4

(124)

21